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Decameron

Giovanni Boccaccio, uno dei grandi autori del Trecento, è noto per il suo capolavoro 'Decameron', considerato la prima opera completa di novellistica in prosa italiana. La sua vita letteraria può essere suddivisa in sei fasi, che includono la sua infanzia a Firenze, la giovinezza a Napoli, e i suoi anni di attività a Firenze e Certaldo, culminando nella scrittura del 'Decameron' tra il 1349 e il 1353. Quest'opera, composta da 100 novelle, esplora temi come l'amore, l'ingegno e la fortuna, offrendo un ritratto vivace della società medievale e una critica all'ipocrisia del clero e della politica.

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Giovanni Boccaccio, uno dei grandi autori del Trecento, è noto per il suo capolavoro 'Decameron', considerato la prima opera completa di novellistica in prosa italiana. La sua vita letteraria può essere suddivisa in sei fasi, che includono la sua infanzia a Firenze, la giovinezza a Napoli, e i suoi anni di attività a Firenze e Certaldo, culminando nella scrittura del 'Decameron' tra il 1349 e il 1353. Quest'opera, composta da 100 novelle, esplora temi come l'amore, l'ingegno e la fortuna, offrendo un ritratto vivace della società medievale e una critica all'ipocrisia del clero e della politica.

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Boccaccio e il Decameron

Giovanni Boccaccio è tra i grandi autori del Trecento, insieme a Dante Alighieri e Francesco
Petrarca. Boccaccio è considerato il padre della narrativa in prosa in lingua italiana. Il suo nome è
legato in modo indissolubile al capolavoro Decameron, la prima compiuta opera di novellistica
della prosa trecentesca.
Per facilitare lo studio, la vita e l’attività letteraria di Boccaccio può essere distinta in sei fasi:
1) l’infanzia fiorentina (1313-1327); 2) la giovinezza napoletana (1327-40); 3) il primo decennio di
attività fiorentina (1341-50); 4) il secondo decennio di attività fiorentina (1351-60); 5) il ritiro a
Certaldo (1361-65); 6) l’ultimo decennio fiorentino-certaldese (1365-75).
1. Infanzia fiorentina di Boccaccio Giovanni (1313-27)
Giovanni Boccaccio nasce fra il giugno e il luglio del 1313 a Certaldo o a Firenze, dal ricco
mercante Boccaccino di Chelino. È un figlio illegittimo, ma il padre lo riconosce e gli fa compiere i
primi studi nella propria casa di Firenze. Ben presto, però, è mandato dal padre a Napoli per far
pratica mercantile e bancaria.
2. Giovinezza napoletana e i primi scritti (1327- 40)
A Napoli Giovanni Boccaccio, dopo aver abbandonato le attività commerciali, si dedica agli studi
letterari. Frequenta la corte del re Roberto d’Angiò e conosce Maria dei conti d’Aquino, la donna
che amerà e celebrerà nei suoi componimenti con il nome di Fiammetta.
1333-34 (oppure secondo altri 1335-37) scrive la prima opera, la Caccia di Diana, un poemetto
allegorico-mitologico in terzine: le ninfe seguaci di Diana, casta dea della caccia (dietro alle quali è
facile identificare le nobildonne della società mondana napoletana), si ribellano alla dea e offrono le
loro prede a Venere, che trasforma gli animali in bellissimi uomini; tra questi vi è anche Boccaccio,
che da cervo diventa uomo colmo di ogni virtù. È evidente in questa conclusione, il rovesciamento
positivo del mito classico di Circe.
1336-39 compone il Filocolo, romanzo in prosa d’avventura e d’amore, secondo la tradizione
cortese proveniente dalla Francia; narra dell’amore contrastato tra Florio e Biancofiore. In esso
appare per la prima volta, in veste di ispiratrice e dedicataria, Fiammetta.
1339-40 compone Teseida delle nozze d’Emilia, il primo poema epico in volgare della letteratura
italiana, ed è dedicato a Fiammetta. È scritto in ottave ed è articolato in dodici libri come l’Eneide
di Virgilio. Narra la lotta di Teseo contro la città di Tebe e contro le Amazzoni.
1340 compone il Filostrato (altri datano tuttavia quest’opera al 1335), dedicato a Fiammetta. È
un poema in ottave; narra dell’amore di Troiolo, figlio di Priamo re di Troia, per Criseida, una
donna greca prigioniera a Troia. Grazie alla mediazione dell’amico Pandaro, Troiolo-Filostrato
(Filostrato, “vinto d’amore” nel greco approssimativo di Giovanni Boccaccio) riesce a ottenerne
l’amore. Ma Criseida, attraverso uno scambio di prigionieri, ritorna al campo greco e, nonostante le
promesse di fedeltà, si dà a un altro amante. Troiolo-Filostrato allora si lascia uccidere in duello da
Achille.
