ARTE
ARTE
La galleria Vittorio Emanuele è stata costruita per mettere in connessione piazza del Duomo e la piazza
costruita davanti al teatro della Scala.
Giuseppe Piermarini concepisce la facciata dell’edificio come se fosse visto lateralmente, non frontalmente.
Il teatro alla Scala è stato il modello a cui si sono ispirati tutti i teatri d’Italia.
La cavea con la parete curva serve ad ottimizzare l’acustica, però la funzionalità si adatta alle esigenze della
società.
A differenza del teatro greco, dove tutti gli spettatori erano disposti allo stesso modo, nel teatro alla scala
c’è una platea dove si accomodavano le classi meno agiate, mentre le logge erano riservate alle
aristocrazie.
L’edificio è composto da piani sfalsati, cioè parti che vengono in avanti e parti che rientrano e, non
essendoci ancora la piazza al momento della costruzione, si accedeva all’edificio attraverso la strada che lo
costeggiava.
Giuseppe Piermarini oltre ad applicare i concetti del neoclassicismo, che vediamo nel richiamo al tempio
greco con le colonne addossate alla parete, aveva anche curato un aspetto funzionale.
Ad esempio, il portico totalmente a gettante (sporgente) permetteva alle carrozze di entrare all’interno e,
quindi, evitava che le persone si bagnassero durante le giornate di maltempo.
Il portico precede il foyer, cioè l’ingresso del teatro, deve si entra e ci sono le biglietterie.
Il teatro alla Scala ha cambiato il suo aspetto nel corso del tempo.
Sono stati costruiti degli edifici agli inizi degli anni novante del ‘900 e sono al servisio del teatro.
L’architetto Mario Botta ha ampliato tutti i luoghi che servono alla scena, al palcoscenico.
Questa è la parte dove si collocano i sipari e la scenografia; un corpo aggiunto ovale è destinato a palestre,
sale di prova.
Un dipinto ottocentesco in cui sono presenti carrozze con cavalli, nostra il teatro all’origine, quando è stato
costruito; si vede nel dipinto che di fronte non era presente la piazza, ma c’era un altro edificio.
E’ presente la cavea (l’insieme delle gradinate dove si sedevano gli spettatori) con le scale e i corridoi che
permettevano di arrivare nelle logge o nel loggione imperiale che si trovava al centro.
La scena è formata da un palco che ha una leggera pendenza verso il basso per una migliore visione e
lateralmente erano presenti le attrezzature di scena che si muovevano a seconda della rappresentazione.
IL NEOCLASSICISMO
Il neoclassicismo è caratterizzato dalla riscoperta del mondo antico; dopo i fasti del barocco che si associava
alla controriforma e il rococò che rappresentava una estrema conseguenza, con Winkelnamm abbiamo il
terorico di questo movimento.
Il nascere e l’evolversi dell’archeologia; vengono portati alla luce già agli inizi dell’ottocento gli scavi delle
città di Ercolano, Pompei e Paestum. Questa riscoperta, oltre al valore che ha dal punto di vista
archeologico, fornisce alla società delle visioni sulla civiltà romana e greca con degli spaccati di vita
quotidiana, cioè si riesce a ricostruire com’era la vita degli antichi romani, riportando alla luce quello che
era rimasto di una città che era stata bloccata nel tempo. Quindi una tragedia permise di scoprire una
testimonianza di vita che diede un input forte anche alla moda dell’ottocento, in quanto i vestiti femminili,
ad esempio, si portavano a vita alta, per riprendere la moda al tempo dei romani. Nasce l’idea del museo
dalle ricche collezioni che si avevano nei vari luoghi d’Europa. I medici avevano iniziato a Firenze, il sovrano
francese all’interno del suo palazzo reale. Le collezioni si trasformeranno in quelle che oggi conosciamo
rispettivamente come la Galleria degli Uffizi a Firenze ed il Museo del Louvre a Parigi. Sono patrimoni che
fanno parte di una collezione privata che comincia ad essere messa a disposizione per la conoscenza di
tutti.
L’architettura è forse, tra le arti, quella più criticabile perché si riprendono gli elementi dell’architettura
antica. In un certo senso diventa una forma di ripetizione.
Una forma d’arte che nell’ottocento ha un valore enorme è, invece, la musica con autori come Beethoven,
Puccini e Verdi (Leggere p.176 e p.177).
