Met
Met
Sull’asse X abbiamo le
temperature, su quella Y le
pressioni. Il campo PT è
suddiviso in zone chiamate
facies. OGNI FACIES
METAMORFICA È UN
INSIEME DI CONDIZIONI
PT CHE PORTANO ALLA
FORMAZIONE DI
SPECIFICI MINERALI.
Al variare delle condizioni di
T e P, varieranno i minerali
che si formano, molti dei
quali sono esclusivi delle
rocce metamorfiche. Con il
termine paragenesi si intende
un'associazione di minerali
originatisi
contemporaneamente o con
successione immediata in seguito allo stesso fenomeno minerogenetico. Una paragenesi è il risultato di un equilibrio
chimico e termodinamico raggiunto dalle specie cristalline coesistenti in risposta alle nuove condizioni di T e P. La
petrologia sperimentale ha permesso di stabilire, con un buon margine di affidabilità, a quali valori di P e T certi
minerali e certe paragenesi si formano o scompaiono (sostituite da altre) in una roccia metamorfica. Tracciando in un
diagramma P-T le linee che delimitano la comparsa/scomparsa di determinati minerali o associazioni di minerali di
una paragenesi si è potuto dividere il campo del metamorfismo in diverse aree, ognuna delle quali rappresenta una
facies metamorfica. I minerali che si possono formare in ciascuna di queste aree dipendono dalla composizione
chimica della roccia di partenza (protolito). Protoliti a diverso chimismo svilupperanno, in ognuna di queste aree,
minerali e paragenesi diverse, sicché si può dire che una facies metamorfica è definita da tutte le paragenesi che si
sviluppano in un determinano campo di T e P. A ciascuna facies è stato dato il nome di una delle diverse rocce a
chimismo basico che si formano in quell'ambito di T e P (anfiboliti, granuliti ecc.). I confini tra l'una l'altra non sono
netti, sia perché molte reazioni chimiche che segnano il passaggio da una facies a un'altra non avvengono a una
temperatura precisa ma in un intervallo di temperature più o meno ampio, sia perché si può ottenere una stessa
paragenesi partendo da reazioni chimiche che avvengono a P-T diverse.
- Campo arancione = basso grado metamorfico (zeoliti)
- Campo verde = intermedio (scisti verdi)
- Verde scuro = alto (anfiboli)
- Blu = alte pressioni (scisti blu)
➔ Se i bordi tra i vari minerali sono ben sviluppati e lineari = i minerali sono in equilibrio. Quindi per
individuare la paragenesi: bordi razionali + esistono determinati minerali che sono quasi sempre in
associazione, con margini in comune.
I protoliti, in base alla loro composizione chimica, si dividono in:
1- PROTOLITI DEL SISTEMA BASICO: sono i più reattivi. Ad esempio basalti e gabbri. (formano anfiboliti ed
eclogiti)
2- PROTOLITI DEL SISTEMA PELITICO: sono rocce terrigene a grana molto fine. È un sistema ricco di Al e
K. (danno vita a gneiss e micascisti)
3- PROTOLITI DEL SISTEMA ULTRAFEMICO: ricco in Mg e Fe. Povero in silice. (danno vita a serpentiniti)
4- PROTOLITI DEL SISTEMA CARBONATICO: derivano da rocce sedimentarie carbonatiche, come calcari e
dolomie. Col metamorfismo formano marmi e calcescisti.
Esistono poi vari tipi di metamorfismo:
A) Metamorfismo di contatto o termico → causato da un aumento di temperatura quando un magma intrude una
roccia ospite. Si forma una zona di alterazione attorno al plutone, chiamata aureola.
B) Metamorfismo idrotermale → Alterazione chimica causata quando fluidi caldi e ricchi in ioni (soluzioni
idrotermali) circolano in fessure e vene della roccia. Diffuso nei sistemi di dorsale medio oceanica.
C) Metamorfismo regionale → Metamorfismo orogenico, metamorfismo di subduzione, metamorfismo di fondo
oceanico. Produce I maggiori volumi di rocce metamorfiche.
