Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
6 visualizzazioni7 pagine

Fichte

Il documento esplora l'origine dell'idealismo, evidenziando il dibattito sulla 'cosa in sé' di Kant e la successiva evoluzione del pensiero idealista, in particolare attraverso Fichte. Si discute la transizione dall'idealismo gnoseologico a quello metafisico, dove l'Io diventa entità creatrice della realtà, e si presentano i principi fondamentali della Dottrina della scienza di Fichte, che enfatizzano l'autocreatività dell'Io. Infine, viene analizzata la dialettica tra l'Io e il non-io, sottolineando la natura dinamica della conoscenza e l'importanza della libertà nell'idealismo rispetto al dogmatismo.

Caricato da

ferraroanna632
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
6 visualizzazioni7 pagine

Fichte

Il documento esplora l'origine dell'idealismo, evidenziando il dibattito sulla 'cosa in sé' di Kant e la successiva evoluzione del pensiero idealista, in particolare attraverso Fichte. Si discute la transizione dall'idealismo gnoseologico a quello metafisico, dove l'Io diventa entità creatrice della realtà, e si presentano i principi fondamentali della Dottrina della scienza di Fichte, che enfatizzano l'autocreatività dell'Io. Infine, viene analizzata la dialettica tra l'Io e il non-io, sottolineando la natura dinamica della conoscenza e l'importanza della libertà nell'idealismo rispetto al dogmatismo.

Caricato da

ferraroanna632
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

FICHTE

1. L’ORIGINE DELL’IDEALISMO NEL DIBATTITO SULLA “COSA IN SÉ”


L’idealismo pone le sue radici prendendo fortemente spunto dai quei filosofi successivi a Kant, i
quali ne cri8cavano il pensiero: “i CRITICI IMMEDIATI DI KANT”. L’aspeFo più discorde nell’intero
processo gnoseologico kan8ano riguardava il “NOUMENO”, che venne definito dai cri8ci come
filosoficamente inammissibile.
La base ideologica da cui par8vano i cri8ci immedia8 di Kant era: ogni realtà di cui siamo
consapevoli esiste come rappresentazione della coscienza. Quindi, su una base logica, i primi
idealis8 supposero: “se l’oggeFo è concepibile solo in relazione al soggeFo , com’è possibile la
“cosa in se” la quale nella sua definizione è una realtà non pensata, non pensabile, non
rappresentata, non rappresentabile” .
Studiosi successivi compresero che probabilmente Kant nell’intendere la “cosa in sé” non
concepisse la spiegazione che abbiamo appena dato, ma perlopiù la intendesse come un “caso-
limite”, facendo intendere che il fenomeno non sia un’idea che giace dentro di noi ma un oggeFo
della realtà.

2. LA NASCITA DELL’IDEALISMO TEDESCO


Nel linguaggio comune, per idealista potremmo intendere colui il quale ispira la propria vita e
comportamento a determina8 ideali o valori (in tale caso, un fana8co religioso può essere inteso
come un idealista, oppure, ripercorrendo la storia, Mazzini era un idealista).
Il campo filosofico il termine idealismo indica la volontà del soggeFo di far prevalere la dimensione
“ideale” rispeFo quella materiale, nella concezione del mondo.
È necessario porre una differenza sostanziale: esiste un
IDEALISMO GNOSEOLOGICO, che sinte8zza l’oggeFo della conoscenza a puro ideale o idea (in
questa definizione di idealismo possiamo intendere anche Cartesio come un idealista, oppure
anche lo stesso Kant----- “il mondo è una mia rappresentazione”).
L’IDEALISMO ROMANTICO (che fu deFo anche “ assoluto”, “trascendentale”, “soggeDvo”)
• TRASCENDENTALE: collegare la visione dell’idealismo con quella kan8ana dell’io penso.

• SOGGETTIVO: dis8nguere la doFrina idealista con quella di Spinoza, che aveva ridoFo la realtà a
un principio unico (la Sostanza divina).

