176 CAPITOLO 15.
GEOMETRIA DELLO SPAZIO
Quanto detto sinora dimostra che le coordinate dei punti di un piano soddisfano una equazione lineare
in x, y, z. Viceversa, una qualunque equazione lineare in x, y, z rappresenta un piano nello spazio.
• Esempi
1) Vogliamo determinare l’equazione del piano passante per il punto P0 = (1, 0, −3) e parallelo
ai due vettori v = (2, 3, 4), w = (0, 0, 2). Utilizzando l’espressione dedotta precedentemente
otteniamo
x−1 y z+3
2 3 4 = 0,
0 0 2
da cui sviluppando il determinante,
3x − 2y − 3 = 0.
2) Determiniamo l’equazione del piano passante per i punti P0 = (3, 4, 2), P1 = (5, −1, 1), P2 =
(2, −3, −2).
Preliminarmente, verifichiamo che i punti dati non sono allineati. A tale scopo consideriamo i
→ →
due vettori applicati P0 P1 e P1 P2 . Questi vettori sono rispettivamente paralleli ai vettori liberi
v1 = (2, −5, −1) e v2 = (−3, −2, −3). Poiché v1 non è parallelo a v2 , i tre punti non sono
allineati. L’equazione del piano sarà
x−3 y−4 z−2
2 −5 −1 = 0 ⇒ 13x + 9y − 19z − 37 = 0.
−1 −7 −4
3) Determiniamo l’equazione del piano passante per il punto P0 = (−2, 1, 1) e perpendicolare
al vettore v = (2, 3, 1). Ripercorrendo il ragionamento fatto prima, i punti P del piano devono
→
essere tali che il vettore applicato P0 P risulti ortogonale al vettore v. In altri termini, essendo
→
P0 P = (P0 , w), con w = (x − x0 , y − y0 , z − z0 ), la condizione di ortogonalità implica v · w = 0,
cioè
2(x + 2) + 3(y − 1) + 1(z − 1) = 0, =⇒ 2x + 3y + z = 0.
Il fatto che i coefficienti a, b, c nell’equazione cartesiana di un piano siano le componenti di un vettore
perpendicolare al piano stesso ci permette di stabilire un criterio di parallelismo tra due piani. Infatti,
affinché due piani siano paralleli è necessario e sufficiente che i vettori ad essi ortogonali risultino
paralleli. Siano
ax + by + cz + d = 0, a′ x + b′ y + c′ z + d′ = 0,
le equazioni di due piani paralleli. Dobbiamo avere allora
(a′ , b′ , c′ ) = k(a, b, c),
per un certo k ∈ R. Analogamente, la condizione di perpendicolarità tra due piani, implica la con-
dizione di perpendicolarità tra le loro normali. In questo caso, date le equazioni
ax + by + cz + d = 0, a′ x + b′ y + c′ z + d′ = 0,
15.2. PIANO 177
di due piani perpendicolari, si avrà
aa′ + bb′ + cc′ = 0.
Notiamo infine che i piani coordinati xy, xz, yz hanno rispettivamente equazioni
z = 0, y = 0, x = 0.
Ne segue che ogni piano parallelo al piano coordinato xy ha equazione z = d. Analogamente, le
equazioni dei piani paralleli agli altri due piani coordinati xz e yz sono rispettivamente, y = h e
x = k.
• Esempi
1) Determinare l’equazione del piano parallelo al piano di equazione 3x−2y +z −4 = 0 e passante
per il punto P0 = (0, 5, −1). Senza perdita di generalità possiamo scrivere l’equazione del piano
richiesto nella forma
3x − 2y + z + d = 0
in cui, i coefficienti a, b, c sono gli stessi dell’equazione del piano dato. Per determinare il
parametro d, imponiamo la condizione di passaggio per il punto P0 e otteniamo
3 · 0 − 2 · 5 + 1 · (−1) + d = 0, =⇒ d = 11.
2) Determinare l’equazione del piano passante per il punto P0 = (2, −1, 1) e perpendicolare ai
piani di equazioni
x − y + 1 = 0, 3x + y − 2z + 4 = 0.
