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ADHD

L'ADHD è un disturbo caratterizzato da disattenzione, iperattività e impulsività, che influisce negativamente sulle prestazioni scolastiche e sociali. La diagnosi si basa su criteri specifici del DSM-5 o ICD-10 e può manifestarsi in vari sottotipi. Le cause dell'ADHD sono multifattoriali, comprendendo fattori genetici, neurobiologici e psicosociali, e il disturbo può persistere nell'età adulta con sintomi che si evolvono nel tempo.

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ADHD

L'ADHD è un disturbo caratterizzato da disattenzione, iperattività e impulsività, che influisce negativamente sulle prestazioni scolastiche e sociali. La diagnosi si basa su criteri specifici del DSM-5 o ICD-10 e può manifestarsi in vari sottotipi. Le cause dell'ADHD sono multifattoriali, comprendendo fattori genetici, neurobiologici e psicosociali, e il disturbo può persistere nell'età adulta con sintomi che si evolvono nel tempo.

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L'ADHD

Sono ragazzi che faticano a prendere in considerazione il


punto di vista altrui e pretendono che i loro desideri e
necessità abbiamo la priorità su tutto e su tutti.

Frequentemente è riscontrabile aggressività, rabbia,


oppositività, provocazione e trasgressione di norme
sociali e morali.

Il rendimento scolastico è spesso altalenante e al di sotto


delle reali capacità intellettive.
Disturbi del comportamento
Le manifestazioni più facilmente riscontrate sono tre: il
disturbo da deficit di attenzione/iperattività, il disturbo
della condotta e il disturbo oppositivo provocatorio.
Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività è un
problema medico-psicologico caratterizzato da
impulsività, iperattività e/o disattenzione.

Il disturbo della condotta è un problema caratterizzato


da una persistente violazione dei diritti fondamentali
degli altri e delle principali norme o regole societarie.

Il disturbo oppositivo provocatorio si caratterizza per la


collericità, comportamento negativistico, ostilità e
provocazione.
ADHD

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività


(ADHD) è caratterizzato da un livello di attenzione
scarso, inadeguato per lo sviluppo, o da aspetti di
iperattività e impulsività inappropriati all’età, o da
entrambi.

Si tratta di studenti con alti livelli di attivazione, i


quali non possono stare fermi, sono irrequieti e
impulsivi, parlano incessantemente e spesso ad alta
voce.
Diagnosi di ADHD

Per porre diagnosi di ADHD, ci si basa sulla


classificazione del DSM-5 o sulla classificazione
dell'ICD-10.

Secondo i criteri del DSM-5, il disturbo deve essere


presente per almeno sei mesi e causare
compromissione delle prestazioni scolastiche e sociali.

Alcuni sintomi, inoltre, devono manifestarsi prima dei


12 anni e in almeno due contesti di vita (scuola e
famiglia).
sottotipi di ADHD Il DSM-5, Manuale
Diagnostico e Statistico dei Disturbi
Mentali, elenca tre sottotipi di ADHD:

manifestazione con disattenzione


predominante;

manifestazione con iperattività-impulsività


predominanti;

manifestazione combinata.
criteri diagnostici per l'ADHD Sei (o più) dei seguenti sintomi di
disattenzione sono persistiti per almeno 6 mesi con una intensità
che provoca disadattamento e che contrasta con il livello di
sviluppo:

il bambino spesso non riesce a


prestare attenzione ai particolari spesso ha difficoltà a mantenere
o commette errori di distrazione l'attenzione sui compiti o sulle
nei compiti scolastici, sul lavoro, attività di gioco;
o in altre attività;

spesso non segue le istruzioni e


non porta a termine i compiti
scolastici, le incombenze, o i
spesso non sembra ascoltare
doveri sul posto di lavoro (non a
quando gli si parla direttamente;
causa di comportamento
oppositivo o di incapacità di
capire le istruzioni);
Sei (o più) dei seguenti sintomi di disattenzione sono persistiti per
almeno 6 mesi con una intensità che provoca disadattamento e
che contrasta con il livello di sviluppo:

spesso ha difficoltà ad organizzarsi nei compiti e nelle attività;

spesso evita, prova avversione, o è riluttante ad impegnarsi in compiti che


richiedono sforzo mentale protratto (come compiti a scuola o a casa);

spesso perde gli oggetti necessari per i compiti o le attività;

spesso è facilmente distratto da stimoli estranei;

spesso è sbadato nelle attività quotidiane.


