BISOGNI EDUCATIVI
SPECIALI
Disabilità
Disturbi specifici dell’apprendimento
Alunni stranieri
Procedure e strategie per l’inclusione scolastica
20 Marzo 2018
Gruppo C Marina Ciurcina
PREMESSA
Principi fondanti
Il diritto allo studio è un principio garantito
costituzionalmente
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e
sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni
personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli
ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza
dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana e l’effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori
all’organizzazione politica, economica e
sociale del Paese.
Art. 34
La scuola è aperta a tutti.
Art. 38
Gli inabili e i minorati hanno diritto
all’educazione e all’avviamento professionale
BES
Bisogni Educativi Speciali
L’espressione “Bisogni Educativi Speciali”
(BES) è entrata nel vasto uso in Italia
dopo l’emanazione della Direttiva
ministeriale del 27 dicembre 2012
“Strumenti di intervento per alunni con
Bisogni Educativi Speciali e organizzazione
territoriale per l’inclusione scolastica“.
La Direttiva stessa ne precisa succintamente il
significato:
“L’area dello svantaggio scolastico è molto più
ampia di quella riferibile esplicitamente alla
presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni
che presentano una richiesta di speciale
attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio
sociale e culturale, disturbi specifici di
apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici,
difficoltà derivanti dalla non conoscenza della
cultura e della lingua italiana perché
appartenenti a culture diverse”.
L’utilizzo dell’acronimo BES sta quindi ad
indicare una vasta area di alunni per i quali il
principio della personalizzazione
dell’insegnamento, sancito dalla Legge 53/2003,
va applicato con particolari accentuazioni in
quanto a peculiarità, intensività e durata delle
modificazioni.
INDICAZIONI NAZIONALI E
NUOVI SCENARI
Nota Ministeriale 3645.01-03-2018
Il documento “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”
riguardante il curricolo della scuola dell’infanzia e del
primo ciclo di istruzione, predisposto dal Comitato
Scientifico Nazionale, ha come obiettivo quello di
proporre alle scuole una “rilettura”, a distanza di 5
anni, delle Indicazioni nazionali 2012, entrate in
vigore nell’anno scolastico 2013/2014, in seguito alla
loro formalizzazione con il DM n.254/2012.
Il nuovo documento ha come obiettivo quello di dare centralità al
tema della Cittadinanza
Punto di riferimento di tutte le discipline che concorrono a definire
il curricolo della scuola
CITTADINANZA E COSTITUZIONE RIENTRA TRA GLI
OBIETTIVI DELL’AGENDA 2030
per lo sviluppo sostenibile che è un programma d’azione per le
persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015
dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.
Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile il cui avvio
ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada
da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni: i Paesi, infatti, si
sono impegnati a raggiungerli entro il 2030 [….]”
Tra i 17 obiettivi viene sottolineato quello che coinvolge più
direttamente la scuola, che è l’obiettivo n.4 nel quale la scuola
italiana è da sempre attivamente impegnata e per il quale però si
richiede un impegno supplementare proprio alla luce delle nuove
emergenze:
Obiettivo 4. Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e
opportunità di apprendimento per tutti
BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI
I BES COMPRENDONO TRE SOTTOCATEGORIE
DI DIFFICOLTÀ
NELL’APPRENDIMENTO
[Link]à (L. n. 104/1992)
[Link] (L. n. 170/2010)
[Link] forme di difficoltà apprenditive
(Direttiva 27.12.2012 e C.M. n. 8/2013)
(Disturbi evolutivi specifici, Deficit del linguaggio,
Deficit delle abilità non verbali, Deficit della
coordinazione motoria, Deficit dell’attenzione e
dell’iperattività (ADHD), Svantaggio socio-
economico, linguistico e culturale).
BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI DERIVANTI DA:
[Link]’ - cause organiche clinicamente accertate -
strumenti diagnostici affidabili - dimensione medico-
sanitaria prevalente Rif. Normativo LEGGE 104/92
2. DISTURBI EVOLUTIVI SPECIFICI
- Disturbi specifici di apprendimento (DSA)
-Difficoltà emotive e/o comportamentali adeguatamente certificate
(es. ADHD)
- Deficit Linguaggio, disprassia, deficit abilità non verbali
-Funzionamento cognitivo limite o misto (F83)
Rif. Normativo Legge 170/2010
3. SVANTAGGIO SOCIO-AMBIENTALE
- deficit di apprendimento derivanti dagli svantaggi socio-ambientali (
aree ad alto rischio, immigrazione, esiti post-traumatici,etc)
-difficoltà scolastiche derivanti da problematiche affettivo-relazionali
contestuali (es. situazioni di abbandono familiare, minori in stato di
adozione,minori migranti non accompagnati, etc)
Rif. Normativo -Direttiva MIUR 12/2012
-C.M. n. 8 del 6/3/2013
-C.M. 27-6-2013
-C.M. 22-11-2013
Anni novanta: Legge n. 104 05/02/1992 “Legge
quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti
delle persone handicappate” - Pietra Miliare per
l’integrazione
La legge 104/92 affronta in maniera organica tutte le problematiche
dell’handicap ribadendo il diritto soggettivo al pieno sviluppo del
potenziale umano della persona con disabilità. Sviluppo che si realizza
attraverso l’integrazione dei servizi scolastico, sanitario e sociale. La
legge sancisce:
il diritto all’istruzione e all’educazione nelle sezioni e classi comuni
per tutte le persone in situazione handicap (art. 12)
Gli strumenti per l’integrazione, quali programmazione coordinata tra
servizi scolastici, sanitari, socio-assistenziali,… dotazione alle scuole
e università di ausili didattici e tecnici, contitolarità nelle classi e
sezioni degli insegnanti di sostegno (art.13)
Le modalità di attuazione dell’integrazione attraverso formazione ed
aggiornamento del personale docente, attivazione di forme di
orientamento per lo studente,…. (art.14)
La costituzione di gruppi di lavoro per l’integrazione scolastica, quali
GLHI, GLHP (art. 15)
La Valutazione e le prove d’esame per gli alunni in situazione di
handicap (art. 16)
Art. 3 L. 104/92: gli “aventi diritto”
E’ persona “handicappata” colui che presenta una
minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata
o progressiva, che è causa di difficoltà di
apprendimento, di relazione o di integrazione
lavorativa e tale da determinare un processo di
svantaggio sociale o di emarginazione (COMMA 1)
Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia
ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in
modo da rendere necessario un intervento
assistenziale permanente, continuativo e globale
nella sfera individuale o in quella di relazione, la
situazione assume connotazione di gravità. Le
situazioni riconosciute di gravità determinano
priorità nei programmi e negli interventi dei servizi
pubblici (COMMA 3)
I Documenti:
• Diagnosi Funzionale (DF) -solo per gli alunni disabili ex L. 104/92 e
DPCM185/06):
Documento medico rilasciato dall’Equipe Multidisciplinare della ASL
sulla base del riconoscimento dell’alunno come soggetto in situazione
di handicap effettuato da una Commissione Medica Collegiale, su
richiesta della famiglia. La DF è fondata sui criteri fissati dall’OMS,
secondo il modello ICF (Classificazione internazionale del
Funzionamento, della Disabilità e della Salute) che prende in
considerazione i molteplici aspetti della persona, correlando la sua
condizione di salute e il suo contesto.
