IGNAZIO SILONE
La letteratura come fonte di nuova vita
P R E FA Z I O N E D E L P R E S I D E N T E P I E R O M E L A Z Z I N I
Le esperienze negative insegnano a guardare la realtà nella sua interezza, sti-
molando la mente alla ricerca di contropartite positive. Ed è così che nasce questa
“Prefazione” alla tradizionale parte culturale della nostra Relazione.
Nell’aprile dello scorso anno una forte scossa tellurica ha colpito duramente
l’Abruzzo, seminando morte e distruzione a L’Aquila e in diversi altri centri regionali.
La generosità della nostra casa madre è stata pronta e corposa, così come avvenuto
su vasta scala.
Perspicace l’idea della BPS (SUISSE) che ha inteso rendere omaggio alla marto-
riata terra d’Abruzzo scegliendo un suo “figlio” come personalità su cui realizzare una
monografia collegante l’Italia e la Svizzera per la sezione umanistica. Ed è così che
presentiamo Ignazio Silone, pseudonimo di Secondo Tranquilli, narratore e politico.
Nato a Pescina dei Marsi (L’Aquila) nel 1900, centro che il terremoto della Mar-
sica del 1915 distrusse completamente e a causa del quale morì la madre, entra in
seminario, per poi abbandonare gli studi, essendo rimasto orfano e senza mezzi di
sussistenza.
Inizia l’attività politica militando nel partito socialista per poi, nel 1921, parteci-
pare alla fondazione del partito comunista, che lascia nel 1930, non avallando le pur-
ghe staliniane. Antifascista, l’anno precedente si era stabilito in Svizzera, dove rimase
fino al 1944. È qui che incomincia a maturare la vocazione di scrittore e la notorietà
Ignazio Silone in una fotografia scattata durante arriva prima all’estero che in Italia.
l’esilio in Svizzera (1929-1944). Dopo la liberazione, entra nel partito socialista ed è deputato alla Costituente
Ignazio Silone in a photo taken when he was in italiana.
exile in Switzerland (1929-1944). Muore a Ginevra il 22 agosto 1978 e due giorni dopo le sue ceneri vengono trasla-
te a Pescina, nel rispetto della sua volontà.
Nella sua vasta produzione letteraria esplode il pensiero, l’impegno politico
dell’autore, la volontà di smuovere le coscienze a favore del mondo agreste della sua
Come di consuetudine, epoca e della vita grama che i contadini conducevano. Le sue opere sono intrise di
si riporta uno stralcio della Relazione solidarietà e promozione della giustizia sociale. Ne fa fede, ad esempio, il romanzo La
di bilancio 2009 della controllata volpe e le camelie, in cui è narrata la vita di una piccola famiglia del Canton Ticino che
Banca Popolare di Sondrio (SUISSE) SA aiuta i profughi italiani durante il fascismo.
di Lugano. In particolare, vengono Sandro Pertini, uomo politico di spessore del secolo scorso e compianto presi-
trascritti i contributi relativi alla figura dente della Repubblica italiana, ebbe a dire: «Silone era un uomo dal cuore puro, un
del noto scrittore e politico abruzzese intellettuale onesto. Di Silone vi è una frase che ho sentito di recente: “Gli schiamazzi
Ignazio Silone della folla non possono far tacere la voce della coscienza”. Nella frase vi è tutto Silone».
– al secolo Secondo Tranquilli –, La monografia sul grande abruzzese avrebbe dovuto essere impreziosita dall’ap-
contributi pubblicati nella sezione passionato e sapiente contributo del suo conterraneo dottor Gianni Letta, politico di
chiara fama e attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri della
del fascicolo riservata alla cultura.
Repubblica italiana. Purtroppo ciò non è stato possibile. Ringrazio, complimentando-
Si tratta di testi autorevoli e mi per la bellezza dei loro interessanti scritti, la professoressa Liliana Biondi, il dottor
interessanti, a firma di Liliana Biondi, Andrea Paganini e il professor Vincenzo Todisco.
Andrea Paganini e Vincenzo Todisco. In chiusura, nasce spontaneo un pensiero di ammirazione e riconoscenza verso
Introduce la monografia la Confederazione elvetica, patria di libertà, questo bene che fa godere degli altri beni.
la prefazione del Presidente, Orson Welles, regista cinematografico e teatrale statunitense, osservava che la Svizze-
cavaliere del lavoro Piero Melazzini. ra è sinonimo di amore fraterno in centinaia di anni di pace e democrazia.
172 DALLA “SUISSE”
NOTIZIARIO
Dalla “Suisse”
Le radici e la terra d’origine
nella scrittura di Ignazio Silone
LILIANA BIONDI
Docente di Critica letteraria presso la Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università degli Studi dell’Aquila e componente del Direttivo
del Centro Studi Ignazio Silone di Pescina
È vero che io sono cittadino del mondo, ma sono abruzzese e l’amo-
re per la propria terra uno se lo porta dentro, diventa una parte di
te, in qualunque parte del mondo tu viva. Ignazio Silone
E
rti sentieri a scalini guidano il visitatore dal centro di
Pescina alla tomba di Ignazio Silone, sita a mezzogior-
no, «a mezza costa tra le colline e la montagna», alla
base del campanile diroccato della chiesa di San Be-
rardo: un decoroso monumento sepolcrale in sassi, sormontato
da una croce di ferro; su una lamina in ottone incastonata nella
pietra si legge un passo del testamento: «Mi piacerebbe di esser
sepolto così, ai piedi del vecchio campanile di San Berardo, a
Pescina, con una croce di ferro appoggiata al muro e la vista del
Fucino in lontananza. Ignazio Silone».
E di fronte, in lontananza, in effetti, si estende la vasta,
fertile piana del Fucino. La «croce», simbolo cristiano del dolore,
della ribellione e della speranza; il «vecchio campanile di San
Berardo, a Pescina», luogo mitico e religioso del paese natale; il
«Fucino in lontananza», già lago prosciugato e terra feconda della
Marsica ambìta a lungo dai contadini del luogo; questi elementi
semplici, indicati da Silone per lo spazio desiderato per il riposo
eterno, sono i simboli del fecondo legame dello scrittore con la
propria terra di montagna e col proprio credo religioso, fondato
su un cristianesimo evangelico e popolare, sorretto da solidi va-
lori etici e teso verso una timida e indefinita speranza del sopran-
naturale: «Presso i più sofferenti, sotto la cenere dello scettici-
Silone nel 1968. smo, non s’è mai spenta l’antica speranza del Regno, l’antica
attesa della carità che sostituisce la legge, l’antico sogno di
Gioacchino da Fiore, degli Spirituali, dei Celestini», scrive in Usci-
The roots and land of origin ta di sicurezza.
in the writing of Ignazio Silone Un luogo di pace, in fine, per chi, strappato nel 1915, in
The creative personality of a writer is always the offspring of his time and the piena adolescenza, dagli affetti, dalle proprie cose, dal paese
milieu where he was born. In Silone, however, this bond has a more particular natale a causa del tragico terremoto della Marsica, è scagliato a
and marked significance. What he was to be when he reached maturity, derived vivere, lontano, un ben più complesso terremoto esistenziale e
entirely from that sensitivity of childhood where we find his mother’s breast, his politico prima di approdare nel luogo che si rivelerà essere sua
friendship with poorer children of his own age, the primer and the earthquake patria morale, la Svizzera: «In Svizzera io sono diventato uno
when nature really makes everybody equal. Being a writer for him therefore scrittore; ma, quello che più vale, sono diventato un uomo. [...] Il
represents a spiritual return, being engrossed in the land he came from mio debito morale verso questo paese [...] è così grande che io
immobilized in the suffering of his characters. This is why the author, even when dispero di poterlo mai restituire. È uno di quei debiti cui solo può
he was dragged by fate to various European countries, was always to return to far riscontro una gratitudine, una nostalgia, un amore di tutta la
“his” earth, a source of inspiration and recovered pacification. vita» (Memoriale dal carcere svizzero).
DALLA “SUISSE” 173
E in Svizzera lo scrittore Ignazio Silone si spegne. Tutto il zia. Più interessanti sono i racconti degli adulti; quelli che si
mondo onora la sua memoria; e l’Italia, l’Abruzzo e la stessa possono ascoltare in casa, nelle piazze, nelle stalle, nelle stan-
Pescina ne acquisiscono notorietà e prestigio. ze di lavoro; cronache quotidiane, apologhi morali, parabole,
leggende, racconti popolari; e quelli più complessi e impenetra-
Le radici bili per il fanciullo; racconti e discorsi politici, che vedono spesso
Pochi scrittori sono, come Silone, ancorati al suolo nativo, coinvolto il temperamento “inquieto” del padre. E il figlio non
che nella sua opera diventa spazio privilegiato di osservazione, sembra essere da meno, considerato che, contrariamente alle
di riflessione sull’agire umano e sui diritti negati, impersonati da virtù allora raccomandate di “riservatezza” e “tranquillità”, rac-
figure sofferenti ma non rassegnate, colpite ma non abbattute, conterà egli stesso: «Fin dai primi anni, a me invece piaceva
offese ma non disonorate; guidate, sempre, consciamente e no, molto stare per strada e i miei compagni preferiti erano figli dei
da un’unica aspirazione: la libertà di esserci come persone libere contadini poveri. La tendenza a non farmi i fatti miei e la spon-
e solidali. Valori che Silone acquisisce in forma rudimentale ma tanea amicizia con i coetanei più poveri, dovevano avere per me
salda già nei primi quindici anni di vita. Oltre alle trame delle conseguenze disastrose». Osservatore, sin da piccolo, della vita
storie, lo scrittore impregna della propria terra il linguaggio e la circostante, lo scrittore ricorderà ora la riottosità paterna, duran-
narrazione. L’amico polacco, collaboratore della rivista “Tempo te una campagna elettorale dei primi anni del ’900, che vede poi
presente”, il romanziere e saggista Gustaw Herling, ricorda che eletto un ridicolo, «curioso vecchietto», che giunto a Pescina da
Silone gli aveva confessato «di aver capito che il suo modo di Roma ricorda a tutti soltanto «che il voto è segreto. Nient’altro»;
narrare e di scrivere era dovuto in parte ora la sua severità, quando, come narra
alla sua fanciullezza. Da ragazzo, la madre nel toccante racconto Visita al carcere, il
lo portava con sé in una stanza dove padre, vedutolo ridere di fronte alla «im-
c’erano donne che tessevano. Passava magine pietosa e buffa» di «un piccolo
con loro giorni interi, e ammirava il modo uomo cencioso e scalzo, ammanettato
in cui facevano i tessuti, un filo stretto tra due carabinieri», lo redarguisce dura-
all’altro, densi e compatti. Non filavano in mente, perché «non si deride un detenu-
silenzio. Raccontavano leggende, apolo- to, mai [...] perché non può difendersi. E
ghi morali, storie della vita in Abruzzo. La poi perché forse è innocente. In ogni caso
prosa di Silone ha appunto le qualità di un perché è un infelice». E ne osserva anche
tessuto, estremamente sobria, concisa, la coerente solidarietà, come quando,
animata dalla vena narrativa appresa da nello stesso racconto, il padre acconsen-
quelle donne». te di accompagnarlo a visitare nel carcere
Sono, quelli cui fa riferimento Her- il cafone che, rifiutando ogni baratto,
ling, gli anni «monotoni» ma sereni della aveva regalato al ragazzo il mezzo sigaro
fanciullezza del Nostro trascorsa in Pesci- che il babbo stesso gli aveva ordinato di
na, il paese dell’Abruzzo montano che si procurargli. Ad appena otto anni, Secon-
Scorcio di Pescina prima del terremoto del 1915.
era affacciato per secoli sul lago di Fucino dino s’impegna a scrivere all’ergastolano
fino al suo prosciugamento realizzato dai A view of Pescina before the 1915 earthquake. innocente Francesco Zauri per conto della
nobili Torlonia che ne detengono ancora le terre emerse al tempo madre di questi. Fu «il primo grande avvenimento» della sua vita,
della prima giovinezza di Silone. Qui, Secondino Tranquilli, nome ricorderà poi Silone, interrotto dopo alcuni anni con la morte
anagrafico dello scrittore, nasce il 1° maggio 1900 dal trentenne della donna, scemata ogni illusione di rivedere libero il proprio
Paolo, appartenente a una famiglia di «contadini-proprietari», e figlio. Ogni lettera lo assorbiva per intere giornate, racconterà lo
dalla ventisettenne Marianna Delli Quadri, tessitrice e tintora; scrittore in Ritorno a Fontamara, ma, soprattutto, da adulto,
«una famiglia di condizioni dignitose», in cui si respirano rigorose dopo aver conosciuto l’imputato, l’evento gli ispirerà l’intenso e
convinzioni socialiste e una religiosità cristiana elementare e drammatico giallo morale Il segreto di Luca.
popolare. Secondino sopravvive a sei fratelli insieme a Romolo, Morto il padre nel 1911, altri quattro anni dividono il giova-
il quale, nato il 23 maggio 1904, morirà nel 1932 nelle carceri nissimo Tranquilli dalla tragedia del terremoto del 13 gennaio
fasciste. 1915. Il violento sisma distrugge numerosi comuni marsicani, tra
Tra i ricordi di Silone, che si spingono a quando aveva «ap- cui Pescina, uno dei maggiori centri della zona e sede vescovile
pena tre o quattro anni», incancellabile è quello dello “svezzamen- con, annessa al seminario, una scuola di ogni ordine e grado. In
to”: «Ricordo l’insieme di terrore e di disgusto con cui scoprii le quella data Secondino vi frequenta il liceo ginnasio. Non ha an-
misteriose macchie sui seni materni», scrive in Un ricordo d’infan- cora quindici anni. Nel terremoto muore la madre: «Era distesa
zia, in cui riepiloga lo «stratagemma alquanto subdolo anche se presso il camino, senza ferite evidenti. Era morta»: dopo molte
molto antico e certamente oltremodo efficace» usato dalle donne ore, dalle macerie, viene estratto vivo e sano Romolo, l’unico
del luogo per smettere di allattare i figli, che consisteva nel co- fratello rimastogli, di undici anni, che frequenta le scuole medie.
spargersi i seni di carbonella o altro colorante repellente. «Fu il Ai due orfani restano la nonna paterna Maria Vincenza – un per-
primo momento tragico della mia vita» prosegue lo scrittore. sonaggio energico che rivivrà in parte nei primi romanzi di Silone
«Dovetti separarmi per sempre da quelle due cose care, morbide, – e alcuni zii. Lo scrittore ricorderà, nel 1955, su un giornale
tonde, intime, affidabili e dolci da cui finora avevo tratto nutrimen- francese, i momenti immediatamente successivi al sisma, senza
to in maniera facile e meravigliosa». trascurare di includervi brevi spaccati edificanti: «Un vecchio
Popolare e religiosa è la sua prima formazione. I libri sco- avaro, l’usuraio del villaggio, era seduto su una pietra, avvolto in
lastici, tra cui il “sussidiario”, costituiscono le letture dell’infan- un lenzuolo come in un sudario. Il terremoto l’aveva sorpreso a
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letto, come tanti altri. Batteva i den-
ti per il freddo. Chiedeva da mangia-
re. Nessuno l’aiutava. Gli dicevano:
– Mangia le tue cambiali –. È morto
così. [...] Abbiamo assistito a scene
che sconvolgevano ogni elemento
della condizione umana. Famiglie
numerose il cui unico sopravvissuto
era il figlio idiota... il ricco che non
aveva nemmeno una camiciola di
lana per difendersi dal freddo».
Sul dopo terremoto, invece,
Silone denuncerà con ironia alcune
storture inerenti alla ricostruzione, in
Uscita di sicurezza, uno dei suoi libri
più forti edito nel 1965: «Nel terre-
moto la natura realizzava quello che
la legge a parole prometteva e nei
fatti non manteneva: l’uguaglianza. Pescinesi in una tendopoli all’indomani del terremoto del 13 gennaio 1915.