ADHD Sei (o più) dei seguenti sintomi di iperattività-
impulsività sono persistiti per almeno 6 mesi con
una intensità che causa disadattamento e contrasta
con il livello di sviluppo:

il bambino spesso muove con irrequietezza mani o piedi o si dimena sulla sedia;
spesso lascia il proprio posto a sedere in classe o in altre situazioni in cui ci si aspetta che
resti seduto;
spesso scorrazza e salta dovunque in modo eccessivo in situazioni in cui è fuori luogo (negli
adolescenti o negli adulti, ciò può limitarsi a sentimenti soggettivi di irrequietezza);
spesso ha difficoltà a giocare o a dedicarsi a divertimenti in modo tranquillo;
Studente che soffre di ADHD

è spesso "sotto pressione" o agisce come se fosse


"motorizzato";

spesso parla troppo;

spesso "spara" le risposte prima che le domande siano state


completate;

spesso ha difficoltà ad attendere il proprio turno;

spesso interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti.


La diagnosi di HKD

L'ICD-10 non prevede alcuna categoria diagnostica corrispondente


all'ADHD di tipo prevalentemente disattento del DSM-5.

La diagnosi di HKD secondo l'ICD-10 richiede la contemporanea


presenza di almeno 6 sintomi di disattenzione, tre di iperattività e
uno di impulsività: in questo modo tale diagnosi è quasi
sovrapponibile a quella di ADHD sottotipo combinato del DSM-5.

Inoltre, secondo il DMS-5 alcuni sintomi devono essere presenti


prima dei 12 anni di età, mentre secondo l'ICD-10 prima dei 6.
l’iperattività è associata
alla carenza di
determinate abilità e
studi più recenti hanno
L'ADHD dimostrato che in
numerosi casi di ADHD ci
sono significative
componenti genetiche.
Vari studi hanno dimostrato come i bambini
istituzionalizzati con una prolungata e
drammatica carenza emozionale, sono spesso
iperattivi e con uno scarso livello di attenzione.

Ipotesi Eventi psicologici stressanti, come situazioni


familiari scarsamente equilibrate e fattori

psicosociale ansiogeni, contribuiscono all’instaurarsi e al


mantenimento dell'ADHD.

Le condizioni socio-economiche non sembrano


costituire un fattore predisponente.
Quindi, la causa dell'ADHD è multifattoriale: vari fattori, neurobiologici e
psicosociali, contribuiscono al suo manifestarsi. I fattori psicosociali, da soli,
non sono la causa primaria.

I fattori genetici determinano la predisposizione per il disturbo, mentre


l'attivazione di tale predisposizione viene modulata anche da fattori
ambientali.

Infine, numerosi autori sono d’accordo nel sostenere che, sebbene i


comportamenti e lo stile educativo dei genitori non siano da considerarsi
fattori all’origine dei disturbi comportamentali, con alta probabilità questi
potrebbero favorire il mantenimento o l’aggravarsi dei sintomi.
Decorso

Il disturbo viene solitamente diagnosticato durante le scuole primarie e nei casi


eccezionali durante le scuole dell’infanzia.

Il disturbo è relativamente stabile durante la prima adolescenza e i sintomi si


attenuano durante la tarda adolescenza e l’età adulta.

L’iperattività è il primo sintomo a recedere mentre la distraibilità è l’ultimo.

La maggioranza dei soggetti con ADHD è vulnerabile al disturbo antisociale di


personalità, ai disturbi dell’umore, a un disturbo correlato a sostanze, soprattutto
quando i sintomi persistono nell’adolescenza.

Nel 15-20 % dei casi, i sintomi di ADHD persistono nell’età adulta, ci può essere una
riduzione dell’iperattività ma i soggetti restano impulsivi e proni agli incidenti
Decorso del disturbo: età prescolare

- Sonno
- Marcata
discontinuo e - Aggressività
iperattività
agitato

- Frequenti scoppi
- Litigiosità - Oppositività
d'ira

- Scarsa percezione
del pericolo con
presenza di
frequenti incidenti
Decorso del disturbo: età scolare

- Evidente disattenzione, impulsività e iperattività

- Tendenza a evitare compiti complessi e lunghi

- Difficoltà scolastiche

- Comportamenti aggressivi/provocazioni

- Senso di inadeguatezza e scarsa fiducia nelle proprie capacità

- Relazioni sociali difficili


Decorso del disturbo: adolescenza

- Evidente disattenzione

- Carente capacità di organizzazione e pianificazione

- Riduzione dell'iperattività

- Abuso di sostanze

- Problemi emotivi, comportamento aggressivo

Decorso del disturbo: età adulta

- Scarso successo lavorativo

- Difficoltà di inserimento sociale

- Comportamento antisociale e delinquenza


Caratteristiche cliniche

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività si


definisce nei due principali disturbi di attenzione e
impulsività.

