LETTERE
INEDITE DI
RUGGERO
BOSCOyiCH
Ruggiero Giuseppe Boscovich
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LETTERE INEDITE
01
RUGGERO ROSCOYICH
TlPÒGBAm BASIOGIO BDIT.
4847.
\ •
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IL SIG. DoTf. GIROL^O STECCHINI
3ca «OAtto feeiMo ptopoiito (|uei^£[> di voCec
& «0» cMÒMido ofte li» 4ia||c fo«eeò «to^illto più
CmCaiM^ ue« auewMuo pee aiicoea toowoAa coia
-
«|)oiMa£ijbie dovewxuo a^te elette ueC jtocHO s3
fUft cicc0*taiMba eft« o» to^^Mi» di umee a^Ci aC>
ft( aiiefte le «oìIm coogmtttlatotPWi afte» an*
cfte i «HMtti «iwli pee IS» eonttiiua pmpetilà
^oi e deCCo. trojtta ^ompagtia, te^tamuto ut» ttat*
pettcoCo d* ej^^ete accùiati dt poco eafòa aiMtctft»(a»
ù più pcfito «mt<e a 4oi» <|tiaiiiuiu}ue di aCcu-
ni, piÀt Uuòi, G0ii UH likC»t«Mo • «V». fifitc ac-
ca det «titeo a|feMflv < MS)illa«M imSP mmmn ^v0r
Atto Sa più caia uteiNotia^ etcoedofiìkM^i. òdio
^t^^ ^OC^iP^ yi0COÌ^h ^tt^A^^ ^^^^^^B^^^ ^5^^^. ^^0^
co pule a ^tÈom ammog fM*cfó <^ wmm foMio*
di ^.«visnr iMMftb SImcìmI.
«
m wm
*
'VBoifiou at^omnàm ùtMt poUft Aoe^
•LI AMICI VOfTKt
* '
G. B. RODERTI.
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MiRDo mmm
Nioqne in il i 0 Aprile 4 761
Vene»»
àk «ntìM Bobile • dov«o« fimì^Ua di Bat-
•ma». tSkhè « priM tnslitaton ntlle Ltl-
Me e nelle Soienie, qui ove fa tea^pertft-
10 tecinlle^ fùel Dm Mveo Brare^ pa-
re ralente Maestro al nostro Giaiu batista
^^^^^p^j^sbìIm^ Ji^Bjft^fcin^j^p^fc^^^ ^j^b^^ipi^^ ^^Ii^bI^Ii^^ ^A^K^^^^ft^
Mirttdii M tee mmo atedie preÌNid0^ e to-
Imdo Yantaggiarsi «enpre maggienBentey at
port^ a Pado^rif ove fti diaeepolo ed awico
carissimo del celebre IVicolai Professore delia
8flieua m foeHa UatTmilà. Mpmeafletlo
«ndw «Ha Botaaica, e fre<pmlafa la aeaok
•del MaieìflL Toraale in Patria rieeo di co-
goiaiooi, e tiefliitiwiB di alletlo |Mr lo eta-
^ioj ricreava bene spesso l' aniafto nella soa
10
ridente TÌUegfia^a di Bonati^ nella quale
inetitoì an gbrdino di piante forestiere, il
primo qui fondato. Allora £ioeTa parte del
eapere nella Seienia dei Ten^etabili anche al
Broccbìy che poi fu gigante. Fra i libri e le
piàeeToli conTcrmioni degfli amici^ che ne eo*
noscevann la dottrina, poMava tranquillamen-
te i giorni, quando il celeJiratissioip abate
Roggero Boeeovidi Tenne prona i Remon-
dini per farvi stampare le sue opere. Stretta
«Micia» oan Jjeonardn^ e di bfjfUferi eonq^n*
dendo qnant' efj^i foste dotto nelle Scienze di
che trattavano qppelle opeie^ il Yolle eompM-
gno, consìgKeffie arbitro non solo per sopra-
stare materialmente alla stampa, ma inoU
tre per tntti qne' cambiamenti eh' egli avesse
stimato convenire non solo nelle teorie ma
nelle dimostrasioni, neUe pratiche^ nella mi-
gliofe eosCrntione e disposifione delle stesse
figure. £ vedi modestia! Coloro che studiano
quegli serittidelBoseovidft appena cheilsanno^
imperciocché non volle che V autore facesse.
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li
€0016 toleva, floléone Mitafaikme delia sua
riconoscenza.
