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Sothis è una rivista amatoriale dedicata alla cultura magica e fantastica, pubblicata dall'associazione Fosforo e Mercurio. Il documento include articoli su vari temi legati alla spiritualità e alla tradizione esoterica, con un focus su esperienze di vita alternative e zone temporaneamente autonome. L'editoriale sottolinea l'importanza di ritagliarsi spazi sacri per la crescita spirituale in un mondo dominato dalla corruzione e dalla superficialità.

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Vincenzo Patella
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1

Sothis
Anno II Numero IV
1 dicembre 2021 ev

realizzata dall'associazione culturale


Fosforo e Mercurio
Sez. Eremo di Thoth

Contatti: sothis_zine@[Link]

Sothis è una rivista amatoriale di cultura magica, tradizionale e fantastica, realizzata


senza fini di lucro, a diffusione interna tra i Soci e stampata in proprio.
Gli articoli pubblicati esprimono il pensiero dei loro Autori e le immagini, laddove
non siano frutto del lavoro dei Soci collaboratori, si intendono scaricate liberamente
dal web.
Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta, archiviata o trasmessa in
qualsiasi forma o da qualunque mezzo elettronico e meccanico senza l’esplicito
consenso scritto dell’Autore e dell’Associazione.

© Tutti i diritti sono riservati

2
Noi riporteremo l’Ordine Antico, la Gloria della Tua Grandezza, l’estasi e la gioia, il
diritto alla libertà, l’unione degli opposti, la perfetta armonia dell’esistere nell’Uno.
Accendiamo fuochi intorno ai capezzali degli dei morenti. E danziamo invece in
cerchio ebbri della nostra pura follia. Noi siamo i Viventi. Illuminati dal Segreto
Arcano.
Sia estinta per sempre la velenosa sorgente di ogni inganno, di ogni ricatto e di ogni
schiavitù.
Combatteremo oltre la morte, in tuo Nome, Madre Sublime, Madre Terribile, finché
sia ristabilito il tuo potere.
Lasciate i vostri piccoli orticelli, lasciate le vostre dimore, e venite a combattere al
nostro fianco, per ristabilire l’Ordine Antico. Sarete parte della Rete che tesse
l’universo, del nostro avviluppante abbraccio, il fisico contatto tra la stelle, il
rilassante e potente afflato del silenzio, il nostro supremo saluto all’Unico Capo.
Sarete parte di noi in questa Battaglia.

AIWASS418

[Link]

3
Sommario
Editoriale pag. 5

Ritiratevi! di Carlo Barbera pag. 8

Storia infinita di Ottavio Adriano Spinelli pag. 9

Aleister Crowley e l'Alba di Aiwass


Una Investigazione Gnostica di David Beth pag. 12

Cerimonia magica e ritualità teurgica di Luca Valentini pag. 26

La Tradizione Ermetica di Magus Mizar pag. 31

Ai morti! Ai morti! di Stefano Riberti pag. 38

La Terra dei Viventi - Zone Autonome Permanenti di Carlo Barbera pag. 42

Il Rebus, non è che un Rebis!


La Porta alchemica di Villa Palombara a Piazza Vittorio
di Giuseppe M. S. Ierace pag. 46

L'estate di Cefalù di Sapah Zimii pag. 57

Nuove pubblicazioni kremmerziane di Valeria Crocetta pag. 62

L’Ultima intervista a Israel Regardie di Christopher Hyatt pag. 65

"Asperges me, Domine, hyssopo et mundabor. Lavabis me, et super nivem dealbabor"

4
Editoriale

Anno 2021 ev,


1 dicembre
in memoriam di Aleister Crowley

L'Abbazia di Thelema a Cefalù, l'utopia di Monte Verità, il progetto d'Annunziano di


Fiume e molti altri tentativi di portare su questo piano una possibile alternativa di vita
hanno un nome che ne descrive bene le caratteristiche: zone temporaneamente
autonome (T.A.Z. Temporary Autonoumos Zone).
Il termine fu coniato da Hakim Bey, controverso personaggio anarchico, studioso di
sufismo e controcultura, per identificare piccole realtà comunitarie di breve durata
temporale, zone pirata fuori dal controllo dell'autorità, “un luogo liberato, dove la
verticalità del potere viene sostituita spontaneamente con reti orizzontali di
rapporti”, esperienze in grado di sparire se la pressione repressiva diviene troppo
forte, per riformarsi in altro posto o in epoche differenti, cambiando nome ed identità.
In comune hanno una cosa: creare per quella durata temporale uno spazio libero in
cui l'essere umano possa esprimersi al più alto potenziale, senza i vincoli imposti
dalla società. Nell'ambito sociale spesso si da questa valenza a certe manifestazioni di
protesta, all'occupazione di alcuni spazi, a determinate feste liberatorie (è il concetto
che si cela dietro al fenomeno moderno del rave), ma a ben vedere l'origine di tutte
queste manifestazioni è il rituale; è l'arcaico motivo di recintare uno spazio sacro e
separarlo dal mondo per un certo periodo di tempo, affinché certi riti possano essere
svolti, in una dimensione di atemporalità. E' la tracciatura del cerchio magico.
E' evidente che, oggi più che mai, abbiamo bisogno, in quanto Ricercatori dello
Spirito, di un qualcosa che vada oltre la mera sopravvivenza quotidiana e dello
scorrere passivo degli eventi della vita, di recuperare pienamente un nostro spazio
sacro, per uscire dalla narrazione demiurgica che sta imprigionando le menti delle
masse.
Coloro che già hanno avuto modo di leggere “La scuola degli dei”, lettura prevista
nel corso di studi dei nostri Soci, avranno già la consapevolezza di quanto le
rivoluzioni in se siano fallimentari. L'unica rivoluzione possibile è quella su se stessi,
diceva Stefano D'Anna e noi aggiungiamo che questa rivoluzione si chiama Grande
Opera. Ma affinché quest'Opera possa avere la possibilità di essere compiuta sono
richiesti alcuni prerequisiti, la maggior parte dei quali riguardano il candidato, ma
altri invece vertono sull'ambiente in cui vive. Nell'Hata Yoga Pradipika troviamo
scritto che lo Yogi dovrebbe vivere in un paese ben governato, dove siano applicate
le leggi del Dharma. Non ci aspettiamo tanto dalle società moderne, ma spesso non
soltanto le leggi non sono applicate in modo giusto, ma persino si trova attrito alle
libertà personali e, quindi, alla possibilità di poter compiere il proprio percorso di

5
emancipazione spirituale; ed ecco che allora vediamo sorgere quei progetti elencati
in apertura, che ovviamente non possono durare nel tempo, ma danno una chance a
chi vi partecipa, ne cambiano lo stato di essere.
Le cose dopo non potranno mai più essere viste allo stesso modo.
Sono insurrezioni dello Spirito, che spesso hanno il carattere gioioso della festa, non
hanno il potere di cambiare quello che sarà il corso della storia, ma cambieranno
indissolubilmente coloro che avranno avuto la possibilità di partecipare.
D'altra parte anche uno dei più preziosi filosofi italiani viventi, Giorgio Agamben,
analizzando la situazione che si è venuta a creare nel nostro Paese giunge a dire:
“In queste condizioni, senza deporre ogni possibile strumento di resistenza
immediata, occorre che i dissidenti pensino a creare qualcosa come una società
nella società, una comunità degli amici e dei vicini dentro la società dell'inimicizia e
della distanza. Le forme di questa nuova clandestinità, che dovrà rendersi il più
possibile autonoma dalle istituzioni, andranno di volta in volta meditate e
sperimentate, ma solo esse potranno garantire l'umana sopravvivenza in un mondo
che si è votato a una più o meno consapevole autodistruzione”
Credo che si debba ragionare su queste linee: non possiamo fermare l'incedere della
corruzione finale del Kali Yuga, ma possiamo ritagliarci delle zone dove il nostro
sforzo possa diventare costruttivo e, di più, eroico. E' questa infatti la chiave
iniziatica più importante a cui appellarci: la Grande Opera nell'Epoca Oscura diventa
sempre più difficile da portare a compimento, sempre più sembra essere agli occhi
profani una vana fuga dalla realtà, ma si sappia, invece, che grandi saranno i risultati
di coloro che sapranno cavalcare anche questa tigre impazzita e che, se la difficoltà di
rimanere in equilibrio aumenterà, lo sarà anche la potenza, l'onore e la gloria di
coloro che sapranno rimanere in arcione.
In questo senso Fosforo e Mercurio si pone come Zona Temporaneamente Autonoma
e sosterrà insurrezioni spirituali in grado di fornire ai Ricercatori l'armamentario
adeguato per mutare lo scorrere di Cronos in eterno afflato di Kairos.

Sapah Zimii

6
Sia dunque la Voce del Principe della Settima Tenebra a narrare di Te... di Te
posseduto dall'incongruo calore del Messaggero della forza ibridata... di Te fuso in
Seth, l'Antico Padre... di Te succoso frutto delle immaginifiche pulsioni della
TerraMadre... l'ultima Dimora dei Figli...

Ottavio Adriano Spinelli

“Non tutto quel ch’è oro brilla, né gli erranti sono perduti; il vecchio ch’è forte non
s’aggrinza, le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco, l’ombra sprigionerà una scintilla; nuova sarà la
lama ora rotta, e re quei ch’è senza corona.”
J.R.R. Tolkien

Io non avrò paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta
con sé l'annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi
calpesti e mi attraversi, e quando sarà passata non ci sarà più nulla,
soltanto io ci sarò.
Frank Herbert,
"Dune”

La Scienza Magica, pur scomparsa in tutta la sua purezza ortodossa, nel passaggio
dei millenni ha mantenuto intatta la sua essenza, attraverso il tramandarsi di segreti
da iniziato ad iniziato, fino ai nostri giorni e sicuramente ciò avverrà anche nel
futuro. E'stato come il passaggio della fiaccola olimpica da un atleta all'altro. Verrà
il giorno che l'ultimo Maestro del periodo oscuro potrà accendere il braciere perché
tutti possano vederne la fiamma.
Fulvio Rendhell

7
Ritiratevi!
di Carlo Barbera

Avete qualcosa da perdere? allora non siete pronti alla morte. Ma se non avete più nulla da
perdere, se non vi rimane che il vostro nudo essere, vedete che per voi la morte è nulla, e
allora siete pronti a vivere davvero. Ritiratevi!
Togliete l'attenzione dal flusso di continuo mutamento dei fenomeni esteriori, interrompete
la corrente di consapevolezza transitiva che viene coinvolta dalle dinamiche convulse degli
accadimenti onirici collettivi. Al contrario, riportate e mantenete la vostra attenzione alla
sorgente dell'io, dove è coscienza intransitiva, pura di silenzio e di vuoto, unica perché priva
di altro da sé, splendidamente ed esclusivamente rivolta a sé stessa, fissa ed immobile, eppur
in perpetuo movimento di espansione inclusiva, di integrazione di sé. Ritiratevi!
Da questo privilegiato punto di osservazione, potete veder scorrere il mondo intorno a voi,
esso non è esterno alla vostra coscienza, ma incluso interiormente ad essa, di conseguenza,
proprio per essere parte di voi, non avvertite l'esigenza di giudicarlo e combatterlo, né di
cercare di modificarlo. Nello spazio vuoto tra il bene ed il male, dei quali il mondo è fatto,
nella danza di guerra delle polarità contrapposte, proprio nel mezzo, dove traccia di guerra e
giudizio non c'è, perché non c'è né bene né male, troverete sempre e comunque voi stessi,
nell'unione d'amore appassionato degli opposti e quindi nell'unità della coscienza integrale.
Ritiratevi!
Seguendo questo ordine, solenne e perentorio, che sale dal profondo della vostra reale
identità, potrete scegliervi un'isola, uno spazio isolato e protetto all'interno della vostra
coscienza, ritagliandovi in essa uno sacro campo immobile di reale silenzio, dal quale
vedere scorrere il tumultuoso mutamento del mondo. Ritiratevi!
Non c'è più tempo da perdere, né parole da dire, o ne avete ancora, forse? Tempo e parole da
far scorrere come sabbia tra le mani nel vento. Forse, avete ancora bisogno di lottare con voi
stessi, o forse di compatirvi, o di un nemico con il quale inscenare il dramma della vostra
non accettazione di ciò che siete realmente. Ritiratevi!
Invertendo stabilmente il flusso della vostra consapevolezza, date un sicuro orientamento
alla totalità di voi stessi, sottraendovi fisicamente alle meccaniche della mente e del mondo
da essa generato, agite liberamente generando umanamente centri di aggregazione
permanente, frequenzialmente appartati e protetti, dove il cielo si unisca con la terra e dove
consacrare totalmente voi stessi alla vera vita. Ritiratevi!
Vedo sorgere templi, fatti di mani ed occhi viventi, volti ridenti, liberi e coscienti dell'uno.
Vedo sorgere astri segreti, per custodire il tempo che il grande signore ha preparato per
amore, ha preservato per amore, per amore del suo segreto popolo vivente. Vedo grandi
cerchi di anime e di corpi di luce, insieme lavorare a nuovi paradigmi di vita e libertà,
insieme celebrare la meraviglia della luce, insieme far nascere figli nella gioia e far crescere
nuovi sogni d’amore e di unità. Ritiratevi!
Ora, miei amati, che non avete più nulla da perdere e non vi rimane che la totale coscienza
del vostro vero essere, con coraggio abbandonate la notte del mondo, ripercorrendo a ritroso
la strada segreta, rientrate, attraverso la sorgente dell'io, nella sacra caverna del cuore, dove
una tremula aurora trepidante d'amore vi attende, per condividere con voi la gnosi gloriosa
del sole supremo e di una nuova terra vivente. Ritiratevi!

8
Storia infinita
di Ottavio Adriano Spinelli

Trieste 3 ottobre 1996

Descrivere ciò che si vuole raccontare, quanto ascoltato, sognare l'immaginario e,


contemporaneamente, vedere ciò che si descrive, ascoltare quanto raccontato,
immaginare il sogno...
Sembra un gioco di parole, un sofisma filosofico, ma nulla è come appare, mentre
ogni apparenza nutre una radice simbolica.
Concetti e idealità si riflettono nei simboli, i quali, a loro volta, sottintendono pensieri
ed emozioni; non è un caso che l'antica allegoria rappresentante l'infinito fosse
Uroboro: il serpente che si morde la coda, né è evento fortuito se Albert Einstein ha
affermato la curvatura dell'universo postulando un teorico punto di incontro di rette
parallele.
L'Uomo conosce se stesso molto più profondamente di quanto sia disposto ad
accettare; abitualmente egli tesse una trama arbitraria e utilitarista alla quale dà il
nome di passato oppure costruisce l'idea di un futuro sfruttando le arti di una
convenzionalità stereotipa, il tutto trascurando il proprio presente, unica lettera viva
di un alfabeto altrimenti muto all'orecchio del "vero".
Per sfuggire a questo infinito circolo di vacuità, oggi mi piacerebbe trastullare mente
e spirito con l'arcaico gioco della divinazione, ingannare l'Io raziocinante con l'abilità
del saltimbanco che per evadere dal labirinto di Minosse assume le sembianze del
super-uomo nietzschiano, il quale, sospeso in ardito equilibrio su di una fune tesa in
alto sopra gli sguardi della folla, irride agli dei ed afferma l'eterno presente del suo
gesto eroico.
Oggi voglio ruzzare il mazzo dei Tarocchi e scegliere, tra le ventidue lame che
rappresentano gli Arcani Maggiori, la carta che il fato vorrà dare in dote alla mia
sorte; unica ma confusa nel coro di quanti estraggono per sé una immagine simbolica,
siate liberi di affermare che io sia un baro, perché la lamina voluta dal "caso" quale
archetipa risposta alle angosce e ai dubbi del presente, è proprio la prima del "cielo",
lo Zero, il Matto.
Nella tradizione cabalistica al Matto viene attribuita la lettera Aleph, la prima
dell'alfabeto ebraico; essa ha il significato di bue, simboleggia l'Aria e la sua forma
grafica rappresenta un vomere.
La figura del Matto evoca immagini di stoltezza e follia, ma si tratta di una "follia
divina"; l'Aria partecipa della natura dello Spirito e il Folle esprime lo "spirito di Dio"
che aleggia sopra le acque all'inizio della Creazione (Genesi I,2).
La virtù prima di questo "Trionfo" è che il numero attribuitogli sia lo zero, sorgente
di tutte le cose, equazione dell'universo, equilibrio iniziale e finale degli opposti; esso
sostanzia l'Aria nel suo significato di Vuoto.

9
Scrive, in proposito Richard Cavendish:

"Il Matto è anche lo spirito affinato dell'uomo che si riversa nell'Uno. L'Uno pervade
tutte le cose ed è libero da tutte le limitazioni. Contiene tutte le qualità, eppure non
ha qualità, perchè attribuirgliene una qualsiasi significherebbe limitarlo. Il Matto è
lo zero, che contiene ogni cosa, ma in sè non ha niente. E' libero, ovunque presente e
insustanziale, come l'aria.
<<Il vento spira dove vuole, e ne odi la voce, ma non sai donde venga, nè dove
vada; cos'è di chiunque sia nato dallo spirito.>> (Giovanni III,8)

Nel mazzo medievale ha il titolo di Le Mat, adattato dall'italiano Matto e vi è


raffigurato un giullare di corte in costume che porta, sulla spalla destra, un fagotto
legato all'estremità di un bastone: la mente conscia e il fardello di razionalità. Una
fiera azzanna il suo gluteo sinistro, la metà lunare del corpo, quella riferita
all'inconscio: trascurato ricordo di un indefinito rimorso. Innanzi al suo passo si
dipana un sentiero privo di meta, simbolico viaggio verso l'Abisso dove
incoscientemente precipiterà per ricongiungersi al caos brulicante delle forme in
attesa di definizione, il ritorno a Dio.
Non deve stupire che l'elevazione mistica sia rappresentata dall'immagine prosaica
del "buffone " in costume, infatti, tradizionalmente, il folle è sempre stato considerato
simbolo del divino e il suo vaneggiare interpretato quale intuizione profetica; ricordo,
fra le tante, la sublime ispirazione poetica di Davide e San Francesco entrambi
autodefinitisi "Giullari di Dio".
Frugando con maggior sagacia nelle pieghe del passato e risalendo alla supposta
origine egiziana del Tarocco, si può presumente che Mat stia per Maut, l'arcana dea
avvoltoio.
Esistono due leggende riferite all'avvoltoio, in una si dice che esso abbia collo
spiraliforme: affermazione riconducibile all'antica teoria di Zoroastro, recentemente
rispolverata da Einstein, relativa alla forma dell'universo; nell'altra viene supposto
che l'avvoltoio riproducesse la propria specie con l'ausilio del vento, identificando
nell'elemento Aria il padre dell'esistenza manifesta.
In questa carta è celato il mistero della fusione di Madre e di Padre in un deliberato
ed astratto processo di identificazione della femmina e del maschio giustificato,
prima ancora che filosoficamente, dalla biologia per la quale l'ovulo fertilizzato è da
principio sessualmente neutro.
All'interno del cerchio e quindi dello zero, l'aspetto femminile (Yin) e maschile
(Yang) sono costantemente in equilibrio; solo più tardi, uscendo dal contesto del
circolo si può legittimamente formulare lo zero come la risultante di "più uno più
meno uno" [(+1)+(-1)]=0 .
Quanti volessero approfondire i temi simbolici e letterari del prototipo del matto,
considerino con attenzione la figura del "Green Man", l'uomo verde, personificazione
sacrale degli enigmatici influssi che producono i fenomeni della primavera. Il Matto

10
si ridesta in tutti noi al ritorno della Primavera e, anticamente, l'imbarazzo connesso
agli impulsi inconsci veniva stagionalmente risolto con mezzi rituali, dai quali
derivano costumi e credenze relativi all'"Uovo di Pasqua" e al "Pesce d'Aprile".
Altre identità archetipe possibili soggetto di una intrigante indagine sono : Dalua, il
"Grande Pazzo Salvatore" della cultura celtica; Percival, il "ricco pescatore" la cui
leggenda integra il mistero di Dio e del Santo Graal; Mako, il coccodrillo figlio di
Set; Zeus, divin carattere che palesa una deliberata commistione di mascolino e
femmineo ed infine Dioniso e Bacco, deità spesso raffigurate con il capo coperto da
un caratteristico cappello da Folle e abbigliate delle vesti multicolori di Arlecchino.
Molti studiosi dell'arte divinatoria del Tarocco considerano la comparsa del matto
nello schema di lettura come vaticinio generalmente favorevole al consultante. Se le
motivazioni del gesto divinatorio investono questioni spirituali, la comparsa del
Matto adombrerà idee, pensieri e tutto ciò che tende a trascendere la mondanità nel
significato più ampio del termine: follia, eccentricità, pazzia, ma anche sorte inattesa
e generalmente fortunata.
In ogni caso questo Trionfo rappresenta un influsso od impulso originale, sottile,
improvviso, che giunge da una sfera del tutto ignota. Tutti gli impulsi siffatti sono
giusti se ricevuti nel modo giusto e la buona o cattiva interpretazione della carta
dipende interamente dal corretto atteggiamento del consultante.
Buona "follia" a tutti!

Ottavio Adriano Spinelli

Bibliografia di base:

Franco Spinardi – Guida ai Tarocchi


Jean Baptiste Pistois – Tarocchi egizi
Aleister Crowley – Il Libro di Thoth
Eliphas Levi – Sanctum Regnum

11
Aleister Crowley e l'Alba di Aiwass
Una Investigazione Gnostica
di David Beth

Il presente saggio è stato tradotto su autorizzazione dell’autore.


Traduzione a cura di Valentina Gianfermo © David Beth, 2013
[Link]

L’anno 1904 segna l’inizio di una nuova Era per molte persone coinvolte nella
spiritualità alternativa. Nell’aprile di quell’anno il mago inglese Aleister Crowley
ricevette un testo profetico da un’entità disincarnata che annunciava un nuovo Eone
spirituale per l’umanità, rimpiazzando l’Eone della religione di Abramo.
Il messaggero si identifica come ‘Aiwass’, un Essere superiore al servizio di Ra Hoor
Khuit1, il Dio che comanda la nuova corrente spirituale di ‘Thelema’. Il testo che
Crowley ha ricevuto è conosciuto come “Il Libro della Legge’ o ‘Liber Al (vel
Legis)’2, si compone di tre capitoli che costituiscono le principali basi filosofiche e
religiose per tutti i Thelemiti. 3 Il seguente saggio non intende essere un’esegesi alle
sacre scritture Thelemiche o un tentativo di introdurre il concetto base del sistema
mistico e magico di Aleister Crowley. Qui ci occuperemo di un’analisi Gnostica
dell’impatto e dell’importanza degli aspetti chiave delle trasmissioni Thelemiche e
Crowleyane, e come si relazionano al sistema personale di Gnosi e magia.

