STORIA
17 marzo 1861: nascita dello Stato italiano
Il 17 marzo 1861 viene proclamato ufficialmente il Regno d’Italia, con re
Vittorio Emanuele II. Questo evento segna la conclusione di una prima fase del
processo di unificazione, anche se mancano ancora territori importanti come il
Veneto e Roma.
Prima di questa data, attraverso plebisciti e annessioni, entrano a far parte del
Regno di Sardegna (che poi diventa Regno d’Italia) diversi territori: Toscana,
Emilia-Romagna, Marche e Umbria.
Formazione del nuovo Stato e del Parlamento
Con la proclamazione del Regno d’Italia si forma il primo Parlamento
italiano, composto da rappresentanti provenienti dai vari territori annessi,
compreso l’ex Regno delle Due Sicilie. Figure come Francesco Crispi sono
presenti nella vita politica nazionale; Rosolino Pilo muore invece nel 1860,
quindi non partecipa al Parlamento del nuovo Stato.
Il nuovo Regno estende a tutta l’Italia lo Statuto Albertino, cioè la
costituzione concessa nel 1848 nel Regno di Sardegna. Questo garantisce
formalmente l’uguaglianza giuridica dei cittadini, ma nella pratica restano forti
differenze sociali ed economiche.
Problemi dell’unità d’Italia
Subito dopo l’unità emergono numerosi problemi strutturali:
Lingua
L’Italia è profondamente divisa linguisticamente: la maggior parte della
popolazione parla dialetti. L’italiano standard si diffonde lentamente grazie alla
scuola e anche all’opera di Alessandro Manzoni, ma il processo è lungo e non
immediato.
Differenze economiche e sociali
Il Sud percepisce l’unità come una sorta di “colonizzazione” da parte del
Nord. Questo alimenta una forte resistenza sociale. Inoltre:
esistono sistemi diversi di pesi e misure, che rendono difficile il
commercio, come l’utilizzo del tumolo al posto dell’ettaro per misurare
la terra (1 ha = 5 tumoli);
l’economia è molto disomogenea;
al Sud ci sono pochi investimenti rispetto al Nord.
Scuola obbligatoria
L’introduzione dell’istruzione obbligatoria incontra opposizione soprattutto nel
Sud, perché sottrae manodopera giovane alle famiglie contadine.
Leva obbligatoria
La leva militare di circa due anni è un altro elemento di forte malcontento:
anche qui si sottraggono braccia al lavoro agricolo.
UNITÀ POLITICA → IMPOSIZIONE DI MODELLI DEL NORD → RESISTENZA DEL SUD →
TENSIONI SOCIALI
Organizzazione dello Stato
Dopo l’unità si afferma un modello di accentramento amministrativo,
ispirato al sistema piemontese: lo Stato è fortemente centralizzato. Avviene
cioè un rafforzamento del potere centrale. L’amministrazione viene uniformata
su tutto il territorio nazionale. Nascono gli uffici statali e una burocrazia
nazionale, ma tutto è gestito secondo il modello del Piemonte, senza tener
conto delle differenze locali.
Questione agraria e mezzadria
Altri ostacoli erano presenti nel settore maggiormente sviluppato al Nord: il
settore primario. Per dividere la produzione dei campi si usava la mezzadria,
un sistema agricolo già diffuso in Italia centrale (soprattutto Toscana) da secoli.
Consiste nella divisione a metà del prodotto tra proprietario e contadino.
Nel Sud invece prevalgono i latifondi, grandi proprietà terriere poco
produttive. Questo accentua il divario economico tra Nord e Sud.
Reazioni nel Sud e nascita del brigantaggio
La popolazione meridionale reagisce con varie forme di opposizione:
rifiuto delle riforme;
boicottaggio delle istituzioni;
sostegno a rivolte locali.
I nobili legati ai Borbone (la vecchia dinastia del Regno delle Due Sicilie)
contribuiscono a fomentare la ribellione: da qui nasce il fenomeno del
brigantaggio.
I briganti:
attaccano simboli dello Stato;
compiono saccheggi e azioni violente;
si oppongono alle nuove leggi.
Non sono solo “ladri”: il fenomeno ha anche una dimensione politica e sociale.
La repressione dello Stato è molto dura:
arresti;
fucilazioni;
intervento militare.
Questo però spesso peggiora la situazione, perché parte della popolazione
vede i briganti come vittime e si schiera contro lo Stato.
Intervento dello Stato nel brigantaggio: Destra storica
Dopo l’unità, il governo è guidato dalla Destra storica, che affronta il
brigantaggio con una repressione militare sistematica.
