CAPITOLO 16
PAT
“Finalmente ti sei presentato, eh?” mi saluta Gon dopo essere sceso dal taxi
davanti all’edificio della facoltà. I ragazzi sono riuniti in cortile, in attesa della
prossima lezione.
La loro lezione mattutina è quella che è stata spostata a questo semestre. Dal
momento che non hanno un posto dove andare dopo le lezioni, di solito stanno
qui passando il tempo con un vecchio Bingo a cui, durante le pause giocano
tutti, dalle matricole a quelli dell’ultimo anno.
“Mi hanno colpito in testa e sono stato ricoverato e nessuno è venuto a
trovarmi. Sono rimasto in ospedale per un giorno intero.”
“Scusaci. Eravamo presi dalla gara di bevute dei tizi di architettura.”
“L’alcool è più importante di me?”
“Ma guardati, fai anche il broncio. Ti abbiamo lasciato trascorrere del tempo di
qualità con la tua mogliettina.”
“Non è la mia mogliettina”, metto lo zaino sul tavolo e prendo un pezzo di
mango marinato di qualcuno per mangiarlo senza neanche chiedere il
permesso.
“Non ancora.”
“Wow, non è proprio da te, il re dalla pelle di toro. Com’è possibile che ti
abbiano spaccato la testa?”
“Un vaso, eh. Sei mai stato colpito da un vaso e i pezzi rotti ti si sono conficcati
in testa? Vuoi provare? Te lo mostro volentieri.”
“No, grazie. Adesso so che fa male. Quella volta eri in piedi ma sei rimasto
stordito per un po’. Abbiamo pensato che stessi fingendo di essere debole
perché eri davanti a Pran.”
“Che begli amici del cazzo siete. E la pistola?”
“Intendi dire quella di Wai? È solo una piccola pistola per difesa personale. Ha
sparato a terra e ha dovuto pagare per le piastrelle che ha frantumato. Per sua
fortuna, nessuno ha chiamato la polizia.” Jor fa una faccia stanca e chiede:
“Cos’ha detto Par delle ferite?”
“Non lo sa”, bisbiglio. Non mi farò vedere a casa o al nostro appartamento per
un po’. Be’, fino a che non sarò completamente guarito. “Se lo sapesse, sarei
carne morta. Carne morta!”
“Non se n’è accorta? O non sei proprio tornato a casa?”
“Nah, ormai da un po’.”
Vanno tutti su di giri. So a cosa stanno pensando questi coglioni. Perché ci sto
pensando anch’io. Ma dannazione, non ho ricevuto nemmeno un bacio. Tutto
ciò che posso avere per adesso sono le coccole.
“Quindi non sei sfinito a causa delle ferite, signor Pat? Devi averci dato dentro
tutta la notte, eh?”
“Come no.” Più mi prendono in giro, più mi sento frustrato. Rispondo con un
borbottio: “Non posso nemmeno baciarlo. Come posso andare oltre?”
“Caaazzo, stai scherzando!”
“Che cavolo…?”
“Vivi con lui e non hai mai intensificato il tuo gioco. Pran non vuole farlo?”
“Ci rispettiamo.”
“Rispetto un cazzo. Siete entrambi uomini.”
“Anche gli uomini hanno bisogno di rispetto”. Mi schiarisco la gola. Il punto è
che devo stare molto attento visto che Pran è un uomo. Cosa succederebbe se
mi riducesse il culo a un colabrodo? “Ci andiamo piano.”
Poom mi schernisce. Un nerd come lui ha il coraggio di ridere di me? “Buona
fortuna.”
Tu, fottuto rompicoglioni. Levati dalle palle!
*****
“Pran!”
La sera, lo aspetto alla sua facoltà. Ha detto che avrebbe discusso il suo
progetto con il professore dopo le lezioni. Molte persone mi sono passate
davanti e mi hanno guardato sconvolte. La maggior parte degli studenti di
architettura mi conosce, ma solo il gruppo di quella sera sa della nostra
relazione. Pran scende dalle scale e ora cammina verso di me mentre agito la
mano.
“Perché sei qui?”
“Sono venuto a prenderti.”
“Perché non hai chiamato?”
