Sicurezza Moda
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LA NORMATIVA ANTINFORTUNISTICA
Infortuni e malattie sul lavoro possono avere anche cause non riconducibili direttamente a
una specifica condizione di rischio. Un ambiente di lavoro malsano, caratterizzato per esempio
da un’attività lavorativa svolta a ritmi inadeguati o in condizioni di disagio fisico (posizioni
scomode) o psichico (conflitti tra persone), può causare il lento logoramento dell’organismo
e provocare malattie cosiddette aspecifiche, ovvero non associabili mediante un rapporto
causa-effetto a una specifica condizione di rischio, quali artrosi, insonnia, ipertensione, ecc.
della sicurezza nei luoghi di lavoro in seguito all’Atto Unico Europeo del 1987, definendo i re-
quisiti minimi di sicurezza dei lavoratori e i valori limite di esposizione agli agenti di rischio
e inquinanti.
Tali direttive si sono succedute e aggiornate nel tempo, influendo sulle relative norme ema-
nate e applicate nei Paesi membri.
- Evitare, in qualunque caso, di agire con fretta e superficialità, di prendere servizio senza
aver riposato adeguatamente e di assumere bevande alcoliche durante l’orario di lavoro.
Alcuni lavoratori, inoltre, devono essere incaricati della gestione dell’emergenza in caso di
incendio, evacuazione e primo soccorso, ed essere adeguatamente preparati per svolgere
tale compito. All’interno dell’azienda deve essere sempre presente qualcuno preparato per
eseguire tali manovre.
I dispositivi di protezione
I dispositivi di protezione sono attrezzature dedicate alla protezione contro i rischi presenti
sui luoghi di vita e di lavoro. Di essi si occupa il titolo III del D. Lgs. n. 81/2008.
Possono essere distinti in protezioni collettive e protezioni individuali.
Protezioni collettive
Le protezioni collettive riguardano le protezioni delle macchine o di loro particolari elementi
che possono essere fonti di pericolo. Tutte le macchine devono avere dispositivi di comando
e di protezione tali da garantire il massimo grado di sicurezza.
Per quanto riguarda i dispositivi di comando, l’avviamento di una macchina deve avvenire
solamente a seguito di un’azione volontaria su un dispositivo di comando (Start), previsto
per tale scopo.
Ogni macchina deve, inoltre, essere munita di un comando per l’arresto generale (Stop) in
condizioni di sicurezza e di uno o più dispositivi di arresto di emergenza, che consentano di
evitare qualsiasi situazione di pericolo agli operatori.
Questi dispositivi devono essere chiaramente individuabili, ben visibili, rapidamente acces-
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sibili e devono provocare l’arresto della macchina nel più breve tempo possibile, senza creare
eventuali rischi supplementari.
I dispositivi di protezione, invece, possono essere ripari o segregazioni, provvisti di dispo-
sitivi di sicurezza.
I ripari sono barriere efficaci, di costruzione robusta, interposte tra la fonte di rischio e il la-
voratore e installate a una distanza dalla zona pericolosa sufficiente a permettere interventi
ordinari di installazione o sostituzione di attrezzi.
Le segregazioni sono ostacoli fisici (per esempio, una barriera rigida) che rendono irraggiungibile
la zona pericolosa. Sulle strutture di segregazione deve essere segnalato il divieto di rimozione.
Un dispositivo di sicurezza è un elemento di tipo meccanico, elettrico o altro, normalmente
associato a un riparo, che elimina o riduce il rischio. Tale dispositivo deve impedire la messa
in moto della macchina fintanto che l’addetto opera su di essa. Un dispositivo di sicurezza
può essere disattivato solo da personale esperto e con l’ausilio di attrezzi specifici (chiavi,
cacciaviti, ecc.); se si guasta, deve provocare l’arresto immediato della macchina.
Protezioni individuali
Oltre a conoscere i rischi legati all’utiliz-
zo del macchinario e la dislocazione dei
dispositivi di arresto e delle protezioni, il
lavoratore è tenuto a indossare i disposi-
tivi di protezione individuale (DPI) indi-
cati dalla segnaletica antinfortunistica.
I DPI sono attrezzature che proteggono il
lavoratore contro uno o più rischi resi-
dui (ossia i rischi che non possono essere
rimossi) che minacciano la sua sicurez-
za; i principali sono riportati in tabella,
accompagnati dalla loro funzione.
Il lavoratore è tenuto a utilizzare corret-
tamente tali dispositivi e ad averne cura, segnalando difetti o inconvenienti specifici. Per
l’uso corretto di alcuni DPI, è obbligatorio seguire appositi programmi di formazione e di
addestramento.
