Umberto Saba
• Trieste 1883- Gorizia 1957
• Umberto Poli
• biografia e poesia: balia-madre-padre-Lina-Linuccia
• i ricoveri psichiatrici degli anni ‘40 e ‘50
• triestino ed ebreo
• il libraio poeta
• la psicoanalisi di Edoardo Weiss
Umberto Saba
La produzione poetica:
• 1911: Quello che resta da fare ai poeti
• 1921: Il Canzoniere
• 1948: Storia e cronistoria del Canzoniere
• 1975: Ernesto
Umberto Saba
Quello che resta da fare ai poeti
• 1911
• «una speranza per la poesia in versi»: una risposta al Manifesto futurista?
Umberto Saba
Quello che resta da fare ai poeti
«Ai poeti resta da fare la poesia onesta.
C’è un contrapposto, che se può sembrare artificioso, pure rende abbastanza bene il
mio pensiero. Il contrapposto è fra i due uomini nostri più compiutamente noti che
meglio si prestano a dare un esempio di quello che intendo per onestà e disonestà
letteraria: è fra Alessandro Manzoni e Gabriele D’Annunzio: fra gli Inni sacri e i
Cori dell’Adelchi, e il secondo libro delle Laudi e la Nave: fra versi mediocri ed
immortali e magnifici versi per la più parte caduchi.
Umberto Saba
Quello che resta da fare ai poeti
L’onestà dell’uno e la nessuna onestà dell’altro, così verso loro stessi come verso il lettore
(…) sono i due termini cui può benissimo ridursi la differenza tra i due valori.
A chi sa andare ogni poco oltre la superficie dei versi, apparisce in quelli di Manzoni la
costante e rara cura di non dire una parola che non corrisponda perfettamente alla
sua visione: mentre vede che l’artificio del D’Annunzio non è solo formale ma anche
sostanziale, egli si esagera o addirittura si finge passioni e ammirazioni che non sono mai
state nel suo temperamento : e questo imperdonabile peccato contro lo spirito egli lo
commette al solo e ben meschino scopo di ottenere una strofa più appariscente, un verso
più clamoroso.
Umberto Saba
Quello che resta da fare ai poeti
Egli si ubriaca per aumentarsi, l’altro è il più astemio e il più sobrio dei poeti italiani: per
non travisare il proprio io e non ingannare con false apparenze quello del lettore, resta se
mai al di qua dell’ispirazione. (…) quello che ho chiamato onestà letteraria (…) è prima
un non sforzare mai l’ispirazione, poi non tentare per meschini motivi di ambizione o
di successo, di farla parere più vasta e trascendente di quanto per avventura essa sia: è
reazione, durante il lavoro, alla pigrizia intellettuale che impedisce allo scandaglio di
toccare il fondo; reazione alla dolcezza di lasciarsi prender la mano dal ritmo,
dalla rima, da quello che volgarmente si chiama la vena.
Umberto Saba
Quello che resta da fare ai poeti
Benché esser originali e ritrovar se stessi siano termini equivalenti, chi non
riconosce in pratica che il primo è l’effetto e il secondo la causa; e parte non dal bisogno
di riconoscersi ma da uno sfrenato desiderio di originalità, per cui non sa rassegnarsi,
quando occorre, a dire anche quelli che gli altri hanno detto; non ritroverà mai la sua
vera natura, non dirà mai alcunché di inaspettato. (…) solo quando i poeti, o meglio il
maggior poeta di una generazione, avrà rinunciato alla degradante ambizione propria –
purtroppo! – ai temperamenti lirici, e lavorerà con la scrupolosa onestà dei
ricercatori del vero, si vedrà quello che non per forza d’inerzia, ma per necessità deve
ancora essere significato in versi.»
Umberto Saba
Il Canzoniere
• il «libro di una vita»
• le tre edizioni: 21-45-61
• il titolo e la sua tradizione
Umberto Saba
Il Canzoniere
• la struttura: 437 testi-3 volumi-25 sezioni
1. Trieste
2. psicanalisi
3. vecchiaia e metapoesia
Umberto Saba
Il Canzoniere
• la pratica dell’autocommento di Giuseppe Carimandrei
• la dimensione narrativa del Canzoniere
• l’io lirico e i personaggi: Lina-madre-padre-balia-figlia
Umberto Saba
Canzoniere
Casa e campagna
A mia moglie
Tu sei come una giovane i sereni animali
una bianca pollastra. che avvicinano a Dio,
Le si arruffano al vento Così, se l'occhio, se il giudizio mio
le piume, il collo china non m'inganna, fra queste hai le tue uguali,
per bere, e in terra raspa; e in nessun'altra donna.
ma, nell'andare, ha il lento Quando la sera assonna
tuo passo di regina, le gallinelle,
ed incede sull'erba mettono voci che ricordan quelle,
pettoruta e superba. dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
È migliore del maschio. ti quereli, e non sai
È come sono tutte che la tua voce ha la soave e triste
le femmine di tutti musica dei pollai.
