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Rococò

Il gotico internazionale, sviluppatosi tra il 1370 e il 1450, si distingue per la sua eleganza e raffinatezza, esprimendo la vita cortese e le saghe cavalleresche. Le opere di questo periodo, caratterizzate da una minuziosa attenzione ai dettagli naturali, sono spesso commissionate dalle corti nobili e includono celebri artisti come Simone Martini, Pisanello e Gentile da Fabriano. Le miniature dei Fratelli de Limbourg, come 'Le ricchissime ore del duca di Berry', rappresentano un esempio significativo di questa corrente artistica, unendo gusto cortese e rappresentazioni della vita quotidiana.

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Rococò

Il gotico internazionale, sviluppatosi tra il 1370 e il 1450, si distingue per la sua eleganza e raffinatezza, esprimendo la vita cortese e le saghe cavalleresche. Le opere di questo periodo, caratterizzate da una minuziosa attenzione ai dettagli naturali, sono spesso commissionate dalle corti nobili e includono celebri artisti come Simone Martini, Pisanello e Gentile da Fabriano. Le miniature dei Fratelli de Limbourg, come 'Le ricchissime ore del duca di Berry', rappresentano un esempio significativo di questa corrente artistica, unendo gusto cortese e rappresentazioni della vita quotidiana.

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NICOLE PAOLOROSSI 2026

Appunti storia dell’arte moderna paraventi para i denti che dopo l’esame te ria un boccato

IL GOTICO INTERNAZIONALE (1370-1450)

Il gotico internazionale si sviluppa, in continuazione al gotico, tra gli ultimi anni del trecento (1370)
e la metà del quattrocento (1450) su larga scala, ovvero in Europa. Per questo prende proprio il
nome di gotico internazionale o tardo gotico.
Viene anche chiamato gotico cortese, questo perché, vede la sua principale espressione all'interno
delle corti signorini e nazionali, no all'emergere della borghesia e mercantile.

Il gotico internazionale viene apprezzato dalle corti in quanto racconta la vita mondana e le saghe
cavalleresche avvalendosi di eleganza, sfarzosi, raf natezza.

Le opere tardo gotiche si distinguono per la loro grande attenzione per i parti particolari della realtà
naturale, come uomini e animali, alberi e case, che vengono rappresentati con minuzia scrupolosa.
rimane invece in secondo piano la verosimiglianza spaziale, al punto che le scene rappresentate
sembrano immerse in un'atmosfera abesca che ben si addice però con i temi cavallereschi.
Nei dipinti e nei disegni la linea ha un ruolo guida fondamentale, segue le gure, ne traccia i
contorni e ne de nisce i movimenti, mentre i colori accesi e contrastanti, spiccano armoniosamente
su sfondi luminosi d'oro.d'altronde colori spenti si sarebbero persi su tali sfondi.

La raf nata pittura tardo gotica trova applicazione anche in disegni per tessuti, gioielli, o in opere di
piccolo formato, in cui mettere maggiormente alla prova le capacità minuziose degli artisti e
[Link] le corti infatti spesso utilizzati come doni tra i signori, circolavano i libri d’ore di
preghiere, spesso illustrati. Come le celebri miniature dei fratelli de Limbourg con "le ricchissime
ore del duca di Berry" ovvero una raccolta di preghiere da recitare secondi diversi periodi dell'anno
e del giorno. Queste pagine erano miniate illustrando e rappresentando a tutta pagina le allegorie dei
mesi dell'anno.

Il gotico internazionale vede uno dei suoi principali centri ad Avignone in Francia dove
transitarono molti artisti e scultori, tra i più celebri del gotico internazionale abbiamo: Simone
Martini, Antonio pisano detto Pisanello, Michelino da Besozzo, il celebre è gentile da Fabriano,
fratelli Limbourg e nella scultura Jacopo della quercia.

Mentre in Italia la regione più pronta a recepire il linguaggio cortese è la Lombardia, Dove Milano e
Pavia rappresentano i principali centri. Possiamo parlare anche, in area veneta, di Verona.

PITTORI

FRATELLI DE LIMBOURG (PAUL, JEAN HENNEQUIN, HERMANN)

Le ricchissime ore del duca di Berry (1413–1416) (Francia) P. 12


è un libro d’ore ovvero una raccolta di preghiere da recitare secondi diversi periodi dell'anno e del
giorno. Queste pagine erano miniate illustrando e rappresentando a tutta pagina le allegorie dei mesi
dell’anno.

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Le miniature uniscono gusto cortese e attenzione minuziosa al mondo naturale: cieli “atmosferici”,
paesaggi reali ma abeschi, moda aristocratica resa con preziosità. L’impianto mensile fonde
calendario astrologico e scene “di vita”, alternando ozi di corte e lavori dei campi.

IL MESE DI APRILE P. 12
il “mese del danzamento”. in alto, nella parte in semicerchio è raf gurato un calendario
astrologico, con il carro del sole al centro e la volta celeste con i segni zodiacali del mese (Ariete e
Toro). Nella parte sottostante è rappresentata una nobile coppia che si sta scambiando l'anello di
danzamento. Le due gure sono slanciate ed esili. Portano dei lunghi panneggi curvilinei. Alle loro
spalle due giovani stanno raccogliendo ori dimostrando passione per la natura.
Con la stessa passione viene raf gurato il resto del paesaggio in cui vediamo un castello signorile,
un villaggio, un lago lago con delle barche, dei boschi ordinati. A destra si intravede la muratura di
un palazzo con il suo giardino dalle piante ben curate che stanno iniziando a crescere, tale palazzo
non viene sicuramente seguendo un punto di vista e una prospettiva razionale..

IL MESE DI LUGLIO P. 13
mese estivo del lavoro degli HUMILES (ovvero di coloro che sono vicini alla terra) infatti in questo
mese non troviamo una scena di corte. Nella lunetta troviamo la gura del Cancro e del Leone.
Sotto di questi vediamo delle gure tosare delle pecore e tagliare il grano, dei lavori duri
rappresentati però con eleganza. Il contadino sembra danzare con la falce, i pastori sono vestiti alla
“moda gotica”. Sullo sfondo un castello con ponte levatoio domina un paesaggio. La grande novità
è l'attenzione posta alla resa del cielo con le sue sfumature e le sue nuvole.

SIMONE MARTINI (1284-1344)


Un pittore italiano dei principali esponenti del gotico internazionale. lo ricordiamo soprattutto per
aver elaborato l'iconogra a della madonna dell'umiltà, che prevede la vergine seduta a terra con il
glio nelle ginocchia. Soggetto che divenne tra i più prediletti dal gotico internazionale in quanto
univa sia i gusti del pubblico religioso sia i gusti del pubblico laico.
- la Madonna dell’umiltà ✅ P. 14

ANTONIO PISANO DETTO PISANELLO(1395-1455)


Un pittore e incisore italiano del gotico internazionale. celebre soprattutto per le sue miniature, le
medaglie e per i suoi freschi. Le sue medaglie, con la sua abilità nell’incisione, sono tra le prime in
Italia ad essere realizzate con grande attenzione ai dettagli, hanno in uenzato la produzione
successiva di medaglie in Europa.
Lo ricordiamo però anche per molte opere pittoriche.
"Madonna della quaglia”✅
"Storia di San Giorgio e la principessa”✅
" Medaglia con raf gurato il pro lo di Giovanni VIII paletnologo “ ✅
" Medaglia con raf gurato il ritratto di Lionello d’est"✅

- La Madonna della quaglia (1420) Pisanello (Verona) P. 15


In questa tempera e oro su tavola, l’artista rappresenta Maria seduta a terra con il glio in piedi sul
suo ginocchio, nel mentre due angeli la incoronano. Maria è incorniciata da un prato e una siepe
piena di uccelli e ori. In primo piano notiamo una quaglia, che darà il nome al dipinto. Le gure
sono rappresentate con eleganza e dolcezza, nei gesti e nella resa delle carni delicate, e nell’uso
della curva del panneggio del manto (elemento spesso utilizzato nel goticointernazionale). Dalla

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resa della natura, dei volatili e dei dettagli nella parte in oro notiamo la ricerca di Pisanello per la
preziosità, la raf natezza e per il realismo.

"Storia di San Giorgio e la principessa” (1436) pianello (Verona) P. 31


In questo affresco l'artista rappresenta il cavaliere Giorgio di fronte alla principessa, mentre sta
salendo sul destriero con il quale andrà a scon ggere il feroce drago. La principessa viene
raf gurata di pro lo in vesti nobili, dalla fronte nuda e i capelli raccolti in una complicata
acconciature, come quelle delle grandi dame dell'epoca di Pianello. È evidente che per la
realizzazione di questo affresco l'artista privilegiò uno stile cavalleresco rispetto a quello devoto. se
non fossimo in un luogo sacro, Giorgio e la principessa potrebbero essere scambiati per Lancillotto
e Ginevra.

" Medaglia con raf gurato il pro lo di Giovanni VIII paletnologo “ (1438) Pisanello ( Firenze) P.
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É la medaglia considerata prototipo della medaglia rinascimentale: nel diritto troviamo il pro lo
barbuto dell’imperatore, con copricapo alla greca; al rovescio invece l’imperatore a cavallo davanti
al Croci sso. Nata come dono diplomatico e memoria da fondazione, de nisce uno standard
(ritratto al diritto, emblema/episodio al rovescio), prendendo spunto dalle monete antiche ma
mantenendo il gusto internazionale, non classicista.

" Medaglia con raf gurato il ritratto di Lionello d’est” Pisanello P. 32


Una delle più signi cative medaglie di Pianello è quella dedicata all'anello d'Este e intesa a
celebrarne le nozze con Maria d'Aragona. Sul dritto c'è il ero e giovane pro lo del signore, con
l'acconciatura rasata sul collo, la raf gurazione si rifà al ritratto di Lionello d'Este. Le due immagini
hanno un'origine comune e affondano le radici nello stile di Francesco Petrarca e Simone Martini.

MICHELINO DA BESOZZO (1400-1470)


Pittore e miniaturista italiano, attivo principalmente nella Lombardia e nel Veneto durante il gotico
internazionale e l'inizio del Rinascimento. Molto richiesto tra le corti italiane colpisce per le sue
gure quasi incorporee ma che con la loro bidimensionalità si stagliano su dei fondi decorati
geometrici quindi decontestualizzati.
-"Elogio funebre a Gian Galeazzo Visconti" (1403) ✅
-"Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria" (1403)✅

-"Elogio funebre a Gian Galeazzo Visconti" (1403) michelino da Besozzo (Parigi) P. 20


Durante le cerimonie funebri di Gian Galeazzo Visconti, un frate agostiniano compose e recitò un
sermone in memoria del duca e uno di questi fu Miniato nel 1403 da Michelino, che nel frontespizio
illustrò una sontuosa scena, su uno sfondo geometrico.
Nella scena Gian Galeazzo, rappresentato di pro lo con un lussuoso mantello ducale, si inginocchia
e inchina di fronte alla Vergine e il Bambin Gesù, il quale sta incoronando il duca.
I tre sono circondati da 12 virtù nelle vesti di eleganti giovani e da otto angeli.
Questa corte celeste appare come una corte mondana intenta a celebrare i fasti del signore. Nella
miniatura infatti, nonostante rappresenterebbe un elogio funebre, non c’è traccia del sentimento di
sconforto che caratterizza i funerali, non vi sono lacrime, né facce tristi, ma rappresenta piuttosto la
magni cenza di una scena cortese.

-"Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria" (1403) michelino da Besozzo (Siena) P.


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La scena rappresenta la giovane Caterina che si inginocchia a ricevere l’anello dal bambin Gesù, il
quale è seduto sulle ginocchia della madre. Nel mentre i magrissimi santi Giovanni battista e
Antonio abate si inarcano, chinano a guardare il il miracoloso sposalizio.

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Le gure esili e guizzanti, dalle dalla carnagione di cera, facce timide e fanciullesche si stagliano su
un fondo oro, che ci toglie ogni concretezza spaziale facendoci vivere una dimensione sognante.
Nell’opera viene utilizzata una tecnica da orafo che consente di creare dei rilievi, Michelino da
Besozzo la usa per impreziosire il dipinto applicandola nell’architettura del trono, nelle aureole,
nelle corone e per le scritte.

GENTILE DA FABRIANO (1370-1427)


Originario di Fabrianonè considerato uno dei più grandi pittori italiani del tardo gotico, in quanto
incarna perfettamente i caratteri e gusti del gotico internazionale ovvero la raf natezza l'eleganza, la
grande attenzione al dettaglio e alla decorazione, i colori brillanti, sfondi dorati, uniti però alla sua
capacità di rendere le gure umane con sensibilità emotiva attraverso i loro volti e le loro posture.
Utilizzava questi caratteri per trasmettere la magni cenza e la spiritualità della fede cristiana.
Lo ricordiamo per:
-“la Madonna col bambino, i santi Nicola e Caterina d’Alessandria" (1400) ✅
-“Il polittico di Valle Romita" (1410) ✅
-“L'adorazione dei Magi" (1423) ✅

-“la Madonna col bambino, i santi Nicola e Caterina d’Alessandria" (1400) di gentile da
Fabriano (Berlino) P. 26

la giovanile pala è dovette essere dipinta per una chiesa di Fabriano. Rappresenta la donna seduta
su un trono con il Gesù bambino sulle sue ginocchia. Dietro di lei due alberi nascondono tra le loro
chiome degli angeli.
Ai suoi lati invece, vediamo Caterina d’Alessandria, e dall'altro lato, ri esso anche nei gesti delle
mani, vediamo il Santo Nicola. Sotto di lui inginocchiato invece viene ritratto il donatore.
Le gure poggiano su di un prato orito, e si stagliano dallo sfondo dorato, oro che Gentile utilizza
anche per ornare le vesti, impreziosendo le gure che sono già pittoricamente rappresentate con
suprema eleganza, nei gesti e nelle forme.

- Il polittico di Valle Romita (1410) Gentile da Fabriano (galleria degli Uf zi) P. 27


Tempra e oro su tavola. Il polittico era destinato all’eremo di Val di Sasso presso Fabriano. La
tavola si sviluppa in due registri diviso in otto spazi e uno spazio centrale che si sviluppa per
entrambi i registri rappresentando uno spazio unico. Il registro principale raf gura al centro
l’incoronazione della vergine, dove i protagonisti sono Gesù, in atto di incoronare sua madre. I due
sembrano uttuare su un fondo dorato, e sono sovrastati dall’Eterno attorniato di creature angeliche.
Nei quattro scomparti laterali, sul registro inferiore, troviamo i santi Girolamo, Francesco,
Domenico e Maria Maddalena che, poggiati su un prato orito, assistono alla visione.
Sopra di loro, negli altri quattro spazi, vediamo quattro scenette in cui riconosciamo il martirio di
San Pietro martire, San Giovanni battista nel deserto, e stimate di San Francesco e, probabilmente,
Sant’Antonio da Padova che legge.
Ad incorniciare questi spazi e scene vi è una cornice dorata che rimanda al più tipico linguaggio
gotico ricco di guglie e pinnacoli, colonne tortili e archi a sesto acuto.

- L’adorazione dei Magi (1423) Gentile da Fabriano (galleria degli Uf zi) P. 28

Commissionata dalla famiglia palla strozzi una delle famiglie al momento più ricca di Firenze, per
la cappella gentilizia nella chiesa di Santo trinità.

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La pala è tricuspidata inserita in una cornice d’oro. In cui sulle due laterali, raf gurata
l'annunciazione mentre in quella centrale il Cristo con due profeti.
Nel basamento (chiamato predella) invece sono raf gurate la Natività di Gesù, la fuga in Egitto e la
presentazione al tempio.
Nella parte centrale della pala invece viene raccontato e il viaggio che fanno i Magi per arrivare al
bambino appena nato. sfruttando la forma della cornice, gentile ci racconta questo viaggio
attraverso più scene in cui l’ una è lo sviluppo temporale dell’altra, quindi in una stessa
raf gurazione vengono rappresentati, momenti e contesti differenti.
La scena è priva di interesse per la visione tridimensionale e prospettica ma piuttosto il contesto e
l'ambiente si piega a favore del racconto.
In ordine cronologico la prima scena è nella lunetta di sinistra dove vengono rappresentati i tre
saggi che avvistano la stella cometa, nella lunetta a seguire abbiamo la cavalcata del corteo verso
Betlemme e nella terza l'ingresso in città. Il corteo, popolato da uomini aristocratici e non e animali
come cavalli e animali esotici come scimmie, ghepardi, dromedari, si dispiega dalla città in alto a
destra verso il centro della pala, per nire poi verso sinistra difronte alla capanna in cui è nato il
Gesù bambino.
La scena e le gure sono rappresentati si avvale anche dell'oro dell'argento per esprimere lo sfarzo
delle corti.
Tra il corteo è stato probabilmente raf gurato Lorenzo, glio di palla strozzi, lo riconosciamo in
quanto ritratto di tre quarti con in mano un Falcone, suo emblema.

IN SCULTURA

JACOPO DELLA QUERCIA


È stato uno dei più importanti scultori italiani che meglio fare da ponte tra il gotico internazionale e
il nuovo linguaggio rinascimentale del quattrocento. Riuscì, con la sua scultura a fondere l’eleganza
e raf natezza del gotico con l'esigenza di una maggiore ricerca di naturalismo del Rinascimento.
Lasciando così un segno duraturo negli anni a venire tanto da in uenzare vari artisti come
Donatello e Ghiberti.

- LA TOMBA DI ILARIA DEL CARRETTO A LUCCA (1406–1408) Jacopo della quercia (Lucca,
Duomo, marmo) P. 33
È una tomba isolata con “gisant”: termine francese che indica il “giacente”, in questo caso Ilaria,
rappresentata scultorea in posizione sdraiata. Ai suoi piedi giace un fedele cagnolino. La defunta
sembra una bella addormentata perché rappresentata con un estremo naturalismo del volto
incantevole vestita di un elegantissimo abito con pieghe af late e chiuso sopra la gola dall'altissimo
colletto.
Sui anchi del sepolcro ci sono dei spiritelli reggifestone.
Nasce in una Lucca aperta al gusto internazionale sotto Paolo Guinigi, mentre Jacopo assorbe
stimoli padani e francesi.

- LA FONTE GAIA A SIENA (1414–1419) Jacopo della quercia (Siena, Piazza del Campo) P. 34
Una fontana in marmo, oggi ne abbiamo una copia di Tito Sarrocchi, 1869 di quelli originali.
Appare come un trono con ali aggettanti intorno alla vasca. Al centro, in un bassorilievo, abbiamo la
Vergine con Bambino, nelle nicchie le Virtù; sui anchi la Creazione di Adamo e il Peccato
originale al di sopra due statue a tutto tondo di Rea Silvia e Acca Larentia per alludere ai miti
fondativi di Siena. Si voleva in questo modo alludere rileggendo secondo la quale Siena fu fondata
da Sieno e a Aschio, gli di Remo.
La reazione di Jacopo della quercia fu sostituita in quanto l’originale, essendo stato realizzato con
dei marmi teneri, era assai malmesso per l'usura e la lunga esposizione agli agenti atmosferici.

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- IL PORTALE CENTRALE (rilievi 1426–1428, Bologna, Basilica di San Petronio, marmo) P.


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P.a Jacopo della quercia si deve il progetto della porta centrale della basilica di San Petronio, che
riuscì però a completare solo in parte. Manca infatti il coronamento gotico che avrebbe dovuto
innalzarsi sopra la lunetta.
Tra i rilievi notiamo quello del Peccato originale di Adamo ed Eva. tra i possenti nudi, che
emergono come statue a tutto tondo, l'albero del bene e del male li separa, e da esso spunta il
serpente tentatore. Il giardino dell'eden è totalmente spoglio. Percepiamo un attrito di forze
contrastanti, una tensione enfatizzata dalla posa di Adamo in cui il braccio destro si stira mentre la
sottostante gamba si piega, quindi gli arti all'opposto rimangono in riposo barra tensione. Si vede
sulla strada giusta

RINASCIMENTO (1400-PRIMO 1500)


Il Rinascimento è un movimento culturale sviluppatosi in Italia e in Europa nel 400 e 500. Esso ha
elaborato una nuova visione del mondo coinvolgendo tutti gli ambiti del sapere, della letteratura,
dell'arte e delle scienze.
Il Rinascimento del quattrocento si sviluppa in una situazione di stabilità dell'Europa, un’Europa
che era stata profondamente segnata da sanguinose guerre e dalla peste del 348. si consolidano le
grandi monarchie nazionali (Francia Inghilterra Spagna), nel 1450 abbiamo la caduta di
Costantinopoli e la ne dell'impero romano d'oriente. L'Italia invece differentemente dagli altri
paesi europei, resta caratterizzata dalla presenza di più centri di potere, ad eccezione
dell’uni cazione del sud Italia.
Il Rinascimento affonda le proprie radici nell'Umanesimo letterario del trecento, il quale aveva
promosso la "rinascita" (da qui il nome) della cultura attraverso la riscoperta del mondo classico. È
proprio nella cultura classica greco e latina che l’umanesimo recupera i valori dell'uomo,
considerato come un'unione di spirito, intelletto e materia, un uomo capace di comprendere le leggi
della natura. Non a caso la formazione dell'individuo deve comprendere vari ambiti del sapere.

Anche gli artisti partecipano a questo rinnovamento culturale, essi fungono da tramite tra la
componente aristocratica per cui lavoravano e quella più popolare della società, rappresentando
gurativamente gli ideali rinascimentali.
Gli artisti infatti lavorano per l'alta borghesia e per il ceto medio e, dopo il suo sviluppo, anche per
le grandi famiglie di mercanti e banchieri (I medici, i Brancacci, gli strozzi, gli Albizi) le quali
nanziavano importanti opere pubbliche.

La rivoluzione rinascimentale vede il proprio centro a Firenze (con la famiglia Medici) ma in pochi
decenni i centri di produzione artistica si moltiplicano in tutta Italia, si aggiungono così Roma,
Urbino, Milano, Mantova, Ferrara, Napoli, Padova.
Figura fondamentale è Leon battista Alberti, il quale ha codi cato i principi e i valori ispiratori del
Rinascimento, scrivendo dei trattati rivolti alle tre arti maggiori ovvero pittura, architettura e
scultura. Possiamo sintetizzare questi valori rinascimentali in cinque punti fondamentali:
La riscoperta dell'arte classica dove l'antichità romana e greca rappresenta un modello
ineguagliabile
Il ruolo centrale attribuito all'uomo, sia dal punto di vista sico (studio della dell'anatomia) e
psicologico (rappresentazione di caratteri individuali e delle emozioni)
Affermazione di un nuovo concetto di bellezza, basato non sull'ornamento, ma sull'applicazione di
proporzioni armoniche, ordine ed equilibrio.
Affermazione del principio dell'arte come Nemesis, cioè come imitazione della natura, considerata
un modello perfetto in quanto creato di Dio.
Le lavorazioni della prospettiva lineare eccentriche, utilizzata per rappresentare lo spazio, elaborata
nel 1420 da Filippo Brunelleschi e teorizzata successivamente dalle Leon battista Alberti. Il

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dipinto, dunque, è pensato come una " nestra" che ci mostra una porzione di realtà, dato però il
procedimento costruttivo prospettico questo presuppone un preciso punto di vista, ciò implica una
posizione centrale dell'uomo come osservatore della realtà.
Gli artisti che si distinsero nel Rinascimento sono: Filippo Brunelleschi, Donatello, Masaccio, (I tre
promotori del rinnovamento artistico e culturale cui si dà il nome di Rinascimento) Ghiberti Paolo
uccello, Piero della Francesca, Luca della robbia, beato Angelico, Filippo Lippi, Leon è un battista
Alberti, Jan van Eyck, mantegna, Antonello da Messina.

LORENZO GHIBERTI (Firenze 1378-1455)


è stato uno dei più grandi scultori e artisti del rinascimento italiano, noto soprattutto per le sue opere
in bronzo e per il suo ruolo nella creazione di due porte del battistero di San Giovanni a Firenze.
Lorenzo Ghiberti dovette realizzare queste porte dopo aver vinto un concorso del 1401 tra i migliori
artisti toscani, secondo il quale il vincitore avrebbe realizzato una grande porta bronzea per il
battistero orentino di San Giovanni. Ciò che veniva richiesto e di realizzare queste due porte per
due dei tre ingressi al battistero, uno di questi era già stato compiuto nel 1300 da Andrea pisano ed è
a questo modello che dovevano attenersi per la nuova porta. Per partecipare al concorso ogni
maestro doveva eseguire una formella mistilinea (cioè con una cornice gotica) rappresentante il
sacri cio di Isacco. E come immaginiamo Berti lo vinse.

Rappresenta la sintesi tra la tradizione medievale e la nascita di nuovi stili rinascimentali, facendo
di lui un pioniere dell'evoluzione nell'arte occidentale e quindi del Rinascimento.
-"formelle: sacri cio di Isacco” ✅
-"Porta Nord" (1403/1424) ✅
-"Porta del paradiso" (1425) ✅

- Sacri cio di Isacco formella (1401) Lorenzo Ghiberti (Firenze) P. 48


Raf nata composizione gotica, con Abramo bloccato dall’angelo mentre sta per uccidere Isacco.
Quest’ultimo, nudo è ispirato ai modelli classici, mostra un primo accenno al naturalismo
rinascimentale. Elegante e lineare, ancora legata al gusto gotico internazionale.