Il figlio di Zarathustra

Per molti anni, nel mio santuario Gnostico, ho tenuto in vita un culto che utilizza la
trasmissione magica e spirituale di ciò che potremmo chiamare la corrente Thelemica
e di Aiwass. Questo gruppo, a cui mi riferirò come ‘The Spawn of Aiwass’ 4,
riconosce l’importanza esoterica e la validità magica della Gnosi che è stata rivelata
per primo ad Aleister Crowley. Attraverso un approccio unico, l’interpretazione
magica degli insegnamenti di Thelema e dei ‘transfer’, gli stregoni sciamani iniziati
estraggono la potente energia magica per nutrire le operazioni di magia Gnostica.
L’esoterismo di questo culto pone fermamente Crowley molto vicino al grande
filosofo e visionario tedesco Friedrich Nietzsche. Per quanto non interessato di per sé
all’aspetto religioso ed agli insegnamenti di Crowley o al suo dichiararsi profeta della
nuova Era, la ‘Spawn of Aiwass’ ne riconosce l’importanza, così come la potenza

1 Una forma del dio egizio Horus.


2 Il titolo completo è Liber AL vel Legis, sub figura CCXX, come espresso da XCIII=418 a DCLXVI.
3 Le persone che accettano le rivelazioni del Liber Al sono chiamate Thelemiti.
4 La ‘Spawn of Aiwass’ nella sua forma attuale è operativa dal 1998 sotto la guida e il patronato del
Gerofante David Beth.

12
delle sue trasmissioni e rivelazioni magiche, uniche nel suo genere. Similmente a
maestri come Ludwig Klages, Crowley diventa un veicolo di potere rendendo
possibile nella carne l’attuale manifestazione del Uebermensh di Nietzsche, il mitico
superuomo, come ideale cosmico perfezionato. Crowley viene visto come un
iniziatore e trasmettitore di un corpo unico di insegnamenti magico-mistici, i quali
possono aiutare lo Gnostico nella sua trasmutazione alchemica individuale verso il
Dio-Uomo. Il mago inglese era molto conscio della sua relazione filosofica con il
pensatore tedesco, così come si evidenza anche nel suo saggio “The Vindication of
Nietzsche”5. In questa critica sulla degenerazione della società occidentale comandata
dalla morale cristiana, Crowley riconosce che la sua dottrina di Thelema non è altro
che quella di Nietzsche in una forma universale più semplificata. Citando dei
passaggi del Liber Al, egli cerca di mostrare i loro comuni denominatori, che si
possono notare anche solo scegliendo i suoi stessi scritti in “preferenza a quelli di
Nietzsche (...) perché sono più semplici rispetto a quanto lo sia Nietzsche, in quanto
non c’è alcuna possibilità di interpretare male la sua dottrina dato che è (...)
universale...”6 Ponendo se stesso come uguale o anche superiore a Nietzsche,
Crowley dichiara di aver formulato e sviluppato i suoi concetti religiosi senza alcuna
conoscenza precedente delle idee del filosofo. Questo però va considerato
diversamente, soprattutto in quanto Crowley aveva non solo studiato privatamente e a
livello accademico7 letteratura, poesia e filosofia, ma ammette anche che
“...Nietzsche aveva penetrato dalla Prussia a Pimlico, e veniva citato a Streatham
come a Stuttgart...”8. Crowley, essendo un uomo di lettere e ben educato, avrà
sicuramente incontrato gli scritti di Nietzsche 9 e sarà stato senza dubbio molto attratto
da essi, dalle loro idee eretiche e rivoluzionarie. Di conseguenza la ‘Spawn of
Aiwass’ ha sempre visto Crowley in successione logica e in gran parte derivante dal
Genio di Nietzsche, rendendolo così un vero figlio di ‘Zarathustra’. Questo non
riduce in alcun modo l’importanza ed il genio innegabile di Crowley, al contrario: ci
aiuta a passare il velo della pomposità, dell’egocentrismo e della religione che spesso
oscura l’essenza più incredibile e realmente potente degli insegnamenti spirituali e
dei risultati occulti di Crowley.

5 Aleister Crowley, ‘The Vindication of Nietzsche’, scritto il 28 Agosto 1914, vd. O.T.O. Calendario della
Loggia di Thelema Aprile e Maggio 1996.
6 Ibid.
7 Presso il Trinity College, Oxford.
8 Vd. Vindication, cit.
9 La prima traduzione di Così Parlò Zarathustra in inglese è stata pubblicata nel 1896 e il grande impatto nei
circolo letterali e artisti di lingua inglese che ebbe Nietzsche può essere visto per esempio
nell’incorporazione del suo pensiero all’interno dei lavori del poeta irlandese George Bernard Shaw (con
cui Crowley era molto vicino), maggiormente nella sua stesura di Man and Superman, scritta nel 1903.

13
La Morte di Dio e l’Alba di Aiwass

“Effettivamente, alla notizia che ‘il vecchio dio’ è morto noi filosofi e ‘spiriti liberi’ ci
sentiamo illuminare da una nuova alba; il nostro cuore trabocca di gratitudine, meraviglia,
presagi, aspettativa – infine l’orizzonte sembra di nuovo libero, (…) finalmente la nostra
nave può prendere nuovamente il largo, pronta per affrontare qualsiasi pericolo; ogni
audacia per l’amore della conoscenza è un’altra volta permessa; il mare, il nostro mare, si
apre di nuovo; forse non vi è mai stato un così grande ‘mare aperto’.”10

Crowley era un filosofo e uno spirito libero di questo tipo; su tutto era uno che osava!
Le enormi implicazioni che la morte di Nietzsche spira sugli Antichi Dèi
improvvisamente permettono una ventata di potenti energie, che non venivano più
tenute a bada dai talismani della religione di Abramo. Armato fino ai denti di
conoscenza occulta derivante dalla sua presenza nel mistico Ordine della Golden
Dawn, Crowley iniziò a navigare questi nuovi mari aperti di opportunità spirituali.
Raffinando il suo modus operandi magico durante i viaggi negli anni dal 1900 al
1904, il mago si imbattè in una corrente di energia esoterica ancora più potente,
culminando nella ricezione del Libro della Legge. Il messaggio radicale di Eros e
Volontà costituente l’Alba di Aiwass, riecheggia nell’essenza in un unico risveglio
spirituale in Germania, attorno al filosofo gnostico Ludwig Klages ed al saggio
Alfred Schuler11. La tempesta Wotanica di Nietzsche ha contribuito a spazzare via le
barriere spirituali indotte, le quali bloccavano il passaggio attraverso le profondità
meoniche della mente inconscia, l’identità post freudiana/trascendentale e l’Ego
cosciente. I più avventurosi, audaci maghi e filosofi esoterici poterono così entrare in
contatto con gli Dèi primordiali e con gli abitanti del cosmo interiore, stabilendo un
legame con la fonte suprema della Verità pleromica. Erano anche capaci di riprendere
contatto con gli esseri demoniaci del Tutto cosmico esterno, ergendo nuovamente
così i supremi pilastri doppi della vera conquista magica e gnostica. Crowley stesso
era consapevole delle possibilità e dell’importanza di tale contatto, nel 1944 scrive:
“La mia osservazione dell’Universo mi convince che vi siano esseri di intelligenza e
potere così tanto più qualitativamente alti di qualsiasi cosa possiamo concepire
come umano; che loro non si basano necessariamente su una struttura celebrale o
nervosa a noi nota, e che l’unica speranza per gli esseri umani di migliorarsi come
un tutt’uno è per l’individuo di entrare in contatto con tali Esseri” 12. Quando la voce
di Aiwass si alza dalle regioni oscure del mondo interiore, il mundus imaginalis, dove
il grande adepto incontra il supremo messaggero dello spazio divino, o se cerca il
contatto dal profondo del cosmo esterno, la sua rivelazione manifesta una gnosi sacra

10 Friedrich Nietzsche, The Gay Science, Cambridge University Press 2001, p.199.
11 Alfred Schuler e Ludwig Klages erano il cuore del così detto Kosmiker-Kreis (Circolo Cosmico)
insegnando una forma unica di filosofia esoterica centrata sull’Eros, l’Anima e lo Spirito come strumenti per
un ritorno all’esperienza primordiale e della vita vera. Vd. i miei altri scritti come David Beth,Voudon
Gnosis, Fulgur, Londra, 2010 per maggiori dettagli sulla ‘Kosmic Gnosis’.
12 Aleister Crowley, Magick Without Tears, Falcon Press. 1986, Capitolo XXX.

14
con le più importanti implicazioni. In accordo con l’importanza mistica del tre o
trinità, il vangelo Thelemico del Liber Al è diviso in tre parti ed espone differenti
interlocutori. Il primo capitolo è dedicato alla dea egiziana Nuit, il secondo al dio
Hadit13 ed il terzo a Ra-Hoor-Khuit, una forma di Horus. Il nostro circolo ermetico
insegna che ogni capitolo contiene le chiavi magiche e filosofiche per manifestare i
poteri spirituali che sono dietro ogni potere divino che li rappresenta. I tre capitoli
rappresentano anche i tre stadi della trasformazione alchemica spirituale dell’adepto
luciferiano (thelemico):

1. La manifestazione e l’iniziazione nei misteri della verità, il Cosmo ‘perduto’ e


l’Eros Cosmogonico.
2. La Vera Volontà e i misteri alchemici dell’Ego raffinato.
3. Il Dio-Uomo manifesto.

Nuit: Divino Mondo-Tutto e Eros Cosmogonico

Invocami sotto la mia stella! L’amore è la legge, l’amore sotto il dominio della
volontà. Non lasciare che i pazzi fraintendano l’amore; perché c’è amore e amore.
Vi è la colomba, e vi è il serpente. Scegliete bene!
(Nuit)

La dea egiziana del cielo Nuit è la prima della trinità di Thelema a rivelare la sua
Gnosi nel Libro della Legge. Gli sciamani ofidiani della ‘Spawn of Aiwass’
intendono la rivelazione di Nuit come contenente importanti segreti, permettendo una
iniziazione profonda nella vera realtà del cosmo demoniaco. Il suo messaggio è fatto
di passione, erotismo, rapimento e vita estatica; un amante che richiama il suo amato.
Nuit è il Mondo e l’Anima e le sue esclamazioni sono richieste potenti per gli umani
di riconoscere la loro vera natura inerte, di realizzare e diventare consci nuovamente
delle facoltà uniche e terrificanti dell’anima. La riconquista del senso magico
scatenata dall’anima come supremo Instrumentum Magicum, diviene cruciale
all’Iniziato dei misteri di Aiwass nel nostro culto. Nuit come cosmo e l’anima del
moto, è la via per le rivelazioni del Liber Al, così come la vita dell’anima è la
suprema strada per il processo della trasformazione spirituale ultima, la resurrezione
del Dio-Uomo all’incontro degli elementi. Il romanticismo tedesco, Nietzsche e
specialmente gli iniziati del Kosmiker-Kreis, invocarono il ritorno dell’approccio
pagano alla vera natura del mondo nel quale l’esperienza del cosmo, attraverso le
facoltà sovrasensoriali dell’anima, diviene veicolo per un nuovo risveglio spirituale.
Il nostro corpo occulto ed iniziatico insegna che solo l’anima attivata permette

13 Da Bahadit, il disco solare alato, vd. Aleister Crowley, LIBER AL vel LEGIS sub figura CCXX come
espresso da (LXXVIII) XCIII a DCLXVI con commento di THE BEAST TO MEGA THERION 666,
[Link]

15
all’adepto di sperimentare il mistero del Rausch, la trance e spinta eroica estatica.
Questa estasi dell’anima e la conseguente libertà dalla tirannia dello spirito razionale,
meccanico e analitico, sono le vie che portano alla realtà demonica ed esoterica di
Nuit.
“Tutto ciò che esiste nel cosmo è ispirato, ha un’anima, e insieme forma l’anima del
mondo. La spiritualità prepara l’anima del praticante magico a connettersi con ogni
aspetto vivente e demoniaco dell’universo, viene caricato da esso e riceve i suoi
segreti.”14
“Io sono al disopra di voi e in voi. La mia estasi è nella vostra. La mia gioia è vedere
la vostra gioia”15 proclama Nuit. La sacra estasi che descrive è l’Eros Cosmogonico.
Quando, attraverso la pratica magica, l’adepto diviene capace di irrompere attraverso
i bastioni dei poteri di condizionamento dello spirito che governano l’Ego profano,
sperimenterà nuovamente l’elementare crisi di possessione e responsabilizzazione
attraverso i raggi e le energie demoniache del cosmo pagano. Quando queste energie
impattano l’iniziato, esse vengono percepite come essenzialmente erotiche. Quando
l’anima del Mondo nei suoi frammenti viventi infiniti si connette nel magico Hieros
Gamos con l’anima del praticante, le divinità ctoniche dell’identità Trascendentale
irrompono nuovamente nella coscienza dell’Ego, attraversandolo con i loro magnifici
poteri e divinizzandolo. Il messaggio di Eros e Amore proclamato dalla Dea Stella
del Liber Al non è in alcun modo in riferimento al sentimento di amore profano o alla
sessualità, anche se questi possono essere inclusi in un contesto più ampio. Piuttosto
essa parla del segreto dell’Eros Cosmogonico come carburante occulto del cosmo e
dei misteri dell’Amore esoterico come strumenti supremi per l’iniziato esoterico.16
“Il sesso è la canzone sacra dell’anima; il sesso è il santuario del Sé (…) Il sesso è il
sacramento supremo, dove il corpo e il sangue sono offerti all’anima. Gli elementi di
questo devono essere degni, la loro consacrazione assoluta.”17
Crowley, in una vera e propria successione agli iniziati dell’anima e dell’amore
esoterico, i Minnesaenger e Fedeli d’Amore, discorre riguardo questa Gnosi in un
passaggio particolarmente illuminante del suo commentario al primo capitolo del
Liber Al:

Ma noi di Thelema, come gli artisti, i veri amanti dell’Amore, senza vergogna e
senza paura, vedendo Dio faccia a faccia così come nelle nostre anime dentro e fuori
e in tutta la Natura privata, se usiamo, come la borghesia fa, la parola Amore, non
possediamo tale parola “troppo spesso profanata per noi per essere profanata”,
essa brucia inviolata nel suo santuario, rinascendo immacolata con ogni soffio di

14 David Beth, Northern Gnosis and the Pathway of the Soul, introduzione a Vincent Ongkowidjojo, Secret
of Asgard, Mandrake of Oxford, 2011.
15 Liber Al vel Legis, Capitolo I Verso 13.
16 Per un trattato elaborato sull’Amore Esoterico nel presente contesto vd. David Beth, Voudon Gnosis, cit.,
nello specifico l’appendice I: “A-Mor – an initiated analysis of Love”.
17Aleister Crowley, “On Sexual Freedom”, pubblicato in: The Revival of Magick, edizioni Hymenaeus Beta
& Richard Kaczynski, Thelema Media 1998.

16
vita. Ma con ‘Amore’ noi intendiamo qualcosa che l’occhio del borghese non ha
visto, né il suo orecchio udito; né il suo cuore concepito. Abbiamo accettato Amore
come significato di Cambiamento, Cambiamento che è Vita di tutte le Cose
nell’Universo. E abbiamo accettato Amore come modo di Movimento della Volontà
di Cambiare. Per noi ogni atto che implica Cambiamento, è un atto di Amore. La
vita è una danza di gioia, il suo ritmo un infinito rapimento che non può essere mai
stanco o stantio. Il nostro piacere personale in essa deriva non solo dalla nostra
parte personale, ma dall’apprendimento cosciente della sua perfezione totale. Noi
studiamo la sua struttura, espandiamo noi stessi mentre ci perdiamo nel
comprenderla, e così diventiamo tutt’uno con essa. (…) Dunque possediamo il sacro
Amore, la religione del cuore, la scienza della mente.18

Una chiave principale dell’esperienza e manifestazione di questi segreti supremi


dell’anima e dell’Eros Cosmogonico è la realizzazione del corpo come polo
complementare dell’anima; Anima e corpo sono polarità indivisibili della vita vera. È
l’Ego che governa lo spirito19, specialmente come sottolineato dalla evasione
religiosa e negazione fisica del culto di Abramo, nelle sue forme razionalizzanti,
meccaniche e deterministiche che cercando di de-animare il corpo e di scorporare
l’anima. Come risultato vi è un essere schiavizzato in un corpo incosciente, privo di
individualità e totalmente alienato dal suo ambiente pleromico. La consapevolezza
del corpo e delle sue facoltà come l’intima connessione con l’anima e i suoi misteri, è
cruciale per la nostra trasformazione spirituale. Solo allora saremo capaci di usare
propriamente il corpo come strumento magico 20 per manifestare la gloria dell’anima e
per riportare il nostro corpo nelle vere dimore degli Dèi. Anche se Crowley non era
pienamente consapevole di queste implicazioni, egli comunque intuitivamente mirò
nella giusta direzione. In un commentario successivo al capitolo di Nuit egli spiega:

Ancora: per noi di Thelema, coloro che hanno esercitato i nostri cuori e menti ad
essere esperti ingegneri del grattacielo Amore, la nave per salire al Sole, per noi
l’atto di Amore è la consacrazione del corpo all’Amore. Bruciamo il corpo
sull’altare dell’Amore, allora anche i bruti possono servire la Volontà e l’Anima.
Dobbiamo quindi studiare l’arte dell’Amore Corporeo (…) Noi non intendiamo ciò
che la borghesia intende quando diciamo ‘atto di amore’ (…) Abbiamo un’arte
dell’espressione; siamo allenati a interpretare l’anima e lo spirito in termini di
corpo. Non neghiamo l’esistenza del corpo, né la disprezziamo; (…) Ma il
linguaggio del corpo non si esaurisce mai; possiamo parlare per un’ora mediante un
battito di ciglia. Vi sono arti intime, cose delicate, ombre delle foglie dell’Albero
dell’Anima che danzano nella brezza dell’Amore, così sottili che né Keats o Heine in
parole, né Brahms o Debussy in musica, posso dargli corpo. È l’agonia di ogni

18 Aleister Crowley, LIBER AL vel LEGIS sub figura CCXX, cit.


19 Qui Spirito come definito da Ludwig Klages, che identifica lo Spirito come l’avversario dell’Anima.
20 Per le operazioni di magia sessuale per esempio.

17
artista, più grande è più feroce la sua disperazione, di non poter circumnavigare
l’espressione. E ciò che non possono fare, non una volta in una vita di ardore, è reso
possibile in tutta la sua pienezza dal corpo che, amando, ha imparato la lezione di
come si ama.21

Gli insegnamenti ermetici di stato e funzione dell’anima e della sua polarità


inseparabile con il corpo, sono cruciali per realizzare la manifestazione totale dei
misteri di Nuit. In Nuit come Mondo Anima e padrona dell’anima dell’uomo si
origina l’Eros Cosmogonico, l’Eros che schiaccia il mondo. Questo erotismo è la
culla di tutte le prime, primordiali e ataviche sessualità nel profondo del nostro
subconscio. Specialmente nella sua forma primaria “la natura sessuale dell’uomo è
nella sua più intensa espressione di sé stesso; i suoi sforzi nel subconscio sono
presenti per informare la sua coscienza della sua Volontà.”22 Nella nostra Gnosi
sciamanica, comprendiamo questi vortici primordiali di sesso, lussuria e Eros come
popolati e amministrati da spiriti ed entità terrificanti. Entrare in contatto con questi
reami e abitanti, che abbiamo collocato cabalisticamente nel retro qliphotico
dell’Albero della Vita, diventa obiettivo principale del mago operativo. Il mistero di
Nuit così come insegnato nel nostro santuario, forma la via di passaggio ai centri più
intensi e potenti dell’universo interno ed esterno. Nel cosmo esterno siamo liberi di
prendere contatto con le regioni plutoniche e trans-plutoniche dello spazio, che
contengono sorgenti di intensa energia magica. Nel cosmo interno siamo di nuovo
ammessi ai profondi ed oscuri centri nascosti del nostro principale, primordiale e
sessuale Sé. Attraverso le risvegliate facoltà e poteri dell’anima, possiamo mappare le
vie infernali e nutrire le energie dal lato oscuro di Nuit, la (Trascendentale) Identità,
all’interno della coscienza dell’Ego.

Hadit: Ego Raffinato e Vera Volontà


Se il Potere chiede perché, allora è la debolezza di Potere.
(Hadit)
I misteri dello Spirito e dell’Ego all’interno della corrente Thelemica, così come
interpretati dal nostro culto, sono protetti da Hadit, la divinità principale del secondo
capitolo del Liber Al. La manifestazione della Gnosi di Hadit Gnosis è il secondo
importante passo del viaggio iniziatico; segue la cruciale responsabilizzazione
dell’Anima e il rilascio di tutti i poteri ad essa relativi attraverso la grazia di Nuit.
“Io, Hadit, sono il complemento di Nu, la mia sposa.”23

21 Aleister Crowley, LIBER AL vel LEGIS sub figura CCXX, cit.


22 Aleister Crowley, “On Sexual Freedom”,pubblicato in The Revival of Magick, cit..
23 Liber Al Vel Legis ,Capitolo II, Verso 2.