Il metamorfismo regionale detto anche dinamo-termico, occupa aree di vasta estensione coinvolgendo grandi
volumi di roccia ed è associato a processi tettonici su larga scala, come l'espansione del fondo oceanico, la
subduzione di una placca, il raccorciamento crostale collegato a collisione di placche, la subsidenza di bacini
profondi ecc. Il principale ambiente del metamorfismo regionale è quello collegato allo sviluppo di una catena
montuosa, detto anche metamorfismo orogenico: infatti tutte le grandi catene montuose profondamente erose
mostrano alle loro radici un nucleo di rocce metamorfiche.
D) Metamorfismo da impatto → Causato da un aumento di pressione nella roccia. Ad esempio, si verifica quando
i meteoriti colpiscono la superficie terrestre. I prodotti si chiamano impattiti.
E) Metamorfismo di seppellimento. Avviene alla base dei grossi bacini sedimentari.
F) Metamorfismo in zone di faglia → alte T e profondità.
Il metamorfismo polifasico è un processo geologico in cui una roccia subisce più fasi metamorfiche (cambiamenti di
pressione e temperatura) durante un singolo evento tettonico, generando nuove associazioni mineralogiche
(paragenesi) che si sovrappongono a quelle precedenti, lasciando spesso tracce fossili di fasi passate, a differenza del
polimetamorfismo, che implica metamorfismi distanti nel tempo.
Il metamorfismo polifasico indica che una roccia ha subito più fasi metamorfiche sequenziali nello stesso ambiente
(cambiano P-T), creando nuove mineralogie (paragenesi) che convivono con quelle antiche (metastabili), permettendo
di ricostruire il percorso evolutivo P-T-t della roccia; il polimetamorfismo invece si riferisce a più eventi metamorfici
distinti, separati da lunghi periodi di tempo, in aree geografiche anche diverse, che modificano una roccia preesistente,
spesso cancellando le tracce dei precedenti, ma a volte lasciando minerali relicti. La differenza principale è la
continuità/discontinuità temporale e spaziale dei processi, mentre entrambi indicano la successione di condizioni P-T
diverse.
La maggior parte dei metamorfismi si verifica lungo i margini di placca convergente.
Alcuni minerali sono detti index minerals = buoni indicatori delle condizioni metamorfiche.
Possiamo classificare le rocce metamorfiche basandoci sulle tessiture. Per la nomenclatura invece bisogna prima
riconoscere il protolite, aggiungere il prefisso meta + la faces. Es: metabasalto in faces anfibolitica. Le rocce vengono
classificate a seconda che abbiano o meno subito deformazioni.
1. TESSITURE FOLIATE
La foliazione è un elemento tessiturale planare, che si ritrova ripetitivamente in un corpo roccioso. Una foliazione è
un’insieme di superfici planari prodotte in una roccia a seguito di un processo deformativo. Una foliazione è
un’anisotropia nella roccia e spesso le rocce si fratturano facilmente lungo queste superfici.
La foliazione si può formare per:
- rotazione di minerali appiattiti o allungati;
- ricristallizzazione di minerali nella direzione della orientazione preferenziale;
- cambiamento di forma di grani equidimensionali in granuli allungati e allineati.
Durante il metamorfismo e la deformazione tettonica, una roccia viene sottoposta a pressioni direzionali che la
schiacciano e, allo stesso tempo, la fanno deformare in modo non uniforme. Questa deformazione produce due tipi di
strutture diverse ma strettamente collegate: la foliazione e la lineazione.
La foliazione è una struttura planare, cioè formata da superfici parallele. Si sviluppa perché i minerali della roccia,
soprattutto quelli lamellari o allungati, si orientano in modo preferenziale quando la roccia viene schiacciata. In
pratica, la foliazione rappresenta il piano lungo il quale la roccia si è appiattita durante la deformazione.