- Porta Nord (1403/1424) Lorenzo Ghiberti (Battistero di Firenze, oggi al Museo dell’Opera del
Duomo) P. 47
La porta nord fu una lunga impresa: Ghiberti ne ottenne la commissione da ventenne con
l'assistenza di una bottega prestigiosa. La porta presenta 28 formelle con storie evangeliche e gure
di evangelisti e dottori della Chiesa. Stile elegante e dettagliato, pienamente nel gusto gotico
internazionale. Ghiberti guidò una bottega che formò Donatello, Michelozzo e Paolo Uccello.

- Porta del paradiso (1425) Lorenzo Ghiberti (originale museo a Firenze) P. 100
Lorenzo Ghiberti aveva ottenuto l'quella con la posizione più prestigiosa, di fronte all'ingresso del
Duomo, Michelangelo l’ha giudicata come non degna del “paradiso". Fu un'impresa lunga e
dif cile che coinvolse numerosi aiuti.
La struttura di due battenti rinunciava a ogni riferimento gotico e prevedeva 10 grandi formelle
quadrate raf guranti storie bibliche, uni cate da una cornice con piccole gure di altri personaggi
biblici. Le gure sono eleganti, slanciate e leggiadre, tutto attorno a loro è descritto con un’estrema
attenzione al dettaglio più che al naturalismo. L’opera rappresenta la sintesi della raf nata eleganza
gotica con la nuova monumentalità rinascimentale.

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Donatello: Donato di Niccolò di Betto bardi (Firenze 1386-1466)


È stato uno dei più grandi scultori e del Rinascimento italiano tanto da essere considerato uno dei
fondatori della scultura, vista la sua capacità di innovare e rompere con le convenzioni artistiche
[Link] sua scultura combinava una profonda conoscenza dell'anatomia umana, una straordinaria
capacità di dare espressione al lato psicologico dei personaggi e l'uso della sua prospettiva,
arrivando ad un tale realismo che lo pongono come uno degli artisti più avanzati del suo tempo.
Fu uno dei primi scultore a usare il bronzo per creare scultura grandezza naturale, portando avanti
una tecnica che sarebbe diventata fondamentale per i successivi sviluppi della scultura
rinascimentale.
Il bronzo permetteva una maggiore nezza nei dettagli rispetto al marmo, e Donatello lo utilizza per
creare sculture vivaci, sensuali e piene di dettagli anatomici precisi.
Per Donatello il vuoto, lo spazio attorno al pieno, ovvero alla scultura, non è meno importante della
scultura stessa, ma è una sua parte integrante in quanto l'artista ne comprende che la scultura crea
un dialogo con l'ambiente circostante.
Donatello lavorò anche a Padova in un periodo molto particolare (1443-1453) periodo nel quale la
sua arte si arricchiva di nuove sperimentazioni stilistiche e tecniche.
"Convito di erode” ✅
"David" (1430-1440) ✅
"Giuditta e oloferme" (1457) ✅
"Monumento equestre al Gattamelata" (1447) ✅
"Compianto sul Cristo morto” (non rinvenuto sul libro)

- Convito di erode (1423-1427) Donatello (siena, battistero, fonte battesimale) P. 61


È un rilievo di bronzo e realizzato per decorare le parti esterne di una fonte battesimale.
Il soggetto, come ci dice il titolo stesso, è il convito di Erode, un episodio che segna la sorte di
Giovanni il battista. La scena è immersa all'interno di un architettura classica dell'antichità, fatta di
alloggiati con archi a tutto sesto. Questo spazio viene reso tridimensionale grazie alla prospettiva e
all'uso della tecnica dello “stiacciato”. In primo piano a sinistra vediamo la testa del battista che
viene presentata a un erode inorridito. Mentre dall'altro lato Salomè danza sulla . ancora oltre, in un
terzo piano e un terzo spazio loggiato, vediamo svolgersi un momento precedente della storia
presentata in primo piano, ovvero quella volta in cui la testa del battista è offerta a Erodiade.
Donatello usa così la tridimensionalità e la suddivisione degli spazi per raccontare, nella stessa
scena episodi che avvengono i momenti differenti.

- David (1430-1440) Donatello (Firenze museo) P. 102


È una scultura di un adolescente in bronzo a tutto tondo. Era stata pensata per una sala di un palazzo
dei de Medici, sarebbe stata riposta sopra una colonna proprio come monumenti dell’antichità, per
questo lo sguardo del ragazzo è appositamente rivolto verso il basso così da poterne incrociare lo
sguardo da sotto.
Donatello rappresenta con estrema grazia ed eleganza un adolescente dei capelli lunghi,
completamente nudo, se non per il cappello in testa e i calzari. Nella mano destra tiene la spada
mentre nella sinistra il sasso con il quale ha abbattuto Golia. la cui testa è rappresentata proprio ai
piedi del giovane trionfante, come se fosse un cacciatore.
La mano sinistra che tiene il sasso è appoggiata al anco, richiamando la classica posa chiastica
delle sculture greche a tutto tondo.

- Giuditta e Oloferne(1457) P. 102


È un gruppo scultoreo a tutto tondo in bronzo, realizzato dall’ormai anziano Donatello per Cosimo
de' Medici. Rappresenta l'eroina Giuditta in atto di decapitare Oloferne, esprimendo una forza e
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tensione impressionante che possiamo percepire nel gesto dell'eroina che alza la spada, nel
panneggio della sua veste, dal peso corporeo di Oloferne e nelle storie ai piedi del basamento.
Le scene sul basamento rappresentano tre scene bacchiche, le quali alludono all’ebbrezza di
oloferne: Giuditta, infatti, lo uccise dopo averlo ingannato e fatto ubriacare.

- Monumento equestre al Gattamelata (1443-1453) Donatello (Padova, basilica di Sant’Antonio)


P. 170
Dopo che Donatello si trasferì da Firenze a Padova l'artista lasciò un segno indelebile nel cuore
della città, innalzando un Monumento equestre in bronzo a Erasmo da Narni, il primo del
Rinascimento.
Recupera la tradizione imperiale romana, simbolo della dignità civile del condottiero e della nuova
visione laica dell’eroe.

Compianto sul Cristo morto Donatello

Filippo Brunelleschi (1377-1446 Firenze)


Filippo di per Brunellesco Lapi, detto Filippo Brunelleschi è una delle gure di riferimento per
l'elaborazione e l'affermazione dei principi del Rinascimento italiano, anche se lavorerà
prevalentemente solo a Firenze.
Brunelleschi è un artista plurimo, una personalità artistica complessa che si interessa a vari ambiti.
Riceve una formazione orafa, si identi ca poi come uno scultore e lo riconosciamo come architetto
e ingegnere. L’architettura ora, con Filippo Brunelleschi, è destinata ad iniziare ad essere
considerata come una delle arti liberali.
Dobbiamo a lui la "scoperta"" di tre fondamentali novità:
- La prospettiva lineare centrale,
- il recupero dei principi dell'architettura classica greco romana,
- l'elaborazione di un nuovo sistema progettuale, basato sulla geometria e sulla modularità delle
strutture, ovvero l'utilizzo di un modulo, una misura di riferimento, che per multipli e
sottomultipli determina le altre dimensioni dell'insieme, arrivando così a un ordine delle parti, a
una chiarezza compositiva che rappresenta l'idea di bellezza Rinascimentale.

"Formella: sacri cio di Isacco” (1401) ✅


"Cupola di Santa Maria del ore" (1418)✅
"Loggia degli innocenti" (1419) ✅
"Chiesa di San Lorenzo" (dopo 1421) ✅

Formella: sacri cio di Isacco (1401) Filippo Brunelleschi (Museo, Firenze) P. 48


Formella in cornice gotica che doveva essere presentata per la partecipazione a un concorso del 1401.
Brunelleschi divide la rappresentazione in due parti distinte. In basso si trovano i servitori, impose che
denotano l'estraneità alla tragedia che si sta compiendo alle loro spalle. Sul piano più elevato ci sono i
personaggi principali. I gesti di questi sono rapidi e decisi, esprimendo tensione e drammaticità. Il nodo
centrale è uno scontro di tensioni fortissime, ovvero il fanciullo che si ribella alla violenza, l'angelo che
interviene sicamente a affermare la mano di Abramo, sottolineando il punto più alto è di massima
attenzione dell’azione.
(In quella di Ghiberti non mostra un'azione in atto ma la cieca obbedienza ha una volontà superiore)

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L'intensità della scena principale è sottolineata, per contrasto, dalla stasi della parte inferiore, in cui i
personaggi debordano dalla cornice.
La tecnica utilizzata da Filippo Brunelleschi è stata differente da quella di Ghiberti, infatti, Filippo ha
lavorato separatamente i blocchi corrispondenti alle gure, applicandoli successivamente sulla lastra.

Cupola di Santa Maria del ore (1418) Filippo Brunelleschi ( renze) P. 62


La cattedrale di Firenze era stata ricostruita agli inizi del trecento su disegno di Arnolfo di cambio,
ma senza che si riuscisse ad innalzare la cupola perchéviste le dimensioni che avrebbe dovuto avere
non si sapeva come costruirla. Per questo nel 1418 si bandi un concorso per risolvere il problema e
vinsero Brunelleschi e Ghiberti con due differenti progetti. Riconosciuta tuttavia la superiore
competenza tecnica di Brunelleschi, divenne l'unico architetto responsabile della fabbrica del
Duomo.
Brunelleschi progettò una cupola a doppia calotta con otto costoloni (scheletro) e altrettante vele (la
parte tra i due costoloni), poggianti su un tamburo ottagonale e in grado di sorreggersi senza il
supporto di centine (cioè le basi di appoggio per le costruzioni con i conci), perché la sua stabilità
era garantita dalla misurazione matematica costante della curvatura.
La cupola è stata pensata con una doppia calotta per dare solidità alla costruzione, distribuendo il
peso della struttura, in quanto quella interna ha una primaria funzione portante, mentre quella
esterna è più leggera e protegge la costruzione dall'umidità, è quella che vediamo esternamente,
inoltre tra le due si sviluppano corridoi e scale che consentono di percorrere la cupola.
Questo espediente della copertura a doppia calotta venne utilizzato da Filippo guardando ai
monumenti antichi romani, così come la scelta di utilizzare mattoni a spina di pesce per la muratura.
Brunelleschi però non guardò soltanto all'antica Roma ma ricorse anche l'architettura gotica, citando
al verticalismo, al sesto acuto e scegliendo i possenti costoloni esterni per scaricare il peso sul
tamburo ottagonale, raccordati alla sommità dalla lanterna che anch'essa sembra riprendere degli
espedienti gotici. (archi rampanti, ampie aperture verticali)
La cupola fu nalmente ultimata nel 1436, stagliandosi su Firenze come un vero e proprio miracolo.

Loggia degli innocenti (1419) Filippo Brunelleschi (Firenze) P. 64


Nel 1419 Filippo Brunelleschi ricevette l'incarico di progettare l'ospedale degli innocenti, ovvero un
edi cio pubblico, popolare che offriva assistenza e istruzione ai bambini orfani o abbandonati.
Possiamo de nirla come la prima architettura del Rinascimento, il primo spazio urbano
rinascimentale dove l'architettura è pensata in termini geometrici e aritmetici in cui il corpo umano
è la misura, i suoi occhi sono uno strumento e la mente il primo cantiere.
L'edi cio si presenta allo spazio urbano elevato di nove gradini attraverso i quali si può accedere ad
un portico scandito da nove archi a tutto sesto poggiati su colonne corinzie. Nella parte superiore in
corrispondenza all'apice di ogni arco si aprono nove nestre.
Per la costruzione di questo edi cio Brunelleschi applica chiaramente un principio modulare ovvero
utilizza una semplice logica geometrica in cui ssa un'unità di misura da cui fa derivare tutte le
altre. (ad esempio l'altezza della colonna è uguale alla distanza tra due colonne l'altezza dell'arco è
metà dell'altezza della colonna la larghezza del porticato corrisponde all'altezza della colonna)
È tutto questo è stato pensato non per essere destinato a un edi cio di corte di un signore ma per un
edi cio popolare, ciò ci dimostra che l'arte rinascimentale non era riservata ai ceti maggiori ma
l'arte era una cosa di tutti.

Chiesa di San Lorenzo (dopo 1421) Filippo Brunelleschi (Firenze, architettura) P. 65


La basilica di San Lorenzo è una delle più antiche di Firenze e n dai primi primi anni anni 20,
Brunelleschi si occupò della ristrutturazione. Il progetto prevedeva una suddivisione in tre navate,
alternando la copertura piana al centro con le volte nei corridoi laterali.
Lo schema utilizzato è lo stesso dell'ospedale degli innocenti ovvero la ripetizione di un principio
modulare, come per le campate.

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Le navate sono scandite da colonne di pietra monolitiche a fusto liscio con capitelli Corinzi, a cui
corrispondono, sulle pareti laterali ha delle paraste corinzie.
I motivi micro Romy del pavimento disegnano a terra lo stesso modulo-campata
La pianta della basilica è molto simile a quella delle basiliche gotiche ma il senso dello spazio interno
era ispirato all'architettura romana e a quella paleocristiana.
Il cantiere di San Lorenzo fu assai lungo, e si dovette attendere che Cosimo (poi detto il vecchio)
arrivasse al vertice della famiglia de' Medici, nel 1442 perché si iniziasse la fase nale della costruzione.

Masaccio (Tommaso di ser Giovanni di Simone) (1401-1428 a 27 anni)

È stato uno dei più grandi pittori italiani e il Rinascimento, anche se la sua carriera fu breve.
Divenne presto il principale veicolo di rinnovamento della pittura della prima metà del secolo, in
quanto fu capace di rompere con la tradizione medievale, caratterizzata da rappresentazioni formali,
piatte e simboliche. Masaccio invece fu capace di dare personaggi un'identità psicologica e morale,
la sua pittura manifesta vicinanza alla realtà dell'uomo, ovvero un uomo sicamente de nito
attraverso lo studio dal vero dei corpi, con volumi modellati dalla luce e dall'ombra; un uomo che
mostra sentimenti e forza interiore, protagonista della propria storia e in dialogo con la natura e con
il sacro.

Durante la sua carriera si mise in società con il pittore più anziano Masolino da Panicale, con il
quale realizzò alcuni lavori.

"Ciclo delle storie di San Pietro" affreschi nella cappella Brancacci (1424) ✅
"Trinità" (1425) ✅
"Polittico di Pisa" (1426) ✅

- Ciclo delle storie di San Pietro (1424) Masaccio (affreschi nella cappella Brancacci, Firenze) P.
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La cappella Brancacci, nella chiesa orentina di Santa Maria del Carmine, fu voluta da Pietro
Brancacci ma commissionata dal nipote solo nel 1423. I lavori, iniziati nel 1424, furono af dati a
Masolino e Masaccio. I due però lasciarono il ciclo incompiuto. E 10 anni dopo,nel 1434, al rientro
di Cosimo de' Medici dall'esilio i Brancacci furono cacciati dalla città e la loro immagine rimossa
dalla memoria cittadina per questo alcune gure degli affreschi rappresentanti membri della
famiglia Brancacci furono cancellati.
Il progetto iniziale prevedeva la decorazione della volta e delle tre pareti, organizzate in due registri,
con storie riguardanti la vita di San Pietro. Tale ciclo è interessante per osservare l'organizzazione
del lavoro da parte di due artisti consapevoli delle loro diversità stilistiche, così i due si suddivisero
le parti, alternandole in modo da equilibrare le differenze espressive tecniche e creando così una
sorta di complessiva unità.
Di tutti gli affreschi ricordiamo in particolare il tributo (Masaccio) la caccia di Adamo ed Eva
dall'Eden (Masaccio).

- Trinità (1425) Masaccio (Basilica di Santa Maria Novella, Firenze, affresco) P. 75


L'affresco realizzato da Masaccio ha fatto scalpore per il modo in cui l'artista utilizzò la prospettiva,
per rappresentare un'architettura illusionistiche di un'intera cappella, tanto che Vasari arrivi a dire
"che pare sia bucato quel muro”. questo perché la prospettiva è stata calcolata rispetto a uno
spettatore posto a 9 m di distanza, che guarda dal basso verso verso l’alto, dunque da un punto di

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vista reale. Determinando un coinvolgimento diretto dell'osservatore nella scena abbattendo così il
limite tra spazio reale e illusorio, mettendo in comunicazione lo spettatore con le gure
rappresentate.
All'interno di questo spazio architettonico che sembra essere pensato da Brunelleschi, troviamo
l'imponente gure di Dio che sorregge il glio Gesù in croce, mentre mentre la colomba dello
spirito Santo si getta in picchiata verso lo spettatore.
Ai lati e ai piedi della croce troviamo la vergine e San Giovanni.
Mentre sulla soglia di questo spazio pregano in adorazione eterna: Berto di Bartolomeo (un
architetto che collaborò al cantiere della cupola di Brunelleschi) e sua moglie Sandra. Solitamente,
dall'arte medievale, era consueto che committenti e devoti fossero raf gurati più piccoli rispetto ai
santi ma massaggio scardina questa tradizione in quanto è più importante tare con realismo
prospettico.
Sotto di loro, nel registro inferiore, quindi sotto l'altare, già giù uno scheletro (Adamo) che ci
ricorda che la passione, la morte e la resurrezione di Cristo hanno scon tto la morte di ogni uomo,
tanto che lo scheletro" dice "ai fedeli, attraverso un'iscrizione: "io fu già quel che voi siete, e quel
ch’io sono voi ancor sarete".

- Polittico di Pisa (1426) Masaccio P. 74


Nel 1426 Masaccio si spostò da Firenze per andare a Pisa, per realizzare il polittico di Pisa.
Purtroppo, a seguito di antiche dispersioni, il politico si è aggiunto in frammenti divisi tra differenti
musei.
Su richiesta del committente, Masaccio dipinse una pala di formato ancora gotico e con il fondo
dorato nella quale però vediamo molti superamenti delle tradizioni gotiche, come il fatto che nel
registro principale, le tre aree in cui è diviso, appartengono tutte e tre ad un solo spazio
compositivo.
Nella predella del polittico (parte bassa rettangolare) vi sono cinque scene orizzontali, anche se ne
vediamo due; una; due. ognuna racconta degli episodi della vita delle gure sovrastanti, nel registro
centrale infatti si ipotizza che a destra e sinistra della rappresentazione della Madonna col bambino
e gli angeli nel trono vi erano rispettivamente rappresentati 2 e 2 santi.

Ovviamente lo scomparto principale del polittico è quello centrale rappresentante la vergine, dal
mantello sapientemente maneggiato, seduta su di un trono di marmo, e alle sue ginocchia il glio
rivolge lo sguardo verso di noi. Ai loro piedi di fronte al trono siedono due angeli musicanti.
A colpire di questa rappresentazione è l'utilizzo di una luce fortissima, che de nisce un netto
contrasto tra le parti in ombra e quelle illuminate.

Paolo uccello (1397-1475)


È stato un pittore e miniaturista italiano del Rinascimento. È noto per aver esplorato con grande
passione una delle principali innovazioni nelle Rinascimento ovvero la prospettiva lineare, i suoi
lavori ne mostrarono le potenzialità in maniera evidente, talvolta sacri cando l'emozione per la
precisione tecnica, arrivando a distorcere le gure per accentuare l'illusione della profondità.
"Battaglia di San Romano" (1438) ✅

- Battaglia di San Romano (1438) Paolo uccello (Londra) P. 79


In questo dipinto rettangolare, così come in altri possiamo notare una vera e propria ossessione per
gli scorci dif cili e le geometriche volumetrie delle gure e dei cavalli. Osservando la disposizione
dei cavalli, dei soldati e delle loro lunghe lance possiamo notare quanto Paolo uccello abbia studiato
una composizione prospetticamente impeccabile nonostante non stessimo parlando di

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un'architettura o uno spazio ma di una affollatissima composizione di gure, il che è ancora più
complicato.

Andrea del castagno (1421-1457)

Fu uno dei pittori più importanti del Rinascimento orentino, noto per la sua forza espressiva,
attraverso l'uso drammatico della luce e del colore e la monumentale presenza dei suoi personaggi,
tanto da far distinguere la sua pittura per il suo realismo incisivo. Nelle sue opere il chiaro o oscuro
modella con grande forza il volume delle gure, utilizzando la luce come uno strumento per dare
profondità, ma anche per enfatizzare la drammaticità delle scene rappresentate.
"Cenacolo di Sant'Apollonia" (1447)✅

- Cenacolo di Sant'Apollonia (1447) Paolo uccello (Firenze) P. 82


Questo affresco del monastero di Sant'Apollonia rappresenta l'ultima cena in un edi cio all'antica
rappresentato con un esagerato effetto prospettico, come possiamo notare dalle linee del pavimento
dal sof tto, dallo spiovente del tetto e dalle pareti laterali.
Dallo sfarzo della sala capiamo che si sta trattando di uno spazio degno di un imperatore romano,
dalle pareti ricoperte completamente da lucenti lastre marmoree colorate.
Gli apostoli siedono attorno a Gesù come statue, solo uno siede solitario dall'altra lato del tavolo,
Giuda.
La scena è colpita da un'intensissima luce che fa risaltare gli elementi chiari, come la tovaglia
bianca, come se fossero dei neon, tanto che le vesti degli apostoli sembrano quasi essere metalliche.

Piero della Francesca (1415-1492)


È stato uno dei più grandi pittori e matematici del Rinascimento italiano, ha in uenzato numerosi
artisti rinascimentali e oltre. È noto per la sua maestria nel trattamento della prospettiva, della
geometria e per la sua capacità di creare composizioni simmetriche e armoniose.
In uenzato dalle teorie matematiche e geometriche Rinascimentali le sue opere sono realizzate
attraverso un particolare approccio scienti co ri ettendo il suo grande interesse per la [Link]
gure di Piero della Francesca sono sempre rigide e nobili, formali e maglie e eccessivamente
emotive o dinamiche, ma piuttosto contenute e misurate. La luce così come i colori vengono
utilizzati sapientemente per rendere lo spazio e le gure con grande profondità e armonia.
In sostanza la sua pittura rappresenta il lato più razionale del Rinascimento italiano.

"Battesimo di Cristo" (1440)


"La agellazione di Cristo" (1455)
" Doppio ritratto dei duchi di Urbino, i Montefeltro" (1465)

Battesimo di Cristo (1440) Piero della Francesca (londra) P. 84


L'opera è composta da una forma pressoché quadrata sormontata da una forma semicircolare. Sull'asse
verticale al centro si trova la gura di Cristo, in piedi nel ume giordano, immerso all'interno di un
paesaggio chiaro e luminoso, dal cielo limpido, nel mentre Giovanni battista gli sta versando l'acqua nel
capo. Sopra di lui una colomba, simbolo dello spirito Santo, sembra de nire la ne del area quadrata e
l'inizio del cm cerchio superiore.
Alla destra destra di Gesù, dietro ad un albero, Tre angeli osservano la scena.
Mentre alla sinistra di Gesù troviamo Giovanni battista e alle sue spalle un uomo che si sta spogliando e
in secondo piano, dietro di lui altre gure riempiono lo spazio.

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La prospettiva del paesaggio viene resa attraverso le dimensioni degli alberi che vanno riducendosi dal
primo all'ultimo piano così come le gure e le nuvole.

La agellazione di Cristo (1455) Piero della Francesca (Urbino) P. 88


Anche quest'opera è pensata secondo un certo rigore prospettico e geometrico, dalla composizione ben
pensata simmetrica ed equilibrata.
La tavola raf gura la agellazione di Cristo la quale sta avvenendo nella parte sinistra del quadro, sotto
un porticato prospetticamente rappresentato in modo impeccabile. qui Gesù, legato ad una colonna,
viene agellato da due uomini, mentre un terzo guarda. La scena viene comodamente osservata
dall'imperatore Pilato rappresentato di pro lo sui di una sorta di sedia.
Dall'altro lato del quadro al di fuori del porticato in primo piano vengono rappresentate tre gure la cui
identità non è ancora certa ma sicuramente ne hanno una viste le caratterizzanti differenze di gesti, vesti,
calzari, acconciature e copricapi.

Doppio ritratto dei duchi di Urbino, i Montefeltro (1465) Piero della Francesca (Firenze) P. P. 159
I due pannelli ritraggono il duca Federico da Montefeltro e la moglie battista sforza, ritratti di
pro lo secondo il modello delle medaglie forgiato da Pianello.
Le due gure a mezzo busto sono sempli cate a tal punto che sembrano l'unione di una
giustapposizione di forme come sfere cilindri.
Federico ha la parte alta del naso smussata, l'aveva persa, insieme all'occhio destro, in un
combattimento; la moglie battista, dal volto chiarissimo, ha un'acconciatura alla moda che le lascia
scoperta la fronte altissima e mostra il ricco corredo di gioielli che porta al collo.
Le due gure si stagliano sullo sfondo sfondo rappresentante la veduta di un paesaggio scon nato in
cui la prospettiva è resa dalla minuzia dei dettagli in lontananza, ispirata chiaramente alle novità
amminghe.

I due pannelli sono dipinti anche sul retro dove vengono raf gurati i due in trionfo mentre guidano i
loro carri accompagnati da allegoriche gure di virtù mentre mentre, sullo sfondo, ancora una volta,
una veduta di Montefeltro.

