Cs 09 Web
Cs 09 Web
COLONNE SONORE
immagini tra le note
Anno II - n. 9
Novembre/Dicembre 04
(C.i.L. 27/02/04 n° 46) art.1 c.1 DCB - Milano
Poste Italiane Sped. in A.P. - DL 353/2003
Le Super-musiche di
Michael Giacchino
Legenda recensioni
Mediocre Sufficiente Buono Ottimo Capolavoro
I giudizi delle recensioni di Colonne Sonore si riferiscono a valutazioni artistiche assolutamente personali dei redattori e
non vogliono in alcun modo interferire da un punto di vista commerciale e discografico.
4 redazionale
Un “Incredibile” numero
Natale è ormai alle porte, non possono Non mancherà una gradevole intervista con
mancare nell’immaginario collettivo l’albero, un compositore di casa nostra Maurizio
i regali e l’inevitabile film per tutta la famiglia. Abeni, autore delle musiche per i film
All’insegna del divertimento e del buonumo- Vaniglia e cioccolato, M.D.C. – Maschera di Anno Secondo, Numero 9
re, dalle menti geniali della Pixar (gli stessi cera e I tre volti del terrore. Novembre / Dicembre 2004
creatori di Toy story 1 & 2, A bug’s life e Alla La rubrica “Le donne dell’Ottava Arte”
ricerca di Nemo), firmato Disney, esce Gli di questo numero è dedicata a Anne
Registrazione al tribunale di Milano
incredibili, un adrenalinico e spassoso film Dudley, musicista, compositrice, arrangia- n.356 del 03/06/2003
d’animazione digitale. Un’occasione presa trice e produttrice, e al suo mondo di Poste Italiane Spa
al balzo per parlare della biografia e della musiche per immagini. Premio Oscar per Spedizione in A.P. - DL. 353/2003
carriera di compositore del giovane il film Full Monty. (Convertito in Legge 27/02/04 n° 46)
Michael Giacchino (sue le celebri colonne Interessante il reportage del concerto di art. 1 comma 1 DCB - Milano.
sonore per la serie di videogiochi Medal of Ennio Morricone e Yo-Yo Ma a Roma, oltre Abbonamento annuale per 6 numeri:
honor) che ha cosparso di geniali citazioni alla recensione del suo ultimo Cd, per l’ap- 25.00 € + 3.00 € di spese postali
barryane, manciniane e williamsiane la pel- punto, “Yo-Yo Ma plays Ennio Morricone”.
licola della ‘normale famiglia di supereroi’. Con una curata e minuziosa monografia, OttavaArte Edizioni
Un saluto particolare al grande Carlo ricordiamo il compositore newyorkese e pre- di Massimo Privitera
Via Wildt n.5 - 20131 MILANO
Rustichelli, scomparso qualche settimana mio Oscar Elmer Bernstein, anch’egli recen- Tel. 347.4072349 - Fax 02.26681884
fa a Roma. Il compositore carpigiano, van- temente scomparso. Pioniere di nuove ten- redazione@[Link]
tava al suo attivo oltre trecento film, dalla denze musicali, per la triste occasione pub- [Link]
commedia al dramma sociale, dal western blichiamo le recensioni delle sue indimenti-
al cinema d’autore. Tra le sue pellicole più cabili colonne sonore: I dieci comandamen- Direttore responsabile:
conosciute Divorzio all’italiana, Alfredo, ti, La grande corsa e Il buio oltre la siepe. Anna Maria Asero
Alfredo, L’Armata Brancaleone. Di lui ser- Altri argomenti da non perdere: il dietro le Capo redattore: Massimo Privitera
biamo un vivo ricordo avendolo incontrato a quinte della realizzazione delle musiche di
Loreto, un anno fa, e la nostra passione e Lavorare con lentezza & Raul, diritto di ucci- Redazione:
amore per il grande Maestro e la sua musi- dere, e una lunga chiacchierata con i loro Maurizio Caschetto
ca sarà sempre forte. registi; una simpatica intervista con il raffina- Alessio Coatto
Una lunga intervista esclusiva al compo- to collezionista di musica da film Pino Pietro Rustichelli
Giuliano Tomassacci
sitore di La passione di Cristo, Il re Insegno; la quarta parte della storia della
Scorpione, Una settimana da Dio, John musica per i videogiochi e la solita lunga Art Director - Impaginazione:
Debney, che ci svela alcuni aneddoti sulle serie di recensioni di Cd vecchi e nuovi. Pietro Rustichelli
sue musiche addizionali per Spiderman 2. Anna Maria Asero Correttore di bozze: Fabio D'Italia
Mondo Soundtrack
•I Pet Shop Boys e la corazzata Potemkin Una storica
locandina
Titolo originale: Bronenosets Potyomkin - Durata: 75’ (b/n)
Anno: 1925 - Origine: Unione Sovietica - Regia: Sergei M. Eisenstein
Musica: Edmund Meisel, Dmitrij Šostakovic, Pet Shop Boys
La musica originale del film è opera di Edmund Meisel, ma nel corso degli anni ci furo-
no diverse modifiche al riguardo, come avvenne nel 1950 quando Vladimir Nikolayevich
Kryukov curò lo score della riedizione sonora del film. Mentre nel 1976 la colonna sonora
fu adattata e integrata con nuovi temi musicali presi dalla fantasia e dall’arte musicale di
Dmitrij Šostakovic.
C’è dunque da sottolineare come a “rimusicare” la Corazzata ci avessero provato più
volte, anche se l’edizione più nota rimane quella legata alle musiche di Dmitrij Šostakovic
(San Pietroburgo 1906 - Mosca 1975). In quell’occasione – era il 1975 – l’Istituto Eisenstein
di Mosca fece restaurare la pellicola, commissionando ad illustri musicologi sovietici una
nuova colonna sonora. Così, l’anno successivo venne finalmente presentato al pubblico il
capolavoro di Eisenstein con la musica di Šostakovic. Questo commento sonoro fu realiz-
zato utilizzando parti delle sinfonie n. 4, 5, 8, 10 e 11. In particolare quest’ultima sinfonia si
adatta perfettamente al tema del film, in quanto venne composta da Šostakovic proprio in
relazione agli avvenimenti legati alla rivoluzione del 1905.
La corazzata Potyomkin, pur consacrato una decina d’anni fa da seimila cineasti euro-
pei “miglior film di tutti i tempi”, ha dovuto però aspettare fino al 2004 per divenire appetibi-
le ad un pubblico più vasto. Nemmeno Paolo Villaggio, che nel Secondo tragico Fantozzi
(1976) l’aveva santificato a icona del cineforum noioso, era riuscito a rendere il film più
accessibile, soprattutto ad un pubblico giovanile.
Ci hanno provato i Pet Shop Boys che, su proposta dell’Istituto d’Arte Contemporanea, il 12 settembre in Trafalgar Square a
Londra hanno musicato il leggendario film di Eisenstein assieme ai 25 elementi dell’orchestra Dresden Sinfoniker. Lo storico duo
elettronico inglese e l’orchestra hanno suonato dal vivo il loro personale accompagnamento alla pellicola che intanto veniva proiet-
tata – sotto una pioggia battente – su uno schermo gigante.
La colonna sonora rappresenta l’ennesima conferma dell’intelligenza e della genialità di un duo che, lungi dal restare prigioniero
del proprio effimero e datato mito degli anni Ottanta, ha scelto di misurarsi con sfide sempre nuove.
Eisenstein aveva dichiarato che avrebbe desiderato per il suo film una nuova colonna sonora per ogni generazione in modo da
“mantenerlo fresco e attuale”. Così Neil e Chris hanno colto la palla al balzo, riuscendo in questo modo a far apprezzare questa sto-
rica pellicola a più di 25.000 persone. La nuova colonna sonora è essenzialmente strumentale, ma comprende anche due brani can-
tati da Neil Tennant. Questa versione 2004 mescola pop e musica classica in modo tale da non rappresentare una vera e propria
rottura rispetto alle due colonne sonore precedenti, pur utilizzando nuove strumentazioni e sonorità. Ne risulta una continua sottoli-
neatura delle emozioni raccontate sullo schermo, in un modo più rispondente alla sensibilità musicale del pubblico del nuovo millen-
nio. Ecco dunque che il pop e la musica classica, giustamente miscelati e calibrati, riescono ad integrarsi perfettamente con la vicen-
da degli ammutinati della ‘Potemkin’ a Odessa, ribellatisi ai superiori, perché costretti a mandar giù il rancio di carne putrefatta con-
dita con vermi.
Il CD della colonna sonora sarà disponibile entro fine anno.
Concerti
La Cavea del Parco della Musica
• Roma - Accademia Nazionale di [Link]
Auditorium Parco della Musica
17 Dicembre 2004 - ore 21
- Ennio Morricone dirige Santa Cecilia
- Cantata per l'Europa per soprano, 2 voci recitanti, coro e orchestra
- Musica per il cinema
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore M° Ennio Morricone
Info: Tel. 06 80242501 - [Link]
Una promessa
...incredibile!
© Disney - Pixar
Storia di una carriera, e del futuro della musica da film
di Gianni Bergamino
C’era una volta il 1977… po’ per volta il seducente e misterio- ragazzo è in estasi, il suo avvenire –
La nostra storia inizia proprio in so potere che si nasconde nella se ancora ci sono dubbi – è sancito.
quell’anno memorabile, in quella fascinazione astratta delle note, Per amor d’ipotesi, supponiamo
data essenziale per la storia del capaci di influenzare, con le loro che il giovanotto abbia talento, di
cinema d’evasione e per quella della mille sfumature, le atmosfere e le quello vero. La tradizione vuole che
musica da film. suggestioni delle immagini. Nelle gli USA siano il paese delle occasio-
Immaginiamo un comune ragazzi- sue scelte il nostro piccolo artista in ni. Chi ha la stoffa del campione,
no americano di dieci anni, che dopo erba è agevolato dall’esempio lumi- come accade al nostro ardimentoso
le ore di scuola passa metà del suo noso che, in quel lontano 1977, gli creativo, non tarda a farsi notare.
tempo libero rapito dalle magiche viene dalle musiche scritte dall’ado- Qualche anno dopo lo ritroviamo
seduzioni del cinema… E anziché rato John Williams per la saga di infatti al lavoro nella meta ideale di
giocare con i suoi coetanei, trascorre Star Wars. ogni aspirante artista del cinema: la
l’altra metà del tempo rinchiuso nella Con un simile modello, il nostro grande ed illusoria Hollywood.
cantina di casa, dove il tavolo da ragazzo sviluppa un progetto ben Qui il ragazzo si divide tra il lavo-
ping pong del fratello diventa un preciso per il suo avvenire. Una scel- ro ai Disney Studios di Los Angeles,
improvvisato set cinematografico, ta che lo indirizza prima alla School lo studio nei corsi di composizione
base operativa per rinnovare le illu- of Visual Arts di New York, e poi per cinema dell’UCLA e la scrittura
sioni del grande schermo e realizza- nientemeno che alla rinomata per giochi elettronici, un settore
re, in modo artigianale, tanti fanta- Juilliard School, dove si laurea in creativo nuovo, che risucchia presto
siosi film d’animazione in Super 8. Si composizione. gran parte del suo interesse, apren-
direbbe la biografia di un futuro gran- Durante questi anni avviene un dogli un percorso inedito, forse per-
de regista della Disney, o di un incontro che ha il sapore della bene- sino una scorciatoia, verso il Grande
novello Ray Harryhausen, ma non è dizione. Nell’intervallo di un concerto Schermo.
così. estivo di musica sinfonica, il ragazzo Sono passati vent’anni dall’inizio
Il nostro ragazzino si accorge ben approfitta delle scadenti misure di della storia, e nel 1997 assistiamo
presto che la fase più appassionante sicurezza allestite e si intrufola dietro alla prima grande svolta, quando il
di tutta l’esperienza produttiva dei le quinte del palcoscenico. Lì, sedu- giovanotto viene chiamato ad un col-
suoi cortometraggi arriva alla fine, to a godersi qualche istante di meri- loquio coi vertici della neonata
quando si deve decidere quali musi- tato relax, incontra il suo idolo, John Dreamworks SKG, dei titanici
che inserire sulle scene e perché. I Williams. Un giovane apprendista e il Spielberg, Katzenberg e Geffen. Si
primi esperimenti, con le sue grandi suo nume tutelare, in smoking. Non discute della colonna sonora per un
passioni (il jazz, la musica classica, vengono scambiate parole aneddoti- videogioco basato sul film campione
e soprattutto le autentiche colonne che, è il momento che conta. di incassi diretto da Spielberg Il
sonore del cinema), gli svelano un Quando torna a sedersi in sala, il mondo perduto.
michael giacchino 9
In origine, la partitura del nuovo carto- figure melodiche esili, elementi che lascia-
on digitale Pixar doveva essere firmata no subito il segno, soprattutto se si presta
da John Barry. Con il collaudato mestie- orecchio alle mille sfaccettature dell’ope-
re del musicista di James Bond dalla loro ra. Il compositore è in sintonia perfetta con
parte, è verosimile che i realizzatori desi- le frenesie ironiche della pellicola, con il
derassero un’atmosfera che richiamasse cangiante entusiasmo narrativo tipico dei
più il mondo sofisticato e sotterraneo del prodotti Pixar, con gli ammiccamenti al
noto agente segreto che la fantascienza grande cinema d’evasione del passato.
dei super eroi odierni. L’indisponibilità di La sardonica partitura asseconda tutto
Barry ha dato spazio a Michael ciò, si ammanta di una frivola coloritura
Giacchino, un compositore che è quasi jazz, vicino allo stile televisivo anni ’60 di
Michael Giacchino
un neofita del grande schermo (a voler serial come Attenti a quei due, L’agente The Incredibles
trascurare poche pellicole indipendenti segreto o Il Santo. Le sordine miagolano (Gli incredibili – 2004)
cui ha partecipato). Gli Incredibili diventa sornione, la batteria riscalda le molte pagi- Disney Records 5050467-0100-2-4
un trampolino di lancio di altissimo livello ne d’azione con un rullo continuo di ten- 19 brani - Durata: 55’14”
per un compositore sul quale molti (a sione, gli effervescenti florilegi dei solisti
partire dai produttori della Disney) hanno (si resta senza parole di fronte alla bravu-
riposto enormi aspettative. ra dei musicisti dell’orchestra hollywoodia-
Per Giacchino, che nelle sue importan- na diretta con piglio dal fedele Tim La leggerezza della partitura traspare
ti opere per videogames ha già dimostra- Simonec) illuminano di una contagiosa dalle disinvolte scorribande sinfoniche
to un talento da musicista a tutto tondo, è allegria il sound di base. Epicentro telluri- (“100 Mile Dash”, “Saving Metroville”), dai
quasi un gioco da ragazzi prodursi in una co, due versatili e balenanti temi principa- momenti di serioso coinvolgimento emoti-
colonna sonora travolgente e fiammeg- li, presentati entrambi fin dai primissimi vo (“Kronos Unveiled”), dalle raffiche di
giante, che mescola raffinatezza e grinta, secondi di “The Glory Days”, sottoposti in invenzioni (“Marital Rescue”, “A Whole
dove non si coglie l’ansia di sfondare a seguito ad ogni genere di variazione. Ma Family of Supers”), dalla meravigliosa
tutti i costi, ma si percepisce piuttosto un si apprezzano anche le cesellature timbri- suite degli end credits (o meglio
raro autocontrollo, una misurata elabora- che della partitura, le estemporanee intru- “Incredits”). Uno di quei dischi così ricchi di
zione del suono e degli equilibri espositivi. sioni di un istrionico grandeur da big band idee da proporre sorprese ad ogni ascolto
Non temi granitici ed elaborati (probabile (“Lifes Incredibles Again”), i generosi successivo. E quindi standing ovation per
delusione per chi si è convinto che richiami al Mancini della Pantera rosa e di Giacchino, che conferma al meglio le
Giacchino debba dimostrare, ad ogni nota Peter Gunn (“The Glory Days”, “Off to aspettative dimostrandosi autore brioso,
che scrive, di essere il futuro erede di Work”), e, naturalmente, al Barry dei inventivo, inesauribile.
John Williams), ma una torrenziale filigrana James Bond più avventurosi (l’esilarante Una grande risorsa per il miglior cine-
di episodi intriganti, di piccole invenzioni, di e funambolico “Road Trip”). ma hollywoodiano dei prossimi anni. GB
10 michael giacchino
© Disney - Pixar
Bob Parr si trasforma in Mr Incredible
Forte di questo insegnamento, molta fortuna a poter sviluppare la partitura assume connotazioni più
Giacchino non si accontenta di pro- propria carriera artistica nell’era di meste e drammatiche. Inutile dire
durre temi. Anche se ripete spesso Internet. “Credo che la Rete abbia che Giacchino non diminuisce la
che di Williams adora soprattutto creato un punto di incontro per tutti presa sull’emozione d’ascolto, e
l’inesauribile vena melodica, e lui quegli appassionati che per anni si completa la trilogia con un’altra
stesso ha iniziato fin da subito a sono sentiti tagliati fuori, e che final- opera travolgente, un nuovo passo
destreggiarsi benissimo con la scrit- mente riuniti hanno infiammato il fan- avanti nel suo pagellino da massimo
tura tonale in senso pieno, dom e sono riusciti persino ad otte- dei voti.
Giacchino sa bene che la fonte nere la stampa di opere precedente- Nel 2000 esordisce con la sua
d’ispirazione dei grandi temi può mente inedite”. prima opera “colta”. Richiesto di par-
essere discontinua. Dunque, biso- Il successo di questo primo episo- tecipare alle celebrazioni della
gna preoccuparsi di rivestire idee dio induce i produttori della Contea di Camden, nel New Jersey,
melodiche anche modeste di una Dreamworks ad affidare a Giacchino compone la sua prima Sinfonia,
ricca esposizione timbrica. La curata anche le successive puntate della “Camden 2000”, che viene eseguita,
scelta degli strumenti (con l’aiuto del serie. L’imponente impegno già pro- registrando il “tutto esaurito”, dalla
suo inseparabile collaboratore Tim fuso rende il compito più difficile per Haddonfield Symphony Orchestra.