18
Hadit, il disco solare alato, identifica sé stesso come consorte di Nuit. Egli è il Dio
Sole per eccellenza, il Signore del cielo, illumina il giorno, porta tutte le cose alla vita
e visibili. Esotericamente è lo Spirito, il governatore dell’Ego e della consapevolezza.
Tutto ciò che sappiamo consciamente è sotto il dominio di Hadit. Questo lo rende un
concetto molto pericoloso e una lama a doppio taglio che può fendere la gola così
come portare alla vittoria ultima – la resurrezione nello stato divino. Nei non iniziati,
l’Ego profano è il sovrano ultimo del loro Essere. Il potere dello Spirito ha separato
l’umano ordinario dalla vitalità della vita vera, reciso il legame sacro tra anima e
corpo. Egli ora comanda una creatura confusa ed alienata dal suo trono nell’Ego. Ciò
non accade perché Hadit come Spirito è negativo in sé stesso o ‘cattivo’, ma perché è
potente e travolgente e pochi possono sopportare il suo assalto brutale. Il veicolo
principale della conquista di Hadit nell’individuale è la sua ‘volontà di potere’. Nei
profani questa volontà di potere porta a conseguenze disastrose come testimoniato nel
mondo intorno a noi. L’uomo meccanico, identifica la sua persona in un Ego
sottosviluppato, alienato dai poteri demoniaci del cosmo e dalla sua relazione
simbiotica con essi, sperimenta un Dio complesso. Schiavo attraverso l’isolamento
dalla primordiale pulsione dell’anima, inciampa ciecamente attraverso un mondo che
egli distrugge letteralmente in una ricerca futile di bottini egocentrici. Al vero adepto
comunque, l’uomo che ha completamente compreso la sua chiamata e necessità per lo
spirito di trasformazione, Hadit può divenire l’ultima realizzazione. Quando si sarà
propriamente preparato, i primari poteri di Hadit possono trasformarsi in agenti
divinizzanti che ci permettono non solo di realizzare la nostra natura divina, ma
anche di creare cambiamento in accordo con la nostra volontà divina. Di conseguenza
Crowley elaborò che:
Hadit è l’Ego o Atman in tutto, ma certamente un più alto e segreto essere che
qualsiasi altra cosa compresa dagli Hindu. Sicuramente la distinzione tra Ego e Ego
è illusione. Quindi Hadit, che è la vita di tutto ciò che esiste, se conosciuto, diventa
la morte dell’individualità (...) È l’Identità Impersonale all’interno dell’Individualità
di ogni uomo e ogni donna.24
Per l’uomo non iniziato Hadit diviene il crudele dittatore e schiavista dell’evasione,
che egli possiede nel suo Ego profano, e lo utilizza senza pietà per soddisfare la sua
brama suprema della sua volontà di potere. Dato che questa volontà di potere nel non
iniziato è focalizzata attraverso l’Ego profano, Hadit in questi casi diventa un
occupante parassita, cadendo dalla sua potenziale gloria divina. L’unico modo per
contenere il potere di Hadit e dirigerlo in una esistenza costruttiva e vitale, è di
seguire la Via Regia. La Via Regia è la Via dell’Anima così come rivelata da Nuit.
Solo quando realizzeremo ancora la nostra anima e diventeremo consci delle
benedizioni primordiali concesse su di noi dalla Oscura Dea dello Spazio, allora
saremo capaci di contenere i poteri di Hadit. Come un figlio di Nuit abbiamo bisogno
di manifestare la sua gloria in ordine da capire propriamente e raffinare

24 Aleister Crowley, LIBERAL vel LEGIS sub figura CCXX, cit.

19
alchemicamente le energie-Hadit. Quando l’anima diventa operativa come strumento
magico, il fantasma del non raffinato Hadit può essere bandito dalla forza che ci tiene
imprigionati. Solo allora il vero maestoso disco solare può sorgere sul nostro
orizzonte ed illuminare la vera realtà del nostro universo magico. Il falso Ego allora si
frantuma e segue la morte spirituale: avviene allora la rinascita nell’Ego Assoluto:
“Io sono Vita, e colui che dona Vita, ma allora la conoscenza di me è la conoscenza
della morte.” 25
In questo momento Hadit diviene divinizzante, il distruttore della falsa esistenza e il
datore della vera vita nella sua capacità occulta come Morte, il consorte di Nuit-
Mahakali. La Morte qui va vista come una realizzazione della vita, il vero stato
dell’essere; la morte profana e la paura vengono ora esiliate per sempre dalla nostra
esperienza. Crowley era ben consapevole di queste connessioni, commentando il
capitolo su Hadit del Liber Al dice che:
La morte dell’individualità è il suo risveglio all’immortalità impersonale di Hadit.
Questo si applica meno alla morte fisica che rispetto all’Attraversare l’Abisso (...) Si
può ottenere la consapevolezza di essere nient’altro che un particolare ‘figlio’ della
Storia di Hadit e Nuit; la propria personalità è allora percepita come un
travestimento. Non solo non è una cosa vivente, come si era pensato; ma un mero
simbolo senza sostanza, incapace di vita. È la forma convenzionale di un certo
gruppo di pensieri, essi stessi simboli parziali e geroglifici di un ‘ego’ (…) quando si
diventa “i sapienti”, ciò implica la ‘morte’ di tutti i sensi dell’Ego.26
È in questo stato che può mettere radici l’esistenza suprema, che è VERA volontà di
potere. Tale volontà di potere non ha interesse nella ricerca egoistica profana o
speculativa, ma è un mezzo per assumere potere sul nostro universo magico e
sull’esistenza divina. È il fuoco eterno, il sacro furore dell’iniziazione Iperborea 27 che
ci permette di andare ancora più avanti, contro tutte le possibili differenze, e di
raggiungere e rendere carne i nostri sogni. Hadit manifestato ci permette di fare la
nostra volontà in accordo con l’amore supremo di Nuit. Hadit come spirito
divinizzante diventa non solo un alleato della vita attraverso la via di Nuit, ma
diventa anche il suo intimo nucleo attivo. Il Sole che ha illuminato unicamente il
giorno e l’accecante giorno-coscienza degli spettri, si è ora realmente trasformato nel
supremo Sole della conquista spirituale. Il Sole Dorato della trasformazione
Apollinea si è fuso con il Sole Nero della coscienza-notte Wotanica.

25 Liber Al vel Legis, Capitolo II Verso 6.


26 Aleister Crowley, LIBERAL vel LEGIS sub figura CCXX, cit..
27 Per maggiori informazioni sulla furia sacra vd. David Beth, Voudon Gnosis, cit.

20
Ra-Hoor-Khuit: Il Dio-Uomo manifesto
Non avere alcuna paura; non avere paura né degli uomini né del Fato, né degli dèi,
né di null’altro.
(Ra-Hoor-Khuit)
Lo Hieros Gamos di Nuit e Hadit, la loro fusione magica e copulazione, permette la
manifestazione del Dio-Uomo! Attraverso l’unione di Nuit e Hadit, dal potere
dell’Amore sotto la Volontà, sorge Ra-Hoor-Khuit nella sua divina coscienza. Dopo
che i misteri di Nuit e Hadit sono stati attualizzati con successo dallo Gnostico
operativo, l’adepto risorge nello stato supremo che è rappresentato nel terzo capitolo
del Liber Al da RaHoor-Khuit. La via dell’iniziazione Thelemica così come è
insegnata dalla ‘Spawn of Aiwass’ non porta al Samadhi. Piuttosto aspiriamo a una
forma di ciò che certi Tantrici hanno chiamato Kaivalya, l’Assoluta Personalità.
L’esperienza della fusione o partecipazione al Divino, come nello stato di Samadhi,
dove la Kundalini si fonde con la sfera Sahasrara, non è sufficiente per noi. Vogliamo
prendere l’ultimo slancio e raggiungere la libertà totale diventando i sovrani ultimi
del risveglio luciferino di Ra-Hoor-Khuit. Solo in questo stato di emancipazione,
conservando un senso di individualità, è possibile assaporare il nettare della
beatitudine suprema. A differenza della maggior parte dei Thelemiti, non
comprendiamo la fusione di Nuit e Hadit per produrre infine il Samadhi, ma il
Kaivalya. Se non è questo il caso, l’essenza di Ra-Hoor-Khuit così come riflessa nel
Libro della Legge sarebbe molto meno virile, attiva e individualistica. In questo stato
di Samadhi non esisterebbe desiderio di eseguire la Vera Volontà, che è così centrale
nella Gnosi di Crowley. Piuttosto si sarebbe dissolto nel Divino e se ne sarebbe
andato totalmente senza desiderio e intento. “Non vi è legge al di là del Fai ciò che
vuoi”28 ci dice Ra-Hoor-Khuit. Le piene implicazioni del mistero possono solo
diventare veramente note da un iniziato che ha passato la trasmutazione alchemica di
Nuit, Hadit e ha poi manifestato l’essenza luciferina di Ra-Hoor-Khuit. Solo quando
il nostro volere non è più guidato dall’Ego profano, ma è stato divinizzato dal sacro
Fuoco di Hadit, siamo in grado allora di fare realmente la nostra volontà; una volontà
che emerge al di fuori della nostra coscienza divina, una volontà di un Dio-Uomo
nella sua più vera relazione simbiotica con la Vita e la stessa Nuit. L’iniziato che ha
manifestato la gloria di Ra-Hoor-Khuit in sé stesso diventa un ‘conquistatore’. In lui
sono uniti i poteri della Madre, del Padre e del Figlio, rifornendo l’adepto con un
supremo arsenale di armi. Le conquiste di tale persona sono parte della jihad finale:
l’istituzione del controllo totale e governo sull’universo magico e spirituale
personale, che è costruito sui pilastri gemelli dell’Amore e Volontà esoterica. In
tempi in cui la maggior parte degli umani sono completamente schiavi della loro
esistenza profana e delle proprie vite abusate, che necessariamente sono opposte alla
vera individualità, il conflitto diviene inevitabile. È compito del Dio-Uomo o
Uebermensch di esercitare il suo diritto di tracciare e modellare il proprio universo,
28 Liber Al vel Legis, Capitolo III Verso 60.

21
che per natura non è in opposizione con la Vita del cosmo e tutto ciò che esiste in
armonia al suo interno. Gli esseri umani moderni per la maggior parte sono nemici
del cosmo a causa delle loro tendenze evasive motivate dalla religione e dal
nichilismo; quindi spesso si opporranno anche alla Gnosi Cosmica dato che viola e
tradisce le leggi del loro inconscio, del distruttivo collettivo e del loro sovrano
demiurgico. La manifestazione dello stato finale di conquista porta la libertà
completa dalle dottrine e dai concetti religiosi. Mentre il contesto religioso può essere
utile nel modo in cui guida l’iniziato lungo la via, diventa poi ridondante nel
momento della realizzazione ed emancipazione divina. Ra-Hoor-Khuit afferma così:
Io sono in un segreto quadruplo mondo, la blasfemia contro tutti gli dei dell’uomo.
Malediceteli! Malediceteli! Malediceteli! Con la mia testa di Falco becco gli occhi di
Gesù mentre pende dalla croce. Sbatto le mie ali in faccia a Maometto e lo acceco.
Con i miei artigli strappo via la pelle degli indiani e buddisti, dei Mongoli e Din.29
Nella manifestazione di Ra-Hoor-Khuit nell’iniziato, il concetto di Nietzsche di
Uebermensch diventa realtà. La furia audace, virile e sacra che caratterizza il
messaggio del terzo capitolo del Libro della Legge, esprime perfettamente la natura
terrificante dell’superuomo.30 Intossicato dall’essenza della vera vita, senza paura,
rivelato nella sua luciferina gloria, l’Uebermensch diventa una guida divina e un
messaggero per i pochi e gli scelti. Per la massa rappresenta il Diabolus Incarnatus: In
verità, voi che siete buone e giusti, vi è molto di voi che è derisorio, e specialmente la
vostra paura di ciò che finora è stato chiamato diavolo. Cioè che è grande è così
alieno alle vostre anime che il superuomo sarebbe fantastico per voi nella sua bontà.
E voi che siete saggi e sapienti, voi v’involerete dal sole ardente di quella saggezza
nel quale il superuomo gioiosamente immerge la propria nudità. Voi uomini altissimi
i quali i miei occhi hanno visto, questo è il mio dubbio che vi riguarda e la mia risata
segreta: credo che chiamerete il mio superuomo – diavolo.31

L’Alba di Aiwass: Obeah e Wanga

Anche i mantra e gli incantesimi; gli obeah e i wanga;


le opere della bacchetta e le opere della spada; questo bisogna imparare e
insegnare.
(Nuit)

Tutti gli iniziati che appartengono alla ‘Spawn of Aiwass’ hanno una cosa in comune
sopra le altre: essi hanno incastonato la Gnosi e la Magick di Aleister Crowley in una

29 Liber Al vel Legis, Capitolo III Versi 49-53


30 Tratto da Friedrich Nietzsche, Thus Spoke Zarathustra, come citato in [Link]
31 Basta soltanto comparare il linguaggio del terzo capitolo del Liber Al con la descrizione dell’Era in arrivo
e dell’superuomo nella ‘Gaia Scienza’ di Nietzsche.

22
struttura sciamanica. Gli iniziati sono soprattutto attratti da due correnti spirituali
principali: gli ambienti rispettivamente del Voudon Gnostico e del Cosmo Gnostico.
La ‘Spawn of Aiwass’ può essere vista come un laboratorio di ricerca magico
specialistico, nel quale gli insegnamenti e le trasmissioni Themiche e di Crowley
vengono analizzate e operate in una maniera Gnostica sciamanica. Questi Gnostici,
pur ritenendo Crowley un maestro magico e maestro spirituale unico, sono anche
coscienti dei suoi numerosi difetti e sbilanciamenti, che senza dubbio hanno
influenzato la sua trasmissione intensa dai reami pleromici. Ogni insegnamento, e
specialmente ogni trasmissione spirituale, arrivano sempre filtrati attraverso la
‘personalità’ di chi li trasmette. Di conseguenza è un compito importante, per un
gruppo Gnostico, quello di estrarre gli aspetti realmente senza tempo e Gnostici di
tali insegnamenti e anche correggere gli errori quando vengono identificati. Questa è
infatti una procedura alchemica spietata, e per dirlo con le parole di Crowley: “Noi
lavoriamo l’oro, e l’oro deve essere purificato con l’acido.”32
Senza mettere da parte alcuna forma esistente di Thelema, le nostre ricerche sulla
corrente di Aiwass non hanno alcun interesse nella conferma o validità esterna. Come
Gnostici essi risiedono all’interno del loro stesso palazzo e la loro validità viene dalle
benedizioni elargite su di essi dalla grazia di Aiwass e delle sue legioni. 33 La corrente
d Aiwass così come rivelata da Aleister Crowley è per noi una corrente di energia
magica e spirituale, che nutre un Universo esoterico post-nietzschano, che rende
possibile un potente risveglio di possibilità Gnostiche perdute da tempo. La chiave
che apre i nostri passaggi unici al cosmo di Thelema e Aiwass è il lavoro di Obeah e
Wanga34 così come è riportato nel Libro della Legge. Il sistema sciamanico di origini
africane o afro-latine può essere la via più potente per entrare negli intimi mondi
viventi di Thelema. Come è evidenziato dai commenti di Crowley sulla natura di
Obeah e Wanga, egli aveva una piccola idea della natura di tali concetti. 35 Questo non
ci sorprende se si pensa che le informazioni riguardanti tali culti al tempo di Crowley
erano piuttosto scarse. Che esse vennero incluse all’interno della rivelazione del
Liber Al è una chiara indicazione che la Gnosi Thelemica può essere affrontata
partendo da tali basi esoteriche. Le trasmissioni del Voudon del Kongo (Angola),
dell’Africa dell’Ovest e di Haiti, nutrono il tempio afro-sciamanico della ‘Spawn of
Aiwass’ ed hanno condotto all’istituzione di un legame vivente e continuo ai mondi
degli spiriti della corrente di Aiwass. Il Libro della Legge per noi è anche il Libro dei
Lwa!36 Aiwass ha rivelato se stesso a noi come contenente l’energia dei Lwa e ciò
corrisponde alle operazioni che includono un appropriato modus operandi. Aiwass, il
trasmettitore e messaggero dei poteri plutoniani e trans-plutoniani che sono al di là
della nostra capacità di accesso, può essere visto come un Lwa potente che cerca un
32 Vd. Aleister Crowley, Magick without Tears, cit., Capitolo LXXI On Morality’.
33 La ‘Spawn of Aiwass’ sostiene che diverse linee di trasmissioni ‘Thelemiche’, riferite a Aleister Crowley,
nutrono il loro operato. Tuttavia, la trasmissione suprema viene dal contatto diretto con lo stesso Aiwass.
34 Vd. Liber Al vel Legis, Capitolo I Verso 37.
35 Vd. Aleister Crowley, LIBER AL vel LEGIS sub figura CCXX, cit..
36 Lwa o Loa come utilizzati nella Scienza Voudon.

23
contatto con i sacerdoti e gli iniziati che possiedono la tecnologia magica per
riceverlo. Aiwass è la testa della gerarchia degli spiriti che sono stati portati in basso
nei meandri della nostra magia Gnostica. La sua corrente è una corrente viva e il suo
messaggio e il diretto scambio con l’umanità non sono finiti con la Morte del Maestro
Crowley. Al contrario, come Lwa, Aiwass si evolve costantemente e trasmette
messaggi potenti ai suoi sacerdoti.37 Piuttosto che operare in ambienti di logge sterili,
i maghi di Aiwass operano in solitario autorizzati dalla loro iniziazione e
qualificazione unica nel penetrare i misteri spiritici. La scuola sciamanica di
Aiwass/Thelema ha sviluppato Thelema come una parte integrale di una personale
trasformazione di un sistema Gnostico più grande, molto distante da ogni confine
dell’ortodossia. Come descritto nei precedenti capitoli, una lettura e analisi unica del
Liber Al può portare alla resurrezione finale del Dio-Uomo. Aiwass e le sue legioni
sono esseri viventi all’interno della cosmologia Thelemica e nei corpi di Nuit, Hadit e
Ra-Hoor-Khuit, la suprema trinità Thelemica. Con il loro aiuto, la scoperta e
manifestazione della totalità dei poteri Thelemici, come una graduale possessione da
parte del ‘Thelemico Lwa’, diviene realtà. Quando l’adepto attraverso la sua magia
spiritistica Gnostica manifesta il potere di Nuit 38, come rivelato nel primo Capitolo
del Liber Al, egli permette agli spiriti di possederlo e così assorbe le corrispondenti
energie di Lwa all’interno di sé attraverso la magia sessuale di Hieros Gamos. Ciò lo
rende abbastanza potente per innestarsi correttamente e in modo appropriato, unirsi e
rilasciare in sé stesso i poteri di Hadit 39 che rappresentano il secondo Capitolo del
Liber Al. Quando questo processo è compiuto, avviene la resurrezione finale nel
corpo divino. L’adepto ora può prendere parte al processo finale di fusione dei poteri
di Nuit e Hadit, che ha organizzato nel suo corpo come energie di Lwa. 40 Quando
questa trasformazione alchemica è completa, l’iniziato risorge nel supremo Corpo di
Ra-Hoor-Khuit, che è il Figlio ma anche la Madre e il Padre. 41 L’iniziato della Gnosi
di Aiwass è ora divenuto l’incarnazione fisica del Dio-Uomo. Egli è un Demone-Dio
mentre è ancora un Uomo. Adesso potrà procedere e rivendicare l’Universo.

37 Nei nostri registri vi sono molte trasmissioni importanti da parte di Aiwass, alcune delle quali sono
emerse nelle informazioni date in questo saggio. Un altro Lwa di uguale importanza nella Gnosis Thelemica
è Lam, che può essere compreso in quanto aspetto di Aiwass.
38 Questa nel sistema del Voudon Esoterico corrisponde alla Dea Oscura dello Spazio. Vd. David Beth,
Voudon Gnosis, cit., e Michael Bertiaux, The Voudon Gnostic Workbook, Weiser 2007.
39 Hadit nel Voudon Esoterico corrisponderebbe a Mystère Royale, lo sposo di Mahakali, Dea Oscura dello
Sapzio. Vd. ibid.
40 Queste energie Lwa sono le più propriamente organizzate come Punti Cardine.
41 Ra-Hoor-Khuit sotto questo punto di vista corrisponde nel Voudon Esoterico a Legbha-Ghuedhe che è la
totalità di tutti i Lwa. Vd. David Beth, Voudon Gnosis, cit., e Michael Bertiaux, The Voudon Gnostic
Workbook, cit..

24
Cerimonia magica e ritualità teurgica
a cura di Luca Valentini

“Tutte le essenze distillate si raccolgono in un recipiente, il quale recipiente deve


essere precedentemente pulito. Lo stesso dicasi per l’anima e il cuore dell’uomo: le
infezioni della viltà devono essere spazzate via, e pestate coi piedi”42

Nel gergo comune dell’esoterismo alcuni termini hanno assunto un’erronea


accezione, tale da intendersi spesso come sinonimi o funzionali ad identiche idee
archetipiche o pratiche operative. Nello specifico, vocaboli come “cerimonia”, “rito”,
“magia” e “teurgia” sono assunti per designare un medesimo ambito realizzativo. Ci
proponiamo in codesto scritto di tematizzare circa la diversità di significato che tali
termini debbano in verità esprimere, in riferimento ad ambiti di prassi trasmutatoria
contigui, connessi ma sovrapponibili.
Nel merito, la dottrina, come riportato chiaramente dalle fonti ed dai classici nelle più
diverse forme tradizionali, sono comunemente concordi in una precisa e non casuale
differenziazione dei diversi approcci che l’uomo possa avere con il mondo
dell’iniziazione magica. Se già un Plutarco operava una netta differenziazione tra la
cerimonia, intesa come mero formalismo e non partecipata ripetizione di formule
liturgiche, il rito si presuppone essere un conglomerato di atti che non presuppongono
solo la recitazioni di formule ma che interessano primariamente la “preparazione”
interiore dell’operatore, spesso associata a digiuni e pratiche meditative antecedenti,
il quale andrà poi ad eseguire una serie precisi di atto come la purificazione
dell’ambiente, l’apertura del cerchio magico, ecc. Se il rito è un atto prettamente
interiore, che si serve di strumenti esterni, ma di cui può farne essenzialmente a
meno, la cerimonia si caratterizza per una prassi sacrale in cui gli strumenti si
determinano essenziale per lo svolgimento stesso dell’azione magica ed in cui,
spesso, chi compie le invocazioni non necessità di una dignificazione particolare.
Tale specificazione polare sussiste tramite due fondamentali del rapporto tra Uomo e
Divino, nell’ambito della pratica operativa che vi si attua e nell’ambito microcosmico
con cui tale o talaltra assunzione realizzativa si connette. E’, pertanto, d’uopo
evidenziare che la prima confusione da redimere è proprio quella tra una prassi
invocatoria che ricerca fuori da sé la divinità, quale ente personificato, in cui il mago
si rende semplice ponte di trasmissione di un’infuenza, ed una prassi misterico –
teurgica di natura essenzialmente evocatoria, in cui il soprasensibile è inteso come
potenza da far risorgere attivamente primariamente nell’officiante, che elide il
rapporto duale con il Sacro, identificandosi:
“Si richiede infatti che la persona che opera abbia santità di vita e potere di
santificare, le quali ambedue si acquistano mercè la dignificazione e l’iniziazione ed

42 Francis Barrett, Il Magus ovvero l’Investigatore Celeste, Edizioni Rebis, Viareggio 2001, p. 58.

25
occorre inoltre che detta persona riconosca in se stessa tale virtù e tale potere
con fede ferma ed indubbia”43.