Luca della robbia (1400-1482)


È stato uno dei più importanti scultori e ceramisti del Rinascimento orentino è noto soprattutto per
l'invenzione del bassorilievo in terracotta invetriata, la tecnica che gli permise di produrre opere
durature e di grande impatto visivo. I suoi opere, le quali spesso trattano di temi religiosi, come
madonne e santi, si caratterizzano per la cura dei dettagli e la vivacità dei colori.

"Resurrezione" (1443) Luca della robbia ( renze, Santa Maria del ore) P. 95
Nel 1442 Luca della robbia ebbe l'incarico di seguire una lunetta di una porta della sacrestia, per
terminare la poi nel 1444. La scena fu interamente realizzata con la rivoluzionaria tecnica della
terracotta invetriata dell'artista.
Nella scena è ritratto al centro il Cristo risorto adorato da quattro angeli che gli stanno attorno,
attorno al sepolcro, sopra il quale sta il Cristo, i soldati m'Ono in un piede profondo riposo.
La genialità dell'artista sta nell'espediente di far esaltare le gure Biancolatte ponendole in uno
sfondo azzurro vivo facendole esaltare in un netto contrasto, i decenni successivi tale caratteristica
rappresentò il "marchio di fabbrica" delle opere in terracotta invetriata.

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Filippo Lippi (1406-1469)


È stato un pittore orentino noto per la sua abilità nell'usare la prospettiva e nel rappresentare le
gure umane con estrema delicatezza. la sua pittura, spesso legata a temi religiosi, si distingue per
un uso di colori caldi.
" Madonna di Tarquinia" (1437) ✅
"Annunciazione Martelli" (1440) ✅
"Cappella Portinari" (1462)

- Madonna di Tarquinia (1437) Filippo Lippi (roma) P .114


Nonostante l'utilizzo di una cornice ancora gotica la Madonna di Tarquinia a un linguaggio
rinascimentale in cui possiamo vedere l'in uenza di Masaccio. La tavola rappresenta la vergine
seduta su un trono con il proprio glio in braccio.
I due sono inseriti all'interno di una prospettiva di un interno che sembra essere uno spazio
domestico come una camera da letto. La luce della scena è tenue e laterale in quanto entra dalla
nestra al lato e il illumina preziosamente le super ci del marmoreo trono in cui è seduta Maria.
Evidente è l'attenzione ai dettagli degli oggetti, possiamo notarlo nel libro appoggiato nel bracciolo,
nel cartellino in basso.
L'opera è decisamente ispirata alle novità della pittura amminga, che con intento sperimentale si
fonde con le novità orentine.

- Annunciazione Martelli (1440) Filippo Lippi ( renze) P. 115


L'annunciazione Martinelli è una pala d'altare di formato quadrato (differentemente dalla tradizione
gotica).
L'opera illustra l'episodio dell'annunciazione in uno spazio scenogra co architettonico. Tra noi e la
scena vengono rappresentate due grandi arcate di un loggiato all’antica, organizzando la scena in
due aree principali.
Nell'arcata di sinistra una coppia di angeli, sormontati da una colomba, osservano la scena
principale svolgersi all'interno dell'arcata di destra, dove si vede l'angelo Gabriele inginocchiato di
fronte a Maria con un giglio in mano; Maria, rappresentata di fronte a un leggio si mostra sorpresa.
Tra i due esterna alla cornice dell'loggiato, all'interno di uno spazio appositamente progettato,
spicca un iperrealistica ampolla di vetro, che sembra pronta per ospitare il ore dell'arcangelo e che,
infatti, è già riempito per metà d'acqua. (Ispirato da van Eyck).

- Cappella Portinari (1462) Filippo Lippi (Milano, architettura e affresco con maestranze)
Cappella privata della famiglia Portinari a S. Eustorgio.
L’uso dell’ordine classico e l’integrazione tra pittura e architettura mostrano la mediazione
tra modelli orentini e tradizione lombarda.

Beato Angelico (1395-1455)


È stato uno dei più grandi pittori del Rinascimento orentina. I suoi lavori sono noti per la sua
spiritualità, delicatezza e serenità, i colori sono luminosi, le gure eleganti e un'atmosfera mistica
che ri ette la sua profondità religiosa.
"Annunciazione" (1440) ✅
"Palla di San Marco" (1449) ✅

- Annunciazione (1440) Beato Angelico ( renze) P. 104


Senza eccessi decorativi del gotico internazionale, l'artista con sobria essenzialità (stile scaturito da
Masaccio) Beato Angelico ci rappresenta una serena immagine dell'annunciazione all'interno di un
semplice porticato prospettico, che si erige di fronte ad un giardino orito rappresentato sulla
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sinistra, diviso dal retrostante bosco da una semplice palizzata di legno. sotto il porticato Maria
siede umilmente in un povero sgabello di legno privo di sfarzi, di fronte a lei con lo stesso umile
gesto vi è l'arcangelo Gabriele, con una leggerissima veste. Le due solide gure sono le uniche
protagoniste. Unica espressione di una minuziosa decorazione possiamo trovarla, al massimo, nel
busto della veste dell'angelo e nelle sue ali, il resto è rappresentato con un'armonica e serena
semplicità.

- Pala di San Marco / madonna col bambino e i santi (1449) Beato Angelico ( renze) P punto
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L'opera è una pala d'altare dall'insolito formato quadrato rispetto alla tradizione gotica che vedeva
una separazione degli spazi, ora invece i santi si raggruppano attorno alla vergine in trono in uno
spazio unico.
Solo due gure di fronte al trono sono inginocchiate e sono i patroni per eccellenza della famiglia
medici.
Dagli elementi della predella, oggi smembrati tra vari musei, possiamo dire che i suoi colori
originari dovevano essere più vivi e accesi.

Jan van Eyck (circa 1390-1441)


È uno dei più importanti pittori amminghi del primitivo Rinascimento, è una gura fondamentale
per lo sviluppo della pittura europea settentrionale.
Le sue opere si distinguono per la minuziosa attenzione ai dettagli e per l'uso di colori intensi e
luminosi, questo anche grazie all'utilizzo della pittura ad olio, di cui lui è straordinariamente
tecnicamente abile.
Le sue composizioni sono caratterizzate da un forte realismo, soprattutto applicato al mondo
naturale e alla psicologia dei soggetti.
" Ritratto dei coniugi Arnol ni" (1434) ✅
"Uomo col turbante rosso" ✅

- Ritratto dei coniugi Arnol ni (1434) Jan van Eyck (londra) P. 116
Negli anni di realizzazione di quest’opera rmata e datata, i pittori amminghi non conoscevano la
prospettiva lineare brunelleschiana, ma la loro ricerca di realismo si basavano sull'esperienza
diretta.
La tecnica di realizzazione dell’opera, ovvero la pittura ad olio, sarà destinata ad avere una enorme
successo, per la sua brillantezza dei colori e per la resa illuministica.
L'artista sfruttò la tecnica per descrivere minuziosamente ogni dettaglio della scena, tanto che la tela
sembra un fotogramma, una foto di una coppia di sposi facoltosi all'interno della loro camera. Molto
probabilmente è un ritratto celebrativo che vuole commemorare il danzamento tra i due in piedi di
tre quarti l'uno di fronte all'altro. Ai loro piedi un fedele cane e degli zoccoli rappresentati con
estremo realismo così come il resto degli elementi e le loro spalle: il letto nuziale a destra un
lampadario uno specchio convesso che ri ette la coppia di spalle, un rosario e nella sinistra una
nestra dalla quale entra una luce che si irradia dolcemente in tutta la stanza, creando un clima di
intimità domestica, data non tanto dai soggetti, ma dall'atmosfera.

- Uomo col turbante rosso Jan van Eyck (londra) P. 117


L'uomo col turbante rosso è rappresentato a mezzo gusto di tre quarti, emerge illuminato da una
luce radente da un fondo scuro, rivelando dei dettagli sbalordimento realistici, e dalla minuzia
disarmante viste le piccole dimensioni dell’opera.

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Possiamo notare la trama della stoffa del copricapo, i peli della pelliccia del colletto e della barba, la
resa della pelle e l'intensità dello sguardo.
L'artista è consapevole delle sue capacità tanto che, nella cornice Ein Thats, in cui troviamo rma e
data, l'artista scrive anche il motto ammingo "come posso”, con cui intende dire che la sua arte
rappresenta la natura per quanto è nelle sue forze, ciò è la prova di essere consapevole della sua
straordinaria bravura.
L'opera rappresenta una sintesi perfetta delle caratteristiche della ritrattistica amminga, che si
diffonderà successivamente anche in Italia.

Leon battista Alberti (1404-1472)


È stato una gura artisticamente plurima, tra i più importanti del Rinascimento italiano.
È stato un grande umanista, un teorico e losofo, un architetto e un pittore che ha lasciato un segno
indelebile nella storia nel suo tempo e del tempo avvenire venire
"Tempio malatestiano" (1449) ✅
"Facciata di Santa Maria Novella" (1470) ✅
"Palazzo Rucellai" (1455) ✅

Tempio malatestiano (1449) Leon battista Alberti (rimini) P. 147


Leon battista Alberti venne af dato, nel 1447, il compito di trasformare una chiesa esistente in un
vero e proprio mausoleo, per un signore per una famiglia importante di Rimini.
L'opera però rimase incompiuta per la morte del committente.
Le Leon battista Alberti scelse di mantenere integralmente la chiesa esistente e pensò a un
rivestimento marmoreo ispirandosi agli antichi edi ci romani, infatti l'ingresso sembra un arco
trionfale, ai suoi lati, alternati a degli archi murati (che secondo il progetto dovevano essere aperti)
quattro semicolonne corinzie sorreggono un timpano aggettante.
Come gli antichi templi la chiesa poggia su un alto basamento che la isola rispetto allo spazio
circostante. La facciata nella parte superiore è rimasta incompiuta e prevedeva anche nella parte
nale dell'edi cio una cupola emisferiche come il modello del Pantheon di Roma.

Facciata di Santa Maria Novella (1470) Leon battista Alberti ( renze) P. 152
I lavori di rivestimento della facciata della chiesa erano rimasti interrotti all'ordine inferiore di
arcatelle, successivamente un ricco mecenate e orentino commissionò ad Alberti di completarla e
così fece nel 1470.
La s da più grande era quella di progettare nuovi elementi coerenti però con quelli già esistenti dal
timbro gotico, è proprio da questi che Leon battista Alberti parte e li integra al progetto.
Utilizza il motivo romanico e orentino delle tarsie marmoree, basato su motivi geometrici e lo fa
utilizzando marmi bianchi e verdi.
Applicando un sistema di moduli e sotto moduli quadrati ridisegna tutta la facciata con archi a tutto
sesto, pilastri angolari, semicolonne, volute è molto altro; ripensando alla facciata come se fosse un
tempio.

Palazzo Rucellai (1455) Leon battista Alberti ( renze) P. 153


Leon battista Alberti aveva ricevuto dalla famiglia Rucellai l'incarico di progettare il suo nuovo
palazzo orentino, ancora una volta l'artista si ritrovò a intervenire su degli edi ci preesistenti per
donarle una facciata unica.
I tre piani del palazzo si ri ettono visivamente sulla facciata, per la quale Alberti ha pensato ad una
suddivisione in ordini, recuperando gli stessi antichi ordini classici dell'architettura romana, come
possiamo notare dalle lesene in stile: tuscanico, ionico e corinzio.
Le lesene si alternano alle aperture delle nestre, disegnate con mattoni posti ad archi a tutto sesto
con delle colonne centrali che le rendono bifore.

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Andrea Mantegna (1431-1506)


Per il suo approccio realistico alla rappresentazione dello spazio delle gure umane è stato uno dei
più grandi pittori delle Rinascimento italiano.
Nato a Vicenza, la sua attività è mantovana dove visse e lavorò per gran parte la sua [Link]
stessi anni trascorsi a Mantova si sviluppò la grande corte della famiglia Gonzaga diventando il loro
pittore di corte, Mantegna riuscì così a lavorare a numerosi incarichi prestigiosi e la sua arte sarà
proprio il ri esso del gusto della corte rinascimentale.

"Camera degli sposi" (1465) ✅


"Pala di San Zeno" (1459) ✅

- Camera degli sposi (1465) Andrea Mantegna (mantova, castello di San Giorgio) P. 182
La camera degli sposi è una stanza affrescata da Mantegna tra il 1465 e il 1474.
L'artista sfrutta gli elementi funzionali di questa stanza quasi cubica con il sof tto a volta per
decorare la stanza in perfetta unità con l'architettura, simulando una loggia sostenuta da pilastri, che
si apre su un paesaggio.
Nelle pareti nti tendaggi aperti mostrano delle scene di corte della famiglia Gonzaga, corredata da
gruppi di servitori, cani e destrieri, alle loro spalle, in secondo piano si apre un paesaggio in cui
vediamo una città forti cata, dalle fattezze antiche.
La stanza è una vera e propria celebrazione dinastica della famiglia, per esserene certi ci basta
guardare il sof tto, in cui sono rappresentati come se fossero scolpiti a rilievo, dei festoni e
medaglioni che ritraggono emblemi dei Gonzaga, ritratti di imperatori romani e gure mitologiche.
I medaglioni fanno da contorno alla geniale ed innovativa idea di Mantegna di sfondare otticamente
il centro del sof tto con un oculo prospettico aperto sul cielo. Dalla balaustra dell'oculo sporgono e
si affacciano incuriositi dei putti giocosi e spiritelli, I quali sono rappresentati anch'essi con grande
abilità prospettica.

- Pala di San Zeno (1459) Andrea Mantegna (Verona) P. 177


Nella pala viene rappresentato un'architettura illusionistica: un quadriportico classico dipinto in
prospettiva e aperto sul fondo a mostrare il cielo. Le colonne dipinte si ripetono nella cornice lignee.
in questo spazio uni cato troviamo al centro, rappresentati come statue la Madonna col bambino
seduta in trono contornati di spiritelli; ai loro lati otto santi distribuiti sotto il colonnato di destra e
sinistra contribuiscono a dare il senso di profondità.
Nella predella invece in tre spazi suddivisi viene ripercorsa la vita di Gesù.
Unisce monumentalità antica e intensità devozionale.

Altri centri culturali rinascimentali oltre a Firenze


(Ferrara, Milano, Napoli e Messina, Venezia)

Ferrara
Nell'Emilia Emilia-Romagna Ferrara è stata per secoli un importante centro culturale e
d’innovazione non solo dell'Italia ma anche delle capitali dell'Europa rinascimentale. Qui arte,
scienza, architettura, letteratura, loso a e musica si intrecciavano. Numerose menti brillanti, come
intellettuali e artisti si ritrovavano per passare a Ferrara,
Questa oritura culturale è stata possibile in quanto Ferrara era sotto il dominio della dinastia degli
Estensi, Dove i membri della corte amavano circondarsi di bellezza, le loro residenze private con i
loro giardini dovevano rappresentare degli spazi di svago dove ritirarsi per godere del piacere della
natura, delle arti e dell'architettura, questi luoghi niscono quindi per essere anche un simbolo di
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potere, una dimostrazione della grande grandezza della famiglia d'Este. (l'insieme di queste
bellezze di corte vengono chiamate delizie Estensi)
Corte che vede il suo apice nella grandezza culturale negli ultimi 30 anni del quattrocento con
Ercole I d’Este.

Ricordiamo "palazzo Schifonia"costruito da Borso d'Este, rappresenta un simbolo della


raf natezza della corte Estense. Il nome Schifonia si può tradurre come "sfuggire alla noia"
ri ettendo la funzione del palazzo come luogo di svago della routine quotidiana. Il palazzo fu
decorato con affreschi straordinari che raccontano il ciclo delle stagioni, le virtù e le gesta degli
Estensi.

L'addizione erculea (1492-1505) progettato dall'architetto Biagio rossetti, è una delle più
importanti operazioni urbanistiche della Ferrara rinascimentale. Voluta da Ercole d'Este, questa
espansione una città mirava ad un assetto urbano di Ferrara che le potesse dare un aspetto maestoso
e regolare.

Palazzo di diamanti, così chiamato perché prende il nome dall'aspetto della sua facciata, decorata
con migliaia di bugne* a forma di diamante, è la prova di un uso innovativo della forma e delle
super ci per creare effetti di grande impatto visivo.

*blocco di pietra, marmo o materiale da rivestimento, lavorato con la super cie a vista
sporgente rispetto al lo della parete, solitamente con i giunti smussati o incavati

Cosmè Tura (1430-1495)


Tra i più grandi pittori ferraresi ricordiamo Cosmè Tura, noto per la sua abilità nel creare
composizioni potenti e suggestive, con le sue opere riusciva a fondere arte e loso a, teologia,
scienza e molto altro ancora, creando opere dalla profonda carica intellettuale.

Milano
Alla ne del quattrocento e l'inizio del cinquecento Milano vede l'avvento della famiglia Sforza e la
città fu così al centro di una serie di importanti cambiamenti politici, culturali e artistici che
segnarono profondamente la storia del Rinascimento italiano, in quanto l'arrivo degli Sforza
in uenzò l'arte e l’architettura.
A prendere il controllo di Milano fu Francesco Sforza nel 1450 segnando la ne del dominio
visconteo determinato anche dal suo matrimonio con Bianca Maria Visconti, glia dell'ultimo duca
dei Visconti. iniziò così un nuovo periodo di grande sviluppo e Milano divenne un centro di potere e
cultura.
"Castello Sforzesco"

Castello Sforzesco (1450–1460, Milano, architettura e forti cazione) Fortezza ducale e residenza
dei Sforza. P.200
Nell'area del castello Sforzesco sorgeva già un vecchio castello ma il duca Francesco sforza volle
completamente ristrutturarlo, trasformandolo nella sua nuova residenza forti cata e nel centro della
sua corte.
Per proteggere l'ingresso del castello fu innalzata una possente e svettante torre merlata, ancora di
gusto gotico.

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Napoli e Messina
Nel periodo rinascimentale il sud Italia vede orire signi cati centri culturali, come Napoli e
[Link] questi luoghi l'arte era un incrocio di tradizioni locali, in uenze italiane e internazionali
in quanto, vista la loro posizione strategiche, si trovavano al centro di un crocevia di in uenze
culturali internazionali, provenienti ad esempio dalla Spagna, Francia e Grecia, soprattutto per
Messina.
Napoli però, che era sotto la dominazione prima degli Angioini, ora della famiglia d’Aragona,
manteneva ancora una forte tradizione gotica, ma rappresentava comunque un punto di riferimento
per le nuove tendenze del Rinascimento.

Tra gli artisti più importanti del sud Italia ricordiamo in particolare Antonello da Messina.

Antonella da Messina (1430-1479)


È stato una gura fondamentale nel panorama del Rinascimento italiano e europeo in quanto la sua
arte era un incontro tra il naturalismo ammingo, la tradizione pittorica italiana e tecniche
innovative.
La sua in uenza amminga deriva da un'importante esperienza che Antonello ebbe nelle Fiandre,
dove appunto studiò la pittura amminga e la tecnica dell'olio che gli permise una resa delle
super ci e delle luci dettagliate e naturale.
"Ritratti" ✅
"Vergine annunciata"✅
"Polittico di San Giorgio “✅

- Ritratti Antonello da Messina P. 208 P. 214


Antonello se per rendere non soltanto paesaggi ma anche la realtà di un volto allo stesso modo dei
pittori amminghi. Fu il primo italiano a ritrarre, con la luce amminga e con la tecnica ad olio, i
suoi soggetti di tre quarti su fondo scuro, mentre il resto dell'Italia rappresentava tradizionalmente i
suoi soggetti di pro lo.
Tra i ritratti ricordiamo "ritratto d'uomo" di cui ci rimane impresso il suo sorriso enigmatico di un
uomo misterioso; "ritratto di un giovane con veste rossa” da cui Giovanni Bellini riprende lo
schema.

- Vergine annunciata () Antonello da Messina (palermo) P. 214


Uno dei ritratti in cui Antonello da Messina prende il codice ammingo del soggetto che si staglia
su un fondo scuro, questo però è prettamente italiano. L’opera immortale la vergine Maria che
incorniciata dal suo velo azzurro guarda in mente verso di noi a cercare l'angelo che l'ha distolta
dalla lettura del libro aperto e poggiato sul leggio che ha di fronte, rappresentato prospetticamente
sullo spigolo del quadro, a darci il senso di uno spazio tridimensionale.

- Polittico di San Giorgio (1473) Antonello da Messina (messina) P. 209


Il polittico di San Gregorio purtroppo giunge a noi non del tutto completo e senza la ricca cornice
gotica.
Nonostante la divisione della pala e l'astratto d’oro, Antonello da Messina ci rappresenta uno spazio
tridimensionale uni cato, costruito attraverso il basamento del trono in cui siede al centro la vergine
col glio. Ne scomparti laterali, ad destra sinistra della vergine sono rappresentati i santi Gregorio e,
a sinistra sinistra, Benedetto i quali, pongono un piede in bilico sul gradino del trono, a darci ancora
di più il senso della tridimensionalità dello spazio. Ai piedi della vergine, con la precisione

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amminga, Antonello da Messina ci presenta un rosario e un cartellino con la sua rma e l'anno di
esecuzione (1473).

Venezia
Anche Venezia è stato un polo culturale importante per lo sviluppo del Rinascimento italiano. Come
per Messina, essendo anche Venezia in una posizione strategica come centro commerciale e
culturale tra oriente e Occidente, vide un'af uenza di idee artistiche e intellettuali dall'Italia e
dall’oriente. l'arte veneziana è la rappresentazione delle in uenze delle tradizioni bizantine e
veneziane, dell'arte gotica internazionale e dello scambio culturale con oriente.
La pittura veneziana si distinse in particolare per la sua sensibile attenzione per il colore, per la luce
e per la resa prospettica atmosferica ovvero la capacità di dare profondità ai paesaggi e agli spazi
interni.

Venezia non è stata soltanto un centrale polo culturale ma è stata anche il soggetto stesso per la
pittura rinascimentale, apprezzata per le sue architetture moderna e gotiche.

Tra i suoi artisti più importanti notiamo Giovanni Bellini.

Giovanni Bellini (1430-1516)


È uno degli artisti più rappresentativi della scuola veneziana, si formò all'interno di una tradizione
che mescolava la pittura di Giotto con le in uenze più cosmopolite.
Nelle sue prime opere notiamo ancora ben radicato uno stile gotico internazionale ma emerse poi,
successivamente, la sua grande capacità di innovare, distinguendosi per l'attenzione che metteva
sull'aspetto emotivo della scene, in cui la luce, morbida e calda, de nisce dolcemente gli spazi e
modella le gure.

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Leonardo da Vinci (1452-1519)

E senza dubbio uno dei geni più straordinari e poliedrici dell'alto rinascimento e Fu un artista,
scienziato, ingegnere, architetto, anatomista, inventore e musicista, rappresentando l'ideale
rinascimentale dell’"uomo universale” fatto a persona, ovvero colui che ricerca la conoscenza ai
tutti campi del sapere e che applica la propria creatività per comprendere e migliorare il mondo.
Nacque in un piccolo borgo in Toscana, la sua formazione artistica iniziò a Firenze nell'atelier del
pittore Andrea del Verrocchio, dove apprese tecniche pittoriche, il disegno, la scultura e
l'ingegneria. Non si limitò mai però ad imparare dei suoi maestri, ri utava le convenzioni e cercava
sempre nuove strade e metodi, diventando presto un artista indipendente e innovativo.
Leonardo è forse più nodo come pittore, lo ricordiamo per la sua innovativa tecnica dello sfumato
per creare transizioni delicate tra luci e ombra arrivando a rappresentare con minuziosa attenzione e
perfezione l’uomo, il paesaggio e tutti i loro dettagli.
Studiò attentamente da un punto di vista scienti co e anatomico il corpo umano analizzando tutta la
sua composizione comprese ossa, muscoli, organi e il sistema circolatorio, studi avanzati per l'epoca
tanto che in uenzeranno successivamente il campo della medicina e della biologia.

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"Annunciazione" (1475) ✅
"Battesimo di Cristo" (1475) ✅
"Adorazione dei Magi" (1481) ✅
"Dama l'ermellino" (1489) ✅
"Cenacolo-Ultima cena" (1498) ✅
"La Gioconda-Monnalisa" (1503) ✅

- Annunciazione (1475) Leonardo da Vinci ( renze) p.234


In questa pala d'altare venne rappresentata la serena immagine dell'annunciazione, in cui Gabriele si
inginocchia nel prato orito di un giardino chiuso, intento a fare un gesto di saluto alla vergine, la
quale siete sulla soglia della propria dimora di fronte ad un leggio, come la tradizione vuole.
I caratteri del suo maestro Verrocchio si notano nei panneggi delle vesti plasmati dalla luce e
nell'eleganza dei volti mentre la pittura di Leonardo si contraddistingue per la morbidezza dei
capelli dei soggetti e per la resa del paesaggio rappresentato al di là delle mura del [Link]
estrema innovazione è il modo in cui Leonardo rende il paesaggio che si va via via sbiadendo tra la
nebbia con una delicatezza e un realismo disarmante.

- Battesimo di Cristo (1475) Leonardo da Vinci e Andrea del Verrocchio ( renze) P.233
Elemento notevole di questa pala e che non è stato un solo artista a realizzarla, infatti, oltre al
maestro Andrea del Verrocchio, altri suoi allievi talentuosi della bottega hanno messo mano al
dipinto. evidente è la pittura di luce del maestro nella resa del panneggio dell'angelo inginocchiato a
sinistra ma, riconoscibile in modo evidente è la mano di Leonardo che ha realizzato la testa dello
stesso angelo è il nebbioso paesaggio retrostante, caratterizzato dal suo attento e insuperabile
naturalismo nel rendere la prospettiva aerea.

