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Darwin

Nel 1859, Charles Darwin pubblica 'L'origine della specie', introducendo la teoria dell'evoluzione attraverso la selezione naturale, dove le mutazioni casuali e l'adattamento all'ambiente determinano la sopravvivenza delle specie. La teoria sfida le credenze finalistiche e ridimensiona il ruolo dell'uomo, considerandolo una specie tra le altre. Inoltre, il darwinismo sociale, sviluppato da Herbert Spencer, applica la teoria all'ambito sociale, giustificando il colonialismo e la legge del più forte.

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Darwin

Nel 1859, Charles Darwin pubblica 'L'origine della specie', introducendo la teoria dell'evoluzione attraverso la selezione naturale, dove le mutazioni casuali e l'adattamento all'ambiente determinano la sopravvivenza delle specie. La teoria sfida le credenze finalistiche e ridimensiona il ruolo dell'uomo, considerandolo una specie tra le altre. Inoltre, il darwinismo sociale, sviluppato da Herbert Spencer, applica la teoria all'ambito sociale, giustificando il colonialismo e la legge del più forte.

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Teoria dell'Evoluzione di Darwin

Nel 1859 Darwin pubblica L'origine della specie che descrive la teoria dell'evoluzione della specie. Per primo

spiega il passaggio da specie a specie, e quindi la nascita di nuove speci, non in termini lamarchiani (che diceva che

la giraffa aveva il collo lungo perché gli si era allungato per lo sforzo di raggiungere le cime degli alberi, per mangiare

le foglie).

Secondo Darwin l'evoluzione della specie avviene come risultato di caso e necessità: nelle specie si hanno

della mutazioni naturali casuali (piccoli errori nella riproduzione) e l'ambiente salva quelli adatti e elimina gli altri,

principalmente attraverso la lotta per la vita.

Es: da una giraffa con il collo corto nascono 20 cuccioli con il collo corto e 1 con il collo lungo. Viene una siccità.

Quelle con il collo corto muoiono, non c'è più erba a sufficienza, quella con il collo lungo sopravvive e trasmette

questo carattere alla prole. La lotta per la vita, cioè la competizione per acquisire risorse alimentari quando sono

scarse, per Darwin è la forma principale di selezione dovuta all'ambiente, ma non l'unica. Esiste anche una selezione

sessuale, i più forti e sani si riproducono di più; la predazione selettiva (le farfalle chiazzate si mimetizzano sulla

corteccia degli alberi; in certe zone dell'Inghilterra, la forte industrializzazione con combustione enorme di carbone

aveva annerito le cortecce; la varietà melanica, cioè nera, di farfalla chiazzata si mimetizzava meglio sugli alberi

anneriti e così si è moltiplicata notevolmente, mentre nelle stesse zone quella chiazzata era mangiata dai predatori ed

è molto diminuita di numero) ed altre forme di selezione dovute all'ambiente.

Per Darwin, la specie umana deriva dalle scimmie, forse dallo scimpanzé, perché alcune scimmie si abituarono alla

posizione eretta, poi per selezione naturale (i bipedi sopravvivono più facilmente) e per selezione sessuale.

Obiezioni culturali e scientifiche

* Viene messo da parte il finalismo perché tutto avviene per caso. Gli esseri viventi erano sempre stati considerati

come prova della finalità presente nella natura (nella teologia ogni ente ha un fine ultimo intrinseco alla sua natura,

perché creato da Dio).


* Viene ridimensionato il ruolo dell'uomo nel mondo. In quel periodo si credeva che il mondo fosse stato creato da Dio

affinché l'uomo lo potesse utilizzare; con questa teoria l'uomo viene considerato una specie come la altre. · Darwin

non spiegò le cause di questi piccoli errori, mutazioni naturali. Solo oggi sappiamo, con lo studio del DNA, che sono

dovuti a errori nella trascrizione del patrimonio genetico. Poiché la sequenza delle basi azotate che compone il DNA è

composta da miliardi di unità, sui grandi numeri qualche errore nella copiatura è probabile. Se dovessimo copiare

un romanzo di centinaia di pagine, è facile fare qualche errore di trascrizione

* Obiezioni epistemologica: viene mossa a Darwin l'accusa di non aver reso la teoria una teoria pienamente

scientifica. Secondo Popper una teoria è scientifica quando un certo evento contrario può falsificarla. La fisica

di Newton è scientifica. Se dico che tutti i corvi sono neri è una legge scientifica, perché nel momento in cui trovo un

corvo non nero falsifico la teoria. Darwin dice semplicemente che sopravvive la specie che è adatta all'ambiente. Per

falsificarla si dovrebbe trovare una specie che non è adatta all'ambiente, ma che sopravvive. Cosa che però non si

può fare, perché Darwin non ha dato dei criteri per definire la specie adatta all'ambiente. E' la sopravvivenza di fatto di

una specie che fa capire ai biologi che questa era adatta all'ambiente.

