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Nerithea

Nerithea, una giovane ragazza, vive un attacco devastante al suo villaggio da parte di goblinoidi, perdendo la madre e molti amici. Dopo aver trovato rifugio nella foresta, si dirige verso Neverwinter per cercare un maestro che la addestri, incontrando un vecchio guerriero di nome Staget che la accoglie come allieva. La storia si complica quando Nerithea scopre di avere un legame misterioso con un altro ragazzo di nome Asharion, con cui condivide esperienze e poteri magici.

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Nerithea

Nerithea, una giovane ragazza, vive un attacco devastante al suo villaggio da parte di goblinoidi, perdendo la madre e molti amici. Dopo aver trovato rifugio nella foresta, si dirige verso Neverwinter per cercare un maestro che la addestri, incontrando un vecchio guerriero di nome Staget che la accoglie come allieva. La storia si complica quando Nerithea scopre di avere un legame misterioso con un altro ragazzo di nome Asharion, con cui condivide esperienze e poteri magici.

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Nerithea

Nerithea era solo una bambina quando successe. Quel fatidico giorno il villaggio venne
attaccato da un’orda di goblinoidi capitanati da un grande Hobgoblin con un solo occhio
e il tatuaggio in fronte di simbolo curnuto. Non so ancora perché decisero di venire a
profanare la loro quiete, ma lo fecero tutto ad un tratto, di notte, mentre tutti riposavano le
membra stanche dal duro lavoro. Irruppero bruscamente nelle loro case depredando tutto
ciò che possedevano: cibo, gioielli e cimeli dei nostri antenati. Mutilavano tutti quelli che
incontravano, senza fare distinzione tra bambini, donne o uomini.
La casa di Nerithea subì lo stesso trattamento ma, sia lode a Pelor, si trovava
diametralmente opposta a dove è partito l’attacco. Questo permise a sua madre di caricarla
sulle spalle e fuggire, mentre suo padre rimase ad alimentare quello che era un misero
gruppo di guerrieri che si era formato per provare a difendere, o meglio rallentare, l’avanzata
nemica. Fu l’ultima volta che lo vide.
I nemici stavano avanzando velocemente e altri bambini, con le loro madri, cercavano di
correre verso la foresta di Verdespino. La madre di Nerithea, stremata dalla corsa, cadde a
terra con lei. Nerithea si rialzò velocemente e vide sua madre stesa davanti a lei, che la
guardava con gli occhi lucidi, urlandole straziatamente di lasciarla li e di correre verso la
foresta per trovare salvezza. Le promise che si sarebbero incontrate nuovamente, perché il
loro legame era più forte della morte stessa.
Con gli occhi annebbiati dalle lacrime si mise a correre con tutte le energie che aveva in
corpo. Raggiunse il limitare della foresta e con la coda dell’occhio vide qualche altro
fuggitivo portarsi in salvo. Corse, corse fino a quando l’ultimo respiro che aveva in corpo
lasciò i suoi polmoni e cadde svenuta.
Dopo qualche ora si riprese e passò un giorno intero nascosta sotto le grosse radici di un
albero che si trovava nelle vicinanze. Presa dalla fame masticò qualche radice dura e delle
bacche. Il mattino seguente decise infine di uscire dalla foresta e quello che vide fu
solamente cenere e morte. Si avvicinò lentamente, trascinando i piedi stanchi, verso quello
che rimaneva del villaggio. Mentre camminava i suoi occhi si riempirono di lacrime che
scesero copiosamente dalle guance. Vide i corpi carbonizzati e mutilati dei suoi concittadini,
dei suoi amici. Passò a fianco di Syrin, con cui aveva passato le giornate estive a pescare, e
di Coralia, la sua migliore amica.
Presa da un bagliore di speranza iniziò a correre verso il punto in cui aveva visto per l’ultima
volta sua madre. Quando arrivò sentì un nodo alla gola: vide sua madre prona a terra, il
braccio destro steso in avanti come per chiedere un ultimo aiuto agli dei. Gli occhi aperti e
ormai di un colore vitreo lasciavano posto ai rivoli di sangue che erano sgorgati da una
fenditura profonda sulla sua nuca. Si accasciò sul suo corpo e pianse. Perchè era dovuto
succedere a lei? Improvvisamente la tristezza lasciò posto alla rabbia, una rabbia profonda e
viscerale contro l’universo intero. Odiava i goblinoidi, e più di tutti odiava la sua impotenza.
Sua madre era morta per colpa sua. I suoi amici erano morti per colpa sua. La sua rabbia
divampò e dal suo corpo uscirono delle fiamme. Urlò di dolore e di rabbia mentre il suo
corpo prendeva fuoco. “Andrà tutto bene”, le dissi dolcemente, “non permetterò più a
nessuno a noi caro di morire”.

