[Link].
1 Tensioni iniziali nel calcestruzzo
All’atto della precompressione le tensioni di compressione non debbono superare il valore:
σc < 0,60 fckj [4.1.47]
essendo fckj la resistenza caratteristica del calcestruzzo all’atto del tiro.
Per elementi con armatura pre-tesa, la tensione del calcestruzzo al momento del trasferimento della pretensione può essere au-
mentata sino al valore 0,70 fckj.
Nella zona di ancoraggio delle armature di precompressione si possono tollerare compressioni locali σc prodotte dagli apparecchi
di ancoraggio pari a:
σc < c fcd [4.1.48]
dove
σc = ·P P / A0 è la pressione agente sull’impronta caricata di area A0;
P è la forza iniziale di tesatura nel cavo (·P =1,2);
fcd = fckj / ·c è la resistenza cilindrica del calcestruzzo all’atto della precompressione;
c ≤ 3 è un fattore di sovraresistenza che dipende da:
il rapporto A0/A1 tra l’area caricata e quella circostante interessata;
la posizione dell’impronta caricata rispetto ai bordi della sezione;
le eventuali interferenze con aree interessate vicine.
Per i valori di c si può far utile riferimento al §6.7 della norma UNI EN1992-1-1.
Si raccomanda di disporre idonee armature in grado di equilibrare le forze di trazione trasversali dovute all’effetto del carico.
Qualora le aree di influenza di apparecchi vicini si sovrappongano, le azioni vanno sommate e riferite all’area complessiva.
[Link].2 Tensioni limite per gli acciai da precompressione
Per le tensioni in esercizio a perdite avvenute vale quanto stabilito al § [Link].5.2 ove si sostituisca fp(0,1)k , fp(1)k o fpyk a fyk .
Le tensioni iniziali devono rispettare le più restrittive delle seguenti limitazioni:
σspi < 0,85 fp(0,1)k σspi < 0,75 fptk per armatura post-tesa
[4.1.49]
σspi < 0,90 fp(0,1)k σspi < 0,80 fptk per armatura pre-tesa
ove si sostituisca fp(1)k o fpyk a fp(0,1)k, se del caso.
In entrambi i casi è ammessa una sovratensione, in misura non superiore a 0,05 fp(0,1)k.
[Link] DETTAGLI COSTRUTTIVI PER IL CALCESTRUZZO ARMATO PRECOMPRESSO
Con riferimento ai dettagli costruttivi degli elementi strutturali in calcestruzzo armato precompresso, ai punti seguenti del pre-
sente paragrafo vengono fornite le indicazioni applicative necessarie per l’ottenimento delle prescritte prestazioni.
[Link].1 Armatura longitudinale ordinaria
Nelle travi precompresse con esclusione delle sezioni di giunto delle travi a conci prefabbricati, anche in assenza di tensioni di
trazione in combinazione rara, la percentuale di armatura longitudinale ordinaria non dovrà essere inferiore allo 0,1% dell’area
complessiva dell’anima e dell’eventuale ringrosso dal lato dei cavi.
Nel caso sia prevista la parzializzazione della sezione in esercizio, le barre longitudinali di armatura ordinaria devono essere di-
sposte nella zona della sezione che risulta parzializzata.
[Link].2 Staffe
Nelle travi dovranno disporsi staffe aventi sezione complessiva non inferiore a quanto prescritto al punto § [Link].1. In prossimi-
tà di carichi concentrati o delle zone d’appoggio valgono le prescrizioni di cui al § [Link].5.
In presenza di torsione valgono le prescrizioni di cui al § [Link].6.
[Link] ESECUZIONE DELLE OPERE IN CALCESTRUZZO ARMATO PRECOMPRESSO
Per quanto riguarda lo strato di ricoprimento di calcestruzzo necessario alla protezione delle armature dalla corrosione, si riman-
da al § [Link].3.
Nel caso di armature pre-tese, nella testata i trefoli devono essere ricoperti con adeguato materiale protettivo, o con getto in ope-
ra.
Nel caso di armature post-tese, gli apparecchi d’ancoraggio della testata devono essere protetti in modo analogo.
All’atto della messa in tiro si debbono misurare contemporaneamente la forza applicata e l’allungamento conseguito. Per prodotti
marcati CE si applicano le procedure di controllo previste dalle pertinenti norme europee armonizzate.
La distanza minima netta tra le guaine deve essere commisurata sia alla massima dimensione dell’aggregato impiegato sia al di-
ametro delle guaine stesse in relazione rispettivamente ad un omogeneo getto del calcestruzzo fresco ed al necessario sviluppo
delle tensioni di aderenza con il calcestruzzo.
I risultati conseguiti nelle operazioni di tiro, le letture ai manometri e gli allungamenti misurati, vanno registrati in apposite ta-
belle e confrontate con le tensioni iniziali delle armature e gli allungamenti teorici previsti in progetto.
La protezione dei cavi scorrevoli va eseguita mediante l’iniezione di adeguati materiali atti a prevenire la corrosione ed a fornire
la richiesta aderenza.
Per la buona esecuzione delle iniezioni è necessario che le stesse vengano eseguite secondo apposite procedure di controllo della
qualità.
4.1.2. NORME ULTERIORI PER I SOLAI
Si intendono come solai le strutture bidimensionali piane caricate ortogonalmente al proprio piano, con prevalente comporta-
mento resistente monodirezionale.
[Link] SOLAI MISTI DI C.A. E C.A.P. E BLOCCHI FORATI IN LATERIZIO O IN CALCESTRUZZO
Nei solai misti in calcestruzzo armato normale e precompresso e blocchi forati in laterizio o in calcestruzzo, i blocchi hanno fun-
zione di alleggerimento e di aumento della rigidezza flessionale del solaio. Essi si suddividono in blocchi collaboranti e non col-
laboranti.
Nel caso di blocchi non collaboranti la resistenza allo stato limite ultimo è affidata al calcestruzzo ed alle armature ordinarie e/o di
precompressione. Nel caso di blocchi collaboranti questi partecipano alla resistenza in modo solidale con gli altri materiali.
[Link] SOLAI MISTI DI C.A. E C.A.P. E BLOCCHI DIVERSI DAL LATERIZIO O CALCESTRUZZO
Possono utilizzarsi per realizzare i solai misti di calcestruzzo armato e calcestruzzo armato precompresso anche blocchi diversi
dal laterizio o dal calcestruzzo, con sola funzione di alleggerimento.
I blocchi in calcestruzzo leggero di argilla espansa, calcestruzzo normale sagomato, polistirolo, materie plastiche, elementi orga-
nici mineralizzati, ecc., devono essere dimensionalmente stabili e non fragili, e capaci di seguire le deformazioni del solaio.
[Link] SOLAI REALIZZATI CON L’ASSOCIAZIONE DI COMPONENTI PREFABBRICATI IN C.A. E C.A.P.
