Analogic
Analogic
Enrico Cosimi
Indice
03 Forme d’onda. Sinusoide. Triangolare. Dente di Sega. Quadra. Impulsiva ed Impulsiva Variabile.
06 Hard Sync. Soft Sync. Implementazioni analogiche. Da un punto di vista tecnico. Phase
Modulation.
08 Noise Generator. Rumore bianco, rumore rosa, rumore rosso, rumore a bassa frequenza. Dal
punto di vista tecnico. Rumore come sorgente di modulazione.
09 Filtri. Filtri: concetti di base. Inversione di fase. Filtri Statici e Filtri dinamici. Mode. Low Pass
Filter. High Pass Filter. Band Pass Filter. Band Reject Filter.
10 Cutoff. Resonance.
11 Slope. Rapporto dNB/Oct, poli ed ordini. Variazioni nella pendenza. Una conseguenza nella
distribuzione dei poli. Envelope Amount. Interazione tra cutoff ed envelope amount. Kybd Track.
Diverse inclinazioni.
12 Filtraggio passa banda selettivo. FM Lineare sulla Cutoff Frequency. Modo variabile nel filtro
Wah. Un filtro vocale.
14 I filtri All Pass ed il Phaser. Dal filtro All Pass al Phaser. Network di All Pass: strutture
peak/notch. Filtro a pettine.
15 Cenni sulla teoria dei filtri digitali. Caratteristiche principali dei filtri digitali. Convenzioni e
standards. Il filtro Low Pass digitale. Il filtro High Pass digitale. Altri filtri digitali. Sostituzione dei
coefficienti di filtraggio. Filtri FIR Finite Impulse Response. Filtri IIR Infinite Impulse Response ETA.
Filtro IIR ETA High Pass. Filtro IIR del secondo ordine con comportamento Band Pass. Pregi e
difetti dei filtri FIR e IIR. Filtri Comb. Filtro Comb FIR Positive Summing. Filtro Comb FIR Negative
Summing. Filtro Comb IIR. Filtro All Pass nel dominio digitale.
18 Ring Modulation. Amplitude Modulation. Amplitude Modulation in banda sub audio. Amplitude
Modulation in banda audio. Identità di frequenza tra Carrier e Modulator.
19 Distorsione non lineare. Waveshaping. I trattamenti più comuni. Clip. Overdrive. Saturate.
Shaper Exponential. Wave Wrapper. Rectifier.
21 Variazioni di intonazione con Pitch Shifter e Frequency Shifter. Pitch Shifter. Funzionamento del
Frequency Shifter. Differenze tra FS e PS.
22 Linee di ritardo. Cosa è una linea di ritardo. Linee di ritardo statiche e modulabili. Linee di
ritardo ricircolanti. Linee di ritardo multitap. Delay Stereo.
23 Keyboard. CV, Gate, Trigger. La tastiera. Controllo di voltaggio CV. Gate. Trigger. Mono note
priority Low, Last e High. Tap Tempo.
24. LFO. Oscillatore a bassa frequenza. Parametri e funzioni. Frequency. Wave. Shape Modulation.
Output Type e Offset. Mono Mode/Poly Mode. Reset. Phase.
25 Random Generator.
29 Step Sequencer. Step e Row. Controllo sull’articolazione. Controllo sul contenuto dei singoli
step. La sincronizzazione elementare.
34 Level Adder e Level Multiplier. Offset sulle modulazioni. Moltiplicazione delle modulazioni.
Operatori Logici. Clock Divider.
35 Riferimenti Bibliografici.
Premessa
Per sua natura, la Musica Elettronica è fortemente interdisciplinare: a differenza di quanto succede
con un qualsiasi strumento acustico per il quale l’esecutore deve essere a conoscenza del
repertorio, della tecnica esecutiva e delle principali linee evolutive che hanno portato alla forma
attuale del suo strumento, nella Musica Elettronica il musicista dovrebbe (il condizionale, come si
vedrà, è d’obbligo) muoversi con disinvoltura nei confronti dell’Acustica, della Fisica,
dell’Ingegneria, dell’Elettronica Fisica, dell’Analisi Numerica, e poi ancora del repertorio, della
tecnica esecutiva, nella Composizione, delle principali linee evolutive, dell’estetica elettronica, delle
diverse tecniche di sintesi, di sincronizzazione, di campionamento, di trasmissione dati seriale e
parallela…
Un insieme di conoscenze che molto difficilmente trovano egual spazio all’interno del patrimonio
culturale dei diversi musicisti; laddove non è dimostrato che uno scienziato sappia comporre
musica di qualità superiore a quella concepita da un manovale, è comunque dimostrato che la
conoscenza consapevole della tecnologia e della cultura musicale ad essa afferente permette di
abbreviare sensibilmente i tempi necessari al raggiungimento di una determinata consistenza nei
risultati pratici.
Come dire che per non cadere nelle prime tradizionali, amabili, banalità da neofita è necessario
dare un’occhiata a quello che gli altri hanno fatto in alcuni casi meglio in altri semplicemente prima
di noi: occorre imparare dalle precedenti esperienze e plasmarle secondo le nostre esigenze.
Come al solito, per fare questo, è necessaria un’insostituibile dose di curiosità nei confronti della
materia; la stessa curiosità deve muovere tanto il musicista militante quanto colui che (per scelta o
per ruolo istituzionale) si trova nella posizione di dover trasmettere ad altri le conoscenze
necessarie.
Le pagine che seguono vogliono essere, nei loro inevitabili limiti, un semplice strumento per
facilitare l’apprendimento e la verifica passo dopo passo delle peculiarità tecniche che governano il
funzionamento di una struttura di sintesi tipo. I concetti affrontati sono facilmente esportabili da
un ambiente interamente hardware come quello degli apparecchi anni ’70 alle strutture virtuali
attualmente diffuse; ma non è difficile verificarne l’applicabilità anche all’interno dei linguaggi di
programmazione musicale più comuni.
E’ superfluo dire che ciascuno degli argomenti trattati può essere approfondito a dismisura; in linea
di massima, si è cercato di fornire una giusta quantità di informazioni, adatte a trasmettere la
tecnica ed a suscitare l’interesse di chi debba apprenderla. Insomma: di quello che c’è, serve tutto;
poi, volendo, si possono aumentare le dosi a seconda delle necessità personali.
Con cadenza costante, sono stati inseriti nel testo esempi di programmazione (le patches di
normale utilizzo nella pratica della sintesi) corredati di istruzioni passo dopo passo per la loro
realizzazione e verifica operativa.
In coda al testo, viene fornita una bibliografia (cartacea e web) per un adeguato approfondimento
dei temi affrontati.
La struttura didattica
Imparare la Musica Elettronica, ovvero approfondire l’estetica del linguaggio elettronico - su un
piano teorico – e la pratica della tecnica necessaria richiede una quantità di mezzi a dir poco
sconsolante: per sua natura, il mezzo elettronico vive solo dove c’è sufficiente tecnologia; una
tecnologia che può costare cifre limitate solo dalla decenza o dalla disponibilità contingente.
In queste pagine, abbiamo scelto come medium il sistema virtual analog prodotto da Clavia e
commercializzato come Nord Modular G2 Demo.
Disponibile come shareware al link [Link] il
programma sfrutta le capacità di calcolo del processore Mac o PC per generare una voce
monofonica con struttura modulare, ovvero lascia all’utente la capacità di assemblare il percorso di
sintesi desiderato scegliendo tra più di duecento moduli/istruzioni disponibili al suo interno.
La reperibilità a costo zero di questo software, la sua interfaccia grafica di impostazione tradizionale
(contrapposta alla meno familiare astrazione di altri linguaggi di programmazione basati sulle
vecchie famiglie Music X) e l’enorme diffusione di patches (cioè di timbriche) già disponibili in rete,
rendono il Nord Modular G2 Demo uno strumento significativo per la didattica e per
l’apprendimento della Musica Elettronica.
Purtroppo, c’è sempre un compromesso con cui è necessario fare i conti: la versione Demo del
programma è monofonica, cioè può sintetizzare una sola voce per volta; inoltre il programma è
volontariamente chiuso nei confronti del mondo esterno, riceve informazioni MIDI dalle eventuali
periferiche MIDI/USB collegate al Mac/PC, ma non permette il trattamento di segnali audio esterni
o la registrazione dei suoni prodotti rimanendo all’interno del dominio digitale.
Queste limitazioni sono assenti dalla versione hardware del prodotto, commercializzato in tre
diverse versioni (con tastiera a cinque ottave, a tre ottave o in formato rack/sound engine), che
offre una notevole connettività Audio/MIDI ed una facile integrazione all’interno di network
musicali pre esistenti. Nella versione hardware, la generazione sonora è affidata ai quattro
processori Motorola contenuti nello strumento, mentre l’Editor viene fatto girare sul computer
collegato mediante cavo USB e permette la programmazione dettagliata del percorso di sintesi.
L’ambiente di lavoro
La versione Demo del Clavia Nord Modular G2 ripropone l’interfaccia utente impiegata per
l’Editor della versione full function. L’utente può assemblare la propria struttura di sintesi
scegliendo tra sedici diversi gruppi di moduli.
Ciascun gruppo contiene una quantità variabile di unità logiche – moduli – che possono essere
organizzate secondo i collegamenti decisi dall’utente; l’interfaccia grafica riproduce il normale
comportamento dei vecchi sintetizzatori analogici e, pertanto, offre uscite ed ingressi audio, uscite
ed ingressi di modulazione, controlli modificabili, switch eccetera.
Le connessioni tra un modulo e l’altro vengono realizzate mediante la consueta tecnica di click and
drag con il mouse. Un’uscita può essere collegata ad infiniti ingressi, ma un ingresso può accogliere
solo un unico segnale.
Come per qualsiasi applicativo di sintesi, è consigliabile partire da uno schema a blocchi di massima
che faciliti la navigazione all’interno della significativa mole di opzioni offerte al musicista: seguendo
lo schema a blocchi, sarà più agevole verificare la consistenza e la congruità delle connessioni via
via realizzate.
La superficie di lavoro è divisa in due aree: Voice Area e FX Area. I moduli instanziati nella prima
area vengono calcolati indipendentemente per ciascuna voce di polifonia richiesta; i moduli instanziati
nella FX Area (quale che essi siano) vengono calcolati una sola volta per l’intera patch.
Attenzione ! La distinzione è significativa nella gestione delle CPU interne allo strumento
hardware; nella versione Demo, rigorosamente monofonica, la cosa è meno significativa.
Per ciascuna patch elaborata dall’utente o fornita come esempio, è possibile salvare otto possibili
variations, cioè corredi differenti di valori parametrici che sfruttano la stessa struttura di sintesi.
Riferimenti
Anche se in lingua inglese, è caldamente consigliabile la lettura del manuale di riferimento del Nord
Modular; di seguito vengono forniti i link per il suo download.
Tanta libertà, ovviamente, ha un costo in denaro ed un costo in termini di monte ore necessario
all’apprendimento del funzionamento; a parziale consolazione dell’utente, ricordiamo che, come
per la bicicletta, una volta acquisito il nucleo dei concetti fondamentali, tutte le biciclette sono
uguali e buona parte degli strumenti elettronici hanno comportamenti ricorrenti, siano essi
implementati all’interno di una struttura software o realizzati con puro hardware.
Non è l’unica tecnica di sintesi esistente (il loro elenco si allunga quasi costantemente con il
progredire delle ricerche) ma è sicuramente una delle più immediate.
Si noterà che, passata la fascinazione della sintesi imitativa, appare presto evidente come il
sintetizzatore in sintesi sottrattiva sia particolarmente adatto a sviluppare timbriche da
sintetizzatore.
Nelle pagine che seguono, oltre a passare in rassegna i comportamenti tipici della tecnica
sottrattiva, verranno affrontate anche le peculiarità più significative delle cosidette tecniche di
sintesi per modulazioni (AM, RM, FM lineare) che possono essere facilmente implementate
all’interno di una struttura analogica o virtual analogica.
All’interno di un sintetizzatore
Negli ultimi quaranta anni, l’evoluzione degli strumenti musicali elettronici ha visto la perenne
riconferma dei più importanti concetti operativi sviluppati dai pionieri della sintesi e la codifica di
precise categorie operative con cui indicare i ruoli svolti all’interno della struttura di sintesi.
• Sorgenti Sonore (Sound Sources): sono gli elementi che, di fatto, generano il suono che
viene successivamente trattato e processato nel circuito di sintesi; gli oscillatori audio, il
generatore di rumore e l’eventuale ingresso per segnali esterni sono esempi banali di unità
appartenenti a questa categoria.
• Modificatori per le Sorgenti Sonore (Sound Modifiers): sono gli elementi utilizzati per
alterare creativamente il comportamento delle sorgenti sonore; il filtro che elimina
determinate armoniche, l’amplificatore che moltiplica il livello del segnale passante, un
mixer o un modulatore ad anello appartengono a questa categoria.
• Sorgenti di Controllo (Control Sources): sono gli elementi – interni alla struttura di
sintesi o veri controller esterni – che permettono di pilotare nel dominio del tempo,
dell’ampiezza e della frequenza il comportamento delle sorgenti sonore e dei modificatori
per le medesime; il controller più banale per uno strumento musicale elettronico è la
tastiera musicale.
• Modificatori per le Sorgenti di Controllo (Control Modifiers): al pari dei sound
modifiers, i control modifers permettono di alterare il comportamento dei controllers in
base alle necessità del musicista. Il glide di tastiera appartiene a questa categoria.
Successivamente, con l’esperienza, si raggiungerà la fase inversa, in cui sarà possibile ipotizzare la
struttura di sintesi necessaria partendo dal compito sonoro che gli si intende affidare; la fase della
progettazione non può comunque prescindere da un primo stadio di acquisizione pratica con
sistemi pre configurati.
Di seguito, si riportano quattro schemi a blocchi di diversi strumenti in sintesi sottrattiva
commercialmente diffusi. In tutti gli schemi, sono evidenziate in azzurro le sound sources, in giallo
i sound modifiers, in verde le control sources; mancano i control modifiers perché inevitabilmente
la loro azione è considerata troppo specifica per essere riportata all’interno di uno schema per sua
natura tendente alla semplificazione.
Il secondo esempio riproduce la struttura (molto generalizzata) del polifonico analogico Alesis A6
Andromeda.
Enrico Cosimi 1 - 10
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il terzo schema riproduce la struttura di uno dei quattro program unit instanziabili nel KORG
Radias.
L’ultimo schema riproduce la struttura del monofonico analogico Moog Music Little Phatty.
Enrico Cosimi 1 - 11
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Un ultimo avvertimento
Nelle pagine che seguono, ogni argomento è preceduto dall’indicazione del modulo funzionale e
(per facilitarne il reperimento) della famiglia cui appartiene; in questo modo, dovendo
sperimentare le peculiarità del controllo di frequenza sull’oscillatore, l’utente è già sensibilizzato a
cercare nel gruppo OSC il modulo OSC B, e così via.
In coda ad ogni argomento significativo sono posizionate le patches esplicative, con la riproduzione
grafica dei collegamenti effettuati e le note che ne guidano il funzionamento.
I files veri e propri delle patches sono raggruppati nella cartella corrispondente disponibile per il
download.
Enrico Cosimi 1 - 12
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Carrier e Modulator assumono valore fondamentale per prevedere – entro certi limiti – il
tipo di contenuto armonico risultante.
E’ importante notare che i quattro possibili metodi di visualizzazione del parametro sono
intercambiabili: questo significa che, a seconda delle necessità, si può passare da un metodo
all’altro sfruttando la conversione immediata nei diversi valori utili.
A titolo puramente illustrativo, nella tabella seguente si riportano alcune corrispondenze tra i
diversi sistemi di visualizzazione parametrica; si evidenzia che, in assenza di controlli che facciano
deviare l’intonazione dell’oscillatore dal suo valore nominale, questo corrisponde alla nota E 3,
scelta arbitrariamente in quanto centrale nella scansione in 128 semitoni prevista dal protocollo
MIDI ed adattata al funzionamento del Clavia Nord Modular G2 (-64 / + 63).
In grassetto vengono evidenziati i rapporti di ottava.
I segnali dei quattro oscillatori sono raccolti da un Mixer 4-1 e, da questo, vengono convogliati
all’interno del Filter Nord Low Pass.
L’utente può sperimentare sulla percezione dei battimenti creati tra gli oscillatori 2, 3 e 4,
verificando fino a dove permanga l’identità della nota e oltre quale limite l’orecchio inizi a
percepire due o più suoni distinti contemporaneamente.
Un oscillatore di media completezza – sia esso analogico o digitale – è in grado di generare diversi
tipi di segnali audio, a ciascuno dei quali corrisponderà un preciso contenuto armonico (cioè un
preciso timbro) ed un andamento grafico corrispondente. Mentre in un sintetizzatore analogico le
forme d’onda possono essere modificate intervenendo esclusivamente sulla tensione, all’interno di
un sistema digitale le cose diventeranno progressivamente più sofisticate e sarà possibile
intervenire in maniera più complessa.
Se l’aspetto grafico, lo shape di una forma d’onda viene modificato, sarà alterato anche il
contenuto armonico della medesima, cioè il suo suono; nel 1978, [Link] identificava quattro
caratteristiche conseguenze tra rappresentazione grafica della forma d’onda e peculiarità del
segnale audio:
1. Una forma d’onda con uno o più angoli pronunciati avrà un alto contenuto armonico e,
conseguentemente, risulterà aspra all’ascolto.
2. Una forma d’onda che presenti una o più superfici piatte avrà uno spetto sonoro
caratterizzato dalla mancanza di alcune armoniche e dalla predominanza di altre; il suono
timbro sarà quindi brillante e facilmente riconoscibile all’ascolto.
3. Una forma d’onda con angoli pronunciati, ma priva di brusche cadute di ampiezza avrà un
basso contenuto armonico ed il suo suono sarà sempre meno brillante di un’onda definita a
dente di sega.
4. Una forma d’onda la cui rappresentazione grafica sia simmetrica risulterà essere priva di
armoniche pari ed avrà quindi un suono caratteristico, legnoso e nasale.
La forma d’onda più semplice è quella che richiede maggior sforzo circuitale per poter essere
realizzata in maniera sufficientemente pura con tecnologia analogica; la sinusoide è storicamente
una delle prime forme d’onda realizzate elettronicamente (basti pensare al Singing Arc di William
Duddel, del 1899) ed è praticamente assente in natura, ovvero è quasi impossibile per uno
strumento acustico produrre una sinusoide pura (con l’unica eccezione, forse, dello segmento
statico all’interno di un armonico prodotto da un cordofono).
La purezza timbrica della sinusoide dipende dal suo contenuto armonico, ovvero dalla mancanza di
un vero e proprio contenuto armonico, che risulta limitato alla presenza della sola armonica
fondamentale.
Il grafico sottostante riproduce il contenuto armonico dell’onda sinusoide; come è facile verificare,
risulta composto esclusivamente dalla prima armonica, cioè dalla fondamentale, che assorbe
l’intera energia del segnale
La purezza sonora della sinusoide e la presenza della sola armonica fondamentale la rendono
insostituibile per determinati trattamenti sonori che rientrano, genericamente, all’interno delle
cosidette sintesi per modulazioni, quali la modulazione ad anello (ring modulation), la
modulazione di ampiezza (amplitude modulation), la modulazione di frequenza lineare (linear
frequency modulation), in cui il risultato sonoro ed il contenuto armonico finale seguono precisi
rapporti matematici.
Nella normale pratica della sintesi sottrattiva, ha ovviamente poco senso sottoporre a filtraggio la
pura sinusoide; il suo utilizzo è invece pratico nel caso si intenda – bypassando le unità di filtraggio
– rinforzare l’energia sulla fondamentale di un qualsiasi altro timbro prodotto utilizzando altre
forme d’onda.
Lo schema sottostante riporta lo spettro tipico di un’onda triangolare: è visibile la presenza delle
sole armoniche dispari (mancano infatti la seconda, la quarta, la sesta, l’ottava…); tuttavia, a parte
l’assenza delle armoniche pari, lo schema si discosta significativamente dall’enunciato teorico per
quello che riguarda l’energia delle diverse armoniche, specialmente nel rapporto esistente tra
fondamentale ed armoniche superiori: nel caso sottostante, infatti, queste risultano molto più forti
che non nella forma d’onda triangolare tipica.
Chiaramente, questa differenza dipende da come viene generata una forma d’onda, ovvero dalla
tecnica utilizzata, analogica o digitale, e dall’accuratezza che si pone nel modellare il circuito.
Cosa dice la teoria? In una forma d’onda triangolare, la prima armonica racchiude da sola circa gli
8/9 dell’energia prodotta globalmente dalla forma d’onda; il rimanente è suddivisa tra le diverse
armoniche secondo il decadimento esponenziale precedentemente indicato.
La terza armonica ha un’ampiezza pari ad 1/9 della fondamentale, la quinta armonica ha un
ampiezza pari ad 1/25 della fondamentale, la settima armonica ha un’ampiezza pari a 1/49 della
fondamentale, la nona armonica ha un ampiezza pari ad 1/81 della fondamentale e così via.
Questo schema, come tutti quelli analoghi utilizzati in queste pagine sono estratti da Doepfer A-
100 Analog Modular Synthesizer Owner’s Manual e sono riprodotti dietro diretta autorizzazione
del synth designer Dieter Doepfer.
Per quanto ridotta, la presenza di armoniche dispari conferisce alla forma d’onda triangolare un
suono avvertibilmente più aspro della sinusoide pura; per tradizione, si usa paragonarne il suono a
quello del flauto dolce: inutile dire che questi paragoni debbono essere presi con la dovuta cautela.
E’ interessante notare, invece, che uno dei quattro timbri fondamentali del Theremin (1920) è
proprio quello della triangolare pura…
Anche se nello schema seguente ci si discosta dalla purezza teorica, la costruzione della dente di
sega canonica recita che l’armonica fondamentale ha i consueti 8/9 dell’energia totale, la seconda
armonica ha 1/2 dell’energia totale, la terza armonica ha 1/3, la quarta armonica 1/4, la quinta
armonica 1/5, la sesta armonica 1/6 eccetera.
Nello schema sottostante, la costruzione della dente di sega vede una maggior presenza di energia
per le armoniche superiori: questo viene facilmente tradotto con un timbro ancora più ricco ed
aperto di quello già tradizionalmente molto ricco della forma d’onda teorica.
Ricorriamo, ancora una volta, ad uno schema puramente grafico, per evidenziare l’andamento
virtuale delle diverse armoniche.
La timbrica aperta e riconoscibile della dente di sega è quella più facilmente trattabile nelle
successive operazioni di filtraggio: quasi il 90 % delle sonorità sintetiche ormai tradizionali viene
realizzato utilizzando questa forma d’onda in partenza. Tanta ricchezza, che trova ampie
applicazioni nella tecnica di Sintesi Sottrattiva, obbliga invece ad una certa prudenza quando si
voglia utilizzare la dente di sega nelle Sintesi per Modulazione o in tutti quei trattamenti in cui il
risultato sia numericamente legato alla pesantezza del contenuto armonico.
Infine, l’andamento grafico negativo (cioè discendente) o positivo (cioè ascendente) della forma
d’onda è dato dalla somma rispettivamente in fase o in controfase per le armoniche pari e dispari;
se le armoniche componenti sono generate tutte in fase tra loro, la forma d’onda risultante avrà
andamento negativo, ovvero dopo il primo fronte ripido seguirà un segmento discendente;; se le
armoniche 1, 3, 5, 7, 9… risultano in fase tra loro, ma in controfase con le armoniche 2, 4, 6, 8…
laf orma d’onda risultante avrà andamento positivo, ovvero dopo il primo fronte ripido seguirà un
segmento ascendente. Poco da dire sulla nomenclatura: i termini dente di sega e rampa sono, di
fatto, intercambiabili; per meglio specificare l’andamento, si può ricorrere alle chiarificatrici
indicazioni di rampa (o dente di sega) positiva e rampa (o dente di sega) negativa.
L’onda quadra risulta composta esclusivamente dalle sole armoniche dispari; questa condizione era
già stata riscontrata per l’onda triangolare, ma a differenza di questa, nell’onda quadra il
decadimento energetico delle armoniche superiori segue un andamento lineare. In questo caso, la
fondamentale avrà ampiezza piena, la terza armonica avrà ampiezza pari ad 1/3 della fondamentale,
la quinta armonica avrà ampiezza pari ad 1/5 della fondamentale, la settima armonica risulterà pari
ad 1/7 dell’energia presente sulla fondamentale, la nona armonica 1/9 e così via.
Lo schema sottostante, realizzato con un simulatore di circuiti, mostra una condizione in cui
l’energia delle diverse armoniche è superiore a quanto richiesto per la costruzione canonica
dell’onda quadra; si noti, comunque, la presenza di singole armoniche dispari, che contribuiscono
significativamente a formarne il timbro legnoso caratteristico, tradizionalmente paragonato a
quello del clarinetto.
mancare tutte le armoniche il cui numero risulta multiplo del rapporto numerico espresso per
identificare il duty cycle.
Un’onda impulsiva al 10% avrà un timbro particolarmente nasale ed il suo contenuto armonico
sarà caratterizzato dall’assenza di tutte le armoniche multiple del duty cycle, quindi mancheranno
la decima, la ventesima, la trentesima, la quarantesima…
Lo schema superiore riproduce lo spettro armonico dell’onda impulsiva al 10%; è facile notare
l’assenza ritmica delle armoniche il cui numero è multiplo di 10; in maniera analoga, è facile
verificare l’andamento delle ampiezze per le armoniche superstiti.
In una forma d’onda impulsiva al 25%, il rapporto tra ampiezza massima e minima è pari a 3:1,
ovvero uno dei due segmenti è largo tre volte l’altro.
Enrico Cosimi 3 - 10
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Dal punto di vista armonico, in questo tipo di onda impulsiva mancano tutte le armoniche multiple
di 4; quindi lo spettro della forma d’onda non avrà la quarta, l’ottava, la dodicesima, la sedicesima,
la ventesima armonica, eccetera.
In rapporto alla Sintesi Sottrattiva, come accennato in apertura, avere a disposizione svariate
forme d’onda – caratterizzate per timbro diverso in partenza – potenzia sensibilmente le
operazioni di filtraggio e garantisce una maggior varietà nei risultati timbrici ottenibili.
Una volta raggiunti i limiti del vocabolario sonoro concesso alla Sintesi Sottrattiva, l’utente potrà
approfondire le potenzialità offerte dalla Sintesi per Modulazioni, sfruttando quelle tecniche che
permettono di ottenere, con opportuni procedimenti un contenuto armonico originariamente non
presente nelle forme d’onda di base.
Enrico Cosimi 3 - 11
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il modulo di oscillatore Osc A offre forme d’onda non modificabili di: sinusoide, triangolare, dente
di sega, quadra al 50%, impulsiva al 25%, impulsiva al 10%. Ricordiamo che:
Il segnale dell’oscillatore è diviso in due percorsi indipendenti, selezionabili tramite lo Switch 2-1; il
primo percorso [OSC] propone l’ascolto non filtrato, cioè puro, dell’oscillatore; il secondo
percorso [FILTER] propone l’ascolto dell’oscillatore dopo il passaggio attraverso un modulo Filter
Low Pass, in grado quindi di eliminare progressivamente le armoniche più acute.
Enrico Cosimi 3 - 12
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
In uscita allo Switch, il segnale è collegato ad un modulo Env + VCA che permette di articolare le
note suonate sulla Virtual Keyboard o, in alternativa, messe in Drone/Repeat per un’esecuzione
ininterrotta.
L’utente, previa selezione di ascolto [OSC], deve verificare (ad orecchio e mediante visualizzazione
in un oscilloscopio hardware o virtuale) il differente sapore timbrico delle forme d’onda.
Si noti come, anche senza intervenire sul controllo di volume dello strumento, le forme d’onda
risultano progressivamente più forti in ascolto mano mano che si selezionano quelle più ricche di
armoniche.
Si passi all’ascolto del segnale audio filtrato [FILTER] e, avendo cura di aprire al massimo il
controllo di filter Frequency, si provveda ad ascoltare una alla volta le diverse forme d’onda,
chiudendo progressivamente la frequenza del filtro e verificando, sull’oscilloscopio, la progressiva
perdita di armoniche acute ed il progressivo ritorno – dal punto di vista grafico e sonoro – verso
la sinusoide pura di partenza.
Ovviamente, mancando armoniche superiori, l’azione di filtraggio applicata alla sinusoide pura si
risolverà in una semplice attenuazione dell’intero segnale passante.
Si verifichi l’interazione tra frequenza dell’oscillatore (espressa in Hertz, cioè in valore assoluto) e
frequenza di taglio del filtro (anche questa espressa in Hertz, cioè in valore assoluto) e si prenda
nota del valore di filtraggio necessario per garantire – caso per caso – il ritorno alla pura
sinusoide. Tale valore cambia in rapporto alla frequenza dell’oscillatore, alla forma d’onda
selezionata e, come vedremo in seguito, all’efficacia del filtro, ovvero al suo slope.
Enrico Cosimi 3 - 13
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Quando la struttura di sintesi prevede il controllo a distanza (ovvero mediante CV esterno) della
simmetria per l’onda quadra, il parametro prende nome di Pulse Width Modulation,
normalmente abbreviata in PWM.
Il controllo sulla simmetria può essere esercitato in maniera ciclica (ad esempio con un oscillatore
a bassa frequenza LFO, ovvero un generatore programmabile in grado di emettere funzioni
cicliche) o transiente (ad esempio con un generatore di inviluppo ADSR, ovvero un generatore di
funzioni programmabile a quattro stadi). Nel primo caso, l’oscillatore a bassa frequenza LFO
permetterà di simulare il periodico incremento e decremento nell’ampiezza del segnale – tipico di
due sorgenti sonore non perfettamente intonate tra loro; nel caso di una modulazione transiente,
ovvero non ciclicamente ripetitiva, sarà possibile approssimare nel tempo l’andamento espressivo
ed il cambiamento armonico tipico di determinati strumenti a corda.
Da non sottovalutare, infine, le possibilità caotiche offerte dalla PWM sottoposta all’azione
modulante di un Noise Generator.
• Un LFO oscillatore a bassa frequenza, con cui impostare modulazioni cicliche simulanti,
come già detto, la presenza contemporanea di diverse sorgenti sonore non perfettamente
intonate tra loro. L’utente deve verificare la ciclicità della modulazione e la variazione di
comportamento ottenibile alterando la velocità (Rate) del LFO e le forme d’onda del
medesimo. Per meglio intervenire sul LFO senza interrompere l’emissione sonora – in
assenza di una master keyboard MIDI/USB esterna, si consiglia di visualizzare la virtual
keyboard [Ctrl+K] e, su quest’ultima, di abilitare il selettore Drone (che innesca il
prolungamento indeterminato della nota) e successivamente di selezionare una nota in
tessitura medio bassa.
• Un ENV Decay generatore di inviluppo monostadio, con cui simulare (entro ovvi limiti) il
naturale allargamento timbrico di certe famiglie strumentali cordofone elettrificate. In questo
caso, per facilitare le operazioni di editing, si consiglia – una volta visualizzata la virtual
keyboard – di innnescare il selettore Repeat (che innesca la ripetizione ininterrotta della
nota) e successivamente selezionare una nota in tessitura medio bassa.
• Un Keyboard CV controllo di voltaggio della tastiera, con cui simulare, lungo
l’estensione disponibile, la progressiva variazione nel contenuto armonico. Per meglio
apprezzare il trattamento di modulazione, si consiglia di suonare note lungo tutta
l’estensione disponibile, avendo cura ogni volta di alternare in ascolto il trattamento
modulante con lo Switch On/Off aperto (cioè in On) e poi chiuso; in questo modo si potrà
costantemente paragonare il suono modulato alternandolo con quello dell’oscillatore
originale.
• Un Noise Generator generatore di rumore, con cui fornire variazioni caotiche e non
prevedibili della simmetria. Si consiglia di sperimentare con i risultati sonori ottenibili
variando il parametro di Noise Colour.
All’interno del Osc B, si noti come il valore iniziale per il parametro di Shape sia pari al 50%:
l’escursione utile è quindi dal 50 al 99%.
Il generatore di inviluppo mono stadio, Decay, utilizzato per modulare la simmetria dell’onda
quadra è stato scelto per la sua struttura elementare; se desiderato, può essere sostituito con
altro tipo di generatore più articolato, con maggior numero di stadi.
Lo schema sottostante, riprodotto dal Clavia Nord Modular G2 Owner’s Manual, visualizza il
comportamento grafico dell’oscillatore in rapporto alla variazione di Shape imposta sull’onda
quadra ad impulso variabile o (nel caso che ci interessa) nella Saw-Dual Saw.
Per meglio apprezzare le variazioni imposte dalla modulazione, si consiglia di selezionare [Drone]
sulla virtual keyboard e successivamente selezionare la nota desiderata; questa continuerà a
suonare indefinitamente, lasciando libero l’utente di agire con il mouse per variare i parametri
desiderati.
Premesso questo, è il caso di analizzare i comportamenti disponibili per le forme d’onda sopra
elencate:
• Sine 1: è una sinusoide modulata in fase. Al 50%, la forma d’onda è una sinusoide perfetta
e, una volta raggiunto il 99%, è assimilabile ad una dente di sega.
• Sine 2: è una sinusoide che viene modificata in double sine. Al 50%, la forma d’onda è una
sinusoide perfetta; al 99% , la prima metà del periodo copre quasi l’intera lunghezza
disponibile, riducendo la seconda metà ad un semplice impulso.
• Sine 3: è una sinusoide che viene trasformata in onda contenente solo armoniche pari. Al
50%, è una sinusoide perfetta; una volta raggiunto il 99%, il timbro risulta composto
principalmente di sole armoniche pari.
• Sine 4: è una sinusoide che viene trasformata in onda quadra, ovvero contenente solo
armoniche dispari. Il percorso timbrico viene dipanato tra il 50% (onda sinusoide) ed il 99%
(onda quadra ripiegata).
• Triangle-Saw: è una forma d’onda triangolare che viene modificata nella sua simmetria,
raggiungendo la pendenza tipica della dente di sega. Chiaramente, il contenuto armonico
cambia, passando dalla sola sequenza di armoniche dispari con decadimento esponenziale
alla presenza di pari e dispari con decadimento lineare.
• Symmetric Pulse: è un’onda impulsiva che, in base allo shape impostato, viene
contratta simmetricamente nei due segmenti di massima e minima ampiezza. Quando lo
shape setting è al 50% la forma d’onda riproduce una quadra perfetta; al 75%, i due
segmenti riproducono il comportamento di un’impulsiva al 25% di simmetria (ed il periodo
viene mantenuto a lunghezza costante prolungando il segmento zero); al 99%, i due segmenti
hanno ampiezza pari a 1%.
A titolo di maggior chiarezza, si riporta lo schema sottostante, che rende evidenti le differenze
comportamentali tra impulsiva asimmetrica (quella standard) e impulsiva simmetrica.
Il limite tra banda sub audio e banda audio è variabilmente indicato tra i 10 - 15 Hz.
Una modulazione di frequenza può essere ciclica o transiente; nel primo caso, si utilizza – ad
esempio – una sorgente di tensioni cicliche, come un LFO; nel secondo caso – ad esempio una
tastiera – si utilizzerà una sorgente dal comportamento non ripetitivo.
• profilo del vibrato: il profilo del vibrato, ovvero il suo andamento, è strettamente
legato alla forma d’onda emessa dall’oscillatore modulante; se questo emette un’onda
triangolare, il vibrato avrà caratteristiche di simmetria facilmente apprezzabili; nel caso di
un’onda quadra sarà avvertibile l’alternanza tra segmento alto e periodo basso; la classica
tecnica di Frequency Modulation in banda audio (come vedremo in seguito) lavora
utilizzando esclusivamente onde sinusoidali;
• ampiezza del vibrato: l’ampiezza del vibrato dipende dalla quantità di segnale emesso
dall’oscillatore modulante; questa quantità viene espressa in termini di indice di
modulazione, tanto più l’indice è elevato, tanto più il vibrato risulterà ampio;
• composizione del segnale audio: nella modulazione di frequenza in banda sub audio,
il’oscillatore modulante non appare nell’uscita audio finale (si confronti, a tal proposito, il
diverso funzionamento della modulazione di ampiezza AM); questo significa che il
modulatore non è parte della catena audio del segnale: quello che ascoltiamo è solamente il
suo effetto sul portante.
Se il modulante genera una sinusoide pura con frequenza pari a 100 Hz ed il portante (cioè
l’oscillatore modulato) genera una sinusoide pura con frequenza pari a 500 Hz, la modulazione di
frequenza produrrà le frequenze 100 (fm), 400 (fc-fm), 500 (fc) e 600 (fc+fm); tutto questo è
valido per tutte le armoniche presenti nei segnali modulante e portante.
In pratica, oltre alle frequenze originali, saranno riscontrabili tutte le somme e tutte le differenze
delle medesime.
Se controlliamo in frequenza un oscillatore che produce una sinusoide a 440 Hz utilizzando un oscillatore
modulante che produce una sinusoide con ampiezza pari a 2V picco – picco, otterremo nell’oscillatore
destinazione uno spostamento di intonazione pari a +1 ottava / -1 ottava (cioè un’ottava per ogni Volt di
ampiezza del segnale modulante). In pratica, l’oscillatore modulato arriverà ciclicamente alle frequenze
massima e minima di 880 Hz (un’ottava sopra) e 200 Hz (un’ottava sotto). Quando la frequenza di
modulazione arriva in banda audio, l’alternanza delle due nuove intonazioni diventa talmente veloce che il
nostro orecchio percepirà un valore intermedio pari a 880 – 200 = 660 Hz, un valore fuori tonalità
rispetto ai 440 Hz originali.
Se moduliamo in frequenza linearmente un oscillatore che produce una sinusoide a 440 Hz mediante un
oscillatore modulante a 220 Hz, otterremo sidebands pari a 440 + 220 e 440 – 220 Hz, cioè 660 e
220. Quando le due armoniche vengono alternate tra loro a velocità audio, la frequenza media percepita
sarà 660 – 220 = 440 Hz, perfettamente in tonalità con la frequenza originale.
Inquadramento storico
La Sintesi per Modulazione di Frequenza (abbreviata in FM) è stata sviluppata all’inizio degli anni ’70
da John Chowning, presso il CCRMA della Stanford University e successivamente brevettata. Nel
decennio successivo, la FM ha avuto un enorme riscontro commerciale in seguito alla produzione,
ad opera della Yamaha Corporation, di una nutrita famiglia di sintetizzatori raggruppati all’interno
della cosidetta X-Series (DX7, DX9, DX5, DX11, DX7II, TX7, TX816, TX802…).
Dopo la grossa sovresposizione degli anni ’80, la tecnica di sintesi FM con le sue timbriche
caratteristiche, vive oggi un periodo di relativa oscurita, ma non può essere ignorata per le
profonde implicazioni funzionali.
• contenuto armonico: non dipende più esclusivamente dal timbro originale della
portante, ma è diretta conseguenza del rapporto di frequenza che si instaura tra modulante e
portante;
• contenuto armonico (ancora): la cosa più importante è che con soli due oscillatori, due
amplificatori ed una coppia di inviluppi è possibile ottenere timbriche armonicamente molto
complesse e dinamicamente variabili;
Cf ± nMf [n=0,1,2,3,4…]
Rifacendonsi a [Link]: la frequenza del portante (Cf) più e meno tutti i numeri interi multipli della
frequenza modulante (Cm).
Cioe:
E’ importante notare che i rapporti C : F espressi con numeri interi hanno proprietà timbriche ben
precise, come vedremo tra poco.
C : M = 1: 1 C : M = 1: 2
Similmente, le frequenze delle sidebands inferiori potranno essere calcolate nel modo:
Per Cf = 200 Hz e Cm = 400 Hz, dato C : M = 1 : 2, insieme alla prima sideband superiore di 600
Hz anche la prima sideband inferiore a -200 Hz.
Le sideband di frequenza espressa con segno negativo vengono chiamate sidebands reflective. Al nostro
orecchio – non avendo senso parlare di frequenze negative - risulteranno con fase invertita di 180°
rispetto alle sidebands partner.
Pertanto, nel calcolo delle sidebands superiori ed inferiori, si può togliere il segno meno ed
esprimersi matematicamente come assoluto /-200/.
Teoricamente, qualsiasi rapporto C:M riducibile a numeri interi produrrà sidebands riconducibili ad una
serie armonica.
