Oggetto: Apitolo
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CAPITOLO 1.
OGGETTO
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PREMESSA
Le presenti Norme tecniche per le costruzioni sono emesse ai sensi delle leggi 5 novembre 1971, n. 1086, e 2 febbraio 1974, n. 64,
così come riunite nel Testo Unico per l’Edilizia di cui al DPR 6 giugno 2001, n. 380, e dell’art. 5 del DL 28 maggio 2004, n. 136,
convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1 della legge 27 luglio 2004, n. 186 e ss. mm. ii..
1.1 OGGETTO
Le presenti Norme tecniche per le costruzioni definiscono i principi per il progetto, l’esecuzione e il collaudo delle costruzioni,
nei riguardi delle prestazioni loro richieste in termini di requisiti essenziali di resistenza meccanica e stabilità, anche in caso di
incendio, e di durabilità.
Esse forniscono quindi i criteri generali di sicurezza, precisano le azioni che devono essere utilizzate nel progetto, definiscono le
caratteristiche dei materiali e dei prodotti e, più in generale, trattano gli aspetti attinenti alla sicurezza strutturale delle opere.
Circa le indicazioni applicative per l’ottenimento delle prescritte prestazioni, per quanto non espressamente specificato nel pre-
sente documento, ci si può riferire a normative di comprovata validità e ad altri documenti tecnici elencati nel Cap. 12. In partico-
lare quelle fornite dagli Eurocodici con le relative Appendici Nazionali costituiscono indicazioni di comprovata validità e forni-
scono il sistematico supporto applicativo delle presenti norme.
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CAPITOLO 2.
SICUREZZA E PRESTAZIONI ATTESE
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b) spostamenti e deformazioni che possano limitare l’uso della costruzione, la sua efficienza e il suo aspetto;
c) spostamenti e deformazioni che possano compromettere l’efficienza e l’aspetto di elementi non strutturali, impianti, macchi-
nari;
d) vibrazioni che possano compromettere l’uso della costruzione;
e) danni per fatica che possano compromettere la durabilità;
f) corrosione e/o degrado dei materiali in funzione del tempo e dell’ambiente di esposizione che possano compromettere la du-
rabilità.
Altri stati limite sono considerati in relazione alle specificità delle singole opere; in presenza di azioni sismiche, gli Stati Limite di E-
sercizio comprendono gli Stati Limite di Operatività (SLO) e gli Stati Limite di Danno (SLD), come precisato nel § 3.2.1.
2.2.4. DURABILITA’
Un adeguato livello di durabilità può essere garantito progettando la costruzione, e la specifica manutenzione, in modo tale che
il degrado della struttura, che si dovesse verificare durante la sua vita nominale di progetto, non riduca le prestazioni della co-
struzione al di sotto del livello previsto.
Tale requisito può essere soddisfatto attraverso l’adozione di appropriati provvedimenti stabiliti tenendo conto delle previste
condizioni ambientali e di manutenzione ed in base alle peculiarità del singolo progetto, tra cui:
a) scelta opportuna dei materiali;
b) dimensionamento opportuno delle strutture;
c) scelta opportuna dei dettagli costruttivi;
d) adozione di tipologie costruttive e strutturali che consentano, ove possibile, l’ispezionabilità delle parti strutturali;
e) pianificazione di misure di protezione e manutenzione; oppure, quando queste non siano previste o possibili, progettazione
rivolta a garantire che il deterioramento della costruzione o dei materiali che la compongono non ne causi il collasso;
f) impiego di prodotti e componenti chiaramente identificati in termini di caratteristiche meccanico-fisico-chimiche, indispensa-
bili alla valutazione della sicurezza, e dotati di idonea qualificazione, così come specificato al Capitolo 11;
g) applicazione di sostanze o ricoprimenti protettivi dei materiali, soprattutto nei punti non più visibili o difficilmente ispezio-
nabili ad opera completata;
h) adozione di sistemi di controllo, passivi o attivi, adatti alle azioni e ai fenomeni ai quali l’opera può essere sottoposta.