I componenti di questi tipi di solai devono rispettare le norme di cui al presente § 4.1.
Oltre a quanto indicato nei precedenti paragrafi relativamente allo stato limite di deformazione, devono essere tenute presenti le
seguenti norme complementari.
I componenti devono essere provvisti di opportuni dispositivi e magisteri che assicurino la congruenza delle deformazioni tra i
componenti stessi accostati, sia per i carichi ripartiti che per quelli concentrati. In assenza di soletta collaborante armata o in dif-
formità rispetto alle prescrizioni delle specifiche norme tecniche europee, l’efficacia di tali dispositivi deve essere certificata me-
diante prove sperimentali.
Quando si voglia realizzare una ridistribuzione trasversale dei carichi è necessario che il solaio così composto abbia dei compo-
nenti strutturali ortogonali alla direzione dell’elemento resistente principale.
Qualora il componente venga integrato da un getto di completamento all’estradosso, questo deve avere uno spessore non inferio-
re a 40 mm ed essere dotato di una armatura di ripartizione a maglia incrociata e si deve verificare la trasmissione delle azioni di
taglio fra elementi prefabbricati e getto di completamento, tenuto conto degli stati di coazione che si creano per le diverse caratte-
ristiche reologiche dei calcestruzzi, del componente e dei getti di completamento.
4.1.3. NORME ULTERIORI PER LE STRUTTURE PREFABBRICATE
Formano oggetto del presente paragrafo i componenti strutturali prefabbricati in calcestruzzo armato, normale o precompresso
(nel seguito detti componenti) che rispondono alle specifiche prescrizioni del presente § 4.1, ai metodi di calcolo di cui al§ 2.6e che,
singolarmente o assemblati tra di loro oppure con parti costruite in opera, siano utilizzati per la realizzazione di opere di in-
gegneria civile.
Rientrano nel campo di applicazione delle presenti norme i componenti prodotti in stabilimenti permanenti o in impianti tempo-
ranei allestiti per uno specifico cantiere, oppure realizzati a piè d’opera.
Componenti di serie devono intendersi unicamente quelli prodotti in stabilimenti permanenti, con tecnologia ripetitiva e processi
industrializzati, in tipologie predefinite per campi dimensionali e tipi di armature.
Di produzione occasionale si intendono i componenti prodotti senza il presupposto della ripetitività tipologica.
Il componente deve garantire i livelli di sicurezza e prestazione sia come componente singolo, nelle fasi transitorie di sformatura,
movimentazione, stoccaggio, trasporto e montaggio, sia come elemento di un più complesso organismo strutturale una volta in-
stallato in opera.
Nel caso di prodotti coperti da marcatura CE, devono essere comunque rispettati, laddove applicabili, i §§ 11.8.2, [Link] e 11.8.5
delle presenti Norme Tecniche.
[Link] PRODOTTI PREFABBRICATI NON SOGGETTI A MARCATURA CE
Per gli elementi strutturali prefabbricati qui disciplinati, quando non soggetti a Dichiarazione di Prestazione e conseguente Mar-
catura CE secondo una specifica tecnica armonizzata elaborata ai sensi del Regolamento UE 305/2011 e i cui riferimenti sono
pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, sono previste due categorie di produzione:
– serie dichiarata
– serie controllata
I componenti per i quali non sia applicabile la marcatura CE, ai sensi del Regolamento UE 305/2011, devono essere realizzati at-
traverso processi sottoposti ad un sistema di controllo della produzione ed i produttori di componenti in serie dichiarata ed in
serie controllata, devono altresì provvedere alla preventiva qualificazione del sistema di produzione, con le modalità indicate nel
§ 11.8.
[Link] PRODOTTI PREFABBRICATI IN SERIE
Rientrano tra i prodotti prefabbricati in serie:
– i componenti di serie per i quali è stato effettuato il deposito ai sensi dell’articolo 9 della legge 5 novembre 1971 n. 1086;
– i componenti per i quali è stata rilasciata la certificazione di idoneità ai sensi degli articoli 1 e 7 della legge 2 febbraio 1974 n.
64;
– ogni altro componente compreso nella definizione di cui al 3° comma del § 4.1.10.
[Link].1 Prodotti prefabbricati in serie dichiarata
Rientrano in serie dichiarata i componenti di serie che, pur appartenendo ad una tipologia predefinita, vengono progettati di vol-
ta in volta su commessa per dimensioni ed armature (serie tipologica).
Per le tipologie predefinite il produttore dovrà provvedere, nell’ambito delle modalità di qualificazione della produzione di cui al
§ 11.8, al deposito della documentazione tecnica relativa al processo produttivo ed al progetto tipo presso il Servizio Tecnico Cen-
trale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Per ogni singolo impiego delle serie tipologiche la specifica documentazione tecnica dei componenti prodotti in serie dovrà esse-
re allegata alla documentazione progettuale depositata presso l’Ufficio regionale competente, ai sensi della vigente legislazione in
materia.
Rientrano altresì in serie dichiarata i componenti di serie costituiti da un tipo compiutamente determinato, predefinito in dimen-
sioni ed armature sulla base di un progetto depositato (serie ripetitiva).
Per ogni tipo di componente, o per ogni famiglia omogenea di tipi, il produttore dovrà provvedere, nell’ambito delle modalità di
qualificazione della produzione di cui al § 11.8, al deposito della documentazione tecnica relativa al processo produttivo ed al
progetto specifico presso il Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Per ogni singolo impiego delle serie ripetitive, sarà sufficiente allegare alla documentazione progettuale depositata presso l’Ufficio
regionale competente, ai sensi della vigente legislazione in materia, gli estremi del deposito presso il Servizio Tecnico Centrale.
[Link].2 Prodotti prefabbricati in serie controllata
Per serie controllata si intende la produzione di serie che, oltre ad avere i requisiti specificati per la serie dichiarata, sia eseguita
con procedure che prevedono verifiche sperimentali su prototipo e controllo permanente della produzione, come specificato al §
11.8.
Devono essere prodotti in serie controllata:
– i componenti costituiti da assetti strutturali non consueti;
– i componenti realizzati con l’impiego di calcestruzzi speciali o di classe > C 45/55;
– i componenti armati o precompressi con spessori, anche locali, inferiori a 40 mm;
– i componenti il cui progetto sia redatto su modelli di calcolo non previsti dalle presenti Norme Tecniche.
Per i componenti ricadenti in uno dei casi sopra elencati, è obbligatorio il rilascio preventivo dell’autorizzazione alla produzione,
secondo le procedure di cui al § [Link].
[Link] RESPONSABILITÀ E COMPETENZE
Il Progettista e il Direttore tecnico dello stabilimento di prefabbricazione, ciascuno per le proprie competenze, sono responsabili
della capacità portante e della sicurezza del componente, sia incorporato nell’opera, sia durante le fasi di trasporto fino a piè
d’opera.