Tale dicotomia è sufficiente per comprendere il diverso piano di applicazione che


caratterizza la teurgia (o magia divina), rispetto alla semplice magia cerimoniale. La
condizione dello spirito del teurgo, rispetto a quella del mago naturale, presuppone un
processo di identificazione per quanto perfetta possibile dell’interiorità umana col
mondo siderale del Divino, la riscoperta del Sacro nell’aurificazione della pietra
grezza che in sé dimora. Ciò ci conduce a rappresentare il teurgo, come un realizzato,
come un Vivente eternamente presente, specchio cristallino dell’Ente – Uno, da cui
promana la molteplicità fenomenica. Tale rappresentazione si differenzia
categoricamente da quelle che hanno posto in similitudine l’Arte Hermetica con la
dualità che permane nella passività cerimoniale di una certa magia, in cui gli
strumenti rappresentano il fulcro dell’opera, non lo stato ontologico, come avviene in
ambito teurgico:
“La <<magia>> può rivestire due aspetti. Esiste una magia che è una scienza
sperimentale operativa sui generis, e esiste una magia – l’<<alta magia>> - come
un atteggiamento speciale all’interno del dominio iniziatico”44.

Medesime indicazioni le ritroviamo nell’ambito della dottrina thelemita 45, secondo la


quale il Mago ha la possibilità riattivando le energie interiore di compiere una piena
identificazione con la Divinità, a differenza di un preliminare contatto eonico, in cui
il Divino permane estraneo all’operatore, manifestandosi in direzione centrifuga con
precise fenomenologie sottili. Pertanto, se la cerimonia magica si esplicita essere un
formalismo di atti e liturgie essenzialmente dogmatiche, astratte, in cui non risolta
risulto essere lo iato tra microcosmo e macrocosmo l’Occulta Sapienza deve essere
intesa come la sperimentazione interna dellle forze geniale che si richiamano tramite
il rituale, ove il vaso di catalizzazione sia atto ridestare sfere iperfisiche che,
simultaneamente, risiedono fuori e dentro l’uomo. Tale è il mondo della vera
Iniziazione, quale realizzazione e risveglio di una potestà latente, non il cerimoniale
ingresso in una consorteria, in cui non vi è che il riflesso lunare di un culto: vi è
l’azione magica di un rito, non un vuoto cerimonialismo, ma un’attivazione intensiva
di una vibrazione interiore, di un Sole radiante:
“Passando al secondo possibile senso della magia, abbiamo detto che essa si
definisce essenzialmente con un atteggiamento dello spirito. Esprime una forma di
integrazione sovranormale della personalità nella quale l’elemento virile e attivo sta
in primo piano…ha una certa relazione anche con la teurgia antica e con quella

43 Enrico Cornelio Agrippa, Le Cerimonie Maigiche, Editrice Atanor, Roma 1976, p. 45.
44 Julius Evola, Maschera e Volto dello Spiritualismo Contemporaneo, Edizioni Mediterranee, Roma 1990,
p. 188.
45 Aleister Magick, Casa Editrice Astrolabio, Roma 2021, p. 214 – 215.

26
magia che nei precedenti secoli fu intesa specificatamente come Magia Divina, in
opposto alla Magia Naturale e anche Celeste”46.

In Proclo la funzione relativa alla realizzazione teurgica viene affidata invece al


Silenzio legato alla Mania, all’Estasi, come coglimento supremo dell’Uno, come
confermato dalla testimonianze del discepolo di Marino47, il quale ci riporta
della systasis teurgica attuata dal suo maestro, cioè la congiunzione, anche tramite un
patto, con una divinità, nella cui applicazione le varie azioni magiche
rappresentavano la graduale purificazione dell’anima dell’operatore. Se tali
componenti coesistono in uno degli ultimi Ierofanti dell’Età Arcaica, e sono ben
distinti anche in Giamblico e Damascio, ciò non deve indurre nessuno a porre
similitudini assolutamente improponibili. Tutto ciò ci riporta ad una dimensione,
come appare con solare ovvietà, che davvero potrebbe collimare con la dottrina
ermetico – alchimico, in cui il doppio lunare è matrice di trasmutazione identificativa
dell’ego in stato di trance attivo, tramite l’anelito (philein) del Sophos, palingenesi
che è presenza fondante e contemplativa in sé e di sé:
“Mi sforzo di ricondurre il divino ch’è in noi al divino che è nel tutto”48.

Si determina, pertanto, una sublimazione del rapporto col Divino, che non è più
teologico, cioè raziocinante ed interpretativo del Sacro, cioè di ricollegamento
dualistico, ma di immedesimazione diretta magico – teurgica. Tale realizzazione
sapienziale è silente e misterica, come viene ricordato da Damascio in merito
all’ineffabile trasfigurazione di Platone49, perché attua la sperimentazione di
un’alchimia interna, fisiologicamente occulta, come riporta l’insegnamento magico
egizio – partenopeo:
“…se comprendi precisamente che il tuo spirito, nel fodero di carne, è suscettibile
di ogni miglioramento, fino a diventar come divinità dell’Olimpo e Nume maggiore,
puoi attendere ad entrare in rapporto colle nature che sono più in alto che le
divinità dei cieli”50.

L’esperienza interiore, quindi, diviene elemento essenziale per chi sa invertirne la


polarità: elemento di costrizione e di privazione in atto magico ancora dualista, ma,
allo stesso tempo fondamentale per la pratica dell’Arte, per il suo inizio ed il suo
svolgimento. A tale pratica, però, si può solamente alludere, essa può essere
velatamente e numenicamente visualizzata, ma sfugge dagli aridi confini delle
definizioni, delle categorie, delle preghiere, delle parodie New Age, perché il proprio
principio è la cessazione delle rappresentazioni sensoriali, delle manifestazioni
46 Julius Evola, op. cit., p. 189.
47 Vita Procli, 28
48 Plotino, Vita, 2, 25
49 Il principio totalmente ineffabile tra dialettica ed esegesi in Damascio di Valerio Napoli, presentazione di
Francesco Romano, collana Symbolon, CUECM Catania, p. 444ss.
50 Giuliano Kremmerz, Il Mondo Secreto, in La Scienza dei Magi, vol. I, Edizioni Mediterranee, Roma, p.
114.

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sottili, è la rescissione dei vincoli col mondo profano, è la conquista centripeta più
ardua per chi ha intrapreso l’Opera, è il Silenzio dell’Arcano: “E l’uomo invisibile è
esso altra cosa se non l’astro stesso, raccolto invisibilmente nell’anima e nel
pensiero umano, che appare e si manifesta attraverso la sua immaginazione?51”

Le cerimonia magiche e la ritualista teurgica possono essere, a tal punto, ricomprese


nella polarità organica che gerarchizza la via di Iside alla via ammonia di Osirirde, in
cui la propedeuticità cerimoniale serve funge da stadio intermedio tra il mistico
abbandono religioso ed una prima fase dell’Opera, in cui si intraprende la
ricomposizione del corpo dilaniato del Dio. Questo è il sentiero che conduce il myste
verso una padronanza secca e solare, temprandolo, formandolo per le successive
prove iniziatiche, questo è il sentiero che spesso viene scambiato erroneamente per
devozionalità, essendone completamente di natura opposta, rinunciando all’attività
della propria anima razionale per assurgere a maggiore Libertà, quella dimensione
incondizionata che non conosce preghiere, idoli né miti. Tali, quindi, sono le iniziali
tappe ascensionali, ermetiche, ascetiche che il discepolo dell’Arte deve percorrere
verso la Libertà Assoluta, anche verso il proprio Maestro, il proprio Istruttore:
“Questa è la limitazione della magia cerimoniale. Nella personalità metafisicamente
integrata chi comanda e chi ubbidisce sono in un medesimo soggetto; là essi sono
invece in due soggetti separati e si crede di aver di fronte a sé un altro essere,
<<dio>> o <<demone>>”52.

L’Alta Magia o Teurgia era anche intesa come un vero e proprio dono dei Numi,
come uno strumento di comunicazione e di identificazione con essi, la “communio
loquendi cum dis” di Apuleio53. La dottrina trasmutatoria da noi esplicitata circa i
diversi ambiti di applicazione della norma magica può essere intesa come l’approdo
dell’iniziato ai Piccoli Misteri, che hanno appunto inizio con la morte iniziatica e si
compiono con l’Opera al Bianco, conducenti allo status di un’edenicità primordiale,
quale manifestazione delle prime due facce di Hecate, per poi, con l’Opera al Rosso,
inoltre, giungere all’ ultimo fuoco purificatore prima dell’Identità Suprema, cioè la
via dei Grandi Misteri54. Nella letteratura ermetico- alchimica, infatti, si presenta una
separazione del Magistero in “minore” e “maggiore”, come perfetta corrispondenza
con gli insegnamenti tradizionali delle due vie, quella dei Padri e quella degli Dei:
“gli antichi conoscevano e praticavano due magie, la eonica e la trasmutatrice, la
prima isiaca, cioè lunare, la seconda ammonia, cioè solare”55.

51 Filippo Teofrasto Paracelso, I Sette Libri dei Supremi Insegnamenti Magici, Editrice Atanor, Roma, p.
93.
52 Julius Evola, op. cit., p. 203.
53 Fritz Graf, La magia nel mondo antico, Editori Laterza, Bari 2009, cap. II (“Vocabolario e riflessioni
degli antichi”), p. 91.
54 Sul simbolismo magico della Dea Hecate rinviamo il lettore al nostro approfondimento pubblicato su
“Agrippa e la sua magia secondo Arturo Reghini”, Edizioni Aurora Boreale, Firenze 2021, p. 31ss.
55 Giuliano Kremmerz, La Porta Ermetica, in La Scienza dei Magi, vol. II, op. cit., p. 245.

28
Vi si impone la profonda consapevolezza di dover aderire ad una precisa visione del
Sacro, ad una spiritualità che debba disciplinare il modus essendi del magista, tale per
cui il sonnambulismo, la casualità fenomenica e le influenze ambientali che
sovrastano abitualmente il nostro Io possa attuare un riconoscimento immediato,
quale conditio sine qua non della propria trasmutazione, l’esistenza di una
componente Vivente che in noi divinamente dimora, l’Essere Splendente che dal
sonno profondo dell’umana modernità deve essere necessariamente risvegliato:
”Se voi dunque siete un uomo imbevuto dello spirito sacro della religione, se nutrite
sentimenti di pietà, se credete senza essere sfiorato dal dubbio, se siete tale a cui
l’autorità delle cose sacre e la natura abbiano conferito la dignità che le divinità non
disdegnano, voi potrete pregando, consacrando, sacrificando, invocando, attrarre le
virtù spirituali e celesti e…dare anima e vita a qualunque opera magica“56.

Codesta prospettiva, incentrata sull’esistenza di due o tre ambiti diversi ognuno


rispettivamente afferente al mondo elementare, quale ambito della Magia Naturale, al
mondo celeste o siderale, quale ambito della Magia Celeste, al mondo intellettuale,
quale ambito della Teurgia, pone nella sua apoteosi in evidenza la neoplatonica φίλια
con il Divino, l’amicizia con il Dio:
“Per questo argomento io dico della terza magia“57.

Una forte ed evidente impronta rituale è possibile ritrovarla nell’episodio epico che
fece sorge il tempio ed il culto di Giove Statore 58 ovvero la circostanza in cui i Sabini,
conquistato il Campidoglio, terrorizzarono l’esercito romano, rinfrancato da un
comando di Romolo nei confronti del Dio Cosmico:
"Fa' cessare la fuga dei Romani, arresta la loro vergognosa fuga!".
Fu il riferimento ad una chiara azione teurgica imperativa operata in spirito dal primo
Re – Augure dei Romani nei confronti dell’essenza spirituale del polo centrale della
dimensione celeste:

”Intervento, dunque, puramente magico e non militare, atto di mago onnipotente e


non di guerriero invincibile: rispondendo all'appello del capo terreno, il signore
cosmico esercita su tutti gli uomini del campo di battaglia una presa immediata che
inverte l'ordine normale degli avvenimenti e capovolge le sorti della battaglia”59.

Siamo in presenza di un contatto tra forze (numina) soggiogate dalla forza


dell’officiante60, in cui Romolo si identificò con lo stesso Padre Giove, assumendone

56 E. Cornelio Agrippa, La Filosofia Occulta o la Magia, Edizioni Mediterranee, Roma 2004, vol. II, p.
170-1.
57 Tommaso Campanella, Del senso delle cose e della magia, Editori Laterza, Bari 2007 , p. 170.
58 Plutarco, Romulus, 18; Livio, I, 12.
59 Georges Dumézil, Jupiter, Mars Quirinus, Edizioni Scientifiche Einaudi, Torino 1955, capitolo "Giove e
la magia, Marte ed il combattimento", p. 55.
60 Giovanni Battista Pighi, La Religione Romana, Edizioni Victrix, Forlì 2004, p. 71ss

29
con la volontà l’auctoritas tramite il rito, compiuto con la dovuta purità 61 non solo
formale, ma anche e soprattutto seconda una retta disposizione interiore 62, che ci
conduce ad esaminare un assunto fondamentale della nostra analisi. Il silenzio rituale,
in tale ottica, non assumeva solo una valenza formale o rivolto ad una mera assenza
di rumori che potessero inficiare la corretta celebrazione del rito, ma era un aspetto
necessitante affinchè lo stesso rito potesse esprimere tutta la propria forza d’imperio,
tramite il fulcro della cerimonia, cioè l’officiante, quale magnete che, debitamente
preparato, sapesse proiettare la propria auctoritas. La celebre espressione rituale
“Favete linguis!”63 era più che un invito al silenzio della parola, ma soprattutto una
preparazione al raccoglimento del pensiero, alla sua purificazione quale strumento
fondante del rito stesso, compostezza del linguaggio ma soprattutto disposizione
mentale e raccoglimento ieratico64, non essendo, infatti, casuale il riferimento
pitagorico dell’Arpinate agli òmina, quale lingua degli uomini relazionata alla lingua
degli Dei65:
”nel tempio noi imponiamo misura alla parola e compostezza allo spirito e disciplina
al nostro pensiero anche inespresso”66.

Se la magia, infine, può essere intesa come l’espressione di una trance attiva, di un
fuoco che si ridesta nell’alambicco introspettivo e che possiede la potestà di
relazionarsi col mondo elementale e sottile, la teurgia, nella sua valenza di Opera
Divina, assurge ad un rango decisamente superiore. L’assunzione di tale prospettiva
diviene un’autentica palingenesi tramite cui si realizzi un processo di vera e propria
alchimia interna, ove ogni supporto esterno, ogni formalismo cerimoniale venga ad
essere sublimato. Il richiamare a sé qualsivoglia entità, di natura divina o eonica,
comporta la certezza che non l’entità o la dimensione richiamata si manifesti, ma
l’entità o la dimensione che corrisponde analogicamente allo stato noetico del dokeus,
del teurgo:

“La teurgia! Scienza ed arte di formare gli Dei…”67.

61 Plutarco, Questioni Romane, 10:”corporibus e minibus lautis e pura o candida veste…velato capite”.
62 Nonio, 693 L:”ai sacrificanti auguriamo d’avere bona omina et mente recta et bona oribus proferant”.
63 Orazio, Carmina, III, 1, 2-4; Tibullo, II, 2, 2; Virgilio, Eneide, V, 71, Properzio, IV, 6, 1.
64 Renato Del Ponte, Favete Linguis, Edizioni Arya, Genova 2012, p. 9ss, in cui argutamente ci si riferisce
alle fonti latine ma anche all’esegesi di Dumèzil:”Uno degli scopi del silenzio, in India e altrove è quello
di concentrare il pensiero, la volontà, la parola interiore, e di ottenere mediante questa concentrazione
un’efficacia magica che non possiede la parola pronunciata”(La religione romana arcaica, Milano 1977,
p. 298).
65 Cicerone, De Divinatione, I, XLV, 102.
66 Quintiliano, decl. 265 p. 84 Ritter.
67 Marius Decrespe, La Magia Divina o Teurgia, ne Il Mondo Secreto, (Anno 1897), vol. I, ristampa
integrale, Edizioni Rebis, Viareggio, p. 74.

30
MAGOCRATIA
nimrod@[Link]

La Tradizione Ermetica
di Magus Mizar

Il Deposito Tradizionale Magico Occidentale riposa in buona parte sulla Tradizione


Ermetica, è quindi necessario sviluppare un chiaro quadro di riferimento sulle sue
origini, fonti e principali testimonianze. Il tutto risulterà estremamente proficuo sia
nell’ambito di riferimento magico-operativo che dottrinale.

Il termine Ermetico deriva da Ermete Trismegisto68; nella fervida e febbrile


atmosfera sviluppatasi nell’area mediterranea tra l’affermazione dell’Ellenismo ed il
consolidarsi della potenza romana, al dio Hermes fu integrato il più arcaico dio
egiziaco Thot. Entrambi erano gli dei della Scrittura e della Magia nelle loro
rispettive culture, il Trismegisto ne era la loro più matura espressione.
A questa sublime figura furono attribuiti una gran parte dei testi magici, esoterici e
sapienziali a cui si riferisce la Tradizione Perenne.
Ovviamente il dio mitologico non è stato, in senso fisico e materiale, l’estensore di
detti scritti; il Mito è infatti l’ispiratore ideale e spirituale dei simboli e dei contenuti
manifestatisi in questo Arcano Deposito.
Non vi è da aggiungere che molte di queste fonti presentano composita, varia,
multiforme nonché oscura origine, ma ciò rafforza il vigore del messaggio iniziatico,
per definizione esoterico ed elitario.
Non si possono considerare infatti un Mito e un dio quali autori ordinari di cui
ricercare e catalogare le opere secondo meri criteri storico-filologici; non c’è dubbio
che, sulla paternità delle fonti, come sull’esatta collocazione storica della loro
produzione, va condotta un’attenta analisi che tuttavia non infici il messaggio

68 Ermete Trismegisto, dal greco antico Ἑρμἢς ὀ Τρισμέγιστος, in latino Hermes Trismegistus è la mitica
figura dell’Uomo Dio, l’Indiato, per la MAGOCRATIA rappresentante la somma della Sophia Vivificante,
anche espresso dalla divinità Hermes-Thoth custode della Sapienza, del Logos e della Scrittura; mitica
figura dell’età ellenistica.
Talvolta considerato come una divinità altre volte come un essere umano, in ogni caso venerato come
Maestro di Sapienza e ritenuto l’autore del Corpus Hermeticum. A lui fu successivamente attribuita la
fondazione di quella corrente filosofica nota come Ermetismo. Ermete Trismegisto significa letteralmente
Ermes il tre volte grandissimo. Con questo nome si voleva assimilare Ermete, dio greco del Logos a Thoth,
dio egizio della Scrittura, dell’Aritmetica e della Geometria.

31
comunicato, anche perché molto rimane imperscrutabile a causa dell’enorme ruolo
svolto dalla Tradizione Orale.

I più antichi documenti di tale letteratura risalgono al II secolo a.E.V. ma il principale


tronco, individuato dal Corpus Hermeticum, è relativamente più tardo, andando la
stesura delle diverse opere che lo costituiscono massimamente tra il II e il III secolo
E.V..
In esso sono contenuti diversi scritti dell’antichità anche se la sua forma attuale
risente della composizione effettuata da Michele Psello69, eminente studioso
bizantino, insegnante di filosofia, storico, teologo e funzionario statale, che tuttavia
rimosse diversi elementi strettamente magici ed alchemici per rendere il tutto
maggiormente accettabile alla Chiesa Ortodossa.

L’esistenza del testo venne probabilmente resa nota in occidente, insieme a quella di
altri testi antichi ancora sconosciuti o andati perduti, in occasione del concilio che
avrebbe dovuto ovviare allo Scisma d’Oriente, tenutosi nella Firenze di Cosimo de’
Medici nell’anno 1438. L’imperatore Giovanni VIII di Bisanzio e il patriarca di
Costantinopoli, Gennadio II Scolario, arrivarono infatti in Italia con un seguito di
650 fra studiosi, eruditi e ecclesiastici.

Nel 1460, Cosimo riuscì ad avere la copia originale appartenuta a Michele Psello,
risalente all’XI secolo, attraverso il monaco italiano Leonardo da Pistoia che
l’aveva scoperta poco tempo prima in Macedonia. Cosimo ordinò a Marsilio Ficino70
di interrompere subito la traduzione di un altro testo per concentrarsi sul Corpus.
Ficino completò il suo lavoro nell’aprile del 1463 e fu ricompensato con il dono di
una villa in quel di Careggi.

69 Michele Costantino Psello, in greco Μιχαήλ Ψελλός, Michaël Psellus in latino, Costantinopoli, 1018 -
1078, è stato un filosofo, scrittore, politico e storico bizantino. L’opera di Psello più conosciuta e
maggiormente accessibile è la Chronographia (Χρονογραφία). In essa è compendiata la storia degli
imperatori bizantini degli ultimi cento anni precedenti la sua epoca, tale periodo copre i regni di 14 tra
imperatori e imperatrici.
70 Marsilio Ficino, nato a Figline nel 1433, deceduto a Careggi nel 1499, figlio di un medico della Val
d’Arno, è uno dei vertici di quell’Umanesimo Fiorentino che, con Giovanni Pico della Mirandola, fu
all’origine dei grandi sistemi di pensiero del Rinascimento e della filosofia del Seicento, riprese ed integrate
dai grandi filosofi Giordano Bruno e Tommaso Campanella.
Dopo aver studiato sui testi di Galieno, Ippocrate, Aristotele, Averroè ed Avicenna, Ficino fu scelto da
Cosimo de’ Medici il Vecchio, definito da lui stesso come secondo padre, per riportare a Firenze la
Tradizione Platonica, già reintrodotta da Leonardo Bruni, dal Traversari e dai bizantini Bessarione e Pletone
fin dai tempi del concilio del 1439. A tale missione si aggiunse per Marsilio, nell’arco di trent’anni,
l’incarico di tradurre il Corpus Hermeticum, le Enneadi di Plotino e altri diversi testi neoplatonici. Fondatore
anche della nuova Accademia Platonica, centro di ricerca e diffusione delle riscoperte gnosi dell’antichità.

32
Il Corpus Hermeticum è diviso in due parti:
 Poimandres, tradotto proprio in quell’anno da Marsilio Ficino, consta di
quattordici libri e tratta della creazione.
 Asclepius, già circolante in epoca medievale nella versione attribuita ad
Apuleio di Madaura, è un trattato di Magia Talismanica nel quale si
espongono tra l’altro le pratiche dei sacerdoti egizi volte all’Animazione di
Statue tramite l’interazione con forze sovrannaturali.