C : M = 1 : 3.3 C : M = 1 : 2.05
In pratica
Se si intende utilizzare la Linear FM come tecnica di sintesi a se stante, bisogna tenere presente
che gli oscillatori Carrier produrranno l’intonazione desiderata, gli oscillatori Modulator
produrranno il contenuto armonico richiesto e, cosa ancora più importante, la variazione dinamica
dell’indice di modulazione permette di alterare nel tempo il contenuto armonico prodotto.
Quantità e posizione reciproca di Carrier / Modulator all’interno di un algoritmo permettono di
ottenere risultati sensibilmente diversi.
La struttura di sintesi è estremamente semplificata e comprende due canali paralleli – sulla sinistra
e sulla destra in basso dello schermo – dedicati alla gestione della FM Exponential (a sinistra) e
della FM Linear (a destra); in tutti e due i casi, c’è un oscillatore Carrier – cioè portante – che
viene modulato da un oscillatore MODulator posizionato sopra. Il passaggio del segnale modulante
è subordinato all’apertura dello switch FM ON che è interposto tra MODulator e CARRIER.
L’uscita audio dell’oscillatore modulato, cioè del carrier (si badi: il segnale del modulante non è
collegato all’uscita audio) è gestita da un modulo integrato Envelope + VCA per l’articolazione.
Le uscite dei due circuiti audio sono selezionabili mediante modulo Switch 2-1, che permette di
decidere cosa ascoltare.
I due circuiti sono pilotati da un blocco Sequencer + Clock Generator che fornisce le intonazioni
CV (una scala di Do maggiore) per gli oscillatori e le tensioni di Gate per pilotare gli inviluppi.
L’avanzamento del sequencer è subordinato all’apertura dello Switch SEQ START.
L’utente deve selezionare prima il canale di FM EXPO e poi mettere in playback il sequencer
ascoltando la scala di Do Maggiore in assenza di modulazioni.
Quando si apre lo Switch MOD On, il segnale del MODulator produce un vibrato – se utilizzato in
banda sub audio – o una più significativa modulazione FM esponenziale – se utilizzato in banda
audio. Si sperimenti con le intonazioni suggerite (x1.000, x2.000. x3.000. x3.343) e si verifichi in
rapporto alla sequenza di note, la perdita dell’intonazione.
Si effettuino le stesse procedure con il canale dedicato alla sintesi in FM Lineare e si verifichi come,
passando in banda audio, sperimentando le intonazioni suggerite per il MODulator e variando
l’indice di modulazione, cambi solo il timbro ma rimanga intatto il senso
dell’intonazione.
Oltre al vantaggio immediato, consistente nell’annullare qualsiasi diversità nella frequenza tra
master e slave – di fatto accordando perfettamente i due oscillatori sulla stessa frequenza o su
multipli della frequenza fondamentale (si pensi alla limitata stabilità dei primi componenti analogici)
– la procedura di sincronizzazione permette di ottenere interessanti risultati timbrici grazie alla
formazione di determinate armoniche generate, nell’oscillatore slave, proprio dalla forzatura di
sincronizzazione.
Nell’impiego comune, si distinguono due tipi di sincronizzazione, definiti Hard Sync e Soft
Sync.
Hard Sync
Nella sincronizzazione dura, il ciclo della forma d’onda slave viene brutalmente interrotto e fatto
ripartire in corrispondenza del ciclo master; chiaramente, il restart forzato comporta una serie
significativa di alterazioni nell’andamento (armonico e conseguentemente grafico) del segnale slave
che rendono particolarmente interessante l’ascolto del medesimo.
Se, come nel caso dello schema superiore (da Doepfer), la frequenza del segnale master è
superiore a quella del segnale slave, il restart forzato della forma d’onda slave si traduce in una
perfetta aderenza alla frequenza dell’oscillatore principale; il segnale audio prodotto dall’oscillatore
slave non presenterà significative variazioni timbriche.
Le cose si complicano sensibilmente se, come nello schema superiore, la frequenza del master è
inferiore a quella dello slave. In questo caso, il restart forzato dello slave comporterà una serie di
picchi intermedi corrispondenti ai cicli abortiti prematuramente. La sequenza dei picchi intermedi
produce in ascolto un forte incremento armonico che arricchisce in maniera inconfondibile il
segnale emesso dall’oscillatore slave.
Implementazioni analogiche
Il vecchio oscillatore Doepfer A-111 High End Oscillator, realizzato utilizzando un integrato Curtis
Electro Music CEM 3340, utilizza la hard sync sul profilo positivo-negativo e negativo-positivo
dell’onda quadra in uscita al master. Lo stesso tipo di comportamento, questa volta non utilizzando
un integrato CEM, è offerto dal più recente oscillatore [Link] Q-106.
In tutti e due i casi, la massa delle armoniche prodotte sotto sincronizazione è significativa.
Soft Sync
La sincronizzazione morbida agisce sul segnale slave senza spezzarne il ciclo: in corrispondenza del
restart imposto dal segnale master, all’interno dell’oscillatore slave verrà semplicemente forzata la
frequenza alla normale produzione del ciclo. In pratica, nell’oscillatore slave viene ristretto il
periodo – la frequenza – preservandone l’intero andamento.
In questo modo, a differenza della Hard Sync, non c’è produzione di armoniche e sidebands
aggiuntive; da un punto di vista tecnico, la frequenza dell’oscillatore slave seguirà quella del master
atterrando su valori pari ad esatti sottomultipli o esatti multipli del master.
La mancata produzione di sidebands aggiuntive, rende preferibile l’impiego della tecnica di Soft
Sync (se disponibile) durante le procedure di costruzione timbrica per somma additiva di più
oscillatori che si desiderino marcianti in passo tra loro, ma impostati su precisi valori armonici.
Se la sincronizzazione è utilizzata per fini timbricamente creativi (si pensi al preset 17 del glorioso
Prophet 5 e ad i suoi abusi lungo tutti gli anni ’80), probabilmente si tenderà ad ascoltare solo il
segnale prodotto dall’oscillatore slave.
Se invece la sincronizzazione – hard o soft – è utilizzata per costruire timbriche mediante somma
congelata di più oscillatori, verranno ovviamente messi in ascolto tanto i segnali slave che il segnale
master.
In alcune implementazioni virtual analog (ad esempio nel Clavia Nord Lead 3), l’effetto timbrico
della Hard Sync viene fornito all’utente senza che sia necessario impegnare una coppia di
oscillatori: si implementa un particolare modo operativo in cui la potenza di calcolo viene suddivisa
in due blocchi master e slave genericamente riuniti sotto un singolo apparente oscillatore.
La struttura di sintesi è molto semplice: un oscillatore master OSC MST e due oscillatori slave
OSC 2 SLV e OSC 3 SLV, i cui segnali vengono fatti confluire in un Mixer 4 canali (uno rimane
inutilizzato) con volume e on/off su ciascun canale. Dal mixer, i segnali passano nel consueto
modulo Envelope + VCA integrato, che garantisce l’articolazione nel tempo.
I due oscillatori slave sono accordati rispettivamente una quinta sopra ed una decima sopra alla
frequenza dell’oscillatore master; l’utente può verificare l’accordatura suonando sulla virtual
keyboard – avendo cura di verificare, come default, la condizione Off per gli interruttori che
governano il Sync tra master ed i due slave.
Una volta verificata l’accordatura default Do – Sol – Mi, è possibile abilitare il passaggio del segnale
di Sync dal master verso i due oscillatori slave: basta abilitare i due Switch Sync On (in viola) per
ascoltare l’immediato allineamento frequenzale dei due slave. Si noti come alla sincronizzazione
corrisponda immediatamente la formazione di armoniche estranee al segnale originale,
direttamente proporzionali alla deviazione di intonazione propria di ciascun oscillatore slave.
Si verifichino le tenute di intonazione con e senza sync utilizzando gli on/off previsti sui diversi
canali del mixer.
Una volta innescata la sincronizzazione per i due slave, l’utente può abilitare la modulazione a
bassa frequenza fornita dal LFO collegato agli slave e verificare lo spostamento armonico che detta
modulazione procura nel segnale audio complessivo degli oscillatori. Si paragoni, inoltre, il
comportamento del LFO in assenza ed in presenza di sincronizzazione.
Il vantaggio di questo metodo, rispetto alla normale FM lineare è che la modulazione non risente
delle eventuali componenti DC presenti nel segnale modulante. Queste componenti potrebbero
far deviare, in modo crescente o calante, l’intonazione dell’oscillatore modulato dalla frequenza
nominale. Quando si utilizza la Phase Modulation si riesce ad evitare questa deviazione e, quindi, il
sistema è da preferirsi se l’accurateza dell’intonazione è particolarmente importante.
Una prova interessante consiste nel realizzare un circuito di auto modulazione, ovvero nel
collegare all’ingresso di modulazione l’uscita dello stesso oscillatore: se si utilizza la Phase
Modulation, non ci sono variazioni significative nell’intonazione originale; con le altre tecniche, può
verificarsi la condizione di DC offset.
La struttura di sintesi è decisamente banale: un oscillatore Osc PM, che prevede la possibilità di
Phase Modulation, è collegato direttamente all’uscita audio dello strumento; per garantire la
possibilità di interrompere l’emissione sonora, è previsto uno switch intermedio denominato
PLAY ON, con il quale si può spegnere l’oscillatore.
All’ingresso Phase Mod In dell’oscillatore è collegata l’uscita di un oscillatore a bassa frequenza
MOD, che fornisce le tensioni cicliche con cui alterare la fase di emissione dell’oscillatore audio;
anche in questo caso, è previsto un interruttore P-MOD ON che interrompe il segnale in uscita al
LFO permettendo di paragonare lo stato di modulazione / assenza di modulazione.
L’utente deve verificare il comportamento ottenibile con la modulazione sulla Phase, prima
facendo lavorare l’oscillatore a bassa frequenza MOD in banda sub audio e, successivamente,
avendo cura di variarne significativamente la frequenza.
Si noti che la frequenza del LFO MOD è espressa in valore fattoriale, pertanto risulterà più facile
verificare l’incremento progressivo della frequenza in rapporto a quella dell’oscillatore audio;
dalla condizione di base x0.0248, passando a x0.5000 (cioè al rapporto C : M = 1 : 0,5) e poi a
x1.000 (cioè C : M = 1 : 1), poi x2.000, poi x3.000, poi con valori non interi.
In tutti i casi, sarà possibile riscontrare, meglio se con il conforto di un oscilloscopio, le oggettive
equivalenze tra comportamento Phase Modulation e Linear Frequency Modulation.
Sono presenti tre oscillatori, due standard denominati FM EXP OSC e FM LIN OSC, più un terzo
dotato di Phase Modulation, denominato PM OSC; i segnali in uscita sono collegati ad uno switch a
quattro posizioni SELECT, che permette di decidere quale oscillatore ascoltare.
L’utente deve verificare ascoltando un oscillatore alla volta il comportamento ottenibile in regime
di feedback modulation: il segnale emesso da ciascun oscillatore (una sinusoide pura, ma è il caso
di sperimentare anche con forme d’onda più complesse) è infatti collegato agli ingressi di
modulazione dotati di indice regolabile.
• Nel caso del FM EXP OSC, la sinusoide generata è collegata all’ingresso pitch; aumentando
l’indice di (auto)modulazione, la frequenza nominale, per effetto del DC Offset presente
nel segnale emesso, devia sensibilmente già ad un quarto della corsa disponibile.
• Nel caso del FM LIN OSC, la sinusoide generata è collegata all’ingresso FM Lin Input;
aumentando l’indice di (auto)modulazione, la frequenza nominale devia in maniera
altrettanto sensibile già ad un quarto della corsa disponibile.
• Nel caso del PM OSC, la sinuoside generata è collegata all’ingresso Phase Modulation Input;
aumentando l’indice di (auto)modulazione, il contenuto armonico varia in maniera sensibile,
fino a raggiungere – già a metà corsa – il rumore randomizzato, ma l’intonazione nominale
dell’oscillatore non varia.
I parametri a disposizione, a parte la generazione del transiente iniziale che è indispensabile per
eccitare la linea di ritardo, comprendono la possibilità di accordare la linea di ritardo (possibiilità
espressa in semitoni e centesimi di semitono), il decadimento (decay) del segnale, e l’attenuazione
delle frequenze più acute (damp).
La struttura di sintesi è molto semplice: una sezione eccitatrice, indispensabile per mettere in
funzionamento gli string oscillator, è composta da Noise Generator e Envelope + VCA per la
necessaria sagoma percussiva.
Il segnale eccitante viene inviato a due moduli oscillatori OSC STRING 1 e 2, che – differenziati
per intonazione e valori parametrici – confluiscono in un Mixer 2-1; da questo, come al solito, il
segnale passa nel consueto modulo integrato Envelope + VCA per l’articolazione nel tempo.
Per innescare il playback della struttura di sintesi, è prevista una duplice linea di controllo: la
consueta virtual keyboard ed uno step sequencer programmato per riprodurre le sei note a vuoto
della chitarra.
Per garantire accesso simultaneo al gate input sugli inviluppi, è stato utilizzato un modulo Gate
contenente l’operatore logico OR, che permette di combinare insieme i gate ricevuti dalla tastiera
e quelli ricevuti dal sequencer.
Allo stesso modo, per combinare i CV di tastiera e di sequencer, è stato utilizzato l’ingresso Chain
CV presente sul modulo Sequencer. In questo modo, le eventuali note eseguite sulla virtual
keyboard possono comunque raggiungere gli oscillatori; purtroppo, in questo modo, le note di
tastiera agiscono come transposizione per la sequenza. Se questo comportamento risultasse
indesiderato, si può sostituire il collegamento Chain CV con un più banale Mixer, necessariamente
abilitato al trattamento lineare dei segnali, con cui sommare insieme i voltaggi della tastiera e quelli
del sequencer.
Si noti che, per evitare macrotoni, sui due String Osc, è stata disinserita la
connessione (altrimenti normalizzata) denominata KBT (keyboard tracking): in
questo modo, l’unico collegamento con il controllo esterno avviene attraverso
l’ingresso CV non processato presente sulla sinistra dei moduli oscillatore.
L’utente deve sperimentare i diversi comportamenti sonori ottenibili (con una sola sorgente, o
con tutte e due in ottava), variando i parametri di intonazione, di Damp e di Decay.
La sintesi di timbriche percussive prevede, per una riuscita soddisfacente, la presenza simultanea di
almeno tre componenti timbriche indipendenti, che possono prendere – di volta in volta – le
funzioni necessarie alla ri-composizione dello strumento desiderato.
Nel caso di un tamburo, di solito, si tende a suddividere il segnale definitivo nelle timbriche
relative a:
Nel caso di un rullante, ovvero di un tamburo dotato di cordiera, gli ingredienti saranno:
• Timbrica di base ottenuta con un cluster di sei oscillatori (scuola Roland) o con due
oscillatori in FM lineare o in altra tecnica di modulazione.
• Trattamento sfasatore modulato in bassa frequenza.
• Filtraggio passa banda.
In tutti i casi, la costruzione del timbro percussivo prevede la necessità di poter dosare
individualmente le componenti necessarie; il Drum Synthesizer Oscillator messo a disposizione da
Clavia fornisce buona parte delle attrezzature sonore necessarie alla costruzione timbrica; sono
infatti disponibili:
• Una coppia di oscilaltori Master e Slave, dotati di Frequency, Amplitude Decay e Level.
Il controllo delle sei unità è ottenuto mediante tre Event Sequencer che, ciascuno con due row
indipendenti, innescano i Trigger necessari all’esecuzione.
Il mixer che raccoglie i sei segnali permette di regolare individualmente volume e posizionamento
nell’arco della stereofonia.
L’utente può isolare ciascuno dei sei canali di sintesi, sperimentare con i diversi parametri di
editing e, disinserendo gli effetti eventualmente presenti, verificare le singole interazioni.
Noise Generator
Enrico Cosimi
8-1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e per Modulazioni
più acute. Il risultato di questo filtraggio prende nome di rumore rosa (pink noise) e, ad un ascolto
veloce, risulterà maggiormente bilanciato nelle sue componenti timbriche.
Un terzo tipo di rumore, viene ottenuto filtrando in maniera particolarmente drastica il rumore
bianco; il rumore a bassa frequenza (low frequency noise o slow random) è significativamente
privo di componenti / frequenze acute e pertanto il suo timbro viene facilmente assimilato ad un
rombo continuo; concettualmente assimilabile ad un Control Voltage in banda sub audio con
escursione pari a +/- 5V, viene ottenuto lasciando operativa una banda di frequenza contenuta tra
0.1 e 10 Hertz.
Red Noise
Relativamente poco diffuso, se non nelle vecchie strutture modulari analogiche di classe più
elevata, il rumore rosso è ottenuto filtrando il normale rumore bianco con uno stadio passa basso
con pendenza di intervento (slope) pari a 6dB/Oct e frequenza di taglio accordata attorno ai 34
Enrico Cosimi
8-2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e per Modulazioni
Hertz. Si confronti questo slope a 6dB/Oct con quello a 3 dB/Oct utilizzato per ottenere il più
energico rumore rosa.
Chiaramente, nelle strutture più limitate, la generazione del rumore può essere inserita
direttamente all’interno delle possibili forme d’onda emesse da uno degli oscillatori disponibili; in
tutti i casi, è necessario ricordare che le diverse colorazioni del rumore possono essere sempre
ottenute processando il segnale attraverso un modulo di filtraggio passa basso.
Enrico Cosimi
8-3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e per Modulazioni
Enrico Cosimi
8-4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e per Modulazioni
Lo schema superiore riproduce una forma d’onda triangolare già smussata (ovvero già depurata
di parte delle sue componenti armoniche più acute) dall’azione filtrante del modulo Low Pass
Filter.
Lo schema sottostante riproduce la stessa forma d’onda, ma sottoposta all’azione modulante del
Noise Generator; l’indice di modulazione è impostato a metà corsa e, nella rappresentazione
grafica, è ancora individuabile l’andamento grafico originario cui si sovrappone la turbolenza del
segnale modulante. L’andamento graficamente ciclico corrisponde – all’ascolto – alla persistenza
audio della frequenza statica originale emessa dall’oscillatore; con il progressivo incremento della
quantità di modulazione, l’aspetto ciclico originario si perde ed il segnale audio risultante risulta
sempre più assimilabile al rumore.
Enrico Cosimi
8-5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e per Modulazioni
Lo schema sottostante riproduce (ancora) il comportamento grafico della stessa forma d’onda,
questa volta con l’indice di modulazione messo al massimo e l’andamento grafico riporta
fedelmente la massima turbolenza che, sovrapposta al segnale originale, lo rende irriconoscibile.
Enrico Cosimi
8-6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e per Modulazioni
Enrico Cosimi
8-7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Meno genericamente, si può dire che un filtro modifica l’ampiezza e la fase di ciascuna componente
armonica presente nel segnale passante, lasciandone invariata la frequenza. Il trattamento sull’ampiezza
varia in rapporto alla frequenza del segnale passante; il trattamento sulla fase varia in rapporto alla
frequenza, o meglio, varia mano mano che le frequenze del segnale passante si avvicinano alla
frequenza di taglio impostata nel filtro, come vedremo in seguito.
La zona dello spettro che viene bloccata prende il nome di stopband, quella che invece passa intatta
è chiamata passband; ovviamente, come vedremo in seguito, non è possibile prevedere un
comportamente microchirurgicamente selettivo…
Inversione di fase
Il filtro influenza la fase del segnale passante in rapporto alla sua frequenza: a partire dalle
frequenze più basse, il processo, che vede un ritardo delle frequenze più acute rispetto a quelle
inferiori, inizia con una percettibile rotazione di fase che culmina, in corrispondenza con la
frequenza di taglio fc, con una totale rotazione, pari a 180° di alterazione. Questa variazione di fase
varia con continuità lungo la scala delle frequenze e, come vedremo in seguito, dovremo spesso
fare i conti con essa, specialmente in rapporto alla condizione di auto oscillazione (cioè quando la
resonance è al massimo) e per la costruzione di strutture di phase – filtro di fase. L’inversione di
fase in corrispondenza della fc è negativa per il comportamento passa basso e positiva per il passa
alto.
Nell’evoluzione della Musica Elettronica e, parallelamente, della tecnologia applicata alla Musica,
hanno avuto ampio risalto diversi circuiti di filtraggio, che abitualmente prendono nome o dal
proprio progettista o dallo strumento in cui sono stati applicati o dal componente che ne
determina il funzionamento. E’ quindi possibile discutere di filtro Moog (facendo riferimento al low
pass filter 24 dB/Oct disegnato da [Link]), o filtro A.R.P. (facendo riferimento all’analogo filtro
LP 24dB/Oct sviluppato da [Link]), o filtro E.M.S. (con riferimento al filtro 12-18 dB/Oct
sviluppato da Dave Cockerell per i primi sintetizzatori prodotti da Pete Zinovieff) o ancora filtro
CEM (facendo riferimento agli integrati prodotti da Doug Curtis per la Curtis Electro Music,
utilizzati in buona parte dei polifonici analogici anni ’80), o, ancora, filtro Clavia (facendo
riferimento alla simulazione virtual analog implementata negli strumenti prodotti da Hans
Nordelius e Mikael Carlsson) e cosi via.
Ciascuno di questi circuiti – pur facendo riferimento allo stesso funzionamento teorico ed agli
stessi parametri - ha, come caratteristica peculiare, un determinato comportamento sonoro che
conferisce una precisa voce allo strumento che lo utilizza.
Se questa valutazione può far sorridere un teorico puro, non deve comunque essere sottovalutata
in relazione alle conseguenze compositive, operazionali e quindi creative che sottintende; del
resto, anche se a volte si tende a dimenticarlo, stiamo parlando di strumenti musicali e non di
strumentazione di laboratorio.
1. MODE
I filtri vengono identificati principalmente in base al tipo di trattamento che applicano sulla risposta
in ampiezza, ovvero in base al loro comportamento. Genericamente, questo parametro si
identifica con il termine modo (mode) e specifica, in maniera resa graficamente evidente, la
funzione di trasferimento che governa il comportamento del circuito.
Nel corso degli anni, si sono venuti via via cristallizzando quattro comportamenti principali che,
all’interno delle modalità di filtraggio, rappresentano i più comuni modi operativi:
Di seguito, verranno date le informazioni principali sui relativi modi, specificando comportamenti e
peculiarità di ciascuno. In tutti gli esempi riportati, caso per caso, si farà riferimento ad un unico
segnale audio di ingresso, che sarà sempre una forma d’onda rampa con ampiezza pari a +/-1V
picco-picco. Di questa, nei due schemi sottostanti, viene riportato l’andamento grafico ed il
contenuto armonico, lo spettro; il lettore faccia riferimento alle due visualizzazioni qui sotto per
verificare, in andamento e contenuto, i trattamenti ottenibili con i diversi modi operativi del filtro.
Questi schemi, come i seguenti, sono stati cortesemente forniti dal synth designer Mario Maggi e
sono stati appositamente realizzati con il simulatore di circuiti Quartus II.
L’esempio banale è quello relativo ad una saracinesca che venga fatta calare dall’alto sul segnale
passante: tanto più in basso viene tirata la saracinesca, tanto più si limiterà il passaggio alle sole
frequenze basse (le acute, superiori al valore espresso dalla fc, verranno fermate dalla saracinesca);
quando la fc = 0 Hz, cioè quando la saracinesca è completamente abbassata, il filtro bloccherà il
segnale passante nella sua interezza.
Lo schema mostra il filtraggio progressivo della forma d’onda rampa sottoposta ad un modulo 24
dB/Oct.
Il comportamento passa basso è quello statisticamente più diffuso all’interno di buona parte della
musica elettronica; è facile affermare che, se uno strumento musicale c’è un solo filtro, il suo
funzionamento è sicuramente in modalità passa basso; del resto, la progressiva eliminazione delle
armoniche superiori durante l’esecuzione verso le tessiture acute, a favore della fondamentale, è
funzionalmente riscontrabile in parecchi strumenti acustici (si pensi ai cordofoni)…
Un esempio banale: il filtro passa alto è paragonabile ad una barriera che venga progressivamente
innalzata, fatta salire, dal suono (corrispondente a 0 Hz) fino a raggiungere l’altezza, la frequenza,
desiderata; una volta stabilita la frequenza di taglio desiderata, ad esempio 500 Hz, il filtro passa
alto lascerà passare solo le frequenze superiori al valore dichiarato per la fc, mentre tutte quelle
inferiori verranno inibite.
L’eliminazione della fondamentale, e – con essa – delle armoniche più basse, altera sensibilmente il
profilo grafico della forma d’onda in uscita al filtro passa alto; se ne confronti l’andamento con
quello proprio del segnale originale.
Nel filtro High Pass @ 24 dB/Oct, sono state eliminate le frequenze più basse; lo schema
sottostante visualizza il contenuto armonico superstite.
Il comportamento passa alto è difficilmente riscontrabile in natura, quantomeno più raro del
“normale” passa basso; il clavicordo ed in determinate circostanze il clavicembalo sono due esempi
di strumenti acustici che riescono ad eliminare parte dell’energia contenuta nella fondamentale,
lasciando intatto il contenuto armonico superiore.
Con maggior precisione, è possibile affermare che, collegando in serie un filtro passa basso LPF
(prima) ed un filtro passa alto HPF (dopo), si ottiene un band accept filter. Lo schema
superiore (adattato da Rossum/E-Mu Systems) visualizza l’ordine di collegamento dei due blochi di
filtraggio.
All’interno di questa categoria, un filtro passa banda è un tipo speciale di band accept, in cui le
frequenze di taglio fc (cutoff frequency) del LPF e del HPF sono tra loro coincidenti.
Lo schema superiore sinistro mostra un filtro Band Accept, in cui le due frequenze di taglio HPF fc
e LPF fc (rispettivamente del filtro passa alto e del filtro passa basso) non sono coincidenti tra
loro; la distanza che le separa delimita la larghezza di banda teorica. Vedremo in seguito come, in
base alla pendenza (slope) del filtro, si potrà riscontrare un passaggio di segnale molto meno
selettivo di quanto presupposto.
Attenzione! Per maggior chiarezza grafica, all’interno dei due schemi sopra riportati, è stata applicata una
“licenza poetica” nella visualizzazione della cutoff frequency identificata con un punto nero: nella realtà
funzionale, come vedremo in seguito, il punto preciso della frequenza di taglio è in corrispondenza
dell’abbassamento a -3dB del segnale rispetto alla pass band non attenuata. Nei due schemi, quindi, i
punti di cutoff frequency avrebbero dovuto trovarsi più in basso sulle rispettive curve di pendenza…
Lo schema superiore destro, visualizza un filtro Band Pass, in cui le due frequenze di taglio sono
state fatte coincidere; in questo caso, l’unico valore fc valido per HPF e LPF svolge funzione di
frequenza centrale della banda passante.
Volendo fare il consueto esempio banale, si può evocare l’azione combinata di una saracinesca che
cala (il filtro passa basso) e di una barriera che sale (il filtro passa alto): i due movimenti lasciano
una fascia intermedia libera corrispondente alla banda passante del segnale.
• la larghezza di banda, ovvero la distanza che intercorre tra il limite inferiore e quello
superiore – cioè la distanza espressa in Hertz tra HPF fc e LPF fc;
• la frequenza centrale di banda, ovvero il punto medio che definisce il centro della
banda passante.
In base alla flessibilità operativa impostata per il circuito, il controllo della banda può essere
limitato al solo spostamento della frequenza centrale, cioè al posizionamento generale, oppure può
essere reso più flessibile lasciando all’utente la possibilità di alterare – con le due frequenze di
taglio fc – la dimensione di banda spostandone i confini superiore ed inferiore. Inutile dire che il
secondo caso, più flessibile, può risultare di utilizzo più complesso (o meno immediato) ad
un’utenza non troppo esperta.
L’intervento del filtro passa banda – applicato allo stesso segnale utilizzato in precedenza –
permette di isolare drastiche porzioni del segnale: nello schema superiore, è visibile la parte
superstite della forma d’onda rampa originale.
Il modulo Band Pass Filter @ 12 dB/Oct ha effettivamente eliminato una parte significativa
dell’energia presente sulla fondamentale e sulle armoniche più acute, lasciando intatta una porzione
intermedia del segnale, corrispondente alla banda passante.
Enrico Cosimi 9 - 10
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Spostando il valore di fc – e potendo contare su una relativa selettività – del filtro, è possibile
isolare, nel dominio delle frequenze, porzioni significative del segnale originale; vedremo in seguito
come slope e resonance permettano, se utilizzate con cautela, di ottenere risultati
progressivamente più selettivi.
Lo spettro del segnale filtrato in banda è comunque concentrato sulle armoniche medio basse; ad
un primo esame, potrebbe essere confuso con un normale filtraggio passa basso; se la frequenza
centrale di banda fosse stata spostata su posizioni meno ambigue – ad esempio attorno ai 4000 Hz,
la visualizzazione grafica del contenuto armonico filtrato sarebbe stata immediatamente
riconoscibile nel suo comportamento passa banda.
Se al filtro passa banda viene applicata una modulazione in banda sub audio, preferibilmente ciclica,
diventa possibile apprezzarne il trattamento in modo ancora più evidente.
Enrico Cosimi 9 - 11
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il filtro respingi banda è progettato per eliminare (quindi per respingere) una determinata banda di
frequenze del segnale passante; in pratica, il comportamento opposto a quello ottenuto dal
precedent filtro passa banda.
Come visto in precedenza per il filtro passa banda, particolare importanza è data dal
posizionamento delle due frequenze di taglio fc relative ai moduli passa basso e passa alto: se le due
frequenze sono poste su valori diversi, il sistema di filtraggio è un vero respingi banda; se invece le
due fc coincidono – ovvero, hanno lo stesso valore espresso in Hertz – si otterrà una particolare
categoria di filtro respingi banda definito notch, con chiaro riferimento all’andamento grafico del
medesimo.
Enrico Cosimi 9 - 12
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Vedremo in seguito in quale modo parametri significativi come pendenza (slope) e qualità
(resonance)del due moduli di filtraggio utilizzati possano influenzare il risultato finale del sistema
respingi banda; per ora basterà indicare che un’eccessiva richiesta di selettività, ovvero un utilizzo
esagerato della resonance, può rendere del tutto inavvertibile il funzionamento del network
respingi banda.
Anche in questo caso, se ipotizziamo una banda a larghezza variabile, avremo a che fare con i due
possibili parametri concettuali di larghezza di banda e frequenza centrale precedentemente
incontrati.
Banalmente, un filtro respingi banda può essere paragonato ad una struttura orizzontale che, posta
lungo il passaggio, inibisca il transito di una determinata categoria di utenti: quelli più bassi possono
strisciare sotto, quelli più alti possono scavalcare la struttura, quelli la cui statura è pari all’altezza
della struttura vengono bloccati; se la struttura ha un’ampiezza fissa (ovvero dei margini alto e
basso non modificabili) si parlerà di ampiezza di banda non regolabile, se invece il circuito offre due
controlli fc indipendenti per variare i margini basso e alto, si parlerà di banda regolabile.
Come accennato in precedenza, la selettività variabile di banda permette flessibili interventi (si
pensi alla precisione ottenibile con un buon equalizzatore parametrico utilizzato per tagliare – cioè
rimuovere – un preciso rumore di fondo), ma comporta un maggior impegno da parte dell’utente.
Ancora una volta, se richiesto in maniera ineludibile, il circuito di band reject può essere realizzato
sacrificando due moduli di filtraggio passa basso e passa alto collegati tra loro in parallelo.
L’intervento del Band Reject Filter @ 24 dB/Oct permette di bucare con estrema selettività il
timbro originale (cioè il contenuto armonico) dell’onda rampa utilizzata come sorgente sonora.
La stessa selettività è riscontrabile nello schema sottostante, relativo allo spettro di frequenza: in
quest’ultimo, è visibile il taglio concentrato attorno ai 1000 Hz specificati come valore richiesto di
Enrico Cosimi 9 - 13
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
frequenza di taglio fc. Al di sotto di questo – fino a 0 Hz – ed al di sopra di questo – fino ai 16.000
Hz presi in considerazione per il grafico – il segnale risulta inattenuato e non alterato dall’azione di
filtraggio.
Torniamo per un momento alle inversioni di fase: non bisogna dimenticare che nella struttura
analogica necessaria alla costruzione di un filtro notch, il modulo LPF passa basso introduce
un’inversione di fase nelle frequenze vicine alla cutoff frequency, mentre il modulo HPF passa alto
introduce un’inversione positiva di fase nelle vicinanze della fc. Nel caso del notch filter, lo
sfasamento dei due filtri è tale che, in coincidenza di valore cutoff frequency, la frequenza
corrispondente a fc viene completamente eliminata.
Se non fosse disponibile come normale scelta operativa, una modalità notch può essere ottenuta
impostando un passa basso ed un passa alto al trattamento parallelo sullo stesso segnale audio e,
una volta accordati sulla stessa cutoff frequency, procedendo ad invertire in fase una delle due
uscite prima della somma in mixaggio.
Enrico Cosimi 9 - 14
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Lo Switch AUDIO ON è reso necessario dalla mancanza di un amplificatore VCA a valle del filtro:
in sua assenza, se la frequenza di taglio fc non è posizionata manualmente sui valori più bassi, il
segnale delle sorgenti sonore continua ad essere emesso ininterottamente.
L’utente deve sperimentare, con la stessa sorgente sonora, il comportamento della selezione Mode,
alternando il funzionamento LP Low Pass, HP High Pass, BP Band Pass, BR Band Reject ed
apprezzandone le peculiarità timbiche ottenibili. La piccola visualizzazione grafica sulla destra dei
selettori permette di verificare il tipo di comportamento selezionato.
Si sperimenti prima in assenza di modulation sources per la fc, senza variarne il valore, e
successivamente automatizzandone l’escursione tanto in modalità ciclica mediante LFO che in
modalità transiente mediante Envelope innescato dal gate di tastiera.
Ovviamente, per far funzionare la patch, è necessario mettere in On il modulo di Switch AUDIO
ON, altrimenti il segnale non passa…
Enrico Cosimi 9 - 15
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Ovviamente, ai due circuiti di filtraggio è inviato lo stesso segnale emesso dall’oscillatore OSC e, in
egual misura, le frequenze di taglio dei tre filtri (2 + 1) sono modulate ciclicamente mediante lo
stesso LFO.
L’utente verifichi l’identità timbrica dei due trattamenti, tenendo d’occhio i valori fc espressi nelle
due sezioni; si noti inoltre il comportamento più o meno ripido degli slope e le ampiezze di banda
–numericamente verificabili tramite i valori espressi in Hertz – necessarie per ottenere risultati
omogenei.
Si noti, ancora, che le due sezioni in collegamento seriale lavorano a 24dB/Oct per fianco di banda,
così come il modulo BP preconfigurato.
Enrico Cosimi 9 - 16
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 9 - 17
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
2. CUTOFF
La frequenza di taglio (fc o cutoff frequency) è il punto teorico in cui il filtro inizia ad agire
lungo l’asse delle frequenze, tagliando appunto il segnale e dividendolo nelle due sezioni concettuali
di passband e stopband.
Con maggior precisione, è necessario specificare che “il punto in cui il filtro inizia ad agire” deve
essere tradotto con: il punto in cui il livello del segnale passante viene ridotto di -3 dB.
• in valori assoluti, cioè in Hertz, garantendo la massima chiarezza sul comportamento del
circuito e sul tipo di risultato che – ragionevolmente – ci si può aspettare;
• in valori relativi, ovvero con una semplice numerazione standard che rispetti i criteri di
intellegibilità e di semplicità d’uso (0-127, 1-10, 0-63…); in questo caso, a fronte di una
maggior facilità di programmazione, l’utente deve sacrificare la certezza di quello “che sta
succedendo” all’interno della propria struttura di sintesi.
Vedremo in seguito come, nella pratica abituale della sintesi, il comportamento standard preveda
l’interazione contemporanea di almeno tre diverse sorgenti di modulazione (quattro calcolando la
regolazione nominale fc di pannello) sulla cutoff frequency: non c’è da stupirsi se si tiene presente
che, nel normale regime di sintesi sottrattiva, buona parte del potenziale espressivo assegnato alla
timbrica viene proprio realizzato grazie al comportamento del filtro.
Enrico Cosimi 10 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Da non sottovalutare, infine, le notevoli possibilità espressive offerte dalla audio-rate modulation
sulla cutoff frequency, ovvero la modulazione della frequenza di taglio ottenuta utilizzando come
segnale modulante lo stesso segnale audio filtrato – collegamento preconfigurato nel vecchio
sintetizzatore modulare A.R.P. 2600.
In pratica
La frequenza di taglio cambia apparentemente di significato in base al modo operativo selezionato
per il filtro:
• in un filtro passa basso, il valore di fc indica grosso modo la massima componente acuta
prevista nel segnale passante;
• in un filtro passa alto, la fc indica grosso modo la minima componente bassa concessa al
segnale passante;
• in un filtro passa banda, la fc indica il centro della banda passante, cioè la principale
componente armonica che si intende risparmiare nel segnale passante;
• in un filtro respingi banda, la fc identifica la frequenza che si intende eliminare.
Enrico Cosimi 10 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
3. RESONANCE
Il circuito standard del filtro passa basso, ma anche – con minor consuetudine – del filtro passa
alto, prevede la possibilità di sfruttare un percorso di feedback, cioè di reinviare nuovamente parte
del segnale già filtrato all’ingresso del filtro. L’effetto più immediato di questo ricircolo è una
condizione di instabilità che, a determinati livelli, culmina con l’enfatizzazione di una ristretta banda
di frequenze concentrate attorno alla cutoff frequency e l’attenuazione leggera delle frequenze nelle
immediate vicinanze (questa attenuazione è suscettibile di variazioni quantitative e qualitative in
base al tipo di circuito filtrante).
Continuando ad immettere segnale nel ricircolo, ovvero aumentando l’ampiezza del percorso di
feedback, si arriva ad una condizione in cui il filtro entra in auto oscillazione: che ci sia o no
segnale audio passante nel filtro, il filtro emetterà una sinusoide pura di frequenza uguale al valore
espresso per la frequenza di taglio,
Il diagramma qui sopra riproduce l’effetto grafico del progressivo incremento di resonance su un
treno di onde a dente di sega; si noti, l’enfatizzazione dei picchi risonanti.
Enrico Cosimi 10 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Scendiamo nei particolari: una porzione dell’uscita VCF è rinviata all’ingresso del filtro, ma con
polarità invertita. Nella maggior parte dei casi, quando le frequenze passanti sono ancora lontane
dalla frequenza di taglio, il risultato è semplicemente una certa riduzione nell’ampiezza del segnale
(riduzione collegata al feedback di polarità negativa).
Quando le frequenze raggiungono il valore impostato per la cutoff frequency fc, per il normale
funzionamento del filtro, la fase dell’uscita inizia nuovamente a variare, relativamente a quella in
ingresso; il procedimento di inversione, come dicevamo in precedenza, è comune a tutto il segnale
passante ed avviene progressivamente mano mano che la frequenza aumenta; appena il segnale
raggiunge con esattezza gli Hertz specificati per la frequenza di taglio, la sua fase risulta invertita
esattamente di 180° rispetto all’ingresso.
Ma, a questo punto, qualsiasi segnale di frequenza corrispondente alla fc risulta sottoposto due volte
ad inversione di fase, una prima volta da parte del filtro ed una seconda volta da parte del feedback
loop: quindi solo in corrispondenza della frequenza di taglio ci sarà un raddoppio di ampiezza per il
segnale dovuto al feedback positivo, e questo raddoppio può arrivare all’auto oscillazione, cioè alla
resonance, quando il guadagno per il segnale lungo il percorso di feedback raggiunge lo unity
gain.
Si notino inoltre le attenuazioni leggibili in dB ad un’ottava di distanza dalla cutoff frequency fc.
Enrico Cosimi 10 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
E’ giusto ricordare che la reiniezione del segnale audio in feedback loop viene indicata con diversi
termini, tra loro equivalenti: emphasis (Moog Minimoog D), regeneration (Moog LowPass Filter
904A), q – abbrevizione per “quality”- (Buchla Modular Synthesizer).
Diverse progettazioni per il filtro possono condurre ad altrettanti comportamenti di innesco per la
resonance: nei filtri realizzati con il componente CEM 3320 al resonance non è legata alla
frequenza del segnale; nel caso in cui venga impostato un’alta quantità di reiniezione del segnale ed
in coincidenza di frequenze di taglio elevate, si può riscontrare un minimo abbassamento di
intonazione nel segnale sinusoide generato in auto oscillazione.