- Adorazione dei Magi (1481) Leonardo da Vinci (Firenze Uf zi) P. 235


Un'opera di giovanile sperimentazione, commissionata per un altare nel 1481 ma che il pittore riuscì
solo ad abbozzare.
La pala ci appare come una sorta di grandi disegno, con pochi colori
Secondo la norma iconogra ca medievale la adorazione dei Magi dovrebbe essere rappresentata con
la capanna di lato in primo piano e l'arrivo del corteo sul resto del quadro. Leonardo invece dispone
la Madonna col bambino al centro, all'ombra di un albero, mentre attorno a lei un folto gruppo di
persone sovrani la guardano e adorano.
In secondo piano, alle loro spalle un edi cio in costruzione, ravvivato dall'azione di uomini e cavalli
in un incessante movimento. l'architettura rappresentata e un disegno preparatorio sono una prova
della sua competenza prospettica nell'utilizzo della griglia tridimensionale.

- Dama l'ermellino (1489 -1490) Leonardo da Vinci (Cracovia) p. 279


Quest'olio su tavola dimostra l'abilità ritrattistica di Leonardo.
L'opera riprende sicuramente le caratteristiche amminghe diffuse da Antonello da Messina, infatti,
da un fondo scuro emerge grazie alla luce intensa laterale il soggetto rappresentato in primo piano
di tre quarti.
Ad essere ritratta e probabilmente Cecilia Gallerani, la giovanissima donna amata dal signore di
Milano.
Cecilia volge il volto perfettamente ovale, dai capelli lisci raccolti alla moda lombarda dell'epoca,
alla sua sinistra, verso la luce.
Nella stessa direzione sta guardando il candido ermellino che la donna tiene tra le sue braccia,
animale simbolo di purezza è possibile richiamo, al tempo stesso, all'ordine cavalleresco
dell’ermellino.

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Sensazionale è il modo in cui Leonardo riesce a rendere in modo delicato i passaggi di chiaroscuro
nei corpi dei soggetti riuscendo a scolpire tramite la luce i loro volumi, da notare il realismo con cui
Leonardo rappresenta la mano della donna.
I due però non sono rappresentati in modo statico e statuario come nella pittura amminga, anzi la
loro gestualità suggerisce movimento.

- Cenacolo-Ultima cena (1498) Leonardo da Vinci ( milano) P. 280


Una tra le più ambiziose imprese di Leonardo fu quella milanese dell'ultima cena, realizzata nella
parete principale del refettorio di un convento.
Vista la particolare tecnica di realizzazione dell’artista di dipingere sull'intonaco asciutto della
parete, tecnica però non adatta all'umidità del luogo, l'opera è arrivata a noi assai deteriorata. (anche
se poteva andare molto peggio visto che nella seconda guerra mondiale il convento fu bombardato,
il sof tto della sala distrutto, ma il cenacolo si salvò)
Leonardo ritrae l'ultima cena all'interno di un salone privo di ornamenti, nel quale si diffonde una
luce soffusa che entra da tre semplici nestroni rappresentati sul fondo, dei quali possiamo
intravedere un paesaggio “sfumato".
In primo piano si estende una lunga tavola dalla tovaglia bianca dove, su di un lato, sono disposti a
gruppi da tre, in una composizione piramidale, che scandisce ritmicamente l'opera, gli apostoli con
al centro Gesù anche esso rappresentato in forma piramidale.
La grande novità dell'opera sta nel modo in cui questo viene trattato: non è la tradizionale
distribuzione dell’eucarestia ma viene rappresentato il momento in cui Gesù annuncia del futuro
tradimento da parte di uno degli apostoli.
Con quest'opera l'intento di Leonardo era proprio quello di esprimere il turbamento, il sospetto, la
paura, lo sgomento, il dolore e l'amore che si insinuano negli apostoli al momento dell'annuncio,
Leonardo voleva rappresentare i moti dell'animo e lo fa attraverso le gestualità e l'espressioni dei
soggetti.
Come egli stesso dice, in un trattato della pittura che non condividerà,"Il bravo pittore deve
dipingere principalmente due cose: la gura umana e ciò che pensa la sua mente. La prima cosa è
facile, la seconda è dif cile perché bisogna raf gurarla attraverso i gesti e i movimenti del corpo."

- La Gioconda-Monnalisa (1503) Leonardo da Vinci (parigi) P. 327


La Gioconda è certamente uno dei dipinti più famosi di tutti i tempi.
E il ritratto di Lisa Gherardini, moglie del orentino Francesco del Giocondo, da ciò derivano gli
appellativi di "Gioconda" e “Monnalisa".
Leonardo però quattro anni per la realizzazione di quel ritratto ma lo lasciò poi imperfetto, per
questo la tavola non fu mai consegnata al committente e Leonardo se la portò con sé per il resto
della sua vita, ed essendo morto in Francia è per questo che oggi si trova al Louvre.
L’opera presenta in modo evidente i caratteri, gli elementi della pittura di Leonardo: come il
nebbioso paesaggio montuoso sullo sfondo, solcato da corsi d'acqua e rappresentato con realismo
estremo Grazie all'uso accuratissimo della sua tecnica dello sfumato che rende visibile anche lo
spessore dell’atmosfera.
Altro carattere distintivo di Leonardo e la sua capacità di rendere i modi dell'animo attraverso
l'espressività del soggetto, rappresentata da quelle ghigno-sorriso accennato espressione di piacere e
che ancora oggi attira l'attenzione di chi la osserva.

Sandro Botticelli (1445-1510) Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi

Uno dei pittori più celebri del Rinascimento. Nato a Firenze realizzerà molte opere per i potenti
mecenati orentini, come la famiglia Medici, tali opere commissionate sono tra le più iconiche e
amate della storia dell’arte.

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La sua vocazione alla pittura si manifestò precocemente e si formò n da subito nella bottega del
pittore Filippo Lippi, il quale gli insegnò le tecniche pittoriche, l'attenzione amminga all'uso della
luce, del colore e dei dettagli minuziosi.
Sandro Botticelli sviluppò così una pittura raf nata, dal tratto delicato, un'attenzione meticolosa ai
dettagli. Nelle scene che rappresenta nelle sue opere spesso si mescolano elementi mitologici,
religiosi e loso ci, le gure sono eleganti, raf nate e idealizzate, dalla bellezza classica alla
profondità emotiva.
"Adorazione dei Magi" (1475) ✅
"La primavera" (1478) ✅
"La nascita di Venere" (1484) ✅
"La pietà" (1495) ✅

Adorazione dei Magi (1475) Sandro Botticelli (Firenze Uf zi) P. 236


Per la realizzazione del quadro Botticelli mantiene la tradizionale posizione centrale per Maria e il
glio Gesù, questi però non siedono in trono ma sono inseriti in una stalla in rovina posizionati
insieme a Giuseppe più alti rispetto alla folla di persone di fronte a loro.
La tavola deve essere stata realizzata per un amico della famiglia Medici, di nome Gaspare, visto il
nome (uguale a uno dei Magi) giusti cherebbe la scelta del soggetto, tema caro anche alla famiglia
Medici, i quali sono omaggiati con una serie di ritratti tra la folla.
Ma anziano inginocchiato ai piedi di Cristo (Cosimo il vecchio); i tre Magi inchinati (i tre gli);
giovane pensoso a destra e fanciulla estrema sinistra (nipoti).
Mentre il pittore sembra essersi ritratto nell'estremo lato destro in una toga gialla mentre ci guarda.
L'opera è ammirabile per l'uso del colore e per il disegno, dai contorni netti.

La primavera (1478) Sandro Botticelli (Firenze Uf zi) P. 242


È senz'altro, insieme alla nascita di Venere, l'opera più famosa di Sandro Botticelli tanto da essere
celebre nelle menti di tutti noi.
In questa tela il pittore recupera la mitologia pagana per metterla in chiave cristiana.
C'è chi sostiene che l'opera rappresenterebbe il passaggio dall'amore terreno all'amore spirituale e
contemplativo, ma nel corso degli anni vi sono state varie letture dell'opera ma quello che è certo e
che mostra l'ideale di un mondo perfetto, guidato da un'armonia universale, che va al di là del tempo
e dello spazio dell’uomo.
Sotto le chiome di un bosco d'arance varie gure mitologiche si muovono con grazia ed eleganza,
poggiando i loro piedi su di un prato orito, nel quale Botticelli rappresenta minuziosamente circa
200 specie botaniche.
Al centro, in un piano differente rispetto al resto delle gure, sta in piedi la dea dell'amore Venere
incoronata dall'intricarsi di rami di un cespuglio nello sfondo.
Alla sinistra della Venere vi è la rappresentazione di ora, la personi cazione della primavera, non a
caso veste di un abito ricamato di piante e ori, dalla quale la divinità stessa prende e sparge ori.
Flora e il risultato dell'unione della ninfa clori, rappresentata poco più a destra, e ze ro, il vento
della primavera, che spunta in alto a destra tra gli alberi intento a rapire il suo amore.
Al di sopra della Venere, tra le chiome, troviamo cupido bendato che punta la sua freccia verso le
tre grazie che danzano in cerchio alla destra di Venere. Le tre rappresenterebbero i tre attributi di
quest'ultima (castità, amore, bellezza).
A concludere il quadro a sinistra troviamo mercurio intento a scacciare le nubi in alto a sinistra.
Ne consegue che l'opera va letta da sinistra verso destra, con una sorta di ciclicità, come le stagioni,
in quanto iniziamo e niamo con elementi del cielo, dal vento della primavera ze ro, alle nubi
scacciate da mercurio a sinistra.

La nascita di Venere (1484) Sandro Botticelli (Firenze uf ci) P. 243


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È senz'altro, insieme alla primavera, l'opera più famosa di Sandro Botticelli tanto da essere celebre
nelle menti di tutti noi.
In questa tela il pittore recupera la mitologia pagana.
Botticelli rappresenta la dea dell’amore nuda, Venere, al di sopra di una conchiglia, intenta a
coprirsi elegantemente le parti intime.
Venuta dal mare approda sull'isola di Cipro, sospinta dal vento di Ponente, rappresentato in alto a
sinistra da ze ro, abbracciato probabilmente ad una ninfa.
Dall'altro lato, a destra, (probabilmente Flora) un’ancella nelle vesti orite della primavera, porge
alla Venere un manto orito per coprirla.

La pietà (1495) Sandro Botticelli (Monaco di Baviera Germania) P. 303


Una pala d'altare di rigore assoluto.
All'entrata rocciosa del sepolcro di Cristo gure addolorate, piangono il corpo senza vita di gesù.
Tra costoro riconosciamo i santi Girolamo, Paolo e Pietro, facilmente riconoscibili dagli attributi
(Pietra, spada, chiave).

Roma
Roma, nel periodo del Rinascimento, divenne un centro culturale e artistico di fondamentale
importanza grazie al mecenatismo dei papi i quali non avevano solo un ruolo religioso ma anche
politico e culturale, e usavano la loro posizione per promuovere e nanziare l'arte e l'architettura
commissionando varie opere, rendendo così la città una delle capitali artistiche più importanti del
Rinascimento.
Ricordiamo Papa Leone X e Papa GiulioII, tra i più noti mecenati del loro tempo, ma fu Giulio II a
commissionare a Michelangelo la cappella Sistina.

Cappella Sistina
La cappella Sistina è uno dei monumenti artistici più importanti al mondo, la sua realizzazione fu
possibile grazie al macinati Simova dei papi, in particolare di Papa Giulio secondo che
commissionò l'affresco del sof tto al pittore Michelangelo nel 1508.
La cappella non è solo una rappresentazione magni ca delle scene bibliche ma è il superamento
delle tradizioni convenzionali artistiche, in quanto utilizza prospettive innovative per conferire una
profondità straordinaria.
Qui si dimostra la magni cenza di Dio, le scene rappresentate sono disposte creando un ciclo
narrativo visivo che guida lo spettatore attraverso la creazione la caduta dell'uomo e la redenzione,
con scene come la creazione di Adamo, la separazione della luce dalle tenebre, il giudizio
universale.
La cappella Sistina diventa, quindi, il luogo in cui la pittura rinascimentale raggiunge un apice
assoluto in termine di compostezza formale e narrazione visiva.

Pietro Vennucci Perugino (1446 1523)


Pietro Vannucci noto meglio come perugino fu uno dei pittori più importanti della scuola umbra e
uno dei primi artisti a lavorare in stile rinascimentale. Con geometria rigorosa il pittore applica una
prospettiva che dà un senso di equilibrio e armonia tra le gure e lo spazio tanto da avere un forte
impatto sull'arte italiana il suo stile si diffuse rapidamente in Italia nelle Marche dove l'artista lavorò
per una serie di importanti committenti.
"Consegna delle chiavi a San Pietro" (1481) ✅
"Pala Durante" ( ne 1400)
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- “Consegna delle chiavi a San Pietro" (1481) Perugino (roma) P. 260


Nell'affresco in una scena nitida, ben ordinata e illuminata, San Pietro rappresentato al centro si
inginocchia di fronte a Gesù per ricevere due enormi chiavi del paradiso. questo sotto gli occhi
degli apostoli contrassegnati con le aureole e di altre gure in abiti quattrocenteschi.
La scena è ambientata in un'ampia piazza, pavimentata con grandi lastre di marmo candido, che ci
sottolineano con chiarezza la fuga prospettica indirizzata nell'edi cio a pianta centrale rappresentato
sul fondo nella parte centrale, questo alluderebbe al tempio di Salomone.
Ai suoi lati due grandi archi trionfali antichi richiamano quello di Costantino.
Ancora oltre dietro a questi edi ci si apre un quieto paesaggio dove le alture più lontane si tingono
dell'azzurro del cielo, per lo spessore atmosferico.
Tra gli edi ci e la consegna delle chiavi in primo piano, nella piazza in secondo piano altre gure
narrano due ulteriori episodi evangelici: il tributo della moneta e la tentata lapidazione di Cristo.

- “Pala Durante" ( ne 1400) Perugino (

CONTESTO INIZIO 1500


In Italia possono essere de niti cinque Stati: papato, Napoli, Venezia, Milano, Firenze
All'inizio del 1500 però iniziarono le guerre e il Ducato di Milano, sotto il potere di Ludovico il
moro, non riuscì a mantenere il controllo e Milano fu conquistata dai francesi, e il regno di Napoli
vide il passaggio della corona agli Aragona di Spagna.
Nel 1503 diventa Papa Giulio secondo nipote di Sisto Quarto che morì nel 1513.
Venezia e papato si uniscono con il ne di liberare il Ducato di Milano dai francesi.
Nel 1517 Martin Lutero espone alla porta della chiesa di Ognissanti le sue 95 tesi in cui sosteneva la
vendita delle indulgenze da parte della chiesa romana ne consegue uno scontro con il papato. Lutero
venne scomunicato.
Carlo V e l'imperatore del sacro Romano impero.
Dopo Giulio secondo diventa Papa Leone X che muore nel 1521 lasciando il posto al nuovo Papa
Clemente VII (1523-1534).
La città di Venezia nel frattempo era da secoli e restava una città cosmopolita e multiculturale fra
oriente e Occidente.

Giorgio Vasari chiamò "maniera moderna" la fase più matura e il momento culmine del
Rinascimento, distinguendo i suoi campioni in Leonardo in principio, Raffaello e Michelangelo, che
i suoi occhi fu il maggiore artista di tutti i tempi. Vasari pensa che questi tre maestri riescano a
superare gli antichi e la natura stessa.
Numerosi artisti parteciparono a questa stagione straordinaria, che trovò altre eccezionali
protagonisti anche a Venezia (Giorgione e Tiziano) e in Emilia (Correggio Parmigianino).

Ra aello Sanzio (1483-1520)


Raffaello Sanzio nacque a Urbino nel 1483 e si formò come pittore nella bottega di suo padre, ma la
sua arte cominciò ad evolversi signi cativamente nel periodo trascorso a città di castello in Umbria,
qui entrò in contatto con il pittore perugino che lo in uenzò fortemente per l'armonia e l'equilibrio
nelle composizioni, nelle gure e nell'uso raf nato della prospettiva, caratteristiche che lo
avrebbero contraddistinto.

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Raffaello iniziò poi a superare la rigidità compositiva di perugino, entrando in contatto con altre
in uenze orentine come grandi maestri del Rinascimento, tra cui Leonardo da Vinci e
Michelangelo, il suo linguaggio pittorico si arricchì introducendo un maggiore dinamismo e
realismo delle sue opere.
"Sposalizio della vergine" (1504)✅
" Madonna del divino amore" (1516)
"Madonna del baldacchino" (1508
" Madonna col bambino e San Giovannino" (1504) ✅
" Ritratto di Baldassarre Castiglione" (1514)
"Ritratto di Agnolo Doni e Maddalena strozzi" (1506)✅
"Scuola di Atene" (1509)✅
"Parnaso" (1511)✅
"Incendio del borgo" (1514 )✅
"Madonna col bambino e i santi Sisto e Barbara" (1514)✅
Nella stanza di Eliodoro✅
"Cacciata di Eliodoro dal tempio “✅
"Messa di Bolsena”✅
"Liberazione di San Pietro dal carcere”✅

- Sposalizio della vergine (1504) Raffaello ( milano) P. 275


Una pala realizzata dalle giovane Raffaello che dipingeva guardando al suo maestro perugino. La
pala era stata realizzata per una cappella di una chiesa dedicata a San Giuseppe, per questo l'opera
raf gura il momento in cui Maria e Giuseppe, co la presenza di un Sacerdote, di cinque fanciulle e
cinque pretendenti, si scambiano gli anelli nuziali.
La pala a molti elementi che riprendono la pittura del maestro perugino, nella scelta della
composizione, nell’ambientazione, nella pavimentazione della piazza in cui si svolge la scena che
rende visibile la composizione prospettica, il tempio in secondo piano a pianta centrale, il paesaggio
in lontananza.

- Madonna del divino amore (1516) Raffaello (


- Madonna del baldacchino (1508) Raffaello (
- Madonna col bambino e San Giovannino (1504) Raffaello (Firenze Uf zi) P. 325
L'opera presenta un gruppo di tre gure, poste al centro in un'impostazione piramidale, abbiamo la
tavola viene anche chiamata Madonna del cardellino.
Attorno a loro, continuando per lo sfondo abbiamo un paesaggio umbro.
La pittura di Raffaello si sta evolvendo rispetto alla precedente pittura glie degli insegnamenti del
maestro perugino, ora invece si fa visibile anche l'in uenza della conoscenza di Michelangelo, che
possiamo notare nelle gure che non sono più plastiche e statiche ma che sembrano immortalate in
movimenti transitori, rendendo la scena più dinamica ma sempre con eleganza.

- Ritratto di Baldassarre Castiglione (1514) Raffaello (


- Ritratto di Agnolo Doni e Maddalena strozzi (1506) Raffaello (Firenze Uf zi) P. 326
sono due ritratti , Marito e moglie che si erano sposati nel 1503, rappresentati a mezza gura di tre
quarti, mentre ci guardano un’impostazione di origine amminga di cui il suo maestro perugino si
era fatto un ottimo interprete da cui a sua volta Raffaello ha ereditato.
I due sono seduti su un balcone e poggiano un braccio nella balaustra, in particolare la moglie
Maddalena strozzi poggia la mano destra sopra quella sinistra o mangiando il più celebre dei ritratti
Di Leonardo ovvero la Gioconda.

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mentre i capelli del marito Agnolo doni sono vaporosi come quelli del suo [Link] alle
loro spalle si apre un vasto paesaggio dalla prospettiva aerea Di Leonardo da Vinci.

- Scuola di Atene (1509) Raffaello (roma) P. 353


questo affresco è una delle immagini simbolo del [Link] perché ritroviamo il rigore e
l’equilibrio compositivo, l’applicazione della prospettiva, il ritorno all’antico, La centralità
dell’uomo E del suo sapere.
la scena rappresentata è ambientata all’interno di un enorme edi cio all’antica, che si apre in alcuni
punti facendo ci vedere il cielo limpido con le sue [Link] pareti sono ornate di un corredo
statuario di mitologie pagane, di cui possiamo riconoscerne facilmente l’identità, ad esempio
abbiamo nella sinistra Apollo nudo con la cetra mentre a destra Minerva, in armi, con lo scudo
fornito della testa di medusa.
in questoedi cio numerose gure, ben 58 personaggi, dialogano, leggono o disputano, con le
gestualità tipiche delle gure di [Link] centro provenienti dalla navata centrale dell’edi cio vi
sono due dei più grandi loso della storia Aristotele e Platone il primo con in mano il Timeo, opera
in cui parla dell’origine dell’universo, l’altro con l’etica Trattato dedicato alla morale.
Platone indica verso l’alto, ovvero verso il mondo dell’idee che aveva teorizzato, Aristotele, invece,
Alla mano destra aperta, con il palmo rivolto verso la terra, manifestando la sua visione materiale
delle [Link] al loro una scuola di loso , una moltitudine di discepoli e [Link]
riconoscere altri loso antichi ma, con i volti di personaggi dell’epoca ad esempio solitario in
primo piano, con la testa poggiata malinconicamente su un braccio, siede Eraclito che è in realtà un
ritratto di [Link] a destra invece con il cappello nero possiamo riconoscere il
volto di Raffaello stesso.

- Parnaso (1511) Raffaello (roma) P. 354


L'opera il Parnaso è un affresco realizzato in una lunetta dove il pittore però non poté usufruire
dell'intero spazio, perché nella parte passa vi era l'apertura di una nestra, tuttavia Raffaello cerca di
incorporarla nella scena.
Al di sopra di questa nestra vediamo rappresentato il monte della Grecia consacrato da Apollo e le
nove muse le quali vengono rappresentate, al di sopra dell'apertura, centralmente: Apollo siede in
una roccia mentre mentre suona una lira da braccio, attorno a lui si dispiegano le nove muse.
Ai lati seguendo la forma della lunetta dall'alto verso il basso vengono ritratti poeti antichi e
moderni coronati di alloro, tra questi possiamo facilmente riconoscere Saffo, poggiata sulla cornice
della nestra con il cartiglio del proprio nome in mano e, sopra di lei, riconosciamo Dante in
prossimità del cieco Omero e di Virgilio il suo modello letterario, il quale gli sta indicando le muse.

- Incendio del borgo (1514 ) Raffaello (roma) P. 370


Incendio del borgo è un affresco delle stanze vaticane, in particolare della sala da pranzo.
Un anno prima della realizzazione di questo affresco fu eletto Papa Leone X, il quale si distinse per
il suo mecenatismo piuttosto che per le imprese militari per questo venne spesso raf gurato come
paci catore e questo affresco ne è un elogio.
Secondo l'affresco siamo nell'847 nel quartiere di Borgo, davanti al Vaticano. guardando ai lati della
lunetta vediamo un incendio che sta divampando da due quinte architettoniche. Da un lato un usso
di persone che fuggono mentre dall'altro altri cercano di spegnere le amme.
Tra le due architetture vediamo centralmente in secondo piano, in lontananza la facciata dell'antica
basilica paleocristiana di San San Pietro e poco più avanti la loggia da cui si affaccia Papa Leone
IV, che miracolosamente placa incendio con la sua benedizione. La scelta ovviamente non è casuale
ma si vuole alludere al paci co Papa Leone X.

- Madonna col bambino e i santi Sisto e Barbara (1514) Raffaello (germania) P. 376
La pala d'altare anche detta Madonna Sistina, perché commissionata a Raffaello per la chiesa di San
Sisto, riprende in modo originale l'organizzazione compositiva delle pale medievali dove la pittura è
divisa in tre parti: al centro la Madonna col bambino più alta, ai lati due santi, San Sisto e Santa
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Barbara. quest'ultima guarda verso il basso dove troviamo i due angioletti famosissimi, poggiati
sull'altare, dove San Sisto appoggiato la sua corona papale.
Due tendaggi verdi si aprono come a dare inizio ad una scena cinematogra ca: proveniente da una
luce celestiale Maria sembra camminarci incontro mentre ci guarda, poggiando i suoi piedi tra le
morbide nuvole, per scendere poi tra noi, nel nostro spazio reale. Gesù tra le sue braccia sembra
essere un bambino vero, il suo sguardo esprime un po' disagio perché non ci conosce.
In questa pala d'altare ci sono molte in uenze e caratteri promotori dell'arte a venire in quanto
in uenzerà molti artisti.
Colore di Tiziano, morbide nuvole di Correggio, colori acidi del futuro manierismo.

Nella stanza di Eliodoro Raffaello (roma) P. 363


Raffaello affrescò una stanza vaticana che serviva per le udienze ponti cie e che prese il nome di
stanza di Eliodoro visto il soggetto della prima scena affrescata. Gli affreschi di questa sala si
distinguono per la loro forte tematica politica in cui si raccontano episodi millenari in cui la chiesa
ha avuto un ruolo importante. Raffaello segnato da nuove in uenze come da Michelangelo e dalla
pittura veneziana illustro la sala con un linguaggio in edito in quanto Raffaello è straordinariamente
capace di assorbire ogni suggestione e di farla propria.
Gli affreschi di questa sala sembrano essere delle scene cinematogra che racchiuse in un affresco.