Principali DPI
Dispositivo Protezione
Elmetto (o casco) Caduta di materiali
Elmetto dielettrico Contatti con elementi in tensione
Guanti in fibra aramidica Contatto con elementi ad alta temperatura
Guanti in cuoio Manipolazione di pezzi taglienti (lamiere, trucioli)
Guanti isolanti Contatto con elementi in tensione
Guanti in neoprene o gomma Lavorazioni chimiche
Scarpe di sicurezza Ustioni, schiacciamenti
Respiratori a filtro Inquinanti atmosferici (polveri, gas)
Cuffie, tappi Rumori
Occhiali, maschere Schegge, spruzzi
Cinture di sicurezza Cadute dall’alto (tetti, pozzi, cisterne)
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Segnaletica di sicurezza
La segnaletica di sicurezza è un sistema di protezione passiva che trasmette, mediante un
colore o un simbolo, un messaggio relativo alla sicurezza sul luogo di lavoro, riferito a deter-
minate situazioni di pericolo: vie di fuga, uscite di emergenza, localizzazione dell’attrezza-
tura di pronto soccorso e dei presidi di sicurezza, pericoli derivanti da un uso improprio del
macchinario, obbligo di utilizzo di DPI specifici, ecc.
Compito della segnaletica di sicurezza è di attirare l’attenzione del lavoratore su situazioni
od oggetti che possono essere causa di rischio, fornendo messaggi rapidi e facilmente in-
terpretabili. Per ottenere tale risultato, è importante che il suo utilizzo e la sua collocazione
seguano alcune semplici regole:
• deve favorire l’individuazione del messaggio e la sua comprensione, evitando la disposi-
zione ravvicinata di un numero eccessivo di cartelli che possano in qualche modo fornire
messaggi contraddittori, generando confusione;
• deve essere visibile da tutte le posizioni ritenute critiche rispetto al messaggio che si vuole
fornire.
Nell’eventualità di segnalazioni che richiedano fonti di energia, è necessario che questa sia
mantenuta anche in caso di guasto all’impianto elettrico.
La segnaletica di sicurezza si suddivide in segnali di divieto, per l’antincendio, di avverti-
mento, di prescrizione e di salvataggio (o di soccorso). Ciascun gruppo di segnalazioni è ca-
ratterizzato da uno specifico colore e da una determinata forma.
Segnaletica di sicurezza
Segnale Colore Forma Esempio Indicazioni e precisazioni
Divieto, pericolo, Rosso Rotonda Atteggiamento pericoloso da
allarme evitare, alt, arresto, sgombe-
ro, dispositivi di interruzione
di emergenza
La sicurezza a scuola
Il D. Lgs. n. 81/2008 indica la scuola come luogo privilegiato per la promozione della cultura
della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. L’art. 11 prevede, nello specifico, l’inserimento, in
ogni attività scolastica, di specifici percorsi formativi, interdisciplinari alle diverse materie,
volti a favorire la conoscenza delle tematiche della salute e della sicurezza, nel rispetto delle
autonomie scolastiche.
L’art. 2 equipara, invece, lo studente che utilizza un laboratorio alla figura del lavoratore: al
lavoratore … è equiparato il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento,
l’allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale
nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici, biologici, ivi
comprese le apparecchiature fornite di videoterminali.
In modo analogo, nell’organizzazione interna della sicurezza nella scuola, il dirigente sco-
lastico (DS) è assimilato al datore di lavoro; su di esso gravano, dunque, le relative responsa-
bilità in materia di sicurezza.
Il DS che sceglie di non svolgere direttamente i compiti propri del Servizio di Prevenzione e
Protezione (SPP) deve designarne il responsabile (RSPP) e mettere a disposizione un adeguato
numero di addetti.
Proseguendo con le analogie, all’interno dell’organizzazione scolastica, gli insegnanti tecnico-
pratici e i docenti teorici che insegnano discipline tecniche, durante lo svolgimento dell’attività
didattica in laboratorio, sono individuati come preposti e hanno, dunque, la responsabilità di:
- addestrare gli allievi all’uso di attrezzature, macchine e tecniche di lavorazione;
- sviluppare negli allievi comportamenti di autotutela della salute;
- promuovere la conoscenza dei rischi e delle norme di prevenzione e sicurezza nei luoghi di
lavoro, ai quali i laboratori sono assimilabili;
- informare gli studenti sugli obblighi che la legge prescrive per la sicurezza nei laboratori;
- segnalare eventuali anomalie all’interno dei laboratori.
