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Il Mito

Il documento fornisce un'ampia panoramica sull'epica, analizzando opere significative come l'Eneide, la Chanson de Roland e il Cantare dei Nibelunghi. Vengono esplorati anche i miti, le loro caratteristiche, funzioni e la loro trasmissione orale, evidenziando come riflettano le culture e le società che li hanno creati. Inoltre, si discute la struttura narrativa dei miti e il loro linguaggio, sottolineando l'importanza di questi racconti nella comprensione delle origini e dei valori di diverse civiltà.

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Indice

L’ENEIDE 136
La struttura dell’Eneide 136
La vicenda dell’Eneide 137
Il viaggio di Enea 138
I personaggi principali dell’Eneide 140
Gli dei 140
Il linguaggio dell’Eneide 140
Proemio 141
L’inganno del cavallo 143
La maledizione di Didone 146
IN BIBLIOTECA C. Di Giuseppe, Vi racconto l’Eneide 149
APPROFONDIMENTI La pietas di Enea 150
Il duello tra Enea e Turno 151
IN BIBLIOTECA
COLLEGAMENTI L’Eneide nell’arte 153
INTERDISCIPLINARI CINEFORUM
Ulteriori proposte di libri
VERIFICA SOMMATIVA Eurialo e Niso 154 e film

VIAGGI E SOCIETÀ NEL MONDO EPICO CLASSICO

L’EPICA
CAVALLERESCA 158
8

IL GENERE L’epica cavalleresca 160

L’EPICA MEDIEVALE 162


L’EPICA FRANCESE E LA CHANSON DE ROLAND 162
Chanson de Roland: la struttura e l’autore 162
La vicenda 162
La Chanson de Roland tra storia e leggenda 164
I temi dominanti della Chanson de Roland 164
Rolando suona l’olifante 165
La morte di Rolando 167
IN BIBLIOTECA I. Calvino, Il cavaliere inesistente 169
IL «CICLO BRETONE» O ARTURIANO 170
Re Artù tra storia e leggenda 171
Autori e opere del ciclo bretone 171
I temi dominanti del ciclo bretone 172
Artù e la spada magica 173
IN BIBLIOTECA P. Zannoner, La magica storia
di re Artù 176
Lancillotto si prepara a diventare cavaliere 177 Chrétien de Troyes:
CINEFORUM Il primo cavaliere 179 Lancillotto e Meleagant

APPROFONDIMENTI Il mondo dei cavalieri 180


Istituzione della Tavola Rotonda 184
IN BIBLIOTECA L. Mattia, Merlino. Il destino

di un giovane mago 186


CINEFORUM Un ragazzo alla corte di Re Artù 186

IV
INDICE

Alla ricerca del Santo Graal 187


IN BIBLIOTECA Sir Gawain e il Cavaliere Verde 193
L’EPICA GERMANICA 194
Il Cantare dei Nibelunghi:
il poema nazionale germanico 194
La struttura del poema e l’autore 194
La vicenda 195
Il Cantare dei Nibelunghi tra storia
e leggenda 196
I temi dominanti del Cantare dei Nibelunghi 196
La morte di Sigfrido 197
L’EPICA SPAGNOLA 201
Il Cantare del Cid: il più importante
poema epico spagnolo 201
La struttura del poema e l’autore 201
La vicenda 201
Il Cantare del Cid tra storia e leggenda 202
I temi dominanti del Cantare del Cid 202
Il Cid parte per l’esilio 203

L’EPICA RINASCIMENTALE 206


L’EPICA CAVALLERESCA IN ITALIA:
DAL MEDIOEVO AL RINASCIMENTO 206
LUDOVICO ARIOSTO E L’ORLANDO FURIOSO 207
La struttura del poema 207
La vicenda 207
Le caratteristiche del poema 209
Proemio 210
La pazzia di Orlando 212
TORQUATO TASSO E LA GERUSALEMME LIBERATA 217
La struttura del poema 217
La vicenda 217
Le caratteristiche del poema 218
Proemio 219
La morte di Clorinda 222

IL TRAMONTO DEL CAVALIERE 226


MIGUEL DE CERVANTES SAAVEDRA
E IL DON CHISCIOTTE DELLA MANCIA 226
La vicenda 226
Interpretazione simbolica 227
Don Chisciotte e Sancio Panza 228 Miguel de Cervantes
L’ironia di Cervantes 228 Saavedra:
Le regole della cavalleria
Don Chisciotte contro i mulini a vento 229
IN BIBLIOTECA
COLLEGAMENTI Don Chisciotte nell’arte 231
CINEFORUM
INTERDISCIPLINARI
Ulteriori proposte di libri
VERIFICA SOMMATIVA Don Chisciotte e i due leoni 232 e film

IL LETTERATO E LA CORTE RINASCIMENTALE

V
«Il mito narra una storia sacra; riferisce un avvenimento che ha avuto
luogo nel tempo primordiale, il tempo favoloso delle “origini”.»
(Mircea Eliade)

2
IL MITO

C O N O S C ENZ E
● Le caratteristiche del mito.
● Le caratteristiche dei vari tipi di mito: i miti della creazione e del diluvio,
i miti dei fenomeni naturali, i miti degli uomini e della loro società, i miti
delle metamorfosi, i miti degli dei e degli eroi.

