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Nietzsche

Appunti di filosofia

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Nietzsche

Nietzsche è colui che meglio ha interpretato la crisi della civiltà occidentale, che si stava affermando tra la fine
dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Egli riprese il pensiero di Schopenhauer, cogliendo i segnali di
incertezza e precarietà dell’uomo e dell’indebolimento della fiducia nella scienza e nella tecnica. Il suo pensiero
non può essere inserito in nessuna corrente filosofia della seconda metà dell’Ottocento, in quanto andava al di
là del pensiero teoretico metafisico. Egli è anti-sistematico, perché era contro coloro che avevano bloccato i
concetti in un sistema che funzionava sempre nello stesso modo, e anti-programmatico, in quanto esce fuori
dalle correnti del tempo. Anche lui si scontrò con il pensiero di Hegel, realizzando un’opera che non voleva
rientrasse nel sistema dialettico. La filosofia fino a quel momento era metafisica e aveva sempre
concettualizzato l’idea, invece Nietzsche pone l’attenzione sulla vitalità, la corporeità e l’irrazionalità.
Nietzsche si formò tra gli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento, in un contesto sociale dominato dal
Positivismo e dal socialismo. Tutti fenomeni che egli considerava in modo negativo, come segni della
massificazione della società, che in nome di quei valori come l’uguaglianza, l’umiltà, la giustizia, che
comportava la sottomissione degli individui a un ideale mediocre, conducendoli alla perdita della loro identità
e riducendoli a "gregge".

L’ambiente familiare e la formazione

Nietzsche nacque a Röcken in Sassonia nel 1844, fin da piccolo seguì l’esempio del padre, pastore protestante,
e impara a recitare i versetti della Bibbia e gli inni sacri con grande passione. Durante gli anni del liceo, nella
celebre scuola di Pforta, dove era entrato nel 1858, Nietzsche dimostrò una grande passione per la musica e la
letteratura. Terminati gli studi secondari, nel 1864 cominciò, per volere della madre, il percorso di formazione
nella facoltà di teologia di Bonn. Si allontanò dalla tradizione familiare e seguì le lezioni di filosofia classica a
Lipsia. Nietzsche si mostrò come uno studente d’eccellenza e il suo professore, il celebre latinista a filologo
Ritschl, lo esaltò come un genio. Lipsia è fondamentale nella formazione del filosofo per due eventi: l’amicizia
con lo stesso Ritschl, che Nietzsche ammirava molto e che gli insegnò il metodo “scientifico” per leggere e
interpretare i testi. Il secondo evento è la scoperta dell’opera di Schopenhauer, Il mondo come volontà e
rappresentazione. In questo libro egli trova la più alta celebrazione dell’arte come via di salvezza dall’infelicità
della vita e l’interpretazione della musica come “espressione del mondo”, “essenza di tutte le cose”. Dopo ciò
Nietzsche non solo fu attraversato dall’interesse per la filosofia antisistematica di Schopenhauer, ma anche
dall’interesse in ambito musicale per le composizioni di Wagner, con cui stringerà una forte amicizia. Wagner
era molto apprezzato in quanto egli utilizzava dodici note invece che undici, utilizzando la dodecafonia con la
sua musica riusciva a coinvolgere l’anima.
Schopenhauer con il suo concetto di volontà e la catarsi musicale di Wagner segnano uno spartiacque per
Nietzsche che, accanto alla formazione classica per la storia e la tragedia greca, associa queste esperienze
culturali attraverso le quali inizia a sviluppare il pensiero che lo contraddistinguerà. A venticinque anni gli
viene chiesto di ricoprire l’incarico di docente di filologia classica a Basilea in Svizzera.

Gli anni dell’insegnamento e il crollo psichico

Durante gli anni dell’insegnamento, caratterizzati dall'analisi del mondo classico, Nietzsche compose la sua
prima opera, La nascita della tragedia dallo spirito della musica, del 1872, accolta con ostilità dall’ambiente
accademico. Nel 1879, anche per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, decide di dimettersi, per diventare
un “fugace vagabondo” sempre in viaggio tra la Germania, la Francia, la Svizzera e l’Italia.
Nel mentre la sua malattia inizia a peggiorare. Anche l’opera Così parlò Zarathustra, pubblicata nel 1883 non
ebbe molto successo. Il filologo si sentiva ormai fuori da ogni legame con gli uomini del suo tempo. Il 3 gennaio
1889 a Torino, si verificò il crollo psichico, abbracciando un cavallo maltrattato in lacrime. Accudito dalla
madre e dalla sorella, muore a Weimar nel 1900, all’alba del nuovo secolo, una data fondamentale per un
pensatore “venuto troppo presto”.
Il nuovo stile argomentativo

Nel 1889 Nietzsche ebbe una grave crisi nervosa. A partire da questa data non sarà più in grado di scrivere e di
portare avanti la sua indagine filosofica. Negli anni successivi, il suo crollo mentale divenne spunto per le
prime discussioni tra coloro che, come la sorella, lo consideravano casuale o in relazione all’eccessivo lavoro, e
quelli che, come il neurologo tedesco Möbius, riconoscono i segni della follia.
Tale dibattito in un certo senso è collegato al fatto che il pensiero di Nietzsche è espresso in scritti di difficile
interpretazione. La difficoltà deriva dallo stile dell’autore, fatto di aforismi, metafore, immagini e simboli. Uno
stile perfettamente in linea con il suo obiettivo di contrapporsi alla cultura tradizionale, anche attraverso una
modalità espressiva complessa.
La produzione nietzscheana viene suddivisa in tre fasi:
❖ La fase filologico-romantica, che si esprime nell’opera La nascita della tragedia dallo spirito della
musica e Considerazioni inattuali: “Dell’utilità e del danno della storia per la vita”;
❖ La fase illuministico-critica, in cui rientrano Troppo umano e La gaia scienza;
❖ La fase “dell’etero ritorno” e della “volontà di potenza”, che si esprime con opere come Così parlò
Zarathustra, il libro più famoso di Nietzsche.