In pratica
A cosa può servire la resonance? Oltre che a far fischiare il filtro, l’enfatizzazione della frequenza di
taglio ha precise conseguenze sui comportamento dei diversi modi di filtraggio:
• un filtro passa basso o passa alto, caratterizzati da elevata resonance, risulteranno più
ripidi in corrispondenza della fc e quindi parzialmente più selettivi;
• la stessa maggior selettività troverà preciso riscontro nel filtro passa banda, che –
caricato con una buona dose di resonance (ovviamente senza arrivare all’auto oscillazione)
– risulterà maggiormente efficace per isolare determinate componenti acustiche del segnale
passante;
• al contrario, nel filtro respingi banda, e maggiormente nel notch, l’esasperazione della
resonance può portare ad un annullamento operativo del filtro stesso, nel senso che i due
fianchi del notch in resonance tendono a salire annullare il taglio centrale, cioè diminuendo
l’attenuazione del segnale respinto.
Resonance Modulation
Abbastanza rara, nelle abituali implementazioni analogiche, la modulazione della resonance
permette di controllare il comportamento selettivo del filtro, di fatto automatizzando le
caratteristiche illustrate in precedenza.
Enrico Cosimi 10 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 10 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
4. SLOPE
La ripidità (slope) con cui un segnale filtrato decade in ampiezza (una volta raggiunta la soglia della
cutoff frequency) è espressa mediante il rapporto dB/Oct, cioè misurando quanti deciBel di
attenuazione vengono applicati in un intervallo di ottava, calcolato a partire dalla frequenza di
taglio. Senza dimenticare che, con precisione, la frequenza di taglio corrisponde al valore in Hertz
dove il segnale passante risulta attenuato di -3 dB rispetto all’ampiezza media della sezione di
passband, è evidente che tanto più il rapporto dB/Oct è espresso con valori significativi (6, 12, 18,
24, 32, 48, 96…) tanto più il filtro risulterà incisivo nel suo comportamento.
Enrico Cosimi 11 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
• numero dei dB/Oct, cioè l’attenuazione calcolata ad un salto d’ottava– ovvero al raddoppio
di fc; inevitabilmente espresso in multipli di 6 deciBel;
• numero d’ordine del filtro, cioè l’appartenenza al primo, secondo, terzo o quarto ordine in
base al numero di dB/Oct o – vedi sotto – al numero dei poli;
• numero dei poli, cioè dei multipli da 6 dB/Oct forniti dal circuito di filtraggio.
La minore pendenza del secondo filtro permette, a parità di segnale in ingresso e con eguale cutoff
frequency, di ottenere un filtraggio meno selettivo, cioè meno efficace, cioè ancora meno drastico
nei confronti della stopband.
Questo significa che, lavorando in modalità passa basso, un filtro a 12 dB/Oct lascerà nel segnale
passante una quantità di armoniche (oggettivamente) superiori alla cutoff frequency maggiore di
quello che farebbe un “normale” filtro a 24 dB/Oct.
In pratica, il filtro a 2 poli risulta essere complementare nel suo più gentile funzionamento al più
brutale 24 dB; nel primo caso è facile ottenere timbriche aeree, o quantomeno comunque dotabili
di maggior energia sul range acuto; nel secondo caso, la timbrica sarà più facilmente configurabili in
termini di dinamica e di energia complessiva.
Enrico Cosimi 11 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il primo dei due spettri armonici sottostanti è relativo al filtraggio low pass 24 dB/Oct: si noti
come la massima armonica acuta superi di poco i 2000 Hz di frequenza.
Il filtraggio 12 dB/Oct spande maggiormente e la minor ripidità dello slope si traduce in una
maggiore presenza di armoniche acute oltre la cutoff frequency; in questo caso, le armoniche
arrivano fino ai 4000 Hz, a parità di segnale in ingresso con il caso precedente; il segnale risulterà
timbricamente meno concentrato sulle medio basse.
E’ abituale, nella pratica profana della musica elettronica, fare riferimento al numero dei poli per il
filtraggio low pass assegnando dei comportamenti sonori corrispondenti; si parlerà pertanto di
Enrico Cosimi 11 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
energico filtro Moog a 24 dB/Oct, di caratteristico filtro TB-303 a 18dB/Oct, di aereo filtro
Oberheim a 12 dB/Oct, eccetera.
Del resto, nessun progettista metterebbe in opera otto celle per utilizzarne sempre e solo quattro
su low / high pass o tutte e otto solamente per garantire band / reject a 24 dB/Oct…
Se, in partenza, i due filtri principali low e high pass lavorano a 12 dB/Oct, ovvero sfruttano due
celle RC da 6 dB/Oct, inevitabilmente, le possibili combinazioni band pass / band reject saranno
disponibili solo nella blanda configurazione a 6 dB/Oct.
You pay what you got.
Enrico Cosimi 11 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 11 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
La sorgente sonora è il consueto Oscillatore, posizionato in alto a destra nella patch; la sua uscita
viene inviata simultaneamente ad un filtro LP 24 dB/Oct tradizionale (colorato in rosso) e ad una
struttura seriale composta da quattro moduli LP 24 dB/Oct (colorati in giallo); si noti come i
moduli da 6 dB siano privi di resonance. In uscita alle due sezioni di filtraggio, i due segnali
corrispondenti vengono inviati al consueto sistema di Filter Select mediante Switch 2-1 SELECT
(colorato in blu) e, in cascata, allo Switch AUDIO ON (in grigio) con cui abilitare l’uscita audio.
Una volta selezionato l’ascolto della sezione [6x4], è possibile iniziare a studiarne il
comportamento.
Il segnale in uscita all’oscillatore è per prima cosa inserito in un Mixer 2-1 lineare (colorato in
verde) e da questo, in cascata seriale, inviato ai quattro filtri da 6 dB/Oct. Per generare la
resonance, è necessario produrre un circuito di feedback, reintroducendo l’uscita del filtro
Enrico Cosimi 11 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
nuovamente all’ingresso del medesimo, avendo cura di invertirne la polarità. Ecco perché il secondo
canale del mixer riceve copia del segnale emesso dall’output del quarto filtro 6 dB/Oct.
Per compensare la perdita di livello nel segnale filtrato quando vi si sovrappone la resonance, in
uscita ai quattro filtri sono stati posizionati un secondo Mixer 2-1 ed un Level Multiplier (anche
questi colorati in verde). In questo modo, è possibile ottenere due risultati:
Si segua il percorso audio: in uscita ai quattro filtri, il segnale audio entra nell’ingresso Chain del
Mixer 2-1; da questo passa nel Level Multiplier e da questo poi ritorna all’ingresso con polarità
invertita del Mixer 2-1 posizionato a monte dei quattro filtri.
Il Level Multiplier (ed il generatore di valore costante RESON colorato in turchese) agisce da
controllo generale per la quantità desiderata di Resonance, consentendo al circuito di superare il
limite standard del 100% di feedback.
Si noti come, nel secondo mixer, l’uscita del circuito sia collegata al secondo ingresso disponibile del
medesimo: questo tipo di collegamento genera un integratore, cioè un circuito in grado di
ritardare il segnale audio al suo ingresso esattamente di un sample (integrator Z-1); il suo effetto
in audio corrisponde ad una limitata attenuazione sulle alte frequenze – si tenga a mente questo
comportamento, perché ricorrerà costantemente nella teoria dei filtri digitali – rendendo più
stabile il comportamento del feedback loop.
A questo punto, il primo Constant Generator RESON interviene sul Level Multiplier superiore,
governando l’amplificazione del segnale che, una volta invertito nel primo mixer a monte, genererà la
Resonance; il secondo Constant Generator CUTOFF interverrà simultaneamente su tutti e
quattro gli indici di modulazioni delle quattro fc, realizzando – di fatto – il controllo generale con
cui governare l’apertura e la chiusura del filtro.
L’utente verifichi la compattezza timbrica dei due sistemi di filtraggio e la loro equivalenza
operativa.
Enrico Cosimi 11 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
5. ENV AMOUNT
Il trattamento dinamico, cioè nel dominio del tempo, della frequenza di taglio di un filtro avviene
quasi sempre mediante un generatore di inviluppo. Questa consuetudine ormai consolidata è
talmente diffusa da rendere pressochè di default che ci sia un generatore di inviluppo dedicato al
filtro e che, tra i due, ci sia una connessione fissa.
La connessione tra generatore di inviluppo – di cui si parlerà diffusamente nella sezione dedicata
alle Control Sources – ed il filtro, ovvero tra sorgente e destinazione di modulazione, viene messa
sotto controllo di un indice regolabile di modulazione, ovvero viene data all’utente la possibilità di
variare la quantità di segnale modulante ricevuto.
L’indice per questo circuito di modulazione dedicato prende il nome di Envelope Amount,
ovvero quantità di inviluppo (di segnale dell’inviluppo) che il filtro riceverà; se l’envelope amount
viene lasciato a zero, il filtro non potrà comportarsi dinamicamente e la sua regolazione di cutoff
frequency fc rimarrà statica per tutta la durata dell’evento – cioè non si sposterà dalla regolazione
originale impostata dall’utente.
Se invece l’indice di envelope amount viene posizionato su una regolazione diversa da zero,
l’utente potrà sfruttare una relativa automazione della frequenza di taglio fc, che seguirà nel suo
valore le fluttuazioni di livello impartite nella programmazione del generatore di inviluppo; sarà
possibile, in questo modo, variare tempi e livelli diversi lungo tutta la durata dell’evento eseguito.
L’envelope amount, come tutte le modulazioni esterne che influenzano un parametro dotato di
valore default, interviene in uno stadio del circuito definito genericamente punto di somma: il valore
stabilito di base per la cutoff frequency rappresenta il “livello zero” da cui parte l’escursione della
modulazione abilitata mediante envelope amount.
Facciamo qualche esempio; supponiamo che il filtro passa basso utilizzato abbia una cutoff
freqency variabile tra 10 e 16.000 Hz e che l’envelope amount sia stato aperto al massimo:
Enrico Cosimi 11 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
• se il valore di fc viene impostato al minimo della sua corsa pari a 10 Hertz, l’envelope
amount potrà eseguire la massima scansione dei valori, ed il filtro si aprirà passando
progressivamente e con completezza, dal valore minimo al valore massimo; cosa
ancora più importante, una volta terminato il ciclo dell’inviluppo, il filtro tornerà al minimo
valore fc originale, cioè tornerà chiuso;
• se il valore di fc viene impostato a metà corsa pari a 8000 Hz, l’envelope amount, per
quanto tenuto al massimo, risulterà efficace solamente per metà escursione dell’inviluppo
stesso; una volta raggiunta la mezza efficacia, il filtro – che parte da mezza escursione cioè
mezzo aperto – avrà già raggiunto la massima apertura e pertanto il suo valore di fc rimarrà
“inutilmente” schiacciato sul valore massimo per tutta la rimanente corsa
dell’inviluppo;
• se, infine, il valore di fc viene impostato al massimo del suo valore cioè a 16,000 Hz,
l’envelope amount non fornirà alcun risultato pratico sul circuito di filtraggio, che –
essendo già completamente aperto – non risponderà alle escursioni di tempo e livello
programmate nel generatore di inviluppo.
Enrico Cosimi 11 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Ovviamente, i tre casi hanno senso compiuto se il filtro lavora in modalità LOW PASS, nella quale il cutoff
posizionato al minimo corrisponde alla totale chiusura del segnale; se il filtro fosse stato in modalità HIGH
PASS, le condizioni sarebbero risultate invertite.
Tutto ciò può avere delle conseguenze significative; se l’utente lavora con una struttura di sintesi
ridotta al minimo, composta da Oscillatore – Filtro ed Envelope Generator per la modulazione del
filtro medesimo, può incappare in una condizione di non completa attenuazione di tutte le
frequenze da parte del filtro – se la fc è impostata su valori diversi dal minimo – ovvero, dal
momento che la condizione di default del parametro fc è diversa da zero, l’inviluppo giunto a fine
corsa pur tornando a zero non sarà in grado di colmare l’offset originale del filtro e pertanto le note
continueranno a risuonare indefinitamente.
Per evitare questo inconveniente, basta ovviamente dotare il circuito di sintesi di un’ulteriore
stadio di controllo a valle del filtro, ovvero è necessario utilizzare un amplificatore VCA,
indifferentemente dotato di un suo generatore di inviluppo dedicato o collegato al medesimo
inviluppo del filtro.
Enrico Cosimi 11 - 10
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Si noti che, nell’implementazione operativa del Clavia Nord Modular G2, manca la nomenclatura
Env Amount vera e propria, sostituita da una più generica e meno chiara connessione Pitch che,
di fatto, racchiude in se la funzione di Modulation Index.
Enrico Cosimi 11 - 11
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
6. KYBD TRACK
Abbiamo visto come, in condizioni normali, la frequenza di taglio fc rappresenti il limite più o
meno drastico che suddivide la pass band (il segnale passante) dalla stop band (cioè il segnale
eliminato).
Quando si programma un timbro, il valore assegnato alla frequenza di taglio rispetta il desiderio
del musicista e contribuisce significativamente al raggiungimento della sonorità desiderata; tutto
questo funziona fintanto che la frequenza delle note eseguite rimane ad un rapporto costante con la
frequenza di taglio fc del filtro: in pratica, fintanto che il musicista esegue sempre la stessa nota, il
filtro lascerà passare un contenuto armonico costante. Ma se il musicista cambia drasticamente
l’intonazione desiderata, salendo di una o due ottave ad esempio, finirà per scontrarsi con la
frequenza di taglio. La nuove note eseguite, magari di frequenza drammaticamente vicina alla fc,
finiranno per risultare molto più filtrate rispetto alle precedenti. Se il filtro lavora in modalità
Low Pass, mano mano che l’intonazione delle note si avvicina alla frequenza di taglio ci sarà un
progressivo abbattimento delle armoniche più acute; quando la frequenza delle note è uguale alla
fc (o, in certe condizioni di filtraggio, la supera leggermente) anche l’armonica fondamentale
potrebbe essere fatta fuori dal filtro. In pratica, lo strumento cessa di suonare nelle ottave più
acute.
Facciamo un esempio banale: il nostro amico Bozo (… il nome è un tributo ai Carla Scaletti) percorre il
corridoio del suo appartamento ed inizia a salire la rampa di scale; ma, ad un certo punto, si accorge con
orrore che il soffitto non sale parallelamente alla scala. Questo drammatico caso (altezza A
> ad altezza B) obbligherà Bozo: a) a rinunciare alla salita, b) a rannicchiarsi su se stesso mano mano che
sale lungo i gradini.
Allo stesso modo, il livello del piano di calpestio è paragonabile alla frequenza delle note eseguite
dal musicista; il soffitto assolutamente orizzontale è paragonabile alla frequenza di taglio del filtro
passa basso: se il musicista sale nell’estensione ed arriva pericolosamente vicino al valore della fc, finirà
con “sbattere la testa” contro il soffitto, ovvero si ritroverà ad ascoltare note significativamente
depauperate del loro contenuto armonico più acuto.
Come ovviare a questa drammatica situazione? Semplice: ricorrendo al Keyboard Tracking, ovvero
facendo in modo che la frequenza di taglio fc del filtro passa basso venga modulata costantemente
Enrico Cosimi 11 - 12
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
dal voltaggio di tastiera, ovvero dalla stessa informazione che – nota per nota – istruisce gli
oscillatori sui desideri “melodici” del musicista. In questo modo, la frequenza di taglio viene fatta
salire parallelamente all’intonazione degli oscillatori ed il rapporto tra i due valori rimane invariato
lungo tutta l’estensione utile.
Nell’illustrazione qui sopra, ora che il soffitto sale parallelamente ai gradini, il nostro amico Bozo è ben
felice di percorrere la rampa di scale con la consapevolezza di non essere obbligato a rannicchiarsi sui
gradini più alti per non sbattere la testa. L’altezza A è uguale all’altezza B.
L’impiego del Keyboard Control Voltage applicato alla Cutoff Frequency del filtro è talmente
comune che, in parecchie strutture, viene contemplato di default come collegamento normalizzato
tra tastiera e filtro; l’illustrazione sottostante riporta la soluzione adottata – a livello grafico – da
Clavia nei propri moduli di filtraggio: un selettore marcato KBT (abbreviazione per KeyBoard
Tracking) permette di definire la percentuale di controllo applicata.
I valori disponibili comprendono: Off, 25%, 50%, 75%, 100%.
Diverse inclinazioni
E’ pressochè normale, per gli strumenti acustici, perdere parte del loro contenuto armonico mano
mano che l’estensione raggiunge le tessiture più acute; quessto comportamento rende
significativamente eccessivo un collegamento del KBT al 100%, ovvero privo di attenuazioni.
Molto spesso, durante la pratica della programmazione, è probabile che i risultati più significativi si
otterranno utilizzando valori di KBT applicato alla fc compresi tra il 25% ed il 50%.
Enrico Cosimi 11 - 13
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Ovviamente, un filtro portato in auto oscillazione e controllato tramite KBT al 100% può essere
suonato rispettando il temperamento equabile e godendo in pieno della sinusoide pura emessa.
Enrico Cosimi 11 - 14
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente deve verificare, basandosi sulla Virtual Keyboard o utilizzzando un controller USB/MIDI
esterno, la variazione timbrica ottenibile sulle varie ottave di estensione:
• variando la percentuale di KBT applicata (25%, 50%, 75%, 100%), si ottiene un filtraggio
progressivamente meno energico sulle acute, rispettando quindi una maggior omogeneità
timbrica.
Enrico Cosimi 11 - 15
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il comportamento del passa banda è visualizzato nello schema soprastante, adattato da Clavia
Nord Modular G2 Owner’s Manual: quando il controllo di ampiezza (width) è completamente
aperto, la banda passante è grosso modo simile a due ottave.
Enrico Cosimi 12 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’ampiezza di banda (width) ottenibile è modulata a bassa frequensza mediante un LFO; come al
solito, il circuito audio può essere sganciato dall’uscita principale mediante Switch OnOff.
Si noti come, sulla destra del modulo, la miniaturizzazione grafica permette di controllare, non
dinamicamente purtroppo, l’ampiezza di banda impostata.
Enrico Cosimi 12 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 12 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
A questa struttura, ne è affiancata una seconda, colorata in giallo, che genera il segnale modulante
collegato al filtro.
La sinuoside generata dall’oscillatore MOD è scalata in livello mediante modulo Level Scaler, che
ne rende progressivamente più forte il volume mano mano che si sale con l’intonazione.
Enrico Cosimi 12 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il wah tradizionale è privo di qualsiasi controllo che non sia la semplice regolazione di cutoff
frequency; ciò non toglie che, per quanto privo di valore filologico, il percorso di feedback
invertito per la resonance sia facilmente implementabile in qualsiasi struttura di sintesi modulare.
Di seguito, viene fornita una patch dimostrativa che può essere utilizzate per apprezzare il
comportamento timbrico tipico del filtro wah con variabilità low-band pass.
Enrico Cosimi 12 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il filtro Wah, colorato in rosso, è modulato ciclicamente da un generatore LFO sinusoide che
permette di apprezzare lo sweep di frequenza.
La sorgente sonora sottoposta a filtraggio è realizzata con un oscillatore OSC sagomato da un
Envelope Generator integrato ad un Amplifier, il tutto sotto controllo di un Sequencer che
fornisce un semplice pattern a 16 step.
Per ascoltare il trattamento, è indispensabile mettere in on lo Switch SEQ ON/(OFF che regola
la partenza del sequencer.
L’utente provi a modificare la quantità di wah send e la velocità di modulazione fornita dal LFO
dedicato.
Enrico Cosimi 12 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
La tabella seguente, rielaborata da [Link], La scienza del suono, riproduce le tre formanti
necessarie a produrre suoni vocalici tipici della lingua inglese.
Dalla riproduzione convincente di una vocale alla simulazione del parlato c’è una distanza enorme;
ciò non toglie che, all’interno di determinate strutture di sintesi, vengano forniti determinati tipi di
filtri vocalici con cui automatizzare la generazione delle tre formanti richieste per la produzione
dei suoni vocalici più comuni.
Da un punto di vista strutturale, la produzione delle formanti richieste viene ottenuta collegando
in batteria tre filtri passabanda relativamente selettivi e controllandone simultaneamente la
frequenza di taglio fc, avendo cura di mantenere i corretti rapporti di frequenza.
In questo modulo sono riscontrabili tre selettori, denominati Vowel Navigator, con cui richiamare
velocemente altrettante timbriche vocaliche preconfigurate (quelle disponibili comprendono a, e, i,
o, u, y, aa, ae, oe); l’utente, mediante un cotnrollo esterno, può variare con continuità il tratto
vocalico passando con morbidezza dalla prima alla seconda e poi alla terza vocale
precedentemente selezionata.
Altrettanto significativa è la possibilità di intervenire globalmente sulle frequenze e sulla resonance
dei circuiti di filtraggio; nel primo caso si definisce la frequenza di taglio iniziale del circuito
(con un effetto simile alla variazione di età/sesso per la voce sintetizzata), nel secondo si
Enrico Cosimi 12 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
enfatizzano i picchi di frequenza delle vocali, con risultati particolarmente interessanti tanto su
valori intermedi che esasperati.
Enrico Cosimi 12 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il circuito di sintesi è relativamente semplice: un Oscillatore OSC che produce una rampa, ricca di
armoniche, viene utilizzato come materiale da filtrare nel Filter Voice; da questo, il segnale passa
nel consueto Envelope + Amplifier per l’articolazione.
L’utente sperimenti le variazioni di vocali presettate e l’intervento più generale sulla Frequency e
sulla Resonance del modulo Filter VOICE.
Enrico Cosimi 12 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 13 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Funzionamento
Il comportamento del vocoder è concettualmente suddiviso in due blocchi, definiti di Analysis e
di Synthesis. Nel primo, si estraggono le informazioni contenute nello Speech / Modulator /
Excitation Signal, nel secondo, si utilizzano queste informazioni per ricostruire il comportamento
armonico dell’Instrument / Carrier signal.
Nel corso degli anni, l’uso del Vocoder ha avuto periodi di grande popolarità, alternati ad altri di
relativo oblio; oggi, grazie alle implementazioni digitali, è possibile trovarlo disponibile come uno
dei tanti possibili filtri all’interno dei vari sintetizatori digitali; uno degli impieghi particolari è
proprio legato alla possibilità di sfruttare il cospicuo banco di filtraggio per fini diversi dalla
normale creazione di macchine parlanti.
Nel dettaglio
Lo schema superiore fornisce una visione d’insieme – inevitabilmente semplificata – del
funzionamento di un vocoder tradizionale. Nel nostro caso, si parlerà di un vocoder a sei bande,
quantità sufficiente da un punto di vista grafico, ma assolutamente inadeguata a garantire un
risultato accettabile.
Enrico Cosimi 13 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Come accennato in precedenza, il comportamento del circuito è diviso in due sezioni di Analysis e
Synthesis; di seguito, se ne illustra il funzionamento; i numeri tra parentesi quadra fanno
riferimento allo schema superiore.
Analysis
Il segnale Speech / Modulator / Excitation [1] viene fatto passare attraverso una batteria di filtri
passa banda [2] (numericamente variabili tra un minimo di 10 ed un massimo di 40, in base
all’implementazione affrontata); ciascun filtro passa banda è caratterizzato da uno slope
particolarmente ripido, questo, unito ad un’accorta specifica delle diverse cutoff frequencies,
permette che ciascun modulo di filtraggio si occupi di una specifica banda di frequenze contigua
alle altre e (in teoria) senza sovrapposizioni; in pratica il segnale viene fatto a fette.
Per meglio garantire il funzionamento della batteria di filtri, in alcune installazioni vengono utilizzati
alle due estremità un modulo High Pass ed un modulo Low Pass che delimitano drasticamente il
range di frequenza preso in esame (nel grafico superiore, i moduli LP e HP sono stati tralasciati).
In uscita a ciascun Band Pass Filter, c’è un modulo di Envelope Follower [3] in grado di estrarre
un voltaggio proporzionale all’energia presente nella rispettiva banda di segnale analizzato.
Alla fine del procedimento di Analysis, il segnale Speech è stato non solo fatto a fette dal banco di
passa banda, ma anche convertito in una serie di tensioni di controllo elaborate dal banco di
envelope followers; si noti che, l’originale segnale audio preso in esame non verrà presentato
all’uscita audio del circuito, pertanto l’accuratezza dell’analisi – ovvero il numero delle bande
simultaneamente operative, diventa fondamentale per garantire l’intellegibilità del prodotto finale.
Synthesis
Il segnale Carrier / Instrument [4], quello che fornirà l’intonazione definitiva, deve essere il più
possibile ricco di armoniche; viene fatto passare attraverso una batteria numericamente
simmetrica di filtri passa banda [5], l’uscita audio di ciascuno di questi è governata mediante un
Amplificatore VCA (tralasciato nello schema superiore). Anche in questo caso, il banco di filtri
passa banda della sezione Synthesis è particolarmente selettivo e l’insieme può fare a fette il
segnale strumentale senza eccessive sovrapposizioni.
Alla fine del processo di Synthesis, il segnale strumentale è stato suddiviso in tante bande audio
numericamente corrispondenti alle bande di filtraggio presenti nella sezione di Analyisis.
Enrico Cosimi 13 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Lo schema superiore, adattato da Doepfer A-100 Analog Modular System Owner’s Manual,
riproduce la struttura implementata per ciascuno dei canali presenti nei moduli A-129/1 Analysis e
A-129/2 Synthesis del Vocoder System: un filtro BP, seguito da un envelope follower EF, il cui
segnale controlla il guadagno di un VCA in cui viene fatto passare il segnale ricavato dal filtro BP
della sezione di sintesi.
Enrico Cosimi 13 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
ATTENZIONE! Questa patch non può funzionare nel G2 DEMO perché prevede
l’utilizzo delle porte Audio AD In e del modulo Vocoder, entrambi disabilitati nella
versione free demo del programma. Per completezza di trattazione, se ne fornisce
comunque una descrizione e la riproduzione grafica; ovviamente, la patch
funziona perfettamente se caricata nella versione hardware del sintetizzatore
modulare hardware Clavia Nord Modular G2 V.1.40.
La patch prevede la presenza simultanea di due segnali Speech (in giallo) e Carrier (in verde)
necessari per il funzionamento del filtro Vocoder (in rosso).
Enrico Cosimi 13 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il segnale Carrier è prodotto da due oscillatori che, per maggior ricchezza timbrica, sono
sottoposti a Shape Modulation e Linear Frequency Modulation.
Il segnale Speech entra nell’ingresso Mod, il segnale Carrier nell’ingresso Instrument del Vocoder;
le sedici bande di analisi/sintesi sono collegate tra loro in corrispondenza numerica 1:1; questa
condizione di default può essere diversificata dall’utente in base alle necessità, ad esempio
utilizzando un collegamento su base random, per variare il tipo di trattamento audio.
Un mixer (in azzurro) raccoglie il segnale elaborato dal vocoder ed il segnale Speech originale che,
in base alle esigenze, può essere sottilmente reinserito nel circuito audio per aumentare
l’intellegibilità del parlato.
Enrico Cosimi 13 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
• ampiezza: alternativamente indicata con il doppio valore di cut / boost, indica la variazione
bidirezionale -/+ rispetto ad un livello originale; la sua quantità viene espressa in dB di
attenuazione/incremento, ovvero la deviazione accumulata rispetto alla lineare risposta iniziale;
• frequenza di taglio: è possibile indicare quale deve essere la frequenza, o il gruppo di
frequenze, che si intende correggere;
• ampiezza di banda: indicata anche come Q (per qualità del filtraggio), questa terza
regolazione consente di stringere o allargare la fascia passante che, incentrata attorno alla
frequenza di taglio, viene controllata dalla sezione di intervento. Dal momento che la campana
selezionata avrà un andamento più o meno ripido in base allo slope, per definire con chiarezza
i limiti operativi entro cui “contenere” ed indicare il range, si prende convenzionalmente in
esame la massima coppia di frequenze corrispondenti ai due limiti fc in cui, come già visto in
precedenza, il segnale subisce un’attenuazione pari a –3dB.
Se il guadagno viene aumentato in maniera sensibile, il filtro parametrico produce un picco più o
meno risonante in grado di caratterizzare lo spettro armonico del segnale passante; in pratica, il
filtro parametrico può essere utilizzato con profitto per creare formanti ben precise all’interno del
segnale passante o, in alternativa, per correggere con relativa precisione, determinate frequenze
indesiderate.
All’interno di una struttura di sintesi, è possibile installare (o instanziare) diversi blocchi parametrici
per costruire strutture di equalizzazione più o meno efficaci; ovviamente, maggiore è il numero
delle bande parametriche instanziate, tanto più crescerà la possibilità di interazione indesiderata
tra le diverse frequenze di intervento.
Enrico Cosimi 13 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Per apprezzare le capacità timbriche offerte dall’equalizzatore, l’utente deve mettere in play il
Sequencer, abilitando lo Switch SEQ ON/OFF e, dopo aver memorizzato il timbro standard
dell’oscillatore, deve intervenire sul controllo Crossfader EQ IN (colorato in giallo), passando
progressivamente all’ascolto del segnale elaborato attraverso le quattro sezioni parametriche.
L’utente provveda, inoltre, a cambiare le frequenze di intervento, i guadagni e, caso per caso,
l’ampiezza di banda per i singoli interventi parametrici verificando i risultati ottenibili.
Enrico Cosimi 13 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
E’ di solito composto da una serie di filtri passa banda mediamente risonanti, disponibili in quantità
variabile da un minimo di tre ad un massimo di trentuno (ma i tagli più diffusi possono essere da
sei, dieci, dodici, quindici bande). Il posizionamento delle bande, ovvero le frequenze fc di
intevervento, sono fissate e non possono essere modificate dall’utente; ovviamente, tanto più
numerose esse sono e tanto più sottile potrà essere il tipo di intervento adottato. Un normale
equalizzatore a tre tagli (bassi, medi ed acuti) sarà sicuramente di intervento grossolano rispetto
ad un equalizzatore con dieci o trentuno bande indipendenti. Proprio il profilo ottenuto con lo
spostamento dei singoli controlli di banda è all’origine dell’appellativo “grafico” dato a questo tipo
di equalizzatore: la sequenza di avvallamenti e/o picchi composta dalla posizione degli sliders
rappresenta in maniera graficamente efficace lo scostamento dalla flat response pari al segnale non
processato. L’intervento correttivo è sempre legato all’inevitabile interazione esistente tra le
bande contigue: per quanto ripido e selettivo sia lo slope utillizzato, due bande contigue si
influenzeranno sempre; per questo motivo, è meglio evitare comportamenti correttivi troppo
drastici.
La spaziatura delle bande è espressa riportando sul controllo il valore in Hertz corrispondente;
l’intensità dell’intervento è riportata con una scalatura bipolare espressa in dB. Ovviamente,
quando la frequenza tra le singole bande raddoppia, ad esempio a 100, 200, 400, 800, 1600 Hz, si
parlerà di equalizzatore ad ottave; questo tipo di equalizzatore, se è molto pratico per sovrapporre
velocemente ad una qualsiasi timbrica delle formanti di caratterizzazione, risulta molto spesso
“influenzabile” da precise frequenze musicali: se il segnale trattato ricade su una frequenza multipla
o sottomultipla di quelle riportate nei tagli dell’equalizzatore, ci sarà una sensibile enfatizzazione
nell’ampiezza del segnale passante.
Per evitare questo problema, alcune realizzazioni hardware storiche (come il Serge Resonant
Equalizer) offrono dieci bande spaziate per settime maggiori: in questo modo le frequenze
selezionate (29, 61, 115, 218, 441, 777, 1500, 2800, 5200, 11000 Hz) non privilegiano alcuna
tonalità. Similmente, in determinate versioni hardware è possibile applicare le due uscite
indipendenti, significativamente denominate comb up e comb down, che rendono disponibile i
filtraggi indipendenti delle bande pari e dispari: panpottando le due uscite agli estremi dell’arco
stereofonico, si ottiene una drammatica spazializzazione timbrica; da non sottovalutare, infine, il
comportamento sonoro delle singole bande che passano, con continuità, dalla normale
attenuazione / enfatizzazione, alla creazione di veri picchi risonanti.
Enrico Cosimi 13 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
I tagli disponibili sono: 80, 110, 160, 6000. 8000. 12000 Hz, con una significativa caranza nelle
medie…
L’utente verifichi le capacità di correzione applicabili mediante gli otto controlli di gain boost/cut
disponibili per ciascuna banda.
Enrico Cosimi 13 - 10
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Avevamo notato in precedenza come tutti i filtri presentino questa caratteristica in conseguenza
della normale discriminazione di frequenza, ma il filtro All Pass si limita ad intervenire sulla fase
senza toccare le frequenze o le ampiezze; questo significa che può essere utilizzato proficuamente
per la costruzione di sistemi in cui sia necessario correggere rotazioni indesiderate di fase (o creare
volute alterazioni di fase).
All Pass
Per apprezzare il funzionamento del filtro All Pass (e le sue integrazioni all’interno dei banali filtri
Phaser), è necessario afferrare il rapporto tra fase e tempo di ritardo. Un’implementazione
normale del filtro All Pass è quella ottenibile mediante un circuito in grado di ritardare
costantemente il segnale passante a prescindere dalla sua frequenza.
Il ritardo perciò, per quanto costante, varia di significato rispetto alle frequenze passanti. Un
intervallo di tempo pari a 500 µsec può essere utile per coprire una frazione di ciclo alle frequenze
più basse; a 500 Hz lo stesso intervallo è sufficiente a coprire un quarto di ciclo (il ciclo completo
durerebbe 2000 µsec), cioè un ritardo misurabile in fase pari a 90°; se saliamo ad 1000 Hz, gli
stessi 500 µsec sono sufficienti per coprire un mezzo ciclo (180°), eccetera. Lo spostamento di
fase, tra basse ed acute, può raggiungere i 360°.
Questo significa che un segnale composito processato attraverso il filtro All Pass risulterebbe
alterato e le sue componenti di fase verrebbero variate nel tempo in base alla loro frequenza, le
frequenze acute meno ritardate, quelle basse – di ciclo più lungo – ritardate maggiormente. Tale
comportamento viene indicato come spostamento (displacement) delle frequenze.
Nel caso di un filtro All Pass, ha senso parlare di frequenza di taglio? Ovviamente no, visto che
nessuna frequenza viene eliminata. Il punto in cui la fase risulta ruotata di 180° rispetto
Enrico Cosimi 14 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Se più sezioni All Pass vengono collegate insieme in cascata, è possibile ottenere comportamenti di
fase e di ritardo particolarmente complessi, cui corrisponde un progressivo arricchimento
timbrico. Il massimo tempo di ritardo nel filtro All Pass è inversamente proporzionale alla
frequenza di turnover, come dire che il ritardo è inversamente proporzionale alla frequenza.
Enrico Cosimi 14 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il modulo in questione offre una serie di parametri che coniugano facilità di utilizzo, cioè
un’interfaccia utente omogenea con il resto della dotazione standard, a prestazioni significative:
• la frequency è, di fatto, il controllo di turnover frequency con cui si sposta lungo l’asse
degli Hertz il punto coincidente con l’inversione a180° di fase;
• il numero dei notch è collegato, per sommi capi, alla quantità di moduli All Pass che si
instanziano all’interno della struttura filtrante e conseguentemente al tipo di circuito
filtrante;
• lo spread governa la distanza tra un picco e l’altro, cioè allontana tra loro le turnover
frequencies delle sezioni AP; se i picchi sono concentrati in una determinata fascia timbrica,
il risultato sonoro del trattamento acquisisce una significativa componente metallica;
• il feedback è la quantità di segnale già filtrato e riportato in retroazione di innesco
all’interno della matrice di filtraggio vera e propria; esagerando con la regolazione, si arriva
ad una condizione di instabilità acustica che produce caratteristici inneschi multipli
risonanti;
• il type governa il rapporto tra ampiezza dell’intera banda di segnale passante e livello dei
picchi; con notch vengono attenuate le ampiezze del segnale corrispondente agli
avvallamenti;
Enrico Cosimi 14 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Caso A: il network è composto da 2 celle All Pass, che generano 1 Notch e 0 Peak
Caso B: il netwkor è composto da 4 celle All Pass, che generano 2 Notch e 1 Peak
Caso C: il network è composto da 6 celle All Pass, che generano 3 Notch e 2 Peak
Caso D: il network è composto da 8 celle All Pass, che generano 4 Notch e 3 Peak
Caso E: il network è composto da 10 celle All Pass, che generano 5 Notch e 4 Peak
Caso F: il network è composto da 12 celle All Pass, che generano 6 Notch e 5 Peak
Caso G: il network è composto da 14 celle All Pass, che generano 7 Notch e 6 Peak
Caso H: il network è composto da 16 celle All Pass, che generano 8 Notch e 7 Peak
Nel caso del Phase Filter implementato da Clavia, è possibile modulare i tre parametri di turnover
frequency, spread, feedback.
Enrico Cosimi 14 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
frequenza/fase del segnale passante; ovviamente, la fase ha l’asse centrale corrispondente ai 180° di
turnover.
Enrico Cosimi 14 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il segnale prescelto viene processato nel filtro Phase e, da questo, passa poi allo stadio di uscita; il
consueto Switch AUDIO ON permette di interrompere l’emissione sonora.
Sulla sinistra della patch sono instanziati due LFO che forniscono modulazioni ciclice per la
frequenza – cioè per la turnover frequency - e per la distanza relativa tra le diverse celle All
Pass selezionate mediante parametro Notch Number.
L’utente deve verificare le componenti timbriche ottenibili mediante modulazione sub audio dei
parametri precedentemente indicati.
Successivamente, l’utente deve sperimentare con i parametri non modulati proprio del modulo
Filter Phase:
Enrico Cosimi 14 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
I nuovi picchi risonanti e gli avvallamenti sono governati da un rapporto matematico facilmente
prevedibile. Lo spettro risultante avrà il primo picco a:
f = 1/D x SR
laddove D è il delay espresso in sample e SR è ovviamente la sampling rate del sistema; i picchi
successivi cadranno simmetricamente a 2f, 3f, 4f, 5f eccetera. E’ chiaro che, se l’interfaccia del
sistema non offre all’utente l’accesso ai valori assoluti utiizzati, non sarà possibile calcolare in
anticipo la cadenza dei picchi di risonanza.
Ciò non toglie che, per un impiego semplicemente creativo, si possa comunque lavorare anche
ignorando i valori assoluti interni.
Il trattamento fornito dal Comb Filter aggiunge al segnale passante una severa componente
metallica; se la struttura di sintesi permette di suonare il filtro, è possibile utilizzare il modulo
Comb per generare timbriche riconducibili alle tipiche implementazioni Karplus-Strong.
Nella dotazione Clavia, il filto Comb è dotato delle stesse modalità Type Deep, Peak e Notch
precedentemente incontrate a proposito del Phase Filter.
Enrico Cosimi 14 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 14 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
La sperimentazione con i filtri digitali ha avuto inizio negli anni ’50 dello scorso secolo, con i primi
esperimenti legati allo sviluppo dei linguaggi di programmazione musicale; ma è solo negli anni ’80
che la disponibilità di processori veloci e relativamente a buon mercato ha permesso la diffusione
su larga scala di unità di filtraggio digitale in tempo reale.
La tecnologia digitale permette di disegnare nei più minimi dettagli il comportamento richiesto
dall’unità di filtraggio, ma si scontra con un limite significativo: la più alta frequenza che può essere
presa in considerazione è definita dalla velocità di campionamento SR propria dell’intero sistema
digitale.
Enrico Cosimi 15 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Un filtro digitale è, di fatto, un algoritmo di computazione che converte una sequenza di numeri (i
dati in ingresso) in un’altra sequenza di numeri (i dati in uscita) secondo
All’interno del dominio digitale, il più breve evento considerabile è pari al singolo sample; in base
alla proporzione inversa tra durata e contenuto armonico definita da Fourier (tanto più corto un
evento, maggiore il suo spettro armonico) – l’evento pari al singolo sample conterrà tutte le
frequenze rappresentabili con la velocità di campionamento prevista dal sistema.
Quindi, per testare il comportamento di un filtro digitale nel dominio del tempo, è necessario
verificare la sua risposta ad un impulso di durata pari ad un singolo sample; una volta che l’impulso
è stato processato nel filtro, prenderà il nome di impulse response del filtro, abbreviato IR.
