Schopenhauer
(1788-1860)
1. Riassunto della loso a di Schopenhauer
Se dovessimo riassumere l’intera loso a di Schopenhauer con un’unica frase, potremmo
dire che “il mondo è rappresentazione”, ovvero una sorta di illusione. Infatti, secondo il
losofo, tutto ciò che ci circonda non è altro che una rappresentazione soggettiva della
mente umana. Anche dimensioni fondamentali come lo spazio, il tempo e i rapporti di
causa ed e etto non sono proprietà oggettive della realtà, ma forme attraverso cui la
nostra mente organizza l’esperienza.
La loso a di Schopenhauer è fortemente in uenzata dal pensiero di Kant, che aveva
distinto tra fenomeno e cosa in sé. Il fenomeno è la realtà così come appare a noi, mentre
la cosa in sé è la realtà come esiste indipendentemente dalla nostra conoscenza. Tuttavia
Kant sosteneva che la cosa in sé fosse inconoscibile.
Schopenhauer riprende questa impostazione ma la modi ca profondamente. Egli sostiene
che il fenomeno non rappresenta la realtà autentica, bensì un’apparenza, una sorta di velo
che nasconde la vera essenza delle cose. In questo senso il mondo fenomenico è simile
alle ombre della loso a platonica, cioè immagini imperfette e sbiadite della vera realtà.
Per questo motivo la loso a di Schopenhauer può essere considerata una rielaborazione
della loso a kantiana, arricchita da elementi platonici e anche da in uenze della loso a
indiana. In particolare Schopenhauer utilizza il concetto orientale del “velo di Maya”, che
rappresenta l’illusione che impedisce agli esseri umani di vedere la vera natura del mondo.
Secondo Kant, dietro il fenomeno si trova la cosa in sé, ma essa resta inconoscibile.
Schopenhauer invece ritiene che sia possibile, almeno in parte, squarciare il velo di Maya e
cogliere la vera essenza della realtà. Questa essenza è la Volontà, una forza irrazionale,
cieca e universale che muove tutti i fenomeni naturali: dalle forze siche della natura alla
vita delle piante, no agli istinti degli animali e al comportamento degli esseri umani.
La Volontà non persegue alcun ne razionale: essa vuole semplicemente continuare a
volere, a ermando continuamente se stessa. Anche l’uomo è dominato da questa forza e,
per questo motivo, non è veramente libero. Le azioni, i desideri e gli obiettivi degli esseri
umani sono infatti determinati dalla Volontà.
Da questa condizione deriva la visione pessimistica di Schopenhauer. La vita umana è
dominata da un desiderio continuo, che genera inevitabilmente so erenza. Quando l’uomo
desidera qualcosa e non riesce a ottenerla, prova dolore; quando invece riesce a
raggiungerla, cade presto nella noia e desidera qualcos’altro.
Per questo Schopenhauer a erma che la vita oscilla continuamente tra dolore e noia:
• il dolore nasce dal desiderio insoddisfatto;
• la noia nasce quando il desiderio è stato soddisfatto.
L’unica via di liberazione da questo ciclo consiste nel prendere coscienza della natura
della Volontà e cercare di negarla. Questo avviene attraverso un percorso di ascesi, in cui
l’individuo rinuncia ai desideri, all’egoismo e alla continua ricerca del piacere.
Tuttavia questa ascesi non conduce a Dio o a una dimensione religiosa tradizionale. Si
tratta piuttosto di una sorta di ascesi atea, che porta alla negazione della volontà di vivere.
In questo modo l’uomo giunge a una forma di annullamento della volontà, che può essere
interpretata come una sorta di nichilismo, cioè come la negazione di ogni desiderio e di
ogni a ermazione individuale.
2. La rappresentazione illusoria del mondo
La base di partenza della loso a di Schopenhauer è basata sulla visione loso ca di
Kant, per capire appieno tutto l’analisi del pensiero del losofo tedesco bisogna ribadire la
di erenza tra fenomeno e noumeno.
Come già esplicato nella “critica della ragion pura”, opera di Kant, il fenomeno indica
l'apparire delle cose, ovvero il loro mostrarsi a noi, secondo Kant la nostra mente non è
una tabula rasa, bensì essa ordina, organizza e costituisce i dati sensibili in base alle
percezioni esterne; secondo l’operato della nostra soggettività.
Per Kant i fenomeni non sono illusioni, bensì sono l'unica verità che noi possiamo
conoscere, ovvero la verità sica, quella verità che si basa sulle leggi universali del mondo
che sono al contempo necessarie.
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La realtà così come essa è in sé, che è indipendente dalle forme a priori, è chiamata
noumeno e rappresenta la cosa in sé, la di erenza fra fenomeno e noumeno, è che
quest'ultimo non può essere conosciuto dalla mente dell'essere umano, il nostro intelletto
lo può organizzare secondo la ricezione dei dati sensibili, ma non lo può capire.
Dunque il noumeno non può essere conosciuto, l'uomo non può mai arrivare alla
conoscenza della realtà in sé per sé.
Anche per Schopenhauer il mondo dell’esperienza quotidiana è una costruzione del
soggetto, cioè il risultato dell’organizzazione dei dati sensibili operata dalla mente.
Tuttavia Schopenhauer sempli ca il sistema kantiano e sostiene che le forme fondamentali
attraverso cui conosciamo il mondo siano tre: spazio, tempo e casualità.