Le opere del primo periodo

La prima fase del suo pensiero è stata definita filologico-romantica ed è quella che coincide con la
pubblicazione di La nascita della tragedia dallo spirito della musica, pubblicata nel 1872, in cui è presente
l’ammirazione del filologo verso Schopenhauer e per Wagner, il grande musicista tedesco che in quegli anni
stava realizzando l’Anello del Nibelungo. Il rapporto tra Nietzsche e Wagner fu segnato prima da una grande
stima e poi dall’ostilità e dalla contrapposizione. Lo stesso accadde con Schopenhauer in quanto indicò come
strumento di superamento della voluntas nella noluntas l’ascesi. Tale opera segna il passaggio dall’interesse di
Nietzsche dal campo principalmente filologico, all’interesse per la filosofia. Egli però non è un filosofo, ma
entra nel campo della filosofia per gli interessi che matura a partire dalle sue competenze filologiche. Quando
scrisse La nascita della tragedia, la musica di Wagner gli suscitò grande entusiasmo, in quanto in essa sentiva il
principio creativo e liberatorio dell’antica tragedia greca. Quando però Wagner si convertì al cristianesimo,
Nietzsche interpretò tale scelta come una sorta di tradimento, con cui il musicista abbandona lo spirito
vitalistico e naturalistico dell’età tragica dei Greci, e aderisce all’etica cristiana della rinuncia e della
rassegnazione. Per tale motivo se ne allontana e matura nei suoi confronti una profonda ostilità. Tra il 1873 e il
1876 Nietzsche pubblica quattro saggi, le Considerazioni inattuali per i loro temi che contrastano le idee
dominanti del tempo, in particolare lo storicismo e il positivismo. Per Nietzsche non esiste verità assoluta,
neppure quella della scienza,ma soltanto interpretazioni soggettive, che dipendono dal momento storico e dagli
interessi degli individui.

Le opere del secondo periodo

Il secondo periodo prende il nome di fase illuminista, ma tale termine non sta a significare una fase del
pensiero che intende tornare ad un’impostazione di carattere illuministico-razionale, ma intende smascherare
la finzione della filosofia metafisica e designare un nuovo mondo che va a delinearsi. Nelle opere del secondo
periodo si approfondisce la critica del filologo nei confronti dei valori del tempo, con scritti che furono definiti
di tipo “illuministico” per la loro carica distruttiva, analoga allo spirito demolitore della tradizione
illuministica, verso i fondamenti della morale occidentale. In questi scritti Nietzsche mostra di apprezzare la
scienza, concepita però non in termini deterministici, cioè con un sistema rigido di cause ed effetti
meccanicisticamente correlati, ma come conoscenza libera e creatrice che trasforma la realtà, proprio come fa
l’arte. Tra scienza e arte dunque deve esserci collaborazione al fine di smascherare le illusioni metafisiche.
Del 1978 è Umano, troppo umano, opera dedicata al filosofo illuminista francese Voltaire, noto per la sua
ironia contro i dogmi del cristrianesimo. In essa Nietzsche voleva scomporre i valori spirituali nei loro elementi
originali e fondamentali. Alla fine di tale operazione si potrà comprendere che essi non sono solo altro che
l’espressione degli istinti e dei bisogni materiali degli uomini che li hanno prodotti. Tutto il mondo ideale viene
quindi ricondotto da Nietzsche a una dimensione istintuale e biologica primaria, da cui deriva l’esigenza di
controllare e dominare il mondo esterno per soddisfare i propri bisogni: da tale tendenza nascerebbero le
norme morali, le regole della scienza e le concezioni metafisiche, in grado di rassicurare una realtà caotica e
irrazionale.
Con La gaia scienza, del 1882, termina la fase “distruttiva” del suo pensiero. Infatti, nonostante nell’opera
siano comunque presenti elementi di critica verso la scienza, si affianca anche il presentimento di una nuova
fase, segnata da una diversa prospettiva che non vuole sacrificare la vita ai concetti, l’esistenza al dovere. La
scienza diventa “gaia”, lieta, come indica il titolo dell’opera: una scienza che si è svincolata dalla tradizione, da
una concezione quantitativa, rigida e riduttiva, ed è tornata a rivivere la realtà della “terra”, tutto ciò collegato
ai sensi. Il filologo si oppone alla ricerca delle essenze e di ciò che sta “sotto” il mondo dei fenomeni,
affermando il valore dell’immediatezza, della superficie, del campo dell’esperienza sensibile. Con quest’opera si
conclude quella che Nietzsche stesso definì la “filosofia del mattino”, caratterizzata dal risveglio dal sonno della
morale e dall’annuncio di un nuovo giorno.

Le opere del terzo periodo

Nonostante l’aggravarsi delle sue condizioni, Nietzsche continuò a scrivere. Tra il 1883 e il 1885 pubblicò Così
parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno. Egli fa riferimento alla figura di Zarathustra, in quanto,
forse, intendeva affidare a uno dei fondatori della morale ( lo zoroastrismo aveva contrapposto nettamente i
principi di bene e male) il riconoscimento della necessità di un superamento e l’avvento di un’epoca nuova. Il
libro è “per tutti e per nessuno” in quanto si rivolge a coloro che saranno capaci di andare “oltre” l’uomo
vecchio, reso schiavo dalla morale servilista, secondo cui l’uomo vive nel porgere l’altra guancia, e dalla fede.
L’opera è un racconto allegorico, ricco di immagini e parabole, scritto sul modello del Vangelo, dal quale
riprende alcune formule per introdurre le verità più importanti, oppure alcuni temi, come la richiesta a
Zarathustra di compiere miracoli o l’enunciazione di una nuova morale ( che è l’esatto opposto dell’etica
dell’umiltà del cristianesimo). Egli nell’opera esprime un messaggio paradossale: negare i significati della
filosofia, dichiarandone la fine e, contemporaneamente, annunciare la nascita di una nuova sua forma.
Altre opere di questo periodo sono Al di là del bene e del male e Genealogia della morale, in cui la critica alla
morale aumenta e utilizza la ricerca “genealogica”, cioè ripercorre il cammino delle ideologie fino a
rintracciarne l’origine. Nietzsche individua tale momento nell’intellettualismo di Socrate e Platone, che ai suoi
occhi appaiono come gli artefici della svalutazione del mondo materiale e istintuale.