Gli studenti-lavoratori
Gli studenti, come tutti i lavoratori cui sono equiparati, devono partecipare a programmi di
informazione, formazione e addestramento.
In particolare, è opportuno garantire l’informazione di tutti gli allievi e delle relative fami-
glie, relativamente alle regole e alle procedure di sicurezza e di emergenza adottate dalla
scuola. La formazione degli studenti, invece, deve fare riferimento a due ambiti, uno trasver-
sale e uno più specifico.
L’ambito trasversale dovrà prevedere indicativamente i seguenti contenuti:
- concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione;
- organizzazione della prevenzione scolastica;
- diritti e doveri dei vari soggetti scolastici;
- organi di vigilanza, controllo, assistenza.
L’ambito specifico dovrà, invece, riguardare i rischi propri dei laboratori e delle attività che
vi si svolgono.
L’addestramento, svolto direttamente nei laboratori e nelle palestre, deve, infine, accertare
che gli studenti sappiano eseguire correttamente e secondo la Buona Pratica di Laboratorio
le esercitazioni previste. Oltre alla dimostrazione pratica di tale capacità, è necessario ve-
rificare, periodicamente, la correttezza delle operazioni svolte, con particolare riferimento
all’uso dei DPI (quando previsto) e al rispetto delle procedure tecniche e dei regolamenti.
L’alternanza scuola-lavoro
I progetti di alternanza scuola-lavoro prevedono la possibilità per gli studenti di alternare
periodi di studio e lavoro, consentendo loro di imparare a diretto contatto con una situazione
produttiva, cioè lavorando in azienda.
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In questo modo si favorisce e valorizza un più stretto collegamento tra scuola e mondo del
lavoro, avvicinando la formazione scolastica alle competenze richieste dal mercato attuale
e sperimentando processi di apprendimento attivi basati sia sul “sapere”, sia sul “saper fare”.
Per quanto riguarda la tutela della salute e della sicurezza, nel caso di studenti che svolgono
attività di alternanza scuola-lavoro, le figure di garanzia (cioè le persone che devono garantirne
la sicurezza) previste dalla normativa sono:
- il datore di lavoro della scuola inviante (cioè il dirigente scolastico);
- il tutor scolastico (assimilabile a un preposto), che segue lo studente;
- il datore di lavoro dell’azienda che ospita lo studente;
- il tutor dell’azienda (assimilabile a un preposto), che sovrintende e vigila sullo studente;
- i due Responsabili (cioè quello della scuola e quello dell’azienda ospitante) del Servizio di
Prevenzione e Protezione (RSPP).
Il RSPP scolastico ha il compito di organizzare la formazione preliminare sulla sicurezza da
fornire agli studenti a scuola, prima del loro invio in azienda, mentre il RSPP aziendale si
occuperà di supportare il tutor aziendale nell’accoglienza, nella formazione specifica e nella
fornitura di documenti, procedure e dispositivi di protezione per ciascuno studente.
Il tutor scolastico e il tutor aziendale condividono i compiti relativi alla predisposizione del
Piano formativo personalizzato, anche con riguardo alla disciplina della sicurezza e salute
nei luoghi di lavoro e alla garanzia del rispetto da parte dello studente degli obblighi propri
di ciascun lavoratore.
In particolare, la violazione da parte dello studente di tali obblighi sarà segnalata dal tutor
aziendale al tutor scolastico affinché quest’ultimo possa porre in essere le azioni necessarie.
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Rischi fisici
Per rischio fisico si intendono diverse fonti di pericolo, di natura fisica, in grado di provocare
disturbi o veri e propri danni ai lavoratori.
Le principali fonti di rischio fisico sono il rumore, le vibrazioni meccaniche e le interazioni
con i macchinari.
Per quanto riguarda il settore tessile/abbigliamento, i rischi fisici investono principalmente
le fasi di tessitura, taglio e confezione.
Rumore
Il rumore è un suono indesiderato che, dete-
riorando qualitativamente l’ambiente, provo-
ca disturbo all’attività umana e pericolo per
la sua salute.
La presenza di rumore può comportare diver-
se patologie: da fastidi passeggeri (ronzii),
fino a danneggiamenti temporanei o perma-
nenti dell’organo uditivo che possono compor-
tare diminuzioni dell’udito più o meno gravi,
raggiungendo anche la totale sordità.
