Statistica Secondo Modulo
Statistica Secondo Modulo
Consideriamo due variabili categoriche qualitative, una delle due è una variabile risposta e l’altra
è una variabile esplicativa.
C’è associazione tra le due se, nella popolazione, la distribuzione condizionata della variabile
risposta è diversa in corrispondenza delle diverse modalità della variabile esplicativa.
È possibile concludere che nella popolazione esiste un’associazione tra Felicità e categoria di
Reddito?
Chi-Quadro: è definita sulla parte positiva dell’asse reale à è asimmetrica positiva (tende a
diventare simmetrica al crescere della dimensione campionaria). Media e varianza dipendono
entrambe dalle dimensioni della tavola di contingenza attraverso i gradi di libertà (gdl): gdl=(r-1)(c-
1)=media della distribuzione, 2gld=varianza della distribuzione. (R=numero righe, C=numero
colonne).
Valori elevati di X^2 sono improbabili sotto l’ipotesi H0.
Il P-value è rappresentato dai valori nella coda destra della distribuzione, maggiori della statistica
test osservata.
DISTRIBUZIONE CHI-QUADRO:
Gradi di libertà
Gdl = (r − 1)(c − 1) significa che dati i marginali di una tabella si possono fissare liberamente solo
(r − 1)(c − 1) valori nella celle; gli altri sono determinati di conseguenza.
Tabella contingenza 2x3: se hai i totali di riga e colonna, non puoi scegliere liberamente tutte e 6 le
celle. Le scelte libere sono: (2-1) (3-1) = 2
Se z è una statistica con distribuzione normale standardizzata, allora z^2 ha una distribuzione chi-
quadro con gdl = 1 à se z è normale standard N(0,1) allora z^2 ha una distribuzione chi quadro
con gdl=1.
ESERCIZI:
Il valore dell’indice Chi-quadrato è 236.4, interpreta tale valore e svolgi il test di indipendenza:
alfa= 0.05
1-alfa= 0.95 con gdl 8: è 15,5
gdl= (5-1) (3-1) = 8
15.5 (χ2 critico) è un punto sulle ascisse, lascia a destra un’area pari a 0.05.
Se χ² osservato > χ² critico, rifiuti H₀
Se χ² osservato ≤ χ² critico, non rifiuti H₀
Confronta il gruppo di sposati e divorziati attraverso un test per la differenza tra proporzioni
nella categoria molto felice (rispetto a poco e ad abbastanza).
Test:
H0: x1- x2 = 0 (indipendenza)
H1: diverso da 0 (dipendenza)
𝑥1 − 𝑥2
𝑍" =
(𝑥3(1 − 𝑥3)( 1 + 1 )
𝑛1 𝑛2
x1- x2 = 0.425 – 0.192
1-x3 = 0,635
1/1413+1/485
Z=9.2
TAVOLA 2 X 2:
Per le tavole 2 × 2 il test chi-quadro di indipendenza (con gdl = 1) è equivalente a sottoporre a test
l’ipotesi:
H0: π1 = π2 (confronto tra proporzioni di due popolazioni).
𝑥1 − 𝑥2
𝑍" =
(𝑥3(1 − 𝑥3)( 1 + 1 )
𝑛1 𝑛2
ESERCIZI:
Valuta se c’è associazione tra le due variabili tramite un test per la differenza tra proporzioni.
Totali cintura: 37792
Totali no cintura: 30902
X1=2409/37792= 0.0637
X2=3865/30902= 0.1251
X3=2409+3865/37792+30902= 0.09135
...0123..4564
𝑍" = 8 8
=-27.8
(...7416(43...7416)( = )
9::;< 9>;><
Si rifiuta H0, il valore critico z à con alfa 0.05, il valore critico è 1.96, 27.8 è maggiore di 1.96
_______________________________________________________________________________________
Elevati valori del χ2 mostrano una forte evidenza che vi sia associazione tra le variabili, ma non
forniscono alcun elemento né sulla struttura dell’associazione né sulla sua forza.
Possiamo indagare sulla struttura dell’associazione utilizzando i residui (contingenze) in ciascuna
cella della tavola.
Residuo = fo – fe
I residui sono positivi (negativi) se le frequenze osservate sono maggiori (minori) di quelle attese
sotto l’ipotesi di indipendenza.
Residui standardizzati: z = fo − fe /es; (con es = errore standard del residuo). Misurano quanti
errori standard la differenza fo − fe si allontana da 0 sotto l’ipotesi.
𝒇𝟎3𝒇𝒆
Quindi il residuo standardizzato: 𝒛 =
A𝒇𝒆(𝟏3𝒑𝒓𝒐𝒑 𝒅𝒊 𝒓𝒊𝒈𝒂)(𝟏3𝒑𝒓𝒐𝒑 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒍𝒐𝒏𝒏𝒂)
Quindi il numero di persone molto felici con reddito familiare sopra la media, è circa 8 errori
standard più grande di quanto ci saremmo aspettati sotto l’ipotesi di indipendenza tra reddito
e felicità. In modo analogo possiamo osservare più persone di quelle attese nella cella “non troppo
felice con reddito sotto la media” e un minor numero di persone rispetto all’aspettativa per le celle
“molto felice con reddito sotto la media” e “non troppo felice con reddito sopra la media”.