A B I L I TÀ
● Comprendere la vicenda narrata.
● Riconoscere i ruoli dei personaggi.
● Riconoscere le caratteristiche comportamentali e morali del protagonista.
● Riconoscere le caratteristiche dell’ambientazione (tempo e luogo).
● Distinguere gli elementi reali da quelli fantastici.
● Ricavare dal mito informazioni storico-geografiche, sociali, culturali,
religiose relativamente al popolo che lo ha elaborato.
● Riconoscere la funzione del mito, che cosa intende spiegare.
● Riconoscere la funzione educativa dei miti delle metamorfosi.
● Confrontare miti dello stesso tipo e rilevarne somiglianze e differenze.
● Riconoscere le caratteristiche del linguaggio, in particolare le ripetizioni.
● Interiorizzare che il mito, pur presentando elementi fantastici, non è una
narrazione di pura fantasia come la favola e la fiaba, bensì è una narrazio-
ne che anticamente, quando nacque, assunse valore di verità e significa-
to religioso.
● Ascoltare e comprendere un mito.
● Leggere un mito in modo espressivo «a più voci».
● Scrivere un mito seguendo le indicazioni date.
● Analizzare «la creazione biblica» e «il diluvio biblico» nell’arte.

PROPOSTE DI LAVORO

ORA SI ASCOLTA

VERIFICA SOMMATIVA

IN BIBLIOTECA: ulteriori proposte di libri di VOGLIA DI LEGGERE: ulteriori proposte di


miti. miti, da leggere in piena libertà.
CINEFORUM: ulteriori proposte di film. AUDIOLETTURE: per il piacere di ascolta-
re o per il potenziamento dell’abilità di
ascolto.

3
Generi
IL GENERE

IL MITO

La parola mito deriva dal termine greco mythos LE DIVERSE VERSIONI SCRITTE
che significa «racconto». Il mito è una parti- DI UNO STESSO MITO
colare forma di narrazione che, attraverso
contenuti fantastici, cerca di dare una spie- Nel corso dei secoli uno stesso mito può
gazione all’origine del mondo e dell’umani- essere stato trascritto molte volte, subendo
tà e ai diversi aspetti della realtà. variazioni o arricchendosi di dettagli e ag-
Il mito riflette il modo di vivere e di pensare, giunte.
le convinzioni religiose e i valori morali del po- Ecco perché di uno stesso mito si trovano
polo che l’ha prodotto, pertanto non va consi- più versioni anche con finali diversi.
derato come una creazione fantastica, senza Inoltre, di molti miti antichi esistono nume-
rapporti con il mondo reale, in quanto ha una rose versioni, scritte da autori diversi, i quali,
sua «verità» da dire, spesso profonda. pur raccontando la stessa vicenda, l’hanno
personalizzata, cioè l’hanno resa differente
grazie al proprio personale stile narrativo.
LA FUNZIONE DEL MITO