Uguaglianza effimera. Passata la Inhabitants of Pescina in tents after the earthquake on 13th January 1915.
paura, la disgrazia collettiva si tra-
sformava in occasione di più larghe ingiustizie. Non è dunque da Lo strappo
stupire se quello che avvenne dopo il terremoto, e cioè la rico- Diseredato degli affetti, del paese, del dignitoso benessere
struzione edilizia per opera dello Stato, a causa del modo come familiare, il quindicenne Secondino si avvia ad essere un emigran-
fu effettuata, dei numerosi brogli, frodi, furti e camorre, truffe, te singolare non avendo il tempo di vagheggiare, come accade a
malversazioni d’ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera chi emigra, una vita migliore fuori dai confini della propria terra
gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A natale. Dopo quello traumatico dal seno materno, lo strappo
quel tempo risale l’origine della convinzione popolare che se una definitivo in età adolescenziale dal luogo di nascita comporta
buona volta l’umanità dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un dolore, rabbia, nostalgia, rimpianto e sublimazione del proprio
terremoto o in una guerra, ma in un dopo terremoto o in un do- suolo. Tra aperte ribellioni e generosi propositi, il giovane, dopo
poguerra». l’espulsione per fuga da un istituto religioso romano in cui stava
frequentando gli studi, si vede sballottato tra Sanremo e Reggio
«Carissimo fratello, ogni disgrazia è seguita da disgrazie! E Calabria presso gli istituti di don Orione (ineguagliabile prete a lui
il terremoto ha voluto dietro di sé la guerra, e la guerra vorrà molto caro) fino al conseguimento della maturità liceale. Dopo
ancora!... chi sa cosa vorrà? Ed io per la guerra sono dovuto una breve permanenza a Pescina, tra i 18 e i 29 anni viaggia da
tornare a Pescina, che il seminario di Chieti l’ha requisito il gover- una parte all’altra dell’Europa (Spagna, Francia, Belgio, Germania,
no come Ospedale Militare. Ahimè! son tornato a Pescina. Ho Russia), prima da militante socialista, poi comunista clandestino
rivisto con le lagrime agli occhi le orride macerie, sono ripassato con importanti incarichi internazionali nel campo della propagan-
tra le misere capanne, coperte alcune da pochi cenci come i da politica. Segue, dal 1929 al 1944, il proficuo quindicennio
primi giorni, dove vive con una indistinzione orribile di sesso, età svizzero, dove, dopo la drammatica espulsione dalla militanza e
e condizione la gente povera. Ho rivisto anche la nostra casa dal Partito comunista del 1931, ri-nasce come uomo e nasce
dove vidi con gli occhi esausti di piangere, estrarre la nostra come scrittore e saggista.
madre, cerea, disfatta. Ora il suo cadavere è seppellito eppure Durante la lontananza, rispettivamente per gli studi, per la
anche là mi pare uscisse una voce. Forse l’ombra di nostra madre militanza, per l’esilio, tranne brevi e talvolta inattese visite, sarà
ora abita quelle macerie incoscia [sic] della nostra sorte pare che lo scambio di lettere con i parenti a tenerlo saldamente vicino al
ci chiami a stringerci nel suo seno. Ho rivisto il luogo dove tu proprio paese e ai propri paesani, intorno ai quali i suoi cari rac-
fortunatamente fosti scavato. Ho rivisto tutto... Ed ora?... Ora contano e commentano fatti ed eventi. Testimonianze dell’amore
cosa farò? Gli esami non li potrò fare perché dovrei andare in e dell’orgoglio ferito nei confronti della sua regione si leggono già
qualche città e bisognerebbe del denaro che non si trova. Ma poi, in una lettera che il sedicenne Secondino scrive a don Orione per
ma poi dove andrò? Come è incerto e forse terribile il mio avve- lamentare, tra le altre cose, le offese ricevute in collegio da alcu-
nire. Mi veggo con gli studi interrotti, privo di ogni aiuto materiale ni superiori che definiscono il suo Abruzzo “terra barbara”, e
e morale, sì anche morale! Già un barlume di speranza mi era prosegue: «Il maltrattare il paese nativo è una delle cose più of-
apparso; mentre ero a Chieti [venne] a trovarmi una Dama di fensive per un giovane». Nondimeno insofferente ad alcune
Corte di S.M. Regina Elena che mi promise di incaricarsi di me. compagnie, in un’altra lettera chiede al sacerdote di essere allon-
La dama faceva parte del Patronato della Regina Elena per gli tanato dai «compagni (marsicani) di Sanremo. Parlo dei grandi».
orfani e mi disse di essere già venuta a visitare te nel S. Cuore. Ottenuta la maturità classica a Roma, e tornato finalmente a
Il nome della Dama non lo so, che le scriverei; se tu lo potessi Pescina, in una lettera indirizzata a don Ferretti, altro religioso
sapere scrivimelo subito. Io non so come fare, cerco di sperare degli istituti orionini di cui era stato ospite, annuncia non solo la
ancora, poi... venga quel che venga l’accetterò. Se tu sapessi qua ritrovata salute fisica, ma il possesso di «una casetta a cemento
cosa si patisce!...». armato – scrive – di tre vani. A Pescina la si chiama: casa dei
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diavoli, perché n’esce sempre un gran fracasso. E più di notte lia meridionale, uno studio attento su cause e sviluppi del feno-
che di giorno. Siamo una decina tra studenti, vagabondi, operai meno politico, in cui denuncia anche la politica vessatoria del
e... gente allegra, che spesso richiamiamo nella mia baracca i principe Torlonia sui braccianti del Fucino. Vi si leggono riflessio-
carabinieri. Del resto non facciamo nulla di male: si canta, si ni che, convertite nel genere narrativo, negli immediati anni suc-
mangia, si beve, si ride, si balla. Soprattutto si beve e si canta. cessivi troveranno ampliamento e sfogo di denuncia e di rivalsa
Io non sapevo di aver mai cantato in vita mia se non solo; ora nella prima edizione di Fontamara (1933), suo primo romanzo,
canto da mane a sera. E guai se non fosse così». Vi si riscontra suo emblema nel mondo con più di ventisette traduzioni in diver-
una reazione inusuale, goliardica, spassosa, forse reattiva all’ec- se lingue; un romanzo molto difforme, tuttavia, per stile e durez-
cessivo rigore, non sempre giustificato, subìto negli anni di colle- za d’intenti, da quello che si legge oggi, filtrato da otto edizioni e
gio. Di lì a poco il diciottenne Tranquilli si pente di questa sua dalla maturità sapienziale dello scrittore.
leggerezza, come confessa in un’altra lettera indirizzata alla stes-
sa persona, e come lo scrittore ricorderà anni dopo per sottoli- La rinascita
neare gli esiti “disastrosi” di alcune amicizie. Sono i prodromi Alla fine degli anni Venti un ennesimo terremoto esistenzia-
della lunga avventura nella militanza politico-rivoluzionaria, inizia- le investe il giovane Silone ormai ai vertici del Partito comunista
ta a Pescina – dove frequenta la sede della lega dei contadini, d’Italia insieme a Palmiro Togliatti. Alla crisi del militante, a causa
una baracca assegnata dal Comune in cui egli presta opera di della dispotica e arrogante politica nazionale e internazionale di
assistenza, scrivendo, a favore degli analfabeti, lettere, proteste, Stalin, e dell’atteggiamento passivamente favorevole e opportu-
ricorsi contro i soprusi dei padroni e delle autorità; e dove accen- nista del Partito comunista d’Italia nei confronti dell’URSS, si
de e appoggia sommosse – e maturata col suo trasferimento a aggiunge la crisi dell’uomo, ferito negli affetti per l’arresto, nel
Roma, dove arriva con la nomina di segretario regionale del mo- 1928, del fratello minore Romolo, accusato di avere attentato a
vimento giovanile socialista, e schedato già come sovversivo. Milano alla vita del re d’Italia. Sarà dimostrato il contrario e Ro-
Quasi una fuga: «Anche venticinque anni prima, quando partii da molo vedrà commutata la condanna a morte in 12 anni di prigio-
quella stazione, non avevo con me valigie. Partii di notte come ne. Ma Silone, sentendosi responsabile della sua detenzione per
un ladro, e non immaginavo di dover restare lontano tanti anni», averlo trascurato durante gli anni della militanza, intercederà a
ricorderà in La pena del ritorno. Presto, infatti, con l’adesione al suo favore anche sul piano internazionale, e arriverà a compro-
nascente Partito comunista d’Italia (PcdI), «una gelida ventata» mettersi col Partito fascista per tentare, invano, di sottrarlo alla
spegne finanche la «piccola lampada tenuta accesa davanti al prigione. Inutili anche le ampie sovvenzioni in danaro con cui
tabernacolo delle intuizioni più care», e il Partito diventa, per il tenterà di rendergli la detenzione meno sofferente; Romolo mori-
rivoluzionario Tranquilli, «famiglia, scuola, chiesa, caserma». Tra i rà nel carcere di Procida, ufficialmente per tisi, nel 1932, l’anno
sentimenti da bruciare c’è l’«essere pescinese, paesano, semi- successivo all’espulsione di Silone dal Partito comunista d’Italia
narista». Ma dura poco; l’amore per con l’accusa di “intellettuale rammolli-
Gabriella Seidenfeld, sua compagna di Don Orione, a cui Silone era legato da un profondo rapporto to”; aveva infatti confessato in un suo
militanza politica e di vita fino ai primi di stima e familiarità, con i fanciulli orfani del terremoto. ultimo articolo che a tenerlo nel Partito
anni Trenta e amica cara per sempre, Don Orione, with whom Silone had a bond of deep esteem era solo la comunione ideale con i suoi
gli ridona la gioia di vivere, e «rinascen- and familiarity, with the orphans of the earthquake. contadini d’Abruzzo.
do – le scrive nel 1924 – io sono torna- In questo arco di tempo, tuttavia,
to come ero una volta, cioè un pescine- in cui tutto sembra precipitare, giunge
se», ossia fiero del luogo nativo e ricco a maturazione una nuova urgenza inte-
dei valori interiori acquisiti nei primi riore, forse vagheggiata segretamente
quindici anni. negli anni, forse nutrita da letture che
Pescina, la Marsica, l’Abruzzo gli avevano sconvolto e rapito l’anima,
sono, per il militante, tra i luoghi di come I fratelli Karamazov e L’idiota, si-
osservazione preferiti per esprimere e curamente ispirata dalla intensa,
difendere le proprie tesi politiche e ri- drammatica esperienza di vita come
voluzionarie. Intanto, tra i vari pseudo- uomo e come militante. Un’urgenza
nimi più frequenti con cui firma gli arti- che diventa martellante nella Svizzera
coli della clandestinità vi è quello di mitteleuropea, dove il giovane, giunto
“Silone”, a ricordo «del capo della resi- per curare i polmoni, intesse cono-
stenza dei Marsi, Poppedius Silo, nella scenze e amicizie con persone specia-
guerra contro Roma, [...] simbolo di li del luogo e con artisti e intellettuali
autonomia», spiegherà anni dopo. di tutta Europa: democratici, dissiden-
Quanto agli scritti di questo periodo, ti e rifugiati come lui.
spiccano tre articoli di fuoco spediti Profondamente legato al Partito
all’“Avanti!” prima del 1920, in cui de- comunista d’Italia sin dalla fondazione
nuncia ritardi e scelleratezze degli uffici nel 1921 e alle sue tesi basilari defini-
preposti ai lavori di ricostruzione dopo te al Congresso di Lione del 1926, da
il terremoto di Pescina (che tuttavia sempre antifascista, più consapevole,
non vengono mai pubblicati), e la nota ora, dell’ampiezza e della potenza rivo-
e dettagliata relazione del gennaio luzionaria e persuasiva che un buon
1928 su Il fascismo in Abruzzo e nell’Ita- racconto può mantenere nel tempo ri-
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più arido dell’Abruzzo, che, in contrasto con quello del conterra-
neo D’Annunzio, egli dispiega «nel suo volto segreto che è vera-
mente doloroso, stanco, estenuato, oppresso e sanguinante,
sotto gli orpelli ufficiali, sotto gli orpelli “naturali”»; un ambiente
dell’anima, «fittizio ma vero [...] più vero del mondo reale ed ap-
parente» nel quale egli desidera riprodurre «la verità nascosta e
proibita».
Nascono, durante il quindicennio svizzero, tra i vari scritti, i
racconti di Viaggio a Parigi, la trilogia di romanzi Fontamara, Pane
e vino, Il seme sotto la neve, il dramma Ed egli si nascose, ambien-
tati, tutti, in terra marsicana durante la dittatura fascista; libri che,
tradotti in diverse lingue, ottengono un inatteso successo mon-
diale e fanno vacillare all’estero la cortina di rispettabilità del fa-
scismo italiano. E anche quando, rientrato in Italia nel 1944 dopo
la caduta del fascismo, Silone tornerà a Pescina, e questa si ri-
Ignazio Silone con la compagna Gabriella Seidenfeld a Trieste nei primi anni Venti. velerà ai suoi occhi «un mondo estraneo, che continua a vivere
Ignazio Silone with his partner Gabriella Seidenfeld in Trieste in the early 1920s. per conto suo [...] nella maniera che gli è propria, con naturalezza
e indifferenza»; e quando, negli anni a venire, tornandovi da Roma
spetto a qualunque manifesto, Silone aspira a denunciare, trami- dove va a risiedere, la vede vivere ormai una vita agiata, parlare
te la scrittura narrativa, la condizione umana, sociale, economica una lingua diversa da quella che durante l’esilio egli aveva acca-
e politica che opprime i tanti emarginati a favore dei quali, insof- rezzato nella memoria e mitizzato nell’opera creativa, le scelte
ferente al rischio e alle pene della clandestinità, si era impegna- non cambieranno; i luoghi, in cui farà rivivere e muovere in una
to nella militanza politica. Vuole mostrare altresì la funzione for- riscrittura più matura, pacata, serena, tutte le opere dell’esilio, e
mativa e di supporto del comunista militante in seno alla comu- quelli in cui ambienterà
nità degli oppressi. Si propone, in fine, di dimostrare l’autenticità la nuova produzione
e la sincerità del suo credo comunista al di là di ogni calcolo e di letteraria e saggistica
ogni opportunismo del Partito ufficiale; un credo, il suo, radicato – da Una manciata di
nel rispetto per i deboli, per i perseguitati, per i senza terra, per more alle bozze di Se-
i suoi cafoni, contro i padroni e i potenti sin da quando, appena verina (con l’unica ec-
adolescente, aveva reagito al «contrasto stridente, incomprensi- cezione di La volpe e le
bile, quasi assurdo, tra la vita privata e familiare, ch’era, o alme- camelie, ambientato in
no così appariva, prevalentemente morigerata e onesta, e i rap- Svizzera) –, si ispireran-
porti sociali, assai spesso rozzi, odiosi, falsi. [...] Badare ai fatti no sempre agli spazi
propri era la condizione fondamentale del vivere onesto e tran- che la sua memoria
quillo, che ci veniva ribadita in ogni occasione. L’insegnamento giovanile aveva fotogra-
della Chiesa lo confermava. Le virtù raccomandate concernevano fato: «Ogni vicolo, ogni
la vita intima e familiare. Fin dai primi anni, a me invece piaceva casa, ogni fontana, e
molto stare per strada e i miei compagni preferiti erano figli dei quali fanciulle in quali
contadini poveri». ore, vi attingessero ac-
qua; ogni porta, ogni
Il ritorno finestra, e chi vi si af-
Una parola-chiave, per Silone scrittore, è “capire”: «Se ho facciasse, in quali mo-
scritto i miei libri [...] è per cercare di capire e di far capire», dirà menti». Spazi che dalla
in seguito. E per capire e far capire, dalla Svizzera, Silone, in Marsica si estendono Romolo Tranquilli, fratello di Ignazio Silone, nel
nome di un rinato «bisogno di sincerità e verità», torna con l’ispi- all’Abruzzo montano ed 1926. Due anni dopo sarà arrestato dalla polizia
fascista e morirà in carcere nel 1932.
razione, pur restandovi fisicamente lontano, alla propria terra, eremitico della Maiella,
Romolo Tranquilli, Ignazio Silone’s brother, in
alla Marsica, al Fucino, al luogo «dove è nato e che conosce e dove, in grazia della se- 1926. Two years later, he was to be arrested by
ama come il bambino conosce il seno di sua madre», al luogo colare staticità, tanto the Fascist police and died in prison in 1932.
serbato per tanti anni dentro di sé, «parte integrante, anzi centra- poeticamente descrit-
le» di se stesso, come egli sente di essere parte primaria della ta in Fontamara, bene si adatta a vivere il dramma medievale
propria terra. Se il distacco dal seno materno fu drammatico, lo dell’Avventura d’un povero cristiano; ultima tappa di un lungo
strappo brutale dal luogo di nascita era stato una terribile e lunga cammino di studio e di scavo delle proprie radici abruzzesi. Qui
violenza. Raccontare, per lui, diventa ritorno spirituale e immer- Silone ripercorre l’avventura dell’eremita Pietro del Morrone elet-
sione salvifica nella terra d’origine immobilizzata in un’atavica to papa col nome di Celestino V, il quale, «dovendo scegliere tra
sofferenza, per proseguirvi, in solitudine, attraverso i gesti e la santità e potere, fece per onestà il gran rifiuto». Nella trasfigura-
voce dei personaggi che lo scrittore neofita vi fa vivere, la sua zione artistica dell’esperienza di Celestino («il più abruzzese dei
lotta, senza dimenticare i motivi che lo avevano spinto a iniziarla. Santi; non si può capire un certo aspetto dell’Abruzzo senza ca-
A quindici anni dal terribile sisma, mentre l’Italia vive l’autoritari- pire lui» – scrive), Silone modella il mosaico della propria espe-
smo monarchico-fascista, Silone, esule, adotta come scenario rienza politica, religiosa e civile. Lo fa, ricalcando luoghi che sono
privilegiato dove innestare i drammi dei suoi cafoni il paesaggio parte del suo passato, si rifrangono nel presente e lo proiettano
DALLA “SUISSE” 177
E poi ci sono gli scongiuri, il malocchio, i riti
funebri, i pellegrinaggi nei santuari – tanto vivi
nella religione popolare – per ottenere, invano
in Silone, una grazia. E nel ricordare le tradizio-
ni natalizie, col presepe e col ciocco, c’è la pa-
rabola della Sacra Famiglia, anch’essa reinter-
pretata seguendo propri fini narrativi: «Esse ci
istillavano il rispetto e la solidarietà per i perse-
guitati. Inoltre, ci davano, del mondo nel quale
stavamo per entrare, un’immagine piuttosto
pessimistica; era un mondo nel quale l’innocen-
za era perseguitata dalle stesse autorità».