“È una sorpresa”. Appoggio il mento sulla mano aperta e sorrido. Pran è stato
impegnato con il suo progetto e ha avuto a malapena il tempo di riposarsi. Ho
impiegato una quantità di trucchetti per riuscire a farlo dormire come un
bambino, ma non è ancora abbastanza. I cerchi scuri sotto gli occhi sono ben
visibili. Appare distrutto, ma va bene. È ancora carino.
“Sai che tutti nella mia facoltà parlano di noi?”
“Davvero?” Oh, quindi mi guardavano per curiosità, non per odio come
pensavo. “Adesso siamo famosi. Vendiamo delle creme per il viso.”
“Creme per il viso col cazzo.”
“Il mio cazzo non produce crema per il viso, ma vedrò di fare un tentativo.”
“La tua testa dev’essere guarita bene per essere tornato ad essere tanto
fastidio. Vuoi che ti prenda a calci in culo?”
“Coraggio”, mi sfrego le mani e sorrido. “Risponderò al tuo calcio con un bacio.
Forza, Pat è pronto, Pran.”
“Stupido.”
Vedendo la sua espressione esasperata, mi metto a ridere. Mi alzo e lo aiuto a
portare lo zaino. Che c’è dentro? È fottutamente pesante. “Cos’hai portato a
lezione?”
“Non solo una penna, come fai tu. Cerchiamo da mangiare prima o torniamo
subito a casa?”
“Voglio guardare un film.”
“Sono impegnato.”
“Sei troppo duro con te stesso, Pran. Fai una pausa, ti va? Andiamo a vedere un
film.”
“Pat, ho un lavoro da consegnare.”
“Ti aiuterò a tagliare.”
“Ritarderai tutto!”
“Per prima cosa mi laverò le mani per non sporcare il tuo modello. Ci metterò il
cuore. Per favore… Guardiamo un film. Prometto che non ti disturberò
stanotte.”
Pran prende in considerazione l’offerta e infine annuisce. Lo prendo per mano
ma lui la strattona. “Merda! Non allungare le mani quando siamo fuori.”
“È normale che gli innamorati si tengano per mano.” Prima che Pran possa dire
qualcosa, stringo gli occhi. “Mi stai tradendo?”
“Quando mai? Non riesco nemmeno a gestire te. È solo che non voglio essere
bersaglio di pettegolezzi. Capito?”
“Capito.” Non voglio capire, però. Pran è piuttosto famoso, qui. Rovinerà la sua
popolarità. “Però posso allungare le mani quando saremo di nuovo nella nostra
stanza, giusto?"
“Idiota!”
Pran sceglie un classico film d’azione. Sono venuto spesso al cinema con Gon e
gli altri, ma mai con Pran. Di solito guardavamo i film per conto nostro e poi ci
scambiavamo le opinioni. Quindi, possiamo goderci un sequel insieme. Ora
Pran sembra più rilassato. Ceniamo in un ristorante giapponese che ha il
cinquanta percento di sconto. Dopo, passeggiamo nel centro commerciale per
un po’, come non abbiamo mai fatto e mai avremmo pensato di poter fare.
“Finirai presto il tuo progetto?” chiede Pran mentre aspettiamo in coda per il
famoso cono morbido con il gelato. Con gli occhi fissi sul menù, rispondo: “Mi
rimane solo lo scritto.”
“Come mai così veloce? Non ti ho mai visto fare niente.”
“È solo un programma di scrittura.” A differenza mia, Pran deve condurre uno
studio e costruire un modello. “Non c’è nessuna facoltà gravosa come la tua,
Pran.”
“Giusto. Maledizione, avrò scelto la strada giusta?”
“Cambieresti con qualcos’altro, se potessi? Non credo che lo faresti. Cosa
prendiamo? Qualche idea?”
“Non lo voglio.”
“Dai, mangialo con me. Non ti piace il gelato?”
“Sono pieno.”
“Posso avere un cono al cioccolato, per favore?” chiedo alla commessa con gli
occhi a cuore e pago. Pran mi segue in coda per l’attesa.
“Ecco qui.” Pran aveva detto di non volerlo, ma ora che glielo passo, non lo
rifiuta. “Vuoi andare a casa adesso, così puoi riprendere a lavorare?”
