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1 La Contabilità Nazionale: 1.1 Il Pil

Il documento tratta della contabilità nazionale, focalizzandosi sul PIL, che rappresenta il valore di mercato dei beni e servizi finali prodotti in un paese. Viene spiegato come calcolare il PIL attraverso diversi metodi: valore aggiunto, reddito e spesa, evidenziando l'importanza della spesa per consumi, investimenti e spesa pubblica. Infine, si discute il rapporto tra risparmio privato, investimenti e disavanzo pubblico, sottolineando come il risparmio possa finanziare sia gli investimenti interni che il disavanzo pubblico.

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1 La Contabilità Nazionale: 1.1 Il Pil

Il documento tratta della contabilità nazionale, focalizzandosi sul PIL, che rappresenta il valore di mercato dei beni e servizi finali prodotti in un paese. Viene spiegato come calcolare il PIL attraverso diversi metodi: valore aggiunto, reddito e spesa, evidenziando l'importanza della spesa per consumi, investimenti e spesa pubblica. Infine, si discute il rapporto tra risparmio privato, investimenti e disavanzo pubblico, sottolineando come il risparmio possa finanziare sia gli investimenti interni che il disavanzo pubblico.

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1

La contabilità nazionale
1.1 Il Pil
La grandezza fondamentale della Macroeconomia è il PIL. Il PIL è il valore
di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un paese in un dato pe-
riodo di tempo. Chiariamo i vari termini che entrano in questa definizione:
valore di mercato: i beni e i servizi che entrano nel PIL sono valutati
ai prezzi di mercato (correnti), cioè ai prezzi a cui vengono effettivamente
venduti;
tutti, meno quelli prodotti e venduti illegalmente; meno quelli prodotti e
consumati all’interno delle famiglie;
finali : la farina è un bene finale se venduta come farina; un bene inter-
medio se venduta al panettiere per fare il pane. In questo caso il valore
della farina è incorporato nel valore del pane;
prodotti : il PIL misura il valore dei beni e servizi prodotti in un anno,
non le transazioni di un anno; così le auto nuove che vengono vendute e
acquistate fanno parte del PIL in quanto prodotte nell’anno, mentre la
compravendita di auto usate non è registrata nel PIL;
in un paese: il PIL misura ciò che è prodotto in Italia, non ciò che è
prodotto da Italiani. Gli italiani possono anche produrre all’estero, mentre
in Italia possono produrre anche soggetti stranieri. Il PIL include ciò che è
prodotto da soggetti esteri in Italia ed esclude ciò che è prodotto da soggetti
italiani all’estero.
Un esempio è utile a chiarire il concetto: Si supponga che in un’economia
esistano due sole imprese. La prima produce farina (mugnaio) per un valore
complessivo di = C 50, impiegando lavoro, al quale paga salari pari a C = 10 e
la seconda (fornaio) produce pane per un valore pari a C = 100, impiegando
farina per un valore di = C 10 e lavoro, al quale paga salari pari a =
C 40. Qual’è
il PIL di questa economia? Non è il valore complessivo della produzione (C =
50+100=150) perché 10 C = di farina sono consumati nella produzione di
pane; quindi non sono beni finali. Il PIL sarà dunque pari a = C:

P IL = 50 + (100 − 10) = 140

Implicitamente, abbiamo calcolato il PIL utilizzando un metodo che


viene chiamato: metodo del valore aggiunto. Il valore aggiunto da un’impresa
alla produzione è pari al valore della sua produzione al netto del valore dei
beni intermedi utilizzati nella produzione. Nel nostro esempio il mugnaio
non utilizza beni intermedi; quindi il valore netto della sua produzione co-
4 1. La contabilità nazionale

€ 10 spesa farina
Mugnaio Fornaio
100 € sp. pane
40 € sp. farina
€ 10 salari € 40 salari
€ 40 profitti € 50 profitti
Famiglie

Spesa =40 €+100 €=140 €

Reddito=(10+40)+(40+50)=140 €
Prodotto=V.A.=(50)+(100-10)=140 €

FIGURE 1.1.

incide con il valore lordo: C


= 50. Il fornaio, viceversa, impiega =
C 10 di farina;
quindi il valore netto della sua produzione è pari C = 100-10=90.
Un altro metodo per calcolare il PIL è il metodo del reddito. Infatti, la
differenza tra valore della produzione e valore dei beni intermedi in ogni
impresa non può che andare a remunerare i lavoratori (salari), al paga-
mento di imposte indirette, a profitto dell’impresa (distribuito o meno agli
azionisti). Nel nostro esempio non ci sono imposte indirette e quindi la
differenza in questione non può che essere pari ai salari più i profitti:

P IL = Reddito = Salari + P rof itti = (10 + 40) + (40 + 50) = 140


50
Nel nostro esempio il reddito da lavoro rappresenta il 35,71% del PIL ( 140 ·
90
100), mentre il reddito da capitale rappresenta il 64,29% ( 140 · 100).

1.2 Pil, reddito e spesa


Nel precedente paragrafo si è visto che il PIL può essere misurato con il
metodo del valore aggiunto e con il metodo del reddito. Ma il PIL può
essere calcolato anche con il metodo della spesa. Nell’economia semplificata
descritta sopra (quella con famiglie e due imprese, mugnaio e fornaio) ab-
biamo che la spesa per beni finali è costituita esclusivamente da spesa per
consumi, pari a C = 40 (spesa delle famiglie per la farina) + = C 100 (spesa
delle famiglie per il pane). La spesa di =
C 10 per l’acquisto di farina da parte
del mugnaio non rientra né tra le spese di consumo delle famiglie, né tra
le spese di investimento del fornaio, in quanto la farina non costituisce un
1. La contabilità nazionale 5

bene durevole ma è interamente utilizzata nella produzione di una anno.