Persino nel suo magistrale saggio sul-
l’Abruzzo che, stilato nel 1948 per il Touring
Club Italiano, ampliato negli anni, sarà edito
infine nel 1963 col titolo La terra e la gente, lo
stile è originale; documento, cronaca, tradizioni,
colloqui, dissimulata polemica convivono in
forma diaristico-narrativa; pacata, sapiente,
non priva di lieve e bonaria ironia. Viaggiatore
Scena pastorale a Pescina. – A pastoral scene in Pescina. attento – «Tutte le strade di accesso all’Abruzzo,
salvo quella del litorale adriatico, devono supe-
nel futuro. Sono i luoghi del suo Abruzzo, della sua infanzia, ani- rare valichi assai erti. Quella volta noi scegliemmo la Salaria» –,
mati da storie e leggende che si elevano a miti; che incarnano Silone, a differenza di altri studiosi che avevano scritto sull’Abruz-
tragedie, drammi, sofferenze, tranci di storia che, vichianamente, zo senza visitarlo, è preciso nel descrivere l’itinerario percorso, i
tendono a ripetersi; lì Silone crea personaggi che di quella terra diversi paesaggi che si aprono ai suoi occhi nelle varie ore del
ruvida ma “coraggiosa” e “generosa” sono l’emblema. La stessa giorno, i luoghi dove sosta, le persone con cui parla per conosce-
Maiella, la montagna del Morrone, è – scrive – «il Libano di noi re, per confermare, per stimolare altre curiosità; mostra in una
abruzzesi. I suoi contrafforti, le sue grotte, i suoi valichi sono battuta le differenze dei tempi («Le pecore di Rocca di Cambio
carichi di memorie. Negli stessi luoghi dove un tempo, come in – egli disse ridendo – adesso sono i turisti. Si fatica di meno e
una Tebaide, vissero innumerevoli eremiti, in epoca più recente si guadagna di più»), il carattere antropologico dei luoghi. L’ospi-
sono stati nascosti centinaia e centinaia di fuorilegge, di prigio- talità godereccia di quello marino gli provoca una riflessione rigo-
nieri di guerra evasi, di partigiani, assistiti da gran parte della rosa: «Sono veramente rari i ricchi o i nuovi arricchiti dei paesi
popolazione». poveri che conoscano il piacere di un nutrimento lieve e modera-
to». Il contrasto con l’amato paesaggio montano, suo luogo
La sacralità del luogo dell’anima, è scandito immediatamente dopo: «Invece la cono-
La coerenza e la determinazione nello svolgimento del suo scenza delle montagne abruzzesi ha un’importanza primordiale.
macrotesto narrativo, qual è l’intera sua opera – «quell’unico libro [...] Il destino storico e sociale degli abruzzesi è stato infatti lar-
che lo scrittore porta in sé, immagine della propria anima e di cui gamente determinato proprio dalle montagne».
le opere pubblicate non sono che frammenti più o meno appros-
simativi» –, dove unica è, quindi, la trama ideale, esigente di ve- Forte nelle avversità, irremovibile nei suoi propositi, elevato
rità e libertà, non soffocano, tutt’altro, i tanti motivi della tradizio- nei suoi ideali, aperto nelle sue vedute, indecifrabile nei suoi si-
ne abruzzese da cui Silone attinge a piene mani per arricchire e lenzi; Ignazio Silone era plasmato di terra di montagna, come i
condire le sue storie, con scopo mai passivamente documenta- contadini della sua narrativa che con la terra hanno un rapporto
ristico, bensì sempre mirato a meglio rappresentare, spesso at- stretto e saldo «come una specie di sacramento». Spentosi tra le
traverso le contrapposizioni, la concatenazione che regge l’univer- montagne svizzere che gli avevano sanato il corpo, nutrito l’anima
so esistenziale del suo mondo contadino. Così, per esempio, se e tenuta desta la memoria durante l’esilio, ora è più comprensi-
nutrimento e religione vanno di pari passo per i ricchi – «nella bile che per il riposo eterno egli abbia scelto di ricongiungersi al
notte di Natale viene al mondo il bambino Gesù, e allora si man- proprio paese, su un lembo sacro di terra di montagna.
gia il pesce arrosto [...]» –, ai cafoni, che mangiano solo pane di
granturco, al limite, con cipolle e fagioli, le ricorrenze dei santi,
quando questi non vengono bestemmiati, sostituiscono, nei loro Nota bibliografica
racconti, le date in cui accadono gli eventi: «Era il mese di Maria, I. SILONE, Memoriale dal carcere svizzero, a cura di L. MERCURI, Cosenza,
Lerici, 1979.
se non sbaglio». Anche l’abbigliamento della persona e l’arredo I. SILONE, Romanzi e saggi, a cura di B. FALCETTO, Milano, Mondadori, 1998-
della casa oltre ad essere indicatori del luogo e della posizione 1999.
sociale, definiscono il carattere, l’animo della persona: i “ricci” e G. CASOLI, L’incontro di due uomini liberi: don Orione e Silone, Milano, Jaca
«lo zinale nuovo, una collana di corallo e la patacca d’argento» sul Book, 2000.
Per Ignazio Silone, Firenze, Polistampa, Fondazione Spadolini Nuova
vestito della domenica che la cantiniera Marietta di Fontamara Antologia, 2002.
indossa per recarsi con le altre donne in città a denunciare ai Silone, la libertà. Un intellettuale scomodo contro tutti i totalitarismi, a
carabinieri la chiusura del ruscello, è solo uno fra tanti esempi. cura di A. FORBICE, Milano, Guerini e Associati, 2007.
178 DALLA “SUISSE”
Ignazio Silone,
l’uomo
che si è salvato
ANDREA PAGANINI
Docente, scrittore, direttore delle edizioni “L’ora d’oro”
«[...] quello che realmente ha fatto, solo Dio lo sa».1
D
a qualche anno a questa parte la figura di Ignazio Si-
lone – lo scrittore italiano antifascista per antonoma-
sia – divide i pareri degli storici e degli intellettuali in
modo apparentemente inconciliabile. E gli animi s’in-
fiammano, tanto che, nonostante le numerose pubblicazioni
uscite sull’argomento, la diatriba non accenna a placarsi. Cos’è
successo?
Partiamo da un fatto accertato e indiscusso emerso dagli
archivi di Stato poco più di un decennio fa. In data 13 aprile 1930,
da Locarno, Silone scrive un’«ultima lettera» a Guido Bellone,
funzionario della pubblica sicurezza italiana. Di che genere erano Silone nel 1950.
– ecco la questione del dibattere – i rapporti epistolari intrattenu-
ti in precedenza dai due? Silone era il più astuto ed efficace in- Secondino Tranquilli
formatore della polizia fascista, come affermano gli storici Dario «C’era una volta qui a Pietrasecca» disse «un uomo che si
Biocca e Mauro Canali,2 o un indefesso e coerente avversario del chiamava Carlo Campanella, e c’è a Nuova York un uomo che si
regime di Mussolini? Come sostiene Giuseppe Tamburrano3 (per chiama Mr. Charles Little-Bell, Ice and Coal.
citare solo i “capostipiti” dei contrapposti fronti). Chi è veramen- È una sola persona o sono due?».
te Ignazio Silone? E quale valore attribuire ai suoi scritti? «È la stessa persona» risposero vari. «Se un uomo può
Chi intende realmente indagare sulla biografia intellettuale cambiare nome, perché non può cambiarlo una carta da gioco?»
di Ignazio Silone, cercare la verità nel rispetto delle persone (in- disse il prete.4
vito rivolto agli studiosi dalla vedova Darina Silone, a Pescina, il
1° maggio del 2000), deve spingersi oltre i due schieramenti di Dopo il terremoto che nel 1915 colpisce l’Abruzzo, Secon-
innocentisti e colpevolisti. Ma procediamo con ordine. dino Tranquilli (nome di battesimo di Ignazio Silone) rimane orfa-
no, appena quindicenne, senza casa e allo sbaraglio. Assiste in
prima persona ai problemi sociali cui devono far fronte i più umi-
Ignazio Silone, li della sua terra e partecipa a piccole sommosse popolari. A
the man who saved himself soli 17 anni entra a far parte dell’Unione giovanile socialista,
dando inizio così alla militanza politica che caratterizzerà il suo
There is a clear watershed in the tumultuous spiritual growth of Silone: 1930.
By then, young Communist activism was in an irreversible situation of crisis impegno per oltre un decennio. Due anni dopo, ormai noto come
and he seemed to want to be expelled from the party to regain a more genuine sovversivo, è segretario dell’Unione Socialista romana. Nel 1921
inner freedom. He felt he really had to turn over a new leaf and he was helped il Partito Socialista Italiano (Psi) si scinde e la costola rivoluziona-
in this by being able to stay in his second country, Switzerland. Here he ria dà vita al Partito Comunista d’Italia. Tranquilli figura tra i fon-
became a writer, but above all he concretely became a man. He was able to datori, con Bordiga e Gramsci, e diventa ben presto uno dei diri-
overcome any tendency towards opportunism or compromise. He found the genti del nuovo organismo politico, assumendo incarichi soprat-
courage to condemn totalitarianisms of any political colour. He regained that tutto nell’ambito della stampa. Intanto Mussolini, capo del neo-
solid and authentically Christian vocation that had illuminated the darkest costituito Partito Fascista, sale al governo nell’ottobre del 1922.
period of his adolescence. He overcame the drama of being a man at a fork in Schedato dalla polizia, il giovane Tranquilli si reca all’estero
the road, to painfully become aware of his real humanity. – a Berlino, a Madrid, a Parigi – dove tiene i legami tra gli esuli
DALLA “SUISSE” 179
politici e scrive su periodici di sinistra. Nel 1925, quando si affer-
ma la dittatura fascista, è nuovamente in Italia, nell’ufficio stam-
pa del PcdI che però, come tutti i partiti d’opposizione, l’anno
dopo è dichiarato illegale ed entra nella clandestinità. Nel 1927,
durante un congresso comunista a Mosca, assiste con diffidenza
all’ascesa al potere di Stalin. Poco dopo, mentre il PcdI è scon-
volto da numerosi arresti, Tranquilli torna in Francia, perplesso
sul capo del comunismo russo e molto critico sulla linea autori-
taria assunta dal partito, di cui constata le tendenze intolleranti
e prevaricatrici, nonché l’assoluta incapacità di confrontarsi leal-
mente con idee eterogenee. È in questo periodo che matura un
nuovo dramma familiare: il fratello Romolo, arrestato nel 1928
con l’accusa di cospirare contro il regime, viene condannato a 12
anni di prigione; morirà quattro anni più tardi nel carcere di Pro-
cida, in drammatiche condizioni di salute.
[Locarno] 13 aprile 1930
«[...] si scavava un contrasto incolmabile tra la mia vita
apparente e la mia vita segreta. [...] La politica mi si rivelava una Pescina rasa al suolo dal terremoto del 1915.
cosa assurda. Che cosa mi riguardavano tutte quelle storie? Pescina razed to the ground by the 1915 earthquake.
Avrei certamente preferito di vivere in pace, di mangiare due
o tre volte al giorno, mandando al diavolo sia la “necessità na sarò ristabilito in salute) nella forma di un’attività letteraria e
dell’espansione imperiale”, sia la “democrazia economica”».5 editoriale del tutto indipendente. Devo aggiungere che, in questo
tempo, delle grandi modificazioni si vanno compiendo nella mia
Sul finire degli anni Venti il futuro scrittore attraversa un ideologia e mi sento riattratto, molto, verso la religione (se non
periodo di tremenda crisi, di salute e di coscienza; una crisi esi- verso la Chiesa) e che l’evoluzione del mio pensiero è facilitata
stenziale che lo porta alla stesura della famosa lettera al funzio- dall’orientamento cretino e criminale che sta assumendo il partito
nario di polizia sotto il regime fascista, che riporto per esteso. comunista. La sola cosa che mi fa allontanare da esso con ram-
marico è il fatto che è un partito perseguitato nel quale, all’infuori
Mi scusi se non le ho più scritto. Ciò che le interessava sape- dei dirigenti, vi sono migliaia di operai in buona fede. Per poter
re non è più un mistero (la stampa già ne parla). Non so cosa, io e esercitare un’influenza sugli elementi della base, io esito ancora ad
i miei amici, faremo. annunciare pubblicamente la mia rottura col partito ed attendo,
La mia salute è pessima, ma la causa è morale (Lei compren- prossimamente, il momento propizio.
derà, se ricorderà ciò che le scrissi l’estate scorsa). Io mi trovo in Questa mia lettera a lei è un’attestazione di stima. Ho voluto
un punto molto penoso della mia esistenza. Il senso morale, che è chiudere, definitivamente, un lungo periodo di rapporti leali, con un
stato sempre forte in me, ora mi domina completamente; non mi atto di lealtà. Se lei è un credente, preghi Iddio che mi dia la forza
fa dormire, non mi fa mangiare, non mi lascia un minuto di riposo. di superare i miei rimorsi, di iniziare una nuova vita, di consumarla
Mi trovo nel punto risolutivo della mia crisi di esistenza, la quale tutta per il bene dei lavoratori e dell’Italia.
non ammette che una sola via d’uscita: abbandono completo della Suo, Silvestri 6
politica militante (mi cercherò un’occupazione intellettuale qualsia-
si). Oltre questa soluzione non restava che la morte. Vivere ancora Sulla base di questa lettera – e delle altre precedenti attri-
nell’equivoco mi era impossibile; mi è impossibile. Io ero nato per buibili allo stesso mittente – gli “storici dell’accusa” affermano
essere un onesto proprietario di terre nel mio paese. La vita mi ha che Silone, fin dal 1923 (o forse da prima), si sarebbe infiltrato
scaraventato su una china, alla quale ora voglio sottrarmi. Ho la nel Partito comunista e avrebbe fornito alla polizia italiana infor-
coscienza di non aver fatto un gran male, né ai miei amici, né al mazioni sull’organizzazione clandestina, facendo quindi il doppio-
mio paese. Nei limiti in cui era possibile, mi sono sempre guardato gioco in un difficilissimo esercizio di equilibrismo. Gli “storici
dal compiere del male. Devo dirle che lei, data la sua funzione, si della difesa” respingono le accuse, confutando l’autenticità di
è sempre comportato con me, da galantuomo. Perciò le scrivo gran parte delle lettere o la loro riconducibilità a Silone e affer-
questa ultima lettera. Perché lei non ostacoli il mio piano, che si mando che egli avrebbe soltanto voluto far credere – sul finire
realizzerà in due tempi: primo, eliminare dalla mia vita tutto ciò che degli anni Venti – di collaborare con l’Ovra onde giovare al fratel-
è falsità, doppiezza, equivoco, mistero. Secondo, cominciare una lo in carcere, oppure avanzando ipotesi che rendono quei contat-
nuova vita, su una nuova base, per riparare il male che ho fatto, ti epistolari “strumentali”7 e di conseguenza “lievissima” la sua
per redimermi, per fare del bene agli operai, ai contadini (ai quali colpa.
sono legato per tutte le fibre del mio essere) e alla mia patria. Da queste due letture contrapposte e inconciliabili dipende,
Tra il primo e il secondo tempo, ho bisogno di un po’ di riposo apparentemente in toto, il giudizio sullo scrittore abruzzese, il suo
fisico, intellettuale e morale. Nessuna considerazione di carattere onore, la sua credibilità. Silone è un abietto e ripugnante infor-
materiale ha influenzato la mia decisione. I disagi non mi spaven- matore che ha tradito la causa antifascista o un onesto e intran-
teranno. Quello che voglio è vivere moralmente. sigente combattente per la libertà e contro ogni totalitarismo?
L’influenza e la popolarità che in molti centri di emigrazione Non manca chi, nel tentativo di conciliare le due verità e finendo
ho acquistato mi inducono a concepire la mia attività futura (appe- inevitabilmente in un vicolo cieco, parla addirittura di pazzia o
180 DALLA “SUISSE”
schizofrenia, scorgendo nello scrittore una sorta di dottor Jekyll pensavo fino dall’età di quindici anni».10 Nel luglio del 1929 – pre-
e mister Hyde. Possibile che si debba giungere a tanto? stando fede ai documenti recentemente pubblicati – Tranquilli
Appare necessario fare un passo indietro e percorrere una comunica a Bellone che al «punto in cui è nella sua formazione
via diversa, che porta più lontano. Lo facciamo, pur lasciando morale e intellettuale» gli sarebbe «impossibile restare con lui
aperte tutte le possibilità, focalizzando l’attenzione su quel noda- negli stessi rapporti di 10 anni prima».11 (Se davvero la collabo-
le 1930, certi che esso costituisca uno spartiacque e un punto razione con la polizia risalisse al 1919, si tenga presente che a
di osservazione imprescindibile per spiegare la figura e l’opera di quell’epoca non esisteva ancora né il Partito nazionale fascista
Silone. né il Partito comunista d’Italia. Si consideri poi che, viste da
quella prospettiva, anche nel periodo immediatamente successi-
L’uscita dalla crisi. Lo spartiacque vo alla loro fondazione, le carature del fascismo e del comunismo
«[...] bisognerebbe andare lontani dalla propria terra. – e tanto più del comunismo italiano – risultavano tutt’altro che
Cambiare il nome non basta, se l’acqua, le pietre, l’erba, le definite).
piante, la polvere delle strade sono del paese in cui si è nati. La lettera del 13 aprile 1930 presenta una straordinaria
Bisognerebbe andare lontano». Il frate disse questo con una voce intensità morale ed emotiva. L’autore si dice tormentato da
così cupa che don Paolo dové trattenersi per non abbracciarlo».8 un’acutissima crisi di coscienza e spiega di essersi trovato da-
vanti a un tremendo bivio che lo ha costretto a scegliere tra due
Il momento storico del 1930 coincide con il periodo in cui il opzioni estreme: il suicidio o una vita completamente diversa.
fascismo – dopo il plebiscito elettorale e la sottoscrizione del Afferma di essere giunto a «un punto risolutivo» della sua esisten-
Concordato – gode di un enorme potere e di un consenso popo- za, di voler abbandonare la politica militante, di non poter più vi-
lare senza precedenti. Quando Silone si stabilisce in Svizzera, da vere nell’«equivoco»; di voler imboccare una «via d’uscita» per
un paio di anni i suoi rapporti con il Partito comunista si sono «cominciare una nuova vita», priva di «falsità, doppiezza, equivo-
diradati e sfilacciati. Lontano dalla sua terra e dai vecchi amici, co, mistero», di intendere «riparare il male» commesso, «redimer-
si sente in colpa per la terribile punizione subita dal fratello Ro- si», «vivere moralmente». Scrive poi di volersi dedicare a un’«atti-
molo. Soffre di disturbi nervosi e di una malattia polmonare. È in vità letteraria e editoriale del tutto indipendente». Aggiunge inoltre
questo momento che egli tronca, contemporaneamente, i suoi che nel suo pensiero si stanno compiendo «delle grandi modifi-
rapporti con il referente presso l’Ovra e quelli con il Partito comu- cazioni» e che si sente «riattratto, molto, verso la religione». Au-
nista che per un decennio ha costituito per lui – scrive – «scuola spica infine che Dio gli dia «la forza di superare i suoi rimorsi»,
chiesa caserma famiglia: [...] un’istituzione totalitaria nel senso «iniziare una nuova vita» e spenderla «tutta per il bene dei lavora-
più completo e genuino della parola».9 tori e dell’Italia».