L’ultimo progetto e il suo fraintendimento

Tra il 1888 e il 1889, durante i pochi momenti di lucidità, Nietzsche provò a sviluppare la sua ultima ricerca, di
cui riesce a realizzare un indice che avrebbe dovuto intitolarsi La volontà di potenza. Purtroppo di questo
progetto si hanno solamente dei frammenti, in quanto l’opera uscita a cura della sorella non può essere
considerata attendibile. Si tratta infatti di una rielaborazione dei materiali del filologo, che non aveva mai
indicato una struttura definitiva.
La sorella e la sua cerchia di amici, tutti seguaci di un’ideologia incentrata sulla necessità di un rinnovamento
spirituale dell’umanità e sul ruolo egemone della comunità cristiano-tedesca, hanno deformato alle proprie
esigenze il pensiero di Nietzsche, concentrandosi soprattutto sugli accenni all’ “oltreuomo”, presentato come il
profeta di una nuova e “pura” razza umana.
Proprio da questa interpretazione parziale dell’opera di Nietzsche il nazismo, negli anni Trenta del Novecento,
l’ha sfruttato, ed è forse anche a causa delle manipolazioni della sorella che la cultura del primo Novecento
guardava Nietzsche con diffidenza. Solo nel secondo dopoguerra la figura di Nietzsche è stata rivalutata.

Le fasi della filosofia di Nietzsche


Nell’opera Così parlò Zarathustra viene fatto riferimento a tre creature: il cammello, il leone e il fanciullo. Nel
linguaggio simbolico di Nietzsche, il cammello, cioè l’animale in grado di sopportare grandi pesi, rappresenta il
primo stadio dello spirito, di chi è fedele alla tradizione, accettando la religione e la morale; il leone, ossia
l’animale indipendente e autonomo per eccellenza, indica l’epoca dello spirito libero, in cui la fedeltà alla
tradizione inizia a cedere e ci si libera dal peso delle credenze etiche e religiose; il fanciullo, cioè l’individuo non
ancora influenzato dall’educazione e dalla civiltà, raffigura colui che, con innocenza, dà inizio all’epoca del
“nuovo inizio”, di un uomo libero di creare la propria vita “al di là del bene e del male”.

Lo smascheramento dei miti e delle dottrine della civiltà occidentale

Il pensatore contemporaneo Paul Ricoeur sostiene che Nietzsche, insieme a Freud e marx, sono dei “filosofi del
sospetto”, in quanto hanno perseguito uno degli obiettivi essenziali della filosofia: insinuare il dubbio sulle
certezze condivise dalla maggior parte delle persone. Lo stesso Nietzsche si era affidato il compito di diffondere
il dubbio e il sospetto per tutto ciò che gli uomini accettano in modo incondizionato.
La ricerca di Nietzsche partì dall’insoddisfazione per il presente e per le ideologie del tempo. Ai suoi occhi la
scienza e la filosofia appaiono come qualcosa di superficiale, in quanto non riescono a cogliere la vera realtà del
mondo. Seguendo il pensiero di Schopenhauer, Nietzsche pensò che ciò che appare non coincide con l’essenza
delle cose. La ragione non è in grado di comprendere il senso della vita; gran parte dell’esperienza umana va al
di là dei concetti della logica e della scienza. Per tale motivo Nietzsche si pone l’obiettivo di rivelare
l’inconsistenza dei miti e delle dottrine su cui si fonda la civiltà occidentale e il tipo di uomo che essa ha
prodotto. Per tale motivo egli sostiene di avere il compito di distruggere tutte le certezze.

Apollineo e dionisiaco

L’inizio della riflessione nietzscheana si caratterizza dall’interesse per la tradizione greca e le sue creazioni
artistiche. Ciò è anche collegato alla formazione filologica di Nietzsche e il suo grande amore per la musica e la
poesia tragica. Proprio alla tragedia è dedicata La nascita della tragedia dallo spirito della musica. Come il
cammello che porta il suo carico lungo il deserto, anche il filosofo assume su di sé il peso del passato e inizia il
suo percorso attingendo alle origini della cultura occidentale, nel mondo greco, ricercando le cause della
decadenza del presente.
Studiano il mondo greco, Nietzsche si allontanò dalle interazioni romantiche e idilliache che lo consideravano
come un’età nobile, trionfo dell’armonia tra natura e ragione. Egli ritiene, al contrario, che fin dall’inizio la
cultura occidentale si sia formata su due principi contrastanti: l’apollineo e il dionisiaco. I due principi, pur in
lotta e in dualismo perenne, sono co-essenziali.
L’apollineo rappresenta la misura, l’ordine, la razionalità e che definisce il mondo occidentale nell’epoca di
riferimento. Apollo è infatti il dio della luce, protettore delle arti, che assicura l’equilibrio e la serena
contemplazione della vita. Quando si considera la Grecia come patria dell’arte classica, dominata dalla
perfezione della forma, ci si rifà a questo principio. Secondo Nietzsche però quella apollinea non è l’unico
aspetto dello spirito greco.
L’altro elemento è il dionisiaco, il principio del caos e della distruzione, ma anche della creazione, della gioia e
della sensualità. Dioniso, il dio del vino e dell'ebbrezza, esprime l’impulso vitale dell’uomo, libero dalle regole e
dalle convenzioni sociali. Il contrasto tra l’apollineo e il dionisiaco è evidente nell’opposizione, presente nella
civiltà greca, tra scultura, emblema della forma apollinea, e la musica, espressione dello spirito dionisiaco. Tale
contrasto viene risolto nella tragedia di Eschilo e Sofocle, dove i due principi giungono a conciliazione
attraverso la presenza di due elementi fondamentali: il coro e la musica.