La lineazione, invece, è una struttura lineare. Non è una superficie, ma una direzione. Si manifesta come un
allineamento di minerali, come delle righe o delle striature visibili sulla roccia. La lineazione indica la direzione lungo
la quale il materiale roccioso è stato stirato o ha fluito durante la deformazione.
Il rapporto tra foliazione e lineazione è diretto: la lineazione si sviluppa all’interno del piano di foliazione. Questo
significa che, una volta formata la foliazione come piano di appiattimento, la deformazione successiva o
contemporanea produce un allungamento preferenziale che viene registrato come lineazione sopra quel piano.
In sintesi, la foliazione fornisce l’informazione sul piano di schiacciamento della roccia, mentre la lineazione indica la
direzione di deformazione o di flusso. Insieme, queste due strutture permettono di ricostruire il tipo e la direzione della
deformazione che ha interessato la roccia.
→ Fabric- = la complessiva configurazione spaziale e geometrica degli elementi tessiturali. (lineazione + foliazione.)
Qui vengono mostrati i principali tipi di lineazione, cioè strutture lineari osservabili in una roccia metamorfica, che
indicano una direzione preferenziale legata alla deformazione.
Caso a – Orientazione preferenziale di aggregati allungati di minerali
In questo caso non è il singolo cristallo a essere allungato, ma insiemi di minerali che
assumono una forma elongata e si dispongono parallelamente.
La lineazione riflette quindi la direzione di massimo allungamento durante la
deformazione.
Caso b – Orientazione preferenziale di minerali allungati
Qui la lineazione è definita dall’allineamento di singoli cristalli allungati, come
anfiboli o sillimanite.
È una lineazione molto comune negli scisti e negli gneiss ed è direttamente legata allo
stiramento tettonico.
Caso c – Lineazione definita da minerali appiattiti
In questo caso la lineazione deriva dall’allineamento degli assi lunghi di minerali appiattiti all’interno di una
foliazione. È una lineazione più sottile, ma indica comunque una direzione preferenziale di deformazione.
Caso d – Assi di pieghe
Qui la lineazione coincide con gli assi delle pieghe, in particolare nelle crenulazioni. È una lineazione di tipo
strutturale, che registra la geometria della deformazione più che l’orientazione dei cristalli.
Caso e – Intersezione di elementi planari
Questa è la cosiddetta lineazione di intersezione, che si forma dall’intersezione tra due superfici planari, ad esempio S₁
e S₂. La linea di intersezione è una vera e propria lineazione e fornisce informazioni fondamentali sulla successione
degli eventi deformativi.
Qui è rappresentato cosa succede ai minerali prima e dopo la deformazione.
A sinistra la roccia è non deformata, a destra la stessa roccia è sottoposta a
sforzo differenziale. Il messaggio chiave è che la foliazione e la lineazione
nascono da più meccanismi, non da uno solo:
a – Rotazione di minerali allungati
Prima i cristalli sono orientati casualmente. Con la deformazione ruotano
fino ad allinearsi perpendicolarmente alla massima compressione. Questo è
un meccanismo tipico di basso grado.
b – Crescita orientata di nuovi minerali
Qui i minerali crescono direttamente già orientati durante il metamorfismo. Non ruotano: nucleano e cristallizzano
nella direzione imposta dallo stress.
c – Accorciamento e impacchettamento
I minerali si addensano e si riorganizzano, aumentando l’anisotropia della roccia.
Contribuisce a rendere la foliazione più marcata.
d – Deformazione di oggetti rigidi
Cristalli o clasti rigidi vengono allungati o appiattiti, registrando la direzione di deformazione.
e – Rotazione di aggregati
Non ruotano singoli cristalli, ma interi aggregati minerali, che si riallineano coerentemente.
f – Pressione–soluzione
Il materiale si dissolve nelle zone di maggiore stress e precipita altrove. Questo processo rafforza la separazione tra
domini e accentua la foliazione.
g – Scorrimento intracristallino
I cristalli si deformano plasticamente, modificando la loro forma interna senza rompersi. Tipico di temperature più
elevate.
h – Ricristallizzazione dinamica
I minerali si riformano con nuovi cristalli più stabili, orientati secondo il campo di stress. È il meccanismo dominante
nel metamorfismo regionale medio–alto.