È responsabilità del progettista e del Direttore dei lavori del complesso strutturale di cui l’elemento fa parte, ciascuno per le pro-
prie competenze, la verifica del componente durante il montaggio, la messa in opera e l’uso dell’insieme strutturale realizzato.
I componenti prodotti negli stabilimenti permanenti devono essere realizzati sotto la responsabilità di un Direttore tecnico dello
stabilimento, dotato di adeguata abilitazione professionale, che assume le responsabilità proprie del Direttore dei lavori.
I componenti di produzione occasionale devono inoltre essere realizzati sotto la vigilanza del Direttore dei lavori dell’opera di
destinazione.
I funzionari del Servizio Tecnico Centrale potranno accedere anche senza preavviso agli stabilimenti di produzione dei compo-
nenti prefabbricati per l’accertamento del rispetto delle presenti norme.
[Link] PROVE SU COMPONENTI
Per verificare le prestazioni di un nuovo prodotto o di una nuova tecnologia produttiva ed accertare l’affidabilità dei modelli di
calcolo impiegati nelle verifiche di resistenza, prima di dare inizio alla produzione corrente è necessario eseguire delle prove di
carico su di un adeguato numero di prototipi al vero, portati fino a rottura.
Tali prove sono obbligatorie, in aggiunta alle prove correnti sui materiali di cui al Capitolo 11, per le produzioni in serie control-
lata.
[Link] NORME COMPLEMENTARI
Le verifiche del componente vanno fatte con riferimento al livello di maturazione e di resistenza raggiunto, controllato mediante
prove sui materiali di cui al § [Link] ed eventuali prove su prototipo prima della movimentazione del componente e del cimento
statico dello stesso.
I dispositivi di sollevamento e movimentazione debbono essere esplicitamente previsti nel progetto del componente strutturale e
realizzati con materiali appropriati e dimensionati per le sollecitazioni previste.
Il copriferro degli elementi prefabbricati deve rispettare le regole generali di cui al presente § 4.1.
[Link].1 Appoggi
Per i componenti appoggiati in via definitiva, particolare attenzione va posta alla posizione e dimensione dell’apparecchio
d’appoggio, sia rispetto alla geometria dell’elemento di sostegno, sia rispetto alla sezione terminale dell’elemento portato, tenen-
do nel dovuto conto le tolleranze dimensionali e di montaggio e le deformazioni per fenomeni reologici e/o termici.
I vincoli provvisori o definitivi devono essere progettati con particolare attenzione e, se necessario, validati attraverso prove spe-
rimentali.
Gli appoggi scorrevoli devono essere dimensionati in modo da consentire gli spostamenti relativi previsti senza perdita della ca-
pacità portante.
[Link].2 Realizzazione delle unioni e dei collegamenti
Le unioni ed i collegamenti fra elementi prefabbricati devono avere resistenza e deformabilità coerenti con le ipotesi progettuali e
devono essere qualificati secondo quanto previsto al pertinente paragrafo del Cap11.8.
[Link].3 Tolleranze
Il progetto deve indicare le tolleranze minime di produzione che dovrà rispettare il componente. Il componente che non rispetta
tali tolleranze, sarà giudicato non conforme e quindi potrà essere consegnato in cantiere per l’utilizzo nella costruzione solo dopo
preventiva accettazione da parte del Direttore dei lavori.
Il progetto dell’opera deve altresì tener conto delle tolleranze di produzione, tracciamento e montaggio assicurando un coerente fun-
zionamento del complesso strutturale.
Il montaggio dei componenti ed il completamento dell’opera devono essere conformi alle previsioni di progetto. Nel caso si veri-
ficassero delle non conformità, queste devono essere analizzate dal Direttore dei lavori nei riguardi delle eventuali necessarie mi-
sure correttive.
4.1.4. CALCESTRUZZO A BASSA PERCENTUALE DI ARMATURA O NON ARMATO
Il calcestruzzo a bassa percentuale di armatura è quello per il quale la percentuale di armatura messa in opera è minore di quella
minima necessaria per il calcestruzzo armato o la quantità media in peso di acciaio per metro cubo di calcestruzzo è inferiore a 0,3
kN.
Sia il calcestruzzo a bassa percentuale di armatura, sia quello non armato possono essere impiegati solo per elementi secondari o
per strutture massicce o estese.
[Link] VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA – NORME DI CALCOLO
Per le verifiche di resistenza delle sezioni sotto sforzi normali si adottano le competenti ipotesi tratte dal § [Link].4.1. Per una se-
zione rettangolare di lati a e b soggetta ad una forza normale NEd con una eccentricità e nella direzione del lato a la verifica di re-
sistenza allo SLU, con il modello (c) di § [Link].2.1, si pone con
NEd ≤ NRd = fcd b x [4.1.50]
con x = a – 2e.
La verifica di resistenza della stessa sezione rettangolare di lati a e b soggetta anche ad un sforzo di taglio V Ed nella direzione del
lato a si pone con
VEd ≤ VRd = fcvd b x / 1,5
con
fcvd = (f2ct1d+cfct1d) per c≤clim
fcvd = ( f2ct1d+cfct1d-2/4) per c>clim
dove
c = NEd / (b x)
= c - clim
clim= fcd – 2 ( f2ct1d+fcd fct1d)
dove
fct1d=0,85 fctd
è la resistenza a trazione di progetto per calcestruzzo non armato o debolmente armato.
4.1.5. CALCESTRUZZO DI AGGREGATI LEGGERI (LC)
Il presente capitolo si applica ai calcestruzzi di aggregati leggeri minerali, artificiali o naturali, con esclusione dei calcestruzzi ae-
rati.
Per le classi di densità e di resistenza normalizzate può farsi utile riferimento a quanto riportato nella norma UNI EN 206:2016.
Sulla base della denominazione normalizzata come definita in § 4.1 per il calcestruzzo di peso normale, vengono ammesse classi
di resistenza fino alla classe LC55/60.
I calcestruzzi delle diverse classi trovano impiego secondo quanto riportato nella Tab. [Link].
Valgono le specifiche prescrizioni sul controllo della qualità date in § 4.1 e in § 11.1.
[Link] NORME DI CALCOLO
Al progetto delle strutture in calcestruzzo di aggregati leggeri si applicano le norme di cui ai §§ da 4.1.1 a 4.1.11, tenuto conto del-
la specificità del materiale e comunque ponendo la resistenza a trazione di progetto pari a
fctd=0,85 fctk/·c [4.1.50]
Non possono impiegarsi barre di diametro maggiore di 32 mm. Per ogni indicazione applicativa si potrà fare utile riferimento alla
sezione 11 di UNI EN 1992-1-1:2005.