Il neoclassicismo non può esistere senza l’Accademia, cioè il luogo deputato a formare gli artisti come
scultori, pittori e, inizialmente, anche architetti.
Queste persone dovevano conoscere la storia e il mondo antico per poterlo replicare nell’era della
modernità.
Sorgono i musei e si formano delle collezioni che nascono dai bottini di guerra.
Napoleone, quando conquistò l’Italia, si portò in Francia tantissime opere d’arte che oggi arricchiscono la
Galleria del Louvre.
Antonio Canova, un abile scultore del neoclassicismo, ha avuto un ruolo importante nel gestire rapporti
diplomatici tra la Francia e l’Italia per fare in modo che alcune opere tornassero in Italia.
ANTONIO CANOVA
Antonio Canova è il principale esponente del neoclassicismo, per quanto riguarda la scultura, e del
neoclassicismo come espressione dell’ideale estetico.
Nel neoclassicismo ci sono diversi temi che possono essere rappresentati come l’ideale del sublime, l’etica,
l’amore per la patria.
L’ideale estetico, tipico della civiltà greca, consisteva nel rappresentare la bellezza in una dimensione ideale
fatta di regole, fatta di rapporti proporzionali, fatta di ordine architettonico.
L’ordine architettonico è l’insieme di regole geometriche e matematiche con cui si stabiliscono i rapporti
proporzionali tra tutte le parti che compongono l’opera, sia essa un’opera di architettura o di scultura.
Antonio Canova è famosissimo per il gruppo marmoreo che rappresenta “Amore e Psiche”; entra in gioco,
quindi, la mitologia.
Viene rappresentato il momento in cui Amore vuole liberare la sua amata dal sonno della morte in cui era
caduta; quando amore la trova, avviene lo scambio di un bacio.
Nel neoclassicismo una regola fondamentale è quella di non rappresentare il momento passionale, come
avveniva nel barocco.
Donatello, ad esempio, aveva rappresentato il suo David al termine della battaglia: la testa di Golia era,
infatti, sotto il suo piede.
Michelangelo aveva rappresentato lo stesso David nel momento precedente al lancio del sasso con la
fionda, quindi in una apparente rilassatezza.
Nell’opera del Canova c’è un momento estremamente teso tra questi due amanti che si accingono ad
abbracciarsi, ma di fatto non si sono ancora toccati.
L’opera non è molto grande, può essere inclusa in una circonferenza che ha un diametro massimo di 1,60
metri e si vedono due circonferenze che formano le braccia, con le teste che si accostano all’interno.
Ci sono delle direzioni formate nello spazio dalle ali e dalle gambe, in una postura morbida e delicata.
Antonio Canova è stato tra gli artisti che hanno rappresentato meglio il senso della pelle, la sensazione
dell’incarnato; addirittura pare che usasse la cipria per dare una colorazione al marmo e rendere l’effetto
della pelle.
Questo monumento si trova a Vienna ed è dedicato alla moglie dell’imperatore, morta di parto.
Il sovrano le dedica un monumento ispirandosi all’antico Egitto, perché realizza una piramide per il sepolcro
di questa donna.
In realtà, non è una vera e propria piramide perché è tagliata a metà dalla parete dell’edificio della chiesa in
cui si trova, la chiesa di sant’Agostino.
La moglie è ritratta in un bassorilievo che è collocato su un medaglione che è posto sulla parte alta,
sostenuto da una figura alata.
Al di sotto di essa c’è una porta che contrasta con l’idea della piramide.
Le piramidi dell’antico Egitto, infatti, erano dei luoghi di sepoltura che venivano chiusi quando veniva
sepolto il sovrano ed erano senza porta; erano, quindi, luoghi inaccessibili e inespugnabili.
Qui, invece, viene messa una porta addirittura aperta, con una processione di figure che incede dall’esterno
superando un leggero crepidoma, cioè una sequenza di gradini, e si inoltra in questa porta che rappresenta
il passaggio dalla vita alla morte.
C’è una chiara corrispondenza con la letteratura di Foscolo, che fa riferimento ai sepolcri e al tema della
morte.
Canova rappresenta la processione con queste figure in cui inesorabilmente spesso il destino vede i più
giovani varcare questa soglia.