Cosa lo porta a tale decisione? Forse la sorte toccata al Come non cogliere, in questa lettera, una forte consonanza
fratello Romolo? Forse la constatazione della deriva totalitaria del con quanto Silone scriverà molti anni dopo, in Uscita di sicurezza,
comunismo? Forse il riconoscimento della spietatezza della poli- ripensando proprio a quel momento traumatico, ma decisivo e
zia italiana, ormai indistinta dal regime cui fa capo? Forse una risolutore come il travaglio di un parto?
crisi di coscienza motivata da una rinata sensibilità morale e re- «[...] mi sembra di esser diventato un altro uomo: avevo al-
ligiosa? Forse tutto questo insieme. Non lora trent’anni; ero appena uscito dal
potendo uscire di sua iniziativa dal Partito Ritratto fotografico di Ignazio Silone nel 1950. partito comunista, al quale avevo sacrifi-
comunista, è probabile che egli, per sot- A photographic portrait of Ignazio Silone in 1950. cato la mia gioventù, i miei studi e ogni
trarsi alla doppia vita, faccia tutto il possi- interesse personale; ero gravemente ma-
bile per farsi espellere (come in effetti lato; ero privo di mezzi; ero senza famiglia
avviene, nel 1931). Certamente la decisio- (rimasto orfano a quindici anni, l’unico
ne di interrompere quei contatti è del tutto fratello che mi restava era allora in carce-
scevra da ragionamenti di opportunismo re, come cattolico antifascista e, poco
politico, in quanto tanto il fascismo in Italia dopo, in carcere morì); ero stato espulso
quanto il comunismo a livello internaziona- dalla Francia e dalla Spagna; non potevo
le appaiono in quel momento sulla cresta tornare in Italia; in una parola, ero sull’orlo
dell’onda; e il loro potere non accenna af- del suicidio. Attraversai in quell’epoca una
fatto a diminuire. La deliberazione di pren- crisi atroce, ma salvatrice. Come scrisse
dere le distanze da entrambi non è insom- San Bernardo in uno dei suoi libri, vi sono
ma spiegabile per scelte di camaleonti- degli uomini che Iddio rincorre, persegui-
smo, ma unicamente quale risultato di ta, ricerca e, se li trova e li afferra, li
una spinta propulsiva di origine morale. E strazia, li fa a pezzi, li morde, li mastica,
da qui si spiega il travaglio esistenziale li ingoia e digerisce e ne fa creature del
che lo porta a una rottura con tutta la sua tutto nuove, creature del tutto sue; se io
vita precedente. Senza dubbio la decisio- ripenso alle sofferenze, ai pericoli, agli
ne, che lo porta a riscoprire la Weltan- errori, alla penitenza, sofferti da molti miei
schauung religiosa della prima adolescen- amici e da me stesso, mi sembra di aver
za, è maturata nel corso di più anni. Nella avuto quella sorte dolorosa e privilegiata
seconda metà degli anni Venti, scrive alla di cui parla San Bernardo. In Svizzera io
sua compagna Gabriella Seidenfeld: «Mi sono diventato uno scrittore; ma, quello
accorgo che tutto ciò che penso ora lo che più vale, sono diventato un uomo».12
DALLA “SUISSE” 181
Tutto ciò conferma il valore di svolta,13 di cesura, di spar-
tiacque, rappresentato dal 1930. Non pare un caso che l’archivio
personale di Silone conservi documenti solo a partire da quell’an-
no, quasi a significare un taglio netto con il passato. E non pare
un caso che la sua attività letteraria inizi con quella data: «Fino
a trent’anni non avevo pensato a scrivere».14 «Prima non m’ero
mai reso conto di questa mia vocazione».15 Tutte le opere lette-
rarie di Silone sono posteriori e risultano l’espressione coerente
di un uomo che spende le energie per elaborare, in arte come in
politica, una visione del mondo improntata alla libertà e alla di-
gnità umane. Anche l’adozione del nome Ignazio Silone – con una
coloritura civile e una religiosa – risale a quel periodo e sembra
alludere alla nascita di un uomo nuovo.
Ignazio Silone
«Non si può parlare d’un uomo vivo come d’un dannato»
protestò don Nicola. «Se fosse così, tanto varrebbe chiudere le
chiese e darci al commercio». «Ho l’impressione» egli riprese «che
Rocco si trovi ora di fronte a una svolta dalla quale dipende non
soltanto il suo avvenire ma anche il suo passato. Intendo dire,
dalla sua decisione può dipendere il senso di tutta la sua vita».
«Com’è possibile questo?» domandò la sorella. «Nessuno, ho
sempre pensato, può cancellare il suo passato». «Può compiere
un atto che gli dia un altro colore, un’altra luce». «Tu credi
insomma che Rocco possa ancora riabilitarsi? Salvarsi? Vuoi dire
questo?». «Egli è arrivato al punto in cui può fare qualcosa che dia
al suo passato un senso piuttosto che un altro».16
La Svizzera concede asilo a Silone per quasi 15 anni, fino
alla caduta del regime, al punto che egli la considera la sua se-
conda patria. I primi anni dell’esilio sono durissimi; oltre a soffri-
re di tubercolosi (per questo si fa curare a Davos), il giovane
esule si sente abbandonato da tutti. Eppure è in quell’abbandono nosce intanto Darina Laracy, la giovane irlandese che diventerà
che nasce Fontamara, l’epopea dei cafoni, gli “ultimi” della sua sua moglie.
terra. Il romanzo, un successo a livello mondiale, viene pubblica- Nel 1942 viene arrestato dalla polizia elvetica per aver
to nel 1933, dapprima in tedesco (come tutte le sue opere stampato e diffuso materiale di propaganda antifascista. In pri-
dell’esilio), a Zurigo, dove nel frattempo il giovane scrittore si è gione rimane per pochi giorni, ma in quell’occasione stende il
stabilito, entrando in contatto con numerosi intellettuali e artisti. famoso Memoriale dal carcere svizzero in cui, fra l’altro, scrive:
Si attiva in campo editoriale, con la rivista “information” e Le «[...] l’impulso che ha impedito a noi di capitolare di fronte alla
nuove Edizioni di Capolago. Nel 1934 pubblica un saggio sulle dittatura non è di origine classista, materialista o intellettuale,
origini e lo sviluppo del fascismo e nel 1935 una raccolta di ma è essenzialmente etico; su di esso noi dobbiamo ricostruire
racconti intitolata Viaggio a Parigi. L’anno dopo vede la luce il ro- il movimento socialista; questa esigenza implica un superamento
manzo Pane e vino (in seguito Vino e pane), che riscuote il plauso della nostra ideologia precedente e un superamento del nichili-
anche di alcuni critici importanti. È il primo romanzo della triade smo scettico e cinico oggi prevalente nella vita politica».18 Nel
incentrata su Pietro Spina e ispirata da vicende parzialmente 1944 rientra in Italia.
autobiografiche; seguiranno Il seme sotto la neve (1941) e il dram- Nel dopoguerra è membro della Costituente e del Parlamen-
ma teatrale Ed egli si nascose (1944), nei quali Silone mette a to; esulta per la vittoria della repubblica sulla monarchia. Dirige
fuoco il suo sistema di valori riconoscendo nella «riscoperta l’“Avanti!” e poi la rivista l’“Europa socialista”. Aderisce a varie
dell’eredità cristiana nel fermento di liberazione della società formazioni politiche socialiste, ma alla fine decide di percorrere
contemporanea [...] il nostro profitto spirituale più importante».17 una strada fuori dagli schieramenti. Per marcare la propria indi-
Nel 1938 pubblica La scuola dei dittatori, un’opera satirica pendenza, si definisce «cristiano senza chiesa e socialista senza
diretta non solo contro il fascismo, ma contro tutti i totalitarismi. partito».19 Si interroga: «Quanti si avvedono che la tirannia dei
Insofferente nei confronti delle strutture coercitive istituzionali e mezzi sui fini è la morte naturale dei fini più nobili? E che la ridu-
partitiche, lo scrittore abruzzese si scaglia da “battitore libero” zione dell’uomo a strumento e materia prima, dà un carattere
tanto contro il regime di Mussolini quanto contro quelli di Stalin mistificatorio a qualsiasi pretesa di voler assicurare la felicità
e di Hitler. Il comunismo gli appare un fascismo rosso. dell’uomo?».20 Si schiera contro la partitocrazia, la burocrazia, gli
Solo nel 1939, dopo un decennio di “astensione” e nono- apparati, e si distingue per posizioni anticonformiste; propone fin
stante il divieto imposto dalla Svizzera ai rifugiati, Silone si riav- dal 1945 di superare l’antifascismo, per delineare una posizione
vicina alla politica attiva. Entra a far parte del Centro estero del postfascista, propositiva e dialogante: «Alla verità oggi si può
Partito Socialista Italiano, di cui dal 1941 assume la guida. Co- pervenire solo attraverso lo scambio di idee con coloro che la
182 DALLA “SUISSE”
Le copertine di alcune edizioni delle opere di Silone, tradotte in tutte le principali lingue del mondo.
The covers of some editions of Silone’s books, translated into all the main languages of the world.
DALLA “SUISSE” 183
pensano in maniera diversa».21 Nel 1953 si ritira definitivamente ventura d’un povero cristiano, per non scendere a compromessi
dalla politica attiva. Intanto vede la luce Una manciata di more con la propria coscienza e restare fedele a un cristianesimo
(1952), un romanzo fortemente anticomunista che rinfocola l’an- schiettamente evangelico, Pier Celestino abdica al seggio ponti-
tica polemica con Togliatti. A un enorme successo all’estero si ficio passando per una serie di «mortificazioni» che egli accetta
contrappone l’ostracismo della critica italiana ideologizzata, che «senza rancore, anzi, con riconoscenza, come occasioni di eser-
solleva polemiche legate al percorso biografico dell’autore. Par- citare l’umiltà».25
tecipando a conferenze e dibattiti in tutto il mondo, Silone propu- La conseguenza di questo sacrificio richiesto ai personaggi
gna la libertà di pensiero e si avvicina a intellettuali come Sartre della narrativa siloniana è altrettanto chiara: «L’uomo che arriva
e Weil. Nel 1956 fonda la rivista culturale “Tempo presente”, che penosamente alla coscienza della propria umanità».26 Il sacrificio
dirigerà fino al 1968. Nello stesso anno pubblica il romanzo Il di sé comporta – in sé o negli altri – una profonda acquisizione
segreto di Luca. di consapevolezza. Colpiti dalla sorte di Berardo, i cafoni fonta-
Nel 1960 vede la luce La volpe e le camelie, l’unico suo maresi diventano consapevoli di sé e dei propri diritti, comincian-
romanzo ambientato fuori dall’Abruzzo, in Svizzera. Cinque anni do a chiedersi «Che fare?». Uscendo dalla crisi che lo ha sconvol-
più tardi pubblica Uscita di sicurezza, una sorta di autobiografia to e riportato in vita, Murica diviene a sua volta soggetto prota-
intellettuale, forse il suo libro più importante, e nel 1968 L’avven- gonista della frase che lo ha colpito: «La persona che finalmente
tura d’un povero cristiano, un’opera che riscuote, anche in Italia, arriva alla coscienza della propria umanità»;27 e lo stesso fanno i
grande successo di pubblico e di critica. prigionieri che assistono alla sua morte in prigione. Ne La scuola
dei dittatori l’esiliato Tommaso il Cinico lotta non «per il potere,
La nascita di un uomo, nuovo e consapevole ma per capire»,28 mentre ne Il seme sotto la neve si scandaglia
«[...] avrei amato passare la vita a scrivere e riscrivere sempre la proprio il significato della sofferenza espiatoria, il senso spiritua-
stessa storia, nella speranza, se non altro, di finire col capirla e le del dolore che appartiene all’esistenza di ogni essere umano.
farla capire. Così nel Medioevo vi erano dei monaci che E così via, fino a La volpe e le camelie, dove il gesto estremo di
trascorrevano l’esistenza a dipingere il Volto Santo, sempre il Cefalù farà riconoscere a Daniele, partecipe infine del suo dram-
medesimo volto, che in realtà poi non era mai del tutto identico. ma, l’umanità essenzialmente buona del proprio “nemico”.
Ormai è chiaro che a me interessa la sorte d’un certo tipo Le tematiche del bivio e dell’acquisizione di coscienza si
d’uomo, d’un certo tipo di cristiano, nell’ingranaggio del mondo, e trovano, in perfetto parallelismo, anche negli scritti esplicitamen-
non saprei scrivere d’altro».22 te autobiografici. Con qualche squarcio di preveggente lucidità,
già in una lettera a don Orione del 1918, Tranquilli scrive: «M’ac-
Ignazio Silone non è uno scrittore compulsivo, automatico, corsi che la mia nuova fede [il marxismo] mi avrebbe senz’altro
abitudinario; egli scrive solo quando (e perché) ha qualcosa di condotto al suicidio appena che un dispiacere un po’ forte
urgente da comunicare. Le tematiche di fondo della sua opera m’avesse percosso. Temevo il bivio ed ecco che vi sono sospeso
sono note: la lotta contro le ingiustizie e per la libertà, la dignità ed ho paura».29 Uno sguardo più ampio sull’esistenza e su ciò che
degli ultimi e dei perseguitati, un socialismo religioso e solidale, vale: ecco la scoperta fatta passando attraverso il dolore vissuto
un cristianesimo umile e originale, un antifascismo morale, l’in- come partecipe sacrificio di sé. In una lettera del fratello Romolo
sofferenza per tutti i tipi di totalitarismi. scritta dalla prigione si legge: nonostante le sofferenze, «sono
Ma qual è la storia che Silone scrive e riscrive continuamen- contento di campare e so perché devo vivere; invece una volta,
te nei suoi romanzi? Qual è il tipo di uomo e di cristiano che gli se ti ricordi, non sapevo che cosa facevo e che cosa dovevo fare
interessa? Uno dei topoi più ricorrenti della sua narrativa è sicu- a questo mondo».30 La stessa Uscita di sicurezza, a ben guardare,
ramente quello dell’“uomo al bivio”; la persona che, per una illustra un itinerario di progressiva presa di coscienza. «Nel buio
questione di coscienza, si trova di fronte a una scelta radicale riflettevo su quello che mi era accaduto; sapevo che col passare
che inevitabilmente esige da lui un sacrificio estremo. In Fonta- degli anni l’avrei meglio capito».31 «La nostra anima [...] ha ora
mara troviamo il protagonista Berardo il quale, in prigione, si dimensioni scavate dal dolore che ignoravamo nel 1919».32 Spin-
consegna alla tortura e alla morte, assumendo una colpa non to da un profondo «bisogno di capire, di rendersi conto»,33 Silone
sua: «Se io tradisco passeranno ancora cento anni prima che una ricostruisce il proprio doloroso itinerario umano. A tal proposito
simile occasione si presenti. E se io muoio? Sarò il primo cafone ama ripetere una frase di André Malraux: «Si tratta di trasforma-
che non muore per sé ma per gli altri».23 In Vino e pane – come re il più possibile di esperienza in coscienza».34
in Ed egli si nascose24 – Murica, pentitosi per aver tradito i suoi Per giungere a tale maturazione di consapevolezza la strada
compagni del movimento clandestino (e salvatosi in extremis dal indicata da Silone è chiara: rinnegare se stessi, sacrificarsi, non
suicidio), si rifiuta di continuare a collaborare con la polizia e cedere a compromessi con le convenzioni o con l’autorità costi-
viene ucciso in carcere. Nel Seme sotto la neve Faustina soppor- tuita. Tutto ciò rientra in una logica peculiarmente evangelica e
ta ingiustamente un disonore, mentre Pietro si sacrifica per In- cristologica che ricalca, nell’esperienza umana, la sapienza deri-
fante. In Una manciata di more è Stella che vive la sofferenza vata dalla Croce: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi
come un’espiazione, ma anche don Nicola e Rocco fanno una se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole
scelta di sacrificio per dar retta alla propria coscienza. Ne Il se- salvare la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria vita
greto di Luca il protagonista decide di subire ingiustamente qua- per causa mia e del Vangelo, la salverà».35 Don Benedetto, una
rant’anni di prigione per non compromettere l’onore della donna delle figure cristalline che assurgono nella narrativa siloniana a
amata. Ne La volpe e le camelie, dovendo scegliere tra il suo vere e proprie figurae Christi, afferma: «Ti immagini Gesù offrire
mestiere di spia da una parte e la fedeltà a Silvia (e al padre un concordato a Ponzio Pilato, per evitare la crocefissione?».36
antifascista) dall’altra, Cefalù entra in una crisi esistenziale che Il personaggio che interessa a Silone è quello che, non
lo conduce a un suicidio che paradossalmente lo riscatta. Nell’Av- eludendo la crisi – ben venga la crisi, se porta alla scoperta dei
184 DALLA “SUISSE”
valori! –, supera i propri limiti, passa da una morte spirituale a sia comportato in modo
una vita vera, diventa un uomo nuovo e consapevole. Non si ambiguo), si può condan-
tratta di un individuo, ma di una persona-in-relazione inserita in nare senza appello una
un piccolo gruppo non conformista. L’umanesimo di Silone punta persona per essersi mac-
all’abbandono dell’ideologia e alla realizzazione di una comunità chiata di una colpa nel
ideale vivificata da uno stare insieme in libertà, da un’amicizia suo passato? Se sì, chi si
sincera, da una comunione di anime in nome di Cristo: «Ovunque salva?
noi ci riuniamo, Egli ha promesso di stare con noi».37 La società Ma – ci si potrebbe
cristiana che il Nostro ha in mente è una realtà «in cui l’amore chiedere – se Silone è un
sostituirà le leggi».38 Anzi, lo scrittore si spinge oltre; in controten- uomo onesto, perché non
denza rispetto a un’epoca e un’esperienza di sospetti, diffidenze, parla mai di quell’oscura
simulazioni, tradimenti, egli giunge – in narrativa come in politica, vicenda? Perché nascon-
nel dopoguerra – ad affermare la necessità di creare degli univer- de dentro di sé quel se-
si dialogici di fiducia in cui scoprire la comune umanità anche con greto? Proviamo a rispon-
i “nemici”. L’uomo – sostiene – è più importante del suo colore dere mettendoci nei suoi
politico. panni.
La crisi di coscienza
Confessione e testimonianza di Silone comincia proba-
«[...] Vi sono dolori che concentrano intorno a sé tutte le bilmente poco dopo la
forze riposte dell’essere, tutte le energie vitali, e restano confitti Silone alla macchina da scrivere nella sua metà degli anni Venti, for-
casa romana di via Villa Ricotti.
e articolati in noi come la spina dorsale sul corpo, come se nel momento in cui il
i fili in un tessuto. Distruggere i fili? Silone at his typewriter in his Roman home in fascismo si rivela con ogni
via Villa Ricotti.