4.1.6. RESISTENZA AL FUOCO
Le verifiche di resistenza al fuoco potranno eseguirsi con riferimento a UNI EN 1992-1-2, utilizzando i coefficienti ·M (§ 4.1.4) re-
lativi alle combinazioni eccezionali ed assumendo il coefficiente a cc pari a 1,0.
4.2. COSTRUZIONI DI ACCIAIO
Le presenti norme definiscono i principi e le regole generali per soddisfare i requisiti di sicurezza delle costruzioni con struttura
di acciaio.
I requisiti per l’esecuzione di strutture di acciaio, al fine di assicurare un adeguato livello di resistenza meccanica e stabilità, di
efficienza e di durata, devono essere conformi alle UNI EN 1090-2:2011, “Esecuzione di strutture di acciaio e di alluminio - Parte
2: Requisiti tecnici per strutture di acciaio”, per quanto non in contrasto con le presenti norme.
4.2.1. MATERIALI
[Link] ACCIAIO LAMINATO
Gli acciai per impiego strutturale devono appartenere ai gradi da S235 a S460 e le loro caratteristiche devono essere conformi ai
requisiti di cui al § 11.3.4 delle presenti norme.
Per le applicazioni nelle zone dissipative delle costruzioni soggette ad azioni sismiche sono richiesti ulteriori requisiti specificati
nel § [Link] delle presenti norme.
In sede di progettazione, per gli acciai di cui alle norme europee armonizzate UNI EN 10025-1, UNI EN 10210-1 ed UNI EN 10219-
1, si possono assumere nei calcoli i valori nominali delle tensioni caratteristiche di snervamento f yk e di rottura ftk riportati nelle
tabelle seguenti.
Tab. 4.2.I – Laminati a caldo con profili a sezione aperta piani e lunghi
Spessore nominale “t” dell’elemento
Norme e qualità degli acciai t ≤ 40 mm 40 mm < t ≤ 80 mm
fyk [N/mm2] ftk [N/mm2] fyk [N/mm²] ftk [N/mm²]
UNI EN 10025-2
S 235 235 360 215 360
S 275 275 430 255 410
S 355 355 510 335 470
S 450 440 550 420 550
UNI EN 10025-3
S 275 N/NL 275 390 255 370
S 355 N/NL 355 490 335 470
S 420 N/NL 420 520 390 520
S 460 N/NL 460 540 430 540
UNI EN 10025-4
S 275 M/ML 275 370 255 360
S 355 M/ML 355 470 335 450
S 420 M/ML 420 520 390 500
S 460 M/ML 460 540 430 530
S460 Q/QL/QL1 460 570 440 580
UNI EN 10025-5
S 235 W 235 360 215 340
S 355 W 355 510 335 490
Tab. [Link] - Laminati a caldo con profili a sezione cava
Spessore nominale “t” dell’elemento
Norme e qualità degli acciai t ≤ 40 mm 40 mm < t ≤ 80 mm
fyk [N/mm2] ftk [N/mm2] fyk [N/mm2] ftk [N/mm2]
UNI EN 10210-1
S 235 H 235 360 215 340
S 275 H 275 430 255 410
S 355 H 355 510 335 490
S 275 NH/NLH 275 390 255 370
S 355 NH/NLH 355 490 335 470
S 420 NH/NLH 420 540 390 520
S 460 NH/NLH 460 560 430 550
UNI EN 10219-1
S 235 H 235 360
S 275 H 275 430
S 355 H 355 510
S 275 NH/NLH 275 370
S 355 NH/NLH 355 470
S 275 MH/MLH 275 360
S 355 MH/MLH 355 470
S 420 MH/MLH 420 500
S460 MH/MLH 460 530
S460 NH/NHL 460 550
[Link] ACCIAIO INOSSIDABILE
Gli acciai inossidabili per impieghi strutturali devono essere conformi a quanto previsto nel § [Link]. Per quanto attiene alla
progettazione strutturale con acciai inossidabili, le indicazioni e le regole indicate nella presente norma devono essere integrate da
norme di comprovata validità, quali, ad esempio, la UNI EN 1993-1-4.
[Link] SALDATURE
I procedimenti di saldatura e i materiali di apporto devono essere conformi ai requisiti di cui al § [Link] delle presenti norme.
Per l’omologazione degli elettrodi da impiegare nella saldatura ad arco può farsi utile riferimento alla norma UNI EN ISO 2560.
Per gli altri procedimenti di saldatura devono essere impiegati fili, flussi o gas di cui alle prove di qualifica del procedimento.
Le caratteristiche dei materiali di apporto (tensione di snervamento, tensione di rottura, allungamento a rottura e resilienza) de-
vono, salvo casi particolari precisati dal progettista, essere equivalenti o superiori alle corrispondenti caratteristiche delle parti
collegate.
[Link] BULLONI E CHIODI
I bulloni e i chiodi per collegamenti di forza devono essere conformi ai requisiti di cui al § [Link] delle presenti norme.
I valori della tensione di snervamento fyb e della tensione di rottura ftb dei bulloni, da adottare nelle verifiche quali valori caratte-
ristici, sono specificati nel § [Link] delle presenti norme.
4.2.2. VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
La valutazione della sicurezza è condotta secondo i principi fondamentali illustrati nel Capitolo 2.
I requisiti richiesti di resistenza, funzionalità, durabilità e robustezza si garantiscono verificando il rispetto degli stati limite ultimi e
degli stati limite di esercizio della struttura, dei componenti strutturali e dei collegamenti descritti nella presente norma.
[Link] STATI LIMITE
Gli stati limite ultimi da verificare, ove necessario, sono:
– stato limite di equilibrio, al fine di controllare l’equilibrio globale della struttura e delle sue parti durante tutta la vita nominale
comprese le fasi di costruzione e di riparazione;
– stato limite di collasso, corrispondente al raggiungimento della tensione di snervamento oppure delle deformazioni ultime del
materiale e quindi della crisi o eccessiva deformazione di una sezione, di una membratura o di un collegamento (escludendo
fenomeni di fatica), o alla formazione di un meccanismo di collasso, o all’instaurarsi di fenomeni di instabilità dell’equilibrio
negli elementi componenti o nella struttura nel suo insieme, considerando anche fenomeni locali d’instabilità dei quali si possa
tener conto eventualmente con riduzione delle aree delle sezioni resistenti;
– stato limite di fatica, controllando le variazioni tensionali indotte dai carichi ripetuti in relazione alle caratteristiche dei dettagli
strutturali interessati.
Per strutture o situazioni particolari, può essere necessario considerare altri stati limite ultimi.