Mentre l’anziano che si trascina sul bastone arriverà dopo a varcare questa soglia.
Sul lato destro la figura di un leone che simboleggia l’imperatore stesso come custode di questo sepolcro e
che nella memoria delle piramidi ricorda la sfinge che rappresentava il custode delle piramidi.
E’ una rappresentazione simbolica della figura femminile: la protagonista viene rappresentata come Venere
vincitrice, quando dai racconti mitologici sappiamo che Paride darà la mela della vittoria a Venere,
rappresentandola come la figura più bella; rappresenta, quindi, la bellezza universale.
Il corpo appare sdraiato su un letto che sembra quello degli antichi romani, il divano con un solo bracciolo,
dove si appoggiavano e si sdraiavano.
La parte alta del busto è perfettamente dritta. L’asse verticale segue la direzione della parte alta del corpo.
La parte orizzontale, quella delle gambe, è perfettamente aderente alla direzione del letto e tutta la parte
che va dal busto alle gambe si raccorda con un arco di circonferenza adagiandosi morbidamente, mettendo
in risalto l’anatomia del corpo, fino al punto dove è coperta dal lenzuolo.
Tutto il gruppo scultoreo ha un meccanismo interno che permetteva di essere ruotato a seconda delle
condizioni di luce; cioè si poteva modificare l’angolazione per permettere una certa inclinazione e guardarla
in un certo modo.
LA PITTURA NEOCLASSICA
Per quanto riguarda la pittura neoclassica ci sono grandi opere, grandi in tutti i sensi; sia per le loro
dimensioni, sia per la scelta dei temi trattati, sia per la piena aderenza alla teoria del neoclassicismo.
Winkelmann aveva posto i principi teorici come la solennità, la pacatezza, l’etica, l’estetica.
Antonio Canova è il principale esponente dell’ideale estetico del neoclassicismo; il concetto della bellezza
ritorna ad essere un concetto oggettivo, come era inteso dai classici.
David è tra i principali esponenti dell’ideale etico del neoclassicismo, quell’0ideale che mette in primo piano
la morale.
E’ un’opera che ripropone un tema antico, un tema dell’antica Roma nella sua prima fase di
consolidamento, ovvero la lotta tra romani e laziali, tra Roma e Albalonga, dove Orazi e Curiazi si
contendevano il potere.
Il quadro si intitola “Il Giuramento degli Orazi” e presenta dimensioni enormi (330 cm X 425 cm).
Questo quadro è stato concepito come un’opera teatrale perché la postura, la luce, la scena che si
rappresenta è studiata nei minimi dettagli ed ogni dettaglio ha una sua funzione e serve a valorizzare quello
che sta accadendo; nella scena rappresentata gli Orazi, una famiglia nobile romana, stanno mandando i
suoi figli a combattere. Il padre consegna le spade ai suoi figli e pretende il giuramento.
La scena è suddivisa in tre campi che sono evidenziati dai tre archi che sono presenti nel dipinto.
A sinistra sono presenti i soldati che vediamo di spalle. C’è un raggruppamento anomalo di questi soldati
che è richiesto dalla scena, perché due giurano con il braccio destro e uno con il sinistro.
E’ importante il senso del gruppo, cioè i tre fratelli sono una cosa sola.
Al centro c’è il padre che consegna le spade ed è il soggetto principale della scena.
Sulle mani che stringono le spade è collocato il punto di fuga dell’impianto prospettico della scena.
Sulla destra le donne hanno un’altra visione di questa scena, la visione della disperazione perché questi
ragazzi vengono mandati sul fronte a morire; le donne, quindi, piangono impotenti questi figli che non
potranno salvare e anticipano un pianto di morte.
La luce è una sorgente esterna posta a sinistra ed entra nello spazio che è un cortile, uno spazio aperto,
dove la luce bassa fa pensare che la scena si svolga alle prime luci dell’alba, quando il sole è molto basso, e
si proiettano delle ombre lunghe, come quelle dei soldati e del padre.
La copertura che si trova nella parte alta, proietta la sua ombra sulla parete di fronte; c’è una separazione
tramite una linea orizzontale che divide la zona superiore in ombra da quella inferiore illuminata.
La luce prende i soldati alle spalle mettendo in risalto il profilo tagliente, di particolare attenzione, di
particolare emozione che stanno vivendo questi ragazzi con sapevoli di ciò che stanno per compiere.