Pran annuisce, assaporando il gelato. Mi chino e lecco dall’altra parte,
facendogli spalancare gli occhi. Pran mi spinge sul petto e se ne va con la
fronte aggrottata. Arrossisci per così poco. Volevo solo un assaggio. Sulla strada
di casa, tengo nascosto un segreto. A circa un chilometro dal centro
commerciale, ho notato una macchia di gelato sulla sua guancia. È piccola, non
è evidente o brutta. In effetti, è super carina. Adoro quando Pran si comporta
come un bambino, il modo in cui non si cura di nulla quando si gode ciò che gli
piace. La sua espressione rilassata mi fa sorridere. Non solo quando mangia il
gelato, ma anche quando lavora. Ogni volta che Pran lavora ai suoi progetti, la
sua passione, ne è totalmente assorbito. È difficile attirare la sua attenzione su
di me. Con l’ultimo progetto in corso, prima dell’esame finale, è più serio che
mai. Ma la sua determinazione può essere eccessiva. Mi preoccupa quando mi
sveglio nel cuore della notte e lo trovo ancora sveglio.
“A che ora verrai a letto stanotte?”
“Quando avrò sonno.”
“Come può essere?” ribatto. Do un’occhiata a quello che ha conservato in
frigorifero. “Potresti non bere caffè in lattina?”
“È un energy drink.”
“Pran, lavori troppo senza prenderti cura di te stesso.”
“È quasi finito. Dopo questo progetto, dormirò per due giorni di fila.”
“Non è una pratica da morti?” chiedo. Non lascerò che accada. Pensa che lo
lascerò fuori combattimento per due giorni? La solitudine mi ucciderebbe.
“Voglio aiutarti.”
“Se non mi infastidisci, te ne sarei fottutamente grato.”
“Stai esagerando. Chi sono io? Sono il sig. Cibo di Sostegno. Lavori così tanto e
salti il riposo. Quando non stavo con te, come hai fatto a sopravvivere fino alla
fine dell’anno?”
“Wai mi portava da mangiare.”
“Quel figlio di puttana ha troppo tempo libero”, grugnisco. Non si preoccupa un
po’ troppo per il suo amico? E se avesse un secondo fine? Pran è ingenuo,
potrebbe essere facilmente ingannato da un tizio malvagio come Waiyakorn.
“Studiamo insieme, quindi sa cosa significa avere a che fare con tutti questi
progetti. Wai di solito lavora in studio con i suoi amici, ma io preferisco lavorare
da solo nella mia stanza. È normale che si preoccupi per me.”
“Che santo.”
“Lo è davvero. Altrimenti, non mi avrebbe prestato la sua macchina quando sei
stato colpito alla testa quella volta.”
E ora dà anche credito all’amico. Che cattivo. Mi arrendo, ponendo fine a
questo battibecco. È il tempo per noi, perché stiamo parlando di qualcun altro?
“L’ascensore è qui. Guardati, hai il broncio. Sai, non mi interessa.”
Questo è Pran. Sospiro, gli avvolgo un braccio attorno al collo e lo bacio
affettuosamente sulla testa. Il ragazzo che viene attaccato con una presa alla
testa, mi lancia un’occhiataccia e mi colpisce alla fonte per essere liberato.
“Che brutale. Sono il tuo ragazzo.”
“Sei uno spirito malvagio.”
“Che lingua tagliente che hai.”
Anche se ho perso questo round, continuo a sorridere perché posso proteggere
quel piccolo segreto. La guancia di Pran è ancora sporca di gelato. Quando
entriamo nella stanza, lo tiro per un gomito e alzo il cellulare.
“Che c’è?”
“Facciamoci un selfie.”
“Che diavolo?”
“Dai”, lo supplico ridacchiando. Pran mostra disappunto, ma cede. Accendo la
fotocamera frontale e Pran digrigna i denti.
“Merda. Ho una macchia sulla guancia. Perché non me l’hai detto?”
“È carina. Ahah!” mi prende a pugni e cerca un tovagliolo. Lo tolgo dalla sua
mano e lo obbligo a sedersi sul letto, poi mi siedo accanto. “La tolgo io.”
“Fottiti. Cazzo, è qui da quando eravamo al centro commerciale.”