• Profilo Dinamico Funzionale (PDF) - solo per gli alunni disabili ex L.
104/92 e DPCM185/06):
Documento elaborato dall’Equipe Multidisciplinare, in collaborazione
con genitori, e docenti ( curriculari e di sostegno). Redatto dopo un
primo periodo di inserimento scolastico, rappresenta la descrizione
delle difficoltà e dello sviluppo potenziale dell’alunno nei tempi brevi e
medi declinati secondo gli assi cognitivo, affettivo-relazionale, della
comunicazione, linguistico, motorio-prassico, neuropsicologico,
dell’autonomia, dell’apprendimento.
Piano Educativo Individualizzato(PEI) (L.104/92 art.16,
Atto di Indirizzo del 24/04/94 e Linee Guida Disabilità
2009):
documento elaborato dal GLHO che descrive gli
interventi di integrazione, da quello didattico-educativo a
quello riabilitativo e della socializzazione. Sulla base del
PEI, i professionisti delle singole agenzie formulano,
ciascuno per proprio conto, i rispettivi progetti
individualizzati:
- il progetto riabilitativo a cura della ASL (l. 833/78)
- il progetto di socializzazione a cura degli EE LL ( l.
328/00)
- il piano di studi personalizzato, a cura della scuola ( art.
5 c. 2, DPR 81/09).
Il PEI deve essere verificato in itinere ed, eventualmente,
modificato. Ad esso va rapportata la valutazione da
considerare sempre come valutazione dei processi e non
solo come valutazione della performance.
CHE COSA CAMBIA
con il Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66
“Norme per la promozione dell’inclusione
scolastica degli studenti con disabilità, a norma
dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della
legge 13 luglio 2015, n. 107”.
Procedure di certificazione e documentazione per l’inclusione scolastica
La legge 104/92 è così modificata:
Integrazione della commissione
medica con un assistente specialistico e dal
medico INPS
attestante la condizione di disabilità
Redazione della certificazione secondo il principio di funzionamento che
discende dal modello di Classificazione
internazionale del funzionamento, della
Disabilità e della Salute (ICF)
È propedeutico alla predisposizione
del PEI
del progetto individuale Definisce:
Il Profilo di funzionamento le competenze professionali
le misure di sostegno per l’inclusione
Prende il posto scolastica
della Diagnosi Funzionale (DF)
del Profilo Dinamico Funzionale (PDF)
È redatto con la collaborazione:
dei genitori
di un rappresentante dell’amministrazione,
preferibilmente un docente della scuola
frequentata
È aggiornato ad ogni grado di istruzione o
per diverse condizioni di funzionamento
della persona.
Progettazione e organizzazione scolastica per
l’inclusione
Il progetto individuale È redatto dall’Ente locale, in
collaborazione con i genitori e le
istituzioni scolastiche.
Il Piano educativo individualizzato È elaborato dal consiglio di classe con la
(PEI) partecipazione dei genitori, delle figure
professionali specifiche, interne ed
esterne alla scuola, con il supporto
dell’unità di valutazione multidisciplinare.
Il Piano per l’inclusione (PAI) È predisposto da ciascuna istituzione
scolastica all’interno del PTOF; definisce
le modalità per l’utilizzo coordinato delle
risorse, anche ai fini del miglioramento
degli interventi, nei limiti delle risorse
umane, strumentali, finanziarie
disponibili.
Gruppi per l’inclusione scolastica
Il Gruppo di lavoro E’ istituito presso ogni Ufficio scolastico regionale
interistituzionale regionale
(GLIR).
Il Gruppo territoriale per E’ istituito presso ognuno degli ambiti territoriali
l’inclusione (GIT) previsti dalla legge 107/15, art. 1 comma 66
È presieduto da un dirigente tecnico o scolastico ed è
composto da:
tre dirigenti scolastici dell’ambito di riferimento
due docenti per la scuola dell’infanzia e la scuola
superiore, nominati con decreto dell’USR.
Il GIT riceve dai dirigenti scolastici dell’ambito la
quantificazione delle risorse del sostegno didattico,
le verifica e formula la proposta all’USR.