Le condizioni ambientali devono essere identificate in fase di progetto in modo da valutarne la rilevanza nei confronti della du-
rabilità.
2.2.5. ROBUSTEZZA
Un adeguato livello di robustezza, in relazione all’uso previsto della costruzione ed alle conseguenze di un suo eventuale collas-
so, può essere garantito facendo ricorso ad una o più tra le seguenti strategie di progettazione:
a) progettazione della struttura in grado di resistere ad azioni eccezionali di carattere convenzionale, combinando valori nomi-
nali delle azioni eccezionali alle altre azioni esplicite di progetto;
b) prevenzione degli effetti indotti dalle azioni eccezionali alle quali la struttura può essere soggetta o riduzione della loro inten-
sità;
c) adozione di una forma e tipologia strutturale poco sensibile alle azioni eccezionali considerate;
d) adozione di una forma e tipologia strutturale tale da tollerare il danneggiamento localizzato causato da un’azione di carattere
eccezionale;
e) realizzazione di strutture quanto più ridondanti, resistenti e/o duttili è possibile;
f) adozione di sistemi di controllo, passivi o attivi, adatti alle azioni e ai fenomeni ai quali l’opera può essere sottoposta.
2.2.6. VERIFICHE
Le opere strutturali devono essere verificate, salvo diversa indicazione riportata nelle specifiche parti delle presenti norme:
a) per gli stati limite ultimi che possono presentarsi;
b) per gli stati limite di esercizio definiti in relazione alle prestazioni attese;
c) quando necessario, nei confronti degli effetti derivanti dalle azioni termiche connesse con lo sviluppo di un incendio.
Le verifiche delle opere strutturali devono essere contenute nei documenti di progetto, con riferimento alle prescritte caratteristi-che
meccaniche dei materiali e alla caratterizzazione geotecnica del terreno, dedotta – ove specificato dalle presenti norme - in base a
specifiche indagini. Laddove necessario, la struttura deve essere verificata nelle fasi intermedie, tenuto conto del processo
costruttivo previsto; le verifiche per queste situazioni transitorie sono generalmente condotte nei confronti dei soli stati limite ul-
timi.
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Per le opere per le quali nel corso dei lavori si manifestino situazioni significativamente difformi da quelle di progetto occorre effet-
tuare le relative necessarie verifiche.
Tab. 2.4.I – Valori minimi della Vita nominale VN di progetto per i diversi tipi di costruzioni
Valori minimi
TIPI DI COSTRUZIONI
di VN (anni)
Non sono da considerarsi temporanee le costruzioni o parti di esse che possono essere smantellate con l’intento di essere riutiliz-
zate. Per un’opera di nuova realizzazione la cui fase di costruzione sia prevista in sede di progetto di durata pari a P N, la vita no-
minale relativa a tale fase di costruzione, ai fini della valutazione delle azioni sismiche, dovrà essere assunta non inferiore a PN e
comunque non inferiore a 5 anni.
Le verifiche sismiche di opere di tipo 1 o in fase di costruzione possono omettersi quando il progetto preveda che tale condizione
permanga per meno di 2 anni.
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2.4.2. CLASSI D’USO
Con riferimento alle conseguenze di una interruzione di operatività o di un eventuale collasso, le costruzioni sono suddivise in
classi d’uso così definite:
Classe I: Costruzioni con presenza solo occasionale di persone, edifici agricoli.
Classe II: Costruzioni il cui uso preveda normali affollamenti, senza contenuti pericolosi per l’ambiente e senza funzioni pubbli-
che e sociali essenziali. Industrie con attività non pericolose per l’ambiente. Ponti, opere infrastrutturali, reti viarie non
ricadenti in Classe d’uso III o in Classe d’uso IV, reti ferroviarie la cui interruzione non provochi situazioni di emergen-
za. Dighe il cui collasso non provochi conseguenze rilevanti.