Nelle tavole 2×2 ciascun residuo standardizzato ha lo stesso valore assoluto e soddisfa la seguente
uguaglianza: z^2 = χ2
(poichè gdl = 1, calcolato un residuo gli altri sono determinati di conseguenza).
Il test Chi-quadro risponde alla domanda: “C’è associazione tra due variabili?”.
I residui standardizzati ci aiutano a comprendere la struttura dell’associazione e rispondono alla
domanda: “Quanto i dati osservati si allontanano dalla situazione di indipendenza?”
Se ci chiediamo: “Quanto forte è l’associazione tra due variabili?” possiamo rispondere
utilizzando la differenza tra proporzioni.
Esempio:
La differenza tra proporzioni 0.64 – 0.03 = 0.61 mostra, tra opinione e partito politico, una
associazione molto maggiore di quella tra genere e partito politico: 0.27 – 0.24 = 0.03
Più grande è la differenza tra |πˆ2 − πˆ1| maggiore l’associazione.
Confrontando quelli che hanno un reddito sopra la media con quelli che sono al di sotto, la
differenza tra le proporzioni stimate è per i molto felici: 0.44−0.20=0.24 e,per i non troppo, 0.23 –
0.08 = 0.15
Un altro metodo per confrontare proporzioni è tramite rapporto (0.44/0.20): rischio relativo (a/c).
L’odds ratio è pari a 31.5/1.78 = 17.7 à Gli odds stimati che un fumatore faccia uso di alcolici
è pari a 17.7 volte gli odds che faccia uso di alcolici un non fumatore.
L’odds ratio e pari a 1,0 in assenza di associazione; mentre l’associazione `e tanto maggiore quanto
più il suo valore si allontana da 1,0. ASSUME VALORI NON NEGATIVI.
Può essere calcolato come rapporto dei prodotti in croce nella tavola. Nell’esempio su alcol e fumo:
θ = (1449) (281) / (46) (500) = 17, 7 à a x d/ b x c
ODDS:
Gli odds sono quante volte è più probabile l’evento rispetto al non evento.
Esempio: Effetto di n sul valore del chi-quadro per un dato grado di associazione.
Il test chi-quadro “misura” esclusivamente l’evidenza a favore della presenza di associazione
tra le variabili. Non ci dice niente riguardo alla struttura dell’associazione (per la quale sono utili i
residui standardizzati).
Non ci dice niente riguardo alla forza dell’associazione (che può essere evidenziata dalle differenza
tra proporzioni, i rapporti tra proporzioni o gli odds ratio).
Elevati valori del chi-quadro e piccoli P-valori indicano forte evidenza di associazione, ma
non necessariamente una forte associazione.
Con n sufficientemente grande è possibile ottenere un alto valore di chi-quadro (e quindi un piccolo
P-valore) anche in corrispondenza di debole associazione.
Quindi un piccolo P-valore non implica forte associazione.
Z= 0,49-0,51/
Radice di (0,5 x 0,5 x (1/10000 + 1/10000)
-2,82843, z^2=8
Con chi quadro 8 e gdl 1: p value è 0,005, più piccolo di alfa 0,05: c’è associazione: però nonostante
la forte evidenza di associazione, questa sembra essere davvero molto debole: Si noti che πˆ1 −
πˆ2= 0,51 - 0,49 = 0,02 (associazione molto debole).
Altre misure di analisi sono possibili se le variabili sono di natura ordinale o quantitativa.
Per variabili quantitative il Cap. 9 descrive l’analisi della regressione e della correlazione. Per quelle
ordinali esistono misure dell’associazione che si basano sui concetti di: concordanza e
discordanza.
Concordanza: c’è concordanza tra due caratteri per tutti quei soggetti che occupano una
posizione elevata per ambedue i caratteri o una posizione non elevata per ambedue.
Discordanza: c’è discordanza per tutti i soggetti che occupano una posizione elevata per uno dei
due caratteri e non elevata per l’atro.
Dalla tavola su felicità e reddito consideriamo (per semplificare i calcoli) un sotto-campione di 296
soggetti:
Ordiniamo le modalità dei due caratteri in senso crescente dall’alto in basso e da sinistra a destra.
La struttura associativa della tavola è sostanzialmente la stessa di quella con 2955 soggetti.
Da un valore di χ2 = 172,3 passiamo ad un valore di chi-quadro di circa dieci volte inferiore:
χ2= 17,06 con un corrispondente P-valore = 0,00019
C’è ancora una forte evidenza di associazione tra le variabili ma struttura e forza del’associazione
devono essere studiate attraverso i residui standardizzati e i confronto tra proporzioni.
Sfruttando la scala ordinale delle due variabili possiamo ottenere informazioni sulla struttura e sulla
forza dell’associazione costruendo un unico indice statistico.
