Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
6 visualizzazioni7 pagine

Guarducci Rombai

Il documento esplora il contributo della geografia alla comprensione del legame tra territorio e paesaggio, definito come un 'archivio complesso' della storia umana. Propone un approccio strutturalista e oggettivo per analizzare le forme e i contenuti territoriali, enfatizzando l'importanza di una ricerca storica integrata con metodi e tecniche adeguate. Sottolinea la necessità di una collaborazione tra geografia e storia per una migliore comprensione dei processi storici e culturali che hanno plasmato i paesaggi.

Caricato da

leofedel802
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
6 visualizzazioni7 pagine

Guarducci Rombai

Il documento esplora il contributo della geografia alla comprensione del legame tra territorio e paesaggio, definito come un 'archivio complesso' della storia umana. Propone un approccio strutturalista e oggettivo per analizzare le forme e i contenuti territoriali, enfatizzando l'importanza di una ricerca storica integrata con metodi e tecniche adeguate. Sottolinea la necessità di una collaborazione tra geografia e storia per una migliore comprensione dei processi storici e culturali che hanno plasmato i paesaggi.

Caricato da

leofedel802
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

SCIENZE DEL TERRITORIO. ISSN 2284-242X. n. 5 storia del territorio, pp. 19-25, DOI: 10.13128/Scienze_Territorio-22226.

© 2017 Firenze University Press

Paesaggio e territorio, il possibile contributo della Visioni

geografia. Concetti e metodi

Anna Guarducci*, Leonardo Rombai†


*
University of Siena, associate professor of Geography; mail: [Link]@[Link].

University of Florence, former professor of Geography.

Abstract. Geography can help knowing the territory-landscape nexus – a true “complex archive” (Lucio Gam-
bi), a “historic document” made of “many stories at the same time” (Paola Sereno), “a sort of memoir recording
and summarising the history of the territorial designs of humans” (Massimo Quaini) – thanks to a structural-
ist-objectivist line of research. This is focused on the construction of representations/interpretations, as gen-
eral as possible, of territorial forms and contents, supported by a regional scale analysis. Such orientation is
appropriate to the new Italian regulatory and planning framework for territory and landscape, reviving the
traditional descriptive and interpretive value of geography renewed – in concepts and methods – by Gam-
bi, Quaini and Sereno, and re-aggregating landscape and regional geography, at the sub-regional and local
scale. For a structural knowledge of territory-landscape, in fact, Geography becomes crucial, provided that its
analysis outlines the specific historical processes that generated it, coupling the study of places and heritage
(whole categories and single cultural assets) to regional geography. This requires a diachronic approach and
methods, techniques, tools and sources – on field as well as in libraries, archives and laboratories – strictly
adequate to the topic each time addressed.
Keywords: historical geography; territory-landscape; cultural heritage; methods; sources.

Riassunto. La geografia contribuisce alla conoscenza dell’intreccio territorio-paesaggio – vero “archivio com-
plesso” (Lucio Gambi), “documento storico” composto da “tante storie contemporaneamente” (Paola Sereno),
“una sorta di memoria in cui si registra e si sintetizza la storia dei disegni territoriali degli uomini” (Massimo Quai-
ni) – con la linea di ricerca strutturalista/oggettuale. Questa è orientata sulla costruzione di rappresentazioni/
interpretazioni, per quanto possibile generali, di forme e contenuti territoriali, con appoggio dell’analisi su base
regionale. L’orientamento è confacente alle normative e pianificazioni istituzionali sul territorio-paesaggio, che
riattualizzano la valenza descrittiva-interpretativa della geografia, con la tradizione rinnovata – per concetti e
metodi – da Gambi, Quaini e Sereno, con riaggregazione della geografia paesistica a quella regionale, alle scale
sub-regionali e locali. Per la conoscenza strutturale di territorio-paesaggio, il ruolo della geografia diventa fonda-
mentale, purché l’analisi metta a fuoco gli specifici processi storici che lo hanno generato, abbinando lo studio
dei luoghi e del patrimonio (intere categorie e singoli beni culturali) con la geografia regionale. Tale analisi deve
avere uno svolgimento di tipo temporale e deve utilizzare metodologie, tecniche, strumenti e fonti – sul terreno, in
biblioteca, in archivio e in laboratorio – adatte di volta in volta alla trattazione dell’argomento.
Parole-chiave: geografia storica; territorio-paesaggio; beni culturali; metodi; fonti.

