Mario Miccoli - Introduzione ai test
Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è
severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto
d’autore (L. 22.04.1941/n. 633).
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Indice
1. LA NASCITA DELLA MISURAZIONE NELLA PSICOLOGIA E I TIPI DI TEST.................................. 3
2. ANALIZZARE LE POPOLAZIONI CON I TEST ........................................................................... 6
3. LA VERIFICA DELLE IPOTESI NEI TEST ................................................................................. 12
BIBLIOGRAFIA .......................................................................................................................... 14
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1. La nascita della misurazione nella Psicologia e i tipi di test
La Psicologia nei secoli si è affermata come una vera e propria scienza, anche grazie al ruolo sempre
più centrale che ha assunto la misurazione1. Si può ritenere che già nel XIX secolo la Psicologia si sia
imposta come una scienza basata su una sua peculiare metodologia di analisi quantitativa2.
Già durante il Rinascimento emersero ricerche finalizzate a studiare la psiche e il funzionamento del
cervello. Con la Rivoluzione Scientifica, l’Empirismo e l’Illuminismo la misurazione applicata a questi ambiti
di ricerca si sviluppò ulteriormente3.
Una fase che rappresenta uno spartiacque nell’evoluzione della misurazione in ambito psicologico è
rappresentata dalle ricerche portate avanti nel XIX secolo da Gustav Theodor Fechner (fondatore della
Psicofisica) e da Ernst Heinrich Weber nel campo delle sensazioni derivanti da uno stimolo fisico. In
particolare, i due ricercatori cercarono di descrivere la relazione matematica che lega uno stimolo alla
sensazione che ne scaturisce4.
Sempre nel XIX secolo furono di grande rilevanza gli studi di Hermann von Helmholtz sulla velocità
di trasmissione degli impulsi nervosi. Von Helmholtz misurò questa velocità e le sue ricerche
rappresentarono un punto di riferimento di estrema importanza per i metodi di ricerca di tipo quantitativo
nella Psicologia5.
Nel diciannovesimo secolo si fanno strada anche le ricerche di Francis Galton, cugino di Charles
Darwin. Galton, padre dell’Eugenetica, creò i primi test per effettuare una misurazione dell’intelligenza.
Alfred Binet e Théodore Simon riprenderanno in parte all’inizio del secolo successivo gli studi di Galton,
proponendo un test di intelligenza per bambini6,7.
Per quanto riguarda i vari tipi di test psicologici, sono stati proposti vari criteri di raggruppamento
dei test sulla base delle loro caratteristiche e finalità. Possiamo in questa lezione fare riferimento a due
grandi macrocategorie di test: i test di prestazione massima ed i test di prestazione tipica. I primi sono
denominati anche test cognitivi, i secondi sono denominati anche test non cognitivi8.
1 Chiorri, C. (2023). Teoria e tecnica psicometrica (2. ed). McGraw-Hill, p.1, pp.5-6, p.35.
2 Liberati, F. (2014). Trattato di psicologia. Una panoramica, in quattro volumi, sui più importanti settori della disciplina psicologica, dagli esordi
all’epoca attuale, p. 59, p. 481, [Link]
3 Liberati, F. (2014). Trattato di psicologia. Una panoramica, in quattro volumi, sui più importanti settori della disciplina psicologica, dagli esordi
all’epoca attuale, p. 59, p. 72, pp. 113-115, [Link]
4 Chiorri, C. (2023). Teoria e tecnica psicometrica (2. ed). McGraw-Hill, p. 6.
5 Liberati, F. (2014). Trattato di psicologia. Una panoramica, in quattro volumi, sui più importanti settori della disciplina psicologica, dagli esordi
all’epoca attuale, pp. 524-527, [Link]
6 Castello, A. (2017). Approcci allo studio dell’intelligenza. [Link]
7 Liberati, F. (2014). Trattato di psicologia. Una panoramica, in quattro volumi, sui più importanti settori della disciplina psicologica, dagli esordi
all’epoca attuale, pp. 149-150, [Link]
8 Chiorri, C. (2020). Fondamenti di psicometria (3. ed). McGraw-Hill, p. 26.
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Nei test di prestazione massima i soggetti sono chiamati a rispondere in modo corretto al maggior
numero possibile di quesiti e si cerca quindi di misurare le loro capacità, conoscenze e/o potenzialità di
carattere intellettivo9.
Nei test di prestazione tipica invece, non sono presenti quesiti a cui rispondere correttamente,
perché la finalità di questi test è analizzare la personalità o determinate caratteristiche psicologiche che
emergono quando il soggetto (solitamente) deve «esprimere il proprio grado di accordo o la frequenza con
cui effettua quel determinato comportamento»10.