Denotiamo con C il numero complessivo di coppie con osservazioni concordanti e con D quelle
con osservazioni discordanti. Il procedimento per il calcolo delle coppie concordanti e discordanti
è illustrato dalle seguenti tavole:
Nelle prime 4 tavole si calcola il numero delle coppie concordanti, nelle successive quello delle
coppie discordanti:
Ciascuno dei 21 soggetti con reddito sotto media (< M) e poco felici (PF) `e concordante con
ciascuno dei soggetti in tabella che abbia un reddito maggiore e un maggiore livello di felicità. Lo
stesso vale per i 53, 13, 84, delle altre tre tabelle
Si procede in modo del tutto analogo (nelle quattro tabelle successive) partendo dai 19 soggetti
molto felici (MF), ma con reddito sotto media e poi proseguendo per gli atri 45, 53, 84:
Risultato:
C = 21×(84+45+29+27)+53×(45+27)+13×(29+27)+84×27 = 10697
D = 19×(13+84+5+29)+45×(5+29)+53×(13+5)+84×5 = 5393
Osserva:
- −1≤γ≤1; ed è uguale a 0 se C=D
- Il segno “+” o “−” mostra se l’associazione è positiva o negativa
- Più alto il valore assoluto di gamma e più forte è l’associazione
- Se: γˆ = 0, c’è assenza di associazione ma non necessariamente indipendenza
statistica tra le variabili
man mano che il reddito cresce, la felicità tende ad aumentare.
ESERCIZIO:
1 x (5+4+2+0) + 2 x (2+0) = 15
1 x (5+4+2+0) + 2 x (2+4) + 2 x (2+0) + 5 x 2 = 11+12+4+10=37
ESERCIZIO:
Per i dati di un’indagine del 2006 risulta gamma=0,22 con riferimento alla relazione tra
soddisfazione sul lavoro (con categorie molto insoddisfatto, poco insoddisfatto, moderatamente
soddisfatto, molto soddisfatto) e reddito familiare (sotto la media, in media, sopra la media).
a) Come potrebbe essere considerata tale associazione, molto forte o relativamente debole?
b) L’associazione risultante più forte o più debole di quella tra soddisfazione sul lavoro e felicità,
che ha gamma = 0,40?
È una associazione debole, al crescere del reddito cresce la soddisfazione sul lavoro. È una
associazione più debole rispetto a quella con gamma 0,40
Ricorda:
Il gamma di Goodman e Kruskal misura l’associazione tra due variabili ordinali. Il suo valore va da
-1 a 1:
- Valori vicini a 0 indicano un’associazione debole o nulla.
- Valori vicini a 1 (o -1) indicano un’associazione forte (positiva o negativa).
ESERCIZIO:
si no
marijuana 51 49
cocaina 18 82
ESERCIZIO:
ESERCIZIO:
Chi Quadro:
Totale 800
Calcolo fe
Fea=400x96/800=48
Feb=400x704/800=352
Fec=400x96/800=48
Fed=400x704/800=352
(𝑂 − 𝐸)5
𝑋2 = X
𝐸
𝑋2 =3+3+0.4+0.4=6.8
Guardo sulla tavola chi quadro: gdl=1
È maggiore di 3.841 quindi rifiuto ipotesi nulla H0 (indipendenza).
P1=36/400=0.09
P2=60/400=0.15
Sotto H0 supponiamo che la vera proporzione sia la stessa, quindi stimiamo una proporzione unica:
P3=96/800=0.12
4 4
(0.12(1 − 0.12)( + ^..)=0.02298
^..
Statistica Z:
0.09-0.15/0.02298=2.61
REGRESSIONE:
Nello studio dell’associazione tra caratteri qualitativi ordinabili e nello studio dell’associazione tra
caratteri quantitativi è possibile valutare sia l’intensità sia il verso dell’associazione.
Quando le modalità dei due caratteri sono ordinate, possono esistere tra loro due diversi tipi di
relazione:
- Relazione diretta (positiva) o Concordanza,
- Relazione inversa (negativa) o Discordanza.
Gli indici di associazione per caratteri ordinati assumono sia valori negativi che positivi:
- Valori positivi in caso di concordanza tra i due caratteri,
- Valori negativi in caso di discordanza tra i due caratteri.
Per mettere in evidenza la possibile relazione tra due caratteri quantitativi si può rappresentare
l’insieme dei dati attraverso un diagramma a dispersione.
Siano X e Y due variabili quantitative di cui si osservano le realizzazioni su n unità statistiche:
(x1,y1),(x2,y2),...,(xi,yi),...,(xn,yn).
Le coppie ordinate di modalità dei due caratteri quantitativi osservati per ogni unità del collettivo
vengono rappresentate come punti di un piano cartesiano i cui assi ortogonali corrispondono ai
caratteri.
Si considerino le variabili centrate rispetto alla loro
media:
Due caratteri quantitativi presentano concordanza se la maggior parte degli scostamenti sono
concordi: X ′ e Y ′ entrambi positivi (o negativi).
Due caratteri quantitativi presentano discordanza se la maggior parte degli scostamenti sono
discordi: X ′ positivo e Y ′ negativo (o viceversa).
Rappresentare il diagramma a dispersione dei valori scartati dalla media.
Se la covarianza è positiva, significa che, in media, quando una delle variabili aumenta, anche l’altra
tende ad aumentare. Se la covarianza è negativa, indica che, quando una delle variabili aumenta,
l’altra tende a diminuire.