Certo, si può, ma distruggendo il tessuto». evidenza una dittatura, ri-
«Non si può, figlio mio, con gli stessi fili ordire sultando indistinguibile dagli organismi dello Stato. Abbandonare
un tessuto meno triste?». «Diventare un altro? l’ambiguità in quel momento, uscire dal meccanismo dell’informa-
Anche quello è un modo di morire».39 tore ripudiando il proprio passato è psicologicamente difficile. In
Pane e vino si legge a tal proposito: «Chiunque ha avuto la disgra-
Per capire Silone è necessario avere ben chiara la svolta zia di cadere in questa vergogna [l’esperienza di delatore] è anche
avvenuta nel 1930. Da quel momento in poi egli è, realmente, un condannato a desiderare il perpetuarsi della dittatura: egli, nel
uomo nuovo. Ignazio Silone non è Secondino Tranquilli. Certo, il fondo del suo cuore offeso, la odia mortalmente, ma teme la sua
passato non può essere cancellato con un colpo di spugna e lo disparizione “perché allora si saprà tutto ed io sarò scoperto”.
scrittore ne porterà per sempre la cicatrice sulla propria carne e Egli resta così legato alla propria vergogna con la catena della
nella propria anima. Ma un uomo – chi non capisce questo non paura».42
capisce Silone – può anche cambiare, profondamente, radical- E dopo la svolta del 1930? Confessare, in quel momento,
mente, coerentemente; non si tratta di rimanere fedeli a sé di aver tenuto nel passato un comportamento compromissorio
stessi, si tratta di diventare fedeli al bene. L’autore di Fontamara, con la polizia significherebbe senza ombra di dubbio la sua elimi-
Vino e pane, Il seme sotto la neve è un uomo in buonafede. Se nazione fisica da parte dei comunisti. Non solo; egli verrebbe al
non ammettiamo questo, non solo non è possibile capire Silone, contempo braccato dai servizi segreti fascisti, i quali non accet-
ma non c’è modo di capire san Paolo, sant’Agostino, san France- terebbero il suo ritiro dal sistema (Bellone, da questo punto di
sco, la dinamica stessa di morte e risurrezione intrinseca al Cri- vista, lo protegge certamente). Si può condannare un uomo che,
stianesimo: «Sì, vi sono certezze irriducibili. Queste certezze so- senza più procurare del male a nessuno, salva la propria vita?
no, nella mia coscienza, certezze cristiane. Esse mi appaiono Perché – ci si potrebbe chiedere ancora – non lo dice nel
talmente murate nella realtà umana da identificarsi con essa. 1945, a guerra finita? Sono ormai passati 15 anni dalla svolta
Negarle significa disintegrare l’uomo».40 Del resto, anche restan- della sua vita: Secondino Tranquilli non esiste più. Ignazio Silone
do in un ambito laico e contemporaneo al Nostro, non c’è motivo è realmente un’altra persona; un uomo distante da tutti i totali-
di non credere alla buonafede dell’antifascismo di Benedetto tarismi che, in tre lustri d’esilio trascorsi fra stenti difficilmente
Croce, anche se fino al delitto Matteotti egli intrattenne un’ami- immaginabili su una posizione politica tanto scomoda quanto
chevole collaborazione con l’ideologo del fascismo Giovanni coerente, si è costruito una rete di amicizie e collaborazioni anti-
Gentile. E che dire degli intellettuali italiani del dopoguerra, quasi fasciste; uno scrittore che ha pubblicato libri di una moralità cri-
tutti antifascisti dell’ultima ora? «[...] i letterati, gli artisti e, in stallina e che ha in serbo ancora molto per i suoi lettori e per
generale, gli intellettuali, non hanno proprio alcun motivo di van- l’umanità: «Vorrei dire due o tre cose, prima di morire, che nessun
tarsi di una qualche disinteressata, preveggente e coraggiosa altro può dire e che il destino mi ha incaricato di dire».43 Rivanga-
parte da essi rappresentata nei tristi decenni ora trascorsi. [...] re quel passato significherebbe probabilmente mettere la sordina
gli avvenimenti hanno insomma dimostrato che l’esercizio profes- alla voce di una coscienza libera, già di per sé contrastata
sionale delle lettere e delle arti non costituisce di per sé una dall’ostracismo delle opposte ideologie.
garanzia di moralità e di fermezza di carattere».41 Inoltre: è davvero tenuto a confessare? E a chi? Al mondo
Ignazio Silone è Ignazio Silone dal 1930! Quella data divide intero o alle persone cui ha nuociuto e semmai, in quanto catto-
tutto ciò che è stato prima da tutto ciò che è stato dopo. Allora, lico, al suo padre spirituale, come fa il personaggio Murica? E chi
anche ammettendo ciò che in modo univoco non è ancora rico- ci dice che non l’abbia fatto? A quale inquisizione tocca verificar-
nosciuto dalla comunità scientifica (che Silone negli anni Venti si lo? Non ci si addentra così in un’area troppo scivolosa e morbo-
DALLA “SUISSE” 185
sa? Con quale diritto? «Sarebbe puerile confondere la verità col «I miei libri sono il resoconto delle incertezze, delle difficoltà,
nudismo».44 dei successi, della vittoria della mia anima, della sua lotta contro
Chi ne critica la doppiezza tenga presente che non sappia- quello che poteva esserci di volgare e meramente istintivo nella
mo – e non sapremo mai con certezza – quali furono le motiva- mia vita precedente. Io non credo che i miei libri abbiano un va-
zioni per cui Tranquilli intrattenne quei rapporti con il referente lore letterario molto grande; io stesso conosco bene i loro difetti
presso l’Ovra; per debolezza o per aver scommesso troppo? Fu formali. Il loro valore è essenzialmente quello di una testimonian-
minacciato, lusingato, ricattato? Era consapevole di giovare al za umana; vi sono delle pagine in quei libri che sono state scritte
regime o pensava di agire contro il comunismo (fascismo rosso)? col sangue. Di questa mia rinascita e risurrezione (dall’uomo fini-
Quando cominciò la presa di coscienza e il distacco dall’ambigui- to ch’ero nel 1930 arrivando in Svizzera, a quello che sono e mi
tà? «Nessuno può sapere»45 ciò che veramente avvenne nella sua sento ora), io sono in grandissima parte debitore alla Svizzera.
coscienza, verrebbe da rispondere, come si legge in Fontamara [...] I miei ultimi libri, e specialmente Pane e vino, La scuola dei
a proposito della salvezza di Berardo. dittatori, Il seme sotto la neve, sono la sincera espressione di un
Ma poi, siamo sicuri che egli non confessi realmente tutto? uomo rimasto radicalmente avverso al fascismo e ad ogni forma
Certamente Silone non rimuove né il male fatto né il tormento di dittatura, ma per ragioni umane e ideali che trascendono quel-
patito; forse continua anzi a confessarli con ossessiva sincerità le dell’antifascismo politico».50
nelle sue opere. Forse non fa altro che rappresentare plastica- Non solo i personaggi, come ho cercato di spiegare, ma lo
mente la propria coscienza. Si legga, ad esempio, Vino e pane o stesso scrittore è animato da un forte desiderio di comprendere
il dramma Ed egli si nascose, nella cui premessa l’autore scrive e di farsi comprendere. «Nessuna [delle spiegazioni fornite da
che quelle confessioni testimoniano l’itinerario spirituale da lui altri] serve minimamente a far capire il segreto della crisi che mi
stesso percorso. portò fuori dal Partito. Io stesso me ne resi conto lentamente, a
«Vi sono confessioni burocratiche, disciplinari, imposte fatica, negli anni successivi. E non ho difficoltà ad ammettere che
dall’ortodossia, e quelle libere di chi ha vinto in sé la “paura”. Nel continuo ancora a rifletterci sopra, per capire meglio. Se ho scrit-
determinare l’origine e lo sviluppo dei fatti della coscienza, d’altra to dei libri, l’ho già detto, è per cercare di capire e di far capire».51
parte, più sicura e fidata della cronologia degli archivi è la crono- Ecco quindi l’urgenza di scrivere, di comunicare, di testimoniare
logia della memoria. Questa conosce i legami interni dei fatti in il senso della nostra umanità. «Non è piacevole parlare di sé, dei
apparenza isolati e lontani, li ravvicina, stabilisce l’effettiva con- propri abbagli, delle proprie sciocchezze, della propria isteria; non
tinuità dell’esistenza. è divertente rivivere, anche solo nella memoria, quegli anni d’in-
Nel turbamento in me prodotto [nel 1930...] non agivano in cubo; eppure abbiamo il dovere di testimoniare».52
primo piano valori astratti, ma motivi psicologici e politici più È per questo che Silone diventa scrittore e, in quanto tale,
immediati e urgenti».46 sceglie prevalentemente una forma narrativa altamente dramma-
La vedova Darina ha recentemente messo in dubbio l’inter- tica e coinvolgente: giacché solo il lettore che aderisce, che si
pretazione data a certi documenti d’archivio: «Mi sto rendendo commuove, che patisce con i personaggi, partecipa – insieme
conto [...] che il vero documento è l’intera vita di una persona. all’autore – all’incremento di consapevolezza: «Il racconto è un
Occorre dare uno spazio, un senso più ampio alle cose, altrimen- modo di acquistare consapevolezza, di “farsi”».53
ti si corre il rischio di smarrire ciò che è più importante, la cosa In una lettera a Rainer Biemel del 2 settembre 1937, Silone
più vera, il senso del tutto».47 concentra nuovamente l’attenzione su quel 1930:
Del resto Silone per spiegare la propria vita guarda costan- «Nella mia vita l’arte ha avuto una funzione decisiva nel
temente alla cesura dei suoi trent’anni e rinvia ai suoi scritti: «A momento in cui avevo quasi del tutto perduto la voglia di conti-
quell’età mi ritirai (per motivi che i lettori del mio ultimo libro Pane nuare a vivere. Verso i trent’anni ho attraversato una crisi profon-
e vino conoscono)».48 A ben guardare, è come se desiderasse da, allo stesso tempo fisica e spirituale, di cui ho approssimati-
bramosamente che la verità venisse a galla. Non in primo luogo vamente dato conto nei primi capitoli di Pane e vino, là dove
la verità meramente biografica, bensì una verità universale di cui racconto del disgusto di Spina nei confronti della politica. La mia
egli si sente depositario, avendo attraversato un’esperienza che crisi è stata ben più difficile, è durata quasi un anno e mezzo, e
lo ha marchiato per sempre: «Quando uno è passato per l’inferno l’ho trascinata in diversi sanatori, e infine a Davos, che lei proba-
e torna tra i vivi», dice Murica, «ha il dovere assoluto di racconta- bilmente conosce attraverso La montagna incantata di Thomas
re quello che sa».49 Mann. Avendo fin allora vissuto in politica, ed essendone disgu-
stato, mi domandavo se valesse la
La “penna d’oro”, premio assegnato a Ignazio Silone nel 1971 da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. pena di continuare a vivere. Ho do-
Nella pagina a fianco: Silone a Roma nel 1962.
vuto far fronte a questa domanda
The “Golden Pen” awarded to Ignazio Silone in 1971 by the Prime Minister’s Office. On the facing page: Silone in per un anno e mezzo, tutti i giorni e
Rome in 1962.
quasi tutte le notti. Tutto il mio es-
sere doleva, come un uomo che si
strappa la pelle. Più volte i miei ami-
ci hanno creduto che stessi per
soccombere.
La guarigione è stata Fontama-
ra, Pane e vino e altre opere che non
sono ancora state pubblicate. È
stato difficile e salutare, come una
nuova nascita [...]. Il bisogno di veri-
186 DALLA “SUISSE”
tà e di sincerità che mi ha allontanato dalla politica dei partiti, è
l’impulso principale che mi sostiene nel lavoro letterario. Non
solo non ho voluto ritrattare niente del mio precedente non-con-
formismo politico, ma credo di averlo approfondito molto, di
avergli dato un contenuto che lo rende inconciliabile e irriducibile
a tutti i compromessi.
La creazione artistica è stata per me una lotta nella quale
il mio spirito, liberato dalle angosce precedenti, allontanato, af-
francato, appartato da un mondo confuso ed equivoco, ha cerca-
to di mettere ordine e ha creato un mondo a sé, un mondo
semplice, chiaro, evidente, un mondo fittizio ma vero, in ogni
caso più vero del mondo reale e apparente, di cui riproduce la
verità nascosta e proibita. [...]
Nel lavoro non mi preoccupo di provare qualche cosa. Ma è
del tutto naturale che ri-creando il mondo, i lettori apprendano
Ignazio Silone (il terzo da sinistra nella fila in alto) in occasione del conferimento
delle verità che nella vita normale si ha cura di nascondere. Solo della laurea honoris causa da parte dell’Università di Yale (13 giugno 1966).
la verità può accrescere la coscienza, arricchirla, fortificarla, libe- Ignazio Silone (third from the left in the top row) when he was awarded an hono-
rarla; solo lei può affermare la dignità umana contro tutto ciò che rary degree by Yale University (13th June 1966).
l’offende e la disprezza. Così l’artista vero è sempre, anche se
non lo vuole, un educatore».54 letteraria di Silone e quindi non inficia affatto – come sostengono
tanto i suoi detrattori quanto coloro che si oppongono pregiudi-
Conclusione zialmente all’autenticità dei documenti trovati – la validità e la
«In ogni tempo e in qualunque società l’atto supremo credibiltà della vita e delle opere di uno scrittore che nasce dopo.
dell’anima è di darsi, di perdersi per trovarsi. Anzi; pur non giustificando mai il male, la testimonianza di chi ne
Si ha solo quello che si dona». era avviluppato e ne è uscito emerge più forte e affidabile di
[...] «Il nostro amore, la nostra disposizione al sacrificio e quella di chi non l’ha sperimentato affatto. Non è forse da ammi-
all’abnegazione di noi stessi fruttificano solo se portati nei rare colui che – con un eroico colpo d’ali – esce dall’inferno per
rapporti con i nostri simili. testimoniare amorevolmente quell’orrore ai suoi simili affinché lo
La moralità non può vivere e fiorire che nella vita pratica. evitino?
Noi siamo responsabili anche per gli altri».55 E per quanto riguarda gli studiosi di Silone: i veri amici –
nella vita come nella cultura – non sono quelli che tacciono le
Forse qualcuno è deluso perché Silone non risulta una figu- verità scomode, bensì quelli che ti vogliono bene e ti apprezzano
ra immacolata. Ebbene, lo scrittore di Pescina non ha mai vanta- nonostante tali verità.
to questa pretesa: «Da parte mia non vi è nessuna presunzione Certamente Silone ha attraversato una notte oscura
di avere percorso la giusta via mentre altri erravano o dormivano. dell’anima. Chi legge con attenzione le sue opere capisce che la
Di sciocchezze ne ho commesse abbastanza anche io».56 Del libertà, l’integrità, l’onore, non sono per lui qualità innate o pre-
resto egli afferma che la contraddizione è, in qualche misura, acquisite che magari si possono perdere, bensì un’ardua conqui-
intrinseca all’essere umano: «L’uomo d’oggi è abbastanza mal sta: «Uomo [...] si diventa».60 Sandro Pertini, alla morte dell’amico,
ridotto. Un’immagine dell’uomo moderno che non voglia disco- riconosce in lui «un uomo dal cuore puro, un intellettuale onesto».
starsi troppo dall’originale ed evitare il verbalismo, non può non Igino Giordani, uno scrittore e politico il cui antifascismo è anima-
essere deforme, scissa, frammentaria, in una parola, tragica».57 to da un cristianesimo adamantino che presenta più di un’analo-
Se Silone è una persona integra, non è perché non sia ca- gia con quello di Silone, afferma che egli è «un galantuomo».61
duto, ma perché ha saputo rialzarsi e valorizzare anche la caduta: Ebbene; tutto fa pensare che tale purezza di cuore, tale rettitudi-
«Pensi che l’uomo possa vincere il suo destino? Sì, se lo accetta».58 ne, tale coraggio siano per Silone un traguardo raggiunto attra-
«E se la mia opera letteraria ha un senso, in ultima analisi, verso un percorso spietato e gravoso, per niente scontato: «Non
è proprio in ciò: a un certo momento scrivere ha significato per si riceve nulla in regalo. Mi pare che questa sia la conquista più
me assoluta necessità di testimoniare, bisogno inderogabile di importante della psicologia moderna».62 Come non riconoscere
liberarmi da una ossessione, di affermare il senso e i limiti di una un simile itinerario dell’anima nelle parole di Murica?
dolorosa e definitiva rottura, e di una più sincera fedeltà. Lo «Può darsi, Pietro, che tu sia nato integro, puro, e quindi
scrivere non è stato, e non poteva essere, per me, salvo in qual- anche coraggioso, per virtù di natura. Il mio coraggio invece, se
che raro momento di grazia, un sereno godimento estetico, ma mi è lecito parlarne, non è naturale; esso è, come in questo
la penosa e solitaria continuazione di una lotta [...]. E le difficoltà istante, superamento della paura; poiché la mia indole naturale
con cui sono talvolta alle prese nell’esprimermi [...] provengono è appunto timorosa e debole. Solo in questi ultimi tempi ho co-
[...] da una coscienza che stenta a rimarginare alcune nascoste minciato a capire che cosa sia veramente il coraggio nel senso
ferite, forse inguaribili, e che tuttavia, ostinatamente, esige la che tu intendi, il coraggio, cioè, come un fatto dell’onestà.
propria integrità. Poiché per essere veri non basta evidentemen- [...] La mia autodenunzia [...], quando ancora nessuno mi
te essere sinceri».59 sospettava, è stato un difficile penoso e supremo atto di corag-
Certo, di fronte a un’esperienza biografica, non dobbiamo gio».63
né demonizzare né peccare di ingenuità. Si ricordi però che, se Ma anche Pietro Spina – come se rappresentasse lo stesso
doppiezza c’è stata, essa risale a un periodo precedente l’attività personaggio a un punto di maturazione diverso – deve avere at-
188 DALLA “SUISSE”
traversato nel suo passato un’esperienza analoga; tant’è vero che 12) I. SILONE, Memoriale dal carcere svizzero, in RS, v. 1, p. 1.396-1.397.
di lui – ma le parole potrebbero riferirsi a Silone – si legge: «Il 13) Silone parla di una «svolta importante della sua vita» (cfr. I.
