prof. Carlo Raimondo - [Link]
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I siculo-toscani
La poesia siciliana ha grande successo in tutta Italia (soprattutto centrale), si diffonde in corti e
comuni italiani
e sua fama resta viva anche dopo la scomparsa della corte normanna di Palermo (subentrano gli
Angioini).
Inizialmente i loro testi vengono letti e trascritti in lingua toscana (e così infatti vi sono rimasti);
poi i Toscani cominciano a scrivere testi originali, pur rifacendosi ai modelli siciliani.
Nasce così la
• la poesia siculo-toscana
È un vero e proprio genere di poesia.
In Italia comunque contemporaneamente nascono e si sviluppano anche altri generi poetici:
• la poesia religiosa: per lo più francescana (San Francesco e Jacopone da Todi)
• la poesia comico-realistica:
questa nasce sia come genere “autonomo”, più o meno raffinato e maggiormente legato alle classi
borghesi con tematiche meno colte, meno raffinate o intellettualistiche e maggiormente legata a
motivi
edonistici (la caccia, il gioco, l’amore sensuale)
sia come genere di contrapposizione a quello colto, raffinato e dominante che prosegue la linea oc-
siciliana.
POESIA SICULO-TOSCANA
• modelli siciliani
• allargamento tematiche [la realtà sociale e politica è differente: città libere, comuni, lotte fra
fazioni e fra
comuni; il poeta è cittadino no suddito:
• tema amoroso
• temi politici, civili, morali
• maggior impegno
• situazioni concrete: amore non stilizzato, ma vissuto (per quanto ci siano i riferimenti ai modelli e
alle
situazioni provenzali e siciliane)
Centri di produzione: Arezzo, Pisa, Lucca, Firenze, Pistoia, Bologna
Principali poeti:
• Bonagiunta Orbicciani di Lucca:
forse il capostipite; fu attivo fra il 1240 e il 1280
Come vedremo fu anche “teorico” della scuola e orgoglioso sostenitore del proprio stile.
Infatti fu protagonista di una polemica con Guinizzelli in Voi ch’avete mutata la mainera, ove
critica lo Stilnovo.
Dante lo pone in Pg e lo critica come esponente di uno stile superato. Fa pronunciare a lui la
formula “dolce stil nuovo” con cui poi verrà chiamata la sua scuola.
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• Il più importante fu Guittone d’Arezzo:
fu considerato vero caposcuola (ad es. dallo stesso Bonagiunta): le sue Lettere ebbero notevole
influenza intellettuale in tutta la Toscana.
Stimato come maestro di morale e virtù.
Compose circa 300 poesie (per lo più sonetti - 251 - ma anche canzoni - 50)
3 filoni tematici:
• amoroso
• politico e civile
• religioso
Nella poesia d’amore utilizza per lo più lo stile proprio del “trobar clus”:
stile difficile, arduo, oscuro, impiego di notevole ricerca formale (vocabolario vario, ricco,
composito; dialettalismi toscani, siciliani, provenzalismi, latinismi). Lo stesso Dante, che in
giovinezza lo apprezza, successivamente nel De Vulgari Eloquentia lo critica per lo stile arduo che
secondo lui lo Stilnovo aveva superato.
Rappresenta un modello per le canzoni d’amore: esse sono ampie sia nel ritmo che nello
svolgimento concettuale.
Nella poesia politica e civile usa uno stile eloquente, solenne; a volte usa toni sprezzanti e/o
sarcasmo. (es. canzone Ahi lasso or è stagion del doler tanto: sconfitta guelfi fiorentini a
Montaperti -1260).
Dopo il 1265 Guittone vive una crisi religiosa, lascia la famiglia (moglie e figli) per entrare
nell’ordine religioso dei Cavalieri di Santa Maria (detti Frati Gaudenti) e passa a scrivere poesie di
carattere religioso, ascetiche, morali.
Approfondimento sulle poesie d’amore di Guittone:
• in alcune poesie amore è gioco poetico e stilistico, la donna viene celebrata an-
che attraverso giochi di parole (tobar clus) e attraverso uso del provenzale
senhal (“Gioia”) (n.31 Tuttor ch’eo dirò Gioi);
• in altri componimenti l’amore è passione che sconvolge, che fa anche star male
(in ciò anticipa Cavalcanti) [es. sonetto n. 1 Amor m’à priso e incarnato tut-
to];
• troviamo anche il tentativo di spiegare dinamiche psicologiche ed emozionali
• in certi casi assistiamo ad una certa teatralizzazione (es. appelli e apostrofi ad
Amore, discorso diretto: sonetto n. 1 Amor m’à priso e incarnato tutto
• in generale attua una certa moralizzazione del sentimento amoroso (es. sonetto
22 Amor, se cosa è che’n signoria; e n.39 Grazi’ e mercé voi).