Nietzsche
Nietzsche
LA VITA
Nasce a Lipsia nel 1844.
A 12 anni, scrive poesie, compone musica, studia teologia a Bonn e si interessa negli studi di
Filologia.
Cos'è la Filologia? La scienza che studia i testi antichi, cerca di interpretarli, di ricostruirli -->
studia il passato per capire il presente
La prima opera che legge è il “Mondo come volontà e rappresentazione” di Schopenhauer, ne
rimane conquistato .
Entra in contatto con la musica di Wagner e diventa un suo ammiratore --> la vicinanza di Wagner
gli dà consolazione
Quando Wagner si avvicina al cristianesimo, esprime questo spirito di rinuncio, eccetera,
Nietzsche non lo accetta più
L’opera “Umano, troppo umano”, che segna il distacco da Wagner e da Schopenhauer.
Nel 1869 viene chiamato ad occupare la cattedra di lingue e letteratura greca all'Università di
Basilea però dopo dieci anni di insegnamento dovrà abbandonarla perché gli soffrirà di fortissimi
mal di testa, di forti dolori agli occhi.
La sua prima opera è “La nascita della tragedia dallo spirito della musica” (1872) non ebbe grande
successo soprattutto negli ambienti accademici. Si dimette dalla carriera universitaria, compie
alcuni viaggi in Europa però intanto continua a scrivere, a studiare.
Quando anche la sua seconda opera “Così parlò Zarathustra” non ebbe successo lui ha capito che
era molto lontano dal pensiero dei giovani/degli uomini del suo tempo.
A 38 anni si innamora di una donna di origine russa che è molto più piccola di lui; amore non
appoggiato né dalla madre né dalla sorella.
Dopo anni di sconforto, di delusione la sua vita sfocia nella pazzia, si va ad unire alla malattia e
muore a Weimar nel 1900.
Si era formato con il positivismo, il socialismo --> li considera in termini molto negativi --> segni della
massificazione della società --> vede uomini sottomessi in nome di ideali mediocri e non di valori come
l'umiltà --> stanno perdendo la loro identità
Scrive alternando diversi stili: dal saggio, all'aforisma, parabole utilizza una serie di metafore, anche
simboli che lo avvicinano più alla letteratura che alla filosofia, ma in realtà stile : coerente con il suo
pensiero di contrapporsi alla cultura tradizionale --> modelli estremi e paradossali
Pensiero asistematico --> diffida da tutti i sistemi Hegel, Aristotelico, Platonico --> perché pensa che
questi personaggi abbiano avuto il desiderio di impadronirsi della totalità del reale.
Lui essendo un sostenitore del caos la critica.
Ricorda: cos’è un sistema? Un sistema a partire da certi presupposti si occupa di tutte le aree del sapere
cerca di spiegare ogni cosa --> abbraccia tutte le tematiche filosofiche dall'etica alla politica alla
metafisica
La malattia ha rappresentato un argomento di cui si è servita la critica per screditarlo.
(La critica ancora oggi, per screditare qualcuno, va a scavare nella sua vita e va a vedere i punti deboli)
Positivismo: uomo e pensiero malato
Altri invece scorgevano un fattore positivo se non fosse stato così, con la sua sofferenza e solitudine, non
si sarebbe lasciato alle spalle tutte le illusioni della storia.
RAPPORTO CON IL NAZISMO
Il suo nome è stato associato per lungo tempo alla cultura nazi-fascista (storico Nolte) ha parlato appunto
di nazismo come realizzazione del progetto culturale dell’autore austriaco anticipatore della svolta
nazista.
Perché aveva cominciato a scrivere un'opera “Volontà di potenza” che non è riuscita a finire e venne
pubblicata postuma, scritta tra 1888-1889--> periodo di crisi e malattia. Hanno rimaneggiato questi
frammenti per incastrarlo. Pubblicata e rimaneggiata dalla sorellastra Elizabeth, frequentava i movimenti
di destra ed era una sostenitrice del nazismo, ci presenta questo fratellastro nazionalista --> fatto
impossibile pensando che era stato proprio Nietzsche a mettere in luce la decadenza tedesca
Tra il 1950 e il 1960 Colli e Montinari (filosofi italiani) cercano di ritradurre e rielaborare e capire quante
falsificazioni ci fossero. Dopo questo lavoro ci forniscono un Nietzsche de-nazificato.
Nell’opera è facile fare una lettura di destra: non era un pensiero progressista, quasi elitario → ma non si
può certo liquidare con una collocazione → pensiero e volontà di andare a demistificare queste credenze
sono talmente vasti → collocarlo nel nazionalismo o addirittura nel nazismo, è riduttivo.
“La nascita della tragedia” Opera eclettica, multiforme: filologia, filosofia, estetica.
Rilegge in modo originale il mondo greco-classico e fa saltare le certezza metafisiche, politiche e culturali
che nascono da una falsa interpretazione.
Vi sono degli elementi di Schop. (critica all’ottimismo → pessimismo come prodotto della realtà illusoria
costruito dall’occidente)
Prende anche le distanza da Schop. perché il pessimismo non è il suo punto d’arrivo --> Al pessimismo
oppone l’esaltazione delle forze naturali.