Simonec, co-orchestratore e diretto- il giovane musicista. Come rimanere A cavallo del millennio gli impegni
re in tutti i lavori di Giacchino) arric- in tema senza ripetersi? aumentano di numero, Giacchino
chisce con minute sfumature psico- Ad imitazione delle musiche di muove i suoi primi passi nel mondo
logiche l’ascolto anche del più bana- grandi trilogie della storia del cinema del cinema (ma presta collaborazio-
le dei ritornelli. Un assioma sempli- (Guerre stellari, Indiana Jones, Il ne a dei film che sono rimasti del
ce, ma non scontato, la cui padro- presagio, Ritorno al futuro), nel tutto sconosciuti: tra questi No
nanza nel tempo segnerà un vantag- secondo capitolo, intitolato Salida del 1998, My Brother the Pig
gio in più di questo autore rispetto a Underground, Giacchino riprende il del ’99 e Redemption of the Ghost
molti dei suoi colleghi. tema principale, e introduce altre del 2000, nel quale l’autore inventa
Le buone impressioni della vigilia idee, tenendo ferma soprattutto l’at- sofisticate mescolanze tra country e
vengono superate con il secondo mosfera epica e celebrativa. Al sinfonica tradizionale).
impegno in tema di giochi elettronici. centro dell’azione non c’è più un Il passo successivo è verso la
Ancora una volta su proposta di rude soldato americano, ma una televisione, dove Giacchino si occu-
Spielberg, al compositore viene affi- baldanzosa giovane francese, pa di miniserie e film TV minori
dato il commento sonoro dei bellici- Manon Batiste, combattente della (Semper FI del 2001 e Phenomenon
smi virtuali di Medal of Honor, war quinta colonna partigiana per la dell’anno successivo) prima di entra-
game dichiaratamente ispirato al liberazione dell’Europa occupata. re finalmente nello staff della serie di
successo cinematografico di Salvate L’autore è sempre più padrone della culto Alias, di Jeffrey Abrahams. La
il soldato Ryan. Con la “sua” tavolozza orchestrale e abbandona varietà di situazioni e la dinamica
Northwest Sinfonia accresciuta ad progressivamente il suo debito verso narrativa degli episodi consentono al
oltre sessanta elementi, Giacchino Williams, iniziando a manifestare un compositore di esprimersi in territori
realizza un vero monumento sinfoni- eclettismo tutto personale, che musicali per lui inediti, che lo allonta-
co, celebrativo, appassionante, diverrà più evidente nei lavori nano dalle spettacolari pagine sinfo-
irruente come le migliori partiture del successivi. niche dei giochi PlayStation, ma gli
cinema di guerra. Il disco con la Per il terzo episodio di Medal of permettono di dimostrarsi autore
colonna sonora di Medal of Honor Honor, intitolato Frontline, si torna a dinamico, versatile ed estremamen-
diventa presto oggetto di culto e va a guerreggiare nelle vesti del protago- te moderno. Una vera fortuna, visto il
ruba, nonostante sia acquistabile nista della vicenda iniziale. rischio di restare intrappolato nel sin-
solo in rete. L’orchestra si amplia a 90 elementi, fonismo epico e tardo-romantico
L’autore confessa di aver avuto con coro e voci soliste. L’intera richiesto dalle avventure interattive.
michael giacchino 11
Nelle vicende di Alias Giacchino contenuti, e Call of Duty, dove scom- scriva le musiche di un film di
accosta con disinvoltura rock, paiono le monolitiche strutture melo- Spielberg… E tutti noi vogliamo che
techno ed elettronica a musica diche dei giochi precedenti e ci si Williams resti in circolazione ancora
cameristica o folclore. Un cocktail addentra invece in un tortuoso e a lungo, no?… Del resto, in qualche
esplosivo, che sancisce una volta cangiante territorio di sonorità meno modo, è come se avessi già lavorato
per tutte l’alto mestiere già raggiunto composte. ai film in Super 8 di Spielberg,
dal compositore. Al suo profilo di alto livello ormai mentre Williams lavorava a quelli a
Naturalmente tutto ciò non gli non manca più nulla. Con il decollo 70 mm”.
impedisce di tornare con piacere a verticale che verrà offerto alla sua
lavorare per i videogiochi. Oltre carriera dalla partecipazione al
all’immancabile ulteriore capitolo di nuovo strepitoso successo della
Medal of Honor, intitolato Allied Pixar, Gli incredibili, forse un giorno il risorse web
Assault, nel 2003 Giacchino si volenteroso Michael potrà anche
occupa di due nuove avventure coronare un suo grande sogno Nota: Dichiarazioni e notizie sul conto di
belliche, per le quali allestisce un’im- segreto: scrivere le musiche di un Michael Giacchino sono state tratte, oltre che
postazione sonora del tutto film di Spielberg… dal suo sito ([Link]),
dalle interviste rilasciate ai siti
differente rispetto a quelle dedicate Replicando divertito a chi gli
Tracksounds! ([Link]),
ai giochi della Dreamworks. augura di ottenere presto un traguar- PC Games ([Link])
Sono Secret Weapons Over do così ambizioso, Giacchino Dear Sally ([Link]/alias/articles)
Normandy, monumentale colosso rinnega questo desiderio: “Finché Radiofree ([Link]) e
sonoro che lascia totalmente attoniti Williams è in circolazione, spero Music4Games ([Link]).
per la sua ponderosa ricchezza di ardentemente che nessun altro
L’età dell’eccellenza
Londra e Parigi, nel 1933. ma gli esiti non sono dei migliori e il musi- americano, dall’altra l’afflato melodico del
Mentre conclude gli studi al King Coit cista si concentra nell’apprendistato suo personalissimo sinfonismo.
Drama School for Children, con l’imme- accademico, stavolta diviso tra gli eserci- A fornire il presupposto per lo sdoga-
diato benestare dei genitori, Elmer zi compositivi di Ivan Langstroth, il con- namento della prima attitudine, è l’agente
Bernstein inizia la sua formazione musi- servatorismo di Roger Sessions e le illu- e produttore Igor Preminger che, impres-
cale a dodici anni e fortuna vuole che minanti lezioni di Stefan Wolpe (insieme a sionato dalle musiche di Sudden Fear,
sulla sua strada di dotato, aspirante piani- Citkowitz, il vero demiurgo dell’educazio- nel ’55 propone il nome di Bernstein al
sta incroci un’insegnante come Henrietta ne musicale bernsteniana). Finalmente fratello regista Otto, impegnato nelle
Michelson, docente alla Julliard, la quale, nel 1949 – tre anni dopo il suo primo con- riprese di The Man With the Golden Arm
notata la rilevante capacità d’improvvisa- certo pianistico al Town Hall – l’amico (L’uomo dal braccio d’oro, 1955).
zione dell’allievo, invece di richiamarlo scrittore Millard Lampell gli propone di Persuaso anche da John Green,
agli esercizi di diteggiatura pensa bene di comporre le musiche per due show della Preminger scrittura Bernstein e accoglie
sottoporlo al giudizio autorevole di United Nations Radio (uno dei quali, la proposta del giovane compositore di
Copland. Sometime Before Morning, narrato da modellare la colonna sonora sul jazz
Ecco dunque l’importantissimo incon- Henry Fonda). Lampell si dimostra poi il urbano. Stimolato dalla forte componente
tro con l’ammirato modernista, le cui strin- vero artefice del battesimo cinematografi- di inquietudine cittadina del film e, soprat-
gate parole s’imprimono nel futuro com- co del compositore, proponendolo al vice tutto, dalla figura del protagonista - un
positore e diventano caro ricordo per gli presidente della Columbia Pictures Frank Sinatra aspirante batterista obnubi-
anni a venire: Sidney Buchman per musicare la traspo- lato dalla tossicodipendenza - Bernstein
sizione su schermo del suo romanzo The affronta il rischio di stendere una partitura
“Henrietta mi portò ad un incontro con Hero. Bernstein ufficialmente approda fin troppo contrastante con il tradizionali-
questo promettente compositore, che ai alla cinematografia e il suo primo lungo- smo orchestrale ancora vigente, nell’in-
tempi aveva appena trent’anni. Lei mi metraggio, Saturday’s Hero (1951, di D. tenzione di servire al meglio il girato.
disse: ‘Suonagli qualcosa’. Avevo scritto Miller) – seguito a breve distanza da Purtroppo tale scelta musicale causa pro-
un piccolo valzer in La minore. Ricordo Boots Malone (La vita che sognava, blemi di distribuzione al film in alcuni stati
ancora le prime battute. Mi sedetti e suo- 1951, di W. Dieterle) – con la sua lettura americani. Non ne risente comunque il
nai. Poi lei chiese a Copland: ‘Pensi che delle problematiche sportive all’interno lavoro di Bernstein, che - registrato con il
il ragazzo abbia talento?’. Al che lui rispo- dei college statunitensi, imposta da contributo di Shorty Rogers e Pete
se: ‘Non lo so. Diamogli qualche lezione subito, anche se solo accidentalmente, Candoli alle trombe, Shelly Manne alla
e scopriamolo’” quel percorso tangente alle incombenze batteria e Milt Bernhart al trombone - stu-
sociologiche dell’America, che orienterà il pisce la critica con il suo contagioso moti-
Per quanto diplomatico nella risposta, musicista nelle future scelte professionali. vo portante dall’andamento obliquo e
Copland assaporava probabilmente
un’intuizione, un positivo presagio che
oggi, a fronte dell’operato complessivo di
Bernstein e delle tredici nomination
all’Oscar derivatene, risulta facilmente
codificabile ai posteri. Copland demanda
comunque gli insegnamenti per l’attraen-
te compositore al pupillo Israel Citkowitz.
Gli studi di composizione si sovrappon-
gono a quelli della Chatman Square
Music School e infine convogliano, dopo
il diploma al liceo Walden, alla New York
University, durante il 1939. Di pari passo
procede la carriera pianistica, definitiva-
mente impostata da un’apparizione pres-
so lo Steinway Hall, a soli quindici anni. Il
secondo conflitto mondiale interrompe
Frank Sinatra in L’uomo dal braccio d’oro
tutto nel ’42, quando, seguendo la sorte
di numerosi colleghi contemporanei, Già l’anno successivo al debutto cine- scomposto, l’asprezza degli arrangia-
Bernstein viene arruolato nel corpo matografico, Bernstein si assicura una menti, la ritmica sincopata. L’intervento
d’aviazione dell’esercito. Ma proprio per- dignitosa notorietà tra gli addetti ai lavori, innovativo di Bernstein, tuttavia, non si
ché simile negli eventi al destino di tanti favorito in particolar modo dalle lusinghie- limita al vincente impiego del modulo jaz-
altri compositori cinematografici, l’espe- re critiche tributategli per la prova di zistico, che solo quattro anni prima aveva
rienza bellica diventa provvidenziale, e si Sudden Fear (So che mi ucciderai, 1952, debuttato – seppur meno platealmente –
fa sprone per un avvicinamento alla di D. Miller), uno score anomalo che nelle musiche di Alex North per A
musica applicata. Rimasto nell’unità denuda alcuni degli stilemi dell’autore, Streetcar Named Desire (Un tram che si
newyorkese (e, soprattutto, rimasto alla come l’uso non banale delle speziature chiama desiderio, 1951), ma si allarga
musica), il musicista arrangia ed orche- esotiche e l’inclinazione per i raccolti all’intero criterio narrativo, arrivando a
stra canzoni folk come “Sweet Betsy interventi solistici (in questo caso il flauto sfruttare la musica nera come elemento
From Pike” o “Blue Tail Fly” per la banda e il pianoforte, fin da ora insigniti di una organico, senza scadere in una presenza
del Maggiore Glenn Miller, scrive per la predilezione che toccherà l’acme in To di puro colore d’ambiente. Per questo
propaganda e viene coinvolto nella pro- Kill a Mockingbird). Ancora una volta Bernstein scrive alternando i riff jazzistici
duzione di musica terapeutica per gli però, come nel caso dell’amico Lampell, a passaggi di tradizionale impostazione
infortunati sul campo, da cui l’opportunità la decisiva imposizione del compositore orchestrale, come nel caso del delicato
di musicare programmi radiofonici per al grande pubblico dovrà passare per l’in- lullaby impressionistico redatto per Molly
l’Armed Forces Radio Service (prima del teressamento di due membri della comu- (Kim Novak), la presenza femminile del
congedo arriverà a scrivere per un’ottan- nità hollywoodiana. Questo darà modo a film. E anche nell’affidarsi ai virtuosismi
tina di trasmissioni). L’esperienza lo spin- Bernstein di sviluppare la sua duplice del rinomato ensemble specializzato, il
ge a cercare impiego, dopo il congedo, anima musicale: da una parte, l’impulso musicista circoscrive gli scatti d’improvvi-
presso la divisione radiofonica della CBS, naturale alla contemporaneità del sound sazione a poche battute (come la batteria
14 elmer bernstein
le, naturalistica preferenza per il calore in altri casi ancora chiamato a definire di Bernstein nel cinema storico. Il lungo-
dei legni. Battesimo del fuoco di questa un’atmosfera (Twilight, 1998, di R. metraggio di DeMille investe l’autore pro-
ricerca stilistica è To Kill a Mockingbird (Il Benton). La padronanza espressiva e la gressivamente. Convocato dopo la rinun-
buio oltre la siepe, 1963, di R. Mulligan), perseveranza nell’utilizzo fanno insom- cia di Victor Young (troppo malato per
opera definitiva del compositore, che lui ma di Bernstein uno dei più grandi pro- portare a termine l’incarico), il composito-
stesso, in seguito, non si stancherà mai di mulgatori dell’Ondes, insieme all’avan- re provvede inizialmente alle danze egi-
indicare come la sua preferita. Dopo guardista Olivier Messiaen. Certo l’eufo- ziane di scena, poi alla stesura di alcuni
un’iniziale difficoltà di concepimento, rica predominanza sovente accordata temi, infine a tutto il commento, cui si
Bernstein sceglie la via dell’immedesima- allo strumento porta alcune partiture a dedica per un intero anno, quasi sovrap-
zione interna, collimando la sua sensibili- soffocare in un’eccessiva vaghezza ponendosi allo scoring di Golden Arm.
tà compositiva al mondo dei due bambini (come nel caso di Amazing Grace and Sotto i continui incentivi di un DeMille par-
che animano la vicenda. Attraverso i loro Chuck – La protesta del silenzio, 1987, di ticolarmente propositivo, Bernstein adotta
occhi, il compositore traduce la purezza M. Newell) anche se, contrariamente a una stretta metodologia leitmotivica, fir-
dell’innocenza infantile in uno score di quanto si potrebbe pensare, questo non mando uno spartito monumentale.
disarmante bellezza ed efficacia. Il tema accade in occasione del primissimo uti- S’impone anche il suo interesse filologi-
principale, duplicato in apertura e in chiu- lizzo, avvenuto nel 1981 per il coraggio- co, che lo porta a ricostruire una versione
sura d’intreccio (prima sussurrato al pia- so film d’animazione a episodi Heavy accettabile della cultura musicale egizia,
noforte e al flauto, poi consegnato al Metal (regia di G. Potterton) dove anzi attraverso una ricerca degna del miglior
rigonfiamento degli archi), è prima una Bernstein dimostra polso e misura, riu- Ròzsa. Successivamente Bernstein avrà
candida nenia che nella sua semplicità scendo comunque a delegare al fascino- modo di dimostrare ulteriormente questa
accompagna le scoperte dei giovani pro- so Ondes (stavolta affidato all’interpreta- attitudine al ‘mimetismo’ linguistico: Zulu
tagonisti, poi, con le ripetute inflessioni zione della francese Jeanne Loriod, Dawn (1979, di D. Hickox), Hawaii (1966,
dello sviluppo, diventa un brivido nostalgi- sorellastra di Messiaen) l’impalpabile di G. R. Hill) e la commedia Oscar (Oscar
co per un tempo che mai più tornerà. misticismo dei colorati anfratti cosmici. - Un fidanzato per due figlie, 1991, di J.
Nel 1963, comunque, manca ancora Particolarmente meritorio il lirico tema Landis) sono esempi chiarificatori. Quello
al vocabolario del musicista un colore della guerriera Taarna, un elegiaco che la scrittura bernsteniana più florida
musicale imprescindibile al corretto brano per coro ed orchestra (le London sembra invece abbandonare è il temati-
intendimento della sua opera: l’Ondes Voices con la Royal Philharmonic) recu- smo wagneriano, prevalentemente sosti-
Martenot, sottoposto all’attenzione del perato dal materiale escluso dal montag- tuito da ampie composizioni melodiche
musicista dall’orchestratore di lunga data gio finale dell’altrettanto fantascientifico chiamate a definire situazioni e, soprattut-
Christopher Palmer e dall’amico compo- Saturn 3 di Donen, musicato dal compo- to, stati d’animo altrimenti insondabili. E’
sitore Richard Rodney Bennett. sitore l’anno precedente. senza dubbio il caso dell’ammirato lavoro
Strumento elettronico a tastiera caratte- La maestosità sfoderata nei più evo- per The Age of Innocence (L’età dell’inno-
rizzato da una vasta gamma timbrica, cativi segmenti di Heavy Metal (forse il cenza, 1993), prima effettiva collabora-
l’Ondes letteralmente strega il composi- più soddisfacente esito sci-fi del composi- zione con Martin Scorsese, maturata a
tore sin dal primo ascolto, colpito dalle tore, sicuramente più ispirato della suc- seguito dell’adattamento dell’originale
sue fluide e magiche sonorità. Trovata in cessiva prova in Spacehunter – Il caccia- score di Herrmann al remake di Cape
Cynthia Millar una valida e fedele inter- tore dello spazio, degno di menzione solo Fear (1991) e le prestazioni in varie pro-
prete del poco noto strumento, Bernstein per l’azzeccato motivo medioevaleggian- duzioni del regista come The Grifters
lo aggiunge, dalla seconda metà degli te coniato per la “razzolante” controparte (Rischiose abitudini, 1990, di S. Frears).
anni ‘80 in poi, all’orchestra tradizionale, femminile) rimanda prepotentemente al Per avvicinarsi alla ragguardevole tra-
inserito alle volte come solista prevari- magistrale trattamento sinfonico riservato sposizione scorsesiana del romanzo di
cante (Five Days One Summer – Cinque da Bernstein ai plot di grande respiro, Edith Wharton, Bernstein svolge un lavo-
giorni un’estate, 1982, di F. Zinnemann e all’amato dramma in costume che sin ro preparativo esemplare: con il film
The Black Cauldron – Taron e la pentola dagli esordi allettava l’autore ad accarez- ancora in fase di lavorazione propone al
magica, 1985, di T. Berman e R. Rich), zare il tradizionale classicismo europeo e regista un paio di temi provvisori su cui
altre come duttile amplificatore della non solo le ritmiche afro-americane. lavorare che, una volta scelti da
componente affettiva (The Good Son – Scorsese, vengono registrati a Londra
L’innocenza del diavolo, 1993, di J. L’epocale The Ten Commandments (I con una piccola formazione; per il pre-
Ruben e The Deep End of the Ocean – Dieci Comandamenti, 1956, di C. B. montaggio vengono adottati altri dodici
In fondo al cuore, 1999, di U. Grosbard), DeMille) rappresenta la prima incursione brani provvisori (è noto che Bernstein
Il buio oltre la siepe (To Kill A Mockingbird, diretta dallo stesso autore sul podio della Royal
1962) di Robert Mulligan – tratto dal romanzo Scottish National Orchestra – è un modello del
premio Pulitzer di Harper Lee – è un capolavo- più raffinato merletto musicale: dal mesto dialo-
ro della storia del cinema e la colonna sonora gare dei legni in “Guilty Verdict”, al lirismo pudi-
di Elmer Bernstein è un miracolo di scrittura co che disvela la reale natura del misterioso
musicale per ispirazione e aderenza alle esi- vicino di casa di Atticus (“Boo Who?”).
genze drammatiche della storia. Ambientata Tutta la partitura è dominata dal meraviglio-
nell’assolata Alabama degli anni Trenta, la sto- so tema principale, esposto compiutamente nel
ria narra di un avvocato, Atticus Finch, vedovo “Main Title”: una melodia che sembra nascere
Elmer Bernstein e con due figli piccoli, che tenta di difendere un casualmente da poche note suonate al piano-
nero ingiustamente accusato di aver stuprato forte, come se un bambino, assorto nei suoi
To Kill a Mockingbird una donna bianca. Tutto il racconto è narrato sogni infantili, lasciasse distrattamente vagare
(Il buio oltre la siepe – 1962) attraverso gli occhi dei due bambini e la musi- la mano sulla tastiera; ma lo spunto prende
Varèse Sarabande VSD-5754 ca di Bernstein ne riverbera delicatamente lo forma, si sviluppa in un’ampia frase del flauto,
14 brani – Durata: 41’36” stupore, l’incanto e il terrore, ricorrendo ad dolce e cantabile, che è infine ripresa dagli
un’orchestrazione di sapore impressionistico, archi, ai quali il richiamo dei corni fa eco da lon-
dominata dal timbro del pianoforte nel registro tano… quel bambino è cresciuto e il medesimo
acuto, dell’arpa, del flauto, della celesta e del motivo ha adesso il sapore struggente del ricor-
clarinetto. Ogni brano di questa splendida ri- do: la memoria di un tempo e di un luogo che
esecuzione della colonna sonora originale – ormai appartengono al passato. AC
elmer bernstein 17
Seguendo
le orme
dei Maestri
Intervista a John Debney
di Maurizio Caschetto – Domande a cura di Massimo Privitera, Piero Campanino e Maurizio Caschetto
Il successo planetario de La Passione di Cristo di Mel Gibson ha portato il compositore John Debney alla ribalta del
pubblico internazionale. Eppure, scorrendo la filmografia di questo autore, ci si accorge che probabilmente il pubblico
si è trovato ad ascoltare spesso, senza saperlo, la sua musica. Debney è infatti il compositore più prolifico dell’industria
hollywoodiana: nei soli ultimi tre anni ha composto la colonna sonora di ben 15 film, tra cui successi come Una setti-
mana da Dio (Bruce Almighty, 2003), Pretty Princess (The Princess Diaries, 2001) e Spy Kids 2 (Spy Kids 2: Island of
Lost Dreams, 2003). Se poi analizzassimo il box-office, ci accorgeremmo inoltre che i film a cui il compositore ha col-
laborato nel solo 2003 hanno raccolto sul suolo americano la ragguardevole cifra di 470 milioni di dollari, battendo così
persino il “feudo finanziario” di nomi come Hans Zimmer e Danny Elfman. E il successo del Cristo gibsoniano non fa
che rinforzare il potere contrattuale di Debney. Considerazioni di cassetta a parte, questo compositore è sicuramente
uno dei più fieri e diligenti prosecutori della scuola cinemusicale hollywoodiana tradizionale. Abile “camaleonte”, Debney
ha prestato i suoi servigi soprattutto al genere della commedia, ai cartoni animati e a muscolari film d’azione, senza mai
però uscire da quell’inevitabile anonimato in cui vivono gran parte dei compositori hollywoodiani meno “in vista”.