Il Gruppo di lavoro per E’ istituito presso ogni istituzione scolastica con
l’inclusione (GLI) compiti di supporto al collegio dei docenti nella
definizione del Piano di inclusione.
È composto:
dai docenti,
dal personale ATA,
dagli specialisti dell’Azienda Sanitaria locale del
territorio di riferimento.
In sede di scrittura ed attuazione del piano per
l’inclusione, il GLI si avvale del supporto degli
studenti, dei genitori e delle associazioni delle
persone con disabilità.
DSA
SONO DISTURBI DI NATURA NEURO-BIOLOGICA;
DESTINATI A DURARE NEL TEMPO; ACCERTABILI ATTRAVERSO TEST.
• CONDIZIONE CLINICA EVOLUTIVA DI DIFFICOLTÁ NELL’
APPRENDIMENTO CHE COINVOLGE LE AREE DELLA
LETTURA; DELLA SCRITTURA E DEL CALCOLO
• I DSA RIGUARDANO UNO SPECIFICO DOMINIO DI
ABILITÁ (COMPETENZE STRUMENTALI DELL´APPRENDIMENTO) E
NON IL FUNZIONAMENTO INTELLETTIVO GENERALE CHE
RIMANE INTATTO.
• NELL’ALUNNO CON DSA PUÓ ESSERE COMPRESENTE
UN DISTURBO DI NATURA NEUROBIOLOGICA (come l
´ADHD) E PSICOPATOLOGICA (ansia, depressione e disturbi
comportamentali e della condotta).
Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)
• Legge 170/10 « Nuove norme in materia di disturbi
specifici di apprendimento in ambito scolastico»:
riconosce la dislessia (lettura), la disgrafia e la
disortografia (scrittura), la discalculia (numero e
calcolo) quali disturbi specifici di apprendimento (DSA),
che si manifestano in presenza di capacità cognitive
adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di
deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione
importante per alcune attività della vita quotidiana.
• D. M. 12/07/11 «Linee Guida per il diritto allo studio
degli alunni con DSA»: ne definiscono le tipologie e
costituiscono un vademecum per i docenti in ordine
all’attivazione di una didattica individualizzata che adotti
idonee misure compensative e dispensative, per
ciascun ordine di scuola
Piano Didattico Personalizzato (per alunni con
DSA):
La legge 170/10 e le successive Linee Guida,
impongono alla scuola l’attivazione obbligatoria
di percorsi didattici individualizzati e
personalizzati, in presenza di alunni con DSA
diagnosticati dalle strutture sanitarie nazionali o
da strutture accreditate. Detti percorsi vanno
formalizzati in un PDP che deve indicare gli
strumenti compensativi e le misure dispensative
adottate dal team docenti o dal consiglio di
classe.
Valutazione: vedi art. 6 «DM 12/07/11» con
particolare attenzione alle lingue straniere.
LEGGE N. 170/2010
RECA DISPOSIZIONI “NUOVE“ NEL SENSO
CHE SUPERA TUTTE LE ALTRE PRECEDENTI
DI RANGO INFERIORE E DETTA NORME
SISTEMATICHE E NON SETTORIALI
• I DSA SI RILEVANO IN AMBITO SCOLASTICO,
DALLA SCUOLA DELL ´INFANZIA
ALL´UNIVERSITÁ
• NON RIGUARDA ALTRI AMBITI SOCIALI
(LAVORATIVI, FAMILIARI, ETC.)
LEGGE N. 170/2010
É GARANTE IN VIA PRIMARIA DEL DIRITTO ALL
´ISTRUZIONE e FAVORISCE IL SUCCESSO
FORMATIVO (diritto inviolabile, art. 2 Cost.; la
scuola é aperta a tutti, art. 34, comma 1;
uguaglianza sostanziale, art. 3, comma 2;
principio di personalizzazione nell
´insegnamento-apprendimento, L. n. 59/1997,
DPR 275/1999, L. n. 53/2003):
• CONFERMA DIRITTI INVIOLABILI CHE SE LESI
SONO TUTELABILI IN TRIBUNALE
LEGGE N. 170/2010
DETTA UNA DISCIPLINA ALTERNATIVA E NON
CONCORRENZIALE RISPETTO ALLA LEGGE N.
104/1992.
• La L. n. 170/2010 apre, in via generale, un ulteriore
canale di tutela del diritto all´istruzione, rivolto
specificamente agli alunni con DSA, diverso da quello
previsto dalla L. n. 104/1994.