L’uomo, fin dai tempi più antichi, ha cercato di


scoprire il «segreto» del mondo circostante e MITI SIMILI IN POPOLI DIVERSI
ha cominciato a porsi delle domande sull’ori-
gine dell’universo, sul significato della vita e Molti miti, pur appartenendo a popoli di epo-
della morte, sull’origine del sole, della luna, che diverse e lontani geograficamente, pre-
dei vari fenomeni naturali. Di qui, ogni comu- sentano somiglianze straordinarie. È il caso,
nità primitiva, priva di quelle conoscenze e ad esempio, del mito del diluvio universale
di quegli strumenti scientifici di cui noi oggi presente in numerosissimi miti.
disponiamo, ricorse a delle proprie interpre- Un altro esempio ci viene dal mito della na-
tazioni considerate «vere» e quindi «sacre». scita dell’uomo. Mentre la Bibbia racconta
Il racconto mitico, pertanto, svolge una fun- che Dio lo ha creato a sua immagine e somi-
zione di «conoscenza» della realtà e na- glianza utilizzando il fango e i Greci credeva-
sce dall’esigenza di dare una spiegazione a no che il creatore, usando sempre il fango,
ciò che esiste e accade intorno a noi. fosse stato Prometeo, il mito dei Polinesiani
è incredibilmente affine, anche se introduce
una variante: per loro l’uomo è nato grazie a
LA TRADIZIONE ORALE DEL MITO un essere superiore che ha impastato l’argilla
con il sangue di diversi animali.
I miti dei popoli che non conoscevano la In alcuni casi si può ipotizzare che tali somi-
scrittura sono stati tramandati oralmente, di glianze siano riconducibili a un unico raccon-
generazione in generazione, e solo in epoca to, diffuso poi in luoghi lontani e diversi da
recente sono stati raccolti dalla viva voce di viaggiatori o mercanti.
capi tribù o stregoni e trascritti da antropolo- Probabilmente, però, tali somiglianze sono
gi ed etnologi, gli studiosi che si occupano dovute alla presenza di temi costanti ricor-
delle società primitive e delle loro tradizioni. renti nelle culture di tutte le civiltà: quelli
Altri miti, invece, in particolar modo quelli legati ai grandi interrogativi esistenziali, al
greci e romani, ci sono stati tramandati in bisogno di capire, interpretare il «mistero»
forma scritta da poeti e cantori. del mondo.
4
IL MITO
O

IL MITO
LA STRUTTURA DEL MITO IL MITO, FONTE DI INFORMAZIONI

> La trama di un mito è simile a quella degli Dalla lettura di un mito possiamo ricavare
altri tipi di narrazione e pertanto prevede: molte e interessanti informazioni circa il po-
– una situazione iniziale; polo che lo ha elaborato, creato.
– una parte centrale o svolgimento, in cui Ad esempio, informazioni relative a:
si narrano gli eventi principali e agiscono > tipo di ambiente (favorevole o insidioso,
i vari personaggi; ostile alla vita di quel popolo);
– una situazione finale o conclusione. > tipo di civiltà (pastorale o agricola);
> I personaggi possono essere: > tipo di società (nomade, sedentaria, guer-
– uomini comuni; riera, pacifica, governata da un re...);
– uomini straordinari, eroi dotati di poteri
> tipo di coltivazioni e specie animali;
eccezionali, a volte figli di una divinità e
di una creatura mortale; > religione, usi, costumi, valori e princìpi
morali su cui si basava la civiltà di quel
– esseri soprannaturali, divinità o spiriti
popolo.
potenti con poteri eccezionali;
– creature fantastiche o mostruose, co-
me animali parlanti o giganti dai poteri
fuori dall’ordinario. TIPI DI MITO
> Il tempo è quasi sempre indeterminato,
molto lontano. Tale indeterminatezza tem- I miti possono essere suddivisi in:
porale conferisce alla narrazione un valore > miti che spiegano l’origine del mondo e
perenne, di eternità. degli uomini;
> I luoghi sono quasi sempre aperti e fanta- > miti che spiegano l’origine di fenomeni na-
stici, immaginari. Anche quando sono re- turali, elementi del paesaggio ecc.;
ali e descritti in modo preciso, dettagliato, > miti che spiegano l’origine di determinati
sono immersi in un’atmosfera fantastica. modi di produzione o di determinate istitu-
zioni sociali (matrimonio, pratiche di culto
ecc.);
IL LINGUAGGIO DEL MITO > miti che spiegano i motivi per cui si veri-
ficano determinati fenomeni (morte, alter-
I miti erano racconti fatti più per essere narsi delle stagioni...);
ascoltati che per essere letti; di conseguen- > miti che descrivono la nascita e le imprese
za, chi li narrava doveva ricordarli facilmente di dei ed eroi.
e chi li ascoltava doveva comprenderli senza Per mitologia si intende il complesso, la rac-
difficoltà. Ecco perché il linguaggio del mi- colta più o meno ampia di miti di un determi-
to è caratterizzato da frasi brevi e semplici nato popolo, ma anche lo studio scientifico
con prevalenza di nomi e verbi. Inoltre, è ric- dei miti, nei loro rapporti con le caratteristi-
co di ripetizioni, cioè di parole ed espres- che culturali di un’epoca o di una civiltà.
sioni che si ripetono così da permettere a
chi ascoltava la narrazione di impararla facil- Esistono tante mitologie quanti sono i popoli
mente a memoria. della terra: la mitologia africana, ebraica, rus-
Frequenti sono anche le similitudini che, sa... Quella, però, che ha influenzato mag-
per mezzo di paragoni, chiariscono concetti giormente la civiltà latina e quindi la nostra
complessi. cultura è senza dubbio la mitologia greca.
5
Il Mito