L’inaspettato coinvolgimento in un film come La Passione e il seguente successo (l’album della colonna sonora ha rag-
giunto il milione di copie) lo catapultano quindi tra i nomi “top” dell’industria. Lo abbiamo incontrato a Ischia, nell’ambi-
to del Film & Music Global Fest, per chiacchierare un po’ con lui sulla sua carriera, dai primi passi nel mondo della tele-
visione, alla collaborazione con personalità come Steven Spielberg e prestigiosi studi come la Walt Disney, fino al
monumentale successo de La Passione…
Quando ha deciso di fare il com- La televisione è davvero ideale da Lei ha collaborato con Steven
positore di musica da film? questo punto di vista. In molti casi poi Spielberg, per il quale ha composto
Più o meno durante gli anni del non c’è quella costante presenza dei la musica della serie televisiva
College. A quell’epoca frequentavo sia il committenti che caratterizza invece Seaquest DSV. Come è stato lavora-
corso di recitazione che quello di musi- l’ambiente cinematografico. Questo è re con questo personaggio?
ca. Dopo il primo anno, dovetti decidere positivo, perché mi ha dato notevoli E’ stata un’esperienza fantastica.
in quale dei due corsi specializzarmi e spazi di libertà per provare e sperimen- Era il periodo in cui ancora non esisteva
così decisi di fare il musicista. Credo tare le mie idee. la DreamWorks. La sua società era
dunque di poter far risalire la mia “voca- ancora una piccola casa di produzione.
zione” intorno a quel periodo. Come e quando è avvenuto il Steven è una persona molto aperta,
“grande salto” dal mondo della tele- avvicinabile e piacevole, un vero genti-
Lei ha cominciato la sua carriera visione a quello della musica per il luomo. Lavorammo insieme già per il
nel mondo della televisione, scriven- cinema? pilot di una serie chiamata Class of ’61
do musica per dozzine di telefilm, Non è stato un percorso facile. e quella fu l’occasione in cui lo conobbi.
serial e show televisivi di ogni gene- All’inizio degli anni ’90 ebbi la fortuna di In seguito realizzai per lui Seaquest e
re, per i quali è stato premiato con tre scrivere la colonna sonora per un film un paio di altre cose. E’ sempre molto
Emmy Awards. Quali sono, dal suo prodotto dalla Walt Disney, Hocus bello lavorare con Steven. Non aveva-
punto di vista, le caratteristiche prin- Pocus. Inizialmente, fu scelto James mo il tempo di vederci di persona, ma
cipali del comporre per la televisione Horner per comporre la musica, che parlavamo di continuo durante la produ-
e quali sono le differenze sostanziali però in seguito abbandonò l’incarico per zione. Ogni settimana mi mandava i
rispetto allo scrivere per il cinema? ragioni che non conosco. La Disney suoi appunti, chiedendomi “John, che
Penso che la differenza principale così mi chiamò e mi propose il film. ne dici di provare questo tipo di musica
per quanto riguarda la televisione sia Avevo solamente due settimane a in questo episodio?” e cose del genere.
soprattutto la velocità con la quale si disposizione per scrivere e registrare Fu un’esperienza molto positiva.
lavora. Il ritmo è molto rapido. Spesso ci una partitura orchestrale molto elabora-
si ritrova a fare lo spotting dell’episodio ta. La Disney mi ingaggiò con un con- La colonna sonora del film
e a registrare nell’arco di una sola setti- tratto per due film, che poi è quello che Corsari (Cutthroat Island, 1994) è
mana. Per me è stata un’ottima pale- solitamente succede ai compositori senza dubbio uno dei suoi lavori più
stra, mi ha insegnato a scrivere musica emergenti. Da questo punto in poi, noti ed amati dagli appassionati.
molto velocemente e ha aiutato a svi- cominciarono ad arrivare nuove propo- Che cosa ci può raccontare di que-
luppare la mia tecnica. ste e così ebbe inizio la mia avventura. sto incarico? Immagino che si sia
john debney 19
Anne Dudley
la signora
dell’elettronica
di Chiara Tafner
Vi ricordate la musica degli Art Of Jordan a comporre la colonna sonora di film quali Come ammazzare un
Noise? E cos’ha a che fare il nome di per il suo successo del 1992 La miliardario e morire dal ridere
Anne Dudley con loro? moglie del soldato (The Crying (Disorderlies, 1987; regia di Michael
Questa raffinata signora inglese Game), con Stephen Rea, Forest Schultz, con Ralph Bellamy), Non per
nasce a Chatam, nel Kent, il 7 Whitaker, Jaye Davidson e Miranda soldi… ma per amore (Say Anything,
maggio 1956, e subito dopo aver ter- Richardson. Cinque anni dopo, nel 1988; regia di Cameron Crowe, con
minato gli studi al Royal College of 1997, Anne ottiene il suo successo John Cusack), The Mighty Quinn
Music, trova la fama come membro, più grande: grazie al lavoro svolto per (1989; regia di Carl Schenkel, con
per l’appunto, del gruppo rock pro- The Full Monty (id., regia di Peter Denzel Washington e Robert
gressive The Art Of Noise Townsend), American History
(composto inoltre da J. J. X (id., 1998; regia di Tony Kaye
Jeczalik, Gary Langan e Trevor con Edward Norton e Edward
Horn), che vengono alla ribalta Furlong), Falso tracciato
con brani strumentali che unis- (Pushing Tin, 1999; regia di
cono le cadenze dello hip hop Mike Newell, con John Cusack
a melodie orecchiabili. I brani e Billy Bob Thornton),
sono totalmente costruiti in stu- Monkeybone (id., 2001; regia
dio. Il gruppo raggiunge il ver- di Henry Selick, con Brendan
tice della fama mondiale nel Fraser e Bridget Fonda) e Il
1988 con la “cover” – eseguita risolutore (A Man Apart di F.
insieme a Tom Jones – della Gary Gray, 2003), oltre che
canzone di Prince Kiss. con lo score per la popolare
Nel 1990 il gruppo si serie televisiva Il magico regno
scioglie, ma la loro musica, delle favole (The 10th
mixata, remixata, riarrangiata e Kingdom, 2000).
rivoltata in tutti i modi continua Oltre alle colonne sonore
ad essere apprezzata in tutte nel frattempo Anne ha
le radio e le discoteche. realizzato anche tre classici
In quegli anni Anne Dudley concept albums intitolati
acquista una grande conoscen- Ancient and Modern, A
za delle tecniche di missaggio, Different Light e Seriously
registrazione e accompagna- Chilled, e, recentemente, è
mento musicale; per questo stata nominata “composer-in-
motivo viene scelta nel 1987 residence” alla BBC, il
come arrangiatrice per la colon- principale network nazionale
na sonora della commedia di britannico.
Bob Giraldi Hiding Out (con Jon Miranda Richardson nella locandina de La moglie del soldato
Nel 1999 gli Art Of Noise si
Cryer e Keith Coogan). Per sono riuniti, stavolta in tre:
questo film effettua un lavoro prevalen- Cattaneo, con Robert Carlyle), è la Dudley, Morley e Horn. Assistiti da Lol
temente di raccolta arrivando ad un seconda donna nella storia a vincere Créme, hanno prodotto un album
risultato che comprende un variegato l’Oscar per la miglior colonna sonora. dedicato a Claude Debussy, The
mix musicale che va da Boy George Le musiche di questo film sono una Seduction of Claude Debussy,
allo sconosciuto Felix Cavaliere. sapiente combinazione di reggae promosso dal singolo “Metaforce”,
Grazie a questo suo primo lavoro (opera della Dudley) e canzoni ma il successo non è stato quello di
diventa ben presto una delle più preesistenti, ed oltre a far vincere ad un tempo.
richieste compositrici per la televisione Anne l’Accademy Award, il disco Attualmente Anne vive a
e il cinema low-budget del Regno riesce a scalare la classifica mondiale Hertfordshire, in Inghilterra, con il
Unito. degli album più venduti. marito, Roger Dudley (che è anche il
La sua carriera raggiunge l’apice Da allora Anne ha avuto tantissimi suo fonico di studio) e la figlia
quando viene chiamata da Neil altri successi con le colonne sonore Hannah.
24 maurizio abeni
Un musicista
in disparte
Noto al grande pubblico soprattutto per l’apprezzata partitura di M.D.C. Maschera di Cera di Sergio Stivaletti,
Maurizio Abeni è un musicista che merita ben altra considerazione. La completezza e la raffinatezza delle compe-
tenze dimostrate in ambito cine-musicale parlano per lui: una carriera talmente composita da annoverare prestazio-
ni continuative come orchestratore, arrangiatore, direttore d’orchestra e collaboratore per colleghi eccellenti (da
Manuel De Sica a Trovajoli fino a Bacalov e Donaggio) oltre che come autore per il cinema e la fiction televisiva.
Insomma, la personificazione degli elementi portanti della musica da film: arte e mestiere.
Traguardi rimarchevoli anche se spesso ignoti, sottratti ai plausi della notorietà da un artista che ha coltivato con
naturale riservatezza e dedizione lavorativa la propria professionalità: “La musica in un film è un elemento fonda-
mentale ma che deve stare al suo posto, cioè dietro, fino a quando non viene invocata espressamente; così anch’io
vivo il mio ruolo, perché questa credo sia la giusta dimensione.”
Una vita appartata la sua, lo incontriamo nella sua solitaria residenza nell’hinterland romano, debitamente distan-
te dai fremiti della capitale cinematografica nazionale seppur costantemente immerso nel lavoro. Per concederci una
retrospettiva dei suoi trascorsi artistici, Abeni ci accoglie approfittando di una pausa dal nuovo horror di Stivaletti, I
tre volti del terrore (uscito nelle sale italiane ad agosto), per il quale, nel suo studio domestico, sta dando gli ultimi
ritocchi alla colonna sonora.
Come si è avvicinato alla musi- prima ho conseguito il diploma in pia- accademico. Contemporaneamente
ca? noforte e poi ho cominciato gli studi di la mia attività come musicista si è svi-
Credo di aver fatto un percorso composizione. Ho avuto una borsa di luppata in molti rami, principalmente
molto personale. La mia formazione studio e sono partito per la Svezia, come pianista.
parte naturalmente da una base dove ho studiato per tre anni soprat-
accademica ma mi ritengo in un tutto le discipline afro-americane. Ero Quando è entrata la musica da
certo senso un autodidatta, come, molto interessato al jazz. Alla fine di film nel suo percorso artistico?
penso, quasi tutti quelli che fanno questi tre anni sono tornato in Italia, a Il rapporto con il cinema è nato
questo mestiere. Bisogna imparare Roma, e qui ho frequentato per sei quasi a livello subliminale. Quando
sul campo. La mia formazione parte anni il corso sperimentale di composi- frequentavo il Conservatorio ed ero
da Brescia, dove sono nato e dove zione a S. Cecilia. Questo è il mio ancora un ragazzino, fu nominato
ho frequentato il conservatorio: background strettamente scolastico- direttore Alessandro Cicognini. In un
maurizio abeni 25
certo senso mi prese sotto la sua ala Quanto è importante, soprattut- Finora è mai successo?
protettrice. Nacque un’amicizia che to negli anni della gavetta, la Molto poco, molto poco. Per tanti
durò fino alla sua morte e di cui sono pratica rispetto alla teoria per un motivi. Primo perché le musiche devo-
molto geloso; mi regalò addirittura il compositore cinematografico? no essere pronte quasi sempre per
suo cronografo personale. Mi piace- La teoria esiste ed è fondamenta- “ieri”. Poi perché, personalmente, fac-
rebbe che Cicognini fosse ricordato di le. Lo studio accademico, soprattutto cio pochi film l’anno, non più di uno o
più da chi svolge questo mestiere. in Italia, è molto chiuso; ecco perché due. Forse se lavorassi di più per me
Grazie a lui, a soli 14 anni, feci un io sono andato a studiare all’estero, stesso, avrei modo di sperimentare
concerto come pianista a Roma e in trovavo ridicole queste griglie dei maggiormente. Dipende poi dai tipi di
quell’occasione venne a farmi i com- nostri conservatori. Credo però che la film che ti vengono proposti: alcuni ti
plimenti persino Nino Rota. Io in real- cosa fondamentale sia la curiosità consentono di esplorare, altri ti amma-
tà non sapevo neanche chi fosse! che sta in ognuno di noi, in misura nettano ancora prima di cominciare.
Però tutte queste esperienze con per- diversa. Inoltre, esiste una selezione
sonaggi legati alla musica naturale secondo la quale la musica Nel suo lavoro artistico è già rin-
cinematografica hanno lasciato la non è per tutti e tantomeno la tracciabile una duplicità stilistica.
traccia. Il mio battesimo nella musica musica da film, il talento è indispen- La prima si concretizza nel ricco
applicata è stato per un film america- sabile così come il sacrificio che lo sinfonismo de La Maschera di
no, White Stallion, con Mickey segue. C’è gente che crede di anda- Cera, la seconda nelle suggestioni
Rooney. Era prodotto dalla Cannon, re a fare il corso di 15 giorni in musi- latine e afro-americane di alcune
che arrivò qui in Italia per musicarlo ca da film, per ricevere in cambio la fiction. Propende per uno dei due
ma dato che scarseggiavano i finan- ricettina con la quale imparare come registri in particolare?
ziamenti e avevamo solo dieci giorni si fa. Non è così. Bisogna soffrire, In realtà le opere citate avevano
a disposizione, alla fine scelsero me. sembra retorico, lo so, ma le uniche già una traccia inserita. M.D.C. era un
L’altro battesimo è stato per un cose che si possono apprendere omaggio ai film della Hammer anni
varietà televisivo a Napoli – città cui richiedono un sacrificio. Bisogna stu- ’50; quindi la colonna sonora doveva
sono particolarmente affezionato e diare la musica, i film, vedere e ascol- essere così, doveva attenersi a quel
con la quale mantengo ancora un tare cosa hanno fatto gli altri. John tipo di stile. Una chiave gotica che tra
grosso legame affettivo. Questo Williams ed Ennio Morricone, tanto l’altro è sempre stata tra le mie prefe-
varietà si chiamava “Sotto le stelle” e per citare i più famosi, non sono mai rite. Nelle fiction i ritmi latini erano già
Luis Bacalov era il direttore musicale. andati a scuola di musica da film, richiesti dalla sceneggiatura. Come in
Io facevo il Maestro sostituto, il che eppure sono ritenuti i più importanti L’avvocato Porta, dove Gigi Proietti
significava fare gli arrangiamenti e compositori viventi per il cinema. suonava in un’orchestrina da ballo.
seguire il lavoro in sua assenza. Poi c’è da dire che la musica da Stessa cosa per Pepe Carvalho, fic-
Un’esperienza un po’ particolare e al film è qualcosa di molto strano, si tion spagnola in cui le connotazioni in
limite del catastrofico anche se devo lavora molto per cliché, io per primo stile flamenco erano già “scritte”. Ora
dire che mi sono divertito molto e ho nel mio piccolo. Però come ha detto non vorrei fare paragoni blasfemi ma,
avuto modo di conoscere Luis, che è una volta un musicista del settore, “la come diceva Michelangelo, le forme
un grande musicista e un amico, con musica da film è come le carte sono già all’interno del marmo. Così
il quale in seguito ho continuato a col- dell’Africa d’inizio ‘900, c’è scritto: nei film. Per un musicista si tratta solo
laborare. inesplorato, inesplorato, inesplora- di andare a tirarle fuori.
Dopodiché più che di cinema mi to…”. Ormai l’utilizzo di “cliché”, Devo aggiungere che forse, a dif-
sono occupato di televisione per circa soprattutto nella fiction, è arrivato alla ferenza di altri colleghi, ho una dote –
dieci anni, anche se nel frattempo ho lobotomizzazione dell’ascoltatore: o un difetto – di ecclettismo che mi è
fatto qualche piccolo film, qualche per ogni personaggio lo stesso tipo di data dalla mia formazione sfaccetta-
“articolo 28”. Per quanto riguarda la musica. Per carità, sono meccanismi ta. Forse è un fardello troppo grande
televisione ho lavorato, sempre come che funzionano, però c’è bisogno che mi ha obnubilato dal ricercare
maestro sostituto, con quasi tutti i anche di qualcos’altro. Penso ad quella che potrebbe essere la mia
direttori di varietà televisivo, da esempio alla stagnazione del cinema visione personale.