Con il metodo della spesa avremo quindi:

P IL = 40 + 100 = 140

Detto altrimenti: poiché il PIL registra solo il valore dei beni e servizi
finali e poiché questi ultimi sono, nel nostro esempio, solo beni di consumo,
il valore della spesa non potrà che essere pari al valore dei beni di consumo.
Naturalmente, nelle economie reali la spesa non è costituita solo da quella
per consumi delle famiglie, anche se essa fa la parte del leone (in Italia
supera il 60% del PIL, negli USA è vicina al 70%).
Alla spesa per consumi delle famiglie bisogna aggiungere la spesa per beni
di investimento, effettuata dalle imprese per l’acquisto di nuovi macchianri
e impianti e dalle famiglie e dalle imprese per nuovi immobili (l’acquisto
di vecchi immobili non è una spesa registrata nel PIL, ma rappresenta
un impiego della ricchezza di famiglie e imprese). A questi investimenti
fissi vanno aggiunti i cosiddetti investimenti in scorte, nei quali sono com-
presi tutti i beni non venduti nell’anno in corso e collocati nei magazzini
delle aziende. In questo caso si parla di investimenti perché è come se le
aziende “acquistassero” oggi una produzione per venderla negli anni succes-
sivi, indipendentemente dalla circostanza che tali “acquisti” siano o meno
volontari, cioè che le scorte si accumulino programmaticamente o perché le
previsioni di vendita non si sono realizzate. Quando la produzione corrente
è inferiore alle vendite correnti, le scorte si riducono: l’investimento in scorte
è negativo. Così negli investimenti in scorte si registrano, effettivamente, le
variazioni delle scorte.
Altra componente della spesa è la spesa pubblica per i beni in uso presso
la Pubblica amministrazione (Stato, Regioni, Comuni, istituti della previ-
denza obbligatoria, quali Inps, Inpdap ecc.), nonché per i servizi da questa
acquistati, ivi compresi, ovviamente, quelli forniti dai dipendenti della Pub-
blica amministrazione stessa (il cui valore è rappresentato dai loro stipendi).
Nella spesa pubblica, in questo senso, non rientrano i trasferimenti che a
titolo diverso dallo stipendio ai pubblici dipendenti la PA concede ogni
anno alle famiglie (sussidi di disoccupazione, pensioni, ecc.), poiché tali
sussidi e trasferimenti non costituiscono immediatamente acquisto di beni
e servizi. Tuttavia, essi rappresentano uscite per la PA e come tali sono
contabilizzate nel bilancio pubblico.
A tali spese nazionali (cioè compiute da soggetti residenti per l’acquisto
di beni e servizi prodotti nel paese) vanno aggiunte le spese compiute da
soggetti esteri per l’acquisto di beni e servizi prodotti nel paese: le es-
portazioni; mentre vanno sottratte le spese dei soggetti nazionali (famiglie,
imprese e PA) per l’acquisto di prodotti esteri: le importazioni. In prat-
ica, dunque la voce di spesa che conta è il saldo commerciale (differenza
tra esportazioni e importazioni), per il quale si usa spesso l’espressione
esportazioni nette. Una semplicissima formula riassume tutto ciò:
6 1. La contabilità nazionale

Y ≡C +I +G+X (1.1)
Y ≡ P IL
C=SPESA PER CONSUMI PRIVATI
I=SPESA PER INVESTIMENTI PRIVATI IN BENI DUREVOLI +
VARIAZIONI DELLE SCORTE
G=ACQUISTI PUBBLICI
X=ESPORTAZIONI NETTE=E-Z
E=ESPORTAZIONI
Z=IMPORTAZIONI
Abbiamo visto sopra che il PIL può essere misurato con il metodo del red-
dito e quindi è identicamente uguale alla somma di tutti i redditi. Possiamo
avere due casi: (i) tutti i profitti sono distribuiti (via dividendi azionari)
alle famiglie; (ii) una parte dei profitti non viene distribuita, ma trattenuta
dalle imprese per finanziare direttamente gli investimenti. Nel primo caso,
il reddito che è effettivamente disponibile per gli usi decisi dalle famiglie è
tutto il reddito prodotto. Nel secondo caso, vanno subito sottratti i profitti
non distribuiti dalle imprese, che possiamo anche considerare risparmio di
impresa. In entrambi i casi vanno aggiunti i trasferimenti alle famiglie, ma
vanno immediatamente sottratte le imposte dirette e indirette, nonché i
contributi sociali obbligatori (per esempio, i contributi pensionistici) ver-
sati alla PA.
Nel primo caso la formula per il reddito disponibile sarà:

Y D ≡ Y + TR − T (1.2)
YD=REDDITO DISPONIBILE
TR=TRASFERIMENTI
T=IMPOSTE + CONTRIBUTI SOCIALI
Nel secondo caso, invece avremo:

Y D ≡ Y − Sf + T R − T (1.3)

dove Sf rappresenta il profitto non distribuito ovvero il risparmio di im-


presa.
Una volta che abbiamo il reddito disponibile delle famiglie possiamo sud-
dividerlo nei due modi in cui le famiglie possono impiegarlo, cioè per con-
sumi e per risparmi. Nel caso (i) abbiamo:

Y + TR − T ≡ C + S (1.4)
C=CONSUMO
S=RISPARMIO
Nel caso (ii), invece, dovremo distinguere in prima battuta tra risparmio
delle famiglie (che indicheremo con Sh ) e il già indicato risparmio delle
1. La contabilità nazionale 7

imprese (Sf ):
Y − Sf + T R − T ≡ C + Sh
È però sufficiente portare Sf a destra, sommarlo a Sh e indicare la somma
con S per ottenere nuovamente la (1.4). Ora S starà a indicare il risparmio
privato complessivo e non più il risparmio delle famiglie. A livello aggregato
perde importanza sapere quali siano i soggetti privati che contribuiscono
al risparmio. Uguagliando le espressioni (1.2) e (1.4) otteniamo:

C + S ≡ Y D ≡ Y + TR − T

da cui:
C ≡ Y D − S ≡ Y + TR − T − S (1.5)
sostituendo C nella definizione del PIL (1.1) con l’espressione a destra nella
(1.5), otteniamo:

Y ≡ Y + T R − T − S + I + G + NX

quindi:
S ≡ I + (G + T R − T ) + N X (1.6)
dove con (G+T R−T ) = DB indichiamo il disavanzo del bilancio pubblico.
Da quest’ultima espressione ricaviamo un’informazione importante e cioè
che il risparmio privato finanzia tanto le spese di investimento delle imprese,
quanto il disavanzo pubblico quanto le esportazioni nette. Come si spiega
una simile affermazione? Per rispondere consideriamo il seguente esempio:
S I DB X
5000 5000 0 0
5000 4000 2000 0
5000 4500 -500 1000
5000 4000 1500 -500
5000 6000 0 -1000
La prima riga mostra una situazione in cui tanto il bilancio pubblico
quanto la bilancia commerciale sono in pareggio, quindi il risparmio pri-
vato finanzia per intero gli investimenti interni. La seconda riga presenta
un caso in cuila bilancia commerciale è ancora in pareggio, ma il bilancio
pubblico presenta un disavanzo di 2000: il risparmio privato si ripartisce
esattamente tra il finanziamento degli investimenti privati e del disavanzo
pubblico. Nella terza riga, abbiamo un avanzo del bilancio pubblico (disa-
vanzo negativo) e un avanzo della bilancia commerciale. Quindi la PA non
assorbe risorse, anzi c’è un risparmio pubblico che si aggiunge al risparmio
privato. Tutte queste risorse sono assorbite dagli investimenti interni e dal
surplus della bilancia commerciale (S − DB ≡ I + N X). Ma in che senso
il surplus della bilancia commerciale “assorbe” risorse? Se le esportazioni
superano le importazioni non dovrebbe esserci un afflusso di valuta estera
8 1. La contabilità nazionale

(pari a 1000) nelle casse di soggetti nazionali?. In effetti è proprio così,


ma poiché tali risorse finanziarie non servono a finanziare le spese interne,
per le quali le risorse sono addirittura sovrabbondanti (5500 contro una
richiesta di 4500), serviranno ad effettuare investimenti all’estero, per es-
empio acquistando titoli emessi da soggetti esteri, i quali - in tale modo -
copriranno la differenza (per loro negativa) tra quanto esportano e quanto
importano1 . La quarta riga presenta un caso di “doppio deficit”: cè sia dis-
avanzo del bilancio pubblico quanto disavanzo della bilancia commerciale.
In questo caso le risorse interne (5000) non sono sufficienti a soddisfare le
esigenze di finanziamento degli investimenti interni e del disavanzo pubblico
(4000+1500=5500). Le risorse aggiuntive necessarie provengono dal disa-
vanzo della bilancia commerciale. Ad esso corrisponderà, infatti, un afflusso
di investimenti dall’estero (acquisto di titoli emessi da soggetti italiani da
parte di soggetti esteri) di ammontare pari al disavanzo commerciale. Nella
quinta riga, infine, c’è ancora una carenza di risorse interne, ma questa
volta dovuta esclusivamente al finanziamento degli investimenti privati. Di
nuovo le risorse non potranno che provenire dal disavanzo della bilancia
commerciale, via investimenti dall’estero.
Una semplice riformulazione dell’identità (1.6) consente di meglio com-
prendere le tavole che costituiscono il conto economico delle risorse e degli
impieghi, previsto dal sistema di contabilità utilizzato da tutti i paesi
dell’Unione Europea e che è allegato al presente capitolo. Abbiamo già
detto che X = E − Z. Riscrivendo la (1.6) con E − Z al posto di X e
portando Z al primo membro, otteniamo:
S + Z ≡ I + (G + T R − T ) + E
A sinistra nell’identità troviamo le risorse, costituite dal risparmio nazionale
più le importazioni, mentre a destra troviamo gli impieghi, investimenti pri-
vati interni, disavanzo pubblico ed esportazioni. Quanto detto poche righe
fa dovrebbe rendere chiaro il motivo per cui chiamiamo S + Z le risorse e
I + (G + T R − T ) + E gli impieghi.
IL PIL E’ UNA BUONA MISURA DEL BENESSERE ECONOMICO?
Il PIL non misura la salute dei cittadini, ma paesi con un PIL elevato
possono permettersi miglior assistenza sanitaria.
Il PIL non misura la qualità dell’istruzione, ma paesi con PIL più elevato
hanno generalmente istruzione di qualità più elevata.
D’altra partre la crescita del PIL può comportare una riduzione del
tempo libero, della qualità dell’ambiente e non comprende le attività svolte
all’interno della famiglia. Quindi il PIL è solo una misura approssimativa
del benessere di un paese, ma si tratta di un’approssimazione accettabile
e, di fatto, accettata.