I coefficienti a, b, c dell’equazione del piano cercato devono soddisfare le due condizioni di orto-
gonalità {
a−b=0
3a + b − 2c = 0,
le quali rappresentano un sistema omogeneo di due equazioni in tre incognite. Il sistema può
essere risolto rispetto a b e a c e si ottiene la soluzione non banale (a ̸= 0) b = a, c = 2a.
L’equazione del piano richiesto può essere scritta allora in funzione dei due parametri a e d nella
forma
ax + ay + 2az + d = 0.
Imponiamo ora la condizione di passaggio per il punto P0 . Otteniamo
a · 2 + a · (−1) + 2a · 1 + d = 0, =⇒ d = −3a.
L’equazione del piano si riduce alla forma
ax + ay + 2az − 3a = 0,
ovvero, dividendo per a,
x + y + 2z − 3 = 0.
178 CAPITOLO 15. GEOMETRIA DELLO SPAZIO
15.3 Fasci di piani
Date le due equazioni lineari in x, y, z,
a1 x + b1 y + c1 z + d1 = 0, a2 x + b2 y + c2 z + d2 = 0,
ciascuna di esse è soddisfatta dalle coordinate dei punti di un dato piano. Se tali piani π1 e π2 non sono
paralleli, non lo saranno neppure i vettori ad essi ortogonali. In altri termini i vettori di componenti
(a1 , b1 , c1 ) e (a2 , b2 , c2 ) saranno linearmente indipendenti. Di conseguenza il sistema lineare
{
a1 x + b1 y + c1 z + d1 = 0
a2 x + b2 y + c2 z + d2 = 0,
avrà rango della matrice dei coefficienti pari a due e quindi ammetterà ∞1 soluzioni. Dal punto di
vista geometrico, tali soluzioni rappresentano le terne di coordinate di tutti i punti comuni ai piani π1
e π2 , cioè dei punti di una retta. Il sistema precedente rappresenta le equazioni cartesiane di questa
retta.
• Esempi
1) Consideriamo la retta passante per i due punti P1 = (2, −3, 1) e P2 = (−1, −3, 0). Vogliamo
scrivere le equazioni cartesiane di questa retta. I due punti hanno la stessa coordinata y, quindi
non è possibile scrivere l’equazione della retta in forma normale. Osserviamo che se due punti di
una retta hanno la medesima coordinata y allora tutti i punti di quella retta avranno quella stessa
coordinata y. Questa è una conseguenza diretta delle equazioni parametriche della retta e vale,
naturalmente, per una qualunque delle tre coordinate x, y, z. Ne segue che la retta considerata
appartiene al piano π1 di equazione y = −3. D’altra parte si ha
x−2 z−1
= , =⇒ x − 3z − 1 = 0.
−1 − 2 0−1
che rappresenta l’equazione di un secondo piano π2 contenente la retta. Il sistema formato dalle
equazioni dei piani π1 e π2 , {
y = −3
x − 3z − 1 = 0,
rappresenta, in forma cartesiana, la retta cercata.
2) In modo analogo si ragiona per determinare le equazioni cartesiane della retta passante per i
due punti P1 = (4, −4, 3) e P2 = (4, 5, 3). In tal caso sono due le coordinate che hanno lo stesso
valore in P1 e P2 . Ne seguono immediatamente le equazioni cartesiane
{
x=4
z = 3.
La forma cartesiana di una retta non è unica nel senso che esistono infiniti piani contenenti una data
retta. Alle due equazioni cartesiane rappresentanti una retta si possono quindi sostituire altre due
equazioni di piani contenenti quella stessa retta. Tutti i piani contenenti una data retta r costituiscono
un fascio di piani di asse r.
15.3. FASCI DI PIANI 179
Sia {
a1 x + b1 y + c1 z + d1 = 0
a2 x + b2 y + c2 z + d2 = 0,
l’equazione cartesiana della retta r. Dimostriamo che tutti e soli i piani di un fascio di asse r hanno
equazione del tipo
λ(a1 x + b1 y + c1 z + d1 ) + µ(a2 x + b2 y + c2 z + d2 ) = 0, (∗)
con λ, µ parametri reali non contemporaneamente nulli.