TeDntì i tempi dei «OTYeriiibenfl politi-
ci, il nostro- Leonardo non dimenticalo, fa
oc capato per la Patria cadata la Repubblica di
Venezia, e nel Regime Anatriaco sncceasiiroy
e durante l' Italico per a tempo Podestà,
poseia tornate queste ProTÌncte all' Impero
d' Austria, Deputato alla Congrejj^azione Cen«
trale in Venezia, ove morì nel giorno 12
Aprile 1826.
Ned egli stava soltanto immerso nelle
Scienze^ ma aflèttnoso per ancora delle Let-
tere, raccolse scelta suppellettile di libri an-
che in queste discipline^ e conoscendo bene
oltre te classicbe, le ling^ue Francese e Te«
desca non lasciava di provvedere continuo le
migliori opere che oltremonti nscivano in In-
ce. A quando a quando si ricreava dettando
Apologhi ed altre composizioni, le qnali è
danno eh' eg^li tenesse in sì poco conto, che
andarono perdute*
12
Timoroso^ centra ragione, della «ta«Rpt|
m fisica permiae ehe finae dato §aan por M>
lenne occasione nn sao elegantissimo volga- .
rinameDlo della celebre operetta del mietv^
Ginreeoiuiilto Aleaaandro Magio d€ JVwfayu
aj|ilìo^ muTCffealnente lodati^
*»
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«VGGSAO BOSCOVICH
A
4.
I
ti eri le scrissi dando la lettera a eata Ke^
taon^m, che doma eiserle nandata eon dae fi^
gli, e ptobabifaieiite le sarà stata spediu a Vene^
zia, pe rchè sì informassero a qud negoiio dove et*
la sarebbe, ieri sera tardi fti da me la soa Signo-
ra Madre» che atea ricevuta la sua di Padova. Co*
me in essa dU diceva, che Demcaica ella avrebbe
Mritta akaon cosa di daeiiiio, eoei t^^m^fm^
che desilo dhiMi dia sarà in Venezia, e forse que-
sta sera. Ad ogoi modo le mando la imenle eot
l'iadirizi^ che eU»iw handicilo. Sé àQ'aniiodr
questa ella sarti pertica, gliela manderanno h: ma
per |>iù sicuf eaa manderò
le la figura é questa
14
sera al negozio Renumdiiii a Venesia colf istruzìo-'
ne, che si informino se ella debbe tornare là^ o
dove siano iti i fogli per mandarle appresso i me-
desimi Senza di lel son oifalio, quando appunto
avrei bisogno di farle vedere le mutazioni, che ho
latto, e fo nel terzo tomo: ad ogni modo purché
ella riesca nel suo punto essenziàle, che è unpor-
tante per tutto il resto della sua vita, scorrano pu-
re a torrenti 1 miei errori, che partita ella non
hanno più argine. Presenti i miei riatti agli lii,
e al Conte Ab. Lombardi. Fa/e.
Baiamo 5 Mano 1784.
Cjfiacchè partono le carrette a mezSO gtor*
no e le lettere di costà non arrifano che questa
sera, onde non posso sapere à che termhie sieno i
suoi alTari, mando un altro foglio del quale mi so-
no riserbata ua'. altra copU eoUe medesime nostre
cotremoBi, siediè .non è neeessai^o, ehè eBa se^ré-
sta ancora cuslì rimandi questo foglio, ma solo se
trova altre correauioni da lare basterà, che scriva in
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. una cartiua le pagÌD», righe> correcioDÌ. Vedrà Del-
le iiite^ che e' «1190 restate -delle coeé esseuiaUsy-
me scappate e a ne, e a lei NeU' opusoob delle
Ibnnole trigonomcuiche, cbe mi soa lucsso a rio-
sammara, giacché la- sup Ksaeoia. ai/ondo sospesi i
torchi me ne ha lasciato' h libertà, ho trovato sol-
li primi ibgU dellQ cose pur essenziali, e su que'
di mfim un erdise qosi eattivo« che uù sobo li-
messo- da capo a far tre paragrafi, ({vali, crede,
che troverà iqeno cattivi al suo ritorno. Iqtorno a
-
questo spero di saper qualche cosa questa sera, e
di ricever fl foglio, che le mandai. In quanto al ri-
tomo benché io non ardisca di muover un passo
senza di lei, desidero, che non io affretti neppur
OD momento in pregiudizio de' suol affari assenzio-
li nclli quali spero di veder nella sua di questa
Dotte un buon risultato del consulto del suo Av-
mato. Facesse Iddio, che ftsse conforme a quello
dcH* Interveniente, il quale pare che fosse persuaso
esser sicurji la loro ragione. Io tutto immerso al
aolito negli angoli, e triangoli non ho alcona nuo-
va da darle di ([uà, toltane la morte del vecchio
Gosetto, quale mi auguro per me; giacche ncU' al-
lo di volersi alzare, meUnaio eapitt enUut tpirUtm
16
wam agonia» «è angoao^ bm ptego Udia^ aHo
non mi dia MI «Mi Imgà naUitia j^iNivia. Gm-
vetrebbe essere sano, e vigoroso fino all' ultimo
fliooieiito^ e poi manoare in m trailo come il Du-
ca di Barvtck oon tàà oamidiìaia In capo^ • eoQ
un colpo apopletico, che trovasse la persona prc-
|NM*ata par avara ima aiorla suliiuuiea» aia non im-<
provviia àia pniMòM, a dispedidoné alMala. Mi
riverisca il Sig. zio. f^aie.
