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Storia 4

Il capitolo descrive l'ascesa di Napoleone da console a imperatore, evidenziando le sue riforme politiche e sociali, tra cui il Concordato con la Santa Sede e la promulgazione del Codice Civile. Viene analizzata anche l'espansione dell'egemonia francese in Europa e le conseguenti guerre contro le coalizioni nemiche, culminando nella sconfitta in Russia che segna l'inizio del declino del suo impero. Infine, il capitolo sottolinea il malcontento popolare e le forme di resistenza contro il suo regime autoritario.

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Storia 4

Il capitolo descrive l'ascesa di Napoleone da console a imperatore, evidenziando le sue riforme politiche e sociali, tra cui il Concordato con la Santa Sede e la promulgazione del Codice Civile. Viene analizzata anche l'espansione dell'egemonia francese in Europa e le conseguenti guerre contro le coalizioni nemiche, culminando nella sconfitta in Russia che segna l'inizio del declino del suo impero. Infine, il capitolo sottolinea il malcontento popolare e le forme di resistenza contro il suo regime autoritario.

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CAPITOLO 6

CAPITOLO 6
DAL CONSOLATO ALL’IMPERO
Per consolidare il proprio potere e ripristinare il suo predominio sulla penisola italiana, Napoleone
intraprese una nuova campagna.
Costrinse gli asburgo a ritirare le truppe dal Belgio e dall’Italia settentrionale e firmò la PACE DI
LUNÉVILLE: che ristabiliva le condizioni di campoformio.
Ricostituì poi la repubblica cisalpina con il nome di REPUBBLICA ITALIANA, ma contro le speranze dei
patrioti, la sua presidenza fu assunta dallo stesso Napoleone.
Dopo anni di scontri, firmò la pace anche con il Regno Unito: LA PACE DI AMIENS (riconosceva alla
Francia le sue conquiste e l’Egitto tornò nelle mani degli ottomani).
Per consolidare ancora di più il suo potere personale E OTTENERE MAGGIORE CONSENSO DA PARTE
DEI CITTADINI: stipula con Pio VII un CONCORDATO CON LA SANTA FEDE:
- Nap. riconosceva il cattolicesimo la religione della maggior parte dei francesi e abrogò la
Costituzione civile del clero (molti preti refrattari poterono rientrare in Francia).
- Si riconosce il diritto del pontefice di nominare i vescovi
- Il papa rinunciò a rivendicare i beni ecclesiastici incamerati durante la Rivoluzione.

Il passo successivo per accentrare il potere: agire sui poteri locali. Ora il primo console aveva il compito di
nominare i PREFETTI (compito di attuare in ogni dipartimento le direttive del governo), dai prefetti
dipendevano i sottoprefetti ed i sindaci (di nomina governativa).

Per formare un ceto di funzionari e tecnici preparati: RIFORMA L’ISTRUZIONE PUBBLICA SUPERIORE:
a cui si accedeva solo pagando una retta elevata (solo alta borghesia che costituirà la classe dirigente).
- liceo: formazione umanistica
- università: darà vita alla nuova classe dirigente
- istituti politecnici: formazione professionale (es: settore bellico, minerario, costruzioni)

ASSISTENZA SOCIALE E SANITARIA: per rendersi conto dei bisogni dello stato, Napoleone promosse
delle ricerche statistiche per pianificare gli interventi pubblici.
Venne creato un nuovo CATASTO per redistribuire la tassazione tra i ceti in modo più equo, anche se
alcune imposte furono eliminate per favorire la borghesia.

IL CONSOLATO A VITA E L'INCORONAZIONE


Sia il concordato che i successi in politica estera avevano creato un clima favorevole a Napoleone in
Francia. per questo egli volle sancire formalmente il proprio ruolo: indisse un altro PLEBISCITO per farsi
proclamare PRIMO CONSOLE A VITA (2 agosto 1802). 3,5 mil: favorevoli e 8300 contrari. Due giorni
dopo entrò in vigore la COSTITUZIONE DELL’ANNO X: al console fu riconosciuta la facoltà di scegliere il
proprio successore, di poter dichiarare guerra e di potere avviare le trattative di pace.

Nel 1804 con la costituzione dell’anno XII, Napoleone si fece proclamare IMPERATORE DEI FRANCESI.
Il 2/12 nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi, papa Pio VII benedisse le corone imperiali, ma sarà
Napoleone ad incoronarsi da solo e ad incoronare sua moglie Giuseppina. Il papa assiste e basta (si vede
dalla sua espressione). Il suo gesto sottolinea che il suo potere derivi dal basso, direttamente dai cittadini
francesi.
Nel dipinto di David: sono presenti gli esponenti della famiglia di Napoleone, i funzionari di stato, e la
nuova nobiltà nata grazie a Napoleone (chi lo serviva correttamente riceve come premio il titolo nobiliare,
che non era ereditabile: PREMIO DI FEDELTA’).
REGNO DI ITALIA
Un anno dopo anche la Repubblica Italiana diventa REGNO D’ITALIA: Napoleone si cinge la testa da solo
e nomina viceré il figlio di Giuseppina.
NAPOLEONE I RE D’ITALIA P 230
- art 2: La corona d’Italia è ereditaria di maschio in maschio (sia discendenza legittima che adottiva per un
cittadino dell’Impero francese o del Regno d’Italia).
- art 5: Napoleone darà alla monarchia italiana una costituzione fondata sulle stesse basi di quella
dell’Impero francese e sugli stessi principi delle leggi ch’egli ha già dato all’Italia.

IL CODICE CIVILE
Ultima grande riforma: promulgazione del CODICE CIVILE (ancora oggi alla base della legislazione di
molti paesi): definisce la LIBERTA’ PERSONALE e la CENTRALITA’ DELLO STATO. Conferma
l’annullamento dei privilegi aristocratici di fronte alla legge, la laicità dello Stato, la proprietà privata, la
libertà personale e il diritto di impresa (no corporazioni) e di lavoro. In questo modo riesce a rassicurare la
borghesia.
I RAPPORTI FAMILIARI NEL CODICE NAPOLEONICO P 231
- art 148: figlio < 25 anni e figlia < 21 anni, devono avere almeno il consenso del padre per sposarsi.
- 241: La moglie deve abitare con il marito ovunque lui voglia.
- 215: La moglie non può denunciare senza l’autorizzazione del marito.
- 217: la donna per decisioni economiche deve sempre avere il consenso del marito.
- 229: Il marito può chiedere il divorzio per causa d’adulterio della moglie.
- 230: La donna può chiedere il divorzio per causa d’adulterio se il marito porta la sua concubina nella
casa comune.
- 231: divorzio in caso di eccessi, sevizie o ingiurie gravi.
- 232: una causa di divorzio per entrambi è la condanna a pena infamante.
- 371: Il figlio, a qualunque età, deve onorare e rispettare i genitori.
- 375-6-7-8: Il padre in casi di malcontento può: far tenere in arresto per massimo un mese il figlio se è
minore di 16 anni (Il presidente del tribunale lo fa sotto ordine del padre, senza processo), mentre sopra i
sedici anni al massimo per 6 mesi.
● STRUTTURA GERARCHICA (padre come Napoleone)
● La famiglia è lo Stato in piccolo.

L’EGEMONIA FRANCESE IN EUROPA


Dopo la pace con l'Austria e il Regno Unito, Napoleone riprese una politica coloniale aggressiva
minacciando la supremazia britannica in India.
Nasceranno 5 coalizioni antinapoleoniche (alleanze variabili tra: Regno Unito, Austria, Prussia,
Russia…)
3 COALIZIONE
La francia vinse quasi sempre, a parte nella battaglia di TRAFALGAR vinta dalla flotta britannica, dove
l’ammiraglio inglese Nelson morì. Nonostante tutto, il regno unito continua quindi a mantenere il dominio
marittimo e lo esercitava a danno dei possedimenti coloniali francesi e degli Stati vassalli o alleati della
Francia (Spagna, Olanda, Regno di Napoli).
Non riuscendo ad affrontare il Regno Unito, Napoleone decise di colpirla sul piano economico. Proclama
il BLOCCO CONTINENTALE: chiuse tutti i porti francesi, degli stati vassalli e alleati alle navi britanniche
e vietò all’Austria, alla Prussia e alla Russia qualsiasi scambio commerciale con il Regno Unito.

Gli inglesi reagirono fomentando la rivolta negli stati soggetti alla Francia, in particolare in Spagna,
mentre si sviluppava il CONTRABBANDO (traffico di merci proibite, violando le leggi). Infatti, nonostante
i controlli, le merci inglesi (zucchero, caffè, cotone) continuavano ad essere commerciate in tutta Europa.
Il blocco in Francia danneggiò le aziende che collaboravano con l’Inghilterra e anche gli Stati Vassalli
subirono ingenti danni: provocò molti malcontenti, l’opposizione dei liberali di Francia (che consideravano
il blocco una violazione della libera iniziativa e delle libertà individuali).