I test di prestazione massima ed i test di prestazione tipica possono essere suddivisi come segue11:
Test di prestazione massima:
1. Test di abilità
2. Test di profitto
3. Test attitudinali
4. Test di intelligenza
5. Test neuropsicologici
Test di prestazione tipica:
1. Test di personalità
2. Test per la misura di atteggiamenti
3. Test proiettivi
Alcune considerazioni su parte dei test menzionati poco fa12 (Chiorri, 2020, pp. 26-37:
- la finalità dei test di abilità è la misurazione delle abilità o delle conoscenze non per forza acquisite
dopo un apposito processo di apprendimento.
- Lo scopo dei test di profitto è invece quello di misurare le capacità e le conoscenze acquisite dopo
una specifica fase di formazione.
9 Chiorri, C. (2020). Fondamenti di psicometria (3. ed). McGraw-Hill, p. 26.
10 Chiorri, C. (2020). Fondamenti di psicometria (3. ed). McGraw-Hill, p. 30.
11 Chiorri, C. (2020). Fondamenti di psicometria (3. ed). McGraw-Hill, pp. 26-37.
12 Chiorri, C. (2020). Fondamenti di psicometria (3. ed). McGraw-Hill, pp. 26-37).
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- Con i test attitudinali si cerca di prevedere le prestazioni future di un soggetto.
- I test neurospicologici sono finalizzati a valutare una possibile compromissione neuro-cognitiva.
- I test proiettivi sono volti a dare degli stimoli visivi ai soggetti che proiettano elementi inconsci
sull’immagine. Il test delle macchie d’inchiostro di Rorschach è un esempio di test proiettivo.
- Nei test per la misura degli atteggiamenti si cerca di associare le risposte dei soggetti a
determinate caratteristiche psicologiche, sulla base delle idee, dei principi e delle leggi della Psicologia. La
scala Likert13 è molto utilizzata quando si somministra questo tipo di test.
13 Likert, R. (1932). A technique for the measurement of attitudes. Archives of Psychology, 140, 1–55.
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2. Analizzare le popolazioni con i test
I dati raccolti con un test si riferiscono ad uno o più campioni di soggetti e possono essere analizzati
in modo descrittivo, ad esempio focalizzando l’attenzione sui valori medi, sulla moda, sulla mediana, sui
quartili o sulle percentuali.
Vediamo come determinare questo tipo di valori descrittivi con il software SPSS (Statistical
Package for the Social Sciences), che, insieme al software XLSTAT, verrà utilizzato d’ora in poi per mostrare
gli esempi:
Abbiamo un database relativo a nostri dati raccolti con pazienti che soffrono di crisi psicogene non-
epilettiche (PNES)14, un disturbo dissociativo che ha sintomi “simili” a quelli dell’ epilessia Sono state
raccolte varie informazioni, tra cui i livelli di depressione, misurati con un classico test storico, il Beck
Depression Inventory-II (BDI-II). Dal menù a tendina del software selezioniamo “Analizza” → Statistiche
descrittive → Descrittive. In seguito, selezioniamo la colonna “BDI”. SPSS ci restituisce l’output di statistiche
descrittive relative alla singola colonna indicata, in questo caso il solo test BDI-II. L’output risulta come da
immagine a seguire.
14Poli, A., Maremmani, A. G. I., Conversano, C., Muscas, G., Gemignani, A., Pozza, A., & Miccoli, M. (2022). Different dissociation and alexithymia
domains specifically relate to patients with psychogenic non-epileptic seizures (PNES) and with PNES and comorbid epilepsy (PNES+EP). Journal of
Affective Disorders Reports, 7, 100296.
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Come possiamo osservare, SPSS calcola la media (che nel nostro caso è 11,1346) e anche altri valori
descrittivi, tra cui la deviazione standard, che illustreremo in seguito. I valori minimo e massimo del BDI-II
sono risultati essere, invece, 0 e 31, rispettivamente, mentre il numero di osservazioni N è 52.
Vediamo come calcolare con il software anche la mediana. Come esempio di output di SPSS,
andiamo sul menù “Analizza” → Statistiche descrittive → Esplora:
otteniamo il valore descrittivo della mediana, che sempre nel nostro esempio del BDI-II risulta
essere 11, come mostrato di seguito.
La moda è il valore associato alla frequenza più elevata. Come esempio di output di SPSS, andiamo
sul menù “Analizza”, poi → Statistiche descrittive → Frequenze:
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Si può ottenere il valore descrittivo della moda. Dal nostro database possiamo prendere ad
esempio l’analisi di quanto siano frequenti le diagnosi di PNES, PNES + Epilessia, Epilessia o Controlli sani,
che rappresentavano i nostri 4 gruppi su cui effettuare la nostra ricerca15.