Il paesaggio nasce dal territorio: da quello prende forma ed è una realtà indiscutibile
quando lo si considera oggettivamente in sé, e anche allorché lo si filtra culturalmen-
te o sentimentalmente in una interpretazione artistica, figurativa o in moduli letterari.
Su questa base, può e deve essere studiato come “una sorta di memoria in cui si
registra e si sintetizza la storia dei disegni territoriali degli uomini” (Quaini 1998, 191).
In tempi di diffusione generalizzata di strumenti di conoscenza geografico-carto-
grafica spersonalizzata e omologata, quali ad esempio le tecnologie informatiche/
satellitari (GPS e Google Maps / Earth), si misura e si rivaluta l’importanza dello studio
umanistico sul paesaggio e sul territorio, condotto come esplorazione coraggiosa,
per quanto parziale e provvisoria nei risultati, di spazi, luoghi e beni culturali locali.
19
Visioni E ciò parallelamente all’azione educativa: come formazione civica comunitaria e
come utilizzo consapevole di tali conoscenze nella scuola, per il convincimento che
ri-appaesare, ricreare cioè il senso dei luoghi e della vita comunitaria, significa cono-
scere in prima istanza la geostoria dei luoghi.
È soprattutto l’intreccio di queste due antiche discipline, la geografia e la storia, che
consente, infatti, di mettere a fuoco significati e valori dei quadri paesistico-ambien-
tali in quanto “archivi complessi” (per dirla con uno dei maestri della geografia ita-
liana contemporanea, Lucio Gambi), con i tanti beni culturali – specialmente mate-
riali – dell’Italia attuale. Occorre investire molto e bene sulla creazione e diffusione
di buone conoscenze paesistico-territoriali a scale integrate (nazionale/regionale/
locale): pena il fallimento certo degli obiettivi fissati dalla Convenzione europea del
paesaggio, dal Codice dei beni culturali e del paesaggio e dalle normative regionali,
che prevedono forme obbligate di partecipazione. Sarà allora più facile prospettare
e applicare programmi che si richiamino ai princìpi dello sviluppo sostenibile, e pro-
muovere una reale partecipazione civica ai processi di pianificazione condivisa delle
realtà paesistico-territoriali.
Quale contributo fattivo la geografia può dare all’avanzamento dei quadri di cono-
scenza sul territorio e sul paesaggio? La linea di ricerca classica, la strutturalista e og-
gettuale, di matrice positivista con le correzioni apportate dallo storicismo, è orien-
tata verso la costruzione di rappresentazioni/interpretazioni, per quanto possibile
sistematiche e generali, delle forme e dei contenuti territoriali che nascono dall’inte-
razione tra le comunità umane e lo spazio di vita, con appoggio dell’analisi su base
regionale. Tale orientamento si rivela confacente alle normative e pianificazioni istitu-
zionali su territorio e paesaggio, che riattualizzano la valenza descrittiva-interpretativa
della ricerca geografica, con la tradizione rinnovata – quanto a concetti e metodi – da
Lucio Gambi, Massimo Quaini e Paola Sereno, e con la riaggregazione della geografia
paesistica a quella regionale, alle scale sub-regionali e locali.
Per la corretta conoscenza strutturale del territorio e del paesaggio, il ruolo della ge-
ografia diventa fondamentale, purché l’analisi geografica proceda alla messa a fuoco
degli specifici processi storici originari e provveda alla lettura delle forme odierne
(Sereno 2001, 133)
Afferma Paola Sereno che “i paesaggi-beni culturali non sono ‘culturali’ solo nei termini
riduttivi del significato attribuito loro dalla cultura attuale, né in quelli generici di segni
di cultura, bensì perché sono documenti storici, in grado di consentire la ricostruzione
della successione dei processi culturali”. Così il paesaggio, o il bene culturale, non “ha
valore in sé indipendentemente dal contesto” ma esiste “in relazione ad altri documen-
ti, nel contesto concreto del processo storico che lo ha prodotto”; in sostanza, i beni
culturali non sono cose ma insiemi di valori che si collocano in un contesto territoriale.
Il paesaggio è bene culturale complesso e ciò è dovuto principalmente al tempo. Il
paesaggio, infatti
è tante storie contemporaneamente, è un sistema che si compone ad ogni momento