• ASSOLUTO: soFolineare che l’IO, lo SPIRITO, è il principio fondamentale del tuFo, e che al di
fuori di esso non ci sia nulla.

Il vero idealismo nasce quando Fichte, sposta l’aFenzione delle sue doFrine da un piano
gnoseologico (doFrina della conoscenza) a un piano metafisico (doFrina dell’ESSERE). Se Kant
credeva e affermava che “l’IO PENSO” era qualcosa di finito, estraneo al mondo fenomenico delle
cose, il quale non creare la realtà ma si limitava ad acceFarla e ad ordinarla aFraverso le forme a
priori, per gli idealis8 l’IO diventa ENTITA’ CREATRICE della realtà e quindi infinito.

Se l’io crea in maniera incontrollata la realtà del mondo, allora a cosa si sinte8zza la natura e la
materia per gli idealis8?
La risposta si ritrova nel conceFo di DIALETTICA: nella convinzione secondo cui non potendo
esistere una realtà posi8va senza una nega8va, lo SPIRITO (=IO) ha sempre bisogno di una sua
dire8a an9tesi vivente che ritrova nella natura. Se ci si pensa, un soggeFo non potrà ma esistere
senza un oggeFo, un io senza un non-io, un’a`vità senza un ostacolo sarebbe vuota e insensata.
Fichte capovolge le doFrine delle filosofie materialis8che passata (secondo cui la natura era causa
dello spirito, e che l’uomo è un prodoFo di essa), imponendo il pensiero che è proprio lo SPIRITO
ad essere causa della natura, poiché essa esiste solo per e in funzione dell’IO (essendo il polo
diale`co dello spirito--- il nega8vo/il non-io/l’ostacolo).
• Lo spirito crea la realtà, l’uomo rappresenta la ragion d’essere dell’universo.

• La natura esiste come momento dialeDco necessario della vita.

Se l’uomo coincide con la ragion d’essere dell’universo (e quindi è lo scopo dell’universo), allora
esso sarà anche assoluto e infinito, proprio come DIO stesso.
Quindi per gli idealis8, l’unico DIO possibile è proprio quello diale`camente inteso, ossia il
soggeFo che cos8tuisce l’oggeFo, l’io che sviluppa il non-io.

Si può parlare per la prima volta di panteismo spiritualis8co= Dio è lo spirito operante del mondo,
MA COINCIDE CON L’UOMO.

E quindi l’idealismo è anche una forma di


Monismo diale`co= esiste un’unica sostanza, cioè lo SPIRITO, e non più l’interazione tra un
dipolo diale`co, come lo era per la filosofia scolas8ca (DIO E MONDO), o per KANT (FENOMENO E
COSA IN SÉ).

3. LA DOTTRINA DELLA SCIENZA E I SUOI PRINCIPI


Il principio supremo della conoscenza per Kant era nell”io penso”. Per Fichte invece: se l’io è
l’unico principio non soltanto formale, ms anche materiale del conoscere, è evidente che non può
essere soltanto finito, ma dovrà essere postulato, in quanto principio assoluto, anche come Io
infinito.
Fichte edifica il proprio sistema di filosofo dell'infinità dell'Io, della sua assoluta attività e
spontaneità, e quindi della sua assoluta libertà.

I Fondamenti
Idea fondamentale esposta nei Fondamenti dell’intera dottrina della scienza —> Scienza della
scienza: un sapere che metta in luce il principio su cui si fonda la validità di ogni scienza, e che a
sua volta si fondi su quello stesso principio.
Il principio assoluto individuato da Fichte è l'Io, che egli concepisce come autocoscienza e che
presenta nel modo più chiaro nella Seconda introduzione alla dottrina della scienza.
La coscienza è il fondamento dell'essere,
mentre 'autocoscienza è il fondamento della coscienza.
La prima esposizione della Dottrina della scienza rappresenta il tentativo sistematico di «dedurre»
dal principio dell'Io, o dell'autocoscienza, il complesso della vita teoretica e pratica dell'essere
umano.
La deduzione di Fichte è una deduzione assoluta, o metafisica, che fa derivare dall'Io sia il
soggetto sia l'oggetto del conoscere.