- Cacciata di Eliodoro dal tempio (1511-12) Raffaello (Roma) P. 364


La stanza di questo affresco, stanza di Eliodoro, prende il nome proprio dal soggetto di quest’opera.
Ciò che viene rappresentato nella lunetta è la scon tta di Eliodoro, che riconosciamo perché
raf gurato accanto ad un vaso pieno di ricchezze (simbolo identi cativo), nella parte destra, caduto
a terra con la sua armatura perché travolto da un cavaliere accompagnato da due robusti giovani
armati di verghe.
Ciò mette fuga ai seguaci di Eliodoro.
Il cavaliere fu inviato direttamente da Dio, grazie alle ripetute preghiere del sacerdote, che vediamo
inginocchiato al centro, al di sotto di uno spaziosa navata rappresentato in fuga prospettica.
Nella parte sinistra della lunetta invece entra in scena Papa Giulio II, seduto sul trono mobile è
sostenuto da alcuni uomini.
Il messaggio dell'affresco è che la chiesa non lotta per il proprio potere, ma per difendere i deboli
contro l'avidità dei principi.

- Messa di Bolsena (1512) Raffaello (Roma) P. 365


Questa seconda scena delle stanze di Eliodoro illustra la storica messa di Bolsena, nella il prete
dubitava della trasformazione del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo e al momento della
consacrazione l'ostia iniziò a gettare sangue.
Il lato destro è riservato a Papa Giulio secondo, inginocchiato di fronte all'altare, dietro di lui una
corte di cardinali.
L'atmosfera del dipinto è tenebrosa e nelle carni, nelle stoffe, e nei bagliori dei lumi riconosciamo la
pittura veneziana.

- Liberazione di San Pietro dal carcere (1512-13) Raffaello (Roma) P. 366


La terza scena delle stanze vaticane di Eliodoro racconta la liberazione di San Pietro dal carcere
grazie all'apparizione miracolosa di un angelo.
Raffaello ha diviso l'affresco in tre momenti: al centro, dietro le sbarre l'angelo appare in un
bagliore di luce dentro la cella di San Pietro dormiente; a destra l'angelo e San Pietro se ne stanno
andando, mentre due carcerieri dormono sulle scale; a sinistra il momento in cui la fuga è stata
scoperta.
A stupire in questo affresco è l'eccezionale uso della luce nei tre momenti differenti dello sviluppo
"cinematogra co", dalla luce che si irradia nella cella, alla luce che emana l'angelo per la giusta via
di fuga, alla luce della accola e i bagliori di luna alla scoperta della fuga.

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Donato Bramante (1444-1514)


Donato Bramante fu uno degli architetti più importanti del Rinascimento italiano, soprattutto per il
passaggio dallo stile gotico al Rinascimento.
Nato a Urbino, si trasferì poi a Milano dove grazie alla corte del duca Ludovico Sforza, detto il
Moro, la sua carriera decollò.
La sua fama si consolidò soprattutto dopo la sua partenza per Roma, dove divenne l'architetto di
Papa Giulio II per il quale progettò la basilica di San Pietro.
"Tempietto di San Pietro in Promontorio” ✅

- Tempietto di San Pietro in Promontorio (1500) Donato Bramante (Roma) P. 344


un edi cio a pianta centrale innalzato nel luogo in cui san pietro avrebbe subito il martirio, è posto
al centro del chiostro del convento francescano di san pietro in montorio. Il tempietto pur non
avendo dimensioni eccessive, si distingue per una misura monumentale e per l'aspetto sobrio e
sfrontatamente classico, rievocando un antico mausoleo, dalla galleria anulare esterna e da un vano
centrale sormontato da una cupola.
Bramante infatti adora l'ordine dorico.

Michelangelo Buonarroti (1475-1564)


Il Michelangelo Buonarroti è stato uno dei più grandi artisti e Rinascimento italiano noto per le sue
straordinarie abilità nella scultura, pittura, architettura e poesie, note in numerosi progetti artistici e
religiosi che realizzò soprattutto tra Firenze e Roma.
- È forse più celebre per le sue sculture che sono considerate tra le opere più signi cative della
storia dell’arte;
- Anche nella pittura ha lasciato un'impronta indelebile in particolare per la realizzazione degli
affreschi la cappella Sistina a Roma. Il suo stile pittorico si contraddistingue per l'intensità
emotiva, il dinamismo delle gure dalla potente energia sica, le stesse sembrano vive, per il
sorprendente realismo, dato dall'attento trattamento del corpo umano è l'attenzione all'interiorità
umana. talmente perfette e belle da oscillare tra divinità e umanità temi tra l'altro che ricorrono
spesso nelle sue opere.
- In architettura però non è da meno, Laura progetti per la basilica di San Pietro, progettando la
cupola, oggi una delle strutture più iconiche di Roma. con l'architettura trovava la sua massima
espressione di simmetria, armonia e monumentalità.

"David" (1501)
"Pietà" (1499)
Cappella Sistina:
"Giudizio universale" (1536)
"La creazione di Adamo" (1512)
"Battaglia di Cascina" (1504)
"Tondo doni" (1504)
"Croci ssione di San Pietro" (1545)

- David (1501) Michelangelo ( renze) P. 316


Michelangelo riceve l'incarico per la realizzazione del David nel 1501 pochi giorni dopo la
proclamazione della Repubblica. Divenne fornito un blocco di marmo di Carrara di enormi
dimensioni, alto più di 5 m, già in parte sbozzato da precedenti artisti che abbandonarono però
l'impresa. Michelangelo invece lavorando duramente per circa due anni e mezzo realizzò il celebre
David.
Il giovane eroe che aveva ucciso il nemico gigante Golia, con un preciso colpo di onda, salvando
così il suo popolo.
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Michelangelo però lo rappresentò rinnovando radicalmente l’iconogra a dell'inizio Rinascimento


come un giovane fanciullo esile, rappresentandolo ora come un giovane atleta completamente nudo,
dal sico perfetto con una forte muscolatura, reso attraverso un attento studio anatomico, reso come
un giovane antico eroe greco.
Inoltre Michelangelo non lo rappresenta vittorioso ma nel momento primo di scon ggere il nemico,
esprimendo, attraverso il corpo e lo sguardo una grande tensione energica: il corpo alterna parti
intenzione e rilassate nella tipica posa chiastica greca, in cui il peso del corpo È sostenuto da una
sola gamba mentre l'altra rimane rilassata E all'opposto un braccio rimane disteso, e nel caso del
David tiene tra le mani il sasso che scaglierà su Golia, mentre l'altro è piegato intento a prendere la
onda che poggia sulla sua spalla e scende lungo la schiena.
Il capo è girato, concentrato a cercare con lo sguardo il momento decisivo per conquistarsi la
vittoria.
La possente statua, per la sua bellezza verrà poi posta in un luogo differente da quello per cui era
stata richiesta E verrà esposta davanti a Palazzo Vecchio nel 1504. Non c'era eroe migliore che
potesse ergersi a difesa della Firenze repubblicana, e non c'era stata più riuscita n dai tempi degli
antichi e oltretutto fu la prima statua di nudo monumentale posta in un luogo pubblico.

- Pietà (1499) Michelangelo (roma) P. 308


Realizzata su commissione, Michelangelo dopo aver scelto personalmente il blocco di marmo nelle
cave di Carrara realizzò in un unico blocco di pietra una tra le più celebri opere del Rinascimento.
Rifacendosi all'iconogra a della tradizione nordica diffuso dai tedeschi dai primi del trecento,
Michelangelo rappresenta, la vergine con il corpo del suo glio Cristo morto sulle ginocchia, in una
composizione piramidale che vede come base l'ampia veste di Maria; salendo il corpo di Cristo e
abbandonato sul grembo della madre, È inclinato leggermente per sorretto dal ginocchio e dal
braccio di lei che si inclina un poco per bilanciarsi.
Nonostante venga rappresentata la morte i due hanno dei volti delicati e bellissimi, Maria non è
sofferente, ma rappresenta una bellezza spirituale nata dal sacri cio del glio, un volto giovane
dalla bellezza divina non soggetta alle leggi del cambiamento della natura, ciò ci dimostra come
Michelangelo ritenga che l'arte sia superiore alla natura.
Allo stesso modo il corpo levigato del glio, per la sua perfezione risalta per contrasto dal
panneggio scavato della veste della madre su cui si adagia.
Curiosità: a dimostrazione della conoscenza e dello studio anatomico del corpo umano da parte di
Michelangelo e l'alluce del Cristo, abbandonato verso il basso in quanto i tendini sono stati lacerati
dalla croci ssione.

-Cappella Sistina: (1508-1512) Michelangelo (Roma, città del Vaticano) P. 356


La volta della Cappella Sistina era stata precedentemente dipinta secondo i canoni medievali come
un cielo stellato Michelangelo però lo sostituì con un progetto pittorico articolato e ambizioso
probabilmente sotto la commissione di Papa Giulio II nel 1508.
Michelangelo concluse l'impresa soltanto nel 1512 dipingendo duramente per quattro anni
praticamente da solo.
Michelangelo scandì lo spazio della volta dipingendo una struttura architettonica, che riprende le
fattezze classiche romane, con un realismo tale da non riuscire a distinguere quale sia l'architettura
reale e quale dipinta.
La zona centrale è suddivisa da cinque coppie di archi, visti dal basso, creando nuovi spazi nei quali
Michelangelo ci parla delle storie della genesi. agli angoli di questi nove spazi, coincidenti con gli
archi, 20 muscolose gure di nudi (gli ignudi) siedono possenti dinamici sui pilastri reggenti gli
archi.
Attorno a questa fascia centrale, tre una vela e l'altra, in mezzo ai pilastri siedono in toni marmorei
12 veggenti suddivisi in sette profeti e cinque sibille.
Invece nelle vele e nelle rispettive lunette sottostanti sono raf gurati gli antenati di Cristo.
Agli angoli di questa grande volta in pennacchi angolari troviamo quattro storie dell'antico
testamento.

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L'impresa, una volta conclusa conquistò una fama immediata per la sua grandezza e ambiziosità,
dall'estremo realismo illusionistico, dalle innumerevoli gure rappresentate con corpi muscolosi e
perfetti come se fossero delle sculture dinamiche non a caso Michelangelo si sentiva scultore e rese
tale anche la pittura.

- La creazione di Adamo (1512) Michelangelo (roma) P. 358


Affresco appartenente alla cappella Sistina in particolare al ciclo delle storie della genesi.
La prima storia non poteva che essere la creazione del primo uomo da parte di Dio.
Entrambi sono immersi in un paesaggio NEUTRO quasi inesistente, ridotto all'essenziale, d'altronde
siamo nell’eden.
Nel chiaro cielo spicca il gruppo di gure di Dio padre accompagnato dagli angeli, protende un
braccio e con il dito crea il primo uomo perfetto Adamo. Le dita dei due che non si toccano ma si
s orano, rappresentare l'istante successivo la creazione divenne un simbolo universale della nascita
e della vita.
I corpi sono resi con una perfezione scultorea e anatomica.

-Giudizio universale (1536) Michelangelo (roma, città del Vaticano) P. 440


Il grande affresco del giudizio universale fu realizzato nella parete principale della cappella Sistina,
nella parete soprastante d'altare maggiore.
Voluto da Clemente VII, viene iniziato nel 1536 e terminato cinque anni dopo nel 1541.
Se per la cappella Sistina si era avvalso di un'intelaiatura architettonica per organizzare lo spazio nel
giudizio universale, invece la scena è priva di riferimenti spaziali, le gure sono completamente
libere da ogni costrizione architettonica.
Innumerevoli corpi nudi riempiono il paesaggio quasi quasi inesistente, composto prevalentemente
da un cielo blu e funge da sfondo e da una piccola porzione di terra in basso.
I corpi disegnano un moto vorticoso e continuo che ha origine dalla gura imperiosa e centrale di
Cristo giudice che illuminato alle spalle da un vivo bagliore, con le sue braccia, quella destra alzata
e la sinistra abbassata, separa i beati dai dannati, dando avvio a una doppia direzionalità: a sinistra
ascendente per gli eletti mentre a destra quella discendente per i dannati.
Nelle due lunette superiori dei gruppi di angeli, ef giati senza ali, sorreggono i simboli della
passione.
Al di sotto di Cristo altri angeli suonano le trombe del giudizio chiamando a muoversi le anime dei
beati al paradiso o all'inferno per quelli dei dannati.
Sotto di loro un ume separa la terra del Purgatorio dall'inferno e su di una barca vediamo Caronte,
colui che secondo la Divina Commedia dantesca si occupa di traghettare le anime all’inferno, nel
caso dell'affresco dalla terra a sinistra verso destra.
Michelangelo rappresenta così così una visione tragica del destino dell'uomo dove i corpi si fanno
testimoni di angoscia per l'incertezza del proprio destino, i corpi pesanti rendono faticosa anche
l'ascesa dei giusti mentre i volti dei dannati esprimono [Link] così in tutta la sua
grandezza la potenza dell'ira divina.
Per l'estrema nudità dei corpi l'affresco subì forti critiche tanto da essere de nito da alcuni indecente
ciò portarono alla censura del giudizio per cui venne chiesto al pittore Daniele da Volterra di
ricoprire con panneggi le nudità delle gure per questo venne anche soprannominato “braghettone”
per aver messo le "braghe" alle gure michelangiolesche.

-Battaglia di Cascina (1504) copia Michelangelo P. 320


Dalla copia di Aristotile da Sangallo appare evidente che la battaglia di cascine se fosse stata
tradotta in affresco, avrebbe fatto l'effetto di una specie di gigantesco al tuo rilievo, nel quale le
forme avrebbero contato molto di più dei colori e non ci sarebbe stato spazio per elementi di
ornamento. Michelangelo era infatti convinto del primato della scultura sulla pittura: per questo le
sue pitture ci appaiono come se fossero traduzioni di voluminoso statue.

-Tondo doni (1507) Michelangelo ( renze) P. 321


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Era un dipinto rotondo la cui forma si diffuse nelle più abbienti case orentine nel Rinascimento.
Il dipinto è dominato dal massiccio gruppo scultoreo della sacra famiglia, la muscolosa Vergine
inginocchiata a terra, si volta a prendere il piccolo Gesù nudo, che le viene passato, sopra la spalla
destra, dal marito Giuseppe, accoccolato a lei alle sue spalle.
La posizione pressoché innaturale sembra essere piuttosto complicato esercizio di equilibrio.
La scena viene osservata dal giovane San Giovannino posto in secondo piano, a sua volta dietro di
lui in un fondale roccioso, una serie di nudi popolano lo spazio.
Il signi cato di questi ultimi resta dif cile a dirsi quello che è certo è che rappresentano l'interesse
di Michelangelo per la purezza della gura umana.

-Croci ssione di San Pietro (1545) Michelangelo (Roma Vaticano) P. 444


Un affresco una parete laterale di una chiesa. La narrazione si basa sul movimento e sullo studio
delle grandiose gure in un paesaggio spoglio e con i colori dei toni abbassati quasi aciduli. Gli
abiti delle gure non hanno nessuno sfarzo ed essendo quantomai attillati mostrano le forme dei
corpi diventando quasi una seconda pelle.
A colpire la posizione del protagonista ovvero Pietro inchiodato a testa in giù in una croce messa in
diagonale.

Questo perché Michelangelo Michelangelo ha considerato la posizione dell'osservatore il soggetto


posto in questo modo dava maggiore senso di profondità.

Giovanni Bellini (1430-1516)


Uno dei più grandi pittori veneziani più in uenti del Rinascimento italiano. Lavorò a
principalmente a Venezia e le sue opere attirarono l'attenzione arrivando ad in uenzare generazioni
successive dei pittori, come Giorgione e Tiziano.
Bellini fu tra i primi a portare una maggiore sensibilità emotiva e usi innovativa della luce e del
colore, rappresentandone le sfumature con grande abilità e riuscendo a dare un grande senso di
profondità atmosferiche, contribuì così a un nuovo modo di percepire la realtà.
"Ritratto del doge Leonardo Loredan" (1501)✅
Sistema San Pietro.

- Ritratto del doge Leonardo Loredan (1501) Giovanni Bellini (Londra) P. 333
Agli inizi del cinquecento Bellini era un assoluto protagonista della pittura veneziana, nel 1501
aveva ritratto il doge Leonardo Loredan, colui che sarebbe stato a capo della Repubblica no al
1521.
Bellini lo ritrae di tre quarti, affacciata ad un davanzale dove è affermato il cartiglio con la rma del
pittore.
Il volto, la veste il copricapo dogale sono ritratti con geometrica precisione. Il soggetto risalta da
uno sfondo azzurro intenso e luminosissimo.
La luce morbida ma intensa genera delle ombre a sua volta intense ma delicate.

——————

Altri pittori veneziani di rilievo per il Rinascimento furono Giorgione e Tiziano, pittori che hanno
avuto un ruolo determinante sull'evoluzione dell'arte in Occidente, in quanto hanno contribuito a
de nire la pittura veneziana del 1500-1600 de nendo un'arte che poneva una grande attenzione e
l'importanza del colore e della luce.

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Giorgione (1477-1510)
Uno dei pittori veneziani più enigmatici e in uenti del Rinascimento e, soprattutto per le sue
innovazioni stilistiche, per lo sviluppo della pittura veneziana del secolo.
Usa i colori e la luce in modo innovativo per rappresentare la gura umana e il paesaggio, non li usa
come strumenti per una rappresentazione formale e severa ma piuttosto crea un'arte più poetica e
sensibile, concentrata sull'atmosfera e sull'intensità emotiva, dove il soggetto è l'ambiente
comunicano in un'armonia delicata e morbida.
Con Giorgione il paesaggio non è più soltanto uno sfondo ma diventa un elemento centrale, parte
integrante della narrazione, elemento che diventerà caratteristico della scuola veneziana.
Anche se morirà giovane a soli 32 anni le sue opere sono rimaste tra le più ammirate e studiate per
la loro qualità innovativa e la loro bellezza senza tempo.

"Tempesta" (1508)✅
"Tramonto" (1510)

- Tempesta (1508) Giorgione (venezia) P. 336


Nel dipinto viene dato un'importanza tale natura che spesso lo si è creduto il primo paesaggio della
storia.
Grande spazio è occupato da un paesaggio, illuminato dal bagliore del fulmine di una tempesta, che
si abbatte su un borgo Veneto, mentre nella vicina campagna vediamo una donna forse una zingara,
seduta ad allattare un bambino sotto gli occhi di un giovane sulla sinistra forse un soldato.
Si discusse molto sul tema del quadro, si pensa che il fulmine alluda all'ira dell'eterno che cacciò
Adamo ed Eva dall'Eden e i due si ritrovano oggi così, spaesati in primo piano: Evan nutre Caino,
mentre Adamo con l'asta in mano dovrà procurarsi da [Link] dipinto rappresenta così una
metafora dell'attuale condizione umana.

- Tramonto (1510) Giorgione (londra) P. Non presente


A differenza delle opere precedenti, qui la natura non è solo sfondo, ma è protagonista. Una luce
calda e dorata, proveniente dal tramonto in lontananza, fonde insieme cielo, terra, rocce e gure,
creando una continuità visiva. Sullo sfondo si notano il paesino tra i colli, un laghetto.
Nella parte destra vediamo tra la parete rocciosa il vecchio eremita Sant'Antonio abate nascosto, più
avanti San Giorgio nel suo destriero intento ad uccidere il drago.
In primo piano, vediamo due gure forse San Rocco, protettore dalla peste riconoscibile per via
della ferita, (suo tipico attributo iconogra co), e il vecchio che lo assiste sarebbe il suo amico san
Gottardo.
Il signi cato preciso è incerto, come spesso accade con Giorgione, ma ad essere rappresentati sono
tutti santi connessi alla cura delle malattie, e in tal senso potrebbe essere interpretata l’opera.

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Tiziano Vecellio (1488-1576)


Uno dei protagonisti rinascimentali dell'arte veneziana, noto soprattutto per il suo contributo
nell'evoluzione della pittura occidentale, vista la sua in uenza su generazioni artisti viene
considerato uno dei padri della pittura moderna.
A stupire è l'innovativa e straordinaria capacità nel gestire la luce e il colore dando una vitalità alle
sue opere senza precedenti.
I suoi colori sono vibranti ed intensi, la luce, attraverso il chiaroscuro dava vita a gure
incredibilmente realistiche perché voluminose ed emotivamente espressive dando forma, non solo
all'aspetto sico ma manca la personalità dei soggetti. I vibranti colori e le volumetriche
contribuivano a dare dinamismo e movimento alle scene all'interno delle quali le gure sembravano
vivere nonostante fossero immagini statiche.
"Madonna col bambino e i santi" (1519)
"Bacco e Arianna" (1520)
"Venere di Urbino" (1538)
"Cristo coronato di spine" (1542)
"Pietà" (1575)

- Madonna col bambino e i santi (1519) Tiziano ( venezia) P. 460


È una palla d'altare estremamente innovativa non solo per la vivacità cromatica ma anche per il suo
schema compositivo ovvero un'immagine costruita in diagonale, in cui i personaggi sono ambientati
in un architettura della quale ci colpiscono due gigantesche colonne, che fuori escono dalla
dimensione della pala, alludendo a uno spazio ancora maggiore.
L'intento di Tiziano era quindi quello di costruire una sorta di nestrone che si affacciava sulla
navata, ciò giusti ca la scelta compositiva diagonale in quanto ha preso in considerazione il punto
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di vista di un osservatore che entra in chiesa e vista la composizione la pala avrebbe catturato
l'attenzione dei suoi occhi.
In una monumentale podio siede in alto la Madonna col bambino di tre quarti, posizione nella quale
domina le gure sottostanti.
Quasi quasi la sua altezza troviamo i santi Francesco e Antonio d'abate in tunica francescana.
Sopra i due gradoni San Pietro era intento a leggere ma ora rivolge lo sguardo verso il committente
inginocchiato e ritratto di pro lo.
Insieme a lui un soldato innalza una bandiera e un uomo con un turbante ne è prigioniero, i due
sono testimoniare la grande grandezza militare del committente Jacopo Pesaro.
Di fronte al committente a completare la celebrazione della famiglia vengono ritratti i suoi familiari.

- Bacco e Arianna (1520) Tiziano (londra) P. 388


Tra vivi di colori accesi e vibranti, in una boscosa riva del Mare, sotto un cielo azzurro, la nave di
Teseo che ha abbandonato Arianna.
La giovane donna è ritratta a sinistra che si volta improvvisamente in quanto la sua attenzione è
stata attirata dal corteo del Dio Bacco, che, innamorato di lei a prima vista, scende velocemente dal
suo carro.
Tra la sua corte un uomo in lotta con i serpenti è un chiaro riferimento al gruppo statuario
Laocoonte.

- Venere di Urbino (1538) Tiziano ( renze) P. 461


Da Venere è così chiamata in quanto apparteneva al signore di Urbino.
In questa tela Tiziano riprende il modello di Giorgione.
La bella giovane nuda, che si copre il pube con la mano, e ora distesa nella camera di una ricca
dimora. Ai suoi piedi vi è accucciato un fedele cagnolino.
Sullo sfondo invece due domestiche cercano in un cassone.
La giovane a differenza di quella di Giorgione, è ben sveglia e guarda verso lo spettatore quasi
come volesse invitarlo nel suo letto, diventando così un'icona della sensualità femminile, modello
ripreso anche da altri grandissimi artisti a venire.

- Cristo coronato di spine (1542) Tiziano (Parigi Louvre) P. 495


No info sul libro

- Pietà (1575) Tiziano ( venezia) P. 463


Di fronte a una massiccia nicchia, af ancata dalle statue di Mosé di una sibilla, la vergine sorregge
il corpo del Cristo mentre la Maddalena grida il suo dolore, è un vecchio seminudo si inginocchia in
primo piano costruendo così una linea diagonale che taglia la tela.
L'opera dell'atmosfera tenebrosa, la materia vibrante di luce e colore, dalla grande forza espressiva
rappresenta l'emblema della pittura di Tiziano.

Antonio allegri, detto il Correggio (1489-1534)


È stato uno dei pittori rinascimentali più importanti in quanto protagonista della scuola emiliana. Il
suo soprannome è "corregge" deriva dalla sua città natale, Correggio, in Emilia-Romagna.
Si dovette affermare in un contesto artistico competitivo, dove gli artisti più in uenti erano
Leonardo da Vinci, Raffaello e Parmigianino.
Correggio pur non avendo la stessa fama internazionale, sviluppò uno stile distintivo che in uenzò
la futura pittura barocca, per la sua padronanza della luce, della prospettiva e del chiaroscuro.

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"Natività, la notte" (1522)


"Madonna col bambino e i santi, il giorno" (1528)
"Assunzione della vergine" (1524)

- Natività, la notte (1522) Correggio (Germania Germania) P. 383


È un notturno originalissimo in quanto le gure, disposte in diagonale, emergono dalle oscurità
grazie alla luce intensissima emanata dal Bambin Gesù. una donna li af anco che guarda la vergine
il bambino per la forte luce divina si copre con la mano gli occhi.
L'oggi è talmente intensa da diffondersi e illuminare il resto della scena

- Madonna col bambino e i santi, il giorno (1528) Correggio (parma) P. 382


Un'opera che colpisce per il suo mirabile colore caldo dell'atmosfera. Al centro la vergine con il
bambino mentre accanto, in una tenera sensualità Maria Maddalena e di spalle San Girolamo.
I volti esprimono una amorevole gioia che vede il suo apice nell’atmosfera dai colori caldi.