La teoria

di Darwin è come una tautologia, e quindi non può essere falsificata. Se nell'affermazione "sopravvive la specie adatta

all'ambiente" sostituiamo alla locuzione "adatta all'ambiente" con "che sopravvive" (non possedendo una definizione
indipendente di adattamento all'ambiente) otteniamo appunto una tautologia. Perciò la teoria dell'evoluzione non può

essere sottoposta a severa verifica sperimentale.

Darwinismo sociale

viene utilizzata la teoria dell'evoluzione per giustificare il colonialismo. Come la lotta per la vita, in un ambiente privo di

risorse abbondanti, premia gli individui e le specie migliori, perché più adatte alla sopravvivenza, così nella lotta tra gli

Stati, i più evoluti, sono destinati a sopravvivere e a trasmettere ai posteri la loro civiltà. Quindi è naturale che gli Stati

più forti sfruttino gli Stati più deboli. Viene quindi spostata la teoria in ambito sociale, cosa che Darwin non voleva.

Il primo a utilizzare la teoria applicata alla società è Herbert Spencer, massimo rappresentante inglese del positivismo.

Spencer ha inglobato la teoria dell'evoluzione nela concezione di positivismo, creando il darwinismo sociale. Idea che

ottiene grande successo, perché giustificava la legge del più forte. I più adatti alla sopravvivenza erano gli europei,

che sono il popolo più civile ed evoluto. In questo modo viene giustificato il colonialismo: gli altri popoli si adeguano

così a standard di vita migliori. Spencer ha fatto dell'evoluzione il concetto chiave del sistema filosofico. È un filosofo

che ha scritto tanto (pagava un segretario a cui dettare). La sua opera principale è I primi principi, in cui stabilisce i

criteri generali del sistema e dà la definizione di evoluzione: "l'evoluzione è un'integrazione di materia e una

concomitante dissipazione di movimento, durante la quale la materia passa da un'omogeneità indefinita e incoerente

ad un'eterogeneità definita e coerente; e durante la quale il movimento conservato soggiace ad una trasformazione

parallela".

L'evoluzione è un passaggio dal semplice al complesso e dall'omogeneo all'eterogeneo. Dal punto di vista biologico: i

primi batteri sono semplici e poco differenziati, il mammifero è complesso e c'è differenziazione tra gli organi. Questa

idea non è solo biologica, ma per Spencer, è applicabile in tutti i campi (cultura, arte, politica, religione). Tutto è

riconducibile alla legge dell'evoluzione. Spencer è stato in assoluto il filosofo più letto, perché il suo sistema rispettava

la visione dell'800 e perché rispetto al positivismo di Comte e Mill (atei) il suo era compatibile con la credenza in un

Dio trascendente. Secondo Spencer esiste infatti l'inconoscibile, cioè un qualcosa che non verrà mai completamente

eliminato. Per Spencer c'è sempre qualcosa di inverificabile, perché se l'uomo sapesse tutto non ci sarebbe neanche

più progresso nel sapere. Quindi l'evoluzione del sapere umano, pur essendo continua, manterrà qualcosa di
inconoscibile. Qualche forma di avvicinamento all'inconoscibile è data dall'arte e dalla religione. L'inconoscibile

garantisce che fra scienza e religione non ci possa essere un contrasto, perché hanno due oggetti diversi: la scienza il

conoscibile, la religione l'inconoscibile. La visione positivista di Spencer viene soprattutto accettata negli Stati Uniti.

Nel romanzo Martin Eden di London, il protagonista era prima overo, poi riesce a studiare e rimane affascinato

dalla filosofia di Spencer, che aveva allora una notevole influenza sul grande pubblico. In Italia non è tanto conosciuto,

alcune opere non sono neanche state tradotte.