“È carino, il mio piccolo Pran.”
“È divertente?”
“No, sto zitto. Ora pregami di pulirti la guancia.”
“Lo fai o no? Altrimenti, dammi il tovagliolo. Sei troppo da gestire.”
“Giusto, ho “molto” da farti gestire.” Mi da di nuovo un pugno sulla spalla, non
così forte, ma abbastanza da farmi perdere l’equilibrio. “Sei così violento. Girati
da questa parte.”
“Sei lento. Devo lavorare.”
“Non è divertente essere troppo veloci.”
“Pat.”
“Starò zitto per davvero questa volta”, alzo le mani in segno di resa e pulisco la
macchia appiccicosa dalla sua guancia con il tovagliolo. Pran tiene gli occhi
aperti, ma poi li abbassa, lontano dal mio sguardo così vicino. L’ombra delle
sue ciglia lunghe e folte ricade sulla sue guance, invitandomi a seguirla sulla
sua pelle arrossata. La mia mano si blocca. So che ha un’espressione irritata,
ma forse è la forma del suo naso o forse sono i suoi occhi o forse la loro unione
a rendere il suo viso piuttosto provocante. Mi sono appena reso conto che oltre
al suo viso infastidito, ora che i miei occhi sono incollati alle sue labbra, il loro
colore intenso suscita in me il desiderio di un bacio. Nel profondo silenzio, mi
avvicino inconsciamente. Probabilmente è l’effetto della gravità che ci avvicina.
Con gli occhi fissi su quelle labbra, inclino un po’ la testa per istinto finché non
sento il tocco umido, ruvido, ma in qualche modo morbido. Il freddo del gelato
è ancora lì e quando schiudo le sue labbra, sento il sapore di un bacio al
cioccolato. Pran chiude gli occhi, permettendomi di succhiare le sue labbra, per
un po’ da solo, poi ricambia il gesto. Prendo il suo viso con la mia mano che
prima era fredda e lascio scivolare le dita sulla nuca, tra i suoi capelli scuri,
mentre con il pollice accarezzo la sua guancia. Il mio cuore batte forte. Inclino
di più la testa per approfondire il bacio e infilo la lingua dentro per giocare con
la sua. Il bacio, gentile, si fa più intenso. Nel momento in cui chiedo di più, il
telefono di Pran inizia a squillare.
Merda!
Pran si allontana lentamente, evitando i miei occhi. Aggrotta la fronte e si alza
per rispondere, lasciandomi depresso sul letto da solo, come se nulla fosse
successo.
“Cosa c’è, Wai? Sì, sono appena tornato. Sto per riprendere il lavoro. Sì, sono
con Pat. No non venire o farà storie.”
Fottiti, Waiyakorn. Questo figlio di puttana inizia davvero a darmi sui nervi.
L’ultima volta che ho provato a baciare Pran si è presentato all'improvviso.
Adesso ha interrotto il nostro bacio nonostante non sia qui. Un santo, sto cazzo.
È un fottuto diavolo.
“Sì, ho mangiato. Adesso riattacco.”
Pran chiude la chiama ma insiste nel non voltarsi. Mi avvicino e lo abbraccio da
dietro. Affondo il naso dietro il suo orecchio, inspiro il suo profumo e lo bacio sul
collo.
“Pat, basta.”
“Perché?”
“Devo lavorare.”
Ancora il lavoro. Se potessi tornare indietro, non permetterei a Pran di scegliere
Architettura. Tutto oggi sembra un fuoco di paglia. Dovrei chiedere a qualche
divinità di aiutarmi a portare la nostra relazione al livello successivo?
Pran si volta, sorridendo trionfante: “Cosa ti dà fastidio?”
Risparmio il fiato e salto sul letto. Gli volto le spalle, anche se so che non gli
importa.
“Fatti una doccia prima di metterti a letto.”
“Lasciami in pace.”
“Inizi a mettere il broncio. Verrò da te non appena avrò finito con il progetto.”
Mi giro e vedo Pran che prende il suo modello dallo scaffale, proprio come ha
detto. Sospiro rumorosamente e alla fine scendo dal letto per sdraiarmi sulle
sue gambe. Va bene, solo un bacio per oggi. Maledizione!