3. Il primo decennio di attività fiorentina (1341-50) di Giovanni Boccaccio
Nel 1340, a causa di gravi problemi finanziari, Giovanni Boccaccio è costretto a tornare a Firenze.
Qui, per mantenersi, si mette al servizio del Comune che gli affida incarichi e ambasciate in varie
città d’Italia. Diventa amico di Francesco Petrarca e grande ammiratore di Dante Alighieri.
Al 1342-43 risale la prima redazione dell’Amorosa visione. È un poema allegorico in terzine
suddiviso in cinquanta canti. Giovanni Boccaccio visita in sogno, sotto la guida di una donna
gentile, un castello; qui sono rappresentate scene allegoriche e appaiono personaggi celebri, da
Aristotele a Boezio, da Avicenna a Orfeo, da Socrate a Tolomeo (il che permette all’autore di
mostrare la propria erudizione). Uscito dal palazzo, il poeta incontra in un bel giardino alcune
nobildonne fiorentine e napoletane, tra cui Fiammetta. Si apparta con lei in un boschetto e cerca di
possederla mentre la donna sta dormendo. Ma Fiammetta si risveglia e fa presente che la guida può
tornare da un momento all’altro e così interrompe l’amplesso. In effetti la guida torna e promette al
poeta il pieno possesso della donna, se saprà attenersi sempre ai precetti virtuosi imparati durante il
viaggio.
Al 1343-44 risale la composizione dell’Elegia di Madonna Fiammetta. È l’opera più matura di
Boccaccio prima del Decameron. Si tratta di una lunga lettera che Fiammetta rivolge alle donne
innamorate per raccontare loro il proprio dramma d’amore.
Il risultato è un romanzo-confessione o un romanzo-monologo, in prima persona. Fiammetta ha
amato Panfilo, pur essendo sposata. Invano la nutrice ha tentato di distoglierla da questo amore.
Panfilo (dietro cui si nasconde l’autore) deve partire da Napoli, ove il racconto è ambientato, per
Firenze. Ha promesso che sarebbe tornato dopo quattro mesi. Trascorso il tempo prefissato,
Fiammetta non ha alcuna notizia del giovane. Dopo qualche tempo, viene a conoscenza, pur fra
notizie contrastanti, del suo tradimento. L’angoscia di Fiammetta è raddoppiata dal fatto che non è
manifestabile: deve fingere con il marito, il quale si adopera, credendola ammalata, per curarla.
Fiammetta giunge a tentare il suicidio, ma viene salvata. Non le restano che una severa meditazione
sulla propria vita e la coscienza, stoicamente orgogliosa, di una sorta di primato nella sfortuna.
Al 1344-45 risale la composizione del Ninfale fiesolano, un poemetto di 473 ottave, di ambiente
idillico-pastorale. Partendo dalla narrazione dei tragici amori del pastore Africo e della ninfa
Mensola, giunge a celebrare le leggendarie origini di Firenze e di Fiesole.
Nel 1348 muoiono per la peste (La Peste Nera del 1300) il padre e la matrigna Bice.
Al 1349-51 risale la composizione del suo capolavoro il Decameron.
4. Secondo decennio di attività fiorentina (1351-60)
1351 Giovanni Boccaccio è nominato camerlengo alla camera del Comune. (Nel medioevo,
persona addetta alla custodia del tesoro, all’amministrazione dei beni del sovrano, di una comunità
civile o religiosa, ecc. Nella costituzione comunale era il tesoriere del comune). Inoltre, riceve vari
incarichi ufficiali.
In quest’anno o nel successivo scrive la prima redazione del Trattatello in laude di Dante (una
seconda, più breve, diversi anni dopo). È un’opera in volgare che è in realtà una biografia,
testimonianza del culto che Boccaccio ebbe per Dante. È la prima ampia biografia di Dante e la più
importante, insieme a quella dell’umanista Leonardo Bruni, successiva, però, di un secolo (1456).
Benché le notizie biografiche siano state raccolte dall’autore con grande solerzia, non mancano
informazioni fantasiose. Attraverso l’opera, Boccaccio in realtà si pone a difesa della poesia che
vede personificata in questo grande personaggio.
1353 Scrive una lettera a Petrarca deprecando la sua decisione di stabilirsi a Milano presso i
Visconti, nemici di Firenze e delle libertà repubblicane.
1354 Svolge una missione diplomatica ad Avignone presso papa Innocenzo VI, per convincerlo a
rientrare a Roma (senza esito).
