CARTESIO -razionalismo moderno
La conoscenza basata sulla ragione è l’unica forma di conoscenza
inespugnabile.
- 3 sogni consecutivi intuizione filosofica
‘’trattato della luce’’ o ‘’il mondo’’
Fa uscire tre parti: di ottria, meteore, geometria
Con una premessa che viene intitolata ‘’discorso sul metodo’’
‘’le passioni dell’anima’’
Bisogna trovare un metodo per dirigere la nostra con conoscenza, distinguere il
vero dal falso, metodo che permetta di capire tutto, sogno di un metodo
onnicomprensivo, non solo un metodo per la scienza come hanno fatto Galileo
o Bacone, il metodo di Cartesio deve essere valido per tutte le discipline.
La disciplina più certa che abbiamo è la matematica, a prendere a modello il
metodo matematico che ha un contenuto sia teoretico che pratico.
L’esito è quello di creare un metodo deduttivo senza componente empirica,
puramente razionale, basato puramente sulla ragione.
-devo indicare quali sono le regole del metodo
- poi dimostrare la validità, il fondamento del metodo e dimostrare che è valido
-dimostrare che il metodo è fecondo ossia che mi permette di conoscere cose
nuove, si aumentare le mie conoscenze.
LE 4 REGOLE
Inizialmente ne scrive 21 di regole poi le sintetizza in 4:
1. La regola dell’evidenza: non devo prender e per vero niente se non mi
appare vero con grande evidenza, evidentemente vero, parla di evidenza
geometrica, evidenza degli assiomi, evidenza indubitabile.
2. La regola dell’analisi: dividere in parti più piccole il problema.
3. La regola della sintesi: una volta che ho spezzettato il problema in parti
piccole devo analizzare le parti più semplici per poi passare a quelle più
complesse, cercando di passare a conoscenze più alte
4. La regola dell’enumerazione e revisione: regola di controllo in cui devo
riguardare di aver analizzato tutte le parti.
È un metodo puramente razionale senza conferma empirica, senza
esperimento per confermare le regole. Infatti, l’ultima regola dice di riguardare
i tuoi conti e non di andare a verificare. Metodo puramente deduttivo: valido a
patto che siano valide le premesse per arrivare a conclusioni certe.
Per un fondamento solido devo eliminare tutto ciò che non è solido.
-Sospendere l’assenso, ossia smettere di accettare le cose che non sono solide.
Nel subbio devo smettere di fidarmi e fare lo scettico , dubitare. Sospendere
l’assenso significa provare a mettere in dubbio le conoscenze , quello che credo
sia vero , se questo test del dubbio verrà superato alla conoscenza , ossia la
conoscenza resisterà alla mia messa in dubbio , allora ho trovato una
conoscenza solida. Se invece la mia conoscenza davanti al dubbio crollerà
vorrà dire che quella conoscenza la devo scartare perché non è su di essa che
posso costruire la mia conoscenza solida.
Questa fase viene chiamata il DUBBIO METODICO. Se alla fine arrivo a qualcosa
di indubitabile , allora ho trovato il fondamento su cui costruire la mia
conoscenza.
-Morale provvisoria finché non avrò trovato le conoscenze indubitabili.
Cosa devo mettere in dubbio per prima cosa? Le conoscenze che mi appaiono
più solide e fondate. I sensi. Sono davvero certo che ciò che mi dicono i sensi
sia reale?
(effetti ottici sono inganni della vista , sono momenti in cui i nostri sen si si
rivelano inaffidabili) Chi ci dice che i nostri sensi non siano sempre inaffidabili?
Succede di fare dei sogni che sembrano reali. E’ possibile che tutto quello che
percepiamo sia un sogno? Siamo sicuri che quello che vediamo sia reale? Non
possiamo essere certi assolutamente che la realtà che vediamo e percepiamo
sia v era , potrebbe essere un inganno , è improbabile ma non impossibile.
Quindi i sensi non vanno bene. Le conoscenze sensibili non possono essere
affidabili. Devo sospendere l’assenso sulle conoscenze sensibili.
Le conoscenze razionali sembrano più solidi di quelle sensibili. Perciò Cartesio
prova a mettere in dubbio queste conoscenze razionali. 2+2=4. Chi ci
assicura. Che 2+2 faccia 4?
E’ la ragione che ci assicura della validità di queste conoscenze. Proviamo ad
immaginare di essere creati da un genio maligno che ha voluto ingannarci
mettendoci nella testa una ragione fallace. Se fossimo il prodotto di un Dio
cattivo , questo Dio cattivo potrebbe averci fatto credere per come ci ha
configurato il cervello e la mente, che 2+2 faccia 4 , quando magari non fa 4.
