Bergson
Vita e scritti
Henri Bergson nasce a Parigi nel 1859 e diventa uno dei filosofi più importanti del primo
Novecento. Insegna al Collège de France, dove le sue lezioni hanno grande successo, e nel 1928
riceve il premio Nobel per la letteratura. Muore nel 1941.
Le sue opere principali sono Saggio sui dati immediati della coscienza, Materia e memoria,
L’evoluzione creatrice e Le due fonti della morale e della religione. In esse sviluppa
progressivamente la sua filosofia della vita, della coscienza e della creatività.
Tempo e durata
Uno dei nuclei fondamentali del pensiero bergsoniano è la distinzione tra tempo della scienza e
tempo della vita.
Il tempo della scienza è quello misurabile e oggettivo: è composto da istanti tutti uguali, ordinati
e reversibili, come quelli segnati da un orologio. Questo tempo è però per Bergson una
costruzione artificiale, perché nasce dal modo in cui l’uomo “spazializza” il tempo, cioè lo
trasforma in qualcosa di simile allo spazio, fatto di unità separate.
Il tempo della vita invece è la durata, cioè il tempo vissuto interiormente dalla coscienza. Qui gli
istanti non sono separati, ma si fondono tra loro: il passato non scompare, ma continua a vivere
nel presente e lo modifica. La durata è quindi un flusso continuo, qualitativo e irripetibile, in cui
ogni momento è nuovo ma porta con sé tutto ciò che lo precede.
Per spiegare questa differenza, Bergson usa immagini molto efficaci: il tempo scientifico è come
una collana di perle uguali e separate, mentre la durata è come un gomitolo che si avvolge su se
stesso, crescendo continuamente senza perdere ciò che ha già formato.
La polemica con Einstein
Bergson interviene anche nel dibattito sulla teoria della relatività. Einstein sostiene che il tempo è
relativo al sistema di riferimento dell’osservatore ed è quindi misurabile in modo oggettivo ma
non assoluto.
Bergson invece critica questa impostazione perché, secondo lui, essa resta comunque legata a
un tempo “spazializzato”, cioè costruito dalla fisica. La vera esperienza del tempo non è quella
misurata scientificamente, ma quella vissuta interiormente. La simultaneità, ad esempio, non è
una realtà fisica assoluta, ma un’operazione della coscienza che collega eventi diversi attraverso
la memoria.
Libertà e spirito
La distinzione tra tempo scientifico e tempo vissuto porta Bergson a una concezione della
libertà. Se la vita interiore è un processo continuo e creativo, allora le azioni dell’uomo non sono
completamente determinate da cause esterne.
Ogni scelta nasce dalla totalità della coscienza e dalla sua storia, quindi non è prevedibile né
riducibile a meccanismi rigidi. La libertà non è assenza di cause, ma espressione della durata
stessa dello spirito.
Memoria, corpo e spirito
In Materia e memoria Bergson affronta il rapporto tra mente e corpo.
La memoria è la conservazione integrale del passato nella coscienza: tutto ciò che viviamo si
deposita nella durata dello spirito, anche se non ne siamo sempre consapevoli. Il corpo invece ha
una funzione pratica: seleziona solo i ricordi utili all’azione presente.
Per questo esiste una differenza tra memoria pura (totale e profonda) e ricordo-immagine (cioè
ciò che riemerge effettivamente alla coscienza). Il cervello non crea i ricordi, ma li attiva e li
seleziona in base ai bisogni della vita.
Lo slancio vitale
In L’evoluzione creatrice Bergson propone la sua visione generale della realtà: tutto il mondo
vivente è attraversato da uno slancio vitale (élan vital).
La vita non è né completamente meccanica né rigidamente finalistica: è un processo creativo,
continuo e imprevedibile che si sviluppa nel tempo. Questo slancio incontra però la resistenza
della materia, che lo frantuma in molte direzioni diverse.
L’evoluzione non segue quindi un unico progetto, ma si ramifica come un fascio di possibilità. Da
questo processo nascono le diverse forme di vita, che non sono il risultato di un piano
prestabilito, ma di una creatività in movimento.
Istinto, intelligenza e intuizione
Nel mondo vivente Bergson distingue tra istinto e intelligenza. L’istinto guida gli animali e
permette loro di agire in modo immediato e naturale, mentre l’intelligenza è tipica dell’uomo e
serve a costruire strumenti e organizzare la materia.
L’intelligenza però ha un limite: tende a frammentare la realtà e a ridurla a schemi fissi, quindi
non riesce a cogliere il movimento e la vita nel loro flusso continuo.
Per superare questo limite esiste l’intuizione, che è una forma di conoscenza immediata e
profonda. L’intuizione permette di entrare dentro la durata e di cogliere la realtà dal suo interno,
senza ridurla a concetti rigidi.
Società, morale e religione
Bergson applica la sua visione anche alla società.
Le società chiuse sono basate su regole fisse e sull’obbedienza: qui domina una morale
dell’obbligazione, che serve a garantire stabilità e coesione sociale. Le società aperte invece
sono dinamiche e orientate all’umanità intera: qui si sviluppa una morale più alta, legata a figure
eccezionali come santi e profeti.
Anche la religione ha due forme. La religione statica nasce dal bisogno di protezione e sicurezza:
usa miti e credenze per difendere l’uomo dall’angoscia. La religione dinamica invece è il
misticismo, che rappresenta un contatto diretto con lo slancio creativo della vita e con Dio
stesso. I mistici, secondo Bergson, riescono a partecipare al movimento creativo dell’universo.