1355 Compie un viaggio a Napoli con la speranza di essere nominato segretario regio. Visita la
Biblioteca di Montecassino per cercare e trascrivere codici antichi. In questo anno muore, con suo
grande dolore, la piccola Violante, la più amata tra i figli (ne ha avuti cinque, tutti illegittimi, da
varie relazioni).
1360 Prima redazione del De casibus virorum illustrium [Le sventure di uomini illustri]. Ottiene
da Innocenzo VI la facoltà di tenere ufficio, prebenda o cura d’anime, dando inizio così alla propria
carriera ecclesiastica.
5. Giovanni Boccaccio si ritira a Certaldo (1361-65)
Tra il 1360 e il 1361 a Firenze avviene un fallito tentativo di colpo di stato, che coinvolge vari amici
di Boccaccio; i sospetti cadono anche su Boccaccio: per quattro anni sarà perciò esonerato da ogni
incarico. Costretto dagli avvenimenti, vende al fratellastro la casa fiorentina e si ritira a Certaldo.
A Certaldo lavora ancora in latino a opere erudite, come De mulieribus claris [Le donne illustri] e
Genealogia deorum gentilium [Genealogia degli dèi pagani].
Comincia a scrivere il Corbaccio, l’opera in volgare di maggior spicco dopo il Decameron, che
rivela un radicale cambiamento nel rapporto con le donne: dalla filoginia (amore per le donne) alla
misoginia (odio per le donne).
6. Ultimo decennio fiorentino-certaldese (1365-75)
1365 In agosto Giovanni Boccaccio riceve dal comune fiorentino l’incarico di recarsi ad Avignone
da papa Urbano V per convincerlo a tornare a Roma.
1367 Dopo un nuovo viaggio a Venezia per incontrare Francesco Petrarca, si reca a Roma per
incarico della Repubblica fiorentina, che vuole congratularsi con il papa per la sua scelta di ritornare
in questa città (ove, peraltro, Urbano V rimane solo tre anni). In dicembre ottiene l’incarico di
sorvegliare le milizie mercenarie.
1370 Nuovo viaggio a Napoli, dove è ben accolto dalla regina Giovanna. Copia il Decameron di suo
pugno in un codice ora conservato alla Biblioteca di Berlino.
1373 Il 23 ottobre dà inizio alle pubbliche letture della Commedia di Dante Aligheri nella chiesa di
Santo Stefano in Badia.
1374 Verso la fine di gennaio cessa le sue letture dantesche e torna a Certaldo. È ammalato di
scabbia (o di diabete, secondo alcuni studiosi), ha febbri alte e probabilmente anche una forma di
idropisia.
1375 Giovanni Boccaccio muore a Certaldo il 21 dicembre, un anno dopo rispetto all’amico
Petrarca.
Il Decameron (Scritto tra il 1349 e il 1353)
Il Decameron di Giovanni Boccaccio è una raccolta di 100 novelle, scritta nel Trecento, in cui 10
giovani (7 donne e 3 uomini) fuggono dalla peste di Firenze del 1348. Rifugiati in campagna,
passano il tempo raccontando storie a tema per 10 giorni, affrontando argomenti come l'amore,
l'ingegno, la fortuna e la beffa.
Ecco i punti chiave spiegati in modo semplice:
Il Contesto (La Cornice): I protagonisti, per sfuggire alla morte e alla malattia, si isolano in una
villa in campagna, creando una sorta di "bolla" di svago.
La Struttura:
10 giorni (di qui il titolo Decameron, dal greco deca "dieci" e hemera "giorno").
100 novelle in totale.
Ogni giorno un re o una regina del gruppo decide il tema della giornata.
Temi Principali:
Le donne, cui Boccaccio dedica l'opera.
Amore: Da quello sensuale a quello tragico o nobile.
Ingegno/Intelligenza: La capacità di risolvere problemi difficili o cavarsela con l'astuzia.
Fortuna: Come il caso può cambiare la vita.
Beffe: Scherzi ingegnosi spesso a danno di persone sciocche.
L'avventura.
L'ipocrisia e il malcostume (forte critica al clero e alla corruzione della politica).
La peste come metafora del male (l'atmosfera gioviale del racconto è contrapposta al dramma
della peste).
L'etica laica.
Perché l’opera è importante:
Boccaccio celebra l'intelligenza umana e la vita terrena, descrivendo la società del tempo in modo
realistico, divertente e talvolta critico.
I racconti spaziano dal tragico al comico, rendendo l'opera un ritratto vivace e avventuroso della
vita medievale.