della storia di elementi che appartengono geneticamente a più processi di territoria-
lizzazione, quindi a più sistemi territoriali che la storia ha prodotto, trasformato, altera-
to, destrutturato in quanto sistemi, trasmettendone però alcune componenti: che, pur
avendo mutato talvolta significato e funzione, si ricompongono in un nuovo sistema, ri-
stabilendo altri legami con altri oggetti all’interno di nuovi processi di territorializzazione.
Il paesaggio è il contesto storico-geografico entro cui il singolo oggetto assume signifi-
cato, un significato dunque che è storico e pertanto non universale (ivi, 130 e 134-135).
20
In altri termini, se il geografo vuole dare un senso sociale al proprio lavoro, deve pro- Visioni
durre analisi dotate di spessore storico, abbinando lo studio specialistico dei luoghi
e del patrimonio paesistico (intere categorie e singoli beni culturali) con la geografia
regionale (con la necessaria transcalarità); tali analisi devono essere articolate sem-
pre con il necessario svolgimento di tipo temporale, adottando metodologie anche
innovative e utilizzando tecniche, strumenti e fonti che – sul terreno, in biblioteca,
in archivio e ove possibile in laboratorio – più e meglio sono indicati alla trattazione
dell’argomento.
Lucio Gambi ci insegna che il paesaggio va inteso non come sintesi di elementi visi-
bili ma come struttura che dall’attività degli uomini è prodotta nel corso della storia:
come “complesso costitutivo di una civiltà”, composto da elementi ognuno dei quali
ha una propria temporalità. La geografia umana è da lui interpretata come “storia
della conquista conoscitiva e della elaborazione regionale della Terra, in funzione di
come è venuta ad organizzarsi la società” ed ogni territorio è il risultato del modo in
cui l’ambiente è stato “incorporato nella storia”. Gambi prospetta concetti, percorsi e
obiettivi di una geografia critica e operativa, che si applica – con fini di utilità politico-
sociale – “a innumerevoli temi […]. Ogni nuova metodologia, ogni nuova strumen-
tazione di indagine portata dalle evoluzioni della tecnologia deve essere aperta” alla
ricerca: “perché la metodologia, in qualunque genere di lavoro, è una via, un comples-
so di strumenti e non può precostituirsi al problema da indagare. Ma è dal problema
che deve emergere la scelta di questo o quel metodo di analisi. Quindi nessun meto-
do può venire rifiutato aprioristicamente” (Gambi 1964 e 1973).
L’introduzione della concezione storicistica della geografia, o della geografia come
storia del territorio, o dello spazio che si fa territorio, viene supportata negli anni ’70 e
’80 da Massimo Quaini e Paola Sereno, che forniscono alla geografia storica credibilità
e spessore con lavori teoretico-metodologici e applicativi (soprattutto gli scritti sui
sistemi agrari e sui paesaggi rurali tradizionali: Quaini 1971-1972; 1973; Sereno 1981;
1981a). Secondo loro, spetta alla geografia storica individuare “complessi spazio-tem-
porali” e procedere con indirizzi di ricerca volti ad assicurare “la saldatura di passato e
presente”, con integrazione dell’analisi del terreno, “o dell’assetto attuale, con l’analisi
del passato e dei documenti storici e cartografici”; imboccando, in altri termini, la
ricerca “a parti intere”, senza paura di affiancarsi o sovrapporsi alla storia o ad altre
discipline, con le quali occorre stabilire forme di collaborazione e anche di competi-
zione (Quaini 1995).
L’approccio regionale appare il più adatto alle finalità critico-operative che ci si prefig-
ge, pur costituendo un problema complesso da sciogliere in termini di conoscenza.
Così Quaini presenta il rimedio:
all’interno di una moderna analisi territoriale, capace perciò stesso di un diverso e più fe-
condo rapporto con la prassi sociale, per raggiungere lo scopo di individuare le strutture
e le organizzazioni spaziali nei loro elementi e fattori più significativi e determinanti e nel
modo meno deformante e riduttivo, è necessario integrare diversi punti di vista e scale
spaziali: allo stesso modo in cui, all’interno della ‘storia totale’, si integrano diversi punti di
vista o livelli di concettualizzazione della dimensione temporale. Privilegiare un campo
di osservazione limitato alle singole modeste unità territoriali e agli spazi ristretti può