Umberto Saba
Canzoniere
Tu sei come una gravida È così che il mio dono
giovenca; t'offro quando sei triste.
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.
se l'incontri e muggire
l'odi, tanto è quel suono
lamentoso, che l'erba
strappi, per farle un dono.
Umberto Saba
Canzoniere
Tu sei come una lunga avvicinarsi, i denti
cagna, che sempre tanta candidissimi scopre.
dolcezza ha negli occhi, Ed il suo amore soffre
e ferocia nel cuore. di gelosia.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d'un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
Umberto Saba
Canzoniere
Tu sei come la pavida cerca gli angoli bui.
coniglia. Entro l'angusta Chi potrebbe quel cibo
gabbia ritta al vederti ritoglierle? chi il pelo
s'alza, che si strappa di dosso,
e verso te gli orecchi per aggiungerlo al nido
alti protende e fermi; dove poi partorire?
che la crusca e i radicchi Chi mai farti soffrire?
tu le porti, di cui
priva in sé si rannicchia,
Umberto Saba
Canzoniere
Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
Tu sei come la rondine escono alla campagna,
che torna in primavera. parla al bimbo la nonna
Ma in autunno riparte; che l'accompagna.
e tu non hai quest'arte. E così nella pecchia
Tu questo hai della rondine: ti ritrovo, ed in tutte
le movenze leggere: le femmine di tutti
questo che a me, che mi sentiva ed era i sereni animali
vecchio, annunciavi un'altra primavera. che avvicinano a Dio;
e in nessun'altra donna.
Umberto Saba
Canzoniere
Trieste e una donna
Città vecchia
Spesso, per ritornare alla mia casa che bestemmia, la femmina che bega,
prendo un’oscura via di città vecchia. il dragone che siede alla bottega
Giallo in qualche pozzanghera si specchia del friggitore,
qualche fanale, e affollata è la strada. la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
Qui tra la gente che viene che va sono tutte creature della vita
dall’osteria alla casa o al lupanare, e del dolore;
dove son merci ed uomini il detrito s’agita in esse, come in me, il Signore.
di un gran porto di mare, Qui degli umili sento in compagnia
io ritrovo, passando, l’infinito il mio pensiero farsi
nell’umiltà. più puro dove più turpe è la via.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
Nei quartieri dove il sole del buon DioEstate inverno Ti alzerai disfatto rimandando tutto
Non da i suoi raggi A stratracannare a strameledir Al ventisette
Ha già troppi impegni per scaldar la Le donne il tempo ed il governo Quando incasserai dilapiderai
gente Mezza pensione
D'altri paraggi Loro cercan là la felicità Diecimila lire per sentirti dire
Dentro a un bicchiere "Micio bello e bamboccione"
Una bimba canta la canzone antica Per dimenticare d'esser stati presi
Della donnaccia Per il sedere Se ti inoltrerai lungo le calate
Quel che ancor non sai tu lo imparerai Ci sarà allegria anche in agonia Dei vecchi moli
Solo qui fra le mie braccia Col vino forte In quell'aria spessa carica di sale
Porteran sul viso l'ombra di un sorriso Gonfia di odori
E se alla sua età le difetterà la Fra le braccia della morte Lì ci troverai i ladri gli assassini
competenza E il tipo strano
Presto affinerà le capacità con Vecchio professore cosa vai cercando Quello che ha venduto per tremila lire
l'esperienza In quel portone Sua madre a un nano
Dove sono andati i tempi d'una volta, Forse quella che sola ti può dare
per Giunone Una lezione Se tu penserai e giudicherai
Quando ci voleva per fare il mestiere Quella che di giorno chiami con Da buon borghese
Anche un po' di vocazione? disprezzo Li condannerai a cinquemila anni
Pubblica moglie Più le spese
Una gamba qua una gamba là Quella che di notte stabilisce il prezzo Ma se capirai se li cercherai
Gonfi di vino Alle tue voglie Fino in fondo
Quattro pensionati mezzo avvelenati Se non sono gigli son pur sempre figli
Al tavolino Tu la cercherai tu la invocherai Vittime di questo mondo
Li troverai là col tempo che fa Più d'una notte