Napoleone nel tentativo di far rispettare il blocco, procedette con una serie di annessioni: il Portogallo
(liberato dai britannici), la Spagna (assegnata a Giuseppe Bonaparte, suo fratello), la Toscana, parte
dello Stato Pontificio (Papa Pio VII fu arrestato dopo aver scomunicato Napoleone, e deportato a
Savona), il Regno di Napoli (deposti i Borbone fu assegnato inizialmente a Giuseppe Bonaparte, poi a
Gioacchino Murat, cognato dell’imperatore).
(NEPOTISMO)

LA “GLORIOSA INSURREZIONE” CONTRO NAPOLEONE -SPAGNA


In realtà la Spagna non sarà mai conquistata in maniera stabile, ma vi era la costante presenza della
guerriglia.
Il pittore Goya rappresenta il popolo spagnolo contro l’occupazione napoleonica. Il suo quadro “3 maggio
1808” evoca un preciso momento storico: quando Gioacchino Murat, al comando delle forze di
occupazione, fece catturare tutti coloro che si erano ribellati ai francesi, che furono fucilati (nazionalità di
Napoleone nel voler imporre il proprio dominio in Europa).
La luce illumina gli spagnoli che hanno difeso il loro paese.

GERMANIA - 4 COALIZIONE
Napoleone riuscì a sconfiggere anche l’armata prussiana a Jena. A Jena in quel periodo si erano diffusi i
pensieri di HEGEL e FICHTE.
Il primo, più giovane, vede in Napoleone che entra in città lo spirito del mondo, capace di eliminare il
passato (es: sistema feudale) portando alla modernità. Invece, Fichte, più maturo, scrisse i “DISCORSI
ALLA NAZIONE TEDESCA” in nome del senso di nazionalità per non cedere la propria identità a
Napoleone.

RUSSIA - PRUSSIA
A seguito della pace, lo Zar Alessandro I di Russia e napoleone riconobbe le rispettive zone d’influenza.
Mentre la maggior parte degli stati tedeschi fu riunita nella CONFEDERAZIONE DEL RENO, la cui
presidenza fu assunta da Napoleone. (Fine impero romano-germanico).
Anche l’Olanda entra sotto il controllo francese. Infine, il Granducati di Varsavia nacque come Stato
vassallo della Francia.

5 COALIZIONE
Napoleone riuscì a sconfiggere gli austriaci e con la pace di SCHONBRUNN dovettero cedere alla
Francia: Dalmazia, Istria e Trieste.
L’EUROPA NAPOLEONICA TRA CESARISMO E OPPOSIZIONE
Con quest’ultima pace, l’impero raggiunse la sua massima estensione.
Napoleone sposa nel 1810 Maria Luisa d’Austria, figlia dell’imperatore Francesco I, dopo aver divorziato
da Giuseppina Beauharnais. Dopo solo un anno nacque l’erede al trono. Il personalismo napoleonico si
accentuò tanto che si parlò di CESARISMO.
(Le istituzioni non hanno più influenza e Napoleone riconosceva i premi di fedeltà, che diede vita alla
nuova nobiltà).
In particolare era la borghesia ad appoggiarlo. D’altra parte Napoleone eliminava l’opposizione, limitando
la libertà di associazione, la libertà di stampa con la censura e tutto era controllato dal sistema di polizia.
Nei territori conquistati il controllo era affidato ai familiari dell'imperatore.

OPPOSIZIONE
Il malcontento era generato dalla pesante tassazione e dalla grave crisi economica che seguì al
BLOCCO CONTINENTALE. In particolare gli intellettuali si opposero all’assolutismo di Napoleone,
attraverso riflessioni che esaltano gli ideali di patria e nazione (romanticismo). Vedi prima: Fichte
“Discorsi alla nazione tedesca”.

Anche sul piano politico emersero forme di resistenza contro il nepotismo napoleonico e contro
l’assolutismo monarchico: nacquero SOCIETA’ SEGRETE. Esse si ispiravano ai principi della
Rivoluzione Francese.

In Spagna e in Russia si sollevarono i ceti popolari: GUERRIGLIA (forma di resistenza passiva sotto
forma di atti di sabotaggio, continui e logoranti, con il coinvolgimento della popolazione civile).
In Spagna la guerriglia iniziò subito con la conquista di Napoleone e provocò la violenta reazione
dell’esercito francese. La guerriglia era sostenuta da un corpo di spedizione inglese sotto la guida del
duca di Wellington. Essa era mossa da sentimenti di patriottismo e orgoglio nazionale offeso da
Giuseppe Bonaparte.
Tra gli insorti vi erano anche le forze borghesi liberali che riuscirono a far uscire dalle assemblee
nazionali la COSTITUZIONE DI CADICE: ispirata alle idee della Riv Francese, la nuova Carta
rappresenta un modello di riferimento per i moti del primo Ottocento.
(vedi quadro di Goya descritto prima).

LA CAMPAGNA DI RUSSIA E IL CROLLO DELL’IMPERO


Come abbiamo visto in precedenza lo Zar Alessandro I e i francesi avevano dato vita a due zone di
influenza. Tuttavia, la loro alleanza non era stabile: Napoleone dando vita al Granducato di Varsavia
aveva fatto nascere dei sospetti di invasione della sfera di influenza. Inoltre lo zar era preoccupato degli
effetti negativi del blocco continentale che aveva chiuso i mercati inglesi ai prodotti russi e Napoleone
non sembrava favorire le iniziative dello zar contro l’impero Ottomano.

Dopo che lo zar si sottrasse al blocco continentale, Napoleone invase il territorio russo (soldati: la metà
francesi, il resto italiani, tedeschi, polacchi, austriaci e prussiani, i cui sovrani dovettero sottoscrivere
un’alleanza militare con la Francia). L’obiettivo di Napoleone era sconfiggere la Russia in modo rapido.
La Russia però mise in atto la tecnica della terra bruciata: i russi si ritiravano attirando i nemici all’interno
del loro Paese (Russia estremamente estesa), dopo aver dato alle fiamme raccolti, villaggi, depositi,
lasciando alla Francia solo terra bruciata senza alcuna possibilità di approvvigionamento.
I russi organizzavano così la resistenza armata in difesa della “sana russia”, ispirati da un forte
sentimento religioso.
Dopo la carneficina a Borodino, il generale russo ordinò la ritirata e Napoleone entrò a Mosca, che però
trova devastata e invano aspettava i delegati russi per firmare i trattati di pace.
Intanto avanzava il terribile inverno russo, mentre da ogni parte era iniziata la guerriglia contro i francesi.
Gli approvvigionamenti erano sempre più difficili da trovare e Napoleone fu costretto a ordinare la ritirata.
Gli unici sopravvissuti saranno appena 5000 su 610000.

La sconfitta in Russia accrebbe in Europa l'avversione per Napoleone. Federico Guglielmo III di Prussia
promosse la SESTA COALIZIONE ANTIFRANCESE, la quale inflisse una pesante sconfitta a Lipsia
nella “battaglia delle nazioni”. Le conseguenze: Ferdinando VII tornò sul trono di Spagna e l’Olanda
cacciò i francesi. La Francia fu invasa dagli eserciti della sesta coalizione, senza che la popolazione
opponesse resistenza, e Parigi fu occupata (1814).

RESTAURAZIONE
I generali stessi imposero l’abdicazione e la restaurazione della monarchia. Come re salì Luigi XVIII,
fratello del ghigliottinato Luigi XVI. I governi vincitori assegnarono a Napoleone la sovranità dell’ISOLA
D’ELBA (nelle cui acque era presente la flotta inglese).
Con il TRATTATO DI PARIGI i confini francesi furono riportati a com’erano prima della rivoluzione.
I sovrani d'Europa si riunirono nel CONGRESSO DI VIENNA per ridisegnare la carta politica del
continente. Negli stati italiani i precedenti sovrani tornarono al potere, a parte Gioacchino Murat che
rimase a Napoli. Quest’ultimo fu costretto ad abdicare dagli austriaci e a Napoli tornarono i Borbone.

RESTAURAZIONE DI LUIGI XVIII


emana una Carta Costituzionale che fu accolta con sofferenza. La “carta ottriata” ≠ da quelle emanata
durante la rivoluzione che erano considerate espressione della volontà popolare. Questa invece esprime
la volontà del sovrano, il quale non poteva governare in uno stato senza costituzione. Tuttavia, non era
veramente liberale (limitava molti diritti).
Il ritorno della monarchia spaventò in particolare la borghesia e gli eserciti (paura di tornare nel passato).
Questo diffuso malcontento portò Napoleone sfuggire alla sorveglianza inglese e sbarcare il 1 marzo
1815 a Cannes, per poi marciare verso Parigi. Bonaparte riuscì ad avere dalla sua parte le truppe inviate
per arrestarlo. Il re fuggì in Belgio e cominciava l’ultima stagione napoleonica: “CENTO GIORNI”.

Subito le nazioni riunite nel Congresso si allearono nella SESTA COALIZIONE ANTIFRANCESE.
L’attacco dei britannici e dei prussiani sconfisse definitivamente i francesi sul campo di WATERLOO.
Napoleone fu relegato nell’isola di Sant’elena nell’oceano Atlantico, dove morì il 5 maggio 1821.