anche essere sufficiente a rilevare come l’opera dell’uomo si sovrapponga a quella della
natura, ma non è sufficiente a individuare il funzionamento, anche a livello regionale,
dei meccanismi di produzione e di commercializzazione che si estendono – o possono
estendersi – dalla scala regionale alla scala continentale e planetaria (Quaini 1995, 23).
21
Visioni Queste, dunque, sono le scale che il geografo storico deve necessariamente integra-
re, pena la parzialità dei risultati conoscitivi raggiunti dalla ricerca, con pregiudizio
certo delle possibili applicazioni alle politiche territoriali o alla considerazione critica
delle medesime ad opera dei cittadini.
Per raggiungere risultati originali, la geografia storica deve rifarsi alla ricerca sul ter-
reno e vagliare la banca dati costituita da tutto il composito insieme del paesaggio
(vero e proprio ‘riflesso’ materiale del territorio) e delle strutture economiche e giuridi-
co-sociali, da cui si possono ricavare molteplici informazioni mediante l’osservazione
diretta e l’inchiesta sulla memoria orale, sulla cultura materiale e sulla toponomastica,
oltre che sull’archeologia.
La ricerca sul terreno deve essere poi integrata con il ventaglio degli studi, visti
nella dimensione pluridisciplinare, e con i corpi delle fonti documentarie, scritte e
grafiche (cartografiche, pittoriche, fotografiche), edite o inedite, presenti (con riferi-
mento ai tempi tardo-medievali, moderni e contemporanei) in biblioteche e archivi
pubblici e privati e che costituiscono un universo articolato e composito sul piano
quantitativo e qualitativo.1 Di tali documenti spesso non si può avere riscontro dal-
la consultazione degli specifici inventari e vanno reperiti con paziente ricerca nelle
stesse conservatorie; essi vanno poi elaborati criticamente e correlati con l’indagine
sul campo, utilizzando la cartografia come strumento prezioso e irrinunciabile di
lavoro. Va detto che tecniche specialistiche – specialmente la fotointerpretazione –
sono ormai usate non solo dagli archeologi ma anche da molti geografi storici ed
ecologi storici europei nei loro lavori di local history; tale pratica è diffusa assai meno
fra gli studiosi italiani (ad eccezione di Diego Moreno), più saldamente ancorati alla
documentazione scritta e grafica. Quaini e Sereno, con i loro scritti teorici e di ricerca
concreta prodotti dagli anni ’70 in poi, hanno fatto superare alla geografia storica
italiana la considerazione diffusa di disciplina ‘collante’ che fa da trait d’union fra l’am-
bito geografico e l’ambito storico.
Il metodo più adeguato appare quello spazio-temporale a scale e fonti integrate
che fa leva sulla diacronia o metodologia dei ‘paesaggi in mutamento’. In tal modo,
superando le inadeguate tradizionali analisi lineari delle ‘geografie del passato’, viste
secondo successivi livelli di orizzontalità, si ha il vantaggio di procedere verticalmen-
te attraverso il tempo e di analizzare a fondo il modo in cui una fase ha ingranato
nella successiva; coniugando quindi sincronia e diacronia, tempo e spazio, e facendo
emergere i nuclei di dinamicità che segnano il passaggio da una fase all’altra (Quaini
1992) con le modalità di come una società (con i suoi gradi differenziati di evoluzione)
ha conquistato e ricreato lo spazio dove vive (Gambi 1973, 148-174).
La metodologia geostorica o diacronica in qualsiasi realtà spaziale italiana è comu-
nemente applicata dai tempi tardo-medievali o moderni. All’interno della generale
periodizzazione storica, si devono mettere a fuoco le organizzazioni del territorio, so-
prattutto agrarie, con il libero-scambismo e le riforme borghesi dei tempi illuministici,
la prima industrializzazione post-unitaria, la dittatura fascista, la ricostruzione post-
bellica, la seconda industrializzazione. Siano esse peculiarmente individualistiche e di
mercato (governate dalle città) o prettamente autarchiche, come quelle incentrate sul
potere feudale o su interessi locali comunitari e collettivi. Tra i vari periodi, gli studiosi
devono provvedere all’individuazione delle più brevi fasi temporali e dei momenti
significativi riguardo ai radicali cambiamenti apportati all’organizzazione territoriale.