Considerando che PNES ha frequenza 14, PNES+Epilessia (indicato col codice 2) ha frequenza 13,
Epilessia (indicato col codice 3) ha frequenza 9 e i Controlli Sani (indicati col codice 4) hanno frequenza 16, il
calcolo della moda risulta essere 4, in quanto compare 16 volte (definita “Modalità” in SPSS):
Vediamo adesso come determinare la varianza, la devianza e lo scarto quadratico medio:
Come esempio di output di SPSS, clicchiamo sul menù “Analizza” → Statistiche descrittive →
Esplora:
15Poli, A., Maremmani, A. G. I., Conversano, C., Muscas, G., Gemignani, A., Pozza, A., & Miccoli, M. (2022). Different dissociation and alexithymia
domains specifically relate to patients with psychogenic non-epileptic seizures (PNES) and with PNES and comorbid epilepsy (PNES+EP). Journal of
Affective Disorders Reports, 7, 100296.
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otteniamo i valori di dispersione della varianza e della deviazione standard, che sempre nel nostro
esempio del BDI-II16 risultano essere 82,31 e 9,07, rispettivamente, come mostrato di seguito.
Infine, andiamo a vedere lo scarto interquartile. Lo scarto interquartile campionario (o IQR,
interquartile range) è dato dalla differenza tra il terzo e il primo quartile. Come esempio di output di SPSS,
clicchiamo sul menù “Analizza” → Statistiche descrittive → Esplora:
si può ottenere il valore dello scarto interquartile, che sempre nel nostro esempio del BDI-II17 è di
13,75, come mostrato di seguito:
16Poli, A., Maremmani, A. G. I., Conversano, C., Muscas, G., Gemignani, A., Pozza, A., & Miccoli, M. (2022). Different dissociation and alexithymia
domains specifically relate to patients with psychogenic non-epileptic seizures (PNES) and with PNES and comorbid epilepsy (PNES+EP). Journal of
Affective Disorders Reports, 7, 100296.
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Il range interquartile lo si può vedere graficamente anche nei cosiddetti boxplot, come illustrato in
seguito:
La linea centrale in neretto è associata alla mediana di ognuno dei 4 gruppi analizzati nel nostro
studio sulle PNES. La linea all’estremità superiore della scatola è associata al terzo quartile, mentre la linea
inferiore al primo quartile. Quindi, la lunghezza della scatola blu è associata al range interquartile. I
segmenti orizzontali esterni (superiore ed inferiore) alla scatola blu sono associati ai valori massimi e
minimi della distribuzione dei valori analizzati.
Questi valori determinati con il software sono molto importanti a livello descrittivo, dobbiamo però
andare oltre il campione di soggetti. E’ necessario poter estendere le conclusioni relative ai soggetti
intervistati a tutta la popolazione. I dati relativi ai valori PNES o all’inappetenza da burnout ad esempio
hanno solo un valore descrittivo se non dimostro che non riguardano solo il mio campione ma possono
invece essere generalizzabili.
17Poli, A., Maremmani, A. G. I., Conversano, C., Muscas, G., Gemignani, A., Pozza, A., & Miccoli, M. (2022). Different dissociation and alexithymia
domains specifically relate to patients with psychogenic non-epileptic seizures (PNES) and with PNES and comorbid epilepsy (PNES+EP). Journal of
Affective Disorders Reports, 7, 100296.
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E’ necessario effettuare un’analisi di tipo inferenziale per poter estendere i dati raccolti con il
questionario a tutti i soggetti affetti da burnout (o soggetti PNES) che hanno naturalmente le caratteristiche
del campione che sto analizzando (ad esempio quella determinata professione, quelle determinate
condizioni di lavoro, ecc…).
Voglio verificare se c’è una differenza tra il sottogruppo maschi e il sottogruppo femmine del mio
campione per quanto riguarda il sintomo da burnout «senso di frustrazione» e voglio dimostrare che
questa differenza non riguarda solo il mio campione? Voglio dimostrare che la differenza non è dovuta al
caso?
Voglio dimostrare che esiste una correlazione tra i punteggi rilevati con il questionario relativi ad un
determinato sintomo e l’età e che questa correlazione non è dovuta al caso?
Per questo tipo di interrogativi è necessario ricorrere alle analisi inferenziali. Le analisi descrittive
sono propedeutiche alle analisi inferenziali ma non sono spesso sufficienti, perché ci danno una conoscenza
limitata al nostro campione/campioni. Le analisi inferenziali ci consentono di fare un passo ulteriore per
approfondire le nostre conoscenze.
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3. La verifica delle ipotesi nei test
La verifica delle ipotesi è di estrema importanza quando si parla di analisi inferenziali. Posso
calcolare la probabilità di commettere un errore nell’asserire che un risultato rilevato con un questionario è
estendibile a tutta la popolazione e non riguarda solo il campione/campioni di soggetti ai quali ho
somministrato il questionario.