La luce, poi, investe frontalmente il padre e rende la lucentezza del metallo delle spade e mette in primo
piano il gesto di richiesta del giuramento che sta facendo il padre.
La luce sembra quasi adagiarsi, come se andasse a morire sui corpi delle donne, mettendo in evidenza il
loro stato di abbandono, il loro stato di assoluta impotenza.
Il portico ha una architettura che rimanda all’architettura romana; addirittura si vede anche il materiale
perchè questi archi sono rivestiti con i mattoni.
Le colonne sono in stile tuscanico, perché il capitello è molto piccolo, ha l’abaco e l’echino e la colonna ha la
superficie liscia; quest’ultima caratteristica la distingue dalle colonne ioniche, doriche e corinzie che hanno
il fusto con le scanalature.
LA MORTE DI MARAT
Il titolo viene riportato nel testo come “Marat assassinato”. L’opera, fatta da david, riportava un tema di
attualità per quei tempi, ovvero la rivoluzione francese.
Marat è un esponente in vista dei rivoluzionari che aveva partecipato a diverse battaglie; nel corso di
queste lotte aveva contratto una malattia alla pelle che gli provocava forti dolori e fastidi, e trovava sollievo
solamente stando immerso in acqua in una vasca da bagno.
Marat venne assassinato da una controrivoluzionaria, Charlotte Corday, che si fece ricevere con uno
stratagemma, affermando di voler fare delle rivelazioni.
Charlotte nascose il coltello sotto il vestito ed uccise Marat con una pugnalata.
Mentre nel “Giuramento degli Orazi” la scena è quella precedente alla battaglia, in questo dipinto vediamo
la scena seguente all’omicidio che è avvenuto.
Il quadro appare di grandi dimensioni, sebbene non quanto il “Giuramento degli Orazi”.
David sceglie di dividerlo a metà prendendo ispirazione da Caravaggio. L’idea di lasciare metà dipinto
immerso nel buio aumenta la sensazione di drammaticità del dipinto.
La scena vera e propria si trova nella metà sottostante dove vediamo che Marat è immerso nella vasca, ha
davanti un piano di legno dove lui scriveva le missive e tiene in mano la lettera di Charlotte che chiedeva di
essere ricevuta.
Nella mano scivolata a terra, c’è ancora il calamaio e per terra si trova ancora il pugnale intriso di sangue.
David si è ispirato alla deposizione di Raffaello e di Caravaggio; è presente, infatti, molta somiglianza tra la
postura e la forma del braccio delle opere di David con quella degli artisti Raffaello e Caravaggio.
Il tavolo è fatto di un materiale di scarsa qualità, dove David ha riportato la sua firma con una dedica: “A
Marat”.
La luce proviene dall’alto, laterale, esterna al dipinto, come nel “Giuramento degli Orazi”, e investe il
soggetto mettendo in risalto tutta l’ombra che gli cade davanti. Il suo stesso corpo gli fa ombra in metà del
viso e nel suo stesso busto.
Ingres è un artista neoclassico che ha come tema centrale nei suoi dipinti l’esaltazione della bellezza, quindi
l’ideale estetico.
Come Canova nella scultura, Ingres applica l’ideale estetico nella pittura.
Il chiasmo voleva uno sbilanciamento del corpo perché il peso è caricato su una sola gamba e, quindi, il
bacino subisce una rotazione. Da una parte si abbassa il bacino e corrisponde un inarcamento della colonna
vertebrale con cui la parte alta del busto si ruota dalla parte opposta.
La luce proviene da sinistra, mentre la destra del dipinto risulta in ombra. Questa descrizione riguarda il
nudo maschile.
Il soggetto femminile, invece, rimanda al soggetto del nudo sdraiato che abbiamo già visto con Giorgione e
Tiziano nel rinascimento.
Dalla figura ideale della Dea rappresentata da Giorgione immersa in un paesaggio totalmente isolata dalla
realtà, si arriva alla rappresentazione della figura sensuale, cioè della donna reale.
Questa sensualità che rappresenta il soggetto femminile sdraiato è accentuata da un richiamo al gusto per
l’oriente: la decorazione rappresentata nei tessuti, l’oggetto che tiene in mano, un ventaglio fatto di piume.