Infine, una covarianza di zero indica che non vi è alcuna relazione lineare tra le due variabili, ma
questo non implica necessariamente indipendenza. Relazione tra covarianza e correlazione. La
covarianza misura la relazione in termini assoluti tra due variabili, fornisce solo informazioni su come
due variabili si muovono insieme, ma dipende dalle unità di misura delle variabili e non dice nulla
sull'intensità, né posso usarla per fare confronti. La correlazione va oltre, indica sia la forza che
la direzione della relazione delle variabili statistiche. Ad esempio, la covarianza è utilizzata nel
coefficiente di Pearson per misurare la correlazione su una scala tra -1 e 1. Quindi, la correlazione
è una versione normalizzata della covarianza.
Calcolo media di x e y:
Esempio pratico covarianza: media di x= 6
studente ore di studio x voto y media di y= 78
a 2 65
b 4 70 studente a (2-6)(65-78)=52, faccio così per
c 6 80 tutti gli studenti e sommo i risultati, divido per
d 8 85 n-1. In questo caso la covarianza è 26. Se
e 10 90 aumentano ore di studio, aumentano i voti.
Si può dimostrare che:
ha lo stesso segno della covarianza però non dipende dall’unità di misura delle variabili. Il
coefficiente di correlazione è un indice simmetrico. Rxy = Ryx
rXY = 1 ⇐⇒ Esiste un’associazione lineare perfetta tra X e Y e i due caratteri sono concordi:
Y=a+bX b>0 e X=c+dY d>0
rXY = −1 ⇐⇒ Esiste un’associazione lineare perfetta tra X e Y e i due caratteri sono discordi:
Y=a+bX b<0 e X=c+dY d<0
rXY = 0 ⇐⇒ Assenza di associazione lineare tra X e Y, (potrebbero esistere tra X e Y altre relazioni
di tipo non lineare; non è detto che X e Y siano indipendenti).
REGRESSIONE LINEARE SEMPLICE: associazione tra caratteri quantitativi.
Dati due caratteri quantitativi:
- Valutare se esiste un’associazione tra le due variabili (indipendenza statistica).
- Studiare la forza dell’associazione usando una opportuna misura di associazione
(correlazione).
- Studiare la forma della relazione.
Se una delle due variabili considerata dipende dall’altra la relazione tra le due variabili può essere
rappresentata attraverso un modello di regressione. Bisogna individuare un modello matematico
(funzione) che descriva in modo dettagliato la relazione che emerge dai dati. Il modello di
regressione si può utilizzare per analizzare come una variabile varia in risposta a variazioni
di un’altra variabile.
Date due variabili quantitative X e Y, supponiamo di essere interessati a studiare come la variabile
Y varia in risposta a variazioni della variabile X:
Y = Variabile risposta (Variabile dipendente)
X = Variabile esplicativa (Variabile indipendente)
Una variabile Y è funzione di una variabile X se ad ogni valore di X corrisponde uno e un solo valore
di Y.
Relazione quadratica:
Se X = Lato di un quadrato
Y =Area del quadrato
Y =X2
Relazione logaritmica:
Y=ln(x) x>0
La regressione lineare semplice studia come una variabile Y cambia al variare di una variabile
X.
Relazione funzionale lineare: Y =α+βX
Alfa: è l’intercetta della retta, è il valore di Y quando X è zero. L’intercetta è l’altezza alla quale la
retta incontra l’asse delle ordinate. Quando X=0, Y=α
Beta: è il coefficiente angolare della retta. Rappresenta la pendenza della retta, è la variazione di
Y per ogni incremento unitario di X. Beta= α+β (X+1) - α+βX
La relazione tra due variabili è lineare positiva se può essere rappresentata mediante una retta con
coefficiente angolare positivo: β > 0.
Y cresce al crescere di X (la retta ha un andamento dal basso verso l’alto).
Valori elevati (piccoli) di Y si verificano in corrispondenza di valori elevati (piccoli) valori X
(concordanza).
La relazione tra due variabili è lineare negativa se può essere rappresentata mediante una retta con
coefficiente angolare negativo: β < 0.
Y decresce al crescere di X (la retta ha un andamento dall’alto verso il basso).
Valori elevati (piccoli) di Y si verificano in corrispondenza di valori piccoli (elevati) X (discordanza).
Se il coefficiente angolare della retta è nullo: β=0, Y rimane costante al variare di X (la retta è
parallela all’asse delle ascisse).
Negli studi empirici la relazione che può essere osservata tra le variabili non è mai una relazione
matematica esatta: a un dato valore della variabile esplicativa X possono corrispondere diversi
valori di Y.
f(X) e ε non sono direttamente osservati: il ricercatore osserva un campione di n unità su cui sono
state rilevate due variabili: X e Y (x1,y1),(x2,y2),...,(xn,yn)
(esempio à genere e lavoro)
L’analisi di regressione è una tecnica che permette di stimare la funzione di regressione f (X) e la
grandezza dell’errore ε. Un modello di regressione si basa su assunzioni relative al processo che
genera le n coppie di dati disponibili: (x1,y1),(x2,y2),...,(xn,yn)
Il modello di regressione lineare semplice è il più semplice modello di regressione. Una funzione
lineare è una delle più semplici funzioni matematiche. Una funzione lineare rappresenta il modello
matematico più semplice per descrivere la relazione fra due variabili.