Le Caratteristiche dell’Io
I principi fondamentali della deduzione fichteana sono tre, di cui il secondo e il terzo sono in
qualche modo implicati dal primo.
Il primo principio è invece ricavato da una riflessione sulla legge di identità. In realtà, osserva
Fichte, tale legge non è il primo principio della scienza, poiché implica un principio ulteriore, o
superiore, che è l'Io. La legge stabilisce che, se A è dato, allora A deve essere uguale a se stesso.
L'esistenza dell'Io ha dunque la stessa necessità del rapporto puramente logico A = A, in quanto
l'Io non può affermare nulla senza affermare in primo luogo la propria esistenza.
L’Io non è posto da altri, ma si pone da sé. (AUTO-CREATIVITA’)
Essa concede con l’intuizione intellettuale: che l’Io ha di se stesso in quanto attività, in virtù
della quale conoscere qualcosa si identifica con il produrre questo qualcosa e con l’essere
implicitamente o esplicitamente consapevoli.

I Tre Principi
1-Il primo principio stabilisce che «l'Io pone sé stesso». Esso chiarisce quindi che la nozione
generale di "Io" si identifica con quella di un'infinita attività auto-creatrice.
-Il secondo principio stabilisce che «l'Io pone il non-io », ovvero che l'Io non soltanto pone sé
stesso, ma oppone anche a sé stesso qualcosa che, in quanto gli è opposto, è un non-io
(oggetto, mondo, natura). Tale non-io è tuttavia posto dall'Io, ed è quindi nell'Io.
-Il terzo principio stabilisce che l'Io, avendo posto il non-io, si trova ad essere limitato da tale
non-io, esattamente come il non-io risulta limitato dall’Io. In altri termini, con il terzo principio
perveniamo alla situazione concreta del mondo.

I tre principi esposti finora delineano i capisaldi dell'intera dottrina di Fichte, perché stabiliscono:
1. l'esistenza di un lo infinito, inteso come attività assolutamente libera e creatrice:
2. l'esistenza di un io finito (perché limitato dal non-io), cioè di un soggetto empirico
(l'essere umano come intelligenza o ragione);
3. l'esistenza di un non-io, cioè dell'oggetto (mondo o natura) che si oppone all'io finito, ma che è
ricompreso nell'Io infinito, dal quale è posto.

Metafisica della libertà


I tre principi non vanno interpretati in modo cronologico, bensì logico, in quanto con essi Fichte
non intende dire che prima esista l'Io infinito, poi l'Io che pone il non-io e infine l'io finito, ma
semplicemente che esiste un Io che, per poter essere tale, deve presupporre di fronte a sé il non-
io, trovandosi in tal modo a esistere concretamente sotto forma di io finito.
Con la sua deduzione Fichte ha voluto mettere bene in luce come la natura non sia una realtà
autonoma, che precede lo spirito, ma qualcosa che esiste soltanto come momento dialettico
interno alla vita dell'lo, e quindi per l'Io e nell'Io.
L’Io risulta finito e infinito al tempo stesso:
-finito perché limitato dal non-io;
-infinito perché il non-io, cioè la natura, esiste soltanto in relazione all'lo e dentro I'lo, costituendo
il polo dialettico o il "materiale" indispensabile della sua attività.
Pertanto l'Io infinito (o «lo puro», come Fichte dice talvolta) non è qualcosa di diverso dall'insieme
degli io finiti nei quali si realizza, anche se l'Io infinito perdura nel tempo, mentre i singoli io finiti
nascono e muoiono.
L'Io infinito, più che la sostanza o la radice metafisica degli io finiti, è la loro mèta ideale.
L'infinito, per l'essere umano, anziché consistere in un'essenza" già data, è un dover essere, o
una missione.
Fichte intende un Io libero, ossia uno spirito vittorioso sui propri ostacoli e quindi privo di limiti.

