Giorgia Morreale
Matricola 1859063
CDL in Fisioterapia I anno (2019-2020)
OGGETTO: LINEE GUIDA PER LE ATTIVITA’ DI RIABILITAZIONE
La riabilitazione è un processo di soluzione dei problemi e di educazione, nel corso del quale si porta la persona al
raggiungimento del miglior livello di vita possibile, sul piano fisico, sociale e psicologico, con le minori restrizioni
possibili.
Nascono così le linee guida per le attività di riabilitazione, che si pongono l’obiettivo di attivare una rete di servizi di
riabilitazione e di interventi di assistenza riabilitativa all’interno dei livelli uniformi di assistenza previsti dal Piano
Sanitario Nazionale. I modelli organizzativi e gestionali nascono per informare e aggiornare tutti i cittadini in tema di
salute e sanità.
Le linee guida 1998 hanno preso in considerazione l’organizzazione di una rete di servizi di riabilitazione e criteri
generali di assistenza riabilitativa.
In seguito sono state create le linee guida del 2011, che ne hanno perfezionato alcuni aspetti, come la presa in carico
del paziente da un punto di vista globale, olistico.
Entrambe le linee guida sono le basi teoriche e normativo giuridiche che regolamentano la gestione del paziente che
necessita di riabilitazione.
L’attività riabilitativa è classificata sulla base di:
-fasi dell’intervento riabilitativo
-regime di erogazione
-livello di intensità
Le fasi dell’intervento riabilitativo sono fondamentali perché ad esse ne consegue la scelta del setting adatto. Esse
sono:
-fase della prevenzione del danno secondario e delle conseguenti menomazioni;
-fase della riabilitazione intensiva. E' caratterizzata da interventi valutativi e terapeutici intensivi ed è abitualmente
collocata nella cosiddetta fase dell'immediata post-acuzie della malattia;
-fase di completamento dei processo di recupero e del progetto di riabilitazione (riabilitazione estensiva o intermedia);
-fase di mantenimento e/o di prevenzione della progressione della disabilità.
I setting riabilitativi sono, dunque, le sedi dove si esegue riabilitazione. Sono rappresentate da strutture diverse perché
rispondono a caratteristiche diverse di tipologia e di prestazione, legate alla fase in cui si prende in carico il paziente.
Le attività di riabilitazione sono erogate mediante una rete di servizi ospedalieri ed extraospedalieri.
Il ricovero può essere:
-ospedaliero
-residenziale
-ambulatoriale, extramurale, domiciliare
Il percorso riabilitativo presuppone una prognosi riabilitativa, infatti nella scelta dei setting riabilitativi si ritiene
necessario considerare i seguenti elementi:
• la definizione della patologia che ha determinato il danno menomante;
• il grado di acuzie o cronicità della menomazione, distinto in base al tempo intercorso dalla acuzie della malattia
disabilitante;
• il grado di complessità del paziente preso in carico;
• il numero e la tipologia di programmi appropriati per tipologia di disabilità presenti;
• gli strumenti valutativi e terapeutici appropriati per ogni programma in rapporto al recupero della disabilità, con
particolare riferimento anche alle problematiche cognitive e neuropsicologiche;
• lo strumento di misura/valutazione finale del/degli obiettivo/i previsti dal/dai programma/i del PRI.
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Le strutture riabilitative si dispongono su 3 livelli organizzativi:
RIABILITAZIONE TIPOLOGIE DI INTERVENTO COMPLESSITA’ DELL’INTERVENTO
I Estensiva Diretta a pazienti Alto supporto assistenziale e infermieristico
Livello -portatori disabilità cliniche e/o ad indirizzo riabilitativo e terapeutico, in
minimali che richiedono un semplice e termini di complessità e/o durata di
breve programma riabilitativo intervento.
-pazienti con disabilità importanti con
possibili esiti permanenti
II Intensiva Diretta al recupero di disabilità Elevato impegno diagnostico medico
Livello importanti e complesse, modificabili; specialistico a indirizzo riabilitativo e
che richiedono un importante impegno terapeutico in termini di complessità e
terapeutico e necessitano competenza durata dell’intervento.
specialistica riabilitativa e consulenze
medico-specialistiche multidisciplinari.