ESERCIZIO 1:
Una ricerca sull'infanzia ha rilevato l'età (in mesi), variabile X, in cui 21 bambini hanno cominciato a
parlare e il punteggio ottenuto dagli stessi soggetti, una volta diventati adulti, in un test attitudinale,
variabile Y. Di seguito statistiche descrittive:
a) Stimare il coefficiente di correlazione tra l'età in cui i bambini hanno cominciato a parlare
e il punteggio ottenuto al test attitudinale e interpretare il risultato ottenuto.
b) Determinare le stime dei minimi quadrati dei parametri della retta di regressione
(intercetta e coefficiente angolare) che pone il punteggio ottenuto in età adulta al test
attitudinale in funzione del punteggio ottenuto durante l'infanzia. Interpretare i risultati
ottenuti.
r=covarianza tra x e y / sx sy
-91,84 / 8 x 14= -0.82 forte dipendenza lineare negativa, quando l’età in cui si inizia a parlare
aumenta, il punteggio al test tende a diminuire.
RICORDA:
Il coefficiente di correlazione di Pearson varia tra −1 e +1; misura la forza e la direzione della
relazione lineare tra due variabili.
Significato dei valori:
+1 → relazione perfettamente lineare positiva (quando X aumenta, Y aumenta).
−1 → relazione perfettamente lineare negativa (quando X aumenta, Y diminuisce).
0 → nessuna relazione lineare.
In parole semplici: È un numero che dice quanto le due variabili si muovono insieme e in quale
direzione.
b= rxy x (sy/sx)=covxy/S^2x
-0.82 x (14/8) =-1.435
ESERCIZIO 2:
Le seguenti statistiche descrittive sono state calcolate su un campione di 27 soggetti su cui
sono state rilevate le variabili x=numero medio di ore calcolate all’attività fisica alla settimana
e Y=indice di massa corporea.
La covarianza tra numero medio di ore dedicate all’attività fisica alla settimana e l’indice di massa
corporea è pari a -1.8.
- Calcolare il coefficiente di correlazione campionario e interpretarlo.
- Determinare le stime dei minimi quadrati dei coeff della retta di regressione che pone
l’indice di massa corporea Y in funzione del numero medio di ore dedicate all’attività fisica
alla settimana X.
Coefficiente di correlazione r= -1.8/ 1.2 x 2.5=-0.6
Più aumentano le ore di attività fisica e più si riduce l’indice di massa corporea.
b= -0.6 x (2.5/1.2) =-1.25
a= 24,4 – (-1.25 x 2,5)=27.53
ESERCIZIO 3:
Su un campione di 25 individui è stata effettuata un'analisi di regressione in cui la variabile Y è il
punteggio a un test attitudinale di accesso a un corso di formazione posta in funzione della
variabile X = anni di istruzione. Calcolare l'indice di determinazione lineare, R2, sapendo che la
somma dei quadrati totale TSS = VT = 1944 e la somma dei quadrati dei residui è SSE = VE =
583,2 e interpretare il risultato ottenuto.
Trovo VX=VT-VE=1360.8
R^2=VX/VT=1-VE/VT
R^2=1360.8/1944=0.7 à il 70% della variabilità dei punteggi è spiegato dalla relazione lineare con
il numero di anni di istruzione.
ESERCIZIO 4:
Determinare il valore o i valori che può assumere il coefficiente di correlazione se l'indice di
determinazione lineare R^2 è pari a 0,81.
ESERCIZIO 5:
La OECD è un'organizzazione formata da 20 nazioni ad avanzato livello di industrializzazione. Per
queste nazioni, la retta di regressione (equazione di previsione) che mette in relazione y = tasso di
povertà infantile nel 2000 con X = spesa sociale in percentuale del PIL è y= 22-1,3x
I valori di Y vanno dal 2,8% della Finlandia al 21,9% degli USA. I valori di X vanno dal 2,1% degli
USA al 16% della Danimarca.
a) L’intercetta rappresenta il tasso di povertà previsto quando la spesa sociale è pari a 0% del PIL.
Per ogni aumento di 1 punto percentuale della spesa sociale (x), il tasso di povertà infantile (y)
diminuisce in media di 1,3 punti percentuali.
Il segno negativo indica dunque una relazione inversa: più spesa sociale → meno povertà infantile.
b)
Yusa=22-1.3x2.1
Ydan=22-1.3x16
c) forte dipendenza lineare negativa.
ESERCIZIO 1:
In un'indagine relativa alla relazione tra y = tasso di criminalità (in numero di crimini ogni 100.000
abitanti) e x = tasso di povertà (percentuale di popolazione con reddito sotto la soglia di povertà)
nei vari stati USA, si ottiene la seguente retta d regressione (equazione di previsione)
Ỹ = 209,9 + 25,5x
a) Interpreta intercetta e coefficiente angolare
b) Trova il tasso di criminalità previsto e relativo residuo per il Massachussets, dove si è osservato
x = 10,7 e y = 805
ESERCIZIO 2:
Per 2428 osservazioni di un'indagine su Y = numero di anni di istruzione e x = numero di anni di
istruzione della madre, si ottiene:
errore standard =0,0149
y =10.5+0.294x
a) Verifica l'ipotesi nulla che queste variabili siano indipendenti e interpreta
b) Trova l'intervallo di confidenza al 95% per il coefficiente angolare della popolazione
c) La correlazione è pari a 0,37: interpreta
Verifica di ipotesi:
Ho: b=0
H1: b diverso da 0 à rifiuto ipotesi nulla, accetto dipendenza tra x e y.