Renato Serio a Bruno Canfora a americano, dove ultimamente tutti i
Pippo Caruso. Insomma i nomi gros- film si assomigliano, comprese le Possiamo magari affermare che
si di “Studio 1”, quelli che hanno fatto musiche. Anche se ci sono degli stan- si tratta di una scelta…
la storia del varietà televisivo, di cui io dard qualitativamente molto alti… E’ una scelta, certo. Tornando alla
ho vissuto lo strascico. Quando ho mia propensione per un genere o per
visto che le cose in televisione dege- …o “professionalmente” molto un altro, non saprei scegliere. Mi
neravano ho lasciato perdere e mi alti… sento figlio di ognuno di loro, magari
sono dedicato alla creazione o alla Certo, professionalmente molto degenere, ma voglio bene al tango,
direzione per il cinema e il teatro. alti. Capisco anche che molti voglio bene al jazz e alla musica sin-
Contemporaneamente continuavo musicisti vengano talvolta imbrigliati fonica. Insomma quando mi capita
la mia carriera sia come pianista dai meccanismi di produzione, come una cosa cerco di farla nel miglior
turnista che come programmatore- l’uso ripetuto delle temp track. O modo possibile.
tastierista. forse non hanno nemmeno il
Per il cinema ho cominciato a lavo- coraggio di sperimentare qualcosa di Qual è il giudizio di un musicista
rare con musicisti noti come arrangia- nuovo. compositamente specializzato
tore e direttore d’orchestra. Come Bisognerebbe provare, fare qual- come Lei nei confronti dell’attuale
pianista, ho lavorato per molti anni che tentativo, entrare in qualche altra importanza dell’ottava arte?
con Lina Sastri, avendo così l’oppor- stanza e non sempre nelle solite due Penso prima di tutto che la musica
tunità di girare un po’ il mondo e di o tre a cui siamo abituati. Spero che sia un’arte, ma la musica da film è un
conoscere a fondo il repertorio classi- nel futuro qualcuno mi dia la possibi- complemento di un’opera artistica
co della canzone Napoletana. lità di esplorare… polimorfa. E’ sempre a servizio.
26 maurizio abeni
Vorrei fare notare che i pionieri del sguardo, ha una valenza in più. Il film un certo ordine ma poi magari finisco
cinema, all’epoca del muto, si preoc- non può dire tutto, un po’ per incapa- nel caos, dove riesco ad acchiappare
cuparono di complementare le imma- cità, un po’ per limiti naturali e in que- nuove idee. Per il film di Sergio a cui
gini con un commento musicale sto caso la musica offre un grande sto lavorando, I tre volti del terrore, ho
prima ancora di porsi il problema di aiuto arrivando a dire delle cose che cominciato dall’inizio; poi ad un certo
utilizzare una voce in sala che reci- altrimenti sarebbero incomprensibili. punto sono spuntati i titoli di testa, che
tasse le battute degli attori. Poi ovviamente una musica può erano bellissimi. Musicandoli mi sono
Detesto quasi sempre i film privi di essere inserita laddove non era previ- accorto che davano un’impronta diver-
musica, oppure quelli (vedi un certo sta e ottenere risultati sorprendenti. sa al film e che avrei dovuto rivedere
cinema francese) dove per due ore si molte cose a seguire. Bisognerebbe
vedono i due protagonisti seduti ad un Ci parli del suo rapporto con cercare di avere sempre una visione di
tavolo mentre snocciolano elucubra- Sergio Stivaletti. Avete una parti- tutto il film. Infine, molto dipende anche
zioni mentali parlando di Kant come di colare metodologia di lavoro? se si lavora con l’orchestra o con il
una storiellina, e in sottofondo invece Non esiste una metodologia di lavo- computer, perché la metodologia può
un giradischi suona capolavori assoluti ro. Il primo film che abbiamo fatto insie- variare.
della musica del passato. Mi dispiace, me, M.D.C., è nato per caso, come
ma questo non è cinema. sempre: situazione rocambolesca a un Con I tre volti del terrore lei si
Alcuni registi per una troppo alta mese dal mix definitivo del film, un conferma particolarmente affine al
opinione di sé, credono che la loro musicista già rifiutato e altri passati cinema horror, un genere che insie-
opera possa essere musicata dalle oltre per il budget troppo limitato. Alla me al western è sempre stato uno
composizioni di J. S. Bach, (fatto fine per caso sono arrivato io; non dei più caratterizzati e riconoscibili
salvo Pasolini e pochi altri) e la mag- conoscevo Sergio, ho proposto un pro- a livello musicale, soprattutto per il
gior parte vede nella musica originale vino che è piaciuto subito. Ho lavorato vasto compendio di stereotipi da
uno sminuire la loro paternità filmica, venti ore al giorno per circa un mese. cui solitamente i compositori attin-
forse perché sanno che questa è Lui era ancora molto impegnato nelle gono per il commento. Crede che
l’unico elemento del film che può riprese, ma il fatto di conoscere i nostri questa abitudine compositiva abbia
vivere anche di vita propria. rispettivi gusti ci ha aiutato molto. portato il genere alla stagnazione?
La metodologia è sempre diversa. Io credo che servano sia i cliché, sia
Ma perché secondo Lei un film Ad esempio, nell’ultimo film di Ciro qualcos’altro. Certo c’è sempre bisogno
ha bisogno della “propria” musica? Ippolito, Vaniglia e cioccolato, le cose di sperimentare ma in fondo quando si
Anzitutto c’è da dire che esiste una sono andate diversamente. Il regista fanno film dichiaratamente di genere
tavolozza immensa di film. Ci sono stava praticamente tutto il tempo qui non c’è problema a servirsi dei cliché.
pellicole che hanno bisogno di suoni nel mio studio, era molto propositivo L’importante è che sia dichiarato.
più che di musica, come per esempio ed entusiasta, faceva praticamente Quello che mi dà fastidio è il cerca-
Il pianeta azzurro, dove ci sono solo i lui le musiche! Devo dire che sa quel- re di vendere una cosa per un’altra,
sussurri della natura. Naturalmente è lo che vuole ed è rimasto soddisfatto quello che purtroppo ormai la televisio-
solo un caso. Soprattutto c’è bisogno di quello che ho composto. ne fa di continuo. Come chi finge di
di un linguaggio che non sia invaden- fare un horror per poi venderti un film
te. Credo che ci siano molte più cose Riguardo il suo lavoro solitario falsamente intellettuale o viceversa, o
nella musica che c’è ma non si sente, con le immagini ha invece matura- chi fa un servizio giornalistico con pre-
quella che Satie definiva “da tappez- to negli anni un modus operandi? dica inclusa, o chi da un talk-show alla
zeria”, che ti mette nelle condizioni di Lascio molto al caso. Spesso, addi- moda e disinibito si arroga il diritto di
poter capire che una frase, uno rittura, quando inizio cerco di trovare dare lezioni di vita a chi si alza alle cin-
maurizio abeni 27
Alcuni
Alcuni personaggi
personaggi di
di
di
di Andrea
Andrea Chirichelli
Chirichelli Parappa
Parappa the
the rapper
rapper
La musica nei videogiochi ha subìto negli ultimi anni una radicale evoluzione: grazie alla maggiore potenza
delle console e dei computer disponibili, le partiture di accompagnamento ai titoli più blasonati sono diventate
pressoché indistinguibili, per qualità e investimenti effettuati per crearle, rispetto a quelle realizzate per i film e le
fiction. Sempre più spesso, ad eseguire le colonne sonore dei videogiochi sono orchestre sinfoniche e non più
giovani musicisti con sintetizzatori e strumenti limitati.
Accanto a questa evoluzione “fattuale” si è recentemente fatta avanti anche un’evoluzione “concettuale” in base
alla quale è la musica stessa ad essere oggetto del videogioco e non più mero e semplice accompagnamento. Il
naturale sbocco di questo cambiamento epocale del modo di fruire la musica legata al mondo dei videogiochi è
stata la nascita dei cosiddetti rhythm games, genere che anno dopo anno sta ottenendo risultati commerciali sem-
pre maggiori ed i cui progressi stanno modificando il mercato del mondo dei videogiochi.
Ma quali sono i capisaldi di questo peculiarissimo genere videoludico e quali altri (anche di diversi generi)
hanno, nel corso degli anni, dato il loro contributo, seppur in modo alternativo, alla crescita continua dell’impor-
tanza della musica nei videogiochi?
ritmo indiavolato di Samba de Follia? No, semplicemente uno di questo titolo. La meccanica di
Janeiro. Titolo imitatissimo e ulte- dei titoli più eccentrici e divertenti gioco di Dance Dance Revolution è
riore follia di Sega. Colonna sonora pensati da Sega negli ultimi anni. molto semplice: si ha a disposizio-
ovviamente latino-americana con Per riuscire a sconfiggere gli alieni ne una pedana che, di fatto, ripro-
decine di brani salsa e samba. Da dovremo, grazie a una precisa duce la croce direzionale di un
provare almeno un volta nella vita. pressione dei tasti del joypad, qualsiasi joypad, con le quattro
Allegro. ricreare nei giusti tempi le mosse di classiche frecce.
ballo che ogni sfida andrà propo- All’interno della pedana ci sono
nendoci; i passi, mano a mano che dei sensori che rilevano la pressio-
Rez (2001) si avanza, diverranno sempre più ne che il giocatore va ad esercitare
Dreamcast/PlayStation 2 complessi e coinvolgenti. saltando sui “tasti”. Nella parte alta
Sviluppatore: Sega Sicché alla fine saremo in grado dello schermo trovano spazio le
di esibirci in un vero e proprio musi- riproduzioni delle quattro frecce
Non è un rhythm game. Tutti cal su toni funky, jazz e techno. direzionali. Mentre si gioca, delle
coloro che ci hanno giocato sosten- Coreografico. frecce salgono dal basso verso l’al-
gono che “più che un gioco, è to andando a riempire quelle ferme
un’esperienza”. E hanno ragione. Il in cima allo schermo; quando que-
gioco è, in sintesi, uno sparatutto: sto avviene bisogna premere sul
abbiamo un personaggio ripreso di controller il comando corrisponden-
spalle, un mirino e nemici da abbat- te. Il tutto avviene a ritmo di musica,
tere. Ad ogni colpo andato a segno, sulle note di canzoni più o meno
una nota musicale; più nemici si famose. Stancante.
colpiscono, più note si ascoltano.
La grafica, un’orgia di colori, fa il
resto. Così semplice e così com- Donkey Konga (2004)
plesso al tempo stesso, Rez è effet- Gamecube
tivamente un gioco coreografico, Sviluppatore: Namco
una danza multicolore, che tenta
(con successo) di riprodurre visiva- Prendete Samba de Amigo e alle
mente sullo schermo il commento sonorità latino-americane e al
sonoro, trasformando il giocatore in samba sostituite musica pop e un
una sorta di direttore d’orchestra paio di bongos: il gioco è fatto.
chiamato a suonare in prima perso- Dopo Sega, anche Nintendo si dà
na alcuni degli strumenti. Un gioco alla musica e lo fa mandando in
espressionista, nella forma e nel campo una delle sue mascotte sto-
contenuto. Indimenticabile. riche (ridendo e scherzando, il goril-
Un’immagine da Space Channel Part 2
la Donkey Kong è in circolazione da
Dance Dance Revolution più di vent’anni…). All’interno delle
Space Channel 5 & (2003) 31 tracce emergono nomi celebri
Space Channel 5 Part 2 PlayStation 2 quali Queen (“Don’t Stop Me Now”)
(2001/2002) Sviluppatore: Konami e Jamiroquai (“Canned Heat”), a
Dreamcast/PlayStation 2 fianco di meteore come
Sviluppatore: Sega Universalmente riconosciuto Chumbawumba (“Tubthumping”,
come “Il gioco della pedana”. Se tormentone di fine anni ‘90). I bon-
Gli alieni invadono la Terra e il vedete dei pazzi ballare su una gos sono allegati al gioco, ma si
destino dell’umanità è nelle mani di pedana in una trasmissione di Italia possono usare anche strumenti
una presentatrice televisiva: Ulala. 1 condotta da Papi, be’, la colpa è improvvisati... Tribale.
30 backstage
Backstage:
Dalla
Dalla parte
parte dei
dei registi,
registi, quello
quello
che
che si
si nasconde
nasconde dietro
dietro la
la
scelta
scelta di
di una
una colonna
colonna sonora.
sonora.
C’era una volta la musica quale tesse un racconto doloroso e intenso, Ricordate il nostro gioco spazio
espressione più profonda e genuina definito dallo stesso Bolognini temporale che consiste nel fingere di
di una generazione sognante ed uto- “Un’opera d’arte”. avere i due registi insieme l’uno
pica insieme. Erano gli anni ‘60-’70, il accanto all’altro? Bene… ci siamo riu-
linguaggio universale era la musica in Il film: liberamente tratto dal sciti, ecco Guido e Andrea qui davan-
cui confluivano le tensioni politiche, romanzo di Fëdor Michajlovic ti a me… anche se devo confessare
sessuali e culturali. Dostoevskij “Delitto e castigo”, Raul che il mio incontro con i due registi è
E la colonna sonora di Lavorare (ambientato a Roma nei giorni della stato alquanto differente. Curiosi? E
con lentezza (affidata a Teho Teardo), visita di Hitler in Italia, nel 1938) è la va bene, vi racconto com’è andata,
film diretto da Guido Chiesa, è testi- storia del percorso doloroso di un gio- ma voi non ditelo a nessuno!
monianza di un’epoca in cui il pop e il vane che teorizza il “diritto di uccidere” L’intervista con Guido Chiesa è
rock erano parte integrante, insepara- i parassiti della società, che ostacola- avvenuta in occasione della proiezio-
bile, invadente della vita dei giovani di no la realizzazione di gloriosi obiettivi. ne per la stampa del suo ultimo film, a
tutto il pianeta. Ma chi sono Guido Chiesa e Genova, in un pomeriggio di fine set-
Andrea Bolognini? tembre. In sala, tra gli altri, studenti
Il film: Bologna, 1977. Radio Alice delle superiori, esponenti dei centri
è la radio del movimento studentesco. GUIDO CHIESA: Ha lavorato negli sociali, e Heidi Giuliani, madre del gio-
Il sistema, indebolito dal rifiuto del Stati Uniti come assistente alla vane rimasto ucciso durante il famige-
lavoro salariato, la libertà sessuale e regia/produzione nei film di Jim rato G8.
le provocazioni culturali, vacilla Jarmusch e Michael Cimino. Ha cura- Informale è stato invece l’incontro
cadendo sul corpo di uno studente to la regia de Il caso Martello, con Andrea Bolognini. Eravamo
durante un tafferuglio all’università. Babylon, Il partigiano Johnny, Alice è entrambi in coda al catering organizzato
in paradiso. Ha realizzato videoclip per le giornate professionali del cinema
Ma c’era una volta, in un’epoca un per Marlene Kuntz, Mambassa, 2004, con piatti e forchette in mano, e
po’ più lontana, anche una dimensio- Assalti Frontali, Yo Yo Mundi e Luci con una fame terribile (erano circa le
ne totalitaria che negava l’individualità Ferme. Ha pubblicato libri di musica e 14.30). Voltandomi, riconosco in lui il
delle persone. Regnava il mito del cinema. regista che ancora non avevo intervista-
superuomo, si credeva nella razza to e, tra un primo, un secondo e qualche
superiore. Era l’epoca fascista, e ANDREA BOLOGNINI : Raul, dirit- bis, Andrea risponde alle mie curiosità.
Raul, diritto di uccidere, che segna to di uccidere è la sua opera prima. In Ma torniamo a noi. Andrea è tanto
l’esordio alla regia di Andrea Bolognini precedenza era stato assistente alla rilassato, flemmatico, composto
è tutto questo. La pellicola si caratte- regia per diverse produzioni tra cui la quanto saltellante, concitato e con
rizza anche per il commento sonoro serie tv Gli indifferenti e il film tv Casa una parlantina veloce è Guido.
(composto da Andrea Morricone) che Ricordi. Allora siete pronti? Via!
backstage 31
Due scene di Raul, diritto di uccidere con Giancarlo Giannini, Violante Placido e Alessandro Haber
Completa la frase: la musica da per molti anni ho fatto il giornalista (che hanno affiancato il regista nella
film è… musicale. E forse è proprio per questo stesura della sceneggiatura –
che la musica è un tipo d’arte con cui N.d.R.) ed io pensavamo a quale
Guido Chiesa: “Fondamentale. ho un rapporto immediato.” musica inserire; questo per quanto
Anzi, ti posso dire due cose: prima di riguarda i brani di repertorio, che
tutto, già mentre scrivo ho in testa la Andrea Bolognini: “Moltissimo. siamo riusciti a mantenere nella
musica, la fotografia, il colore, il mon- Nella mia vita la musica ha contato quasi totalità. Per una questione
taggio. Per me non viene prima la molto… e nel cinema la musica rac- economica, non abbiamo avuto
scrittura e poi la musica, ma viene conta, ha un suo arco narrativo. “Hotel California” degli Eagles che
tutto insieme. Il fatto che il musicista Andrea Morricone, a cui ho affidato la abbiamo sostituito – e ne sono con-
che ha composto la colonna sonora, colonna sonora di Raul, ha fatto un tento – con “Kung Fu Fighting” di
Teho Teardo, facesse una musica che lavoro straordinario. Pensa che, pur Carl Douglas. Gli Eagles hanno
in qualche modo ci portasse all’oggi – non essendo io un musicista, Andrea chiesto troppi soldi! (scrolla la testa).
la sua musica è molto rumoristica – ha voluto gentilmente la mia collabo- La stessa cosa è accaduta con i
era una scelta che avevo già in testa razione, ripeto, non come musicista Clash; volevamo chiudere con una
fin dal momento in cui abbiamo inco- ma come persona che ascoltava i loro canzone, “Bank Robber”, che si
minciato a pensare al film. Poi le cose suoi pezzi, oppure le prime note di richiamava al tema della rapina pre-
cambiano nel corso della realizzazio- ogni brano, o altro. Io ero molto emo- sente anche nel film.
ne, nel corso della scrittura, e ancora, zionato a lavorare con lui, perché ho All’inizio desideravo avere “Casta
mentre giri e poi mentre monti. assistito alla creazione di quello che Diva” cantata da Maria Callas ma
Comunque le grandi linee le ho sem- per me è una vera e propria opera abbiamo dovuto rinunciare perché la
pre chiare da subito. Beh, chiare o d’arte. Quello che ha creato è una casa di produzione ha reso le cose
non chiare, ma le ho! (ride) musica straordinaria.” difficili…
Quindi sì, la musica riveste un Ah, anche la vedova di Frank
ruolo fondamentale, ma al pari di tutti In che fase hai lavorato alla ste- Zappa e Patty Smith inizialmente
gli altri elementi del linguaggio cine- sura della colonna sonora? erano titubanti sul concederci l’uso di
matografico. In più in questo film, la alcune loro canzoni. Mostrando loro il
musica ha un surplus di significato Guido Chiesa: “Già mentre scri- montaggio della scena, siamo riusciti
legato alla mia biografia personale: vevamo la sceneggiatura, i Wu Ming a convincerle.”