COSE BUONE DI NAPOLEONE:


- diritti civili
- istruzione
- importanza dell'alta borghesia e dell’esercito
- laicità dello stato
- abolizione assolutismo
- sviluppo economico
….
CAPITOLO 8
Dopo il crollo dell’impero di napoleone, i vecchi sovrani vollero ridefinire l’assetto politico e sociale dei
loro Stati (coinvolti dalla politica espansionistica di napoleone e dagli ideali rivoluzionari).
Era necessario ridisegnare la cartina geopolitica dell’Europa, ripristinando gli antichi confini, e l’antico
regime (scopo quasi anacronistico: si torna all’origine divina dello Stato: era necessario l’appoggio
ecclesiastico, legittimare il potere del sovrano, privilegi nobiltà e clero…).
Il Regno Unito, la Russia, l’Austria e la Prussia convocarono un congresso a Vienna e avviarono l’ETA’
DELLA RESTAURAZIONE.

Inoltre, in opposizione con il concetto di sovranità popolare e dei principi illuministici, prese piede il
TRADIZIONALISMO (difesa dei valori della tradizione, contrario al concetto di sovranità popolare).
Lo scrittore politico inglese EDMUND BURKE aveva criticato non solo i metodi, ma anche i presupposti
ideologici della rivoluzione, difendendo invece la tradizione rappresentata dall’aristocrazia e dall’antico
ordine sociale (critica la rivoluzione in nome della sicurezza).
Anche il francese CHATEAUBRIAND scrisse un’opera che ambiva a difendere la religione cristiana dagli
attacchi del razionalismo illuminista e dall’ondata di anticlericalismo e materialismi che avevano
accompagnato la rivoluzione.
JOSEPH DE MAISTRE, il vero ideologo della Restaurazione, con la sua opera rievoca il MEDIOEVO (la
religione in grado di mantenere l’ordine sociale).
Questi nuovi pensieri sembravano essere in accordo con il movimento culturale “romanticismo” diffuso in
Europa da MADAME DE STAEL.
Il Romanticismo, contrariamente al razionalismo illuminista, promuove il recupero della storia, il valore
dei sentimenti, delle tradizioni e dei valori del passato, presupposto dell'identità dei popoli e riconosceva
nel Medioevo la matrice delle nazioni europee.
(Con Napoleone l’idea di nazione era venuta meno).
Il romanticismo diede anche voce al SENTIMENTO NAZIONALE, alla LIBERTA’ DELL’INDIVIDUO (come
cittadino e come essere umano), contribuì allo sviluppo di movimenti di indipendenza: credeva che il
popolo avrebbe portato al riscatto nazionale e alla liberazione dalla tirannide. Il termine “romantico”
divenne sinonimo di “liberale” e “patriota”, rivelando la distanza con il movimento della restaurazione, di
cui solo APPARENTEMENTE condivideva alcuni presupposti.

IL CONGRESSI DI VIENNA E LA SANTA ALLEANZA


I protagonisti del congresso di Vienna furono:
- regno Unito: lord CASTLEREAGH
- Austria: principe di KLEMENS VON METTERNICH
- Russia: conte NESSELRODE
- Prussia: PRINCIPE DI HARDENBERG
Per la Francia, in rappresentanza di Luigi XVIII, vi era il principe TALLEYRAND (deputato nelle
assemblee della rivoluzione e poi ministro di Napoleone). Egli aveva acquistato un ruolo sempre più
importante, rivendicando per la Francia una posizione di parità rispetto alle altre potenze.

Nel ridisegnare il quadro geopolitico europeo, i partecipanti seguirono alcune linee guida.
-La prima, proposta dal principe francese, il PRINCIPIO DI LEGITTIMITA’: le dinastie spodestate da
Napoleone tornavano ai loro troni con i loro vecchi territori). Tuttavia, non fu ripristinato il Sacro Romano
Impero, sostituito dalla Confederazione germanica (stati tedeschi risotti da circa 300 a 39).

- La seconda: PRINCIPIO DELL’EQUILIBRIO, per impedire che uno stato prendesse il sopravvento sugli
altri (tutela della stabilità tramite la diplomazia). I confini furono quindi ridisegnati per garantire la stabilità
e contro un’eventuale offensiva della Francia furono posti gli STATI CUSCINETTO ( regno dei Paesi
Bassi, Sardegna…).

- La terza: PRINCIPIO DI INTERVENTO, le potenze europee, in particolare i partecipanti al Congresso,


stabilirono la possibilità di un’azione di forza se si fosse verificata una insurrezione rivoluzionaria,
liberale… (sapevano che questi accordi avrebbero provocato malcontento). Creazione della Santa
alleanza.

SANTA ALLEANZA
Per mantenere l’equilibrio era necessario stabilire una strategia comune, il patto prese il nome di Santa
Alleanza, sottoscritto dalla Russia ortodossa, dalla Prussia protestant e dall’Austria cattolica (il loro diritto
di intervento veniva fatto derivare direttamente da Dio). L’Inghilterra non ne prese parte perché lo
considerava un modo per intervenire su un altro stato.

Il Regno Unito si unì nella QUADRUPLICE ALLEANZA, che escludeva intenzionalmente la Francia e
non contemplava il principio di intervento. Gli inglesi infatti non volevano intromettersi nelle questioni
interne ai singoli stati ed era distante dalle politiche di stampo assolutistico degli altri stati.
In seguito la Francia entrò a far parte della QUINTUPLICE ALLEANZA.

PRUSSIA Regno di Federico Guglielmo III

AUSTRIA Impero austro-ungarico a Francesco I

GERMANIA al posto dell’impero: Confederazione germanica

RUSSIA impero russo sotto lo zar Alessandro I, con anche il regno di Polonia

REGNO UNITO Regno di Hannover, sempre con la supremazia sui mari

FRANCIA Dinastia dei Borbone con Luigi XVIII

PENISOLA IBERICA Spagna: Borbone, Portogallo: Braganza

OLANDA fu trasformata nel regno dei Paesi Bassi (protestante), compreso il Belgio
(cattolico).

IN ITALIA
-NORD: Dominazione Austriaca: regno LOMBARDO-VENETO, regno delle DUE SICILIE, ducato di
PARMA, PIACENZA e GUASTALLA (questo assegnato come vitalizio a Maria Luisa D’Austria.
Venne ricostruito il Regno di Sardegna come stato cuscinetto per rafforzare i confini francesi. Il
congresso di Vienna separava anche le repubbliche di Genova, Venezia e Lucca.
- CENTRO: Stato Pontificio (governo dei cardinali), Granducato di Toscana sotto Ferdinando III di
Lorena.

- SUD: Il regno di Napoli venne ripreso da Ferdinando IV di Borbone. Il regno, unito alla Sicilia, si
trasformò nel REGNO DELLE DUE SICILIE e il re prese il nome di Ferdinando I.

Nel complesso questi cambiamenti rappresentano un passo indietro rispetto al periodo napoleonico,
anche dal punto di vista economico: furono ripristinate le barriere doganali e adottate misure fortemente
protezionistiche.
Inoltre il nuovo assetto geopolitico non soddisfava i patrioti italiani.
I sovrani restaurati dovettero trovare un cmpromesso fra la repressione delle forze liberali e il tentativo di
conquistarne l’appoggio. Ciò creò le prime rivendicazioni LIBERALI-COSTITUZIONALI e la nascita di
una forte OPPOSIZIONE alla restaurazione.

CENSURA E SOCIETA’ SEGRETE


Il controllo e la repressione di ogni atto sospetto da parte dei sovrani restaurati suscitarono MOVIMENTI
DI OPPOSIZIONE (tra i liberali e i democratici: uniti dal rifiuto dell’illuminismo).
Le autorità fecero ricorso alla censura per impedire la diffusione delle idee liberali e democratiche. Si
formarono società segrete, organizzazioni clandestine portatrici di ideali liberali, democratici e nazioniali,
l’obiettivo era la lotta contro il dispotismo e l’alleanza trono-altare.
(Sotto l’impero napoleonico: la Massoneria).
ORA: (facevano parte: borghesia, militari, studenti/ intellettuali).
- Polonia: società patriottica nazionale, che ispirava all’indipendenza dalla Russia.
- Grecia: Filiki eteria, che lottava per l’indipendenza dell’impero ottomano
- Germania: l’Associazione studentesca, che aspirava all’unificazione nazionale
- Spagna: la Carboneria e la Società dei Comuneros
- Francia: La carboneria, gli Adelfi e i Filadelfi
- Italia: la Federazione italiana, l’Adelfia e la CARBONERIA.