Classe III: Costruzioni il cui uso preveda affollamenti significativi. Industrie con attività pericolose per l’ambiente. Reti viarie e-
xtraurbane non ricadenti in Classe d’uso IV. Ponti e reti ferroviarie la cui interruzione provochi situazioni di emergenza.
Dighe rilevanti per le conseguenze di un loro eventuale collasso.
Classe IV: Costruzioni con funzioni pubbliche o strategiche importanti, anche con riferimento alla gestione della protezione civile in
caso di calamità. Industrie con attività particolarmente pericolose per l’ambiente. Reti viarie di tipo A o B, di cui al DM
5/11/2001, n. 6792, “Norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade”, e di tipo C quando appartenenti ad i-
tinerari di collegamento tra capoluoghi di provincia non altresì serviti da strade di tipo A o B. Ponti e reti ferroviarie di
importanza critica per il mantenimento delle vie di comunicazione, particolarmente dopo un evento sismico. Dighe con-
nesse al funzionamento di acquedotti e a impianti di produzione di energia elettrica.
VR = VN · CU [2.4.1]
Il valore del coefficiente d’uso CU è definito, al variare della classe d’uso, come mostrato in Tab. [Link].
Per le costruzioni a servizio di attività a rischio di incidente rilevante si adotteranno valori di CU anche superiori a 2, in relazione alle
conseguenze sull'ambiente e sulla pubblica incolumità determinate dal raggiungimento degli stati limite.
[Link] CLASSIFICAZIONE DELLE AZIONI SECONDO LA VARIAZIONE DELLA LORO INTENSITÀ NEL TEMPO
a) permanenti (G): azioni che agiscono durante tutta la vita nominale di progetto della costruzione, la cui variazione di intensità nel
tempo è molto lenta e di modesta entità:
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- peso proprio di tutti gli elementi strutturali; peso proprio del terreno, quando pertinente; forze indotte dal terreno (esclusi
gli effetti di carichi variabili applicati al terreno); forze risultanti dalla pressione dell’acqua (quando si configurino costanti nel
tempo) (G1);
- peso proprio di tutti gli elementi non strutturali (G2);
- spostamenti e deformazioni impressi, incluso il ritiro;
- presollecitazione (P).
b) variabili (Q): azioni che agiscono con valori istantanei che possono risultare sensibilmente diversi fra loro nel corso della vita
nominale della struttura:
- sovraccarichi;
- azioni del vento;
- azioni della neve;
- azioni della temperatura.
Le azioni variabili sono dette di lunga durata se agiscono con un’intensità significativa, anche non continuativamente, per un
tempo non trascurabile rispetto alla vita nominale della struttura. Sono dette di breve durata se agiscono per un periodo di tempo
breve rispetto alla vita nominale della struttura. A seconda del sito ove sorge la costruzione, una medesima azione cli-matica può
essere di lunga o di breve durata.
c) eccezionali (A): azioni che si verificano solo eccezionalmente nel corso della vita nominale della struttura;
- incendi;
- esplosioni;
- urti ed impatti;
d) sismiche (E): azioni derivanti dai terremoti.
Quando rilevante, nella valutazione dell’effetto delle azioni è necessario tenere conto del comportamento dipendente dal tempo
dei materiali, come per la viscosità.
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Categoria G – Rimesse, parcheggi ed aree per il traffico di veicoli (per autoveicoli
0,7 0,5 0,3
di peso > 30 kN)
Categoria H - Coperture accessibili per sola manutenzione 0,0 0,0 0,0
Categoria I – Coperture praticabili da valutarsi caso per
Categoria K – Coperture per usi speciali (impianti, eliporti, ...) caso
Vento 0,6 0,2 0,0
Neve (a quota ≤ 1000 m s.l.m.) 0,5 0,2 0,0
Neve (a quota > 1000 m s.l.m.) 0,7 0,5 0,2
Variazioni termiche 0,6 0,5 0,0
Nelle combinazioni si intende che vengano omessi i carichi Qkj che danno un contributo favorevole ai fini delle verifiche e, se del
caso, i carichi G2.