III Ad alta Diretta a reti riabilitative per: Trattamenti sanitari rilevanti, anche orientati
Livello specialità -persone affette da miolesione al recupero e di sorveglianza medica
acquisita, continuativa nelle 24 ore, nonché di
-gravi cerebrolesioni acquisite e gravi assistenza infermieristica non erogabile in
traumi encefalici, forme alternative. Richiedono particolare
-con turbe neuropsicologiche acquisite, impegno di qualificazione, mezzi,
-disabilità gravi in età evolutiva. attrezzature e personale di alta specialità.
STRUTTURE DI RIABILITAZIONE
RIABILITAZIONE ESTENSIVA
1) le strutture ospedaliere di lungodegenza: assistono pazienti, provenienti dalle diverse aree assistenziali mediche e
chirurgiche, non autosufficienti affetti da patologie ad equilibrio instabile e disabilità croniche non stabilizzate o in fase
terminale;
2) i presidi ambulatoriali di recupero e rieducazione funzionale territoriali e ospedalieri: svolgono attività,
specialistiche ambulatoriali nei confronti dei soggetti esterni, anche al domicilio;
3) i centri ambulatoriali di riabilitazione: svolgono attività di recupero e rieducazione funzionale con un trattamento
globale della condizione di menomazione e/o disabilità che richiede un contestuale apporto multidisciplinare medico
psicologico e pedagogico per l'età evolutiva;
4) le Residenze Sanitarie Assistenziali: offrono a soggetti non autosufficienti, anziani e non, con esiti stabilizzati di
patologie, fisiche, psichiche, sensoriali o miste, non assistibili a domicilio, un medio livello di assistenza medica,
infermieristica e riabilitativa, accompagnata da un livello "alto" di tutela assistenziale ed alberghiera generica;
5) le strutture residenziali o semiresidenziali di natura socio-assistenziale: il domicilio dell'utente, allo scopo di
garantire assistenza qualificata che soddisfi sia i bisogni primari che quelli psichici ed affettivi;
6) i presidi di riabilitazione extraospedaliera aciclo diurno e/o continuativo: sono rivolti a soggetti portatori di disabilità
fisiche, psichiche, sensoriali, dipendenti da qualunque causa;
RIABILITAZIONE INTENSIVA
1) presidi ospedalieri -plurispecialistici e monospecialistici: ove i soggetti richiedono una tutela medica specialistica
riabilitativa ed interventi di nursing ad elevata specificità articolati nell'arco delle intere 24 ore o nelle ore diurne, non
erogabili in forma extra ospedaliera;
2) presidi di riabilitazione extraospedalieri a ciclo diurno e/o continuativo, in soggetti che richiedono interventi
riabilitativi indifferibili, di tipo valutativo e terapeutico intensivo (almeno tre ore di trattamento riabilitativo specifico
giornaliero), di tutela medica e di nursing dedicato, realizzabili in ambiente non ospedaliero;
RIABILITAZIONE INTENSIVA AD ALTA SPECIALITA’
[Link] spinali unipolari: è destinata all’assistenza dei soggetti con lesione midollare di origine traumatica e non, sin dal
momento lesivo;
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[Link]’ per disabilita’ gravi in eta’ evolutiva: è espressamente destinata ad affrontare i complessi e gravi problemi
diagnostici, valutativi e rieducativi degli esiti di patologie motorie e cognitive congenite od acquisite, internistiche,
dell'età evolutiva;
[Link]’ per la riabilitazione delle turbe neuropsicologiche acquisite: è destinata ad affrontare le complesse
problematiche diagnostiche, valutative e rieducative relative a menomazioni e disabilità cognitive e delle funzioni
corticali superiori secondarie a lesioni cerebrali;
[Link]’ per le gravi cerebro lesioni acquisite e i gravi traumi cranioencefalici: è finalizzata alla presa in carico di
pazienti affetti da esiti di grave cerebrolesione acquisita (di origine traumatica o di altra natura) e/o caratterizzata nella
evoluzione clinica da un periodo di coma più o meno protratto e dal coesistere di gravi menomazioni
comportamentali.