LA CARBONERIA: tra tutte le società si distinse per l’impegno rivoluzionario. Si diffuse in particolare a
Napoli e Milano per poi arrivare in Francia e Spagna. Essa promuoveva le libertà dei cittadini, l’unità e
l’indipendenza nazionale. Aveva una struttura gerarchica: grandi maestri, maestri, neofiti. Era una
società estremamente segreta (per evitare infiltrazioni) e forse per questo i loro attentati non furono
molto efficaci: vengono messi in atto da pochi e non c’è molta partecipazione popolare.
(contro la monarchia assoluta e vogliono l’indipendenza dallo straniero

L’ADELFIA: Società segreta nata in Francia, anche questa presenta una struttura gerarchica secondo la
conoscenza delle finalità comuni, che richiedevano un giuramento di fedeltà specifico a seconda
dell’obiettivo politico.

COORDINAMENTO
Davanti all’elevato numero di organizzazioni, Filippo Buonarroti fondò ad Alessandria la SETTA DEI
SUBLIMI MAESTRI PERFETTI: articola le società segrete in livelli diversi:
- CARBONERIE LOCALI: obb. costituzionalismo
- SUBLIMI MAESTRI PERFETTI: obb. repubblicani
- GRAN FIRMAMENTO: obb. uguaglianza tra gli uomini mossa da ideali comunisti.
CAPITOLO 7
PREMESSE DELLA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
Con l’espressione “Prima rivoluzione industriale” gli storici indicano la trasformazione che il sistema di
produzione e distribuzione dei beni conobbe in Europa dalla SECONDA META’ DEL SETTECENTO.
Prima l’economia dei paesi era basata su: agricoltura e commerci, mentre la produzione affidata agli
artigiani nelle botteghe, organizzati in corporazioni (categorie professionali). Con la crescita della
domanda e della manodopera nel 600 si erano diffuse le INDUSTRIE A DOMICILIO (nasce la figura del
mercante-imprenditore, l’utilizzo delle macchine e no manodopera specializzata).

Tra 600 e 700 in alcuni paesi europei nacquero le prime MANIFATTURE CENTRALIZZATE: luoghi di
lavoro dotati di un unico ambiente, con ritmi di produzione elevati, coloro che ci lavoravano facevano
solo quel mestiere. In particolare in Inghilterra:
- molta disponibilità di manodopera
- i mercanti investono i capitali ad esempio per le macchine
-rivoluzione agricola
- maggiore domanda di beni, causato dall’aumento della popolazione
- innovazioni tecnologiche che progressivamente sostituirono il lavoro manuale
- ricorso a nuove fonti di energia minerali, al posto dello sfruttamento animale
- crescita della capacità produttiva grazie alle macchine
- con le grandi esplorazioni → nuove rotte commerciali in Asia e nuove conquiste, che per le potenze
commerciali gettarono le basi per la CONQUISTA COLONIALE DEL MONDO.
- La monarchia costituzionale parlamentare garantiva l’appoggio per la borghesia imprenditoriale, anche
il ceto nobiliare era incentivato a investire nell'ammodernamento dell'agricoltura e nelle imprese
commerciali.
Tutti questi presupposti rendevano la Gran Bretagna la nazione più adatta ad affrontare la
RIVOLUZIONE INDUSTRIALE.

PROGRESSI NEI DIVERSI SETTORI:


SETTORE TESSILE: nuove macchine per sostituire le tecniche tradizionali di filatura e tessitura.
furono usate tessitura di stoffe di cotone. Per le macchine non servivano persone qualificate, tra cui
anche donne e bambini.
Per far funzionare le macchine era necessaria l’energia: quella principale era l’ENERGIA IDRAULICA
(mulini), tuttavia la produzione era limitata dai ritmi stagionali e le fabbriche dovevano essere vicine ai
corsi d’acqua.
MACCHINE A VAPORE: per sostenere le grandi produzioni era necessaria una quantità di energia
costante. Le macchine a vapore consentivano di liberare le miniere di carbone dalle infiltrazioni d’acqua.
Successivamente venne perfezionata: la macchina di WATT, che si alimentava con una minore quantità
di carbon fossile (sostanza minerale formata dalla decomposizione di resti vegetali accumulati nel tempo
nel sottosuolo).

INDUSTRIA SIDERURGICA: le macchine sono in ferro, sottoposto a processi di modificazione → ghisa.


Importante anche per le locomotive/ ferrovie e le navi a vapore.
L’aumento della domanda dei metalli portò all’utilizzo del CARBON COKE (ricavato dal carbon fossile
estratto dalle miniere).
LA COSTRUZIONE DELLE FABBRICHE E I CAMBIAMENTI SOCIALI
Le fabbriche:
- stessi orari da rispettare
- quasi tutti svolgevano le stesse mansioni
- programmazione aziendale
- gli imprenditori che avevano investito nelle macchine sfruttavano la manodopera senza limiti di orario
La divisione del lavoro (Adam Smith) era rigida e alienante (condizione psichica in cui ci si sente
estranei a sé stessi. Nel pensiero di MArx, il lavoro operaio, che sottrae all’uomo il prodotto delle proprie
fatiche, provoca alienazione).

Nasce quindi la figura dell’OPERAIO, che lavora in fabbrica, e divenne una vera e propria classe sociale
“PROLETARIATO”: composta da uomini e donne, la cui unica ricchezza erano le loro braccia e i figli
(prole) destinati allo stesso lavoro.
Lo sviluppo delle fabbriche spinse i contadini a spostarsi dalle terre e trasferirsi vicino ai nuovi centri
industriali: maggiore disponibilità di MANODOPERA. Dal momento che c’erano più operai, le paghe
potevano rimanere basse.
Tuttavia, gli obblighi lavorativi impedirono agli operai di avere una vita al di là della fabbrica (12 ore al
giorno in luoghi malsani e poco sicuri): non avevano alcuna tutela. I bambini non andavano a scuola e
data la loro condizione gli operai non ambivano a un miglioramento sociale cercando occupazioni
alternative.

In Gran Bretagna furono subito evidenti le conseguenze del nuovo sistema produttivo, noto come
“QUESTIONE SOCIALE”, da cui nascerà il socialismo.

- il governo britannico abolì tutte le restrizioni che limitavano l’emigrazione dalle campagne verso le città:
così le fabbriche potevano disporre di tutta la manodopera di cui avevano bisogno, ma le paghe ancora
molto basse.
- Per rimediare a questa situazione venne riconosciuto ai poveri / operai il diritto di godere di un sussidio
pubblico. (salari almeno fino al livello di sopravvivenza).
- prime forme di resistenza all’industrializzazione: movimento che prese il nome di “LUDDISMO”
(artigiani, lavoratori…). Questi si organizzarono in bande, presero di mira le prime fabbriche,
distruggendo le macchine. Il movimento fu represso con la pena di morte.
- Le proteste continuarono e le autorità dovettero reprimerle enegare il diritto di sciopero.
- LEGGI A FAVORE DEI LAVORATORI:
● + 9 anni
● limite di 10 ore
● assistenza sanitaria per i più poveri, medici pagati dallo Stato.
● fu concesso ai lavoratori di associarsi per iniziative di MUTUO SOCCORSO per rivendicare
aumenti salariali (fondo comune con cui i membri si aiutavano reciprocamente).
Ma lo stato non interviene nel libero mercato del lavoro, fornisce solo dei sussidi.
Presto la rivoluzione industriale si diffuse anche in Europa, anche se più lentamente a causa dei vincoli
sociali e politici dell’antico regime (l’aumento della domanda era frenata dai dazi doganali, no buone reti
di comunicazioni e trasporti).

UN’INCHIESTA INGLESE SUL LAVORO MINORILE


I ragazzi e le ragazze nelle fabbriche venivano violentemente bastonati e picchiati.
IL DEGRADO DELLE CITTA’ INDUSTRIALI INGLESI
La salute degli operai era completamente trascurata, vivevano in condizioni disastrose e spesso si
diffondono le malattie. Subito ne pagò le conseguenze anche l'ambiente: nelle città si inalava
costantemente fuliggine.

CAPITOLO 9
L’IDEA NAZIONALE E IL PRINCIPIO DI NAZIONALITA’
I pensatori romantici basavano il loro pensiero su quello di Rousseau, secondo il quale lo Stato doveva
essere espressione della volontà generale di un popolo. Tuttavia, l’IDEA DI NAZIONE si formò in
maniera compiuta nell’ETA’ DELLA RESTAURAZIONE: idea di una nazione come gruppo di persone
unite dalla stessa lingua, cultura ed etnia. I romantici univano l’idea di nazione a quella di LIBERTA’: una
nazione sarebbe stata davvero libera solo una volta riscoperta la propria identità. Fu cos’ alimentato il
SENTIMENTO NAZIONALE (dalle invasioni napoleoniche e dal congresso di Vienna).
L’idea di nazione si trasformò presto da sentimento a una CONCRETA VOLONTA’ POLITICA:
costruzione dello stato nazionale. La NAZIONE (non più aggregazione di uomini accomunati dalla stessa
lingua…) divenne la comunità originaria che garantiva la legittimità delle istituzioni pubbliche, e di
conseguenza LO STATO divenne lo strumento per esprimere la nazione (espressione del popolo).