Se la logica e la ragione sono frutto della nostra mente e la nostra mente sia
fatta male allora anche la logica e la ragione sono fatte male , sono
ingannevoli. Non abbiamo la certezza assoluta che la nostra mente sia fatta da
un Dio buono , quindi anche le nostre conoscenze razionali e matematiche non
sono certe.
A questo punto abbiamo scartato le conoscenze sensibili , le conoscenze
razionali e matematiche. Arriviamo al dubbio iperbolico che investe tutto.
Sembra che niente sia certo. Ma una cosa certa c’è e secondo Cartesio è la mia
esistenza. Non sono sicuro di ciò che vedo , non sono sicuro di ciò che penso
ma il fatto di non essere sicuro implica necessariamente che io sia, perché io
possa dubitare delle cose io devo esistere. Dubitare è un’ azione compiuta da
un soggetto. Se esiste l’azione del dubitare deve esistere il soggetto che
compie quell’azione, cioè io. Il fatto stesso di dubitare implica la mia esistenza.
Questa riflessione si sintetizza in COGITO ERGO SUM= penso dunque sono.
La mia esistenza è una verità indubitabile.
Res cogitans, Sostanza pensante, un qualcosa che pensa. E’ immateriale.
Sostanza è ciò che non ha bisogno d’altro per esistere. È autonoma.
Se la res cogitans è autonoma , è anche libera , non è dipendente da nient’altro
se non da sé stessa. Per questo ragionamento Cartesio si ispira ad Agostino ,
che aveva fatto un discorso simile sul dubbio, ‘’si fallor sum’’ = se fallisco
allora sono, il fatto che io mi possa ingannare implica che io esista. C’è una
differenza tra agostino e Cartesio. La differenza è l’intento di Cartesio. Cartesio
sta cercando la verità solida su cui costruire il suo metodo e tutta una nuova
conoscenza. Agostino non aveva un progetto così ampio , aveva come
interesse controbattere gli scettici per fondare meglio la conoscenza cristiana e
la fede. E’ diverso l’intento e il livello a cui viene portano il dubbio.
Hobbs critica il discorso di Cartesio. C’è un problema che non riguarda il cogito
ma riguarda le conseguenze che Cartesio trae dal cogito. noi esistiamo in
quanto res cogitans , sostanza pensante. Secondo Hobbs questa parte di noi
che pensa può essere materiale, Hobbs è materialista. La parte di noi che
pensa è materiale. Hobbs dice che dire :penso dunque esisto in quanto
sostanza pensante equivale a dire passeggio dunque sono un passeggiata. Il
fatto di pensare implica che chi pensa, il soggetto pensante sia immateriale
come immateriale lo è il pensiero. Può essere che il pensiero immateriale sia
frutto di qualcosa materiale. Passeggiare è un atto ma il soggetto che compie
quell’atto non è necessariamente della stessa natura di quell’atto. Passeggiare
è un atto fisico, è uno spostamento ma io non sono uno spostamento o una
passeggiata ; sono un ente materiale che compie una passeggiata. Allo stesso
modo il pensare è un atto immateriale ma io posso essere un ente materiale
che compie il pensiero, che pensa. Ha dato per certo una cosa che non è certa.
Cartesio prova a rispondere alla critica di Hobbs: l’esempio non calza. Il
pensiero e la passeggiata non sono due azioni paragonabili. Tutto è pensiero
nell’uomo. Il pensiero è essenziale all’uomo , il passeggiare no.
Il pensiero è un atto strutturale all’uomo che ha bisogno di un soggetto che sia
strutturalmente simile. Il soggetto che pensa deve avere la stessa sostanza del
pensiero , quindi è necessario che il pensiero e l’ente che pensa abbiano
qualcosa che li facciano assomigliare e questo qualcosa non può essere altro
che l’immaterialità.
LE IDEE:
-IDEE AVVENTIZIE: vengono da fuori. Es mi guardo le mani e mi faccio un’idea
delle mani. Idea m i è giunta da fuori di me.
-IDEE FATTIZIE: idee che mi sono creato io da solo. Es. animali fantastici come
l’ippogrifo. Mi crea l’idea di una persona che non esiste. Non viene da fuori l’ho
creata io dentro di me ma non è neanche innata.
-IDEE INNATE: presenti dentro di noi fin dalla nascita. Es.L’idea della capacità di
pensare
La res cogitans usa tutte e tre, ma l’idea di Dio che idea è?
L’idea di Dio è quella di un essere perfetto , onnipotente , onnisciente , infinito.