fioièfmo 26 Settembre 17^4.
• • • ' *
]^Ii è aiTivala la sua loticra, che aspetta-
vo eoa sommo desiderio, giacché non sapevo più
naDa di lei da taiito tempo. ìò non mi ritorf
do di averle scritto, di non nii scrìvere finché
non sapesse il mio arrivo a MiUmo, credevo, di a-
ere scrìtto^ dw non* mi fermerei per «istrada, co-
me di filiti non mi fermai, che una mezza gior-
nata in PislOja, e corsi senqpre dalla mattina alla
aera Mua passare né dia Bologna, né da )Mena.
Appena arrivato quà, avevo scrìtto a Veneaia,
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Hnpmìmtàn
mezzo
^
della casa
èd AegMiiH difivfe atriwe per
Rcmondini i mdì saluti colle mie
vmim Ho gfNjuto mtmàm dei bmn aiuto dalU.
sua Minte, « ad è iliipiMiito Moilii Ykummd»
della sua Sig. Madre. Come il freddo che era ar-
rinito iiraatiin^ e ktie, oade ci vedevamo al*
tomM da&e nevi, e mei wàk» ìaÈtm di qu, è
finito, cosi spero di udire, che anche il suo catar-
ia «a diminHlo. io per grana 4i Dio alo bfloior
Simo, e non lavare quasi mdh in questa grand»'
sa viUeggiatura, almeno per li supplementi. La no*
mooaa iodbtàf e le lett^ ai portanp via moUo
. lHB|Nfe Iw poi devnito fiv molH eeiiti, o defle 00^
stmzioni, sbagliando al solito c rifacendo, p«r UB
orologio solare su tf mfnxm, eli^ alla éae è ter-
miBaCo, e va ^me, ma per ame pma per Jahn»
1^ una misura da rappresentar il raggio nel tnv-
^ftare dai piccolo in grande^ è coaffenuto acoiw
far lo die» 0 fe firn ernie per qaesiD. tenpo^
die si accosta al sdstizio iemale, sono Tenute trop-
po vicine fra iero^ essendo per aitro f orologio
medesimo alto assai, onde si slenfo [Link]
bene le ore, massime verso il mezzodì.' Htegli equi-
nozi anderà la cosa meno mai^ e motto amdie
t8
meno, ansi bene, in estati^ DiiÉntf rìpigBerò l' e-
same delle note, che sono già fatte da im pezzo:
jodi mi menavè a* sappleMenti di. corpo morio^
umiìbìo .qntiido wtò lowiato t MHiiio.
£Ua dice, che bo ritrovato nobile aUùggio m
hnm pnMM§t F ho ttmU» nobiliapìflKj e mi ha fi-
nito ippren» le gmdl società in casa; mt 'mi
sarà mai a buon prezzo: sarebbe stato tale, se io
masi [Link] quel ooU^gia Più, vi vornouio émìik
ce ipnHoidiose sHa -servttà *e1w è' mmieiOilBS&nay e
converrà pensare a qualche specie di regalo» elio
noD oinda» o dUsoonmga, cosa ditieata; e dUB-
cHe: ma spero d! rinseinpi i]i*^iiiodo,' eho >i stia* .