FINALITÀ DELLA LEGGE n. 170/2010
RICONOSCIMENTO DI DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO (DSA) ED
IN SPECIFICO: LA DISLESSIA, LA DISGRAFIA, LA DISORTOGRAFIA, LA DISCALCULIA
• GARANTIRE IL DIRITTO ALL'ISTRUZIONE DELL’ALLIEVO CON DSA
• FAVORIRE IL SUCCESSO SCOLASTICO, ANCHE ATTRAVERSO MISURE
DIDATTICHE DI SUPPORTO, GARANTIRE UNA FORMAZIONE ADEGUATA E
PROMUOVERE LO SVILUPPO DELLE POTENZIALITÀ
• RIDURRE I DISAGI RELAZIONALI ED EMOZIONALI
• ADOTTARE FORME DI VERIFICA E DI VALUTAZIONE ADEGUATE ALLE
NECESSITÀ FORMATIVE DEGLI STUDENTI
• PREPARARE GLI INSEGNANTI E SENSIBILIZZARE I GENITORI NEI
CONFRONTI DELLE PROBLEMATICHE LEGATE ai DSA
• FAVORIRE LA DIAGNOSI PRECOCE E PERCORSI DIDATTICI RIABILITATIVI
• INCREMENTARE LA COMUNICAZIONE E LA COLLABORAZIONE TRA
FAMIGLIA, SCUOLA E SERVIZI SANITARI DURANTE IL PERCORSO DI
ISTRUZIONE E DI FORMAZIONE
• ASSICURARE EGUALI OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO DELLE CAPACITÀ IN
AMBITO SOCIALE E PROFESSIONALE (EX ARTT. 1 E 3)
Anni ’90: Fenomeno migratorio, la scelta
dell’educazione interculturale
D. Lvo 286/98 (TU sull’immigrazione): riunisce e
coordina le disposizioni della L. 40/98 ponendo
particolare attenzione al diritto allo studio, agli
aspetti organizzativi della scuola, all’insegnamento
dell’italiano come L2, al mantenimento della lingua
e cultura d’origine, alla formazione dei docenti e
all’integrazione sociale
DPR 394/99 (Regolamento di attuazione del TU),
art. 45 su: iscrizione scolastica, competenza del
Coll. Doc. a formulare proposte per
l’assegnazione alle classi, corsi intensivi di italiano
come L2, azioni di formazione sui docenti
Alunni stranieri nel nuovo millennio:
CM 24del 1/03/06 «Linee Guida per l’accoglienza e
l’integrazione degli alunni stranieri»: quadro riassuntivo di
indicazioni e misure organizzative suddivise per aree
(amministrativa, comunicativo-relazionale, educativo-didattica)
Dal 2007 al 2010 : varie CM contenenti precisazioni e chiarimenti
su Esami conclusivi del I ciclo, su aspetti organizzativo-gestionali
inerenti la distribuzione degli alunni stranieri nelle scuole, la loro
collocazione nelle classi….
DPR 89/09, art. 5 c. 10: possibilità di devolvere le 2 h della II lingua
al potenziamento dell’Italiano
Febbraio 2014: «Nuove Linee Guida per…»: Viene
aggiornato il documento precedente. Classi e scuole non possono
avere più del 30% di stranieri, spinta alla cura dell'italiano come L2
soprattutto nella secondaria, con laboratori intensivi di 2 ore al
giorno di L2 per ridurre il rischio di abbandoni e ripetenze,
maggiore centratura sull’orientamento e sull’istruzione degli adulti
Gli allievi stranieri
Per coloro che sperimentano difficoltà derivanti dalla non conoscenza della lingua
italiana - per esempio alunni di origine straniera di recente immigrazione e, in specie,
coloro che sono entrati nel nostro sistema scolastico nell’ultimo anno - è parimenti
possibile
attivare percorsi individualizzati e personalizzati,
adottare strumenti compensativi e misure dispensative (ad esempio
la dispensa dalla lettura ad alta voce e le attività ove la lettura è valutata, la
scrittura veloce sotto dettatura, ecc.), con le stesse modalità sopra indicate.
In tal caso si avrà cura di:
monitorare l’efficacia degli interventi affinché siano messi in
atto per il tempo strettamente necessario.
Pertanto, a differenza delle situazioni di disturbo documentate da diagnosi, le misure
dispensative, nei casi sopra richiamati, avranno carattere transitorio e attinente
aspetti didattici, privilegiando dunque le strategie educative e didattiche
attraverso percorsi personalizzati, più che strumenti compensativi e misure
dispensative
Normativa - Allievi stranieri
Linee guida per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni
fuori dalla famiglia di origine 2017
Diversi da chi?
Documento MIUR del 2015
Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni
stranieri
Febbraio 2014
Linee d'indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni
adottati 2014
C.M. n. 2 dell'8 gennaio 2010
Indicazioni e raccomandazioni per l'integrazione di alunni con
cittadinanza non italiana
Documento di indirizzo
La via italiana per la scuola interculturale e l'integrazione degli
alunni stranieri - Ottobre 2007
C.M. n. 24 del 1/3/2006
Linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri
Normativa relativa ai BES
1) Dir. Min. 27/12/2012: Strumenti
d’intervento per alunni con bisogni educativi
speciali e organizzazione territoriale per
l’inclusione scolastica
2) CM n. 8 del 6 marzo 2013: Direttiva
Ministeriale 27 dicembre 2012: “Strumenti
d’intervento per alunni con bisogni educativi
speciali e organizzazione territoriale per
l’inclusione scolastica”. Indicazioni operative
I contenuti:
Si insiste sulla necessità di un progetto educativo didattico che deve essere
predisposto per tutti gli alunni con bisogni educativi speciali anche quelli che hanno
uno svantaggio culturale, personale o sociale.
PDP COME PROGETTAZIONE NON SOLO CHEK LIST
Nella Circolare:
“In questa nuova e più ampia ottica, il Piano Didattico Personalizzato non può più essere
inteso come mera esplicitazione di strumenti compensativi e dispensativi per gli alunni con
DSA; esso è bensì lo strumento in cui si potranno, ad esempio, includere
progettazioni didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le
competenze in uscita (di cui moltissimi alunni con BES, privi di qualsivoglia certificazione
diagnostica, abbisognano), strumenti programmatici utili in maggior misura rispetto a
compensazioni o dispense, a carattere squisitamente didattico-strumentale.”
“Ove non sia presente certificazione clinica o diagnosi, il Consiglio di classe o il team
dei docenti motiveranno opportunamente, verbalizzandole, le decisioni assunte
sulla base di considerazioni pedagogiche e didattiche; ciò al fine di evitare
contenzioso.”
Si sottolinea la necessità di motivazione e di verbalizzazione delle misure
adottate.