Gdl=n-2=2426
Alfa=0.05, Alfa/2=0.025
1-alfa/2=0.975
Tc=1.96
To=B/es=0.294/0.0149=19.73 To>Tc c’è dipendenza.
Intervallo:
𝛽 ± 𝑧..726 × 𝑆𝐸𝑏
Z=1.96
Margine=1.96x0.0149
Con confidenza del 95%, il vero coefficiente angolare della popolazione è compreso tra 0.265 e
0.323. Poiché 0 non appartiene all’intervallo, il risultato conferma quanto trovato nel test di ipotesi:
la relazione è significativa.
VALORI TEORICI E RESIDUI DI REGRESSIONE:
I valori teorici sono i valori di Y forniti dalla retta di regressione stimata in corrispondenza dei
valori osservati Xi, i = 1,...,n, ossia le stime delle medie di Y in ogni sottopopolazione definita dai
valori osservati della X.
La funzione di regressione stimata fornisce una stima del valor atteso di Y al variare di X.
Residui di regressione
ê =y −ŷ =yi – (a+ b xi)
i=1,...,n
La retta dei minimi quadrati di Y su X è quella che rende minima la somma dei quadrati delle
distanze verticali (ossia nelle ordinate) tra il punto di coordinate (xi, yi), i valori osservati, e il punto
di coordinate (xi, ŷi).
L’inclinazione (positiva o negativa) della retta di regressione (stimata) è determinata dal coefficiente
di correlazione lineare campionario. Il coefficiente di regressione b e il coefficiente di correlazione
rXY hanno lo stesso segno.
- Se rXY = 0, allora b = 0 ⇐⇒ Retta di regressione (stimata) parallela all’asse delle ascisse.
- Se rXY = +- 1 b= sy/sx i punti sono perfettamente allineati lungo la retta di regressione.
- Se sx=sy b=rXY
Proprietà della retta di regressione:
Somma dei quadrati totali (TSS): quanto i veri dati si discostano dalla media.
Somma dei quadrati della regressione (SSR): quanto la retta di discosta dalla media.
è la devianza di regressione.
SSR=0 la retta non serve! Se è grande, X ha un forte effetto su Y.
Somma dei quadrati dei residui (SSE): quanto i veri dati si discostano dalla retta. SSE=0 à la
relazione lineare prevede perfettamente le osservazioni (R2=1). Maggiore è la dispersione dei dati
intorno alla retta maggiore è il valore di SSE. SSE DEVE ESSERE PICCOLO.
TSS=SSR+SSE
INDICE DI DETERMINAZIONE LINEARE R^2:
Il 77% della variabilità totale del TFT è spiegata dall’indice HDI tramite il modello di regressione
lineare.
Interpolazione e estrapolazione:
Si può utilizzare la retta di regressione per calcolare il valore (medio) della variabile risposta Y per
un dato valore della variabile esplicativa x non osservato, ma interno ai dati o esterno ai dati.
Si parla di interpolazione quando si usa la retta per predire un valore di Y quando X è dentro il range
dei dati osservati. Si parla di estrapolazione quando si usa la retta per predire Y quando X è fuori
dal range dei dati osservati. L’accuratezza dell’estrapolazione dipende da: quanto la retta si adatta
bene ai dati; quanto il valore di x∗ `e lontano dai valori osservati.
In sostanza l’intervallo di confidenza fornisce il range di valori in cui verosimilmente cade il vero
valore del parametro con una probabilità 1-alfa.
Verifica di ipotesi:
Trovo B/sb
SI RESPINGE L’IPOTESI NULLA SE:
Quando n è grande si approssima t-student ad una Normale, quindi se fissiamo il 5% come livello
di significatività si rifiuta l’ipotesi nulla H0:b=0 se B/sb è maggiore di 1.96.
Introduzione alle relazioni multivariate:
Nel contesto dell’associazione tra due variabili hanno un ruolo importante il concetto di causalità e
di relazione causale. Per interpretare l’associazione tra due variabili è normale assegnare ad una il
significato di variabile risposta e all’altra quello di variabile esplicativa. Questo porta inevitabilmente
a pensare che l’esplicativa abbia un’influenza sulla variabile risposta e talvolta che ne sia la causa.
La presenza di associazione tra due variabili non implica un rapporto di causa-effetto tra le
stesse.
Per poter stabilire che esista un rapporto di causa effetto, devono essere soddisfatte tre condizioni:
- Associazione tra variabili,
- Ordine cronologico,
- Assenza di spiegazioni alternative.
Solo se tutte e tre le condizioni sono soddisfatte si può associare ad una relazione osservata il
carattere di causalità.
Eliminare possibili alternative non è facile perchè spesso sono molti i fattori che possono influenzare
la relazione tra variabili.
Non è mai possibile provare in modo definitivo un nesso di causa effetto.
E’ tuttavia possibile confutare un nesso di causalità mostrando che l’evidenza empirica contraddice
una delle tre condizioni necessarie.