no, e le loro convenienze, e le mie. Pion posaono
impiegani eoa ponope d^qnesl» nmgo qiio' go»
neri, die erano approposito per oostii ma ji* Irò*
veranno compensi, nè la spesa mi dispiace pmito,
fKMtfndo la BMdtsivia wnnnnnita fftfwt tàn tnM d^
l i
gli ^yrémm u, che cono grandiwhntj avttido qno»
sti Sig. e tanti altri, che frequentano la casa tao*
Co qn^ quanto in Mibno^ per me tutto le .attoi-
iM poasiMlL
La prego di nuovo di presentare i mici os-
cequi aUa 5ig^ Biadfo sua» e alia uedesimai e a
M pi aliti i mai ftmkn^ fmutnm cMk bontà
che ila ella avuto di ricordarsi di lui. Egli qui è
benissiiiio veduto da tatti, «ta bene^ e ttandoat»*
viIé OBf eamri€ri» «ha è ahlwidìMilhtima, il
graan bene: li presenti insieme da parte mia a
tutti in casa Aemondini, indadendo iL Sig. Doa
BMtiiiw.'lg8lao|a.l Mgi». nt^- jl Cknto-AbMo
Roberti, il Vepci ecc. Che fa la Pasqua? Ha essa
trovato altri pigioiianti? . La saluti da parte mia.
Si eanicr¥v mi camank la wa attkbia. fM;
Fimmtste firmo MUmio ii IfaHMi^ 4790,
*
B
'
• •• • •
Il Mio^LagMido ai é lataliiMM» dinentìai-
to di llle^ iitonerso nelle sue nuove iMteo, in-
teoto a raccogliere i frutti ddle sue terr^ uberto-
so qoaal^ amo più cho mal, mmi si cwt piè doà
svoi'ooiiega ndle applicaiiiiBl- ti -
dio «ri interi.
*
Sion so più che ne sia di lei, [Link] sua Signo-
ra Qkmn oda [Link]: mffmt V annasai
della jiìa kmatosmapartonza per Milano, dovogiaiH
si il Qioyedi deUa . settimana.; seorsa. Questo è
so
«Mui fl mm ffmm^ 0 ^ lui am «Milli ai
na bcUa villeggiatura di questa rispettolissnia, e
anmhiiifltimf ftiiaiglia I^on i» AeH>iire .alaia'illra
Mfofa 41 «km a mik M aa^ mA fiig; Gm^
te Giuseppe sia tornalo, nò come gli sia riuscito di
raddrizzare gli aiari étl ilio na^oftio, imharaiMti
dalle vmm kggi laparidL La ae. è aoitf»
di riverirlo a mio nome, e dirgli, che gli scrive-
rò;^ qaaadp udiiò ii suo rìtonio^ e mtaato eia ri»
vcriaaa pm ia figara Ouulu Tma^ fl Gonta
Antonio, e il Conte Giorgio Angarani, che credo
aia coat^ ì* Abate Aoberti, il magno vate» il Yerci:
itt primis b Signora Gioramia: siamo troppo lon-
tani per fare una scorsa sino a Romano, per ve-
nir a trovarla insieme col ano PierinQ^ il spiale ai
tmi tpl msoi^ t 9fpmÈD .In ^pmilo aamiinto è
entrato in camera per veder se ho di bisogno di
BttUa: «gli presenta i suoi più divnti oaaacpy alla
iSÉdfi^ e al figlia . : .
Io sono stato riqevuto da una qnantill di a-
mici antichi con positive dimostrazioni di festa» e
sfam la Loro AA. ai Induo dimaslnta mm
kmlà aigolafiasima, invitandomi anche ai andar a
trovarli alla km grande viUeggiatan di Manza
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SI
kumdi.^ sole i mì9Ua, ^B^^OÈémmw Itnedl
'
seorto. icr i' altro \i anUai ià da Milaiio, ed ebbk
i' OMve di mtlsnenni non nr tanto pria»
di pranko, shr a tmoto «i eompagnia, ed
anche mentre si divertivano colie boccette 8iil bi-
gliardo Tedcodo ginoewe 1* iiiièflininii fiiitifliiuu
giwMiQte rArMwnfàdmUtmm, èdèmi
somma bontà, e confidenza fino un' ora di notte,
qoflMio ke a Xntvo le ioio àA; Ri. par éavd piK
ratti Maio ìovIMiIb^ 1^ ìmmì qaà«Ltroiweqi»f
sti miei incomparabilmente gentili ospiti, che mi Jh* .
vevano |)reoono di due gìoaiL MI banno amgu^
te k Otti m aiuim— liiu ipaiiifiiitin, #
BÌauma alP ordne, in cui oltre ali' anticamera, ca-
mera da ricevere^ e stnaa da ietto coiMHla an-
cbe |NÌ tuottoo da iltidi^ vi- è lelrocamira per
Pierino, e comodo per petthiar la parrucca; ma
per Laic^ bo do¥Uto cercar altro allogò, e r ho
tmvatt» con VD noto mMlerilD màb^immméàìot.