La nascita della tragedia

Il dionisiaco e l’apollineo secondo Nietzsche si trovano fusi insieme nella produzione tragica di Eschilo e di
Sofocle del V secolo a. C. Nelle loro opere il dionisiaco si esprime nella forza primitiva della musica e del coro,
mentre l’apollineo nelle gesta dell’eroe e nel dialogo razionale tra i personaggi.
Anche per Nietzsche, come si pensa ritenesse anche Aristotele, la tragedia è collegata ai canti corali in onore di
Dioniso e al coro tragico, che inizialmente era collegato al corteo dei seguaci di dio. Lo stesso nome della
tragedia deriverebbe dai termini greci tragos, “capro”, e odé, “canto”, e si riferirebbe al fatto che nelle
processioni in onore del dio le persone si travestivano da “satiri”, divinità minori di Dioniso, dandosi alla
sfrenatezza assoluta, senza limiti e abbandonandosi completamente al fluire dell’esistenza, cioè agli istinti.
Secondo Nietzsche, da queste cerimonie si origina l’esperienza del caos che è l’impulso alla forma e all’arte
tragica. Solo grazie alla presenza dell’apollineo l’uomo greco può sopportare e accettare l’irrazionalità e
drammaticità della vita. Quindi solamente grazie alla rappresentazione poetica della tragedia che i Greci
riescono ad affrontare il disordine della realtà.
Nel pensiero di Nietzsche quindi l’armonia e l'equilibrio che caratterizzano questa civiltà non sono considerati
come caratteri originali, ma vengono collegati all’esigenza di contenere la drammaticità, il disordine e il caos
dell’universo. L’arte tragica greca, in particolare quella di Eschilo e Sofocle, era stata in grado di compiere un
“miracolo”, unendo Dioniso e Apollo, cioè del cieco impulso vitale e della visione poetica che cambia tutto.

La sintesi tra dionisiaco e apollineo

Nietzsche propose alcuni esempi di sintesi tra apollineo e dionisiaco che si realizzarono nei primi tragici greci.
Egli infatti si concentrò a spiegare l’Edipo re di Sofocle e il Prometeo di Eschilo. Edipo è un personaggio
complesso, che inconsapevolmente, per una serie di circostanze, uccide il padre e sposa la madre. In tale
rappresentazione il mito sembra suggerire che la sapienza, quella dionisiaca, è un orrore contro la natura.
Invece Sofocle intrecciò il fondo caotico e terribile del racconto mitologico, il dionisiaco, con l’armonia delle
immagini e dei dialoghi poetici, l’apollineo, permettendo un’interpretazione universale della natura umana e
degli istinti che la caratterizzano. In altre parole, senza l’arte il caos dell’esistenza non avrebbe senso, ma allo
stesso tempo, senza la capacità di vivere il dramma della vita l’arte non esisterebbe.
Dopo Eschilo e Sofocle la sintesi tra apollineo e dionisiaco viene annullata e, in particolare con Euripide,
l’ultimo grande tragico greco, si afferma il predominio dell’apollineo sul dionisiaco. Euripide infatti attribuì
una grande parte al dialogo tra i personaggi, a discapito della musica, con la scomparsa del coro, e trasforma i
miti rappresentati nella tragedia in racconti di vicende con sviluppo razionale. In questo modo, egli
rappresenta l’uomo nella sua quotidianità, riducendo l’elemento dionisiaco: con le sue opere la razionalità
prevale sulla naturalità, ponendo fine alla tragedia e dando inizio alla filosofia, che fornisce una spiegazione
rassicurante del mondo e rimuove i lati oscuri della personalità umana.

La critica a Socrate

La figura che segna il passaggio dallo spirito tragico al pensiero razionale è Socrate e il genere letterario che
sostituisce la tragedia è il dialogo filosofico. Nietzsche considera Socrate come colui che inaugurò una
tradizione che esalta il concetto e il pensiero a discapito della vita concreta e dei suoi valori. Con Socrate le
passioni e gli istinti sono stati soggiogati agli ideali etici della ragione: Socrate aveva affermato che la virtù
consiste nel sapere, che si pecca solo per ignoranza e che solo l’uomo virtuoso è felice. Per Nietzsche queste
idee, oltre ad apparire come l’espressione dell’intellettualismo filosofico, segnano anche il declino della
tragedia. Socrate è un “logico dispotico” che sacrifica alle virtù astratte e al perfezionamento morale le più
autentiche pulsioni della vita che si manifestano anche nella musica. Non a caso Socrate considerava la musica
come qualcosa di volgare, che doveva essere sostituito con la filosofia.
Da Socrate in poi si tende a confidare in un ordine razionale rassicurante che la scienza deve solo svelare: tutto
ciò che non è compreso in tale sistema di valori ( la poesia, la musica, le passioni, gli istinti) viene tenuto sotto
controllo o escluso. La ragione socratica riduce il mondo a ciò che è logico, cosciente, stabile, rimuovendo il
dionisiaco in cui risiede la possibilità di creare nuove forme, nuovi valori. Socrate è all’origine del processo di
impoverimento del mondo umano e della sua decadenza.
Per uscire da tale condizione, Nietzsche ritiene che si debba far rinascere lo spirito dionisiaco. Ciò può accadere
attraverso l’esperienza dell’arte, interpretata come una disciplina in grado di contrastare la tendenza teoretica e
di liberare le forze oscure e creative della vita. Il recupero dell’elemento dionisiaco è affidato alla musica, che è
rappresentata da Wagner, l’artista che più di tutti suscita la sua ammirazione. Lohengrin e il ciclo dell’Anello
del Nibelungo sono opere cariche di passione ed energia, che evocano qualcosa di profondo, di primordiale. La
fiducia di Nietzsche nell’arte e nella musica è però destinata a svanire. La prima parte del suo pensiero infatti
termina con la delusione e la sfiducia, dovute alla consapevolezza dell’impossibilità di un ritorno al passato e
dell’inesorabile declino della cultura occidentale.