Come si sa dal corso di laurea triennale, il p-value è associato alla significatività statistica e deve
essere minore del livello di significatività alfa che solitamente è fissato al 5%. Dunque, se il p-value < 0.05, il
risultato rilevato è statisticamente significativo e non è dovuto al caso.
Nei test psicologici è spesso necessario ad esempio:
effettuare delle comparazioni tra punteggi relativi a due o più sottogruppi di soggetti e verificare se
le differenze tra le medie sono statisticamente significative;
analizzare la relazione tra i punteggi relativi a diversi item, ricorrendo a dei coefficienti di
correlazione e verificare se la forza della correlazione è statisticamente significativa;
verificare se i dati rilevati con un test al tempo t0 hanno subito delle variazioni statisticamente
significative al tempo t1, perché sono cambiate le condizioni di lavoro dei dipendenti o perché c’è stato un
intervento terapeutico;
valutare se un determinato fattore è di rischio oppure di protezione rispetto all’insorgenza o
all’aggravarsi di un sintomo e se questo rapporto è significativo;
verificare se il livello di concordanza tra due test diagnostici è significativo.
Confronti tra gruppi, comparazioni tra tempi, analisi di correlazione, di concordanza, fissazione di
valori spartiacque che distinguono un quadro patologico da uno non patologico. Questi sono solo alcuni
degli esempi di analisi che possono essere effettuate con i dati raccolti con un test psicologico. Le indagini
conoscitive che si possono svolgere sono molte sia prima della raccolta dei dati che dopo. Nella verifica
delle ipotesi si fissa un’ipotesi H0 (ad esempio non c’è differenza tra i sottogruppi dei soggetti intervistati)
ed un’ipotesi H1 (c’è una differenza). Se il p-value < alfa, allora rifiuto l’ipotesi H0 e accetto l’ipotesi H1, di
conseguenza la differenza è significativa.
Come si calcola il p-value per verificare se i dati di tipo descrittivo sono statisticamente significativi?
Si ricorre anche in questo caso ai software per le elaborazioni dei dati. I software restituiscono valori sia di
tipo descrittivo (come visto poco fa) sia informazioni e dati di tipo inferenziale come il p-value.
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Vediamo un esempio sempre dal nostro database, confrontando la media dei livelli di depressione
del gruppo PNES con la media dei livelli di depressione del gruppo di controlli sani18. Come esempio di
output di SPSS, digitiamo sul menù “Analizza” → Confronta medie → Test T per campioni indipendenti:
Otteniamo le statistiche descrittive dei gruppi messi a confronto:
E otteniamo i valori della statistica T e del p-value associato, che sempre nel nostro esempio sono t
= 5,073 con significatività p < 0,0001, come mostrato di seguito.
Quindi, la decisione finale, nel nostro caso, è quella di rifiutare H0 e accettare H1, il risultato è
quindi statisticamente significativo, la differenza tra i valori medi dei due gruppi è significativa, non è
dovuta al caso.
18Poli, A., Maremmani, A. G. I., Conversano, C., Muscas, G., Gemignani, A., Pozza, A., & Miccoli, M. (2022). Different dissociation and alexithymia
domains specifically relate to patients with psychogenic non-epileptic seizures (PNES) and with PNES and comorbid epilepsy (PNES+EP). Journal of
Affective Disorders Reports, 7, 100296.
Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è
severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto
d’autore (L. 22.04.1941/n. 633).
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Bibliografia
• Beck, A. T., Steer, R. A., & Brown, G. (1996). Manual for the Beck Depression Inventory-II.
Psychological Corporation.
• Castello, A. (2017). Approcci allo studio dell’intelligenza.
[Link]
• Chiorri, C. (2020). Fondamenti di psicometria (3. ed). McGraw-Hill, pp. 26-37
• Chiorri, C. (2023). Teoria e tecnica psicometrica (2. ed). McGraw-Hill, pp.5-6, p.35.
• Liberati, F. (2014). Trattato di psicologia. Una panoramica, in quattro volumi, sui più
importanti settori della disciplina psicologica, dagli esordi all’epoca attuale, p. 59, p. 72, pp.
113-115, pp. 149-150, p. 481, pp. 524-527. [Link]
content/uploads/2023/11/Trattato-di-Psicologia-F.-[Link].
• Likert, R. (1932). A technique for the measurement of attitudes. Archives of Psychology,
140, 1–55
• Poli, A., Maremmani, A. G. I., Conversano, C., Muscas, G., Gemignani, A., Pozza, A., &
Miccoli, M. (2022). Different dissociation and alexithymia domains specifically relate to
patients with psychogenic non-epileptic seizures (PNES) and with PNES and comorbid
epilepsy (PNES+EP). Journal of Affective Disorders Reports, 7, 100296.
Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è
severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto
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