Altre combinazioni sono da considerare in funzione di specifici aspetti (p. es. fatica, ecc.).
Nelle formule sopra riportate il simbolo “+” vuol dire “combinato con”.
I valori dei coefficienti ψ0j, ψ1j e ψ2j sono dati nella Tab. 2.5.I oppure nella Tab. [Link] per i ponti stradali e nella Tab. [Link] per i
ponti ferroviari. I valori dei coefficienti parziali di sicurezza ·Gi e ·Qj sono dati nel § 2.6.1.
Fatte salve tutte le prescrizioni fornite nei capitoli successivi delle presenti norme, la Tab. 2.6.I riporta i valori dei coefficienti par-
ziali ·F da assumersi per la determinazione degli effetti delle azioni nelle verifiche agli stati limite ultimi.
Per le verifiche nei confronti dello stato limite ultimo di equilibrio come corpo rigido (EQU) si utilizzano i coefficienti ·F riportati nella
colonna EQU della Tabella 2.6.I.
Per la progettazione di componenti strutturali che non coinvolgano azioni di tipo geotecnico, le verifiche nei confronti degli stati
limite ultimi strutturali (STR) si eseguono adottando i coefficienti ·F riportati nella colonna A1 della Tabella 2.6.I.
Per la progettazione di elementi strutturali che coinvolgano azioni di tipo geotecnico (plinti, platee, pali, muri di sostegno, ...) le
verifiche nei confronti degli stati limite ultimi strutturali (STR) e geotecnici (GEO) si eseguono adottando due possibili approcci
progettuali, fra loro alternativi.
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Nell’Approccio 1, le verifiche si conducono con due diverse combinazioni di gruppi di coefficienti parziali, rispettivamente
definiti per le azioni (·F), per la resistenza dei materiali (·M) e, eventualmente, per la resistenza globale del sistema (·R).
Nella Combinazione 1 dell’Approccio 1, per le azioni si impiegano i coefficienti ·F riportati nella colonna A1 della Tabella
2.6.I. Nella Combinazione 2 dell’Approccio 1, si impiegano invece i coefficienti ·F riportati nella colonna A2. In tutti i casi, sia nei
confronti del dimensionamento strutturale, sia per quello geotecnico, si deve utilizzare la combinazione più gravosa fra le due
precedenti.
Nell’Approccio 2 si impiega un’unica combinazione dei gruppi di coefficienti parziali definiti per le Azioni (·F), per la
resistenza dei materiali (·M) e, eventualmente, per la resistenza globale (·R). In tale approccio, per le azioni si impiegano
i coefficienti ·F ri-portati nella colonna A1.
I coefficienti ·M e ·R sono definiti nei capitoli successivi.
Tab. 2.6.I – Coefficienti parziali per le azioni o per l’effetto delle azioni nelle verifiche SLU
Coefficiente EQU A1 A2
yF
Favorevoli 0,9 1,0 1,0
Carichi permanenti G1 ·G1
Sfavorevoli 1,1 1,3 1,0
Favorevoli 0,8 0,8 0,8
Carichi permanenti non strutturali G 2(1) ·G2
Sfavorevoli 1,5 1,5 1,3
Favorevoli 0,0 0,0 0,0
Azioni variabili Q ·Qi
Sfavorevoli 1,5 1,5 1,3
(1)
Nel caso in cui l’intensità dei carichi permanenti non strutturali o di una parte di essi (ad es. carichi per-
manenti portati) sia ben definita in fase di progetto, per detti carichi o per la parte di essi nota si
potranno adottare gli stessi coefficienti parziali validi per le azioni permanenti.
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