C’è anche un richiamo al rinascimento nell’acconciatura; il turbante che si trova tra i capelli richiama un
dipinto di Raffaello ed in particolare l’opera intitolata “La Fornarina”.
Napoleone, salito al trono e diventato imperatore di Francia, chiede a questi due artisti la realizzazione del
ritratto ufficiale.
David lo rappresenta a cavallo, con un cavallo che si impenna, mettendo in risalto l’eroismo del
personaggio. Questa scena è quella di una battaglia perché si vede che è su una montagna, si vedono in
lontananza i cannoni e sulla pietra è riportata l’incisione di Annibale e Scipione insieme a quella di
Napoleone.
David rappresenta quindi il gesto eroico del condottiero, invece Ingres mette in risalto la bellezza
dell’imperatore seduto sul trono, ornato di tutti i paramenti migliori, probabilmente nel momento
dell’incoronazione; infatti la corona è fatta conle foglie d’alloro in oro ed ha un richiamo ai ritratti
fiamminghi.
IL ROMANTICISMO
Il neoclassicismo inizia nel settecento; nell’età dei lumi, il ritorno alle forme razionali coincide con la
riscoperta dell’arte del mondo antico.
L’artista per essere affermato durante l’ottocento doveva avere una formazione rigorosa, scientifica, che si
ottiene frequentando le accademie; pur frequentando le accademie, però, l’artista sente il bisogno di avere
una certa autonomia, di svincolarsi dalle regole.
E’ un percorso che ha inizio con il romanticismo e che seguirà il suo cammino con le correnti successive
(realismo, impressionismo, etc.).
Con ili romanticismo si mette in risalto il sentimento che, spesso, coincideva con le fasi storiche che
venivano vissute, quelle delle insurrezioni in Italia con i moti rivoluzionari; l’artista ha un sentimento molto
vivo per la patria.
FRANCISCO GOYA
Lui dipinge i ritratti ufficiali del re di Spagna e della sua famiglia ma, al tempo stesso, è un pittore che vive il
suo tempo caratterizzato da rivoluzioni, dall’inquisizione e da un forte divario sociale tra ricchi e poveri.
Ciò viene riportato nella sua arte; se da un lato c’è una produzione ufficiale dei ritratti di corte, dall’altro c’è
una serie di produzioni che rappresentano i suoi incubi. Un disegno famoso di Goya, intitolato “Il sonno
della ragione genera mostri”, è un’opera in cui si rappresenta come se fosse addormentato e sopra di lui
figure mostruose che lo tormentato.
Rappresenta un fatto realmente accaduto; questo quadro ispirerà nel novecento anche altri artisti tra cui
Picasso.
Il tema è quello della soppressione della popolazione che, indifesa, viene barbaramente uccisa.
Goya rappresenta il plotone francese, che ha il comando di uccidere, di spalle. Non si vedono i volti di
questi soldati, ci sono i cappelli sulle loro teste che li coprono completamente e li fanno apparire come una
macchina programmata per uccidere, come se i soldati fossero privi di sentimenti.
Dalla parte opposta i personaggi sono rischiarati dalla lanterna collocata al centro.
La sorgente di luce è messa dentro il dipinto, questa volta, e rischiara la zona centrale mentre tutt’intorno si
vede il buio della notte.
In lontananza si vede un campanile che rappresenta la Chiesa, presenta ma impotente; la Chiesa non fa
niente di fronte a questa dura realtà; le persone sono in processione e passano di fronte al plotone.
Il primo è già a terra in una pozza di sangue, tramortito.
La figura centrale è quella drammaticamente più intensa perché è come se fosse crocifisso per via della
postura; i colori accesi e la maglia bianca, insieme allo sguardo terrificato, lo mettono in evidenza.
Dietro di lui sono presenti persone che si coprono il volto con una mano perché non hanno il coraggio di
guardare quello che sta avvenendo.
THEODORE GERICAULT
Come Goya, anche Gericault è un artista che si muove tra neoclassicismo e romanticismo.
Molti naufraghi si salvano grazie ad una zattera improvvisata e, quindi, riescono ad essere portati in salvo.
Quando arrivano in patria questi superstiti raccontano quello che hanno vissuto con questo naufragio; cioè
l’affondamento della nave e la navigazione per giorni su di una zattera. Qualcuno di loro morì e si sentì dire
che addirittura avessero praticato il cannibalismo pur di poter sopravvivere.