Gli stati limite di esercizio da verificare, ove necessario, sono:
– stati limite di deformazione e/o spostamento, al fine di evitare deformazioni e spostamenti che possano compromettere l’uso effi-
ciente della costruzione e dei suoi contenuti, nonché il suo aspetto estetico;
– stato limite di vibrazione, al fine di assicurare che le sensazioni percepite dagli utenti garantiscano accettabili livelli di comfort ed il
cui superamento potrebbe essere indice di scarsa robustezza e/o indicatore di possibili danni negli elementi secondari;
– stato limite di plasticizzazioni locali, al fine di scongiurare deformazioni plastiche che generino deformazioni irreversibili ed inac-
cettabili;
– stato limite di scorrimento dei collegamenti ad attrito con bulloni ad alta resistenza, nel caso che il collegamento sia stato dimensiona-
to a collasso per taglio dei bulloni.
4.2.3. ANALISI STRUTTURALE
Il metodo di analisi deve essere coerente con le ipotesi di progetto. L’analisi deve essere basata su modelli strutturali di calcolo
appropriati, a seconda dello stato limite considerato.
Le ipotesi scelte ed il modello di calcolo adottato devono essere in grado di riprodurre il comportamento globale della struttura e
quello locale delle sezioni adottate, degli elementi strutturali, dei collegamenti e degli appoggi.
Nell’analisi globale della struttura, in quella dei sistemi di controvento e nel calcolo delle membrature si deve tener conto delle
imperfezioni geometriche e strutturali di cui al § [Link].
[Link] CLASSIFICAZIONE DELLE SEZIONI
Le sezioni trasversali degli elementi strutturali si classificano in funzione della loro capacità rotazionale C0 definita come:
C 9 = 9r / 9y – 1 [4.2.0
essendo 9r e 9y le rotazioni corrispondenti rispettivamente al raggiungimento della deformazione ultima ed allo snervamento.
La classificazione delle sezioni trasversali degli elementi strutturali si effettua in funzione della loro capacità di deformarsi in
campo plastico. E’ possibile distinguere le seguenti classi di sezioni:
classe 1 se la sezione è in grado di sviluppare una cerniera plastica avente la capacità rotazionale richiesta per l’analisi strutturale
condotta con il metodo plastico di cui al § [Link] senza subire riduzioni della resistenza Possono generalmente classifi-
carsi come tali le sezioni con capacità rotazionale C9 ≥ 3;
classe 2 se la sezione è in grado di sviluppare il proprio momento resistente plastico, ma con capacità rotazionale limitata. Possono
generalmente classificarsi come tali le sezioni con capacità rotazionale C9 ≥ 1,5;
classe 3 se nella sezione le tensioni calcolate nelle fibre estreme compresse possono raggiungere la tensione di snervamento, ma
l’instabilità locale impedisce lo sviluppo del momento resistente plastico;
classe 4 se, per determinarne la resistenza flettente, tagliante o normale, è necessario tener conto degli effetti dell’instabilità locale
in fase elastica nelle parti compresse che compongono la sezione. In tal caso nel calcolo della resistenza la sezione geome-
trica effettiva può sostituirsi con una sezione efficace.
Le sezioni di classe 1 si definiscono duttili, quelle di classe 2 compatte, quelle di classe 3 semi-compatte e quelle di classe 4 snelle.
Per i casi più comuni delle forme delle sezioni e delle modalità di sollecitazione, le seguenti Tabelle [Link], [Link] e 4.2.V fornisco-
no indicazioni per la classificazione delle sezioni.
La classe di una sezione composta corrisponde al valore di classe più alto tra quelli dei suoi elementi componenti.
Tab. [Link] - Massimi rapporti larghezza spessore per parti compresse
Tab. [Link] - Massimi rapporti larghezza spessore per parti compresse
Tab. 4.2.V - Massimi rapporti larghezza spessore per parti compresse
[Link] CAPACITÀ RESISTENTE DELLE SEZIONI
La capacità resistente delle sezioni deve essere valutata nei confronti delle sollecitazioni di trazione o compressione, flessione, ta-
glio e torsione, determinando anche gli effetti indotti sulla resistenza dalla presenza combinata di più sollecitazioni.
La capacità resistente della sezione si determina con uno dei seguenti metodi.
Metodo elastico (E)
Si assume un comportamento elastico lineare del materiale, sino al raggiungimento della condizione di snervamento.
Il metodo può applicarsi a tutte le classi di sezioni, con l’avvertenza di riferirsi al metodo delle sezioni efficaci o a metodi equiva-
lenti, nel caso di sezioni di classe 4.
Metodo plastico (P)
Si assume la completa plasticizzazione del materiale. Il metodo può applicarsi solo a sezioni di classe 1 e 2.
Metodo elasto-plastico (EP)
Si assumono legami costitutivi tensione-deformazione del materiale di tipo bilineare o più complessi.
Il metodo può applicarsi a qualsiasi tipo di sezione.
[Link] METODI DI ANALISI GLOBALE
L’analisi globale della struttura può essere condotta con uno dei seguenti metodi:
Metodo elastico (E)
Si valutano gli effetti delle azioni nell’ipotesi che il legame tensione-deformazione del materiale sia indefinitamente lineare.
Il metodo è applicabile a strutture composte da sezioni di classe qualsiasi.
La resistenza delle sezioni può essere valutata con il metodo elastico, plastico o elasto-plastico per le sezioni duttili o compatte
(classe 1 o 2), con il metodo elastico o elasto-plastico per le sezioni semi-compatte o snelle (classe 3 o 4).
Metodo plastico (P)
Gli effetti delle azioni si valutano trascurando la deformazione elastica degli elementi strutturali e concentrando le deformazioni
plastiche nelle sezioni di formazione delle cerniere plastiche.
Il metodo è applicabile a strutture interamente composte da sezioni di classe 1.
Metodo elasto-plastico(EP)
Gli effetti delle azioni si valutano introducendo nel modello il legame momento-curvatura delle sezioni ottenuto considerando un
legame costitutivo tensione-deformazione di tipo bilineare o più complesso.
Il metodo è applicabile a strutture composte da sezioni di classe qualsiasi.
Le possibili alternative per i metodi di analisi strutturale e di valutazione della capacità resistente flessionale delle sezioni sono
riassunte nella seguente Tab. [Link].
Tab. [Link] - Metodi di analisi globali e relativi metodi di calcolo delle capacità e classi di sezioni ammesse
Metodo di calcolo della capacità
Metodo di analisi globale Tipo di sezione
resistente della sezione
(E) (E) tutte (*)
(E) (P) classi 1 e 2
(E) (EP) tutte (*)
(P) (P) classe 1
(EP) (EP) tutte (*)
(*) per le sezioni di classe 4 la capacità resistente può essere calcolata con riferimento alla sezione efficace.
[Link] EFFETTI DELLE DEFORMAZIONI
In generale, è possibile effettuare:
– l’analisi del primo ordine, imponendo l’equilibrio sulla configurazione iniziale della struttura,
– l’analisi del secondo ordine, imponendo l’equilibrio sulla configurazione deformata della struttura.