Noi siamo degli esseri finiti , conosciamo solo le idee finite , allora noi siamo in
grado di crearci da soli l’idea dell’infinito? Secondo Cartesio è impossibile
perché la causa di un’idea ossia chi crea un’idea non può avere meno
perfezione di quella che è contenuta nell’idea creata. Se io sono un essere
finito , limitato , posso creare qualcosa di infinito che va oltre i miei stessi
limiti? No. Posso crearlo perfetto quanto me o meno di me ma non più di me.
Non posso conferire a quella cosa più perfezione di quella che io ho già a
disposizione. Allora l’idea di Dio non l’abbiamo creata noi. Quindi l’idea di Dio
non è fattizia. Noi possiamo creare solo idee finite. L’idea dell’infinito deve
venire da qualcun altro rispetto a noi. Nella mia esperienza di vita posso vedere
cose più o meno grandi, più o meno lunghe ma mai infinte , quindi l’idea di Dio
non può neanche essere avventizia , non può venire da fuori , perché
nell’esperienza comune noi Dio non lo vediamo.
Rimane solo una possibilità: l’idea di Dio è un’idea innata. E chi può averci
messo dentro l’idea dell’infinito, di Dio? Un autore che abbia tanta perfezione
quanta ce ne sta nell’idea, perciò, un autore perfetto. Solo un essere perfetto
può creare l’idea di un essere perfetto , quest’autore non può essere altro che
Dio. È il marchio che Dio ci ha impresso per dimostrarci che è stato lui a
crearci. L’idea dell’infinito è presente in ognuno di noi ,anche di chi nega che
Dio esista, è la prova ultima che Dio esiste e ci ha creati. Questa per Cartesio è
la prima prova dell’esistenza di Dio. È una prova a priori.
Seconda prova dell’esistenza di Dio. Ipotizziamo che l’uomo possa spiegarsi da
solo. Vorrebbe dire che io, essere umano , mi sono creato. Dentro di me ho
l’idea dell’infinito. Io essere finito possiedo l’idea dell’essere infinito. Quando
ho dovuto scegliere come crearmi, avrei potuto scegliere di crearmi finito o
infinito. Se fosse stata mia scelta mi sarei creato infinto , cioè perfetto. Ma così
non è andata , io sono finito e limitato , imperfetto. Sono così perché non mi
sono creato da solo , non è possibile che io abbia scelto di essere finito, a
crearmi deve essere stata un’altra entità, un altro essere, lui si perfetto e
questo essere non può essere che Dio. Anche questa prova è razionale , a
priori.
La terza prova: prova ontologica i S. Anselmo D’Aosta. Anche chi non crede in
Dio , comunque ha dentro di se l’idea di Dio. L’idea di Dio è quella di un essere
perfetto , dotato di tutte le qualità , e nessun difetto ossia nessuna mancanza.
L’esistenza è una qualità o un difetto/mancanza? Esistere deve essere una
qualità, il non-esistere una mancanza perché manca qualcosa. Se l’idea di Dio è
quella di un essere perfetto che ha tutte le qualità , l’idea di Dio deve essere
l’idea di un essere che ha anche la qualità dell’esistenza. L’idea di Dio non può
essere solo un’idea ma deve anche corrispondere a un Dio che esiste
realmente.
Cartesio ha dimostrato che Dio esiste e che è buono. Quindi la matematica è
valida, la logica è valida, il sillogismo aristotelico è valido, perché ce le ha
messe Dio che è buono e non mi vuol ingannare. Le conoscenze che dio ci da
sono valide. Dio è la giustificazione metafisica del metodo.
Io esisto ma anche Dio esiste. Se Dio è buono e ci ha dato la ragione , questa
non può ingannarci , deve essere uno strumento valido per conoscere, posso
essere certo che le conclusioni che la ragione mi fa raggiungere siano vere.
Dio ci fa da garante della verità.
Tutto ciò che è materiale non è res cogitans ma res extensa ossia sostanza
estesa. C’è un dualismo.
Feurbach dice che l’idea di dio ce la siamo creata noi. L’uomo è in grado di
creare l’infinito. Si immagina l’infinito come rovescio del finito. attraverso il
meccanismo dell’opposizione.
Seguendo la riflessione di Cartesio allora come si spiega l’errore? Se dio ci ha
dato dei sensi e una ragione affidabile perché sbagliamo?