Il testo si divide in tre livelli:
 Il poeta prende parola in prima persona e lo fa nel proemio e nell’introduzione alla
quarta giornata e alla conclusione.
 La cornice. Sette ragazze e tre ragazzi si trasferiscono in campagna per sfuggire alla peste
che devasta Firenze. Ogni giorno viene nominato un re o una regina che propone un tema e
ogni membro della brigata racconta una novella.
 Le 100 novelle. Sono dieci per ogni giorno.
Le forze che muovono il Decameron sono:
 la fortuna, cioè una forza imprevedibile che domina la realtà;
 l’amore: una forza positiva che scaturisce dalla natura.
Il Decameron è scritto in volgare, viene data particolare attenzione ai mercanti ed è ispirato ai
classici, ad Apuleio, Macrobio e alla letteratura popolare, ha un tono comico e canzonatorio.
Novella di Simona e Pasquino
Simona e Pasquino è la settima novella della quarta giornata del Decameron. Tra le cento
novelle del Decameron, moltissime trattano l’argomento dell’amore, sempre passionale e
travolgente, con toni realistici e vicini all’esperienza della vita quotidiana dell’epoca. In alcune
novelle la conclusione è felice e lieta; in altre – come in questa – triste e tragica.
La cornice vede dieci giovani, sette ragazze e tre ragazzi, che per sfuggire alla peste nera che
imperversa su Firenze si riuniscono in una villa di campagna. Per passare il tempo, ogni pomeriggio
- ad eccezione dei giorni di venerdì e del sabato dedicati alla penitenza - ognuno di loro racconta
una novella ai compagni, secondo un tema stabilito il giorno prima dalla Regina o il Re della
giornata. Solo il personaggio di Dioneo, il più abile dei dieci a raccontare storie, viene dispensato
dall'obbligo di attenersi al tema prestabilito, e la sua novella è narrata sempre per ultima
(tranne nella prima giornata). Boccaccio cura ogni piccolo particolare, fin dalla scelta dei nomi si
definiscono i caratteri e la funzione dei personaggi, tutti nel complesso riflettono poi il carattere
autobiografico dell'autore.
Riassunto della novella
Il tema della giornata, scelto da Filostrato è quello degli amori che ebbero infelice fine. La novella
è raccontata da Emilia.
Simona e Pasquino sono persone del popolo, semplici e genuine nelle azioni e nei sentimenti. Sono
entrambi poveri e si guadagnano da vivere l’una filando e l’altro trasportando la lana. La storia si
svolge nella Firenze degli artigiani e dei mercanti, dove l’arte della lavorazione della lana era una
delle più praticate e redditizie. Il loro legame affettivo matura e cresce, fino a concretizzarsi
nell’atto dell’amore carnale: ma in questo non c’è morbosità o volgarità, bensì la naturalezza dei
gesti quotidiani. Una domenica i due ragazzi si danno appuntamento dopo pranzo in un giardino.
Simona porta con sé un’amica, Lagina; Pasquino un amico di nome Puccino, da tutti
soprannominato lo Stramba. Tra Lagina e lo Stramba nasce un «amorazzo», ovvero un amore
occasionale, nato sul momento. Nella parte del giardino dove Simona e Pasquino si sono appartati,
c’è un cespuglio di salvia; Pasquino prende a passarsi una foglia sulle gengive e sui denti. Subito
dopo, il suo viso inizia a cambiare espressione, poi a non vederci più e, infine, non riesce più a
parlare; in breve, muore, il suo corpo si gonfia e si ricopre di macchie scure. Simona inizia a
gridare, Lagina e lo Stramba accorrono. Vedono Pasquino in quello stato e accusano Simona di
averlo avvelenato. Simona, fuori di sé per l’improvvisa perdita dell’amato, non riesce a giustificarsi.
Ancora meno riesce a farlo, a causa della sua scarsa istruzione e, quando viene portata davanti al
giudice, che la interroga sull’accaduto, non riesce a giustificarsi. Il giudice, allora, chiede di essere
portato sul luogo dell’accaduto per vedere con i suoi occhi il corpo del morto. Simona, per far
capire meglio ciò che è accaduto, ripete il gesto di Pasquino, e, come lui, si avvelena e cade morta a
terra. Giovanni Boccaccio, l’autore, a questo punto, interviene in prima persona, affermando che
il loro è stato un “lieto fine”. Hanno infatti posto fine, nello stesso giorno, al loro amore e alla
loro vita e se saranno fortunati continueranno ad amarsi e a vivere insieme in un’altra vita.