Qui viene confrontato come si sviluppa la foliazione partendo da
una stessa fabbrica iniziale, ma sottoposta a due diversi regimi di
deformazione: simple shear e pure shear.
A sinistra è mostrata la fabric originale, cioè la disposizione iniziale
dei minerali prima della deformazione.
Al centro agisce il simple shear, mentre a destra il pure shear, detto
anche flattening.
Nel simple shear la deformazione è non coassiale: le particelle
ruotano mentre si deformano. Durante questo processo:
- i minerali allungati ruotano progressivamente
- si sviluppa una foliazione media che tende ad allinearsi con il piano di massimo scorrimento
- l’ellissoide di deformazione è inclinato rispetto alla struttura finale
Il risultato è una foliazione che registra il movimento, tipica delle zone di taglio.
Nel pure shear la deformazione è coassiale: non c’è rotazione complessiva, ma accorciamento in una direzione e
allungamento in un’altra. In questo caso:
- i minerali si appiattiscono
- la foliazione si sviluppa perpendicolarmente alla massima compressione
- l’ellissoide di deformazione resta simmetrico
Questa è la situazione tipica del metamorfismo regionale in contesti compressivi.
I tre esempi a, b e c mostrano che:
- indipendentemente dalla fabbrica iniziale
- sia simple shear sia pure shear portano comunque allo sviluppo di una foliazione, ma con geometria e
significato cinematico diversi.
Questa alternanza non è una stratificazione sedimentaria, ma una foliazione metamorfica prodotta dalla
ricristallizzazione e dalla separazione chimica dei minerali sotto sforzo. Gli gneiss possono essere distinti dagli scisti
per la grana molto più grande, per la presenza di bande di colore diverso e per l’assenza pressoché totale di scistosità. I
livelli chiari sono generalmente costituiti da minerali sialici (quarzo e feldspati) mentre i livelli scuri sono ricchi in
minerali femici (miche e anfiboli). Lo spessore dei vari livelli varia generalmente da 1 a 10 mm.
Gli gneiss possono essere classificati in base alla mineralogia, alla struttura o in base al tipo di protolite
- Ortogneiss: Sono gneiss derivanti da protoliti ignei (sia vulcanici che plutonici).
- Paragneiss: Sono gneiss derivanti da protoliti sedimentari.
- Augen gneiss: Sono rocce a grana medio-grossa, con composizione generalmente granitica, caratterizzata da grosso
cristalli (porfiroclasti) di feldspato dalla forma ovale detti "augen" (dal tedesco "occhio" → struttura occhiadina).
Scisto e gneiss sono entrambe rocce metamorfiche, ma si differenziano per la struttura e la granulometria: lo scisto ha
una scistosità evidente, si sfalda in piani paralleli più fini, grazie a minerali lamellari orientati, mentre il gneiss
presenta una foliazione meno netta, con bande alternate chiare e scure (struttura gneissica) dovute a cristalli più
grossolani, come quarzo e feldspato, che si dispongono in fasce più ampie.
Qui si entra nel dettaglio di come si sviluppa il clivaggio di crenulazione, cioè una foliazione S₂, in funzione di
temperatura e intensità della seconda fase deformativa.
L’idea chiave è che una foliazione preesistente (S₁) viene piegata e ri-orientata da una
nuova fase deformativa.
Questa seconda deformazione non cancella subito S₁, ma la crenula, cioè la ondula a scala
millimetrica o microscopica.
Nella colonna di sinistra sono rappresentati stadi progressivi di deformazione, mentre la
freccia verticale indica l’aumento dell’intensità deformativa.