Osserviamo innanzitutto che i punti della retta r, dovendo soddisfare ambedue le equazioni del cor-
rispondente sistema cartesiano, soddisfano anche l’equazione precedente per qualunque coppia di λ e
µ non contemporaneamente nulli. Poiché si tratta di una equazione lineare in x, y, z, essa descriverà
un piano contenente r. Dimostriamo ora che un qualunque piano per r ha equazione (∗) con dati λ e
µ. A tale scopo, considerate le equazioni cartesiane di r, notiamo che i vettori
v = (a1 , b1 , c1 ), w = (a2 , b2 , c2 ),
sono perpendicolari ad r. Più in generale, ogni vettore u, ortogonale ad un qualunque piano per r è
ortogonale anche a r. Poiché v e w sono linearmente indipendenti, il vettore u può essere espresso
come una loro combinazione lineare,
u = λv + µw, λ, µ ∈ R.
con λ, µ non contemporaneamente nulli. L’equazione del generico piano perpendicolare ad u è allora
(λa1 + µa2 )x + (λb1 + µb2 )y + (λc1 + µc2 )z + d = 0.
Imponendo il passaggio per un qualunque punto di r si ottiene
d = λd1 + µd2 ,
da cui sostituendo nell’equazione precedente, si ottiene la (∗).
Poiché λ e µ non sono contemporaneamente nulli, possiamo supporre µ ̸= 0 e dividere l’equazione (∗)
per µ. Posto k = λ/µ, l’equazione del fascio di asse r si scrive
k(a1 x + b1 y + c1 z + d1 ) + a2 x + b2 y + c2 z + d2 = 0
Quest’ultima equazione descrive tutti i piani per r tranne quello di equazione a1 x + b1 y + c1 z + d1 = 0.
Si definisce fascio di piani paralleli, l’insieme dei piani che hanno in comune la medesima giacitura.
Dato l’equazione ax + by + cz + d = 0 di uno dei piani di tale fascio, ogni altro piano avrà equazione
del tipo ax + by + cz + d′ = 0 per un opportuno valore di d′ .
• Esempi
1) Determinare l’equazione del piano passante per i due punti P1 = (0, 1, 1) e P2 = (1, 0, 0) e
perpendicolare al piano π di equazione x − 3y + 2z = 0. Determiniamo prima la retta r per P1
e P2 . Si ha
x y−1 z−1
= = ,
1 −1 −1
180 CAPITOLO 15. GEOMETRIA DELLO SPAZIO
da cui seguono le equazioni cartesiane
{
x+y−1=0
y − z = 0.
Si ottiene cosı̀ l’equazione del fascio di asse r,
λ(x + y − 1) + µ(y − z) = 0.
Il piano cercato appartiene a questo fascio. Imponendo la condizione di perpendicolarità rispetto
al piano π si ottiene
λ · 1 − (λ + µ) · 3 − µ · 2 = 0 ⇒ −2λ − 5µ = 0.
Scelto, ad es. λ = 5 si ottiene µ = −2, da cui l’equazione del piano richiesto
5x + 3y + 2z − 5 = 0.
2) Determinare l’equazione del piano passante per i tre punti P1 = (1, 3, 1), P2 = (4, 2, 0), P3 =
(1, 3, 5).
La retta r passante per P1 e P2 è data da
x−4 y−2 z
= = ,
3 −1 −1
e le corrispondenti equazioni cartesiane della retta sono
{
y−z−2=0
x + 3y − 10 = 0.
Possiamo scrivere l’equazione del fascio di piani di asse r nella forma
k(x + 3y − 10) + y − z − 2 = 0, k ∈ R.
Imponiamo allora la condizione di passaggio per il punto P3 e otteniamo
0 − 4 = 0.
Poiché questa eguaglianza non è mai verificata, non esiste alcun valore di k corrispondente al
piano per P3 . Ne segue che il piano cercato è proprio quello non contenuto nel fascio, cioè quello
di equazione
x + 3y − 10 = 0.
3) Determinare l’equazione del piano parallelo al piano di equazione
2x + 4y − 6z + 5 = 0
e passante per il punto P0 = (−1, 1, 1).
Il piano richiesto appartiene al fascio di piani paralleli a quello dato. Il fascio è individuato dalla
giacitura ortogonale al vettore
v = (1, 2, −3),
15.4. CONDIZIONI DI PARALLELISMO E PERPENDICOLARITÀ 181
e di conseguenza la sua equazione sarà
x + 2y − 3z + d = 0.