PRINCIPIO DI NAZIONALITA’ NAZIONALISMO


Una volta riscoperta la loro identità, la volontà di Il nazionalismo, secondo la concezione
costruire il proprio Stato secondo il principio di conservatrice, esalta la superiorità culturale e morale
nazionalità diede vita a moti rivoluzionari che del popolo di appartenenza e implica l’adozione di
condussero alla formazione di stati nazionali una politica autoritaria (che alimentò politiche
indipendenti. aggressive, fino a giustificare il colonialismo e
l’imperialismo).
- Ha a che fare con il senso di appartenenza ad un Diverso dal nazionalismo democratico: si ispirava ai
popolo che si vuole liberare dello straniero valori di libertà, indipendenza e sovranità popolare.
- vita politica di stampo liberale

LIBERALISMO, COSTITUZIONALISMO E PENSIERO DEMOCRATICO


Se all’inizio dell’800 erano soprattutto gli intellettuali borghesi a spingere per un rinnovamento sociale,
ora entrarono nel dibattito politico fasce più ampie della popolazione. LIBERALISMO e il
COSTITUZIONALISMO si opposero al tradizionalismo e al tentativo di restaurazione dei sovrani.
LIBERALISMO: legato al pensiero di Locke e di Montesquieu (check and balance), metteva al centro la
libertà dell’individuo, che consentiva la realizzazione personale con il solo limite che le sue azioni non
danneggiano gli altri.
PENSIERO DEMORATICO: L’uguaglianza politica esaltata dai liberali era soltanto formale, l’esercizio del
potere era infatti limitato per una cerchia ristretta (borghesi ricchi e colti), dunque non teneva conto delle
condizioni di partenza.
(Il liberismo è comunque una tappa fondamentale verso il pensiero democratico).
Per i democratici la libertà era intesa soprattutto come PARTECIPAZIONE ALLA VITA POLITICA.
Questo pensiero fu criticato dalle élites borghesi, mentre la media e piccola borghesia e il proletariato
erano favorevoli.
LIBERISMO PENSIERO DEMOCRATICO
I poteri dello stato devono essere definiti da una I poteri dello stato devono essere separati e
costituzione e separati, per evitare derive rappresentare tutti i cittadini.
assolutistiche e garantire diritti e libertà (di opinione,
stampa, istruzione, uguaglianza giuridica)

Il suffragio è censitario. Il suffragio è universale

La forma di Stato migliore e la monarchia La forma di Stato migliore è la Repubblica.


costituzionale

Le disuguaglianze sociali sono conseguenza delle Le disuguaglianze sociali devono essere


diverse capacità naturali degli uomini che possono superate attraverso l’istruzione e un equo
superarle attraverso i loro meriti. sistema fiscale.

Lo Stato deve rimanere neutrale nell’economia: Lo stato può e deve intervenire nell'economia
liberismo (tutelare i lavoratori e ridurre le
disuguaglianze)

IL CATTOLICESIMO POLITICO E SOCIALE


Le proposte liberali furono accolte da alcuni pensatori cattolici, che elaborano un’alternativa al
tradizionalismo. La corrente CATTOLICA LIBERALE si oppose all'alleanza trono-altare e si fece
promotrice di riforme politiche e sociali, ma anche di alcune iniziative a favore delle libertà nazionali.
Rispetto alla condizione operaia si creò il movimento detto “CATTOLICESIMO SOCIALE” che propose la
creazione di associazioni in cui operai e datori di lavoro si unissero all’insegna della solidarietà cristiana.

NUOVE IDEOLOGIE: SOCIALISMO E COMUNISMO


I borghesi (proprietari dei capitali e dei mezzi di produzione) si contrapponevano ai proletari (in
condizioni di povertà). Dalla consapevolezza che la ricchezza dei primi si basava sullo sfruttamento dei
secondi nasce la QUESTIONE SOCIALE.
Negli operai nasce una “coscienza di classe” che iniziavano a comprendere l’importanza del loro ruolo
storico all’interno della società. Di queste aspirazioni si fece interprete il SOCIALISMO.
Il pensiero politico del socialismo nasce in Gran Bretagna, partendo dalla denuncia delle condizioni
inumane degli operai causate dalla rivoluzione industriale, con il fine di ottenere per loro il diritto a una
vita migliore.
I socialisti miravano a costruire una società giusta, fondata su un’organizzazione economica alternativa
al modello capitalista. La ricchezza e la proprietà sarebbero state distribuite in maniera equa, realizzando
una piena uguaglianza, non solo giuridica e formale (vedi prima), ma socioeconomica e sostanziale).

RIVOLTE
Contemporaneamente, si verificarono le prime proteste degli operai (Gran Bretagna): 1811-12 si scatenò
il LUDDISMO (distruzione di fabbriche e macchine).
Scioperi e marce furono repressi, anche la MARCIA PACIFICA, vicino Manchester, che passò alla storia
come MASSACRO DI PETERLOO.
Nel 1824 le TRADE UNIONS, che prima operavano clandestinamente, ottennero un riconoscimento
giuridico. Tuttavia, lo scioperò continuò ad essere vietato e represso.
Grazie questi nacque il movimento CARTISTA che formulò un programma di democrazia politica,
espresso nella CARTA DEL POPOLO: venivano rivendicati il suffragio universale maschilem la votazione
segreta, l’uguaglianza di tutti i colleghi elettorali, il rinnovo annuale nel Parlamento, la concessione di
un’INDENNITA’ PARLAMENTARE (somma di denaro riconosciuta ai parlamentari, che consente anche a
chi non è ricco di fare politica).
Le richieste furono respinte.
Da quel momento gli operai e sindacalisti inglesi miravano a obiettivi più limitati, volti a un miglioramento
immediato delle loro condizioni. Furono assunte posizioni RIFORMISTE (movimenti politici che
sostengono riforme sociali da promuovere gradualmente):
Presto le rivolte arrivarono anche in Francia e in Italia.

VALORI E FASI DEL SOCIALISMO


pensiero politico incentrato sulla questione sociale del lavoro nelle fabbriche. indica un progetto di
riorganizzazione economica della società in vista di una vera uguaglianza (es. abolizione della proprietà
privata).
- SOCIALISMO UTOPISTICO: furono molti i progetti di riforma sociale all’inizio dell’800, a cui seguirono
tentativi sperimentali di creare modelli alternativi di società, destinati però tutti al fallimento.
- SOCIALISMO SPERIMENTALE: Al socialismo utopistico Marx e Engels (Manifesto del Partito
comunista) opponevano un socialismo scientifico, basato sull’analisi scientifica del sistema capitalistico.
Oltre a proporre modelli ideali, il socialismo promosse metodi di lotta per permettere alle classi operaie di
acquistare influenza politica. Dunque il capitalismo sarebbe stato destinato a finire con le lotte di classe.

ROBERT OWEN: (utopistico)


Padre del socialismo inglese, ricco industriale che si dedicò al miglioramento delle condizioni di vita
dei propri operai e del loro benessere morale e culturale: il suo pensiero fu definito “Socialismo
Filantropico”. Propose una riforma dell’istruzione scolastica che tenesse conto del carattere delle
persone e insegnasse loro un mestiere. Creò un laboratorio sociale in Scozia e fondò negli Stati Uniti
una colonia agricola basata sulla comunione dei beni (non riuscì).

CHARLES FOURIER (comunitarismo)


immaginò una società costruita da tante piccole comunità, dette FALANGI. Ogni componente di essa
svolgeva l’attività più rispettosa delle sue capacità, contribuendo al sostentamento della comunità ed
evitando il senso di alienazione tipico del lavoro in fabbrica.
Pur essendo ammessi sia la proprietà sia il profitto, gli utili della produzione dovevano essere ripartiti
tra imprenditori e lavoratori. Infine, difende l’uguaglianza giuridica tra uomo e donna e il libero amore
senza vincoli morali e sociali (coppia aperta). Non ci riuscì.

PIERRE- JOSEPH PROUDHON (socialismo anarchico)


Secondo lui la “proprietà è un furto”, soprattutto quella che deriva dal lavoro altrui, mentre quella che
deriva dal proprio lavoro la considerava legittima e desiderabile. Si fece promotore della libera
cooperazione fra i produttori. Secondo lui solo in una società in cui tutti possano vivere del proprio
lavoro, associandosi in forme di autogestione affini all’anarchia, si sarebbero potuti conciliare libertà
personale e armonia sociale (capitale e lavoro).

MARX “SOCIALISMO SCIENTIFICO” (teorizza la prassi rivoluzionaria”


Insieme ad Engels scrisse il “manifesto del partito comunista”. Secondo loro il comunismo rappresentava
lo stadio finale di un inevitabile processo storico che si sarebbe realizzato a causa delle stesse leggi
economiche capitalistiche e che ne avrebbero determinato il superamento.
Con il comunismo non ci sarebbero più state classi sociali e il diritto alla proprietà privata.
Marx nel “CAPITALE” elabora un’analisi scientifica della società capitalistica.

- la realtà economica “struttura”: è il primo fattore di sviluppo della storia.


- le idee: sono sovrastrutture, non hanno una propria autonomia in quanto sono il riflesso delle strutture
economiche
Per cambiare la società, in primo luogo è necessario smantellare la struttura economica che sta alla
base (il capitalismo). Questa visione di Marx è definita MATERIALISMO STORICO.
la rivoluzione industriale aveva favorito lo sviluppo del capitalismo, facendo della borghesia la classe
dominante, dando origine al proletariato industriale (massa enorme di salariati al servizio di pochi
capitalisti ricchissimi). Gli operai, una volta acquistata coscienza del proprio ruolo, avrebbero soppiantato
i padroni e dato origine alla società comunista e il lavoro sarebbe stato svincolato dall’accumulo di
capitali e profitti.
Questo passaggio, per Marx, sarebbe avvenuto non con riforme, ma per mezzo delle lotte di classe tra
borghesia e proletariato.
Egli formula anche la dottrina del PLUSVALORE, secondo cui la manodopera veniva pagata la stessa
somma di denaro che serviva per produrre la merce, tutto il resto era il profitto dell’imprenditore che
poteva così accumulare il capitale. Il Plusvalore è quindi la differenza tra il valore della merce e il valore
del lavoro (salario dell’operaio).
Compito dei lavoratori per Marx era di prendere coscienza delle proprie condizioni e di collegarsi tra loro
“Proletari di tutto il mondo, unitevi!”.

CAPITOLO 10
Dopo il congresso di Vienna si verificarono numerose rivolte contro la Restaurazione, che sancirono
l’importanza crescente che il principio di nazionalità e indipendenza dei popoli andava assumendo.
Nelle colonie spagnole in america presto nacquero le prive rivolte (erano diffusi gli ideali di libertà e
indipendenza. Il Re voleva restaurare la propria autorità e inviò le truppe a reprimere le rivolte. Poi anche
le colonie del portogallo. Ottengono l’indipendenza.

MOTI 1820-21
Negli anni 20 nonostante le diverse aspirazioni politiche, i moti furono organizzati dalle società segrete
contro l’assolutismo della Restaurazione e contro il dominio straniero.
I primi si verificarono in Spagna: Ferdinando VII aveva abolito la costituzione di Cadice, ripristinato
l’assolutismo e con esso la censura.
Nel 1820 a Cadice un gruppo di spedizione, che si sarebbe dovuto imbarcare per combattere i coloni
ribelli, decise di ribellarsi con il fine di ripristinare la Costituzione. Ferdinando fu costretto a concedere di
nuovo la Carta di Cadice.
La Santa Alleanza affidò alla Francia il compito di ristabilire l’ordine in Francia e restituire al re il potere
assoluto.
I moti si propagano poi in Portogallo, dove il re aveva dovuto concedere una Costituzione che sarà poi
abrogata.
Anche in Italia, Palermo rivendicava l’autonomia della Sicilia dalla dominazione dei Borbone, ma anche
in questo caso interviene la Santa Alleanza.
Intanto a Napoli cadde il governo costituzionale e rimase sotto il controllo dell’Austria.
Il moto liberale scoppiò anche in Piemonte, ma alla fine rimase sotto l’occupazione austriaca, poiché il re
di Savoia che li aveva appoggiati se ne era andato e il suo successore invocò il sostegno militare
dell’Austria.
SILVIO PELLICO.
MOTIVI DEL FALLIMENTO DEI MOTI:
- superiorità delle truppe della santa alleanza
- non c’era coordinamento tra le rivolte, molte ebbero un carattere regionale
- mancato coinvolgimento della popolazione
- divergenze interne tra liberali moderati e liberali democratici: gli obiettivi non erano chiari

L’INDIPENDENZA DELLA GRECIA


Gli unici moti ad ottenere successo furono quelli per la lotta d’indipendenza in Grecia: l’impero Ottomano
si stava disgregando e le potenze europee nutrivano forti interessi:
- RUSSIA: voleva ottenere uno sbocco nel mar Mediterraneo impadronendosi degli stretti del Bosforo e
dei Dardanelli. Inoltre, si atteggiava a protettrice degli ortodossi nei Balcani.
- AUSTRIA: voleva impadronirsi dei Balcani e si opponeva all’espansionismo russo.
- FRANCIA: voleva l’Africa settentrionale sotto gli Ottomani.
- Regno Unito: contrastava austriaci e russi, favorendo i turchi.
Il movimento composto da ricchi mercanti, imprenditori e armatori, era la FILIKI ETERIA.
All’inizio dell’insurrezione la grecia chiese aiuto alla Russia, che non intervenne e i turchi ebbero la
meglio (Massacro di Chios). Tuttavia, riuscirono comunque a ottenere l’INDIPENDENZA DELLA
GRECIA

Dalla parte dei greci si schierò l’opinione pubblica europea liberale e romantica, inorridita dalla ferocia
turca. Vi furono molti volontari inglesi (Byron) e italiani (Santorre di Santarosa) che li aiutarono, mossi da
solidarietà per chi combatteva per ottenere l’indipendenza, sentimenti religiosi e ragioni culturali).

Questo cambiò quando i turchi conquistarono Creta, allora la Russia, preoccupata dell’egemonia turca
nei territori cristiano-ortodossi, decise di schierarsi con gli insorti e rivendicare la loro autonomia.
La Russia, insieme a Francia e Inghilterra, riconobbe l’esistenza di uno stato autonomo greco.
E nel 1829 la Russia ottenne il libero transiti negli stretti del Bosforo e dei Dardanelli.
In Grecia fu istituita una MONARCHIA COSTITUZIONALE (sotto la tutela di Francia, Russia e Regno
Unito), sotto un principe tedesco e cattolico Ottone di Wittelsbach di Baviera.
Nei balcani era cresciuta l’influenza russa ed erano anche nati nuovi Stati (Serbia, Valacchia e Moldavia):
ciò alterava l’equilibrio sancito dal Congresso di Vienna.

MOTO DECABRISTA
Anche l’esercito decise di ribellarsi contro lo zar: MOTO DECABRISTA. Questo rappresenta il primo atto
contro l'assolutismo zarista, il quale li fece arrestare.
Il moto suscitò un dibattito pubblico-culturale:
- I più tradizionalisti/ conservatori: SLAVOLISTI, sostenevano la necessità per la Russia di trovare una
propria via di sviluppo che si rifacesse alla Russia medievale e alle tradizioni religiose ortodosse (senza
guardare all’occidente).
- Gli OCCIDENTALIZZATI: vedevano l’Europa come un modello di modernità a cui ispirarsi, senza
temere che ciò minacciasse l’identità russa.

MOTI 1830-31
Nonostante la repressione a seguito del fallimento dei moti degli anni Venti non si fermò la diffusione
degli ideali liberali e democratici: la restaurazione poteva essere superata.
FRANCIA
Il successore di LUIGI XVIII (aveva concesso la carta ottriata) fu CARLO, il quale anche lui non voleva
concedere spazio al popolo (che richiedeva maggiori libertà). Egli emanò la LEGGE DEL MILIARDO per
ricompensare gli aristocratici dei loro beni persi durante la Rivoluzione. Allora ricca borghesia, intellettuali
liberali, piccoli-borghesi, operai e artigiani iniziarono a contrastare la politica del re, il quale tentò di
distogliere l’attenzione indicendo nuove ELEZIONI e con una SPEDIZIONE COLONIALE IN ALGERIA.
Le Elezioni si conclusero con la maggioranza alle forze liberali e fu allora che il re tentò un COLPO DI
STATO (1830): fu sciolto il parlamento, sospesa la libertà di stampa, modificato il sistema elettorale a
favore dell’aristocrazia terriera e indisse nuove elezioni.
IL popolo parigino INSORSE e innalzò le barricate: resistette all’esercito per tre giorni “LE TRE
GLORIOSE”. Grazie anche al proletariato e agli studenti riuscirono a costringere il re a fuggire nel Regno
Unito.
Nonostante la partecipazione popolare, a capo del movimento vi erano la borghesia e i liberali, i quali
temendo che prevalessero forze democratiche e repubblicane, proclamarono il duce LUIGI FILIPPO
D'ORLÉANS “re dei francesi per volontà nazionale”. Il re quindi era lì per volontà dei cittadini, non per
diritto divino, e adottò il tricolore rivoluzionario, affermando il principio della sovranità popolare (a
differenza della restaurazione).
Il re subito rivisita la CARTA COSTITUZIONALE (con caratteri liberali).

La rivoluzione in Francia portò ad altre rivolte nel resto d’Europa:


BELGIO: una rivoluzione nazionale e liberale ruppe l’unione con l’Olanda, imposta dal congresso di
Vienna. Fu proclamata l’indipendenza del Belgio, sostenuta sia dalla Francia che dall’Inghilterra, che
volevano evitare l’intervento della Santa Alleanza. (si vede come la Francia si faccia aiutante dei popoli
oppressi solo nel caso possa ottenerne un vantaggio).
POLONIA: Qui la Francia non intervenne e questo favorì la reazione Russa, che attuarono una feroce
repressione: molte famiglie polacche furono deportate in Siberia e migliaia di intellettuali esiliati.
GERMANIA: Nella Confederazione Tedesca molti principi dovettero cedere una costituzione e consentire
uno spazio economico libero da dazi. (unione doganale che rafforzava la coscienza nazionale delle
popolazioni germaniche).

ITALIA: L’insurrezione arrivò anche nei Ducati emiliani e le Romagne. A Modena i carbonari contavano
sull’appoggio del duca d’Austria-Este e sulla sua ambizione di creare un regno dell'Italia centro
settentrionale. Tuttavia, il duca, preoccupato dalla reazione austriaca e intimorito dalla vittoria dei liberali
in Francia, fece arrestare i congiurati.
Le rivolte scoppiarono da Bologna a Parma, nello Stato Pontificio, nelle Romagne, nelle Marche e in
Umbria, costringendo i sovrani d’Austria a fuggire. A Bologna si costituì un governo provvisorio delle
Province unite.

FALLIMENTO DEI MOTI


A determinare il fallimento dei moti fu sicuramente il mancato soccorso da parte della Francia (Luigi
Filippo: fedele a una politica di non intervento), ma anche i contrasti tra le varie città e ai dissensi tra
moderati e democratici. Dai moti italiani del 31 emerse la necessità di superare l’organizzazione settaria:
superamento delle società segrete. In particolare fu evidenziato da GIUSEPPE MAZZINI (fonda la
Giovine Italia il cui obiettivo era l’Italia unita).

LE RIFORME NEL REGNO UNITO E IL SISTEMA LIBERALE RAFFORZATO


In inghilterra non insorsero mai moti rivoluzionari, grazie alla sua politica liberale. A seguito della
rivoluzione industriale vi furono numerosi cambiamenti: sviluppo industriale, dei trasporti, un
inurbamento, che portò ad uno spopolamento delle campagne. Questo richiedeva una riforma elettorale
(doveva tener conto dell’aumento della popolazione in città): il diritto di voto fu esteso alla classe media e
furono eliminati i Borghi Putridi, quasi disabitati, che però avevano ancora il potere di mandare deputati
in parlamento.
Il governo brittannico abolì anche la schiavitù nelle colonie e promosse la normativa sul lavoro minorile. Il
suffragio per il voto delle amministrazioni locali fu esteso a tutti i cittadini, eccetto i nullatenenti. Venne
attuata una riforma dei dazi. per donne e ragazzi la giornata lavorativa fu ridotta a dieci ore e mezzo.

MOTI DEL 48
Tra il 46 e il 48 l’Europa fu attraversata da una grave crisi economica che portò ad un aumento dei prezzi
(In Irlanda la carestia arrivò a livelli disastrosi).
In Francia la monarchia non era in grado di gestire i crescenti contrasti tra borghesia e proletariato né di
mettere in atto riforme adeguate: questo portò a scontri (anche per la crisi economica).
Le sommosse portarono alla diffusione delle IDEE SOCIALISTE.
Anche in parlamento si formò un blocco di opposizione, contribuendo ad una rivoluzione antimonarchica:
qui la contestazione di esprimeva attraverso la CAMPAGNA DEI BANCHETTI (comizi pubblici nei quali si
dibattevano i problemi politici): rimostranze nei confronti della monarchia.
La proibizione di uno di questi banchetti portò ad un VIOLENTO MOTO INSURREZIONALE (democratici
e socialisti del proletariato e della piccola e media borghesia). Parigi innalzava le barricate, con bandiere
rosse e la guardia nazionale faceva causa comune con gli insorti.
Nel tentativo di rimediare, Luigi Filippo fece dimettere il primo ministro, ma in seguito i rivoluzionari con a
capo DE LAMARTINE, un socialista, un democratico e l’operaio MARTIN, fecero restituire il re.
Fu così proclamata la SECONDA REPUBBLICA e il nuovo governo rivoluzionario proclamò nuove
riforme:
- diritto al lavoro
- suffragio universale maschile
- cantieri di lavoro pubblici
- riduzione della giornata lavorativa
- istruzione elementare gratuita
- abolizione del cottimo: ora il pagamento era in base alle ore di servizi
- abolizione pena di morte per i reati politici
- abolizione della schiavitù
Nel governo si creò un contrasto tra i democratici moderati e quelli radicali. Una volta eletta l’assemblea
costituente, il voto segnò la sconfitta delle forze socialiste, dei radicali e dei rappresentanti del
proletariato.
Si verificò un primo episodio di quella che Marx definiva LOTTA DI CLASSE, tra borghesia e proletariato,
ma le forze governative soffocarono le rivolte (allarmate dal pericolo rosso).
La maggioranza votò i moderati che abbandonarono le posizioni progressiste.
La nuova costituzione prevedeva un’assemblea legislativa e un presidente (carica di 4 anni), il quale
aveva il potere esecutivo. Entrambi eletti a suffragio universale maschile.
A vincere le elezioni fu il nipote di Napoleone: LUIGI NAPOLEONE BONAPARTE,, visto come l’uomo
forte capace di garantire pace e ordine contro i socialisti sovvertitori: fine della RIVOLUZIONE
PARIGINA.
La Francia torna così sotto una politica conservatrice: istruzione affidata alla chiesa, una legge elettorale
più ristretta.
LUIGI BONAPARTE con un plebisciti a suffragio universale poté redigere una nuova Costituzione e
estendere il suo mandato a 10 anni. Di fatto la seconda Repubblica divenne una DITTATURA.
Dopo un secondo plebiscito fu istituito l’IMPERO 1852, e come imperatore. NAPOLEONE III (figlio di
Napoleone e Maria Luisa d’Austria), con il titolo ereditario. Nasce così il SECONDO IMPERO FR.

LE RIVOLUZIONI NEGLI IMPERI ASBURGICI E NEGLI STATI TEDESCHI


Dopo Parigi le rivolte si spostarono nell’IMPERO AUSTRIACO: scoppia una rivolta LIBERALE dopo che
erano state rifiutate alcune proposte di riforma, l’imperatore dovette cedere e promise un’Assemblea
costituente a suffragio universale.
Altri moti di stampo nazionale scoppiarono a Praga e a Budapest. Tuttavia, il mancato coordinamento e i
dissidi tra conservatori e progressisti indebolirono i tentativi rivoluzionari che furono sconfitti dagli
asburgo e dai russi. Ferdinando I abdicò e salì suo nipote FRANCESCO GIUSEPPE.
BERLINO: la rivoluzione scoppiò a berlino dove il re promise la convocazione di un’Assemblea
costituente per attuare riforme liberali, ma non funzionò.
CONFEDERAZIONE TEDESCA: si discusse per la creazione di uno Stato tedesco unitario: chi voleva
una Grande Germania, chi una piccola Germania (escludere gli asburgo e affidare la guida del nuovo
stato alla Prussia) e chi una grande Austria. Alla fine prevalsero le tesi della PICCOLA GERMANIA, ma
il re a cui il popolo affidò la corone rifiutò l'incarico (per lui il potere è divino) e il tentativo liberale di creare
una nazione germanica fallì.

CAPITOLO 11
RISORGIMENTO
All’inizio dell’800 in Italia si diffuse l’idea di UNITA’ NAZIONALE. Dal 1848-1861 si verificò il
RISORGIMENTO, termine usato per la prima volta da VITTORIO ALFIERI (in ambito letterario per
indicare la rinascita sperata dell’Italia come “libera e una”, aspirazione condivisa da UGO FOSCOLO). Si
tratta di un movimento culturale che avrebbe condotto alla nascita di uno Stato italiano.
Il concetto assunse però diversi significati:
- il confronto tra un presente povero e un passato glorioso, che sarebbe dovuto risorgere
- incoraggia il recupero di momenti della storia come l’età romana o quella comunale
E all’interno di essi vi erano sia liberali che democratici (il papa era un problema).
Camillo Benso Conte di Cavour intitolò il suo quotidiano: IL RISORGIMENTO, in cui esprimeva i processi
politici, sociali e culturali che avrebbero condotto all’indipendenza.