MALCONTENTO SOCIALE → BRIGANTAGGIO → REPRESSIONE → AUMENTO TENSIONI
Morte di Cavour e obiettivi politici
Camillo Benso di Cavour muore nel giugno 1861, poco dopo l’unità. Il suo
ruolo era stato fondamentale nel processo di unificazione.
Dopo la sua morte, la Destra storica continua il suo progetto politico:
completare l’unità territoriale (Roma e Veneto);
rafforzare lo Stato;
unificare culturalmente il Paese.
Celebre è l’idea attribuita a Cavour: “Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo
fare gli italiani”, che esprime bene il problema dell’identità nazionale
ancora da costruire.
La questione meridionale (vedi paragrafo libro)
La cosiddetta questione meridionale comprende:
brigantaggio;
latifondi;
arretratezza economica;
distanza tra Stato e popolazione.
Questo diventa uno dei problemi centrali dell’Italia unita.
L’Italia non è completamente unita
Il completamento politico dell’Italia non avviene tutto nel 1861, ma si sviluppa
in più fasi, intrecciandosi anche con eventi europei, in particolare con ciò che
accade in Germania.
Italia e Germania: il contesto europeo
Italia e Germania hanno un elemento in comune: sono entrambe monarchie
guidate da una dinastia reale, rispettivamente i Savoia e gli Hohenzollern di
Prussia.
Queste monarchie si inseriscono in una tradizione europea che risale anche alla
guerra di successione spagnola, collegata all’impero degli Asburgo di
Leopoldo I d'Asburgo.
Per quanto riguarda la Germania:
il Primo Reich è il Sacro Romano Impero;
il Secondo Reich nascerà con l’unificazione tedesca guidata dalla
Prussia;
il Terzo Reich sarà quello di Adolf Hitler.
L’espansione dei Savoia e la formazione dell’Italia
I Savoia, attraverso guerre e alleanze, riescono ad allargare il loro Stato fino a
creare il Regno d’Italia. Vittorio Emanuele II diventa re non del Regno di
Sardegna ampliato, ma del Regno d’Italia, segno di una trasformazione
politica.
Le conquiste territoriali avvengono in più momenti:
Lombardia (1859, seconda guerra d’indipendenza);
Veneto (1866, terza guerra d’indipendenza);
restano escluse le terre irredente (Trentino, Istria, Dalmazia), che
saranno oggetto della Prima guerra mondiale.
Il ruolo della Prussia e le guerre tedesche
Nel processo di unificazione tedesca, la Prussia gioca un ruolo centrale. Nel
1864, Prussia e Austria combattono contro la Danimarca nella guerra dei
ducati. Questi ducati erano formalmente legati al mondo tedesco (facevano
parte della confederazione tedesca) ma sotto influenza danese.
Dopo la vittoria contro la Danimarca:
nasce un conflitto tra Prussia e Austria per il controllo dei ducati.
Questo porta alla guerra del 1866:
Prussia (alleata con l’Italia) vs Austria
Vittoria della Prussia
Questa guerra coincide con la terza guerra d’indipendenza italiana, grazie
alla quale l’Italia ottiene il Veneto. Anche se l’esercito italiano non brilla
militarmente, la vittoria prussiana è decisiva. L’alleanza Prussia-Italia sarà
infatti cruciale.
GUERRA DEI DUCATI (1864) → TENSIONE PRUSSIA-AUSTRIA → GUERRA DEL
1866 → VITTORIA PRUSSIANA → VENETO ALL’ITALIA
Dopo questa vittoria, la Prussia inizia a progettare l’unificazione della Germania
con la forza.
Situazione interna italiana dopo il 1861
Nel 1861 nasce il primo Parlamento italiano e la capitale è Torino. L’Italia però
non è ancora completa: manca Roma (Lazio).
La Convenzione di settembre (1864)
Durante il governo di destra di Marco Minghetti, nel 1864, l’Italia firma con
Napoleone III la Convenzione di settembre.
Questa prevede:
l’Italia si impegna a non attaccare lo Stato Pontificio;
la Francia ritira gradualmente le truppe da Roma;
come garanzia, l’Italia sposta la capitale da Torino a Firenze (1865).
Questo crea forti tensioni:
perdita di posti di lavoro a Torino;
risentimento dei torinesi;
necessità di compensare con sviluppo industriale.
Da qui si avvia un processo che contribuirà, nel lungo periodo, al boom
industriale piemontese e alla formazione del triangolo industriale.
I tentativi di prendere Roma prima del 1870
L’Italia non è ancora unita perché manca il Lazio.