È una visione della realtà tramite l’arte → in grado di spiegare la realtà → chiave per interpretare il
mondo.
es. l'arte greca è il massimo dell'arte, è il massimo di questo suo splendore
L'Occidente si è prodotto un'immagine parziale, addirittura falsa del mondo greco: è stato presentato
soltanto come il mondo razionale di Platone, secondo Nietzsche non sempre è stato così --> ci fu un
tempo in cui in Grecia non prevaleva la razionalità ma era pervasa da due spiriti/impulsi vitali: apollineo e
il dionisiaco→ si vanno ad armonizzare tragedia di Eschilo e Sofocle: momento di armonia e di sintesi di
questi 2 spiriti.
Apollineo: scaturisce dalla forma, armonia e si manifesta nella scultura, poesia (soprattutto epica)
più razionale e armonico
Ma l'arte greca non è soltanto razionalità non è soltanto il “Discobolo” :luce, muscolatura, armonia delle
forme.
C'è un altro un altro impulso che si esprime nella forza creatrice della musica della poesia lirica
Dionisiaco
Dionisiaco: impulso vitale, si manifesta nella poesia lirica e musica
Nietzsche insiste molto su questo carattere originariamente Dionisiaco della sensibilità greca, che vedeva
il dramma della vita, della morte, tutti questi aspetti orribili dell'essere. L'apollineo nasce proprio come
conseguenza di questa visione Dionisiaca quasi per andare un po' a mitigare (sublimare direbbe Freud) , a
trasformare questo caos in qualcosa di più di più armonico, di più accettabile.
Nella Grecia presocratica l'impulso Apollineo e l'impulso Dionisiaco erano separati, opposti.
In un secondo momento queste due forze trovano armonia nella tragedia Sofocle ed Eschilo
Perché la tragedia mette insieme queste due forze? Perché nella tragedia la vicenda dell'eroe
narrato --> momento epico --> momento apollinico; poi però questi avvenimenti sono travolti dal fato,
dal destino, dalla tragicità --> rappresentato dalla musica, dal coro
2 assassini della storia: Socrate ed Euripide: la tragedia non è più di Sofocle, del coro ma della vita
quotidiana.
2 assassini della filosofia: Socrate e Platone a partire da questi due l'uomo ha perso la forza dell'eroe
tragico --> l'uomo non è più riuscito a sopportare lo sguardo diciamo dell'orrido, la tragicità della vita
RIASSUNTO
1^ fase: nascita della tragedia, dello spirito, della musica Wagner ed esperienza estetica
Attraverso l'arte, attraverso l'esperienza estetica possiamo capire l'esistenza del mondo
Nietz. esalta il Dionisiaco --> significa paura, desiderio, dolore
A un certo punto poi è sempre l'apollineo che deve imperare perché, diciamo che senza l'apollineo dirà
Freud neanche la società organizzata avrebbe funzionato --> immaginiamo che tutti rimanessero in preda
alle fusioni, alle tensioni ci deve essere un compromesso, e Sofocle ed Eschilo avevano trovato un
equilibrio tra il Dionisiaco e l'apollineo nelle loro tragedie
PERIODO ILLUMINISTICO
2^ fase illuministico-critica, opere “Umano troppo umano” e “La gaia scienza” abbandona la via
dell'arte e vede nella scienza (no posizione positivistica, ma intesa come metodo di pensiero, non insieme
a discipline particolari, scientifiche) una possibile via
Nietzsche in questo periodo comincia a dubitare che la rinascita dello spirito tragico, Dionisiaco possa
essere affidato esclusivamente all'arte o alla musica di Wagner, invece il ruolo appunto di guida, è preso
dalla scienza --> una scienza che dovrebbe basarsi sulla chimica, cioè sulla dimostrazione che tutto ha
un'origine fisica.
Che cos'è che lui prende della chimica? Lui ne prende il metodo, il metodo che lui chiama genealogico,
cioè va a ricostruire tutta la genesi e vuole capire come la morale e la metafisica (considerate gli “errori”
dell’umanità) si siano imposte, senza riuscire più a sconfiggerla.
Quindi lui scompone la coscienza dell'occidente così come fa la chimica, va a vedere come alcune
menzogne metafisiche, che sono state consolatorie senz'altro, sono nate e poi sono rimaste.
A lui non interessa la chimica in sé come disciplina scientifica, ma ne prende in prestito il metodo di
scomposizione.
Quindi lui dice nell'opera “Umano troppo umano”, anche in “Genealogia della morale”, il metodo della
chimica chimica, quella di una scomposizione della coscienza dell'occidente, dove dietro questi valori
trascendentali, in realtà si nasconde qualcosa di umano Non c'è niente di trascendentale.
Quello che lui vuole dire è che alcune regole morali che esistono in tutta la nostra civiltà, sono regole di
convivenza civile, servono per regolare il comportamento, non sono leggi emanate da Dio, non c'è niente
di divino in tutto questo.
È come se nella morale tradizionale, i valori fossero stati tramutati in divini la morale nasce perché
per natura l'uomo ha bisogno delle regole E che lo possano difendere dal caos.