Kant infatti aveva distinto tra le intuizioni pure della sensibilità, cioè spazio e tempo, e le
dodici categorie dell’intelletto, tra cui rientra la causalità. Schopenhauer riduce queste
strutture cognitive a tre principi fondamentali e sostiene che tutta la nostra esperienza del
mondo è inevitabilmente spaziale, temporale e causale.
Per Schopenhauer quindi l'intero mondo materiale è un mondo illusorio, una mera
rappresentazione della realtà.
Il modello fenomenico Kantiano acquisisce inoltre in Schopenhauer la dimensione del
sogno, concezione che lo stesso Schopenhauer aveva esplicato all'interno del testo
“mondo come volontà e rappresentazione”, quest'ultima visione è plasmata sulla base del
modello loso co indiano/induista, con il quale si determina la presenza del velo di Maya,
ossia un ltro che oscura la realtà e che dimostra che non è possibile conoscere la vera
realtà che si cela dietro le cose, in quanto quest'ultima è sottratta alla vista degli uomini.
Questo mondo illusorio è governato da una legge, la legge del principio di ragion
su ciente che a erma che tutto ciò che esiste o accade ha una ragione e una
spiegazione, Schopenhauer distingue quattro forme di questo principio:
1) Il principio del divenire, che riguarda i fenomeni naturali e stabilisce che ogni
evento ha una causa (causa —> e etto).
2) Il principio del conoscere, che riguarda il pensiero e stabilisce che ogni
a ermazione deve avere una ragione che la giusti ca.
3) Il principio dell'essere, che riguarda lo spazio e il tempo, a erma che ogni cosa
esiste in relazione ad altre.
4) Il principio dell'agire, che riguarda le azioni umane e sancisce che ogni azione
ha un motivo.
Il principio di ragion su ciente vale solo per il mondo dei fenomeni, quindi per il mondo
che noi percepiamo, in quanto esso non determina il mondo della realtà profonda in
quanto la volontà oscura non ha una causa, non ha una spiegazione ed è considerata una
forza irrazionale.
3. Il mondo come volontà, oltre la rappresentazione
In Kant la di erenza fra fenomeno e noumeno era servita a spiegare il concetto
dell'impossibilità di conoscere le cose in sé, il noumeno non era una cosa ma
rappresentava il limite della nostra esperienza.
Con Schopenhauer questa conclusione viene ribaltata, infatti egli dimostrerà che sarà
possibile oltrepassare il mondo delle rappresentazioni (il fenomeno) e giungere alla verità
che si cela dietro alle cose (come quando Platone dimostrò che è possibile uscire dalla
caverna e vedere la luce del sole al di fuori di essa)
Tale possibilità per Schopenhauer è data dalla duplice costituzione naturale dell'uomo, noi
infatti siamo capaci di vivere una duplice esperienza del nostro corpo: da un lato esso può
essere visto come l'oggetto della rappresentazione, dall'altro riusciamo a vivere
internamente ad esso, percependone le pulsioni e i desideri, sperimentando così la
volontà.
Noi vediamo i movimenti del nostro corpo e percepiamo che dietro ad essi vi è una nostra
volontà.
Quindi si può stabilire che grazie all'esperienza interna del corpo siamo in grado di
oltrepassare il muro delle rappresentazioni e toccare la realtà dietro di essa; il nostro corpo
è la chiave di accesso all'essenza intima della natura interna, ovvero della volontà.
Per Schopenhauer la realtà ultima del mondo è la volontà, essa è determinata come una
forza cieca, irrazionale e senza scopo, che cerca di a ermare unicamente se stessa.
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La volontà in sé è unica e indivisibile appartiene al mondo del noumeno, a lei lo spazio, il
tempo e la molteplicità degli esseri non le appartengono, perché sono solo modi in cui il
mondo appare a noi umani.
La razionalità invece appartiene unicamente al mondo del fenomeno, che attraverso il
principio di ragion su ciente organizza il mondo.
Per manifestarsi ed essere e cace la volontà deve oggettivarsi, cioè si deve manifestare al
mondo, questo avviene attraverso le idee che sono dei modelli simili a quelli ideati da
Platone.
Tuttavia Schopenhauer a di erenza di Platone sostiene che le idee dipendono dalla
volontà perché sono sue oggettivazioni; le idee si manifestano nella natura sotto forma di
forze naturali, come la gravità, il magnetismo e le proprietà chimiche; la scienza può
studiare queste forze ma non riesce a spiegare la loro origine ultima che secondo
Schopenhauer è determinata dalla stessa volontà.
La volontà è unica e universale, le idee sono i modelli perfetti e lo spazio e il tempo più la
causalità trasformano queste idee in cose singole e diverse che noi vediamo nel mondo
reale.
4. Analisi tra tra il pessimismo di Schopenhauer e di Leopardi
Il pessimismo di Schopenhauer e quello di Leopardi hanno punti in comune ma anche
di erenze. Entrambi vedono la so erenza come inevitabile: per Schopenhauer nasce dalla
volontà cieca e in nita che spinge l’uomo a desiderare senza ne, mentre per Leopardi
deriva dal con itto tra i desideri dell’uomo e l’indi erenza della natura.
La felicità è sempre transitoria e illusoria in entrambi i casi. Per alleviare il dolore,
Schopenhauer propone l’arte, la contemplazione loso ca e l’ascetismo, mentre Leopardi
indica l’illusione, la fantasia e la poesia. La di erenza principale sta nella natura: per
Schopenhauer ha un ordine sottostante come manifestazione della volontà, per Leopardi è
indi erente e spesso crudele.
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