In seguito Isaac Casaubon (1559-1614), nel De rebus sacris et ecclesiasticis (1614)


argomentò la posteriorità della redazione rispetto a quanto allora ritenuto, datandola
in epoca tardo ellenistica oltre a contestare la reale esistenza storica del suo autore 71.
La datazione di Casaubon è stata generalmente accettata nei secoli successivi.
Rimane tuttavia discusso il problema se i contenuti del Corpus Hermeticum siano
coevi alla sua redazione, o risalgano a tempi anteriori e di quanto.
Nel quadro del dibattito sull’importanza dell’influsso egiziano sulla Grecia, Martin
Bernal, nel suo libro Atena nera, ha contestato i risultati di Casaubon, riaffermando
l’origine egiziana della più gran parte dei contenuti del Corpus Hermeticum.

Altra fonte imprescindibile, per l’indiscussa completezza sintetico-simbolica, è il


testo detto Tavola di Smeraldo72, attribuita tradizionalmente ed esotericamente
anch’essa ad Ermete Trismegisto, ecco una sua versione in italiano:

71 All’epoca del Marsilio Ficino tali testi venivano ritenuti appartenere direttamente all’antica civiltà
egiziaco mediterranea e quindi riferiti ad un periodo storico più di mille anni antecedente a quello della
effettiva redazione.
72 La Tavola di Smeraldo o Tabula Smaragdina, in latino, è un testo sapienziale che secondo la leggenda
sarebbe stato ritrovato in Egitto, prima dell’Era Volgare. Il testo, secondo la tradizione, era inciso su una
lastra di smeraldo ed è stato tradotto dall’arabo al latino intorno al 1250 E.V..
Probabilmente apparve per la prima volta in Occidente in edizioni dello pseudo-aristotelico Secretum
Secretorum che, in realtà, era una traduzione del Kitab Sirr al-Asar, un libro di consigli ai re tradotto in
latino. I traduttori della Tavola furono diversi e si rifacevano, probabilmente, a differenti fonti. L’opera
originale risale, secondo giudizi prevalenti, al IX secolo E.V.; altri studiosi hanno trovato delle similitudini
tra quest’opera e il Libro dei Tesori Siriano, scritto da Giobbe di Odessa nel VII secolo, il che farebbe
pensare ad una possibile fonte siriana.
Tra gli studiosi Ruska ha suggerito una fonte orientale, diversamente Nidham ne ha proposto un’origine
cinese. Holmyard, Davis e Anon ritengono invece plausibile che questa Tavola sia una delle prime opere
alchemiche sopravvissute ad esserci pervenute.
Si noti che Greci ed Egiziani usavano il termine tradotto con smeraldo per indicare un granito verde, quali il
diaspro verde, la malachite od anche sostanze vitree di quel colore. Nel medioevo, la Tavola di Smeraldo dei
re Gotici di Spagna ed il Sacro Catino, appartenuto, si dice, alla Regina di Saba ed ora custodito nel tesoro
della Cattedrale di Genova, erano fatti di vetro verde.
Di per sé è uno dei più famosi e completi documenti ermetici, il Mito ne attribuisce la redazione direttamente
ad Ermete Trismegisto che avrebbe inciso le parole su una lastra verde, di smeraldo, con la punta di un
diamante e che Sara, moglie di Abramo, la avesse rinvenuta nella sua tomba; altre versioni indicano come
scopritore Apollonio di Tiana o persino Alessandro il Grande che durante la sua permanenza in Egitto era
stato ricevuto e consacrato nel tempio Ammonio di Siwa.

33
Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto

È vero senza errore e falsità, è certo e verissimo.

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è
come ciò che è in basso, per compiere i miracoli della Cosa-
Unica.

Come tutte le cose sono sempre state e venute dall’Uno, per


mediazione dell’Uno, così tutte le cose nacquero da questa Cosa
Unica per adattamento.

Il Sole ne è il padre, la Luna ne è la madre, il Vento l’ha portata


nel suo ventre, la Terra è la sua nutrice.
Il padre di tutto, il Telesma di tutto il Mondo è qui.
La sua potenza è integrale se viene convertita in Terra.

Separerai la Terra dal Fuoco, il Sottile dal Denso,


delicatamente, con grande impegno.

Ascende dalla Terra al Cielo e ridiscende in Terra raccogliendo


le forze delle cose superiori ed inferiori.

Tu avrai così la gloria di tutto il mondo e ogni oscurità fuggirà


da te.

Qui consiste la Forza forte di ogni Forza, perché vincerà tutto


quel che è sottile e penetrerà tutto quello che è solido.

È in questo modo che il Mondo fu creato.

Da ciò deriveranno innumerevoli adattamenti mirabili il cui


segreto sta tutto qui.

Pertanto io fui chiamato Ermete Trismegisto, possessore delle


tre parti della Filosofia di tutto il Mondo.

Ciò che ho detto sull’opera del Sole è perfetto e completo.

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Rappresentazione di Hermes Trismegistus con il Sole e la Luna
Atto di sintetizzazione degli opposti
“Il Sole è il padre del suo sposo e la bianca Luna segue come terzo il governatore Fuoco”
Symbola Aureae Mensae, Michael Maier,1617

Sono inoltre risorsa da tenere in ampia considerazione le raccolte dei cosiddetti papiri
e gemme magiche73.
I Papiri Magici sono un insieme di fonti, scritti eminentemente in greco, datati dal I
al V secolo E.V., i primi documenti di questa classe furono portati in Europa
dall’Egitto nel XIX secolo da G. Anastasi che acquistò una collezione di testi
asseritamente scoperti nei pressi dell’antica Tebe.

Questi ed altri papiri, scoperti fino al 1924, furono pubblicati in tedesco da K.


Preisendanz, che appunto li denominò Papiri Magici Greci a motivo dalla
prevalenza del greco nella lingua di redazione dei medesimi; la traduzione in lingua
inglese oltre che l’aggiunta di ulteriori documenti, scoperti successivamente, si deve a
Hans Dieter Betz.

Essi contengono svariate forme di Magia antica ed incantesimi, istruzioni operative e


ricette per diverse finalità; nell’insieme pur intervallate da svariate procedure di
Bassa Magia vi sono vere e proprie gemme sapienziali ed esoteriche; inoltre il
contenuto, ampiamente connotato dall’espressione culturale ellenistica, preserva una
forte ed in alcuni casi inequivoca tradizione egiziaca74.
73 Quanto esposto circa i Papiri Magici deve essere integrato dallo studio delle Gemme Magiche, pietre
semipreziose incise con figure e caratteri simbolici, le quali riportano divinità e/o parole magiche piuttosto
che rappresentazioni mitologiche spesso combinate in interessantissime opzioni. Chiara la loro appartenenza
alla categoria degli amuleti o se del caso a quella dei talismani ed altri oggetti magici.
74 In particolare Johnson (1992) e Ritner (1995) hanno messo in luce il fondamentale contributo egiziaco
in detti documenti attestando come, negli incantesimi ed istruzioni descritte, sia presente la tradizione
ininterrotta di pratiche antico egiziane, sia per quanto riguarda le forme, sia inerentemente i contenuti, gli

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Indichiamo infine anche i Lasciti Ermetici scritti in lingua copta e ritrovati a Nag
Hammadi75, tra essi rilevante il trattato denominato, poiché senza titolo, Discorso
dell’Ogdoade e dell’Enneade o anche dell’Ottava e Nona Sfera, codice VI,6 NH, che
specificamente tratta degli insegnamenti riposti e di più alto grado necessari per
trascendere gli ultimi stati d’Essere e raggiungere il livello supremo.

Più che lezioni da apprendersi sono attitudini spirituali da sviluppare, siamo alla
descrizione delle ultime fasi dell’Indiamento secondo i corretti paradigmi di un
Processo Iniziatico. Questi ultimi documenti in particolare sono espressione
prevalente di dottrine ed apparati Gnostici76 o talvolta Mitraici77, va qui tuttavia
precisato che l’Ermetismo, nonostante affinità e similitudini non trascurabili, si
distingue da queste dottrine in diversi aspetti ed in particolare per:

 La fiducia nel Nous umano, capace ove rettificato, di conseguire l’Indiamento;


 Una concezione dinamica e non pessimistica del Cosmo, non rappresentato e
vissuto come mera creazione di un demiurgo malvagio;
 Una gnoseologia operativa, che illuminata dalle facoltà intellettive, spirituali e
superiori dell’Iniziato risulta caratterizzata da Discipline Reintegrative
propriamente Magiche, Alchimiche e Teurgiche.
scopi, le mitologie e le tecniche rituali.
75 I Codici di Nag Hammâdi, sono un insieme di testi gnostici cristiani ed ermetici, rinvenuti in Egitto nel
dicembre 1945. Più in dettaglio, si tratta di 13 papiri, ritrovati in una giara di terracotta da un abitante del
villaggio di al-Qasr, presso un monastero nell’isola di Nag Hammâdi, detta anche Isola Elefantina. La zona
del ritrovamento è situata accanto alla parete rocciosa di Jabal-al Tarif, circa 450 km a sud del Cairo. I papiri
rimasero nascosti per lungo tempo dopo il ritrovamento e in seguito ad una complessa vicenda, dopo essere
stati dispersi, furono recuperati e messi a disposizione degli studiosi. I testi contenuti nei codici sono, per la
maggior parte, Scritti Gnostici, ma includono anche tre opere appartenenti al Corpus Hermeticum ed una
parziale traduzione della Repubblica di Platone. Si ritiene che questi documenti appartenessero alla
biblioteca di un monastero della zona, e che i monaci li abbiano nascosti per salvarli dalla distruzione quando
si cominciò a considerare lo gnosticismo come eresia. I testi sono scritti in copto, benché la maggior parte di
essi (o forse tutti) siano stati tradotti da fonti greche. In essi presenzia anche il Vangelo di Tommaso in forma
completa, unico caso noto ad oggi. La datazione dei manoscritti risale al III e IV secolo E.V., mentre per i
testi greci originali, benché ancora controversa, è generalmente accettata una datazione al I e II secolo E.V..
76 Lo Gnosticismo è un movimento filosofico-religioso vasto, complesso ed articolato, la cui massima
diffusione si ebbe tra il II e III secolo dell’Era Volgare. Il termine gnosticismo deriva dalla parola greca
gnósis (γνῶσις), conoscenza. Una definizione riassuntiva e parziale della realtà gnostica basata
sull’etimologia della parola può essere: dottrina della salvezza conseguita tramite la conoscenza, una gnósis
che per essere ben compresa deve essere assimilata ad una via, un percorso ed anche ad un atteggiamento
non semplicemente psicologico od intellettuale ma totale, esistenziale, che coinvolge la vita, il
comportamento ed il destino dell’Uomo nella sua totalità.
77 Il Mitraismo o Mithraismo fu un’antica religioso irano-ellenistica, basata sul culto di un dio chiamato
Meithras che deriva dal dio persiano Mitra sincretisticamente arricchito da apparati provenienti da altri culti
e dallo Zoroastrismo. Fu una religione eminentemente misterica. L’origine del Mitraismo è da identificarsi
nell’area del Mediterraneo orientale intorno al III-I secolo a.E.V.. Questa religione si diffuse ampiamente
nell’Impero Romano, a partire dal I secolo a.E.V., per raggiungere il suo apogeo tra il III ed il IV secolo
E.V., quando fu molto popolare tra i soldati romani. Il Mitraismo scomparve come pratica religiosa in
seguito al decreto Teodosiano del 391, che mise al bando tutti i riti pagani, e apparentemente si estinse poco
più tardi.

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L’Esoterismo, la Filosofia Occulta e l’Alchimia studiando e praticando quanto
tramandato in questi documenti, unitamente a quanto trasmesso e pervenuto,
purtroppo non sempre integralmente, dall’antica Sapienza Egiziaca78 ricostituiscono,
preservano ed in fondo, in buona parte identificano, la Tradizione Magica Ermetica
veicolo di autorealizzazione, discernimento e Rettificazione dell’Essere.

Che quanto detto possa aprire la strada a ulteriori e personali ricerche non disgiunte
da un solerte operare nelle Vie dell’Arcana Sapienza.
Da parte della MAGOCRATIA non vi può che essere un incitamento ad
approfondire queste tematiche con l’unico suggerimento:
Seguire il maggiormente possibile le fonti arcaiche e la Tradizione evitando le facili
semplificazioni di troppo diffuse ma spurie correnti legate ad un mediocre esoterismo
piuttosto che a deleterie visioni in declinazione New/Next Age.

Magus Mizar

78 La Tradizione Egiziaca individua massimamente la fonte della propria sapienza nei Testi delle Piramidi;
in quelli dei Sarcofagi; nel cosiddetto Libro dei Morti (invero più correttamente da denominare come
Capitoli / Libro per il Raggiungimento della Luce); oltre che nel Libro di ciò che è nell’Amduat, in quello
delle Porte e nel Trattato delle Respirazione, solo per citare più rilevanti e necessari ad un adeguato
approccio Magico-Iniziatico.

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Ai morti! Ai morti!
Di Stefano Riberti

Ai morti! Ai morti! Così inneggiava ai trapassati la formula di uno dei primi libretti
di magia acquistato quando ero ancora un ragazzino e, in preda a quella visione
romantica della vita e della morte propria di quell'età, cercavo un rituale per onorare
gli antenati nel giorno di Samhain. Questo libretto, sebbene fosse un'opera destinata
al grande pubblico, forniva comunque considerazioni interessanti sulla magia e,
malgrado non fosse stato scritto con l'ambizione di soddisfare grandi appetiti
iniziatici, aveva una sua dignità nel trattare l'argomento del culto degli antenati. Pare
che i rituali legati alla sepoltura e alla venerazione dei morti siano stati tra i primi a
costituire le fondamenta di una visione magica della vita e della sua conclusione.
Quelli che hanno conservato un approccio incantato nei confronti dell'esistenza,
magari rivendicando l'appartenenza ad un retaggio pagano, ritengono di cruciale
importanza questo periodo dell'anno. Il periodo di Samhain per l'appunto, come
risaputo dai praticanti di magia e dai cultori di scienze esoteriche in generale,
rappresenta un momento nel quale si assottiglia il velo che separa il nostro mondo da
quelli “sottili”, facilitando la comunicazione tra gli esseri umani e gli abitanti
dell'altro mondo. Sebbene, secondo la tradizione, durante il periodo del capodanno
celtico (Samhain) vi fosse la possibilità concreta di entrare in contatto con tutte le
creature magiche, le maggiori attenzioni venivano tributate sicuramente agli spiriti
dei morti. In tutta l'area mediterranea e nord-europea si svolgevano infatti riti di
celebrazione che avevano lo scopo, da un lato, di ricordare le gesta in vita dei cari
defunti e, dall'altro, di scongiurare possibili ritorsioni da parte degli spiriti malvagi di
quelli che non avevano ottenuto degna sepoltura, o i tributi dovuti da parte dei vivi.
Sono passati ormai diversi anni dall'acquisto di quel libretto di magia, ma conservo
sempre una visione incantata dell'esistenza. Consapevole che, nella migliore delle
ipotesi, molte pratiche magiche attuali non sono altro che un revival post-moderno di
antiche usanze pagane, cerco di vivere appieno questo periodo dell'anno, magari
andando a far visita ai miei antenati nei loro luoghi di sepoltura. Sin da bambino ho
sempre trovato affascinante il legame con i trapassati e i cimiteri hanno sempre
suscitato in me un sentimento misto di angoscia e di irresistibile attrazione. Quindi,
approfittando del periodo di Samhain, durante il quale il folklore magico prescrive
precise indicazioni in tal senso, mi sono recato insieme a due amici (anche loro
studiosi di scienze occulte), presso il cimitero monumentale di Staglieno.
Girovagando senza una meta o un itinerario preciso tra le tombe non ho potuto fare a
meno di notare alcune simbologie interessanti raffigurate nelle sculture che animano
magistralmente il luogo. Staglieno è una sintesi architettonica perfetta tra lo stile
cimiteriale mediterraneo e quello anglosassone, la sua progettazione fu affidata
all'architetto Carlo Barabino (che aveva già realizzato il teatro Carlo Felice) e fu
aperto al pubblico nel 1851. Nell'impossibilità di trattare in maniera esaustiva, in
questo breve articolo, un tema complesso come quello della simbologia presente nei

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luoghi di sepoltura, mi limiterò a citare solo i simboli ricorrenti che si sono presentati
alla mia vista durante la visita. La colonna spezzata è rappresentata in numerose
sculture del complesso, essa rappresenta la scomparsa prematura di un giovane
oppure la morte del capofamiglia (per l'appunto la colonna portante). Possiamo dire
che la sua funzione architettonica è correlata a quella simbolica. Dal punto di vista
iconografico, volendo darle un connotato psicologico, la possiamo associare all'io
forte che si fregia della sua capacità di innalzarsi rispetto alle proprie bassezze con
l'ambizione di svettare rispetto alla piattezza. Per la sua verticalità richiama alla
mente anche il concetto dell'axis mundi e dell'albero della vita, pertanto diventa
evidente come la simbologia della colonna spezzata possa evocare scenari rovinosi
per l'io, dal crollo psicofisico alla perdita di contatto con la realtà, dalla
psicopatologia all'incapacità di mantenersi stabile nel corso dell'esistenza.
Inquadrandola in una prospettiva cimiteriale la colonna fornisce un ulteriore
insegnamento: ci ammonisce dal sovrastimare le conquiste dell'io, perché, al
momento della morte, verranno spazzate e i piani di esistenza saranno diversi rispetto
al precedente. Un' altra raffigurazione che è possibile apprezzare a Staglieno è quella
della civetta. Questo animale notturno è posto a guardia di numerose tombe in tutto il
complesso funebre. Anticamente la civetta, associata alla Dea Minerva, rappresentava
la saggezza e la capacità di vedere e muoversi silenziosamente nelle tenebre. Altre
fonti associano il rapace notturno alla Dea Ecate, divinità che presiedeva gli incroci,
legata al mondo ctonio e protettrice delle anime dei defunti. Paragonando la morte al
sogno e agli stati di coscienza che Kenneth Grant avrebbe definito “notturni”, risulta
evidente l'accostamento simbolico scelto dagli scultori nel raffigurare il volatile
notturno. Procedendo tra le tombe, la mia attenzione e quella dei miei compagni di
avventura è stata attirata da numerose statue che riproducevano la virtù cardinale
cristiana della prudenza, una figura femminile dai lineamenti fini e dal portamento
regale che stringe in una mano uno specchio e nell'altra un serpente. L'uso dello
specchio in questo contesto deriva dal passo biblico del libro della sapienza che cita:
“La sapienza è uno splendido riverbero della luce eterna, specchio puro dell'attività di
Dio, immagine della sua bontà”. Il serpente invece deve il suo impiego simbolico a
un passo contenuto nel vangelo di Matteo che dice: “Siate dunque prudenti come
serpenti e semplici come colombe”. Quindi all'interno del contesto cristiano si può
affermare che lo specchio simboleggi l'avvedutezza, qualità necessaria affinché si
possa evitare il male, e il serpente simbolo di cautela, ribadisce il concetto. Lo
specchio consente anche di osservare la propria immagine riflessa, gettando le basi
per un processo di conoscenza di se stessi e di introspezione, inoltre in ambito magico
è noto l'impiego delle superfici riflettenti come strumento per la divinazione o
l'evocazione. Il serpente rimanda alla sublimazione dell'energia sessuale verso i centri
energetici superiori, ma può essere anche associato all'idea del labirinto e di
conseguenza al mondo ctonio e agli inferi; non a caso il serpente è uno degli animali
consacrati alla sopracitata Ecate. Effettivamente si può notare una certa somiglianza
tra le statue della prudenza presenti a Staglieno e alcune raffigurazioni della Dea dei

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trivi. Pertanto alla luce di quanto detto sinora si può affermare con sicurezza che il
cimitero monumentale di Genova rappresenti un sito di primario interesse nel quale si
sono sovrapposte in modo sincretico diverse tradizioni appartenenti al passato. Una
nota dolente che ho potuto constatare è lo stato di abbandono e di incuria nel quale
versa l'intera struttura, un vero peccato considerando anche le parole di ammirazione
spese dalle grandi personalità che hanno avuto il piacere di visitare il cimitero. Ci
sarebbero moltissime altre considerazioni da fare sui numerosi simboli che rendono
unico il complesso cimiteriale, ad esempio la raffigurazione su alcune tombe della
mandragora, pianta magica per eccellenza che, stando a quanto riportato in alcuni
grimori medioevali, dev'essere colta proprio all'interno di un cimitero per sortire i
suoi effetti. Uno sguardo attento non può fare a meno di notare anche le tante squadre
e i compassi scolpiti su alcune lapidi a testimonianza del fatto che il defunto fosse
stato affiliato alla massoneria durante la sua esistenza terrena. Ovviamente la
trattazione di un argomento così vasto meriterebbe ulteriori approfondimenti in altra
sede. Particolarmente affascinanti sono le innumerevoli statue di angeli, il cui capo è
spesso sovrastato dal pentagramma di pitagorica memoria. Curioso notare come in
alcune sculture la stella a cinque punte sia rappresentata con la punta verso l'alto,
mentre in altre, sempre di natura angelica, la punta sia rivolta verso il basso. Una
delle figure angeliche famosa in tutto il mondo è quella dell'angelo della morte
scolpita da Giulio Monteverde per la tomba della famiglia Oneto. Tale opera si
caratterizza per lo sguardo che pare essere distaccato dai drammi terreni e per la posa
sensuale in cui la componente erotica prevale su qualsiasi tentativo di trascendenza.
In conclusione vorrei condividere con chi ha avuto la pazienza di leggere queste righe
un pensiero sul nostro rapporto con la morte e con i morti. Credo profondamente che,
oggi più che mai, soprattutto per coloro che hanno interessi per certe discipline, sia
fondamentale recuperare un culto degli antenati che ci insegni a onorare le nostre
radici e a entrare in contatto con i trapassati traendo potere da loro. La visione della
vita eccessivamente razionalizzata e le piaghe di un'influenza giudeo-cristiana ci
hanno fatto allontanare troppo bruscamente dalla visione pandaemonica che i nostri
avi avevano tanto a cuore. Come fa notare Klages vi era un tempo in cui gli uomini
avevano un'estrema cura per la salma del defunto e per la sua tomba, i morti venivano
venerati ed erano sempre affianco ai vivi insieme agli innumerevoli geni che
animavano il cosmo. Con l'avvento delle religioni monoteiste nessuno poteva asserire
che sulla tomba di un suo familiare danzassero gli spiriti, perché si sarebbe sentito
dire che ciò non era possibile: i cari avi erano sicuramente ascesi in paradiso o discesi
all'inferno. In tal modo le anime vengono allontanate via dal mondo trasformandosi
da “anime potenti” in “povere anime”. Si può essere d'accordo con questa visione o
rigettarla con forza. La mia personale esperienza a Staglieno, magari mediata dalla
suggestione, mi porta a condividere l'opinione del filosofo tedesco. Sono sicuramente
favorevole alla riabilitazione di una visione magica e incantata dell'esistenza, di un
cosmo popolato da innumerevoli intelligenze e da molteplici geni del luogo con i
quali possiamo stabilire contatti e alleanze. Con le immagini del cimitero

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monumentale di Genova vive nella mia mente mi accingo a offrire libagioni per
coloro che hanno passato il velo prima di me brindando alle loro gesta e onorando la
loro memoria; Ai morti! Ai morti!