La IR conterrà le stesse informazioni della risposta in frequenza; la prima viene considerata nel
dominio del tempo, la seconda nel dominio delle frequenze; l’unione delle due informazioni prende
il nome di convoluzione.
Altra caratteristica fondamentale dei filtri – non solo di quelli implementati nel dominio digitale – è
la risposta in fase, cioè l’eventuale ritardo espresso in gradi applicato alla fase delle diverse
frequenze passanti.
Convenzioni e standards
Esistono standard notazioni che vengono sempre rispettati quando si descrive matematicamente
un algoritmo di filtraggio:
Chiaramente, non essendo ancora possibile su questo pianeta prevedere il futuro, quando si parla di
mediazione tra valori attuali e valori precedenti, si sottointende che tutti i valori al momento della
loro valutazione vengano memorizzati in qualche modo, ovvero che i valori in ingresso vengano
ritardati omogeneamente e memorizzati; da un punto di vista bizantinamente teorico, questo
significa che si esce dal dominio del tempo reale; con un certo buon senso, se si considera la velocità
di elaborazione richiesta per i singoli samples, è ovvio che – nella pratica – si continua a lavorare in
un tempo percepibile come reale.
Enrico Cosimi 15 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’elemento che genera questo ritardo ! è, di fatto, una register memory che trattiene un sample
per utilizzarlo lo step successivo, cioè in corrispondenza del sample seguente; in determinate
applicazioni, questo comportamento è indicato con l’espressione Z-1, che sta ad indicare un ritardo
pari ad un sample. Ne avevamo già parlato a proposito dell’integratore.
La media di valore tra il sample corrente e quello ricevuto in precedenza tende ad eliminare i
cambiamenti più repentini nel segnale passante, cioè le armoniche più acute; aumentando il
numero di sample delay, aumenta l’attenuazione delle frequenze acute, ovvero si abbassa la cutoff
frequency.
L’equazione che descrive il funzionamento del Low Pass Filter implementato digitalmente è la
seguente:
Dove x rappresenta il sample in ingresso al filtro, y rappresenta quello in uscita, [n] è il numero
dei campioni, [n – 1] rappresenta il campione precedente a quello ricevuto in ingresso, 0.5 è una
costante di scalatura definita coefficiente di filtraggio.
Nello schema qui sopra (elaborato, come gli altri, da [Link], [Link], [Link] e
[Link]) è possibile seguire il percorso del segnale: l’ingresso x[n] viene diviso in due linee
indipendenti; la prima è moltiplicata per il coefficiente di filtraggio 0.5 (cioè viene divisa per due) e
poi procede verso il sommatore che si trova immediatamente a monte dell’uscita y[n]; la seconda
linea di segnale è sottoposta ad un trattamento ! che sottrae un campione alla sequenza dei valori,
cioè prende in esame il campione precedente a quello considerato attuale [n – 1]; anche il risultato
Enrico Cosimi 15 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
della sottrazione viene moltiplicato per il coefficiente di filtraggio 0.5 (cioè viene diviso a metà) e
poi – nel punto di somma – viene addizionato al segnale diretto. L’operazione viene ovviamente
ripetuta per ciascun campione dell’intero segnale digitale.
• la somma tra sample corrente e sample precedente smussa le armoniche più acute, cioè
genera un comportamento Low Pass;
• dal momento che l’uscita del filtro dipende solo ed esclusivamente dal segnale in ingresso, il
filtro è detto non recursivo, cioè privo di retroazione feedback; l’uscita è calcolata per
ogni campione come combinazione del valore attuale con uno precedente. In un filtro
recursivo, il valore in uscita sarà calcolato mediante una combinazione di valore presente in
ingresso, un valore precedente in ingresso ed un valore precedente di uscita;
• il percorso seguito dal segnale in ingresso dopo essere stato sdoppiato è verso l’uscita, cioè
in avanti: questo lo fa rientrare nella tecnica feedforward, propria della convoluzione;
come vedremo in seguito, se il percorso sdoppiato avesso puntato verso l’ingresso cioè
all’indietro, si sarebbe parlato di feedback, proprio della recursione;
• dal momento che il ! sottrae sottrae solo un campione, il filtro è detto del primo ordine;
così come nel dominio analogico gli ordini di un filtro dipendono dal numero delle celle RC
(resistor-capacitor), nel filtro digitale gli ordini di appartenenza sono definiti dalla distanza
espressa in sample tra campione corrente e campione più ritardato, cioè la lunghezza del
massimo delay misurato in sample determina l’ordine del filtro; chiaramente, un filtro di ordine
superiore risulterà più selettivo e performante, ma anche più costoso in termini di potenza
di calcolo richiesta;
• dal momento che il filtro in questione è già stato considerato come non recursivo, rientra
nella categoria dei filtri a risposta finita di impulsi, cioè finite impulse response, cioè
FIR, contrapposta a infinite impulse response cioè IIR. Questa due classi saranno
ulteriormente approfondite in seguito.
Il comportamento del filtro passa basso sopra descritto è visualizzato nello schema sottostante; i
due assi rappresentano la variazione di frequenza (asse X, da zero fino alla massima frequenza
riproducibile nel sistema digitale, cioè la frequenza di Nyquist SR/2) e la variazione di ampiezza
(asse Y).
Enrico Cosimi 15 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Si noti come l’unica differenza con l’equazione del Low Pass consista nel segno – posto tra valore
in input e lettura del valore ritardato.
Questo tipo di filtro sopprime le frequenze basse, dove le differenze tra campioni contigui è esigua
– e tende ad enfatizzare le frequenze acute, dove le differenze tra campioni contigui sono
significative.
Anche in questo caso, è possibile descrivere il percorso di segnale: l’ingresso x[n] viene diviso in
due linee indipendenti; la prima è moltiplicata per il coefficiente di filtraggio 0.5 (cioè viene divisa
per due) e poi procede verso il sommatore con segno negativo che si trova immediatamente a
monte dell’uscita y[n]; la seconda linea di segnale è sottoposta ad un trattamento ! che sottrae un
campione alla sequenza dei valori, cioè prende in esame il campione precedente a quello
considerato attuale [n – 1]; anche il risultato della sottrazione viene moltiplicato per il coefficiente
di filtraggio 0.5 (cioè viene diviso a metà) e poi – nel punto di somma con segno negativo - viene
sottratto al segnale diretto. L’operazione viene ovviamente ripetuta per ciascun campione
dell’intero segnale digitale.
La risposta in frequenza del filtro High Pass è banalmente graficizzata nello schema sottostante.
Enrico Cosimi 15 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
definisce un filtro del secondo ordine (l’informazione si desume dal ritardo di 2 sample
applicato al segnale in ingresso), che lavora in modalità band reject. Il segnale passante verrà
stoppato in corrispondenza della frequenza pari a SR/4, cioè ad 1/4 della velocità di
campionamento.
L’equazione differenziale:
definisce un filtro del secondo ordine che lavora in modalità band pass. La center frequency
della banda passante sarà pari a SR/4, cioè ad 1/4 della velocità di campionamento.
Invece di
y[n] = (0.5 x x[n]) – (0.5 x x[n -1])
Enrico Cosimi 15 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Dove a0 indica il segnale in ingresso non sottoposto a ritardo e a1 indica un ritardo pari ad un
sample. Cambiando il valore dei coefficienti, varia la risposta in frequenza del filtro,
come vedremo tra poco secondo la logica fc = SR / an.
y[n] = (a0 x x[n]) ± (a1 x x[n -1]) ± (a2 x x[n -2]) ± … (ai x x[n –i])
Il filtro finite impulse response FIR è, di fatto, una linea di ritardo che agisce sul segnale in ingresso
ritardandolo per un numero finito i di campioni corrispondente alla quantità degli stadi di
trattamento, cioè alla lunghezza della linea di ritardo stessa; una volta raggiunta la fine della linea di
ritardo, il processo ha termine per il campione in esame.
L’uscita del circuito è la somma di tutte le linee di ritardo presenti.
Enrico Cosimi 15 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Se si aumenta il numero degli stadi si migliora la selettività del filtro, ma si tassa maggiormente la
CPU.
Un esempio classico di filtro IIR è quello definito exponential time average ETA.
L’equazione che lo descrive, nel comportamento Low Pass identificata dal punto di somma con
valore positivo, è la seguente:
La differenza con il comportamento FIR visto in precedenza è indicata dal termine y[n – 1]. La
recursività in feedback del filtro IIR è proprio individuata dalla y: il segnale da sommare (Low Pass) o
da sottrarre (High Pass) è preso dall’uscita del filtro e non dal segnale in ingresso come in
precedenza.
Questo è il percorso di segnale nel filtro IIR ETA: il segnale in ingresso x[n] è moltiplicato per il
coefficiente di filtraggio 0.5 (cioè viene diviso per due) e poi procede verso il sommatore con segno
positivo (indicatore della logica Low Pass) che si trova immediatamente a monte dell’uscita y[n];
prima di abbandonare il filtro, il segnale in uscita viene prelevato mediante smistamento e la nuova
linea di percorso è sottoposta ad un trattamento ! che sottrae un campione alla sequenza dei
valori, cioè prende in esame il campione precedente a quello considerato attuale [n – 1]; anche il
risultato della sottrazione viene moltiplicato per il coefficiente di filtraggio 0.5 (cioè viene diviso a
Enrico Cosimi 15 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
metà) e poi – nel punto di somma con segno positivo - viene sommato al segnale diretto
concludendo il feedback loop recursivo. L’operazione viene ovviamente ripetuta per ciascun
campione dell’intero segnale digitale.
Lo schema sottostante riproduce la generica risposta in frequenza del filtro IIR ETA in modalità
Low Pass, cioè con punto di somma di segno positivo.
L’analisi del filtro IIR ETA mostra significative somiglianze con il comportamento di un filtro FIR
potenzialmente infinito…
Se, seguendo C. Roads, si sostituiscono i coefficienti di filtraggio con le costanti, partendo da:
si ottiene:
Enrico Cosimi 15 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Genericamente, la sua risposta in frequenza avrà un andamento simile a quello riportato nello
schema qui sotto.
Combinando insieme diverse unità circuitali, è possibile creare strutture di filtraggio più complesso
e, azzerando determinati coefficienti, è possibile ottenere anche i comportamenti Low Pass e High
Pass.
Enrico Cosimi 15 - 10
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
y[n] = (a0 x x[n]) + (a1 x x[n – 1]) + (a2 x x[n – 2]) - (b1 x y[n – 1]) - (b2 x y[n – 2])
Il percorso feedforward viene inviato al primo stadio ! che applica la sottrazione x[n – 1] pari ad un
sample; poi viene ulteriormente suddiviso, un ramo viene scalato per il coefficiente a1 ed inviato al
punto di somma generale, il secondo ramo viene sottoposto ad un altro stadio ! che applica la
sottrazione x[n – 2] pari a due sample; da qui, dopo essere stato scalato per il coefficiente a2,
raggiunge il punto di somma generale.
Il percorso feedback realizzato sul segnale in uscita al filtro viene inviato al primo stadio ! che
applica la sottrazione y[n – 1] pari ad un sample; poi viene ulteriormente suddiviso, un ramo viene
scalato per il coefficiente b1 ed inviato al punto di somma generale, il secondo ramo viene
sottoposto ad un altro stadio ! che applica la sottrazione y[n – 2] pari a due sample; da qui, dopo
essere stato scalato per il coefficiente b2, raggiunge il punto di somma generale.
I filtri IIR sono particolarmente efficienti e, grazie alla presenza del percorso di feedback recursivo
permettono sensibili risparmi sul computing power necessario al loro design. Però, i filtri IIR sono
molto soggetti alla distorsione di fase ed alle auto oscillazioni innescate dai transienti (ringing); la
distorsione di fase ha come conseguenza diretta la dispersione delle frequenze transienti,
rendendo il suono generale più aspro di quello trattato in un filtro FIR.
Enrico Cosimi 15 - 11
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Filtri Comb
I filtri a pettine (questa la traduzione letterale del termine comb) sono realizzabili nel dominio
analogico mediante sovrapposizione di segnale diretto e segnale ritardato; analogamente, nel
dominio digitale, vengono realizzati semplicemente configurando stadi di delay.
In base al tipo di percorso realizzato, si distinge tra filtri Comb FIR, che sovrappongono segnale
diretto e copia ritardata del segnale in ingresso, e filtri Comb IIR, che sovrappongono segnale
diretto e copia ritardata del segnale in uscita.
Un filtro Comb produce nello spettro del segnale filtrato una serie regolare di picchi ed
avvallamenti (peak & notch) ugualmente distanziati tra loro, causati nel primo caso dal raddoppio
di ampiezza derivato dalla coerenza di fase tra segnale diretto e ritardato, nel secondo dalla
cancellazione di fase. L’andamento graficamente ritmico di picchi e valli ricorda quello di un
pettine, da cui il nome.
Questa struttura risulta molto simile al FIR Low Pass visto in precedenza, ma il delay D è
significativamente più lungo di quello utilizzato nell’altro tipo di circuito. L’effetto tipico del Comb
Filter risulta dalla cancellazione e dal rinforzo di fase generato dalla sovrapposizione tra segnale
diretto e copia ritardata.
f = 1/D x SR
Enrico Cosimi 15 - 12
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
laddove D è il delay espresso in sample e SR è ovviamente la sampling rate del sistema; i picchi
successivi cadranno simmetricamente a 2f, 3f, 4f, 5f eccetera.
Enrico Cosimi 15 - 13
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
In questo caso, il primo notch coinciderà con 0 Hz ed i notches successivi avranno frequenza f, 2f,
3f, 4f. Questo tipo di filtro a pettine inevitabilmente indebolisce la fondamentale e le sue
armoniche; il segnale risultante sarà rinforzato da picchi centrati su f/2, 3f/2, 5f/2 eccetera.
Lo schema seguente riproduce la risposta in frequenza del fitro Comb IIR all’interno di un
sistema frequenza / ampiezza; si confronti questo andamento grafico con quello precedentemente
osservato per il filtro Comb FIR.
Enrico Cosimi 15 - 14
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
In questo caso, la maggior selettività dei picchi risonanti rendono più significativo, dal punto di vista
musicale, l’incremento di ampiezza della risonanza.
Dal punto di vista timbrico, il filtro All Pass tende a colorare leggermente i transienti del segnale in
maniera non particolarmente eclatante, comunque avvertibile per un orecchio allenato.
Questo filtro presenta una risposta in frequenza relativamente piatta in tutto il suo range utile,
cioè da 0 Hz fino al limite superiore, rappresentato dalla frequenza di Nyquist, cioè metà della
velocità di campionamento SR/2.
Enrico Cosimi 15 - 15
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il segnale in ingresso x[n] viene suddiviso in due tronconi, il primo dei quali raggiunge una linea di
ritardo D, superata la quale, prosegue poi verso l’uscita. Il secondo troncone, diretto, viene
sottoposto alla moltiplicazione di un coefficiente –g che ne scala l’ampiezza; successivamente, i due
segnali diretto e ritardato, vengono addizionati in un punto di somma. Il lettore attento avrà
riconosciuto, in questo doppio percorso, il normale sistema già incontrato per il filtro Comb FIR
feedforvard non recursivo.
Non è tutto; lo stesso percorso di segnale sottoposto alla linea di ritardo D, viene smistato su una
linea di segnale diretto recursivo prima del punto di somma relativo al precedente percorso FIR, e
inviato ad un coefficiente g che ne scala l’ampiezza; successivamente, viene addizionato al segnale
in ingresso mediante nuovo punto di somma. Anche in questo caso, il lettore attento avrà
riconosciuto in questo doppio percorso il normale sistema già incontrato per il filtro Comb IIR
feedback recursivo.
Semplificando, la struttura del filtro All Pass è composta dall’impiego simultaneo di un circuito
Comb Filter IIR feedback ed un circuito Comb Filter FIR; l’inversione di segnale nel coefficiente –g
cancella le caratteristiche spettrali del filtro a pettine, lasciando intatte le caratteristiche di delay.
Lo spostamento di fase espresso in gradi operato dal filtro All Pass è la funzione logaritmica del
delay. Seguendo [Link], un ritardo di 1 msec rappresenta solo una frazione di ciclo sulle basse
frequenze, ma 1000 Hz di frequenza, lo stesso ritardo copre 360° di spostamento di fase, cioè un
ciclo completo.
Come visto altrove, il comportamento del filtro All Pass è identificabile mediante turnover
frequency, che indica la frequenza in cui lo spostamento di fase raggiunge i 180°, e mediante
transition width, cioè la banda di frequenze contenute all’interno degli spostamenti di fase
espressi con 90° e 270°; il secondo parametro è assimilabile alla Q espressa per un filtro passa
banda.
Non sottoposto a modulazione, il filtro All Pass può servire per correggere rotazioni di fase
inevitabilmente introdotte da altri stadi di filtraggio analogico; se invece il circuito All Pass è
sottoposto a modulazioni cicliche inbanda sub audio, è possibile generare comportamenti
tradizionalmente assimilati alle logiche di Phase Shifter, Chorus e Reverberation.
Enrico Cosimi 15 - 16
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Mixer
Il mixer più semplice da implementare è quello definito come unity gain mixer, cioè una
struttura priva di controlli con cui variare i livelli dei diversi segnal in esso confluenti.
In questo circuito, sorgenti in un numero variabile vengono semplicemente sommate tra loro,
senza che ci sia – per l’utente – alcuna possibilità di manipolazione per le ampiezze relative e
generali.
E’ possibile prevedere anche mixer ad un singolo canale; in questo caso, il circuito è assimilabile ad
una semplice – ma efficace – regolazione di volume/ampiezza per il segnale passante.
Enrico Cosimi 16 -1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
In base alla flessibilità richiesta, il circuito di mixaggio può essere configurato per offrire più
interventi simultanei sui canali di ingresso e sulla gestione d’insieme.
Le due instanze riportate qui sopra offrono, sul canale di ingresso, le regolazioni di:
Dal punto di vista del funzionamento generale, il mixer può essere configurato per lavorare in
modalità esponenziale, lineare o secondo scalatura dB. Premesso che, di fatto, non c’è differenza tra
il funzionamento esponenziale e dB (varia solo la visualizzazione del valore parametrico per il
livello selezionato), è importante puntualizzare che la scalatura lineare deve essere selezionata
quando si utilizza la struttura di mixer per accogliere controlli di voltaggio o tensioni che servono
a pilotare il comportamento di altri moduli; il funzionamento esponenziale deve essere selezionato
per il trattamento simultaneo di sorgenti sonore.
Se necessario, è possibile collegare insieme strutture multiple di mixaggio: non potendo definire
liberamente il numero dei canali desiderati, è almeno prevista la possibilità di Chain Mix, cioè il
collegamento in cascata – mediante unity gain – di diverse strutture di miscelazione. In questo
modo, l’uscita del primo mixer, collegata al chain input del secondo mixer, viene posizionata
direttamente su un punto di somma prima della seconda uscita; i segnali originali mantengono il
loro mixaggio relativo e non subiscono attenuazioni o variazioni di sorta.
In una banale struttura di sintesi, i mixer vengono posizionati tradizionalmente in precisi punti del
circuito; nello schema sottostante, desunto da Clavia Nord Modular G2 Owner’s Manual, è visibile
un mixer audio, in verde, ed una coppia di mixer cv, in azzurro.
Enrico Cosimi 16 -2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il primo raccoglie i segnali audio prodotti dalle sorgenti sonore e li convoglia nel trattamento audio
del filtro; il secondo tipo di mixer è posizionato strategicamente per raccogliere i diversi segnali
generati dalle sorgenti di controllo che influenzano il comportamento parametrico del Filtro e
dell’Amplificatore.
Enrico Cosimi 16 -3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente faccia caso alle possibilità di variazione timbrica offerta dalle diverse percentuali di livello
impartite per le quattro sorgenti sonore principali, cioè gli oscillatori, accordati su diverse
frequenze.
Si noti, inoltre, che il Noise Generator, collegato all’ingresso Chain Input del Mixer, non è
soggetto ad alcun tipo di attenuazione; se diventa necessario controllare l’ampiezza del Noise
Generator, in assenza di un mixer a 5 canali bisogna instanziare un altro mixer, anche a singolo
canale, e poi collegarli in Chain mode.
Enrico Cosimi 16 -4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Panpot - Crossfader
Il Panner è in grado di smistare il segnale collegato all’ingresso sull’arco stereofonico delle due
uscite definendo la percentuale variabile richiesta; a seconda delle implementazioni, è possibile
controllare a distanza il valore di panpot, cioè il posizionamento della sorgente sonora, mediante
una tensione di controllo esterna. Il modulo può essere utilizzato tanto per smistare segnali audio,
quanto per gestire una tensione DC; nel primo caso, il funzionamento deve essere impostato sulla
logica logaritmica, nel secondo caso deve essere selezionata la logica lineare.
Anche in questo caso, è possibile gestire la percentuale richiesta mediante controllo DC esterno e
definire le logiche logaritmica o lineare per il trattamento di segnali audio o di controllo.
Se si deve lavorare solo con segnali audio, è possibile risparmiare sulla potenza di calcolo
necessaria utilizzando moduli privi della selezione di logica lin/log.
Ovviamente, la versione 1-2 prevede lo smistamento di una sorgente su due uscite, la versione 2-1
permette la variazione percentuale di due sorgenti su un’unica uscita.
Da un punto di vista strutturale, il Panner è costruiro utilizzando una coppia di Amplificatori VCA
che vengono pilotati in guadagno dallo stesso segnale, ma uno dei due controlli lavora con polarità
invertita.
Enrico Cosimi 16 -5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il comportamento Panner / Crossfader dipende dalla direzione con cui si utilizza il circuito: se ci
sono 1 ingresso e 2 uscite si parlerà di panner, se ci sono 2 ingressi ed 1 uscita, si parlerà di
crossfader.
Enrico Cosimi 16 -6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente può sperimentare con il Crossfader X-Fade variando la percentuale dei due segnali ed
alterando, nel LFO che modula il bilanciamento, velocità e profilo dell’alternanza (ovvero forma
d’onda modulante).
Ovviamente, per abilitare l’emissione sonora, l’utente deve aprire lo Switch AUDIO ON
immediatamente a monte dell’uscita finale.
Enrico Cosimi 16 -7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Dopo aver abilitato lo Switch CLOCK ON, l’utente può sperimentare alterando velocità e
traiettoria del panpottaggio intervenendo su frequenza e forma d’onda dell’oscillatore LFO
modulante.
Enrico Cosimi 16 -8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Amplificatore
Enrico Cosimi 17 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
La differenza con un amplificatore non dinamico (ad esempio il finale di potenza presente in un
qualsiasi impianto Hi-Fi) è che in questo caso sarà possibile controllare a distanza il guadagno, cioè
il coefficiente per cui viene moltiplicato l’ampiezza del segnale in ingresso.
Questa caratteristica di controllo a distanza rende – in tecnologia analogica – il normale
amplificatore un Voltage Controlled Amplifier, identificazione tradizionalmente abbreviata con la
sigla VCA.
Initial Gain
In assenza di un control voltage, qualsiasi amplificatore VCA che si rispetti attenuerà all’infinito il
segnale passante, cioè moltiplicherà per 0 il suo valore. Potrebbe però rendersi necessario
ottenere il passaggio del segnale anche in assenza di un controllo dinamico, ovvero ottenere un
comportamento statico che preveda, entro limiti decisi dall’utente, il passaggio inattenuato del
segnale in ingresso: in questo caso è necessario ricorrere al parametro di Initial Gain cioè di soglia
sotto la quale il segnale non verrà attenuato.
Enrico Cosimi 17 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Di solito, l’Initial Gain viene eliminato all’interno delle strutture di sintesi più commerciali: un uso
poco accorto del parametro ha come conseguenza il flusso inarrestabile del segnale passante;
condizione di lavoro difficilmente apprezzabile all’interno di uno strumento musicale.
Ciò non toglie che l’Initial Gain abbia significativa importanza per determinate applicazioni, ad
esempio per definire una soglia di base sotto la quale il circuito di amplificazione lavora in modo
statico e non controllato o per impartire un offset di ampiezza ad un segnale DC appartenente
modulazione che non si intende attenuare completamente, eccetera.
Lo schema superiore riproduce la condizione di lavoro standard per un amplificatore, quella cioè
in cui l’Initial Gain abbia valore uguale a zero.
In questo caso, il controllo esterno applicato al VCA (un generatore di inviluppo), può moltiplicare
l’ampiezza del segnale in ingresso sfruttando tutta la dinamica posseduta, pur rimanendo all’interno
del quadrante di segno positivo per l’ampiezza.
Enrico Cosimi 17 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Diverso è il caso, riportato nell’esempio qui sopra, in cui l’Initial Gain ha un valore diverso da zero.
In questo caso, il controllo applicato all’amplificatore si troverà ad esercitare la sua funzione
sull’ampiezza del segnale passante facendo partire il circuito dal livello di soglia espresso con l’Initial Gain.
La graficizzazione sulla destra rivela chiaramente che l’amplificatore non sarà più in grado di
attenuare completamente l’ampiezza del segnale passante.
Amplitude Control
Nella progettazione di un modulo Amplificatore si considera preferenziale la condizione di unity
gain raggiungibile al massimo della modulazione: se l’amplificatore può offrire una dinamica
massima pari a 100 dB, questa verrà raggiunta solo quando il voltaggio modulante arriva al picco
massimo previsto.
Negli strumenti “commerciali” questa regolazione non è modificabile, si presuppone infatti che il
musicista voglia sempre e comunque sfruttare la massima resa sonora possibile e quindi non
attenuerà minimamente l’escursione di controllo offerta dal generatore di inviluppo dedicato. Se
invece l’ingresso per la amplitude modulation è processato, ovvero ha una regolazione variabile, è
possibile diminuire il range dinamico raggiungibile sotto controllo esterno.
Non è raro trovare, ad esempio nel Moog 902 Amplifier, un ingresso di modulazione dedicato ai
segnali DC – tipicamente le curve di voltaggio prodotte dall’envelope generator – ed un ingresso
dedicato ai segnali AC – tipicamente modulazioni audio prodotte da oscillatori.
Come vedremo in seguito, quando la frequenza degli oscillatori modulanti si avvicina, e poi supera,
i 9 Hz, il risultato sonoro cambia progressivamente, passando da un tremolo sempre più veloce
all’alterazione timbrica causata dalla produzione di sidebands.
Enrico Cosimi 17 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente deve:
• in alternativa, è disponibile il controllo dinamico fornito dal Envelope Generator ENV ADR
2, selezionabile sullo Switcher 2:1 SEL MOD; in questo caso, l’intero range dinamico
dell’Amplificatore viene controllato dall’escursione inattenuata dell’inviluppo
Enrico Cosimi 17 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
nello Switcher 2:1 SELECT (colorato in viola), si selezioni ora il circuito marcato INITIAL G(ain):
• in questo caso, l’Amplificatore LEV MULT 2 è governato dalla somma di due controlli
esterni, la costante statica generata da CONSTANT 2 e la tensione dinamica generata
dall’Envelope Generator ENV ADR 1;
• l’utente sperimenti la somma dei due controlli, verificano come, una volta impostato un
valore di Initial Gain diverso da zero, il Generatore di Inviluppo non riesca più – pur
lavorando a tutta ampiezza – a chiudere del tutto il livello dell’Amplificatore.
Enrico Cosimi 17 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Si noti, ovviamente, che le altre due destinazioni di modulazione – non essendo collegate mediante
Amplificatore – rimangono escluse da questa variazione di intensità.
Enrico Cosimi 17 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Somma di modulazioni
Se due sorgenti di modulazione vengono sommate tra loro, fermo restando la differenza di
polarità, il risultato sarà facilmente prevedibile e consisterà in un segnale modulante la cui
ampiezza è il diretto risultato dei due segnali originali.
Ipotizziamo due sorgenti di modulazione A e B in regime di somma di modulazione: se la
sorgente B è temporaneamente di valore uguale a zero, il segnale modulante conterrà solo il valore
della sorgente A.
Moltiplicazione di modulazioni
Diverso il discorso nel regime di moltiplicazione; come è ovvio, una quantità moltiplicata per zero
fornisce come risultato zero. Questo significa che le stesse due sorgenti di modulazione A e B,
impostate in un regime di moltiplicazione, possono dare risultati particolari in cui l’assenza –
ovvero il valore zero – per una delle due comporta l’assenza globale dell’intero treno di segnale
modulante.
Un esempio pratico è dato dalla modulazione a bassa frequenza fornita da un LFO nei confronti
dell’Oscillatore (un banale vibrato), che viene moltiplicata per il valore della Modulation Wheel:
quando quest’ultima è a zero, l’Oscillatore non subisce alcuna forma di vibrato; appena il valore
della Modulation Wheel sale, divenendo diverso da zero, il vibrato produtto dal LFO comincia ad
influenzare il comportamento dell’Oscillatore.
Enrico Cosimi 17 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Dopo aver abilitato lo Switch AUDIO ON, l’utente può selezionare il comportamento di:
• ADD/somma: il primo LFO produce una lenta rampa discendente, che si somma alla più
veloce sinusoide prodotta dal secondo LFO; il risultato è un vibrato che scende lentamente
di intonazione;
Enrico Cosimi 17 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Ring Modulation RM
Enrico Cosimi 18 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Da un punto di vista idealmente analogico, il Ring Modulator non è altro che una scatola dotata di
due ingressi ed un’uscita; i due segnali (Carrier e Modulator, X e Y…) vengono semplicemente
moltiplicati tra loro ed il prodotto viene presentato all’uscita del circuito.
Il processo ha risultati diversi se uno dei due segnali è in banda sub audio: in tal caso, il Ring
Modulator si comporta come un amplificatore controllato in ampiezza, producendo un banale
tremolo. Ma se tutti e due i segnali sono in banda audio, il Ring Modulator genera due sidebands per
ciascuna sinusoide riscontrata negli spettri armonici dei due segnali in ingresso.
Cioè la somma e la sottrazione tra ciascuna coppia di sinusoidi presenti nei due segnali originali; si
noti che, a differenza di quanto riscontreremo per la AM, nel prodotto finale mancano
completamente le frequenze originali dei segnali C ed M e l’uscita presenta solo il prodotto delle
operazioni interne.
Questo comportamento ha come risultato audio la creazione di timbri che – come contenuto
armonico e come frequenza – hanno ben poco a che vedere con le sonorità originali; proprio per
questo suo comportamento, durante il processo evolutivo della Musica Elettronica, il Ring
Modulator ha conosciuto stagioni di esasperante popolarità e di vero abuso compositivo tanto
applicato a sorgenti sonore elettroniche quanto nel trattamento di sorgenti sonore acustiche.
Se C = 1000 Hz e M = 400 Hz, ambedue composti da due semplici sinusoidi, otteniamo uno
spettro contenente due sidebands di valore pari a 600 Hz e 1400 Hz, cioè il risultato di 1000 –
400 e 1000 + 600 Hz. Anche la fase del segnale RM risultante è ricavata dalla somma e dalla
differenza delle due fasi di C e M. Nel caso di frequenze risultanti con segno negativo, queste
vengono interpretate come aventi segno positivo, ma la loro fase sarà invertita; chiaramente,
questa inversione ha poco senso, dal punto di vista sonoro, nel caso di una singola sideband di
polarità invertita, ma diventa significativo quando l’eventuale armonica con segno, una volta
sottratta ad egual frequenza di segno positivo, altera drammaticamente lo spettro armonico
risultante.
E’ il caso di ricordare che, come nella FM, se il rapporto di frequenze tra C e M è intero lo
spettro risultante dalla RM rispetterà la sequenza armonica; in caso contrario, il risultato sarà
inarmonico.
Enrico Cosimi 18 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Lo schema qui sopra (elaborato da Clavia) mostra il risultato grafico ed il contenuto armonico
della modulazione ad anello applicata a due segnali originali A e B; ovviamente, C è il risultato.
Si paragoni questa illustrazione con quella, corrispondente, relativa alla Amplitude Modulation.
Enrico Cosimi 18 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Una volta abilitato il clock del Sequencer, mediante Switch CLOCK ON, l’utente può agire sul
LEVEL MODULATOR per verificare il comportamento AM sbilanciato – che ancora mantiene in
audio la frequenza originale del segnale Carrier, e successivamente il comportamento bilanciato
RM in cui sono udibili solo somma e sottrazione delle armoniche presenti in Carrier e Modulator.
Enrico Cosimi 18 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Amplitude Modulation
La tecnica AM ha la capacità di generare nuovi armonici partendo da segnali noti; pur essendo
ampiamente sperimentata all’interno di un sistema sottrattivo – quello storicamente più diffuso –
questa tecnica di sintesi per modulazione esce quindi dal normale procedimento di sottrazione,
offrendo un approccio di generazione che permette l’arricchimento degli spettri sonori definitivi.
La possibile predizione del risultato sonoro definitivo è data dalla capacità dell’operatore di
identificare i valori originali – espressi in termini assoluti – per i componenti C e M (i più
comunemente coinvolti nel processo di sintesi), ma anche dell’indice di modulazione I;
ovviamente, quando viene a mancare la visualizzazione di frequenza per Carrier e Modulator in
termini assoluti, ma ci si trova costretti a lavorare con una rappresentazione convenzionale
secondo quantità teoriche 0-127, i risultati debbono essere controllati alla luce dell’esperienza
personale, uditiva e conoscitiva.
Enrico Cosimi 18 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 18 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Lo schema superiore (elaborato da Clavia) mostra le forme d’onda e lo spettro armonico dei
segnali A Carrier, B Modulator, C risultato AM. Si noti la presenza, nello spettro, di nuove
componenti armoniche, le sidebands, contrapposte alle singole armoniche presenti nei segnali
originali.
Se ad esempio C = 880 Hz sinusoide pura e M = 440 Hz sinusoide pura, il risultato della AM sarà
uno spettro contenente le frequenze: 440 (C), 440 (C-M), 880 (M), 1320 (C+M) Hz; chiaramente,
il raddoppio della frequenza a 440 comporterà un significativo aumento nell’ampiezza
dell’armonica.
AM = C + (C-M) + (C+M)
Il risultato sonoro è caratteristico per lo sganciamento delle nuove frequenze dalla normale
sequenza armonica; il senso di disordine timbrico, per quanto temperato dalla sopravvivenza della
frequenza C originale viene facilmente assimilato a sonorità di carattere metallico.
Lo sbilanciamento della modulazione, ovvero l’incapacità di operare anche nel regime negativo del
segnale modulante è alla radice della sopravvivenza delle frequenze originali C ed M all’interno del
prodotto sonoro finale. Questa caratteristica viene a cadere operando in regime di modulazione
bilanciata, ovvero di modulazione ad anello che prevede anche il gain negativo (guadagno con
l’inversione) per i CV negativi, mentre il VCA arriva solo a zero gain.
Enrico Cosimi 18 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Dopo aver innescato il playback del Sequencer, mediante Switch ON/OFF (in rosso), l’utente può
apprezzare il timbro diretto dei due Oscillatori non modulati. La frequenza sub audio dell’oscillatore
Modulator è avvertita come una serie di transienti sommati al timbro del primo oscillatore.
Aumentando la frequenza del Modulator, si avvertirà come le due componenti armoniche non si
miscelano tra di loro e rimangono facilmente riconoscibili. Dei due oscillatori, quello Modulator è
mantenuto in modalità non transpose, cioè non esegue le note emesse dal Sequencer.
Dopo aver selezionato l’ascolto del canale AM, è possibile iniziare a sperimentare con le diverse
timbriche ottenibili agendo sulla frequenza del segnale Modulator.
Enrico Cosimi 18 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Portando il Modulator attorno ai 3000 Hz, il segnale risultante sarà armonicamente diverso da
quello originale, pur mantenendo il senso della tonalità originale, grazie alla presenza della frequenza
Carrier risparmiata dal trattamento di Amplitude Modulation.
Enrico Cosimi 18 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Se la tabella contiene le informazioni per definire un ciclo di onda sinusoide e queste informazioni
vengono rilette senza variazioni, gli incrementi regolari di di fase possono essere rappresentati con
una linea retta. La retta è la funzione di trasferimento applicata alla tabella (wavetable).
Enrico Cosimi 19 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Volendo generalizzare il discorso, è fin troppo facile assimilare l’affollata categoria dei
waveshapers a dei distorsori programabili, capaci di intervenire sul contenuto armonico del
segnale passante, ergo sulla qualità del timbro. La funzione di trasferimento lineare, dunque,
rappresenta un comportamento che non altera in uscita la qualità peculiare del segnale in ingresso.
Se la funzione di trasferimento, che può essere specificata arbitrariamente, devia dalla linearità di
base, il segnale in uscita al percorso subirà significative variazioni; cosa ancora più importante, è
possibile prevedere e controllare la qualità e l’intensità delle variazioni agendo sulla funzione di
trasferimento.
Ecco un suggerimento per semplificare le cose: qualsiasi funzione di trasferimento che sia disegnata
in maniera simmetrica attorno all’asse x genererà armoniche dispari nel segnale in uscita; qualsiasi
funzione di trasferimento disegnata in maniera simmetrica attorno all’asse y genererà armoniche
pari.
Nel caso graficizzato qui sopra, la funzione di trasferimento non lineare comporta, per le ampiezze
più elevate del segnale passante, un progressivo clip con generazione di armoniche pari
originariametne non presenti nel segnale.
La funzione di trasferimento può essere descritta con una legge specificata dall’utente o può essere
dettagliata all’interno di una tabella di valori appositamente compilata; in ogni caso, la sua
Enrico Cosimi 19 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
applicazione al ciclo del segnale, passante produrrò segnali comunque periodici nel loro andamento;
se necessario, ulteriori trattamenti inarmonicizzanti possono essere applicati in uscita al percorso di
waveshaping.
la funzione di trasferimento indicata sommariamente qui sopra produce, per le ampiezze maggiori
del segnale passante, una squadratura del segnale in ingresso e genera una serie di armoniche
dispari originariamente non presenti nel timbro.
Enrico Cosimi 19 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
In questo caso, il segnale passante viene sottoposto ad una significativa addizione di armoniche pari
e, cosa più interessante, ad un restart forzato del suo ciclo che, all’ascolto, viene interpretato
come un raddoppio della frequenza originale.
Enrico Cosimi 19 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
1. Clip
Il comportamento di Clip realizza una distorsione digitale diminuendo progressivamente la
headroom – cioè il margine dinamico – disponibile per il segnale; in base alle esigenze, è possibile
intervenire in maniera simmetrica sui due quadranti positivo e negativo o in modo asimmetrico
solamente sul quadrante positivo di segnale.
2. Overdrive
A differenza del precedente, la logica definita come Overdrive agisce aumentando l’ampiezza del
segnale passante fino a scontrarsi progressivamente con la headroom disponibile. Il mondo delle
distorsioni, e delle loro realizzazioni nel dominio digitale, è praticamente infinito – all’interno di
questa sensibile varietà, vengono fornite generiche instanze di progressiva squadratura; soft, hard,
heavy, fat.
Anche in questo caso viene fornita la possibilità di trattamento asimmetrico – cioè limitato al solo
quadrante positivo del segnale audio.
Enrico Cosimi 19 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
3. Saturate
La funzione di trasferimento applica una variazione logaritmica disponibile in quattro densità di
distorsione.
Anche in questo caso viene riportata la sequenza delle funzioni di trasferimento 1-4, isolate nei
consueti valori 00-25-50-75-100.
Si noti, in questo come in tutti gli altri casi di waveshaper, che la capacità di sottoporre il
trattamento a modulazione, quindi di variare il contenuto armonico ottenibile con la funzione di
trasferimento simulando – più o meno intenzionalmente – l’andamento timbricamente espressivo
degli strumenti naturali.
4. Shaper Exponential
La funzione di trasferimento segue un andamento di tipo esponenziale disponibile con quattro
possibili intensità. L’intensità del trattamento varia da x2 (curva esponenziale morbida) a x5 (curva
esponenziale più rigida).
Enrico Cosimi 19 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Di seguito, si fornisce la graficizzazione delle funzioni di trasferimento x2, x3, x4 e x5, isolate nei
loro valori 00-25-50-75-100.
Si noti, caso per caso, il progressivo irrigidimento grafico della curva risultante.
5. Wave Wrapper
Questa funzione di trasferimento amplifica il segnale passante fino a fargli superare il livello di
headroom previsto; invece di intervenire con un clipping, il segnale viene ripiegato su se stesso – la
funzione manca di segmenti pianeggianti – il ripiegamento genera contenuti armonici
particolarmente significativi.