Ma una volta che la gaia scienza (Gaia=liberatoria) andrà a demolire tutta la morale, la deve depotenziare
proprio perché la gaia deve appunto liberare l'uomo da questa tradizione. Quindi avverrà quello che lui
chiama la “trasvalutazione dei valori”, lo stravolgimento dei valori tradizionali, che vanno sostituiti con
nuovi valori.
Chi è che si deve dare a questi nuovi valori? L'uomo stesso, purtroppo dice questi valori tradizionali sono
stati sostituiti, dal positivismo, dal socialismo, da altri dei. Ma questi sono valori che devono arrivare
dall'uomo stesso, non imposti dall'alto.
Il viandante, o spirito libero, è colui che grazie alla gaia scienza, quindi a questa scienza imperatoria;
riesce ad emanciparsi dal passato --> inaugurando una nuova filosofia, che è proprio quella del
mattino --> dopo le tempre della notte.
Il sacerdote risentimento --> nei confronti del guerriero l'odio che hanno i deboli verso i forti, verso
coloro che non sono ma che vorrebbero essere.
Il sacerdote o il nuovo debole non ha il coraggio di essere forte, non ha il coraggio di essere vitale,
creativo --> sorta di invidia.
La maggior parte degli uomini non hanno il coraggio di essere forti, non hanno il coraggio di guardare la
tragicità della vita --> l’umanità è debole
I preti lo avevano capito, che l’uomo era anti-vitale capiscono che tramutando il coraggio in
mansuetudine, il corpo in spirito, avrebbero fatto presa sulla maggior parte degli uomini. Trasformazione
di valori vitali in anti-vitali
Cristianesimo= rinuncia alla vita, l'umiliazione dell'uomo,
Cristianesimo ha prodotto un uomo malato, represso, in preda, a continui sensi di colpa ed era un uomo
aggressivo, rabbioso perché non può esprimere appunto questa vitalità. Rovesciamento di valori che
caratterizza soprattutto il popolo ebraico: popolo sacerdotale per eccellenza.
Polemica anticristiana dice non è contro Gesù : è rimasto coerente con le sue idee ha avuto il coraggio di
accettare il suo destino facendosi mettere in croce --> addirittura è morto nel dolore, abbandonato anche
da suo padre
A questo punto si deve decostruire questa morale tradizionale --> bisogna intaccare la menzogna delle
menzogne: Dio
Dio = costruzione della nostra mente, l’uomo non ha il coraggio di sopportare la durezza della vita e ha
bisogno di una consolazione
DOMANDA: Dio non era già morto?
Aforismo 125: annuncio morte di Dio
A fine 800’ dalla scienza, dal progresso --> Positivismo, Illuminismo. La scienza è la morte della
metafisica.
Aforisma 125 della Gaia Scienza --> c'era stato il primo annuncio della morte di Dio, però questo folle
del mercato, è arrivato troppo presto → perché l'uomo ancora non è pronto a sostenere questa morte e
l’oltre l'uomo non è ancora arrivato.
Morte di Dio fa precipitare l'uomo in una vertigine, cioè in un momento di instabilità, di mancamento,
davanti alla vertigine l'uomo deve saperlo affrontare.
Ricorda! Naturalmente quando si parla di ateismo in Nietz., non si parla né di quello di Feuerbach, né di
quello di Marx, non è neanche l'ateismo scientifico di Comte, e non è neanche l'analisi Freudiana di un
padre onnipotente che deve sostituire il padre terreno
Ateismo di Nietzsche=un istinto filosofico: devo vivere come se Dio non esistesse, perché Dio è
un'illusione.
Il tema del superamento dell'uomo sarà portato a compimento proprio in questa opera.
Dopo la prefazione, si apre il discorso delle tre metamorfosi che ripercorrono l’evoluzione dello spirito
umano: il cammello, il leone e il fanciullo.
Metamorfosi --> ognuno deve passare per ogni tappa
X conquista sociale
V cosa individuale, interiore
Il cammello ha le gobbe ed è costretto a stare sul curvo significa che porta il fardello della
tradizione. Nichilismo passivo, ha accettato passivamente la morale
Il leone ha il compito di ribellarsi e liberarsi dalla morale, liberarsi dalla tradizione. È libero da,
ma non è libero di
Il fanciullo è innocente, non ha regole, rappresenta l’oltre-uomo, quella creatura di stampo
dionisiaco che sa dire di sì alla vita
Al fanciullo è affidata proprio questa rinascita. Il bambino, con questo spirito creativo, con questa
innocenza è identificato con l’oltre uomo --> È colui che dice sì alla vita. È colui che inventa la vita al di
là del bene e del male come spirito libero.
ETERNO RITORNO DELL’UGUALE
Oltre il superuomo... Il concetto più radicale, più estremo del pensiero di Nietzsche l'eterno ritorno
dell'uguale.
Che cos'è questo eterno ritorno? Parte dall'idea che la storia sia un grande circolo. Tutti i fatti, tutti gli
avvenimenti, sono destinati a ripetersi, a ritornare eternamente.
Vivere nell'eterno ritorno vuol dire accettare la vita nella sua totalità, e non solo accettarla, ma accettare
anche che questa ritorni sempre.