L’analisi globale può condursi con la teoria del primo ordine nei casi in cui possano ritenersi trascurabili gli effetti delle deforma-
zioni sull’entità delle sollecitazioni, sui fenomeni di instabilità e su qualsiasi altro rilevante parametro di risposta della struttura.
Tale condizione si può assumere verificata se risulta soddisfatta la seguente relazione:
Fcr
cr = 10 per l'analisi elastica
FEd
F [4.2.1
cr = cr
15 per l'analisi plastica
FEd
dove acr è il moltiplicatore dei carichi applicati che induce l’instabilità globale della struttura, FEd è il valore dei carichi di progetto
e Fcr è il valore del carico instabilizzante calcolato considerando la rigidezza iniziale elastica della struttura.
[Link] EFFETTO DELLE IMPERFEZIONI
Nell’analisi della struttura, in quella dei sistemi di controvento e nel calcolo delle membrature si deve tener conto degli effetti del-
le imperfezioni geometriche e strutturali quali la mancanza di verticalità o di rettilineità, la mancanza di accoppiamento e le ine-
vitabili eccentricità minori presenti nei collegamenti reali.
A tal fine possono adottarsi nell’analisi adeguate imperfezioni geometriche equivalenti, di valore tale da simulare i possibili effet-
ti delle reali imperfezioni da esse sostituite, a meno che tali effetti non siano inclusi implicitamente nel calcolo della resistenza
degli elementi strutturali.
Si devono considerare nel calcolo:
– le imperfezioni globali per i telai o per i sistemi di controvento;
– le imperfezioni locali per i singoli elementi strutturali.
Gli effetti delle imperfezioni globali per telai sensibili agli effetti del secondo ordine possono essere riprodotti introducendo un
errore iniziale di verticalità della struttura ed una curvatura iniziale degli elementi strutturali costituenti.
L’errore iniziale di verticalità in un telaio può essere trascurato quando:
HEd ≥ 0,15 QEd [4.2.2
dove HEd è la somma delle reazioni orizzontali alla base delle colonne del piano considerato e QEd è la somma delle reazioni verti-
cali alla base delle colonne del piano stesso.
Nel caso di telai non sensibili agli effetti del secondo ordine, nell’esecuzione dell’analisi globale per il calcolo delle sollecitazioni
da introdurre nelle verifiche di stabilità degli elementi strutturali, la curvatura iniziale degli elementi strutturali può essere tra-
scurata.
Nell’analisi dei sistemi di controvento che devono garantire la stabilità laterale di travi inflesse o elementi compressi, gli effetti
delle imperfezioni globali devono essere riprodotti introducendo, sotto forma di errore di rettilineità iniziale, un’imperfezione
geometrica equivalente dell’elemento da vincolare.
Nella verifica di singoli elementi strutturali, quando non occorra tenere conto degli effetti del secondo ordine, gli effetti delle im-
perfezioni locali sono da considerarsi inclusi implicitamente nelle formule di verifica di stabilità.
4.2.4. VERIFICHE
Le azioni caratteristiche (carichi, distorsioni, variazioni termiche, ecc.) devono essere definite in accordo con quanto indicato nei
Capitoli 3 e 5 delle presenti norme.
Per costruzioni civili o industriali di tipo corrente e per le quali non esistano regolamentazioni specifiche, le azioni di progetto si
ottengono, per le verifiche statiche, secondo quanto indicato nel Capitolo 2.
Il calcolo deve condursi con appropriati metodi della meccanica strutturale, secondo i criteri indicati in § 4.2.3.
[Link] VERIFICHE AGLI STATI LIMITE ULTIMI
[Link].1 Resistenza di progetto
La resistenza di progetto delle membrature Rd si pone nella forma:
Rk
Rd = [4.2.3]
dove:
Rk è il valore caratteristico della resistenza (trazione, compressione, flessione, taglio e torsione ) della membratura, determinata
dai valori caratteristici delle resistenze dei materiali fyk e dalle caratteristiche geometriche degli elementi strutturali, dipen-
denti dalla classe della sezione.
·M è il fattore parziale globale relativo al modello di resistenza adottato.
Nel caso in cui si abbiamo elementi con sezioni di classe 4 può farsi riferimento alle caratteristiche geometriche “efficaci”, area
efficace Aeff, modulo di resistenza efficace Weff, modulo di inerzia efficace Jeff, valutati seguendo il procedimento indicato in UNI
EN 1993-1-5. Nel caso di elementi strutturali formati a freddo e lamiere sottili, per valutare le caratteristiche “efficaci” si può fare
riferimento a quanto indicato in UNI EN1993-1-3. In alternativa al metodo delle caratteristiche geometriche efficaci si potrà uti-
lizzare il metodo delle tensioni ridotte, indicato in UNI EN 1993-1-5.
Per le verifiche di resistenza delle sezioni delle membrature, con riferimento ai modelli di resistenza esposti nella presente nor-
mativa ed utilizzando acciai dal grado S 235 al grado S 460 di cui al § 11.3, si adottano i fattori parziali ·M0 e ·M2 indicati nella Tab.
[Link]. Il coefficiente di sicurezza ·M2, in particolare, deve essere impiegato qualora si eseguano verifiche di elementi tesi nelle
zone di unione delle membrature indebolite dai fori.
Per valutare la stabilità degli elementi strutturali compressi, inflessi e presso-inflessi, si utilizza il coefficiente parziale di sicurezza
·M1 indicato nella seguente tabella.
Tab. [Link] - Coefficienti di sicurezza per la resistenza delle membrature e la stabilità
Resistenza delle Sezioni di Classe 1-2-3-4 ·M0 = 1,05
Resistenza all’instabilità delle membrature ·M1 = 1,05
Resistenza all’instabilità delle membrature di ponti stradali e ferroviari ·M1 = 1,10
Resistenza, nei riguardi della frattura, delle sezioni tese (indebolite dai fori) ·M2 = 1,25
[Link].2 Resistenza delle membrature
Per la verifica delle travi la resistenza di progetto da considerare dipende dalla classificazione delle sezioni.
La verifica in campo elastico è ammessa per tutti i tipi di sezione, con l’avvertenza di tener conto degli effetti di instabilità locale
per le sezioni di classe 4.
Le verifiche in campo elastico, per gli stati di sforzo piani tipici delle travi, si eseguono con riferimento al seguente criterio:
x,Ed + z,Ed − z,Ed x,Ed + 3 Ed (fyk / M 0 )
2 2 2 2
[4.2.4]
dove:
σx,Ed è il valore di progetto della tensione normale nel punto in esame, agente in direzione parallela all’asse della membratura;
σz,Ed è il valore di progetto della tensione normale nel punto in esame, agente in direzione ortogonale all’asse della membratu-
ra;
τEd è il valore di progetto della tensione tangenziale nel punto in esame, agente nel piano della sezione della membratura.