Imponendo la condizione di passaggio per P0 troviamo
−1 + 2 − 3 + d = 0, =⇒ d = 2.
L’equazione richiesta è
x + 2y − 3z + 2 = 0.
15.4 Condizioni di parallelismo e perpendicolarità
Le condizioni di parallelismo e di perpendicolarità tra due rette sono evidenti se le due rette sono scritte
in forma parametrica. Supponiamo infatti di avere una retta r1 per P1 = (x1 , y1 , z1 ) e parallela al
vettore v, ed una retta r2 per P2 = (x2 , y2 , z2 ) e parallela al vettore w. Le loro equazioni parametriche
saranno
x = x1 + tvx
x = x2 + twx
r1 : y = y1 + tvy r2 : y = y2 + twy t ∈ R.
z = z1 + tvz , z = z2 + twz ,
Affinché esse siano parallele dovrà essere v ∥ w ovvero
(vx , vy , vz ) = k(wx , wy , wz ),
o, equivalentemente, le due rette devono avere gli stessi coseni direttori, mentre, affinché esse siano
perpendicolari dovrà essere v · w = 0, ovvero
vx wx + vy wy + vz wz = 0.
Nel caso delle equazioni di due rette r ed r′ passanti rispettivamente per P1 , P2 e per P1′ , P2′ , ci sarà
parallelismo tra loro se esiste un k ∈ R tale che
(x2 − x1 , y2 − y1 , z2 − z1 ) = k(x′2 − x′1 , y2′ − y1′ , z2′ − z1′ ),
mentre ci sarà perpendicolarità se
(x2 − x1 )(x′2 − x′1 ) + (y2 − y1 )(y2′ − y1′ ) + (z2 − z1 )(z2′ − z1′ ) = 0.
Consideriamo ora lo stesso problema per due rette scritte in forma cartesiana,
{ {
a1 x + b1 y + c1 z + d1 = 0 a′1 x + b′1 y + c′1 z + d′1 = 0
r: r′ :
a2 x + b2 y + c2 z + d2 = 0 a′2 x + b′2 y + c′2 z + d′2 = 0
Posto
v = (a1 , b1 , c1 ), w = (a2 , b2 , c2 ), v′ = (a′1 , b′1 , c′1 ), w′ = (a′2 , b′2 , c′2 ),
182 CAPITOLO 15. GEOMETRIA DELLO SPAZIO
ricordiamo che i vettori
u = v × w, u′ = v ′ × w ′ ,
risultano rispettivamente paralleli alle rette r ed r′ . Le condizioni di parallelismo e di perpendicolarità
diventano, rispettivamente
u = ku′ , u · u′ = 0.
Il calcolo esplicito dei vettori u e u′ , secondo la regola di calcolo del prodotto vettoriale, fornisce
b1 c1 a1 c1 a1 b1
ux = , uy = − , uz = ,
b2 c2 a2 c2 a2 b2
e le analoghe formule per le componenti di u′ .
• Esempi
1) Determinare l’equazione della retta r passante per il punto P1 = (3, 2, −1) e perpendicolare
alle due rette r1 ed r2 di equazioni
x = 1 − t x−3 y−1 z+1
r1 : y =2+t r2 : = = .
2 4 −3
z = −2 + 3t
Le equazioni parametriche di una retta passante per P1 sono
x = 3 + tvx
y = 2 + tvy
z = −1 + tvz .
Le rette r1 ed r2 sono rispettivamente parallele ai vettori
u1 = (−1, 1, 3), u2 = (2, 4, −3).
Ne segue che la retta r è parallela al vettore v = u1 × u2 , dato da
v = (−15, 3, −6) = 3(−5, 1, −2).
La retta cercata ha allora equazioni parametriche
x = 3 − 5t
y =2+t
z = −1 − 2t.
2) Determinare le equazioni cartesiane della retta passante per il punto P0 = (1, 2, −1) e parallela
alla retta di equazioni cartesiane
{
x − 3y + 2z − 1 = 0
2x − y + 4z = 0.
Dalle due equazioni precedenti che descrivono due piani, ricaviamo i due vettori v, w ortogonali
ai piani,
v = (1, −3, 2), w = (2, −1, 4).