Quando suono e musica sono cibo per gli occhi: ROSSO COME IL CIELO
La pellicola, diretta dal regista fornito un apporto creativo (durante la creatività all’uso di nuove tecniche,
Cristiano Bortone (Sono positivo), è ispi- revisione della sceneggiatura e durante quali la registrazione cosiddetta in
rata alla storia vera del non vedente le riprese) ideando le atmosfere sonore “5+1” che consente una tridimensiona-
Mirco Mencacci, uno degli attuali monta- che avrebbero guidato Mirco nell’oscuri- lità e spazializzazione totale del suono.
tori del suono italiani di maggior talento. tà, e vagliando la scelta dei rumori che i La colonna sonora comprenderà
Il film: Toscana, 1971. Mirco ha 10 bambini avrebbero raccolto per le loro elementi diversi. Da una parte i rumori,
anni, sveglio e appassionato di cinema, “favole sonore”. i suoni e le melodie prodotti dai bambi-
perde la vista giocando con il fucile del Tre sono stati i livelli di elaborazione ni per le loro recite (molti di loro sono
nonno. Per lui si aprirà un nuovo mondo sonora: il suono di presa diretta degli realmente musicisti). Dall’altra parte il
quando, trovato un vecchio registratore ambienti che mutano con la cecità di commento sonoro appassionante, evo-
a bobine, scoprirà che tagliando e riat- Mirco; il suono delle favole sonore che cativo, intenso nel modo giusto. Ampio
taccando il nastro è in grado di registra- i bambini creano; il suono amplificato spazio sarà dato a brani di quegli anni
re storie fatte solo di rumori. dall’immaginazione dei protagonisti (fine ’60/inizio ’70); la loro ricerca è
Uno degli elementi centrali della storia quando ascoltano le loro creazioni. stata affidata a Marcello De Dominicis,
è il suono, creato da un gruppo di lavoro Per raccontare in modo originale consulente di musiche di repertorio (ha
di sound design fin dalle prime fasi della ognuno di questi momenti è stato fatto lavorato con Scorsese per Gangs of
realizzazione. La figura del rumorista ha un lavoro di équipe combinando la New York). BZ
32 Backstage
Andrea Bolognini: “Andrea ed io ci tutto è portato solo dalle immagini e Non c’era la trasmissione di rock o la
siamo incontrati a fine film e, in movio- dalla musica. Quindi capisci quanto trasmissione di jazz, era tutto mischia-
la, abbiamo visto insieme la pellicola. sia importante il commento sonoro in to; trasmetteva anche musica che le
Però, ti confesso che, alla chetichella, generale, ma è soprattutto in questi radio di movimento, oppure le radio
ci siamo fatti un bel nastro e siamo momenti che si caratterizza una degli studenti non avrebbero trasmes-
fuggiti a casa sua e lì, dopo un po’ di sequenza. Andrea ha fatto un lavoro so, ad esempio folk, jazz, musica clas-
tempo, ha incominciato a chiamarmi, straordinario di tempi, di creatività. Lui sica. Il film in qualche maniera cerca un
dicendomi: ‘Vieni ad ascoltare questo è davvero un grande artista.” po’ di restituire questo, offrendo Patty
pezzo, vieni ad ascoltare quest’altro’. Smith, Frank Zappa e gli After Hours,
Devo ammettere che la nostra colla- Un’ultima dichiarazione: ma anche sonorità di altro genere. Ho
borazione ha generato un intensissi- cercato di restituire una sensazione:
mo rapporto sino alla fine del film.” Guido Chiesa: “Io avevo 16 anni nel quella del linguaggio universale della
’77, all’epoca dei fatti del film, e la musi- musica. Vuoi sapere quali sono stati gli
Tirando le somme, hai ottenuto il ca era la principale forma di comunica- artisti più pagati? Patty Smith, Rino
risultato che desideravi? zione e di linguaggio esistente tra i gio- Gaetano e Enzo Del Re. Per assurdo
vani. Mi ricordo che nel ’76 andai per Enzo Del Re, per la prima volta nella
Guido Chiesa: “Forse non sta a me la prima volta in Inghilterra ad ascolta- sua vita, ha avuto tanti soldi quanti
giudicarlo… ma penso che la canzo- re la musica ai festival all’aperto e, Patty Smith! (…e ridendo ci salutiamo.)
ne di Patty Smith fosse quella in cui il anche se parlavo malissimo l’inglese,
significato del pezzo rivestiva in asso- comunicavo con ragazzi inglesi, fran- Andrea Bolognini: “Una cosa che
luto un ruolo inscindibile dalla scena. cesi, tedeschi, solo grazie alla musica. mi ha dato un brivido fortissimo è pen-
Anzi credo che quella parte di film Vedi, questo è un film che vuole esse- sare che mio zio Mauro e il padre di
senza quella canzone non sarebbe re indirizzato non tanto a chi conosce Andrea, Ennio, hanno lavorato molto
venuta così bene. Ecco, forse avrei questa musica, quanto a chi non la insieme. E vederli l’uno accanto all’al-
voluto mettere un po’ più di free jazz, conosce. Chi non ha mai sentito Patty tro è stata una cosa molto emozio-
però non c’era lo spazio.” Smith, sono sicuro, avrà una botta nante, una sorta di tradizione di fami-
d’adrenalina quando parte il pezzo glia che speriamo di poter proseguire.
Andrea Bolognini: “Sì, sì. Quello contenuto nel film, ed è questo l’impor- Comunque questo per me è stato un
che è venuto fuori è un racconto in tante, il conflitto tra musica e immagini. momento significativo, a prescindere
musica. Ci sono molti momenti, in Radio Alice aveva il pregio di non fare da tutto il resto.”
questo film, dove non c’è dialogo e delle scelte musicali specialistiche. (…e finalmente mangiamo!)
Radio Alice, fedele al suo spirito innovato- Fighting” di Carl Douglas, brano cult della
re e iconoclasta, trasmetteva ogni genere di nascente disco music, l’ironia trasgressiva di
musica: jazz, rock, classica, folk. In linea con Frank Zappa (“Peaches En Regalia”), e
la pellicola, questa colonna sonora (infram- “Land” di Patty Smith (fulcro musicale ed
mezzata da alcuni dialogue tracks) si presen- espressivo del CD), un vero urlo rabbioso
ta come un eclettico mix di musiche fine anni che, oltre a regalare la più bella sequenza di
’60-inizio ’70: dal free jazz di Giovanni tutto il film, fa scattare la voglia di ballare tra
Gebbia, all’aria “Casta Diva” tratta dalla le poltrone del cinema.
Norma di Bellini (interpretata dalla lituana Curiosando, scopriamo che tutte le matti-
Teho Teardo Inessa Galante); dalla rilettura Jazz delle can- ne le trasmissioni di Radio Alice iniziavano
Lavorare con lentezza zoni della guerra civile spagnola della con il pezzo “Lavorare con lentezza” di Enzo
(2004) Liberation Music Orchestra, al folk degli anar- Del Re. E pensare che agli esordi, Del Re
Radiofandango RF0014 chici americani Fugs, sino al lirismo sognan- usava come strumento musicale una sedia e
te di Tim Buckley e alla dimensione politica di chiedeva come cachet il minimo sindacale
33 brani (21 di commento + 12 canzoni)
“Gioia e rivoluzione” riletta dagli Afterhours. della paga di una giornata di lavoro di un
Durata: 73’16’’ È un vero piacere riascoltare “Kung Fu metalmeccanico! BZ
fictionote 33
Dedichiamo questo spazio ad un genere che nel nostro paese sta riservando da diverso tempo molte
buone sorprese: le Colonne Sonore per le produzioni televisive. In una parola: FictioNote!
Come afferma lo stesso Maurizio Abeni nelle note di copertina, la vicenda e le atmosfere
raccontate in La quindicesima epistola – miniserie trasmessa da Canale 5 nel 2000 – si rifan-
no apertamente al celebre Il nome della rosa.
Musicalmente ci troviamo così in un territorio analogo a quello approntato da James
Horner per la pellicola di Annaud, sebbene il compositore bresciano preferisca un approccio
affidato in larga misura alle tessiture sospese di orchestra e coro, filtrati spesso da inquietan-
ti timbri elettronici.
Le battute iniziali (“Malvagie premonizioni”, “La quindicesima epistola”) sono debitrici
dell’ormai classico Goldsmith “satanico” de Il presagio, soprattutto per l’utilizzo della
compagine corale. L’aria che si respira nella maggior parte dei brani è comunque quella degli
Maurizio Abeni ingenui horror e thriller di serie B che hanno fatto la fortuna del nostro cinema nei tardi ’60 e
La quindicesima ’70, atmosfera che Abeni – intuendo la natura del prodotto a cui sta prestando servizio –
epistola (2000) abilmente ricrea (“I dolori di un padre”, “I segreti del confessionale”) ed aggiorna attraverso
RTI - Image Music IMG 4988262 modulazioni elettroniche. Il tema lirico (“Il risveglio di Quintalina”, “Quintalina e il marescial-
23 brani - Durata: 57’58” lo”) è intriso invece di un melodismo tipicamente italiano, che Abeni ammette derivare da
quello di Alessandro Cicognini per il classico Pane, amore e fantasia. Peccato dunque che
la commistione tra elettronica e orchestra non sia sempre riuscita e convincente, tradendo
ogni tanto un suono un po’ “cheap” e appiattito.
Tuttavia non ci sentiamo di muovere questa critica direttamente ad Abeni: la scarsezza di
risorse finanziare e i limiti di tempo in cui i compositori italiani – specie in ambito televisivo,
ma non solo – devono operare, li costringono a compromessi a volte troppo grossi,
soprattutto in fase d’esecuzione e di cura del suono.
Maurizio Abeni è un ottimo compositore e, nonostante le limitazioni del caso, dimostra di
possedere una rara sensibilità per il cinema di genere e i suoi stilemi, qualità invece che
manca a parecchi suoi colleghi connazionali. MC
Questo disco della Image Music raccoglie una scelta di brani della colonna sonora
scritta da Savio Riccardi (Trenta righe per un delitto, La squadra) per la mini-serie Piccolo
mondo antico, tratta dal celebre libro di Fogazzaro e diretta da Cinzia Th. Torrini.
Per questa partitura, Riccardi si preoccupa di recuperare suggestioni timbriche e
armoniche che richiamino il contesto storico-musicale della vicenda (la metà dell’Ottocento,
subito dopo i moti rivoluzionari del ’48): è il caso di brani quali “Valzer” o “Piano Quartet”.
Altrove, il compositore filtra le suggestioni storiche della fiction attraverso la propria
personalità musicale, come in “Luisa e Franco”, pagina mesta e passionale al tempo stesso
(riassaporata per solo pianoforte nella sesta traccia del CD), dedicata all’amore contrastato
della sfortunata coppia di protagonisti, interpretati da Claudia Pandolfi e Alessandro
Savio Riccardi Gassman.
Piccolo mondo antico Di sapore quasi brahmsiano poi il bel “Tema risorgimentale (Il Gran Passo)”, drammatico
(2001) e gravido di tensione trattenuta, ripreso nell’ultimo brano del disco, nel quale è introdotto da
RTI - Image Music IMG 5030972 un evocativo assolo di violoncello.
19 brani – Durata: 47’33” L’orchestrazione – curata dallo stesso Riccardi – prevede per lo più un organico di dimen-
sioni cameristiche (nella fattispecie i Solis String Quartet), nel quale spesso emerge il timbro
del pianoforte, ma si accende saltuariamente (“L’addio”, “L’agguato”) dei clangori della
Bulgarian Simphony Orchestra – SIF 309.
In definitiva, una partitura di solido mestiere, priva di particolari guizzi di originalità, ma che
bene assolve al suo compito di supporto alle immagini. AC
La particolarità di questo CD, tratto dalla colonna sonora della serie televisiva Don
Matteo, in onda su Rai 1, con Terence Hill nel ruolo di un prete con la fissa dell’indagine
pericolosa, è che non lo trovate nei negozi di dischi, perché distribuito parecchio tempo fa
come allegato al settimanale Sorrisi e Canzoni TV allo scopo di celebrare il successo di
questa fiction.
Le musiche sono composte dal grande Pino Donaggio, che ci racconta le vicende ora
drammatiche, ora comiche, di Don Matteo con scanzonata e, al contempo, intima serenità
ed allegria. Il marchio di fabbrica del compositore veneziano è la presenza di uno struggente
e arioso leitmotiv che giustifica sempre l’acquisto di un suo CD: in questo caso il brano “La
luce dell’anima”, con l’orchestra (diretta da Natale Massara) che fa largo uso della sezione
Pino Donaggio dei legni per tratteggiare una melodia che colpisce l’ascoltatore per la sua profondità e
Don Matteo (2004) armonia.
Emergency Music Le molteplici tematiche affrontate nella fiction motivano la ricchezza di temi nell’album: da
22 brani – Durata: 61’37” quello principale (“Don Matteo in bicicletta”, “Arrivederci Don Matteo”), dedicato alla figura
(19 di commento + 3 canzoni) del simpatico e coraggioso prete protagonista, divertente e orecchiabile, al festoso
“Campestre”, ai riflessivi “Amore mistico” e “Il passato ritorna”, fino al commovente “Natalina
innamorata” solo per citarne alcuni.
Le tre canzoni, arrangiate da Paolo Steffan, sono costellate di ritmi pop (“Crediamo in lui”
e “Voglio tutto” interpretate da Angela), e una rasserenante lode all’amore (“Un’altra vita” con
la calda performance dello stesso Donaggio), che tornano lungo il CD in versioni strumentali
più belle. MP
34 morricone e yo-yo ma
Sinfonia Iniziatica
Per Un Violoncello:
Yo-Yo Ma indaga
Morricone
Reportage dal concerto all’Aula Magna dell’Università La
Sapienza di Roma – 16 novembre 2004 di Giuliano Tomassacci
Prima della pubblicazione del cd mente assecondato dal mirabile Falls”, nonostante si presenti alle
Sony Classical resocontista dell’in- lavoro di ri-orchestrazione operato pagine della malinconica saga di
contro tra Ennio Morricone e Yo-Yo dal compositore e favorito da una Giuseppe Tornatore con maggior
Ma, era certo ben noto quanto il sentita esecuzione dell’immancabi- palpito di protagonista (“Playing
superbo e versatile violoncellista le Roma Sinfonietta, diretta dall’au- Love” da La Leggenda Del Pianista
mandarino fosse affine agli intrigan- tore stesso. Sull’Oceano), il violoncello non inva-
ti itinerari della musica da film. Sulle prime, travolto dalla bellezza de le melodie pianistiche di Nuovo
Ancor più, poi, si conosceva l’ine- di “Gabriel’s Oboe”, lo strumento s’in- Cinema Paradiso (“Nostalgia”,
sauribile piglio indagatore del genio vaghisce dell’eloquente paesaggio “Looking For You”) ma ispirato si
morriconiano, sempre sensibile alle sonoro dipinto dagli archi, facendosi pone a controcanto dell’esecuzione
potenzialità sinfoniche inespresse, notare in tutta la purezza del suo di Gilda Buttà, instaurando un dialo-
allo scandaglio delle sfumature calore, rassegnando ampie arcate go partecipe, che lo incoraggia ad
orchestrali, all’amore incontrastato all’oboe solista di Augusto Loppi, imporsi, leggero e sostenuto, nel
per l’indagine sonora. Del Maestro sostenendolo senza mai usurpare il “Main Theme” di Malena.
romano non mancava inoltre la ruolo primario assegnatogli nella par- Ma qualcosa cambia con il suc-
riprova di un interesse mai sopito titura originaria. Allo stesso modo, cessivo tema portante da Una Pura
nei confronti delle convergenze tra salutato con ammirato rispetto “The Formalità. A metà del viaggio, pros-
culture musicali di non facile inte- simo al cuore più incandescente ed
grazione, e non serve spingersi più oscuro - poiché più sofferto e com-
in là della densa partitura di Mission plesso - della vena morriconiana,
(dove il compositore celebrava Yo-Yo Ma padroneggia dolente in
un’incredibile matrimonio tra la tra- anfratti scomodi e poco rassicuranti,
dizione gregoriana e le influenze circuito ma non sopraffatto dal pun-
vocali indigene) per avvedersi di teggiato ambiguo delle due arpe. Il
quali stupefacenti esiti quest’incli- confronto con l’intimo, sofferto tor-
nazione fosse capace. mento umano è prossimo a veni-
Tutto considerato, però, ci si re, e dopo un scorcio di doloroso
chiedeva quanto l’opera del grande raccoglimento per il “Tema di
Morricone avrebbe potuto ulterior- Deborah” da C’era Una Volta In
mente crescere attraverso la rilettu- America, l’archetto del musicista
ra di Yo-Yo Ma. infligge ripetuti e robusti sforzando al
Puntualmente, è proprio il citato “Cockeye’s Song”, teso sotto l’emer-
score per il film di Joffé ad illumina- gere dell’orchestra a sottolineare
re sull’importanza dell’evento, l’asprezza del pezzo – mai prima
quando eseguita due volte - in d’ora così ruvido e straziante. Nel
apertura del concerto tenuto dai pieno della sua iniziazione alla
due artisti nell’Aula Magna debolezza d’animo, il cello esplode
dell’Università La Spaienza lo scor- in balia dell’”Estasi Dell’Oro” da Il
so 16 novembre, e in chiusura sotto Buono, Il Brutto, Il Cattivo, dove Ma
forma di primo bis - l’opera fornisce s’infervora in passaggi di altissimo
la chiave di lettura della collabora- virtuosismo, in un’apoteosi di enfasi
zione: un viaggio spirituale del- dvorakiana che contribuisce ulterior-
l’oriente attraverso la pietas musi- mente alla febbrile resa del pezzo
cale sempre sottesa all’itinerario (peccato per un inciso esotico, poco
cinematografico di Morricone. E’ il prima dell’ultimo slancio sinfonico,
violoncello del solista americano, di ‘coperto’ dalla batteria di Vincenzo
origini asiatiche, che s’incammina Restuccia).
coraggioso nelle più intime ed Dopo la tempesta leoniana, la
umane tessiture melodiche quiete epica dei televisivi Mosè e
della personalissima letteratu- Marco Polo riportano il Montagnana
ra morriconiana, intelligente- © Sony Classical classe 1733 alle ampie falcate del-
morricone e yo-yo ma 35
l’archetto, al legato melodico che il viso e il corpo, ringrazia per la pubblicazione discografica) si orga-
infine resuscita dalle compatte linee rigenerante occasione d’approfon- nizza in movimenti di una sinfonia
degli ottoni e s’impasta al tutto dimento offertagli, e prima dei due per orchestra e violoncello, il cui
orchestrale nei conclusivi “La bis (oltre a Mission, di nuovo soggetto elitario è un nuovo, ulterio-
Cena” e “Notturno” da La Califfa. “L’Estasi Dell’Oro”) azzittisce pub- re, necessario sguardo al suo
Sono i brani che attestano l’avvenu- blico e orchestra per omaggiare il immortale operato musicale. Ed è
ta contestualizzazione dello stru- compositore con una sarabanda di veramente apprezzabile quanto il
mento all’interno del sinfonismo Bach. Morricone, ancora una volta, compositore sia riuscito a sacrifica-
morriconiano; il giusto compimento trasforma l’evento concertistico in re i tanto cari pentagrammi vocali
di un’esperienza reciprocamente un’occasione di riflessione artistica, per agevolare il violoncello alla sua
complementare. Yo-Yo Ma, inter- e il repertorio selezionato in forma ascetica avventura.
prete che sa comunicare anche con di piccole suites (proprio come nella
L’elegante e incantevole tocco del violon- De Palma, oltre a quella dedicata agli sce-
cellista di fama mondiale Yo-Yo Ma ha, in neggiati italiani Mosè e Marco Polo (il cui CD
passato, impreziosito il lavoro di due grandi è recensito in questo numero). A queste si
compositori dell’Ottava Arte: John Williams aggiungono poi due brani tratti dal film
per lo stupendo album extra-cinematografi- Mission e altri due da La califfa.