- Assunzione della vergine (1524) Correggio (parma) P. 381


L'affresco si distingue per la libertà compositiva, per la quale non solo non ci sono architetture, ma
il cielo è affollato da un numero in nito di gure in movimento, non sono le nuvole a sorreggerli
ma loro a sorreggere batuffoli di nuvole.
Questa volta la protagonista è la vergine, che sta per essere assunta in cielo, ritratta dal basso verso
l'alto mentre, spinta da una corrente ascensionale, si dirige verso una luce dorata.
Il moto ascensionale è sottolineato dal vorticare delle nubi e delle gure.
Da tale affresco possiamo riconoscere ad oggi i futuri caratteri dell'arte barocca.

DALLA META del 500 al 600 MANIERISMO


Il periodo che va dalla metà del cinquecento al seicento l'arte italiana si evolve in maniera
signi cativa, con l'affermarsi del manierismo, un movimento che nasce come una reazione al
Rinascimento classico, distinguendosi ora per un'estetica più arti ciosa, espressiva e meno
complessa.
Generalmente nel manierismo le gure tornano ad essere più esili, allungate e talvolta instabili, il
colore della luce assumono un ruolo importante.
È una fase artistica nella quale i successori dei grandi maestri Leonardo, Michelangelo e Raffaello,
per essere originali sperimentarono altri linguaggi, altre maniere (stili), talvolta anticlassici ed
eccentrici. Il manierismo però non prendono necessariamente una posizione anti rinascimentale ma
ma semplicemente, in base agli artisti se ne allontana per alcuni aspetti mentre, ne porta avanti altri,
rompe semplicemente le rigide convenzioni della pittura rinascimentale preparando così il terreno
per il Barocco.

Rosso orentino (1494-1540)


Uno dei principali esponenti del manierismo.
La sua arte è caratterizzata da gure allungate, colori intensi e composizioni dinamiche instabili,
distinguendosi per drammaticità ed espressività.
In uenzato da Raffaello sviluppò comunque una pittura personale e innovativa.

"Deposizione dalla croce" (1521)✅


"Compianto sul Cristo morto" (1527)

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- Deposizione dalla croce (1521) Rosso orentino (pisa) P. 398


Una grande pala Dove una grande croce solida e geometrica occupa gran parte dello sfondo dal
cielo tanto azzurro quanto astratto, una croce che pesa e cade su un terreno che occupa meno di un
quarto del fondale.
Alcuni personaggi arrampicandosi su tre scale stanno cercando di calare il corpo livido di Cristo
morto della croce. Ai loro piedi esplode il dolore nel gruppo delle tre donne, nella Maddalena
inginocchiata e da Giovanni chinato dal dolore.
Le gure rinunciano ai muscoli per esaltarsi come forme pure ed essenziali, i volumi dei corpi tanto
quanto delle vesti sembrano ora geometrizzate.
È come se orentino, ancor prima di Cézanne e di Picasso avesse gettato le basi del futuro cubismo.

- Compianto sul Cristo morto (1527) Rosso orentino (arezzo) P. 438


Siamo sempre sotto la grande croce con le scale del quadro deposizione della croce dello stesso
artista, ora però l'atmosfera è cupa e tenebrosa, si sta piangendo il corpo morto di Gesù. Il dolore e
la tensione riempie il quadro: Maria al centro del quadro sviene mentre tiene sulle gambe il corpo
livido del glio, corpo che, visto lo svenimento della madre, viene presa e sorretto dalla gure
circostanti.
I colori sono vibranti e la luce intense de nisce le forme.

Parmigianino (1503-1540)
E uno degli artisti più emblematici del manierismo.
La sua pittura è nota per l'eleganza, le proporzioni distorte, la raf nata sensualità l'uso della luce
della forma.
La sua pittura in uenzò e fu fondamentale per lo sviluppo del Barocco.
" visione di San Girolamo" (1526)
"Madonna col bambino, il Gangi e San Girolamo (1534)

- “ visione di San Girolamo" (1526) parmigianino (londra) P. 419


Una tavola dal formato verticale che vede in alto la vergine con il bambino, e in basso a destra San
Girolamo raf gurato di scorcio, che dorme serenamente, sogna San Giovanni che compare in primo
piano in una posa tortuosa.
Le gure hanno una matrice Michelangiolesca, sembrano corpi di atleti, queste però, soprattutto
Maria e Gesù assumono una forma più allungata manierista, la luce calda addolcisce le carni ed
esplode nel bagliore alle spalle di Maria, elementi della pittura veneta, inoltre Parmigianino utilizza
in alcune parti una pittura lamentosa destinata ad essere in seguito una delle sue peculiarità
stilistiche.

- “Madonna col bambino, angeli e San Girolamo (1534) parmigianino (Firenze) P. 437
Anche detta Madonna dal collo lungo, è un'opera di estrema eleganza e grazia aristocratica.
L'opera è stata lasciata incompleta come possiamo vedere in alcune zone del quadro.
Vediamo al centro la vergine Maria con il Bambin Gesù addormentato nelle sue braccia, accanto
degli angeli mentre dall'altro lato, in dimensioni ridotte San Girolamo è impegnato a rotolare un
papiro.
Le gure assumono le forme manieriste, ovvero sono più esili, allungate e instabili, lo notiamo
soprattutto in Gesù, che sembra scivolare da un momento all’altro, nella gamba dell'angelo, nel
collo lungo di Maria.

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Pontromo (1494-1557)
Protagonista del manierismo orentino, noto per il suo stile inquietante e surreale, dalla forte
teatralità ed espressività, tra i colori contrastanti. Cercò di sfuggire agli ideali classici ed esplorare
un'arte più espressiva e complessa che enfatizzava l'interiorità emotiva.
"Visitazioni" (1528)
"Deposizioni" 1528

Federico Barocci (1535-1612)


Uno dei grandi pittori manierismo e precursore del barocco.
La sabbiatura si distingue per l'morbidezza, il colore vibrante un uso innovativo della luce e del
colore che ora diventa vibrante e un senso di spiritualità che pervade le sue opere.
"Sacra famiglia con San Giovannino" 1575
“Visitazione" 1583

Giambologna (1529-1608)
Nato in Francia è stato uno degli scultori più importanti del manierismo e uno dei protagonisti
assoluti della scultura italiane del tardo Rinascimento.
Si stabilì a Firenze dove divenne una gura centrale nella corte dei Medici
La sua arte ri ette l'in uenza dei grandi maestri, si distingue per un approccio più ricercato
orientato alla dinamicità ed eleganza.
Lavorava principalmente il bronzo con la tecnica della fusione a cera persa, il marmo e il gesso.
Ratto delle sabine 1583
Fontana del Nettuno 1560

- Ratto delle sabine 1583 giambologna ( renze) P. 487


Un vorticoso intreccio di tre gure nude in movimento: in basso un vecchio si piega come a
ripararsi dalla giovane che viene rapita dall'atletico uomo che la cinge sopra di lui.
Così chiamata perché i romani rapivano le donne donne sabine per popolare la città fondata da
Romolo.
L'aspetto innovativo è la composizione che invita lo spettatore a girare attorno al gruppo scultoreo.

- Fontana del Nettuno 1560 circa Giambologna (bologna) P. 488

BAROCCO 1580/1600-1750
Il seicento fu un'epoca di profonde contraddizioni come guerre, epidemie, carestie, la nascita della
scienza moderna, fasti nelle corti, e trionfo della chiesa cattolica.
L’Italia nonostante le divisioni politiche, visse la sua ultima straordinaria stagione artistica.
All'inizio del 1600 il periodo barocco stava iniziando a orire, con artisti come Caravaggio, Bernini,
Borromini e il pittore Guido reni che de nivano un'era di innovazioni artistiche.
L’Italia era un centro culturale di enorme importanza, dove il principale polo d'attrazione culturale
era Roma con il suo aspetto moderno, grazie alle prestigiose committenze dei ponte ci.

Il barocco tuttavia ebbe una notevole diffusione anche a livello europeo arrivando in Portogallo,
Spagna e poco più tardi in Francia e Austria.

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Negli ultimi anni del barocco si affermerà poi il cosiddetto tardo barocco all'interno del quale si
inizierà a sviluppare un particolare lone decorativo chiamato rococò.

Il barocco si discostava dalle leggi rigide del Rinascimento.


Il barocco voleva toccare direttamente l'animo e i sentimenti della gente e per far questo era
necessario che essa enfatizzasse i gesti e gli atteggiamenti esasperandoli, la ricerca del movimento e
della scenogra a, preferiva forme fantasiose e teatrali, l’esuberanza di decorazione e ricchezza,
arti ci prospettici spinti a tal punto da essere illusionistici, così da dare l'effetto di uno spazio che si
dilata oltre i limiti di un edi cio di una tela i cosiddetti “sfondati”. Nella pittura prospettica barocca
l'uomo ora si perde nell'in nità dell'universo generando inquietudine smarrimento, cioè forse
ri esso di una nuova concezione del mondo e della natura.
Il barocco voleva coinvolgere i sensi, stimolare le emozioni e i sentimenti portando l'osservatore a
commuoversi ad essere sedotto.
Vista la sua capacità di coinvolgere un ampio pubblico, il barocco si rivelò adatto a tradurre
visivamente i valori politici e religiosi, che intendeva celebrare la gloria e la potenza della fede
cristiana e del potere politico, il barocco divenne così un'arte come propaganda a favore dei re, dei
principi dell'aristocrazia e della chiesa cattolica.

Gli obiettivi degli architetti e dei pittori e di aprire nuovi spazi, e sfondare i limiti delle pareti e dei
quadri, per creare un nuovo spazio libero, mobile ed illusorio, non devono esistere divisioni ogni
cosa deve far parte di un tutto unico.

Annibale Carracci (1560-1609)


Uno dei più grandi pittori del barocco.
Originario di Bologna, era nato in una famiglia di artisti: suo padre e suo zio erano dei celebri
pittori fondatori di un'importante [Link] sua formazione avvenne sotto la guida di questi
maestri ma fu anche in uenzato dallo studio delle opere di grandi pittori rinascimentali come
Raffaello Tiziano e Correggio.
Nelle sue opere pone una particolare attenzione alla natura, alla luminosità, all'uso di colori intensi,
all'armonia e alla proporzione delle composizioni.
Pietà 1585
Macelleria 1580
Studio di ragazzo 1582

- Pietà 1585 Annibale Carracci (parma) P. 31


Qui notiamo la forte in uenza di Correggio.
Nella scelta di un notturno, nel quale la luce è un ruolo fondamentale che con la sua temperatura
riscalda la scena.

- Macelleria 1580 Annibale Carracci (texas) P. 32


Qui vediamo l'amore per la realtà colta con viva vivacità, rappresentata con pennellate decise, colori
giustapposti, il disegno è veloce e la descrizione delle gure sintetiche non a caso il pittore verrà
anche chiamato Annibale il vivo.

- Studio di ragazzo 1582 Annibale Carracci (


, Annibale Carracci promuove un ritorno allo studio diretto del vero. Questo ritratto non cerca la
bellezza ideale, ma coglie la spontaneità e l'immediatezza di un'espressione umana reale.

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Gli affreschi di Annibale Carracci P. 34-17


a palazzo Farnese a Roma sono considerati uno dei capolavori assoluti del barocco è uno dei
momenti più signi cativi della sua carriera.
Questo ciclo di affreschi rappresenta un in interpretazione mitologiche che unisce l'arte classica alla
nuova sensibilità barocca, il tema centrale degli affreschi riguarda le nozze di Giove Giunone
simbolo dell'unione tra il potere celeste e quello terrestre.
Tra questi affreschi ricordiamo una delle scene più celebri ovvero il trionfo di Bacco e Arianna che
si trova nella volta centrale della galleria.

Il dipinto rappresenta il corteo nuziale di Bacco e Arianna raf gurati sulla sinistra seduti su due
carri diversi: quello di Bacco, Dio della fertilità e dell'estasi è trainato da due tigri simbolo dell'India
da dove proviene e dove ha trovato e salvato Arianna; quello della donna è d'argento trainato da due
arieti.
La coppia procede accompagnata da gure che danzano e cantano dovendo individuiamo le ninfe, i
satiri e sileni spiriti di natura natura sfrenata.
In primo piano sulla destra vi è distesa una donna rappresentazione della Venere terrena.
Il dipinto è espressione di un movimento uente e danzante, creato dall'intrecciarsi delle
gurazioni, un esuberante bellezza sensuale pagana.

Ludovico Carracci
Pala dei Bargellini
Ammirevole per l’attenzione che da alla luce, una luce intensa che illumina la
scena, un bagliore dal quale sembra aver origine l’opera

Caravaggio (1571-1610)
Uno dei più celebri pittori barocchi e della storia dell’arte
Nativo di Milano si trasferì con la sua famiglia a Caravaggio, un piccolo paese lombardo, da cui
derivò il suo nome.
Ma sarà a Roma che diventerà rapidamente noto, per la sua pittura realistica, ben lontano dagli
ideali rinascimentali.
Distinguiamo il suo stile per l'uso drammatico del chiaroscuro, un forte contrasto tra luce e ombra
dando un forte senso di teatralità, la luce illumina i soggetti in modo potente e drammatico.
I suoi soggetti vengono ritratti con estremo naturalismo talvolta crudo e realistico, non sono
idealizzati ma appaiono come come esseri umani concreti con tutte le loro imperfezioni e
complessità, i suoi soggetti sono spesso umili, contadini o gure bibliche.
Così come le scene di cui tratta ovvero scene di vita comune e quotidiana.
Il suo stile rivoluzionario ebbe una tale in uenza sull'arte del tempo da far nascere un movimento
artistico che prende il nome di caravaggismo.

Bacco 1595
Canestro di frutta 1595
Vocazione di San Matteo 1599
Martirio di San Matteo 1600
San Matteo e l'angelo 1602

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Croci ssione di Pietro 1600


Conversione di Saulo 1600
Morte della vergine 1604

- Bacco 1595 Caravaggio ( renze) P. 19


Il dio appare come un giovane popolano, dallo sguardo vuoto, ma sensuale. Ha sulla testa una corona di
vite mentre nella mano che con signorilità un calice di vino. L’erotismo e la resa naturalistica, unita ai
dettagli di natura morta del canestro di frutta della trasparenza del vetro, fondono classicismo e
quotidiano.

-Canestro di frutta 1595 Caravaggio (milano) P. 44-19


Il soggetto rappresenta una novità per l'epoca: qui abbiamo una tela il cui protagonista è un insieme
di cose naturali che si stagliano da un fondo giallo.
La canestro appare leggermente sporgente dal sottile piano d'appoggio, i colori della frutta entrando
in contrasto si stagliano dallo sfondo, la luce che sembra innaturale proviene da più fonti ed esalta le
varie super ci dei frutti.
Una natura morta di oggetti quotidiani nasconde però una lettura in chiave allegorica: su un fondo
giallo che ricorda gli sfondi ori delle gurazioni sacre medievali la cesta si rivela a noi contenendo i
simboli cristologico dell'uva bianca e nere, dei pomi e dei chi, la mela della precarietà umane
rovinata e avvizzita come le foglie.

Ciclo pittorico di san Matteo commissione romana


La prima importante commissione romana di Caravaggio.
Commissionata dal cardinale Matteo, i soggetti diluisce scelti raccontano tre scene della vita di San
Matteo: la vocazione, il martirio e San Matteo e l'angelo.

-Vocazione di San Matteo 1599 Caravaggio (roma) P. 22


Il tema centrale della vocazione di San Matteo è la salvezza,
All'interno di una stanza buia e vuota, una luce illumina la scena.
Ciò che viene narrato è il momento in cui Cristo chiama Matteo, seduto attorno a un tavolo,
chiedendogli di seguirlo. A destra Cristo che nel braccio teso indica Matteo mentre San Pietro, di
scorcio, ripete in modo sommario il gesto.
L'apostolo, seduto tra i quattro compagni intenti a contare i soldi, risponde all'inaspettata chiamata
con uno sguardo e un gesto interrogativi.
I personaggi sono realisticamente rappresentati all'interno di una situazione quotidiana.
Vero protagonista del quadro forse è la luce di cui non vediamo la sorgente, ma che taglia
obliquamente la penombra della stanza, s ora la mano di Gesù e illumina violentemente il gruppo
di personaggi, bloccandoli in un attimo di sorpresa e sospensione, non è una luce qualunque ma la
luce divina, la luce della salvezza che discende sugli uomini per mano di Gesù.

-Martirio di San Matteo 1600 Caravaggio (roma) P. 23


Il dipinto è di maggiore dinamismo e a citazione rispetto alla vocazione. L'impianto compositivo è
più complesso: centro del dipinto i protagonisti sono iscritti in un triangolo rettangolo dove la base
è data dal vecchio corpo del santo mentre i lati dai due arti del giovane carne ce, il suo sguardo
segue le linee del braccio, no alla testa del martire.
Il quadro immortale l'attimo culminante dell'evento drammatico in cui, San Matteo che è appena
stato colpito dalla spada tenta ancora inutilmente di difendersi.
In questo quadro la luce svolge una funzione costruttive essenziale: si irradia violentemente nella
scena mettendo in risalto le parti di tensione, la contrazione dei corpi, l'espressione di terrore e
paura come il grido del fanciullo che fugge.
La potenza della paura del terrore si irradia spingendo gli altri personaggi in direzioni opposte su
più piani.

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Il martirio viene quindi interpretato da Caravaggio come la scena di un comune assassino in cui San
Matteo non è l'eroe sacri cato, ma una semplice semplice vittima che cade ferito tra la gente che
scappa.
Alla mano alzata di San Matteo un angelo dall'alto porge la palma del martirio a signi care che il
sacri cio del santo ri ette quello di Cristo ed è per la gloria di Dio.

-San Matteo e l'angelo 1602 Caravaggio (roma) P. 23


Qui l'evangelista non viene tradizionalmente rappresentato come un nobile, ma come un vecchio
contadino, nei lineamenti e nei piedi grossi e sporchi, il quale si volta meravigliato da un dolcissimo
angelo mentre gli guida la mano nella scrittura del Vangelo.

- Croci ssione di Pietro 1600 Caravaggio (roma) P. 21


In questa tela Caravaggio ferma come un fotogramma il momento in cui tre uomini stanno issando
con fatica la croce sulla quale è inchiodato San Pietro.
La luce che si diffonde da San Pietro, simbolo della chiesa, libera anche i carne ci dell'oscurità e
dal peccato che li avvolge.

-Conversione di Saulo 1600 Caravaggio (roma) P. 21 forse


La luce proveniente dall'alto lambisce il cavallo investe il corpo e il volto del santo, appena caduto
dal destriero.
Il muso abbassato le braccia alzate del cavaliere disegnano un cerchio compositivo.
Ad essere rappresentato è il momento della grazia che discende sul peccatore, Dio non è presente
ma ne sentiamo la presenza grazie alla luce e all'immobilità di San San Paolo preso da una visione
interiore e per questo rappresentato occhi chiusi: perché è presente solo nel cuore dell'uomo che ha
potuto vedere, mentre attorno a lui la vita di ogni giorno.

- Morte della vergine 1604 Caravaggio (parigi) P. 24


L'opera venne ri utata perché giudicata come indecorosa e irriverente per questo venne messa in
vendita e la troviamo oggi a Parigi.
Questo perché Maria non ha niente di sacro e viene rappresentato come il corpo senza vita di una
popolana, distesa in modo scomposto il suo ventre è gon o e i piedi nudi no alle caviglie, pare
inoltre che Caravaggio si sia è ispirata da una prostituta annegata nel Tevere.
Ciò che viene rappresentato è un dolore umano in cui gli apostoli e Maddalena, rappresentati come
popolani, piangono e vegliano il corpo della vergine, in un ambiente buio intravediamo, grazie a
una luce proveniente dall'alto il pavimento, un pezzo di sof tto e in alto un ampio drappo rosso,
come se fosse un sipario che sta per calare.
La luce scende in diagonale dall'alto, lambisce le teste degli apostoli e si posa sul corpo dormiente
di Maria, qui la luce assume due funzioni una narrativa in quanto illumina il nucleo drammatico
della scena l'altra simbolica perché tra i visi sofferenti nell'ombra l'unico volto interamente
illuminato è quello sereno di Maria.

Guido reni (1575-1642)


Pittore barocco. La sua arte si caratterizza per un equilibrio tra dramma emotivo barocco e serenità
classica.
Si formò in una bottega di un pittore ammingo alla sua vera educazione artistica proviene dai
Carracci.
Se Caravaggio è il nodo per l'intensità drammatica e il crudo realismo, reni e l'esempio di un
barocco più morbido.
Il suo realismo è libero da ogni elemento realistico troppo violento e crudo predilige ciò che di
realistico esprime leggerezza e bellezza ideale.

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Il suo chiaroscuro e la luce sono meno contrastati e più sfumati, i colori morbidi, luminosi e delicati.
San Sebastiano 1615
Aurora 1614 - sono evidenti i modelli della sua ispirazione (Raffaello, Correggio e l'arte antica)

Rubens (1577-1640)
Nacque in Germania da una famiglia amminga ma nel 1600 si recò in Italia dove entrò a contatto
con i grandi maestri rinascimento e del barocco, venendo profondamente in uenzato da
Michelangelo Caravaggio e Tiziano.
Il suo linguaggio artistico è ricco e dinamico, unisce elementi di classicismo drammatici barocca e
realismo sensuale, le sue composizioni sono dinamiche, ricche di energie, in cui i corpi delle gure
si intrecciano si sovrappongono e si spostano nello spazio con uidità.

Circoncisione 1605

Il dipinto rappresenta l’episodio evangelico della circoncisione di Cristo, ambientato in


uno spazio sacro affollato di gure. La scena è costruita con forte dinamismo: i
personaggi si dispongono attorno al Bambino creando un movimento circolare che
guida lo sguardo verso il centro dell’azione.
L’elemento più signi cativo è il contrasto tra il gesto rituale e la luce intensa che
illumina il corpo del Bambino, anticipando simbolicamente il sacri cio futuro di
Cristo. La luce non è solo naturalistica ma assume valore teologico, sottolineando la
dimensione divina dell’evento.
L’opera mostra la fase iniziale di Rubens, in uenzata dall’arte italiana, con
composizione complessa, gesti teatrali e forte pathos emotivo. La religione non è
rappresentata in modo statico, ma come evento drammatico e coinvolgente, tipico della
sensibilità barocca.

Deposizione 1612

Il dipinto rappresenta il momento in cui il corpo di Cristo viene deposto dalla


croce. La composizione è costruita su una forte diagonale discendente, formata
dal corpo pallido di Cristo che scivola verso il basso, sostenuto con fatica dai
personaggi. Questa linea obliqua crea tensione e dinamismo, coinvolgendo
emotivamente lo spettatore.
L’elemento centrale è proprio il contrasto tra il corpo luminoso di Cristo e il
fondo più scuro, che ne sottolinea la sacralità e la fragilità. Il lenzuolo bianco
diventa un elemento visivo fondamentale: guida lo sguardo e accentua il senso
di peso reale del corpo.
L’opera unisce drammaticità barocca e monumentalità classica: le gure sono
potenti e muscolose, ma l’insieme è armonico e controllato. Rubens trasforma il
dolore religioso in una scena intensa e teatrale, capace di trasmettere pathos e
partecipazione emotiva.

Madonna della Vallicella, tra angeli e santi 1606

L’opera fu realizzata per la Chiesa Nuova di Roma, legata alla Congregazione dell’Oratorio fondata
da San Filippo Neri. Rubens rappresenta la Vergine in alto, circondata da angeli luminosi, mentre in
basso compaiono santi e gure devote che stabiliscono un collegamento diretto tra cielo e terra.
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L’elemento fondamentale è la divisione verticale tra dimensione celeste e dimensione


terrena: la Madonna appare in gloria, immersa nella luce, mentre i santi sono collocati
in uno spazio più concreto e terreno. Questa struttura enfatizza l’idea di intercessione e
mediazione tra l’uomo e il divino, tema centrale per l’Oratorio.
La composizione è dinamica e teatrale, con movimento ascensionale e colori intensi
che guidano lo sguardo verso l’alto. Rubens unisce monumentalità italiana e sensibilità
amminga, trasformando l’altare in una scena vibrante e coinvolgente, perfettamente
in linea con lo spirito della Controriforma.

Bernini (1598-1680)
È una delle gure più emblematiche rivoluzionarie del barocco italiano e
internazionale.
Artista poliedrico è un pittore, scultore, architetto urbanista, Bernini ha de nito il volto del barocco
con opere di ordinaria maestosità, drammaticità e innovazione.
Nacque a Napoli ma divenne rapidamente l'artista di punta della corte papale che lo sostenne e gli
conferì molteplici incarichi.

Bernini aveva una grande capacità di giocare con la luce nelle sue sculture utilizzandola come
mezzo per accentuare determinati caratteri delle sue opere.
Le sue sculture sono incredibilmente dettagliate realistiche tanto da essere noto per la sua capacità
di rendere i materiali trasformando il marmo in qualcosa di vivo.