Nella “Gaia Scienza” Nietzsche aveva già trattato di questo eterno ritorno. Nel senso che aveva enunciato
una sorta di provocazione intellettuale/esperimento mentale -->
esp. Che reazione avremo di fronte alla prospettiva che la nostra vita, così come l'abbiamo vissuta, debba
ripetersi infinite volte?
Nella visione lineare del tempo, ogni momento è svalutato, vivi la vita in differita perché la meta non è in
questo mondo. La visione lineare è quella cristiana e il cristiano vive in prospettiva di un aldilà dove sarà
felice. L'uomo sempre e costantemente amareggiato dal peccato.
L'uomo può raggiungere la felicità soltanto se sa godere dell'esistenza --> nella sua attualità, nella sua
pienezza, è nell'attimo presente che noi possiamo godere di questo significato della vita. Quindi quello
che cambia è la prospettiva della felicità.
Secondo Nietzsche:
Nella tradizione cristiana --> tutto è rinviato ad un fine --> il presente è svuotato di significato.
Attimo presente si vive in ottica futura
Nella concezione ciclica, invece, ogni istante è vissuto pienamente. Ha un senso in sé stesso
perché noi sappiamo poi che deve essere vissuto al massimo grado perché è destinato a tornare.
Non specifica quando non è destinato a tornare.
Concezione ciclica naturalmente ha questa valenza anticristiana.
Poi la seconda formulazione più piena dell'Eterno Ritorno invece è presentata nell’opera “Così parlo
Zarathustra”
E soprattutto in quel passaggio suggestivo che si chiama “la visione dell'Enigma”.
Il pastore poi alla fine morde, come lui gli aveva consigliato e aveva strappato la testa del serpente.
E appunto lui dice “non più un pastore, non più un uomo, un trasformato, un circonfuso di luce che
rideva, mai prima al mondo aveva riso un uomo come lui rise”.
Questa scena centrale del pastore che morda la testa del serpente.
L’uomo (=il pastore) può trasformarsi in creatura superiore e ridente (=il superuomo) solo a patto di
vincere la ripugnanza soffocante del pensiero dell’eterno ritorno (=il serpente, emblema del circolo) e di
prendere una decisione coraggiosa nei suoi confronti (=il morso alla testa del serpente)
Perché comporta che ogni attimo della vita dev’essere vissuto felicemente, pienamente e intensamente da
desiderare per tutta l’eternità
Segna il passaggio: uomo superuomo: colui che riesce ad accettare il continuo rovesciamento di questa
clessidra
Nietzsche
Vita e opere
Nasce negli anni ’40 dell’800 in Sassonia. Il padre muore quando è ancora piccolo per cui cresce con la madre e la
sorella. Si iscrive in teologia, in quanto la sua famiglia vorrebbe che diventasse pastore; tuttavia, N. non è
interessato alla teologia e studia filologia (Università a Lipsia). Contemporaneamente si avvicina alla filosofia, in
particolare di Schopenhauer, e conosce il compositore Wagner, il quale rivoluziona l’opera. All’età di 24 anni
ottiene la cattedra universitaria a Basilea e contemporaneamente scrive il suo primo libro, Nascita della tragedia.
Questo testo causa molti malumori nell’ambiente accademico, il che turba N., il quale, anche a causa del
peggioramento della sua salute, decide di prendersi un anno sabatico, durante il quale compie dei viaggi in
Europa. A questo punto tenta di tornare all’insegnamento, ma ha problemi di salute. In questo periodo scrive
Umano, troppo umano; viene accolto negativamente dall’ambiente accademico, con il quale N. rompe
definitivamente. Dal ’79 all’89 viaggia moltissimo e scrive molti testi (nell’autunno dell’88 scrive 4 libri in 4
settimane), alcuni dei quali hanno successo. Si innamora di una giovane studentessa russa, la quale però non
ricambia, il che lo getta nella disperazione. A gennaio dell’89 mostra i primi segni di squilibrio mentale e scrive i
cosiddetti “biglietti della follia”, scritti sia a conoscenti che personaggi di spicco. A questo punto viene ricoverato in
un istituto di cura, dove la sua condizione peggiora fino ad arrivare ad uno stato catatonico. Muore nel 1900.
La filosofia di N. è una filosofia antisistematica, il cui obiettivo è quello di distruggere le certezze esistenti per
delineare un nuovo tipo di vita (la sua filosofia è come un martello), e rapsodica, cioè che tratteggia varie visioni
del mondo. Ad eccezione dei primi testi, le opere di N. presentano uno stile aforistico che ricorda i testi religiosi;
gli aforismi sono paragonati a dei bassorilievi, che servono a tratteggiare dei concetti in maniera incompiuta:
spetta poi al lettore completarne l’elaborazione.
- Scritti giovanili: trattano della ricerca filologica e delle cause della decadenza della società contemporanea;
a questo periodo risalgono Considerazioni inattuali, Nascita della tragedia e Su verità e menzogne in senso
extra morale.
- Scritti della filosofia del mattino (o del periodo illuministico o del periodo genealogico): passa allo stile
aforistico e distrugge le idee morali della società occidentale; scrive Umano, troppo umano, Aurora e La
gaia scienza.