Questo tipo di trattamento crea una quantità notevole di nuove armoniche, in maniera assimilabile
alla FM lineare impostata su elevati indici di modulazione.
Enrico Cosimi 19 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
6. Rectifier
La rettifica di un segnale viene realizzata analogicamente mediante diodo; nel dominio digitale si
simula lo stesso comportamento eliminando le metà positive o negative del segnale (half wave
rectification) o convertendo in valori tutti positivi o tutti negativi il segnale (full wave rectification).
Si noti che la full wave rectification, con il ripiegamento tutto positivo o negativo e l’infoltimento dei
picchi, porta al raddoppio di frequenza percepito; una sinuoide a 440 Hz sottoposta a full wave
rectification, ad esempio ripiegando nel quadrante positivo la metà inferiore, fornirà un segnale a
880 Hz.
Enrico Cosimi 19 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Come al solito, per abilitare l’emissione audio, è necessario accendere lo Switch SEQ ON.
Per chiarezza grafica, nella patch sono stati resi invisibili i cavi di collegamento; se necessario,
l’utente può visualizzarli nuovamente premendo sulla barra spaziatrice del PC.
Enrico Cosimi 19 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Tutti questi trattamenti hanno la stessa comune origine dall’impiego di più linee di ritardo; proprio
la sovrapposizione tra le diverse copie di segnale sfalsate tra loro permette di ottenere le diverse
modalità di trattamento. L’illustrazione successiva esemplifica il rapporto tra tempo di ritardo e
nomenclatura tradizionale assegnata agli effetti risultanti.
Enrico Cosimi 20 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
1. Stereo Chorus
La sovrapposizione di segnale diretto e segnale sottoposto a ritardo reso variabile permette di
simulare la presenza contemporanea di più sorgenti sonore non perfettamente sincronizzate tra
loro. In base al numero delle linee di segnale, all’ampiezza della modulazione applicata ai tempi di
ritardo, alla polarità dei singoli segnali ed al rapporto tra segnale diretto e processato sarà
possibile ottenere trattamenti qualitativamente diversificati.
I parametri più banalmente disponibili sono quelli relativi a detune e amount; nel primo caso è
possibile governare l’apparente deviazione di intonazione tra le diverse voci generate, nel secondo
si decide la quantità di effetto sovrapposto al segnale diretto.
Per poter controllare comodamente tutti gli aspetti del Chorus, bisognerebbe avere accesso a:
rapporto tra segnale diretto e segnale effettato (wet / dry balance) o, in alternativa, poter regolare
la quantità di ritorno delle linee di ritardo (chorus amount); tempo di ritardo espresso tra 15 e 30
millisecondi (chorus color), velocità di modulazione, cioè le frequenze dei diversi LFO (modulation
rate o, semplicemente, rate), ampiezza della modulazione, cioè la quantità di controllo assegnato al
parametro delay time (modulation amount).
2. Phaser
Applicazione diretta dei filtri All Pass (vedi sopra) e della loro peculiare gestione del rapporto
frequenza/fase, l’algoritmo di Phaser permette di variare dinamicamente la rotazione di fase del
segnale passante, conferendo al medesimo un’inconfondibile caratteristica cangiante.
Se sovrapponiamo il segnale filtrato (cioè diversamente ritardato in fase) dalla catena di moduli
Allpass (che costituiscono il Phaser) al segnale originalmente presente in ingresso, nello spettro
risultante si creeranno dei rinforzi di ampiezza, cioè dei picchi, in corrispondenza delle coerenze
di fase e degli annullamenti di ampiezza, cioè degli avvallamenti, in corrispondenza delle
cancellazioni di fase. Dal momento che il comportamento del filtro è sensibile alla frequenza del
segnale passante, questo fenomeno varierà significativamente in base all’intonazione del segnale
originale.
In base alla densità ed al numero delle celle All Pass collegate in serie sarà possibile ottenere un
trattamento più o meno denso ed energico; ovviamente, la semplice sovrapposizione statica di
segnale diretto ed effettato è poco significativa: il massimo riscontro lo si ottiene modulando a
bassa frequenza il punto di turnover frequency del circuito Phase.
Enrico Cosimi 20 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
In base al tempo di ritardo, sarà possibile variare il colore dell’effetto ed in base al rapporto tra
segnale diretto e segnale ritardato sarà possibile gestire la profondità dell’effetto.
Si può utilizzare una linea di ritardo impostata su 2,51 millisecondi – ma il valore può essere
arbitrariamente modificato fino a trovare il giusto colore all’effetto – e, con un mixer di raccolta, si
provvede a modificare il bilanciamento tra segnale diretto e segnale ritardato.
Nel caso si preferisca ottenere una timbrica più ricca, è possibile creare un ulteriore percorso di
ri-modulazione realizzando una linea di feedback con cui reinviare all’ingresso della linea di ritardo
una quantità variabile di segnale in uscita alla medesima.
I parametri banalmente più immediati, oltre al numero delle celle All Pass – cioè dei picchi ed
avvallamenti richiesti nello spettro di segnale – sono quelli relativi alla velocità di modulazione
ciclica ed alla quantità di feedback richiesto.
3. Flanger
Originariamente ottenuto sommando analogicamente due copie dello stesso segnale e variando la
velocità di una delle due, il trattamento di flanging rende particolarmente evidente i rinforzi e le
cancellazioni di fase nel segnale definitivo. Se sottoposto a modulazione ciclica, l’effetto è
sorprendentemente dinamico; se mantenuto staticamente, è – di fatto - assimilabile al
comportamento timbrico ottenibile con un normale filtro a pettine.
La costruzione standard del flanger prevede la presenza di tre linee di percorso audio: la prima
dedicata al trasporto del segnale diretto, la seconda che sottopone lo stesso segnale ad una linea
di ritardo modulata in banda sub audio mediante LFO, ed una terza che produce recursivamente il
feedback necessario alla rigenerazione, cioè alla quantità di enfatizzazione desiderata sui picchi di
segnale.
A differenza del Phaser, dove è possibile variare addensamenti o rarefazioni per le turnover
frequencies delle diverse celle All Pass instanziate, all’interno del Flanger la spaziatura di picchi ed
avallamenti è fissa e simmetrica e non può essere differenziata nella sua struttura.
Enrico Cosimi 20 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
In questo modo, l’utente può selezionare uno dei quattro possibili percorsi audio ed
automaticamente agganciare ingresso ed uscita per le diverse instanze di trattamento audio.
Il primo selettore dello Switch SELECT abilita l’ascolto del segnale diretto, quindi privo di
trattamenti.
Il secondo selettore permette l’ascolto dello STEREO CHORUS. Dal momento che il percorso di
uscita è dual mono, i due canali left e right prodotti dallo Stereo Chorus sono sommati insieme
mediante modulo Mix 2-1. L’utente può sperimentare, con le diverse sorgenti sonore, i
cambiamenti ottenibili variando i parametri di detune ed amount.
Il terzo selettore abilita l’ascolto del modulo PHASER, con i parametri di rate e feedback.
Il quarto percorso di canale, infine, permette l’ascolto del modulo FLANGER, con le possibili
variazioni di rate, range e feedback.
Come al solito, per innescare l’emissione sonora, l’utente deve aprire lo Switch AUDIO ON
colorato in giallo.
Enrico Cosimi 20 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Sample Reduction
Senza entrare in dettagli teorici – per i quali si rimanda alle pagine propriamente dedicate all’Audio
Digitale – basterà ricordare che, dato il teorema di Nyquist, la massima frequenza riproducibile da
un sistema è ottenibile mediante la formula:
F = SR/2
La possibilità di modulare la samping rate apre nuovi orizzonti espressivi che sfruttano in maniera
creativa i limiti di funzionamento imposti all’audio digitale.
Di seguito, si fornisce la sequenza grafica relativa alla Sample Reduction applicata ad una sinusoide
originale emessa con frequenza pari a 329,63 Hz. Il primo grafico si riferisce ad F = 329,63 @ SR =
50.000 Hz. In questo caso, la massima frequenza riproducibile dal sistema è teoricamente pari a
25.000 Hz.
Il secondo grafico è relativo alla stessa sinusoide emessa con F = 329,63 @ SR = 7500 Hz. E’ già
evidente lo sgranamento sulle armoniche più acute.
Enrico Cosimi 20 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Nel grafico successivo è visualizzata la stessa sinusoide emessa con F = 329,63 @ SR = 2000 Hz.
La massima frequenza riproducibile è teoricamente pari a 1000 Hz. E’ ancora riconoscibile
l’andamento alternato della sinusoide originale, che risulta perà sensibilmente alterata dalle
imprecisioni di dettaglio.
L’ultimo grafico si riferisce alla stessa sinusoide emessa con F = 329,63 @ SR = 1000 Hz. La
massima frequenza riproducibile è pari a 500 hz, ma già la Sampling Rate rientra sensibilmente in
banda audio, alterando in modo irreparabile il timbro percepito.
Bit Reduction
La riduzione del numero di bit disponibili per la descrizione di un evento audio ha conseguenze
significative sulla sua qualità timbrica percepita.
Anche in questo caso, pur non essendo prevedibile la modulazione del parametro in tempo reale,
è possibile sfruttare significativamente le asprezze timbriche e le sensibili variazioni di dinamica
ottenibili con basse densità di bit.
Enrico Cosimi 20 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il grafico seguente riproduce una sinusoide emessa con F = 329,63 @ 24 bit, in condizioni cioè di
massima definizione possibile da parte del sistema utilizzato.
Fino a 8 bit, a parte la perdita di dettaglio dinamico, non ci sono variazioni grafiche (cioè
timbriche) apprezzabili ad occhio nudo; le cose iniziano a diventare più interessanti selezionando
una densità pari a 7 bit.
Enrico Cosimi 20 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Se si utilizza una densità pari a soli 3 bit, come nell’illustrazione seguente, diventa complicato
riconoscere il percorso grafico originario.
La stessa deviazione dal modello originale è riscontrabile all’ascolto.
La situazione peggiora irrimediabilmente con soli 2 bit. Si noti come, alla mancanza di dettaglio
intermedio, corrisponda un incremento artificioso – perché non collegabile al modello originale –
un’incremento nell’ampiezza media del segnale, interpretabile come severa distorsione.
Enrico Cosimi 20 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Con 1 solo bit di definizione, il segnale è irriconoscibile e la sua ampiezza è tale da obbligare, per la
visualizzazione corretta – all’interno della stessa gabbia grafica – alla sua attenuazione di !.
Enrico Cosimi 20 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente, dopo aver abilitato l’AUDIO ON mediante apposito Mixer 1-1, può velocemente
paragonare il segnale originale DIR con quello processato EFX selezionando la sorgente richiesta
nel modulo Switch 2-1.
Si presti attenzione alle drammatiche implicazioni timbriche proprie della regolazioni estreme e, se
possibile, si verifichi costantemente con un oscilloscopio hardware o virtuale il comportamento
del segnale passante.
Enrico Cosimi 20 - 10
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Pitch Shifter
Il Pitch Shifter applica una moltiplicazione di frequenza – eseguita con diverse tecniche in base alle
convenienze adottate dal costruttore – che rispetta entro ampi limiti i valori armonici
originariamente contenuti nel segnale di partenza. Da un punto di vista pratico, questo significa
che, con il modulo di Pitch Shifter, è possibile trasportare l’intonazione di un qualsiasi segnale
audio mantenendone costante (entro limiti accettabili) il contenuto timbrico.
Nel caso del Clavia Nord Modular G2, il Pitch Shifter è ottenuto sfruttando una linea di ritardo
che viene alterata nella velocità di lettura; il segnale presente all’ingresso del circuito, dopo essere
stato acquisito sample per sample nell’unità di ritardo, viene emesso in uscita accelerando
l’emissione dei campioni (cioè incrementando la velocità di lettura, e quindi facendo salire
l’intonazione) o rallentando l’emissione (e quindi facendo scendere l’intonazione).
Il trattamento è possibile a patto di accettare una latenza pari alla dimensione assegnata alla
memoria della linea di ritardo; in un applicazione teoricamente perfetta, questo ritardo – e le
dimensioni di buffer ad esso collegate – sono ridotte al minimo; caso per caso, a seconda dei
segnali dai processare, può comunque essere tollerato un valore anche elevato, ad esempio 100
msec.
Enrico Cosimi 21 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il segnale Carrier viene sdoppiato e trattato con due blocchi di filtri All Pass che rendono
disponibili due copie tra loro perfettamente sfalsate di 90°; questi due segnali vengono inviati ai
primi ingressi di una coppia di moltiplicatori – nello schema, Mult 3 e 4.
Il segnale di controllo viene realizzato sommando, in un'altra coppia di moltiplicatori, un oscillatore
a frequenza variabile ed uno a frequenza fissa precedentemente splittato e sottoposto a
sfasamento di 90°, cioè condotti a lavorare in regime di quadratura; anche questi due segnali
vengono inviati ad una seconda coppia di moltiplicatori Mult 1 e 2 ottenendo un range operativo
pari a -5 / 5 kHz. I segnali in uscita ai moltiplicatori 1 e 2 vengono inviati ai secondi ingressi della
coppia Mult 3 e 4 che, a questo punto, lavorando per somma algebrica, producono uno
spostamento coerente di tutte le frequenze presenti nel segnale Carrier / Program Input.
Enrico Cosimi 21 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Nel dominio hardware, la realizzazione di un frequency shifter ottimale è vincolata alla quantità
simultanea di filtri All Pass utilizzati e non è raro trovare interi banchi (più di 30 unità separate) di
componenti Band Pass – All Pass organizzati in costosi network di filtraggio.
Ovviamente, le realizzazioni all’interno del dominio digitale sono più economiche da portare a
termine.
Differenze tra FS e PS
Mentre il Pitch Shifting è assimilabile ad una transposizione armonica che prende tutte le
componenti del segnale e le “porta da un’altra parte” rispettandone i rapporti interni, il Frequency
Shifting è una forma di modulazione bilanciata, per molti versi simile a quella ottenibile con il ring
modulator, ma a differenza del RM, nel caso del Frequency Shifter le sideband inferiori e superiori
sono convogliate su punti diversi del percorso di uscita.
Enrico Cosimi 21 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Nel caso del Frequency Shifter, si effettua una somma di frequenze, cioè si applica un offset lineare
a tutte le componenti presenti nel segnale di partenza; espressa in Hertz, la distanza tra Do e Fa è
pari a 21.89 Hz e, come visualizzato nell’esempio qui sotto, questo valore viene sommato alla
lettura originale.
Si confronti il risultato ottenuto con quello proprio del Pitch Shifter e le differenze appariranno
evidenti, sia nella restituzione numerica delle singole componenti armoniche, sia nella loro
trascrizione sui righi musicali. La somma lineare del Frequency Shifter comporta uno
scardinamento dei rapporti armonici interni al segnale, ovvero produce un segnale che avrà, per la
nuova intonazione, un timbro sensibilmente diverso da quello di partenza.
Per rendere evidente la creazione di timbriche inarmoniche con il Frequency Shifter, è necessario
che si verifichino due condizioni:
Enrico Cosimi 21 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
• l’offset impartito con il FS non eve essere in rapporto di frequenza intero (o armonico) con
i valori propri del segnale di partenza;
• il comportamento del FS non deve essere modulato da segnali CV esterni che ne spostino
in passo il valore di offset seguendo le variazioni melodiche del segnale trattato, ovvero: il
FS deve rimanere impostato su un valore fisso ed inalterato, quali che siano le variazioni
melodiche eseguite dal segnale principale.
Enrico Cosimi 21 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Dopo aver abilitato l’emissione sonora mediante Switch AUDIO ON, l’utente può passare a
selezionare il tipo di trattamento desiderato, per valutare le conseguenze timbriche ottenute:
• nel caso del Pitch Shifter, il contenuto armonico rimane pressochè invariato anche nel caso
di grandi deviazioni dalle frequenze originali; le eventuali incertezze sonore sono dovute ai
glitch imposti dall’adozione della delay line per la generazione del trattamento;
• nel caso del Frequency Shifter, il comportamento sonoro è drasticamente variato rispetto
al segnale originale e, con la produzione di sideband su frequenze estranee, viene alterato
significativamente il timbro risultante.
Enrico Cosimi 21 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Una volta abilitata l’esecuzione della sequenza, agendo sullo Switch CLOCK ON, l’utente può
sperimentare:
• quando il tracking del Freq Shifter viene eliminato (Switch SEQ ON FS in off), il valore di
offset impostato rimane costante per tutte le frequenze eseguite dall’oscillatore e, come
nel caso del ring modulator, il prodotto timbrico varierà nota per nota;
Enrico Cosimi 21 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Delay
All’interno del dominio digitale, il tempo di ritardo è in funzione dello spazio disponibile per
immagazzinare i dati prima della loro emissione, ovvero è in funzione della massima dimensione
RAM assegnata alla delay line. Per tradizione, si definiscono come short delay quelli con durata
inferiore a 10 millisecondi, medium delay quelli contenuti entro i 50 millisecondi e long delay quelli
di durata superiore a 50 millisecondi e prolungabili su quantità significative – espresse anche
nell’ordine dei diversi minuti.
Enrico Cosimi 22 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
secondi) rimane costante, nel secondo è possibile alterare il tempo di ritardo in maniera
proporzionale all’ampiezza di un segnale di controllo ricevuto dall’esterno.
La modulazione del tempo di ritardo permette di generare una quantità enorme di trattamenti, ad
esempio chorus, phaser, flanger, comb filter cui abbiamo già accennato, o anche la produzione di
vibrati ciclici sull’intonazione del segnale passante.
Enrico Cosimi 22 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Nel primo caso, quello delle linee a ricircolo, il segnale trattato viene ripresentato all’ingresso –
formando un circuito di feedback recursivo e, di fatto, generando la struttura in nuce che porta ai
filtri IIR; il tempo di ritardo specificabile indicherà la distanza tra l’ingresso e l’uscita del segnale
audio.
Nel secondo caso, quello delle linee tapped, il segnale può essere prelevato in molteplici punti del
percorso di ritardo, in maniera analoga ad una tubazione dell’acqua che venga dotato di diversi
rubinetti lungo il suo percorso. Il tempo di ritardo specificabile indicherà la massima distanza
percorsa dal segnale audio tra l’entrata e l’uscita; ma l’utente potrà prelevare il segnale in diversi
punti del tragitto.
Per rendere più funzionale il circuito stesso, si prevede uno sdoppiamento del segnale in entrata
che viene diviso in un percorso di segnale diretto (dry) ed un segnale ritardata vero e proprio
(wet) – il lettore esperto avrà già notato che il concetto wet/dry si applica, come terminologia
indistintamente a parecchie categorie di trattamento audio; il rapporto tra le due componenti
permette di dosare l’intensità del segnale ribattuto rispetto al segnale originale.
Il segnale ritardato viene prelevato all’uscita della cellula delay e riportato all’ingresso della
medesima; il circuito retroattivo di feedback così creato permette – con opportuno dosaggio della
quantità di segnale passante – di definire il numero delle ribattute, cioè la durata del trattamento
delay sul segnale originale. Come già accennato a proposito dei filtri IIR, la linea di feedback è
potenzialmente destabilizzante per il circuito: se non viene sottoposta ad un’attenuazione anche
parziale, porterà inevitabilmente il circuito all’auto oscillazione, condizione in cui – teoricamente –
il ricircolo del segnale diventa infinito.
Enrico Cosimi 22 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Una volta chiarito che il delay time definisce l’estensione massima raggiungibile nella linea di
ritardo, le diverse tap, cioè i differenti punti di prelievo per il segnale, permettono la costruzione
di strutture ritmicamente caratterizzabili.
Se il massimo delay time è impostato a 1000 millisecondi (cioè 1 secondo) e la struttura prevede
quattro tap indipendenti – ciascuna posizionata ad 1/25 del tempo di ritardo, l’utente potrà
costruire strutture ritmiche diverse con la semplice apertura e chiusura delle quattro tap.
La struttura è più complessa della precedente, ma è analizzabile con facilità: il segnale in ingresso
viene sottoposto all’azione di un numero variabile di celle di ritardo (la quantità di celle è il
numero delle uscite sussidiarie tap previste dal costruttore). L’utente ha la possibilità di definire il
massimo tempo di ritardo, cioè la lunghezza totale del percorso in delay e, automaticamente,
le celle disposte lungo il percorso provvederanno ad appropriarsi del delay time / n delle celle
stesse, rispettando nei limiti del possibile una simmetrica proporzione.
Il segnale audio inserito nel multitap delay è quindi disponibile come segnale diretto, pronto ad
essere diversamente addizionato ai vari ritardi, ed in più è disponibile individualmente con le singole
uscite delle tap lines. Se ci sono quattro tap ed il max delay time è pari a 1000 millisecondi, la
prima tap arriverà a 250 msec, la seconda a 500 msec, la terza a 750 msec, la quarta a 1000 msec.
Enrico Cosimi 22 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente può accettare il segnale emesso dalle quattro tap in maniera indifferenziata – e quindi,
avendo di fatto specificato un delay time ad 1 secondo, otterrà delle ribattute a 250 millisecondi…
- oppure può arbitrariamente rifiutare una o più linea tap creando così una diversa scansione
ritmica nella restituzione del segnale ribattuto. Se, delle quattro linee, la seconda viene chiusa, si
otterrà un andamento ritmico assimilabile ad un ottavo seguito da due sedicesimi.
Ovviamente, se le linee di tap sono posizionate in locazioni temporali fisse, non è possibile per
l’utente variare il rapporto ritmico tra le diverse uscite; è però prevista in determinate
realizzaizoni hardware dedicate – ad esempio nel tc electronic D2 – la possibilità di specificare tap
per tap il punto ritmico preciso in cui si preferisce suddividere il max delay time.
Oltre al segnale diretto ed alle uscite indipendenti delle diverse linee tap disponibili, è a volte
disponibile la possibilità di mettere in ricircolo il segnale in uscita all’ultima cella di ritardo, inviando
nuovamente all’inizio del percorso. Anche in questo caso, lungo la linea di feedback è prevista la
possibilità di dosare la quantità di segnale passante.
Delay Stereo
E’ possibile variare il posizionamento delle ribattute nell’arco della stereofonia sia collegandole
fisicamente a precise uscite multiple confluenti in un mixer, sia utilizzando un sistema di delay su
due linee parallele che prevedano la possibilità di incrociare i percorsi di ricircolo.
Enrico Cosimi 22 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Dopo aver fatto partire il Sequencer (tramite Switch CLOCK ON), è possibile verificare i
comportamenti ottenibili variando il feedback, il delay time ed il rapporto dry/wet.
L’utente non dimentichi che, per sincronizzare un delay in millisecondo con una velocità
metronomica espressa in bpb, è necessario utilizzare la seguente formula:
Enrico Cosimi 22 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Per aggiungere i segnali delle otto tap lines, l’utente deve aprire i canali corrispondenti nel MIX
FADER,
Enrico Cosimi 22 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente sperimenti le interazioni possibili tra velocità metronomica del LFO, delay time left e right
e posizionamento nell’arco stereofonico delle ribattute.
Enrico Cosimi 22 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Da un punto di vista teorico, in certe strutture applicative – come ad esempio nel Clavia Nord
Modular G2 – si tende ad operare una distinzione tra i diversi segnali di controllo prodotti,
separando pitch da note eccetera.
Enrico Cosimi 23 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
• pitch: le note prodotte dalla tastiera, o ricevute alla porta MIDI In, ed eventualmente
processate mediante moduli di Glide/Portamento e, ancora, arricchite da inflessioni di
intonazione imposte mediante metodi di pitch bend;
• note: le note prodotte dalla tastiera o ricevute alla porta MIDI IN senza trattamenti
addizionali da parte degli altri moduli sopra citati.
• trasferimento di segnali audio, dalla sorgente fino allo stadio di uscita, attraversando un
numero imprecisato di trattamenti;
• generazione e trasferimento dei control voltages, ovvero delle tensioni di comando utili
per pilotare a distanza il comportamento di determinati circuiti (ad esempio le informazioni di
tastiera che controllano l’intonazione degli oscillatori); ovviamente, se il motore di sintesi è
generato nel dominio digitale, non ci saranno control voltages analogici, ma istruzioni logiche di
significato corrispondente;
• generazione e trasferimento delle tensioni di gate, ovvero informazioni bistabili (con due soli
stadi, acceso o spento, on/off, si/no, presenza/assenza), che istruiscono successivi generatori di
voltaggio sulla tempistica con cui svolgere determinati compiti (ad esempio, sempre dalla
tastiera, le informazioni che definiscono per quanto tempo le note rimangono abbassate);
• generazione e trasferimento degli impulsi di trigger, ovvero di brevissimi messaggi che
scandiscono con estrema precisione la partenza e/o la ripetizione di operazioni di natura
transiente, cioè non ciclica (ad esempio la curva di un inviluppo).
Enrico Cosimi 23 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Controllo di voltaggio - CV
Prima che Robert A. Moog definisse con chiarezza le peculiarità operative del controllo di
voltaggio, per alterare il valore parametrico di un qualsiasi circuito, il musicista era costretto ad
agire fisicamente sul parametro specifico fino al raggiungimento del livello desiderato.
Con l’adozione su larga scala del controllo di voltaggio, e quindi con la costruzione di circuiti in
grado di ricevere questo tipo di comando, il musicista sopra citato avrebbe limitato il suo sforzo
all’inviare verso il suo parametro controllato in voltaggio una corrente elettrica, una tensione CV con
cui modificare a distanza il valore desiderato. Insomma, il control voltage rappresenta il primo
sistema di automazione per sistemi di produzione musicale elettronica e le sue implicazioni
concettuali e funzionali sono, a dir poco, fondamentali.
Tecnicamente parlando, il control voltage è l’impiego di un segnale elettrico, una tensione quindi,
per generare comportamenti e modificare funzionamenti di determinati circuiti; ciascuno di questi
comportamenti funzionali – i parametri – è direttamente correlato alla grandezza del controllo di
voltaggio ricevuto. Questo significa che sarà possibile, volta per volta, definire il rapporto esistente
tra la tensione ricevuta (1 volt, 2 volt… 10 volts) e l’aumento, la diminuzione o il comportamento
bipolare del circuito controllato.
Gate
La tensione di Gate è un voltaggio che, a differenza del control voltage, può assumere solo due
valori: il primo, definito liberamente dal progettista, sarà diverso da zero e raggiungerà stabilmente
un qualsiasi livello compreso tra +5 e +10 volts, il secondo valore sarà sempre pari a zero volts.
L’alternanza di presenza e assenza comporterà il funzionamento logico della tensione di gate, cioè
indicherà la stasi non operativa o il momento di funzionamento per il comando selezionato.
L’esempio più banale è fornito dalla normale tastiera del sintetizzatore analogico: ogni volta che
viene premuta una nota, il circuito interno genera una tensione di gate che, dal valore zero di non
utilizzo, balza immediatamente alla tensione (ad esempio) di +5V istruendo il generatore di
inviluppo ad iniziare l’emissione del suo voltaggio di controllo. Se la nota rimane premuta per dieci
minuti, la tensione di gate rimarrà alta per tutti e dieci i minuti, non appena il musicista rilascia il
tasto, la tensione di gate scende nuovamente a zero (il cancello, “gate”, si richiude) ed il
generatore di inviluppo verrà così informato sull’avvenuto rilascio della nota.
La tensione di gate porta al suo interno quindi la fondamentale informazione relativa alla durata
dell’evento descritto.
Trigger
L’impulso di trigger è paragonabile ad una scintilla, un breve impulso elettrico capace di istruire
determinati circuiti sullo start preciso delle loro operazioni (ad esempio, l’innesco di un
generatore d’inviluppo). A differenza della tensione di gate, l’impulso di trigger è instantaneo, dura
pochi millisecondi, e (mentre il gate rimane “aperto” per tutta la durata dell’evento), per il trigger
parleremo di un rapido decadimento quale che sia la durata dell’evento innescato. Alcuni moduli
analogici prevedono la possibilità di retriggerare le proprie funzioni durante lo stadio attivo della
tensione di gate, ad esempio certi generatori di inviluppo possono far ripartire gli stadi di attacco e
decadimento ogni volta che viene ricevuto un trigger all’ingresso apposito.
L’impulso di Trigger informa il circuito dell’esatto istante in cui l’evento deve essere fatto partire, a
prescindere dalla durata stessa dell’evento; se l’impulso viene ripetuto nel corso dell’evento, si
possono utilizzare logiche di Re-Trigger con significative conseguenze.
Enrico Cosimi 23 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente può sperimentare le peculiarità dei tre modi operativi implementando un qualsiasi sistema
di sintesi –purchè monofonico- e verificando la diversa risposta in base alle sollecitazioni impartite
con Low-Last-High.
Enrico Cosimi 23 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’estrazione del valore di intonazione è realizzata in maniera relativamente brutale e non priva di
pericoli: si presuppone che la fondamentale del segnale monofonico attraversi il valore di
ampiezza zero per un numero finito di volta in un secondo.
Il circuito si occupa quindi di calcolare l’intervallo di tempo che intercorre tra due passaggi
attraverso lo zero. Ovviamente, l’informazione sarà disponibile con un certo ritardo, pari al
passaggio dell’intero ciclo.
Questo numero varia, ovviamente, a seconda dell’intonazione e permette – una volta calcolato –
di risalire all’intonazione originale del segnale trattato, quindi di emettere un controllo CV di
tensione proporzionale, con cui pilotare la frequenza di oscillatori eventualmente collegati.
Però, se il segnale audio analizzato ha una forte componente armonica, tale da mascherare la
fondamentale, il circuito che conta i passaggi attraverso lo zero può essere tratto in inganno e può
estrarre un valore di frequenza non corrispondente al vero.
Enrico Cosimi 23 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Cliccando due volte sul modulo Switch Momentary TAP TMP, si inviano – di fatto – altrettanti
impulsi che attraversano la linea di zero amplitude; il modulo Zero Crossing Counter sottostante
elaborerà l’intervallo di tempo ed emetterà un segnale di controllo CV ad esso proporzione, pari
alla velocità imposta al LFO che genera l’onda quadra utilizzata per far avanzare i sequencer
instanziati nella patch.
Per garantire la giusta sincronizzazione, lo stesso impulso che viene analizzato dallo Zero Crossing
Counter è inviato all’ingresso di Reset del LFO, riallineando – di fatto – il ciclo dell’onda quadra.
L’utente può verificare la fedeltà del percorso cliccando due volte, solo due volte con diverso
intervallo, sullo switch TAP TMP per ottenere le variazioni di andamento metronomico richieste.
Enrico Cosimi 23 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
LFO
Nel dominio analogico, la differenza tra VCO ed LFO ha una serie significativa di conseguenze per
ciò che riguarda le opzioni rese disponibili, i parametri operativi, la stabilitò di esercizio e quindi il
costo del modulo; nel dominio digitale, tutte queste differenze sono, di fatto, più sfumate e
vengono lasciate esclusivamente alle decisioni prese da chi scrive il software.
Le funzioni cicliche di modulazione ottenibili con il modulo LFO trovano immediata applicazione
per la produzione di vibrato (modulazione sulla frequenza delle sorgenti sonore) e tremolo
(modulazione sull’ampiezza dei signal modifier).
Parametri e funzioni
Un LFO è – di fatto – un generatore di funzioni cicliche, cioè un sistema in grado di produrre lo
stesso comportamento ripetendolo x volte al secondo.
I suoi parametri sono, ovviamente, imparentati con quelli già riscontrati a proposito dell’oscillatore
tradizionale, anche se non mancano delle peculiarità esclusive.
Enrico Cosimi 24 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
• Frequency
• Wave
• Shape Modulation
• Output Type (Unipolar / Bipolar)
• Offset
• Mono Mode / Poly Mode
• Reset/Key Sync
• Phase
1. FREQUENCY
La frequenza di un LFO ha come effetto pratico la specifica di quanto velocemente debba essere
eseguita la funzione di controllo emessa dal circuito stesso; quanto spesso, cioè quanto
velocemente, pur rimanendo all’interno della banda sub audio o – in alcuni casi – allontanandosene
non troppo esageratamente.
La frequenza degli LFO instanziabili in una macchina di media complessità,ad esempio il Nord
Modular G2, può essere circoscritta in tre range differenti:
• Sub Range: da un minimo di 699 secondi per ciclo ad un massimo di 5,46 secondi per
ciclo;
• Low Rate: da un minimo di 62,9 secondi per ciclo ad un massimo di 24,4 Hz;
• Hi Range: da un minimo di 0,26 Hz ad un massimo di 392 Hz;
• BPM Range: da 24 a 214 beat per minute.
Ovviamente, come in ogni oscillatore, è possibile modulare la frequenza con un controllo esterno.
2. WAVE
La dotazione di forme d’onda di un LFO è molto simile a quella di un oscillatore audio.
Una dotazione minima prevederà almeno triangolare e quadra, una dotazione più significativa
allargherà il patrimonio di forme d’onda ad altri esemplari.
Non è raro riscontrare – per oggettiva scarsa utilità – la mancanza della Pulse Width Modulation,
ovviata magari fornendo all’utente versioni dell’onda impulsiva differenziate per simmetria.
Un LFO che si rispetti fornirà comunque la dotazione standard di sinusoide, triangolare, rampa
(nelle due varietà positiva e negativa o, in alternativa, con un controllo bipolare), quadra.
Per ascoltare la forma di una LFO wave, la cosa più banale da fare è collegarne l’uscita all’ingresso
di modulazione di un qualsiasi oscillatore audio, magari avendo cura di regolare l’indice di
modulazione in maniera da non supera l’ampiezza di un’ottava picco – picco. Vedremo
successivamente come questa regolazione coinvolga i parametri di offset e polarity.
3. SHAPE MODULATION
Già osservata a proposito degli oscillatori audio, la possibilità di intervenire sulla sagoma della
forma d’onda alterandone il profilo (ed ovviamente il contenuto armonico, anche se per un LFO la
cosa è meno importante…) è di basilare importanza per ottenere determinati percorsi di
funzione.
Enrico Cosimi 24 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Lo schema precedente, adattato da Clavia Nord Modular G2 Owner’s Manual, riporta le possibili
variazioni di Shape ottenibili:
Enrico Cosimi 24 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Dopo aver abilitato l’audio con lo Switch AUDIO ON e senza alterare l’indice di modulazione (cioè
senza agire sul controllo Pitch dell’Oscillatore), l’utente può verificare il comportamento
modulante delle diverse forme d’onda presenti nel LFO.
Successivamente, è possibile sperimentare con le variazioni di Shape, confrontando i risultatio
audio con le differenziazioni grafiche riportate nel display del modulo.
Enrico Cosimi 24 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
La sezione inferiore dello schema riporta le variazioni ottenibili con l’inversione applicata alle tre
soluzioni.
Si noti che quando un’onda bipolare che abbia ampiezza picco–picco pari a 10 volt viene portata
nel solo regime unipolare, l’ampiezza risulta dimezzata.
La correzione di polarità e di offset hanno applicazione immediata nella creazione di vibrati che
rispettino il centro tonale originario, ovvero che non facciano perdere la frequenza di riferimento
all’oscillatore cui vengono impartiti.
la forma d’onda assume un andamento bipolare non invertito, la sua ampiezza coprirà i quadranti
positivo e negativo; se un’onda quadra a bassa frequenza con queste qualità viene applicata ad un
oscillatore audio, il trillo che si ottiene risulterà impossibile da mantenere in tonalità perché,
aumentando l’indice di modulazione, varieranno tutti e due i limiti alto e basso dell’escursione di
frequenza, allargando l’intervallo eseguito in maniera simmetrica attorno alla frequenza originale.
Se la forma d’onda, la stessa quadra di prima, viene sottoposta a trattamento di rettifica, cioè viene
trasportata nel regime unipolare positivo:
il trillo risultante manterrà il limite inferiore costantemente a zero offset, cioè rispetterà
l’intonazione originale dell’oscillatore audio; il limite superiore salirà progressivamente con
l’incremento dell’indice di modulazione.
Enrico Cosimi 24 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Se la stessa onda quadra viene sottoposta a trattamento di rettifica con un offset negativo, cioè
viene trasportata nel regime unipolare negativo:
il trillo risultante manterà il limite superiore esattamente a zero offset, cioè rispetterà
l’intonazione originale dell’oscillatore audio; il limite inferiore scenderà progressivamente con
l’incremento dell’indice di modulazione.
Enrico Cosimi 24 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente verifichi il comportamento del trillo in base alle opzioni di Offset e Polarity specificabili sul
modulo LFO OSC MOD, facendo particolare attenzione all’escursione -2 ottave- bipolare che
viene dimezzata quando si passa in regime di unipolarità.
Enrico Cosimi 24 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’allineamento desiderato tra gli LFO instanziati viene ottenuto semplicemente lasciando operare
solo un LFO che si applica a tutti i canali di voce disponibili; in questo modo viene garantita
l’assoluta certezza che la funzione ciclica generata sarà seguita in passo da tutti gli oscillatori (o
altra destinazioni di modulazione) collegati al modulatore.
Nella pratica, questa caratteristica viene indicata con la selezione LFO Mono/Poly: nel primo caso,
c’è un solo LFO che influenza –costantemente in passo- tutte le voci; nel secondo, ciascuna voce
sfrutta il proprio LFO, non garantendo più una simmetria di trattamento a tutti i costi.
6. RESET
Se necessario, si può subordinare l’esecuzione del ciclo da parte del LFO al Gate di tastiera, o ad
altro impulso esterno, in modalità simile al Hard Sync precedentemente illustrato a proposito degli
oscillatori audio.
Ogni volta che il circuito LFO viene raggiunto da un impulso al suo ingresso di Reset, si trova
costretto a far ripartire il ciclo che sta compiendo; se l’impulso di Reset è fornito dal Gate On di
tastiera, il ciclo di modulazione risulterà costantemente sincronizzato con l’inizio della nota
eseguita.
Enrico Cosimi 24 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 24 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’unico modo per evitare perdite di sincronizzazione consiste nel passare al modo Mono, in cui il
primo dei tre LFO viene collegato forzatamente a tutti e tre gli oscillatori mediante un sistema di
Switch 2:1 più Multiplexer.
L’utente verifichi inoltre, tornando alla modalità LFO Poly, le peculiarità della sincronizzazione del
ciclo LFO con il Gate On di tastiera. Per rendere operativa questa modalità, basta intervenire sullo
Switch KEY SYNC (in giallo) selezionando On.
Enrico Cosimi 24 - 10
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
7. PHASE
La fase, come la frequenza e l’ampiezza, ha una profonda importanza nella gestione del suono;
ciononostante, è più facile – all’interno di una struttura in sintesi sottrattiva – trovarne traccia
relativamente agli LFO che non negli oscillatori audio veri e propri.
Come è noto, la fase esprime in gradi sessagesimali un punto preciso all’interno del singolo ciclo;
in un LFO diventa così possibile variare il punto di partenza della funzione generata, ottenendo
risultati significativamente differenziabili.
Enrico Cosimi 24 - 11
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
I due filtri sono indipendentemente modulati a bassa frequenza da una coppia di LFO che generano
due rampe discendenti. I valori di Phase dei due LFO sono coincidenti, cioè tutti e due emettono
la forma d’onda con 0° di rotazione di fase.
L’utente, dopo aver abilitato il circuito audio, sperimenti le variazioni di fase sul LFO 2,
aumentando progressivamente i gradi di ritardo; si ricordi che un ciclo è pari a 360°.
Enrico Cosimi 24 - 12
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Random Generator
A differenza del Noise Generator, che contiene tutte le frequenze, un generatore di valori
Random agisce in una banda più concentrata, il cui risultato è – in certi casi – dipendente dal
valore precedentemente elaborato. Se il generatore è implementato nel dominio digitale, di fatto
tenderà a ripetere i propri valori su una scala piuttosto lunga; questo significa che – utilizzando un
parametro di carattere – può essere possibile definire la “ricorrenza” in percentuale degli stessi
valori all’uscita del circuito.
• Rate: la velocità con cui i valori casuali sono emessi dal circuito; a seconda del tipo di
struttura adottata, l’emissione dei nuovi valori può avvenire secondo una scansione di clock
indipendente o rispettando un treno di impulsi ricevuto dall’esterno. Nel caso di una
generazione autonoma dal punto di vista metronomico, il Random Generator può essere
utilizzato per conferire una componente di rumore, ovvero di imprevedibilità, alla stabilità
invariabile della struttura di sintesi implementata. Se il RND Gen è invece sincronizzato ai
passi di un clock esterno, può essere adottato per alterare drasticamente una sequenza di
note o di altri valori precedentemente programmata.