Le scene sono orribili e l’artista dipinge quest’opera sulla base del racconto, in quanto non aveva vissuto
l’esperienza in prima persona.
L’opera è di dimensioni monumentali; la base del dipinto è sette metri e si trova al Louvre di Parigi.
Per costruire la scena che lui si immagina, fa posare dei nudi nel suo atelier. Fa ricorso alla piramide
compositiva, così come aveva studiato in accademia, così’ come era stata imparata dai maestri del seicento
e del rinascimento.
La piramide umana è formata al vertice dall’uomo che ha più forza, che messo nel punto più alto sta
sventolando uno straccio perché all’orizzonte si vede un puntino, una nave che per loro rappresenta la
salvezza.
Quindi stanno facendo di tutto per farsi notare e per essere tratti in salvo.
Sotto di lui questa piramide ha la direzione delle posizioni degli altri naufraghi che progressivametne vanno
perdendo forza e, alla base della piramide, ci sono i cadaveri; c’è quello che è riverso, che rimane attaccato
alla zattera con le gambe e il resto del corpo è in acqua.
C’è un corpo trattenuto da un anziano; potremmo immaginare che si tratti della figura del padre che
trattiene il corpo del figlio morto, magari spera di dargli una sepoltura dignitosa.
L’ultima figura a sinistra che ha la testa rivolta verso l’alto e il braccio in acqua è molto simile con il braccio
della “Deposizione di Cristo” del Caravaggio, lo stesso che ha usato David nella “Morte di Marat”.
Questa piramide compositiva umana si contrappone a quella fatta dalla zattera; c’è una vela con l’albero e
due funi che sono tirate e tengono la vela che spinge la zattera nella direzione contraria a quella che,
invece, rappresenta la salvezza per i naufraghi. Si vede il vento che gonfia la vela e le onde altissime che
cercano di affondare la zattera.
L’artista con l’applicazione delle regole accademiche porta avanti i temi del romanticismo.
L’artista vorrebbe svincolarsi dal committente e vorrebbe dipingere quello che sente, non quello che gli
viene commissionato; quindi vuole rappresentare le proprie emozioni. Siamo in una fase in cui non c’è solo
un’arte di stato che si manifesta solo nelle mostre ufficiali, ma iniziano a nascere le gallerie private, gallerie
espositive in cui l’artista espone i quadri che ha dipinto sulla base del proprio sentire, delle proprie
emozioni e che il potenziale committente potrebbe acquistare.
Prima c’era la bottega dove l’artista lavorava per i committenti obbedendo alle loro richiesta, adesso
l’artista vuole essere protagonista del soggetto rappresentato.
EUGENE DELACROIX
E’ un artista un po’ più giovane di Gericault che dipinse un quadro famoso che divenne un simbolo ella
rivoluzione francese e si intitola: “La libertà che guida il popolo”.
In quest’opera c’è lo stesso impiando compositivo della “Zattera della Medusa”; c’è la stessa piramide
umana.
Al vertice della piramide c’è la figura della libertà che è una figura allegorica.
Delacroix sceglie una figura femminile che ha una consistenza corporea che rimanda alla statua.
Questa figura si ispira alla Venere di Milo; infatti, se guardiamo il busto, la posizione della testa, la posizione
delle spalle inclinate, i seni, è uguale tra le due figure.
L’artista attualizza al tema della rivoluzione questa statua perché gli fa indossare il vestito di una popolana
e gli mette in mano la bandiera francese.
Questa piramide ha ai lati due soggetti, un uomo e un ragazzo; questo significa che la rivoluzione
coinvolgeva tutte le fasce di età, quindi vediamo il bambino con la pistola e l’uomo con il fucile.
A destra, nella rappresentazione del fumo che avvolge tutta l’atmosfera, si intravedono due torri e si
intuisce chiaramente che si tratta delle torri di Notre Dame; quindi è chiaro che l’opera è ambientata a
Parigi.
Questa piramide ha una base che è una barricata costituita da cadaveri. C’è una figura con il calzino che sta
scivolando che è presente anche nella “Zattera della Medusa” di Gericault.