- Scritti della filosofia del meriggio (o fase matura o Zarathustra): elabora nuovi concetti, tra cui il super
uomo; scrive Così parlò Zarathustra, nel quale utilizza uno stile profetico; a questo periodo risalgono
anche i frammenti che verranno poi pubblicati postumi dalla sorella.
- Scritti della filosofia del tramonto: critica alla religione cristiana, scrive la Genealogia della morale.
Fase giovanile
In questo periodo scrive saggi (alcuni di carattere filologico), in cui cerca le cause della decadenza della società
occidentale e in particolare di quella tedesca (dopo la guerra franco-prussiana si ritenevano una nazione più
avanzata). Gli esseri umani si sono allontanati dalla loro vera natura, perdendo le vere radici del proprio essere, il
che li ha portati ad una paralisi, cioè l’incapacità di creare qualcosa di nuovo.
Nel testo Nascita della tragedia dallo spirito della musica analizza le cause della decadenza della Grecia antica e
mette in discussione l’immagine comunemente diffusa di questa società. Infatti, l’immaginario comune ha fatto
prevalere solamente l’immagine dell’armonia e dell’equilibrio; in realtà esistevano due impulsi, lo spirito
dionisiaco e lo spirito apollineo. Originariamente la Grecia era alimentata solamente dallo spirito dionisiaco, un
insieme di impulsi irrazionali e vitalità sfrenata con la quale gli individui perdono la loro individualità e che
valorizza la corporeità e tutto ciò che ci lega alla natura. Come suggerisce il nome deriva dalla figura del dio del
vino Dioniso, si manifesta attraverso la musica e la poesia lirica e rappresenta la vita che si afferma per il semplice
affermarsi; ciò genera violenza e dolore, il che lo rende vicino alla concezione schopenhaueriana del pessimismo
cosmico e sociale (la volontà si concretizza in un tentativo di sopraffazione degli altri per la lotta per la
sopravvivenza). L’impulso apollineo nasce come reazione allo spirito dionisiaco con il tentativo di renderlo meno
spaventoso e violento e dare un ordine al caos generato dallo spirito dionisiaco, razionalizzandolo. Lo spirito
apollineo si manifesta nella filosofia, le leggi e in ogni forma di organizzazione sociale e si esprime attraverso le arti
figurative (scultura) e la poesia epica; deriva da Apollo, il dio del sole e delle arti. Il periodo migliore della società
greca si è avuto con la perfetta convivenza dei due impulsi, considerato un miracolo metafisico, manifestatosi nella
tragedia di Sofocle e di Eschilo (rappresentazione plastica del miracolo metafisico), in cui vi è una compresenza tra
recitazione (spirito apollineo) e coro (spirito dionisiaco).
Questo equilibrio ha iniziato a incrinarsi quando lo spirito apollineo ha preso il sopravvento su quello dionisiaco,
causando una decadenza inarrestabile; nell’arte ciò si è manifestato con la tragedia di Euripide, dove il coro viene
pian piano lasciato da parte per far prevalere la parte dialogica, e con la filosofia socratica, che tenta di dare un
senso (un ordine) alla vita. Dimenticando che l’uomo non è soltanto ordine ma anche vitalità, l’uomo ha
dimenticato una parte di sé stesso; con Euripide, il quale ha fatto propria tale concezione, vi è il “suicidio” della
tragedia che segna l’inizio della decadenza artistica greca.
Da Platone in poi, la maggior parte delle filosofie occidentali occultava l’impulso dionisiaco, ma questa tendenza
inizia ad invertirsi con Kant, il quale afferma che la realtà è ben strutturata poiché noi la ordiniamo ma al di là di
ciò che percepiamo esiste qualcos’altro di cui non possiamo sapere nulla; lo spirito dionisiaco torna a manifestarsi
maggiormente nella filosofia di Schopenhauer, ma è con l’opera di Wagner che si può ripetere il miracolo
metafisico, in quanto egli fonde musica e teatro con la danza (impulsi opposti).
Storicismo
Tuttavia, la decadenza della società continua, per cui devono esserci altre cause. Nella raccolta di saggi Le
considerazioni inattuali (qualcosa contro la visione comune), in particolare nel saggio Sull’utilità e il danno della
Storia per la vita, parla di come la Storia, intesa come studio della storia, può essere utile o dannosa. Definisce lo
storicismo come “malattia storica” e causa della decadenza della società, in quanto paralizza l’uomo perché non gli
permette di creare nulla di nuovo. Lo storicismo porta all’idolatria del fatto, dove qualunque fatto storico viene
idolatrato poiché considerato come un qualcosa di necessario e, quindi dotato di valore. Il rimedio contro lo
storicismo consiste in un atteggiamento antistorico, ossia nell’oblio, ovvero il liberarsi dall’eccesso di conoscenza
storica, vivendo solo nel presente senza aspettative né rimorsi (come gli animali), e l’usare la rimanente per creare
e agire.