Invece, sottolinea Boccaccio, se Simona fosse sopravvissuta al suo amante, di certo sarebbe stata
condannata a causa delle pesanti accuse degli amici di Pasquino, che avrebbero di sicuro chiesto che
una così grande malvagità fosse punita con il rogo. Il giudice, dopo quanto accaduto a Simona,
afferma che il cespuglio di salvia è senza dubbio velenoso e ordina che venga bruciato. Non appena
il guardiano smuove il cespuglio, trovano sotto di esso un rospo e tutti i presenti convengono che la
salvia è diventata velenosa a causa del respiro velenoso del rospo, perché – secondo la credenza
popolare – alcuni rospi emettono un fiato velenoso. Il rospo viene bruciato assieme al cespuglio di
salvia. Il processo ha così termine e Simona e Pasquino vengono seppelliti nella chiesa di San
Paolo.
Ciò che caratterizza la novella narrata da Emilia è la contrapposizione dell’amore tra Simona e
Pasquino e Lagina e Stramba. Il primo è un amore nobile con accezione cortese, anche se gli
amanti sono di umili origini, mentre il secondo è un amore carnale privo di profondità emotiva,
che non ha nulla a che vedere con la mente e l’animo nobile. L’amore narrato da Emilia si rivela
cortese dal momento in cui la stessa narratrice lo eleva nel testo.
Per quanto riguarda le coordinate spazio-temporali è necessario sottolineare che la scena centrale
è ambientata in un giorno di festa (una domenica dopo pranzo). La stagione non è indicata, ma
si può intuire che sia primavera o estate, visto che i due innamorati vanno in un giardino
all’aperto, senza timore del freddo o della pioggia.
Per quanto riguarda i luoghi, vengono nominati Firenze, la chiesa di San Paolo e il giardino. I
primi due sono luoghi reali e storici, il che dimostra ancora una volta il realismo di Boccaccio,
mentre il giardino suggerisce uno spazio di pace, di tranquillità, che si contrappone al luogo del
lavoro, ossia la città di Firenze.
Concetti Chiave
 La novella "Simona e Pasquino" è parte della quarta giornata del Decameron e illustra un
amore passionale e tragico, tipico delle storie di Boccaccio.
 La trama si concentra su due giovani amanti di umili origini, il cui amore culmina in un
tragico incidente causato da una foglia di salvia avvelenata.
 Boccaccio interviene nel finale, sostenendo che la morte contemporanea dei due amanti
rappresenta un lieto fine, preservando il loro amore oltre la vita.
 L'analisi della novella evidenzia la contrapposizione tra un amore cortese e un amore
carnale, con la narrazione che eleva l'amore semplice tra Simona e Pasquino.
 L'ambientazione realistica e storica di Firenze e la chiesa di San Paolo sottolineano il
naturalismo del racconto, con il giardino come simbolo di pace e serenità.
Domande per preparare l’interrogazione
1) Qual è il tema principale della settima novella della quarta giornata del Decameron?
2) Chi sono i protagonisti della novella e quale è il loro contesto sociale?
3) Come si conclude la storia d'amore tra Simona e Pasquino?
4) Qual è il significato del "lieto fine" secondo Boccaccio?
5) Quali sono le differenze tra l'amore di Simona e Pasquino e quello di Lagina e Stramba?
Produzione:
Esercizio n°1
Riscrivi la novella utilizzando lo stile e le tecniche narrative di un articolo di cronaca di 15 righe. Ti
proponiamo l’esempio di un lead (frase iniziale di un testo giornalistico), in cui compaiono le 5 W:
Who? Chi ha svolto l’azione. What? Cosa ha fatto. When? Quando, in quale occasione il soggetto
è stato protagonista. Where? Dove sono state svolte le azioni. Why? Per quale motivo. Queste sono
le 5 domande alle quali rispondere subito quando scrivi.
Firenze, 10 maggio 1348
Tragedia della passione.
Ieri pomeriggio, al giardino di san Lorenzo, Pasquino Ridolfi, uno scardassiere diciannovenne, e
Simona Betti, filatrice di soli sedici anni, sono morti avvelenati dalle foglie di un cespuglio di
salvia contaminato da un enorme rospo. (ora continua tu)
Esercizio n° 2
Trasporta ai giorni nostri, in una realtà sociale contemporanea, la tragica vicenda di Simona e
Pasquino. Racconta, in un testo narrativo di circa 35 righe. Prima di iniziare a scrivere, decidi
1) Il luogo di lavoro in cui i due protagonisti si incontrano;
2) Il luogo in cui si danno appuntamento;
3) La causa della morte di Pasquino e di quella successiva di Simona;
4) Il luogo in cui Simona viene condotta in seguito alle accuse di omicidio.

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