La fase critica e “illuministica” della riflessione nietzscheana

Nietzsche si allontana da Wagner, pochi anni dopo averlo esaltato come uno dei massimi artisti viventi, in
quanto ai suoi occhi egli manifestava i sintomi della decadenza per il suo idealismo, per la ricerca di una
“redenzione” dell’uomo, connessa al cristianesimo, che sottomette l’individuo ad una morale rigida e antivitale
e svaluta il mondo dei sensi e degli istinti. Nietzsche arriva anche a criticare la stessa concezione della musica
di Wagner, Secondo cui tale arte non ha un valore in sé, ma è uno strumento per raggiungere una dimensione
superiore. Si tratta di una visione che il filologo non poteva condividere in quanto per lui non vi era una verità
“oltre la musica”: ma la verità è insita nella musica stessa, massima espressione dello spirito dionisiaco.
Distaccandosi da Wagner Nietzsche sviluppa la convinzione che, anche recuperare l’epoca tragica dei greci, sia
preferibile assecondare la tendenza alla razionalizzazione e alla demolizione dei vecchi valori metafisici propri
della cultura europea portando così a maturare il nichilismo. Questo è l’obiettivo che egli si pone nella seconda
fase della sua produzione, rappresentata dal leone, che “morde” e “lacera” e quindi rappresenta lo spirito
critico e libero della scienza, intesa non come insieme di conoscenze certe, ma come metodo in grado di
emancipare l’uomo dalla menzogna e dalle false credenze. Della scienza, chiamata “gaia” proprio per il suo
valore liberatorio, Nietzsche apprezza la tendenza a ricercare gli elementi costitutivi delle realtà indagate.
La seconda fase della produzione nietzscheana è caratterizzata dalla critica della cultura. La storia
dell’Occidente è intesa come storia del progressivo allontanamento dalla natura istintuale dell’uomo e dalla sua
vitalità. Nietzsche si pone l’obiettivo di svelare gli inganni della cultura dominante a partire dalle grandi
costruzioni teoriche della metafisica. Chi ritiene di possedere la verità si inganna, in quanto non esiste un’unica
interpretazione valida della realtà, poiché ogni conoscenza presuppone sempre un particolare punto di vista
che non permette di sottrarsi alla possibilità che il mondo racchiuda “interpretazioni infinite”.

La filosofia del mattino

La filosofia deve smascherare le credenze che da Socrate in poi hanno dominato la cultura europea e
dimostrarne l’infondatezza. La filosofia deve chiarire come tali visioni del mondo non siano altro che
espressione di interessi, bisogni e desideri umani e materiali. Per tale motivo la filosofia viene definita
"filosofia del mattino”, in quanto consente di liberare gli uomini dalle “tenebre del passato”. Alla fine
dell’indagine di Nietzsche sarà evidente che il mondo creato dai metafisici, e falsamente spacciato per “mondo
vero”, è solamente un’illusione. Per Nietzsche le grandi costruzioni teoriche della morale, della filosofia e della
scienza non solo altro che invenzioni che devono consolare chi è in cerca di rassicurazioni, non potendo
accettare la profonda sofferenza del disordine, dell’irrazionalità dell’esistere.
A partire dall’epoca di Socrate gli uomini hanno perso la forza tragica e non sono riusciti più a sopportare
l’orrido che rappresenta il vero dell’essere. Hanno creato varie menzogne allo scopo di proteggersi. A tale realtà
hanno contrapposto un cosmo ordinato e razionale e, con Platone, si sono formati l’idea di un mondo “vero” e
perfetto al di là di quello concreto.
In tale prospettiva, l’idea di Dio è vista come il prodotto della tradizione metafisica, che ha negato la vita, la
natura, i valori della “terra”, ponendo il senso dell’essere in una dimensione trascendentale. Dio afferma
Nietzsche è la più lunga menzogna, quella che incarna tutte le credenze create dagli uomini per proteggersi dal
caos e dall’ignoto. Si tratta di una grande bugia, che però ha avuto un’importantissima funzione storica:
rassicurare gli uomini, sostenendoli nello sforzo di sopportare la condizione umana. Tali menzogne metafisiche
infatti hanno creato col tempo le credenze collettive dei popoli, producendo ordine sociale e sicurezza, dando
l’illusione della felicità.
La “morte di Dio”

Nella Gaia scienza è presente l’aforismo 125 in cui è presentato l’annuncio della morte di Dio. Secondo
Nietzsche è arrivato il momento di fare a meno di Dio e di tutte le concezioni metafisiche, tra cui l’illusione che
oltre questo mondo ce ne sia un “altro”. Nell’epoca moderna infatti tali dottrine si rivelano per quello che sono
sempre state: nient’altro che “favole”.
“Dio è morto”, in questo consiste il nichilismo, cioè la condizione dell’uomo moderno, che ha assistito al crollo
di tutti i valori assoluti e le credenze metafisiche, conseguente la “morte di Dio”. Gli uomini hanno ucciso Dio
in virtù di quella razionalità che si è spinta a una critica radicale. Insieme con Dio hanno ucciso tutto ciò che
egli ha rappresentato e si sono trovati così privi delle certezze e del sistema di valori che li aveva sostenuti fino
a quel momento. Dopo la morte di Dio, occorreva annunciare la sua morte, perché coloro che lo hanno ucciso
non hanno ancora preso coscienza della propria azione e non ne hanno capito le terribili conseguenze. Nel
mondo dominato dalla scienza e dalla tecnica la religione si è svuotata di senso e le Chiese sono ormai inutili.
L’ateismo che si è sostituito alla religione tradizionale è un atteggiamento superficiale, perché al “vecchio” Dio
ha semplicemente sostituito nuovi dei, cioè i miti del progresso, della scienza, dello Stato, del socialismo. Gli
uomini moderni hanno superato le vecchie credenze, ma non hanno ancora fatto i conti con il vuoto della realtà
lasciato da Dio, perché in qualche modo continuano a credere in qualcosa, nella possibilità di una verità, di una
certezza, di un sistema di valori solidamente fondato.

L’annuncio dell’ “uomo folle”