palazzo coutil porta a porta col Collegio di Brera,
nel qua! palano id»to ia La Duniglia è troppa
numerosa *pef aver sloggio per akri» -od a me ha
dato il ca|)o di casa un appartamento, che era' oc*
capato da un suo figiio^ cke lia allogato in altra
22
fmiB di tmà, in iMra non' al è fMftìiimuBp^
'
par una eamen, essendo ogftl eosa piena zeppa:
ma se eUa ai liaoiTe almeno .a lare una acorsa a
HOaiio, si troverà qiMlélie/MNn m» molto lon*
tana, seppure il ritorno da Vifltmi del Ministro,
che sarà qui al fine del mese venturo, non trovo
il modo di teloiior inogo ivi reitriasoBdo aloano
di quelli, ehe mo alloggiai- trafipo' anpianeato:
ma éome io [Link]ìa, che ho presa tutta a
me»: e mrà. tutto, o ioo dispo^poiiitei .potrà [Link]»-
M toeotnodo divertirsi > nella specola, quanto io
piacerà, e la troverà cesi, fornita d' istromenti cc-
eeile»ti, 'elK no rerterè aorptem. Se ào «b oecn»
pMioBt non* lo poiuetterànno' di roMor loogo' tem»
po in Milano, potrà almeno farvi ima scorsa, e
mtar àltpMBti gionui ne' quali vedrà dotti ialro-
'
meùti, 0 i kr nao prinoipslo;
'
La prego d' informarsi, se il Sig. Conte Giuseppe
siè poidoteroiiattto.«8t«Bpore Fopini delMardieso
diMiraboon, io Thà riavnià dalla revisiono, quando
sia per cominciare la stampa, e in quanto tempo cre-
de di poterla finire, e mi farà fiirore^ so me neiofiBr-
mo* diverta» mi cimaorv! Pamieina. r<ife.
FimtrcaU presto Milano 21 Ottobre 1785.
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8
in à qMkb divert PirtfaMito sflenii» del M
quondam mio Leenardino? Sono più settimane, che
ddk tot Si^^
'
te. ho. itliittto inove di lei» e
4bt^ [Link] afei td fiMMOo: ma n» so piA nul-
la, c non vedo neppnr risposta. I grandi nuovi af*
M, '
e lo sialo lanto ooowdo^ wn la laseiam
più pensar m| àkro: wn ona plà 'gii mid.' Pih
zienza. Le darò io nuove di me. Per grazia di Dio
slo benc^ toltone il catarro anniK^ che per altro ò
pMk mite qnesfapna Dopo tanlo pioggie sòrio'v»*
unti i be' tempi, chè costi saranno stati totalmente
belli, qui sodo turbati da delle nebbie, massime dal*
le liasse ddhi un, e nallla^ tua tufo te stelle
si Todono. n Cannocchiale ad acqua finalmente è
rhttcilo ben^ T obbiettivo di 4 piedi è divenuto di
otto, conforme alla teoria ddF Opuscolo: benché in-
grandisca a 66 doppj, mostra chiaro Y ogpretto ter-
restre. Credevo di decidere subito la questione, e
si goardara la luce dy un bnchetto messo accanto
a mi lume aranti a se posando fl Cannocchiale sol
sitni estremità d' un lunghissimo corridore: benché
M
ai aieoo rnnUti nr} lostagiii di metallo posati sul-
la volta, non ci è riuscito ancora tener immobile
esso Cannoccbjalft il iranore nato 4u iMèneiitì
(Ma MS» Itam màt^ ria fMiafcisna M eildo e
ireddfl^ hanno introdotti dei piccoli moviroenti^ che
gdaaiaiioia osserviaioBL Ora si é aalkisafia
m n«l 'Salili» dsila simia, dVri^Mltda • qÉ' cani*
panile vicino quel Gannocclìiale, e un altro d'aria
avi sostegpao nedcsteoc ¥cdniMi donani il tisulta»
tOk A Biifsll si ftaarofa iMSSnaaiMd ^ « HinW a
votro comune, si sono ricavate le sfericità per un
a0gattiv« tiiiè»: mi si som^ cfad ìi CsnwierJiiaie
4 liiseilo aeaallantA. MIHa «issaqai aia sua Sìgao»
ra NaAtf» a tutta la easa Remondini, ai conte Ab,
Aobertl al magno vate. Volt,
r
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