I TEMPI
“Alunni con DSA e disturbi evolutivi specifici
Per quanto riguarda gli alunni in possesso di una diagnosi di DSA rilasciata da
una struttura privata, si raccomanda - nelle more del rilascio della
certificazione da parte di strutture sanitarie pubbliche o accreditate - di
adottare preventivamente le misure previste dalla Legge 170/2010,
qualora il Consiglio di classe o il team dei docenti della scuola primaria ravvisino e
riscontrino, sulla base di considerazioni psicopedagogiche e didattiche, carenze
fondatamente riconducibili al disturbo.”
un temporaneo ruolo di supplenza dei docenti della classe ai ritardi
burocratici, fondato su basi pedagogico-didattiche;
“Negli anni terminali di ciascun ciclo scolastico, in ragione degli adempimenti
connessi agli esami di Stato, le certificazioni dovranno essere presentate
entro il termine del 31 marzo, come previsto all’art.1 dell’Accordo sancito in
Conferenza Stato-Regioni sulle certificazioni per i DSA (R.A. n. 140 del 25 luglio
2012).”
L’ASPETTO DI NOVITA’
Lo svantaggio culturale e socioeconomico o
personale
“ogni alunno, con continuità o per determinati periodi,
può manifestare Bisogni Educativi Speciali:
•per motivi fisici, biologici, fisiologici
•per motivi psicologici,
•Per motivi sociali, rispetto ai quali è necessario che le
scuole offrano adeguata e personalizzata risposta
Tali tipologie di BES dovranno essere individuate sulla base
di elementi oggettivi (come ad es. una segnalazione degli
operatori dei servizi sociali), ovvero di ben fondate
considerazioni psicopedagogiche e didattiche»
GLI
Tale Gruppo di lavoro assume la denominazione di
Gruppo di lavoro per l’inclusione (GLI) e svolge le
seguenti funzioni:
• rilevazione dei BES presenti nella scuola;
• raccolta e documentazione degli interventi didattico-
educativi posti in essere • focus/confronto sui casi,
consulenza e supporto ai colleghi sulle strategie/metodologie di
gestione delle classi;
• rilevazione, monitoraggio e valutazione del livello di
inclusività della scuola;
• elaborazione di una proposta di Piano Annuale per
l’Inclusività riferito a tutti gli alunni con BES, da redigere al
termine di ogni anno scolastico (entro il mese di Giugno)
Ruolo del Collegio docenti
•La Circolare evidenzia il ruolo di
programmazione e verifica didattica del
Collegio dei docenti.
•Il MIUR con l’Osservatorio scolastico
dovrebbero evidenziare alcuni indicatori
strutturali, di processo e di esito, per
valutare la qualità dell’inclusione realizzata
nelle singole classi e nelle singole scuole, anche
ai fini dell’autovalutazione.
Il PTOF
La Circolare poi fornisce indicazioni per la
progettazione delle singole scuole
Nel P.T.O.F. della scuola occorre che trovino
esplicitazione un concreto impegno
programmatico per l’inclusione, basato su una
attenta lettura del grado di inclusività della scuola e su
obiettivi di miglioramento, da perseguire nel senso:
•della trasversalità delle prassi di inclusione negli
ambiti dell’insegnamento curricolare,
•della gestione delle classi, dell’organizzazione dei
tempi e degli spazi scolastici, delle relazioni tra
docenti, alunni e famiglie;
Attenzioni
Ci troviamo in una scuola pubblica che, in uno Stato di diritto,
deve rispondere a certe regole, senza le quali l’Amministrazione
Scolastica è esposta a rischi di controversie giurisdizionali.
L’inclusione è compito di tutta la società a partire dai
compagni degli alunni con BES e dalle loro famiglie.
Appello ai valori pedagogici per affrontare i problemi
dell’inclusione scolastica,
guardando alla formazione dei docenti curricolari e alla
pluralità dei sostegni, che non debbono riguardare solo i
docenti per il sostegno.
Focus sulla didattica:
una sfida per il suo miglioramento
•Invito a privilegiare maggiormente le
strategie educative e didattiche,
attraverso percorsi personalizzati,
anziché fare ricorso a misure
dispensative e strumenti compensativi
in modo generalizzato e acritico
Da questo approccio deriva
a. Che il concetto di BES è un concetto
“politico”(politica scolastica!) e non clinico;
b. Che l’individuazione del BES non deriva dalle
origini etiologiche del disturbo né dalle
classificazioni patologiche ma fa riferimento alla
situazione complessiva del funzionamento educativo
e di apprendimento del soggetto;
c. Che il BES può essere considerato come una
difficoltà evolutiva che consiste in un funzionamento
problematico nell’ambito educativo che, pertanto,
richiede un approccio educativo-didattico
personalizzato.