Molti popoli antichi hanno elaborato


I MITI DELLA racconti che parlano della creazione del
mondo, cercando così di spiegare, na-
CREAZIONE turalmente sulla base del proprio livello
culturale e della propria esperienza di
vita, quell’evento straordinario e remoto che ha determinato la creazione dell’u-
niverso e dell’uomo.
Questi racconti, detti miti cosmogonici (dalle parole greche kósmos = mondo,
universo, e gonía = nascita, origine), pur appartenendo a popoli diversi, vissuti
in epoche differenti e in luoghi geograficamente molto lontani, presentano pa-
recchie somiglianze tra loro.
Ti accorgerai infatti, leggendoli, che il mondo prima della creazione appare
come qualcosa di confuso, di indistinto, è Chaos (= disordine) e solo grazie
all’intervento di un Essere Superiore, una divinità, diventa ordine, compostez-
za, armonia, in cui ogni elemento e ogni essere vivente, compreso l’uomo, tro-
vano una loro precisa collocazione e distinzione.

Gustave Doré, La creazione della luce, collezione privata.

6
I MITI DELLA CREAZIONE

La Bibbia
In principio Dio creò
il cielo e la terra
Bibbia, dal sostantivo greco biblía, significa «libri». L’opera, infatti,
suddivisa in Antico e Nuovo Testamento, risulta composta di settantatré
libri o scritti sacri che trattano diversi argomenti: la creazione, l’alleanza
di Dio con Abramo e il popolo d’Israele, le storie dei profeti, la nuova
alleanza tra Dio e gli uomini per mezzo di Gesù, la vita di Gesù Cristo,
il suo insegnamento. L’Antico Testamento costituisce il fondamento
della religione ebraica, mentre il Nuovo Testamento è il testo sacro
per eccellenza della religione cristiana. La loro composizione
si estende dal XIII secolo a.C. al I secolo d.C.
Il brano che ti presentiamo è tratto dal libro della Genesi (parola greca
che significa «origine»), che costituisce la prima parte della Bibbia, cioè
quella in cui viene raccontata la creazione del cielo, della terra, delle
piante, degli esseri viventi in un ordine crescente di dignità. L’ultimo atto
di creazione, infatti, è l’uomo che Dio crea a sua immagine e somiglianza.

1. informe: priva di una In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe1 e
forma precisa, definita.
deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava2
2. aleggiava: volava,
volteggiava. sulle acque.
Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa
buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le te-
nebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le
acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque, che
sono sotto il firmamento, dalle acque che son sopra il firmamento. E
così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina:
secondo giorno.
Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un solo
luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra
e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. E Dio
disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi
da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo
la sua specie». E così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che
producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che
fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide
che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il
giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per
gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la
terra». E così avvenne: Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore
per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stel-
7
Il Mito

le. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per
regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide
che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
3. brulichino: si riem- Dio disse: «Le acque brulichino3 di esseri viventi e uccelli volino sopra
piano di esseri che si la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri
muovono.
marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque,
secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie.
4. Siate fecondi: Siate E Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: «Siate fecondi4 e
fertili, procreate. moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino
sulla terra». E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie:
bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così
avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il be-
stiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la
loro specie. E Dio vide che era cosa buona.
E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglian-
za, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame,
su tutte le bestie selvatiche e su tutti i
rettili che strisciano sulla terra».
Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.
Dio li benedisse e disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
5. soggiogatela: domi- soggiogatela5 e dominate
natela. sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra».
Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba
che produce seme e che è su tutta la
terra e ogni albero in cui è il frutto, che
produce seme: saranno il vostro cibo. La creazione dell’uomo e della
donna nella pagina di un codice
A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli del XIII secolo.
uccelli del cielo e a tutti gli esseri che
strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba
verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto ed, ecco, era cosa
molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro
6. tutte le loro schie- schiere6. Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che
re: tutti gli elementi che
si trovano nel cielo e nel-
aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Dio bene-
la terra. disse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da
ogni lavoro che egli creando aveva fatto. Queste le origini del cielo e
della terra, quando vennero creati.
(da La Bibbia di Gerusalemme, © per il testo sacro Conferenza Episcopale Italiana, 1974)
8
I MITI DELLA CREAZIONE

PROPOSTE DI LAVORO

COMPRENDERE

1. Come si presenta la terra prima della creazione?


2. La creazione si compie nell’arco di sei giorni. In corrispondenza di ciascun giorno,
che cosa viene creato da Dio?
3. Che cosa fa Dio nel settimo giorno?