All’inizio:
- S₁ è ancora continua
- le miche sono solo lievemente ondulate
- non esiste ancora una vera nuova foliazione
Con l’aumentare della deformazione e della temperatura:
- le miche iniziano a ruotare
- avviene ricristallizzazione orientata
- si sviluppano domini di pressione–soluzione
In questa fase compare una S₂ discreta, che si manifesta come:
- superfici preferenziali
- parallele agli assi delle micro-pieghe
- definite dall’allineamento di nuove miche
Negli stadi più avanzati:
- S₂ diventa penetrativa
- S₁ viene progressivamente trasposta
- la roccia evolve verso una nuova foliazione dominante
Il punto fondamentale è che lo sviluppo delle miche su S₂ dipende direttamente da T e dall’intensità della seconda fase
deformativa: a temperature più alte e deformazioni più intense, prevale la ricristallizzazione, mentre a condizioni più
basse domina la rotazione dei cristalli.
Questa slide, quindi, dimostra che le tessiture metamorfiche:
- sono polifasiche
- registrano più eventi deformativi
- e permettono di ricostruire la storia tettono-metamorfica di una regione.
3. TESSITURE SPECIALI
Posso classificare le rocce in base al protolite.
Ci sono rocce metamorfiche con nomi specifici:
A) MARMO: composto da calcite o dolomite. Il protolite è tipicamente un calcare o una dolomia.
B) QUARZITE: composta da quarzo. Il protolite è un’arenaria.
C) SCISTI VERDI: rocce di grado metamorfico basso, contengono clorite, attinolite, epidoto ed albite. Il
protolite può essere sia una roccia femica che una grovacca.
D) ANFIBOLITE: costituita da orneblenda + plagioclasio. Il protolite può essere sia una roccia femica che una
grovacca.
E) SERPENTINITE: roccia ultrafemica metamorfica di basso grado, costituita da serpentino. Olivina + fluidi =
serpentino + magnetite.
F) SCISTI BLU: roccia femica ignea con metamorfismo in facies scisti blu o una grovacca.
G) ECLOGITE: verde e rossa, contiene clinopirosseno e granato. Il protolite è tipicamente un basalto.
H) SKARN O TACTITE: roccia carbonatica metasomatizzata a silice dal metamorfismo di contatto che contiene
minerali Ca-silicatici.
I) GRANULITE: roccia metamorfica di alto grado da protolite pelitico, femico, quarzofeldspatico, a paragenesi
anidra. Con plagioclasio e ortopirosseno.
J) MIGMATITE: roccia silicatica composita, con matrice gneissica scura (melanosoma) e porzioni chiare
sialiche (leucosoma).
Con PORFIROBLASTICO si intenda una roccia metamorfica che ha uno o più minerali metamorfici di dimensioni
molto maggiori degli altri. Ogni singolo cristallo si chiama porfiroblasto. Alcuni porfiroblasti, soprattutto nel
metamorfismo di basso grado, si trovano a macchie.
Quando si parla di rocce ad alto
strain, ci si riferisce a rocce che
hanno subito una deformazione
molto intensa, concentrata in zone
di taglio. In queste zone la roccia
non si deforma tutta allo stesso
modo, ma la deformazione è
localizzata e il tipo di roccia che si
forma dipende principalmente dalla
profondità, quindi da temperatura e
pressione, e dal meccanismo di
deformazione, che può essere
fragile o duttile.
Scendendo in profondità, aumentando temperatura e pressione, si entra nella zona di transizione fragile–duttile. In
questo intervallo la roccia non si comporta più solo per fratturazione, ma iniziano a essere attivi anche processi
cristallo-plastici. La deformazione diventa progressivamente più distribuita e compaiono le prime strutture planari
legate allo scorrimento, come una foliazione incipiente. Le rocce che si formano in questa fase intermedia sono le
protomiloniti e le ortomiloniti, che rappresentano un passaggio tra cataclasiti e miloniti vere e proprie.
