Nerone
Marta Gazzaretti, 2BLin Liceo G. Bagatta 01
02 Un giovane re al comando
Nerone Lucio Domizio ( 54 - 68 ), figlio di Gneo Domizio Enobarbo e
di Agrippina Minore, quindi discendente di Augusto, dopo
un'adolescenza repressa, per le abili manovre della madre, venne
adottato nel 50 dall'imperatore Claudio del quale sposò la figlia
Ottavia.
La successione al padre adottivo Claudio, avvelenato dalla stessa
Agrippina, avvenne senza contrasti: Nerone fu acclamato dalle
coorti pretorie e il Senato accettò senza discussioni il fatto
compiuto, concedendo il potere al giovane imperatore. Egli aveva
infatti solo diciassette anni e governarono per lui durante i primi
tempi la madre Agrippina e i maestri Lucio Anneo Seneca ( un
filosofo ) e Sesto Afranio Burro ( prefetto del pretorio ).
I suoi progetti politici 03
Nerone si proponeva di attuare il programma di Augusto,
riservandosi la politica estera e la cura dell'esercito e lasciando al
Senato la politica interna, ma questo tentativo di diarchia urtò contro
la realtà politica: se la tradizione di Roma repubblicana ancora forte
impediva infatti l'instaurazione di un potere imperiale assoluto, si
avvertiva sempre più, specie nelle province, la necessità di superare la
divisione dei poteri pubblici fra Senato e imperatore.
Nerone, fornito di discreto ingegno e di cultura letteraria ma privo
di affetti profondi, volle a poco a poco eliminare tutti coloro che
potevano creargli opposizioni: dopo Britannico fece uccidere
nell'anno 59 la madre, quindi allontanò Seneca dal governo per
restare solo a capo dello Stato e nello stesso tempo fece uccidere
la propria moglie Ottavia per sposare Poppea Sabina, sottraendola
al marito Otone.
Nerone e i suoi matrimoni 04
Il matrimonio incestuoso, voluto da Agrippina, tra Nerone e la
sorellastra Claudia Ottavia, si attuò con grande scandalo dei
romani, ma Nerone in seguito divorziò preferendole Poppea, già
amante di Marco Salvio Ottone, un amico di Nerone. Poppea fu
sospettata d'aver organizzato l'omicidio di Agrippina che morì
probabilmente avvelenata, mentre Ottone venne inviato come
governatore in Lusitania. Ciononostante Nerone sposò Poppea.
05 L'incendio di Roma
Il grande incendio di Roma scoppiò tra il 18 e 19 luglio dell’anno 64 d.C sotto l’imperatore Nerone. La città di
Roma bruciò per 6 lunghi giorni ininterrottamente e poi per altri 3 arse solo la zona del Campo Marzio. Lo
scoppio dell’incendio partì dal Circo Massimo, importante stadio dove venivano fatte le corse ippiche: i sedili in
legno in cui sedevano gli spettatori fecero da ottimo combustibile. In poco tempo le fiamme dilagarono e uno dei
colli, il Palatino, prese fuoco. Su 14 regioni che costituivano la città 3 furono interamente distrutti e ben 7 quartieri
di Roma, paragonabile all’attuale Calcutta come densità di popolazione, furono gravemente danneggiati dalle
fiamme. Dunque fu un incendio di proporzioni enormi e molto vaste.
Cosa dicono gli autori
antichi a riguardo?
Svetonio è ampiamente sensazionalista conto descrive come,
come sconvolto dalla bruttezza dell'architettura di Roma e dalle
sue strade strette e tortuose, Nerone ordinò che la città venisse
incendiata.
Tacito, ci dice che Nerone era lontano da Roma nella città costiera
di Antium quando scoppiò l'incendio. E che è tornato nella capitale
solo quando ha minacciato il palazzo che aveva costruito tra la
Torre di Mecenate e il Colle Palatino.
