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Schopenhauer

Il documento analizza il contesto storico e culturale in cui si sviluppa il pensiero di Schopenhauer, evidenziando la sua opposizione al pensiero hegeliano e il suo pessimismo filosofico. Schopenhauer, influenzato da Platone, Kant e le filosofie orientali, propone una visione del mondo come manifestazione di una volontà irrazionale, contrapposta all'ottimismo razionale di Hegel. Il suo successo arriva tardivamente con la pubblicazione di 'Parerga e paralipomena', che rende le sue idee più accessibili in un periodo di crisi e disillusione politica.

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Schopenhauer

Il documento analizza il contesto storico e culturale in cui si sviluppa il pensiero di Schopenhauer, evidenziando la sua opposizione al pensiero hegeliano e il suo pessimismo filosofico. Schopenhauer, influenzato da Platone, Kant e le filosofie orientali, propone una visione del mondo come manifestazione di una volontà irrazionale, contrapposta all'ottimismo razionale di Hegel. Il suo successo arriva tardivamente con la pubblicazione di 'Parerga e paralipomena', che rende le sue idee più accessibili in un periodo di crisi e disillusione politica.

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SCHOPENHAUER

CONTESTO STORICO
Nel periodo che va dall'1815 all'1870, c'è la fine del dominio napoleonico, il
congresso di Vienna 1814-1815, l'età della restaurazione; l'ascesa della Borghesia,
la restaurazione non ferma questa ascesa economica, quindi nel corso
dell'Ottocento c'è l'affermazione di questa classe borghese.
Il rapido processo di industrializzazione e trasformazione delle strutture produttive
di Francia, Belgio e Germania, cosa che era già accaduta un po' prima in Inghilterra.

Dal punto di vista culturale invece è un'epoca caratterizzata da una forte


eterogeneità, si parte dal genio di Goethe, dai romantici che aprono questa epoca;
fino alla poesia di Baudelaire, che va a chiudere questa epoca.
A testimoniare l'attività di questo secolo abbiamo scrittori come Leopardi, Manzoni,
Dickens, Dostoevskij, artisti come Delacroix, Manet
Da un punto di vista proprio estremamente filosofico, è un periodo che è
caratterizzato dalla critica al pensiero Hegeliano... si inizia a mettere in discussione
la filosofia e le teorie di Hegel, che sino agli anni 30’ dell'Ottocento era stato un
successo indiscusso, e soprattutto Schopenhauer cova la rivincita dato che le sue
lezioni erano vuote mentre quelle di Hegel erano sempre piene (filosofia hegeliana
dominante)

LA VITA
Schopenhauer è il filosofo del pessimismo, della volontà, nasce a Danzica nel 1788
da una famiglia ricca e benestante: Danzica è la città europea della Polonia che ha
molte influenze culturali in questo periodo, influenze culturali che arrivano anche
dalle altre parti del mondo. In questo periodo Danzica è una città che è
all'avanguardia per quanto riguarda la circolazione dell'idea  culturalmente molto
sviluppata
Il padre di Schopenhauer, avrebbe voluto che continuasse la sua attività
commerciale e intraprendesse gli studi d'economia, invece la sua passione era
appunto la filosofia.
Frequenterà l'università di Dottinga, avrà diversi filosofi come insegnanti (clima
dell'idealismo molto forte). Si trasferisce poi a Dresda dove comincia a scrivere le
prime opere e a soli trent'anni pubblica la sua opera più importante: “Il mondo
come volontà e rappresentazione”  In questa opera, c'è tutto il suo pensiero.
Nel 1820 ottiene la docenza all'università di Berlino ed è proprio qua che si scontra
con Hegel  Tenta di sfidarlo mettendo ad esempio le sue lezioni nelle stesse ore di
questo grande maestro, ma le sue lezioni saranno completamente deserte, proprio
non ci andrà nessuno.