SILONE, Parliamo di me, in RS, v. 2, p. 1.256-1.257).
destino ha voluto ch’egli scendesse sotto terra e vedesse ogni 14) Intervista rilasciata a C. MARABINI, Silone: siamo profughi tutta
cosa dal di dentro, perciò l’apparenza non l’inganna. Le cose che la vita, in “La Fiera letteraria” (3 maggio 1976).
il mondo venera e adora, egli vede che non valgono nulla e per 15) Cfr. Un premio al pudore, intervista di G. LIVI, in “Epoca” (15
ciò le disprezza; e quelle che il mondo deride e aborre, egli vede settembre 1968).
che sono le sole vere e reali».64 Il punto di vista è quello del chic- 16) I. SILONE, Una manciata di more, in RS, v. 2, p. 158.
17) I. SILONE, Uscita di sicurezza, cit., p. 869-870.
co di grano morto per dare la vita, del Crocifisso che si è fatto 18) I. SILONE, Memoriale dal carcere svizzero, cit., p. 1.409.
«verme della terra» per tutto redimere. Non è fuori luogo parlare 19) Intervista apparsa in “L’Express” (23 gennaio 1961).
di una vera e propria conversione; una conversione alla Verità, 20) I. SILONE, Uscita di sicurezza, cit., p. 889.
che inevitabilmente coincide con la Bontà e la Bellezza e che, in 21) Citato in O. GURGO e F. DE CORE, L’avventura di un uomo libero,
cit., p. 271.
Silone, prende corpo anche in letteratura. 22) I. SILONE, L’avventura d’un povero cristiano, in RS, v. 2, p. 540.
Per questa suprema sete di integrità morale, concentrando 23) I. SILONE, Fontamara, in RS, v. 1, p. 187.
la propria attenzione sul presente, Silone può affermare serena- 24) Rinvio al mio “Ed egli si nascose”: Ignazio Silone e il dramma
mente: «[...] il passato, con le profonde ferite che ci ha lasciato, di una vita, in «Quaderni grigionitaliani», a. 70, n. 1 (gennaio 2001),
non dev’essere per noi un motivo di debolezza. Non dobbiamo p. 4-22, e n. 2 (aprile 2001), p. 103-113.
25) I. SILONE, L’avventura d’un povero cristiano, cit., p. 629.
lasciarci demoralizzare dalle colpe, dalle ignavie, dalle sciocchez- 26) I. SILONE, Vino e pane, cit., p. 493.
ze dette o scritte. A partire dal momento che la nostra volontà è 27) I. SILONE, Ed egli si nascose, Roma, Città nuova, 2000, p. 51.
pura, una nuova forza può nascere proprio dal peggio di noi 28) I. SILONE, La scuola dei dittatori, in RS, v. 1, p. 1.028.
stessi. “Etiam peccata”. Questo modo di pensare può sembrare 29) Lettera di Silone a don Orione del 29 luglio 1918, in G. CASOLI,
L’incontro di due uomini liberi: don Orione e Silone, Milano, Jaca Book,
a taluno, non a torto, religioso. È una parola che non mi fa arros- 2000, p. 118.
sire, poiché non esprime un sentimento, ma una consapevolezza. 30) Cartolina postale spedita da Romolo Tranquilli al cugino Pom-
Ho già detto in altra occasione di considerare la riscoperta ponio il 5 novembre 1929, citata in D. BIOCCA, Silone, cit., p. 134.
dell’eredità cristiana [...] il nostro profitto spirituale più importante. 31) I. SILONE, Uscita di sicurezza, cit., p. 783.
Penso che questo traspaia anche da Pane e vino e da Il seme 32) Ibi, p. 873.
33) Ibi, p. 802; cfr. anche p. 894 e p. 933.
sotto la neve».65 34) I. SILONE, I periodici di cultura, in RS, v. 2, p. 1.172-1.173.
Non si può capire Ignazio Silone, se non in una prospettiva 35) Mc 8, 34-35.
cristiana; nella prospettiva dell’«accorata nostalgia»66 del figliol 36) I. SILONE, Vino e pane, cit., p. 453.
prodigo: «[...] in cielo si fa più festa per un peccatore che si con- 37) I. SILONE, Uscita di sicurezza, cit., p. 789-790.
38) 40 domande a Ignazio Silone, in RS, v. 2, p. 1.212.
verte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di con- 39) I. SILONE, Il seme sotto la neve, in RS, v. 1, p. 643.
versione».67 40) I. SILONE, Uscita di sicurezza, cit., p. 893.
Nonostante la crisi – anzi, proprio grazie alla crisi da lui 41) I. SILONE, Sulla dignità dell’intelligenza e l’indegnità degli intellet-
accettata e attraversata in un’autentica catarsi spirituale e mo- tuali, in RS, v. 2, p. 1.118.
rale – l’opera di Ignazio Silone raccoglie l’esperienza di un uomo 42) I. SILONE, Pane e vino, Lugano, Nuove edizioni di Capolago,
1937, p. 293.
che si è salvato. E forse è per questo che essa fa vibrare corde 43) Lettera di Silone a Gabriella Seidenfeld citata in D. BIOCCA, Si-
profonde di fraternità universale in tutti coloro che la leggono con lone, cit., p. 175.
il cuore e la mente realmente liberi. O disposti a liberarsi. 44) I. SILONE, La scuola dei dittatori, cit., p. 1.033.
45) I. SILONE, Fontamara, cit., p. 190.
46) I. SILONE, Uscita di sicurezza, cit., p. 845-846.
47) M. DORIGATTI e M. MAGHENZANI, Darina Laracy Silone. Colloqui,
Zevio, Perosini, 2005, p. 112.
48) I. SILONE, Alcuni fatti della mia vita, ora in RS, v. 1, p. 1.382.
1) I. SILONE, Uscita di sicurezza, in Romanzi e saggi, a cura di B. 49) I. SILONE, Ed egli si nascose, cit., p. 87.
FALCETTO, Milano, Mondadori, 1998-1999 [d’ora in poi RS], v. 2, p. 50) I. SILONE, Memoriale dal carcere svizzero, cit., p. 1.397-1.399.
757-758. 51) I. SILONE, Uscita di sicurezza, cit., p. 860.
2) Cfr. D. BIOCCA e M. CANALI, L’informatore: Silone, i comunisti e la 52) Ibi, p. 866.
polizia, Milano, Trento, Luni, 2000, e D. BIOCCA, Silone. La doppia vita 53) Un premio al pudore, intervista con G. LIVI, cit.
di un italiano, Milano, Rizzoli, 2005. Secondo Biocca Silone era, fin 54) Lettera di Silone a Rainer Biemel, in RS, v. 1, p. 1374-1376.
dal «1923, il più prezioso dei fiduciari di polizia infiltrati nel Partito 55) I. SILONE, Vino e pane, cit., p. 499.
comunista» (ibi, p. 312). 56) I. SILONE, Ecco perché mi distaccai dalla Chiesa, ora in RS, v. 2,
3) Cfr. G. TAMBURRANO, G. GRANATI e G. ISINELLI ALFONSO, Processo a p. 1.271.
Silone. La disavventura di un povero cristiano, Roma, Piero Lacaita 57) I. SILONE, Uscita di sicurezza, cit., p. 892.
Editore, 2001, e G. TAMBURRANO, Il “caso” Silone, Torino, UTET, 2006. 58) 40 domande a Ignazio Silone, cit., p. 1.212.
4) I. SILONE, Vino e pane, in RS, v. 1, p. 345. 59) I. SILONE, Uscita di sicurezza, cit., p. 802-803.
5) Ibi, p. 472. 60) Ibi, p. 801.
6) Silvestri è lo pseudonimo di cui Secondino Tranquilli si sareb- 61) Citato in Bacchelli, Batocchi, Cassola, Luzi, Quasimodo, Silone
be servito per corrispondere con Guido Bellone. interpretano la società del Novecento. Colloqui, a cura di C. CASOLI,
7) Cfr. O. GURGO e F. DE CORE, L’avventura di un uomo libero, Vene- Genova, Milano, Marietti, 2005, p. 109.
zia, Marsilio, 1998, p. 144. 62) Intervista citata in L. D’ERAMO, L’opera di Ignazio Silone, Milano,
8) I. SILONE, Vino e pane, cit., p. 329. Mondadori, 1971, p. 552.
9) I. SILONE, Uscita di sicurezza, cit., p. 852. 63) I. SILONE, Ed egli si nascose, cit., p. 85.
10) Lettera a Gabriella Seidenfeld citata in D. BIOCCA, Silone, cit., 64) I. SILONE, Il seme sotto la neve, cit., p. 892.
p. 22. 65) I. SILONE, Uscita di sicurezza, cit., p. 869-870.
11) Lettera di Silvestri (Silone) del 5 luglio 1929, in D. BIOCCA, Silo- 66) Ibi, p. 871.
ne, cit., p. 146. 67) Lc 15,7.
DALLA “SUISSE” 189
«La mia seconda patria»:
Silone e la Svizzera
VINCENZO TODISCO
Scrittore. Docente e collaboratore scientifico
presso l’Alta scuola pedagogica dei Grigioni
I
gnazio Silone trascorse in Svizzera quasi quindici anni della cafoni, fino a sentirsi
sua vita, dalla fine del 1929 al 1944, un periodo fondamen- uno di loro. E proprio
tale per il suo percorso umano, politico e letterario. Duran- durante l’esilio si con-
te l’esilio si consuma infatti la rottura con il Partito comuni- solidano quegli ideali
sta e avviene la scoperta della letteratura come nuovo strumen- che Silone testimonia
to per incidere sul reale. Nelle pagine che seguono si ripercorre- con scelte coraggiose
ranno le tappe dell’esilio svizzero di Silone distinguendo tra le in momenti dramma-
vicende politiche e quelle letterarie, due percorsi che, ovviamen- tici della sua vita ed
te, teniamo separati per pura comodità. La dimensione letteraria esprime apertamente
di Silone è infatti inscindibile da quella politica e basti, a tale ne L’avventura d’un po- Sopra: Ignazio Silone a Davos nel 1933. Nella pa-
proposito, pensare alla vasta produzione saggistica di Silone vero cristiano (1968). gina precedente: in gita al Cervino nel 1966.
durante gli anni dell’esilio. Nella dimensione civile e politica, il Ideali che trovano il Above: Ignazio Silone in Davos in 1933. On the pre-
periodo svizzero contribuisce a forgiare e rafforzare la coerenza loro fulcro in una sal- vious page: an excursion to the Matterhorn in 1966.
dell’antifascismo di Silone e la rottura con il comunismo. In Sviz- da coscienza morale
zera Silone matura inoltre il suo misticismo cristiano, un senti- e sociale e soprattutto nella convinzione che la politica non deve
mento religioso estraneo a qualsiasi chiesa, espressione di una essere lotta per il potere, ma lotta per la libertà da strappare al
totale intransigenza nei confronti di qualsiasi forma di potere, potere. I primi anni che Silone trascorre in Svizzera, dal 1929 al
temporale ed ecclesiastico. E non per ultimo l’esperienza svizze- 1934, sono caratterizzati da quattro avvenimenti significativi:
ra fa di Silone un fautore dell’autonomia della cultura, sostenito- l’inizio della carriera letteraria con il romanzo Fontamara, la sof-
re dell’utopia e uomo in rivolta alla Camus. Non si prende in ferta rottura con il Partito comunista, la collaborazione a “infor-
considerazione, in questa sede, la polemica intorno alla possibi- mation”, una rivista politico-culturale ideata e creata da Silone
le collaborazione di Silone con l’Ovra, la polizia segreta fascista, con la collaborazione di alcuni amici intellettuali svizzeri, e infine
di cui si parla diffusamente in un altro contributo di questa pub- le vicende sentimentali. Soltanto intorno al 1941, dopo un perio-
blicazione. Si tratta di vicende che interessano la vita di Silone do relativamente tranquillo, Silone si riaccosta alla militanza po-
negli anni Venti, prima del periodo elvetico. Sia detto soltanto che litica. Sono, quelli di quest’ultima fase, gli anni più tristi e dram-
le polemiche sui rapporti di Silone con la polizia fascista ci sem- matici del suo esilio.
brano indissolubilmente legate a un fatto del tutto personale e
interiore: fare il possibile per sottrarre alla morte il fratello Romo- La fuga e l’approdo in Svizzera
lo, malato e incarcerato per la sua attività antifascista, e per li- Nella seconda metà degli anni Venti, quando in Italia il fa-
berarsi dal senso di colpa che gli deriva dal fatto di non essere scismo ha ormai preso quota, ogni attività avversa al regime
riuscito a proteggerlo. La coerenza di Silone consiste, sin dal viene relegata alla clandestinità. Con le leggi eccezionali del 1926
romanzo Fontamara, nello schierarsi dalla parte dei perdenti, dei il regime provvede allo scioglimento dei partiti politici e decreta
la soppressione della stampa d’opposizione. Il Partito comunista
d’Italia diventa definitivamente partito illegale e clandestino e i
“My second country”: Silone and Switzerland fascisti danno il via alle persecuzioni nei confronti dei suoi diri-
When Silone arrived in Switzerland, it was the final step in his interior genti. La situazione si fa sempre più pericolosa e alla fine del
transformation and rejuvenation. It represented the conclusion of his 1929 Silone, che come noto è ai vertici del Partito, si vede co-
separation from Communist ideology which he considered to be contaminated stretto a fuggire. Approda clandestinamente in Svizzera, privo di
by the very same authoritarian inclinations of fascism. The explicit prohibition passaporto, gravemente ammalato e scampato per miracolo alla
by the authorities to be in politics within the Confederacy forced Silone to seek persecuzione fascista. Si reca prima a Zurigo e poi, su consiglio
a different channel for expressing his ideas: literature. It was in Switzerland that del medico, parte per Davos. Ritorna a Zurigo e viene detenuto
Silone became the writer we know and success rewarded him with a relative per breve tempo perché esule “senza carte”. Dodici anni dopo è
tranquillity that also included economical ease. It was in this dimension that he nuovamente incarcerato, questa volta per aver svolto illecita atti-
prepared his momentous return to Italy, his true first country. vità politica. Nel Memoriale dal carcere svizzero, un testo scritto
DALLA “SUISSE” 191
durante la prigionia nel dicembre 1942 all’indirizzo della Procura riprende, malgrado il divieto, a occuparsi di politica, non esita a
Federale Elvetica e sul quale ritorneremo più avanti, così l’esule combatterlo apertamente.
ricorda il suo impatto con il Paese che lo avrebbe ospitato per Silone si avvicina dunque al socialismo negli anni che se-
quattordici anni: «Esattamente dodici anni fa, nel dicembre del guono la rottura con il comunismo. La sua visione del socialismo
1930 (come ora, pochi giorni prima di Natale), io fui ospite di esclude qualsiasi tipo di collaborazione con il comunismo perché
questo stesso carcere dove attualmente sono rinchiuso; si trat- quest’ultimo non poggia su strutture democratiche ma totalitarie.
tava allora, per le autorità, di esaminare il mio caso, essendo Per Silone qualsiasi dittatura, sia essa di sinistra sia di destra,
arrivato in Svizzera sprovvisto di passaporto. Se io adesso volgo soffoca ogni principio di libertà e quindi va combattuta. In questo
uno sguardo indietro, al tempo da me trascorso in questo Paese clima di opposizione e contestazione, nel 1932, insieme ad alcu-
e alla trasformazione da me subitavi, mi sembra di essere diven- ni amici intellettuali svizzeri, Silone dà vita a una rivista intitolata
tato un altro uomo; avevo allora trent’anni, ero appena uscito dal “information” che esce dal 1932 al 1934 grazie all’impegno di
partito comunista, al quale avevo sacrificato la mia gioventù, i Emil Oprecht, un editore socialista che si adopera per sostenere
miei studi e ogni interesse personale; [...] ero senza famiglia (ri- i profughi politici rifugiati a Zurigo. Per sottolineare l’indirizzo an-
masto orfano a quindici anni, l’unico fratello che mi restava era ticonvenzionale dei suoi contenuti, tutto il testo della rivista è
allora in carcere, come cattolico antifascista e, poco dopo, in stampato in caratteri minuscoli. “information” raccoglie articoli e
carcere morì); ero stato espulso dalla Francia e dalla Spagna; non saggi critici che affrontano problemi sociali, politici, religiosi e
potevo tornare in Italia; in una parola, ero sull’orlo del suicidio».1 culturali del tempo. La grafica è affidata a Max Bill, famoso pitto-
In questo brano, scritto in un momento di grande difficoltà, re e grafico svizzero. Per Silone, che nelle pagine della rivista
Silone esprime il forte impatto che la Svizzera ha avuto sul suo pubblica regolarmente saggi e articoli a sfondo politico, “informa-
percorso umano. Negli anni precedenti Silone aveva redatto let- tion” diventa uno strumento che gli consente di esprimere le
tere e articoli di partito, ma non si era ancora occupato di lette- proprie convinzioni antifasciste. Molti di questi scritti preannun-
ratura. Appena giunto in Svizzera, si ferma in un sanatorio ticine- ciano i contenuti dell’ampio saggio Der Faschismus: seine Entste-
se e si mette subito a scrivere Fontamara, che poi continua e hung und seine Entwicklung (Il fascismo. Origini e sviluppo), una
porta a termine a Davos, dove resta circa un anno sotto falso delle prime e lucide analisi del fascismo, che Silone pubblica a
nome. In seguito si stabilisce a Zurigo, città che dopo la caduta Zurigo nel 1934. La rivista “information” esce in tedesco, ma
di Parigi, con la conseguente dispersione delle ultime forze anti- Silone ovviamente redige i suoi testi in italiano e li fa tradurre. I
fasciste e antinaziste europee, è diventata un centro importante manoscritti originali, quelli in lingua italiana, erano tenuti nascosti
per profughi intellettuali provenienti da tutta Europa. In questo in un magazzino nella casa di Emil Oprecht. Durante la guerra il
primo periodo Silone si allontana da ogni specie di attività politi- magazzino va in fiamme e i manoscritti sono distrutti. Nel 1994,
ca. Sono anni di meditazione, di riflessione ideale e spirituale, di Maria Antonietta Morettini Bura, dell’Università di Perugia, ha
“trasformazione interna”, come annota egli stesso nel Memoriale. tradotto in italiano e pubblicato per le edizioni Guerra tutti gli
Questo momento di introspezione gli permette di dedicarsi alla articoli di “information” e quindi oggi questi testi sono disponibi-
scrittura e di chiudersi in un silenzio assoluto, mantenendo in li in lingua originale.2 Silone non firma col suo nome, Secondino
questo modo la promessa data alla polizia svizzera di non occu- Tranquilli, gli articoli di carattere politico, ma fa uso di diversi
parsi di politica e questo dopo la dolorosa esperienza nelle file pseudonimi o nomi di copertura, tra cui Marsico, Pasquini, Magi-
del Partito comunista. ster, Master, Silone Ippolito, Fritz Nickel e Willi Tranq. L’uso degli
pseudonimi è una prassi che Silone aveva adottato durante la
La rottura con il Partito comunista militanza nelle file del PcdI. Nei primi anni Quaranta, quando in
Quando, nel 1921, si opera la scissione dell’ala sinistra del Svizzera riprende la sua attività politica e fonda il Centro estero
Partito socialista per dare vita al PcdI, Silone è tra i fondatori del del Partito socialista italiano, il suo nome di copertura è Sormani.