Tacito attribuisce inoltre a Nerone il merito di aver aiutato la
cittadinanza traumatizzata di Roma. Egli infatti ci dice che Nerone
fece del suo meglio per aiutare i più afflitti. Aprendo i suoi giardini
privati per ospitare i senzatetto e riducendo il prezzo del grano per
aiutare i poveri. 06
07 La congiura di Pisone I
Nel 65 d.C. prese corpo contro Nerone una vasta congiura. Essa accolse nelle sue file aristocratici appartenenti
all’ordine senatorio (tra questi Gaio Calpurnio Pisone e Flavio Scevino); alte personalità dell’ordine equestre;
intellettuali di circoli stoici; alti ufficiali delle forze armate, fra cui Fenio Rufo, prefetto del pretorio e la liberta
Epicari.
Mancavano però ai congiurati obiettivi comuni e unità d’intenti: ciò che li univa non era l’adesione ad un preciso
programma, ma il comune odio contro Nerone. Il gruppo principale dei congiurati mirava infatti a portare al
trono Pisone, per avere un imperatore che avrebbe favorito la classe degli aristocratici; altri invece preferivano
Seneca; altri ancora volevano restaurare l’antica repubblica.
Il grande numero dei congiurati e la lentezza di questi nel preparare il loro piano d’azione permisero a Nerone
di scoprire la vasta cospirazione.
08 La congiura di Pisone II
Lo storico latino Tacito racconta che la liberta Epicari, stanca di
attendere, cercò di sobillare una rivolta tra i comandanti della flotta
di stanza a Miseno. Tra essi Volusio Proculo sembrava il più adatto su
cui fare leva. Era stato, infatti, uno degli esecutori dell’omicidio di
Agrippina, la madre di Nerone, ma non aveva ricevuto l’avanzamento
di carriera sperato. Se ne era talmente lamentato con la liberta che
questa, sperando di acquistarlo alla sua causa, gli aveva rivelato del
complotto, ma venne da lui denunciata.
Epicari, arrestata, non rivelò però i nomi dei congiurati, sebbene
torturata. Dopo il suo arresto, la cospirazione venne gradualmente
alla luce. Diciannove imputati furono condannati a morte e fra questi
Pisone, considerato capo della congiura
I Neronia, i giochi di Nerone 09
Le fonti ci raccontano come Nerone nutrisse fin da piccolo una
vera passione per l’arte, il teatro, la poesia e soprattutto la musica
greca. Sin dalla tenera età fu istruito nel migliore dei modi, dal
saggio precettore Seneca, che lo iniziò all’arte, alla filosofia e alla
disciplina.
Nerone scrisse molti componimenti poetici originali, suonava con
maestria la cithara, e si esibì come attore teatrale in numerose
parti. Trasportato dal suo amore per la cultura greca, finì per
modellare su base ellenica una nuova tradizione sportiva da
portare a Roma, i Neronia, che videro la luce nel 60 d.C. divisi in
concorsi artistici, ginnici ed ippici.
Nel 61 d.C. fece costruire un Ginnasio, per dare spazio ai Neronia,
di ampliarsi e di crescere. Nella seconda edizione dei giochi,
tenutasi nel 65 d.C., si cimentò egli stesso in un’esibizione a
Pompei, pur limitandosi ad una performance artistica.
10 La Domus Aurea
Nata sulle ceneri della “Domus Transitoria” dopo il devastante incendio del 64 d.C., la Domus Aurea doveva
rappresentare tutta l’importanza dell’imperatore Nerone. Una proprietà di smisurate dimensioni, che si
estendeva dal Palatino, il più antico colle di Roma, passando per San Pietro in Vincoli e le Arcate Severiane verso il
Celio per poi ricongiungersi al Colle Palatino.
Al suo interno vi era uno stagno enorme, situato in una piana dove in seguito fu eretto il Colosseo; i soffitti erano
altissimi e nel Vestibolo si stagliava il celebre Colosso di Nerone, la gigantesca statua di circa 35 metri che lo
rappresentava come una divinità. A circondare l’immenso stagno, erano presenti numerosi vigneti e boschi pieni
di animali selvatici che circolavano liberamente. Al suo interno tutto era finemente decorato; sulle pareti si
trovavano ornamenti in oro e sui soffitti la maggior parte delle decorazioni erano composte da enormi lastroni di
avorio.