L'androgino angelo della tomba Oneto, collocato nel 1882, ben rappresenta il “punto di
rottura” storico nel passaggio da una visione positivista della morte, che aveva nel realismo
il linguaggio più congeniale, a quella permeata di dubbi che sfocerà nel clima decadente-
simbolista...

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LA TERRA DEI VIVENTI
Zone Autonome Permanenti
di Carlo Barbera

Sulla superficie del pianeta, occupato quasi interamente dallo spesso manto infetto e
maleodorante della civiltà umana, si possono rivelare ai sensi sottili dei risvegliati,
poche e sparse oasi ad alta frequenza, ovvero finissimi ed invisibili campi di forza
multidimensionali, che trasfondono sul piano frequenziale terreno e virtuale, una
sottile e misteriosa aurea di luce astrale, un magnetismo siderale che trascende lo
spazio ed il tempo e che penetra e trasforma quella parte di mondo di sogno in un
luogo di potere reale. Beneficiando di questi campi ad alta frequenza, che permettono
di accedere ai livelli reali dell'essere, la via indicata si rivela quella di costituire sul
piano umano e terreno zone autonome permanenti. Piccoli o grandi territori naturali,
corrispondenti a livello spaziale e temporale con le oasi ad alta frequenza, forniti di
edifici abitativi, lavorativi, terreni agricoli, spazi comuni. Zone autonome, ovvero il
più possibile indipendenti ed autosufficienti dalla civiltà umana, dalle sue leggi, dalle
sue logiche politiche, militari e religiose di controllo e dominio. Naturalmente tali
territori sono e saranno sottoposti alle leggi degli stati a cui appartengono, di
conseguenza si renderà opportuno mantenere equilibrati e diplomatici rapporti onde
evitare in modo assoluto lo scontro con il mondo circostante nonostante esso sia assai
lontano dalla realtà pulsante e radiante della terra dei viventi, al punto che tali territori
virtuali potrebbero divenire, in tempi futuri prossimi, più reali del sogno e quindi del
tutto impercettibili dalla mente ordinaria sfuggendo così ad ogni genere di controllo.
Campi permanenti ad alta frequenza, ovvero resistenti nel tempo, perché protetti,
frequenzialmente appartati e vibrazionalmente fortificati. Zone Autonome
Permanenti costituite per sottrarsi all'implosione autodistruttiva di un mondo già
destinato alla catastrofe, per convertire la propria ribellione in una immensa ed
invincibile forza di liberazione individuale e collettiva. La Vera Vita, la Terra dei
Viventi. Queste parole sono poca cosa, ma non è poca cosa ciò che sta accadendo,
ovvero un lento ma progressivo ed inarrestabile processo di separazione di frequenze,
di una parte di umanità dal resto di essa. Questa piccola parte di umanità si sta
progressivamente destando dal sonno dei millenni, e sta riprendendo coscienza della
propria vera natura immortale. Essi troveranno le vie per ritrovarsi, per riunirsi, e
sorgeranno, come fiori di loto dal fango, come stelle brillanti accese nel firmamento
di un nuovo cielo, i viventi alla terra reale! Torno a dire che queste parole sono poca
cosa, ma non è poca cosa il destino riservato ai viventi. Chi si sveglia e compie il
mutamento, rinasce alla propria divinità, avrà fatto per intero del sogno del mondo,
degli esseri umani, e quindi del sé stesso che era, una bolla svanita nel nulla e sarà
pronto nuovamente a sognare, ripartendo da 0, la terra dei viventi, la terra reale. Le
anime che sentono sorgere impetuoso, dalla radice del proprio essere, il richiamo
della vera vita, sono e saranno attratti e guidati a trovare rifugio ed ospitalità nelle
Zone Autonome Permanenti, entrando nel radiante campo di risveglio della Terra

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Reale. Al riparo dai tumulti del mondo che muore, qui essi compiono sicuri il loro
mutamento, svestendosi della propria umana identità, come un bruco che diviene
farfalla e si illuminano della luce primigenia ed eterna dell'io immortale. In virtù del
miracolo che si manifesta nel loro cuore, compiuto dal contatto e la fusione cosciente
con la pura presenza della divina sorgente, essi rinascono gloriosi alla loro reale e
divina identità. Ogni anima rientrata nel campo sublime della vera vita partecipa
all'atto divino dell'unione e diviene corpo e mente, parola ed azione vivente del
Supremo Sé, della sua volontà creativa. In ciascuno di essi si manifesta in modo
libero e originale la Volontà dell'Io immortale, che esprime la sua reale essenza
nell'Amore. Per questo motivo l'Amore è la l'unica legge delle Zone Autonome
Permanenti, che si regolano e si sorreggono unicamente sulla libera e condivisa
volontà di mutua autogestione, individuale e collettiva. La storia, la conoscenza, le
filosofie e le religioni del mondo, nonché gli spasmi millenari dell'inganno
primordiale, il brulicare cieco degli umani, il loro sconfinato dolore ed i fiumi di
sangue versato, ma anche la gioia, la creatività, l'estasi e l'ardore della lotta contro i
tiranni, sarà come un lungo sogno dissoltosi al risveglio, e rimarrà nel cuore dei
viventi, come patrimonio dell'anima e come prezioso strumento di saggezza per il
mondo a venire. Esso non sarà popolato da entità separate dai muri dell'ego illusorio,
ma dal caleidoscopico fenomeno vivente della coscienza unificata, che abbia cioè,
ricondotto ogni conflitto dualistico nella perfezione dell'unico Io, liberandosi
dall'esigenza di un avversario da combattere, illusorio quanto l'io separato che lo crea
dalla propria illusione, dissoltisi entrambi al primo bagliore di risveglio della
coscienza reale. Fondamento delle zone autonome permanenti è la vera Tradizione
Primordiale, ermetica, alchemica e gnostica, una corrente di luce astrale che emana
direttamente dalla Mente dell’Assoluto e che nella sua discesa, viene estasiata dalla
rugiada delle Stelle, divenendo sorgente lucifera di pura conoscenza, di liberazione e
di infinita gioia, di illuminazione e di divina rinascita. Portando con sé il germe della
realtà eterna, tale corrente siderale travalica tempo e spazio, penetrando nel centro del
cuore di ogni cosa vivente e generando il sacro fuoco dell’amore assoluto, che
diviene volontà radiante di vita e di verità. Simulacri spenti e decadenti di questa
divina corrente di eternità, sono le religioni degli uomini, i loro testi sacri e le loro
filosofie, simulacri di ciò che gli esseri umani hanno solo potuto evocare sterilmente,
e tradire, nel ricordo remoto e sbiadito di un tempo dell’oro e di una coscienza umana
che non è più. Così i viventi scriveranno una nuova storia, con le mani nella terra e
con il cuore immerso nella pura sorgente stellare della gioia, tracceranno nuovi
percorsi esistenziali di libertà e di agape fraterna, nuovi paradigmi generati dalla
coscienza unificata si esprimeranno nell'esistenza umana e nella realtà fisica come il
frutto benedetto delle nozze alchemiche tra il cielo e la terra, tra l'essere umano e
l'essere divino. I viventi saranno pienamente consapevoli di appartenere ad un unico
organismo multidimensionale ed uniti in coesione simbiotica, metteranno in opera il
suo divino diritto di essere e di compiere la sua volontà. Fondamento delle Zone
Autonome Permanenti è il principio dell'unione degli opposti, la causa finale di ogni

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realizzazione, che si esprime nell'opera della creatività illuminata, l'arte della
coscienza in ogni sua forma consapevole, compresa l'arte sublime coltivata dagli Dei,
che gli esseri umani chiamano insieme, Eros e Magia. La creatività illuminata apre la
porta nella coscienza, spalanca gli orizzonti che celano il reale, scocca nella mente e
nel cuore il fulmine della gnosi, la saetta della suprema conoscenza istantanea, il
fuoco invincibile dell'essenza una, la luce primigenia della pura coscienza. La
creatività Illuminata sarà la voce delle Zone Autonome Permanenti, attraverso la
quale comunicheranno fra loro la parola di libertà e vittoria, l'intero spettro
multicolore della realtà, generando una rete di alta frequenza che avvolgerà il pianeta
collegando le oasi dei viventi in un'unica terra reale e configurando il sorgere di un
nuovo sogno per il mondo, il sorgere dell'alba dorata di un nuovo eone di libero
amore. Le Zone Autonome Permanenti sono dei fari accesi nella notte tempestosa del
mondo in rovina, la loro luce vivente è pressoché invisibile agli occhi degli umani
dormienti, asserviti al giogo dei loro millantati dèi morenti; si propaga senza ostacoli
penetrando nei recessi dell'animo umano per germinarne il risveglio, attraverso la
trasmissione multimediale di frequenze liberanti e ascensionali, attraverso la
diffusione di luce e suono primordiale, di immagini ed eventi, ritmi e melodie
provenienti dalla coscienza reale. La frequenza di risveglio evocata e trasmessa dalla
creatività illuminata può essere recepita e realizzata da una ghiandola pineale
sufficientemente riattivata, ovvero che sia in grado di tradurre coscientemente in luce
e suono il vuoto sovrano dell'assoluto silenzio che sorge eternamente dal cuore. La
ricezione psico-fisica della frequenza reale è l'unico modo per individuare il non
luogo e il non tempo delle Zone Autonome Permanenti, le coordinate della vera
utopia, la realtà che si apre nella sua totalità oltre la porta stretta del qui e ora. Per
riportare la coscienza ad un tale livello di risveglio occorre operare su sé stessi un
totale mutamento. Oltrepassare i confini angusti ma sicuri della propria razionalità, ed
avventurarsi nell’ignoto spazio illimitato dei sogni, che aprono l’accesso creativo
all’infinito reale, ed è bene fare questo in buona compagnia, cioè di chi è rinato alla
propria divina identità, perché solo chi ha compiuto il grande salto può essere per altri
soccorso e sostegno nel farlo, per rinascere alla terra dei viventi. Per questo fondante
motivo, le Zone Autonome Permanenti saranno dotate di un Laboratorio Alchemico
Multimediale, attivo ed operante a livello globale. Un centro di fuoco creativo nel
quale si compia incessante l’unione d’amore degli opposti, una fucina artistica di
risveglio e liberazione, un uovo filosofico per la trasmutazione. Sarà una sorgente
radiante di luce e di suono, di musica e di immagini in continuo movimento, che
diffonda ovunque, attraverso gli archetipi irradiati, il fremente richiamo alla vera vita
e la fiamma ardente del risveglio. Un chiaro invito giunge dalla realtà, ma è solo un
sussurro dal cuore del supremo Signore, che occorre sentire con l’udito più fino. Egli
è qui, è ora, molto vicino a tutti. Il suo passo è leggero, si nasconde quasi, nel
frastuono convulsivo degli eventi umani, che la sua semplice presenza pone in
movimento, portando alla luce ciò che è stato occultato, o nascosto, o rifiutato, o
maledetto. Preferisce celarsi alla vista perché tratta con pudore il suo sconfinato

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potere di vita e di morte e perché il suo amore non conosce confini, non conosce
conflitti, non conosce paure. Il suo passo leggero e appartato, apre un nuovo sentiero
di vita per alcuni, ma insieme, porta a compimento l’agonia di un mondo che ha finito
il suo tempo. C’è dignità in questo, c’è rispetto di ciò che muta morendo. Non c’è
giudizio, né battaglia finale, non c’è nessun male, è solo l’amore che trasforma, che
nutre e fa crescere nuova vita più vera. Grande è stata la pena, vivida la lotta,
sanguinosa la battaglia ma, ora egli è qui per dare onore ai vincitori e soprattutto per
dare gloria ai vinti e per proporre a tutti un nuovo sogno di pace, un mondo migliore,
senza più lotta, senza avversari, senza il dominio della mente. Dall’Amore di tutti gli
amori giunge così l’invito, ai figli antichi della Fiamma, a non combattere più, giunge
l’invito a ritirarsi, a realizzare nella gioia l’utopia, l’invito di tornare a Casa, la Casa
della Volontà, ‘che il tempo è venuto, sì amici, il tempo è venuto’.

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Il Rebus, non è che un Rebis!
La Porta alchemica di Villa Palombara a Piazza Vittorio
di Giuseppe M. S. Ierace

«Mentre i bambini si divertono con le nocciole e i giovani con i dadi, così giocare a
carte riempie il tempo dei pigri. Nella stagione delle feste noi elaboriamo questi
emblemi, fatti dalla nobile mano degli artigiani. Proprio come si aggiungono
guarnizioni agli abiti e distintivi ai cappelli, così si addice a ognuno di noi scrivere
segni muti… ». Si legge nella traduzione italiana della Prefazione all’Emblematum
liber, o Emblemata (dal greco ἔμβλημα, “cosa inserita”, a sua volta dal verbo
ἐμβάλλω «gettar dentro»), nella quale opera letteraria Giovanni Andrea Alciati,
ricorrendo essenzialmente a soggetti tratti dalla mitologia classica, collezionò, tra il
1531 e il ’34, simboli e allegorie, riprodotti in xilografie, e la cui morale viene
spiegata da brevi testi in versi latini. Qualche lustro dopo, questo “genere” di libri di
figure corredate da appropriate didascalie si andò allargando fino a comprendere i
«motti e disegni d'arme e d'amore communemente chiamati imprese», secondo il
paradigma espresso, nel 1556, dal viterbese accademico “dello Sdegno”, Girolamo
Ruscelli.

Araldica
Se, in molti casi araldici, i motti diversi dal latino discendono da “gridi di battaglia”,
le “imprese” costituiscono invece una sorta di “armi” temporanee adottate nel caso
d’un particolare avvenimento. La suddivisione in imprese di corpo e d’anima
distingue l’adozione di stemmi o insegne con figure a sostegno del motto o della
frase, oppure solamente con un’espressione verbale che ne illustri aniconicamente gli
intenti.

Hierogliphyca
L'origine dell'interesse per questi Emblemata sarebbe da rintracciare negli ambienti
neoplatonici rinascimentali, soprattutto dopo la rivalorizzazione, da parte
dell’umanista bellunese Pierio Valeriano, dei Hierogliphyca attribuiti a quel
misterioso Horapollo (vissuto in Egitto ai tempi dell’imperatore Zeno, o grammatico
sotto Teodosio II), e capaci di rappresentare, come implicite e quindi dissimulate,
diverse parti d’un discorso in una singola immagine.

Ecfrasi
Gli studi sull'Antologia Planudea e la riscoperta degli epigrammi alessandrini
avrebbero favorito anche lo sviluppo della figura retorica dell’«ècfrasi» (ἔκϕρασις:
dal verbo ἐκϕράζω «delineare con eleganza», da ἐκ «fuori» e ϕράζω «parlare;
denominare»), impiegata nella descrizione d’un'opera d'arte visiva: pittura, scultura,
architettura.

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Tra concetto e immagine: il simbolismo
Nata come fregio allusivo, e subito assurta al rango di abile risorsa e ingegnosità, nel
suo sviluppo rinascimentale, l'impresa aveva incorporato il desiderio di creare un
moderno corrispettivo della scrittura sacra degli Egizi, ricollegandosi al dibattito,
tipico della speculazione manieristica, sul problema del rapporto tra concetto e
immagine.

Il Rebus nell’arte
Le imprese cinquecentesche, gli emblemi, le marche tipografiche (tipo il famosissimo
delfino che si attorciglia attorno all’ancora dello stemma di Aldo Manuzio), ma anche
i loghi delle ditte moderne, così come l’odierna comunicazione pubblicitaria,
presentano spessissimo la forma del rebus, quale meccanismo interattivo in grado di
coinvolgere l’intelletto. Basterebbe appaiare il Ritratto di Lucina Brembati di
Lorenzo Lotto, databile intorno al 1518, al Personaggio in grigio (1944) di Osvaldo
Licini, per accorgersi che, in entrambi i dipinti, unita a delle lettere, la luna
suggerisce un nome (Lucina) o una serie di parole potenziali, in uno scambio fra
visibile e leggibile. Ma, se anche il pittore marchigiano del secolo scorso dipinge una
mezzaluna, la cui forma sembra una C, contenente in sé tre lettere maiuscole con un
omino sporgente da uno dei suoi corni, il rompicapo da lui proposto resta
fondamentalmente irresolubile, persino inesistente, e dunque una mera prova ludica
citazionista.

Lorenzo Lotto
Altrettanto opinabile, allora, la lettura del gesto della mano sul ventre da parte della
Brembati, quale allusione a una gravidanza tardiva, richiamata dal nome della donna
ritratta e dalla divinità preposta al parto, Giunone Lucina? La pelliccia di donnola
simboleggerebbe ambiguamente un presagio di disgrazia o viceversa un simbolo di
fedeltà coniugale? Il pendaglio a forma di corno, portafortuna, non potrebbe essere un
semplice stuzzicadenti?
L’artista veneziano, però, riesce a suggerire il nome della gentildonna ritratta per via
dello stemma di famiglia sull'anello, all'indice sinistro, e grazie all’enigmistico rebus
sullo sfondo, con la luna e l'iscrizione “Ci”, da interpretare "Ci in luna", e quindi "Lu-
Ci-na".

Cranach
Rompicapo futurista il Marinetti ferito di Cangiullo, mentre metafisiche sono le
atmosfere dei Bagni misteriosi di Giorgio De Chirico, ispirati molto probabilmente a
La Fontana della giovinezza (1546) di Lucas Cranach, il Vecchio, in cui le donne
anziane che s’immergono da un lato della vasca dall'altro fuoriescono ringiovanite.
Un’allegoria che ci parla dell’umano desiderio di immortalità, abbandonando il
consunto guscio esterno per sostituirlo con un altro tutto nuovo, attraverso la nozione
del potere purificatore degli elementi, e soprattutto dell’acqua, al ricorso a un
lussureggiante paesaggio fiorito, alla musica, alla danza, alle feste, o alle gioie della

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tavola, anche se, con la loro presenza, le statue di Venere e Cupido confermano come
la vera fonte dell'eterna giovinezza s’identifichi con la straordinaria forza dell'amore.

L’Ankh è la chiave!
Il Rebus, simbolicamente la Sfinge, altri non è che il Grande Mistero del Rebis,
rappresentato graficamente come un androgino a due teste, immagine alchemica per
antonomasia di fusione del Re solare con la Regina lunare in comunione
ermafroditica. Da qui la doppiezza del principio chimico, che in sé contiene un
elemento maschile, fuoco, e uno femminile, acqua, alla stregua dell’alimento
alchemico, per ingerire il quale occorre farsi aprire la bocca dalla relativa “chiave”
dei misteri egizi, l’Ankh (Croce ansata, unione di Cielo e Terra, Tau e Omega, ecc.) .
Uno strumento necessario per “entrare dentro” (in-ire), iniziarsi, superare una soglia,
trovare un accesso, aprire un uscio, metafore tutte dell'ingresso in uno stato evolutivo
della propria anima, tale da rendersi consapevole di sé, della provenienza e della
prosecuzione esistenziale.

L'etimo di "rebus" e di Rebis


L'etimo di "rebus" si fa risalire comunemente all'ablativo latino di res (= cosa), a
suggerire che la frase da comporre sia espressa dagli oggetti presenti nella vignetta
enigmatica da risolvere, oppure, meno verosimilmente, dal titolo della raccolta di
satire carnascialesche relative a quanto accaduto (De rebus quae geruntur). Altra
ipotesi, supponibile se non probabile, una derivazione dalla corruzione di Rebis (o re-
bis) alchemico, la «cosa doppia» (appunto dal latino res bis o res bina), indicante il
prodotto d’un matrimonio chimico, e dunque anche la Pietra filosofale, intesa come
compositum de compositis, o unione degli opposti, rappresentati a loro volta da un
“Rex” (Res) e da una Regina (Re-gina, dall’accusativo di rex, regem), dunque rex
bina e coppia di sovrani (icona classica d’un più moderno linguaggio inclusivo
concretizzato al giorno d’oggi nel suono neutro “schwa” = ə).

L'apertura della bocca


La verbalizzazione del rebus riprende quell'«apertura della bocca» dove si pone
l'Ankh, strumento d’accesso e di compimento del percorso iniziatico, finalizzato al
ritrovamento della Parola perduta, Verbo, Logos cristico.

Il guardiano della soglia


Il passaggio iniziatico necessita d’un punto strategico e pure d’un custode, come ogni
soglia abbisogna d’un guardiano. In Egitto era la Sfinge, per gli ermetisti alessandrini
il Mercurio Alato, per i cabalisti medievali Metatron, Michael, Melkisedeq; nella
tradizione biblica del libro della Genesi, Cherubim, in ebraico, è un “plurale”
(singolare: cherub); mentre gli antichi romani Giano (da janua, porta) lo

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immaginarono “bifronte”, appunto come androgino il Rebis, che ha sempre costituito
un rebus, proprio in quanto ingresso parlante.

Porta/bocca
Il mascherone in marmo pavonazzetto della cosiddetta Bocca della Verità, murata
nella parete del pronao della chiesa di Santa Maria in Cosmedin, nell’antichità,
sembra fosse un artistico tombino, riportante l'effigie d’una divinità fluviale pronta a
"inghiottire" l'acqua piovana. Ora che resta “muta” pare abbia ceduto la facoltà di
parola alla Porta magica di Villa Palombara (oggi a Piazza Vittorio), punto d’accesso
al relativo giardino segreto.