LO “SCONTRO” CON HEGEL


Quindi la sua filosofia parte da un profondo rifiuto dell’hegelismo, insieme a
Kierkegaard saranno principali oppositori del pensiero di Hegel.
Come definisce Hegel? Il grande ciarlatano, il sicario della verità, definisce la sua
filosofia mercenaria al servizio dello Stato. Quindi Schopenhauer manifesta questa
esigenza di liberare la filosofia dall'idealismo, si indigna in fronte alla divinizzazione
dello Stato da parte di Hegel.
Queste dure parole che Schopenhauer dedica ad Hegel derivano non solo da questa
inimicizia personale (insuccesso carriera universitaria)
curiosità tra l'altro quando lui doveva ottenere questa docenza, il filosofo che lo
doveva esaminare era proprio Hegel.
Ma avendo una visione del mondo completamente opposta, non poteva che
scontrarsi.
Rifiuto non solo personale, ma soprattutto perché hanno una visione del mondo
completamente opposta.

L'Hegelismo è la filosofia ottimista, razionale, che è vincente in questo periodo si


inserisce nel contesto socio-culturale, dell'ascesa della Borghesia,
dell'industrializzazione, vi era dunque in quest’epoca una sorta di ottimismo
generale. Quindi questa filosofia hegeliana non poteva che essere vincente in
questo periodo. Infatti poi il successo di Schopenhauer avverrà in un periodo
diverso.
 Per Hegel la realtà, è governata da un principio razionale,
 Per Schopenhauer la realtà non ha nessun ordine, anzi è appunto la
manifestazione di una volontà irrazionale  contesta in maniera radicale
questo ottimismo hegeliano e contesta soprattutto l'identificazione del
razionale con l'irreale.
Quindi in questa visione ottimistica Schopenhauer, ma anche Kierkegaard,
rappresenta la voce critica, la voce contraria. E a partire da questa critica
dell'idealismo, elaborerà tutta una sua filosofia che è il rovesciamento
dell'hegelismo.

Il mondo appunto non è la rappresentazione di un'idea, non è il trionfo della


ragione, ma il mondo è la produzione di una volontà di vivere  La volontà si
riferisce al nostro volere, è una forza cieca, irrazionale, eccetera.
Quindi l'essenza del mondo è una volontà cieca, irrazionale.

In sintesi…Hegelismo, ottimismo, razionale,


Filosofia schopenhaueriana, pessimista e irrazionale.

LE RADICI CULTURALI: I FILOSOFI DI RIFERIMENTO


PLATONE
Platone, di questo filosofo dell'antichità, riprende il concetto di filosofia con la
scienza della verità.
Grazie alla filosofia l'uomo può uscire dalla caverna ingannevole (che rappresenta la
sensibilità, l'ignoranza dell'uomo), illusoria per elevarsi al mondo delle idee.
È attraverso la filosofia che l'uomo riesce a spezzare le catene (può uscire da questo
stato sensibile) e andare verso il mondo delle idee. Le idee sono le uniche forme che
non sono soggette alla fragilità del mondo.

KANT
Un altro punto di riferimento, tra l'altro la sua filosofia inizia proprio da qui, è Kant 
considerato il filosofo più originario della storia del pensiero. E lui da questo filosofo
recupera l'impostazione soggettivistica della conoscenza  La conoscenza inizia col
soggetto.
E tra l'altro, secondo Schopenhauer, Kant ha un altro merito  di avere distrutto
tutta quella filosofia scolastica perché aveva finalmente dichiarato inconoscibile e
indimostrabile l'immortalità dell'anima, l'esistenza di Dio. Per tutto quel periodo
c'era stata la presunzione di dimostrarli.
Un altro merito è quello di avere messo in evidenza la distinzione tra fenomeno e
noumeno (cosa in sé).