La verifica in campo plastico richiede che si determini una distribuzione di tensioni interne “staticamente ammissibile”, cioè in
equilibrio con le sollecitazioni applicate (N, M, T, ecc.) e rispettosa della condizione di plasticità.
I modelli resistenti esposti nei paragrafi seguenti definiscono la resistenza delle sezioni delle membrature nei confronti delle sol-
lecitazioni interne, agenti separatamente o contemporaneamente.
Per le sezioni di classe 4, in alternativa alle formule impiegate nel seguito, si possono impiegare altri procedimenti di comprovata
validità.
[Link].2.1 Trazione
L’azione assiale di progetto NEd deve rispettare la seguente condizione:
NEd
1 [4.2.5]
Nt,Rd
dove la resistenza di progetto a trazione Nt,Rd di membrature con sezioni indebolite da fori per collegamenti bullonati o chiodati
deve essere assunta pari al minore dei valori seguenti:
a) la resistenza plastica di progetto della sezione lorda, A,
Afyk
Npl,Rd = [4.2.6]
M0
b) la resistenza di progetto a rottura della sezione netta, Anet, in corrispondenza dei fori per i collegamenti
0,9 A net ftk
Nu,Rd = . [4.2.7]
M2
Qualora il progetto preveda la gerarchia delle resistenze, come avviene in presenza di azioni sismiche, la resistenza di progetto
plastica della sezione lorda, Npl,Rd, deve risultare minore della resistenza di progetto a rottura delle sezioni indebolite dai fori per
i collegamenti, Nu,Rd:
Npl,Rd Nu,Rd [4.2.8]
[Link].2.2 Compressione
La forza di compressione di progetto NEd deve rispettare la seguente condizione:
NEd
1 [4.2.9]
Nc,Rd
dove la resistenza di progetto a compressione della sezione Nc,Rd vale:
Nc,Rd = A fyk / M0 per le sezioni di classe 1, 2 e 3,
[4.2.10]
Nc,Rd = Aeff fyk / M0 per le sezioni di classe 4.
Non è necessario dedurre l’area dei fori per i collegamenti bullonati o chiodati, purché in tutti i fori siano presenti gli elementi di
collegamento e non siano presenti fori sovradimensionati o asolati.
[Link].2.3 Flessione monoassiale (retta)
Il momento flettente di progetto MEd deve rispettare la seguente condizione:
MEd
1 [4.2.11]
Mc,Rd
dove la resistenza di progetto a flessione retta della sezione Mc,Rd si valuta tenendo conto della presenza di eventuali fori in zona
tesa per collegamenti bullonati o chiodati.
La resistenza di progetto a flessione retta della sezione Mc,Rd vale:
Wpl fyk
Mc,Rd = Mpl,Rd = per le sezioni di classe 1 e 2; [4.2.12]
M0
in cui Wpl rappresenta il modulo di resistenza plastico della sezione
Wel,min fyk
Mc,Rd = Mel,Rd = per le sezioni di classe 3; [4.2.13]
M0
Weff ,min fyk
Mc,Rd = per le sezioni di classe 4; [4.2.14]
M0
per le sezioni di classe 3, Wel,min è il modulo resistente elastico minimo della sezione in acciaio; per le sezioni di classe 4, invece, il
modulo Weff,min è calcolato eliminando le parti della sezione inattive a causa dei fenomeni di instabilità locali, secondo il procedimen-
to esposto in UNI EN1993-1-5, e scegliendo il minore tra i moduli così ottenuti.
Per la flessione biassiale si veda oltre.
Negli elementi inflessi caratterizzati da giunti strutturali bullonati, la presenza dei fori nelle piattabande tese dei profili può esse-
re trascurata nel calcolo del momento resistente se è verificata la relazione
0,9 Af,net ftk Af fyk
[4.2.15]
M2 M0
dove Af è l’area lorda della piattabanda tesa, Af,net è l’area della piattabanda al netto dei fori e ftk è la resistenza ultima dell’acciaio.
[Link].2.4 Taglio
Il valore di progetto dell’azione tagliante VEd deve rispettare la condizione
VEd
1 [4.2.16]
Vc,Rd
dove la resistenza di progetto a taglio Vc,Rd, in assenza di torsione, vale
Av fyk
Vc,Rd = [4.2.17]
3 M0
dove Av è l’area resistente a taglio. Per profilati ad I e ad H caricati nel piano dell’anima si può assumere
Av = A − 2 b tf + (tw + 2 r) tf [4.2.18]
per profilati a C o ad U caricati nel piano dell’anima si può assumere
Av = A − 2 b tf + (tw + r) tf [4.2.19]
per profilati ad I e ad H caricati nel piano delle ali si può assumere
Av = A − (h w tw ) [4.2.20]
per profilati a T caricati nel piano dell’anima si può assumere
Av = 0,9 (A − b tf ) [4.2.21]
per profili rettangolari cavi “profilati a caldo” di spessore uniforme si può assumere
Av = Ah /(b + h) quando il carico è parallelo all’altezza del profilo,
[4.2.22
Av = Ab /(b + h) quando il carico è parallelo alla base del profilo;
per sezioni circolari cave e tubi di spessore uniforme:
Av = 2A / [4.2.23]
dove:
A è l’area lorda della sezione del profilo,
b è la larghezza delle ali per i profilati e la larghezza per le sezioni cave,
hw è l’altezza dell’anima,
h è l’altezza delle sezioni cave,
r è il raggio di raccordo tra anima ed ala,
tf è lo spessore delle ali,
tw è lo spessore dell’anima.
In presenza di torsione, la resistenza a taglio del profilo deve essere opportunamente ridotta. Per le sezioni ad I o H la resistenza
di progetto a taglio ridotta è data dalla formula
t,Ed
Vc,Rd ,red = Vc,Rd 1− [4.2.24]
dove τt,Ed è la tensione tangenziale massima dovuta alla torsione uniforme. Per sezioni cave, invece, la formula è
V = 1 − t,Ed
V [4.2.25]
c,Rd,red
fyk /( 3 M 0 )
c,Rd
La verifica a taglio della sezione può anche essere condotta in termini tensionali (verifica elastica) nel punto più sollecitato della se-
zione trasversale utilizzando la formula
t,Ed
1,0 [4.2.26]
fyk /( 3 M 0 )
dove τEd è valutata in campo elastico lineare.
La verifica all’instabilità dell’anima della sezione soggetta a taglio e priva di irrigidimenti deve essere condotta in accordo con §
[Link].3.4 se
hw 72
235 [4.2.27]
t
con η assunto cautelativamente pari a 1,00 oppure valutato secondo quanto previsto in norme di comprovata validità.