Il fulcro dell’impianto neroniano è senz’altro costituito dal complesso della Sala Ottagonale e dei suoi ambienti
radiali, struttura che rappresenta nella storia dell’architettura romana un esempio innovativo per la concezione
degli spazi e per l’abilità costruttiva. Era un ambiente molto particolare che grazie ad un meccanismo azionato da
schiavi faceva ruotare il soffitto della cupola imitando la rotazione terrestre.
Le guerre
Guerra d'Armenia
Il re dell'Armenia Mitridate era stato ucciso dal fratello che aveva incoronato suo figlio
Radamisto. Vologeso re dei Parti mandò allora in Armenia suo fratello Tiridate con un
esercito che si dovette ritirare a causa della peste. Il trono fu dunque ripreso da
Radamisto, ma il popolo favorevole a Vologeso si ribellò restituendo il trono a Tiridate.
Roma però non voleva perdere l'influenza sull'Armenia per cui inviò Numidio Quadrato
con sei legioni. Vologeso spaventato chiese la pace ai Romani che la concessero per
rafforzarsi, ma poi ripresero la guerra uccidendo gli uomini, facendo schiavi donne e
bambini e radendo al suolo òa capitale.
Vologeso però aveva formato un nuovo esercito, che non resse la potenza dell'esercito
romano, per cui chiese a Roma la pace. Alla fine si giunse a un accordo: Tiridate
12 avrebbe regnato come vassallo dell'imperatore e si sarebbe recato a Roma per
ricevere da Nerone le insegne regali.
Guerra di Britannia
Iniziò nel 59 con Svetonio Paulino al comando delle legioni, che invase il Galles, e
fortificò i castra. Era morto il re degli Iceni, fedele a Roma, con eredi le sue due figlie e
l'imperatore; ma i Romani ne avevano invaso e saccheggiato il territorio, oltraggiando
vedova e figlie.
La vedova mise su un esercito e marciò su Camulodunum. Il presidio dei veterani
romani fu espugnato, i difensori massacrati, la città arsa e saccheggiata. I Romani però
riconquistarono la città e la vedova si uccise col veleno. Svetonio Paulino fu rimandato in
Britannia per rinforzare i presidi e stabilire rapporti buoni con i vinti.
Fu ricacciata anche un'invasione di Frisi che avevano occupato terre destinate ai
veterani.
Poi ci fu l'invasione germanica degli Ampsivari, guidata da Boiocalo, cacciati dalle loro
terre dal popolo dei Chauci. I Romani tentarono di trattare la pace, ma Boiocalo rispose:
"Potrà mancarci una terra in cui vivere, ma non una terra in cui morire." Ma la guerra finì
con la vittoria dei Romani. 13
14 La morte di Nerone
Ne 67 Nerone fece ritorno in Italia. In Gallia però era scoppiata la rivoluzione. Nerone, quindi, ordinò di punire i
ribelli entrando a Roma.
Nerone destituì i consoli, e si preparò a domare la rivolta illudendosi che sarebbe bastata la sua presenza. La
rivolta gallica era capeggiata da Giulio Vindice, governatore della Gallia.
Le legioni imperiali del Reno, comandate da Virginio Rufo, sconfissero l'esercito di Giulio Vindice che si uccise, poi
proclamarono imperatore il comandante Rufo, che però rifiutò.
Nerone perse la testa, tentò di fuggire per nave ma nessuno lo seguì. Ancora nella reggia si accorse che anche la
sua guardia personale l'aveva abbandonato, allora cercò rifugio inutilmente presso gli amici, solo il liberto Faonte
gli offrì asilo in una villa a quattro miglia da Roma. Durante il viaggio venne però riconosciuto, si nascose nella villa
ma il Senato lo aveva dichiarato Nemico della patria, e la pena era la fustigazione appeso a una forca. Si pugnalò
alla gola con l'aiuto di un servo
Sitologia
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