Tuttavia per quanto lo si voglia non si può dimenticare il passato, perciò si possono assumere tre atteggiamenti
differenti nei confronti di questa, ognuno dei quali può essere realizzato in un modo che danneggia l’uomo
(storicismo) o che gli giova:
- Atteggiamento della storia monumentale: cerca nella storia degli esempi da seguire; l’approccio sano
consiste nella ricerca di modelli e fonti d’ispirazione riconducibili al presente con gli strumenti del
presente, cioè riadattati al tempo contemporaneo; l’approccio malsano è quello dell’idolatria, nel quale il
modello viene visto come un qualcosa di irraggiungibile, il che porta l’uomo a sentirsi inferiore e soffrire;
- Atteggiamento della storia antiquaria: guardare al passato come qualcosa da preservare (es: musei, sagre
etc.); può aiutarci a capire le nostre origini al fine di comprendere noi stessi e alcuni aspetti del presente;
diventa un qualcosa di negativo, invece, nel momento in cui, rimanendo troppo legata al passato, la
società non si evolve e vuole solamente preservare il passato, impedendo il progresso;
- Atteggiamento della storia critica: criticare il passato solo perché è passato; questo non ci permette di
usare positivamente la storia, motivo per il quale ci serve solo per prendere le distanze dal passato e non
avere un atteggiamento di passiva imitazione di ciò che è stato.
Le opere di questo periodo vengono anche chiamate scritti illuministi perché, come avevano già fatto gli
illuministi, Nietzsche critica e mette in dubbio tutti i valori del passato. Non scrive più dei saggi e passa
all’aforisma, che non da una descrizione fissa e stabile della realtà e invita il lettore a “ruminare”, cioè riflettere, su
quanto letto (filosofia anti-sistematica). Durante questo periodo si allontana dall’arte (Wagner), vista come un
qualcosa di incompleto che dà una conoscenza debole della realtà (allontanamento da Schopenhauer e dall’idea
di un’ascesi provocata dall’esperienza artistica). In risposta, si ha un recupero del sapere scientifico; tuttavia N. non
è un positivismo, in quanto pensa che esso sia un prodotto tardivo del razionalismo. Al contrario vi oppone il
prospettivismo (una sorta di relativismo), secondo il quale non esiste una realtà unnica e uguale per tutti, ma ogni
cosa è data da una visione soggettiva della realtà.
Questo periodo viene chiamato filosofia del mattino poiché alla figura della nottola di Minerva N. oppone una
filosofia del mattino, disposta ad aprire un vuoto che possa essere riempito con nuovi concetti, creando un nuovo
tipo di uomo, in quanto questa filosofia deve dare inizio ad una nuova era. N. utilizza un metodo critico-storico,
simile a quello di Marx (sovrastruttura e struttura); critico in quanto deve essere pronto a decostruire e storico
poiché è un processo che mostra l’origine storica delle credenze, facendoci capire che non sono un qualcosa di
assoluto ma il prodotto di un determinato contesto storico. N. elogia il metodo scientifico proprio perché, allo
stesso modo, ha un atteggiamento antidogmatico e disincantato, cioè rifiuta il principio di autorità e le verità
rivelate. Qualunque ricerca della verità è mossa da qualche interesse e non è astratta dal momento storico e dalle
necessità del periodo; infatti, i sistemi metafisici nascono dal disagio dell’uomo davanti alla caducità della vita e
alla sua mancanza di un senso. È per questo motivo che l’uomo ha creato un mondo trascendente che renda
ragione della realtà. N. riconosce nell’illuminismo il merito di aver iniziato a smascherare le certezze metafisiche,
però a queste ha sostituito altre certezze considerate incrollabili. Ciò vale ancor di più per il positivismo, perché la
scienza è diventata una sorta di nuovo Dio per i positivisti. Al contrario, bisogna mostrare come l’idea stessa di una
realtà assoluta sia sbagliata e che qualunque idea che vuole spiegare il mondo è illusoria (non basta demolire le
singole certezze). Nell’aforisma 125, tratto da La gaia scienza N. racconta l’annuncio della morte di Dio, che
rappresenta tutte le certezze assolute, da parte di un folle. L’uomo è preso dalla disperazione e vive, come la
maggior parte della società del suo tempo, un nichilismo passivo dovuto alla perdita delle certezze. A questo N.
oppone il nichilismo attivo, “degli spiriti liberi”, capaci di vivere senza inganni e che trovano un senso alla vita nella
vita stessa e in sé stessi; questo concetto è incarnato dalla figura del viandante, il quale viaggia per il solo fine di
viaggiare (vivere solo per vivere), in quanto è cosciente della propria precarietà (la sua, quindi, è una gaia scienza,
poiché reagisce con gioia alla caduta delle certezze). Alla fine dell’aforisma N. afferma che l’umanità non è ancora
pronta a passare ad un nichilismo attivo e rifiutare tutte le certezze assolute.
N. si concentra su alcune certezze metafisiche, in particolare sulla certezza del soggetto, inteso come un
qualcosa che sta alla base tutte le altre cose; per alcuni è la res cogitans (Cartesio), per altri l’Io, ma ci sono anche
delle eccezioni, come ad esempio Humme, il quale lo considera un fascio di percezioni. Per N. il soggetto non
esiste, al contrario è soltanto un’illusione. Al concetto di soggetto segue l’idea che esso sia dotato di libero
arbitrio, facendo pensare che l’io sia la causa di tutto ciò che pensiamo. Per N. il libero arbitrio è una totale
invenzione, poiché, facendo parte del mondo siamo condizionati da quest’ultimo per cui il libero arbitrio non
esiste e l’uomo non è responsabile delle proprie azioni; per questo motivo è innocente.