L’apertura della terra


Sull’alzata della soglia si legge un epigrafico insegnamento: “lavoro esoterico del
vero sapiente è dissodare la terra affinché da essa fiorisca il bene per l’umanità”
(Est opus occultum veri sophi aparire terram ut germinet salutem pro populo).

“Si sedes non is - si non sedes is”.


Sulla pedata della soglia un motto palindromo: “se ti fermi non procedi, se non ti
fermi procedi”, che allude all’incessante lavorio che colui che varca il passaggio,
l’iniziato, deve compiere su se stesso.

Chiave/piedi
Sulla tavola XXVII, incisa da Matthäus Merian per l’Atalanta Fugiens di Michael
Maier (data alle stampe nel 1617, quale prototipo di ipertesto multimediale), venne
raffigurato il “viandante” giunto alla Porta del “viridario filosofale” (e Hortus
conclusus) e dinanzi a essa costretto ad arrestarsi poiché le sue gambe affondano
nella mota, come se non avesse più le estremità degli arti inferiori. La traduzione
dell’epigrafe latina che campeggia sull’illustrazione, infatti, ammonisce: “chi cerca
di entrare nel roseto dei filosofi ed è privo di chiave è simile all’uomo che vuole
camminare ma è privo di piedi”.

“Centrum in Trigono Centri”


Il disegno sul frontone, con i due triangoli sovrapposti e le iscrizioni in latino,
compare quasi esattamente uguale sul frontespizio del libro “Aureum Seculum
Redivivum” di Henricus Madatanus, anagramma di Adrian von Mynsicht, medico
personale del Duca Adolph Friedrick di Mecklenburg, nonché considerato il chimico
scopritore del tartaro emetico. Difatti, nel tondo che sovrasta l’architrave, proprio
attorno al sigillo di Salomone, la scritta recita: “tre sono cose strabilianti: dio e
uomo, madre e vergine, trino e uno” (Tria sunt mirabilia Deus et homo mater et virgo
trinus et unus). Nel punto di intersezione tra i due opposti triangoli dell’esagramma,
rivolti rispettivamente uno verso l’alto l’altro verso il basso, la scritta ad andamento
circolare che sta all’interno è ancora più enigmatica: “Centrum in Trigono Centri”
-letteralmente: il punto è nel triangolo del centro, vale a dire: il nucleo si trova là

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dove la materia incontra lo spirito, rappresentati uno dalla verticalità e l’altra
dall’orizzontalità data dai bracci della croce, onde divenire momento di inerzia di
forze fra loro contrarie, ma complementari.

La croce ai piedi del Filosofo


Ne “La Porta Magica di Roma: Simbolo dell’alchimia occidentale” (Olschki, Firenze
2021), Mino Gabriele richiama l'attenzione su quella costruzione geometrica,
mostrandone la perfetta similitudine con il ventunesimo emblema, “La croce ai piedi
del Filosofo”, dell'Atalanta Fugiens di Michael Maier (Francoforte 1617), laddove un
maestro, con un enorme compasso sta vagliando le proporzioni tra il cerchio più
grande, disegnato attorno al triangolo, e il più piccolo, alla base di quest’ultimo
trilatero, inscritto entro un quadrato, alludendo forse al fatto che la chiave ultima di
comprensione dell’Atalanta fugiens stia proprio in questa armonica coerenza.

Atalanta Fugiens
L’Atalanta fugiens è caratterizzata dall’impronta musicale e dalle tre voci, indicate
come Pomum Morans (il tenore), e la coppia di Atalanta e Ippomène, che si
inseguono in forma di “fuga”. La vergine guerriera del mito sfidava infatti i suoi
spasimanti in una gara di corsa. Se sconfitta, al vincitore il premio d’impalmar lei che
però si dimostrava perennemente invincibile, fin quando un pretendente, l’eroe
beotico appunto, non adotta lo stratagemma suggerito dalle Esperidi che lo
riforniscono di mele d’oro da far cadere lungo il tragitto della corsa, per attirare
l’attenzione di Atalanta e distrarla dalla competizione. Come le voci, tre allora i veri
protagonisti del mito, Atalanta, Ippomene e il frutto dell’Albero aureo, a
simboleggiare quegli elementi fondamentali e necessari all’iter alchemico.

Il Mercurio filosofale
«Sol, fax clara poli, non corpora densa penetrat,/ Hinc illi adversis partibus umbra
manet:/ Vilior hæc rebus quamvis est omnibus, usu/ Attamen Astronomis commoda
multa tulit./ Plura Sophis sed dona dedit Sol, ejus & umbra,/ Auriferæ quoniam
perficit artis opus.»
In stretta relazione alle “ombre” prodotte, ‒ dice sostanzialmente Michael Maier
nell’epigramma XLV ‒, il Sole ha offerto molti doni ai Filosofi, permettendo loro di
finalizzare l’Opera d’ottenimento dell’Oro. Insomma, tutta la zona in questione,
ombrata, che rincorre quella illuminata, non è altro che il Mercurio filosofale, il
mediatore che impedisce all’un elemento di prevalere sull’altro.

Sette pianeti sette metalli


Fiancheggiata da insegne alchemiche e vari detti latini, descriventi il processo
alchemico, La Porta del marchese Massimiliano Savelli Palombara, ricopia i sette
segni tratti da Commentatio de Pharmaco Catholico (Amsterdam 1666) di Johannes
de Monte-Snyder, nella loro corretta sequenza: Saturno-piombo, Giove-stagno,
Marte-ferro, Venere-bronzo, Mercurio, Antimonio e Vetriolum; acrostico

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quest’ultimo di “Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem,
Veram Medicinam”.

La Basilissa
Una leggenda tramanda che tale monumento sia stato innalzato in commemorazione
d’un’avvenuta trasmutazione, lasciando ritenere che il luogo dell’accadimento possa
coincidere con un laboratorio “nascosto”, sito nella Villa di Palombara, ma forse pure
in certe segrete camere di Christina di Svezia, l’ex sovrana ritiratasi nell’Urbe dopo
l’abdicazione del 1654. Una versione parla d’un “pellegrino” (forse Giuseppe
Francesco Borri, o Federico Gualdi?), un’altra, infatti, meno nota, d’una "giovane
ultramontana", con implicito riferimento al linguaggio ecclesiastico medioevale, che
così tendeva a definire un eventuale papa straniero. E Lei, che s’era prodigata per far
divenire Stoccolma l'«Atene del nord», era stata pure accolta quale "Basilissa"
(βασίλισσα), sia dei poeti ed ermetisti (Francesco M. Santinelli, Giuseppe Giusto
Guaccimanni, ecc.) che formavano tutta una teoria di Accademie tenute proprio nel
suo palazzo, sia d’una presumibile misterica consorteria rhodo+staurotica.

L’Aureum Seculum Redivivum


In tal senso appare molto suggestivo il fatto che l’Aureum Seculum Redivivum di
Henricus Madathanus s’attardi a descrivere varie donne sagge come Rachel e Leah,
nonché una particolare “figura regale” che nel testo svolge vari ruoli (Re e Regina
contemporaneamente?). Madhatanus confessa d’essere un "Frater Aurae Crucis",
tant’è che, nel 1625 il suo testo fu ristampato da Lucas Jennis, sia in un'edizione
separata che all’interno del Musaeum Hermeticum, insieme con le opere rosacrociane
di Michael Maier; inoltre, l'emblema "Centrum in trigono centri" venne ripreso, nel
1747, da Wienner von Sonnenfels, nello Splendor lucis, oder Glanz des Lichts,
nonché fu riprodotto nella Geheime Figuren der Rosencreutzer (Altona 1785-88), che
circolava tra gli aderenti al Gold- und Rosencreutz Orden (Concordantia Fratrum
Roseae at aureae Crucis).
Gli opuscoli originali dei Rosacroce (Fama Fraternitatis del 1614, Confessio
Fraternitatis del 1615 e Chymische Hochzeit del 1616) diffusero grandi aspettative
verso una “Nuova Era” e una “Riforma” universale delle arti, venendo fatti circolare
soprattutto nel Nord Europa tra i fondamentalisti Paracelsiani radicali. Mentre gli
elementi rosacrociani emergenti in Italia sembravano essere nati maggiormente da un
mero interesse alchemico, secondo il quale le operazioni di trasmutazione
promettevano una futura restaurazione dell'«età dell'oro» e meglio potevano essere
espresse in poesia.

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Bureus
L'antiquario reale di Stoccolma, Johannes Bureus, che a Christina dedicò una copia
manoscritta delle sue speculazioni sull'origine mistica delle Rune, Adulruna Rediviva,
nel 1643, e una copia della sua opera apocalittica, Il ruggito del leone settentrionale,
nel 1644, aveva dimostrato molto interesse nei confronti dei manifesti rosacrociani
verso i quali, già nel 1618, elaborò una specie di risposta: F. R. C. FaMa e sCanzia
reDUX (Buccina Iubilei Ultimi, Eoae Hyperboleae Praenuncia Montium Europae
cacumina suo clangore feriens, inter colles & convalles Araba resonans…).

Fratres Rores Cocti


Tra i tanti libri appartenenti alla nobile esponente della dinastia dei Vasa, non
mancano testi di Campanella e Gioacchino da Fiore, ma c’è, tuttavia, nella sua
collezione, un manoscritto francese intitolato Veritas Hermetica (Ms. Reg. Lat.
1218), dove, in poche righe, s’accenna alla raccolta della rugiada e alla sua
lavorazione, facendo riferimento ad alcuni Fratres Rores Cocti – Fratelli della
Rugiada Cotta (F. R. C.)!

La Rosa e il suo bocciolo


I libri di Christina sono elencati in un documento, ora nella biblioteca Bodleiana di
Oxford, preceduto dal disegno d’una rosa in piena fioritura accompagnato dal motto
tedesco: "Erst einen Knopf danach einen Rosen" (Prima un bocciolo poi una rosa).
Quest’immagine avrebbe potuto forse alludere al fatto che, alla nascita, per via
d’un’ipertrofia clitoridea, le levatrici dichiararono maschio il neonatə erede di
Gustavo II Adolfo il Grande, e ciò avrebbe consentito di mantenere per tutta la vita
un’equivoca doppiezza in chi poteva presentarsi, a volte, anche come Alessandro
(quasi fosse, alla stregua della papessa Giovanna, un possibile successore di Fabio
Chigi-Alessandro VII) e, certe altre, assumere appieno il ruolo misterico di
ermafrodito, Rebis (o Rəx?).

Mel ibit tibi fel


L'elenco corrispondente in Vaticano (Ms. Vat. Lat. 8171) propone una Bibbia,
disegnata dalla stessa mano, con un'ape e un ragno, e la dicitura (per metà palindroma
al centro, mentre nell’altra metà, ai due estremi, presenta un parziale metagramma,
con cambio di iniziale): "Mel ibit tibi fel", miele andrà alla tua amarezza. Messi
insieme entrambi gli stemmi e tra loro combinati, ricordano sia la rosa ornata di api di
Robert Fludd che la ragnatela del Summum Bonum.

Amaranto, ma Elicriso
Influenzatə da tutte queste letture spirituali, Christinə avrebbe voluto istituire, nel
1646, un Ordine di Emmanuelə, ma il suo consigliere Johann Adler Salvius l’avrebbe
dissuasə dal farlo. Mentre, nel 1653, in effetti, fondò l'Ordine dell'Amaranto
(Αμάραντος, che non appassisce), con stemma una ghirlanda sempre verde in segno
d’indefettibilità. Le foglie di quello che i greci chiamano ancora “amaranto”, ma è

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elicriso (Ελίχρυσος, da ἥλιος, sole, e χρυσός, oro), si credeva prosperassero in quella
regione oltre il Mar Nero, chiamata Colchide.

Alcide
Un altro testo lapidario sull’architrave della Porta Magica di Piazza Vittorio: “Horti
magici ingressum hesperius custodit draco et sine Alcide colchicas delicias non
gustasset Iason” (Del magico giardino custodisce l’ingresso il Drago delle Esperidi e
senza Alcide le delizie della Colchide non avrebbe assaporato Giasone).
Alcide era il vero nome patronimico di Eracle, derivato dal nonno Alceo (da αλκή
che significa robustezza, forza fisica, abilità); solo dopo l'uccisione dei figli che
aveva avuto da Megara, Therimachus e Ophites, gli fu imposto d’assumere, da allora
in poi, l’appellativo di "gloria di Era" (da Ἥρᾱ , Hera e -κλῆς, gloria), Eracle.
La penultima fatica dell’Alcide è sovrapponibile alla missione di Giasone nel regno
di Eeta, e mentre l’una, come la precedente (quella dei buoi di Gerione), ha a che
vedere con i misteri del tramonto (ἐσπέριος equivale a «vespertino»), quell'occidente
misterioso dove il sole muore ogni sera, l’altra ha il suo svolgimento nelle arcane
terre d’oriente.

Le Esperidi
Aretusa, Egle ed Esperetusa, figlie del titano Atlante, erano le tre ninfe guardiane del
giardino ai confini occidentali del mondo, in un luogo di cui i mortali non potevano
conoscere l'ubicazione: forse tra i monti dell'Atlante e l'Oceano. Mitologicamente
l’importanza delle Esperidi era riposta nei doni di quel frutteto, tra cui un magnifico
albero in grado di rendere immortali e sapienti, che Gaia, la Terra, aveva regalato ad
Hera nel giorno delle sue nozze contemporaneamente regali e divine. Per questo
motivo quel meraviglioso verziere veniva chiamato "l’orto di Hera", a custodia del
quale erano state poste non solamente le ninfe ma pure il drago Ladone; dalle cento
teste, che non dormiva mai, e che, per meglio svolgere il suo compito, restava
avvoltolato attorno alla preziosa pianta dai pomi d’oro, considerati simbolo di
conoscenza perché, se tagliati nel verso perpendicolare all’asse del peduncolo,
mostrano un pentacolo, indice appunto di saggezza; e ciò induce a pensare che si
potesse trattare piuttosto di melangoli. Difatti, il nome dato dai Greci a tutte le specie
di agrumi è proprio εσπεριδοειδή (Hesperidoeide).

Ladone/Latona
Prima di Eracle, soltanto la dea della discordia, Eris, eludendo la sorveglianza di
Ladone, era riuscita a rubare una di quelle “mele”, da portare al matrimonio di Teti e
Peleo, su cui incise la fatidica dedica «προς την ομορφότερη» ("alla più bella").
L’omofonia con il nome della madre di Artemide/Luna e Apollo/Sole (Λητώ/
Λατώ/Λάδων) ricollega “il guardiano della soglia” Ladone ancor più strettamente alla
luce del giorno che si va affievolendo e alla facoltà di restare “nascosto” (come vuole

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la tarda lettura medievale dal verbo latino latère, tipo latium), anche se poi il termine
proverrebbe con ogni probabilità da uno strato linguistico pregreco, come il licio lada
"donna" (dunque una dragonessa, o Regina drago d’oriente?).

Giasone
Una valutazione di psicologia del profondo non può prescindere dal fatto
incontrovertibile che l’adito esoterico coincide con l’incominciamento d’una ricerca
che consenta di “ritrovarsi” (anche con l’anima gemella), tema ricorrente nei racconti
mitologici che alludono allo sforzo finalizzato a un recupero.
I cavalieri della Tavola Rotonda andavano alla “Cerca (Quête o Queste) del Graal”.
Gilgamesh provava a individuare la pianta dell'eterna giovinezza (o
dell’irrequietezza?). Odisseo tentò per dieci anni di ritornare a Itaca. Eracle affrontò
le dodici fatiche per riappropriarsi della purezza perduta. La conquista del Vello
d'Oro è l'impresa di Giasone e degli Argonauti, poiché tutti navigatori imbarcati a
bordo della nave Argo, αργός, in relazione a velocità, operatività, integrità, ma
soprattutto a splendore e candore. Quell’imbarcazione, allora, avrebbe dovuto
condurre gli eroi che ospitava verso la purificazione, la spiritualizzazione, la quale
più che dall’argento viene rappresentata dall'oro del fatidico Vello di Frisso, ottenuto
dal magico Crisomallo (χρυσόμαλλος, da χρυσός aureo e μαλλός pellame), donato a
Nefele da Hermes, e poi sospeso a un albero, simbolo di vita, e custodito da un drago
(un altro Ladone?), emblema delle forze telluriche. Lo scopo allegorico di
quell'impresa sarebbe dunque stata l’uccisione del custode, per potersi impadronire
dell’ambìto tesoro rappresentato dalla conquista della forza dello spirito.
Le analogie tra l’undecima fatica e il viaggio nella Colchide sono troppe per non far
supporre una riformulazione di concezioni simili; senza contare poi che tra gli
Argonauti v’era pure Eracle, il che spiega l’affermazione: “sine Alcide colchicas
delicias non gustasset Iason”, ovverossia che senza l’intervento di Eracle non
sarebbero state portate a termine nessuna delle due operazioni, né in occidente, dalle
Esperidi, né in oriente, nel regno di Eeta, Eeto, Eete (o Eetə?). A conferma di quanto
già tra gli alchimisti rinascimentali la figura mitologica di Eracle fosse diventata il
prototipo dell’eroe saggio, nella Pretiosa margarita novella di Pietro Bono da Ferrara
si legge: “Il sapiente re Ercole [dice]: – Questo magistero procede da una sola prima
radice, e poi si spande in più cose, e di nuovo torna in una” («Hercules rex sapiens: –
Hoc autem magisterium ex una sola prima radice procedit, et postmodum in plures
res expanditur, et iterum in unum revertitur»).

La metallurgia
Ma, sempre rifacendosi al mito di Giasone e del vello d'oro, quel grande storiografo
nel primo secolo a.C. che fu Strabone (XI, 2,19), descrisse un antico metodo per
estrarre l'oro dai depositi alluvionali dei torrenti, consistente nel lasciar scorrere il
liquido aurifero giustappunto sulle pelli d’ariete in grado di trattenere nella loro
lanugine la polvere d'oro che vi passa sopra. Tecnica questa a cui avrebbero fatto

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ricorso gli abitanti della terra di Medea (attuale Georgia, regione posta tra Caucaso,
Armenia e Mar Nero), dove avrebbe trovato asilo il figlio di Atamante, tratto in salvo
proprio dal biondo montone.
Il mito di Giasone e degli Argonauti si riallaccia, comunque, sia a questo racconto,
come ad altre leggende egee. Ma quanto scrisse Strabone venne ripreso, intorno al
1550, dal mineralogista tedesco Georg (Bauer) Agricola, nel De Re Metallica libri
XII. Eppure, Apollonio Rodio nelle sue Argonautiche descrive gli abitanti della
Colchide, all'arrivo di Giasone, nient’affatto esperti né d’agricoltura, né
d'allevamento di bestiame, tanto meno di metallurgia, per cui l’intera vicenda
potrebbe venire interpretata all’incontrario, facendo cioè del viaggio di Giasone un
aspetto romanzato della primitiva colonizzazione micenea e delle relative influenze
culturali che dall'Egeo hanno portato la conoscenza delle tecniche metallurgiche nel
Mar Nero (Argon II. 002.). E difatti, entrambi i miti e del principe Frisso, tratto in
salvo dall'ariete d'oro, e del viaggio di Giasone, hanno origini risalenti al XIII sec., un
periodo cioè quando la grande produzione di oreficeria micenea era già iniziata da
almeno due secoli. La qualcosa giustificherebbe una rilettura di tipo evemeristico
anche di questa mitografia.

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Wettermark A. Christine de Suède et la science des roys: Quelques maximes a la lumiere de la
tradition hemetique, Nouvelles de la Republique des lettres, 2, pp. 61-82,1990

55
Incisione di Jost Ammann, del 1568.
“Pellegrini alla ricerca di erbe miracolose”

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L'estate di Cefalù
di Sapah Zimii

Fa' ciò che vuoi sarà tutta la Legge

Era l'estate del 1999, un agosto torrido, in cui stavo combattendo le mie ultime
battaglie adolescenziali verso decisioni importanti, scelte di vita, richiami ancestrali
degli Dei. Furono una serie di circostanze improvvise che mi spinsero a partire
attraversando lentamente l'Italia, facendo poche e mirate tappe, in un pellegrinaggio
che aveva come meta uno dei luoghi che da sempre avevo sentito per me importanti:
L'Abbazia di Thelema a Cefalù.
Arrivai in paese due giorni dopo ferragosto e nonostante il caldo che mi rendeva
sempre costantemente madido di sudore, il mio primo pensiero fu cercare la direzione
per la contrada Santa Barbara. Ottenute le informazioni necessarie andai a riposare,
pianificando una mattinata di esplorazione e ricerca. Oggi potrà sembrare strano, ma
all'epoca non c'erano smartphone e internet cominciava solo allora ad essere
vagamente conosciuto, di certo non era ancora entrato nelle case della gente, quindi le
notizie che avevo erano solo voci e informazioni raccolte cercando di non dare troppo
nell'occhio, perchè, anche se in stato di abbandono, l'edificio era ed è tutt'oggi
privato. Identificai subito la collina in quanto un moderno stadio vi era stato costruito,
ma girai molto, sotto il sole cocente, senza trovare nulla. Caldo e disidratazione
cominciavano a farsi sentire e stavo quasi per rinunciare all'impresa quando decisi di
giorcarmi un'ultima carta: telefonare ad una persona che sapevo esserci già stata e
cercare di farmi dare qualche altra informazione, ora che comunque avevo visto in
prima persona la topografia locale. Per fortuna rispose e mi diede indicazioni perfette:
l'Abbazia era praticamente sotto i miei occhi, ma talmente nascosta dalla vegetazione
che nessuno avrebbe pensato di cercarla lì, così a ridosso dello stadio oltrettutto. Ma
ridosso è dir poco... chi ha progettato lo stadio lo ha fatto costruire praticamente
attaccato...
Comunque, una volta compresa l'esatta locazione, mi gettai subito nel folto della
boscaglia e, d'un tratto ecco... avevo dinnanzi a me quel che restava del Collegium Ad
Spiritum Sanctum, la residenza di Crowley in Italia dal 1920 al 1923!
Identificai immediatamente una possibile entrata e mi ritrovai nella Camera degli
Incubi.

*******************

Crowley era arrivato a Villa Santa Barbara, a Cefalù, il 2 aprile 1920 ev dietro
suggerimento dell'Oracolo dell'Y King, a cui si era rivolto per trovare un luogo adatto
a fondare una comunità con cui lavorare per la diffusione della Legge di Thelema.

