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ORAZIO

Orazio, nato nel 65 a.C. a Venosa, è un poeta romano di umili origini che sviluppa un pensiero centrato sulla ricerca della serenità attraverso la moderazione e la vita nel presente. Le sue opere principali includono le Satire, le Odi e le Epistole, in cui affronta temi di moralità, tempo e felicità, utilizzando uno stile accessibile e colloquiale. In particolare, l'Epistula ad Pisones, nota come Ars poetica, espone i principi della poetica e l'importanza della forma e del contenuto nella poesia.

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ORAZIO

Orazio, nato nel 65 a.C. a Venosa, è un poeta romano di umili origini che sviluppa un pensiero centrato sulla ricerca della serenità attraverso la moderazione e la vita nel presente. Le sue opere principali includono le Satire, le Odi e le Epistole, in cui affronta temi di moralità, tempo e felicità, utilizzando uno stile accessibile e colloquiale. In particolare, l'Epistula ad Pisones, nota come Ars poetica, espone i principi della poetica e l'importanza della forma e del contenuto nella poesia.

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Orazio (65 a.C.- 8 a.C.

)
 Vita
Le notizie della vita si ricavano dalle stesse opere: Quinto Orazio Flacco nasce a Venosa (attuale Basilicata)
nel 65 a.C. Suo padre era un liberto ed il poeta era dunque di umili origini, ma di condizione economica non
disagiata: studia filosofia prima a Roma, poi ad Atene. Orazio si arruola nell’esercito di Bruto nella battaglia
di Filippi nel 42 a.C. e ottiene la carica di tribuno militare. Torna a Roma dove ricopre la carica di scriba
quaestorius e l’amicizia con Virgilio e Rufo gli permise di essere notato da Mecenate che lo accoglie nel suo
circolo. Definisce Virgilio “animae dimidium meae” (la metà della mia anima) e tanto forte è l’amicizia con
Mecenate che quest’ultimo gli regala una villa in Sabina. Non leggeva a nessuno i propri componimenti, ma
solo agli amici idque coectus (se costretto): in Orazio si riscontra la figura del letterato perfettamente
integrato nel regime; le sue opere sono celebrative nei confronti sia di Mecenate che di Augusto stesso a cui
il poeta è grato per la pace con la chiusura del Tempio di Giano. Muore nell’8 a.C. e viene sepolto vicino a
Mecenate sull’Esquilino. Scrive le Satire, gli Epodi, le Odi e le Epistole, tra cui la più importante è
l’Epistula ad Pisones.
 Pensiero del poeta
Orazio aderisce all’epicureismo finalizzato alla praticità. Al centro del pensiero oraziano c’è il concetto del
giusto mezzo/misura, ovvero la metriotes e il bastare a sé stessi, l’autarkeia. La felicità sta nella semplicità e
nella moderazione, accontentandosi di ciò che si ha senza esagerare. C’è la necessità di vivere in modo
tranquillo e Orazio desidera la pace: gli ideali di sobrietà si allineano ai valori del mos maiorum. Il poeta
ricerca l’equilibrio ed esorta il lettore a vivere il presente senza preoccuparsi del futuro: è, però, allo stesso
tempo angosciato dal fluire incontrollabile del tempo e dalla precarietà della vita, minacciata dalla morte
sempre più vicina. Orazio ci propone ideali che renderebbero l’uomo sereno ed anche lui, come il lettore, sta
ricercando la serenità: non è il saggio distaccato che si erge al di sopra del lettore, ma è piuttosto accanto a
quest’ultimo.
 Le Satire
La satira viene considerata da Quintiliano come un genere tipicamente romano “satura tota nostra est”:
l’etimologia del nome può derivare dai satiri, dal piatto di primizie satura lanx, da un tipo di ripieno satura
o da una legge, lex satura. Il genere satirico conobbe due fasi: la prima con Ennio e Pacuvio e la seconda
con Lucilio. Orazio scrive tre componimenti: presenta Lucilio come l’iniziatore del genere e cerca di
nobilitare la satira ricollegandola alla commedia greca, in particolare alla sua fase antica (archaia). La satira
e la commedia sono simili: entrambe attaccano i costumi degli uomini ed in particolare la satira castiga i vizi
ridendo. La differenza tra le due riguarda il metro utilizzato: Lucilio usa l’esametro, mentre la commedia si
rifaceva sul senario giambico. C’è l’attacco diretto e personale verso gli avversari (onomastì komodein,
“deridere chiamando per nome”). Orazio affronta temi impegnativi in maniera arguta (facetus) e si tratta
dello stile semi-serio (spoudogheloion), tipico della diatriba, cioè discorsi dei filosofi nelle piazze per
convincere le masse.
L’impostazione è soggettiva e l’autore esprime in prima persona le proprie opinioni: Orazio riconosce la
sublimità della tragedia e della commedia e afferma di voler scrivere sermoni propiora (scritti vicino alla
comversazione). Utilizza quindi uno stile non elevato e la lingua parlata e sottopone le proprie opere al
labor limae (Lucilio invece era fangoso, lutulentus).