co del 2002 (sempre su etichetta Sony Sotto la direzione dello stesso Morricone,
Classical) Yo-Yo Ma Plays the Music of John sul podio della Roma Sinfonietta Orchestra,
Williams e per Sette anni in Tibet (1997), e il violoncello di Ma plasma tutti i grandi suc-
Tan Dun per la colonna sonora di La tigre e cessi del Maestro, da C’era una volta il west,
il dragone (2000), premiata con l’Oscar. Gli intoccabili, Il buono, il brutto, il cattivo,
Fu proprio in occasione della cerimonia Nuovo Cinema Paradiso a C’era una volta in Ennio Morricone
degli Academy Awards del 2001, quando America, Una pura formalità, Malena, Yo-Yo Ma Plays
suonò brani tratti dalla summenzionata pelli- Vittime di guerra e La leggenda del pianista Ennio Morricone
cola di Ang Lee, insignita dell’Oscar per il sull’oceano, facendoli diventare gioiellli
miglior film straniero, che Ma conobbe il musicali inestimabili. (2004)
Maestro Ennio Morricone, presente per la Viene la pelle d’oca all’ascolto di tutto il Sony Classical SK 93456
nomination alle musiche di Malena. CD, suggellato dalle belle foto in bianco e 19 brani - Durata: 55'49"
Quel fruttuoso primo incontro convinse il nero riprodotte nel libretto. Scrive il Maestro
compositore romano a creare nuovi arrangia- Morricone: “Registrare la mia musica con
menti dei suoi brani più celebri per le immen- Ma è stata fonte di grande felicità e un onore
se doti artistiche del musicista americano (di unico che vivrà per sempre nel mio cuore
origine asiatica), prevedendo il violoncello come l’esperienza musicale e umana più
come strumento solista. Così è nato questo straordinaria!”; e il grande violoncellista
magico CD che ci regala suite dalle pellicole ribatte: “Tu sei per me semplicemente un
di Sergio Leone, Giuseppe Tornatore e Brian grande musicista!”. MP
Per chi, come il sottoscritto, nel 1982 veni- Per troppo tempo, però, quest’impre-
va accompagnato dalla maestra di 4ª ele- scindibile opera dell’Ottava Arte è rimasta
mentare (prime uscite ufficiali dalla città natale) appannaggio di pochi collezionisti in posses-
in un’affollatissima stazione di Modena per so dell’originale LP (che compendiava, in
assistere al grande evento del passaggio del quasi un’ora di durata, i passaggi più impor-
“Treno del Milione” con i costumi e i memora- tanti), nell’attesa di un’adeguata riedizione
bilia sulla realizzazione di quello che resta il più discografica.
grande film televisivo di tutti i tempi, l’esperien- Finalmente, mentre i palinsesti impazziti
za del Marco Polo su Rai Uno resta certa- dell’estate 2004 ritrasmettono lo sceneggiato
mente indelebile. Per la prima volta iniziai ad ad orari impossibili (una di notte o alle sette di
interessarmi e a ricordare nomi e termini tecni- domenica mattina) arriva questo strepitoso Ennio Morricone
ci: regia di Giuliano Montaldo, fotografia di De doppio CD con ben 80 minuti di materiale ined- Marco Polo (id 1982)
Santis, Ken Marshall nel ruolo principale… e ito! Nonostante il libretto avaro di informazioni,
(fondamentale per un novello iscritto al conser- la lunga attesa è pienamente soddisfatta, e in RAI Trade FRT 405
vatorio) musiche di Ennio Morricone: mia (ma questo periodo di successo del cinema orien- CD 1: 18 brani – Durata: 65’53”
non solo mia) prima scintilla della passione per tale con i suoi musicisti (su tutti Tan Dun) è CD 2: 18 brani – Durata: 70’29”
Durata totale: 136’22”
questo genere musicale. Il meraviglioso lirismo ancor più evidente l’anticipo sui tempi e il
del tema principale, introdotto dal caldo timbro maiuscolo valore del lavoro di riscrittura del
della viola di Dino Asciolla e presto elevato dai Katay con strumenti e tecniche occidentali
turbini di un’orchestrazione di geniale profon- operato da Morricone, nell’ottica di una sorta di
dità, è a mio parere (insieme ai temi per il Milione musicale.
coevo The Mission, forse il vero capolavoro Unico neo tecnico: se i brani presenti nello
del compositore romano) una delle vette storico microsolco ora vibrano di smagliante
assolute della produzione morriconiana. nitidezza, le numerose tracce recuperate da
Il tocco del maestro non si perde nel Claudio Fuiano mostrano, purtroppo (come
susseguirsi dei brani, in cui due toccanti flauti indicato anche sulla copertina), i segni di mas-
dolci, presto doppiati da un lievissimo coro ter malamente abbandonati per troppi anni e
senza parole, scavano un solco di nostalgia per risentono di compressioni e ovattature, che ad
la madre e la Venezia lontane, ottoni spigolosi ogni modo non pregiudicano né la qualità
narrano di cavalieri crociati, arpe e percussioni intrinseca dell’opera né l’arricchita emozione
sottolineano la vita alla corte di Kublay Khan, per questo bambino cresciuto che attende ora,
pedali di sospensione ambientale si alternano a a chiusura del cerchio, un degno restauro del
concitati momenti a piena orchestra… film in DVD. PR Giuliano Montaldo
36 recensioni
Ancora prima di spandersi come un velo eversiva che anima i giovani innamorati nel
discreto sulle immagini struggenti, tristi, dubitare delle tradizioni (“What Are You
angosciose del capolavoro di M. Night Asking Me?”). Sull’incerto futuro di que-
Shyamalan, le musiche di James Newton st’umanità solo in apparenza felice
Howard eccellono per la loro prepotente (“Rituals”), si staglia l’ombra di una minaccia
suggestione, per la genuina intensità emoti- interna (“I Cannot See His Color”), assai più
va, garantiscono un ascolto vibrante e incontenibile e letale di quella che, dall’oscu-
pieno, anche in assoluta autonomia dal film. rità dei boschi circostanti, terrorizza la tran-
Alla musica del cinema, anche a quella quillità delle notti (“Those We Don’t Speak
migliore, accade raramente qualcosa di Of”). Malinconiche elegie (“Will You Help
James Newton Howard simile. Nello stupendo disco della Hollywood Me?”) si susseguono a pensierose cantilene
The Village (id – 2004) Records si cela un poema sinfonico di rara infantili (“Race to Resting Rock”), mentre il
asciuttezza, strutturato come un lungo con- gioco d’ombre si stringe intorno agli abitanti
Hollywood Records 2061 63464-2
certo per violino ed orchestra, in cui a vasti del villaggio (“The Bad Color”), finché la
13 brani - Durata: 42'29"
paesaggi elegiaci e lirici seguono territori realtà sottaciuta supera i timori immaginati
sonori notturni, misteriosi, arcani. scatenando la sua violenza (“It Is Not Real”)
Il più bel complimento che si può rivolgere e rivelando i suoi inquietanti segreti (“The
a questo genere di creazione musicale è di Vote”). L’epilogo intenso e spiazzante (“The
possedere grande forza evocativa. Le musi- Gravel Road”) si dissolve nel disperato ripe-
che di Newton Howard straripano di un simi- tersi di un insistente rintocco dissonante
le potere. Stimolano magicamente sensazio- (“The Shed Not to Be Used”), meditazione
ni di grigiore autunnale, di rassegnata mesti- finale sulla ineluttabilità del dolore.
zia, di una pietosa rassegnazione al dolore. Il La grande orchestra d’archi, con corni, pia-
Villaggio, ripensato attraverso il semplice noforte, arpe e legni che fluiscono in un
ascolto delle musiche, sembra teatro di una abbraccio quieto, cullante, dipana un terreno
malattia spirituale latente, in aperto contrasto espressivo formidabile su cui gli assoli del vio-
con l’incontaminata amenità dei luoghi. lino della strabiliante Hilary Hahn innalzano il
Questo buio dell’anima è solo a tratti rischia- piacere d’ascolto a momenti di rarefatto rapi-
rato della freschezza dell’amore intenso che mento estatico, intervallati da mai banali
lega una ragazza cieca, ma di esplosiva vita- esplosioni di una furiosa violenza atonale.
lità, ad un giovane taciturno. La loro dispera- Newton Howard riconosce di aver a lungo
ta determinazione spezzerà molti equilibri, cesellato il suo lavoro per ottenere questa
mettendo in forse la sopravvivenza di una vibrante assonanza di contenuti con il raccon-
comunità tenuta insieme dalla paura. to oscuro di Shyamalan. Il risultato di tanto
Vi è un ritornello minimalista che serpeg- impegno è esaltante, meritorio, stimola a ripe-
gia in buona parte del tessuto melodico, tere l’esperienza molte e molte volte, un pia-
M. Night Shyamalan simbolo forse della coraggiosa pulsione cere che si rinnova ad ogni ascolto. GB
Se per assurdo Bernard Herrmann oggi si la timbrica della piattaforma sinfonica, con i
fosse trovato a comporre la colonna sonora molti abbellimenti elettronici, è appannaggio
di questo veloce ed efficace thriller fanta- dei nostri tempi e, in particolare, del
scientifico di Alex Proyas, tratto dai celebri personalissimo stile di Beltrami, già così
racconti di Isaac Asimov, avrebbe probabil- autore da essersi assicurato un’impronta
mente espresso sonorità non così diverse creativa tutta sua. I molti brani d’azione
da quelle architettate dall’ottimo Marco (“Tunnel Chase”, “Gangs of Chicago”, “Man
Beltrami. Che quest’ultimo abbia avuto in on the Inside”, “Spiderbots”), frenetici,
mente l’inconfondibile “tocco” herrmanniano metallici, robotici, sono bilanciati da altret-
appare evidente. Qua e là si colgono tanto numerose pagine meditative, in cui la
Marco Beltrami persino citazioni esplicite al grande musici- solida struttura tematica acuisce le tensioni
I, Robot (Io, Robot – 2004) sta (in “Chicago 2035”, per un istante brevis- e attribuisce uno spirito cupo e serioso alle
simo, viene echeggiato un motivetto da Il immagini del film. Il CD Varèse culmina con
Varèse Sarabande 302 066 591 2
promontorio della paura). La concezione il crescendo vibrante del conclusivo “Round
15 brani - Durata: 44’09” stessa della partitura di Beltrami pare impre- Up”. Beltrami si conferma autore di punta
gnata di quella semplicità ipnotica e circola- della nuova generazione di musicisti holly-
re che, anticipando il minimalismo di Glass e woodiani e dimostra che l’eredità dei grandi
Adams, ha reso celebre Herrmann, mentre non è andata perduta. GB
Veramente una gradita riconferma del prorom- Kamen, Shearmur dimostra ottemperanza alla
pente talento di Edward Shearmur questo Sky lezione del compianto newyorkese nella pulizia
Captain and the World of Tomorrow. orchestrale e nelle frenetiche scritture per archi
Confermando le apprezzabili doti orchestrali rin- (“Calling Sky Captain”, “The Flying Wings
tracciate nel frenetico Johnny English, il giovane Attack”), anche se, in definitiva, lo spirito delle
compositore di K-Pax allaccia alla prima regia di numerose, valenti pagine d’azione (“Dynamite”,
Kerry Conran – luccicante omaggio CGI ai serial “Totenkopf’s Ark” – dove affiora il riempitivo inter-
avventurosi degli anni ’30 – un commento pre- vento corale) e delle limitate riflessioni melodiche
stante e vorticoso, dove i ponderosi riferimenti alla (“An Aquatic Escape”) è tutto da attribuire alla vin-
tradizione musicale di William Lava e Ron colante lezione musicale di Indiana Jones.
Goodwin, così come alle affini incursioni nel gene- Questa categorica immersione nei territori william- Edward Shearmur
re di contemporanei come Horner, non potrebbe- siani favorisce in più occasioni l’impressione di un Sky Captain and the
ro risultare più congeniali e dovuti. Rimanda infat- compito ben svolto, dove l’impronta autoriale evi-
ti proprio al Rocketeer horneriano l’imperante dente in Monte Cristo e Reign of Fire raramente
World of Tomorrow
(id - 2004)
tema principale (“The World of Tomorrow”, “Back riesce ad imporsi (“Flight to Nepal”, “Finding
to Earth”), schietta esclamazione eroica affidata Frankie”). Ma è certo un compito svolto ai più alti Sony Classical SK 92932
allo slancio trombettistico della London livelli, che ancora una volta assicura Shearmur 18 brani – Durata: 58’27”
Metropolitan Orchestra. Tastierista per Michael alla rosa dei più promettenti newcomers. GT
Hans Florian Zimmer, dopo varie nomination e Quindi niente di nuovo all’orizzonte per questo
l’Oscar vinto con la colonna sonora de Il re leone King Arthur, in cui l’autore tedesco sfodera tutte le
(1994), senza contare i Golden Globe per Il gla- sue armi compositive convenzionali, come l’uso
diatore (2000) e per il summenzionato film d’ani- massiccio, muscolare dell’orchestra, diretta dal
mazione della Disney, sembra essersi arenato nei suo protetto Nick Glennie-Smith (qui nella veste,
territori del blockbuster fracassone e privo di una insieme all’altro fido galoppino Rupert Gregson-
solida sceneggiatura che renda il film qualcosa di Williams, di compositore addizionale), e tutti gli
più che un semplice polpettone d’azione (vedi strumenti etnici e celtici che si possono immagina-
The Rock, Allarme rosso e Pearl Harbor), consi- re, considerata l’ambientazione storica del film:
derato che i promettenti inizi di carriera come addi- duduk, cornamuse e violini irlandesi in prima fila!
tional composer al servizio di Stanley Myers, ave- L’unico motivo d’interesse in tanta desolazione Hans Zimmer
vano fatto sperare ben altro. Le sue composizioni musicale è la bella canzone “Tell Me Now (What King Arthur (id - 2004)
per pellicole come A spasso con Daisy (1989), You See)”, tema portante della soundtrack, con la
Hollywood Records 5050467-4664-2-5
Two Deaths (1995) e La sottile linea rossa (1998) sospirante performance di Moya Brennan, cele-
sono da lodare, ma le ultime incursioni cinemusi- bre voce solista del gruppo irlandese Clannad, 7 brani (6 di commenti e 1 canzone)
cali, compreso L’ultimo samurai (2004), lasciano quest’ultimo responsabile di alcune interessanti Durata: 57’48”
ad un attento ascolto una sensazione di déjà colonne sonore new age, tra cui quella per la serie
entendu, tipica di molti recenti lavori horneriani. televisiva del 1984 Robin Hood. MP
Dopo le torbide fiumane roboanti degli mai stato amante del citazionismo, ma il lavo-
Uomini straordinari, l’inglese Trevor Jones - in ro di questo compositore mostra da par suo un
un periodo particolarmente prolifico a cavallo tale “rispetto” per i modelli, un tale irrefrenabile
di imponenti produzioni televisive e lavori per il senso del ritmo e del contrappunto (più che
grande schermo - si concede un vero e proprio smaglianti le sue orchestrazioni) e, soprattutto,
divertissement, per questa nuova trasposizio- un palpabile amore per la London Symphony
ne disneyana del capolavoro di Jules Verne Orchestra (qui in una performance quasi mira-
(ulteriore tentativo di rinfrescare la carriera di colosa, per quanto siamo ormai abituati all’ec-
un appassito Jackie Chan), giocando sapien- cellenza) che il risultato è un divertentissimo
temente con i luoghi comuni della letteratura patchwork di generi (fisarmoniche e can-can
musicale avventurosa. Jones giunge fino alla per le scene francesi, uno struggente tema Trevor Jones
citazione letterale (al limite del plagio) di diver- d’amore in stile orientale, pianoforti scordati Around the World in 80
si passaggi (tra gli altri) di quell’Hook - Capitan per il West, ecc.) che riesce a fare di necessi- Days (Il giro del mondo... - 2004)
Uncino di John Williams che, per tanta parte tà virtù. Tralasciando le tre inutili canzoncine Walt Disney Records 61103-7
degli appassionati di musica da film, rimane il pop, forse per una pellicola del genere non si 15 brani (3 canzoni)
paradigma dell’action score. Chi scrive non è poteva chiedere di più. PR Durata: 58’11”
Carter Burwell non è un compositore al quale con il Tiomkin per il film di John Wayne (La bat-
piacciono le strade facili del commento musica- taglia di Alamo, 1960), il compositore sembra
le. Il musicista prediletto dai geniali fratelli Coen interessato all’aspetto intimamente folkloristico
è infatti autore colto, sensibile e profondo, che della vicenda, dominato da traditional messicani
crede nel primato “verticale” della musica cine- (“La Zandunga”), pagine country e bluegrass
matografica, preferendo approcci abbastanza (“Listen to the Mockingbird Sing”), fino alle matri-
lontani da quelli classicamente imposti dall’indu- ci popolari d’ispirazione celtica (“Flesh and
stria cinemusicale hollywoodiana. Può quindi Honor”). L’approccio di Burwell è autentico e non
stupire un po’ vederlo al servizio di una pellicola si limita a semplici pennellate di colore orchestra-
hollywoodiana fino al midollo (produce Ron le, instillando questi elementi quasi in filigrana
Howard per la Disney) come è Alamo, sebbene nel corso della composizione e intelaiandoli con Carter Burwell
il compositore non disdegni – tra un film dei sapienza nella tessitura della partitura (“The Last The Alamo
Coen e uno di David Mamet – occasionali pun- Night”, “Deguello de Crockett”). Anche le pagine (Alamo, gli ultimi eroi - 2004)
tate nel cinema di cassetta (Ipotesi di complotto, più massicce (le sei parti di “The Battle of the Hollywood Records 5050467-2746-2-4
La figlia del generale). Ancora una volta, Burwell Alamo”) sono distanti, per sensibilità e stilemi, 26 brani - Durata: 55'44"
predilige un commento musicale “filologicamen- dalla grandeur sinfonica hollywoodiana: Burwell
te corretto”, evitando accuratamente qualsiasi lavora di mezzi toni e sfumature, dando un
tipo di magniloquenza sinfonica o di pesantezza senso di incombenza opprimente e fatale (“The
orchestrale. Forse anche per evitare paragoni Death of Crockett”, “Runaway Scrape”). MC
38 recensioni
Michael Mann ha sempre dimostrato profonda Davis, “Destino de Abril” dei The Green Car Motel
comprensione per i bisogni musicali delle proprie e i Calexico di “Güero Canelo”). Il commento ori-
produzioni televisive (si pensi alle vetrina pop alle- ginale si avvale degli adeguati interventi di James
stita per Miami Vice) e delle personalissime regie Newton Howard, Tom Rothrock (“Briefcase”,
cinematografiche. Nel suo recente Collateral, è “Rollin’Crumblin’”) e Antonio Pinto (“Car Crash”,
ancora tangibile l’attenzione alla contemporaneità “Requiem”). Howard, in una rigenerante pausa
sonora: trascinanti hit come “The Seed” dei The dall’impegno sinfonico degli ultimi anni, risponde
Roots e “Ready Steady Go” di Oakenfold si rive- aspramente martellante (“Max Steals Briefcase”,
lano calzanti alla sceneggiatura di Stuart Beattie. “Vincent Hops Train”) e debitamente rarefatto
Ma l’atmosfera post-moderna della pellicola è for- (“Island Limos”) al notturno scenario urbano. Il suo
James Newton Howard / AV temente sottolineata anche dai discreti interventi risolutivo “Finale”, con lo sciogliersi della chitarra
Collateral (id – 2004) degli Audioslave (“Shadow on the Sun”) e di elettrica, richiama direttamente al rockeggiante
Hip-O Records B000325902
Groove Armada (“Hands of Time”), mentre il cor- congedo dei Tangerine Dream da Thief (primo
16 brani (10 canzoni + 6 di commento)
poso repertorio di matrice ispanica ben si presta lungometraggio di Mann), a dimostrazione di
Durata: 52’05”
ad incorniciare il meltin’ pot di una Los Angeles quanto precisa e coerente continui ad essere
sempre più multirazziale (“Spanish Key” di Miles l’estetica audiovisiva del regista di Heat. GT
La musica per il cinema d’azione, dopo un conico tema d’amore (“Funeral Pyre”), il nevra-
periodo ripetitivo e incolore, ritrova finalmente stenico tema d’azione (una semplice ma ipnotica
autori dalla forte personalità e dal tratto inconfon- litania discendente), sottoposti ad ogni genere di
dibile. Tra questi John Powell, che torna ad occu- manipolazione, nei momenti più ansiosi diventa-
parsi delle vicissitudini di uno dei più realistici no fondamenta di prepotenti meccanismi ritmici.