La morale
Vari scritti di questo periodo e del successivo sono dedicati all’idea di morale. In particolare nella Genealogia
della morale critica il fatto che solitamente la filosofia non si è posta il problema del carattere problematico della
morale, che, al contrario, ha spesso negato o ha assolutizzato certe forme di morale, solitamente la morale
dominante. L’obiettivo di N. è quello di dimostrare l’inconsistenza del concetto di morale in sé, la quale non è altro
che un’invenzione, un modo per mascherare i sentimenti più turpi dell’uomo che la morale stessa riterrebbe
sbagliati; N. la chiama la “Circe dei filosofi” perché, come la maga incantava gli uomini per farli vivere nell’isola con
lei, anche la morale ha illuso i filosofi. N. intende fare una chimica delle idee e dei sentimenti, cioè prende le idee
morali e dimostra da cosa sono formate. Per fare ciò usa un metodo genealogico con il quale mostra da dove si
origina la morale per poterla delegittimare. La morale consiste nel valutare le azioni; l’uomo sin dall’inizio ha dato
a tutto un valore, ma all’inizio le sue valutazioni non erano di tipo morale e, infatti, la prima attribuzione di valore
consiste nel dare un valore a sé stessi. N. si interroga sull’etimologia del termine ”buono”. Questo deriva da
“duonus” (greco), cioè “dominatore” o “guerriero”, e i primi ad utilizzarlo sono stati i soldati e i signori, i quali
hanno iniziato a riferire il termine “buono” a sé stessi, riferendolo alle proprie caratteristiche. Di conseguenza è
cattivo chi non riesce a dominare, cioè gli schiavi (il termine “captivus” vuol dire prigioniero). Questa non è una
valutazione morale poiché non presenta un modello da seguire, infatti i signori non dicono che tutti dovrebbero
comportarsi come loro, ma affermano semplicemente di essere buoni, il che è una valutazione più estetica che
morale. I signori non disprezzano o odiano gli schiavi, ma al contrario provano una totale indifferenza, che è un
riflesso dell’alta considerazione che i signori hanno di sé stessi; infatti N. parla di pathos della distanza. Poiché la
natura dei signori è quella di volersi affermare, essi provocano violenza (questo è il motivo per cui la filosofia di N.
è apprezzata da D’Annunzio e i nazisti).
La morale nasce come reazione all’atteggiamento dei signori da parte di tutti coloro che sono indicati come
cattivi, i quali non vogliono più essere sottomessi ai signori. Fomentati dalla classe sacerdotale, la quale invidia il
potere che i signori hanno sugli schiavi, i prigionieri iniziano la cosiddetta rivolta degli schiavi, dove impongono un
sistema di valori ai signori che, per risentimento nei confronti di questi ultimi, vede un ribaltamento dei valori
precedenti: diventa buono l’umiltà, il pentimento, la pace, la debolezza, la noncuranza del corpo e il negare i
propri istinti. Per N. questo è un atteggiamento anti-vitalistico poiché sostiene valori contrari alla vita;
quest’atteggiamento è particolarmente evidente nelle pratiche ascetiche. Quest’atteggiamento è particolarmente
evidente nella morale cristiana, che, attraverso il concetto di peccato, stigmatizza ogni istinto e costringe l’uomo a
reprimerli, causandogli senso di colpa. Questo senso di colpa proviene anche dalla figura di Gesù, poiché, secondo
N., il suo sacrificio è una sorta di ricatto, in quanto è un modello ineguagliabile, che, appunto, produce senso di
colpa e odio verso sé stessi. Il filosofo critica fortemente la carità cristiana, poiché per realizzarsi serve qualcuno
che soffra e che debba essere aiutato, per cui l’amore cristiano si nutre della sofferenza degli altri. Secondo alcuni
studiosi N. fa un errore, la cosiddetta fallacia del manichino, perché crea una sorta di caricatura di ciò che vuole
criticare, finendo per non criticare la cosa in sé, ma solamente la caricatura di questa.
Si chiama così perché è la fase in cui matura le idee sviluppate nel periodo precedente. Durante questo periodo
scrive Così parlò Zarathustra, nel quale parla solamente attraverso metafore e immagini, con uno stile profetico,
tanto che sembra di leggere un testo religioso. Zarathustra è un personaggio leggendario indicato come fondatore
(tra il 600 e il 100 a.C.) della religione persiana dello zoroastrismo, un tipo di religione manicheista, per il quale il
mondo è diviso da due principi, bene e male, in continua lotta fra loro. Secondo Z., l’umanità ha attraversato 2
metamorfosi e ne manca una terza. Nella prima diventa cammello: l’uomo è sottomesso e si adegua al sistema di
valori dominante; questo è il ruolo della morale cristiana, che sopporta il peso della tradizione. Nella seconda,
durante il periodo in cui vive N., si fa leone (rappresenta forza e coraggio), durante la quale l’uomo comincia a
sradicare tutte le credenze precedenti, le quali crollano per dare spazio a qualcosa di nuovo. Nella terza si
trasformerà in fanciullo, il quale è innocente e simboleggia l’oblio. L’unico valore che il bambino possiede è sé
stesso; il fanciullo è l’uomo che non ha bisogno di un sistema di credenze, il cosiddetto übermensch, cioè il
superuomo. Per N. è Z. l’iniziatore della morale e, adesso, spetta al filosofo risolvere l’errore. Con N. ha inizio la
nuova era in cui non c’è più la morale dove il superuomo è colui che non vive più secondo la morale.