Mi alzai lentamente e poi mi guardandomi intorno cercando qualunque cosa che fosse
sopravvissuta all’assalto. Spostando assi bruciate e rovistando tra i cadaveri e la polvere
trovai qualche provvista, qualche moneta, quello che rimaneva di una sacca e di una
mantella con cappuccio. Sapevo che la cosa giusta da fare era quella di dirigermi verso
Neverwinter e cercare qualcuno che mi prendesse come allievo.
Dopo qualche giorno di cammino arrivai all’ora di pranzo a Neverwinter . Entrai
dall’ingresso est con il cappuccio alzato per non dare troppo nell’occhio. La città era un
tripudio di rumori, musica e odori. C’erano mercanti che urlavano dietro le loro bancarelle
per attirare i clienti, bambini che si rincorrevano sul terreno battuto, donne intente a
chiaccherare e qualche ronda di guardie che passava di tanto in tanto. Inizia a chiedere in
lungo e in largo per sapere se ci fosse qualcuno disposto ad allenarmi, ma nessuno era
interessato. Pensavo ormai di aver perso le speranze quando vidi una vecchia guardia
seduta su un grosso masso che si trovava vicino alle mura cittadine. Stava osservando la
quotidianità della città, aveva una folta barba bianca curata e i suo occhi erano stanchi ma
molto saggi. “Lode a Pelor mio signore, per caso conosce qualcuno che potrebbe prendermi
come suo allievo?” gli chiesi. L’uomo, che non mi aveva notato sembrò scuotersi, come se
fosse assopito. “Lode a Pelor ragazzo, come mai sei ridotto cosi? Da dove vieni? Non ho
mai visto qualcuno con il colore della pelle rosso come il tuo” disse intravedendo il colore del
mio volto da sotto al mantello e guardando il colore delle mie mani. “Vengo da un villaggio
vicino alla foresta di Verdespino mio signore, è stato preso d’assalto qualche notte fa dai
goblinoidi capitanati da un mostruoso hobgoblin. Pochi si sono salvati e molti sono
morti. Sono qui per cercare qualcuno che mi addestri per diventare forte, non voglio più
essere un peso per nessuno” risposi con fermezza togliendomi il cappuccio e stringendo i
pugni”. “Che strano, quel villaggio dovrebbe essere abitato da genasi dell’acqua o sbaglio?
Vabbè, in ogni caso ne avrai passate di brutte da come sei ridotto. Seguimi”. E così dicendo
si alzò dalla roccia incamminandosi verso un cunicolo. Lo seguii in fila indiana. Mi condusse
per le vie della città fino a quella che sembrava la parte più povera. Improvvisamente
sguainò la spada e si girò verso destra cercando di colpirmi. Preso alla sprovvista mi accorsi
troppo tardi del colpo che mi ferì la guancia destra con un taglio orizzontale. Sguainai il
pugnale e mi misi in posizione di guardia. Ero stato tradito, anche degli uomini non ci si
poteva fidare. I miei occhi, carichi d’odio e di paura, fissarono intensamente il nuovo nemico
davanti a me che, con la punta della lama sporca del mio sangue, mi guardava impassibile.
Rimanemmo fermi per qualche secondo in attesa che succedesse qualcosa. Poi
improvvisamente l’uomo scoppiò a ridere. “Hai coraggio da vendere ragazzo. Ho voluto
testare il tuo coraggio per vedere se quello che mi hai detto è vero. Sono vecchio ormai e le
giornate a Neverwinter iniziano a diventare lunghe e noiose. Se lo vorrai, posso prenderti
come mio allievo. Sappi che sarà dura, e che non ci andrò leggero, d’altronde l’indipendenza
va guadagnata, non credi?”. Rimasi in posizione ancora per qualche secondo, cercando di
capire se le sue intenzioni erano veritiere oppure era un un trucco per farmi abbassare la
guardia. I suoi occhi erano sinceri. “L’allenamento è già iniziato” gli risposi. Lui scoppiò in
un’altra risata fragorosa “mi piaci ragazzo. Come ti chiami?”. Esitai un attimo, quale era il
mio nome? “Asharion” gli risposi. Lui continuò: “Il mio nome è Staget, piacere di conoscerti
Asharion. D’ora in avanti sarai il mio allievo”.

La dimora di Staget era umile ma ben attrezzata. Viveva da solo in una casa isolata nel
quartiere del ceto medio. Mi offrì un boccale di acqua fresca e mi riempì una tinozza per il
bagno. Poi mi medicò meticolosamente la ferita alla guancia con un preparato alle erbe.
Appena mi stesi nella brandina adibita a letto mi addormentai subito.