Per stabilire un nesso causale è necessario poter eliminare spiegazioni alternative a quella
ipotizzata.
Per far questo valutiamo se l’associazione tra due variabili, X e Y permane anche quando
rimuoviamo l’influenza di altre variabili.
Nell’associazione tra variabili diciamo che una variabile è controllata quando la sua influenza è
rimossa.
Nell’ambito della ricerca sociale, controllare una variabile significa normalmente raggruppare le
osservazioni che per quella variabile presentano la stessa modalità.
Quindi, verificare se all’interno dei gruppi così ottenuti è ancora presente l’associazione tra le
variabili che stiamo studiando.
Es:
x=ore studio
y=voto
z=interesse
Divido i ragazzi in gruppi in base al loro interesse, noto se l’associazione tra x e y permane.
Analizziamo l’associazione tra l’appartenere ai boy-scout (Si, No) e essere delinquente (Si, No),
controllando successivamente per una terza variabile: frequenza alla chiesa (Bassa, Media, Alta).
Una variabile la cui influenza è provata ma non misurata, viene definita variabile in agguato o
variabile confondente.
Se studio l’influenza di X → Y, ma so che Z ha molta influenza su Y, ma che ha anche una qualche
associazione con X, appare evidente che l’influenza di X su Y può essere in parte (o anche del
tutto) spiegata da Z.
Questa è una situazione molto frequente nella ricerca medica, dove è doveroso tenere conto
dell’età nello studio dei fattori di rischio per determinate patologie.
Esempio:
X = portare l’accendino in tasca
Y = tumore ai polmoni
Si trova una forte associazione X → Y.
Ma è evidente che l’accendino non causa il tumore: la variabile Z = fumo spiega tutto.
Variabile in agguato: a livello binario sembra esserci una relazione tra X e Y, ma è falsa perché
quando introduco Z, la relazione si riduce o scompare. Quando c’`e una variabile sopprimente
un’associazione compare soltanto in presenza di un controllo.
Variabile sopprimente: a livello binario non c’è relazione tra X e Y, introducendo Z, la relazione si
rafforza.
Variabile interveniente o mediatrice: x1 à x2 à y
REGRESSIONI MULTIPLE:
Il modello di regressione lineare più semplice (modello binario), che mette in relazione lineare una
variabile risposta con una variabile esplicativa (predittore o regressore), può essere scritto come
segue: E(y) = α + βx
Tuttavia anche altre variabili hanno influenza sulla variabile risposta ed è necessario inserirle nel
modello.
E(y)=α+β1x1 +β2x2 +….+βkxk k sono le variabili che si ritengono collegate linearmente con la
variabile risposta.
Facendo riferimento alla prima variabile esplicativa, x1, il coefficiente parziale β1 ci dice di quanto
varia la y a seguito di un incremento unitario della x1, per una qualsiasi combinazione di valori
costanti delle altre variabili, o, in altri termini, controllando per le altre variabili.
I parametri del modello vengono stimati dai dati campionari utilizzando il criterio dei Minimi
Quadrati.
In modo del tutto analogo a quello visto per la regressione binaria, il criterio porta ad individuare i
valori dei parametri che minimizzano la somma del quadrato dei residui:
x1 = “Eventi di vita” (in breve ”Eventi”, punteggio che combina numero e importanza di eventi,
fatti, accadimenti, degli ultimi tre anni)
x1 varia da 0 a 100 con media campionaria pari a 44 e s =23
x2 = stato socio economico (in breve ”SES”, ancora un punteggio che combina stato
occupazionale, reddito e livello di istruzione)
x2 varia da 0 a 100 con media campionaria 57 e s = 25
matrice di correlazione
b=rxy x sy/sx = 0.372 x 5/23= 0.08
La somma dei residui al quadrato SSE = 768, 2 per l’intero campione è inferiore a quella che deriva
dalle due regressioni binarie e da qualsiasi relazione lineare con regressori x1 e x2 diversa da quella
dei minimi quadrati.
Nella regressione multipla i coefficienti rappresentano effetti parziali o netti, in quanto misurano
l’associazione tra una variabile esplicativa e la variabile dipendente a parità delle altre
variabili incluse nel modello. Nella regressione bivariata, invece, l’effetto stimato può essere
distorto dalla correlazione con variabili omesse. Solo nel caso in cui i regressori siano incorrelati, il
coefficiente bivariato coincide con quello parziale.
Nella regressione multipla: l’effetto parziale di ciascuna variabile esplicativa in questo modello di
regressione è lo stesso per qualsiasi valore fisso dell’altra variabile: yˆ=28,23+0,103x1 −0,097x2
Per x2 = 0
yˆ=28,23+0,103x1−0,097(0)=yˆ=28,23+0,103x1
Per x2 = 100
yˆ=28,23+0,103x1−0,097(100)=yˆ=18,5+0,103x1
Questo parallelismo delle due linee rette mostra l’assenza di effetto del valore di x2 su la relazione
tra y e x1. In questo caso parliamo di un modello con assenza di interazione tra le due variabili
esplicative.
Se vi fosse un’interazione questo parallelismo non sarebbe presente. Vedremo successivamente
come modificare il modello per poterne tener conto.