L’annuncio che Nietzsche affida all’uomo folle, cioè al filosofo-profeta, vuole mettere in evidenza questo
paradosso: Dio, garante dei valori e dell’ordine razionale del mondo, è morto, ma nessuno tra gli uomini che
l’uomo folle incontra al mercato, cioè i filosofi e gli intellettuali del tempo, che sono i suoi stessi assassini, sono
in grado di capire e accettare fino in fondo l’enormità di questo evento.
Per descrivere l’uccisione di Dio, l’uomo folle utilizza metafore molto efficaci, indicando tale azione come il
prosciugamento del mare e la perdita dell’orizzonte, o la dissoluzione del sole, per sottolinearne la gravità: se
“Dio è morto”, sono morti con lui i punti di riferimento stabili. Con Dio è morta la possibilità stessa di una
verità assoluta, perché non c’è più nessuna entità metafisica che ne garantisca la necessità. L’uomo ora deve
assumersi la responsabilità del senso delle cose e della propria esistenza.
La consapevolezza della non esistenza di Dio nasce dalla percezione immediata del disordine e della crudeltà
del mondo: se ci fosse un Dio, il mondo non sarebbe il caos che è. La resistenza dall’accettare la morte di Dio
deriva dal bisogno degli uomini di non essere lasciati soli e di continuare ad avere un punto di riferimento. Essi
non sono ancora in grado di comprendere la portata dell’evento: questo compito è così impegnativo che
solamente colui che saprà “farsi Dio” sarà in grado di oltrepassare l’uomo e diventare “oltreuomo”, dando
inizio ad una nuova epoca. In questo modo si può trascendere l’uomo vecchio e immaginare l’oltreuomo, cioè
un essere la cui superiorità deriva dal sapersi porre come libero creatore del senso del mondo. Una volta
distrutte le certezze della scienza, della morale, della religione e della filosofia, tutte le interpretazioni sono
possibili e il nuovo compito della filosofia diventa proprio quello di osservare tutte le versioni del mondo. Si
tratta però di un compito arduo che solo un individuo “superiore” sarà in grado di compiere.
Il racconto del folle termina con la constatazione di essere in anticipo con i tempi. Il suo annuncio arriva
troppo presto, perché coloro che hanno ucciso Dio, gli atei, non riescono a rendersene conto. Nonostante il
venir meno della possibilità di fondare una conoscenza assoluta di cui Dio è il garante, gli uomini sentono
ancora il bisogno di credere in qualche verità. Non hanno la forza e il coraggio di riconoscere il vuoto del
nichilismo che si è aperto dopo il crollo della metafisica.

La decostruzione della morale occidentale

Alla critica della metafisica di Nietzsche si accosta anche quello che viene definito una vera e propria
“decostruzione” della morale che, iniziata con La gaia scienza e Umano, troppo umano, giungerà a compimento
nelle opere degli ultimi anni. Esso implica un’analisi della tradizione morale dell’Occidente che tende a
scomporla nei suoi elementi costitutivi e a riconoscere le origini umane.
Nietzsche paragona le norme della morale a una maschera, dietro cui l’uomo ha sempre nascosto la sua
autentica natura, così come ha coperto, con gli indumenti, il proprio corpo, provando vergogna della sua
nudità. L’uomo europeo non può fare a meno di coprirsi, così come non può rinunciare alla morale, alle norme
e alle regole con cui si è vincolato, sotto cui nascondere la propria debolezza.

Oltre il nichilismo

Con la seconda tappa del suo pensiero Nietzsche, andando contro le tendenze del tempo, annuncia l’avvenire
del nichilismo, cioè la scomparsa di ogni punto di riferimento e verità assoluta su cui poggiarsi.
Si tratta di una prospettiva demolitrice, che non costituisce il destino ultimo dell’uomo. Se si ammette che
nessuna verità religiosa può avere una pretesa assoluta, perché le sue origini sono umane e non vi è alcun
fondamento certo su cui poggiarsi, si può provare lo sgomento del nulla, ma anche l'ebbrezza della libertà,
della creatività: tutto diventa possibile. Sulla base di tale pensiero si apre la terza fase della riflessione
nietzscheana, quella del “fanciullo” e l’avvenire dell’ "oltreuomo".

Il nichilismo come vuoto e possibilità

La terza fase del pensiero nietzscheano inizia con la riflessione secondo cui chi è riuscito a negare e a
distruggere può essere in grado di costruire e creare: solamente chi ha avuto il coraggio di andare incontro alla
morte può vivere pienamente la vita. Si tratta di trovare la forza per affrontare il niente, il nichilismo del
mondo privo di Dio e dei valori, perché solo così è possibile prendersi la propria libertà, accettando il rischio
fino in fondo.
Dopo la morte di Dio vi è uno spazio vuoto, che se da un lato rappresenta la possibilità di riscatto e di
liberazione dal peso della metafisica e della morale, dall’altro rappresenta una possibilità assoluta. L’uomo,
non più vincolato a un’autorità o a principi determinati, si trova di fronte a infinite possibilità e a molteplici
interpretazioni del mondo.

L’oltreuomo

L’oltreuomo non è un essere di razza superiore e neppure un uomo appartenente ad un élite. Egli è un uomo
“oltre” l’uomo, oltre “l’ultimo uomo” ancora incapace di una vera libertà e una figura che si proietta nel futuro (
come intende anche il prefisso tedesco über, “oltre”, di Übermensch).
L’oltreuomo è un “altro” essere, un uomo nuovo, che è in grado di sopportare le implicazioni terribili della
morte di Dio, di riconoscere il crollo di ogni principio assoluto e certezze. Egli è un essere libero, che agisce
trovando in se stesso le ragioni e le risorse per condurre la propria vita. L’oltreuomo è colui che è capace di
sostenere una visione di un mondo da cui tutti gli dei sono stati allontanati, che non solo si è liberato dai
condizionamenti esterni e da ogni dottrina, ma che ha detto “sì” alla vita e ha accettato fino in fondo la
condizione tragica e dionisiaca della vita.
Il suo evento viene annunciato dal profeta Zarathustra, che indica l’ora della sua venuta come quella del
“meriggio”, l’istante senza ombre, simboleggiato da un fanciullo ridente.

L’eterno ritorno

L’oltreuomo è colui che è capace di sopportare anche quello che è “il peso più grande”, cioè “l’eterno ritorno
dell’uguale”. Si tratta di un concetto fondamentale nel pensiero di Nietzsche. Esso consiste nell’ipotesi che la
storia sia un grande circolo, in cui tutti i fatti e gli avvenimenti sono destinati a ripetersi e a ritornare
eternamente. Con tale pensiero Nietzscheano si allontana dalla visione lineare del tempo inaugurata dalla
tradizione ebraico-cristiana, secondo cui la storia inizia con la creazione e ha termine con la fine del mondo e
del giudizio universale, tracciando un percorso progressivo e irreversibile, correlato alla concezione ciclica dei
Greci e dell’antica Indica, in cui non compare il concetto di “creazione” e il mondo esiste in eterno.