[Nerithea prende il controllo e il racconto prosegue]


Aprii gli occhi, un fortissimo dolore alla testa mi colpì alla sprovvista.
Mi svegliai nuovamente, riuscii a metter a fuoco il luogo in cui mi trovavo, ero in una stanza,
in una camera per esser precisi. Sentii una forte fitta e poi divenne tutto buio.
Continuai a svegliarmi e a svenire dal dolore svariate volte. Non so quanto tempo trascorse,
ma fu un vero inferno. Il dolore passava dalla testa al corpo e ogni tanto mi sentivo bruciare
internamente.
Finalmente mi svegliai tranquilla. Il dolore era ancora presente con me, ma molto più
leggero. Mi trovavo in una stanza spoglia, con le pareti di pietra e il soffitto di legno. Accanto
al letto in cui riposavo, era stato posizionato un panchetto di legno di quercia, a mo’ di comò,
in cui vi erano appoggiati sopra i miei pochi averi. Mi alzai delicatamente quando
improvvisamente la porta di aprì lentamente scricchiolando rivelando una figura anziana. Mi
spaventai, l'istinto mi disse di scappare dalla finestra e così provai a fare. Fui presa per il
braccio dal gesto inaspettatamento . “Fermati!” Mi aveva urlato nel mentre la figura. La
paura prese il sopravvento. Era una paura primordiale come quella che si prova quando sai
che la morte può esser vicina. Inspiegabilmente, non era una sensazione nuova… l’avevo
già provata, ma quando? Non ho mai avuto esperienze così estreme. Ero sempre stata una
brava bambina di paese… mamma me lo diceva sempre… ma.. mamma? … Syrin? Ah si le
erbe! …Giocavo sempre con… - venni pervasa da strane immagini. Vedevo cadaveri,
fiamme, cenere, corpi mutilati di goblin e di altri genasi; erano le immagini che ogni tanto
mi apparivano in sogno. Coralia! Il suono di un’esplosione e poi il buio.

Mi risveglia nuovamente nel letto. Nulla era cambiato, ero ancora nella stessa stanza di
prima. Ma mi ero davvero svegliata? Era un sogno? Facevo fatica a capire cosa fosse reale.
Una voce anziana e calma risuonò in quel trambusto: “Finalmente sei sveglio! O sveglia
dovrei dire..”
Lo scrutai attentamente la figura che mi si palesò davanti, non so perché ma aveva un’aria
familiare. Eppure ero sicura di non averlo mai visto prima. Di nuovo la paura si fece
presente, ero pronta a saltare giù dal letto e fiondarmi alla finestra per scappare. Quante
volte era successo? Stavo vivendo in un loop? Ero vittima di qualche incantesimo?
“Stai tranquilla, sono qui per aiutarti, Asharion.” La voce tranquilla riprese a farsi strada.
“Sono Staget” continuò. Non esitai e risposi: ““Asharion?! Chi è?! Io sono Nerithea! E chi sei
tu!? E io dove sono?” La paura si insinuò nuovamente nella mia mente e iniziai a piangere,
ma le lacrime non stavano scendendo… stavano evaporando!? Involontariamente dalla mia
bocca uscirono delle parole “Calmati scema! Sono io Asharion”. Presa ancor più dallo
sconforto iniziai a sentire stretta la stanza, mi mancava l’aria, guardai le mie mani, stavano
prendendo fuoco. L’uomo anziano d’innanzi a me, rise di gusto.
“Lasciatemi stare! Fatemi tornare a casa!” cercai di urlare. Nella mia mente rimbombarono le
parole di un ragazzo “Non possiamo tornare indietro! Non ricordi?” “Ricordare cosa?”
ribattei. “Ero uscita per raccogliere delle erbe per Syrin” non ebbi ulteriore risposta ma vidi
che l’uomo aveva smesso di ridere e il suo sguardo si era fatto serio. Prese un respiro e
parlò: “Hai sbattuto la testa durante l’esplorazione e ti ho salvato da un branco di lupi che
stava per divorarti. Sei stata incosciente per parecchi giorni e ti sei risvegliata soltanto
adesso. Purtroppo mi è giunta notizia che il tuo villaggio è stato distrutto dai goblin.
Tranquilla, sono riusciti a scappare tutti.” A quelle parole uno strano dolore misto a una
furente rabbia si fecero vive nelle mie viscere, le sentivo ardere da dentro ma non sapevo il
motivo. Guardai le mie mani e le fiamme si erano fatte più vive. Egli riprese con un tono più
amichevole: “E si, in questi giorni hai sviluppato un altro elemento! Non è da tutti sai?
Soprattutto se si tratta di un elemento opposto al tuo! Sei veramente una ragazza speciale,
cioè siete” – si grattò la testa imbarazzato. Chiesi di sapere di più sul luogo in cui si erano
recati i miei compaesani, ma le sue risposte furono vaghe… Lasciai perdere e mi ripromisi di
ritrovarli prima o poi e di tornare con loro.
“Quando iniziamo l’allenamento, maestro?!” pronunciai senza volerlo e con una voce
maschile. “Allenamento?! Ehi tu smettila di usare il mio corpo!” l’uomo iniziò a ridere di
nuovo. E così inizio il mio percorso con il maestro, cioè il nostro. Iniziai a prendere familiarità
con Asharion e per anni vivemmo con il vecchio. Fin quando… boh mattia qua dacci l’incipit
tu.

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