15.4. CONDIZIONI DI PARALLELISMO E PERPENDICOLARITÀ 183
Il loro prodotto vettoriale sarà un vettore parallelo alla retta data, ovvero
u = v × w = (−10, 0, 5) = 5(−2, 0, 1).
Le equazioni parametriche della retta per P0 e parallela al vettore u, saranno
x = 1 − 2t
y=2
z = −1 + t.
Tali equazioni possono essere riscritte in forma cartesiana, eliminando il parametro t. Si ottiene
{
y−2=0
x + 2z + 1 = 0.
Illustriamo le condizioni di parallelismo e perpendicolarità tra rette e piani con alcuni esempi.
• Esempi
1) Determinare l’equazione del piano passante per il punto P0 = (−1, 2, 4) e perpendicolare alla
retta di equazioni cartesiane {
x + 2y − 3z + 5 = 0
2x + 3y − z + 8 = 0.
La retta data risulta parallela al vettore u di componenti
2 −3 1 −3 1 2
ux = = 7 uy = − = −5, uz = = −1.
3 −1 2 −1 2 3
Tutti i piani perpendicolari a u avranno equazione
7x − 5y − z + d = 0.
Imponendo il passaggio per il punto P0 si ottiene d = 21, da cui l’equazione del piano richiesto è
7x − 5y − z + 21 = 0.
2) Determinare le equazioni della retta r passante per il punto P0 = (−3, 2, 1) e parallela ai due
piani π e π ′ rispettivamente di equazioni
x − 4y + z − 3 = 0, 3x − y + 2z + 5 = 0.
Poiché la retta è parallela ad ambedue i piani, essa sarà parallela alla retta r′ intersezione di π
e π ′ . Poiché la retta r′ è parallela al vettore u di componenti
−4 1 1 1 1 −4
ux = = −7 uy = − = 1, uz = = 11,
−1 2 3 2 3 −1
184 CAPITOLO 15. GEOMETRIA DELLO SPAZIO
imponendo il passaggio per P0 si ottiene
x = −3 − 7t
y =2+t
z = 1 + 11t.
Tali equazioni possono essere espresse in forma normale, eliminando il parametro t. Si ottiene
x+3 y−2 z−1
= = .
−7 1 11
15.5 Distanze da rette e piani
Consideriamo un punto dello spazio P0 = (x0 , y0 , z0 ) ed un piano π di equazione
ax + by + cz + d = 0.
Vogliamo determinare una formula per la distanza δ di P0 da π. A questo scopo prendiamo un
→
qualunque punto P del piano ed il vettore applicato P0 P = (P0 , w).
Denotato, come al solito, con v = (a, b, c) il vettore perpendicolare al piano π, si ha
|w · v|
δ = |w · vers(v)| = .
∥v∥
Traducendo questa formula in termini delle componenti dei vettori w e v, si ottiene
|a(x − x0 ) + b(y − y0 ) + c(z − z0 )|
δ= √ .
a2 + b2 + c2
15.5. DISTANZE DA RETTE E PIANI 185
D’altra parte, avendo supposto che P è un punto di π, le sue coordinate soddisfano l’equazione del
piano, quindi ax + by + cz = −d. La formula precedente diventa allora
|ax0 + by0 + cz0 + d|
δ= √ .
a2 + b2 + c2
• Esempio
Calcolare la distanza del punto P0 = (1, −2, 3) dal piano di equazione
x − y + 3z − 5 = 0.
Utilizzando la formula trovata, si ha
|1 + 2 + 9 − 5| 7
δ= √ =√ .
1+1+9 11
Per determinare la distanza di un dato punto P0 da una retta r possiamo ragionare nel modo seguente.
→
Preso il generico punto P di r ed il versore vers(u) lungo la retta r, consideriamo il vettore P0 P =
(P0 , w) e calcoliamo il prodotto vettoriale
w × vers(u).
→
La norma di questo vettore è pari alla lunghezza del vettore P0 P per il seno dell’angolo che questo
stesso vettore forma con la retta r. Ma questa norma è esattamente la distanza δ di P0 da r. Si ha
dunque
∥w×u∥
δ= .
∥u∥