Le implicazioni della dottrina dell’eterno ritorno

Tra i vari significati che la dottrina dell’eterno ritorno all’uguale può assumere essa deve collegarsi alla più
generale visione antropologica di Nietzsche, che si incentra sull’esaltazione della vita e della realtà materiale
dell’uomo. L’uomo può raggiungere la felicità solamente se sa godere dell’esistenza nella sua pienezza e nella
sua attualità; è nell’attimo presente che l’uomo esaurisce il proprio significato. Ciò che differenzia la concezione
lineare del tempo da quella ciclica è la diversa prospettiva della felicità. Nella prima il compimento del senso
della vita è rimandato al futuro, l'aldilà, e dunque l’attimo e il presente sono svuotati di significato: si vive
nell’ottica dell’attesa di un appagamento e una felicità continuamente differenti; nella concezione ciclica invece
ogni istante contiene in sé il proprio valore e il proprio fine, deve essere vissuto al massimo grado perché è
destinato a tornare in eterno.
Il senso della storia coincide con l’uomo. Alla vita è restituita la sua dignità e perfezione: essa non è
interpretata dal punto di vista del tempo a venire, ma nel suo farsi, momento dopo momento.
Una concezione del tempo di questo tipo può essere sopportata solamente dall’oltreuomo, che si è riconciliato
con la propria esistenza, che ha superato la condizione mediocre della cultura occidentale, del peccato e della
redenzione futura. Solo un individuo del genere può essere “felice” e può volere che ogni istante della sua vita
ritorni eternamente.
La dottrina dell’eterno ritorno riprende anche la polemica di Nietzsche contro lo storicismo e l’evoluzionismo,
che esaltano il divenire storico come sviluppo e progresso sociale e umano. Una simile idea di progresso,
secondo Nietzsche, implica che il passato, il presente e il futuro si susseguono uno dopo l’altro, in modo
irripetibile, e che ogni momento abbia senso solo in funzione degli altri, in una catena che opprime la libertà
dell’individuo e annulla la sua creatività.

La volontà di potenza

Il concetto di “volontà di potenza” è al centro degli appunti preparatori che avrebbero dovuto comporre
un’opera che purtroppo il filologo non fu in grado di realizzare. Con il concetto di “volontà di potenza”
Nietzsche vuole indicare l’essenza della vita, la quale non si presenta come semplice autoconservazione, ma
come impulso a crescere e a volere di più. Il termine “potenza” indica il concetto secondo cui gli esseri viventi
non si accontentano di sopravvivere in modo passivo, ma tendono per natura a migliorare se stessi, andando
oltre la loro condizione di partenza.
La volontà di potenza si identifica con l’arte, che costituisce la forma suprema della vita. In questo modo
Nietzsche riprende un concetto che aveva già espresso in La nascita della tragedia dallo spirito della musica, in
cui sosteneva che l’unico antidoto alla decadenza culturale del presente era la musica, la sola in grado di far
rivivere lo spirito dionisiaco, rimosso dalla tradizione occidentale che aveva privilegiato il razionalismo
socratico.

La volontà e la creatività

La volontà di potenza si qualifica come un'azione creatrice del senso del mondo e del valore delle cose. Tutta la
storia umana si può comprendere in questa attività: riconoscere, interpretare e dare un significato agli oggetti.
In ciò l’uomo è simile alla divinità, anzi, dopo la morte di Dio ha occupato il posto che prima era riservato ad
un’entità illusoria.
L’oltreuomo è l’espressione compiuta della volontà di potenza proprio perché è creatore: nello spazio vuoto
lasciato da Dio si pone come colui che è in grado di ridare senso al mondo svuotato dalla metafisica. Egli è
l’individuo che, superando il nichilismo, si assume la responsabilità di offrire nuovi significati, nuove
prospettive e nuovi valori alle cose, non più intesi come principi assoluti, ma come libera manifestazione della
vita.
Se l’uomo rimanesse incatenato alla struttura del tempo lineare si troverebbe in una situazione di dipendenza
dal passato che bloccherebbe ogni sua azione e creazione: tale è la prospettiva dello stoicismo.
L’oltreuomo è colui che è in grado di liberare il tempo dalle sue catene e di liberare l’uomo dal peso del passato:
con l’affermazione dell’eterno ritorno, infatti, la volontà di potenza opera in modo tale da trasformare il “così
fu” in “così volli che fosse”. In tale prospettiva il passato non è più una dimensione da subire passivamente, ma
da assumere attivamente con responsabilità: il passato ritorna perché io “lo voglio”, perché ne sono il
“creatore”, perché ho deciso di vivere ogni attimo nella concezione dell’eternità.

La trasvalutazione dei valori

Nella creatività dell’oltreuomo risiede la possibilità di una "trasvalutazione dei valori”. Tale espressione indica
la volontà di Nietzsche di andare oltre il nichilismo, oltre il nulla e il vuoto lasciati dalla morte di Dio.
Con Dio sono crollati tutti i valori assoluti, quelli imposti dall’esterno, ma l’oltreuomo è colui che, accettando
tale situazione, ne trova le potenzialità. Il nulla per lui non è più fonte di nostalgia, di perdita, ma rappresenta
la libertà, la gioia, la possibilità di autoaffermazione della vita.
Così è la gioia e la risata del fanciullino nel meriggio che è ormai privo di ombre. L’oltreuomo è il fanciullo, è
l’artista che, in mancanza di un senso “assoluto” della realtà, è in grado di creare un senso “inventato”,
“umano”, di affermare la propria volontà di potenza come fonte di significati nuovi e di nuovi valori. Se con la
morte di Dio non c’è più verità, non ci sono più bene e male, in tale spazio l’oltreuomo si afferma come
supremo artista, come creatore di immagini, creatore di sensi che non sono assoluti, ma che valgono nella
misura in cui affermano la vita, servono alla vita.
La trasvalutazione dei valori non è la creazione di valori simili a quelli del passato, cioè basati su concezioni
metafisiche, ma rappresenta l’affermazione di una diversa modalità di rapportarsi ai valori stessi, che vengono
intesi come libere manifestazioni dell’uomo.
Nietzsche quindi aveva avvertito quanto fosse urgente per la filosofia istituire una ricerca capace di dare
significati nuovi alle cose, non sulla base della tradizione e del passato, ma confidando nell’uomo e nelle sue
capacità.

Che cos’è per Nietzsche la morte di Dio?