L’esposizione al rumore può causare anche
danni extrauditivi, agendo, attraverso il ner-
vo uditivo, sul sistema nervoso centrale, provocando affaticamento psicofisico, perdita di
equilibrio e irritabilità.
Non è necessario essere sottoposti a un rumore tanto forte da superare la soglia del dolore
per incappare in tali patologie, ma è sufficiente un’esposizione cumulativa a rumori di inten-
sità elevata.
Vibrazioni meccaniche
Le vibrazioni meccaniche sono un fattore di rischio legato all’impiego di utensili vibranti,
macchinari in lavorazione o mezzi di trasporto a motore.
Nello specifico, sono da tenere in particolare conto i moti vibratori superiori agli 80 Hz (80
oscillazioni al secondo), localizzati in prossimità dell’area di contatto (mano-braccio).
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Rischio elettrico
Il rischio elettrico è da ricondurre in massima parte al fenomeno dell’elettrocuzione, cioè
al passaggio della corrente elettrica attraverso il corpo umano, che può alterare il regolare
funzionamento degli organi e delle funzioni vitali (battito cardiaco, respirazione, ecc.).
Tale fenomeno è imputabile principalmente agli impianti, obsoleti e inadeguati, e ai compor-
tamenti che non rispettano le norme di sicurezza.
La pericolosità del fenomeno dipende da molti fattori, elettrici e fisiologici, di cui i principali
sono il tipo di corrente (continua o alternata), la sua intensità, il percorso seguito attraverso il
corpo, il tempo di esposizione al fenomeno, lo stato di salute e lo stato mentale del soggetto.
Quando il livello di corrente nel corpo è eccessivo (superiore ai 50 V) si possono verificare:
- ustioni nel punto di contatto;
- contrazione involontaria dei muscoli (tetanizzazione);
- contrazioni cardiache scoordinate e caotiche (fibrillazione ventricolare), con conseguenze
anche mortali.
Per proteggere i lavoratori dal rischio elettrico, è necessario provvedere all’isolamento e alla
messa a terra di tutti i macchinari in utilizzo.
L’isolamento consiste nell’interporre un elemento a elevata resistenza al passaggio della
corrente tra l’elemento sotto tensione e la persona.
La messa a terra consiste, invece, nel collegare elettricamente con la terra quelle parti me-
talliche che, pur non essendo sotto tensione durante il loro normale funzionamento, potreb-
bero accidentalmente entrare in tensione a causa di un cedimento dell’isolamento.
La presenza di elementi in tensione deve essere segnalata mediante appositi cartelli.
Rischio chimico-tossicologico
L’esposizione frequente o il contatto prolungato con
sostanze pericolose può provocare danni irreversibili
a pelle, occhi, fegato, polmoni, reni, vescica, sistema
nervoso.
La gravità del danno dipende dal grado di tossicità
della sostanza con cui si entra in contatto, dalla quan-
tità assorbita, dalle caratteristiche individuali e dal-
le modalità di assorbimento nel corpo umano. Si va
dalle allergie respiratorie e cutanee, alla tossicità a
livello di sistema nervoso e fegato, arrivando sino alla
possibile insorgenza di tumori.
Tali effetti possono non essere visibili subito, ma soltanto a distanza di tempo, rendendo
complicata la ricostruzione di un chiaro rapporto di causa-effetto.
Il rischio chimico-tossicologico è molto presente nelle fasi di tintura e di altre nobilitazioni,
durante le quali è obbligatorio indossare occhiali, mascherine e guanti per proteggersi dal
contatto diretto con il materiale a rischio e dall’inalazione di polveri pericolose.
In minor misura si registra rischio chimico-tossicologico anche in sala taglio e nel reparto
confezione, a causa della diffusione di polveri portatrici di inquinanti chimici, liberate du-
rante le operazioni di stesura, taglio dei materassi e confezione. In questi casi, dovrebbero
essere predisposti appositi impianti di aspirazione in grado di eliminare o quantomeno dilu-
ire le polveri nocive.
Più in generale, per difendersi dal rischio chimico-tossicologico è bene:
- indossare indumenti e DPI adeguati;
- evitare di mangiare o bere durante le lavorazioni a rischio;
- lavarsi sempre le mani e la faccia al termine delle lavorazioni a rischio;
- togliersi gli indumenti di lavoro, non appena terminata l’operazione.
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Rischio incendi
Negli ambienti di lavoro sono numerose
le cause che possono scatenare un in-
cendio.