1
Sulle diverse tipologie delle fonti per la ricerca geo-storica e storico-territoriale, cfr: Tosco 2009; Greppi,
Guarducci 2010; Rombai 1993; 2008; Guarducci, Rombai 2007; 2010; 2013; Fonnesu, Rombai 2004.
22
Ad esempio: il mutare dei rapporti città/campagna e dei sistemi economici, le boni- Visioni
fiche, le colonizzazioni e le trasformazioni delle forme di utilizzazione del suolo, l’e-
spansione degli insediamenti industriali, l’urbanizzazione e la modernizzazione delle
vie e dei mezzi di comunicazione, la regionalizzazione turistica, la de-urbanizzazione
e la ri-colonizzazione turistico-insediativa delle campagne. Nel lungo periodo emer-
geranno fasi di un’evoluzione (discontinua e più o meno rapida) in cui anche le forme
paesaggistiche assumono aspetti via via diversi.
Ma se ogni quadro paesistico, con la sua topografia e con i nomi dei luoghi, è il ri-
sultato del modo in cui l’ambiente è stato incorporato nella storia (in base ai diversi
livelli di progresso di quella cultura e ai valori assegnati all’ambiente medesimo, con
promozione di vocazioni di livello elementare o complesso), è allora anche possi-
bile proporre e utilizzare un’altra metodologia di ricerca, quale quella geografica
retrospettiva o regressiva suggerita, ad esempio, da Eugenio Turri nel 2002. Parten-
do dagli odierni contrasti visivi (propri della condizione post-industriale e post-mo-
derna), l’analisi storico-paesistica può e deve proporre una chiave di lettura lungo
uno svolgimento storico a ritroso, cancellando via via, idealmente, tutto ciò che è
stato aggiunto nel corso del tempo. Tale modo di procedere è anche detto strati-
grafico, in analogia con le metodologie di architetti, archeologi e geomorfologi. In
altri termini, la geografia retrospettiva o del ‘passato nel presente’ privilegia l’oggi
e considera il passato nei limiti in cui esso contribuisce ad una sua comprensione
di tipo stratigrafico, con utilizzazione di fonti documentarie sincroniche facilmente
comparabili con l’attualità ad una determinata scala spaziale (cittadina, comunale,
provinciale o regionale, ecc.) e significative per contenuti (cartografie, catasti, cen-
simenti e descrizioni urbani e corografici). Alla fine del percorso di ricerca tale ap-
proccio consente di riconoscere a grandi linee – nel palinsesto paesistico odierno,
nell’organizzazione amministrativa o in quella insediativa o infrastrutturale o idrau-
lica, nell’assetto demografico o socio-economico, nel patrimonio culturale riferito a
nomi e valori dei luoghi – gli elementi di continuità con il passato e quelli che sono
frutto graduale dell’innovazione.
Per esempio, l’approccio retrospettivo è coerentemente e fruttuosamente praticato
da Diego Moreno e allievi nei lavori geostorici sulla montagna ligure (Moreno 1990;
Cevasco 2007) Esso si rivela assai utile per orientare la ricerca alla costruzione di relazio-
ni di sintesi, cartografie tematiche e schede di censimento sul patrimonio territoriale
di spazi aperti, città o centri minori, anche in funzione dell’uso concreto dei risultati
per la didattica scolastica e l’educazione civica, oltre che per la pianificazione urbani-
stica e le politiche dei beni ambientali e paesistici.