Struttura dialettica dell’io


Si presenta una struttura triadica e "dialettica", articolata nei tre momenti di tesi-antitesi-sintesi e
incentrata sul concetto di una "sintesi degli opposti". La natura del nostro spirito è tale che ogni
dire esige un contraddire, ogni tesi suscita un’antitesi.
La sintesi si realizza attraverso un lavoro di negazione e di critica, è la riaffermazione della tesi
iniziale, arricchita e rafforzata dal superamento dell’antitesi.
-Nella tesi l'esordio spontaneo, ma ancora malcerto e circonfuso di mistero, della ricerca
teoretica o dell'intuizione artistica o dell'atto volontario:
-nelle antitesi il dubbio, l'obiezione, la negazione sconfortante,
-nella sintesi finalmente la riconquista, la sicurezza del possesso, la catarsi teorica o morale
Pausa e riposo sono momenti di tregua e di raccoglimento che preludono a un nuovo slancio,
sono stati di equilibrio instabile, in vista di un nuovo squilibrio.
La visione dialettica del reale è perciò una visione dinamica e progressiva.

L'alternativa tra idealismo e dogmatismo


Fichte sostiene che la filosofia non è una costruzione astratta, ma una riflessione sull'esperienza,
che ha come scopo la messa in luce del fondamento dell'esperienza stessa.
L’IDEALISMO consiste nel: partire dall'Io o dal soggetto, per spiegare su questa base la cosa o
l'oggetto;
viceversa, il DOGMATISMO consiste nel partire dalla cosa in sé, o dall'oggetto, per spiegare su
questa base l'io o il soggetto.
Secondo Fichte nessuno di questi due sistemi riesce a confutare direttamente quello opposto. La
scelta tra uno e l’altro deriva da una differenza di inclinazione e intessere, ovvero una presa di
posizione in campo etico.
Il dogmatismo (che si configura come forma di realismo in gnoseologia e di naturalismo o
materialismo in metafisica) finisce per rendere nulla o problematica la libertà.
Al contrario, l’IDEALISMO finisce per strutturarsi come una rigorosa dottrina della libertà.
L’Io è la realtà originaria e assoluta che può spiegare sia sé stesso, sia le cose, sia il rapporto tra
sé stesso e le cose.

4. LA TEORIA DELLA CONOSCENZA


Dall’azione reciproca dell’Io e del non-io, nascono la conoscenza e l’azione.
Fichte ri8ene che la rappresentazione sia il prodoFo di un’a`vità del non-io sull’Io, ma dal
momento che il non-io è a sua volta prodoFo dall’Io, l’a`vità che esso esercita deriva direFamente
dall’Io, ed è un’a`vità riflessa che dal non-io rimbalza all’Io.
Fichte si proclama dunque realista e idealista allo stesso tempo:
> realista perché ammeFe un’azione del non-io sull’Io;
> idealista perché ri8ene che il non-io sia un prodoFo dell’Io.

Questa posizione però, genera alcuni problemi:


1. perché il non-io appare come qualcosa di sussistente per sé e indipendente dall’Io?
2. come si spiega che l’Io sia causa di una realtà di cui non ha esplica coscienza?
3. in non-io, non rischia di ridursi a sogno o parvenza?

Al primo problema Fichte risponde con la teoria dell’immaginazione produ`va, ovvero aFraverso
l’aOo aOraverso cui l’Io pone o crea il non-io. In Fichte l’immaginazione produ`va produce i
materiali stessi del conoscere.
Al secondo problema risponde dicendo che il caraOere della conoscenza deriva dal faFo che la
coscienza presuppone sempre una situazione in cui il soggeOo ha già davanS a sé l’oggeOo, ma
l’immaginazione è l’aFo con cui il soggeFo si dispone a creare l’oggeFo e non potrà che essere
inconscia.
Al terzo problema risponde dicendo che il non-io non è una parvenza ingannatrice ma una realtà.