In ogni situazione di BES, dunque, sono sempre
presenti tre fattori intrecciati
[Link] problema specifico “incarnato” nella
persona ( linguistico, sociale, clinico);
[Link] risposta soggettiva a quel problema
specifico ( tener conto della diversità di
risposta al medesimo problema);
[Link] Contesto dove si sviluppa la vita della
persona con BES
PARADIGMA INCLUSIONE
Non interventi solo sul “soggetto speciale” ma
soprattutto interventi sul SISTEMA che va progettato
all’origine per i vari tipi di bisogni educativi
Inserimento -
Integrazione
INCLUSIONE
Allargamento semantico che comprende due
livelli:
a. Interno alla scuola : confrontarsi con la
molteplicità delle situazioni “speciali” presenti
all’interno dell’Istituzione scolastica. La scuola
diventa inclusiva se sa confrontarsi con “tutte” le
diversità e riformulare le proprie scelte
organizzative, progettuali, metodologiche,
didattiche;
b. Esterno alla Scuola : l’inclusione come strategia
sociale che richiede alleanze fra scuola, famiglia,
servizi, associazioni etc
Inserimento
Legge 118 del 1971: frequenza scolastica
obbligatoria per alunni non autosufficienti
in classi comuni
Commissione Falcucci (1975)
Integrazione
Legge n. 517 del 1977: integrazione degli
alunni disabili con la prestazione di
insegnanti specializzati
Legge n. 104 del 1992: punto d’arrivo del
dibattito
sull’integrazione, attenzione alla
dimensione scolastica e lavorativa dei
processi di integrazione
Adattamento del soggetto al contesto
Inclusione
Ampliamento di prospettiva: dimensione sociale e
contestuale in cui si realizza la piena partecipazione
di tutti ai processi di apprendimento, di vita
scolastica e lavorativa
Cambiamento di prospettiva: rivoluzione
copernicana
IL PROCESSO INCLUSIVO DELLA SCUOLA
•Nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) non
generiche enunciazioni di principio
•Ma indicazioni per un concreto impegno
programmatico per l’inclusione, con criteri e procedure di
utilizzo “funzionale” delle risorse presenti nella scuola,
«sulla base di un progetto di inclusione condiviso con
famiglie e servizi sociosanitari» e l’impegno a partecipare
ad azioni di formazione e prevenzione, concordate a livello
territoriale.
•Necessità della rilevazione, del monitoraggio e della
valutazione del grado di inclusività che le scuole stesse
dovranno effettuare.
La Disabilità tra i BES…
•Verso il superamento dell’identificazione
della disabilità come situazione di “confino”,
non solo in senso pedagogico-didattico, ma anche
in senso lato sociale,
•Per considerarla una delle tante condizioni
di vita, con pari diritti e opportunità rispetto alle
altre situazioni di “normalità” o di difficoltà.
•L’essere umano è, infatti, portatore non solo di
bisogni, ma di desideri, di aspettative, di paure,
di ambizioni.
•La pedagogia deve farsi carico di “quell’essere
speciale che è la persona, in tutte le sue peculiarità
e contingenze storiche, personali, sociali, fisiche,
affettive, spirituali…”
DL66 del 13.04.2017:il «profilo di funzionamento»
Dal 1 gennaio 2019: profilo di funzionamento, redatto
secondo i criteri del modello ICF dall’unità di valutazione
multidisciplinare «con la collaborazione della famiglia e la
partecipazione di un rappresentante dell’amministrazione
scolastica, individuato preferibilmente fra i docenti della
scuola frequentata» (da definire con Decreto del Ministero
della Salute criteri, contenuti e modalità di redazione)
MODELLO ICF CONCETTO DI BES
Il concetto di Bisogno
• bio-psico-sociale Educativo Speciale si estende al
di là di quelli che sono inclusi
nelle categorie di disabilità, per
• ci obbliga a considerare la coprire quegli alunni che vanno
globalità e la complessità male a scuola per una varietà
dei funzionamenti delle di altre ragioni che sono note
persone, e non solo gli nel loro impedire un progresso
aspetti biostrutturali. ottimale. (Unesco, 1997)
Modello bio-psico-sociale ICF
Condizioni di salute (ICD 10)
• Malattie acute/croniche
• Altre condizioni
Funzioni e strutture corporee Attività personali Partecipazione
Strutture e funzioni dei vari sistemi
• Apprendimento e applicazione • Istruzione
corporei, per es. delle conoscenze • Coinvolgimento nel gioco
•strutture del sistema • Compiti e richieste generali • Vita nella comunità
nervoso/funzioni mentali
• Comunicazione • Ricreazione e tempo libero
•occhio, orecchio e strutture • Lavoro e impiego
correlate/funzioni sensoriali e dolore • Mobilità
•strutture correlate al • Cura della propria persona
movimento/funzioni neuro muscolo
scheletriche e correlate al • Vita domestica
movimento • Interazioni e relazioni interpersonali
Fattori Personali
Fattori Ambientali
• Prodotti e tecnologia • Età Sesso
• Ambiente (clima, luce, • Stili attributivi
• inquinamento…) Relazioni e • Autostima/autoefficacia
sostegno sociale (famiglia, amici, • Comportamenti-
• comunità, animali,operatori) • problema Vita affettiva
• Atteggiamenti • Motivazione
Servizi, sistemi, politiche •
QUINDI …
Sono sempre di più gli alunni che per una
qualche difficoltà di «funzionamento»
preoccupano gli insegnanti e le famiglie.
ASSUMERE LA DIMENSIONE
VALORIALE:
1) Sviluppo globale della persona
2) Inclusione di tutti
Agire su tre dimensioni:
1) clima della classe:
- comportamenti non discriminatori
- attenzione ai bisogni di ciascuno
- accettazione e valorizzazione delle
diversità
- strutturazione di senso di appartenenza
- costruzione di relazioni socio-affettive
positive
2) strategie didattiche e strumenti :
- apprendimento cooperativo
- lavoro di gruppo
- tutoring
- suddivisione del tempo in tempi
- utilizzo di mediatori didattici,
attrezzature e ausili informatici e
software didattici
3) apprendimento-insegnamento:
- alunno protagonista
- favorire la costruzione attiva della
conoscenza
- rispetto di ritmi e stili
dell’apprendimento
Il concetto di “Bisogno Educativo Speciale” è
indissociabile dall’idea di “Educazione Inclusiva”
L’ambiente si deve adattare ai bisogni della persona
e non viceversa.
Si tratta di un PROCESSO, non di uno stato
Ogni individuo, quale che sia la sua diversità,
appartiene di fatto e di diritto al gruppo sociale.
L’Educazione Inclusiva è un processo che tiene conto
della diversità dei bisogni di tutti i soggetti per
favorire partecipazione e apprendimento, ma anche
per ridurre l’esclusione e l’emarginazione.