L’impostazione soggettiva offre la possibilità di rivelare aspetti interiori per produrre considerazioni
generali. L’attacco personale perde importanza: ci si scaglia più sui vizi, piuttosto che su i viziosi. C’è una
vasta gamma di argomenti: c’è la satira narrativa e quella discorsiva. La prima inizia da un aneddoto e la
seconda svolge delle riflessioni generali.
I principi fondamentali sono la metriotes e l’autarkeia: la metriotes (giusto mezzo) stabilisce che la virtù
risiede nell’equilibrio tra estremi opposti (est modus in rebus- c’è una misura nelle cose); l’autarkeia,
ovvero autosufficienza, consiste nella limitazione dei desideri e l’accontentarsi del proprio stato. La satira
oraziana è rivolta alla praticità per ottenere la serenità dell’animo: Orazio non è maestro, ma è un individuo
che ricerca la verità per sé stesso, per migliorarsi. Ci sono elementi autobiografici riconducibili a tre
momenti della sua vita: l’adolescenza/fanciullezza nel rievocare la memoria del padre, i rapporti con
Mecenate e la serenità della vita nel fluire dei giorni.
Il livello linguistico non è elevato, la lingua è familiare e ci sono espressioni colloquiali, rifiutando il sermo
vulgaris di Lucilio. È uno stile medio che si basa sulla brevitas (le frasi hanno quasi valore gnomico).
 Le Odi
Sono 3 libri pubblicati nel 23 a.C.: si pongono nella tradizione letteraria greca che prevedeva
l’accompagnamento musicale con la lyra. Orazio afferma di voler essere un lyricus vates e vuole coltivare la
poesia lirica, prendendo come riferimento Alceo e Pindaro, che costituisce però un ideale irraggiungibile. Si
tratta infatti di una poesia ispirata, mentre Orazio riconosce i propri limiti e vuole intraprendere una poesia
frutto di una cura infinita. Non contesta la superiorità dell’epos, ma rivendica per la lirica un posto adeguato
al suo valore e non rifiuta più il titolo di poeta.
I modelli principali sono Saffo e Alceo, infatti molte odi sono scritte in strofe alcaiche o saffiche. C’è
l’influsso di epigrammi ellenistici. I componimenti oraziani hanno un’impostazione allocutiva, cioè si
rivolgono ad un destinatario che può essere reale o fittizio. Ci sono schemi tradizionali: inno per le divinità,
l’augurio di buon viaggio (propemptikon) e il compianto della morte con l’epicedio.
Dal punto di vista dei contenuti ci sono filoni tematici: il filone erotico in cui la passione è contemplata e c’è
il distacco affettivo, il filone conviviale con banchetti ed il filone gnomico, cioè il vero nucleo delle Odi, in
cui si sviluppano le tematiche principali della fuga del tempo e dell’incertezza del futuro. La morta è
ineluttabile, ma Orazio consiglia di cercare la felicità nel presente e non in un insicuro futuro. C’è il filone
religioso con preghiere e inni alle divinità e il filone celebrativo nei confronti di Augusto e di Roma.
Le parole sono disposte con maestria e ci sono le iuncturae, cioè accostamenti di vocaboli che risultano
essere un ossimoro (aurea mediocritas, preziosa mediocrità). La forma è nitida e armonica.
 Le Epistole
Sono 20 componimenti in esametri che trattano di argomenti ricollegabili a diverse situazioni come inviti,
raccomandazioni o istruzioni. C’è un epicureismo di fondo da cui emergono principi stoici, come il lathe
biosas (vivi nascosto). La tematica principale è quella della fugacità del tempo, con l’invito a godere delle
gioie presenti e gli stati d’animo del poeta cambiano in ogni componimento: in alcuni è insofferente e
angosciato dal fluire del tempo ed in altri si atteggia da persona matura ed esperta.
 Epistula ad Pisones
È nota anche come Ars poetica e qui Orazio espone precetti di poetica: tratta della poesia nella sua formalità,
del perfetto poeta e le doti che deve possedere. La perfezione formale si ha attraverso il processo della
callida iunctura (accorta associazione) e i due principi estetici fondamentali sono il fatto che la poesia sia
frutto dell’ingenium e dell’ars e che il poeta deve saper unire l’utile al piacere (miscere utile dulci).
Testi: t1a, t1b, t2b, t3, t6, t7, t8, t9, t10, t12, t17, t18, t19, t21a, t22, t23, t25, t27.

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