In conclusione, le Linee Guida del 1998 hanno contribuito alla definizione di una strategia riabilitativa che provvedesse
a:
• la presa in carico del soggetto
• la sua valutazione
• l’elaborazione di un progetto riabilitativo
• l’effettuazione di un preciso programma d’intervento.
Tali Linee Guida, se da un lato rappresentano un documento di riferimento per quanto attiene ai principi guida e alla
filosofia di fondo dell’intervento riabilitativo, dall’altro però necessitano di ulteriore aggiornamento per quanto attiene
ai criteri di appropriatezza d’intervento all’individuazione e alla misura degli outcome.
Grazie al Piano di indirizzo per la riabilitazione del 2011, sono stai approfonditi molti aspetti riguardanti i setting
riabilitativi, a livello organizzativo, funzionale e strutturale, che adesso diventano complementari alle linee guida del
1998.
Il "Piano d'indirizzo sulla riabilitazione" del 2011 pone un approccio globale alla gestione dei servizi sanitari col fine di
garantire alla persona con disabilità un percorso riabilitativo unico integrato all'interno della rete riabilitativa
individuando le dimensioni che, permettono di individuare il setting più appropriato in relazione alla fase del percorso
di cura e prevedendo l'utilizzo di adeguati strumenti di valutazione per monitorare, in ambito dipartimentale, le fasi di
passaggio tra i diversi setting riabilitativi.
La novità introdotta è il concetto di paziente all’interno del modello bio-psico-sociale di salute.
La presa in carico del paziente in modo globale, già proposta dalla Legge 104/1992, propone un modello di valutazione
della complessità della persona nei suoi aspetti soggettivi, relazionali e motivazionali e non soltanto la valutazione
delle patologie o della menomazione: la finalità è guadagnare un’ottica che vede la Persona con disabilità non più
come un ‘’malato’’, ma come ‘’Persona avente diritti’’.
Ciò è stato definito, tramite l’introduzione nel 2001 da parte dell’OMS, della CLASSIFICAZIONE INTERNAZIONALE DEL
FUNZIONAMENTO, DISABILITA’ E SALUTE (ICF). Per avere questo tipo di approccio nei confronti della persona presa in
carico, uno strumento fondamentale è il Percorso Assistenziale Integrato che integra le componenti sanitarie e non,
per abbracciare al meglio i molteplici parametri della persona. Le linee guida 1998 infatti vengono rivalutate e inserite
in un contesto diverso e più avanzato, fondato sull’ICF.
Un punto di partenza è la ridefinizione di PRI, unico per ogni persona bisognosa di intervento riabilitativo, è definito
dal medico specialista in riabilitazione. Nel PRI si definiscono le aree di intervento, gli obiettivi a breve termine, le
modalità di erogazione, gli operatori coinvolti e la verifica degli interventi. Ciascun professionista coinvolto nel PRI
deve fornire specifici programmi riabilitativi, che nel loro insieme compongono il PROGETTO INDIVIDUALE.
Un’ulteriore novità introdotta nel 2011, grazie all'evoluzione epidemiologica e demografica e lo sviluppo di nuove
tecnologie, che consentono il superamento di fasi critiche di patologie ad evoluzione cronica con disabilità acquisita, è
la dotazione di specifiche tecnologie avanzate:
-Unità spinali che in connessione funzionale con un DEA di I livello, è destinata a completare, in collaborazione con le
Unità Spinali Unipolari, la rete dedicata ai pazienti spinali nonché ad assistere pazienti con : lesione midollare, sia di
tipo traumatico che non traumatico (infettiva, vascolare e neoplastica), stabilizzati clinicamente che, per la gravità e la
complessità della gestione clinica e diagnostica, non possono essere gestite adeguatamente e con sicurezza in regime
di degenza intensiva;
-Unità per gravi patologie respiratorie è un'unità sub-intensiva finalizzata alla gestione prevalente delle emergenze in
via di stabilizzazione delle malattie respiratorie;
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-Unità per gravi patologie, destinata all'assistenza di pazienti in stato di instabilità clinica per evento cardiovascolare
acuto molto recente, per il perdurare di problematiche complesse post acute o chirurgiche o per scompenso cardiaco
refrattario alla terapia convenzionale, ma con potenzialità di recupero clinico funzionale.