La ri-appropriazione del non-io avviene aFraverso una serie di gradi della conoscenza, mediante
una progressiva interiorizzazione dell’oggeFo che si rileverà opera del soggeFo. Ques8 gradi sono:
- sensazione (l’Io avverte fuori di sé l’oggeFo)
- intuizione (il materiale sensibile viene organizzato mediante le forme sogge`ve)
- intelleFo (fissa le molteplicità delle percezioni mediante rappor8 stabili)
- giudizio (fissa e ar8cola la sintesi intelle`va)
- ragione (l’oggeFo è una produzione del soggeFo)

5. LA MORALE
La caraFeris8ca principale della filosofia di Fichte è cos8tuita dalla forza che aFribuisce all’azione
morale e dalla conseguente esigenza di fondarla metafisicamente.
>>>perché l’Io pone il non-io, realizzandosi come io conoscente finito?
L’Io pone il non-io soltanto per poter agire.
L’Io pra8co cos8tuisce per Fichte la ragione dell’Io teoreSco. Lui ri8ene di aver posto il primato
della ragione pra8ca sulla ragione teore8ca; da queste affermazioni deriva la denominazione di
idealismo e8co, che si può sinte8zzare nella doppia tesi secondo cui noi esis8amo per agire e il
mondo esiste come teatro della nostra azione.
Ma che cosa significa agire? E quando assume una connotazione morale?
>agire significa imporre al non-io la legge dell’Io
>la moralità dell’agire si manifesta quando esso assume la forma del “dovere”, ovvero di
impera8vo volto a far trionfare lo spirito sulla materia.

Per realizzare sé stesso, l’Io, che è libertà, deve agire e agire moralmente. Ma non c’è a`vità
morale laddove non ci sia loFa o sforzo, e non c’è sforzo laddove non ci sia un ostacolo da vincere.
Tale ostacolo è il non-io.
La posizione del non-io è quindi la condizione indispensabile affinché l’Io si realizzi come a`vità
morale. Ma realizzarsi come a`vità morale significa trionfare sul limite mediante un processo di
auto-liberazione dell’Io dai propri vincoli; grazie a ciò l’Io mira a farsi “infinito”. Ovviamente
l’infinità dell’io non può mai essere del tuFo raggiunta; è quindi un compito incessante.
Fichte indica così nell’ideale e8co il vero significato dell’infinità dell’Io.

Il dovere morale può essere realizzato dall’Io finito soltanto aFraverso la collaborazione con gli altri
io fini8. ’Una volta ammessa l’esistenza fuori di me di altri esseri intelligen8, io sono obbligato a
riconoscere loro la libertà’.
Nella vita sociale, ogni io finito risulta quindi costreFo ad agire in modo tale che l’umanità nel suo
complesso risul8 sempre più libera. Il senso sociale dell’Io è farsi liberi e rendere liberi gli altri in
vista della completa unificazione del genere umano.ì
Il doFo deve essere l’uomo moralmente migliore del suo tempo, deve diventare maestro ed
educatore del genere umano. Il fine supremo di ogni essere umano è il ‘perfezionamento morale di
tuFo l’uomo’.

6. IL PENSIERO POLITICO
La filosofia poli8ca si sviluppa aFraverso fasi diverse, dovute alle vicende storiche del tempo:
• LA RIVOLUZIONE FRANCESE all'inizio egli difende dagli aFacchi del pensiero reazionario

• Le GUERRE NAPOLEONICHE

• L'INVASIONE DELLA GERMANIA DA PARTE DELLE TRUPPE FRANCESI  s8molano


un'evoluzione del suo pensiero in nazionalis8co con il riconoscimento di una sempre
maggior importanza allo Stato e alla vita comunitaria.
In due dei suoi scri` anonimi del 1793
Fichte afferma che lo scopo del CONTRATTO SOCIALE = l'educazione alla libertà, da cui deriva il
diriOo alla rivoluzione. Se lo Stato non permeFe l'educazione alla libertà, si ha infa` il diriFo di
rompere il contraFo sociale e di formarne un altro che sia in grado di assicurare un sistema poli8co
giusto.