[Link].2.5 Torsione
Per gli elementi soggetti a torsione, quando possano essere trascurate le distorsioni della sezione, la sollecitazione torcente di
progetto, TEd, deve soddisfare la relazione
TEd
1,0 [4.2.28]
TRd
essendo TRd la resistenza torsionale di progetto della sezione trasversale. La torsione agente T Ed può essere considerata come la
somma di due contributi
TEd = Tt,Ed + Tw,Ed [4.2.29]
dove Tt,Ed è la torsione uniforme e Tw,Ed è la torsione per ingobbamento impedito.
[Link].2.6 Flessione e taglio
Se il taglio di progetto VEd è inferiore a metà della resistenza di progetto a taglio Vc,Rd
VEd 0,5 Vc,Rd [4.2.30]
si può trascurare l’influenza del taglio sulla resistenza a flessione, eccetto nei casi in cui l’instabilità per taglio riduca la resistenza
a flessione della sezione. Se il taglio di progetto VEd è superiore a metà della resistenza di progetto a taglio Vc,Rd bisogna tener
conto dell’influenza del taglio sulla resistenza a flessione.
Posto
2V 2
= Ed − 1 [4.2.31]
Vc,Rd
la resistenza a flessione si determina assumendo per l’area resistente a taglio Av la tensione di snervamento ridotta (1 – ) fyk.
Per le sezioni ad I o ad H di classe 1 e 2 doppiamente simmetriche, soggette a flessione e taglio nel piano dell’anima, la corri-
spondente resistenza convenzionale di progetto a flessione retta può essere valutata come:
A2
Wpl,y −
4t f yk
w
My,V,Rd = M
w
[4.2.32]
M0 y,c,Rd
in cui Aw rappresenta l’area dell’anima del profilo.
[Link].2.7 Presso o tenso-flessione retta
La presso- o tenso-flessione retta può essere trattata con riferimento a metodi di comprovata validità.
Per le sezioni ad I o ad H di classe 1 e 2 doppiamente simmetriche, soggette a presso o tenso-flessione nel piano dell’anima, la
corrispondente resistenza convenzionale di progetto a flessione retta può essere valutata come:
MN,y,Rd = Mpl,y,Rd (1 − n) / (1 − 0,5 a) = Mpl,y,Rd [4.2.33]
Per le sezioni ad I o ad H di classe 1 e 2 doppiamente simmetriche, soggette a presso o tenso-flessione nel piano delle ali, la corri-
spondente resistenza convenzionale di progetto a flessione retta può essere valutata come:
MN,z,Rd = Mpl,z,Rd per n a [4.2.34]
2
o MN,z,Rd = Mpl,z,Rd 1 − n − a per n a
1− a [4.2.35]
essendo
Mpl,y,Rd il momento resistente plastico di progetto a flessione semplice nel piano dell’anima,
Mpl,z,Rd il momento resistente plastico di progetto a flessione semplice nel piano delle ali,
e posto:
n = NEd / [Link] [4.2.36]
(A − 2bt f )
a= 0,5 [4.2.37]
A
dove:
A è l’area lorda della sezione,
b è la larghezza delle ali,
tf è lo spessore delle ali.
Per sezioni generiche di classe 1 e 2 la verifica si conduce controllando che il momento di progetto sia minore del momento pla-
stico di progetto, ridotto per effetto dello sforzo normale di progetto, MN,y,Rd.
[Link].2.8 Presso o tenso flessione biassiale
La presso- o tenso-flessione biassiale può essere trattata con riferimento a metodi di comprovata validità.
Per le sezioni ad I o ad H di classe 1 e 2 doppiamente simmetriche, soggette a presso o tenso-flessione biassiale, la condizione di
resistenza può essere valutata come:
2
5n
M y,Ed + Mz,Ed 1 [4.2.38]
MN,y,Rd MN,z,Rd
con n ≥ 0,2 essendo n = NEd / Npl,Rd. Nel caso in cui n < 0,2, e comunque per sezioni generiche di classe 1 e 2, la verifica può essere
condotta cautelativamente controllando che:
My,Ed Mz,Ed
+ 1 [4.2.39]
MN,y,Rd MN,z,Rd
Per le sezioni di classe 3, in assenza di azioni di taglio, la verifica a presso o tenso-flessione retta o biassiale è condotta in termini
tensionali utilizzando le verifiche elastiche; la tensione agente è calcolata considerando la eventuale presenza dei fori.
Per le sezioni di classe 4, le verifiche devono essere condotte con riferimento alla resistenza elastica (verifica tensionale); si posso-
no utilizzare le proprietà geometriche efficaci della sezione trasversale considerando la eventuale presenza dei fori.
[Link].2.9 Flessione, taglio e sforzo assiale
Nel calcolo del momento flettente resistente devono essere considerati gli effetti di sforzo assiale e taglio, se presenti.
Nel caso in cui il taglio sollecitante di progetto, VEd, sia inferiore al 50% della resistenza di progetto a taglio, V c,Rd, la resistenza a
flessione della sezione può essere calcolata con le formule per la tenso/presso flessione. Se la sollecitazione di progetto a taglio
supera il 50% della resistenza di progetto a taglio, si assume una tensione di snervamento ridotta per l’interazione tra flessione e
taglio: fy,red=(1 -) fyk dove:
2V 2
= Ed − 1 [4.2.40]
Vc,Rd
Per le sezioni di classe 3 e classe 4 le verifiche devono essere condotte con riferimento alla resistenza elastica (verifica tensionale);
per le sezioni di classe 4 si possono utilizzare le proprietà geometriche efficaci della sezione trasversale.
[Link].3 Stabilità delle membrature
[Link].3.1 Aste compresse
La verifica di stabilità di un’asta si effettua nell’ipotesi che la sezione trasversale sia uniformemente compressa. Deve essere
NEd
1 [4.2.41]
Nb,Rd
dove
NEd è l’azione di compressione di progetto,
N b,Rd è la resistenza di progetto all’instabilità nell’asta compressa, data da
Afyk
Nb,Rd = per le sezioni di classe 1, 2 e 3, [4.2.42]
M1
e da
A eff fyk
Nb,Rd = per le sezioni di classe 4 [4.2.43]
M1
I coefficienti 3 dipendono dal tipo di sezione e dal tipo di acciaio impiegato; essi si desumono, in funzione di appropriati valori
della snellezza normalizzata , dalla seguente formula
1 [4.2.44]
= 1.0
( )
dove = 0.5 1 + − 0.2 + ² , a è il fattore di imperfezione ricavato dalla Tab. [Link] e la snellezza normalizzata è pari a
A fyk
= per le sezioni di classe 1, 2 e 3, e a [4.2.45]
Ncr
Supplemento ordinario n. 8 alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n.
A eff fyk
420- =
Ncr
2-2018
— 20 —
Supplemento ordinario n. 8 alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n.
420- per le sezioni di classe 4. [4.2.46]
2-2018
— 21 —