• Smooth/Stepped: la variazione randomica può progredire per cambiamenti bruschi
(Stepped) o utilizzare un Lag Generator interno che addolcisce (Smooth) le variazioni
repentine; ambedue le logiche hanno un preciso valore operativo.
Enrico Cosimi 25 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
In base alle necessità, è possibile utilizzare dei generatori Random specificamente disegnati per
fornire non valori casuali indifferenziati, ma la produzione di impulsi di trigger (Random Trigger)
o interi pattern casuali (Random Pattern).
Enrico Cosimi 25 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Mediante i due Switch 1 RND OSC e RND FLT, l’utente può abilitare indipendentemente la
modulazione casuale su oscillatore e filtro. Tutti e due gli effetti ottenibili hanno avuto ampia
diffusione nel vocabolario sonoro elettronico degli anni ’70.
L’utente sperimenti con le possibili variazioni di Smooth o Stepped (cioè smussato o a gradini)
ottenibili mediante controllo Step.
Enrico Cosimi 25 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
E’ interessante verificare come l’orecchio umano riesca, con una certa adattabilità, a riconoscere il
pattern originario anche se questo viene progressivamente aumentato in lunghezza, agendo sul
numero degli step disponibili. Anche nel caso di 128 step – massima lunghezza concessa – se la
velocità di emissione è sufficientemente elevata (è regolabile con il modulo LFO 1, se ne è abilitata
l’uscita mediante Switch LFO ON), è facile risalire all’inizio del pattern.
Enrico Cosimi 25 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Envelope Generator
Si parta dal caso più semplice: una nota di organo è facilmente caratterizzabile come avente il
transiente di attacco immediato, un periodo stazionario quanto l’intera nota ed un transiente di
estinzione immediato.
Enrico Cosimi 26 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Se si prevede la possibilità che i transienti di attacco e di estinzione siano diversi da zero, cioè
siano meno che immediati, si arriverà ad un profilo generico simile al seguente, che può essere
assimilato ad una nota eseguita da un violino.
In questo caso, il tempo di attacco, cioè l’intervallo di tempo intercorso tra l’inizio della nota ed il
raggiungimento del periodo statico influenza la graficizzazione riprodotta nello schema superiore:
maggiore è la sua durata, meno ripida diventa la linea che ne riproduce l’andamento.
Enrico Cosimi 26 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
In questo caso, il transiente di attacco è immediato (quindi viene rappresentato come una linea
verticale), il periodo stazionario manca del tutto ed il transiente di estinzione è molto allungato,
ma procede decisamente scendendo dal massimo picco raggiunto fino al minimo consentito per
l’ampiezza.
In questo caso, diventerebbe necessario prevedere uno stadio in più oltre ai tre originariamente
teorizzati.
Per far entrare nella pratica comune questo stadio addizionale, occorrerà aspettare l’inizio degli
anni ’60 dello scorso secolo, quando Vladimir Ussachevsky e Robert Moog sperimentano il primo
generatore di inviluppo analogico simile a quelli oggi abitualmente diffusi.
Enrico Cosimi 26 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
che successivamente confluiranno nella lunga saga dei programmi Music X, c’è la capacità di
utilizzare un Generator Unit, cioè una cellula di programma, per incarnare un oscillatore degenerato.
La degenerazione di programma consiste nel definire una forma d’onda di andamento particolare,
che viene eseguita in singolo ciclo allo scoccare dell’evento musicale. In pratica, un generatore di
inviluppo ricavata dall’oscillatore.
Il Generation Unit che funziona come oscillatore (o, nella versione degenerata, come inviluppo) è
un segmento di programma in grado di accettare diversi parametri in ingresso, abbreviati con la
sigla P ed il numero progressivo, atti a definire frequenza, ampiezza e forma d’onda, cioè funzione
da produrre; ciascun Generator Unit ha una sola uscita, nello schema riportata con la freccia verso
il basso. L’utente può definire fino a venti parametri nel sistema.
Quando il musicista compila il programma, di fatto, assembla una struttura di sintesi realizzata con
diversi Generator Units simultaneamente: tanto più computing power ha a disposizione, maggiore
è la quantità dei GU che può richedere simultaneamente; se la compilazione dei GU e
l’assemblaggio in sistema è corretto, l’instrument definito eseguirà tutti i compiti richiesti.
Il secondo GU è un oscillatore degenerato, cioè un generatore di funzione che viene utilizzato non
in banda audio, ma in banda sub audio con comportamento non ciclico; i parametri disponibili
permettono di specificare la frequenza (P 5), che in questo caso diventa la durata dell’inviluppo, e
la forma d’onda (G 1), che in questo caso diventa il profilo richiesto per la curva di inviluppo.
Enrico Cosimi 26 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il risultato audio dello strumento sopra descritto è riportato nello schema sottostante.
Enrico Cosimi 26 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
• Quando il Gate di tastiera si chiude, ad esempio quando il musicista rilascia il dito dal tasto,
il generatore di inviluppo abbandona il livello di energia stazionaria del segmento di Sustain
ed inizia a percorrere il segmento T3, cioè il segmento di Release. Questo parte dal
Enrico Cosimi 26 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
A questo punto, è possible riportare, com maggior dettaglio, il classico inviluppo a quattro stadi
codificato da Ussachevsky e Moog e successivamente adottato con l’acronimo ADSR.
Lo schema qui sopra fornisce molte altre informazioni, che verranno approfondite tra breve. Per
ora basterà approfondire alcune caratteristiche della visualizzazione adottata:
Enrico Cosimi 26 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
alterata dal prolungamento indefinito del Gate; il segmento di Sustain – cioè il livello – viene
invece prolungato indefinitamente e termina solo quando il Gate On viene commutato in
Gate Off.
3. Solo a questo punto, entra in funzione l’esecuzione del segmento di T3, cioè del Release
Time.
4. Se, per qualche motivo, la tensione di Gate viene interrotta prima che l’inviluppo abbia
raggiunto il livello diSustain, la sua escursione viene fatta forzatamente passare al quarto
segmento di Release – questa condizione di esercuzio è riportata in inchiostro verde nello
schema superiore.
5. Se l’inviluppo viene fatto passare dalla normale condizione di esercizio (subordinata alla
persistenza del Gate) alla condizione di sensibilità all’impulso di Trigger, viene a mancare
l’informazione necessaria a delimitare la durata del Sustain – manca cioè il Gate Off. In
questo caso, il generatore di inviluppo si trasforma da normale ADSR in un ristretto ADR,
ovvero provvede ad escludere il livello di Sustain. In questo caso, la curva tracciata passerà
con continuità dal tempo di Decay a quello di Release, cumulando i due tempi. Il tempo T2
di Decay scenderà dalla massima ampiezza al livello di Sustain (che non viene innescato) ed
immediatamente procederà da questo alla minima ampiezza, rispettando la velocità
impostata con il parametro di T3 Release.
1. Gate Envelope
E’ la forma di inviluppo più elementare, in pratica ridotta alla semplice alternanza On/Off gestita
dalla tensione di Gate. La sua diffusione è di fatto limitata alle timbriche di carattere organistico o a
quelle che, ovviamente, non si intende dotare di ulteriori articolazioni.
Enrico Cosimi 26 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Se invece il Delay Envelope fosse subordinato al regime impulsivo di Trigger – come nel caso dello
schema qui sopra - , l’esecuzione del segmento di Delay, e quindi la sua durata, non verrebbero
alterata in alcun modo dalla caduta del Trig.
Enrico Cosimi 26 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
3. Envelope AD
L’inviluppo Attack – Decay articola due segmenti di durata indipendente all’interno della
persistenza di Gate On.
La mancanza di un livello di Sustain limita di fatto la durata del picco di massima energia stazionaria
al solo istante in cui l’Attack termina la sua corsa ed inizia la discesa del Decay.
Regolando opportunamente i due tempi, è possibile simulare il comportamento Env D o produrre
attacchi esageratamente lenti seguiti da brusche cadute di ampiezza.
4. Envelope AR
La differenza più evidente con il precedente AD è che, in questo caso, il secondo segmento di
tempo lavora in regime di Release, cioè viene svincolato dalla persistenza del Gate, ovvero ancora
entra in funzione solo dopo che è stato dichiarato il Gate Off.
Enrico Cosimi 26 - 10
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Qesto significa che, di fatto, quando il primo tempo di Attack è stato superato, se persiste la
condizione di Gate On, l’inviluppo prolunga un livello extra di massima ampiezza, assimilabile ad un
Sustain impostato sul massimo livello. La durata di questo stadio intermedio è definita unicamente
dalla persistenza del Gate: appena si entra in Gate Off, parte il tempo di Release.
5. Envelope AHR
In apparenza simile al precedente, l’inviluppo Attack – Hold – Release lavora in rapporto
all’impulso di Trigger. Questo svincola la durata globale da fattori esterni come la persistenza di
Gate On e permette di definire con esattezza il valore individuale dei tre tempi.
L’utente può dosare la quantità di Attack (da livello zero al massimo picco di energia stazionaria),
poi definisce la durata del segmento di Hold (cioè quanto verrà prolungata la permanenza sul
massimo livello); dal momento che l’inviluppo è sganciato dal Gate, non ha alcuna importanza che
l’utente tenga premuta una qualsiasi nota… la durata dell’evento è decisa a posteriori.
Dopo il segmento di Hold, è possibile definire con esattezza la durata della coda di Release, che
procederà a riportare l’ampiezza della curva nuovamente verso il livello zero.
Inutile dire che, vista la subordinazione al Trigger (e non al Gate), l’inviluppo potrebbe anche
chiamarsi Attack- Hold – Delay…
6. Envelope ADSR
E’ il classico inviluppo a quattro stadi, composto da Attack, Decay, Sustain e Release. Il suo
funzionamento è subordinato alla persistenza del Gate On.
Enrico Cosimi 26 - 11
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Vedremo in seguito come la subordinazione possa essere duplice: alla persistenza del Gate On per
la durata complessiva del segmento di Sustain ed all’impulso di Trigger per l’eventuale ReStart con
o senza azzeramento dello step in corso.
7. Envelope DADSR
Questo tipo di inviluppo aggiunge, al classico quattro stadi citato in precedenza un quinto
segmento iniziale che delimita il tempo di Delay elaborato prima che venga fatto partire l’Attack
vero e proprio.
In questo modo, è possibile costruire un ritardo iniziale, dosabile secondo le dimensioni previste
dal progettista, che torna utile per dilazionare nel tempo un qualsiasi evento o, in concomitanza
con un secondo inviluppo, per costruire strutture più complesse.
Enrico Cosimi 26 - 12
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Si noti, che in tutti i generatori di inviluppo è in realtà previsto un minimo segmento di delay,
nell’ordine di un millisecondo, che evita l’innesco di transienti indesiderati, frutto della brusca
variazione tra il livello casuale del Release e l’obbligo di partire da zero ampiezza per l’Attack
iniziale.
8. Envelope ADR
Se al normale inviluppo a quattro stadi si sottrae il segmento di Sustain relativo alla porzione di
energia stazionaria, si ottiene una struttura ADR caratterizzata dai tre tempi individualmente
regolabili; i primi due sono subordinati alla persistenza del Gate On, il terzo – quello del Release –
viene emesso in coincidenza con il Gate Off.
9. Envelope ADDSR
Originariamente sviluppato da KORG per i suoi strumenti ROM based, l’inviluppo a sei stadi
prevede una struttura composta da Attack, Decay 1, Break Point, Decay 2, Sustain e Release.
Enrico Cosimi 26 - 13
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
In questa struttura, la differenza tra i tempi Decay 1 e Decay 2 è stabilita dal Break Point, che di
fatto è un livello con durata instantanea in grado di separare i due tempi di discesa.
A differenza della precedente condizione, una volta superato il livello di Sustain (ovviamente
subordinato alla persistenza del Gate On), viene eseguito il primo tempo di Release 1 e, una volta
raggiunto il Break Point momentaneo, si passa all’esecuzione del Release 2 Time.
Enrico Cosimi 26 - 14
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
A differenza dei casi visti in precedenza, questo generatore di inviluppo permette di descrivere la
propria traiettoria utilizzando per ogni stadio un tempo T ed un livello L.
In questo modo, l’inviluppo parte dal livello L0, eventualmente (ma non necessariamente)
coincidente con L4 lasciato dalla nota precedente; alla velocità specificata con T1, raggiunge la
stazione intermedia L1, da questa si muove verso L2 a velocità T2; successivamente, viaggia verso
L3 a velocità T3 ed infine scende – o sale – verso L4 a velocità T4.
Da notare – cosa fondamentale – che, a seconda delle implementazioni, uno qualsiasi dei quattro
livelli può essere “promosso” al rango di Sustain, ovvero può essere subordinato alla persistenza
del Gate On. E’ ovvio che non tutte le possibilità hanno un’utilizzo pratico.
Enrico Cosimi 26 - 15
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
1. STRUTTURA
La struttura dell’inviluppo varia sensibilmente – lo abbiamo visto in precedenza – in base al
numero ed alla qualità degli stadi: in precedenza, sono state presentate le logiche operative
attualmente più diffuse. E’ chiaro che, nel dominio digitale, è possibile disegnare qualsiasi tipo di
inviluppo, con 32, 64, 128 o più segmenti liberamente configurabili e controllabili mediante
riscontro grafico diretto.
Enrico Cosimi 27 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
La schermata riprodotta qui sopra – restituita in Inverse per maggior chiarezza – riproduce tre dei
molteplici inviluppi disponibili simultaneamente all’interno del programma Native Instruments
Absynth 3. Per ciascun inviluppo, l’utente può creare un numero indefinito di stadi, variarne il tipo
di curva, dosarne la densità ritmica e basare le parti più noiose della programmazione sull’impiego
di un’efficace visualizzazione grafica.
2. CURVE SELEZIONABILI
In base alle esigenze ed alla flessibilità del generatore di inviluppo, può essere possibile selezionare
un tipo di curva per i segmenti di tempo. A seconda delle opzioni, le scelte operate possono
influenzare simultaneamente tutti gli stadi o essere applicabili in maniera individuale ai diversi tempi
instanziati nella struttura di inviluppo.
Enrico Cosimi 27 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 27 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente verifichi:
Enrico Cosimi 27 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente deve verificare i comportamenti dei temi di Attack, Decay e Release in rapporto alla
gestione del filtro e, successivamente, controllare la Amplitude Modulation sul VCF ENV da parte
della dinamica di tastiera.
Enrico Cosimi 27 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Ma, se durate la normale esecuzione, ovvero a ciclo non ancora completato, il circuito riceve un
ulteriore impulso di Gate o di Trigger, come deve comportarsi?
• l’inviluppo riprende il suo ciclo dall’inizio, ovvero dal segmento di Attack (nel caso di un
ADSR e similari), partendo dal livello in cui si trova al momento del Re-Trigger. In questo
caso, la curva non rispetterà l’andamento originalmente previsto per il segmento di attacco,
ma lo accorcerà in base all’ultimo valore utile di livello eseguito. Questa logica, corrisponde
al funzionamento “normale” e, nello schema sottostante, è la graficizzazione superiore.
• l’inviluppo riprende il suo ciclo dal segmento di Attack, ma questa volta esegue un forzato
ritorno a zero, ovvero – quale che sia il livello a cui si trova – riprende la partenza sempre
Enrico Cosimi 27 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 27 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
La sorgente sonora (un Noise Generator filtrato in un modulo Flanger) viene processata nel
sistema combinato di Env + Amplifier.
1. AD, cioè Attack Decay, con ambedue gli stadi subordinati alla condizione di Gate On. In
pratica, l’inviluppo viene eseguito correttamente e compiutamente solo se il musicista tiene
premuta sulla tastiera la nota sufficientemente a lungo; in caso contrario, l’inviluppo viene
interrotto.
2. AR, cioè Attack Release. In questo caso, a differenza del precedente, l’inviluppo prolunga
indefinitamente il livello di massimo picco raggiunto dopo aver eseguito il tempo di Attack.
Questo nuovo segmento, assimilabile ad un Sustain virtualmente infinito, dura fintanto che
permane la condizione di Gate On, ma appena subentra la condizione di Gate Off,
l’inviluppo AR procede ad eseguire il tempo di Release, ovvero scende a zero livello con la
velocità specificata per lo stadio di Release.
Enrico Cosimi 27 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Un inviluppo unipolare è utile nella maggior parte dei casi; risulta indispensabile per pilotare
l’ampiezza di un amplificatore che, ovviamente, non prevede il controllo per i valori negativi: una
volta che il livello è al minimo, non può scendere sotto zero.
Un inviluppo con offset completamente negativo è utile per gestire l’intonazione degli oscillatori
con determinati effetti o per controllare specificamente i filter sweept in alcune condizioni
operative.
Se l’inviluppo alterna, nel corso del suo tragitto, valori positivi e valori negativi, ovvero se spazia
tra -1 e +1, rientrerà nella categoria degli inviluppi bipolari, come nel caso riportato qui sotto.
Enrico Cosimi 27 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
In questo profilo, dopo il primo stadio di Attack T 1, interamente nel regime positivo, l’inviluppo
scende ad un livello di Sustain negativo, a velocità specificata con Decay T 2, e da questo poi risale
a 0 a velocità di Release T 3.
L’inversione dell’inviluppo consiste invece nel ribaltamento specchiato sull’asse X del profilo grafico
originariamente programmato; in questo caso, ipotizzando una configurazione ADSR, l’inviluppo
scenderà da livello 0 alla minima ampiezza prevista (-1) con la velocità impostata per il tempo di
Attack; da questo si sposterà verso il livello di Sustain secondo la velocità Decay e
successivamente, quando si passa dalla condizione di Gate On a quella di Gate Off, provvederà a
risalire verso il livello 0 con la velocità definita nel Release time.
Enrico Cosimi 27 - 10
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 27 - 11
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 27 - 12
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Altrettanto intgeressante, la quinta posizione di Sustain relativo al Trigger Mode, con cui
l’inviluppo è di fatto esclusivamente sensibilizzato all’impulso di Trigger che ne innesca l’esecuzione
incondizionata.
Chiaramente, nella condizione di Trigger, le “durate” impostate sui quattro livelli assumono un
valore nominale di semplice sosta momentanea tra i tracciati dei tempi T1-T4.
Enrico Cosimi 27 - 13
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
La differenza più significativa tra i due sistemi è che – normalmente – un LFO produce ciclicamente
cioè con continuità la sua modulazione ed un Envelope Generator lavora – normalmente – in un
regime di singola emissione sincronizzata al Gate On, una modalità espressa con il termine one
shot.
Ma se il generatore di inviluppo prevede la possibilità di Restart, cioè può generare – al termine del
segmento di Release o di Decay – un impulso utile a far ripartire l’Attack, ecco che il suo
comportamento diventa ciclico, cioè una volta innescato dal primo Gate On, non ha bisogno di
persistenze di tensione esterna per continuare a produrre in ripetizione il proprio tragitto.
A questo punto, l’inviluppo è perfettamente assimilabile ad un LFO programmabile, come appare
chiaramente dal grafico sottostante.
E’ però necessario operare delle distinzioni: quasi sicuramente, nel caso di un regime di esecuzione
ciclico, verrà escluso il segmento di Sustain (quello cioè tradizionalmente legato nella sua durata
alla persistenza della condizione di Gate On). Molto probabilmente, gli inviluppi dotati di ciclicità
programmabile sono del tipo più semplice a due tempi AD.
Nel caso si rendesse necessaria un’articolazione più estesa, ripetuta più volte, può essere utile
raggiungere la condizione di loop envelope.
Enrico Cosimi 27 - 14
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il comportamento ripetitivo – in loop – dell’inviluppo à innescato mediante Switch LFO ON, che
di fatto abilita il collegamento tra l’uscita Trig END e l’ingresso TRIG IN sull’inviluppo stesso.
Appena l’utente preme una nota sulla tastiera, ovvero appena emette una tensione di GATE ON
sufficiente ad aprire l’inviluppo principale del percorso audio Env ADSR1, se il modulo SELF LFO è
collegato in condizione di loop al proprio Trig END, inizierà ad eseguire a ripetizione gli stadi di
Attack e Decay.
Variando i due tempi, di fatto, si cambia la curva dell’inviluppo, passando dalla rampa positiva alla
triangolare e da questa alla rampa negativa.
Enrico Cosimi 27 - 15
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
• la selezione degli stadi, cioè dei segmenti, che si intende includere nel loop: da dove si
parte e fino a dove si ripete in maniera selettiva. In alternativa, può essere implementato un
loop globale che ripete l’intera traiettoria programmata. Nello schema sottostante,
l’inviluppo è stato progettato per ripetere quattro volte i segmenti di Attack e Decay.
• il numero delle ripetizioni che dovranno essere eseguite nel regime di loop; in alternativa
alla definizione numerica precisa (da 2 a 99 volte, ad esempio), può essere aggiunta una
condizione ulteriore di loop indefinito, subordinato alla persistenza del Gate On. In questo
caso, l’inviluppo ripeterà gli stadi abilitati fintanto che l’utente prolunga il Gate On.
Enrico Cosimi 27 - 16
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Interruttori
Lo Switch, cioè l’interruttore, è un modulo findamentale per la differenziazione nel tempo dei
comportamenti richiesti dallo strumento; per sua natura, il circuito di interruttore prevede solo
due stati: aperto o chiuso.
• se l’interruttore è momentaneo, il passaggio tra uno stato e l’altro avviene fintanto che
persiste una condizione di controllo esterno: ad esempio, l’interruttore è normalmente
chiuso e fintanto che si verifica un Gate On, rimarrà aperto; appena il Gate torna in Off,
Enrico Cosimi 28 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Se il controllo ha valore pari a 0, l’interruttore sarà chiuso; se il controllo ha valore pari a 0 +n,
l’interruttore risulterà aperto; se l’interruttore ha più uscite – ovvero è uno smistatore – il valore
di n verrà addizionato +n ogni volta che si intende specificare l’uscita selezionata.
C’è però una condizione che deve sempre essere rispettata: l’interruttore prevede l’apertura di un
solo passaggio alla volta. Ovvero, non è possibile che un interruttore smisti contemporaneamente
su più di un’uscita il segnale ricevuto in ingresso (in tal caso si parlerebbe di sdoppiatore o di
multiplo), o che permetta di miscelare insieme due segnali in ingresso contemporaneo sulla stessa
uscita (in questo caso, si parlerebbe di mixer).
Banalmente, si può paragonare questo comportamento alla selezione di canale su un’auto radio:
rimane premuto un bottone alla volta e non si può ascoltare più di un canale simultaneamente.
Multiplexer
Il segnale di controllo emesso da uno switch, sia esso 1:1 o di struttura più complessa, viene di
solito inviato a pilotare il comportamento di un selettore a più vie.
Questo tipo di circuito è comunemente indicato come multiplexer. Un multiplexer non è altro
che uno smistatore dotato – a seconda dei casi – di un ingresso ed un certo numero di uscite o, in
alternativa, di un certo numero di ingressi ed una singola uscita. L’illustrazione sottostante riporta
due multiplexer, quello superiore è un 8:1 (in grado di collegare una delle otto possibili sorgenti
alla singola uscita), quello inferiore è un 1:8 (in grado di collegare il singolo ingresso ad una delle
otto possibili uscite.
Enrico Cosimi 28 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Nel corso delle patches didattiche finora incontrate, l’utente avrà avuto modo di riscontrare
l’accoppiata Switch - Multiplexer come pratico sistema per selezionare diversi percorsi di segnale.
L’illustrazione qui sopra riproduce, in alto, due interruttore Value differenziati per tipo di percorso
(due ingressi un’uscita o un ingresso due uscite); in tutti e due i casi, il passaggio di stato avviene
quando il segnale di controllo incrocia il valore specificato come soglia sensibile.
Nella stessa illustrazione, in basso, è riportato un Window Switch, che invece permette di definire
non una singola soglia, ma un campo di possibili valori (un range) entro il quale il segnale di
controllo ricevuto avrà sempre la facoltà di innescare il cambio di stato.
Nello specifico, il tipo di switch qui riprodotto mette a disposizione dell’utente anche un segnale
logico che documenta l’avvenuto cambio di stato; utile per innescare altre comportamenti
all’interno della catena di sintesi instanziata.
Enrico Cosimi 28 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
La scansione avviene ad una velocità e con un andamento basato sulla frequenza e sullo shape della
triangolare emessa dal LFO MUX LFO collegato al Control Input del Multiplexer.
L’utente sperimenti con diverse traiettorie di controllo, ovvero con differenti forme d’onda
emesse dal LFO e verifichi, caso per caso, come l’amplificazione o l’attenuazione del segnale di
controllo (ottenibile mediante Mix 1:1 MOD AMT) sia funzionale per ottenere il risultato
desiderato.
Enrico Cosimi 28 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Level
• applicare un offset di valore al comportamento parametrico del circuito; nel caso di un VCA,
l’eventuale costante impartita può svolgere funzioni di initial gain; nel caso di una
modulazione in banda sub audio, la costante aggiunta può spostare il comportamento
richiesto nel quadrante positivo o negativo dei valori;
• influenzare simultaneamente due o più punti sensibili del circuito: se sono stati instanziati –
ad esempio – tre filtri e si desidera pilotare da uno stesso punto le tre frequenze di taglio,
è molto facile collegare i tre ingressi di modulazione dei filtri ad un singolo generatore di
costante che, di fatto, diventa la manopola principale per gestire l’insieme della struttura
filtrante.
Enrico Cosimi 28 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 28 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il generatore IMPULSO fornisce un’articolazione ben definita nel tempo per il segnale e, mediante
CONSTANT, è possibile saldare insieme i singoli eventi sonori innalzando la soglia del Level
Multiplier che tratta il segnale audio generato dall’Oscillatore.
Da un punto di vista tecnico, il modulo CONSTANT, confluendo dentro al Mixer MIX LIN,
produce un offset che è assimilabile al parametro di initial gain dell’amplificatore; a questo viene poi
sommato l’impulso sagomato dal generatore di Inviluppo.
Si noti che, per meglio far funzionare il sistema, il Mixer MIX LIN è impostato sulla modalità di
comportamento lineare.
Enrico Cosimi 28 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Step Sequencer
Il circuito originario del sequecncer analogico prevede la possibilità di impostare un numero finito
di valori che possono essere scanditi a velocità specificata dall’utente ed inviati, come qualsiasi altra
sorgente di modulazione, al controllo di una qualsiasi destinazione prevista nel circuito di sintesi.
Enrico Cosimi 29 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Step e Row
L’organizzazione canonica del sequencer prevede la dimensione “orizzontale” della sequenza,
espressa nel numero degli step, cioè dei passi disponibili, e la sua articolazione “verticale”, cioè la
quantità di righe simultaneamente disponibili in colonna. Tanto più il sequencer è ampio, maggiore
saranno le capacità operative; un sequencer normale può offrire all’utente 8x2, 8x3 o 16x1; un
sequencer più significativo può arrivare a 16x4. In tutti i casi, la prima cifra si riferisce al numero
degli step, la seconda a quello delle righe disponibili ed organizzate in colonna. Ogni riga consente
il controllo simultaneo di una destinazione di modulazione.
Nel caso del Moog 960, le tre righe A, B e C possono essere facilmente indirizzate verso la
frequenza degli oscillatori (riga A), del filtro (riga B) e dell’amplificatore (riga C).
Controllo sull’articolazione
Nella sua versione più semplice, il sequencer permette l’organizzazione di eventi limitati al gate on-
off di gate, utile per innescare una successione di articolazioni – ad esempio pilotando uno o più
generatori di inviluppo. Differenziando la programmazione, ovvero lo stato dello step, l’utente ha la
possibilità di selezionare la condizione di nota o di pausa.
Enrico Cosimi 29 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Ovviamente, la programmazione della sequenza deve prevedere, oltre alla specifica dello stato
proprio di ciascuno step (cioè la condizione nota/pausa), anche la possibilità per l’utente di definire
il contenuto, ovvero di specificare il valore parametrico assegnato al singolo step.
E’ importante ricordare che, specialmente nel mondo analogico, ma anche in buona parte delle
implementazioni digitali, il significato applicato al valore parametrico degli step di sequenza è
esclusiva conseguenza della connessione che l’utente realizza in uscita al modulo di sequencer;
come dire che se il contenuto della sequenza è applicato al controllo di frequenza su un
oscillatore, la sequenza definirà le note eseguite; se invece è applicata al controllo di ampiezza di
un amplificatore, la stessa sequenza governerà il volume del segnale passante. L’unico caso in cui
non è possibile alterare i ruoli dei valori precedentemente programmati è quello relativo ai codici
di Nota On/Off previsti dal protocollo MIDI.
Enrico Cosimi 29 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Nel primo caso, Value, la visualizzazione del valore parametrico assegnato ai sedici step è affidata
direttamente all’indicatore numerico (in un range convenzionale compreso tra 0 e 127); lo stesso
valore reso graficamente più evidente assegnando ad esso il posizionamento di un ipotetico cursore
virtuale nel modo Level. Per ultimo, con la modalità Note, viene visualizzato il valore all’interno di
un sistema che riproduce, elongato sull’asse orizzontale, l’andamento cromatico della tastiera di
pianoforte. Quest’ultimo sistema, ormai entrato nell’uso comune, viene abitualmente identificato
come piano roll ed ha in egual misura sostenitori e detrattori. Ovviamente, l’utente non deve fare
altro che scegliere, caso per caso, il tipo di visualizzazione che meglio si adatta al proprio modus
operandi o alle necessità contingenti.
In tutti i casi, è bene ricordarlo, il contenuto dei sedici step organizzati in sequenza non cambia, a
prescindere dal tipo di visualizzazione selezionata.
La sincronizzazione elementare
Nella forma più semplice, per far avanzare il sequencer da uno step al successivo, è necessario
produrre un treno di impulsi sufficientemente ripidi ed inviarlo al clock input del sequencer stesso.
Enrico Cosimi 29 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Oltre all’avanzamento del sequencer, il treno di impulsi – nell’illustrazione qui sopra è realizzato
utilizzando un semplice LFO – deve anche innescare l’emissione dell’inviluppo; il circuito è molto
facile da realizzare e garantisce la completa sincronizzazione tra avanzamento degli eventi e loro
articolazione nel tempo.
Purtroppo, con questo tipo di collegamento, non è possibile prevedere pause all’interno del treno
di impulsi a meno di non sacrificare uno step azzerandone il valore di ampiezza e creando una
“pausa hardware”.
Per risolvere il problema, diventa necessario prevedere, nella struttura del sequencer, un
operatore logico AND, che subordini l’emissione dell’impulso ricevuto all’abilitazione step per
step.
L’operatore logico AND lascia passare un impulso solo quando ai suoi due ingressi sono
simulaneamente presenti condizioni affermative; nel caso del nostro circuito, le due condizioni
richieste sono: a) il treno di impulsi emesso dal LFO, b) l’abilitazione indipendente per ciascuno step
della condizione nota/pausa. Quando il modulo AND incorporato nel sequencer riscontra la
Enrico Cosimi 29 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
veridicità delle due condizioni, emetterà alla sua uscita Gate/Trigger l’impulso che successivamente
verrà utilizzato per innescare il generatore di inviluppo.
In questo modo, senza sacrificare step di valore zero, è possibile creare pause all’interno della
sequenza.
Enrico Cosimi 29 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
1. il contenuto dei singoli step è regolabile mediante piano roll: variando la posizione del
semitono annerito, varierà il numero della nota eseguita;
2. la condizione nota/pausa per lo step viene selezionata con i quadratini acceso/spento; il
loro comportamento può essere modificato tra modalità Trigger o Gate., Nel primo caso
(T), ogni evento emette un impulso indipendente; nel secondo caso (G), impulsi contigui
eventualmente aperti vengono fusi in un unico evento di lunghezza globale. Per il
funzionamento dell’inviluppo ADSR – che risponde solo alla logica di Gate – è necessario
convertire i trigger in gate mediante modulo PULSE 1, che prolunga artificialmente la durata
degli impulsi portandola a 2.31 msec, generando – di fatto – tensioni di Gate accettabili
dall’inviluppo;
3. la tastiera – virtuale o reale – influisce sia sull’intonazione dell’oscillatore ( di fatto fornendo
una transposizione per la sequenza), sia sull’innesco dell’inviluppo; le due condizioni possono
essere inibite agendo sul controllo KBT On dell’oscillatore (per eliminare la
transposizione) e sul controllo KB dell’inviluppo (per evitare la sovrapposizione negli
inneschi e la conseguente distruzione dell’andamento ritmico).
Ovviamente, per innescare il playback del sequencer, è necessario abilitare la trasmissione del
treno di impulsi inviato dal Clock Generator al Sequencer, agendo sullo Switch 1:1 CLOCK ON.
Enrico Cosimi 29 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il Gate di tastiera ed il Gate emesso dal sequencer vengono combinati nell’operatore logico ed
inviati al Gate Input del generatore di inviluppo; in questo modo, l’inviluppo può essere innescato
indifferentemente dal sequencer o dalla tastiera e la struttura di sintesi può essere suonata
dall’utente anche a sequencer fermo.
Enrico Cosimi 29 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il concetto è semplice: facendo andare a velocità audio un sequencer, si genererà una forma d’onda
il cui profilo è direttamente conseguente all’andamento dei valori contenuti nei diversi step.
E’ possibile compiere una serie di interessanti esperimenti; la patch è quella fornita in seguito per
la sperimentazione diretta, e qui riprodotta per comodità di esposizione.
Enrico Cosimi 30 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 30 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Di seguito, un’onda a dente di sega ottenuta posizionando i primi 8 step del sequencer su valori
progressivamente discendenti. Se ne apprezzi la frequenza – verificabile con la lunghezza del
periodo (al fine di confrontarla con le illustrazioni successive) ed il profilo a scaletta, dovuto alla
drastica quantizzazione in otto livelli per la forma d’onda.
Se invece di otto step se ne utilizzano sedici, sempre configurandoli a scaletta, si otterrà una forma
d’onda dente di sega di frequenza dimezzata – il periodo è lungo il doppio (ovvero, a parità di
clock rate, il sequencer impiegherà il doppio del tempo per eseguire 16 step rispetto a quanto
impiega per eseguirne solo 8, da qui il raddoppio di frequenza).
L’andamento grafico della forma d’onda, seppure ancora scalettato, è meno caratterizzato da
bruschi sbalzi: 16 livelli intermedi permettono di definire con minor approssimazione l’andamento
desiderato; nel caso, basterebbe filtrare blandamente con un modulo passa basso il segnale audio
prodotto dal sequencer per eliminare buona parte delle irregolarità.
Enrico Cosimi 30 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Che succede se si posizionano gli slider del sequencer in posizione completamente casuale?
Semplice, si ottiene una forma d’onda di andamento decisamente irregolare, per quanto
ciclicamente ripetuta. All’interno della struttura randomica, saranno evidenti le formanti causate
dai valori più elevati contenuti negli step del sequencer.
Monitorando l’andamento grafico con un oscilloscopio (hardware o, come nel nostro caso,
sofware) si riesce velocemente a sviluppare un preciso senso di corrispondenza tra valori
programmati nel sequencer e forma d’onda risultante.
Enrico Cosimi 30 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Con il sequencer utilizzato in questo modo (sono attivi solo i primi otto step), si ottiene una
forma d’onda quadra con simmetria al 50% come quella riportata qui di seguito.
Se gli step vengono posizionati in questo modo, raddoppiando l’intensità delle alternanze, di fatto
si raddoppia la frequenza ottenibile; gli step utilizzati sono sempre i primi 8 dei sedici disponibili.
Enrico Cosimi 30 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Si noti come, non variando l’intonazione richiesta, ovvero non suonando un’altra nota sulla
tastiera, il ciclo della quadra risultante sia dimezzato rispetto al precedente e quindi la frequenza
risulti un’ottava sopra.
Continuando ad addensare le alternanze alto basso nel sequencer, fino ad arrivare ad un rapporto
1:1, si otterrà un ulteriore raddoppio di intonazione, pari a 4 volte la frequenza originale; come è
ovvio, il ciclo riportato nel grafico sarà quattro volte più corto; altrettanto ovviamente, in origine
avevamo 8 step per generare la forma d’onda, poi ne abbiamo utilizzati 4+4, poi 2+2+2+2.
Enrico Cosimi 30 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Si noti, in questa come nelle illustrazioni precedenti, la presenza di armoniche spurie e di transienti
frutto della brutale quantizzazione generata da un trattamento con pochi punti di descrizione.
Enrico Cosimi 30 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Se necessario, è possibile processare il segnale audio emesso dal sequencer attraverso un modulo
di filtro passa basso (a 12 dB/Oct, ma anche a 24 dB/Oct) per smussare maggiormente le asprezze
e le discontinuità timbriche presenti nel segnale generato.
Enrico Cosimi 30 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
E’ ovvio che, per rendere funzionale il collegamento in parallelo, diventa necessario raccogliere in
due punti di somma le uscite indipendenti dei due sequencer.
Nel caso dei CV, è possibile convogliarli all’interno di un mixer a due canali, impostato sul regime
lineare; per i Gate, è invece necessario far confluire i due treni di impulsi all’interno di un
operatore OR, che ne permetta la somma alternativa.
Attenzione! La somma dei due CV all’interno di un mixer lineare ha risultati accettabili solo se il
sequencer alternativamente fermo non continua ad emettere la tensione DC assegnata all’ultimo
step: se questo accade, il valore dell’ultimo step viene sommato ai valori del secondo sequencer,
diventando di fatto una transposizione della sequenza.
Nel dominio digitale, e specificamente nel Clavia Nord Modular G2, questo problema è risolto
grazie all’adozione dei due chain input CV e Gate appositamente realizzati su ciascun modulo di
sequencer.
Enrico Cosimi 30 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Dall’alto, riscontriamo:
1. un NOTE SEQUENCER utilizzato per far eseguire alla coppia di oscillatori audio le 16 note
desiderate;
2. un Value Sequencer, TRANSPOSE SEQ, utilizzato mediante divisione di clock, per
transporre la sequenza del NOTE SEQUENCER sommandogli valori pari a -12, -9, -7, -5, -
12, 0. -12. 0 step; si noti che questo secondo sequencer ha l’escursione limitata ai primi
Enrico Cosimi 30 - 10
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
otto step e che il suo avanzamento è reso più lento grazie alla demoltiplica ottenuta con il
modulo CLOCK DIVIDER, che provvede a farlo avanzare di un solo passo ogni sedici
compiuti dall’altro modulo;
3. un terzo Level Sequencer, definito SEQUENCER ACCENT, che fornisce aperture ritmiche
applicate alla Cutoff Frequency del filtro; si noti come l’uscita di questo sequencer
confluisca insieme all’uscita di un LFO all’interno di un MIX MOD, che raccoglie i due
segnali modulanti e permette all’utente di realizzare il rapporto di controllo desiderato; il
mixer è in regime esponenziale, ma può essere posizionato più propriamente in regime
lineare.
Si noti come, a differenza di altre patches simili, invece del consueto modulo integrato Env + VCA,
sia stato utilizzato un Level Multiplier, con vere funzioni di VCA ed un generatore di inviluppo
Decay (ENV VCA) con funzioni di controllo sul precedente.
Come al solito, l’attivazione dei sequencer è subordinata all’apertura dello Switch 1:1 CLOCK ON
da parte dell’utente.
Enrico Cosimi 30 - 11
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Per il corretto funzionamento, è importante che nei due sequencer siano implementate le apposite
connessioni di Reset (con cui riportare al primo step utile l’esecuzione), Link Out (con cui abilitare
la partenza a staffetta del secondo sequencer) e di Loop In (con cui abilitare la ripetizione della
sequenza programmata).
In teoria, non c’è limite alla lunghezza complessiva della sequenza, basta che l’utente si preoccupi di
trasferire modulo per modulo i segnali di controllo necessari alla corretta sincronizzazione dei
diversi elementi.
Inutile dire che, superato un certo numero di step, l’utilità del sequencer analogico o virtual
analogico diventa minima: se servono 64 o più note programmate, tanto vale passare ad un
normale sequencer MIDI.
Enrico Cosimi 30 - 12
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 30 - 13
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Control Modifiers
I control modifiers sono unità funzionali in grado di alterare i segnali di controllo utilizzati nella
struttura di sintesi. Assimilabili concettualmente ai signal modifiers, il loro compito principale
consiste nel permettere all’utente di modificare – più o meno significativamente – la consistenza
delle tensioni di controllo e quindi di ottenere un comportamento diversificabile in base alle
proprie esigenze.