Ratto di Proserpina 1621


David 1623
Apollo e Dafne 1622

In queste tre opere notiamo una scultura già interamente barocca con il suo intento di meravigliare e
coinvolgere emotivamente lo spettatore. I caratteri fondamentali di questo stile sono:
- La rappresentazione di un momento transitorio, un momento di forte tensione, che spesso coincide
con l'atto culminante e fuggevole, le sue opere sembrano così un fotogramma, un momento bloccato
nella fuggevole eternità del gesto.

- Le sculture di Bernini sono pensate per essere osservate da un unico punto di vista principale
perché queste devono essere colte con un unico sguardo, inoltre per Bernini le luci aveva un ruolo
fondamentale ciò comporta anche un preciso punto d’osservazione.

- Le opere di Bernini sembrano dilatarsi nello spazio estendersi oltre i limiti scultori e tentare di
arrivare all’osservatore.

- Bernini cerca di ottenere l'immediatezza e la naturalezza cogliendo i suoi soggetti nell'espressioni


del volto che più rispecchiano la loro interiorità psicologica.

- Ratto di Proserpina 1621 Bernini (roma) P. 50


Con il Ratto di Proserpina Bernini rappresenta il momento culminante del mito: il dio degli Inferi,
Plutone, afferra con forza la giovane Proserpina e la trascina nel suo regno. L’artista sceglie l’istante
di massima tensione drammatica, trasformando il marmo in un racconto vivo e teatrale.
Le due gure sono colte in un movimento vorticoso: il corpo potente di Plutone afferra Proserpina
che si dibatte, ruotando in senso opposto. La composizione crea così un forte contrasto di forze, tra
la violenza dell’azione e la disperata resistenza della giovane.

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Uno degli aspetti più sorprendenti dell’opera è la resa illusionistica dei materiali: le dita di Plutone
affondano nella carne morbida di Proserpina, dando l’impressione che il marmo sia diventato pelle
viva. Anche i capelli, il movimento dei drappi e le lacrime sul volto della ragazza contribuiscono a
un realismo emotivo intenso, capace di coinvolgere direttamente chi guarda.
Bernini supera i limiti tradizionali della scultura: non rappresenta un momento statico o concluso,
ma un’azione in pieno svolgimento. La scena sembra invadere lo spazio dell’osservatore, che
diventa testimone del dramma. La forza dell’opera risiede dunque non solo nella straordinaria
tecnica, ma soprattutto nella scelta del momento teatrale e nell’espressione dei sentimenti, elementi
tipici della sensibilità barocca.

- David 1623 Bernini (roma) P. 50


Con il David Bernini rovescia radicalmente l'iconogra a tradizionale dell'eroe è un giovane pastore,
dalla faccia comune travolta da una smor a di sforzo rabbia e [Link] essere
rappresentato è il momento prima della vittoria, ma non in una fase meditativa (come Donatello e
Michelangelo), ma si trova nel momento culminante in cui sta per scagliare con tutta la sua forza la
pietra. L'eroe si protende in avanti, sposta il peso sulla gamba in una torsione del corpo, sta
caricando il lancio. Si creano così una sensazione di tensione di forze contrapposte. L'uomo sembra
protendersi fuori dallo spazio, prendere vita e invadere quello reale dell'osservatore, ognuno a caso
sta guardando l'avversario che si trova in un punto dello spazio dell'osservatore, così che osserva si
sente parte egli stesso della scena.
Bernini riesce a rompere la barriera tra il marmo rigido e l'aria libera, tra ciò che è nto e ciò che è
vero, tra l'immaginazione e la realtà.

- Apollo e Dafne 1622 Bernini (roma) P. 50


Nell'opera Bernini coglie l'attimo culminante della metamorfosi di Dafne in albero.
Le due gure sembrano danzare in sincronia, tanto che i loro gesti sembrano ri ettersi nell’altro.
I capelli di Dafne si irrigidiscono in rami e foglie, le sue gambe diventano corteccia.
Guardando la statua sembra sentirsi addosso una brezza d'aria la stessa che sembra sollevare i due
corpi morrei come se non avessero un peso.
La meraviglia dell'opera non risiede soltanto nella sua straordinaria abilità di rendere i corpi, le
super ci e i materiali ma nella scelta del momento teatrale nei gesti e nell’espressioni.

San Pietro (1657-65) Bernini (Roma, città del Vaticano) P. 62+ appunti
La piazza,
L'opera più maestosa e intensa di Bernini al quale è stato dato l'incarico di realizzare Piazza San
Pietro a Roma da parte di Papa Alessandro VII.
L'incarico si presentò subito complesso e delicato in quanto i preesistenti palazzi vincolavano lo
spazio, tuttavia Bernini risolverà la questione delimitando uno spazio regolare con un colonnato
continuo che fungerà da ltro tra interno ed esterno della piazza.
Il colonnato ellittico è costituito da circa 300 colonne ed è collegato alla facciata della chiesa,
basilica di San Pietro, attraverso due bracci divergenti.
Questi bracci divergenti dalla conformazione trapezioidale creano un effetto ottico chiamato
prospettiva rallentata o anti prospettiva secondo il quale la facciata risultava molto più vicina di
quanto non lo sia nella realtà, questo spingeva il visitatore a fermarsi nello spazio in cui la cupola
della basilica risultasse ben visibile.
Questo perché la navata della basilica era stata allungata e ciò non consentiva più la visione della
cupola di Michelangelo.

Baldacchino di San Pietro Bernini (Roma, città del Vaticano) P. 59


Un'opera colossale commissionata al giovane Bernini.
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Collocata sopra l'altare maggiore della basilica a segnalare il fulcro della costruzione.
È di dimensioni colossali alto 28,5 m, necessarie per apparire ben proporzionato rispetto alla
sovrastante cupola.
Il baldacchino è alleggerito da una particolare scelta cromatica, il bronzo brunito che tende a
snellire la struttura dal momento in cui si staglia su uno sfondo chiaro, così come la scelta di
realizzare delle colonne torti che, dando un senso ascensionale alleggerisce ancor di più la struttura.
L'opera è un composto di architetture e sculture, studiata in relazione con l'ambiente che la
circonda.

Cappella Cornaro e l’estasi bernini (1645-52) Bernini (Roma) P. 55+ appunti

Una commissione data a Bernini il quale intendeva coinvolgere emotivamente lo spettatore


dandogli l'illusione di stare assistendo all'evento miracoloso che avviene sull’altare.
Per questo guardando la cappella ci sembra di entrare a far parte di un teatro, difatti ai lati varie
gure personaggi si affacciano da dei coretti teatrali per guardare la scena sull’altare.
Scene illuminata dalla luce naturale proveniente dall'alto da una nestra a noi nascosta.
La scena principale ovvero l'estasi di Teresa è incorniciata da un tempietto come se ne de nisce il
palcoscenico.

Ciò che sta avvenendo è il momento in cui Santa Teresa viene tra tta da un angelo con la freccia
dorata dell'amore di Dio, un'unione suprema sospesa tra spiritualità e sensualità che provoca
un'estasi mistica che coinvolge lo spirito e la carne di Teresa.
Corpo completamente assorbito e nascosto dal voluminoso panneggio dell'abito della donna di cui
emerge soltanto il volto estasiato, le mani e i piedi.

Francesco Borromini (1599-1667)


Grandissimo architetto barocco che lavorò soprattutto a Roma, dove collaborò anche con Bernini. i
due però si riveleranno presto inconciliabili.
Borromini era un artigiano perfezionista.

- San Carlino alle quattro fontane 1635-41 (Roma) Borromini P. 66 + appunti


La sua prima opera più importante ed innovativa, alla quale lavorò no a poco prima della morte.
Qui l'artista rompe con gli schemi e le regole dell'architettura rinascimentale e costruisce un edi cio
di perfetta unità spaziale, dal dinamismo fondato sull'alternarsi di linee rette e sinuose, concavo e
convesso, di pieno e vuoto degli spazi.
La facciata a due registri è dinamica in quanto è un alternarsi di concavità e convessità che
interrompono le linee verticali delle colonne.
All'interno invece troviamo una chiesa di piccole dimensioni dalla pianta ellittica, anche qui domina
il movimento suggerito dalle forti ondulazioni delle pareti con il solito alternarsi di curve concave e
convesse ritmate da numerose e possenti colonne, le quali sorreggono una spessa Trabia azione che
divide lo spazio inferiore pesante e dinamico, allo spazio umano, da quello superiore, ampio leggero
e luminoso lo spazio divino.
Questa dilatazione dello spazio dalla parte superiore è dato dall'innovativa cupola di Borromini
dalla forma ovale fortemente schiacciata, la cupola è movimentata da cassettoni geometrici che
vanno diminuendo di dimensione procedendo verso il culmine, creando così un'illusione ottica di
ampliamento dello spazio. Accentuato dalla luce che entra da nestre laterali semi nascoste, creando
quindi un contrasto anche luminoso tra la parte superiore e inferiore.

- Chiesa di San Ivo alla sapienza 1642-52 (Roma) Borromini P. 66+ appunti
Un altro capolavoro di Francesco Borromini una piccola chiesa dalla pianta centralizzata a forma di
stella, creatasi dall'intersezione di due triangoli equilateri ai cui angoli e lati Borromini a disegnato

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spazi semicircolari creando rientranze e sporgenze di forma concava e convessa, dando dinamismo
all'edi cio, e riuscendo a dare una sensazione di espansione.
Tra la base e la parte sovrastante vi è una continuità verticale con la cupola progettata da Borromini,
ancora una volta la luce che entra nella cupola dilata lo spazio dando un senso di slancio
eccezionale.

- Galleria di palazzo spada (1635) Borromini (Roma) P. 73+ appunti


Per creare degli spazi illusionisti gli architetti barocchi si avvalgono della prospettiva per alterare la
percezione dello spazio esempio celebre ne è la galleria di palazzo spada di Borromini.
Una galleria colonnata che doveva collegare il giardino del palazzo con un giardino di invenzione.
Avvalendosi della prospettiva accelerata Borromini nge uno spazio molto più profondo di quanto
non sia in realtà e lo fa restringendo gradualmente le distanze di ogni elemento: riduce la distanza
tra le colonne ne abbassa gradualmente l'altezza alza e abbassa gradualmente il pavimento e il
sof tto, abbiamo così l'illusione che la galleria sia molto più lunga della realtà.

Giovanni Lanfranco
Uno degli architetti e pittori contribuì all’innovazione delle
architettura barocca. Realizzò, per una chiesa a Roma, un
imponente sof tto affrescato che dilatava la percezione dello
spazio rendendo la chiesa ancora più ampia e maestosa dando
la sensazione di grandezza e profondità. - simile
all’assunzione della vergine di Correggio

Pietro da Cortona
Architetto e pittore che ha sperimentato l'uso della dilatazione spaziale,
attraverso pittura barocca. In questo senso un suo capolavoro è il sof tto del
palazzo Barberini: "gloria della divina provvidenza" un affresco che crea
l'illusione di un cielo aperto sopra la sala dilatando la percezione della stanza
e rendendola più vasta.

Al centro della composizione compare la Divina Provvidenza, simbolo del


disegno divino che guida il mondo e celebra la grandezza della famiglia
Famiglia Barberini, committente dell’opera. Attorno a essa si sviluppa un
vortice di gure allegoriche, personi cazioni di virtù e divinità che si
muovono in uno spazio luminoso e senza limiti, creando una forte
impressione di movimento continuo.

Il classicismo barocco
Anche se in pittura la scena era dominata dall'arte barocca del Cortona, Lanfranco e altri, vi era un
gruppo di artisti che nelle loro opere, invece, richiamavano i criteri di armonia, razionalismo e
misura. Non si ponevano come continuatori delle classicismo rinascimentale, ma ne proponevano
una versione più vivace e nutrita dal colorismo [Link] loro il sublime si raggiungeva
attraverso la semplicità della composizione, la riduzione degli ornamenti e del numero dei
personaggi, la simmetria il l'equilibrio, la posa immobile.

E due dei più grandi pittori che contribuirono a ssare i criteri del classicismo barocco sono Nicolas
Pussin, Claude Lorrain e Salvator Rosa.

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>pussan<

Nicholas Poussin (1594-1665)


Francese di nascita ma romano d'adozione, fu un artista importante per il rinnovamento barocco.
Le sue opere sono vere e proprie poesie gurative, sosteneva che questa fosse la costruzione del
pensiero, non una riproduzione fedele della realtà, ma l'arte è piuttosto arti cio, elaborazione del
pensiero tradotto in forma.
Nelle sue opere tutto è ordinato in equilibrio.
La calma 1650

- La calma 1650 Nicholas Poussin


L’opera rappresenta bene la poetica di Poussin che considerava
la pittura non come spettacolo, movimento, come strumento
della drammaticità teatrale del Barocco romano.

Ciò che rappresenta è un paesaggio dominato dall’armonia e


dall’equilibrio, il cielo è limpido, l’acqua tranquilla, la luce
uniforme e i colori caldi e le gure non sono protagoniste di
un’azione drammatica, ma partecipano silenziosamente
all’atmosfera contemplativa del paesaggio.

Tutti gli elementi sono pensati per contribuisce a trasmettere un


senso di pace, stabilità, serenità ed armonia, invitando lo
spettatore a una visione meditativa.

>loren<

Claude Lorrain (1600-1682)


Indifferente alla spettacolarizzazione dell'arte barocca romana, Lorrain si dedicherà a
rappresentazioni paesaggistiche dal carattere sognante.

Tanto da essere de nito l'inventore del paesaggio classico. Nei suoi paesaggi si esaltava la
campagna come luogo di serenità e armonia, in cui l'uomo compie una vita semplice, ed è proprio
l'armonia tra l'uomo e la natura e questo si sente felice. I suoi paesaggi dalle ampie vedute con il
sole che sorge e tramonta all'orizzonte, da una luce morbida sono espressione di un interiore senso
di nostalgia.

- Veduta fantastica di un porto al tramonto 1637 Claude Lorrain

L’opera rappresenta un paesaggio portuale ideale, dominato da


un’atmosfera calma e luminosa in cui la natura e l’architettura
convivono in perfetto equilibrio. Il vero protagonista è la luce
del tramonto, che avvolge la scena con toni caldi e dorati,
creando profondità e armonia.

Le gure umane e le imbarcazioni non sono al centro


dell’azione, ma servono a animare il paesaggio senza alterarne
la serenità. La composizione è ordinata e costruita per guidare
lo sguardo verso l’orizzonte, dando un senso di spazio in nito e

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contemplazione.

Salvator Rosa (1615-1673)


Fu una gura poliedrica di pittore, poeta in eterno con itto con il mondo dell’arte.
A differenza di Lorrain, che tendeva verso la serenità, rosa dipingeva paesaggi più selvatici, rocciosi
e tempestosi, dai cieli minacciosi. Le sue opere danno una sensazione di forza naturale e
inquietudine.

- Paesaggio con arco di roccia 1640 Salvator Rosa


L’opera raf gura una natura aspra e selvaggia, lontana dall’idea di
paesaggio armonioso e ordinato. Rocce scoscese, alberi irregolari e
atmosfere cupe creano una scena dominata dal senso del sublime e della
forza della natura.

La composizione è dinamica e ricca di contrasti tra luce e ombra, mentre


le piccole gure umane appaiono quasi insigni canti rispetto alla
grandezza dell’ambiente naturale. Il paesaggio diventa così protagonista
assoluto, evocando inquietudine e meraviglia.

L’opera ri ette la poetica di Salvator Rosa: una visione drammatica e


romantica della natura, capace di suscitare emozioni intense.

Il barocco nelle città d'Italia

Il barocco vede l'Italia come uno dei principali centri di sviluppo tra le città protagoniste e
sicuramente Roma per le sue committenze ma ricordiamo in particolare anche Torino Firenze e
Napoli.

Firenze, pur essendo famosa per il Rinascimento, grazie alla dinastia dei Medici divenne anch'essa
uno dei centri culturali del barocco, qui passò anche Francesco Borromini.

Anche Napoli era di particolare rilievo ma per la sua posizione strategica subì sempre di una grande
in uenza spagnola, ma la sua vitalità artistica ri etteva la sua complessità sociale e culturale.

Torino, durante il periodo barocco, grazie alla casa Savoia divenne anch'esso un importante centro
politico e culturale. In particolare in architettura Guarino Guarini si distinse per la sua grandiosità.

Guarino Guarini (1624-1683) P. 91


La principale personalità artistica di Torino, architetto losofo e matematico.
Studia profondamente Bernini, Cortona e soprattutto Borromini, dei quali assimilò vari aspetti
come: considerare lo spazio come elemento architettonico, la costruzione architettonica
assemblando varie forme geometriche, il movimento ondulatorio, di questi elementi Guarini seppe,
però, dare un'interpretazione personale dinamiche e vitalistica.

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Famosa è la sua cupola della sacra sindone, in cui applica il suo principio ideativo che si basava
sulla composizione di moduli spaziali, aggregandoli o intersecandoli no a comporre un disegno
generale.

Pittori europei - Spagna

Diego Velásquez de Silva (1599-1660)


Il pittore barocco, massimo rappresentante della pittura spagnola.
Nato a Siviglia mostrò n da giovane un grande talento per l'arte, e si formò n da subito all'interno
di un'importante bottega.
Si trasferì poi a Madrid diventando il pittore di corte del re, iniziando così una lunga prestigiosa
carriera al servizio della monarchia spagnola.
Farà poi dei viaggi in Italia dove entrerà a contatto con numerosi artisti, come Tiziano Raffaello ecc.
Velásquez è celebre per la sua capacità di rappresentare la civiltà spagnola in ogni aspetto, dalla vita
degli uomini a quella dei potenti e lo fa con un intenso realismo, capace di rappresentare anche
l'interiorità psicologica dei personaggi.
La sua tecnica è raf nata, usa magistralmente la luce e il colore che nella sua pittura matura
assumerà sempre più le fattezze della pittura di Tiziano, la pennellata diventa un colpo carico di
colore e luce. (riferimento fondamentale per la pittura impressionista, prima di tutto Manet)

L'acquaiolo di Siviglia 1621


Filippo IV a Fraga 1644
La Venere allo specchio 1650
Ritratto di Juan de paareja 1650
Ritratto di Innocenzo X 1650
La loggia di villa Medici 1630
Il padiglione di Arianna e villa Medici 1630
La Meninas 1656

- L'acquaiolo di Siviglia 1621 Diego Velásquez de Silva


L’opera rappresenta una scena di vita quotidiana: un acquaiolo offre da bere a un giovane,
trasformando un gesto semplice in un’immagine di grande dignità e realismo. Vi è una forte
attenzione ai dettagli e alla resa dei materiali, come la trasparenza dell’acqua e la super cie ruvida
delle brocche.
La composizione è essenziale e concentrata sui personaggi, illuminati da una luce intensa che
emerge dal fondo scuro, creando un forte contrasto chiaroscurale. Le espressioni sono serie e
raccolte, dando alla scena un tono silenzioso e quasi meditativo.
L’opera ri ette la fase iniziale della pittura di Velázquez: un realismo diretto e concreto, in uenzato
dal naturalismo barocco, capace di elevare scene comuni a immagini di grande forza umana.

- Filippo IV a Fraga 1644 Diego Velásquez de Silva


Il dipinto è un ritratto uf ciale di Filippo IV di Spagna realizzato durante la campagna militare a
Fraga. Il sovrano è rappresentato in piedi, con abiti ricchi e solenni, per sottolinearne il potere e il
ruolo politico.
La gura emerge con naturalezza grazie a una pittura sciolta e luminosa, che evita l’eccessiva
idealizzazione e restituisce un’immagine più umana e realistica del re. La composizione è semplice
ed elegante, concentrata sulla presenza autorevole del personaggio più che sugli elementi decorativi.
L’opera mostra la maturità artistica di Velázquez: un equilibrio tra rappresentazione uf ciale e verità
psicologica, capace di unire la dignità del ritratto di corte a una straordinaria osservazione del reale.

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- La Venere allo specchio 1650 Diego Velásquez de Silva (


L’opera raf gura la dea Venere distesa di spalle mentre osserva il proprio volto ri esso in uno
specchio tenuto da Cupido. La composizione è elegante e armoniosa, costruita su linee morbide che
esaltano la delicatezza del corpo.
La luce è soffusa e uniforme, capace di rendere la pelle con grande naturalezza e sensualità senza
eccessi idealizzati. Lo specchio introduce un gioco visivo che coinvolge lo spettatore, creando un
rapporto tra realtà e immagine ri essa.
Nell’opera il tema mitologico diventa occasione per una ri essione sulla bellezza e sulla visione,
mantenendo equilibrio tra eleganza classica e realismo barocco.

- Ritratto di Juan de paareja 1650 Diego Velásquez de Silva (


Il dipinto raf gura Juan de Pareja, assistente e collaboratore di Velázquez, con una presenza intensa
e dignitosa. La gura è rappresentata a mezza gura, leggermente ruotata, con uno sguardo vivo che
trasmette forte individualità e consapevolezza.
La luce mette in risalto il volto e la ricchezza materica degli abiti, mentre la pennellata libera e
vibrante dona naturalezza e vitalità all’immagine. La composizione è essenziale e concentra
l’attenzione sulla resa psicologica del personaggio.
L’opera mostra la capacità di Velázquez di unire realismo e nobiltà espressiva, trasformando un
semplice ritratto in una rappresentazione umana intensa e moderna, basata sull’osservazione diretta
e sulla profondità psicologica.

- Ritratto di Innocenzo X 1650 Diego Velásquez de Silva (


Il dipinto raf gura Papa Innocenzo X seduto in atteggiamento uf ciale, vestito con l’abito rosso
papale che domina la composizione. L’immagine unisce solennità e forte realismo, evitando
idealizzazioni e mostrando con grande sincerità il carattere deciso e vigile del ponte ce.
La luce e la pennellata libera valorizzano i tessuti e il volto, rendendo vivi i dettagli e le espressioni.
Lo sguardo intenso del papa diventa il centro psicologico dell’opera, capace di trasmettere autorità e
presenza reale.
Il ritratto rappresenta uno dei massimi esempi della ritrattistica barocca: Velázquez riesce a fondere
dignità uf ciale e verità umana, creando un’immagine potente e straordinariamente moderna.

- La loggia di villa Medici 1630 Diego Velásquez de Silva (


Il dipinto raf gura un interno architettonico della Villa Medici, con una loggia illuminata dalla luce
naturale che entra dai lati. La composizione è studiata per creare profondità e proporzione, con linee
prospettiche precise che guidano lo sguardo dello spettatore verso l’interno dello spazio.

Le gure umane presenti sono minime e discrete, integrate armoniosamente nell’ambiente, senza
interrompere la calma e l’ordine della scena. La luce e le ombre valorizzano i dettagli architettonici
e la spazialità, conferendo all’opera un senso di serenità e osservazione attenta della realtà.

L’opera ri ette l’interesse di Velázquez per l’architettura e il paesaggio urbano, combinando


realismo e composizione armoniosa in uno stile misurato e contemplativo.

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- Il padiglione di Arianna e villa Medici 1630 Diego Velásquez de Silva (


Il dipinto raf gura il padiglione dedicato ad Arianna all’interno della Villa Medici, con una
composizione che evidenzia la spazialità architettonica e la luce naturale. L’attenzione è rivolta alla
struttura del padiglione, agli archi e alle proporzioni, mentre le gure umane presenti sono
secondarie, integrate nell’ambiente senza disturbare l’armonia complessiva.
La luce illumina delicatamente gli spazi, creando profondità e un senso di ordine calmo e misurato.
L’opera mostra l’interesse di Velázquez per l’architettura e il paesaggio urbano, unito a un realismo
attento e a una resa raf nata dei dettagli, con un effetto contemplativo più che narrativo.

- La Meninas 1656 Diego Velásquez de Silva A SCELTA


L’opera, di notevole complessità concettuale compositiva, raf gura una delle glie del re,
Margherita, circondata dalle sue damigelle, dai cortigiani e dallo stesso Velázquez mentre dipinge,
in un complesso gioco di sguardi e prospettive.
La scena è ambientata nella stanza del principe, riprodotta con estrema esattezza..
La luce illumina delicatamente le gure principali, creando profondità e contrasto con il fondo più
scuro.
Il dipinto infatti sembrerebbe un semplice omaggio alla vita di corte ma dopo un'attenta analisi
l'immagine si rivela più complessa.
Ci chiediamo cosa stia dipingendo Velásquez sulla tele, egli forse sta ritraendo il re e la regina, che
vediamo ri essi in uno specchio in fondo alla stanza, capiamo quindi che i sovrani si devono
trovare nello stesso punto dell'osservatore. I reali sono quindi nello stesso tempo spettatori e
protagonisti del quadro.
L’opera rappresenta una ri essione sul ruolo dell’artista e dello spettatore, mette in dialogo la realtà
e l’immagine, lo spettatore e la scena. rendendo Le Meninas uno dei capolavori più innovativi del
Barocco.

La parola “meninas” in portoghese e spagnolo signi ca “damigelle” o “fanciulle di corte”.


Nel contesto dell’opera Diego Velazquez, Le Meninas indica le giovani damigelle che accompagnano e
assistono l’infanta Mariana di Austria, protagoniste principali della scena insieme alla famiglia reale e ad altri
cortigiani.

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Olanda - paesi bassi


L'Olanda nel seicento si trovano nella cosiddetta “golden age”, una fase di grande prosperità,
dovuta soprattutto al commercio marittimo, portando all'ascesa di una borghesia urbana ricca e,
insieme alla sua indipendenza dalle potenze europee, ciò contribuì a creare un ambiente favorevole
allo sviluppo culturale e artistico.
L'arte olandese, con i suoi principali artisti, Johannes Vermeer e Rembrant van Rijn, predilige temi
come natura morte, paesaggi, ritratti e scene di vita quotidiana.