A profondità maggiori, la deformazione è dominata dal comportamento duttile. Qui lo strain è accomodato
principalmente tramite flusso cristallo-plastico, con meccanismi come la ricristallizzazione dinamica, la rotazione dei
grani e l’annealing. Le rocce tipiche di questo regime sono le miloniti, caratterizzate da una forte foliazione, da una
marcata riduzione della granulometria e da una tessitura orientata che registra il senso di scorrimento. Con un ulteriore
aumento dello strain e della recovery si possono formare ultramyloniti, e infine gneiss fortemente foliati o listati, in
cui la deformazione è distribuita su volumi più ampi.
Un aspetto fondamentale è che, passando dal regime fragile a quello duttile, la zona di taglio tende ad allargarsi:
mentre vicino alla superficie la deformazione è concentrata su superfici discrete, in profondità essa si distribuisce su
spessori maggiori di crosta, dando origine a zone di taglio duttili molto estese.
La seconda figura riassume questo concetto
mostrando che le rocce ad alto strain possono
essere classificate in funzione del rapporto tra
tasso di deformazione e tasso di recovery.
Quando la deformazione è rapida e la recovery è
bassa si formano rocce fragili come brecce e
cataclasiti; quando invece la recovery è efficace,
grazie ai processi di ricristallizzazione, si
sviluppano rocce duttili come miloniti e gneiss.
In questo senso, cataclasiti e miloniti non
rappresentano ambienti separati, ma estremi di
un continuo deformativo all’interno delle zone di
taglio.
2. Cristalli post-cinematici
Qui la situazione è opposta: i cristalli crescono dopo che la deformazione è terminata.
Gli indicatori principali sono:
a- Pieghe elicitiche
b- orientazione casuale rispetto alla foliazione
c- archi poligonali → crescita statica in condizioni di
equilibrio
d- chiastolite con geometria simmetrica
e- bordo di peciloblasto senza inclusioni → crescita
tardiva
f- pseudomorfosi in aggregati non orientati
La foliazione non viene deformata né inclusa nel cristallo.
In sintesi: la deformazione è più vecchia del cristallo.
3. Cristalli sin-cinematici
Questi sono i più importanti e anche i più complessi: i cristalli crescono mentre la deformazione è attiva. Qui
crescita e deformazione si sovrappongono nel tempo. Indicatori fondamentali:
a- Spiral porphyroblast
Le inclusioni definiscono una Sᵢ spiralata, che indica:
- crescita progressiva
- rotazione del cristallo e/o della matrice durante lo
shear
La spirale registra la cinematica della deformazione.
b- Paracrystalline microboudinage
Il cristallo si frattura mentre cresce, ma:
- il materiale continua a precipitare negli spazi
- si osserva zonazione cromatica progressiva
Questo dimostra che crescita e deformazione sono
simultanee.
Quando analizziamo una roccia deformata, l’obiettivo non è solo descrivere le strutture presenti, ma ricostruire la
sequenza temporale degli eventi che hanno interessato la roccia, sia dal punto di vista deformativo sia metamorfico.
Per questo distinguiamo innanzitutto:
- eventi deformativi, indicati come D₁, D₂, D₃…
- eventi metamorfici, indicati come M₁, M₂, M₃…
- le foliazioni associate, S₀, S₁, S₂, S₃…
- e le eventuali lineazioni, L₀, L₁, L₂…
Il primo passo è riconoscere quale struttura è più antica e quale è più recente, osservando i rapporti di sovrapposizione
e di taglio.
In genere:
- D₁ produce una prima foliazione, S₁
- una deformazione successiva, D₂, può piegare o crenulare S₁, generando una nuova foliazione S₂
- ulteriori eventi, come D₃, possono trasporre o tagliare le strutture precedenti, formando S₃
La presenza di più foliazioni indica quindi che la roccia è polideformata.
A questo punto entra in gioco il metamorfismo. Non tutti i minerali crescono durante lo stesso evento deformativo:
alcuni cristallizzano prima, altri durante, altri ancora dopo la deformazione. Per questo si analizzano i porfiroblasti e le
loro relazioni con la foliazione.
I cristalli pre-cinematici sono più antichi della deformazione: mostrano estinzione ondulata, kink bands,
microboudinage o sono avvolti dalla foliazione.