Per tradizione, si distinguono sei possibili modalità di alterazione applicabili alle tensioni di
controllo; di queste, due sono state già illustrate nella sezione riguardante i Sound Modifiers; le
elenchiamo nuovamente:
1. Somma, la somma di due segnali di controllo avviene tenendo conto delle rispettive
polarità ed ampiezze; l’esempio più banale è quello di un offset addizionato ad una
modulazione ciclica.
2. Attenuazione, la presenza di un processore di voltaggio sulla destinazione di
modulazione permette di scalare, ridurre a piacimento, il range picco-picco del segnale
modulante, di fatto comprimendone l’efficacia all’interno di un intervallo desiderato.
Enrico Cosimi 31 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 31 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Tipi di quantizzazione
Il quantizzatore permette la trasformazione di segnali continui in segnali con andamento per
blocchi discreti; la dimensione di questi blocchi viene definita dall’operatore mediante l’indice di
quantizzazione applicato; a seconda delle strutture disponibili, questo indice di quantizzazione
può essere definito:
Nel caso di strutture mediamente articolare, sono spesso resi disponibili diversi tipi di moduli
quantizzatore; l’illustrazione seguente ne mostra tre dei più diffusi.
Il Partial Quantizer è, per certi versi, il più interessante; permette infatti di quantizzare le
variazioni di Control Voltage su precisi raddoppi di frequenza, di fatto rispettando la normale
sequenza degli armonici. Un oscillatore sottoposto alla modulazione sub audio di una sinusoide
trattata nel Partial Quantizer produrrà in sequenza tutti gli armonici superiori specificati nel
Range del quantizzatore.
Enrico Cosimi 31 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente può selezionare nell’apposito Switch 2:1 SELECT il segnale modulante che intende
verificare; ovviamente, è necessario prima abilitare la generazione audio mediante Switch 1:1
AUDIO ON.
L’utente – una volta selezionato il segnale di controllo QUANT- sperimenti le diverse possibilità
offerte dalla matrice di switch organizzati per accendere i semitoni presenti nell’ottava musicale.
Allo stesso modo, si verifichino le possibilità offerte dal diverso dimensionamento del range utile.
Enrico Cosimi 31 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il segnale modulante a bassa frequenza prodotto dal LFO viene quantizzato e ridotto ad otto
raddoppi di frequenza progressivi, simili alla sequenza armonica; questi valori sono
successivamente applicati all’ingresso di modulazione dell’Oscillator Noise – già visto nella
precedente sezione relativa alle sorgenti sonore – e ne fanno variare l’intonazione dalla
fondamentale fino all’ottava armonica superiore.
Un modulo di Delay arricchisce il timbro; come al solito, è necessario abilitare lo Switch AUDIO
ON per innescare l’emissione sonora.
Enrico Cosimi 31 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Lo Switch 4:1 QUANT SEL permette di applicare all’oscillatore il segnale non processato del LFO
modulante o le tre versioni elaborate da altrettanti quantizzatori; l’utente approfondisca il
trattamento ottenibile con ciascuno di essi.
Enrico Cosimi 31 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Glide e Portamento
• time
• curva lin/log
• on/off
Il tempo, espresso in secondi, è riferito alla durata assoluta del portamento (se questo ha shape
lineare) o nel rapporto secondi x ottava (se il portamento ha andamento logaritmico); dal punto di
vista pratico, l’andamento logaritmico permette di sfruttare accelerazione iniziale e progressiva
decelerazione mano mano che ci si avvicina alla destinazione.
Da non sottovalutare le capacità espressive offerte dal modulo di note quantize che, se
posizionato a 1 semitono, di fatto converte il portamento continuo in glissando per semitoni.
Enrico Cosimi 31 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente approfondisca le potenzialità offerte dai controlli di Glide On/Off, Glide Time, Glide
Shape e, nel modulo di quantizzazione, Note Select.
Si noti che, nella patch, è stato impostato un tempo di rilascio esageratamente lungo per garantire
l’ascolto di tutta l’escursione delle curve di Glide/Portamento.
Enrico Cosimi 31 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Interruttori controllati
Nel caso dei due moduli sopra effigiati, il cambiamento di stato è subordinato al passaggio (da parte
di un segnale esterno di controllo) della soglia specificata per il Control Value; ogni volta che il
segnale esterno incrocia il valore di soglia, l’interruttore passerà da aperto a chiuso o viceversa.
Windowing Switch
Se lo si ritiene più opportuno, invece di specificare un unico valore per il cambiamento di stato, si
può anche definire un range di valori entro il quale l’interruttore cambierà posizione. In aggiunta,
è possibile generare un segnale logico, cioè un Gate o un Trigger, che verrà emesso in
corrispondenza di ogni passaggio di confine per il range specificato.
Enrico Cosimi 32 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Lo schema qui sopra mostra come, sovrapponendo ad una funzione di controllo sinusoide – in
banda sub audio – una coppia di margini superiore ed inferiore per delimitare il range utile, sia
possibile generare una sequenza di segnali logici, cioè di eventi, utili per innescare altri
comportamenti all’interno della struttura di sintesi.
Enrico Cosimi 32 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Una sinusoide a bassa frequenza è utilizzata per controllare l’apertura e la chiusura dello Switch
Window, nel quale sono stati specificati valori di range utile a 20.0 e 40.0; ogni volta che, durante il
suo ciclo, la sinusoide passa per questi valori, lo Switch Window emette un codice logico che
viene inviato, come impulso di clock, al sottostante Sequencer Level, facendolo così avanzare di un
passo.
Il segnale in uscita è sottoposto a lieve delay e la coppia diretto - ritardato è poi riverberata con
una large hall.
Enrico Cosimi 32 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Ciascun Window Switch prende in considerazione 1/8 della corsa totale prodotta dalla sinusoide a
bassa frequenza e, ogni volta che riscontra attività nel suo range operativo, emette un codice
logico.
La somma degli otto codici logici è gestita mediante una batteria di operatori Gate OR e, in uscita,
inviata all’innesco di un Envelope Generator + VCA che permette di sagomare le note eseguite
dallo Shape Oscillator.
Allo Shape Oscillator viene inviata, come modulazione di frequenza sub audio, la sinusoide
prodotta dal LFO, processandola attraverso un Partial Quantizer sintonizzato sulle prime otto
armoniche. In questo modo, l’oscillatore salta da un’armonica all’altra e gli spostamenti di
frequenza vengono articolati come singoli eventi dal generatore di inviluppo.
Per complicare ulteriormente le cose, il primo Window Switch manda il proprio impulso di Gate
anche alle modulazione del rapporto Wet/Dry nel modulo Delay che processa il segnale audio
generale; in questo modo, solo il primo armonico, cioè solo quando il segnale di controllo
Enrico Cosimi 32 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
attraversa il range più basso degli otto specificati, verrà pesantemente processato dal Delay
producendo un significativo effetto ritmico.
Enrico Cosimi 32 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
• l’ingresso per il segnale che deve essere sottoposto al trattamento S&H, sia esso segnale
audio o segnale di controllo;
• l’ingresso di clock che ritma le scansioni effettuate sul segnale passante;
• l’uscita del circuito, contenente il risultato delle scansioni.
Enrico Cosimi 33 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Teoria
Un segnale in ingresso viene campionato, analizzato, cioè letto nel suo valore di ampiezza ed
immediatamente convertito in una tensione direttamente proporzionale; l’operazione di analisi
avviene sotto sincronizzazione di un segnale di clock esterno e tanto più veloce sarà il treno di
impulsi del clock, tanto più serrata sarà l’analisi del segnale in ingresso che risulterà quindi
maggiormente documentato.
Il valore campionato viene mantenuto in memoria, ovvero presentato all’uscita del circuito fino al
ciclo successivo di analisi; questo significa che il segnale discreto presente all’ingresso del sistema
viene sostituito, in uscita, da una sequenza di step quantizzati, ciascuno contenente la lettura del
valore riscontrato in corrispondenza del fronte ripido del segnale di clock; tutte le variazioni
intermedie eventualmente succedutesi tra un clock e l’altro vanno perse nell’operazione.
Enrico Cosimi 33 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
scesi sotto alla metà della sampling rate (come documentato da Nyquist F=SR/2) – perdere
qualunque somiglianza con l’andamento originale;
• in base all’indice di modulazione, ovvero alla quantità di segnale emesso dal S&H ed
applicato alla destinazione di modulazione, sarà possibile conferire maggiore o minore
enfatizzazione al trattamento.
L’interazione tra frequenza del segnale originale e frequenza di campionamento è resa evidente
dall’illustrazione seguente.
Fintanto che la sampling rate si mantiene al di sopra del doppio della frequenza in ingresso, il
segnale risultante, per quanto sgranato e progressivamente meno dettagliato, manterrà una
parvenza simile a quello in ingresso.
Enrico Cosimi 33 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente segua le istruzioni integrate nella patch stessa, facendo attenzione alle seguenti indicazioni:
• come chiarito nel teorema di Nyquist, la massima frequenza campionabile è pari alla metà
della sampling rate, ovvero F = SR/2, pertanto, se viene modificata la frequenza del lfo
sorgente –modulo giallo- o quella del lfo di innesco –modulo viola- il disegno del
voltaggio campionato varierà in maniera significativa, verificare con i diversi valori;
Enrico Cosimi 33 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
• sul lfo sorgente, la curva è sottoposta ad offset per lavorare solamente nel quadrante
positivo; in questo modo si riesce a mantenere un senso di “tonalità” nell’oscillatore
destinazione.
Enrico Cosimi 33 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 33 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’alternanza tra Track, il segmento in cui il segnale passante viene lasciato scorrere inalterato, e
Hold, il segmento in cui rimane memorizzato l’ultimo valore riscontrato in ingresso, è scandita
dalla velocità di clock, ovvero dalla densità (non necessariamente isoritmica) del segnale logico
applicato all’ingresso di Control del circuito.
Si noti come, nel periodo di Hold, l’ampiezza del segnale non raggiunga la minima escursione
negativa, ma rimanga congelata sull’ultimo valore utile analizzato.
Enrico Cosimi 33 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il segnale modulante del lfo sinusoide viene tracciato – cioè lasciato passare – quando il periodo
dell’onda quadra di gate è alto; nel periodo basso, il segnale viene congelato in hold.
Opzionalmente, è possibile abilitare il reset del LFO modulante –mediante switch LFO RESET –
per garantire il congelamento di modulazione sempre allo stesso punto.
In pratica, il modulo LFO sinusoide viene forzato in reset ad ogni cambiamento di stato dell’onda
quadra di Gate.
Enrico Cosimi 33 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Per garantire la coerenza sul segmento di Hold, il gate di tastiera resetta il Sequencer facendo in
modo che ogni volta riparta dal primo step, il clock, il modulo LFO che controlla lo shape della
forma d’onda.
Un LFO resettato ogni 32 impulsi di clock, cioè ogni quattro battute eseguite dallo Step Sequencer,
produce una lenta rampa discendente che modula lo Shape dell’Oscillatore audio, simulando, con
la progressiva perdita delle armoniche più acute, la chiusura di un modulo filtro che, in realtà, non
è instanziato nel circuito audio.
Enrico Cosimi 33 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’utente verifichi con cura i percorsi assegnati al segnale di Gate/Reset emesso dal modulo
KEYBOARD e controlli il rapporto Wet/Dry nel modulo Delay per eventualmente arricchire di
ribattute il segnale passante.
Enrico Cosimi 33 - 10
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Enrico Cosimi 34 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Quale che sia il comportamento selezionato, è importante non dimenticare che il valore generato
dal Level Adder viene sommato al segnale passante; nel caso si richiedesse una moltiplicazione, sarà
necessario rivolgersi ad un Level Amplifier.
Anche in questo caso, è possibile scegliere una logica unipolare (con moltiplicazione solo per un
valore di segno positivo) o bipolare (con una moltiplicazione di segno positivo o negativo).
Enrico Cosimi 34 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
L’oscillatore a bassa frequenza LFO 1 emette un’onda quadra che, applicata all’ingresso Pitch
dell’oscillatore audio OSC C1, genera un trillo accordato in ottava.
L’utente confronti, mediante Switch SELECT, l’azione del LFO non alterata e le possibilità offerte
dal modulo di Level Adder che può spostare – al massimo della sua escursione – il trillo a bassa
frequenza per un range pari a +/- 1 ottava.
Come al solito, per abilitare il segnale audio, è necessario aprire lo Switch AUDIO ON.
Enrico Cosimi 34 - 3
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Il circuito è simile al precedente, ma questa volta il segnale modulante prodotto dall’onda quadra è
sottoposto alla moltiplicazione con segno positivo o negativo prodotta dal Level Multiplier.
Per funzionare, il Level Multiplier ha bisogno di un secondo fattore, una costante esterna in questo
caso emessa dal modulo CONSTANT 1; questo modulo può funzionare in modalità unipolare o
bipolare.
Enrico Cosimi 34 - 4
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Operatori Logici
Le combinazioni possibili sono racchiuse in una truth table come quella riportata di seguito, che
permette di ricostruire velocemente le condizioni all’uscita dell’operatore logico.
Se viene selezionato il comportamento AND, il circuito abiliterà il passaggio del segnale logico
solo quando i segnali in ingresso (due o tre che siano) risultano attivi contemporaneamente (il senso
di AND è “questo e quello”).
Se viene selezionato il comportamento OR, il circuito abiliterà il passaggio del segnale logico
purchè almeno uno dei segnali in ingresso sia presente (il senso di OR è “questo o quello”).
Enrico Cosimi 34 - 5
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Se viene selezionato il comportamento XOR, il circuito abiliterà il passaggio del segnale logico
purchè ci sia o l’uno o l’altro dei segnali in ingresso, ma non tutti e due contemporeamente (il
senso di XOR è “o questo o quello”).
Le tre configurazioni principali hanno una versione negativa che ribalta i comportamenti
precedentemente illustrati; in questo caso si parlerà di NAND (negative AND), NOR (negative
OR), EXOR o XNOR (negative exclusive OR).
Nel primo caso, AND, è possibile subordinare l’emissione di un codice logico in uscita alla
presenza simultanea di due segnali logici generati autonomamente.
Ma, se desiderassimo subordinare il ribattuto alla condizione di Gate On della tastiera, sarebbe
necessario ricorrere all’operatore logico AND, ovvero dovremmo fare in modo che solo quando
si avvera la condizione gate ribattuto dal LFO + gate di tastiera il circuito abiliti il passaggio del
ribattuto. Per ottenere questo, basta collegare ai due ingressi del AND il treno di onde quadre dal
LFO e, sul secondo ingresso, il Gate di tastiera; il circuito AND lascerà passare il treno di impulsi
solo quando il musicista “apre” il Gate di tastiera, ovvero quando preme una nota.
Se l’operatore logico fosse stato impostato su OR, la stessa configurazione avrebbe prodotto un
risultato diverso: l’inviluppo sarebbe stato triggerato ritmicamente dal LFO e, appena il musicista
avesse premuto una nota abilitando il Gate On di tastiera, il controllo sarebbe passato al nuovo
segnale di gate. Ovvero: in OR, sia l’uno che l’altro segnale di controllo hanno effetto sull’innesco
dell’inviluppo.
Enrico Cosimi 34 - 6
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Le condizioni più utili sono AND (subordinazione dell’emissione alla presenza simultanea del Gate
di tastiera e degli impulsi emessi dal LFO) e OR, alternanza operativa dei due codici di controllo.
Enrico Cosimi 34 - 7
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Come buona parte dei moduli logici, anche in questo caso è prevista la possibilità di resettare il
conteggio sulla base di un’apposita tensione di controllo ricevuta dall’esterno.
Il clock divider ha due modi operativi, Gated e Toggled, selezionabili mediante menu a tendina;
nel primo caso, l’evento in uscita rispetta la durata degli eventi in entrata; nel secondo caso – utile
quando si applica un coefficiente di divisione significativo – gli eventi in uscita avranno durata pari a
tutti gli eventi corrispondenti in ingresso, ovvero salderanno insieme la durata degli eventi scartati nel
processo di suddivisione. Se il divider è impostato a /4, l’evento in uscita sarà lungo quattro volte
l’evento in ingresso.
Enrico Cosimi 34 - 8
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
La struttura di sintesi offre quattro oscillatori, con altrettanti inviluppi, accordati su note diverse e
sincronizzati su differenti coefficienti di divisione: /1, /2, /4 e /8. Questo significa che il primo
oscillatore + inviluppo suoneranno su tutti gli impulsi emessi dal Clock Generator, il secondo
oscillatore verrà innescato un impulso si ed uno no, il terzo verrà innescato un impulso si e tre no,
il quarto suonerà un impulso si e sette no.
In aggiunta, un ulteriore clock divider si occupa di far avanzare ogni otto impulsi un Sequencer Value
che applica a tutti gli oscillatori un offset di transposizione.
L’utente può resettate i contatori in ogni momento, agendo sul Constant Momentary Generator
RESET posto in basso a sinistra nel circuito.
L’utente deve sperimentare con diversi timebase di divisione sui vari moduli e, una volta afferrato
il meccanismo – invero abbastanza facile – può verificare le diverse modallità operative offerte da
ciascun divider, passando dal Gated al Toggled mode
Enrico Cosimi 34 - 9
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
La struttura di sintesi sottopone il segnale sinusoide (si badi) emesso da un oscillatore ad un banco
di otto clock divider che agiscono su diversi coefficienti /1, /2, /3, /4, /5, /6, /7, /8, generando di
fatto delle subarmoniche.
L’uscita audio degli otto divider (inutile dire che il primo divider /1 non divide il segnale, ma è
instanziato per mantenere una coerenza timbrica con gli altri canali di elaborazione), è fatta
confluire in un XMUX, cioè in un Crossfade Multiplexer che permette di passare in miscelazione
dinamica, dall’ascolto di un canale all’altro; in uscita, il segnale passa in un filtro e poi – dopo aver
superato lo Switch di AUDIO ON – viene convogliato in una sezione effetti composta da Chorus
Stereo e Reverb.
L’utente può sperimentare con diversi fattori di divisione, per generare subarmoniche diverse da
quelle selezionate e, successivamente, può sintonizzare i dividers sul Toggled Mode per fargli
emettere onde quadre dal diverso sapore timbrico.
Enrico Cosimi 34 - 10
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
Riferimenti Bibliografici
Materiale didattico
Clavia Nord Modular G2 DEMO homepage
[Link]
Fisica
J. R. Pierce, La scienza del Suono, Zanichelli, Bologna, 1987.
Tecniche di Sintesi
J. Chowning, The Synthesis of Complex Audio Spectra by Means of Frequency Modulation, in “Journal of
the Audio Engineering Society”, Vol. XXI, No. 7, Sept. ’73, New York, NY, 1973.
[Link] e R.C. Perera (ed), The Development and Practice of Electronic Music, Prentice-
Hall,New Jersey, 1975.
A. Strange, Electronic Music. Systems, techniques, and controls, II ed., [Link] Publishers,
Dubuque, I., 1983.
T. Darter (ed.)., Synthesizer Basics, The Keyboard Synthesizer Library. By the editors of Keyboard
Magazine, Hal Leonard Publishing, Milwaukee, WI., 1984.
[Link]., Synthesizer Technique. The Keyboard Synthesizer Library. By the editors of Keyboard Magazine,
Hal Leonard Publishing, Milwaukee, WI., 1984.
N. Bernardini, Strumenti analogici e strumenti digitali nella musica elettronica: principi di funzionamento,
AUDIO Review n.24, Roma, Gennaio 1984, pp. 78-83.
Enrico Cosimi 35 - 1
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
N. Bernardini, Tecniche di sintesi: la sintesi additiva, AUDIO Review, n. 25, Roma, Febbraio 1984, pp.
96-101.
N. Bernardini, Le tecniche di sintesi: la sintesi sottrattiva, AUDIO Review, n. 27, Roma, Aprile 1984,
pp. 102-109.
N. Bernardini, Tecniche di sintesi: la sintesi per predizione lineare, AUDIO Review, n. 28, Roma,
Maggio 1984, pp. 118-121.
[Link]., Synthesizers and Computers. The Keyboard Synthesizer Library. By the editors of Keyboard
Magazine, Hal Leonard Publishing, Milwaukee, WI., 1985.
D. Milano, ed.. Synthesizers ’86. The Fine Art of Programming Synthesizers, Volume 2, Number 3 of
GPI Collectors’ Edition, GPI Books, Cupertino, CA., 1986.
D. Doepfer, System A-100 Analog Modular Synthesizer Operating Manual, Doepfer Musikelektronik
GmbH., Ditzingen, 1995. Versione .pdf reperibile su: [Link]
R. Schmitz, Analog Synthesis, The Newbie Guide to Synthesizers and Sound-Design, WIZOO GmbH,
Bremen, 1999.
D. Rossum, E-Mu Systems Modular Synthesizer Operation Manual – Retrospective, Edited by Riley
Smith, versione .pdf su: [Link]
R. Arrick, [Link] Spec Sheets, Tyler, Texas, 2002. Versioni html reperibili su:
[Link]
H. Scarr, Programming Analogue Synths. Virus Tutorial by Howard Scarr, Access Music GmbH,
Recklinghausen, 2002. Versione .pdf reperibile su: [Link]
E. Cosimi, Analog & Virtual Analog. Come funziona un sintetizzatore. Ed. Il Musichiere, Roma, 2003.
J. Aikin, Power Tools for Synthesizer Programming, Backbeat Books, San Francisco, CA, 2004.
M. Russ, Sound Synthesis and Sampling, Focal Press, Elsevier, Oxford, 2004.
Sintesi Digitale
M. Mathews (ed.), Musical Sounds from Digital Computer, in Gravesaner Blätter, Vol VI, 1962;
ristampato in Computer Music Currents 13. The Historical CD of Digital Sound Synthesis, Wergo 282
033-2, 1995.
Enrico Cosimi 35 - 2
Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni
R. Dobson, A Dictionary of Electronic and Computer Music Technology. Instruments, Terms, Techniques.
Oxford University Press, NY, 1992.
C. Roads (ed.), The computer music tutorial, The MIT Press, Cambridge, MA., 1996.
S.W. Smith, The Scientist and Engineer’s Guide to Digital Signal Processing, Second Edition, California
Technical Publishing, San Diego, CA., 1999. Versione .pdf reperibile su: [Link]
E. Giordani, Tecnologia applicata del suono, Conservatorio Statale di Musica G. Rossini, LEMS
Laboratorio per la Musica Sperimentale, Dispense a cura di Eugenio Giordani, Pesaro, 2000.
Enrico Cosimi 35 - 3
Il Laboratorio di Musica Elettronica
Enrico Cosimi
La Tecnologia Necessaria.
Assemblare un laboratorio di Musica Elettronica
La Musica Elettronica è un’arte costosa, che richiede mezzi significativi e costantemente suscettibili
di aggiornamenti. Ciononostante, con un minimo di sforzo è possibile configurare una struttura
hardware/software sufficientemente versatile da garantire il giusto grado di prestazioni, affidabilità
e flessibilità operativa.
Possibili direzioni
Negli ultimi dieci anni, il concetto di Musica Elettronica è andato progressivamente espandendosi,
inglobando – nell’immaginario collettivo – praticamente tutte le attività di produzione musicale
che, in un modo o nell’altro, hanno a che fare con strumenti elettronici.
Questo significa che, a differenza del passato, diversi possibili campi applicativi sono via via confluiti
nel più generale filone espressivo multimediale, che vede la contaminata e contaminante
coesistenza di Audio, Video, Editing, Live Electronics (termine quest’ultimo che ha perso gran
parte del suo significato originale), interazione su Playback, Programming e Performance.
Enrico Cosimi 1
Il Laboratorio di Musica Elettronica
L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma possiamo fermarci qui. In tutti questi possibili campi
applicativi è sempre presente una fase preliminare che, lontano dagli occhi del pubblico,
concentra al suo interno le lavorazioni, la ricerca, le fasi di apprendimento, la conquista della
consapevolezza tecnica ed artistica necessaria alla produzione del mezzo espressivo desiderato.
Utopia e realtà
Nel migliore dei mondi possibili, non ci dovrebbero essere limiti alle possibilità tecniche,
economiche, artistiche richieste da tutti noi; nella realtà di tutti i giorni è invece obbligatorio fare i
conti con una lunga serie di compromessi fin troppo facilmente identificabili.
L’assemblaggio di una struttura adatta alla Musica Elettronica non può prescindere da un minimo
investimento iniziale che, per nostra fortuna, viene costantemente ridimensionato dal progresso
tecnologico applicato al mondo digitale. A differenza di quanto avveniva anche solo dieci anni
orsono, è oggi possibile concentrare un potenziale operativo non indifferente all’interno di un
buon desktop computer, pochi programmi ed un minimo di dotazione hardware addizionale.
In antico…
Il laboratorio di Musica Elettronica era una struttura costosa da mantenere, di accesso limitato a
poche persone, letteralmente gremito di apparecchiature hardware e/o in casi minori di grossi
computer. Si osservino le illustrazioni seguenti, che riproducono l’evoluzione nel tempo degli
Electronic Music Studios di Peter Zinovieff (Londra 1968-1972).
Enrico Cosimi 2
Il Laboratorio di Musica Elettronica
La figura seguente mostra il computer PDP-8, utilizzato per pilotare un grosso banco di filtri
sviluppato da EMS, il Synthi 100 modulare, lo Spectron Video Synthesizer.
Enrico Cosimi 3
Il Laboratorio di Musica Elettronica
Si paragoni con l’immagine seguente, databile alla fine degli anni ’90 e si faccia caso alla sensibile
diminuzione dell’hardware a disposizione del musicista.
Si confronti, in epoche ancora più recenti, l’attuale dotazione di un’aula dedicata alla Computer
Music, con diciotto postazioni IMac ed altrettante periferiche per l’inserimento dei dati MIDI.
Enrico Cosimi 4
Il Laboratorio di Musica Elettronica
La struttura
La cosa più difficile da realizzare è la coniugazione tra le esigenze didattiche e quelle compositive o
di ricerca: il numero simultaneo degli utenti che la struttura deve ospitare è in grado di fare la
differenza. In ogni caso, perlomeno per i primi tempi, si possono concentrare le risorse su un’unica
postazione ben dotata ed utilizzabile a rotazione.
Di seguito, vengono forniti una serie di suggerimenti si spera utili all’identificazione del materiale
necessario:
COMPUTER
E’ necessario scegliere tra portatile o portabile (il secondo termine indica un qualsiasi computer che,
pur non essendo progettato per lo spostamento “a tracolla”, può comunque essere trasferito da
un’ambiente all’altro con un minimo di sforzo e di riconfigurazione fisica.
Il computer portatile, a fronte di una fruibilità differenziabile (dallo studio alla sala da concerto),
richiede un investimento che – a parità di prestazioni – è spesso superiore a quello richiesto per
una versione da tavolo. La miniaturizzazione dei componenti fa lievitare sensibilmente i costi e, se
non è prevista la doppia utilizzazione in studio/dal vivo, può essere più saggio concentrare le
risorse economiche su un più performante apparecchio da tavolo.
Altro punto debole del portatile è la minor espandibilità in termini di memoria RAM e di possibili
slot per schede esterne: tutta la connettività viene concentrata sulle porte USB o FireWire,
limitando di fatto l’impiego di hardware terze parti più economico. Chiaramente, nessuno
impedisce di affiancare ad un primo portatile già saturato dal punto di vista prestazionale, un
secondo portatile – magari di seconda mano – cui affidare determinati compiti operativi.
• velocità della CPU interna, espressa in MegaHertz; una velocità superiore a 1,45
mHz è da considerarsi come standard minimo per le applicazioni musicali;
• quantità della RAM installata, espressa in MegaByte o in GigaByte; 1 Gb di RAM
disponibile concede uno spazio di manovra significativo;
• velocità dell’hard disk interno, espresso in RPM (rotazioni per minuto); un hard
disk a 7200 RMP rappresenta il minimo per gestire con sicurezza l’audio digitale;
• connettività USB o (meglio) FireWire; la porta USB prevede il trasferimento
simultaneo di 2 canali audio in ingresso e 4 in uscita; la porta FireWire permette – con
interfacce più costose – la gestione di molti più canali simultaneamente;
• dimensione del video monitor, espressa in pollici; un monitor da 15” è
sufficientemente comodo per lavorare da soli o in coppia, un monitor da 17” è ovviamente
meglio; per una lezione o per un’utenza numericamente più consistente, si può prendere in
considerazione l’ipotesi di un video proiettore compatibile
• sistema operativo, anche se quest’ultima differenza sembra destinata a scomparire nei
prossimi mesi (con l’adozione indifferenziata della logica Universal Binary da parte di Apple,
in grado di supportare tanto Mac OsX che Microsoft Windows), rimane comunque la
scelta tra sistema OsX, Windows e Linux. Nei primi due casi, la discriminante può essere
la disponibilità o meno di programmi che lavorano solo su una delle due piattaforme (ad
esempio l’editor Sound Forge o WaveLab per PC e l’editor DSP-Quattro per Mac), nel
caso di Linux è necessario fare i conti con un ambiente ancora non del tutto stabilizzato
come offerta… ma assolutamente attivo dal punto di vista dello sviluppo.
Enrico Cosimi 5
Il Laboratorio di Musica Elettronica
INTERFACCIA
Questo termine racchiude oggi l’enorme famiglia degli hardware dedicati alla gestione dell’audio in
formato analogico, dell’audio in formato digitale, dei codici MIDI, dei controller esterni
specificamente disegnati per la produzione musicale (tastiere a 2, 3, 4, 5 ottave, pad controller, trig
controller, encoder/rotary controller eccetera).
Se i fondi a disposizione sono significativamente limitati, li si può concentrare sulle sole interfacce
di controllo musicale, cioè sulle tastiere definite MIDI/USB, rinunciando alla gestione dell’audio che –
in forma analogica – continerà ad essere processato dalle porte hardware residenti nel computer.
Con una maggior disponibilità economica, può essere sensato indirizzare la propria ricerca verso
strutture di interfaccia in grado di concentrare in un unico blocco la gestione audio In/Out (tanto
analogico che digitale), il flusso dei dati MIDI, le periferiche di controllo musicale.
Una postazione di lavoro, cioè un computer, richiederà un’interfaccia funzionale per ciascuno dei
tre flussi di dati previsti: Audio, MIDI e Controllo. Se possibile, come accennato in precedenza, è
meglio concentrare i tre compiti in un unico hardware di interfacciamento.
INTERFACCIA – AUDIO
Il parametro più significativo è relativo al numero delle connessioni simultaneamente realizzabili.
Due ingressi (left e right) e due uscite (sempre left e right) rappresentano lo standard minimo
accettabile per la gestione di segnali di linea o, previo collegamento con preamplificatori esterni,
con segnali microfonici.
Salire con il numero dei canali simultaneamente disponibili diventa indispensabile quando almeno
una delle seguenti condizioni debba essere realizzabile:
INTERFACCIA – MIDI
Il protocollo di interfacciamento MIDI, con tutti i suoi limiti ed i suoi difetti, è comunque
insostituibile per le comunicazioni tra diverse apparecchiature musicali integrabili all’interno di un
unico network.
La dotazione minima ipotizzabile comprende una porta MIDI, ovvero l’insieme di MIDI IN e MIDI
OUT; senza entrare nello specifico (il lettore troverà significativi approfondimenti in parti del testo
ad essi dedicate), è necessario ricordare che ogni porta MIDI può gestire fino ad un massimo di 16
Enrico Cosimi 6
Il Laboratorio di Musica Elettronica
canali, cioè 16 linee di trasmissione indipendenti: quindi 16 parti timbriche generate dal computer
o16 strumenti elettronici monotimbrici esterni eventualmente collegati al medesimo.
La necessità di gestire una diciassettesima parte, obbliga l’utente a riconsiderare la propria struttura
in favore di un’interfaccia con due porte MIDI indipendenti.
INTERFACCIA – CONTROLLER
Anche se estremamente tipicizzante, dal punto di vista della gestualità, la classica tastiera musicale
ad estensione variabile tra 2 e 5 ottave rappresenta il controller più immediato per l’inserimento
di dati musicali riconducibili al sistema musicale occidentale, temperato o meno.
In questo caso, la discriminante è l’adesione o meno, da parte del compositore, ai limiti imposti
dalla quantizzazione per semitoni: se chi compone è interessato alla produzione di sole strutture
microtonali, se ci ci concentra sull’input data mediante tastiera alfanumerica del PC o con il mouse,
la tastiera musicale può risultare limitativa, superflua e fuorviante.
MIXER AUDIO
Insostituibile fino agli scorsi decenni della produzione elettronica, oggi l’acquisto del mixer
hardware vero e proprio può essere tranquillamente evitato se l’utente:
• non avrà mai bisogno di collegare simultaneamente agli ingressi audio della propria
interfaccia più di una sorgente sonora per ciascun ingresso;
• utilizza un’interfaccia audio dotata di preamplificatori microfonici residenti;
• utilizza solamente gli effetti DSP generati all’interno del PC e quindi non deve basarsi
sull’impiego di pedali, processori effetti o più genericamente rack hardware esterni,
• non deve miscelare l’uscita audio dei file audio emessi dal PC con altri segnali ottenuti da
altre sorgenti.
Se anche una di queste condizioni deve essere soddisfatta, diventa necessario dotarsi di un mixer
audio analogico, anche di dimensioni ridotte.
• numero dei canali in ingresso, ovvero delle sorgenti audio simultaneamente collegabili
e gestibili; un minimo di quattro canali è appena sufficiente, una dotazione di otto canali
monoaurali – meglio se dotati di preamplificatori microfonici indipendenti – permette di
affrontare con facilità parecchie condizioni operative:
• dotazione di equalizzazione sul canale in ingresso; un minimo di due tagli di intervento
per la correzione di bassi ed acuti;
• dotazione di mandate effetti per processori hardware esterni; un minimo di una
mandata aux, meglio se selezionabile pre/post fader;
• numero dei bus di uscita, ovvero numero simultaneo di possibili uscite indipendenti ed
indirizzabili dall’utente per le singole sorgenti sonore collegate al mixer; una coppia di uscite
Left e Right permette di smistare tutti i segnali lungo l’arco stereofonico e può anche
differenziare con la massima separazione tutto a destra o tutto a sinistra; quattro bus
indipendenti di recording 1-2-3-4 possono tornare utili per smistare i segnali
simultaneamente su altrettanti ingressi dell’interfaccia audio.
Enrico Cosimi 7
Il Laboratorio di Musica Elettronica
MONITOR AUDIO
Entrati ormai nell’uso comune, i monitor amplificati o biamplificati rappresentano un’enorme
comodità operativa, permettendo di concentrare costo e prestazioni all’interno di un’unica coppia
di casse che contiene speaker vero e proprio, amplificatore (o amplificatori), crossover e
connessioni.
Inutile dire che esiste un’enorme differenza tra i monitor progettati per la pubblica riproduzione
dell’audio – per i concerti, insomma – e quelli progettati per il riferimento di mixaggio o per la
pre-post produzione in studio.
Nel primo caso, gli apparecchi da PA dovranno offrire il massimo rapporto prezzo/potenza, a
discapito della linearità operativa (ovvero: non si mixa mai su monitor da PA); nel secondo caso, il
parametro privilegiato è quello relativo alla linearità della riproduzione.
Di seguito, una serie di parametri chiave per l’identificazione del monitor più adatto all’utilizzo in
studio:
• la potenza non deve essere inferiore ai 20 + 20 watt RMS e superiore ai 100 + 100 watt
RMS; anche se determinati generi musicali fanno dell’annichilimento dell’ascoltatore uno dei
propri punti di forza, per progettare, programmare, editare e mixare un prodotto sonoro
non è necessario spettinarsi con volumi esasperati. Senza contare che, la massima obiettività
si ottiene valutando l’ascolto a volumi medio-bassi;
• se si lavora nelle vicinanze di un monitor video CRT tradizionale, i monitor devono essere
magneticamente schermati, altrimenti distruggeranno la resa cromatica del video;
• i monitor amplificati debbono essere il più possibile trasparenti dal punto di vista acustico;
meglio privilegiare unità che risultino sprovviste di equalizzazione residente: tutti
i controlli timbrici debbono essere compiuti alla fonte, cioè nel PC durante le fasi di
registrazione-programmazione o durante il mixaggio.
PROGRAMMI
A questo punto, le le cose si fanno particolarmente complicate: bisogna infatti conciliare le diverse
esigenze di:
• budget disponibile,
• compatibilità e disponibilità nei confronti del sistema operativo residente,
• compiti che si intende svolgere con il software prescelto.
Negli ultimi anni, si è andata progressivamente esasperando una forbice che vede la
cristallizzazione di due grossi blocchi di programmi: gli applicativi dedicati ad una particolare
funzione e gli applicativi che offrono veri e propri ambienti multifunzionali. Gli uni e gli altri hanno
Enrico Cosimi 8
Il Laboratorio di Musica Elettronica
Da un punto di vista generico – prima di ipotizzare alcune soluzioni – elenchiamo alcuni criteri di
valutazione:
Cosa chiedere? Cosa scegliere per un’applicazione mono funzione? Di seguito, un elenco
inevitabilmente parziale delle possibilità d’uso:
Enrico Cosimi 9
Il Laboratorio di Musica Elettronica
Enrico Cosimi 10
Il Laboratorio di Musica Elettronica
Enrico Cosimi 11
Il Laboratorio di Musica Elettronica
Una qualsiasi suite Audio/MIDI, il mercato ne conta più di una decina, equamente suddivise per i
diversi sistemi operativi, offre un concentrato di funzioni integrate tra loro, con la possibillità
sempre più realistica di accompagnare l’utente dalla prima ispirazione compositiva fino all’ultima fase
della masterizzazione audio, passando per l’editaggio creativo e per la performance.
Enrico Cosimi 12
Il Laboratorio di Musica Elettronica
• gestione di sound libraries più o meno estese contenenti campionamenti digitali organizzati
per famiglie orchestrali, percussive, o effetti sonori;
• editaggio dei campionamenti più o meno limitato alla loro mappatura su tastiera,
organizzazione secondo terrazze dinamiche o range esecutivi; di seguito, una schermata da
Steinberg Halion;
Enrico Cosimi 13
Il Laboratorio di Musica Elettronica
Enrico Cosimi 14
Il Laboratorio di Musica Elettronica
• editaggio video delle tracce audio, con riferimento diretto alla visualizzazione dello spettro
armonico e/o alla funzione di oscilloscopio audio;
• premasterizzazione dei file audio relativi ai mixaggio audio, con generazione dei codici PQ
necessari alla produzione di un glass master;
• masterizzazione su CD/DVD mediante hardware residenti nel computer:
• integrazione Audio/MIDI su traccia video, con capacità di sincronizzazione al fotogramma
più o meno approfondite, per la gestione facilitata di colonne sonore in ambiente
multimediale; di seguito, una finestra con integrazione audio-MIDI-video da Digital
Performer;
• editaggio video, per ora limitato alle semplici operazioni di taglio ed inserimento sequenza;
• stampa musicale su sistemi pentagrammati variabili, con possibilità di gestione delle singole
parti o degli interi orchestral scores, trattamento del testo e dei segni dinamici.
Ipotesi di configurazione
Di seguito, tracceremo delle possibili linee di sviluppo per strutture, differenziate per complessità,
costo di esercizio e completezza, dedicate alla produzione di Musica Elettronica; inutile dire che,
nonostante tutti gli sforzi compiuti, le informazioni risulteranno inevitabilmente parziali.
• Computer: laptop o desktop, con velocità CPU non inferiore a 1,45 GHz, almeno 512
Mb di RAM, hard disk da almeno 30 Gb di hard disk; ricordiamo che la velocità del disco
rigido non deve essere inferiore ai 7200 RMP, in caso contrario, eventuali file di audio
digitale non verranno riprodotti in maniera soddisfacente.
• Software: un software “generalista” che integri MIDI con Audio, magari rinunciando –
per motivi economici – alle capacità di registrazione audio autonome e ripiegando sulle
capacità di editaggio meno specifiche. Il pacchetto Propellerhead Reason 3 (reperibile su
[Link] e regolarmente importato in Italia) è un ottimo esempio di
Enrico Cosimi 15
Il Laboratorio di Musica Elettronica
Enrico Cosimi 16
Il Laboratorio di Musica Elettronica
Enrico Cosimi 17
Enrico Cosimi
Il suono analogico
Gestione dei segnali audio nel dominio analogico
Parte I
Premessa
L’arte della registrazione, del trattamento audio e della riproduzione sonora è rimasta
essenzialmente immutata per più di mezzo secolo, ancorata alle conoscenze fisiche ormai
considerati tradizionali e genericamente identificate con i termini di tecnologia analogica. Da circa
un trentennio, questo blocco di conoscenze e di pratiche operative è sottoposto ad una rapida
evoluzione che, innescata dall’avvento dei micro processori e della più potente tecnologia digitale
finalmente a costi sostenibili, ha avuto conseguenze drammatiche fin dal suo livello concettuale più
profondo.