Charles Darwin,
conosciamo il “padre”
dell’evoluzione

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Charles Darwin nelle varie fasi della sua vita.
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Darwin nacque il 12 febbraio del 1809 e morì il 19 aprile del 1882. Il giorno del suo compleanno è
diventato il Darwin Day

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Lo scienziato sviluppò le sue teorie osservando animali come iguane, tartarughe e uccelli

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In particolare Darwin si concentrò sui fringuelli, il cui becco mutava a seconda delle caratteristiche
dell'ambiente in cui viveva. da qui l'idea che gli esseri viventi si evolvessero per adattarsi meglio a loro
mondo.
Il 12 febbraio 1809 nasceva uno dei più importanti studiosi di sempre, le cui teorie
influenzano ancora oggi tutta la scienza moderna; scopriamo chi era Charles Darwin!

 Darwin, il padre dell'evoluzione

 I viaggi, le intuizioni e gli studi

 L'Origine della Specie

 Il più adatto regna!

DARWIN, IL PADRE DELL'EVOLUZIONE

A metà dell'Ottocento un grande scienziato, Charles Darwin, sconvolse l'intera concezione che

l'uomo aveva della natura e del suo sviluppo.,

Charles Darwin nacque il 12 Febbraio1809 in una famiglia benestante dalla mentalità piuttosto

aperta. Nel 1825 si iscrisse alla facoltà di medicina a Edimburgo, ma a causa dei rigidi e antiquati

metodi didattici, il giovane Charles non riuscì mai ad appassionarsi alla disciplina medica e

presto abbandono la facoltà.

Suo padre lo mandò allora all'Università di Cambridge per dedicarsi alla teologia, ma Darwin, già

interessato alle collezioni entomologiche (ramo della biologia dedicata agli insetti) e ai molti libri

sulla natura che cominciavano a circolare, scelse di indirizzare tutti i suoi sforzi verso le scienze

naturali, disciplina fortemente in ascesa.

I VIAGGI, LE INTUIZIONI E GLI STUDI

Agli inizi dell'Ottocento, come già detto, serpeggiava una grande curiosità verso la natura e le

forme di vita più caratteristiche (specialmente quelle esotiche), pertanto non era insolito che durante i

grandi viaggi di colonizzazione o le spedizioni degli esploratori del tempo, alcuni studiosi affiancassero

gli equipaggi per osservare le stranezze naturali di posti molto lontani da casa.

Ecco perché Darwin prese parte alla spedizione della nave Beagle, che dal 1831 per cinque anni batté

le coste dell'America Meridionale e dell'Australia.

Al suo ritorno, Darwin aveva taccuini e libri pieni di appunti di infinite forme di vita vegetale e animale;

in particolare era stato incuriosito dalle particolari specie che abitavano l arcipelago delle

Galapagos , al largo dell'Ecuador (iguane, tartarughe e, soprattutto, uccelli).

L'ORIGINE DELLA SPECIE

Nei campioni di animali e vegetali che Darwin riportò dai suoi viaggi, il naturalista osservò forti

somiglianze tra i fossili e le forme viventi di una stessa area , in particolare per ciò che

riguardava le tartarughe e gli uccelli delle Isole Galapagos. Partendo da questa intuizione, Darwin notò

che in ogni popolazione ci sono delle differenze tra i vari organismi, e che alcune di esse sono

ereditarie e consentono agli individui portatori di generare più discendenti di altri.

Questo concetto di "variazione" tra le specie, portò Darwin a sostenere che i mutamenti ereditari

favorevoli allo sviluppo e alla vita dell'animale in questione - ovvero quelle caratteristiche che lo
aiutano nella riproduzione o nel procurarsi il cibo - tendono a diventare sempre più frequenti nel

corso delle generazioni .

Darwin chiama questo processo "selezione naturale" e secondo tale teoria, non è il più forte quello

che prospera nelle generazione, ma quello che che si adatta meglio al suo ambiente.

IL PIÙ ADATTO REGNA!

Dopo ulteriori approfondimenti, la conclusione strabiliante fu che tutti gli esseri viventi , uomo

compreso, sono sottoposti, nel succedersi delle generazioni, a lenti ma continui

cambiamenti, chiamati evoluzione .

Con questa teoria, spiegata ne L'Origine della specie, pubblicato nel 1859, Darwin affermò che ogni

forma di vita è soggetto ad una lenta ma graduale trasformazione della propria specie.

Queste idee, che troveranno riscontro decenni dopo con le teorie sull'ereditarietà di Mendel e la

scoperta della genetica, modificarono profondamente la prospettiva della scienza dello studio

della natura, che da quel giorno non sarà più la stessa.

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