FRANCESCO HAYEZ: IL BACIO
Questo è un dipinto legato al tema della rivoluzione. La figura maschile è un soldato; ciò si capisce dalla
piuma che porta sul cappello. La luce, come nel “Giuramento degli Orazi”, è una sorgente esterna al dipinto
che proietta un’ombra ed è come se fosse alle prime luci dell’alba o comunque non in pieno giorno.
Lo spazio rappresentato è scarno, essenziale, come se fosse l’ingresso di un palazzo, un atrio, perché c’è
una scala. La ragazza è scesa dal piano di sopra e lui è passato a salutarla perché sta partendo.
A sinistra c’è un passaggio dove c’è un’ombra che si proietta: è una sagoma con un cappello; è come se
fosse il suo compagno che lo aspetta per partire per il fronte.
Quindi è una bacio amoroso, appassionato, ma anche un bacio d’addio; quindi è un momento di distacco.
Si cogllie la bellezza della moda del tempo, soprattutto di quella femminile perché ha un vestito lucente,
probabilmente di seta.
I PRERAFFAELLITI
I preraffaelliti sono una confraternita e si danno questo nome perché guardano all’ arte prima di Raffaello.
Vengono riscoperti, quindi artisti come Botticelli, Giotto (che ha introdotto il concetto di profondità nel
dipinto), Piero della Francesca e tutti i pittori del quattrocento che hanno incominciato la storia della
pittura moderna. I preraffaelliti si rifanno a questi artisti perché guardano alla pittura come qualcosa che si
vuole semplificare. Nel corso dei secoli, la pittura si è caricata di regole; infatti l’artista neoclassico e il
pittore che dipinge applicando tutte le regole, ed è richiesto ed affermato. Con il romanticismo c’è uno
schieramento di artisti che, invece, guardano di più verso una rappresentazione interiore, cioè vogliono
rappresentare quello che sentono, non quello che viene imposto dal committente. Su quest’ onda ci si
vuole distaccare dalle regole accademiche e snellire il corso della pittura, per questo si guarda ai maestri
del quattrocento e si riscoprono perché questi personaggi erano finiti nell’ oblio dopo Raffaello, Leonardo
da Vinci, Michelangelo. Tra coloro che rivisitano la cultura del quattrocento abbiamo Rossetti, un autore
che fa parte della confraternita.
E’ un’annunciazione il cui titolo “Ecce Ancilla Domini!” può essere tradotto come “Ecco la serva del
signore”; questa e la frase che pronuncia Maria quando l’angelo le annunciò che sarebbe diventata la
madre di Gesù. Il tema rimanda alle opere del quattrocento, come “L’ Annunciazione “di Beato Angelico ad
esempio. Notiamo, in questo caso, una rappresentazione essenziale con uno schema abbastanza semplice,
con una vaga idea di prospettiva, linee di fuga che convergono verso un ipotetico punto principale e la
semplicità della figura di Maria e dell’angelo in questo annuncio.
IL PAESAGGIO ROMANTICO
Nel contesto del romanticismo, e quindi di un movimento letterario che si chiama “sturm und Drang”,
abbiamo un protagonista, Caspar David Friedrich che collochiamo tra i maggiori esponenti del
romanticismo in Germania e che dedica una particolar4e attenzione alla rappresentazione del paesaggio,
ma pone sempre un confronto tra l’uomo e la natura; questo è uno dei temi centrali del romanticismo e
veniva affrontata anche da poeti e letterati. Di Friedrich ricordiamo due opere: “l’abbazia nel querceto” e “il
viandante sul mare di nebbia”. La presenza umana la vediamo sottomessa al paesaggio e alla natura.
Viene raffigurata una processione funebre. Le persone tengono sulla spalla una bara e si vede un cimitero,
attaccato ai ruderi di un edificio gotico. Ci sono degli alberi spogli, come se questo luogo fosse immerso in
una foresta e, quindi, la vegetazione si perde in questo spazio profondo e lascia intravedere il cielo come se
fosse un’alba.
La presenza umana è piccola rispetto al paesaggio, il messaggio è quello della superiorità della natura
rispetto all’uomo.
Il personaggio è un nobiluomo, si vede dall’abbigliamento che segue la moda della seconda metà
dell’ottocento, con il bastone e la giacca tipici. Quest’uomo è arrivato su uno sperone di roccia e guarda
davanti a se questo paesaggio, caratterizzato da una vallata, dove la nebbia è scesa sotto di lui, quindi
l’uomo ha le nuvole di sotto. C’è una rappresentazione quasi scientifica delle nuvole.