Può sembrare che il nostro presente e futuro siano esclusivamente digitali; ma per poter afferrare
fino in fondo le implicazioni e le possibili applicazioni dell’audio ottenuto con tecnologia digitale (di
cui si parlerà in una specifica sezione), non si può prescindere dalla conoscenza – anche solo
superficiale – della catena di generazione, interpretazione, conservazione e trasmissione dell’audio
nel mondo analogico.
Proprio il vecchio mondo analogico, indissolubilmente legato alla nostra condizione fisica, oggi per
motivi commerciali che esulano dalla nostra analisi non è più l’unico medium esistente, ma le sue
implicazioni, concettuali prima e funzionali poi, lo rendono comunque insostituibile nella sua
essenza, per la conoscenza completa della fenomenologia sonora.
In queste pagine, prenderemo in analisi le cognizioni basilari proprie della cultura tecnica analogica
e, dando per scontato il livello di conoscenza medio scolare di livello superiore, si renderà
possibile la veritica, caso per caso, della loro sopravvivenza funzionale all’interno del più recente
dominio digitale.
In chiusura verranno evidenziati suggerimenti bibliografici per i possibili temi di approfondimento; a
questo proposito, non bisogna dimenticare che, nell’epoca del net-surfing, approfondire un
argomento è qualcosa in più del semplice inserimento dati in un motore di ricerca: come minimo,
bisogna essere curiosi.
I trasduttori
Il fenomeno che noi chiamiamo “suono” è in realtà composto da una serie di minuscole
fluttuazioni nella pressione dell’atmosfera che ci circonda (i normali esperimenti fisici della pratica
scolastica hanno dimostrato come attraverso il vuoto pneumatico sia impossibile trasferire il
suono); le fluttuazioni di pressione, ovvero compressione e rarefazione caratterizzate da
alternanza variamente periodica, interagiscono con il nostro sistema uditivo e, una volta convertite
in impulso nervoso, vengono sottoposte al cervello che provvede ad analizzarle.
Questo passaggio richiede un trasduttore, cioè un apparecchio che sia in grado di convertire
una forma di energia (la variazione di tensione elettrica)in un’altra corrispondente (l’alternanza di
compressione e rarefazione).
Allo stesso modo, ma in direzione inversa, un qualsiasi microfono può convertire i cambiamenti
nella pressione dell’aria esterna che mettono in movimento la sua membrana in variazioni di
voltaggio di andamento corrispondente. L’illustrazione riproduce un microfono dinamico Shure
SM58.
Altri trasduttori; diffusi oggi solo in ambiente electro-dance, sono le testine dei giradischi (che
convertono il profilo meccanico dei solchi presenti sulla superficie dei dischi in vinile in variazioni
di tensione corrispondente), ma anche i pickups delle chitarre elettriche (che convertono
l’energia meccanica delle corde in variazioni di tensione) o – come vedremo in seguito - le
testine dei registratori analogici (che convertono bidirezionalmente l’energia immagazzinata sul
nastro magnetico in tensione elettrica).
Parte II
Supponiamo che la forma d’onda ricorrente nell’illustrazione superiore (da T. Darter, elaborata
per questa occasione) rappresenti una nota di pianoforte suonata con una certa energia:
2. Supponiamo di far suonare quel vinile su di un giradischi: mano mano che la testina traccia
meccanicamente i picchi e gli avvallamenti documentati nei solchi del disco, provvederà ad
emettere una tensione elettrica, un minimo voltaggio le cui variazioni saranno analoghe alle
variazioni immagazzinate sulla superficie del disco… ed altrettanto analoghe alle variazioni
di pressione sonora prodotte dalla nota suonata in precedenza sul pianoforte.
4. All’interno di queste casse speaker, la tensione elettrica viene ricevuta dalla bobina
magnetica, che è meccanicamente collegata alla membrana a forma di cono: le variazioni
nella tensione elettrica metteranno in movimento il cono che, imponendo una determinata
sequenza di compressioni e rarefazioni all’aria circostante, riprodurrà in maniera
auspicabilmente fedele, la nota di pianoforte originarmente eseguita.
5. In base alla qualità dei singoli componenti impiegati, la sequenza di movimenti del cono
riprodurrà esattamente gli andamenti “pressati” nella superficie del vinile e, in modo più
generale, ogni stadio del processo che contiene o trasmette segnale (vinile, conduttore
elettrico, aria eccetera) rispetterà un’analogia nel profilo della sagoma originariamente
rappresentata per documentare il suono da cui eravamo partiti.
Basterebbe pensare a quello che può succedere quando, per accumulo di polvere e grassi, o per
micro traumi meccanici, il profilo dei solchi nel vinile viene alterato in maniera più o meno
irreversibile…
Parte III
I microfoni
Anche il microfono, come lo speaker, è un trasduttore; da un certo punto di vista, il suo
comportamento è specularmente inverso a quello del diffusore: nel microfono è la variazione di
pressione sonora che, mettendo in movimento la membrana interna, genera una variazione di
potenziale elettrico rilevabile agli estremi dell’avvolgimento; nello speaker è la variazione di
potenziale elettrico nella bobina che mette in movimento la membrana in cartone, spostando l’aria
e ricreando le variazioni di pressione sonora originali.
In teoria, una cassa speaker o l’auricolare di una cuffia potrebbero essere utilizzati – con una certa
fatica - come microfoni, ma chiaramente i risultati lascerebbero molto a desiderare…
Tra microfono e speaker ci sono ovviamente delle differenze: il cono di un altoparlante è troppo
pesante per poter essere spostato da un suono che non sia meno che assordante; nei microfoni
dinamici, l’elemento al quale è attaccata la bobina magnetica è costituito da una leggerissima
membrana, sensibile al minimo spostamento, e la corrente utilizzata è significativamente più bassa
di quelle utilizzate per pilotare gli altoparlanti.
Tipologie di microfoni
Anche se tutti i microfoni sono disegnati con lo stesso scopo, ovvero convertire le variazioni di
pressione sonora in segnali elettrici, nel corso degli anni sono state identificate diverse tecnologie
e soluzioni costruttive, tutte caratterizzate da comportamenti peculiari.
Senza oltrepassare i limiti imposti a questo testo, è possibile indicare diversi criteri di
catalogazione per i microfoni:
Dal momento che l’avvolgimento è collegato direttamente al diaframma, i diaframmi utiilizzati nei
microfoni dinamici devono essere spessi e costruiti con una certa robustezza: in conseguenza,
risulteranno meno sensibili di quelli utilizzati in altri tipi di microfono.
Proprio per la loro costruzione più robusta, i microfoni dinamici risultano meno delicati di altri e
più adatti all’impiego dal vivo; purtroppo – o per fortuna, a seconda dei casi – la loro risposta in
frequenza non è particolarmente lineare e presenta molto spesso un picco di ampiezza
concentrato in una posizione variabile tra i 5000 ed i 10000 Hz; ciò non toglie che questa non
linearità possa essere sfruttata produttivamente da un fonico consapevole, ad esempio per
enfatizzare naturalmente l’intellegibilità del parlato o del cantato.
Come accennato in precedenza, l’uso principale dei microfoni dinamici è nella ripresa di musica dal
vivo, dove molto più spesso che in studio di registrazione è facile che un microfono debba subire
abusi e traumi meccanici di ogni genere.
I microfoni dinamici con diaframma più largo (abitualmente, il diametro è espresso in pollici)
vengono utilizzati sulla cassa della batteria o, in generale, su quegli strumenti dove è facile
sperimentare grosse pressioni sonore unite a contenuti armonici sbilanciati sulle basse frequenze;
microfoni dinamici con diaframma medio sono invece utilizzati in maniera pressochè universale
nella ripesa vocale maschile e femminile o nella ripresa ravvicinata di amplificatori per chitarra
elettrica, tom e timpani della batteria, percussioni.
Il nastro metallico viene messo in movimento con le fluttuazioni di pressione nell’aria ed il suo
spostamento – all’interno del magnete – produce una variazione elettrica che successivamente
viene preamplificata per poter arrivare ad un livello significativo e sufficiente ai successivi stradi di
trattamento.
La fragilità, ed il costo significativo, dei microfoni a nastro ne llimitano sensibilmente l’impiego dal
vivo, facendo preferire di gran lunga tutte le possibili applicazioni effettuate nel più sicuro studio di
registrazione..
Anche i microfoni a nastro non sono esenti da colorazioni timbriche che emergono facilmente a
causa della forte preamplificazione necessaria a portare il segnale in uscita su livelli significativi; in
maniera classica, il microfono a nastro viene utilizzato sulle sezioni fiati e, in passato, veniva
utilizzato per certe riprese di cantato volutamente “confidenziali”, da crooner, per intenderci.
L’insieme del diaframma e del supporto forma un condensatore variabile che, in base allo
spostamento – o, più precisamente, in base all’elongazione – della membrana modifica la sua
capacità, producendo una tensione proporzionale al segnale audio eccitatore e, dal punto di vista
elettrico, facilmente amplificabile. Quando le onde sonore raggiungono la membrana, la mettono in
movimento variando la distanza tra questa ed il contro elettrodo; parallelamente alla variazione di
distanza, si otterrà una variazione di tensione in uscita.
quest’ultimo caso, la tensione + 48 Volt inviata dal mixer prende il nome tradizionale di “phantom
power”.
Tanto più il diaframma è realizzato con materiale sottile, tanto più ampia sarà la risposta in
frequenza ed accurata la velocità di reazione ai transienti.
I microfoni a condensatore sono particolarmente delicati, ma non così fragili come quelli a nastro;
ovviamente, per la loro delicatezza, si preferisce utilizzarli in studio di registrazione e solo
raramente li si impiega dal vivo.
Parte IV
Dimensione della capsula
Così come negli speaker, il diametro del trasduttore è importante per ottenere un determinato
comportamento; di solito, ci si riferisce alle capsule dei microfoni a condensatore accorpandole in
tre categorie tradizionali: piccole, medie e grandi. L’illustrazione, come le altre simili, sono
estratte dal Catalogo Neumann 2003.
Enrico Cosimi -4 - 1 -
Suono Analogico – Parte IV
Tanto più grande è una membrana, tanto più facile sarà per essa trattare le basse frequenze e,
parallelamente, tanto più faticoso sarà dover gestire le frequenze più acute.
Per capsule “piccole” si intendono quelle di diametro inferiore al 1/2" che possono riprodurre
con relativa facilità anche le frequenze più acute, ma essendo caratterizzate da uno scarso
rapporto segnale / rumore, vengono utilizzate solo come accessorio per gli strumenti di
misurazione, ad esempio per gli analizzatori di spettro
Le capsule “medie” sono quelle il cui diametro è approssimativamente pari a 1/2" o a 3/4"; questo
tipo di componente offre una risposta in frequenza praticamente piatta lungo tutto il range di
frequenza utilizzabile (tradizionalmente identificato tra 20 e 18000 Hz) e fornisce un
comportamento audio professionalmente accettabile.
Le capsule “grandi” sono quelle di diametro superiore a 3/4", ovviamente più costose delle
precedenti, ma caratterizzate da un’eccellente comportamento sulle basse frequenze ed un
rapporto segnale / rumore particolarmente favorevole.
Il diaframma
In origine, i diaframmi dei microfoni venivano realizzati solo con metallo laminabile in fogli
estremamente sottili, ad esempio il nickel o più recentemente il neodimio; con l’evoluzione
tecnologica, sono stati introdotti materiali sintetici come il mylar o il teflon che, dovendo
comunque condurre elettricità, vengono rivestiti di un sottilissimo strato d’oro evaporato. Tanto
più sottile è lo strato, tanto superiore risulterà il funzionamento del microfono. Molte capsule
moderne hanno uno spessore pari a 6 micron (un capello umano ha un diametro pari a 40
micron), ma in certi modelli è possibile utilizzare diaframmi spessi 3 micron.
Il contro elettrodo
Per tradizione, nei microfoni più costosi il contro elettrodo viene realizzato in ottone, anche se
molti costruttori moderni tendono a risparmiare utilizzando componenti plastiche che vengono
metallizzate in una fase successiva.
La distanza tra contro elettrodo e diaframma è particolarmente critica per il funzionamento del
microfono e può essere influenzata negativamente dall’umidità dell’atmosfera circostante o da
variazioni di pressione troppo drastiche (…ad esempio nel caso di un cantante particolarmente
esagerato). Per facilitare il funzionamento dell’insieme membrana – contro elettrodo, di solito in
quest’ultimo si pratica una serie di microscopici forellini che, oltre ad ad influenzare direttamente il
comportamento timbrico del microfono, facilitano meccanicamente la gestione delle pressioni
sonore favorendo il deflusso dell’aria sotto compressione per lo spostamento della membrana.
Enrico Cosimi -4 - 2 -
Suono Analogico – Parte IV
Pattern polari
Con il termine pattern si usa definire la sagoma tridimensionale che delimita, nello spazio, la
risposta del microfono in rapporto a sorgenti sonore provenienti da diverse direzioni; nel corso
degli anni, sono stati codificati diversi “comportamenti”, cioè pattern operativi differenti, tutti
applicabili in peculiari modalità durante la ripresa dei vari segnali sonori.
Pattern cardioide
E’ il pattern polare più diffuso, prende nome dalla sua forma che ricorda abbastanza da vicino
quella del cuore umano. I microfoni cardioidi sono basilarmente unidirezionali, cioè catturano il
segnale proveniente in maniera principale da davanti alla capsula (per tradizione indicato con 0°),
risultando molto meno sensibili sul retro (espresso con 180°) e del tutto refrattari ad eventuali
segnali provenienti da 90° e 270°, cioè da destra e da sinistra. L’illustrazione, come le seguenti, è
elaborata da quelle presenti nel catalogo M-Audio.
Pattern omnidirezionale
Come lascia intendere il nome, un microfono omnidirezionale è in grado di catturare il suono
senza discriminare sulla direzione della sua provenienza. Il pattern omni è utilizzato per riprendere,
oltre alla sorgente principale, anche l’ambiente sonoro che lo circonda, offrendo quindi un timbro
più aperto e meno a fuoco di quello ottenibile tradizionalmente con un cardioide. I microfoni
omnidirezionali sono utilissimi nella ripresa di gruppi vocali o per catturare determinati ambienti
Enrico Cosimi -4 - 3 -
Suono Analogico – Parte IV
sonori. Chiaramente, nel caso di una ripresa strumentale che debba contenere anche le
caratteristiche sonore dell’ambiente, è auspicabile che queste siano desiderabili, altrimenti il pattern
omnidirezionale si rivela d’impaccio.
Il pattern omni è relativamente meno sensibile all’effetto di prossimità.
Enrico Cosimi -4 - 4 -
Suono Analogico – Parte IV
Preamplificazione
Il segnale in uscita al microfono, così come si trova è semplicemente troppo basso per poter essere
preso in considerazione dagli stadi successivi di trattamento del suono; per ovviare a questo
inconveniente, è necessario ingrandirlo sottoponendolo ad uno stadio di preamplificazione. Di
fatto, la preamplificazione altro non è che una moltiplicazione di livello, presupponibilmente
eseguita senza alterare drasticamente le caratteristiche interne del segnale di partenza.
Enrico Cosimi -4 - 5 -
Suono Analogico – Parte IV
Non è raro riscontrare, in un preamplificatore di media qualità, oltre alla regolazione di livello,
anche le possibilità di alimentare con una tensione pari a +48 Volts eventuali microfoni a
condensatore, di invertire la fase del segnale imponendole una rotazione di 180° e di tagliare
drasticamente le basse frequenze con un filtro passa alto appositamente configurato.
A differenza dei successivi stadi di equalizzazione, questo stadio di filtraggio è concepito non tanto
per interventi creativi, quanto per eliminare alla radice componenti timbriche indesiderabili:
vibrazioni a bassa frequenza trasmesse dalle tavole del palco all’asto microfonica, turbolenze
dell’aria negli impianti di condizionamento, vibrazioni sporadiche dovute al traffico automobilistico,
eccetera.
Enrico Cosimi -4 - 6 -
Suono Analogico – Parte V
Parte V
Il mixer
Fintanto che si registra una sola sorgente sonora con un microfono direttamente su un sistema di
acquisizione sonora, il mixer è –di fatto- quasi del tutto inutile; le cose diventano più complicate
quando il numero dei microfoni (o delle sorgenti sonore) aumenta in maniera sensibile superando i
due punti di ripresa facilmente collegabili agli ingressi Left/Right del registratore “tipo”.
Compito principale del mixer è garantire la possibilità di dosare in maniera accurata i segnali
provenienti da più sorgenti sonore, siano esse riprese con microfoni o direttamente desunte da
segnali di linea. Da questo punto di vista, il mixer più semplice ipotizzabile è paragonabile ad una
semplice scatola che presenta da una parte un numero x di ingressi e dall’altra una sola uscita: se
per ciascun ingresso è disponibile un controllo di volume indipendente, il mixer può già funzionare,
mettendo l’utente nella condizione di dosare secondo le proprie necessità i diversi segnali collegati
all’apparecchio.
E’ interessante notare che, nel corso dell’evoluzione tecnologica che ha accompagnato la storia
delle tecniche di registrazione, i periodici progressi applicati alle strutture di mixaggio hanno avuto
un immediato riscontro nella qualità e nella complessità dei prodotti artistico/musicali con esso
realizzati.
Tipologie di mixer
Partendo da zero, ed arricchendo progressivamente la struttura, il mixer sarà quindi configurabile
con :
Enrico Cosimi -5 - 1
Suono Analogico – Parte V
Enrico Cosimi -5 - 2
Suono Analogico – Parte V
• Mixer recording
o assegnazione del segnale a 4, 8, 12, 24 o più bus di registrazione con cui smistare
simultaneamente i diversi canali mixer su altrettante tracce di multitrack recording.
Enrico Cosimi -5 - 3
Suono Analogico – Parte V
Inutile dire che il costo e la complessità del mixer sono direttamente proporzionali a tre fattori
facilmente identificabili:
La diffusione della tecnologia digitale a basso costo ha rivoluzionato la tecnica costruttiva dei mixer
e, più profondamente, ha modificato la struttura operativa di acquisizione segnali: oggi è quasi
banale registrare in assenza di mixer vero e proprio, collegando le diverse sorgenti sonore
direttamente agli ingressi delle schede audio residenti nel PC o sfruttando le porte di conversione
AD presenti sulle interfacce audio; la tradizionale superficie di controllo del mixer può quindi
essere sostituita da una schermata che, in maniera più o meno rispettosa, riproduce sullo schermo
del PC tutti i comandi necessari.
Se, da un certo punto di vista, si perde la sensazione tattile del controllo hardware, si guadagna
comunque l’enorme flessibilità operativa data dall’automazione indipendente per ciascun
parametro.
Enrico Cosimi -5 - 4
Suono Analogico – Parte V
Un mixer è, per sua natura, una struttura modulare, ovvero composta dalla ripetizione ordinata di
sezioni più piccole che, affiancate una all’altra, compongono l’insieme operativo desiderato; nel
caso dei canali di ingresso, il numero dei medesimi specificherà la quantità simultanea di segnali
gestibili.
• channel input & output: le connessioni di ingresso microfonico e linea per i singoli
canali, con in più i collegamenti di uscite dirette, insert eccetera implementate su ogni
modulo di ingresso; l’illustrazione sottostante riporta il blocco delle uscite presenti su un
mixer Montarbo per applicazioni PA.
• channel strip: il canale di ingresso vero e proprio, contenente tutti i comandi necessari
alla sua gestione, organizzati secondo una rigorosa sequenza dall’alto verso il basso che
viene riportata nell’illustrazione seguente (il mixer in questione è un classico Mackie 8-Buss
Recording)
Enrico Cosimi -5 - 5
Suono Analogico – Parte V
• master input & output: i collegamenti di uscite ed ingresso della sezione generale del
mixer; da qui sono disponibili i bus di recording, i bus ausiliari con le mandate effetti, le
uscite principali;
• master section; i comandi che permettono di governare i livelli globali dei diversi bus
recording –se disponibili- dei bus stereo, eccetera.
Enrico Cosimi -5 - 6
Suono Analogico – Parte V
A questi, vanno poi aggiunti gli equipaggiamenti ancillari, cioè gli accessori che possono facilitare
determinate procedure tipiche del mondo della registrazione analogica: correlatori di fase,
oscillatore per generare frequenze di taratura, microfoni e sistemi di collegamento interfonico,
selezione per l’ascolto di diverse sorgenti già mixate (Tape 1, Tape 2, Tape 3…), selezione per
l’ascolto su diversi monitor (Main Big Monitor, Near Field Monitor…).
Enrico Cosimi -5 - 7
Suono Analogico – Parte VI
Parte VI
Equalizzazione
Equalizzare un segnale significa alterarne, in maniera più o meno significativa, il contenuto
armonico agendo con una serie di filtri appositamente progettata. Anche se il funzionamento dei
filtri sarà oggetto di una specifica trattazione nella sezione dedicata alla Sintesi, è il caso di anticipare
qualche concetto facilmente applicabile alle strutture esistenti in un mixer standard.
L’ampiezza di un intervento definisce il tipo di comportamento del filtro, ovvero l’incremento del
segnale o la sua attenuazione; nel primo caso, il filtro applicherà un boost di segnale espresso in
dB, che enfatizzerà la banda di frequenze trattata; nel caso di un’attenuazione, il filtro ridurrà
l’ampiezza del segnale passante. Il guadagno boost/cut, tradizionalmente riportato con valori
generici come +10/-10, è più propriamente specificato in dB: un controllo di tono presente
sull’impianto Hi-Fi standard agisce offrendo un boost/cut pari a +/- 6 dB nella fascia di frequenze
(basse, medie o acute) previste dal progettista.
La larghezza dell’intervento (la qualità del filtro, a volte indicata con la lettera Q) permette di
specificare la larghezza di banda, cioè la selettività più o meno esasperata dello stadio di filtraggio.
Un filtro particolarmente selettivo può essere utile per correggere problemi specifici nel segnale
(ad esempio il ronzio di un cavo mal schermato), ma può dimostrarsi inefficace per definire un più
generale addolcimento della timbrica nella sua interezza.
Equalizzatore grafico
Un equalizzatore grafico è composto da diverse sezioni di filtraggio (minimo sei, massimo
trentuno) le cui frequenze di taglio fc e le ampiezze di intervento Q non sono modificabili
dall’utente: i controlli di pannello danno accesso solo alle regolazioni individuali di cut/boost, cioè
di attenuazione o enfatizzazione per le singole bande. Dal momento che questi controlli sono
realizzati con slider verticali, la posizione dei singoli controlli riproduce con relativa fedeltà
l’andamento grafico della risposta in frequenza applicata al segnale; ecco il motivo dell’appellativo
grafico dato a questo tipo di equalizzatore.
In un mixer tradizionale, è facile trovarsi a lavorare con un equalizzatore grafico fornito di tre,
massimo quattro controlli di tono definiti Bassi, Medio bassi, Medio acuti ed Acuti; strumenti del
genere permettono interventi di carattere più generale che selettivo, ma garantiscono una facilità
di utilizzo decisamente significativa.
Equalizzatore parametrico
Di solito, un equalizzatore parametrico contiene un numero di tagli di intervento minore di quelli
riscontrabili in un circuito grafico (al massimo cinque sezioni parametriche contro le 31 disponibili
in un grafico full function), ma ciascuna sezione di intervento offre tutti i parametri di intervento
utili: guadagno (cioè cut/boost per gestire bidirezionalmente l’ampiezza dell’intervento), frequenza
e qualità (cioè larghezza di banda selettivamente variabile) liberamente specificabili dall’utente.
Altra caratteristica significativa della struttura di equalizzazione parametrica è la possibilità di far
interagire il funzionamento delle diverse bande sfruttando la sovrapposizione prevista per le
medesime. Una struttura di equalizzazione parametrica tradizionale può delimitare le cinque bande
di intervento nel modo seguente: 10-215 Hz, 35-720 Hz, 330-7500 Hz, 670-16000 Hz, 1200-20000
Hz. Appaiono evidenti le ampie sovrapposizioni rese disponibili.
In un mixer tradizionale, di taglio medio alto, l’eventuale equalizzazione parametrica è resa
disponibile offrendo tre, al massimo quattro, bande di intervento; strutture del genere forniscono
maggior selettività operativa all’utente, ma richiedono una consapevolezza superiore per impostare
correttamente i parametri di intervento.
Equalizzazioni ibride
Da non sottovalutare, per quanto meno diffuse, le strutture di intervento definite semiparametriche
(con regolazione limitata, per le poche bande di intervento, a due soli parametri di frequency e
cut/boost) e paragrafiche, in cui ciascuna banda di intervento (offerte in quantità numericamente
consistente, simile a quella del normale equalizzatore grafico) offre la possibilità di regolare
ampiezza cut/boost e centratura della frequenza.
Esistono tre tipi di bus ausiliari, differenziati per funzione, ma non per concetti di funzionamento:
Bus aux
Un bus ausiliario è, per definizione, una linea di collegamento che interessa tutti i segnali in
ingresso, cioè tutti i canali del mixer, e che prevede la possibilità di dosare, in maniera
indipendente canale per canale, la quantità di segnale desiderata. In questo modo, avendo ad
esempio sedici canali in ingresso, si può differenziare il bus principale di mixaggio (che raccoglierà i
segnali rispettando le quantità definite con i volumi di canale) dal bus di mandata ausiliario, sul
quale dosare diversamente i singoli segnali.
Ogni modulo del mixer prevede una regolazione di livello indipendente per ciascun bus di uscita; la
più evidente è quella rappresentata dal controllo di volume principale del canale, corrispondente al
dosaggio sullo stereo bus (main bus) principale, ma a seconda della struttura a disposizione,
saranno disponibili una, due, quattro, sei o più mandate bus ausiliarie, ciascuna dotata del proprio
controllo di send level indipendente.
A cosa servono queste mandate? Semplicemente, permettono di creare diversi mixaggi dei segnali
presenti in ingresso al mixer: questi rapporti di volume differenziati possono tornare utili per
gestire una linea di ascolto monitor (in tal caso, l’uscita del bus ausiliario sarà collegata ad un
amplificatore ed ad una cassa spia da palco) o per fornire, ad un effetto esterno, la quantità di
segnali che si intende processare (ed in questo caso, all’uscita del bus ausiliario verrà collegato un
processore effetti esterno).
In tutti i casi, maggiore è la quantità di bus ausiliari disponibili simultaneamente, più elevata sarà la
complessità strutturale del mixer e quindi il suo costo.
può quindi essere realizzato a prescindere dall’equalizzazione anche drastica impartita per le
esigenze di sala.
Nel caso di una mandata ausiliare post fader, tutti i cambiamenti effettuati con l’equalizzatore sul
segnale saranno presenti anche sull’uscita del bus ausiliario; dal momento che con l’equalizzazione
è possibile alterare anche drasticamente il guadagno delle diverse bande di frequenza, cioè il livello
generale del segnale, nel caso di una mandata post eq è più facile saturare involontariamente i
livelli in ingresso agli eventuali processori esterni collegati alla mandata ausiliaria.
Insert
Per dare maggiore profondità al mixaggio, si può sfruttare una mandata ausiliaria collegata ad un
processore di riverbero e, mediante questa, si può arricchire il suono di tutti i segnali
percentualmente aperti sulla barra ausiliaria.
Se però si desidera processare solamente un canale con un effetto esterno, occupare un’intera
mandata ausiliaria può dimostrarsi poco economico; in questo caso, meglio sfruttare le possibilità
di trattamento individuale offerte dagli insert di canale.
Un punto di insert fornisce, individualmente canale per canale, la possibilità di interrompere il
circuito audio prelevando il segnale, inviandolo ad un processore esterno e successivamente
ricollegandolo al canale originale. Se non richiesta, l’interruzione di circuito dell’insert rimane
automaticamente chiusa (cioè normalizzata) ed il canale funziona normalmente; appena il musicista
inserisce un jack nella presa insert, interrompe la normalizzazione di canale e preleva tutto il
segnale inviandolo alla volta di eventuali processori esterni.
Concludiamo ricordando che il tipo di mixer qui raffigurato non è adatto alla gestione dell’audio…
Parte VII
Il registratore magnetico
Giunto a maturazione durante la Seconda Guerra Mondiale, il registratore funziona sul semplice
principio del trasferimento magnetico sul supporto mobile – cioè il nastro. Il nastro magnetico
deve essere fatto scorrere a velocità costante davanti ad un blocco di tre testine che eseguono,
nell’ordine, le operazioni di cancellazione preventiva, per azzerare eventuali registrazioni precedenti,
registrazione e riascolto.
La foto riproduce un classico registratore magnetico master, ovvero a due piste stereo, Revox
modello B-77; i componenti più importanti del registratore sono:
La testina
È costituita da un nucleo metallico di forma quasi toroidale, attorno al quale si avvolge una bobina
in filo di rame; la testina è tagliata perpendicolarmente da una feritoia chiamata traferro. Quando
il sistema viene percorso dalla corrente elettrica i due poli della testina – cioè le estremità
interrotte dal traferro – generano un campo magnetico contenente un segnale elettrico di
potenziale continuamente variabile (in maniera analoga alle variazioni di intensità, frequenza e
timbro del segnale audio originale).
La testina che trasferisce il campo magnetico sul nastro è quella di registrazione, quella che rilegge il
campo magnetico e lo trasforma in una variazione di tensione è quella di riproduzione.
Se la velocità del nastro magnetico viene fatta raddoppiare, portandola a 30”/sec, la quallità della
registrazione aumenta sensibilmente, la dinamica è significativamente superiore ed il prodotto
migliora, ma la durata della registrazione si dimezza, scendendo a circa 15 minuti.
Il tutto, su una bobina di nastro che costa una cifra pari a 300 euro di oggi. Più IVA…
A seconda del tipo di nastro magnetico (al ferro, al cromo o ad altri metalli, Ampex 446, 466…)
ed alla velocità di scorrimento adottata, varierà il tipo di bias da applicare.
A complicare le cose, c’è anche la diversa risposta che le testine di riproduzione hanno nei
confronti delle frequenze più acute; per correggere la naturale perdita di definizione, rispetto alle
altre frequenze, è necessario pre – enfatizzare le acute al momento della registrazione.
Questo significa che, in determinate condizioni, un nastro magnetico registrato su
un’apparecchiature può non essere del tutto compatibile con la riproduzione effettuata da un’altra
apparecchiatura, a meno che non si ricorra ad un’azione di taratura preventiva sulla macchina
lettrice. Se questa precauzione viene tralasciata, il suono della registrazione potrebbe variare.
Rumore di fondo
Se le particelle di ossido magnetico non vengono orientate correttamente, il risultato sonoro è il
noto rumore di fondo, cioè il fruscio che accompagna la riproduzione; diverse tecniche permettono
di controllarlo, ma quasi mai di eliminarlo completamente. Per orientamento non corretto si intende
una tensione di magnetizzazione troppo bassa.
Nel corso degli anni, sono andate progressivamente affermandosi determinati standard che
stabiliscono il formato del registratore multitraccia; il classico medium professionale permette la
registrazione di 24 piste su nastro magnetico largo 2” (cioè due pollici, cioè quasi sei centimetri); lo
stesso nastro da 2” può essere usato su un registratore a 16 piste: in questo caso, a parità di
velocità di scorrimento, il risultato audio sarà superiore, per la maggior distanza fisica tra le tracce
e quindi la miglior separazione dinamica.
L’immagine precedente mostra una testina di registrazione a 24 tracce dello Studer A-800, un
prestigioso multitrack recorder professionale che, all’inizio degli anni ’80, veniva venduto per una
cifra oggi equivalente a 40.000 euro.
Qui sopra, invece, un registratore professionale 24 piste Otari MTR 90; i due sportelli in basso
permettono l’accesso ai numerosi circuiti staòpati che contengono l’elettronica dell’apparecchio; si
noti l’altezza delle testine e dei pressori che tengono in posizione il nastro magnetico.
In primo piano, il blocco di alluminio sagomato che permette il taglio del nastro magnetico e
l’editaggio.
Parte VIII
L’editing analogico del nastro prevede l’intervento distruttivo sul medesimo, ovvero il taglio,
l’asportamento e il diverso montaggio di porzioni di nastro che vengono successivamente incollate
nel nuovo ordinamento desiderato; una volta effettuato un editing analogico, se il risultato non è
soddisfacente, non rimane che cercare di rimontare il nastro nelle condizioni originali. A patto di
riuscirci.
Per continuità con le pecedenti esperienze analogiche, le più comuni operazioni di editing diffuse
nel dominio digitale continuano a chiamarsi cut, copy e paste, cioè: taglia, duplica ed incolla.
Di queste tre, solamente la copia del nastro richiede la presenza simultanea di due registratori; le
tecniche di taglio ed incollaggio sono invece realizzati mediante splicing block, ovvero con una
taglierina posizionata direttamente sulla plancia del registratore.
3. Ruotare le flange medesime, mentre il nastro è a contatto sulla testina di riproduzione – che di
solito è quella più a destra).
4. Con una matita grassa, di colore possibilmente visibile – il supporto del nastro magnetico è di
colore marrone scuro… - marcare con precisione l’inizio della porzione che si intende
rimuovere.
5. Marcare anche il punto preciso che indica la fine della porzione che si intende rimuovere
3. Rimuovere manualmente la porzione centrale del nastro, quella delimitata dai due tagli, avendo
cura di non rovinarla, nel caso fosse comunque necessario ricostruire l’integrità originale.
3. Rimuovere il nastro magnetico giuntato dal blocchetto di editaggio, ascoltare con attenzione il
punto montato e verificare la qualità del montaggio: un buon montaggio non deve mostrare
cambi di livello o qualità del suono, del rumore di fondo, dell’andamento ritmico del segnale
originale.
I tagli debbono essere effettuati con una lametta da barba che non sia stata inavvertitamente
magnetizzata – ad esempio lasciandola vicino ad una calamita… - una lametta magnetizzata,
durante il taglio provvederà ad imprimere sul nastro un “thump” che risulterà drammaticamente
evidente al riascolto.
E’ interessante ricordare che, proprio per evitare questo problema, in piena epoca analogica,
venivano vendute costosissime forbici in porcellana che garantivano la totale assenza di carica
magnetica durante i montaggi.
Parte IX
L’Amplificatore
Il componente più sottovalutato dell’intera catena audio analogica è di solito l’amplificatore. La sua
funzione, per sommi capi, è quella di moltiplicare la tensione ricevuta al suo ingresso per un
coefficiente (il guadagno) che la renda sufficientemente energica da poter muovere le bobine
collegate ai coni degli speakers.
Nella pratica odierna, la diffusione di monitor attivi (amplificati o biamplificati) ha, di fatto,
eliminato alla radice l’annoso problema dell’accoppiamento funzionale tra amplificatore di potenza,
crossover e speaker vero e proprio: allo stato attuale, è molto facile, se non del tutto automatico,
prelevare il bus stereo di uscita del mixer (control room se presente o monitor out dalla scheda
audio del computer) ed inviarlo direttamente agli ingressi corrispondenti sulla coppia di monitor
automaplificati. Fine dei problemi, fine delle preoccupazioni.
Il formato rack
Inutile dire che la standardizzazione dimensionale che copre ogni oggetto legato all’audio
professionale colpisce anche gli amplificatori, adeguandoli al montaggio rack; in questo modo, i
controlli operativi trovano posto sul pannello frontale (i due volumi per il canale left e right) e le
connessioni sono isolate sul fronte posteriore. Nell’illustrazione successiva sono visibili quattro
amplificatori professionali Yamaha, ciascuno alto due unità rack.
Lo speaker
L’altoparlante ha il compito fondamentale di trasformare in suoni i segnali elettrici ricevuti. Dato
che il suono è un fenomeno meccanico, l’altoparlante deve convertire una forma di energia –
quella elettrica – in un’altra forma – quella meccanica. Abbiamo visto, in precedenza, che i sistemi
in grado di convertire una forma di energia in un’altra, si chiamano trasduttori; l’altoparlante, quindi,
è un trasduttore.
Il tipo più comune di altoparlante è costituito da un cono di cartone, al quale è attaccata una
bobina formata da un fitto avvolgimento di filo conduttore. Quando una corrente passa in questa
bobina si crea un campo magnetico perpendicolare al piano dell’avvolgimento: il nord ed il sud di
questo campo magnetico si possono scambiare cambiando il senso in cui circola la corrente.
Se i due poli vengono scambiati, il cono si muoverà in maniera invertita rispetto al profilo originale
del segnale ricevuto; in altre parole: il segnale verrà emesso in controfase.
Negli altoparlanti, in genere, la bobina è posta in prossimità di una grossa calamita naturale: se la
corrente circola in un senso, il campo magnetico è tale da far attirare la bobina della calamita; se
la corrente circola in senso opposto, la bobina viene respinta.
Dato che la bobina è solidale con il cono di cartone, tutto il cono si muove o in fuori o in dentro a
seconda che la bobina sia stata respinta o attirata. Come accennato in precedenza, perché nella
bobina circoli corrente, è necessario che ai due estremi del conduttore sia applicata una differenza
di potenziale elettrico, una tensione: per cambiare il verso della corrente occorre invertire la
differenza di potenziale (il polo positivo diventa negativo e viceversa). E’ così che un’oscillazione
elettrica diventa un’oscillazione meccanica. Lo schema superiore è estratto dal catalogo TAD
Home Audio.
Differenziazione funzionale
Per facilitare la riproduzione sonora di tutte le frequenze ottenendo un risultato
professionalmente accettabile, durante il periodo evolutivo della registrazione analogica – e
parallelamente del mondo Hi-Fi - sono stati sviluppati trasduttori specializzati nel trattamento di
fasce di frequenze diversificate.
Il segnale viene quindi diviso in due o tre range differenziati contenenti solo certe fasce di
frequenza (ad esempio da 20 a 200 Hz, da 200 a 800 Hz, da 1800 in su…) e questi vengono avviati
ad altoparlanti specializzati per rendere al meglio nelle singole regioni di pertinenza: i woofer (o
anche subwoofer) per le frequenze più basse, i midrange per le frequenze medie, i tweeter per
quelle più alte. Ovviamente, un monitor ad una via, cioè dotato di un singolo trasduttore full range,
sarà meno complesso e costoso di un monitor a due vie, cioè con crossover e sistema woofer +
tweeter.
L’insieme dei circuiti che provvede a distribuire i segnali ai diversi tipi di altoparlante si chiama
crossover ed è assimilabile concettualmente ad un filtro multimodo in grado di smistare le
frequenze sulle diverse destinazioni.
A questo punto, il ciclo di gestione del segnale nel dominio analogico è concluso.
Parte X
Suggerimenti bibliografici
Nell’epoca di Internet, indicare una bibliografia o quantomeno dei suggerimenti bibliografici è
un’esperienza che si scontra con la costante variabilità del materiale disponibile in rete.
Da una parte, quindi, è facile trovarsi in presenza di testi cartacei, spesso in lingua inglese, spesso
irreperibili, dall’altra la disponibilità virtualmente illimitata di tutto lo scibile umano, a patto di
saper scegliere.
Quello che segue è un semplice elenco di letture adatte a formare – quanto meno – la base da cui
partire per successive investigazioni culturali.
T. Bacon (ed.), Rock Hardware. The Instruments, Equipment, and Technology of Rock, Blandford Press,
Poole Dorset 1981.
G. Borè, Microphones for professional and semi-professional applications, Georg Neumann Gmbh,
Berlin. 1983.
A. Strange, Electronic Music. Systems, Techniques, and Controls. Second Edition, Wm. C. Brown
Company Publishers, Dubukue, 1983.
T. Darter (ed.), Synthesizers and Computers, The Keyboard Synthesizer Library, Hal Leonard
Publishing, Milwaukee, 1985.
H.J. Braun (ed.), Music and Technology in the Twentieth Century, The Johns Hopkins University Press,
Baltimore and London, 2000.
M. Katz, Capturing Sound. How Technology Has Changed Music, University of California Press,
Berkeley, 2004
Enrico Cosimi - 10 - 1-