I MERITI DI KANT
 Di avere affermato che la conoscenza inizia col soggetto --> Impostazione
soggettivistica della conoscenza.
 Di avere distrutto la filosofia scolastica e di avere finalmente dimostrato
l'inconoscibilità, l'indimostrabilità anche dell'immortalità dell'anima e
dell'esistenza di Dio.
 E poi perché Kant ha messo in evidenza la distinzione tra fenomeno e cosa in
sé, tra fenomeno e noumeno

ROMANTICISMO
Intanto è attratto dall'irrazionalismo, poi condivide l'importanza dell'arte, della
musica, il tema dell'infinito.
Di quest’ultimo, in maniera particolare, a lui interessa che il romanticismo abbia
messo in evidenza che nel mondo c'è la presenza di un principio assoluto di cui
tutte le altre realtà sono soltanto delle manifestazioni accidentali.
Altro motivo romantico, altro tema romantico è quello del dolore.
Ma nonostante questo il romanticismo ha una tendenza all'ottimismo --> il
cosiddetto “ottimismo al di là del pessimismo”, quindi cercare di riscattare il
negativo tramite il positivo.
Invece Schopenhauer è in un certo senso orientato più per una visione pessimistica
della realtà --> maggiore teorico del pessimismo

Lui rifiuta totalmente l’idealismo perché lo come la filosofia delle università: Hegel
come colui che ha cercato il successo, il potere, giustificando anche tutte quelle
credenze che tornano utili alla Chiesa, allo Stato

CULTURA ORIENTALE
Un posto di rilievo invece nella sua cultura, per capire la formazione di
Schopenhauer, è quello occupato dalla sapienza orientale, in maniera particolare
dell’induismo, del buddismo.
Lui da questa sapienza orientale prende tutta una serie di espressioni anche molto
suggestive e le usa in maniera abbondante anche nei suoi scritti.
Che cos'è che lo affascina da questa sapienza orientale? Intanto il carattere illusorio
e fragile dell'esistenza umana, e poi anche perché queste religioni, queste filosofie
diciamo tradizioni filosofico-religiose, ammettono che al di là della realtà di quella
che noi vediamo, che ci appare, c'è una realtà più profonda --> Al di là
dell'apparenza c'è qualcos'altro
In maniera particolare prende in prestito, riprende, l'espressione “velo di Maya”, che
è il velo ingannatore  lo affascina questa capacità di andare oltre ciò che ci
appare.
Secondo lui, questa tradizione filosofica religiosa è superiore al cristianesimo

IL SUCCESSO E LA CONCEZIONE DELLA STORIA


Quando è che arriva il successo per Schopenhauer? Nel 1851 Schopenhauer
pubblica una raccolta di scritti minori “Parerga e paralipomena”
I Parerga, sono delle opere che sono la continuazione di opere già scritte --> è un
termine che vuol dire che lui ha ripreso in maniera particolare i temi che aveva già
scritto nel “Mondo come volontà di rappresentazione”, però li riprende in maniera
più semplice, con un linguaggio semplice, divulgativo e con questa lingua più
accessibile si farà conoscere il mondo e le sue opere verranno conosciute e
comprese da più persone. Questa cosa avviene solo nella seconda metà
dell'Ottocento.
Anche dal punto di vista storico, dopo i moti del 48’, c'è una perdita di fiducia nel
cambiamento politico, c'è una crisi economica, la crisi dell'idea di progresso.
In un certo senso, questa filosofia pessimistica di Schopenhauer ha più presa, viene
capita di più.
Non poteva avvenire prima, adesso è come se il pubblico fosse più propenso, visto
anche tutti gli esiti storici

E sarà proprio la filosofia di Schopenhauer che metterà a nudo le debolezze della


natura, le debolezze della storia --> confronto con Hegel
 La storia per Hegel è un progresso, una razionalità
 La storia invece per Schopenhauer è la ripetizione incessante della stessa
tragedia.
Quindi, per Schopenhauer quello che va in scena è il dolore, che non è soltanto il
dolore dell'uomo, ma è il dolore dell'universo .
-Per Hegel il travaglio del negativo è funzionale al travaglio del positivo, il travaglio
che porta al cammino dell'assoluto, è una tappa necessaria, come le guerre.
-Per Schopenhauer il negativo è proprio la caratteristica della storia.

Schopenhauer e Kierkegaard per loro il successo arriverà tardivo, cioè sul finire delle
loro vite.
E sono i due filosofi antihegeliani, però non saranno, diciamo, le due filosofie
dominanti dopo Hegel  filosofi minoritari  Però sicuramente avrà una grande
influenza soprattutto su Nietzsche.