Questo percorso viene utilizzato in alternativa al metodo diacronico, ma si ha ragione
di credere che i due metodi possano essere usati in stretta integrazione, in modo da
raccordare meglio – e con maggiore vantaggio per i risultati finali – l’approccio pret-
tamente storico con il presente.
Tutta la geografia – e non solo quella storica – dovrebbe essere “al tempo stesso criti-
ca ed operativa” (Dematteis 1985). Scriveva nel 1990 Berardo Cori che
la chiarezza e la novità (almeno per l’Italia) di questa visione [teorizzata da Gambi,
Quaini e Sereno], e specialmente della concezione storicista della geografia umana
che essa contiene […], fanno sì che essa sia stata accolta con sollievo e gratitudine
da una parte dei geografi più giovani, almeno come momento di rottura e come ele-
mento di base su cui sviluppare un nuovo dibattito epistemologico sulla geografia
(Cori 1990).
23
Visioni In effetti, un numero sempre crescente di geografi concorda con queste posizioni
che assegnano alla geografia un ruolo problematico attivo, per il quale le mutevoli
(in termini politici, economici, sociali, ambientali) ‘cose del mondo’ potranno essere
penetrate in modo originale solo indagando a fondo – nel tempo e nello spazio – le
strutture sociali: per dirla con Gambi, le modalità di come una società ha conquistato
e ricreato l’ambiente dove vive.
Negli ultimi tre-quattro decenni, la geografia storica ha registrato un forte incremento
quantitativo e qualitativo della produzione scientifica. I risultati più fecondi si possono
individuare in alcuni poli accademici specialmente dell’Italia centro-settentrionale, ove
si sono costituite tradizioni di ricerca, quasi sempre incentrate sulla rispettiva regione,
che correlano l’analisi propriamente storico-paesistica e storico-territoriale allo studio
della cartografia storica e delle tante altre fonti documentarie soprattutto dei tempi
moderni e contemporanei. Si tratta di fonti relative all’esplorazione scientifica e ammi-
nistrativa (o comunque alla conoscenza geografica lato sensu) e alla gestione e proget-
tazione del territorio che sono state reperite e studiate spesso grazie ad un laborioso
lavoro di scandaglio delle conservatorie pubbliche e private nazionali ed estere.
Quanto alle tematiche di ricerca, si deve registrare l’assenza di tentativi di grandi sin-
tesi generali e l’esiguità degli studi alla scala regionale. In generale, vengono senz’al-
tro privilegiate le ricerche relative alle strutture territoriali e paesaggistiche con rife-
rimento a piccoli territori, con il complesso delle componenti materiali e immateriali
che le costituiscono: insiemi e unità di paesaggio, reti o categorie di insediamenti, di
vie di comunicazione, di componenti idrauliche, di maglie amministrative e di confini,
di toponimi. Altri temi privilegiati sono: l’andamento demografico e la distribuzione
della popolazione per sedi abitate, gli spostamenti della popolazione per migrazioni
definitive o temporanee, le attività economiche e professionali, le tipologie di beni
ambientali e culturali (fino a sistemazioni e recinzioni del terreno, alberature e coltiva-
zioni con i relativi toponimi).