Prima del 1870 ci sono tentativi falliti:
nel 1862, durante il governo Urbano Rattazzi, Giuseppe Garibaldi tenta
di marciare su Roma;
viene fermato dall’esercito italiano ad Aspromonte e ferito alla gamba
(da qui il riferimento all’inno “Garibaldi fu ferito”).
La guerra franco-prussiana (1870)
L’occasione decisiva per l’Italia di conquistare il Lazio arriva con la guerra tra
Francia e Prussia. Il re di Prussia Guglielmo I di Germania, guidato dal
cancelliere Otto von Bismarck, vuole unificare la Germania.
La crisi nasce dalla questione della successione al trono di Spagna: un
candidato della dinastia Hohenzollern viene proposto.
La Francia si oppone alla candidatura di un Hohenzollern al trono di Spagna,
perché teme di essere accerchiata dalla Prussia. Napoleone III decide quindi di
intervenire diplomaticamente. Invia un telegramma al re di Prussia, Guglielmo I
di Germania, che si trovava alle terme di Ems, chiedendo in modo non
minaccioso ma fermo il ritiro della candidatura per mantenere l’equilibrio
europeo. Il messaggio originale è quindi moderato, ma viene intercettato e
rielaborato dal cancelliere Otto von Bismarck. Egli manipola il testo,
accorciandolo e modificandone il tono, in modo da farlo apparire come
un’offesa reciproca tra Francia e Prussia. Nasce così il Dispaccio di Ems:
un messaggio diplomatico tra Francia e Prussia;
rielaborato da Bismarck per renderlo provocatorio;
pubblicato sulla stampa prussiana, dove appare come una minaccia
francese.
Questa pubblicazione scatena il nazionalismo, soprattutto in Prussia, e fornisce
il pretesto politico per la guerra, che Bismarck e Guglielmo I cercavano.
La guerra e le conseguenze
La Prussia sconfigge la Francia nella battaglia di Sedan, Napoleone III viene
catturato e si ritira, nascerà un governo provvisorio guidato da Adolphe
Thiers, che sarà costretto a firmare la Pace di Versailles (1871) e a spostare
il governo fuori dalle porte di Parigi, che nel frattempo insorse contro questa
dura pace.
Durante questo periodo scoppia la Comune di Parigi governo autonomo, di
ispirazione comunista, che viene represso violentemente nella “settimana di
sangue”.
Da questa guerra la Germania ottiene l’Alsazia e Lorena. Per la perdita di
queste terre nasce il revanscismo francese (desiderio di rivincita). La Francia
riotterrà queste terre nella Prima Guerra Mondiale.
Il caso Dreyfus
In Francia, alla fine dell’Ottocento, scoppia il caso di Alfred Dreyfus, che
diventa uno degli episodi più emblematici della storia europea contemporanea.
Dreyfus è un ufficiale dell’esercito francese, di origine ebraica, accusato nel
1894 di aver passato informazioni militari alla Germania. Il processo si svolge in
modo irregolare e basato su prove deboli e falsificate: nonostante ciò, viene
condannato per tradimento e deportato nella Guyana francese. Il caso
assume un valore molto più ampio perché:
emerge un forte antisemitismo all’interno dell’esercito e della società
francese;
l’opinione pubblica si divide profondamente tra colpevolisti e innocentisti;
si mette in discussione il rapporto tra giustizia, politica e potere militare.
Un ruolo decisivo lo ha Émile Zola, che interviene pubblicamente con il celebre
articolo “J’accuse”, in cui denuncia le responsabilità dello Stato e
dell’esercito, accusandoli di aver condannato un innocente per motivi politici e
razziali. Dopo anni di polemiche e revisioni del processo, Dreyfus viene infine
riconosciuto innocente e riabilitato.
Nascita del Secondo Reich
Con queste vittorie, la Prussia unifica la Germania, nasce il Secondo Reich
(1871) e viene istituito il Reichstag (Parlamento). La Germania diventa una
grande potenza militare.
L’occasione per l’Italia: la presa di Roma
Durante la guerra franco-prussiana, la Francia ritira le truppe da Roma. Questo
permette all’Italia di intervenire. Nel 1870 avviene la Breccia di Porta Pia:
l’esercito italiano entra a Roma;
il papa resiste ma viene sconfitto.
Nel 1871 quindi Roma diventa capitale d’Italia e finalmente si
completa l’unità (tranne le terre irredente).
La questione romana
Il papa Pio IX reagisce duramente:
si dichiara prigioniero politico non riconoscendo lo stato Italiano;
emana il Non expedit, invitando i cattolici a non partecipare alla
politica.