>Rembrant van rein<

Rembrant van Rijn (1606-1669)


Nella sua pittura è chiaro un in usso dell'arte italiana da Caravaggio a Rubens.
Le sue opere si caratterizzano per il colore caldo e le pennellate larghe e libere, per i contrasti
illuministi (Caravaggio).
Questi strumenti li usa però per descrivere l'uomo e la sua interiorità, i suoi sentimenti più intimi, le
sofferenze, le fragilità e le zone oscure dell'animo, la sua pittura è ri essiva e introspettiva, ciò che
interessa a Rembrandt è la dimensione emotiva.

Autoritratto 1630 1640 1665


Schizzo di Raffaello 1639
Ritratto di Titus 1655
La ronda di notte 1642
I sindaci dei drappieri 1662

- Autoritratto 1630 1640 1665 Rembrant van rijn P. 111


Rembrandt realizzò numerosi autoritratti nel corso della sua vita, che permettono di seguire
l’evoluzione del suo stile e della sua condizione personale.
- 1630: si rappresenta giovane, con forte uso del chiaroscuro e attenzione agli effetti di luce sul
volto. L’espressione è intensa e sperimentale, quasi uno studio delle emozioni.
- 1640: l’immagine è più sicura e solenne; l’artista si raf gura con abiti eleganti, mostrando
successo e consapevolezza del proprio ruolo.
- 1665: il volto appare segnato dall’età e dalle dif coltà della vita. La pittura è più materica e libera,
l’espressione profonda e introspettiva.

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Attraverso questi autoritratti, Rembrandt non idealizza la propria immagine, ma esplora la verità
psicologica e il passare del tempo, trasformando il genere dell’autoritratto in una ri essione intensa
sull’identità e sulla condizione umana.

- Ritratto di Titus 1655 Rembrant van rijn


Il dipinto raf gura Titus, glio dell’artista, colto in un atteggiamento raccolto e silenzioso. La gura
emerge dallo sfondo scuro grazie a una luce calda che illumina il volto e le mani, creando un forte
effetto chiaroscurale.
L’espressione è dolce e pensierosa, priva di idealizzazione. La pennellata è morbida e materica,
capace di rendere la profondità psicologica più che il dettaglio preciso dei particolari.
L’opera mostra l’aspetto più intimo della pittura di Rembrandt: un ritratto che non celebra lo status
sociale, ma indaga con sensibilità l’interiorità e l’umanità del soggetto.

- La ronda di notte 1642 Rembrant van rijn P. 111


Il dipinto raf gura una compagnia di miliziani guidata dal loro capo, colta in un momento di
movimento e preparazione all’azione. Rembrandt rompe con la rigidità dei ritratti collettivi
tradizionali, creando una scena dinamica e teatrale in cui ogni gura emerge per il suo aspetto
psicologico.
La luce è protagonista, ha un ruolo narrativo e di analisi introspettiva del personaggio: Guida lo
sguardo verso i volti e i dettagli più signi cativi, con drammaticità, ad esempio la mano dell’uomo
al centro che guida la milizia.
La composizione è complessa ma armoniosa, con diagonali che producono movimento continuo.
L’opera ri ette la poetica di Rembrandt: un realismo intenso, ricco di psicologia e vitalità, capace di
trasformare un ritratto collettivo in una vera scena narrativa e barocca, piena di emozione e
dinamismo.

- I sindaci dei drappieri 1662 Rembrant van rijn


L’opera raf gura cinque artigiani e commercianti che controllavano la qualità dei tessuti, riuniti
intorno a un tavolo mentre controllano campioni di stoffa.
Rembrandt cattura la scena con grande realismo e attenzione ai dettagli, mostrando i volti e le mani
dei sindaci concentrati nel loro lavoro.
La luce guida lo sguardo dello spettatore verso le gure principali e i materiali sul tavolo, creando
profondità e un forte effetto chiaroscurale. La composizione è ordinata ma viva, con gesti e sguardi
che trasmettono collaborazione e dignità professionale.
L’opera esprime la poetica di Rembrandt: un equilibrio tra realismo e profondità psicologica,
trasformando una scena di lavoro quotidiano in un ritratto collettivo che celebra la responsabilità,
l’autorità e la personalità dei protagonisti.

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>Ioanes vermiar<

Johannes Vermeer (1632-1675)


Uno dei maestri del barocco olandese. I suoi dipinti descrivono dettagliatamente momenti di vita
quotidiana, spesso ritratti di donne in ambiente domestici. I suoi dipinti sono intimi, meditativi,
dall'atmosfera calma e pacata tanto da sembrare sospeso nel tempo.
La luce , che spesso entra da una nestra, è morbida, sembra toccare con leggerezza le cose e
ri ettersi negli oggetti, riuscendo a rendere con estremo realismo super ci e materie.
Non racconta i momenti di tensione ma quelli più tranquilli e leggeri.

Ragazza con l'orecchino di perle 1665


Donna che legge una lettera 1657
Donna che pesa il denaro 1663
Donna che versa il latte 1657
L'atelier 1662

- Ragazza con l'orecchino di perle 1665 Johannes Vermeer


Il dipinto ritrae una giovane donna a mezzo busto, girata di tre quarti verso lo spettatore, con un
turbante e un grande orecchino di perle che cattura la luce. La composizione è semplice e diretta,
concentrata sul volto e sull’espressione intensa della ragazza.
La luce illumina delicatamente la pelle e i tessuti, creando un effetto di morbidezza e profondità,
con grande abilità riesce a rendere la preziosità e la lucidità dell’orecchino di perla tramite la luce.
Lo sfondo scuro mette in risalto la gura e aumenta la sensazione di intimità.
L’opera mostra la poetica di Vermeer: un realismo raf nato e misurato, attenzione alla luce e ai
dettagli, e la capacità di trasformare un semplice ritratto in un’immagine intensa e immediatamente
coinvolgente.

- Donna che legge una lettera 1657 Johannes Vermeer


Il dipinto raf gura una donna intenta a leggere una lettera, seduta vicino a una nestra da cui entra
luce naturale. La scena è raccolta e silenziosa, con attenzione ai dettagli della luce che illumina il
volto, le mani e i tessuti degli abiti.
Gli oggetti della stanza creano una composizione equilibrata che guida lo sguardo verso la gura
principale e il gesto del leggere.
L’opera esprime la poetica di Vermeer: intimità domestica, realismo raf nato e resa della luce,
trasformando un momento quotidiano in un’immagine poetica e contemplativa.
L’elemento più emblematico è la luce che illumina la donna e la lettera, simbolo della
concentrazione e della quiete del momento.

- Donna che pesa il denaro 1663 Johannes Vermeer


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Il dipinto raf gura una donna intenta a pesare delle monete su una bilancia, seduta davanti a un
tavolo con oggetti domestici. La scena è raccolta e ordinata, ma ciò che le conferisce il vero
signi cato simbolico è il quadro sullo sfondo: rappresenta il Giudizio Universale, e trasforma il
gesto quotidiano della donna in un riferimento morale, come se pesare il denaro fosse un rimando al
peso delle azioni o delle anime.
La luce entra dalla nestra laterale e illumina il volto, le mani e la bilancia, enfatizzando la
concentrazione e il gesto meditativo della donna. Tutti gli elementi visivi — la bilancia, le monete,
gli oggetti sul tavolo — sono funzionali a sottolineare l’atto di misura e responsabilità, ma il quadro
sul muro è l’elemento centrale che dà senso all’intera composizione.
L’opera mostra la poetica di Vermeer: non solo realismo domestico, ma anche simbolismo morale
nascosto, trasformando un momento quotidiano in una ri essione sul giudizio, l’equilibrio e la
giustizia.

- Donna che versa il latte 1657 Johannes Vermeer


Il dipinto raf gura una donna intenta a versare il latte da una brocca in una ciotola, all’interno di
una cucina domestica. La scena è apparentemente semplice, ma Vermeer le conferisce signi cato e
intensità tramite dettagli simbolici e compositivi.
La luce naturale entra dalla nestra laterale, illuminando il volto, le mani e il uido del latte,
creando profondità e realismo e attirando lo sguardo sul gesto centrale. Gli oggetti sul tavolo e il
fondo della cucina sono resi con attenzione ai dettagli, ma servono principalmente a contornare e
valorizzare il gesto principale.
L’opera mostra la poetica di Vermeer: trasformare un momento quotidiano in un’immagine poetica
e simbolica, dove la luce e il gesto diventano strumenti di espressione e profondità morale.

- L’atelier 1662 Johannes Vermeer


Una pesante tenda aperta (che conferisce profondità) mostra uno studio d’artista, il pittore al
cavalletto e una giovane modella.
Si pensa in primis a una sorta di autoritratto, tuttavia, il fatto che il pittore non si mostra in viso e
che indossi abiti eleganti, ci fa pensare piuttosto che il dipinto sia un'allegoria della pittura e della
creazione artistica.
Ciò spiegherebbe il fatto che la modella indossi una corona d'alloro, una tromba e un libro.
La luce naturale entra dalla nestra laterale e illumina la scena e gli oggetti con estremo realismo
riuscendo a rendere il materiale metallico del lampadario o l’opaco tessuto al muro.
Vermeer trasforma un interno quotidiano in una ri essione sul ruolo dell’artista e sul valore della
pittura, combinando realismo e signi cato simbolico.

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ROCOCÒ PRIMA METÀ DEL 700


Il rococò è una corrente artistica nata nei primi anni del settecento in Francia.
La borghesia guadagna potenza economica, sociale e politica iniziando a fondersi con l'aristocrazia
per poi sostituirla. È proprio questa nuova classe sociale che fa del rococò il suo strumento per
esprimere raf natezza ed eleganza.
Tale corrente si sviluppa in continuità con il barocco allontanandosi però da questo per certi aspetti.
Le narrazioni mitologiche, religiose, la spettacolarizzazione, la teatralità appaiono ora troppo serie o
impegnative, ciò che si cerca ora è qualcosa di più leggero, si preferisce la spensieratezza, la
frivolezza, l'eleganza so sticata, la mutevolezza perché l'arte non doveva annoiare ma dilettare e
appagare.
E sarà la pittura, l'architettura, soprattutto d'interno con il suo arredamento, il mezzo con cui
veicolare questi valori, per esprimere il gusto borghese.
Si predilige ora linee morbide e sinuose, curve, per creare dei motivi e rnamenti naturali, la
decorazione includeva ori, gigli, conchiglie, arabeschi e grovigli vegetali. Non a caso
probabilmente il termine rococò deriva da “rocaille” termine francese che signi ca "rocce" o
"conchiglie" e fa riferimento alla decorazione che richiama forme naturali ed elementi marini.
I colori ora sono chiari, pastellate e luminosi per trasmettere un'atmosfera di leggerezza, delicatezza
ed in intimità.
In sostanza il rococò si allontana dalla rigidità, dalle regole rinascimentali e prospettiche, dalle
pretese dalla pesantezza delle emozioni, da tutto ciò che non trasmetta libertà pace ed armonia.

In pittura il rococò raggiunse la sua piena espressione in Francia con artisti come Antoine Watteau,
François Boucher e Jean-honorè Fragonard.

>Antuan vate<

Antoine Watteau (1684-1721)


Considerato uno dei precursori del rococò con la sua famosa pittura in cui rappresenta scene di
piaceri e divertimento della vita aristocratica all’aperto, in atmosfere sognanti e idilliache, dove
tutto natura e relazioni umane sono rappresentate in modo delicato e raf nato.

- Pellegrinaggio a Citera 1717 Antoine Watteau P. 121


Anche chiamato l'imbarco per Citera il quadro rappresenta un gruppo di dame gentiluomini che
dopo aver reso omaggio alla Venere (dea dell’amore) si incamminano lentamente per salire su una
barca.
Passando per una natura incontaminata, da un bosco abesco ad un ume, dove in fondo una luce
calda si diffonde morbida tra una leggera foschia che ammorbidisce e armonizza l'ambiente, i colori
sono tenui, le linee sinuose e la tecnica è libera e delicata tutto è in in una raf nata armonia.
Antuan vuole celebrare e descrivere la vita spensierata e leggiadra dei nobili, elevandola all'ideale
assoluto.

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- Pierrot 1717 Antoine Watteau


Il dipinto raf gura la gura di Pierrot, personaggio teatrale, posto frontalmente e isolato al centro
della scena. A differenza degli altri personaggi sullo sfondo, impegnati in un’atmosfera teatrale e
leggera, Pierrot appare immobile, quasi estraniato.
L’elemento fondamentale dell’opera è proprio questa solitudine malinconica: pur essendo un
personaggio comico, Pierrot non ride e non agisce, ma guarda verso lo spettatore con
un’espressione sospesa e ambigua. La veste bianca lo rende luminoso e lo separa visivamente dal
gruppo retrostante, accentuando il senso di isolamento.
Watteau trasforma una scena teatrale in una ri essione sull’identità e sull’apparenza: dietro il
costume e la nzione scenica emerge una dimensione più fragile e introspettiva. L’opera anticipa la
sensibilità del Rococò, dove grazia e leggerezza convivono con una sottile malinconia.

- L'insegna di Gersaint 1720 Antoine Watteau


Il dipinto raf gura l’interno di un negozio d’arte parigino, dove clienti e commessi osservano e
valutano le opere esposte. Watteau cattura un momento apparentemente quotidiano, ma carico di
ri essioni sulla vanità, il gusto e la fugacità della vita.
L’elemento fondamentale è il quadro sullo sfondo, che rappresenta un’allegoria della caducità della
bellezza e della ricchezza: le gure nobiliate, la mercanzia e gli oggetti di lusso dialogano con lo
spettatore, suggerendo che tutto ciò che è prezioso è temporaneo. Anche i clienti, intenti a osservare
o acquistare, diventano parte di questa ri essione sulla transitorietà delle cose materiali.
L’opera anticipa lo spirito del Rococò, in cui leggerezza, eleganza e introspezione convivono con
ri essioni sulla vita e sul tempo.

>fransuà buscì<

François Boucher (1703-1770)


Pittore di corte di Luigi XV, famoso per le sue scene di mitologia, natura e amore, dipinte con toni
morbidi e colori pastello.

- Rocaille 1740 François Boucher


Il dipinto è un esempio emblematico dello stile Rococò, con la decorazione e l’ornamento che
diventano protagonisti. Boucher rappresenta una scena elegante e leggera, in cui gure femminili,
elementi naturali e arredi raf nati si intrecciano in una composizione uida e armoniosa.
L’elemento fondamentale è l’uso decorativo delle forme e dei dettagli, tipico del Rococò: curve,
motivi vegetali e linee sinuose non sono solo ornamento, ma veicolano un senso di grazia,
leggerezza e piacere estetico, caratteristico del gusto aristocratico del tempo.
La luce morbida e i colori pastello enfatizzano la delicatezza delle gure e dei tessuti, mentre
l’insieme crea un’atmosfera di intimità raf nata e spensierata. L’opera mostra come Boucher

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trasformi ogni scena in un gioco elegante di forme e colori, dove il piacere visivo e la sensualità
controllata diventano il tema principale.

- Le toilette 1742 François Boucher


Il dipinto mostra una scena intima e quotidiana, in cui una donna si prepara, circondata da dame di
compagnia e oggetti raf nati. Boucher trasforma un momento domestico in un’immagine elegante e
decorativa, tipica dello stile Rococò, dove grazia e leggerezza prevalgono sulla narrazione
drammatica.
L’elemento fondamentale è la rappresentazione della femminilità aristocratica e del piacere
estetico: i gesti delicati, i tessuti preziosi e i dettagli dell’ambiente non sono solo realismo, ma
veicolano il senso di eleganza, seduzione e raf natezza. La luce morbida e i colori pastello
valorizzano i volumi, i tessuti e l’armonia compositiva, trasformando un gesto quotidiano in
un’esperienza visiva so sticata.
Boucher mostra così la poetica del Rococò: intimità, sensualità controllata e piacere estetico,
dove ogni dettaglio contribuisce a creare un’atmosfera leggera e raf nata.

- Ritratto di Jeanne Antoniette Poisson 1759 François Boucher


Il dipinto ritrae Jeanne Antoinette Poisson, meglio nota come Madame de Pompadour, favorita di
Luigi XV, in un ambiente elegante che sottolinea il suo rango e la sua raf natezza. La gura è
rappresentata con gesti misurati e abiti preziosi, immersa in una luce morbida che ne valorizza la
pelle, i tessuti e gli arredi.
L’elemento fondamentale è la combinazione tra ritratto individuale e simbolo di prestigio e
cultura: Madame de Pompadour non è mostrata solo come persona, ma come icona di gusto,
raf natezza e in uenza politica e culturale. Oggetti come libri, strumenti musicali o tappeti ricchi
diventano segni della sua intelligenza, educazione e ruolo di mecenate delle arti, rendendo il
ritratto un’immagine di potere e prestigio so sticato.
Boucher fonde realismo e decorazione Rococò: la precisione dei dettagli e la delicatezza dei colori
pastello creano un ritratto elegante, armonioso e simbolicamente ricco, tipico della sua poetica
aristocratica.

>jan honorè fragonar<

Jean-honorè Fragonard (1732-1806)


Uno dei pittori più noti del rococò famoso per le sue scene di amore e gioventù.

- I fortunati casi dell'altalena 1767 Jean-honorè Fragonard


All'interno di un paesaggio paradisiaco, incontaminato e possiamo dire abesco, tra statue e
Amorini al centro vi è una giovane donna che vola sull'altalena con un gesto che esprime libertà e
piacere di vivere, ma anche malizia richiamata nel piede che perde la scarpine o nel vento che le
scompiglia la gonna. Dettagli che non sfuggono agli occhi di un cicisbeo sdraiato sotto di lei,
esprimendo così un senso di sensualità, seduzione, fugacità del piacere e brevità delle
sensazioni.l'artista riesce a cogliere l'attimo fuggente nell'immagine di un’altalena.

>Pian battist Simeon sciartan<

Jean Baptiste Simeon Chardin (1699-1779)


Con la sua vettura rappresenta la realtà colta negli aspetti quotidiani, nelle scene di vita ordinaria
con estrema immediatezza. La rappresenta prediligendo tinte delicate, composizioni equilibrate gli
ambienti medio borghesi e gli oggetti comuni.

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- Autoritratto 1775 Jean Baptiste Simeon Chardin


Il dipinto mostra Chardin ritratto in un momento di contemplazione, probabilmente nel suo studio.
L’opera non è drammatica né teatrale, ma esprime introspezione e semplicità, caratteristiche
fondamentali della sua poetica.
L’elemento fondamentale è l’attenzione alla quotidianità e alla verità del soggetto: il volto
dell’artista appare naturale, senza abbellimenti o arti ci, e trasmette dignità e serenità. La luce
delicata illumina il viso e le mani, sottolineando il rapporto tra l’artista e il proprio lavoro, senza
effetti spettacolari.
Chardin mostra così la sua capacità di trasformare un semplice autoritratto in un ritratto
psicologico, in cui realismo, equilibrio e introspezione diventano più importanti dell’apparenza
esteriore o della teatralità, anticipando un modo sobrio e contemplativo di rappresentare la gura
umana.

- Le brioche 1763 Jean Baptiste Simeon Chardin


Il dipinto mostra un semplice tavolo domestico su cui sono disposte delle brioche, rappresentate con
grande attenzione ai dettagli e alla consistenza. Apparentemente una scena quotidiana, l’opera
diventa signi cativa per il modo in cui Chardin trasforma un soggetto banale in un’osservazione
poetica della vita domestica.
L’elemento fondamentale è la resa materica e luminosa degli oggetti, che trasmette senso di realtà
e pienezza sensoriale: il colore dorato delle brioche, la morbidezza della pasta e la luce che le
accarezza rendono tangibile il gesto del consumo quotidiano, elevandolo a soggetto artistico.
Chardin mostra la sua poetica: realismo sobrio, attenzione ai dettagli e quiete contemplativa,
trasformando oggetti comuni in simboli di armonia e calma domestica. L’opera invita lo spettatore a
osservare e apprezzare la bellezza della semplicità quotidiana.

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- Natura morta con bicchiere e brocca 1761 Jean Baptiste Simeon Chardin
Il dipinto rappresenta un semplice allestimento di oggetti domestici: un bicchiere, una brocca e
alcuni elementi sobriamente disposti su un piano. Apparentemente ordinaria, la scena diventa
signi cativa grazie al modo in cui Chardin trasforma la semplicità quotidiana in un momento di
ri essione estetica e poetica.
L’elemento fondamentale è la resa tattile e luminosa dei materiali: la trasparenza del bicchiere, il
ri esso sulla brocca e la consistenza degli oggetti rendono palpabile la loro presenza, conferendo
valore e dignità a oggetti comuni.
Con questa scelta, Chardin esprime la sua poetica: realismo sobrio, equilibrio compositivo e
quiete contemplativa, invitando l’osservatore a cogliere la bellezza nella semplicità della vita
domestica e negli oggetti quotidiani.

- Benedicite 1740 Jean Baptiste Simeon Chardin


Il dipinto mostra un bambino che si prepara a recitare la preghiera del “Benedicite” prima del pasto,
circondato da semplici oggetti della vita domestica. Apparentemente una scena quotidiana, l’opera
acquista signi cato per la cura con cui Chardin rappresenta l’intimità familiare e la dimensione
morale della vita domestica.
L’elemento fondamentale è l’espressione concentrata del bambino e la disposizione degli
oggetti, che insieme alla luce morbida trasmessa dalla nestra creano un senso di ordine, attenzione
e serenità. La scena diventa così un’osservazione poetica della virtù quotidiana e della sobrietà
domestica, mostrando come la pratica religiosa e la vita ordinaria si intreccino con delicatezza e
realismo.
Chardin trasforma un gesto semplice in momento contemplativo, esprimendo la sua poetica basata
su realismo, equilibrio e intimità.

- La brocca di latte 1731 Jean Baptiste Simeon Chardin


Il dipinto raf gura una donna intenta a versare il latte da una brocca in una ciotola, all’interno di un
interno domestico semplice e ordinato. Apparentemente un gesto quotidiano, l’opera acquista
signi cato grazie al modo in cui Chardin trasforma un’azione banale in un momento di
contemplazione silenziosa.
L’elemento fondamentale è il gesto preciso della donna e la resa luminosa della brocca e del
latte, che catturano lo sguardo e conferiscono dignità agli oggetti più comuni. La luce morbida
illumina le mani, il volto e il usso del latte, creando un effetto di profondità e realismo che rende la
scena quasi tangibile.
Con questa composizione, Chardin mostra la sua poetica: attenzione ai dettagli, equilibrio e
quiete domestica, trasformando un momento semplice in una meditazione sulla bellezza e
sull’armonia della vita quotidiana.

>Jan etian listar<

Jean Etienne Liotard (1702-1789)


Pittore svizzero di grande talento, noto per la sua pittura in cui combinava, con grande attenzione ai
dettagli, il realismo alla psicologia dei suoi soggetti. Per questo è particolarmente auto visori tratti,
che spaziano da quelli nobili e aristocratici a quelli di personaggi comuni.

- Ritratto di Maria Frederike a 7 anni 1755 Jean Etienne Liotard


Il dipinto ritrae Maria Frederike, bambina appartenente a una famiglia aristocratica, in età infantile
con grande realismo e precisione, tipica dello stile di Liotard. La bambina è rappresentata
frontalmente, con lo sguardo diretto verso lo spettatore, in abiti eleganti che sottolineano il suo
rango e la raf natezza familiare.
L’elemento fondamentale dell’opera è la resa minuziosa dei dettagli e la freschezza dello
sguardo, che trasmette la personalità e l’innocenza della bambina. Liotard mette in evidenza la

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NICOLE PAOLOROSSI 2026

texture dei tessuti, la delicatezza della pelle e i piccoli dettagli dei capelli e dei gioielli,
trasformando un semplice ritratto infantile in una testimonianza della dignità e della presenza della
giovane.
La luce uniforme e morbida valorizza i volumi senza effetti teatrali, mentre la composizione sobria
concentra l’attenzione sulla gura, mostrando la poetica di Liotard: realismo accurato, precisione
tecnica e introspezione psicologica, con una rappresentazione immediata e intensa del soggetto.

- Cameriera che serve la cioccolata 1744 Jean Etienne Liotard


Il dipinto mostra una cameriera mentre si avvicina al tavolo con una brocca di cioccolata e una
tazza, compiendo il gesto di portare la bevanda verso chi la riceverà. La scena, pur quotidiana, è
resa con estrema precisione: Liotard cattura la postura della donna, i tessuti dei vestiti e la
lucentezza degli oggetti, trasformando un semplice compito domestico in un momento di realismo
contemplativo.
L’elemento fondamentale è il gesto del trasporto, che insieme alla resa materica degli oggetti e alla
luce naturale crea una sensazione di immediatezza e tattilità. La luce, delicata e uniforme, illumina
il volto, le mani e la cioccolata, guidando lo sguardo verso l’azione principale senza
drammatizzarla.
L’opera mostra la poetica di Liotard: attenzione ai dettagli, equilibrio compositivo e poesia della
vita quotidiana, elevando un gesto semplice a immagine di intimità domestica e realismo
silenzioso.

- Autoritratto 1745 Jean Etienne Liotard

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