Nel 1794, nell'abbozzo di discorso poli8co contenuto nelle Lezioni sulla missione del do8o, Fichte
indica la «SOCIETA’ PERFETTA» = fine ulSmo della vita comunitaria intesa come comunità di
esseri liberi e ragionevoli e autonomamente responsabili.
La concezione di Stato oscilla tra STATO CONTRATTUALISTICO E ANTI-DISPOTICO,
• è un semplice mezzo, e per di più indirizzato al «proprio annientamento, in quanto
lo scopo di ogni governo è di rendere superfluo il governo»  come i genitori
hanno il compito di formare individui adul8 e autonomi e a un certo punto devono
diventare superflui, così lo Stato deve rendersi inuSle.
• è il garante del DIRITTO= vale anche senza la buona volontà a differenza della
MORALITA’ (fondata soltanto sulla buona volontà dei singoli). In virtù dei rappor8 di
diriFo, l'io pone a sé stesso una sfera di libertà che è la sfera delle sue possibili
azioni esterne, e si pone come persona o individuo.
I diriD originari dell'individuo sono: la libertà, la proprietà e l'auto-conservazione;

e quello di uno STATO COMMERCIALE CHIUSO basato sulla


• regolazione della vita pubblica, rendendo impossibile la povertà, garantendo a tu`
i ciFadini lavoro e benessere.

• sorveglianza dell'intera produzione e distribuzione dei beni dopo aver elencato le


varie classi sociali (i produFori, i trasformatori della ricchezza, i diffusori della
ricchezza materiale e spirituale, nonché i loro difensori e gli amministratori della
vita socio-poli8ca),

• autosufficienza sul piano economico per evitare gli scontri tra gli Sta8, che nascono
sempre da contrappos8 interessi commerciali.
Il filosofo esalta il primato spirituale e culturale della Germania
• riconosce alla nazione tedesca la missione di diffondere la libertà e la ragione per il
bene di tuFa l'umanità;

• popolo tedesco risulta l’unico adaFo a promuovere la «nuova educazione», e


questo in virtù del “caraFere fondamentale” che iden8fica nella lingua (unici ad
averla mantenuta) = posta come espressione della vita concreta e della cultura del
popoloaFacca8 alla purezza originale

> risulta la nazione spiritualmente eleOa per realizzare “l'umanità fra gli uomini”

7. LA CONCEZIONE DELLA STORIA


secondo Fichte LO SCOPO DELLA VITA DELL'UMANITÀ sulla terra è quello di conformarsi
pienamente e liberamente alla ragione.
Da un primo stadio, in cui la ragione è is8n8va e inconsapevole, la storia si sviluppa dunque verso
uno stadio finale (ideale) in cui la ragione si possiede e si domina completamente.
In questo percorso si sviluppano le diverse epoche storiche, caraFerizzate rispe`vamente da
• l'isSnto: GOVERNA LA RAGIONE SULLE VITA senza consapevolezza
• l’autorità : la ragione si esprime in personalità poten8
• la rivolta contro l'autorità: si giunge alla liberazione dell’is8nto
• la moralità
• la ragione compiuta, libera e reale
Le prime due epoche sono quelle del dominio cieco della ragione, le ul8me due quelle del dominio
veggente della ragione.
In mezzo è l'epoca della liberazione, nella quale la ragione non è più cieca ma non è ancora
cosciente.
A quest'epoca di mezzo, secondo Fichte, appar8ene la sua epoca: il paradiso è perduto, l'autorità è
infranta, ma la ragione ancora non domina del tuFol'età dell'Illuminismo

Potrebbero piacerti anche