1 È evidente che la bilancia commerciale di tutto il mondo è sempre in pareggio; ma

ciò implica che se c’è un paese in attivo dovrà esserci almeno un paese in passivo per un
valore corrispondente (una volta che i due saldi siano espressi nella stessa valuta).
1. La contabilità nazionale 9

1.3 Pil reale e Pil nominale


Quando si fanno confronti tra i PIL di anni diversi, ciò che interessa è, sep-
arare le variazioni dovute a cambiamenti dei prezzi dalle variazioni dovute
a cambiamenti nelle quantità prodotte. A questo fine, quindi, non ha molto
senso confrontare i PIL espressi ai valori di mercato correnti in ciascun
anno. Tali valori, infatti, cambiano anche perché cambiano i prezzi. Si riv-
ela perciò necessario valutare i PIL di anni diversi con i prezzi di un solo
anno (detto anno base). Possiamo allora definire il: PIL NOMINALE AL
TEMPO T:
n
X
Pt Yt = pti yit (1.7)
i=1

che misura il valore monetario corrente della produzione aggregata nell’anno


t. Analogamente, definiamo il PIL REALE AL TEMPO t:
n
X
P0 Yt = p0i yit (1.8)
i=1

che misura la produzione aggregata dell’anno t a prezzi costanti, quelli


dell’anno 0. Per studiare la crescita economica, si guarda all’andamento
nel tempo del PIL reale. Il tasso percentuale di crescita tra l’anno t − n e
l’anno t sarà espresso da:
P0 Yt − P0 Yt−n
· 100
P0 Yt−n

dove tanto il PIL dell’anno t quanto quello dell’anno t − n sono espressi nei
prezzi dell’anno base. Naturalmente, l’anno base si può far coincidere con
l’anno t − n. In questo caso, la formula del tasso di crescita percentuale
sarà:
Pt−n Yt − Pt−n Yt−n
· 100
Pt−n Yt−n
Facendo il rapporto PIL nominale e PIL reale, otteniamo il DEFLA-
TORE DEL PIL:
Xn
pti yit
Pt Yt
= i=1
n
P0 Yt X
p0i yit
i=1

che misura la variazione del prezzo della produzione aggregata tra l’anno
base e l’anno t. Tutto ciò appare assai semplice, ma in effetti non lo è,
perché la composizione “fisica” del PIL cambia nel tempo: nuovi beni e
servizi entrano in produzione e altri ne escono. Molti beni, grazie al pro-
gresso tecnologico e al cambiamento dei gusti, cambiano di “contenuto”.
10 1. La contabilità nazionale

Le automobili di oggi hanno contenuti tecnologici incomparabili con quelli


delle automobili di 40 anni fa, e il loro prezzo di oggi dipende anche da
questi maggiori contenuti. Dire che il prezzo di un’automobile è variato in
40 anni dell’x% non è certo preciso, poiché l’auto di oggi è quasi un altro
bene rispetto all’auto di 40 anni fa.
Il deflatore del PIL non è altro che un numero indice dei prezzi. Da
esso non si ricava esattamente il tasso di inflazione. Quest’ultimo, infatti,
viene in genere misurato con la variazione dell’indice dei prezzi al consumo
(IPC). La differenza tra IPC e deflatore del PIL risiede nel fatto che non
tutti i beni e servizi registrati nel PIL entrano a far parte del paniere dei
consumi delle famiglie, o vi entrano in proporzioni diverse da quelle con
cui entrano nel PIL. Inoltre, i consumi contengono anche beni importati,
che quindi non sono prodotti all’interno del paese e non sono registrati nel
PIL. Quando i prezzi dei beni importati variano in modo molto differente
rispetto ai prezzi interni, deflatore del PIL e IPC divergono. Al contrario,
quando tali variazioni sono uniformi, i due indici appaiono allineati.

1.4 Altre misure del reddito macroeconomico


Il PIL non è l’unica misura del “prodotto” o del “reddito” macroeconomico.
Come siè già detto, esso include i redditi guadagnati in un certo paese
(l’Italia, per esempio) dai residenti esteri ma esclude i redditi dei citta-
dini italiani ma guadagnati all’estero. Se al PIL sommiamo i redditi netti
dall’estero - cioè il saldo tra redditi dei cittadini italiani all’estero e redditi
esteri in Italia - otteniamo il prodotto nazionale lordo o PNL:

P N L = P IL + redditi netti dall’estero

In paesi molto grandi, come gli USA o l’Unione Europea la differenza tra
PIL e PNL è minima (3%-4%), perché i redditi dei residenti all’estero sono
di dimensione molto simile a quella dei redditi degli stranieri all’interno di
tali paesi. Per paesi più piccoli i due valori possono essere molto diversi.
Si pensi al caso di paesi caratterizzati da forte emigrazione e scarsa immi-
grazione, dove poche sono le imprese estere che stabiliscono colà i propri
impianti. Per simili paesi avremo un PNL significamente più grande del
PIL. Al contrario, paesi caratterizzati da consistente immigrazione e da
una forte capacità di attrarre imprese estere avranno un PIL ben maggiore
del PNL.
È adesso venuto il momento di spiegare il significato dell’aggettivo“lordo”
che compare tanto nel PIL quanto nel PNL. Esso sta a indicare che il valore
della produzione (interna o nazionale che sia) viene calcolata al lordo degli
ammortamenti, cioè di quellespese che sono volte a reintegrare il capitale
che annualmente si logora (e quindi perde valore) nei processi produttivi.
Gli ammortamenti rappresentano una stima della perdita di valore dello
1. La contabilità nazionale 11