Il termine übermensch può essere meglio tradotto come “oltreuomo”; egli è visto come un eroe affermatore,
che afferma sé stesso e la vita, in che gli costa uno sforzo, motivo per cui è un qualcosa di eroico. Il superuomo
prende la vita per quella che è, perché è in grado di accettare con gioia che la vita deriva dallo spirito dionisiaco,
senza il bisogno di addomesticarne o negarne gli aspetti tragici. È in grado di accettare il crollo delle certezze e
vivere senza valori, avendo come unico punto di riferimento la vita e quindi sé stesso; questa è una vita di totale
emancipazione ed è l’unica vita libera.
- fedeltà alla terra: poiché non crede in una dimensione ultraterrena o a un qualcosa che va oltre la vita,
l’oltreuomo è fedele alla terra, cioè alla vita terrena.
- teoria dell’eterno ritorno: rappresenta una concezione del tempo circolare, che si ripete. Secondo alcuni
N. ha voluto fornire una teoria cosmologica, una teoria scientifica del tempo che si basa sull’idea che se la
quantità di moto è finita ma il tempo è infinito, esiste una quantità limitata di possibili combinazioni che,
di conseguenza, ad un certo punto dovranno ripetersi. Per altri la teoria dell’eterno ritorno è soltanto una
metafora per spiegare come il superuomo deve approcciarsi alla vita; egli, infatti, è in grado di vivere il
presente nel migliore dei modi, sapendo che si ripeterà infinite volte. infatti, in un tempo ciclico esiste solo
il presente e ogni singolo attimo ha valore di per sé, mentre nel tempo lineare il presente è in funzione del
futuro. La teoria dell’eterno ritorno è anche un rifiuto di una visione finalistica della vita, in quanto, per N.,
“ogni teleologia nasconde una teologia”, cioè ogni cosa che viene pensata in funzione di qualcos’altro
(teleologia), nasconde una teologia, cioè un qualcosa che dà senso alla realtà, motivo per cui N. parla di
un tempo ciclico dove il presente ha un valore proprio.
- volontà di potenza: è la volontà di esistere sempre di più, di ampliare la propria capacità d’azione, cioè di
autoaffermarsi (tipo conatus di Spinoza); il superuomo accoglie pienamente la volontà di potenza, mentre
gli altri uomini la frenano, perché in alcuni casi può tradursi in volontà di sopraffazione (tipo morale dei
signori). La volontà di potenza è un atteggiamento della vita che accoglie tutto e N. lo chiama anche amor
fati, cioè la capacità di accettare tutti gli aspetti dell’esistenza, il fato. Questo deve essere un atto di
volontà, in quanto si deve amare tanto la vita da trasformare la necessità (il fatto che qualcosa deve
accadere) in volontà (si vuole che quel qualcosa accada). Seppur tale concetto sembri paradossale, in
quanto ciò che deve accadere è necessario che accada, N. basa la libertà del superuomo sul volere questa
necessità.
Nietzsche e il nazismo
I nazisti riprendono molto la filosofia di N., tanto che durante la seconda guerra mondiale molti pensavano che
N. fosse fascista (cosa poi smentita nel II dopo guerra da alcuni filosofi francesi). In realtà N. non aveva idea di cosa
fosse il nazismo poiché perde il senno decenni prima della sua ascesa. L’apparente vicinanza tra le idee di N. e il
nazismo sono dovute alla pubblicazione da parte della sorella, nazista, e un amico, i quali estrapolano vari
frammenti risalenti a periodi diversi e pubblicano tutti quelli relativi alla volontà di potenza in un unico testo, La
volontà di potenza; queste affermazioni sono decontestualizzate, il che le priva di profondità (successivamente
due filosofi italiani le ripubblicheranno reinserite nel proprio contesto). È comunque vero che alcuni concetti
nietzschiani possono essere affini al fascismo, in quanto egli era un elitarista e non un democratico. Allo stesso
tempo però, nei suoi scritti N. criticava fortemente alcune delle idee su cui si basava l’ideologia nazista, come il
nazionalismo esagerato e l’antisemitismo; infatti, per esempio, da come ne parla N., si può evincere che per il
filosofo l’antisemitismo è una forma di invidia (come quella dei sacerdoti verso i signori) che i tedeschi provano
verso gli ebrei, i quali sono riusciti a raggiungere posizioni di prestigio. Addirittura, si pensa che N. non sia andato
al matrimonio della sorella perché il marito era un convinto antisemita.