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Le alternative erano Marsiglia o Capri ma l'Oracolo aveva suggerito proprio Cefalù,
identificandola come Terra di Lingam, niente di più appropriato per il compito che
Therion aveva in mente.
Nel viaggio verso la Sicilia, Crowley aveva soggiornato anche a Napoli.
Arrivato a destinazione scrive:

"Siamo ad una quota piuttosto alta, sul collo della penisola e possiamo vedere
Palermo a Ovest, il mare a Est, a sud si levano le colline, verdi di alberi e d'erba. Il
mio giardino è pieno di fiori e di promesse di frutta."

Nei tre anni successivi questa fu la sede di grandi traguardi e di altrettanto grandi
tragedie, che cambiarono molto l'uomo e il Mago, portandolo alle vette
dell'Iniziazione attraverso inimmaginabili perdite, in primis la sua adorata figlia
Poupee, pochi mesi dopo il loro arrivo e due giorni dopo il suo quarantacinquesimo
Genetliaco, nell'ottobre del 1920 ev.
Era riuscito ad andare avanti solo dedicandosi
completamente alla Grande Opera, incarnando
completamente quel Fato che gli Dei avevano tramato
per Lui e per il nascente Eone.
Non è mia intenzione ripercorrere completamente qui
gli anni dell'Abbazia, perchè sono stati intensissimi e
hanno visto successi e sconfitte anche di molti
discepoli, ma vorrei continuare sul filo del mio
personale sentire a narrare gli accadimenti relativi ad
uno di essi in particolare.

Ci troviamo nell'estate del 1922 ev e un laureando di Oxford, Raoul Loveday, sposa


una modella nota nei circoli artistici londinesi, Betty May.
Tra le altre cose Raoul da due anni studia gli scritti della Bestia, pur senza averla mai
incontrata e così, quando una sera, in un locale di Soho, una loro amica Betty Bickers
si offre di presentargliela ne è subito entusiasta.
Betty May scriverà poi nella sua biografia che in seguito a quell'incontro Raoul starà
via di casa due giorni e due notti e che la terza verrà svegliata da sinistri rumori e lo
troverà impolverato e puzzolente mentre tenta di arrampicarsi dalla grondaia...
Ma evidentemente per Raoul l'incontro era andato benissimo e Crowley
rappresentava esattamente ciò che stava cercando:

"Questa è la Virtù della Magia della Besta 666: penetrare i veli di ogni sacrario,
avanzare per abbracciare ogni immagine... E il Fuoco rivelerà ai suoi occhi la sua
stessa immagine nella vera Gloria: e gli dirà all'orecchio il Mistero che è il suo vero
Nome".

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Ma anche Loveday colpisce Crowley positivamente:

"Era un personaggio straordinario. Possedeva tutte le qualità per divenire un mago


di prim'ordine. Fin dal primo colloquio lo designai mio Erede Magico".

Betty prova in ogni modo ad allontanare il marito dalla figura del Mago, anche
cambiando casa, ma gli Dei hanno altri progetti per Raoul, una Strada tracciata che
porta dritto verso Cefalù.
Crowley infatti deve rientrare in Sicilia, ma prima di partire offre ai Loveday il modo
per ottenere il denaro per raggiungere la sua Abbazia, contattando una persona che
sicuramente si sarebbe fatta carico delle spese.
Quando arrivano i sentimenti dei due sposi continuano su questa lunghezza d'onda:
Raoul sempre più coinvolto, mentre Betty è scettica e critica verso alcune abitudini
degli abitanti, tuttavia entrambi firmano il Giuramento di affiliati:

"Io, desiderando abitare nell'Abbazia di Thelema, faccio Giuramento: rinnego,


abiuro e dispregio qualsiasi impegno verso gli dei e gli uomini e accetto la Legge di
Thelema come mia sola Legge; affermo che il Liber Legis è Parola di Verità e
Regola di Vita e voto completamente me stesso, senza esitazioni, corpo e anima alla
Grande Opera, cioè alla proclamazione e alla realizzazione della Legge di Thelema.
Accetterò irrevocabilmente e senza discuterele condizioni di vita dell'Abbazia di
Thelema, mi atterrò ai suoi ordinamenti, ed usanze, come dichiarato nei Libri LII,
CI, CXCIV e sosterrò l'Autorità della Donna Scarlatta e del Suo Signore, la Bestia
666."

Nello stesso giorno Raoul entra a far parte dell'Astrum Argentinum con il motto di
Frater Aud.

Ecco da un suo scritto le sue impressioni sulla vita all'Abbazia:

"La cittadina è molto bella, un gruppo di case color limone stretto fra gli artigli di
una roccia titanica che ha approssimativamente la forma di un leone accucciato.
Uno degli abitanti del luogo ci ha fatto da guida, perchè siamo arrivati al
crepuscolo. Siamo saliti sulla ripida collina poco lontana dal paese, dove sorge
l'Abbazia. La prima cosa che abbiamo notato sono le parole Fa' ciò che vuoi sarà
tutta la Legge dipinte sopra l'ingresso principale della casa bianca che stava davanti
a noi. Poichè questa è la parola d'ordine e il saluto degli abitanti dell'Abbazia,
bisogna spiegare subito che non proclama affatto l'adempimento di ciò che uno
crede di volere, bensì di ciò che uno dovrebbe pensare di volere: della Vera Volontà,
insomma.

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La porta dava nel Tempio, una grande sala quadrata, sulla quale si aprono le altre
cinque stanze. Abbiamo notato subito un incensiere pompeiano di bronzo e un altare
esagonale posto al centro del cerchio magico dipinto sul pavimento a mattoni rossi.
Eravamo stanchi per il viaggio e siamo andati subito a letto. All'alba siamo stati
svegliati dal suono del tam-tam e dal canto della parola d'ordine dell'Abbazia.
Abbiamo raggiunto gli altri sulle pendici della collina coperta di olivi: tutti levavano
le braccia verso il sole e gridavano:
Salute a Te, che sei Ra al tuo sorgere, che sei Ra nella tua Forza, che attraversi i
cieli nella tua barca al sorgere del Sole. Salute a te che vieni dalle Dimore della
Notte.
Non so espremere l'esultanza che ho provato mentre respiravo la dolce aria del
mattino che portava il canto verso il sole splendente e dorato... e avevo lasciato
Londra avvolta in una nebbia densissima e sporca!
Il resto della mattina è stato impiegato, come al solito, in questo modo: le donne
hanno fatto la spesa, cucinato e scritto a macchina; noi due uomini, la Bestia e io,
abbiamo scritto. [...]
L'aria fine mi ha fatto venire una fame tremenda. Il pranzo consisteva di carne, frutta
e forte vino siciliano. Mi sono accorto che questo pasto veniva consumato in silenzio
e c'era la possibilità di soddisfare l'appetito, di favorire la digestione e di esercitare
la mente. Abbiamo trascorso la prima parte del pomeriggio in un modo che vorrei
far conoscere a quanti ritengono che gli abitanti dell'Abbazia di Thelema sprechino
il tempo nell'ozio e in divertimenti malsani. Infatti siamo andati a scalare la Rocca.
La Bestia, che è alpinista famoso, ci ha guidati in cordata su per una contrafforte di
roccia nuda, fino al luogo in cui sorgeva l'antica città, con il suo Tempio di Giove e i
Bagni di Diana, oggi ridotti a splendide rovine. Siamo tornati affamati per l'ora del
thè. Poi è venuto il Rituale del Pentagramma.
[....]
Poi abbiamo chiacchierato, giocato a scacchi e suonato il mandolino; verso le nove
siamo andati a letto, a leggere o a dormire."

Sembra una descrizione idilliaca, eppure dopo qualche tempo il giovane comincia a
sentirsi male e il medico del paese diagnostica una infezione alla milza e al fegato.
Betty è convinta che il marito stia male a causa di un rituale in cui, a sua detta, aveva
bevuto del sangue di gatto. In realtà Raoul ha bevuto da una fonte, nella campagna
vicino al paese, nonostante Crowley avesse vietato espicitamente di abbeverarsi lì.
Crowley redige persino un oroscopo e quel che prevede non è semplice da affrontare,
tutto sembrerebbe indicare l'approssimarsi della morte dell'allievo prediletto, il giorno
16 di febbraio, verso le quattro di pomeriggio.
I nervi diventano tesi nei membri dell'Abbazia e sovente scoppiano litigi, soprattutto
Betty non regge la tensione e in seguito ad una violenta crisi isterica fa i bagagli e se
ne va. Una lettera del marito la fa poi tornare, ma nel frattempo ha già spedito le sue
lamentele al console inglese a Palermo.

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Tuttavia la situazione di Raoul peggiora, il medico diagnostica una enterite acuta e,
nonostante gli sforzi delle cure, Loveday muore esattamente il giorno e l'ora
pronosticata dal Maestro.
Betty scrive nel suo libro, Tiger Woman, che Crowley era sceso con lei in città per
mandare dei telegrammi e sulla via del ritorno si ferma sul sentiero per compiere
l'Adorazione al Sole, vivendola quasi come una preghiera all'allievo morente, con le
guance solcate dalle lacrime.
Subito dopo sarebbe arrivata di corsa Leah con la notiza del trapasso....
Sconvolto dalla perdita Crowley trascorre la notte a vegliare sul cadavere, con la
bacchetta in pugno, mormorando formule e mantra.
La bara viene portata via la mattina, accompagnata dal Maestro in abiti cerimoniali,
compreso l'anello della Visione con cui aveva esplorato gli Aethyr nel deserto.
Il corpo del giovane viene sepolto nel cimitero locale.
Scrive Betty: "Il sole faceva scintillare le cupole bianche delle cappelle e in
lontananza il mare si scagliava contro le rocce. Il Mistico alzò la bacchetta magica."
Therion suona la Campana e legge il Liber Legis e un suo monologo.
Al termine della cerimonia il Mago, stremato, risale all'Abbazia e si chiude nella
Camera degli Incubi. Rimarrà malato per quasi tre settimane.
Lo scalpore della notizia e le dichiarazioni di Betty May una volta rientrata a Londra,
tra rabbia e desiderio di vendetta, sanciscono l'inizio della fine dell'esperienza
comunitaria di Cefalù.
Il 23 aprile 1923 ev Crowley viene convocato dalla Polizia di Cefalù ed espulso
dall'Italia.

In quella Camera degli Incubi dove tutto era finito, tutto stava invece iniziando per
me, dopo più di settant'anni... un percorso che mi avrebbe fatto scoprire insondabili
bellezze e vertiginosi abissi, sorretto sempre da una affermazione di Frater Aud, forse
il motivo che mi aveva portato ad essere lì tra quelle pareti:

"E' la Magia, la Magia che mi rapisce"

Amore è la Legge, amore sotto il dominio della Volontà

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Nuove pubblicazioni kremmerziane
di Valeria Crocetta

“Magia, che sarebbe prettamente classica, suona male a molti orecchi che aborrono l'antico,
specie perché della parola se ne è abusato. Sostituiamola con due parole che la spiegano,
chiamiamola scienza integrale. Integrare significa rendere intiera o perfetta”79

Gli studi filologici in ambiti esoterico non sono quasi mai stati di moda o ben
tollerati, spesso autori e lettori preferendo divagazioni fantastiche, agiografie ed
apologie di questo o talaltro esoterista. Un vento nuovo - e fresco -, però, spira negli
ultimi anni in codesti ambiti, un vento che, forse per la prima volta, riconduce il
criptico mondo dell’occulto all’oggettività dei dati, delle fonti, delle testimonianze
dirette e certificante, tali per cui ogni affermazioni, ogni ipotesi, ogni riflessione o
supposizione possa e debba essere suffragata, alligata et probata, come si suol dire in
ambito giuridico. E’, nello specifico, il caso di due ricercatori del mondo
kremmerziano e della correlata Scuola magica di Myriam, Cristian Guzzo e Pasquale
Giaquinto, che tra il 2020 ed il 2021 hanno redatto e pubblicato alcune importanti
opere sulla personalità dell’ermetista di Portici (NA) Giuliano Kremmerz, nome
iniziato di Ciro Formisano, e sulla connessa esperienza esoterica.

Il Guzzo, già noto ai lettori di dette tematiche, per il famoso “Arcano gli Arcani”,
edito in ripetute edizioni per le Rebis di Viareggio, e per “Riflessi d’iride nell’acqua”,
Edizioni Sulla rotta del Sole, riprende la scia della scuola esoterica napoletana in due
volume complementari che affrontano gli ambiti ammoni – osiridei ed isiaco –
terapeutici della filiazione legata al Kremmerz. Il primo di codesti volumi è
rappresentato da “Giuliano Kremmerz e l’enigma della Loggia N”, editato in proprio
nel 2020, e concernente una struttura osiridea, l’enigmatica Loggia ammonia N,
facente capo al magista napoletano, indipendente ma collegata al misterioso Grande
Oriente Egiziano, di cui fecero parte i grandi esoteristi napoletani dell’800, come
Domenico Bocchini, Giustiniano Lebano e Pasquale De Servis, quest’ultimi due
istruttori diretti del Formisano. Tale coabitazione è provata, come riporta lo stesso
Guzzo, da una lettera dello stesso Kremmerz indirizzata a Girolamo Moggia

“l’altra Scuola, la più alta, la più antica perché conta secoli di esistenza, non è come
la scuola di Miriam, ; non ha nessuna finalità umana pratica, è come un’università
di alti studi…”80.

Tramite la consultazione di importanti archivi privati, il testo del Guzzo, non solo,
per la prima volta, ci consentono di conoscere oggettivamente le vicende del
kremmerzismo dopo la dipartita del Maestro (1930), ma ci introduce in ambiti che

79Giuliano Kremmerz, La Porta Ermetica, II.


80 Cristian Guzzo, Giuliano Kremmerz e l’enigma della Loggia N, Brindisi 2020, p. 16.

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davvero poco erano stati investigati precedentemente, come quelli inerenti alla
teurgia caldaico – egizia e alla magia avatarica, fondamenti imprescindibili della
pratica ammonia trasmutatoria, quale superamento della prima fase isiaca e
myriamica, e come modulazione evocatorie delle pratiche prettamente alchimiche e
riservate dell’Ordine:

“un sapere, retaggio di vetusti collegi sacerdotali che avevano avuto il privilegio di
conversare con Ermes nei sinedri nascosti dalle ombre delle sfingi”81.

Se tale dimensione solare, tra derivazione insita alla massoneria egiziaca operativa
partenopea e ambiti ermetici pitagorico – sapienziali, era di pertinenza di un Ordine
con filiazioni dipendenti, la Scuola di Miriam, creata dal Formisano nel 1897 a
Napoli, a seguito delle pubblicazioni della rivista Il Mondo Secreto, aveva lo scopo
precipuo di rappresentare un primo avviamento alla pratica ermetica. Tale è
l’argomento affrontato dal Guzzo nel suo secondo testo, recentemente pubblicato,
“Giuliano Kremmerz e la Fratellanza TM+ di Miriam”, in cui il doppio livello, isiaco
– osiirideo, è affermato con chiarezza:

“Il Mago evocava dunque gli spiriti elementari, il Teurgo invocava gli Dei…”82.

Questa seconda pubblicazione, rispetto alla prima, presenta dei connotati prettamente
storici inerenti alle varie fasi di formazione e sviluppo della Miriam, delle
problematiche personali accorse al suo fondatore ed alla scuola stessa. L’oggettività
della ricerca libera le pagine da ogni traccia di agiografia o di facile esaltazione, la
personalità del Kremmerz essendo esaminata sotto tutti i suoi punti di vista, nelle
tante luci, ma anche nelle ombre che l’autore giustamente ritrova e segnala senza
indugio. Tutta la produzione scritta dell’ermetista di Portici (NA) viene
dettagliatamente analizzata, personaggi assolutamente poco noti emergono in tutta la
loro importanza, il contatto e l’interruzione di rapporti con l’Ordine Egizio 83 sono
oggetto di un attenta verifica ed analisi. Un capitolo specifico, infine, ha colpito la
nostra attenzione, il terzo “Il Fascicolo D, i fondamenti della magia eonica e il
Grande Oriente Egizio”84, in cui l’autore con precisione descrive l’essenza stessa
della compagine kremmerziana, che assunta la veste terapeutica anche in omaggio
alle formulazioni epidauree del Lebano e ancor prima del Bocchini, si configurava
essere “una ricostruzione di una sinarchia tradizionale attorno alla quale
gravitavano una serie di componenti storiche antichissime composte da Eoni e Genii
e da intelligenze di Maestri, impossibilitate ad umanarsi nuovamente”85.

81 Ivi, p. 55.
82 Cristian Guzzo, Giuliano Kremmerz e la Fratellanza TM+ di Miriam, Brindisi 2021, p. 41.
83 Ivi, p. 195ss.
84 Ivi, p. 83ss.
85 Ivi., p. 85.

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Il testo di Guzzo si arricchisce con una brillante prefazione di Nicola Scardicchio
inerente al filone forse più genuino della Fratellanza, cioè quello legato al Circolo
Virgiliano di Roma, e con una postfazione di Luca Valentini, che non manca di
evidenziare come le aggettivazioni “classica”, filosofica” ed “italica” correlate alla
Miriam ne esprimessero l’anima profonda ed il collegamento diretto ed irriducibile
con la sapienza vetusta dell’esoterismo partenopeo.

Inoltre, non solo il Guzzo in questi ultimi anni ha perseguito le vie della ricerca
meticolosa ed oggettiva, nell’ambito sempre legato all’ermetismo italico del
Kremmerz, ma anche un attento studioso come Pasquale Giaquinto, che recentemente
ha dedicato un proprio approfondimento al Fondo Myriam, raccolta Verginelli – Rota
di testi ermetici moderni (sec. XIX – XX), custodito presso l’Università degli studi di
Roma Tre: “La Biblioteca ermetica di Nino Rota”86. Il primo citato Circolo Virgiliano
di Roma, nelle pagine del Giaquinto, assume la priorità nell’ambito di una ricerca
inedita circa gli interessi ermetici del grande musicista Nino Rota e della sua stretta e
fraterna collaborazione con il prof. Vinci Verginelli, preside per lunghi anni nel
dopoguerra del Circolo, e discepolo diretto del Kremmerz. Personaggi forse poco
conosciuti ma importanti nella storia della Scuola come Pietro Suglia, Michele
Cianciulli si affiancano ai più noti Ercole Quadrelli (l’Abraxa del Gruppo di Ur) e
Giovanni Bonabitacola (preside del Circolo nel primo dopoguerra e negli anni del
Fascismo). L’autore, pur non essendo un praticante ermetico, ben comprendo il senso
ultimo dell’esperienza esoterica, di scuola legata alla figura di Giuliano Kremmerz:

“L’iniziazione all’ermetismo, quale ascenso ai veri arcani degli antichi misteri, è


scienza di anima e psiche umana, che schiude un orizzonte nuovo ed eterno”87.

In conclusione, al di là del giudizio di merito che ognuno possa avere sulla


personalità di Ciro Formisano e della sua fratellanza ermetica, è di notevole
importanza evidenziare come, sia i testi di Guzzo come quello di Giaquinto, possa
finalmente offrire visuali ed opportunità d’indagine scevre da pregiudizi di qualsiasi
genere e da apologismi dogmatici.

86 Pasquale Giaquinto, La Biblioteca ermetica di Nino Rota, Andrea Pacilli Editore, Manfredonia (FG)
2021.
87 Ivi., p. 100.

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L’Ultima intervista a
Israel Regardie
Di Christopher Hyatt

Introduzione

Inizialmente apparsa in stampa nel 1985, con il titolo “Regardie Pontificates”,


tradotta e rivista dal Priorato di Khonsu edizioni,
in associazione con Fosforo e Mercurio.

Christopher Hyatt 88:

Negli ultimi dodici anni o più, Israel Regardie e io abbiamo spesso chiacchierato di
argomenti che vanno dalla psicologia alla filosofia, dalla politica alla religione,
dall'occultismo al misticismo in tutte le sue varie forme. Alcuni dei suoi
atteggiamenti nei confronti di questi temi sono stati incorporati in vari suoi scritti,
altri non sono così noti. Un sabato pomeriggio, non molto tempo fa, mentre lo
visitavo nella sua casa sulle montagne dell'Arizona, era mia intenzione intervistarlo
e approfondire alcuni dei suoi altri atteggiamenti più basilari. Si è rivelato non

88 Christopher Hyatt (12 luglio 1943 febbraio 2008), all'anagrafe Alan Ronald Miller , è stato un occultista
americano , autore e fondatore dell'Extreme Individual Institute (EII) nonché Presidente della New Falcon
Publications.

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essere un uomo facile da intervistare. In
effetti, fu una persona molto riservata. Ma
mentre parlavamo, ognuno di noi con un
drink - il mio era bordeaux e il suo una
bloody Mary si convinse finalmente ad
allentare la sua interdizione contro le
interviste. Il registratore era stato preparato
in anticipo e l'intervista si era aperta in
modo piuttosto leggero e spigliato. Questo
libro è il risultato di quell'intervista. La
modifica è stata minima, principalmente per
eliminare la ridondanza. È mia convinzione
che questo lavoro riveli la sua onestà,
integrità e sincerità. Questo lavoro lo mostra
come un convinto sostenitore, capace ed
entusiasta di quei valori che considerava
importanti e veri. Vanno in lungo e in largo.
Immagino che i lettori devoti degli altri suoi
libri troveranno preziosa questa particolare
opera, poiché è la più rivelatrice dell'autore, da quando il suo primo libro è apparso
più di cinquant'anni fa.

A breve distanza da quest’Ultima Intervista”, Israel Regardie89 si spense circondato


dall’affetto dei suoi amici più stretti, il 10 marzo 1985.
Siamo quindi orgogliosi di presentare ai soci il nostro lavoro di traduzione e cura del
testo che rappresenta una pietra miliare di testimonianza a noi vicina, sulla Magick e
sulla Golden Dawn.
Invitiamo tutti gli interessati a prenotare una copia, vista l’esiguo numero di copie in
previsione stampa.

Per info e prenotazioni rivolgersi alla pagina Facebook di Fosforo e Mercurio, al


profilo Cyril Grey o alla mail sothis_zine@[Link]

89 Opere di Regardie: A Garden of Pomegranates (Il giardino dei melograni), 1932, The Tree of Life
(L'albero della vita), 1932, My Rosicrucian Adventure, 1936, The Art of True Healing (L'arte della vera
guarigione), 1937, The Golden Dawn, 1937-40 (4 voll.), The Middle Pillar (Il pilastro mediano), 1938, The
Philosopher's Stone, 1938, The Romance of Metaphysics, 1945, The Art and Meaning of Magic, 1964, Be
Yourself, the Art of Relaxation, 1965, Twelve Steps to Spiritual Enlightenment, 1969, The Eye in the
Triangle, 1970.

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