stock di capitale nel corso di un anno e perciò vengono anche chiamati


consumo di capitale fisso. Sottraendo al PNL gli ammortamenti otteniamo
una misura della produzione al netto di tali consumi di capitale fisso: una
misura che si chiama prodotto nazionale netto o PNN:
P N N = P N L- ammortamenti
Considerato che gli ammortamenti variano da una quota del 7% a una
del 10% del PNL, il PNN rappresenta dal 90% al 93% del PNL.
Infine, bisogna tenere conto del fatto che le imposte che incassa la Pub-
blica Amministrazione sono di due tipi: le imposte dirette e le imposte indi-
rette. Le prime colpiscono tutti i redditi, da lavoro, da impresa o finanziari,
con aliquote (percentuali) variabili secondo regole fissate nelle leggi tribu-
tarie. Le seconde, invece, si pagano quando si effettuano transazioni. Per
esempio, ogni volta che compriamo un litro di benzina paghiamo 1C =, ma al
gestore della pompa di benzina rimangono circa 45 centesimi (c/); i restanti
55 c/ sono “accise” sui carburanti, cioè imposte indirette che incassa lo Stato
(l’IVA o imposta sul valore aggiunto è un altro esempio di imposta indiretta
che grava su tutte le transazioni). Vi è quindi una differenza consistente,
almeno in questo caso, tra ciò che il consumatore paga e ciò che l’impresa
incassa. Poiché tale differenza non è percepita dall’impresa essa non può
fare parte dei redditi che l’impresa stessa distribuisce. D’altra parte, la
Pubblica amministrazione può sussidiare i prezzi di alcuni prodotti di cui
vuole incoraggiare il consumo. In questo caso il prezzo percepito dal pro-
duttore è maggiore di quello pagato dai consumatori e la differenza tra i due
(ovviamente moltiplicata per la quantità) costituisce reddito distribuibile
dall’impresa. Insomma, per avere una misura corretta del reddito nazionale
o RNL, al PNL dobbiamo sottrarre le imposte indirette e sommare i con-
tributi alla produzione:
RN L = P N L − imposte indirette + contributi alla produzione
Naturalmente, se al reddito nazionale lordo sottraiamo gli ammorta-
menti, otteniamo il reddito nazionale netto o RNN:
RN N = RN L - ammortamenti
Nel corso di Macroeconomia non faremo uso di tutte queste definizioni
della produzione annuale. È tuttavia utile conoscerle soprattutto per in-
terpretare correttamente le cifre che si leggono sui giornali o che vengono
“strillate” in televisione e per effettuare i confronti (temporali o tra paesi)
utilizzando variabili omogenee.

1.5 Esercizi
Esercizio 1 Nel paese di Pirlandia si producono: grano per un valore di
40; acqua per un valore di 40; farina per un valore di 100 - utilizzando 20
12 1. La contabilità nazionale

di grano - e pane per un valore di 170, utilizzando 100 di farina e 20 di


acqua. Nel settore del grano si distribuiscono 10 di salari e 10 di profitti; nel
settore dell’acqua si distribuiscono 10 di salari e 10 di profitti; nel settore
della farina 30 di salari e 50 di profitti; nel settore del pane 40 di salari e
10 di profitti. Calcolate il Pil con il metodo del reddito e con il metodo del
valore aggiunto.
Esercizio 2
(a) Definite il PIL e il PNL.
(b) Immaginate che in un certo paese si producano solo banane e
lamponi. Calcolate il PIL nominale e il PIL reale partendo dai seguenti
dati statistici:
Anno Banane P. banane Lamponi P. Lamponi
2001 10 1 20 2
2002 15 2 40 1
(c) Calcolate il deflatore del PIL e la sua variazione. Che informazione
ci consente di ottenere? Spiegate.
Esercizio 3 Discutete gli effetti sul PIL delle seguenti operazioni: 1) la
Regione Toscana costruisce un’autostrada in Maremma; 2) un gruppo di
italiani va in vacanza in Grecia; 3) la Ferrari costruisce un nuovo impianto
produttivo; 4) un giapponese compra un abito in un negozio milanese; 5)
un italiano compra un gelato a Siracusa.
Esercizio 4 Immaginate che in un certo paese si producano due soli beni,
fragole e mele. Le quantità ed i prezzi dei beni nel 2000 e nel 2001 rilevati
dall’Istituto di Statistica sono raccolti nella seguente tabella:
Anno Fragole P. fragole Mele P. mele
2000 100 10 10000 1
2001 150 12 12000 2
(a) Calcolate il PIL nominale ed il PIL reale nei due anni.
(b) Calcolate la variazione percentuale del PIL nominale e reale e
spiegate le eventuali differenze.
(c) Immaginate che esistano due tipi di famiglie: quelle di tipo A
consumano solo fragole, quelle di tipo B consumano solo mele. Spiegate
perché un indice dei prezzi al consumo basato su un paniere con 1 fragola
e 2 mele non riflette l’inflazione sperimentata dai due tipi di famiglie. In
particolare, mostrate che l’inflazione misurata in questo modo è inferiore a
quella effettivamente sperimentata dalle famiglie di tipo B.
Esercizio 5 In un’economia vengono prodotti due soli beni: gnami (dai
coltivatori) e farina di gnami (dai fakud). Il prezzo di uno gname è = C 1,
il prezzo di un Kg di farina è C = 8. Per produrre un Kg di farina servono
5 gnami e 1 ora di lavoro, mentre per produrre uno gname è richiesto
1
4 ore di lavoro. Ogni ora di lavoro è remunerata = C 2. In totale vengono
prodotti 10.000 gnami e 1.200 Kg di farina di gnami. I redditi distribuiti
sono soltanto salari e profitti.
a) calcolate il PIL di questa economia;
b) calcolate le quote dei salari e dei profitti sul PIL.
1. La contabilità nazionale 13