Frequenti sono altri deficit in ulteriori aspetti delle


funzioni cognitive, come i disturbi delle funzioni
esecutive e dell’apprendimento.

Comuni sono, inoltre, i problemi emotivi.


Disturbi dell’attenzione

I soggetti con ADHD presentano una prestazione peggiore nelle


seguenti aree:

tempi di reazione relativi alla scelta multipla, e


conseguentemente ai tempi di reazione semplici;

controllo dell’interferenza;

tempi di ricerca multipla visuo-spaziale.

Le difficoltà maggiori si riscontrano nell’attenzione sostenuta, sia


nelle situazioni scolastiche che sociali.
Sono frequenti problemi nel prestare attenzione ai dettagli dei compiti
da eseguire e gli errori di distrazione. Queste difficoltà rendono il
risultato dei ragazzi con ADHD incompleto, disordinato e poco curato;
per loro è molto difficile lavorare su uno stesso compito per un
periodo prolungato ed è anche per questo motivo che essi non
riescono a raggiungere gli obiettivi prefissati dalla didattica scolastica.

Sia in classe che nel gioco essi cambiano frequentemente attività in


quanto perdono rapidamente l’interesse per ogni iniziativa che venga
proposta o che loro stessi iniziano.
Sulla base delle teorie cognitive e delle osservazioni
cliniche di pazienti con lesioni da trauma al cervello, si
ipotizza che gli individui possano sperimentare difficoltà
a più livelli lungo queste dimensioni dell'attenzione:

1. focalizzata

2. sostenuta

3. selettiva

4. alternata

5. suddivisa
1. attenzione focalizzata: forma di attenzione di base e coinvolge
l'abilità del bambino di rispondere a stimoli specifici;

2. attenzione sostenuta: abilità del bambino nel mantenere


l'attenzione e persistere sul compito fino al suo completamento;

3. attenzione selettiva: abilità del bambino nel mantenere


specifici contenuti cognitivi mentre vi sono stimoli distraenti;

4. attenzione alternata: abilità del bambino di spostare


l'attenzione tra più compiti;

5. attenzione suddivisa: abilità del bambino nel rispondere quasi


simultaneamente a due o più compiti che hanno diverse richieste.
Impulsività

L’impulsività si manifesta nella tendenza ad agire prima di aver riflettuto adeguatamente.


L’impulsività è un chiaro sintomo delle difficoltà a carico dell’autocontrollo
comportamentale dei ragazzi con ADHD.
Disturbi delle funzioni
esecutive
Le abilità di pianificazione e di monitoraggio di
un’azione, di flessibilità nell’utilizzo di strategie per
la soluzione di un problema, di controllo degli esiti
dell’azione svolta, vengono indicate come “funzioni
esecutive”, termine questo che sta per indicare un
sistema che presiede all’esecuzione di attività non
automatiche.
Nei primi sei anni di vita
Nei primi sei anni di vita, le funzioni esecutive sono svolte in modo esterno: i
bambini spesso parlano tra sé ad alta voce, richiamando alla mente un compito
o interrogandosi su un problema. Durante la scuola elementare, i bambini
imparano a interiorizzare, a rendere “private” le funzioni esecutive, tenendo per
sé i propri pensieri. Imparano quindi a riflettere su sé stessi, a seguire regole ed
istruzioni, ad auto-interrogarsi ed a costruire "sistemi mentali" per capire le
regole in modo da poterle adoperare. Successivamente imparano a regolare i
propri processi attentivi e le proprie motivazioni, a posporre o modificare le
reazioni immediate ad un evento potenzialmente distraente, a tenere per sé le
proprie emozioni ed a porsi degli obiettivi. Tutto ciò permette ai bambini, nel
corso della crescita, di tenere sotto controllo il proprio agire per intervalli di
tempo sempre più lunghi e di pianificare i propri comportamenti, in modo da
raggiungere lo scopo prefissato.
I disturbi