L’Educazione Inclusiva presuppone la trasformazione
e la modificazione dei contenuti, degli approcci, delle
strutture, delle strategie, nella convinzione profonda
che il Sistema Educativo ha la responsabilità
dell’educazione di “tutti”.
Sul piano più squisitamente didattico
la “Scuola inclusiva”
si configura come un vero e proprio
LABORATORIO SPERIMENTALE
Coinvolgente e personalizzante (rispetto dello
studente nella sua unicità)
Che utilizza le nuove tecnologie per creare ambienti
cooperativi in rete
Che fa uso quotidiano dell’aiuto reciproco
(cooperative learning e peer education)
Che sa adattarsi continua-mente a “nuove situazioni”
PAI
Piano Annuale per l’Inclusività
Con la Nota Ministeriale prot.1551 del 27
giugno 2013 il Miur fornisce indicazioni sul
Piano Annuale per l’Inclusività, richiamando
nello specifico la Direttiva Ministeriale del 27
dicembre 2012 e la C.M. n.8 del 2013
prot.561 “Strumenti di interventi per alunni con
bisogni educativi speciali e organizzazione
territoriale per l’inclusione scolastica”. Indicazioni
operative
PAI
IL PAI È UN DOCUMENTO PEDAGOGICO E NON
BUROCRATICO
• NON È UN PIANO FORMATIVO PER GLI INCLUSI
MA è UN PIANO PER RENDERE CONCRETA
L’INCLUSIONE
• È LO SFONDO SU CUI SVILUPPARE UNA
DIDATTICA ATTENTA AI BISOGNI DI CIASCUNO NEL
REALIZZARE OBIETTIVI COMUNI
• IL PAI SONO LINEE GUIDA CHE PERMETTONO DI
RILEVARE IL GRADO DI INCLUSIVITÀ ESISTENTE
NELLA NOSTRA SCUOLA
• CONSENTE DI PROGRAMMARE GLI OBIETTIVI DI
MIGLIORAMENTO
Il Piano DidatticoPersonalizzato
Il PDP elaborato collegialmente (consiglio di classe o team
docenti) come strumento privilegiato per il riconoscimento
dei diritti dei BES.
Da elaborare quando non bastano strategie didattiche
ordinarie anche individualizzate.
Struttura del PDP
Descrizione del profilo e delle difficoltà dell’alunno;
Descrizione degli obiettivi
Definizione delle:
--‐ strategie didattiche
--‐ misure dispensative
--‐ strumenti compensativi
--‐ modalità di verifica e valutazione.
Piano Didattico Personalizzato / PDP 1
1. È deliberato dal Consiglio di Classe o di sezione (team dei docenti
nella primaria) sulla base di criteri del Collegio docenti ed in
autonomia rispetto alla richiesta dei genitori e della diagnosi
presentata.
2. Si verbalizza la motivazione del PDP:
a. se clinica – cioè con diagnosi;
b. psico-pedagogica e didattica; su autonoma valutazione dei docenti
interessati;
c. se d’ordine sociale, su segnalazione degli operatori dei servizi sociali.
La nota min. 22 nov. 2013 elimina l’automatismo tra richiesta dei
genitori, diagnosi e PDP; e non cita i servizi sociali. È il Consiglio di
classe o il team docenti ad avere l’ultima parola sulla necessità di
percorsi personalizzati e di eventuali misure dispensative o
compensative.
Piano Didattico Personalizzato / PDP 2
3. È firmato dal DS o suo delegato, dai
docenti e dalla famiglia
4. È autorizzato dalla famiglia nelle
parti in cui è necessario trattare dati
sensibili.
5. Documenta alle famiglie le
strategie d’intervento programmate.
Piano Didattico Personalizzato / PDP 3
6. Il PDP contiene:
- Il percorso individualizzato e/o personalizzato,
elaborato collegialmente
- l’indicazione delle «idonee strategie di intervento
e i criteri di valutazione degli apprendimenti»
- l’individuazione dei livelli minimi attesi per le
competenze in uscita da conseguirsi nelle
progettazioni didatticoeducative
- l’indicazione degli strumenti compensativi e delle
misure dispensative necessarie
7. La diagnosi può essere rilasciata da un medico,
da uno psicologo o da uno specialista iscritto negli
albi delle professioni sanitarie.
Piano Didattico Personalizzato / PDP 4
1. Descrizione situazione che ha generato
l´intervento didattico personalizzato (PDP). (Dalla
Diagnosi o dalle considerazioni pedagogiche del
CdC)
2. Motivazione adozione del PDP
3. Patto educativo con la famiglia
4. Esposizione delle attivitá didattiche personalizzate
nelle sole discipline interessate alla
personalizzazione indicando:
– livelli di competenza essenziali
– Metodologie da adottare
– Misure dispensative e compensative
– Modalitá di valutazione (criteri e prove)
– Durata (temporizzazione: max un anno)
LA VALUTAZIONE
• D. Lgs. 62 del 13 Aprile 2017
(Norme in materia di valutazione e
certificazione delle competenze nel primo
ciclo ed esami di Stato, a norma
dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera i),
della legge 13 luglio 2015, n. 107)
Art.1 – Principi. Oggetto e finalità della
valutazione e della certificazione
1. La valutazione ha per oggetto il processo formativo e i risultati
di apprendimento delle alunne e degli alunni, delle studentesse e
degli studenti delle istituzioni scolastiche del sistema nazionale
di istruzione e formazione, ha finalità formativa ed educativa e
concorre al miglioramento degli apprendimenti e al successo
formativo degli stessi, documenta lo sviluppo dell'identità
personale e promuove la autovalutazione di ciascuno in
relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze.