MERCATI DEI
Redditi FATTORI Salari, profitti,
rendite

Investimenti dall’estero

Risparmio privato
Finanziamenti
MERCATI
FINANZIARI
Trasferimenti
Disavanzo pubblico

Imposte Imposte
Famiglie Pubblica Imprese
Amministrazione

Spesa
pubblica in
beni e
servizi
Consumo
MERCATI Investimenti
BENI E SERVIZI
Fatturato delle imprese
Importazioni
Settore Esportazioni
estero Investimenti all’estero

FIGURE 1.2.
GROSS DOMESTIC PRODUCT(1)- PRODUIT INTÉRIEUR BRUT(1)

At 1995 prices and 1995 exchange rates at current prices and exchange rates
Volume(2)
Aux prix et taux de change de 1995 aux prix et taux de change courants
2002
1995 1999 2000 2001 2002 1999 2000 2001 2002
2001
ann. %
Billion dollars - Milliards de dollars Billion dollars - Milliards de dollars
% ann.
Canada 581.7 677.9 713.7 727.3 751.0 3.3 651.2 713.8 704.7 724.8 Canada
Mexico 286.2 349.7 372.6 372.0 375.3 0.9 480.5 580.8 623.9 637.2 Mexique
United States 7338.4 8629.1 8955.1 8977.8 9196.4 2.4 9212.8 9762.1 10019.7 10383.1 États-Unis
Australia 372.7 442.5 450.3 468.0 484.5 3.5 405.6 388.0 368.8 411.9 Australie
Japan 5303.8 5528.6 5683.6 5707.0 5725.5 0.3 4469.6 4763.9 4175.6 3993.4 Japon
Korea 489.3 567.5 620.4 639.7 680.3 6.3 406.1 461.5 427.2 476.7 Corée
New Zealand 60.8 67.3 69.1 71.5 74.8 4.6 56.7 51.7 51.4 59.3 Nouvelle-Zélande
Austria 235.2 260.2 269.4 271.2 274.0 1.0 210.0 190.7 189.6 204.1 Autriche
Belgium 276.7 305.3 316.7 319.1 321.3 0.7 251.0 228.0 227.5 245.4 Belgique
Czech Republic 52.0 53.5 55.3 57.0 58.1 2.0 55.0 51.4 57.2 69.5 Rép. Tchèque
Denmark 180.2 200.1 205.9 208.8 213.1 2.1 173.1 158.5 159.2 172.9 Danemark
Finland 129.7 155.4 163.4 165.3 169.0 2.2 127.8 119.9 121.0 131.5 Finlande
(3)
France 1553.1 1707.8 1772.5 1809.7 1831.5 1.2 1443.7 1308.4 1320.4 1431.3 France(3)
Germany 2458.3 2613.2 2687.8 2710.6 2715.4 0.2 2108.0 1870.3 1855.6 1986.2 Allemagne
Greece 117.6 133.6 139.1 144.8 150.6 4.0 125.8 113.4 117.2 132.8 Grèce
Hungary 44.7 51.7 54.4 56.5 58.4 3.3 48.0 46.7 51.8 65.8 Hongrie
Iceland 6.8 8.2 8.7 9.0 8.9 -0.5 8.4 8.4 7.6 8.4 Islande
Ireland 66.5 96.5 106.2 112.8 120.6 6.9 95.5 94.8 102.7 121.7 Irlande
Italy 1097.2 1171.1 1207.9 1229.7 1234.3 0.4 1180.4 1074.8 1091.8 1184.3 Italie
Luxembourg 18.1 23.5 25.6 25.9 26.2 1.1 20.1 19.6 19.8 21.0 Luxembourg
Netherlands 414.8 481.6 498.3 504.4 505.6 0.2 398.5 370.6 384.0 418.5 Pays-Bas
Norway 148.0 171.7 176.6 180.0 181.7 1.0 158.1 166.9 169.8 190.5 Norvège
Poland 127.1 157.0 163.2 164.9 167.0 1.3 155.1 157.6 176.3 181.6 Pologne
Portugal 107.2 125.3 129.9 132.1 132.6 0.4 115.1 106.5 110.1 121.7 Portugal
Slovak Republic 19.1 22.5 23.0 23.8 24.9 4.4 20.2 19.7 20.5 23.7 Rép. Slovaque
Spain 584.2 676.8 705.2 724.0 738.6 2.0 602.2 561.4 583.1 653.1 Espagne
Sweden 248.4 279.4 291.6 294.8 300.4 1.9 251.6 239.8 219.4 240.3 Suède
Switzerland(4) 307.3 325.8 336.1 339.1 339.4 0.1 258.6 240.1 245.8 267.4 Suisse(4)
Turkey(4) 169.3 191.4 205.5 190.1 204.9 7.8 184.9 199.3 145.6 183.1 Turquie(4)
United Kingdom 1134.9 1269.9 1309.1 1336.7 1362.4 1.9 1460.2 1438.0 1429.7 1564.1 Royaume-Uni
OECD-Total(5) 23929.2 26744.4 27716.4 27973.7 28426.7 1.6 25133.8 25506.5 25177.0 26305.5 OCDE-Total(5)
Major seven 19467.4 21597.6 22329.8 22498.9 22816.6 1.4 20525.9 20931.2 20597.6 21267.2 Sept grands
OECD-Europe 9496.4 10481.7 10851.5 11010.4 11138.8 1.2 9451.4 8784.7 8805.7 9619.0 OCDE-Europe
EU15 8622.1 9499.7 9828.6 9990.0 10095.6 1.1 8563.1 7894.6 7931.2 8628.8 UE15
Euro area 7058.5 7750.3 8022.1 8149.6 8219.6 0.9 6678.2 6058.4 6122.9 6651.5 Zone euro