Lo Stato italiano risponde con la Legge delle Guarentigie:
riconosce alcune garanzie al papa;
definisce e circoscrive i territori (Vaticano, Laterano, Castel Gandolfo).
Successivamente Leone XIII, con l’enciclica Rerum Novarum, cambia
atteggiamento e incoraggia la partecipazione politica.
Il passaggio alla Sinistra storica (1876)
Dopo la fase della Destra storica, che si concentra soprattutto sugli obiettivi
economici e sull’unificazione dello Stato (pareggio del bilancio,
accentramento amministrativo, costruzione dello Stato), nel 1876 avviene una
svolta politica importante: va al potere la Sinistra storica.
È fondamentale chiarire che questa non è la sinistra marxista:
non ha nulla a che fare con Karl Marx, Vladimir Lenin o Joseph Stalin;
non è comunismo sovietico;
è una sinistra liberale, più attenta alle questioni sociali rispetto alla
Destra.
La Sinistra storica si presenta con un programma riformatore e vince con
Agostino Depretis.
DESTRA STORICA → PRIORITÀ ECONOMICHE E STATO → CRISI → 1876 → SINISTRA
STORICA → RIFORME SOCIALI
Le riforme della Sinistra storica
Quando si parla di riforme sociali, si intendono riforme che migliorano
concretamente la vita del popolo.
Riforma elettorale
Viene ampliato il diritto di voto:
si vota a partire dai 24 anni;
bisogna comunque pagare una tassa minima (circa una giornata e
mezza di lavoro rispetto alle 3 giornate precedenti).
Questo allarga il corpo elettorale, ma il suffragio resta ancora limitato.
Riforma fiscale
Viene abolita la tassa sul macinato: questa tassa, introdotta dalla Destra
storica, colpiva beni essenziali come la farina e i prodotti agricoli ed era molto
odiata dal popolo: è uno dei motivi principali della caduta della Destra.
Tuttavia:
eliminandola, lo Stato perde entrate;
quindi è necessario introdurre altre tasse per compensare.
Riforma scolastica
Con la Legge Còppino (1877):
l’obbligo scolastico viene esteso;
riguarda i bambini dai 6 ai 9 anni.
Questa riforma è fondamentale perché:
combatte l’analfabetismo;
contribuisce alla costruzione dell’identità nazionale.
Questione meridionale
Rimane un problema centrale:
brigantaggio;
intervento dell’esercito;
arretratezza economica.
La Sinistra cerca di affrontarla, ma senza risolverla definitivamente.
Depretis e il trasformismo
Agostino Depretis viene spesso rappresentato nelle vignette come un
camaleonte.
Questo perché adotta la politica del trasformismo. Il trasformismo consiste in:
creare maggioranze variabili in Parlamento;
includere anche esponenti dell’opposizione;
far “passare” deputati da una parte all’altra.
Non è un passaggio democratico basato su ideali, ma spesso su convenienza
politica, incarichi e compromessi. In pratica: non c’è più una vera opposizione
netta, ma un sistema fluido che garantisce stabilità al governo, al prezzo però
di una perdita di chiarezza politica.
Differenza tra connubio e trasformismo
Tuttavia, è molto importante distinguere:
Connubio Cavour–Rattazzi
Il connubio tra Camillo Benso di Cavour e Urbano Rattazzi (anni ’50
dell’Ottocento):
è un’alleanza chiara e dichiarata;
unisce moderati di destra e sinistra;
ha un obiettivo politico preciso: stabilizzare il governo e portare avanti
riforme.
Trasformismo di Depretis
Il trasformismo invece:
non è un’alleanza dichiarata;
è un sistema continuo di spostamenti individuali;
si basa su accordi opportunistici;
indebolisce il confronto politico.
Connubio = accordo politico esplicito e coerente
Trasformismo = gestione opportunistica e fluida del potere
COSE DA AGGIUSTARE:
Paragrafo “il tramonto della destra storica” riprende la parte detta
nel salto temporale
la guerra franco prussiana si trova nel capitolo 14 a partire da 14.3
la roba all’interno della germania (cap.14) non serve, basta sapere
che il secondo reich diventerà fortissimo militarmente
la questione meridionale brigantaggio cap 12
Guerra di secessione americana
La guerra di secessione americana (1861–1865) è definita “di secessione”
perché alcuni Stati decidono di separarsi (secedere) dalla federazione.
Non è una guerra di separazione riuscita, perché gli Stati Uniti rimarranno
sempre uniti alla fine del conflitto È quindi una guerra.