nuovo Partito. Ma già verso la fine degli anni Venti iniziano le
difficoltà. La prima grave incrinatura risale al 1927, quando, a Fontamara, l’altra immagine dell’Italia all’estero
Mosca, durante una seduta del Komintern, Stalin pretende la L’incontro con la Svizzera, come abbiamo detto, è determi-
ratificazione della condanna di Trotzky, sulla base di accuse la cui nante anche per la nascita di Silone scrittore. Costretto a rinun-
fondatezza nessuno può aver modo di verificare. Sono i primi ciare al suo impegno politico, nel 1930 il profugo si mette subito
indizi dello stalinismo che Silone, prima di molti altri intellettuali, a scrivere. Il primo libro, Fontamara, contribuisce a propagare in
intravede subito e che lo spingono ad assumere un atteggiamen- Europa quelle idee di giustizia e libertà che nella mente di Silone
to via via più critico. Nel corso degli anni che seguono – i primi si associano a una fondamentale insofferenza nei confronti dei
dell’esilio svizzero – Silone finisce col convincersi che il comuni- regimi totalitari. Scritto già nel 1930 a Davos, il libro è pubblicato
smo va assumendo tratti sempre più dittatoriali e questo non gli soltanto tre anni dopo, nel 1933, in lingua tedesca, grazie all’im-
permette più di identificarsi con il Partito. Si tratta di una delle pegno del solito Emil Oprecht. Malgrado le molte difficoltà che ne
delusioni più amare della sua vita perché nel movimento comu- accompagnano la pubblicazione, l’opera procura al suo autore un
nista egli aveva riposto tutte le sue speranze. successo mondiale quasi immediato. Fontamara inaugura una
Poiché la svolta politica staliniana non ha fatto che aggra- lunga e sofferta carriera letteraria, sempre rimasta legata alle
vare il carattere tirannico dell’organizzazione comunista interna- vicende politiche che hanno interessato l’Italia e l’Europa a par-
zionale, trasformando i comunisti da “perseguitati” in “persecu- tire dagli anni Venti del secolo scorso.
tori”, Silone auspica una rivoluzione democratica e socialista che Leggere Silone significa anche leggere l’uomo, guardare
prenda chiaramente le distanze dal comunismo. Nel 1931 dun- nello specchio di una coscienza, riaffacciarsi su un periodo sto-
que si stacca in modo irrevocabile dal Partito e nel corso dei rico tra i più movimentati del secolo scorso. Fontamara è un libro
primi anni Quaranta, quando, all’interno delle file del socialismo, sorprendente se si tiene conto del fatto che Silone giunge in
192 DALLA “SUISSE”
Svizzera con alle spalle un’esperienza Attraverso l’evocazione del
di carattere esclusivamente politico, dramma subìto dai contadini della
un’esperienza pragmatica che aveva sua terra, Silone riesce a trasmet-
determinato in modo decisivo le sue tere al lettore un’immagine auten-
scelte esistenziali. A partire dall’età di tica del Sud. Fontamara ha avuto
17 anni, da quando aveva denunciato molte edizioni. Ne segnaliamo
pubblicamente le autorità della sua una in particolare, quella del
regione per le truffe nate nell’ambito 1944, che era accompagnata da
delle ricostruzioni nel territorio deva- una serie di illustrazioni molto
stato dal terremoto, Silone si era suggestive, create già negli anni
lanciato in un’attività politica militante Trenta da Clément Moreau, un ri-
che lo aveva condotto ai vertici del fugiato tedesco il cui vero nome
PcdI. In Svizzera egli si vede improvvi- era Carl Meffert e che Silone ave-
samente vietata, pena l’espulsione va incontrato in un campo di pro-
immediata, qualsiasi attività di carat- fughi ad Ascona.
tere politico, proprio nel momento in Certamente il successo di
cui, mai come prima, sente di dover Fontamara aiuta Silone a uscire
lottare, di dover esprimere la propria dalla profonda crisi che lo tormen-
disapprovazione nei confronti del regi- ta nei primi anni del suo esilio
me fascista, di dover comunicare agli svizzero. Scrivono a tale proposito
altri le proprie angosce, visioni e uto- Ottorino Gurgo e Francesco De
pie. In tal senso Fontamara si sostitui- Core nella loro biografia di Silone:
sce all’attività politica, diventa un «Grazie al successo di Fontamara,
nuovo canale di sfogo, un nuovo mez- Silone è un uomo rinato. Vive una
zo di lotta intellettuale contro il regi- seconda giovinezza, o meglio i
me, come se, non potendo più farlo piaceri autentici di una giovinezza
coi fatti, Silone tenti di opporsi al fa- che gli era sempre stata negata.
scismo con la letteratura. E ci riesce, [...] Di certo, lo scrittore non è più
perché il libro acquista subito una sua dinamica, viene distribuito sull’orlo del baratro; è abbastanza famoso, riverito, apprezzato.
clandestinamente in Italia, diventa, negli ambienti svizzeri e in Fontamara è opera letta in ogni angolo d’Europa, tranne che
quelli dell’emigrazione tedesca, l’opera letteraria antifascista tout nell’Italia fascista».6
court, raggiunge lettrici e lettori in moltissimi Paesi e rivela al Sono gli anni in cui, proprio grazie al successo di Fontama-
mondo la vera immagine dell’Italia, quella immagine che la pro- ra, Silone ha modo di sprovincializzare la sua cultura e di inten-
paganda e la retorica fascista tentano di mascherare. Il libro sificare la sua produzione narrativo-saggistica. Dopo il già citato
esercita subito un forte impatto tra i lettori. Grazie ad esso, il saggio Der Faschismus, mette mano a una raccolta di racconti
pubblico straniero scopre la terra del Sud, la Marsica, i contadini pubblicati nel 1935 sempre da Oprecht sotto il titolo Viaggio a
di Pescina, i cafoni, che Silone elegge a simbolo arcaico di sof- Parigi.
ferenza, a prototipo universale della povera gente, da sempre
costretta a subire i soprusi più indicibili. Ettore Cella,3 figlio di Vita mondana a Zurigo
Enrico Dezza, l’antifascista gestore del ristorante Cooperativo di A Zurigo, dopo il successo letterario, Silone partecipa alla
Zurigo durante gli anni Quaranta del secolo scorso, in un’intervi- vita mondana della città. Ha fama di essere un bell’uomo, affa-
sta rilasciataci nel 1996 esprime molto bene quale fu il significa- scinante, misterioso, con il portamento fiero e lo sguardo langui-
to di Fontamara per chi viveva in Svizzera: «Con Fontamara Silone do. Le signore dei circoli intellettuali e dei salotti letterari riman-
creò per noi all’estero la parola “cafone”. Il libro per noi fu come gono affascinate dalla personalità enigmatica del profugo scritto-
una rivelazione. Noi non conoscevamo il Sud anche perché gli re fisicamente piacente. E questi salotti – il più rinomato è quello
stessi italiani della colonia, essendo praticamente tutti del Nord, dello psicanalista Carl Gustav Jung – schiudono a Silone nuovi
non conoscevano questa realtà. Grazie a Fontamara ne scoprim- orizzonti, soprattutto letterari, e portano un po’ di luce nella vita
mo la vera immagine».4 grigia di profugo politico. È in questi ambienti che Silone allaccia
Silone stesso, del resto, ha poi avuto modo di soffermarsi la relazione sentimentale forse più travagliata e affascinante
su questo aspetto in un’importantissima prefazione di una delle della sua vita, quella con Aline Valangin.
molte riedizioni del romanzo. Nella movimentata vita sentimentale di Silone ci sono tre
«Questo racconto apparirà al lettore straniero, che lo leg- donne importanti, Gabriella Seidenfeld, Aline Valangin e Darina
gerà per primo, in stridente contrasto con la immagine pittoresca Laracy, colei che infine diventa sua moglie e che gli rimane ac-
che dell’Italia meridionale egli trova frequentemente nella lette- canto fino alla morte. A Gabriella Seidenfeld, una profuga di ori-
ratura per turisti. In certi libri, com’è noto, l’Italia meridionale è gine ebrea vissuta moltissimi anni in Svizzera, Silone rimane le-
una terra bellissima, in cui i contadini vanno al lavoro cantando gato durante quasi tutto il periodo del suo esilio. Ciò non gli im-
cori di gioia, cui rispondono cori di villanelle abbigliate nei tradi- pedisce tuttavia di intrattenere delle relazioni sentimentali con
zionali costumi, mentre nel bosco vicino gorgheggiano gli usigno- altre donne, tra cui, come abbiamo detto, spicca quella con Aline
li. Purtroppo, a Fontamara, queste meraviglie non sono mai Valangin, scrittrice e musicista svizzero romanda, moglie dell’av-
successe».5 vocato Wladimir Rosenbaum. Nelle sue memorie, Aline Valangin
DALLA “SUISSE” 193
il doposcuola, i socialisti che gravitano attorno al Cooperativo
creano la scuola libera e a dirigerla chiamano il padre di Franca
Magnani, il repubblicano Fernando Schiavetti, che in quel momen-
to si trova in esilio a Marsiglia. Quando Silone, ormai assiduo
frequentatore del Cooperativo, decide di intervenire sulla scena
politica, l’Europa è dilaniata dalla guerra.
La fondazione in Svizzera del Centro estero
del Partito socialista italiano
Con la sconfitta della Francia si verifica la dispersione delle
ultime forze organizzate socialiste, antifasciste e antinaziste e
Zurigo – città che, riferendosi a quel periodo così drammatico
della nostra storia, alcuni biografi di Silone hanno chiamato “om-
belico d’Europa” – diventa un centro importante per moltissimi
esuli politici europei e soprattutto italiani. Dopo la distruzione del
centro socialista internazionale di Parigi, i comunisti assumono
una posizione di rilievo nell’ambito della lotta antifascista in quan-
to rimangono l’unica forza politica ancora organizzata. Per Silone,
Silone (terzo da destra) al Congresso del Partito socialista italiano di unità pro-
letaria del 1946. Si riconosce – primo a destra – Sandro Pertini. che non intende perdere l’occasione di contribuire alla futura ri-
costruzione dell’Italia, è giunto il momento di agire, anche perché
Silone (third from the right) at the Congress of the Italian Socialist Party of Pro-
letarian Unity in 1946. Sandro Pertini – the first on the right – can be recognized. vede il comunismo come un pericolo che può ostacolare il pro-
cesso di democratizzazione in Italia dopo la fine della guerra.
scrive di Silone: «Da lui ricevevo lettere che avrebbero fatto la Osservatore acutissimo della scena politica internazionale, egli
felicità di ogni donna. Una di queste, molto lunga, come una lita- si rende conto che a partire dalla primavera del 1941 il fascismo
nia d’amore, nella quale mi lodava innalzandomi a Madre del inizia a subire le prime fratture interne e vede inaugurarsi quella
dolore, gliela rimandai, non la potevo sopportare, era troppo, che egli definisce «la fase di interna decomposizione del regime»,
troppo fantastica, troppo bella».7 primo evidente segnale di crisi che, unito all’esito sempre più
Nei primi anni del suo esilio, Silone frequenta gli ambienti negativo delle operazioni belliche italiane, preannuncia la grande
degli intellettuali svizzeri e tedeschi e mantiene una certa distan- catastrofe a cui va incontro il Paese. Verso l’inizio del 1941, dopo
za da quelli italiani. Soltanto a partire dal 1935 si registra un suo un lungo periodo di inattività politica – e qui inizia il secondo
progressivo avvicinamento alla colonia italiana di Zurigo, riacco- periodo dell’esilio elvetico –, Silone si riavvicina all’azione politica.
stamento che più avanti culminerà nella ripresa dell’attività poli- A Zurigo fonda il cosiddetto Centro estero (CE) del Partito socia-
tica che farà di Silone uno dei massimi dirigenti della lotta anti- lista italiano. Sarà proprio la scoperta di tale organizzazione che
fascista. Franca Magnani, nel suo libro autobiografico Una fami- nel dicembre del 1942 porterà al clamoroso arresto di Silone. Il
glia italiana, descrive molto bene l’ambiente italiano a Zurigo di CE si propone di risvegliare il socialismo in Italia, che, fondato nel
quegli anni. L’atteggiamento riservato da parte di Silone nei con- 1892 a Roma e soppresso negli anni Venti da Mussolini, solo
fronti dei suoi connazionali, la Magnani lo spiega così: «Silone dopo il ’40 si avvia a una lenta riorganizzazione, grazie anche
faceva vita appartata, ritirata, un po’ per ragioni di salute – era alla creazione di un Centro interno (CI) in Italia. Il CE vuole essere
appena stato in un sanatorio a Davos per curarsi – ma soprattut- un tentativo progettuale di rifondazione del socialismo italiano.
to perché era uscito da poco dal Partito comunista italiano. “Dal La sua attività è quindi diretta esclusivamente verso l’Italia e il
Partito comunista non si esce come da un altro partito”, disse centro non opera mai in Svizzera. Programma, intenzione e fina-
mio padre, perché – così gli aveva detto Silone – “il Partito diven- lità dell’attività svolta dal CE, Silone le riassume in modo detta-
ta famiglia scuola chiesa caserma”».8 gliato nel Memoriale. Le ragioni del suo intervento vanno ricerca-
In quegli anni Zurigo raccoglie una cospicua comunità di te nella situazione politica che si instaura in Europa in quel perio-
immigrati italiani che risale alla prima emigrazione di massa do. Nella primavera del 1941 il fascismo comincia lentamente a
dell’inizio del XX secolo. Uno degli emigranti della prima ora è subire le prime fratture. In seguito alla rottura interna della classe
Enrico Dezza, il padre del già citato Ettore Cella, un romagnolo politica dominante, all’estero si riattiva progressivamente il rag-
che diventa uno dei fondatori e dirigenti del movimento socialista gruppamento delle forze antifasciste intorno ai comunisti con la
italiano di Zurigo. In questo ambiente di lavoratori, legati al pen- partecipazione dei socialisti. Silone non intende rimanere escluso
siero socialista, si apre, alla Militärstrasse 36, il ristorante Coo- dal movimento d’opposizione, anche perché intravede il pericolo
perativo, che permette ai lavoratori emigrati di incontrarsi e di una sostituzione della dittatura fascista con un’altra, quella
consumare delle bibite e dei pasti a un prezzo modico. Durante bolscevica, che egli denomina significativamente “fascismo ros-
la guerra il Cooperativo rimane il centro politico e culturale socia- so”. Decide quindi di intervenire, senza però abbandonare la sua
lista all’interno del quale fermentano idee e attività antifasciste attività privilegiata, la letteratura.
e dove Silone, insieme a Enrico Dezza, redige il giornale socialista «Io non sono, io non voglio essere un uomo politico, nel
“L’avvenire dei lavoratori”. Quando Mussolini va al potere e, per senso che a queste parole si dà ordinariamente. Io sono, io voglio
conseguenza, i consolati, in Svizzera come negli altri Paesi, ca- rimanere uno scrittore, a nessun’altra disciplina legato all’infuori
dono in mano ai fascisti, il Cooperativo diventa l’unico punto di di quella che il pensiero e la coscienza in se stessi possiedono».9
riferimento per coloro che si oppongono alla dittatura. E così, Silone considera il lavoro svolto per il CE come un intermez-
quando a Zurigo, come in moltissime altre città, i fascisti fondano zo passeggero della sua vita. Intende rimettersi a scrivere al più
194 DALLA “SUISSE”
presto, e anzi, vede nell’arresto da parte della polizia svizzera confine. Uno di questi contatti è un bigliettaio poschiavino di
un’opportunità quasi provvidenziale che gli permette di riprendere nome Filippo Crameri, un antifascista e socialista che si impegna
il lavoro letterario. per la causa in cui crede.11
«Esaurita l’inchiesta su questo intermezzo politico, io torne- Malgrado la sua importanza, il CE è un organo sussidiario
rò al mio lavoro [...]. Forse il carcere, per il mio spirito, è il luogo rispetto al CI e assume quindi un ruolo piuttosto modesto, subor-
più propizio; in carcere sono stati scritti i testi più viventi della dinato a quello del CI. Si impegna nella propaganda delle idee
libertà italiana [...]. La Provvidenza può servirsi di tutto, e perfino socialiste nel mondo, mirando soprattutto a sostenere l’Italia nel
della polizia federale».10 delicato passaggio dalla dittatura alla democrazia. L’organizzazio-
L’indirizzo politico seguito dal CE è ben definito: creare ne svolge un lavoro di direzione ideologica, di consiglio politico e
un’unità politica italiana su base federativa e democratica. Punto di organizzazione tramite la stampa e la distribuzione di materia-
di riferimento più importante per il CE è il Centro interno che le propagandistico. L’organo più importante ad essere stampato
dall’Italia informa il CE sulla situazione e gli avvenimenti politici è il manifesto “Terzo fronte”, ideato da Silone, e che appare il
in patria. In base a tali informazioni, il CE, che, pur trovandosi primo maggio del 1942. Per raggiungere i suoi obiettivi, il CE ha
all’estero, gode di maggior libertà di movimento, elabora le dispo- bisogno di fondi finanziari. Tra le organizzazioni e associazioni che
sizioni necessarie e prepara il terreno per la battaglia decisiva sussidiano il suo lavoro ci sono il Labour Party di Londra e le
contro il fascismo e per il sostegno dell’Italia nel delicato passag- organizzazioni sindacali svizzere. L’aiuto più consistente in terra
gio dalla dittatura alla democrazia. Il CE svolge quindi un lavoro elvetica proviene dall’Associazione del personale dei servizi pub-
di direzione politica, ideologica e organizzativa. In tali circostanze blici svizzeri. Vengono chiesti dei sussidi anche al Partito social-
uno scambio di informazioni può realizzarsi soltanto per via clan- democratico svizzero il quale però non risponde mai alle richieste.
destina e deve passare attraverso territori di confine come il Ti- A capo del comitato direttivo del CE ci sono quattro persone:
cino e le valli italofone grigionesi. Lo scambio – si tratta di far Silone stesso, che con il nome di copertura Sormani svolge la
passare lettere, messaggi e dispacci politici – viene affidato a funzione di dirigente; Riccardo Formica, che funge da segretario
cosiddette “persone di contatto” che funzionano come corrieri e (il suo nome di copertura è Minotti); Olindo Gorni, un intellettuale
si assumono il rischioso compito di recapitare i messaggi oltre di Ginevra, con il nome di copertura Giannini; e infine Piero Pelle-
grini, che si fa chiamare Pedroni, e che è direttore di “Libera
Ignazio Silone e la moglie Darina a Zurigo, nella biblioteca di casa Fleischmann, stampa”, un giornale socialista ticinese.
dove lo scrittore trovò ospitalità per dieci anni.