(1) Sources: Data are broadly consistent with those in the latest issue of the annual OECD (1) Sources : Les données proviennent de l’édition la plus récente de la publication de l’ OCDE
national accounts publication. However, where revised data are available from countries’s sur les comptes nationaux annuels. Si, par la suite, les pays ont fourni des données
submissions, they have been used in compiling this table. révisées, elles ont été incorporées dans ce tableau.
(2) Various base years, GDP/GNI growth rate. (2) Années de base différentes, taux de croissance du PIB, ou à défaut, du RNB.
(3) Figures include Overseas Departments. (3) Les données incluent les Départements d’Outre-Mer.
(4) Countries still using SNA 1968. (4) Pays utilisant encore le SCN 1968.
(5) OECD-Total includes 30 countries. (5) OCDE-Total comprend 30 pays.

Main Economic Indicators Principaux Indicateurs Économiques


© October 2003 243 © octobre 2003
GDP per capita, 2001
at current prices, in US dollars

PIB par tête, 2001


aux prix courants, en dollars des États-Unis

based on based on
OECD Member
current exchange current purchasing Pays Membres de l'OCDE
Countries
rates power parities
Canada 22,700 29,300 Canada
Mexico 6,300 9,200 Mexique
United States 35,200 35,200 États-Unis
Australia 18,900 27,500 Australie
Japan 32,800 26,700 Japon
Korea 9,000 15,900 Corée
New Zealand 13,100 21,200 Nouvelle- Zélande
Austria 23,300 28,200 Autriche
Belgium 22,100 27,700 Belgique
Czech Republic 5,600 15,100 République tchèque
Denmark 29,700 29,200 Danemark
Finland 23,300 26,400 Finlande
France(2) 21,700 26,400 France(2)
Germany 22,500 26,300 Allemagne
Greece 10,700 16,300 Grèce
Hungary 5,100 13,400 Hongrie
Iceland 26,700 28,900 Islande
Ireland 26,700 30,100 Irlande
Italy 18,800 26,200 Italie
Luxembourg 44,800 50,000 Luxembourg
Netherlands 23,900 29,200 Pays-Bas
Norway 37,600 36,800 Norvège
Poland 4,600 9,900 Pologne
Portugal 10,700 17,600 Portugal
Slovak Republic 3,800 12,000 République slovaque
Spain 14,500 21,400 Espagne
Sweden 24,700 26,000 Suède
(1) (1)
Switzerland 34,000 29,900 Suisse
(1) (1)
Turkey 2,100 5,700 Turquie
United Kingdom 24,300 26,400 Royaume-Uni
OECD-Total(3) 22,100 24,500 OCDE-Total(3)
Major seven 29,300 30,100 Sept grands
OECD-Europe 16,800 21,400 OCDE-Europe
EU15 20,900 25,600 UE15
Euro zone 20,000 25,300 Zone euro
en utilisant les
OECD Member en utilisant les taux
parités de pouvoir Pays Membres de l'OCDE
Countries de change courants
d'achat courantes

Source: National Accounts of OECD countries, Main aggregates, Volume 1


Source : Comptes Nationaux des pays de l'OCDE, Principaux agrégats, Volume 1

(1) Countries still using SNA 68. (1) Pays utilisant encore le SCN 1968.
(2) Figures include Overseas Departments. (2) Les données incluent les Départements d’Outre-mer.
(3) OECD-Total includes 30 countries. (3) OCDE-Total comprend 30 pays.

Updated October 2003 Mise à jour : octobre 2003


SERIE STORICHE

Tabella 1. Conto economico delle risorse e degli impieghi - Valori a prezzi correnti
Milioni di euro dal 1999; milioni di eurolire per gli anni precedenti
AGGREGATI 1998 1999 2000 2001 2002
Prodotto interno lordo ai prezzi di mercato 1.073.019 1.107.994 1.166.548 1.220.147 1.258.349
Importazioni di beni e servizi fob 246.207 260.286 318.551 328.193 325.176
TOTALE RISORSE 1.319.226 1.368.280 1.485.099 1.548.340 1.583.525
Consumi nazionali 829.565 867.486 919.482 962.340 993.741
- Spesa delle famiglie residenti 632.592 662.860 700.924 727.281 752.205
-- spesa sul territorio economico 643.657 672.780 713.036 738.826 760.216
-- acquisti all'estero dei residenti (+) 16.204 17.165 18.010 17.678 20.796
-- acquisti sul territorio dei non residenti (-) 27.269 27.085 30.122 29.223 28.807
- Spesa delle AAPP e delle ISP 196.974 204.626 218.558 235.059 241.536
Investimenti fissi lordi 198.295 210.622 230.931 241.287 247.759
- Costruzioni 83.521 86.959 95.012 100.614 104.855
- Macchine e attrezzature 83.947 88.409 96.846 98.544 99.940
- Mezzi di trasporto 22.315 25.727 28.639 31.125 31.634
- Beni immateriali 8.511 9.528 10.433 11.003 11.331
Variazione delle scorte e oggetti di valore 8.624 7.137 4.711 -1.247 2.935
- Variazione delle scorte 6.967 5.416 2.916 -3.009 935
- Oggetti di valore 1.657 1.722 1.795 1.762 2.000
Esportazioni di beni e servizi fob 282.742 283.034 329.974 345.960 339.091
TOTALE IMPIEGHI 1.319.226 1.368.280 1.485.099 1.548.340 1.583.525