Art.1 – Principi. Oggetto e finalità della
valutazione e della certificazione
5. Per favorire i rapporti scuola-famiglia, le
istituzioni scolastiche adottano modalità di
comunicazione efficaci e trasparenti in merito
alla valutazione del percorso scolastico delle
alunne e degli alunni, delle studentesse e degli
studenti.
Art.2 – Valutazione nel primo ciclo
2.L'istituzione scolastica, nell'ambito
dell'autonomia didattica e organizzativa, attiva
specifiche strategie per il
miglioramento dei livelli di apprendimento
parzialmente raggiunti o in via di prima
acquisizione.
Art.11 – Valutazione delle alunne e degli alunni
con disabilità e disturbi specifici di apprendimento
9. Per le alunne e gli alunni con disturbi specifici di
apprendimento (DSA) certificati ai sensi della legge
8 ottobre 2010, n. 170, la valutazione degli
apprendimenti, incluse l'ammissione e la
partecipazione all'esame finale del primo ciclo di
istruzione, sono coerenti con il piano didattico
personalizzato predisposto nella scuola primaria
dai docenti contitolari della classe e nella scuola
secondaria di primo grado dal consiglio di classe.
Art.11 – Valutazione delle alunne e degli alunni
con disabilità e disturbi specifici di apprendimento
10. Per la valutazione delle alunne e degli alunni con
DSA certificato le istituzioni scolastiche adottano
modalità che consentono all'alunno di dimostrare
effettivamente il livello di apprendimento conseguito,
mediante l'applicazione delle misure dispensative e
degli strumenti compensativi di cui alla legge 8
ottobre 2010, n. 170, indicati nel piano didattico
personalizzato.
Art.11 – Valutazione delle alunne e degli alunni
con disabilità e disturbi specifici di apprendimento
13. In casi di particolare gravita' del disturbo di
apprendimento, anche in comorbilita' con altri disturbi
o patologie, risultanti dal certificato diagnostico,
l'alunna o l'alunno, su richiesta della famiglia e
conseguente approvazione del consiglio di classe, è
esonerato dall'insegnamento delle lingue straniere e
segue un percorso didattico personalizzato. In sede
di esame di Stato sostiene prove differenziate,
coerenti con il percorso svolto, con valore
equivalente ai fini del superamento dell'esame e del
conseguimento del diploma.
IN PARTICOLARE PER GLI ALUNNI CON
DISABILITA’ O CON DSA
ALUNNI CON DISTURBI SPECIFICI
DELL’APPRENDIMENTO (DSA): se dispensati dalle
prove scritte in lingua straniera, si fa riferimento alla
sola dimensione orale di tali discipline. Se esonerati
dall’insegnamento della lingua straniera, ai sensi del
decreto ministeriale 12 luglio 2011, non viene
compilata la relativa sezione.
•ALUNNI CON DISABILITÀ CERTIFICATA: il
modello nazionale viene compilato per i soli ambiti
di competenza coerenti con gli obiettivi previsti dal
piano educativo individualizzato (PEI).
IN PARTICOLARE PER GLI ALUNNI CON
DISABILITA’ O CON DSA
Per gli alunni con disabilità, la nota prot. n.
2000 del 23.02.2017 così si esprime:
“… adattamento del modello-base alle
caratteristiche degli allievi in situazione di
disabilità, rapportando il significato degli
enunciati di competenza agli obiettivi specifici
del piano educativo individualizzato (o del
progetto didattico personalizzato). Nei casi più
gravi, possibilità di sostituzione/integrazione
con documenti aggiuntivi.
SCUOLA E FAMIGLIA
È compito delle scuole di ogni ordine e grado,
comprese le scuole dell'infanzia, attivare, previa
apposita comunicazione alle famiglie interessate,
interventi tempestivi, idonei ad individuare i casi
sospetti di DSA degli studenti, sulla base dei
protocolli regionali (L. 170/2010, art. 3, commi 2-3)
“Per gli studenti che, nonostante adeguate attività
di recupero didattico mirato, presentano
persistenti difficoltà, la scuola trasmette apposita
comunicazione alla famiglia…” (art. 3, comma 2)
« È necessario che l’attivazione di un
percorso individualizzato e personalizzato
per un alunno con Bisogni Educativi Speciali
sia deliberata in Consiglio di classe - ovvero,
nelle scuole primarie, da tutti i componenti
del team docenti - dando luogo al PDP,
firmato dal Dirigente scolastico (o da un
docente da questi specificamente delegato),
dai docenti e dalla famiglia. Nel caso in cui
sia necessario trattare dati sensibili per
finalità istituzionali, si avrà cura di includere
nel PDP apposita autorizzazione da parte
della famiglia.»
Quali strategie adottare?
Le metodologie e le strategie didattiche devono essere volte a:
● ridurre al minimo i modi tradizionali “di fare scuola” (lezione
frontale, completamento di schede che richiedono ripetizione di
nozioni o applicazioni di regole memorizzate, successione di
spiegazione-studio interrogazioni …)
● sfruttare i punti di forza di ciascun alunno, adattando i compiti agli
stili di apprendimento degli studenti e dando varietà e opzioni nei
materiali e nelle strategie d’insegnamento
● utilizzare mediatori didattici diversificati (mappe, schemi, immagini)
● collegare l’apprendimento alle esperienze e alle conoscenze
pregresse degli studenti
● favorire l’utilizzazione immediata e sistematica delle conoscenze e
abilità, mediante
● attività di tipo laboratoriale
● sollecitare la rappresentazione di idee sotto forma di mappe da
utilizzare come facilitatori procedurali nella produzione di un compito
● far leva sulla motivazione ad apprendere