I disturbi a carico delle funzioni esecutive determinano


una compromissione anche a carico delle seguenti
funzioni:

Memoria di lavoro non-verbale che causa ritardi e


compromissione nella capacità di tenere a mente gli
eventi, nella capacità di ricordare lo scopo di un gioco
o di un'attività, di sapere ciò che serve per raggiungere
un obiettivo e nella maturazione del senso del tempo;
Interiorizzazione del discorso
autodiretto, che si esprime con la
difficoltà ad autoregolare il
comportamento e a porsi domande
evitando di verbalizzarle ad alta voce;

Scarsa autoregolazione nel controllo


delle emozioni e della motivazione;
Difficoltà nello scomporre e ricomporre i comportamenti
osservati così che possano essere ricomposti in nuovi
comportamenti finalizzati; questo fa sì che i soggetti con
ADHD abbiano indicative difficoltà a pianificare il proprio
comportamento e a divulgare schemi comportamentali utili
nelle diverse circostanze di vita;
Difficoltà a rispondere a compiti complessi e nella gestione
simultanea di vari aspetti di un compito perché, per un soggetto
con ADHD, ogni stimolo distraente, esterno al compito, lo distoglie
dallo stesso o da qualunque altra azione in corso: ne consegue che
i ragazzi con ADHD necessitano di attività altamente predisposte e
regolate, dove gli stimoli e gli indicatori siano solo quelli specifici e
basilari per poter iniziare un compito e portarlo a termine.
Nell’interazione, allora, diventa necessario essere essenziali e
sintetici.
Dalla difficoltà a eliminare gli stimoli non rilevanti deriva
una percezione del tempo alterata. L’alterata percezione del
tempo fa sì che i ragazzi con ADHD non riescano ad
attendere prima di ricevere una gratificazione e necessitano
di frequenti e rapidi feedback sul loro modo di agire e di
lavorare;

Difficoltà a carico dell’autoregolazione che fa sì che il


ragazzo con ADHD abbia marcate difficoltà a inibire le
risposte automatiche, mostrando comportamenti impulsivi,
con la conseguenza che non riesce a generare risposte
adeguate all’ambiente;
Mancanza di previsione, scarsa capacità di retrospezione e difficoltà
a imparare dagli errori, scarsa autoconsapevolezza, bassa
tolleranza alle frustrazioni, mentire, dire parolacce e incolpare gli
altri.
Disturbi dell’apprendimento

L’alunno con ADHD presenta molto frequentemente scarsi risultati scolastici.


difficoltà di apprendimento

Gli alunni con ADHD hanno


spesso difficoltà nella
comprensione del testo,
nella soluzione dei problemi
matematici e nel metodo di
studio.
Disturbi dell’apprendimento
Si possono verificare tre situazioni
tipiche:

1. gli scarsi risultati a scuola possono fare


emergere comportamenti ADHD (i sintomi non
sono presenti prima dei 7 anni)

2. ADHD causa difficoltà di apprendimento


(sintomi presenti prima dei 7 anni)

3. presenza di un ADHD associato a DSA per un


problema generalizzato cognitivo-
neuropsicologico.
I problemi emotivi

È molto importante occuparsi della sfera emotiva dei ragazzi con ADHD.

Prestare attenzione alle competenze emotivo-relazionali e attuare programmi


di trattamento che prevedano lo sviluppo delle capacità empatiche e dei
comportamenti prosociali si rivelerebbe utile in quando aumenterebbe nel
ragazzo la consapevolezza di sé e delle proprie emozioni e lo aiuterebbe nella
gestione tanto complessa dei rapporti interpersonali, accrescendo da un lato la
sua autostima, il problema emotivo più frequentemente riscontrato nel ADHD,
e dell’altro la possibilità di intrattenere buone relazioni sociali.
Caratteristiche
Caratteristiche primarie
- Deficit di attenzione sostenuta
- Deficit di memoria a breve termine
- Deficit di pianificazione e autoregolazione
- Iperattività
- Impulsività
Caratteristiche secondarie (interazione tra primarie e ambiente)
- Difficoltà scolastiche e/o lavorative
- Difficoltà di socializzazione
- Bassa autostima

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