Tabella 2. Conto economico delle risorse e degli impieghi - Valori a prezzi costanti
Milioni di eurolire 1995
AGGREGATI 1998 1999 2000 2001 2002
Prodotto interno lordo ai prezzi di mercato 969.130 985.253 1.016.192 1.034.549 1.038.394
Importazioni di beni e servizi fob 253.285 267.349 291.121 293.955 298.443
TOTALE RISORSE 1.222.415 1.252.602 1.307.312 1.328.504 1.336.838
Consumi nazionali 752.024 769.438 788.665 801.212 807.088
- Spesa delle famiglie residenti 580.294 595.251 611.570 617.941 620.624
-- spesa sul territorio economico 589.722 603.759 622.682 628.367 627.465
-- acquisti all'estero dei residenti (+) 15.798 16.137 15.616 14.788 17.408
-- acquisti sul territorio dei non residenti (-) 25.226 24.645 26.728 25.214 24.249
- Spesa delle AAPP e delle ISP 171.730 174.187 177.095 183.270 186.464
Investimenti fissi lordi 186.229 195.623 209.607 215.147 216.258
- Costruzioni 78.100 80.106 84.848 87.601 87.890
- Macchine e attrezzature 80.260 83.718 90.197 90.880 91.517
- Mezzi di trasporto 20.120 23.167 25.396 27.250 27.311
- Beni immateriali 7.748 8.632 9.166 9.416 9.540
Variazione delle scorte e oggetti di valore 7.837 10.958 -4 -308 4.084
- Variazione delle scorte 6.194 9.263 -1.690 -1.928 2.303
- Oggetti di valore 1.643 1.694 1.686 1.621 1.780
Esportazioni di beni e servizi fob 276.325 276.584 309.044 312.453 309.409
TOTALE IMPIEGHI 1.222.415 1.252.602 1.307.312 1.328.504 1.336.838

I totali possono non corrispondere alla somma delle componenti per gli arrotondamenti.
Tabella 4. Valore aggiunto ai prezzi di mercato e prodotto interno lordo a prezzi correnti
Valori assoluti in milioni di euro dal 1999; milioni di eurolire per gli anni precedenti
VALORI ASSOLUTI VARIAZIONI %
ATTIVITA' ECONOMICHE 2001 su 2002 su
1998 1999 2000 2001 2002
2000 2001
Agricoltura, silvicoltura e pesca 27.286 27.631 27.131 28.132 28.068 3,7 -0,2
Industria 326.239 331.421 342.797 357.492 361.531 4,3 1,1
- industria in senso stretto 276.279 279.920 288.625 299.441 300.947 3,7 0,5
- costruzioni 49.959 51.502 54.172 58.051 60.584 7,2 4,4
Servizi 692.377 717.830 760.868 803.132 837.902 5,6 4,3
Valore aggiunto ai prezzi di mercato (al
lordo SIFIM) 1.045.902 1.076.883 1.130.796 1.188.756 1.227.501 5,1 3,3
Servizi di intermediazione finanziaria
indirettamente misurati, SIFIM (-) 40.824 39.038 43.431 48.002 50.905 10,5 6,0
Valore aggiunto ai prezzi di mercato (al
netto SIFIM) 1.005.078 1.037.844 1.087.365 1.140.754 1.176.596 4,9 3,1
IVA e imposte indirette sulle importazioni 67.941 70.150 79.183 79.392 81.753 0,3 3,0
Prodotto interno lordo ai prezzi di
mercato 1.073.019 1.107.994 1.166.548 1.220.147 1.258.349 4,6 3,1

Tabella 5. Valore aggiunto ai prezzi di mercato e prodotto interno lordo a prezzi costanti
Valori assoluti in milioni di eurolire 1995
VALORI ASSOLUTI VARIAZIONI %
ATTIVITA' ECONOMICHE 2001 su 2002 su
1998 1999 2000 2001 2002
2000 2001
Agricoltura, silvicoltura e pesca 27.344 29.051 28.219 28.025 27.305 -0,7 -2,6
Industria 305.408 307.882 314.410 318.737 316.953 1,4 -0,6
- industria in senso stretto 258.802 260.738 265.951 268.316 266.264 0,9 -0,8
- costruzioni 46.606 47.145 48.459 50.421 50.690 4,0 0,5
Servizi 621.035 631.824 659.756 675.275 682.289 2,4 1,0
Valore aggiunto ai prezzi di mercato (al
lordo SIFIM) 953.788 968.757 1.002.385 1.022.037 1.026.547 2,0 0,4
Servizi di intermediazione finanziaria
indirettamente misurati, SIFIM (-) 42.690 42.815 47.726 50.364 50.982 5,5 1,2
Valore aggiunto ai prezzi di mercato (al
netto SIFIM) 911.098 925.942 954.659 971.673 975.566 1,8 0,4
IVA e imposte indirette sulle importazioni 58.032 59.311 61.533 62.876 62.829 2,2 -0,1
Prodotto interno lordo ai prezzi di
mercato 969.130 985.253 1.016.192 1.034.549 1.038.394 1,8 0,4

I totali possono non corrispondere alla somma delle componenti per gli arrotondamenti.

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