Esempio intuitivo:
gli Eventi di vita
aumentano molto il
disagio solo se il SES è
basso ma poco se il SES
è alto
Il modello:
E(y)=α+β1x1 +β2x2
può essere equivalentemente scritto nella forma:
y =α+β1x1 +β2x2 +ε
dove ε = y − E (y) `e un errore che ha E (ε) = 0
Possiamo domandarci in che misura le variabili esplicative scelte per il modello riescano a
prevedere i valori della variabile risposta.
La correlazione multipla, R, e il coefficiente di determinazione multiplo, R2, rispondono entrambi a
questa domanda.
Usando solo gli eventi di vita, il modello spiega circa il 14% della variabilità del disagio. Usando
solo il ses, il modello spiega il 16% della variabilità. I valori 0.14 e 0.16 rappresentano i coefficienti
di determinazione ottenuti da regressioni semplici della variabile dipendente rispettivamente su x1
e su x2; essi indicano la quota di variabilità di y spiegata da ciascuna variabile considerata
singolarmente.
R^2 = 0, 34 significa che si riduce del 34% l’errore che si commette nel prevedere il disagio mentale
sulla base del modello lineare con regressori ‘eventi di vita’ e ‘stato economico-sociale’ rispetto ad
una previsione basata soltanto sulla media campionaria y ̄.
Un modo alternativo per esprimere questo: la variabilità complessiva del disagio mentale è
spiegata per il 34% dalle variabili eventi di vita e stato economico-sociale.
Proprietà di R e R^2:
0 ≤ R2 ≤ 1 à anche R non può essere negativo ed è compreso tra 0 e 1.
Maggiore è il loro valore e migliore è la capacità previsiva delle variabili esplicative del modello.
R^2=1 quando tutti i valori y osservati sono uguali a quelli previsti. In questo caso abbiamo
ovviamente SSE = 0
R^2=0 quando tutti i valori previsti, yˆ sono uguali alla media, y ̄ e, quindi, TSS = SSE. Quando
accade questo, b1 = b2 =…= bk = 0 e, ovviamente, anche il coefficiente di correlazione r tra la y e
ciascun regressore x è uguale a 0.
Il numeratore di R2, TSS − SSE è chiamato somma dei quadrati di regressione (RSS), e rappresenta
la variabilità dei valori y previsti o ‘spiegati’ dal modello.
R2 è additivo: cioè è uguale alla somma degli r2 bivariati quando le coppie di variabili esplicative
sono tra loro incorrelate. Ciò sarebbe sempre auspicabile, ma difficilmente si realizza nelle indagini
osservazionali.
Se:
corr (x1,x2)=0
allora: R^2=r2(y,x1)+r2(y,x2)
Ogni variabile spiega una “fetta” distinta della variabilità di y, senza sovrapporsi all’altra.
R2 non può diminuire se aggiungiamo una variabile al modello.
Tuttavia se la variabile che si aggiunge è fortemente correlata con una o più variabili già presenti
nel modello, l’R2 potrebbe rimanere invariato o quasi invariato.
Questa situazione, che è qui illustrata graficamente, è detta di multicollinearità.
Poichè i coefficienti di regressione esprimono l’influenza delle variabili esplicative sulla variabile
risposta, l’inferenza può riguardare la loro influenza complessiva o quella di ciascuna variabile. Per
valutare l’influenza complessiva, si formulano le seguenti ipotesi:
H0∶ β1 = β2 =……= βk =0
cioè che y sia linearmente indipendente da ciascuna delle variabili esplicative;
Ha∶ almeno un βi ≠ 0; (i = 1,...,k) contro l’alternativa che almeno una di queste abbia influenza sulla
y.
ESEMPIO:
H0 ∶ β1 = β2 = 0 (indipendenza lineare)
Ha ∶β1 ≠0 oppure β2 ≠0 o entrambi diversi da 0
Test statistico:
Il modello:
E(y)=α+β1x1+β2x2+…..+βkxk
assume che ciascun coefficiente di regressione parziale βi resti costante per qualunque
combinazione dei rimanenti regressori xj; ( j≠i ).
Ciò equivale ad assumere che nel modello non vi sia interazione tra le variabili esplicative (come
nell’esempio su Disagio mentale, Eventi e SES).
Se c’è interazione tra le variabili x1 e x2 allora l’effetto di x1 sulla variabile dipendente, y, può
variare al variare di x2.
Esempio: con k = 2:
E(Y)=α+β1x1 +β2x2 +β3(x1x2) che può essere considerato come un caso speciale del modello:
E(Y)=α+β1x1 +β2x2 +β3x3 con x3 = x1x2
Se inseriamo il termine di interazione nel modello sul disagio mentale, R2 passa da 0,339 (senza
interazione) a 0,347 e otteniamo la seguente espressione:
yˆ=26 + 0,156x1 − 0,060x2 − 0,00087x1x2
Come possiamo valutare se un modello ci garantisce un ’fit’ migliore rispetto ad un altro più
semplice, con un numero di variabili esplicative inferiore?
Confrontiamo, per fare un esempio, i seguenti modelli:
ATT: se gdl1=1, il test F è uguale al quadrato della t con n-(k+1)=36 gdl. Quindi posso calcolare: