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Leibniz sviluppa una filosofia che unisce teologia e scienza, sostenendo che Dio ha creato il migliore dei mondi possibili, caratterizzato da un ordine contingente. Introduce il concetto di monade come unità fondamentale della realtà, sostenendo che ogni monade è un centro di energia e vita spirituale, e che la comunicazione tra monadi avviene grazie a un'armonia prestabilita da Dio. La sua teoria della conoscenza si basa su principi innati, affermando che l'intelletto non è una tabula rasa, ma possiede già strumenti per comprendere la realtà.

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Leibniz sviluppa una filosofia che unisce teologia e scienza, sostenendo che Dio ha creato il migliore dei mondi possibili, caratterizzato da un ordine contingente. Introduce il concetto di monade come unità fondamentale della realtà, sostenendo che ogni monade è un centro di energia e vita spirituale, e che la comunicazione tra monadi avviene grazie a un'armonia prestabilita da Dio. La sua teoria della conoscenza si basa su principi innati, affermando che l'intelletto non è una tabula rasa, ma possiede già strumenti per comprendere la realtà.

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LEIBNIZ

Pag 340 (ORDINE CONTINGENTE DELL’UNIVERSO, NASCITA DELL’IDEA DI MONADE,


FONDAZIONE DELL’UNIVERSO FISICO SU BASE METAFISICA, VERITA’ DI RAGIONE E
DI FATTO, SAGGI SULL'INTELLETTO UMANO, ARMONIA, COMUNICAZIONE TRA
MONADE CORPO E MONADE EGEMONE)
Percorso che va dall’individuazione di formule matematiche, fino alla formulazione del
calcolo infinitesimale, arrivando all'individuazione del male del mondo.
Spinoza cancella la teologia naturale,
Leibniz tiene insieme teologia naturale e scienza, adottando la teologia tradizionale.

IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI, L’ORDINE CONTINGENTE


DELL’UNIVERSO
Tutti i filosofi che stiamo studiando sono vissuti negli anni della rivoluzione scientifica che
sconvolse il modo di vedere il mondo e diede grandi spunti ai filosofi del tempo.
In modo differente da spinoza, leibniz sostiene che dio crea il mondo in vista di un fine. Dio
per creare il mondo sceglie tra i mondi possibili.
Dio ha quindi nella sua mente diverse immagini dei mondi possibili e sceglie il migliore per
l’uomo. Di conseguenza noi viviamo nel migliore dei mondi possibili che dio ha scelto
per noi.
Leibniz per questo è ritenuto un ottimista, sostenitore dell’antropocentrismo.

L’ordine del mondo non è necessario ma contingente. Se dio ha compiuto una scelta tra
diversi mondi vuol dire che ci sarebbero state più possibilità, ma che dio ha scelto per noi
questo in cui viviamo.

Una volta spiegato il fatto che dio ha scelto per noi il mondo migliore tra tutti quelli possibili,
Leibniz espone il fatto che questo deve essere studiato in modo scientifico.

Leibniz quindi non rischia di cadere nel panteismo e neanche nell’ateismo dal momento che
riesce a conciliare scienza e fede: unisce l’idea di meccanicismo con l’idea di finalismo,
inoltre ritiene che la materia è energia.
quindi:
-​ il mondo è scelto da Dio per noi (il migliore dei mondi possibili)
-​ il mondo e la natura seguono le leggi fisiche e scientifiche

LA TEORIA DEL REALE


Per Cartesio la realtà fisica è estensione da cui deriva il meccanicismo cartesiano.

⬇️
In questi anni si compiono gli studi di Newton sulla legge di gravità universale.

Leibniz ritiene che la visione della materia come sola estensione è fraintendibile.
La materia, tutto ciò che esiste, non può essere caratterizzata con l’estensione ma piuttosto
con l’energia.
Egli ricerca una visione generale che spieghi il mondo, questo modello deve prevedere un
finalismo.
Quando noi mettiamo vicini dei corpi questi entrano in relazione tra loro sprigionando
energia (due mani che si toccano e spingono l’una verso l’altra) .
Tutta la realtà è caratterizzata da punti di energia a partire dai quali tutta la materia acquista
senso.
Proprio l'impenetrabilità dei corpi sostenuta da cartesio diventa fondamento del pensiero di
Leibniz che riteneva che la materia fosse energia.

Pag 346
La forza che ci è nota per gli effetti che produce è una reazione metafisica e non è
riconducibile alla grandezza alla figura e al moto , ma è legata all’azione (conatus)
Tutta la realtà quindi è forza.

Fino ad ora abbiamo sentito definizioni di sostanze molto differenti.


Il concetto di sostanza adottato da leibniz: tutta la realtà è formata da unità minime ed
unitarie chiamate monadi. Queste sostanze sono centri di energia, entità spirituali che
compongono tutta la realtà.
Anche l’uomo è composto da un insieme di monadi, ci sono nella realtà tantissime monadi,
le differenze tra queste possono essere impercettibili, ma ognuna è diversa dall’altra.

➡️
Spesso quindi ci capita di non discernere queste monadi perché non riusciamo a percepirne
le differenze. calcolo infinitesimale.
Monadi che appaiono identiche ma sono in realtà diverse, le differenze sono infinite, sono
quantità minime matematiche e geometriche che possono essere sempre più piccole fino ad
arrivare all'infinito.

Alla base della realtà quindi c’è una visione pluralistica.


Le monadi sono sostanze, centri di vita spirituale e di energia che formano la materia.
Partendo dall’energia, quindi leibniz spiega la materia.
L’uomo è formato da una monade egemone (anima) e delle monadi corpo.

Attraverso le monadi del nostro corpo abbiamo delle sensazioni inconsce.


La nostra monade egemone avrà un maggior livello di chiarezza delle percezioni
rispetto alla monade egemone degli animali.
Le monadi del corpo hanno delle percezioni incoscienti (molto moderno, inconscio)

Come nascono le monadi e da dove derivano?


Le monadi derivano da Dio che le ha create. Dio pone all’interno di ogni monade ciò che
contraddistingue quella persona o quella cosa. Nella monade di ciascuno di noi è già
definito cosa faremo e cosa saremo, in realtà non è iscritto esattamente tutto, ma
piuttosto le caratteristiche di quella persona che lo porteranno a fare una determinata
[Link] non vuol dire che noi non abbiamo libertà dal momento che le scelte le
facciamo noi, ma le monadi faranno propendere per una direzione piuttosto che
un’altra.

Egli paragona l’universo con una città che possiamo vedere raffigurata in diverse cartoline e
quindi da prospettive diverse. Solo in dio tutte queste visioni si uniscono, quindi solo dio ha
la visione complessiva dell'universo, noi invece abbiamo soltanto una prospettiva.
Fece anche il bibliotecario che al tempo voleva dire organizzare la vita culturale della città di
Berlino, collaborò insieme a federico secondo e voltaire. Egli viaggiò molto e incontrò in
Olanda spinoza e con molti scienziati che si occupavano di ottica. Diversamente da Spinoza
che riteneva che la sostanza fosse unica e da cartesio che riteneva la realtà fosse composta
da una res extensa e res cogitans.
La sua interpretazione del reale ha alla base le più grandi conquiste della scienza del suo
tempo: il microscopio. Proprio grazie all’uso di questo strumento riesce a cogliere nella
realtà una complessità che noi possiamo sempre più scomporre fino ad arrivare
all’elemento minimo che però non è un atomo materiale, ma spirituale.
pag 351
Nell’universo non c’è niente di nostro, tutto è vita.

MONADE: sostanza individuale, sono infinite e tutte diverse. Se le monadi sono infinite

➡️
potremmo trovare due monadi così simili da sembrare identiche le cui differenze sono
indiscernibili calcolo infinitesimale. Sono centri di vita ed energia.

MONADI

SOSTANZA INDIVIDUALE

SOSTANZE SPIRITUALI, NON MATERIALI

INFINITE

TUTTE DIVERSE

CREATE DA DIO

Gli esseri viventi sono composte da monadi. Ma mentre il banco è un semplice aggregato di
monadi, noi siamo l’insieme di una monade egemone (anima) e molte monadi corpo.
Ogni monade deve "rappresentarsi il mondo’’. La singola monade non agisce direttamente
con l’esterno.
Dio decide quale monade affidare a chi. Dio sa già cosa farà una persona. Questo non vuol
dire che non siamo liberi, facciamo scelte liberamente dettate però dalle nostre
monadi.
La monade non ha né porte né finestre e quindi non interagisce direttamente con il
mondo esterno, così ognuno ha già un determinato punto di vista della realtà dettato
dalla sua anima (monade egemone).
Ogni monade ha un determinato punto di vista, per questo nessuno è più giusto di un altro.
L’unica monade che rappresenta tutti i punti di vista è la monade dio.
La conoscenza che gli uomini hanno della realtà deve fare i conti con le posizioni oscure che
abbiamo dentro di noi.
Le monadi animali e le monadi persona sono differenti, le monadi persona hanno più
chiarezza nella percezione della realtà.
La monade anima (egemone) è specchio del mondo e quindi lo conosce da un
determinato punto di vista.

Le monadi corpo hanno invece delle percezioni che non sempre sono veritiere.
La gerarchia delle monadi:
-​ Gli oggetti sono solo aggregati di monadi
-​ Le monadi degli animali, essi non sono macchine, automi, ma hanno una monade
egemone che però presenta la realtà in modo oscuro e non chiaro.
-​ monadi egemoni dell'uomo: riesce a guardare la realtà in modo più chiaro anche
se da un determinato punto di vista.
-​ Dio, invece è l'unico che ha una visione complessiva e universale della realtà.
Le monadi sono elementi semplici non composti.
Entelechia: termine utilizzato da aristotele che riteneva che la sostanza fosse il singolo,
quindi ciascuna monade è differente dalle altre e spesso le differenze tra le monadi sono
impercettibili.

RAPPORTO MENTE, CORPO E REALTA’


Se la monade è chiusa poiché non ha né porte né finestre come fa a comunicare con il
mondo esterno? Come fanno le monadi corpo a comunicare con la monade anima?
il rapporto tra mente e corpo a quel tempo era molto discusso. Come si può pensare che un
dolore al piede provochi afflizione all’anima?

Dio si è comportato come un orologiaio, ha costruito le monadi corpo e le monadi anima


in modo tale che segnassero la stessa ora nello stesso momento, le stesse cose nello
stesso momento.
Dio quindi interviene per regolare le percezioni di anima e corpo. Dio però ha creato il
mondo in modo da dare un’armonia prestabilita.
Per Leibniz dio stesso ha fatto in modo che sempre ci fosse armonia tra anima e corpo, e
tra le nostre monadi egemoni.

⬇️
C’è quindi un fondo di ottimismo secondo il quale le monadi possono comunicare tra loro.

Il mondo è stato creato da dio ma con determinate caratteristiche: la creazione doveva


essere armonica. Le monadi si sarebbero dovute capire e le monadi egemoni
dovevano essere sincronizzate tra loro.

-​ valorizzazione dell’individuo come essere individuale, diverso da tutti gli altri, con
un punto di vista sulla realtà unico. Ogni punto di vista è in grado di comunicare
con gli altri.
-​ il corpo deve sottostare alle leggi fisiche, ma le monadi corpo sono state fatte
apposta per poter comunicare con la monade egemone.
Tutta la filosofia di Leibniz ha alla base il protestantesimo (predestinazione)

LE OPERE
-​ discorso di metafisica
-​ Monadologia
-​ 1704 nuovi saggi sull’intelletto umano

TEORIA DELLA CONOSCENZA NEI NUOVI SAGGI SULL'INTELLETTO UMANO


‘’Non c’è nulla nell’intelletto che prima non sia stato nei sensi.’’ Formula con cui si può
sintetizzare l’empirismo di locke.
In leibniz c’è un’idea di innatismo: ‘’Non c’è nulla nell’intelletto che prima non sia stato
nei sensi, se non l’intelletto stesso’’.
Quando conosciamo usiamo dei principi: idea di essere, idea di causa. Questi principi
servono per dare un senso a ciò che percepiamo.
-​ La sensazione è data dall’odore di bruciato dell’arrosto in forno
-​ se non utilizzassi in concetto di causa non sarei in grado di mettere in relazione i
due fenomeni.
nella nostra ragione c’è già l’idea di causa e quindi possiamo capire la causa delle cose,
come abbiamo anche l’idea di uguaglianza.
questi principi innati si attivano nel momento in cui facciamo esperienza e li utilizziamo
perché ci permettono di capire la realtà che ci circonda.

Il nostro intelletto non è una tabula rasa, vuoto, infatti ha già dei principi che usa per dare un
senso alle nostre esperienze.
Leibniz quindi critica l’empirismo di locke affermando un innatismo virtuale questo perché
noi non siamo consapevoli dei principi e criteri già presenti in noi, ci rendiamo conto di
possederli solo quando dobbiamo mettere in relazione elementi della realtà per cercare di
capire la realtà stessa.

Quindi la nostra conoscenza non deriva solo dall’esperienza, il nostro intelletto non è
vuoto infatti abbiamo delle facoltà o meglio dei principi, innati in noi, che ci aiutano a
comprendere la realtà.
L’intelletto appartiene al soggetto, ma tutti hanno questi principi che fungono da
strumenti, dall’altra parte, però, ognuno riesce ad utilizzarli a modo proprio e quindi ognuno li
sfrutta in modo differente. (confronto, relazione)

LA DIMENSIONE DELL’INCONSCIO
Noi possiamo avere sensazioni e principi di cui non siamo consapevoli.
Leibniz quindi, al contrario di Cartesio, ammette la sfera dell'inconscio.
-​ Innatismo virtuale: diventiamo consapevoli dei principi innati in noi quando li
applichiamo alla realtà.
-​ Le piccole percezioni: solo una parte delle sensazioni sono consapevoli. Allo
stesso modo dei principi virtuali non siamo sempre consapevoli di tutto quello che
percepiamo.
Noi in ogni istante abbiamo una molteplicità di percezioni e non siamo consapevoli di tutte.
Possiamo diventare consapevoli di ciò che percepiamo solo quando inizia a lavorare su
queste anche l’intelletto.
Quando vengono pensate le idee sono attuali.
Collegamento aristotele e la potenza: le idee in potenza = le sensazioni in potenza.
I principi non dipendono dall’esperienza ma ci permettono di elaborare l’esperienza.
anche l’idea di dio e di una vita futura sono innate in noi.

Verità di ragione e verità di fatto


Tutta la nostra conoscenza si può descrivere attraverso S è P ossia il giudizio.
I nostri giudizi possono creare verità di ragione o verità di fatto.

Noi possiamo formulare delle verità indipendenti dall’esperienza. Per esempio il triangolo
è una forma geometrica i cui angoli sono pari a due retti a 180 gradi.
Questa verità è indipendente dall’esperienza e quindi definita di ragione.
Le verità di ragione si ricavano per via analitica, arriviamo ad un giudizio attraverso lo
studio del concetto del soggetto preso in considerazione. Le verità analitiche sono quelle
che ricaviamo a priori senza partire dall’esperienza.
Queste idee di ragione ci servono per ragionare con logica e ordine.
Le verità analitiche sono sempre vere, a patto che non siano contraddittorie. Quando ci
affidiamo alla logica o alla matematica otteniamo delle verità che vengono dalla nostra
mente: lavoro sul concetto di triangolo e arrivo al mio giudizio. Le verità di ragione non
possono essere confutate.

Le verità di fatto si servono del principio di ragion sufficiente, ossia causa sufficiente
che spiega la verità di fatto.
Pag 354

VERITA’ DI RAGIONE/ VERITA’ VERITA’ DI FATTO/ VERITA’ SINTETICHE


ANALITICHE

dallo studio del concetto del soggetto dalla realtà


analizzato

studiato in modo analitico studiato in modo sintetico

inconfutabile basata sul principio di non sono vere se corrispondono alla realtà dei
contraddizione fatti, basata sul principio della ragtion
sufficiente

verità della matematica e della logica verità sul mondo esterno

viene utilizzata solo la ragione (a priori) verità a posteriori che deriva


dall’osservazione del mondo esterno

per dio tutto quello che è la vita della monade egemone è una verità di ragione perché tutto
è già dentro alla sua mente.

Noi viviamo in questo mondo perché Dio l’ha voluto dal momento che ha scelto questo
mondo piuttosto che un altro.
Il male esiste dal momento che il mondo in cui viviamo è il migliore ma non è perfetto.
Così si spiega la libertà dell’uomo che all’interno di questo mondo può agire.

DAVID HUME
Filosofo di edimburgo, tollerante, amante della buona tavola. È un filosofo già illuminista.
Hume più di tutti incarna l’ideale illuminista, anche se in una forma un po’ particolare.
Era molto tollerante e capace di far dialogare posizioni diverse.
Scrisse ‘’trattato sulla natura umana’’ tre volumi che non ebbero molto successo.
Ispirandosi sul trattato pubblicò ‘’ricerca sull’intelletto umano’’, più breve, ebbe maggior
successo.

Dopo aver studiato al collegio di la flesh si aspettava di ricevere una cattedra ad


Edimburgo. A causa della sua posizione in ambito religioso non gli venne mai data.
Per un certo periodo fece il diplomatico in Francia dove venne a contatto con molti
illuministi come Rousseau, xx, xx. Rousseau era una personalità difficile e particolare. Egli
si affezionò a Hume. Dopo pochi mesi, però Rousseau inizia ad accusare Hume di volerlo
ingannare.

Hume vorrebbe studiare la natura umana con lo stesso rigore e precisione che si usa
nella scienza. Egli si ispira all’empirismo lockiano a cui però dà una svolta scettica.

IL TEMA DELLA CONOSCENZA pag 551. (Gnoseologia)


La conoscenza, secondo Hume, produce nella nostra mente delle sensazioni che però
possono avere un’efficacia differente.
Percezioni: possono essere impressioni o idee.
-​ impressioni: sono vivaci sono percezioni in atto
-​ Idee: sono ricordi, percezioni sbiadite.

Questi due oggetti all’interno della nostra mente si differenziano per intensità.
Tra le impressioni non mettiamo soltanto la percezione del mondo esterno ma anche delle
emozioni attuali e quindi di quello che proviamo.
Non può esistere una idea senza che prima ci sia una impressione (empirismo)

Nella nostra mente c’è una forza attrattiva che tende a collegare e associare le idee. Le
idee quindi tendono ad essere associate. È più facile lavorare sulle idee piuttosto che
sulle sensazioni. (ci si sposta su Una analisi più psicologica)
noi associamo le idee sulla base di alcuni criteri ricorrenti:
-​ Contiguità spaziale: partendo da una cosa ne deduciamo un’altra
-​ Somiglianza
-​ Causalità: causa ed effetto
La conoscenza non dipende dalla razionalità nel senso cartesiano del termine ossia
l’intelletto, ma dipende dall’immaginazione che è quella forza attrattiva che ci fa unire le
idee, la forza di associazione delle idee che produce dei collegamenti.

La relazione più importante per la conoscenza è la relazione di causa ed effetto. Questa


può davvero portarci ad una conoscenza certa?

➡️
Non può essere una conoscenza a priori.
Tutte le volte che abbiamo C ne deriva E: C E
Quindi posso dire con certezza che tutte le volte che ho C ne deriva E?
Sicuramente tutte le volte che ho C prevedo E: problema dell’induzione che nasce dal
passaggio dai tanti casi di cui ho fatto esperienza alla regola.
Posso identificare con certezza qualcosa che si è sempre verificato nella mia esperienza: il
sole sorge tutti i giorni, posso essere sicura che domani sorgerà? No.
È primavera C mi verrà l’allergia E, perchè tutti gli anni in primavera mi viene l’allergia.
potrò quindi affermare le cose non con certezza ma con un alto grado di probabilità.
Questo nasce dal fatto che noi basiamo la nostra conoscenza su una credenza. Infatti
attraverso la relazione di causa ed effetto traiamo una regola che però è una credenza,
dalla quale siamo portati a credere che il futuro sarà uguale al passato. Non può essere
una conoscenza, ma solo una credenza (processo deduttivo). Quindi posso parlare solo
di una conoscenza probabile.

L’unica eccezione è la logica e la matematica.


Problema dell’induzione: nasce nel passaggio tra il caso particolare e l’universale.
Quindi l’origine della conoscenza è nell’abitudine, ha origine nella nostra tendenza a credere
che da un certo elemento ne deriva un altro.
La nostra conoscenza è dettata da credenza e abitudine.
La conoscenza non ha un fondamento razionale, possiamo parlare di razionalità e
conoscenza certa solo in merito alla matematica e logica.
La ricerca di Hume ha quindi una svolta scettica dal momento che non possiamo arrivare
ad una conoscenza certa.
Fino a pag 554

Riassunto:
Hume è un filosofo empirista, arriva così ad esiti scettici. Per Hume la conoscenza è solo
probabile, a parte la matematica.
La conoscenza ha a che fare con la credenza che l’uomo persegue.
La credenza su cui si fonda la nostra conoscenza è la relazione di causa ed effetto
che nasce dall’abitudine. Dopo aver fatto esperienza di cause simili che hanno prodotto
effetti simili, riteniamo che esista una relazione di causa ed effetto.
Di conseguenza devo presupporre e credere che la natura sia in qualche modo ripetitiva.
L’associazione di causa ed effetto si fonda sull’abitudine.
L’associazione tra le idee è una forza, come la forza di gravità, che è esercitata dall
immaginazione.
Ragione deduttiva: la ragione non è solo quella deduttiva utilizzata in matematica e logica.
La ragione implica quindi anche altre facoltà tra le quali troviamo anche l’immaginazione.
Noi mettiamo in atto tante facoltà differenti che ci portano a procedere nella conoscenza in
modi differenti.

L'impressione della 4F del 13 marzo 2026 adesso è molto chiara, tra un po’ di tempo l’idea
di 4F sarà sbiadita.
Il nostro modo di procedere è sempre legato alle impressioni che abbiamo nel presente e
alle idee del passato.

ESISTENZA DI DIO E DELL’IO


Secondo Hume il credere all’esistenza di dio è solo frutto di una credenza e quindi non
si può dimostrare l’esistenza di dio, si può solo avere fede.

L’esistenza dell’io non può essere dimostrata attraverso una intuizione. Noi siamo l’insieme
di percezioni che poi diventeranno idee (ricordi).
L’anima, sostanza metafisica non è conciliabile con l’empirismo di Hume. Noi siamo
dei fasci di percezioni che poi diventeranno idee, abbiamo quindi un insieme di ricordi.
Quindi l’idea dell’identità personale di ciascuno di noi è fittizia dal momento che è difficile
dare unità all’io. Nel momento in cui cerchiamo di dare unità al nostro io stiamo
banalizzando e categorizzando ciò che noi siamo, come se stessimo creando un
personaggio che recita a teatro.
L’io ha una natura fittizia dal momento che l’io è in costante contatto con il mondo e
cambia a seconda delle proprie percezioni ed esperienze passate.
L’io è quindi un flusso di percezioni che si fonda anche sulla memoria, ma non è facile
dare unità all’io, l’idea dell’io è quindi una immagine fittizia.

La prof crede nell'esistenza della 4F perché ha avuto delle esperienze di 4F in modo


frammentato (esperienze frammentarie ma continuative), ma non può dire che la 4F
esiste sempre, può dirlo con un alto grado di probabilità perché tende a credere che la 4F
continua ad esistere anche quando non ne ha l’impressione della 4F.
Di conseguenza crediamo nell’esistenza di un mondo esterno perché l’abitudine ci ha
portato a credere che anche quando non facciamo esperienza del mondo esterno comunque
questo continua ad esistere. Entro in relazione con il mondo esterno tramite le mie
impressioni, ma poi entrerò in relazione con l’immagine che si forma nella nostra
mente e quindi con l’idea.
(Il mondo è la metafora per intendere ciò che è esterno a noi).

MORALITÀ
pag 558. (Etica)
Conoscenza: gnoseologia
i nostri comportamenti: Morale

La morale riguarda la valutazione dei comportamenti dell’uomo in relazione al bene e


al male. La morale di Hume è una morale laica in quanto non assume i valori del bene e del
male secondo la religione. La morale cristiana è una morale prescrittiva ossia dettata da
regole, ci dice cosa dobbiamo fare perché è un valore e cosa non dobbiamo fare perché è
un vizio. Secondo Hume non possiamo formulare un valore a fondamento della morale.
Possiamo osservare come l’uomo si comporta e descrivere questi comportamenti. La
morale è descrittiva e non prescrittiva.
Sono le passioni e le emozioni a determinare i nostri comportamenti, la ragione può
orientare le passioni, gestirle, ma non può alimentare le passioni. Di conseguenza
possiamo dire che il comportamento morale si fonda su un sentimento: la simpatia.
La parola simpatia va intesa come capacità di condividere sentimenti e stati d’animo
con gli altri.
Di conseguenza
-​ chiamo bene ciò che è degno di approvazione che mi provoca simpatia.
-​ Chiamo male ciò che è degno di biasimo, che non mi provoca simpatia.
Se agisco in modo individualistico arriverò a non provocare empatia o simpatia nell’altro e
l’altro non sarà portato ad agire moralmente con noi. A vincere quindi sono i
comportamenti morali, I comportamenti non morali sono invece sconvenienti. Il miglior
modo per raggiungere i propri interessi è quindi cooperando con gli altri.
La fallacia naturalistica: la morale di hume non è prescrittiva ma descrittiva.
Non è possibile passare dal piano della prescrizione al piano della descrizione dei
comportamenti umani. Le virtù sono quindi sociali, diventano motivo di biasimo o di lode.
Le virtù sociali derivano dall'approvazione di certi comportamenti che migliorano la
società e dalla disapprovazioni di altri che non portano al miglioramento di questi.

LE VIRTÙ SOCIALI NELLA MORALE SESSUALE


La donna ha le caratteristiche di un comportamento fedele, elegante ed educato, queste
caratteristiche sono frutto di una convenzione che ha origine nell’uomo. L’uomo ha
l’esigenza di sapere che il bambino che metterà al mondo è suo figlio, dal momento
che la madre è capace di maternità.

Riassunto
Nell’ambito morale siamo portati a parlare di ciò che dovremmo fare. Secondo hume, invece,
la morale non può che essere una descrizione di comportamenti, non si può passare dal
piano descrittivo al piano prescrittivo si incomberebbe nella fallacia naturalistica.
Comportamento morale che hume riscontra nell’uomo: simpatia/ empatia. L’uomo cerca di
superare la propria sfera personale condividendo con l’altro.
Le virtù derivano dalla società, in quanto garantiscono la coesione della società stessa.
Le donne hanno come virtù un condotta fedele e morigerata, ma questo non ha alcun
fondamento biologico, deriva solamente dall'interesse maschile nel avere garanzia di poter
avere una prole propria. Proprio per la paura degli uomini nasce l'idea di una virtù sociale
della donna biologica.

ESTETICA: LA REGOLA DEL GUSTO


Hume si dedica allo studio del bello anche se non utilizzerà il termine estetica che è
successivo.
la regola del gusto, titolo che ci fa capire che Hume riconosce la grande variabilità nel
modo di concepire il bello, giudichiamo il bello in modo vario, ma cerchiamo di superare la
grande variabilità del giudizio del bello al fine di trovare una regola.

slittamento di significato della parola gusto: si passa dal piano del gusto del palato al gusto
estetico del bello.

Il bello dipende dall’effetto che l’oggetto preso in considerazione suscita sul soggetto. Per
questo il bello è nel soggetto che giudica e non nell'oggetto che viene giudicato.
Esistono quindi dei canoni del bello nella letteratura, nell’arte e in tutti gli ambiti. Noi stessi
studiamo il canone letterario e artistico che è una selezione fatta a seconda di ciò che tutti i
critici o la maggior parte dei critici hanno ritenuto bello.
Il critico d’arte o il critico letterario può stabilire cosa è bello dal momento che in un
determinato ambito ha un’ampia immaginazione. Il critico ha quindi una certa
squisitezza dell’immaginazione, inoltre ha una grande esperienza. I critici sanno andare
al di là del gusto individuale, hanno la capacità di mettersi nei ‘’panni degli altri’’ ossia
riescono ad andare al di là del loro gusto personale.
Quindi quando abbiamo in mano una letteratura dobbiamo essere consapevoli che non
parliamo della letteratura italiana in generale, ma piuttosto di una selezione che secondo i
critici rappresenta i canoni della letteratura Italiana.

Il suicidio
Egli prende il considerazione il suicidio fatto per porre fine alle propre sofferenze. Egli
critica le idee del tempo che ritenevano che siccome la vita è stata data da dio l’uomo non
può scegliere liberamente di porre fine alla sua vita.
Hume scrive che come quando noi prendiamo una medicina perché stiamo male o ci
copriamo sotto alle calamità naturali, non avrebbe senso non porre fine alle proprie
sofferenze attraverso il suicidio, dando così dignità alla propria vita.

RELIGIONE
Hume assume posizioni di carattere scettico riguardo al tema dell’immortalità dell’anima
e della vita dopo la morte. La sua opera principale riguardo la religione si intitola “dialoghi
sulla religione naturale”. Scrive però anche un'altra opera sulla storia della religione.
Come nasce la religione?
Secondo Hume la religione nasce da due sentimenti propri dell’umanità: la paura, quella
della morte, delle malattie e delle calamità naturali. E l’altro sentimento è la speranza.
Un altro aspetto molto importante è il suo sforzo nel costruire uno sviluppo della religione,
all’origine del fenomeno religioso troviamo una forma di politeismo che spesso di
accompagna all’idolatria.
Il monoteismo è un sentimento religioso più maturo che spesso si accompagna alla
critica nei confronti delle superstizioni che troviamo soprattutto nella religione popolare.
Nelle religioni popolari tendiamo a confondere religione e superstizione, a identificare Dio
come antropomorfo.
Per Hume nessuna dimostrazione razionale ci può persuadere dell’esistenza di Dio, se
proviamo a spiegare l’esistenza di Dio facciamo un salto nella fede come aveva detto
anche Pascal.
La questione religiosa in Hume viene accompagnata dalla critica a ogni forma di
intolleranza verso le altre religioni e di fanatismo religioso.
Hume rifiuta l’argomento finalistico sulla base del quale si ricavava l’esistenza di Dio a
partire dall’esistenza del mondo.
Il mondo era pensato come un prodotto di una attività finalistica avviata da Dio.
Questo argomento era pensato in analogia a Dio orologiaio e al mondo come orologio.
Questo però è un impoverimento, in quanto Dio onnipotente e supremo non può essere
comparato ad un orologiaio.

Storia vede come prima dimostrazione religiosa il politeismo che vede come una fase
iniziale, monoteismo più avanzato.
KANT
Il risveglio dal "sonno dogmatico"
Kant attribuisce a Hume il merito di averlo risvegliato dal "sonno dogmatico". Il dogmatico è
colui che accetta convinzioni senza prove; al contrario, lo spirito critico mette in dubbio i
fondamenti delle credenze. Hume mostrò che una conoscenza basata solo sull'esperienza
non può essere universale e necessaria: non possiamo prevedere con certezza che le leggi
della natura rimarranno identiche domani. Kant raccoglie questa sfida e inaugura una "via
nuova", ponendosi come spartiacque tra la filosofia moderna (Galileo, Cartesio) e quella
contemporanea.
Il Progetto Critico: Le tre grandi opere
La filosofia di Kant è definita Criticismo e si articola in tre interrogativi fondamentali:
1.​ Critica della ragion pura: Analizza i principi e i limiti della conoscenza. Si interroga
su come sia possibile una scienza universale e fissa i confini oltre i quali la ragione
non può andare (metafisica).
2.​ Critica della ragion pratica: Si occupa dell'etica e della morale. Indaga le
condizioni che rendono l'uomo libero di agire moralmente secondo il dovere.
3.​ Critica del Giudizio: Esamina la facoltà del sentimento e il tema estetico,
introducendo i concetti di Bello (armonia) e Sublime (l'infinitamente grande o
potente), anticipando così il Preromanticismo.

Vita e Pensiero Politico


Nato nel 1724 a Königsberg (Prussia orientale) da una famiglia umile e pietista, Kant visse
una vita metodica dedicata all'insegnamento universitario. Sebbene fosse un uomo
abitudinario — si dice che i cittadini regolassero l'orologio sulle sue passeggiate — era
estremamente conviviale e amava confrontarsi con persone di ogni mestiere.
La sua libertà intellettuale fu massima sotto Federico II, mentre subì la censura con il
successore, specialmente per le sue tesi sulla religione. Kant è anche il padre del pacifismo
giuridico: nell'opera Per la pace perpetua, teorizza la necessità di organismi internazionali
per risolvere le controversie attraverso la diplomazia anziché la guerra.
L'eredità nella Costituzione Italiana
Il pensiero di Kant è alla base delle democrazie moderne. In particolare, si rispecchia nella
Costituzione Italiana:
●​ Articolo 11: Il rifiuto della guerra e la limitazione della sovranità a favore di
organizzazioni internazionali.
●​ Articolo 10: Il diritto d'asilo e l'accoglienza dello straniero, coerentemente con l'idea
kantiana di una "ospitalità universale" come diritto di ogni essere umano.

KANT PRECRITICO
Kant per tutta la vita insegnò, inizialmente vediamo uno scienziato che adotta il modello
newtoniano che si concentra sul concetto di forza.
Storia universale della natura e teoria del cielo, kant affronta il problema della genesi
dell’universo.
L’universo nasce a partire da una nebulosa originaria, la sua spiegazione è scientifica.
Riteneva che ci fosse una massa caotica e originaria che ha dato origine al sistema
solare e a tutti i pianeti.
Teoria scientifica ripresa da Kant laplace. Dio non spiega l’origine dell’universo, ma la
regolarità dei fenomeni che accadono risponde ad un disegno divino.

Il terremoto di lisbona del 1795. Il terremoto secondo Kant non è dovuto da cause divine, la
volontà di dio di punire gli uomini non è dimostrata dal terremoto. Questi provengono da
degli squilibri naturali. Per questo le cause delle calamità naturali vanno ricercate
nell’ambito geologico.
La calamità naturale è dovuta ad uno squilibrio, ma è proprio questa che porterà ad
un nuovo equilibrio.

In germania arrivano sia gli scritti di locke sia di Hume e proprio quest'ultimo lo colpisce
molto. Kant ragiona a lungo riguardo all’empirismo e razionalismo. L'empirismo però
limita le nostre conoscenze dal momento che possiamo avere solo conoscenze probabili.
La somma degli angoli interni del triangolo è 180 gradi, non stiamo conoscendo qualcosa di
nuovo, ma stiamo solo precisando.
Due direzioni che la filosofia del tempo gli proponeva
-​ empirismo: conoscenza deriva dall’esperienza, ma è una conoscenza solo
probabile
-​ razionalismo: conoscenza che non deriva dai sensi, è certa, ma non mi dice niente
di più sul mondo, precisa e basta.
Con il criticismo kant unisce i punti di forza dell’empirismo e quelli del razionalismo.

Critica della ragion pura


Il primo interrogativo: è possibile la metafisica come scienza?
secondo kant la filosofia deve fare necessariamente i conti con la metafisica, dal
momento che la metafisica fa parte della disposizione naturale dell’uomo. Ma la
metafisica si può considerare una scienza?

secondo hume noi non possiamo conoscere la natura dell’io e di Dio. Per questo, secondo
Kant, dobbiamo considerare la metafisica come cosa che va al di là dei limiti
dell’esperienza.
Kant esclude la metafisica come scienza se viene intesa come conoscenza di Dio
dell’anima e del mondo. Entità che vanno al di là della nostra esperienza.
La filosofia deve quindi indagare le condizioni con le quali possiamo sviluppare un
pensiero scientifico.
Quando parliamo di scienza, però , non possiamo limitarci a una conoscenza probabile
(empirismo di Hume). L’intento di Kant è sviluppare una indagine per capire come
arrivare ad una conoscenza scientifica certa.

La metafisica ha il compito di studiare come conoscere il mondo. Quando parliamo di


critica, pensiamo al modo con cui le nostre facoltà conoscitive operano per conoscere.
Il criticismo è la nuova impostazione che ha la filosofia di Kant, basata sulla critica e
indagine sulle modalità con cui possiamo conoscere.
Quali sono i poteri della nostra ragione. quali sono i limiti?

-​ Come nasce la conoscenza?


-​ In che modo conosciamo il mondo?
La filosofia e la metafisica possono essere intese come scienza solo se indagano sulle
modalità con cui noi conosciamo il mondo. Non c’è una metafisica che va al di là della
nostra esperienza poiché indaga sui nostri stessi metodi con cui concesio il mondo
materie diventate scientifiche: matematica cartesiana e la fisica newtoniana. Queste
discipline secondo Kant sono diventate scientifiche poiché si basano su principi a priori.
Dipendono quindi da un nostro modo di conoscere il mondo.
La matematica e la fisica diventano per Kant dei modelli.

Se la conoscenza derivasse solo dai sensi avremmo la possibilità di raggiungere solamente


una conoscenza probabile. Per arrivare ad una conoscenza certa, dobbiamo quindi avere
dei principi (principi del soggetto) che quindi sono a priori, non fondati sull’esperienza.
A priori è sinonimo di puro/pura ( ragion pura, ragione a priori).
Quindi la nostra mente non è una tabula rasa, dal momento che abbiamo in noi dei principi a
priori.
La nozione di causa ed effetto, non è nell’oggetto, ma nel soggetto.
Noi dobbiamo prima di tutto studiare la nostra facoltà di conoscere (principi) e come le
nostre facoltà agiscono per conoscere.

Conoscenza: deriva dalla conoscenza empirica e dai principi che appartengono a priori al
nostro modo di conoscere.

Kant procede nell’indagine per ricavare ciò che nel nostro modo di conoscere ci può
consentire di arrivare a conoscenze certe.
Spazio e tempo sono i principi della nostra sensibilità.
Il nostro intelletto per sintetizzare i fenomeni ha bisogno di categorie.

24/03
Kant rivoluziona il modo di concepire la filosofa, la metafisica e il modo di affrontare il
problema conoscenza.
Ha fatto i conti con la tradizione empirista .
Kant vuole arrivare ad una conoscenza certa, il suo proposito è quello di indagare sul ruolo
del soggetto nella conoscenza.
Kant ha ribaltato l’asse della conoscenza , non piu incentrata sull’oggetto ma piuttosto sul
soggetto.
Kant non ha fatto altro che chiedersi come facciamo a conoscere, questo significa
interrogarsi sul ruolo che hanno le nostre facoltà nella conoscenza.
Quindi la conoscenza deriva sicuramente dall'esperienza ma non solo, bisogna anche
tenere conto di come noi ci approcciamo al processo conoscitivo.
L’intelletto sintetizza i dati trasformandoli in concetti che ci servono per spiegare dei
fenomeni della natura.
Quando noi percepiamo, percepiamo in base a che cosa? Spazio e tempo.
Spazio e tempo sono quindi i modi con cui noi percepiamo.
Facoltà: significa essere capaci.
Quando noi parliamo di ragione non parliamo di una cosa unica ma di tante capacità diverse
che abbiamo.

La concezione kantiana della conoscenza


Kant ha operato una straordinaria rivoluzione a partire dal razionalismo e dell'empirismo.
Sviluppa il suo discorso utilizzando la formula S è P.
EMPIRISMO: S è P, giudizi sintetici perché ampliamo la nostra conoscenza e posteriori
perché derivano dall'esperienza “oggi c’è il sole”.
Il punto di forza di questi giudizi è che ampliano la conoscenza il punto debole e che non
sono certi e danno una conoscenza solo probabile.

RAZIONALISMO: S è P, giudizi analitici perché il predicato è già compreso nel soggetto e a


priori perché appartiene alla nostra mente.
“La somma degli angoli di un triangolo è 180 gradi).
Il punto di forza di questi giudizi è che sono certi pero non ampliano la conoscenza.

Impostazione kantiana: è possibile individuare dei giudizi sintetici a priori? La novità della
concezione della conoscenza è rappresentata dai giudizi sintetici a priori. “7+5=12”
I giudizi sintetici a priori ci dicono qualcosa sugli oggetti prima ancora che si siano dati e ci
dicono il modo con cui noi uomini necessariamente conosciamo in quel modo.
La matematica è l’esempio di giudizi sintetici e priori.
Ciò significa che indago sul modo con cui noi uomini fatti come siano possiamo percepire e
conoscere gli oggetti. —> per conoscere la realtà bisogna indagare sul modo in cui noi
uomini conosciamo la realtà. —> di conseguenza non possiamo conoscere l’oggetto nella
sua vera realtà.

L'oggetto diventa conosciuto quando entra in contatto con le nostre facoltà conoscitive.
Le nostre facoltà conoscitive non intercettano tutti i fenomeni ma sono quelli che si
percepiscono attraverso i sensi.
L’oggetto è filtrato attraverso il nostro modo di conoscere e quindi non è l’oggetto in sé
stesso ma è filtrato sulla base delle nostre capacità.
Chiamiamo l’oggetto fenomeno.

Pensare vuol dire sintetizzare i dati dell'esperienza, e l’esperienza la faccio attraverso spazio
e tempo.

Metafisica tradizionale: conoscenza dell’io di dio e del mondo


Rinnovamento della metafisica: metafisica diventa lo studio dei principi a priori che il
soggetto utilizza per conoscere.

CONOSCENZA
Pag 598
Conoscenza = esperienza + giudizi sintetici a priori. Principi trascendentali della
conoscenza, trascendentali perché la rendono possibile.
Esperienza ci fornisce un molteplice empirico, ossia una molteplicità di dati. MATERIA
Organizziamo l’esperienza attraverso principi trascendentali che la rendono possibile.
FORMA

Nella conoscenza la prima facoltà in gioco è la sensibilità.


Principi trascendentali:
-​ Spazio
-​ Tempo
Spazio e tempo sono forme dell’intuizione, sono vuoti, servono per ordinare le esperienze.
Il tempo è più importante dello spazio, lo spazio è la forma del senso esterno, il tempo del
senso interno.
Tutte le esperienze le registro nel tempo, ma non sempre nello spazio, il tempo è più
importante dello spazio.
Spazio: ciò che ricavo fuori di me
Tempo: ciò che è dentro e fuori di noi

La nozione di tempo ha a che fare con la dimensione gnoseologica, è dentro di noi e lo


usiamo come strumento per comprendere le percezioni.
Il tempo ha molta importanza per il soggetto che percepisce. La concezione di tempo per
kant è utile al piano della conoscenza, non parla della parte esistenziale.

Dopo aver raccolto un molteplice empirico utilizzando tempo e spazio, deve intervenire
l'intelletto in modo tale che la mia percezione possa diventare conoscenza.
Raccolgo una serie di dati, l’intelletto compie una sintesi. Questa sintesi può avvenire con
diverse modalità.
L’intelletto ha degli strumenti con i quali arriva alla conoscenza.
I concetti trascendentali dell’intelletto o categorie sono gli strumenti del mestiere
dell’intelletto.
Categorie sono i modi con cui noi pensiamo, per conoscere i modi con cui noi conosciamo
dobbiamo analizzare i modi con cui ci esprimiamo, la grammatica.
S È P unità di base con cui esprimiamo la nostra conoscenza di base.
Quindi partiamo dai giudizi per risalire ai concetti fondamentali. Il nostro cervello non è
trasparente e non possiamo leggere i concetti che conosciamo quando partiamo con i modi
con cui ci esprimiamo.

LE CATEGORIE
Pag 601
SèP
CATEGORIA DELLA QUALITÀ
Categoria di modalità
-​ Possibile
-​ Reale
-​ Necessaria: poste certe condizioni è necessario che avvenga una certa cosa

S è P categoria della affermazione


S non è P categoria della negazione
S è P limitatamente a.. Categoria della limitazione
Categoria della relazione
-​ Sostanza: ciò che è essenziale a qualcosa
-​ Accidente: ciò che è temporaneo
Categoria dell’azione reciproca, ricavata dalla legge di gravitazione universale di newton.
Azioni e relazioni sono in un rapporto di reciprocità.
Categoria che si definisce tramite la simultaneità

CATEGORIE DELLA QUANTITÀ

Azione della conoscenza è nel soggetto e non nell’oggetto.

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