Nietzsche muore nel Novecento, ma la sua filosofia ispira tutto il secolo. In particolare della sua filosofia risalta
il “grande annuncio” espresso nelle Gaia scienza e poi in Così parlò Zarathustra, con l’annuncio della morte di
Dio. Nietzsche portò tale verità agli uomini, ma con ciò egli non stava semplicemente sostenendo una posizione
atea, egli non voleva trattare dell’esistenza o meno di Dio. Sostenere che Dio fosse morto non vuol dire che Dio
non esista. L’annuncio della sua morte ha una profondità e conseguenza molto più profonda della semplice
disputa ateistica dell'esistenza o meno di Dio. Quando egli afferma che Dio è morto sta dicendo che è venuta
meno l’idea che possa esistere un qualunque fondamento alla nostra esistenza, alla nostra presenza al mondo.
Non solo il Dio della religione cristiana, ma qualunque altro fondamento, quello della verità, del cogito,
dell’essere, del valore, della stessa scienza, della ragione. L’esistenza è priva di fondamento, ciò significa
decretare la morte di Dio. Dire che l’esistenza è priva di fondamento significa consegnarla ad una dimensione
della libertà che pochi sanno sopportare. Ciò è un pensiero molto profondo secondo cui la libertà non è solo
liberazione, ma la libertà è anche un peso, che esiste una difficoltà nell’essere liberi, ne parla in modo chiaro
nella gaia scienza, quando sostiene che gli uomini amano il mare, che sono spiriti marini, sono fatti per la
libertà, ma anche i più grandi navigatori, anche gli uomini che più di altri amano la libertà e hanno il coraggio
di vivere senza il fondamento del nome di dio, anche in loro può sorgere la “nostalgia della terra”, cioè del
suolo, del fondamento. Bisogna essere uomini fatti in un altro modo, diversamente da quello tradizionale.
Questo oltreuomo che sorge dalle ceneri della morte di Dio, che non ha nostalgia della terra e che non ricerca
altre forme attraverso cui far esistere dio come lo stato e la scienza, che per Nietzsche sono “ombre di Dio”,
perché attraverso lo stato e la scienza dio può tornare con altre spoglie. L’uomo che invece sa sopportare la
morte di dio, che sopporta l’orizzonte liberato dagli dei, che sa sopportare che il cielo è vuoto. Questa nuova
forma di uomo è l’oltreuomo, tradotta dai nazisti come superuomo e anche dallo stesso D’Annunzio. Ma
l’oltreuomo non è superuomo, in quanto il superuomo indica un potenziometro solo muscolare dell'uomo
tradizionale mente l'oltreuomo indica l'oltrepassamento dell’uomo tradizionale e l’oltreuomo è colui che sa
stare nell’attimo, sa assumere decisioni, sa prendere decisioni, sa sopportare il divenire del tempo non
facendosi divorare dalla paura della morte, l’oltre uomo sa che nel tempo in cui tutti i valori sono stati distrutti,
che Nietzsche chiama nichilismo, sa che dopo che è morto Dio tutti i valori che si sono svalorizzati dove non ci
si può più rifugiare nei valori della tradizione perché questi valori si sono dissolti nella morte di Dio.
L'oltreuomo è colui che sa rifondare il valore attraverso la propria vita è colui che sa creare nuovi valori.

Nietzsche contra il nazionalsocialismo


All’interno di questo testo il filosofo francese Bataille esprime le motivazioni per cui si deve smettere di
collegare Nietzsche con il nazismo. Le motivazioni sono molteplici: dalla manifestata antipatica di Nietzsche
nei confronti degli antisemiti, l'inconciliabilità del suo pensiero sempre aperto al nuovo con il carattere
reazionario dei fascisti, alla sua avversione per lo spirito tedesco. Nietzsche attaccò la morale idealista,
smascherando l’ipocrisia e l’assenza di virilità del sentimentalismo umanitario. Nietzsche era lontano dai
partiti politici del suo tempo. Lodava la bellezza e la forza corporea, con una netta preferenza per la vita
rischiosa. Tali principi però spinsero i fascisti a riprendere il suo pensiero, mentre gli antifascisti lo vedevano
come il precursore di Hitler.
Nietzsche teorizzò di un’epoca in cui i limiti alla violenza sarebbero stati superati e in cui ogni valore sarebbe
stato contestato. Egli immaginò un periodo di guerre, convinto che tali catastrofi fossero preferibili alla falsità
della vita borghese e della morale.
Anche i marxisti ritenevano che i pregiudizi morali, opponendosi alla violenza di una rivoluzione, devono
piegarsi di fronte al valore dell’emancipazione del proletariato. Nietzsche però voleva un’altra emancipazione:
quella a cui aspirava non era l’emancipazione di classe, ma quella della vita umana, nella figura dei suoi
migliori individui, rispetto alla schivitù della morale del passato. Nietzsche aspirava ad un uomo che non
figgusse più dal destino tragico, ma che lo amasse e lo modificasse a suo piacimento. Questo genere di uomo
sarebbe stato diverso dall’uomo comune: sarebbe stato l’uomo totale, libero dalle schivitù che lo limitano. Però
Nietzsche non definì mai il superuomo presentato dai nazisti. Infatti il pensiero di Nietzsche è totalmente
differente dalle idee reazionarie dei fascisti e dei nazisti. Nietzsche non definendo mai quel futuro a cui
attribuiva tutti i diritti, fu vittima di modifiche contraddittorie. Anche la figura dell’oltreuomo è di per sé
contraddittoria, a volte ricca, a volte povera, a volte potente altre perseguitata. L’oltreuomo aveva la virtù di
sopportare tutto. Il rifiuto della morale classica era comune al marxismo, al nietzschiano e al
nazionalsocialismo.
Nietzsche iniziò la sua riflessione partendo dall’ammirazione per i Greci, gli intellettuali meglio riusciti di tutti i
tempi. Nel pensiero di Nietzsche tutto è subordinato alla cultura, mentre nel Terzo Reich, la cultura ha come
finalità la forza militare. Nietzsche esaltava i valori dionisiaci dell'ebbrezza e dell’entusiasmo, mentre il
razzismo ammetteva solo i valori soldateschi. Nietzsche è apprezzato dalla propraganza nazista. Il nazismo
fondava tutto se stesso sull’odio contro gli ebrei, mentre Nietzsche disprezzava gli antisemiti. Per tale motivo
Nietzsche non deve essere minimamente.

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