PUNTO DI PARTENZA DELLA SUA FILOSOFIA


Punto di partenza: Distinzione kantiana fenomeno e noumeno  è soltanto uno
spunto, viene preso in considerazione però è ben lontana da quello che intende
Schopenhauer, prende dalla filosofia buddista, indiana –-> fenomeno si traduce in
parvenza, sogno –-> il cosiddetto velo di maya. Noumeno colui che si nasconde
dietro il fenomeno. Compito del filosofo squarciare il velo di Maya si può vedere la
realtà che si cela dietro il noumeno. Fenomeno è l’illusione che nasconde.

Ci sono comunque delle differenze tra Kant e Schopenhauer.


 Per Kant il fenomeno è l'oggetto della rappresentazione, e in quanto cosa
materiale esiste anche fuori dalla coscienza
 Invece il fenomeno di cui parla Schopenhauer è la rappresentazione
soggettiva, cioè esiste soltanto dentro la coscienza.
Quindi per Schopenhauer il mondo è una rappresentazione soggettiva.
Le cose esistono come noi le vediamo
es. nel senso che non esiste il sole di sé, esiste l'occhio che lo percepisce.

CONCEZIONE DELLA CONOSCENZA


Per Kant la conoscenza è oggettiva.
In che senso la conoscenza è oggettiva? Per Kant è universale, è universalmente
valida. Perché noi abbiamo tutti le stesse categorie, spazio-tempo e categorie,
quindi lui dà una definizione diciamo universale della conoscenza.

Invece per Schopenhauer è una conoscenza soggettiva  Tutto è rappresentazione


fenomenica soggettiva.
Bisogna partire dal fatto che l'uomo è il soggetto rappresentante della realtà --> La
realtà è connessa soltanto al soggetto che la percepisce --> non esiste una realtà al
di fuori della soggettività e della rappresentazione.

Quindi questa rappresentazione cos'è? È il mondo nel suo essere l'oggetto della
conoscenza da parte di un soggetto --> quindi c'è sempre una correlazione tra
soggetto e oggetto --> questi due termini non possono essere separati.

“Il mondo è un oggetto per un soggetto” --> fenomeno, e in quanto fenomeno è


sottoposto alle forme apriori di spazio e tempo e causalità. Per Kant le categorie
erano dodici. Schopenhauer riduce le categorie ad una sola-->la causalità.
Schopenhauer conserva queste forme della conoscenza di spazio e tempo -->
Quindi anche lui ritiene che la nostra mente sia corredata in queste forme apriori,
cioè noi non possiamo percepire niente se non le collochiamo in uno spazio e in un
tempo.
Però Schopenhauer non fa una distinzione, diciamo, tra sensibilità e intelletto ma
affida tutto all'intelletto.

PRINCIPI DEL MONDO


Quindi il mondo come rappresentazione, secondo Schopenhauer, è retto da due
principi su cui si basa sia la conoscenza scientifica che la vita pratica e sono:
 Il principio di individuazione da cui l'individuazione delle cose, cioè la
differenziazione in elementi distinti e isolati
Successivamente questi oggetti già individuati dal soggetto mediante spazio e
tempo ricevono un ordine nell'intelletto attraverso la categoria di causa: quindi tutta
la realtà poi alla fine si spiega secondo
 Il principio di ragione sufficiente che è il principio grazie al quale gli uomini
organizzano il mondo fenomenico collegando gli eventi soltanto attraverso
una causa, cioè la causa è sufficiente a spiegare un determinato fenomeno --
> di un fenomeno ne conosciamo tutta la realtà in base al solo principio di
causa,

Perché si chiama principio di ragione sufficiente? Perché la causa è sufficiente a


spiegare un fenomeno

Il fatto che l'intelletto conosca il mondo sotto forma di rappresentazione per


Schopenhauer non ha un valore positivo, perché la rappresentazione è sinonimo di
illusione, di finzione quindi diversamente da Kant la conoscenza intellettuale è falsa.
Proprio nel “mondo come volontà e rappresentazione”,
 Il mondo così come ce lo rappresentiamo attraverso il principio di ragione
sufficiente è fenomeno
 Il mondo così com'è, è volontà
il tema principale dell'opera