TENTATIVO DI SEPARAZIONE (SUD) → GUERRA CIVILE → VITTORIA DEL NORD →
MANTENIMENTO DELL’UNITÀ
Nordisti vs Sudisti
Il conflitto oppone:
Nordisti (Unione)
Sudisti (Confederazione)
Le cause principali sono economiche e sociali.
Nel Nord:
economia più sviluppata nel secondario e terziario;
minore necessità di schiavi;
maggiore influenza delle idee di Illuminismo e Romanticismo;
tendenza all’abolizione della schiavitù.
Nel Sud:
economia basata sul settore primario (piantagioni);
forte bisogno di lavoro manuale → uso massiccio di schiavi;
difesa della schiavitù come base economica.
Nel contesto americano si sviluppa anche una visione politica autonoma,
espressa dalla Dottrina Monroe (“l’America agli americani”), che afferma
l’indipendenza dagli equilibri europei e si collega al principio di
autodeterminazione dei popoli. In questo quadro, l’ultima grande colonia
spagnola sarà Cuba.
Lo scoppio della guerra
Dal Nord parte una proposta politica: abolizione della schiavitù
Il Congresso si orienta in questa direzione, ma il Sud si oppone perché la sua
economia dipende dagli schiavi. Di conseguenza, gli Stati del Sud dichiarano la
secessione e nasce il conflitto.
Alla guida del Nord c’è Abraham Lincoln, favorevole all’abolizione della
schiavitù.
Esito della guerra
La guerra è civile e molto cruenta e porta alla vittoria dei Nordisti e
all’abolizione della schiavitù
Tuttavia:
il conflitto devasta soprattutto il Sud, principale teatro delle operazioni;
l’abolizione della schiavitù non elimina la discriminazione.
Dopo la guerra: segregazione razziale
Dopo il 1865:
i neri ottengono formalmente la libertà;
ma continua la segregazione razziale (separazione tra bianchi e neri,
simile all’apartheid).
Questa situazione durerà fino al Novecento, con le lotte per i diritti civili:
figure come Martin Luther King Jr.;
interventi politici durante gli anni ’60 (epoca di John F. Kennedy e Richard
Nixon).
Seconda rivoluzione industriale (cap. 13.1)
Per capire la seconda rivoluzione industriale, bisogna partire dalla prima.
Prima rivoluzione industriale
Con l’invenzione della macchina a vapore:
le industrie si sviluppano nelle periferie;
nascono quartieri operai poveri;
peggiorano condizioni igieniche e qualità della vita;
forte inquinamento (scarichi nei fiumi).
Seconda rivoluzione industriale
Con la seconda rivoluzione industriale cambiano molti aspetti.
Divisione del lavoro e alienazione
Si afferma una nuova organizzazione economica: la divisione del lavoro
Il lavoro viene suddiviso in tante operazioni semplici:
ogni lavoratore svolge una sola mansione;
non vede il prodotto finale;
lavora in modo meccanico.
Questo porta all’alienazione del lavoro:
il lavoratore non si riconosce in ciò che produce;
perde il controllo sul proprio lavoro;
diventa estraniato da sé stesso.
Da qui nasce la questione sociale, cioè il problema delle condizioni di vita e
lavoro degli operai.
Sviluppi economici e tecnologici
Durante la seconda rivoluzione industriale:
si sviluppano gli istituti bancari;
cresce il sistema finanziario;
Nascono importanti innovazioni:
Thomas Edison → lampadina
Grazie alla lampadina abbiamo illuminazione nelle città e nelle fabbriche: si
passerà quindi da 2 a 3 turni di lavoro
Industria pesante e risorse
In Europa, soprattutto in Germania, le miniere della Ruhr e della Saar
porteranno allo sviluppo del carbone e a una conseguente crescita del settore
siderurgico: questo rende la Germania una grande potenza economica.
Anche l’Inghilterra continua a svilupparsi molto, grazie alle materie prime
provenienti dalle colonie.
Innovazioni scientifiche e tecniche
Importanti progressi avvengono anche in altri campi:
Louis Pasteur → chimica e medicina;
Alfred Nobel → dinamite;
Il telefono: Meucci e Bell
Per quanto riguarda le telecomunicazioni:
Antonio Meucci sviluppa il telefono;
non riesce però a pagare il brevetto;
Alexander Graham Bell registra il brevetto e lo commercializza.
Questo porta a una disputa tra Italia e Stati Uniti.
Oggi si riconosce che il telefono fu inventato da Meucci.
Prima del telefono esisteva il telegrafo, che rappresenta la prima forma di
comunicazione elettrica a distanza.