La presenza di materiali infiammabili
(combustibili) o che possono favorire la
combustione di una sostanza infiamma-
bile (comburente) è, infatti, difficilmente
evitabile. È, però, importante segnalarli
con l’apposizione in etichetta di pitto-
grammi romboidali con cornice rossa.
A ciò si aggiunge l’imperizia degli opera-
tori nel maneggiare le fonti di rischio e
la presenza di macchinari che, per guasti o malfunzionamenti, possono surriscaldarsi fino a
generare fenomeni di autocombustione.
Per ridurre il rischio incendi, diventa, dunque, fondamentale implementare un più ampio
sistema prevenzione, che prevede:
- progettazione e realizzazione di locali ed edifici in cui siano presenti arredi ignifughi o
poco combustibili ed elementi di protezione (porte tagliafuoco, pareti e arredi resistenti
alla fiamma), in grado sia di difendere gli ambienti e le strutture dagli effetti diretti e indi-
retti del fuoco, sia di ostacolare la propagazione delle fiamme;
- installazione di impianti per la rilevazione e segnalazione automatica dell’incendio e per
l’estinzione delle fiamme sprigionate (sprinkler, idranti, naspi, estintori);
- messa a punto di piani di emergenza e l’indicazione di vie di fuga verso luoghi sicuri, da
mantenere sempre libere;
- predisposizione di controlli periodici e di manutenzione preventiva dei dispositivi di sicu-
rezza e dei macchinari più a rischio.
Il rischio incendi riguarda tutti i reparti, con particolare attenzione per filatura, tessitura e
confezione, nei quali la produzione di polveri tessili e il loro accumulo sui motori elettrici
dei macchinari può generare scintille, e con esse innescare l’incendio.
In questi casi, è fondamentale, oltre a quanto già indicato, un’accurata attività di rimozione
delle polveri.
È bene ricordare che, se la situazione di pericolo non è risolvibile, in sicurezza, con gli appa-
recchi di estinzione di cui si è forniti, è necessario attivare il piano di evacuazione, lascian-
do ai Vigili del Fuoco il compito di domare l’incendio.
Ergonomia
Al di là dei rischi più evidenti, si riscontrano sempre più frequentemente casi di lavoratori af-
flitti da problemi al sistema neuro-muscolare e scheletrico (mal di schiena, dolori muscolari)
o affetti da malattie di natura psicologica e sociale.
I problemi di natura neuro-muscolare sono da imputare in massima parte alla postura scor-
retta, dovuta a postazioni non adeguate, o mantenuta fissa per tempi prolungati, mentre le
problematiche psico-sociali sono legate generalmente a stati di disagio e insoddisfazione
vissuti negli ambienti lavorativi, o alle caratteristiche di insicurezza, monotonia e ripetitività
di certe mansioni.
Per farvi fronte, si è sviluppata l’ergonomia, una disciplina che cerca di migliorare le condi-
zioni lavorative, per raggiungere, attraverso lo studio dell’integrazione tra uomo, macchina e
ambiente di lavoro, una minor fatica psico-fisica e un maggior benessere in senso lato.
L’applicazione degli studi di ergonomia ha, così, permesso di progettare postazioni di lavo-
ro adattabili e regolabili, in funzione delle dimensioni antropometriche e del tipo di attività
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svolta dall’operatore, e di strumenti e macchinari che tengano conto dei movimenti neces-
sari al loro utilizzo e la ripetitività di tali gesti. Questo, unito all’introduzione di pause per
rilassare la muscolatura, riduce l’insorgere delle problematiche descritte.
Anche i livelli di illuminamento e i parametri di temperatura e umidità (microclima), so-
prattutto se non corretti, possono avere un impatto significativo sull’ambiente di lavoro e
il benessere degli operatori coinvolti. In particolare, l’eccesso o l’insufficienza di luce può
determinare affaticamento e disturbi alla vista, mentre valori microclimatici non adeguati
possono causare situazioni di disagio.
La valutazione degli aspetti ergonomici è diventata fondamentale in tutti i reparti e in tutte
le fasi di lavoro, da quelle più sedentarie e progettuali sino a quelle che richiedono più movi-
mento e forza fisica.
Nelle fasi di progettazione e di produzione dei modelli, i rischi connessi con l’ergonomia
sono di gran lunga i più comuni, soprattutto quelli legati alle problematiche posturali e all’af-
faticamento visivo connesso all’utilizzo prolungato di videoterminali. Per limitare tali rischi,
oltre alla progettazione ergonomica degli ambienti, è bene fare una pausa di 15 minuti ogni
due ore di lavoro continuativo e mantenere la giusta distanza dallo schermo.