Silone viene arrestato il 14 dicembre del 1942. La polizia
Ignazio Silone and his wife Darina in Zurich, in the library of the Fleischmanns’ riesce a sequestrare una gran copia di materiale ritenuto cospi-
house, where the writer stayed for ten years.
rativo. Il giorno dopo subisce un primo interrogatorio e il 16
scrive una lettera al capo del Servizio Informazioni della Procura
Federale Svizzera in cui annuncia la stesura del Memoriale e
fornisce spiegazioni in italiano in merito all’interrogatorio del
giorno precedente. Sente il bisogno di mettere in chiaro alcuni
particolari: prima di tutto intende ritornare su alcune fasi del-
l’istruttoria durante le quali, date le sue scarse conoscenze del
tedesco, non è riuscito a spiegarsi come avrebbe voluto; in se-
condo luogo desidera difendersi contro le accuse di militanza
comunista e anarchica di cui la polizia svizzera, non conoscendo
ancora sufficientemente i fatti, sembra voglia accusarlo. Per
questo Silone sente il bisogno di fornire delle aggiunte e dei
chiarimenti sul termine “socialdemocratico” che non vuole vede-
re confuso con quello di “comunismo”. Al momento dell’arresto
non è ancora ben chiaro di quale reato Silone si sia reso colpe-
vole. Annota a tale proposito Silone stesso nel Memoriale: «Il
mandato di cattura da me firmato al momento dell’arresto è
stato emesso in base alla legge speciale contro i comunisti e gli
anarchici; ma lo stesso funzionario che mi ha arrestato ha spon-
taneamente ammesso che si tratta di un capo d’accusa provvi-
sorio, il quale, nel corso dell’istruttoria, sarà certamente sostitui-
to da altro. [...] Il problema dunque della qualifica giuridica e po-
litica dell’arresto mio e dei miei amici è ancora aperto».12
Quella dell’attività anarchica e comunista è quindi un’accu-
sa infondata e a tale proposito Silone annota nel Memoriale: «Noi
siamo partigiani decisi della democrazia e della libertà», ribaden-
do con questo la sua posizione di antifascista, lontano da altre
dimensioni totalitarie.
In seguito, dopo gli accertamenti della polizia, diventa chia-
ro che Silone ha svolto un’attività politica illegale in Svizzera, ma
esclusivamente diretta verso l’Italia, non verso la Svizzera. Nel
Memoriale Silone tiene a precisare con insistenza che il CE non
DALLA “SUISSE” 195
intratteneva alcun legame con il Partito comunista. Ciò che lo ha ma la sua preoccupazione maggiore è sempre stata diretta verso
spinto a riprendere la militanza politica è la volontà di contribuire l’Italia che bisognava liberare a tutti i costi. Appena può, ritorna
all’inserimento delle istituzioni democratiche nel suo Paese e in patria, pur sapendo che lì la sua opera non sarà apprezzata e
l’influsso che la Svizzera ha svolto come modello non è certo probabilmente presentendo che a casa sua subirà un secondo
negabile. doloroso esilio morale e intellettuale.
Le autorità svizzere si rendono conto che l’attività del CE
mira a una preparazione ideale in vista di una vera e propria Il rientro in Italia
lotta politica e si limita alla sola sovvenzione finanziaria del Psi Subito dopo la liberazione Silone rientra in Italia e scrive Ed
in Italia. L’organizzazione non propaganda la violenza, nemmeno egli si nascose, una versione teatrale del romanzo Vino e pane.
in Italia, ma la “disubbidienza civile”, termine che appare nel Nel 1945 assume la direzione dell’“Avanti!” ed entra ufficialmen-
manifesto “Il Terzo fronte” e si riferisce a un comportamento te a far parte del Partito socialista italiano in funzione di deputa-
individuale del cittadino di resistenza passiva nei confronti delle to alla Costituente. Nel 1949 si ritira dalla scena politica e assu-
istituzioni dello Stato. me un atteggiamento di palese critica nei confronti della prassi
Il Dipartimento Federale di Polizia, considerando comunque politica, atteggiamento che traspone in letteratura con il suo ul-
l’attività cospirativa del CE un pericolo per la sicurezza della Sviz- timo grande lavoro, il dramma L’avventura d’un povero cristiano
zera, in quanto potrebbe turbare i rapporti con l’Italia, nel 1943 (1968), in cui formula la sua tesi fondamentale: «Non si può es-
propone al Consiglio Federale di espellere Silone. L’espulsione sere cristiano e papa allo stesso momento». Ribadisce così in
non viene mai eseguita poiché inattuabile. Silone ha problemi di termini letterari il rifiuto di ogni forma di potere, in qualsiasi epo-
salute, gode ormai, come scrittore, di fama internazionale e la ca e in qualsiasi contesto storico-politico. Ormai dedicherà tutto
Svizzera non può permettersi di consegnarlo in mano ai fascisti. il suo tempo alla letteratura. Nel 1965 Silone vince il premio
Tutti i componenti del CE vengono rilasciati. Silone esce di prigio- Marzotto con Uscita di sicurezza. Soltanto a partire da quel mo-
ne il 30 dicembre e si reca subito a Davos, dove viene internato mento la critica italiana incomincia ad accordargli quell’attenzione
e poi trasferito a Baden da dove può spostarsi solo con il per- che aveva da lungo tempo meritato. A causa delle pessime con-
messo e sotto la sorveglianza della polizia. La sua posta e le sue dizioni di salute – da decenni lo tormenta una malattia polmona-
telefonate vengono controllate e ogni mese egli deve consegnare re – viene ricoverato in una clinica di Ginevra dove muore il 22
alla polizia una lista con i nomi di tutte le persone che vengono agosto del 1978. Nel 1981 esce postumo Severina, romanzo che
a trovarlo. Nella lista del mese di luglio – Silone è alloggiato nello Silone non riuscì a portare a termine.
Schweizerhof di Baden – si trovano tra l’altro i nomi, con l’indica-
zione dell’indirizzo, di “Herr u. Frau Dr. Oprecht” (l’editore), “Sigr
Avv. Egidio Reale” e “Frl. Dr. Darina Laracy”, la futura moglie di
Silone che in quel periodo abita a Davos.
Malgrado la travagliata vicenda della detenzione e dell’inter-
namento, l’esilio elvetico finisce per esser decisivo nell’itinerario 1) I. SILONE, Memoriale dal carcere svizzero, in Romanzi e saggi, a
umano e culturale di Silone. Egli considera la Svizzera una terra cura di B. FALCETTO, Milano, Mondadori, 1998-1999 [d’ora in poi RS],
v. 1, p. 1.396.
amica, che per tradizione ha in molte occasioni accolto degli 2) I. SILONE, Gli articoli di “information” (Zurigo 1932-34), a cura di
esuli politici. In Svizzera, Paese verso il quale prova un senso di M.A. MORETTINI BURA, Perugia, Guerra, 1994.
profonda riconoscenza, Silone ha ritrovato la sua vera condizione 3) Ettore Cella, regista e attore, durante la sua attività artistica
umana. Scrive a tale proposito: «Di questa mia rinascita e resur- ha lavorato con Silone all’allestimento di Ed egli si nascose, tratto dal
rezione io sono in grandissima parte debitore alla Svizzera»; e romanzo Vino e pane e recitato in prima mondiale a Zurigo nel 1945,
e ha curato la rappresentazione del dramma di Celestino V ne L’av-
continua: «Considero la Svizzera come la mia seconda patria, ventura d’un povero cristiano (1971) in prima tedesca a Lucerna.
come la patria del mio spirito».13 E malgrado la circospezione 4) Sulle tracce di Ignazio Silone a Zurigo: intervista ad Ettore Cella,
formale con cui il Governo svizzero per ragioni diplomatiche ha a cura di V. TODISCO, in “Quaderni grigionitaliani”, a. 64, n. 4 (ottobre
vigilato sui profughi, Silone terrà sempre conto dello spirito di 1995), p. 325-331.
5) I. SILONE, Fontamara, in RS, v. 1, p. 14.
tolleranza e protezione politica di cui, rendendo onore a una im- 6) O. GURGO e F. DE CORE, Silone. L’avventura di un uomo libero,
portante tradizione, questo libero Paese ha saputo dar prova. E Venezia, Marsilio, 1998, p. 172.
Silone non ha mai dimenticato il suo debito verso il Paese che lo 7) Tratto da P. K AMBER, Geschichte zweier Leben – Wladimir Rosen-
ha ospitato, al quale ha voluto offrire, quale atto di omaggio, il baum & Aline Valangin, Zürich, Limmat Verlag, 1990, p. 100; la tra-
romanzo La volpe e le camelie (1960), ambientato nel Canton duzione del brano in italiano è nostra.
8) F. MAGNANI, Una famiglia italiana, Milano, Feltrinelli, 1992, p.
Ticino. Questo legame affettivo con la Svizzera, Silone lo ha 98-99. Il libro era uscito prima in Germania, nel 1990, in lingua te-
mantenuto fino alla fine della sua vita. A meno di un mese di di- desca col titolo Eine italienische Familie.
stanza dalla morte dello scrittore, Enrico Terracini così ricorda il 9) I. SILONE, Memoriale dal carcere svizzero, cit., p. 1.410-1.411.
rapporto di Silone con la Svizzera: «Sì lo scrittore abruzzese co- 10) Ibidem.
11) Per informazioni dettagliate su Filippo Crameri si veda V. TODI -
nosceva come pochi il territorio elvetico, e della Confederazione SCO, Filippo Crameri: messaggero di Silone a Poschiavo, in “Quaderni
sapeva la storia, gli usi, i costumi politici. [...] Accennando al nome grigionitaliani”, a. 62, n. 4 (ottobre 1993), p. 313-334. Le informa-
di qualche uomo politico elvetico, egli ne conosceva fatti, miraco- zioni ricavabili dal Memoriale e quelle che si possono trovare nell’Ar-
li, virtù e anche difetti».14 chivio Federale Svizzero permettono di ricostruire la vicenda che
Malgrado l’amore e l’ammirazione per la Confederazione vede coinvolto Silone nelle operazioni clandestine del Centro estero
del Psi.
elvetica, Silone non ha mai pensato di rimanervi. Non impara 12) I. SILONE, Memoriale dal carcere svizzero, cit., p. 6-7.
sufficientemente il tedesco e non pensa mai di integrarsi vera- 13) Ibi, p. 12.
mente. Si è occupato della storia civile e religiosa della Svizzera, 14) E. TERRACINI, Il silenzioso, in “Il Dovere” (18 settembre 1978).
196 DALLA “SUISSE”
Il Centro Studi
Ignazio Silone
SEBASTIANA FERRARI E MARTORANO DI CESARE
I
Il Centro Studi Ignazio Silone nasce per volontà del Consi- alla sezione Saggistica, il Premio si articola in altre tre sezioni:
glio comunale di Pescina il 5 novembre 1982, con lo scopo Borsa di studio per tesi di laurea in qualsiasi disciplina sulla vita,
di onorare la memoria, promuovere l’opera letteraria e sull’opera e sul pensiero di Silone; Premio per la traduzione, de-
diffondere il pensiero del grande scrittore pescinese. Svol- stinato a chi divulga nel mondo l’opera di Silone con fedeli ver-
ge la propria attività nei locali dell’ex convento di San Francesco sioni in lingua straniera di valore letterario; Premi per gli studenti
che si dice fondato nel 1200 dallo stesso Santo e situato nel delle scuole secondarie di II grado abruzzesi, per lo svolgimento
cuore del centro storico di Pescina, poco sotto il vecchio campa- di un tema sullo scrittore marsicano.
nile di San Berardo dove Silone ha voluto riposare per sempre. Il cuore pulsante del Centro Studi è rappresentato dall’Ar-
Nello stesso complesso, di cui fa parte anche la chiesa ora inti- chivio Silone, donato da Darina Silone al Comune di Pescina il 1°
tolata a S. Antonio di Padova, si trova il bel teatro San Francesco, maggio 2000 in occasione delle manifestazioni per il Centenario
la sala conferenze e, da qualche anno, il Museo Silone. Nel della nascita dello scrittore. La maggior parte dell’Archivio è co-
chiostro ha trovato collocazione una splendida opera scultorea stituita dalla corrispondenza, in copia, di Silone, oltre seimila
di Cascella. lettere dal 1930 al 1978. Molti, importanti e di ogni parte del
Molteplici e culturalmente elevate sono le manifestazioni mondo, i corrispondenti: scrittori, intellettuali, artisti, politici, filo-
promosse dal Centro Studi durante tutto l’anno; fra queste le più sofi, ma anche tanti giovani studenti, lavoratori e gente comune.
importanti sono sicuramente quelle legate alle giornate celebra- Di grande interesse la parte fotografica dell’Archivio che ripercor-
tive del 1° maggio, giorno della nascita di Silone, e del 22 agosto, re per immagini, in parallelo con la corrispondenza, la vita dello
giorno della sua morte in Svizzera, i cui programmi prevedono scrittore; dalle prime foto a Davos fino al Silone degli ultimi anni,
convegni e conferenze su aspetti letterari e politici di Silone. Si- passando per gli avvenimenti più importanti e pubblici a quelli più
lone in vita aveva sempre manifestato un interesse particolare intimi e privati; dalla fotografia che lo ritrae nell’Assemblea Costi-
per i giovani e per questo ogni anno si tiene la Giornata siloniana tuente, alle vacanze nelle isole greche o con i parenti nella sua
della scuola con il concorso Silone maestro di vita, dove vengono abitazione romana. Di tutto l’Archivio si sta redigendo l’inventario
premiati gli studenti delle scuole medie e secondarie della pro- con il regesto della corrispondenza, ora consultabile online sul
vincia dell’Aquila per gli elaborati migliori su temi siloniani. sito internet [Link].
Il Centro Studi ha rapporti di collaborazione con istituti di Della donazione di Darina fanno parte anche la biblioteca
cultura e università italiane e straniere. Particolarmente stretto è dello scrittore, la sua scrivania, la macchina da scrivere, gli og-
il rapporto con l’Università dell’Aquila che consente agli studenti getti, i quadri, i premi, i riconoscimenti, custoditi ed esposti nel
di svolgere attività di tirocinio presso il Centro Studi. Museo Silone.
Notevole l’attività editoriale attraverso la pubblicazione del Il Museo, inaugurato il 1° maggio 2006, curato nella realiz-
periodico “Quaderni siloniani” e di opere monografiche. zazione dall’Archivio di Stato dell’Aquila, è nato con l’intento di
Dal 1988 il Centro Studi ospita il Premio Internazionale Silo- trasmettere la grandezza dell’intellettuale, del politico e dello
ne, che la Regione Abruzzo ha fatto proprio con la legge regiona- scrittore. È rivolto a tutti gli estimatori del grande pescinese, ma
le 2 maggio 1995, n. 94. Con il Premio Silone si danno riconosci- in special modo agli studenti e ai giovani. Il nucleo intorno al
menti a quelle personalità che con la loro opera testimonino o quale si è sviluppato è rappresentato dalla produzione letteraria
rispecchino i valori di libertà e giustizia appartenuti a Silone. Tra di Silone, al di là della distinzione tra romanzi, saggi e altri scritti,
i premiati si possono citare nomi quali: Galante Garrone, Carlo affiancata da una copiosa documentazione d’archivio. Il percorso
Bo, Riccardo Bauer (alla memoria), Luce D’Eramo, Mimmo Fran- è essenzialmente cronologico e ha il suo filo conduttore nella
zinelli, Ermanno Olmi, Sebastiano Vassalli, Giuliano Vassalli. Oltre data di pubblicazione delle opere: da Fontamara fino alla postuma
Severina.
È, insomma, il Centro Studi Ignazio Silone un luogo “magi-
The Ignazio Silone Study Centre co” e speciale dove intellettuali, docenti e studenti di ogni parte
The institute is located in the ex- Saint Francis convent dating back to 1200 in del mondo possono trovare o ritrovare il più autentico cultore
Pescina’s historic centre. It promotes many initiatives including the “Silonian della libertà e della giustizia di tutto il Novecento.
Day for Schools” and the “Silone International Prize”, for those who in their first
work have incorporated the same values of liberty and justice that Silone Le immagini fotografiche della parte culturale sono di proprietà
maintained. The core of the facilities is the Archive with over 6000 letters by del Centro Studi Ignazio Silone di Pescina, che si ringrazia per le infor-
the author, written between 1930 and 1978. mazioni fornite e la collaborazione prestata.
DALLA “SUISSE” 197