agenti segreti mai visti al cinema, Jason Bourne, “The Drop”, “To the Roof” e “Berlin Foot Chase”
smemorato super assassino che cerca invano di sono ottime palestre in cui riscaldare il nostro
lasciarsi alle spalle uno scomodo passato di effe- coinvolgimento emotivo, pronti per l’esplosione
ratezze. Nel secondo episodio la regia innovativa della massa critica nel conclusivo “Bim Bam
e glaciale di Paul Greengrass trova un fibrillante Smash”, eloquente azimuth sonoro che raccon-
John Powell alleato nel dinamismo musicale di Powell, che ta, sotto vuoto spinto, uno strabiliante insegui-
The Bourne Supremacy riprende, senza noia, le tematiche e la timbrica mento automobilistico in Mosca. Chitarre e batte-
(id. – 2004) del film iniziale. Grazie ad un’incisione di inegua- rie preparano l’ingresso dell’orchestra per l’ecci-
Varèse Sarabande 302 066 592 2
gliabile nitore, l’orchestra tradizionale non resta tante deflagrazione finale. Chiude il CD la canzo-
13 brani - Durata: 48’19”
sepolta dalle componenti rock che la implemen- ne di Moby “Extreme Ways”, che si armonizza a
tano: batterie, chitarre elettriche, tastiere. Il malin- meraviglia con il sound di Powell. GB
Quale poteva essere il miglior modo per rac- Kline e Judd, oltre ad altri interpreti del film, fanno
contare la vita e la musica del leggendario com- la loro bella figura eseguendo classici quali “Night
positore americano Cole Porter, se non quello di and Day”, “Easy to Love”, “True Love”, “In the Still
rispolverarne le memorabili canzoni? Nella pelli- of the Night”, “Be a Clown”, in maniera impecca-
cola diretta da Irwin Winkler e interpretata da bile e con una voce sempre pronta a dare quel
Kevin Kline, nella parte di Porter, e Ashley Judd, tocco d’ironia e finezza che non guasta in un
nel ruolo della moglie e musa ispiratrice Linda, musical del genere. Logicamente la parte del
l’aspetto più importante sono le note canzoni che leone è rappresentata dalle ottime performance
hanno fatto la storia del musical. E la cosa ancor vocali dei ben più noti cantanti pop e dalla loro
più apprezzabile è stata la decisione dei produt- classe di interpreti. Basti ascoltare la sensualità
Cole Porter tori del film di affidare la performance di tali indi- jazzistica della Krall con “Just One of Those
De-Lovely (id. – 2004) menticabili brani alle maggiori star del pop odier- Things”, la swingante perfezione di Robbie
no, presenti anche nella pellicola nella loro veste Williams in “It’s De-lovely”, il latineggiante duetto
Columbia/Sony Music Soundtrax
517334 2
abituale di cantanti. Nomi quali Alanis Morissette, della Fabian con il cantante lirico Frangoulis in
19 brani – Durata: 60’02”
Robbie Williams, Mick Hucknall dei Simply Red, “So in Love”, la soffice leggiadria canora della
Sheryl Crow, Elvis Costello, Natalie Cole, Diana Cole in “Ev’ry Time We Say Goodbye” e la vigo-
Krall, Lemar, Vivian Green e Lara Fabian & Mario rosa possanza della Morissette in “Let’s Do It
Frangoulis. Ma non solo questi, perché anche (Let’s Fall in Love)”. MP
Autore molto attivo in televisione (ha pure mostra di sé in pezzi quali “Follow the Flower”,
vinto un Emmy Award per la colonna sonora “I Broke My Heart in San Francisco” e “The Old
della serie Buffy con Sarah Michelle Gellar), Man With the Flowers”, in cui chitarre, archi e
Christophe Beck ha composto e prodotto le piano vengono infine affiancati dall’orchestra al
musiche di questa commedia sentimentale i cui completo (diretta da Mike Nowak) che irrompe
protagonisti sono la sexy Diane Lane e il di lei con ariosa generosità. In “Roma” si parte con un
spasimante Raoul Bova, recentemente espor- pizzicato d’archi per poi finire con una gioiosa
tato in USA per il film Alien vs Predator. Data esplosione di tutta l’orchestra. “Blue Umbrellas”
l’ambientazione italiana della pellicola, la partitu- ci accompagna dolcemente tra le gocce di una
ra si prende la briga di fare l’occhiolino allo stile pioggia rasserenante; “What American Women
Christophe Beck musicale nostrano attraverso spruzzatine melo- Say” trasporta le parole d’amore di una donna
Under the Tuscan Sun diche rotiane. Sono anche presi in prestito gli al nostro cuore; “Katherine’s Fountain” rilassa
accenni armonici del Thomas Newman più con quel violino suadente e il temino rotiano che
(Sotto il sole della Toscana – 2003) distensivo (ad esempio Gli anni dei ricordi e Vi prende corpo con dolcezza. Un CD di piacevo-
Hollywood Records 5050467-0657-2-7 presento Joe Black). Il tema alla Nino Rota fa lissimo ascolto, delicato e ideale per il relax
30 brani – Durata: 48’11” capolino nei brani “Ice Cream”, “Wish you Were dopo una giornata di lavoro stressante. Unica
Here” e “Ode to San Lorenzo” dove imperano nota dolente, la brevità di molti brani, che non
mandolino, fisarmonica, piano e clarinetto, permette di godere appieno dell’intensità di
mentre le sonorità newmaniane fanno bella alcune pagine musicali. MP
recensioni 39
Dice Paolo Sorrentino: “Io scrivo con la scene sullo schermo è totale; tuttavia la
musica e la maggior parte delle scene è gradevolezza dell’insieme rende la colonna
nata già in sceneggiatura con questa sonora perfetta anche per un ascolto in
partitura musicale in sottofondo”. solitaria, durante il quale poter apprezzare i
Questa frase già dimostra con epifanica contrappunti elettronici di Pasquale
chiarezza la portata e l’importanza del tema Catalano che fanno da contraltare alla
di accompagnamento musicale alla base magia di brani quali “Scary World Theory” e
dell’ultima opera del regista. Ascoltando la “Saturn Nine” di Lali Puma, brani intensi ed
soundtrack per l’autore napoletano, non si emozionanti, e ad interpretazioni raffinate
può non utilizzare la definizione di “viaggio come quella di Ornella Vanoni in “Rossetto e Pasquale Catalano
sonoro”. Cioccolata”.
Viaggio impervio e difficile, una strada Le conseguenze
con molti picchi aspri e poche dolci discese, In definitiva, la partitura de Le dell’amore (2004)
ma appagante e sempre gradevole nel suo conseguenze dell’amore merita, come il film Radiofandango / Warner Music Italy
proporsi come minimale ma allo stesso del resto, più di un ascolto ed è da 16 brani (12 canzoni + 4 di commento)
Durata: 68’01’’
tempo ambizioso. considerasi come un must assoluto per gli
Come afferma lo stesso regista, l’aderen- appassionati melomani e non solo.
za della base e delle canzoni presenti alle ACh
40 recensioni
Dopo l’Oscar per il miglior documentario e mista di “Bush Waits… and Waits”), con riferi-
il César (il famoso premio francese) per il menti alle sonorità di Philip Glass per i docu-
miglior film del 2003 vinti con Bowling a mentari di Godfrey Reggio, che ci fiondano in
Colombine (id., 2002), Michael Moore ha fatto maniera decisa tra le immagini provocatorie,
di nuovo centro quest’anno a Cannes con la cruente, ironiche e amare del film. A questi si
Palma d’Oro assegnata al contestato docu- contrappongono i sinfonismi del “Cantus in
mentario di denuncia contro l’attuale governo Memory of Benjamin Britten, for String
Bush, Fahrenheit 9/11, di cui recensiamo l’in- Orchestra & Bell” (una drammatica ascensio-
trigante e piacevole colonna sonora. Che si ne degli archi in ricordo della strage dell’11
presenta ricca di evergreen pop & rock degli settembre) e il tema che è diventato l’icona
Jeff Gibbs / [Link]. anni ’70 e ’80, tra le quali “Shiny Happy musicale western per eccellenza: “The
Fahrenheit 9/11 (id – 2004) People” dei R.E.M., “Cocaine” di J. J. Cale, Magnificent Seven Theme”, del compianto
“We Gotta Get Out of This Place” di Eric Elmer Bernstein, che raffigura una vignetta
Warner Bros / Rhino 8122-78434-2
Burdon e “Aqualung” di Jethro Tull. Il CD con- sarcastica dei grandi politicanti della terra:
16 brani (8 di commento + 8 canzoni)
tiene anche le musiche originali eseguite da davvero esilarante! Ma la chicca assoluta è
Durata: 60’51”
Jeff Gibbs, già collaboratore del filmaker, poli- “Theme from ‘Greatest American Hero’
tico e giornalista Moore per la citata pellicola (Believe It Or Not)” che nel 1981 arrivò ai primi
premio Oscar: brani minimalisti (gli incessanti posti delle classifiche americane, cantato da
ostinati di “Weapons of Deceit” e “All They Joey Scarbury e composto da Mike Post per il
Ask”, lo psichedelico “Deserter” e il piano inti- mitico telefilm Ralph Supermaxieroe. MP
E’ raro vedere così tanti artisti coinvolti in dall’onnipresente Justin Timberlake, degne
un progetto comune: lungi da noi dare una di nota sono sicuramente “Chines of
qualsiasi valutazione politica all’evento, ma Freedom” del Boss, in una emozionante
il fatto che calibri come Springsteen, Pearl versione live, “With God on Our Side” di
Jam, Bob Dylan abbiano deciso di Dylan, “Know Your Rights” dei compianti
sostenere il film di Moore, è segno che qual- Clash e la frenetica “Boom!” dei System of a
cosa nel rapporto cinema-politica-musica Down.
sta cambiando, negli Stati Uniti. Moore, sempre efficace nello scegliere i
A noi interessa solo il terzo aspetto e la pezzi a corredo dei suoi film, ed anche
compilation di canzoni a supporto di produttore esecutivo di questa compilation,
[Link]. Fahrenheit 9/11 propone pezzi rock e pop di si dimostra ottimo assemblatore di brani e
Songs And Artists grande successo e facile presa. Accanto a grande intenditore di musica.
That Inspired hit commerciali come “Where Is The Tutti i pezzi sono legati assieme da un filo
Fahrenheit 9/11 (2004) Love?”, pezzo che ha lanciato nell’olimpo rosso che conduce ad un unico messaggio:
dello star system i Black Eyed Peas (gruppo basta con la guerra e con Bush.
Epic/Sony Music EPC 518700 2
14 canzoni – Durata: 65’11’’
peraltro eccellente), qui accompagnati ACh
Arriva alla fine anche in Italia uno dei come Notorius e Love Will Tears Us Apart).
primi cult movie del nuovo millennio, molto Le tastiere, con intrusioni di voce femminile
discusso nei forum di Internet, dove anche solista, rivangano un sound che a tratti fa
gli appassionati italiani di cinema fantastico, pensare ai Tangerine Dream. Andrews intes-
ancora prima di vederlo, sono stati sedotti se un’incerta scenografia onirica, perfetto
dal fascino del messaggio iniziatico conte- proscenio per il percorso allucinatorio del
nuto in questa pellicola curiosa ed eversiva. giovane Donnie. Ascolto difficile, che proprio
Vedere oggi questo caotico apologo sul come il film non va affrontato con troppa leg-
destino dell’umanità, raccontato attraverso i gerezza, il disco propone valzer post moder-
sogni apocalittici (e soprattutto gli incubi) di ni (“Liquid Spear”), cantilene tristi e mania-
Michael Andrews un solo, triste ed angosciato figlio del 2001, cali (“Did You Know Him?”, la canzone “Mad
Donnie Darko (id. – 2001) fa sembrare, per paradosso, di essere diret- World”), meditazioni sospese (“Tangent
Sanctuary SANPR251
ti protagonisti di uno dei balzi temporali che Universe”) e dà il meglio di sé nelle cadenze
18 brani - Durata: 31’34”
si ipotizzano nell’originale racconto di urgenti e metalliche con cui si sottolinea il
Richard Kelly. Lo score elettronico di riapparire dell’incubo ricorrente di Donnie, il
Michael Andrews è disponibile in versione profetico coniglio gigante e il suo spavento-
singolo o doppio CD (quest’ultimo con un so messaggio di morte (“Manipulated
disco di sole canzoni, tra cui hit degli ’80 Living”, “Slipping Away”). GB
Musica come panacea dei corpi. Il mira- rello, bouzouki, tamborra e un quartetto d’ar-
colo, terzo film del leccese Winspeare, ha chi straordinario conducono in terre lontane.
come protagonista un dodicenne che, risve- Ritmi dagli accenti gitani, persi in echi orien-
gliatosi dal coma dopo un incidente, si con- taleggianti (“Golfo ionico”), si alternano ad
vince di poter guarire le persone. Magia, reli- atmosfere più curiose tra cui spicca “Tempu
gione, superstizione si mescolano in un’at- veru”. In questo brano lamenti spettrali si
mosfera propizia a raccontare i movimenti intersecano su un impianto malinconico in
dell’anima. cui fa capolino un agitato ritmo tribale (tam-
Donatello Pisanello e Cinzia Marzo confe- burello, tamborra, triangolo), alleggerito da
zionano un CD ricco di suggestioni musicali. un violoncello che dopo poco scompare. Poi
Donatello Pisanello, La voce della Marzo avvolge e incanta, con- arriva la virata nel folklore partenopeo rivisi-
Cinzia Marzo ferendo ai vari brani un’atmosfera iniziatica, tato in tono ieratico (“Menevò”).