CORRENTI POLITICHE
Il dibattito risorgimentale riguardava “come attuare l’unificazione e quale assetto costituzionale dare".
Tutti erano d'accordo sul sottrarsi alla dominazione austriaca, ma si formarono due schieramenti:
- DEMOCRATICI: Giuseppe Mazzini, volevano instaurare la repubblica con l’aiuto della popolazione.
- MODERATI: soluzione confederale tra gli stati, senza insurrezioni del popolo ma con l’aiuto dei sovrani.
I moti italiani del 20-21 erano falliti per il mancato coinvolgimento sociale nelle società segrete, questo
portò Mazzini a prendere in considerazione nuove possibilità. Mazzini (democratico) aveva aderito alla
carboneria, poi arrestato e mandato in esilio, entrò poi in contatto con il MOVIMENTO SOCIALISTA,
anche se non condivideva l’idea della società comunista. A differenza dei socialisti, difese gli ideali della
NAZIONALITA’: solo all’interno di un popolo in cui si sente partecipe, l'individuo può esprimersi e essere
libero.
In Francia 1831 fondò la GIOVINE ITALIA: associazione che avrebbe dovuto prendere il posto della
Carboneria, in cui promuove il coinvolgimento del popolo per raggiungere una diffusione nazionale.
“Pensiero e azione” era la formula di propaganda per rendere noti i loro scopi.
Mazzini espose il suo programma, obiettivo: indipendenza dagli stranieri, repubblica democratica con
suffragio universale “una, libera, indipendente e repubblicana”. Questo si sarebbe dovuto raggiungere
con una rivoluzione nazionale, coinvolgendo tutti i ceti (no differenze tra le classi). Solo aiuto del popolo,
non dei sovrani, sul modello della resistenza spagnola. Questo spirito identitario e unitario del popolo
sarebbe stato un modello per gli altri paesi oppressi.
Secondo Mazzini l’italia aveva un compito di civiltà che aveva unificato l'Europa con la religione, iniziato
dalla Roma dei Cesari → Roma dei papi. Ora bisognava costruire una TERZA ROMA, quella del popolo.
Bisognava dare vita a un’Europa di popoli liberi e fratelli: fonda la GIOVINE ITALIA 1834.
Egli era convinto che il fine di ogni esistenza fosse l’ATTUAZIONE DELLA LEGGE DI DIO, che si
realizzava in Patria e Umanità, quindi nel risorgimento del popolo la legge divina si manifestava nel
popolo nella sua globalità (cristianesimo non più solo per la liberazione individuale).
GIUSEPPE GARIBALDI fu tra i primi ad aderire al programma mazziniano, ma giunto nel luogo
dell’insurrezione non trovò nessuno e scoperto dalla polizia dovette fuggire in Sud America. I moti
fallirono: mancato coordinamento, nonostante i buoni propositi e la limitata partecipazione popolare.
Mazzini in crisi va a Londra dove organizza un movimento operaio basato su una cooperazione tra le
classi (pur lontano dalle idee socialiste), così da risolvere la questione operaia.
A seguito dei continui insuccessi, si diffuse l'idea di passare a percorsi moderati e riformisti, senza
rivolte.
CARLO CATTANEO: fonda la rivista il politecnico, per diffondere idee liberali, cercando di aprire la
cultura italiana all’Europa. Secondo lui solo dopo un progresso civile ed economico è possibile un
rinnovamento politico e andava contro l’idea di uno stato troppo centralizzato, ma immaginava un’Italia
formata da una federazione di Repubbliche (in questo si distanziava da Mazzini)
GIUSEPPE FERRARI: aprire la rivoluzione italiana ad un contesto europeo.
GIUSEPPE GARIBALDI: (democratico), dopo aver partecipato ai moti, si allontanò dai programmi di
Mazzini ma rimase REPUBBLICANO e sostenitore del socialismo sull’idea di fratellanza. Viene chiamato
“eroe dei due mondi”: partecipa alle rivoluzioni in America del Sud (tecnica guerriglia).
(Mazzini, Cattaneo e Garibaldi sono repubblicani NON moderati: ma avevano idee diverse su come
raggiungere l’unità e sull’assetto politico).

LIBERALI MODERATI (in opposizione a democratici, repubblicani e rivoluzionari)


obiettivi: riforme da parte dei sovrani, unione doganale, promozione della cultura (scientifica) per uno
sviluppo economico (come Cattaneo).
Tra gli esponenti vi erano cattolici come ALESSANDRO MANZONI e intellettuali.
I cattolici liberali speravano che la chiesa rinunciasse all’alleanza trono-altare per muovere verso un
progresso.
All’interno di questo pensiero si formò il pensiero “neoguelfa”, che invece esaltava il ruolo della Chiesa
nella rinascita italiana. esponente del guelfismo: VINCENZO GIOBERTI, per lui il risorgimento italiano
andava di pari passo con il rinnovamento del cattolicesimo. proponeva una confederazione di stati
presieduta dal papa, realizzando ciò non con rivoluzioni, ma con riforme amministrative messe in atto dai
sovrani e vedeva nella forma militare del regno di Sardegna lo strumento di attuazione.
Due scrittori repubblicani si opposero: GUERRAZZI e NICCOLINI
FEDERALISMO FILOSABAUDO: altri volevano una confederazione di stati laica, sotto il re di Sardegna
con istituzioni liberali e parlamentari.
Questa visione venne illustrata da CESARE BALBO: confederazione di Stati guidati dai savoia,
liberandosi dal dominio austriao spostando i loro interessi nella penisola Balcanica (sotto l’influenza
russa).

D’AZEGLIO
Riformismo moderato liberale: volontà di porre fine alle congiure, voleva raggiungere l’unità nazionale e
accettava il comando di CARLO ALBERTO DI SAVOIA, re di Sardegna, il suo esercito e la sua
diplomazia. (stato più progredito).
REPUBBLICANESIMO -indip. dallo straniero rivoluzioni pop. MAZZINI
DEMOCRATICO -unità Italiana CATTANEO
-Stato repubblicano
-suffragio universale

CATTOLICESIMO -indip. dallo straniero riforme economiche, GIOBERTI


LIBERALE -no trono-altare industriali e della
-progresso e modernità Chiesa
per la chiesa

LIBERALISMO -indip. dallo straniero vie diplomatiche BALBO


FILOSABAUDO -confederazione di stati D’AZEGLIO
con a capo Sard.

IL BIENNIO DELLE RIFORME 1846-1848


L’italia a metà dell’Ottocento era caratterizzata da una profonda arretratezza (in particolare la Sicilia).
Ancora non vi era stata l'industrializzazione (solo alla fine dell’800), ma vivevano di agricoltura che non
aveva conosciuto progressi tecnici (a parte un po’ in pianura padana).
Nel settore industriale erano presenti solo manifatture di piccole dimensioni nel settore tessile,
siderurgico e meccanico. (≠ Francia e Inghilterra).
Tra le cause di arretratezza vi era l’assenza di un ceto imprenditoriale: ristrettezza del mercato interno,
indebolito da dazi e dogane, e assenza di una rete ferroviaria.
Nonostante ciò, la pressione popolare portò a un sistema monarchico-costituzionale quasi in tutti gli stati.
Ad iniziare le riforme fu il papa PIO IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti): ci furono istituzionali di stampo
liberale (che sembravano confermare il programma di Gioberti). Limitò la censura, istituì una consulta di
Stato..
ma l’Austria iniziò a preoccuparsi delle influenze liberali e occupò militarmente Ferrara.
Carlo Alberto di Savoia offrì il suo appoggio alla Santa Fede. Anche Mazzini e Garibaldi offrirono il loro
aiuto (anche se erano democratici aiutarono Pio). Così come Leopoldo II di Toscana. Carlo Alberto,
Leopoldo e Pio crearono un UNIONE DOGANALE, che ebbe pochi effetti dal momento che non vi era
un’unità politica.
L’unico stato rimasto estraneo alle riforme fu il REGNO DELLE DUE SICILIE (borbone), in cui la crisi
economica portò alla nascita di moti insurrezionali.

Il Primo moto scoppiò nel 1848 a Palermo per ottenere autonomia dal resto dell’isola e scacciare i
BORBONE, mostrarono quindi sfiducia nei confronti di Ferdinando II il quale dovette concedere una
CARTA COSTITUZIONALE. La Sicilia ottenne così un GOVERNO PROVVISORIO.
A seguito di ciò altri monarchi concessero le CARTE OTTRIATE (concesse, che non rispettano la volontà
popolare): Pio IX e il Granduca di Toscana concesse lo STATUTO ALBERTINO.
Si crearono così MONARCHIA COSTITUZIONALI.

STATUTO ALBERTINO
Rimasto in vigore fino al 1946/47, istituiva una CAMERA DEI DEPUTATI, eletta su base censitaria, un
SENATO di nomina regia, il sovrano deteneva il POTERE ESECUTIVO (ma aveva anche parte del
legislativo), e il potere giudiziario era affidato a MAGISTRATI di nomina regia.
Il linguaggio usato è paternalistico, si capisce subito che è una costituzione CONCESSA.
art 1. La religione di Stato è quella CATTOLICA (potere legato alla religione).
art 3. Il re, oltre al potere esecutivo, detiene il legislativo insieme al Senato e alla camera dei Deputati.
art 65. Il re nomina e revoca i suoi Ministri: il governo risponde solo al re e non dal parlamento (eletto), in
questo modo non erano vincolati dal principio di elettività.

LA PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA 1848-49


I moti arrivano anche a Venezia, Milano e i ai Ducati di Parma (Borbone) e di Modena.
VENEZIA: i veneziani insorsero e liberarono DANIELE MANIN (democratico) e NICCOLO’ TOMMASEO
(cattolico-liberale) e fu proclamata la REPUBBLICA DI SAN MARCO.
MILANO: si formò un governo provvisorio e il generale degli austriaci lasciò la città e si ritirò nel
cosiddetto QUADRILATERO.

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