LA VOLONTA’
Schopenhauer dichiara (soprattutto nel secondo libro di quest'opera) che noi
possiamo conoscere questa cosa in sé; allora è evidente che la conoscenza
fenomenica è illusoria perché impedisce di vedere veramente il mondo come è
fatto.
Mentre la volontà è al di là del fenomeno, è indipendente dalle altre forme
fenomeniche è completamente una cosa diversa
Quindi se la realtà fenomenica è molteplice quella noumenica invece è unica e
sola . Perché? perché dato che non si serve delle forme a priori dello spazio e del
tempo è al di là di queste.
La realtà noumenica oltre ad essere unica è cieca e anche irrazionale, è un
impulso/una forza e in quanto tale è irrazionale incosciente  ed è proprio con
questa affermazione che Schopenhauer diciamo capovolge l'atteggiamento tipico
della filosofia occidentale --> che trova la massima espressione in Hegel e nella sua
convinzione che la ragione costituisca diciamo l'essenza profonda della realtà.
Per Schopenhauer è l'esatto opposto l'essenza profonda della realtà è irrazionale;

Quindi l'uomo rompendo il velo di Maya scopre che al di là dell'apparenza, dietro il


fenomeno, c'è il noumeno: che è volontà di vivere, desiderio di vivere,
autoconservazione; -Schopenhauer ha spostato l'indagine da un piano
prettamente conoscitivo ad un piano esistenziale --> è un precursore
dell'esistenzialismo

Questa forza, questo cieco impeto che è riconosciuta come una forza diffusa in tutti
gli esseri come dice Schopenhauer come “l'intima essenza della natura intera” cioè
è la stessa forza che fa muovere noi, fa muovere gli esseri umani ma fa muovere
attraverso l'istinto anche gli animali, fa crescere una pianta.
Naturalmente poi si va ad oggettivare anche nella materia inorganica ma in minima
parte; invece l'uomo è quello che si presta di più a interpretare questa forza, l'uomo
ha la capacità razionale ha la capacità di volere qualcosa --> quindi è il massimo
strumento nelle mani della volontà di vivere.

COLLEGAMENTI CON ALTRI AUTORI


Quindi per Schopenhauer il mondo fenomenico è una finizione; l'esistenza umana
quindi si svolge in una dimensione illusoria; riprende questa storia anche da altri da
altri per esempio da Shakespeare: la metafora del sogno. Opera di De Sanctis 
specie di dialogo per confrontare Schopenhauer e Leopardi; e Schopenhauer è
rimasto quasi attratto dalla storia di questo italiano che si è impadronito nella “sua”
filosofia e come l’ha capito bene; e naturalmente concorda sull'opposizione ad
Hegel.

IL CORPO
Qual è la chiave per squarciare questo velo di Maya?
Corpo --> l’uomo non è soltanto soggetto della conoscenza, ma anche soggetto
corporeo ed è proprio il corpo la chiave con la quale attingere alla cosa in sé.
 Perché da un lato percepiamo il corpo come un qualsiasi altro fenomeno, lo
percepiamo in maniera analoga a tutte le altre forze
 Dall’altro lato lo viviamo dall’interno, abbiamo questa facoltà di poter sentire
questo impulso presente nel corpo, questa volontà di vivere.
Corpo  la manifestazione della volontà
ricorda! Volontà è soggettiva in tutti gli esseri: animati, inanimati, organici,
inorganici etc. però in maniera assoluta soprattutto nell’uomo
Perché?
Perché l’uomo è dotato di due strumenti fondamentali: intelletto e ragione, siccome
la volontà è irrazionale, priva di scopi --> utilizza questi strumenti per vivere, anche
perché i nostri scopi ce li poniamo razionalmente.
Volontà utilizza questi stessi strumenti  si appropria di questi due strumenti propri
dell’uomo