Anche in questo caso riemerge il tema dell’immensità della natura e della limitatezza dell’uomo rispetto a
questa immensità e alla vastità di questo spazio.
E’ un quadro simile a quello di Gericault, intitolato “La Zattera della Medusa”, il quale fece un’opera
caratterizzata da uno stile accademico e romantico.
Come Gericault, l’artista fa prevalere la natura di fronte all’umanità; infatti della nave si vede solamente
uno scorcio, nell’attimo in cui si sta inabissando, in un paesaggio nordico, caratterizzato da un mare
ghiacciato.
La nave si è scontrata con un iceberg, quindi, questi blocchi di ghiaccio si sono frantumati e Friedrich ha
dato al ghiaccio frantumato la forma di lastre di marmo.
Sembrano lastre di marmo spezzate dall’urto di questa nave che si sta inabissando.
L’impianto compositivo piramidale presente anche nell’opera di Gericault serve a dare il senso della
profondità; le lastre di ghiaccio, infatti, formano una piramide e aumentano il senso di mistero e di
profondità dell’opera.
Turner, insieme a Constable, sono gli esponenti del romanticismo in Inghilterra. L’Inghilterra è la nazione
che ha iniziato la rivoluzione industriale ed è più avanti rispetto agli altri paesi europei: gli artisti si
interessano al fenomeno scientifico della natura, infatti, Turner mostra nei suoi dipinti la rappresentazione
dell’aria: il vento, la tempesta, il ciclone.
Questi quadri si intitolano: “Il Tamigi sotto il ponte di Waterloo” e “ Negrieri buttano in mare morti e
moribondi”.
Il luogo è irriconoscibile; si capisce che è un luogo d’acqua perché c’è un’imbarcazione. Turner diventa un
anticipatore della cultura impressionista.
Sono presenti pennellate smarginate, sfrangiate che rappresentano qualcosa che l’artista vede con i propri
occhi ed è una novità: questo lavoro non è frutto di una committenza, a differenza delle opere precedenti.
L’artista racconta un episodio realmente accaduto, degli schiavi portati dall’Africa all’America; durante
questi viaggi una tempesta aveva obbligato i commercianti di schiavi a liberarsi del carico di schiavi,
buttandoli in mare senza alcuna pietà.
IL BIEDERMEIER
Subito dopo il Congresso di Vienna si sviluppa questo stile artistico-ornamentale che rappresenta una
risposta allo stile impero; è uno dei primi accenni di modernizzazione delle case, di chi se lo poteva
permettere, c’erano arredi fatti con una produzione rigorosamente artigianale ed erano di grande pregio,
esprimevano la ricchezza e la ridondanza delle forme.
Il Biedermier è una prima forma di snellimento che si dà alla produzione degli arredi domestici e non solo;
anche gli oggetti e i suppellettili che arredano la casa vengono prodotti con questo stile.
L’ARCHITETTURA ROMANTICA
L’architettura romantica, un po’ come l’architettura neoclassica, non ha un pregio artistico. Mentre quella
neoclassica prende spunto dal mondo classico, quella romantica prende spunto dal mondo medievale,
quindi dall’architettura gotica. Un esempio è il Big Ben di Londra, un architettura realizzata nell’ottocento
con lo spirito medievale.
Il castello di Cheshire a Temple Garden presenta degli arredi che si richiamano all’arte orientale.
IL CASTELLO DI SAMMEZZANO
E’ un castello costruito da un ricco benestante che realizzò questo edificio decorato secondo lo stile
orientale, è oggi in uno stato di totale abbandono.
L’ECLETTISMO ARCHITETTONICO
Il Duomo di Firenze (Cattedrale di Santa Maria del Fiore) ha una facciata di gusto eclettico perché è
presente l’elemento romanico, l’elemento gotico, l’elemento ottocentesco.
Non è un edificio unico nel suo genere, come invece lo era il Battistero di Firenze che era interamente in
stile romanico.
Anche la facciata di Notre Dame è frutto di sovrapposizione di periodi diversi; anche il Duomo di Milano è
formato dalla sovrapposizione di stili sovrapposti.