Riferimenti bibliografici
Cevasco R. (2007), Memoria verde. Nuovi spazi per la geografia, Diabasis, Reggio Emilia.
Cori B. (1990), “I metodi e gli indirizzi”, in Coppola P. et Al. (a cura di), Geografia, Edizioni della Fondazione
Giovanni Agnelli, Torino, pp. 43-71.
Dematteis G. (1985), Le metafore della terra, Feltrinelli, Milano.
Fonnesu I., Rombai L. (2004), Letteratura e paesaggio in Toscana. Da Pratesi a Cassola, Italia Nostra, Centro
Editoriale Toscano, Firenze.
Gambi L. (1964), Questioni di geografia, ESI, Napoli.
Gambi L. (1973), Una geografia per la storia, Einaudi, Torino.
Greppi C., Guarducci A. (2010), “Fonti e metodi per lo studio dei paesaggi storici. Dieci anni di attività del La-
boratorio di Geografia del Dipartimento di Storia”, Bullettino Senese di Storia Patria, n. 117, pp. 572-615.
Guarducci A., Rombai L. (2007), “Le vedute pittoriche e il viaggio (tra reale e virtuale) nella toscana sette-ot-
tocentesca”, in Conti S. (a cura di), “Itineraria, carte, mappe: dal reale al virtuale. Dai viaggi del passato
la conoscenza dell’oggi”, Geotema, n. 27, pp. 79-92.
Guarducci A., Rombai L. (2010), “Cabrei toscani dei secoli XVI-XIX. Un contributo allo studio dei paesaggi
storici”, in Cerreti C., Federzoni L. Salgaro S. (a cura di), Cartografia di paesaggi, paesaggi nella cartografia,
Pàtron, Bologna, pp. 199-213.
Guarducci A., Rombai L. (2013), “Le fonti cartografiche per la storia delle città toscane”, in Pult Quaglia A.M.,
Savelli A. (a cura di), Per la storia delle città toscane. Bilancio e prospettive delle edizioni di fonti dalla metà
degli anni Sessanta ad oggi, Edizioni dell’Assemblea e Consiglio Regionale - Regione Toscana, Firenze,
pp. 29-53.
Moreno D. (1990), Dal documento al terreno. Storia e archeologia dei sistemi agro-silvo-pastorali, Il Mulino,
Bologna.
Quaini M. (1971-1972), “Una regione in via di trasformazione. La Liguria occidentale nell’età napoleonica”,
Atti e Memorie della Società Savonese di Storia Patria, n. 5, pp. 73-131.
24
Quaini M. (1973), Per la storia del paesaggio agrario in Liguria, Savona, Camera di Commercio Industria e Visioni
Agricoltura, 1973.
Quaini M. (1992), Tra geografia e storia. Un itinerario nella geografia umana, Cacucci, Bari.
Quaini M. (1995), “A proposito di rapporti fra geografia e storia. Una risposta a Calogero Muscarà”, Notizia-
rio del Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici, vol. 3, n. 2, pp. 19-24.
Quaini M. (1998), “Attraversare il paesaggio: un percorso metaforico nella pianificazione territoriale”, in Il
senso del paesaggio. Seminario internazionale (Torino, 7-8 maggio 1998), Torino, Politecnico di Torino,
pp. 185-198.
Rombai L. (1990 - a cura di), Geografia storica. Saggi su ambiente e territorio, Centro Editoriale Toscano,
Firenze, pp. 9-58.
Rombai L. (1993 - a cura di), Imago e descriptio Tusciae. La Toscana nella geocartografia dal XV al XIX secolo,
Marsilio, Venezia.
Rombai L. (2008), “Le fonti della cartografia storica della Toscana”, in Rovida M.A. (a cura di), Fonti per la storia
dell’architettura, della città, del territorio, Firenze University Press, Firenze, pp. 27-60.
Sereno P. (1981), “La geografia storica in Italia”, in Baker A.R.H., Geografia storica. Tendenze e prospettive, a
cura e con prefazione di Paola Sereno, Franco Angeli, Milano, pp. 167-187.
Sereno P. (1981a), “L’archeologia del paesaggio agrario: una nuova frontiera di ricerca”, in [Link]., Campa-
gna e industria: i segni del lavoro, Touring Club Italiano, Milano, pp. 24-47.
Sereno P. (2001), “Il paesaggio bene culturale complesso”, in Mautone M. (a cura di), I beni culturali. Risorse
per l’organizzazione del territorio, Pàtron, Bologna, pp. 129-138.
Tosco C. (2009), Il paesaggio storico: le fonti e i metodi tra medioevo ed età moderna, Laterza, Bari-Roma.
Turri E. (2002), La conoscenza del territorio. Metodologia per un’analisi storico-geografica, Marsilio, Venezia.

Anna Guarducci, associate professor of Geography at the University of Siena, mainly investigates ancient car-
tography, territory, landscaping and cultural heritage, and is author of over a hundred publications. She coor-
dinates the digital cataloging projects of online historical cartography [Link] and [Link].
Leonardo Rombai, professor of Geography at the University of Florence and author of more than four hundred
titles, privileges the history of geography, travel and cartography, and the historical geography applied to land-
scape-environmental and territorial issues, even towards policies for the protection/enhancement of heritage.
Anna Guarducci, professoressa associata di Geografia all’università di Siena, studiosa della cartografia del pas-
sato, del territorio, del patrimonio paesaggistico e culturale, è autrice di oltre un centinaio di pubblicazioni. Co-
ordina i progetti di catalogazione digitale della cartografia storica on-line [Link] e [Link].
Leonardo Rombai, già professore ordinario di Geografia nell’università di Firenze e autore di oltre quattrocen-
to titoli, privilegia la storia della geografia, dei viaggi e della cartografia, e la geografia storica applicata ai temi
paesistico-ambientali e territoriali, anche in funzione delle politiche di tutela/valorizzazione del patrimonio.

25

Potrebbero piacerti anche