L’errore in Cartesio sta nel libero arbitrio. Noi abbiamo due facoltà importanti
quando si tratta di conoscere , che sono la volontà e l’intelletto. La volontà è
infinta, vorremmo sempre conoscere, vivere di più ma il nostro intelletto non è
infinto ma limitato. La nostra volontà ci spinge a esprimerci anche la dove noi
non avremmo i mezzi per esprimerci. Quando usiamo i nostri sensi dove non
c’è evidenza possiamo cadere in errore. Noi siamo liberi di usare i nostri sensi
dove vogliamo, possiamo usarli dove ci danno certezza e dove sono incerti. Si
può evitare l’errore? Si, basta usare le regole del metodo, la regola
dell’evidenza : non accettare mai nulla per vero , che non risulti vero per
evidenza.
Critica: Noi abbiamo dimostrato che dio esiste attraverso ragionamenti/prove.
Dio viene dimostrato attraverso la regola dell’evidenza. Le fondamenta
poggerebbero su loro stesse quindi non abbiamo dimostrato niente. Noi
abbiamo dimostrato che dio esiste usando l’evidenza ma dio dovrebbe a sua
volta essere garante dell’evidenza: circolo vizioso.
Come risponde Cartesio? Dio non viene accettato per evidenza ma per una
prova razionale immediata. Dio è garante della permanenza della verità , ci
garantisce che di questa verità ci possiamo fidare nel tempo. La verità rimane,
dura nel tempo. Ma ciò apre a un nuovo problema. Se dimostro per vera una
legge fisica , la legge sarà vera in eterno. Ma nessuna verità è eterna anche le
leggi della scienza vengono modificate o smentite nel tempo. Ogni legge nella
scienza viene accettata ma poi corretta nel tempo. La scienza moderna
sostiene che le verità migliorano nel tempo e non sono fisse nel tempo.
La critica di Pascal: critica Cartesio perché Cartesio ha immaginato un Dio che
non è quello cristiano; è un dio che è puro ente di ragione , dio dei filosofi che
serve solo a ragionare. Il dio di Cartesio serve a garantirci che possiamo
conoscere il mondo. Il dio dei cristiani è un dio diverso che ci deve parlare ogni
giorno, ci chiama a qualcosa di più del solo vedere le cose. E’ un dio che
interviene nella vita degli uomini secondo Pascal.
Cartesio è convinto che ci sono delle emozioni che nascono dalla res extensa.
Umori, reazione meccanica che parte dal corpo.
Gli animali non hanno un’anima , non hanno una res cogitant, sono molto più
simili a un sasso che ad un uomo, gli animali sono materia che si muovono ma
non hanno coscienza di sé.
L’uomo. Come convivono le due sostanze?
Res cogitant che pensa e che è libera. Res extensa, il corpo.
La mia res cogitans riesce a dare degli ordini alla res extensa, es penso di
alzare il braccio e fisicamente lo faccio; quindi, c’è una comunicazione tra le
due sostanze. Ma questa comunicazione come può avvenire se una è materiale
e l’altra immateriale?
La ghiandola pineale che la medicina chiama epifisi permette il passaggio
dell’informazione dall’una all’altra sostanza.
‘’le passioni dell’anima’’ Cartesio analizza le passioni , le affezioni che
colpiscono l’anima.
Distingue due tipi di passioni dell’anima: le affezioni e le azioni.
Le affezioni sono dei sentimenti , delle pulsioni che nascono dal corpo e
colpiscono l’anima. Es. la fame, la pancia brontola , non è una cosa che ha
deciso la mia anima ma è una affezione che parte dal corpo.
Le azioni che sono pensieri , emozioni che derivano dall’anima.
Nell’uomo queste due forme di passioni convivono.
L’anima è forte quando riesce a dominare le affezioni che ci fanno perdere la
rotta , il retto comportamento, quindi l’anima deve essere in gradi di
controllarle.
Hanno una loro utilità. Sono il modo attraverso cui il corpo comunica all’anima.
Sono utili soprattutto: la gioia e la tristezza. Le due affezioni principali. Modo
attraverso cui il corpo ci comunica ciò che gli fa bene e ciò che gli fa male.
Gioia e tristezza tendono a ingigantire le cose.
La morale.
La morale provvisoria. Durante il metodo metto in pausa e utilizzo la morale
provvisoria.
Regole momentanee che mi servono per agire.
Si compone di tre regole:
1 obbedire alle leggi e ai costumi del paese conservando la religione
tradizionale e attenendosi alle opinioni più moderate.
2 essere fermi e risoluti, seguendo con costanza anche l’opinione più dubbiosa
una volta che la si è scelta.
3 vincere se stessi piuttosto che la sorte e cercare di cambiare i propri pensieri
piuttosto che il mondo.