L’AMORE
La volontà utilizza le passioni, l’amore, l’istinto (animali)
L’amore per Schopenhauer è un’illusione, è la volontà che ci fa innamorare,
accoppiare --> la volontà vuole soltanto vivere  Dietro questo c’è la volontà di
vivere.
Tutte le manifestazioni dell’amore si spiegano con l’urgenza dell’istinto riproduttivo.
L’uomo si illude di essere libero, di compiere scelte in maniera libera, ma in realtà è
“manovrato” dalla volontà

DOLORE, PIACERE E NOIA


(La vita è dolore)
Infatti volere significa desiderare e desiderare significa trovarsi in uno stato di
tensione per l’assenza/mancanza di qualcosa. Desiderio  assenza, vuoto,
indignazione, dolore.
Quando gli uomini raggiungono un obiettivo/desiderio, provano una sensazione di
piacere, che non è altro che una cessazione del dolore, cioè lo “scaricarsi” di una
tensione/dolore precedente  Il piacere è una funzione derivata dal dolore

Accanto al dolore  realtà durevole e al piacere  qualcosa di momentaneo.


Schopenhauer pone la noia, che subentra quando viene meno l’aculeo del desiderio.
La noia è addirittura peggio del dolore.

Conclude Schopenhauer “La vita umana è come un pendolo che oscilla


incessantemente tra il dolore e la noia, passando per l’intervallo fugace, del piacere
e della gioia”

Suicidio non è una soluzione, perché è soltanto una piccola vita che esce dalla
volontà di vivere; non è la volontà di vivere debellata. Quindi ci vogliono delle “vie
più sicure”
LE VIE DELLA LIBERAZIONE DAL DOLORE
Qual è la via? Passare dalla volontà alla non volontà.
All’uomo, contrariamente a Leopardi, è data la possibilità di liberarsi dalla volontà di
vivere attraverso 3 passaggi:

L’ARTE
L’arte è una conoscenza disinteressata. L’oggetto viene contemplato in maniera
disinteressata, fuori da ogni condizionamento, da ogni relazione nello spazio e nel
tempo.
Piacere estetico disinteressato  non nella sua esistenza, ma nella sua idealità,
fuori da qualsiasi ordine di causa o spazio-temporale.
Tra le arti quella più universale è la musica.
Ma l’esperienza estetica ha il limite di durare per poco tempo --> l’uomo per poco
tempo si consola con l’esperienza estetica ma nel mondo reale, in quanto
influenzato/manovrato dalla volontà di vivere

LA MORALE
Nella morale è possibile trovare una forma più compiuta di liberazione dalla volontà:
parla di motivi e quietivi.
 I motivi ci fanno muovere come oggetto di desiderio, ci spingono
incessantemente a volere, a desiderare.
 Invece i quietivi della volontà sono delle ragioni che permettono di placare la
volontà.
Cos’è che prevale sulla morale?
La compassione, che è un atteggiamento che si basa sul riconoscimento di essere/di
avere in comune con gli altri individui il dolore
Compassione  patire insieme
L’individualità avverte il dolore degli altri uomini come il proprio dolore -->
“sofferenza universale”.
Il vero fondamento della morale è il sentimento di empatia che proviamo nei
confronti degli altri --> sofferenza nei loro dolori
L’unico amore di cui si può tessere l’elogio è quello disinteressato, tra due amici,
l’amore amicale.
Il limite della morale
Anche aiutando gli altri non si riesce ad annullare la volontà e la sofferenza che ne
deriva

L’ASCESI
Si deve andare a rintracciare una terza via efficace  bisogna uscire da questo
dolore  bisogna annullare la volontà di vivere. Dobbiamo pervenire ad una via che
porta completamente all’annullamento l’ascesi questo progressivo annullamento
della volontà;
con la convinzione che siccome la volontà è unica se io annullo in me la volontà,
l’annullo anche negli altri esseri.
Attraverso la mortificazione della carne: perché se la volontà vuole solamente
vivere, dobbiamo mortificare il desiderio. E si andrà a raggiungere una sorta di
nirvana (libertà dal desiderio)

Un altro argomento di cui si occupa è la critica all’ottimismo

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