I cristalli sin-cinematici crescono mentre la deformazione è attiva: le inclusioni interne registrano l’evoluzione dello
strain, spesso mostrando rotazione o variazione progressiva dell’orientazione.
I cristalli post-cinematici, invece, crescono dopo la deformazione: hanno orientazione casuale e non deformano la
foliazione, che risulta continua all’esterno del cristallo.
Integrando queste osservazioni è possibile costruire una cronologia relativa tra deformazione e metamorfismo.
Un passaggio fondamentale è poi rappresentare tutto questo in una tabella tempo–deformazione–metamorfismo, dove
si colloca:
- ogni evento deformativo
- ogni evento metamorfico
- e la cristallizzazione dei singoli minerali
In questo modo si può capire, ad esempio, se un minerale è cresciuto durante un metamorfismo regionale sin-
deformativo oppure durante un evento metamorfico tardivo, come un metamorfismo di contatto.
Infine, anche le strutture di reazione, come reaction rims e corone metamorfiche, forniscono informazioni cruciali:
indicano cambiamenti nelle condizioni chimico-fisiche e aiutano a ricostruire l’evoluzione P–T della roccia, anche in
assenza di nuova deformazione macroscopica.
Quello che vedi è un diagramma pressione–temperatura
(P–T) che mostra l’evoluzione del metamorfismo
crostale, dalle condizioni diagenetiche fino al
metamorfismo di medio–alto grado.
Asse orizzontale → Temperatura (circa 100–700 °C)
Asse verticale → Pressione / profondità (a sinistra in
kbar, a destra in km di profondità)
Ogni campo colorato rappresenta una facies
metamorfica, cioè un intervallo di P–T in cui sono
stabili determinate associazioni mineralogiche.
A temperature inferiori a ~200–250 °C e a basse
pressioni troviamo la diagenesi:
- trasformazioni fisico-chimiche dei sedimenti
- non vero metamorfismo
Subito oltre si entra nel metamorfismo di bassissimo grado, con facies caratterizzate da:
- prehnite + zeoliti
- prehnite + pumpellyite
- pompellite + attinolite
Queste facies indicano inizio della ricristallizzazione metamorfica, tipica di contesti come bacini sedimentari sepolti o
crosta oceanica alterata.
La grande area blu rappresenta la facies degli scisti blu, tipica di:
- alte pressioni
- basse temperature
Le associazioni mineralogiche chiave sono:
- lawsonite
- glaucofane
- albite
Questo tipo di metamorfismo è caratteristico delle zone di subduzione, dove la crosta viene sepolta rapidamente senza
un forte riscaldamento.
L’area verde corrisponde alla facies degli scisti verdi, che rappresenta il metamorfismo regionale più comune. Le
associazioni tipiche includono:
- albite
- clorite
- epidoto
- attinolite
Qua il plagioclasio non è stabile.
Questa facies indica condizioni intermedie di pressione e temperatura, tipiche dell’ispessimento crostale durante
l’orogenesi.
Procedendo verso temperature più alte, si entra nella facies anfibolitica. Qui compaiono:
- plagioclasio + orneblenda. I 4 minerali sopra elencati reagiscono due a due per formare P e O.
La clorite e l’actinolite diventano instabili e vengono sostituite da anfiboli più ricchi in Ca e Al. Questa facies indica
metamorfismo regionale di medio-alto grado.
Le linee bianche che separano i campi rappresentano:
- reazioni metamorfiche
- limiti di stabilità delle associazioni mineralogiche
Attraversare una linea significa che:
In base al meccanismo della reazione e alle condizioni di equilibrio si possono distinguere due tipi di reazioni:
➢ Reazioni discontinue: reazioni per le quali una delle fasi reagenti deve scomparire ad una precisa T in
funzione della P.
➢ Reazioni continue: si svolgono con continuità in un intervallo T-P nel quale reagenti e prodotti coesistono
(area almeno divariante).