Il miracolo (2003) a tratti mistica. Sussulti onirici di mugolii Musica carica di sonorità sospese e
Minus Habens Records MHSCOO2 vagamente gerradiani trascinano in un giro- vocalismi eterei. Un lavoro ispirato, dai toni
7 brani (4 di commento + 3 canzoni) tondo di emozioni, sospese in un fiato che drammatici e fortemente evocativi, ideale
Durata: 47’13’’ arrendevolmente si esaurisce (“Miracolo”). per assecondare i moti dell’animo quando
Spiccano brani incalzanti in cui voce, tambu- l’ansia incombe. BZ
grandi classici 41
È il primo album postumo nella storia della conto dalle discontinuità narrative che ne sner-
produzione discografica dedicata a Jerry vano l’impatto. Neanche Goldsmith, con il suo
Goldsmith. Douglass Fake, fondatore vibrante multitasking sonoro, diviso tra ballate
dell’Intrada, amico e sincero ammiratore del mariachi e chitarre elettriche, risolleva la pelli-
musicista, cura quest’edizione definitiva di cola dalla sua mediocrità. Depurata dalle
Bandolero!, doveroso tributo al genio scompar- immagini, questa versione finalmente completa
so, il cui ascolto rinnova per forza il cordoglio di della partitura guadagna interesse. La impre-
quest’estate. La qualità eclettica dell’opera di ziosisce un missaggio sonoro cristallino, che
Goldsmith, ben evidenziata in queste pagine esalta la strumentazione “di contorno”, sorpren-
briose, dove il virtuosismo avanguardistico si dentemente esotica e moderna, che si amalga-
mescola a episodi di malinconico folclore, ma alla perfezione con gli strumenti sinfonici Jerry Goldsmith
accentua la consapevolezza della gravità della classici. I due temi principali sono protagonisti Bandolero! (id. – 1968)
perdita. Il film western Bandolero! è un imper- delle ben note acrobazie espositive di Intrada Special Collection Vol. 16
fetto melodramma datato 1968, che anticipa Goldsmith, mentre non sfuggono alcune escur- 27 brani - Durata: 75’48”
situazioni del più famoso Mucchio selvaggio di sioni nelle singolarità sonore che renderanno (Nuova edizione completa / Durata: 44’13”
Peckinpah. Le star coinvolte (James Stewart, celebre l’imminente Pianeta delle scimmie. Un + Demo tracks / Durata: 3’30”
+ Versione con missaggio
Dean Martin, Raquel Welch) non salvano il rac- tributo doveroso, ma che intristisce. GB originario / Durata: 27’55”)
La base lunare Alpha, con i suoi 311 soprav- telefilm), Alan Willis, Harry Sosnik, Robert Farnon
vissuti alla tremenda esplosione nucleare che ha e altri. Ogni episodio viene rievocato dallo score
portato la Luna a uscire dall’orbita terrestre, vaga corrispondente, ridotto in forma di suite. Alcune di
nello spazio infinito, in balia di mille creature alie- queste sequenze sono di lunga durata, e a far da
ne, alla ricerca di un pianeta abitabile: questo in collante è il famoso tema dei titoli di testa e di
sintesi il plot di una delle serie fantascientifiche coda della serie, proposto anche nelle versioni
più famose della TV, costituita da 48 episodi. La alternativa ed estesa. A farla da padrone sono le
Silva Screen ha raccolto in un singolo CD le drammatiche e intense composizioni grayane,
musiche originali di ben 11 puntate della prima con passaggi tematici che ricordano il John Barry
stagione. Anche se nella custodia del disco viene dei primi 007 e il Miklòs Ròzsa dei kolossal stori-
accreditato come autore e direttore delle musi- co-biblici: emblematiche, a questo riguardo, sono Barry Gray
che soltanto il compositore Barry Gray, in realtà le tracks dalle puntate intitolate Breakaway Space: 1999 – Year 1
vi troviamo diversi contributi musicali di autori più (“Separazione”) e Black Sun (“Sole nero”). Non (Spazio 1999 –1975)
o meno misconosciuti come Mike Hankinson (il mancano però anche spruzzate di progressive,
Silva Screen FILMCD 608
suo brano, “Alien Attack (The Astronauts)”, pode- rock, lounge, classica e pop in molti dei 28 brani
28 brani – Durata: 79’39”
roso e frenetico, con quell’uso araldico degli otto- incisi. Nel ricco libretto accompagnatorio potrete,
ni, è il migliore di tutto il CD), Giampiero fra l’altro, leggere la terza parte della biografia di
Boneschi, Vic Elms (che condivide, insieme a Barry Gray (le prime due le trovate nei volumi 1
Gray, la paternità della celebre sigla pop-rock del e 2 dei CD di Thunderbirds). MP
Per meglio apprezzare l’ascolto di questa Forse per allontanare il sospetto di ripetitività,
imponente partitura sinfonica, impregnata del l’approccio del compositore è più orientato ad
poderoso e sanguigno lirismo, della grinta un lirismo nostalgico, che comunichi sensazio-
epica e dell’estro sentimentale che hanno reso ni di perdita e desiderio di riscatto. Lo stesso
inconfondibile lo stile di Basil Poledouris, è pre- Poledouris chiama in causa le raffigurazioni
feribile dimenticare la fonte televisiva che l’ha della “terra americana” tramandate nella musi-
ispirata. Concepito per celebrare gli intramonta- ca di Aaron Copland. L’opera complessiva è
bili principi che animano lo spirito americano, il vastissima: sono state incise oltre otto ore di
torrenziale sceneggiato televisivo Amerika suono piacevole! Stupisce che sia rimasto ine-
diretto da Donald Wrye si è inventato l’occupa- dito fino ad oggi un lavoro così variegato e
zione sovietica dell’intero territorio degli Stati appassionante. Il lodevole prodotto della Basil Poledouris
Uniti, occasione per un melodrammatico rac- Prometheus recupera dall’oblìo solo una picco- Amerika (id. – 1987)
conto di famiglie divise, di eroici conflitti interni, la parte dell’opera, ma fornisce una bella scelta Prometheus PCR 519
di una ribellione clandestina all’odiosa domina- di momenti alti. Unico, piccolo rimprovero 25 brani - Durata: 75’39”
zione. Poledouris si ritrova coinvolto con una all’etichetta, di non saper proporre i suoi titoli
variante del plot di Alba Rossa, che aveva migliori con una veste editoriale che sia più
musicato anni prima per l’amico John Milius. appropriata ed accattivante. GB
42 grandi classici
La colonna sonora scritta da John Barry per sicuramente “The John Dunbar Theme” e “Two
Balla coi lupi (Dances with Wolves, 1990) di Socks/The Wolf Theme”), e la cornice musicale
Kevin Costner è entrata molto velocemente nel delle sequenze più importanti è sempre diversa
novero dei massimi conseguimenti del composi- ed originale: basti ascoltare “Journey to Fort
tore inglese e della storia della musica da film tout Sedgewick”, “Pawnee Attack” o “Rescue of
court. Stilisticamente imparentata all’altrettanto Dances With Wolves”. Questa nuova edizione
celebre partitura vergata da Barry per La mia rimasterizzata ed estesa della colonna sonora
Africa (Out of Africa, 1985), Balla coi lupi è un originale di Balla coi lupi era uno fra i dischi più
classico esempio dello stile epico e romantico di attesi dagli appassionati di mezzo mondo che ora
questo musicista, costruito su amplissime cam- possono finalmente godersi nella sua completez-
John Barry pate melodiche affidate al timbro caldo e pastoso za l’iniziale “Looks Like a Suicide” o la versione fil-
Dances With Wolves degli archi e dei legni, cui rispondono, solenni e mica di “The Buffalo Hunt”. Purtroppo, contraria-
(Balla coi lupi – 1990) maestosi, i corni. Ciò che differenzia questo mente a quanto viene sbandierato in copertina,
Sony Music – Epic/Legacy EK 63555 score è però la straordinaria prodigalità di temi ed manca all’appello ancora un buon numero di
22 brani + 2 bonus
invenzioni melodiche: tutti i personaggi principali segmenti musicali più o meno importanti: piccolo
tracks – Durata: 75’46” beneficiano di un loro leitmotiv (i più celebri sono neo di un CD altrimenti perfetto. AC
La genialità e l’unicità di John Barry risiedono legni e archi, colorata appena di accenni etnici
soprattutto in un aspetto fondamentale, una attraverso l’uso di marimba e percussioni africa-
qualità che ha sempre distinto la carriera di que- ne. Immancabile (come in ogni colonna sonora
sto straordinario musicista: la semplicità. Le par- dei sixties) la versione cantata del tema principa-
titure cinematografiche del compositore britanni- le, affidata in questo caso ai versi di Don Black e
co sono state sempre graziate da questo tocco, alla voce di Matt Monro. Curioso poi notare
qualcosa di cui molti autori contemporanei difet- come in questa partitura risiedano i primi accen-
tano. Nata libera – partitura che valse al musici- ni di uno stile che Barry riutilizzerà, con più matu-
sta ben due premi Oscar – è un esempio calzan- rità e sapienza, in pellicole come La mia africa
te dell’approccio di Barry all’arte del film scoring: (1985) e Balla coi lupi (1990). La registrazione è
John Barry un unico tema centrale (“Born Free”, un’ampia una rilettura fatta da Barry appositamente per
Born Free melodia pastorale che ben descrive i grandi l’album originale pubblicato nel ’66 (a quanto
(Nata libera – 1966) spazi della natura africana), modulato e variato pare i master delle sessioni effettuate per il film
Film Score Monthly Vol. 7 No. 10
con gusto e sapienza a seconda delle circostan- sono stati smarriti o distrutti), che qui viene pub-
12 brani - Durata: 39’55”
ze e delle situazioni narrative. Barry sceglie di blicato per la prima volta su CD dai colleghi d’ol-
commentare il film con un tono leggero, gaio e treoceano di Film Score Monthly, rimasterizzato
vivace (“Elsa at Play”, “Waiting for Joy”), quasi e arricchito da un corposo libretto accompagna-
“disneyano”, contraddistinto da un’orchestrazio- torio a cura di Jon Burlingame, critico cinemusi-
ne lucidissima che mette in risalto soprattutto cale del Los Angeles Times. MC
Sebbene saldamente ancorate al sinfonismo Ford. La partitura è generosa soprattutto nella
mitteleuropeo del tardo Ottocento, le partiture cura meticolosa dell’orchestrazione e nell’elabo-
per il cinema di Franz Waxman sono sempre razione del materiale tematico, evidente soprat-
attraversate – talvolta in filigrana, altre volte in tutto in un paio di numeri (“Hanging Scene” e
maniera più vistosa – da sussulti e umori decisa- “The Villain’s Death”, ricchi inoltre di dissonanze
mente più moderni e vicini alla sensibilità nove- e stilemi novecenteschi). Waxman riesce inoltre
centesca, rendendo così il compositore uno dei a rimanere estraneo – salvo alcuni obbligati epi-
più sfaccettati e complessi della cosiddetta sodi (“A New Territory”, “Osage Street Scene”) –
Golden Age. Cimarron non fa eccezione in tal alla scrittura western coplandiana già allora
senso, nonostante la bolsaggine e la pedanteria ampiamente saccheggiata dal cinema, preferen-
Franz Waxman della pellicola diretta da Anthony Mann, al quale do colorare le sue pagine di influenze mitteleuro-
Cimarron (id. – 1960) Waxman regala una partitura molto ricca e com- pee e di un “fuoco” russo particolarmente acce-
plessa. La struttura episodica e lo scarso svilup- so (“The Land Rush”, una furiosa pagina piena
Film Score Monthly Vol.7, N°11
po dei personaggi costrinsero il compositore a di ritmi dispari che commenta la celebre sequen-
22 brani - Durata: 79’37” costruire uno score incentrato soprattutto sul za – ripresa letteralmente in Cuori ribelli di Ron
nobile e crepuscolare tema principale (“Main Howard – della gara per la conquista dei lotti ter-
Title”), sottoposto a egregie ed efficaci modula- rieri). FSM pubblica la versione integrale dello
zioni. Waxman introduce poi un bel tema, basa- score, rimasto fino ad oggi inedito, in una son-
to su una melodia popolare tedesca, dedicato tuosa edizione che comprende i numerosi brani
alla storia d’amore tra Maria Schell e Glenn scartati dal montaggio finale del film. MC
Il nome di André Previn è sicuramente fra i colonne sonore scritte dal compositore tedesco
più prestigiosi della Golden Age musicale di per due film di serie B della MGM: La pistola
Hollywood. Ciò nonostante, molte fra le sue par- sepolta (The Fastest Gun Alive, 1956), un
titure migliori sono legate a film oggi dimenticati western con Glenn Ford, e L’evaso di San
e, della sua ormai conclusa carriera di musicista Quintino (House of Numbers, 1957), film carce-
cinematografico (da alcuni decenni, Previn è un rario con Jack Palance, entrambi diretti da
celebrato direttore d’orchestra, oltre che compo- Russell Rouse. Si tratta di composizioni che,
sitore sinfonico e operistico), la critica preferisce specie nel secondo caso, surclassano i film per
ricordare il ruolo di music director e arrangiatore i quali sono state create: moderne e ricche di
in musical quali Baciami, Kate! (Kiss Me Kate!, inventiva, prive di molti dei cliché musicali tipici
André Previn 1953), Gigi (id., 1958) e My Fair Lady (id., 1964). del cinema hollywoodiano di genere. Come nota
The Fastest Gun Alive / Fra i suoi risultati più duraturi come autore di Jeff Eldridge nell’accurato libretto del CD, sono
House of Numbers (La pistola musica da film, è perlomeno d’obbligo ricordare evidenti nella scrittura di Previn le influenze di
sepolta – ’56 / L’evaso di San Quintino – ’57) Il figlio di Giuda (Elmer Gantry, 1960) e Lo stra- autori contemporanei quali Shostakovich,
Film Score Monthly Vol. 7 No. 7
no mondo di Daisy Clover (Inside Daisy Clover, Hindemith, Bartók e Stravinksy. In definitiva, un
15 brani: 37’36” + 10 brani: 38’35”
1965). Questo nuovo disco edito da Film Score ottimo disco che ci sentiamo di raccomandare
Durata totale: 76’11” Monthly recupera le incisioni originali delle specialmente a collezionisti e appassionati. AC
cult corner 43
Nuovo tributo della Cinevox allo Spaghetti- Trascinante è l’incedere di “Roy Colt” di
Western, West Goes to Pop raccoglie 16 brani Piero Umiliani, dal film Roy Colt & Winchester
tratti dai più noti film del genere, composti da Jack di Mario Bava: uno dei brani migliori.
grandi Maestri come Piero Umiliani, Luis Originale il western-samba di “E’ tornato
Bacalov, Augusto Martelli, Bruno Nicolai e Sabata, hai chiuso un’altra volta” di Giombini,
Marcello Giombini. Proprio quest’ultimo apre la così come sorprende Bobby Solo nel ruolo di
raccolta con “Ehi amigo c’è Sabata” (tratta dal voce solista per “Ringo Come to Flight” di
film omonimo del ’69) che si fa notare per i Bruno Nicolai.
numerosi samples vocali che ripetono il titolo Melodicamente ineccepibile “Don’t Lose
del pezzo su una classica struttura musicale a Control” dei fratelli De Angelis, direttamente dal
base di tromba e chitarra. film di Enzo Barboni E poi lo chiamarono il [Link].
Un classico è il tema conduttore di Django magnifico. West goes to pop (2004)
(regia di Sergio Corbucci), scritto da Bacalov e C’è spazio anche per Gianni Ferrio,
Cinevox CDMDF-357
cantato da un ispirato Rocky Roberts. Sublime Francesco De Masi e il trio Bixio-Frizzi-
16 brani – Durata: 47’12”
il lavoro di arrangiamento in “King for a Day” di Tempera in questo CD che è un doveroso
Augusto Martelli (su testo di Paolo Limiti), brano omaggio ad un genere che tanto ha appassio-
portante di Sartana nella valle degli avvoltoi. nato gli italiani. Luca Cirillo
Sono passati più di venticinque anni dalla no il clima al tempo stesso drammatico e
prima visione del film culto per eccellenza spensierato (del resto, l’intero film è giocato
del cinema italiano, quel Maladolescenza su un delicato equilibrio di amore e morte ed
che oggi farebbe venire un infarto al Moige alterna momenti leggeri ad altri decisamen-
intero e farebbe piovere “come nespole” te più cupi). Il tema principale viene ripropo-
accuse di perversione e pedofilia ma che, sto in più versioni suonate con gli strumenti
nel 1977, si inseriva, senza che la censura più disparati.
lo degnasse di particolare attenzione, nell’al- Pippo Caruso (sì, proprio il mitico diretto-
lora ricco filone cinematografico che aveva re d’orchestra di baudiana memoria) allesti-
in David Hamilton il suo vate e in Bilitis la sce una partitura molto varia e in linea con le
sua pellicola regina. La colonna sonora di colonne sonore dei film di “quel” tipo e di Pippo Caruso
Maladolescenza, di eccellente fattura, gioca “quel” periodo, ma riesce al tempo stesso a Maladolescenza (1977)
interamente sull’alternarsi di violini, stru- dare un tocco di originalità all’insieme dei Digitmovies CDDM 022
menti a fiato e cori infantili che provocano un brani. L’ascolto, anche separato dal film 27 brani – Durata: 51’48’’
certo senso di spaesamento nell’ascoltato- (cosa inevitabile, visto che la pellicola è
re, ma caratterizzano perfettamente l’atmo- sostanzialmente irreperibile oggigiorno)
sfera bucolica della pellicola e ne sottolinea- risulta molto gradevole. ACh
44 cult corner
Terzo CD della serie Bruno Nicolai in gial- Cantori Moderni di Alessandroni (senza conta-
lo, dopo Perché quelle strane gocce di sangue re la performance al sitar dello stesso M°
sul corpo di Jennifer? e Il tuo vizio è una stan- Alessandro Alessandroni), le musiche compo-
za chiusa e solo io ne ho la chiave (recensiti ste, orchestrate e dirette da Nicolai ci vengono
entrambi nel numero 7 della nostra rivista), e presentate con una migliore veste audio rispet-
terza pellicola del 1972 ad avere come prota- to al vinile del 1972 (ormai introvabile) e con
gonista femminile la splendida Edwige ben 15 brani inediti in più, che ci concedono
Fenech, ossessionata da orrendi incubi e anche la possibilità di ascoltare il romantico
costretta a esorcizzarli con una messa satani- tema principale, “Magico incontro”, nelle sue
ca (sic!). Il Maestro Bruno Nicolai, esperto in più svariate esecuzioni: ora per flauto solo, ora
Bruno Nicolai atmosfere musicali per horror simil-argentiani per l’erotico vocalizzo della Dell’Orso, non
Tutti i colori del buio (1972) ecultpolanskiani (vedi la colonna sonora del film
L’anticristo, composta in collaborazione
dimenticando la versione lounge nel brano 24
e quella oscura nel 26. Altro tema da menzio-
Digitmovies CDDM019
con Ennio Morricone) ci sommerge di disso- nare è “Sabba” (presente in tre versioni), che
29 brani – Durata: 77’52”
nanze, atonalità, stridii d’archi, un sitar impaz- prima “A cappella” e poi con psichedelici arran-
zito, sospiri lussuriosi e melodie rassicuranti giamenti beat ci trascina tra le orgiastiche cele-
dopo tanto peregrinare tra le ombre malefiche brazioni per il Diavolo. Nel libretto del CD tro-
del buio. Con l’efficace supporto dei perfetti verete molte immagini tetre della pellicola e il
vocalizzi di Edda Dell’Orso e il coro de I suo manifesto originale. MP
Ci voleva proprio una raccolta che ren- Morricone, quattro di Armando Trovajoli e
desse omaggio alla vocalist regina delle Piero Piccioni, due di Stefano Torossi (notare
colonne sonore della Golden Age italiana. come il suo tema principale tratto dalla pelli-
Colei che ha dato voce alle melodie morrico- cola L’età del malessere ricordi molto da vici-
niane di C’era una volta il West e C’era una no quello di Francis Lai per Un uomo, una
volta in America; ma non solo a quelle, per- donna) e uno per Roberto Pregadio (anche
ché le sue eccezionali doti canore hanno in tandem con Franco Bixio), Bacalov, Berto
accompagnato i temi di molti altri grandi Pisano e Bruno Nicolai. La chicca assoluta di
compositori nostrani, da Trovajoli e Piccioni a tutto il CD è la “Edda’s Cover Version” del
Bacalov e Nicolai. La Hexacord, etichetta leitmotiv di C’era una volta il West: un tema
[Link]. esperta nel ridare nuovo lustro a musiche da intramontabile, un’esecuzione da brivido
Al cinema con Edda film più o meno note del cinema made in lungo la schiena! Da segnalare anche il mor-
Dell’Orso (2004) Italy, ci propone ben 23 brani - di cui uno bido lounge sfuggente di “Love is a Woman”
Hexacord HCD-9306 (quello di Luis Bacalov dal film La supertesti- da Il commissario Pepe di Trovajoli, come
23 brani – Durata: 60’01” mone) per la prima volta su CD e otto prece- pure l’arabeggiante e grottesco brano da
dentemente non incisi su vinile – dominati Ciao, Gulliver (in realtà le prove della sessio-
dal timbro inconfondibile e sensuale di Edda ne di registrazione originale degli anni ’70)
Dell’Orso. Sono presenti otto brani di Ennio del compianto Piccioni. MP
Pur non parlando di musica da film, dello staff artistico della Ricordi per l’ot-
questo libro ha attirato la nostra atten- timizzazione di artisti famosi, tra i quali
zione perché, come dice lo stesso Vanoni, Paoli, Tenco, Gaber e De
Maestro Ennio Morricone nella sua pre- André, e ha curato un corso di estetica
sentazione al testo boneschiano: Il pic- musicale presso il Conservatorio di
colo – solo di dimensioni – libro di Milano. Per meglio comprendere l’im-
Giampiero Boneschi ha la qualità portanza di questo trattato, dopo la sen-
“unica” di spiegare a tutti le ragioni tita prefazione morriconiana, è fonda-
del“Perché della musica…”, e lo spiega mentale riportare le parole con cui l’au-
ai curiosi, agli appassionati, ai dilettanti tore del lavoro letterario in questione
amatori e anche ai professionisti, cioè a motiva il bisogno di doverne divulgare
tutti, nella maniera più chiara e più un altro, in aggiunta a quelli altrettanto
semplice per far comprendere tutte le rilevanti di De Sanctis, Schönberg,
meravigliose fasi del progresso Setaccioli e De Ninno: Scrivo questo
scientifico e pratico di questa straordi- libretto per coloro che non hanno con-
naria arte. sapevolezza di cosa sia la musica, Giampiero Boneschi
L’autore del libro, Giampiero come si produca, come si dovrebbe
Boneschi, ha alle spalle una bella car- ascoltare. […] Concedetemi la presun- Fa Sol La Si… perché?
riera nel cinema, nella TV e in pubblici- zione di poter essere utile con i miei Prefazione di Ennio Morricone
tà come compositore, arrangiatore e “perché” ai quali intendo rispondere con 82 pagine bianco e nero
pianista. semplicità e chiarezza… Il libro si arti- Euro 8,00
Ha composto, orchestrato e diretto cola in varii capitoli, tra i quali sono par- Isbn 88-88849-04-1 GZ39
musiche per storici varietà della RAI ticolarmente interessanti quelli dedicati Ed. Giancarlo Zedde – Torino
quali Uno Due Tre, Lascia o raddoppia, al “suono”, al “ritmo” e all’“armonia”; ([Link]) 2004
Canzonissima, Radiotelefortuna, e molti oltre alle pagine relative all’utilizzo
altri. Inoltre ha sonorizzato le trasmis- dell’“orchestrazione”. Ne “l’orchestra e il
sioni di Mediaset OK il prezzo è giusto, suo direttore”, si analizzano le diverse
Il gioco dei nove, Scherzi a parte e famiglie strumentali, come “i legni”, “gli
Stranamore, oltre ad essersi aggiudica- archi” o “gli ottoni”, senza dimenticare
to il premio del Ministero della Pubblica l’uso dell’“elettronica”… il tutto in manie-
Istruzione per le musiche del film d’ani- ra comprensibile anche per un neofita.
mazione West and Soda. Ha fatto parte Massimo Privitera
46 pino insegno
Un
collezionista
DOC
Intervista a Pino Insegno
di Anna Maria Asero e Massimo Privitera