ANALIZZARE

4. In quante sequenze è possibile suddividere il testo sulla base dei cambiamenti


di tempo? Individuale e contrassegnale a margine del testo con un numero pro-
gressivo.
5. Qual è l’unico essere vivente che Dio crea a sua immagine, a sua somiglianza?
Di conseguenza, questo essere vivente, rispetto a tutto il resto della creazione,
gode di una posizione di: (indica con una crocetta la risposta esatta)
assoluta parità superiorità, dominio inferiorità

LINGUA E STILE
6 Nel testo alcune espressioni si ripetono in modo sistematico, tanto da costituire
delle formule fisse («Dio disse», «e così avvenne»…). Individuale e sottolineale.
Nella sequenza in cui viene narrata la creazione dell’uomo queste «formule fisse»
non appaiono. Quale spiegazione sei in grado di dare a tale cambiamento di lin-
guaggio?
7. Individua nel testo e sottolinea in rosso le espressioni verbali che indicano le
azioni della creazione, in blu le espressioni verbali che indicano delle riflessioni
su ciò che man mano viene creato. Secondo te, queste ultime espressioni dimo-
strano che Dio, nei confronti delle opere create, prova:
indifferenza soddisfazione, compiacimento
insoddisfazione rabbia, ribellione

LESSICO

8. Con le parole cielo e terra si possono formare alcune espressioni figurate o modi
di dire. Collega ciascuna espressione figurata al corrispondente significato.
Essere a terra. Agire tenendo ben presente la realtà.

Cascasse il cielo. Essere molto triste, stanco o debole.

Restare con i piedi per terra. Si dice di una cosa incredibile, inverosimile.

A ogni costo.
Non stare né in cielo né in terra.

9
Il Mito

Mito greco
In principio era il Chaos
Secondo la cultura greca, la creazione del mondo avviene per opera
di un dio che dal Chaos, ossia dal disordine, dalla confusione, riesce
a far nascere il Kósmos, ossia l’ordine, la compostezza, la bellezza.

1. Chaos: originario sta- In principio era il Chaos1, un’immensa voragine nella quale si trova-
to di disordine della ma- vano incompostamente mescolati fra loro tutti gli elementi, da cui poi
teria, prima della crea-
zione del mondo. dovevano sorgere il mondo e svilupparsi gli uomini.
Dal Chaos prima si formarono la Terra (Gea), vasta sede sicura di
2. il Tàrtaro caligino- tutte le cose, il Tàrtaro caliginoso2, che fu collocato sotto la terra, e
so: la parte inferiore,
buia dell’Oltretomba,
l’Amore, il più bello di tutti gli dei; poi ne uscirono l’Èrebo3 e la Notte
quella destinata ai dan- che, unitisi in matrimonio, generarono l’Aria e il Giorno.
nati. La Terra dette vita al Cielo (Ùrano), che la ricoprì da ogni parte e fu
3. Èrebo: regno sotter- sede eterna di tutti gli dei, e ai Titàni4, fra cui furono i primi e più
raneo dei morti.
4. Titàni: dei giganti figli
importanti Rea e Saturno.
del Cielo e della Terra. Fino ad allora non v’era un dio che illuminasse il mondo con il suo
raggio, né la Luna cambiava forma, né la dea del mare, Anfitríte,
abbracciava la terra con l’umido margine delle sue acque. La terra
era instabile; il mare non era corso da navi; l’aria era priva di luce, né
v’era oggetto che avesse forma costante. Gli elementi freddi andavano
a cozzare contro quelli caldi; gli umidi contro i secchi; i teneri contro
i duri; i pesanti contro i leggeri. Occorreva l’opera di una divinità per
regolare tutto ciò; ed ecco, un dio separò la terra dal cielo, l’acqua
dalla terra, il cielo dall’aria. Così egli poté legare in ferma e concorde
alleanza tutto quanto era stato fino ad allora separato o discorde; così
5. convessa: piegata ad il cielo assunse la sua forma convessa5, ponendosi al di sopra di tutto
arco verso l’esterno. il creato, e vicino a esso venne a collocarsi l’aria, e più giù la terra,
mentre l’acqua circondò il mondo, abbracciandolo con un tenace giro.
Questa fu la prima opera del dio. Ma egli, non contento di quanto
aveva fatto fino ad allora, separò e distinse tutte le parti del mondo.
Anzitutto diede a questo forma rotonda; poi diffuse le acque in mari,
in fonti, in stagni, in laghi, e assegnò le rive ai fiumi, i quali andarono
a finire nel mare. Creò i campi e le vallate, ricoprì le selve di fronde
verdeggianti, innalzò le montagne. Divise il mondo in cinque zone,
una mediana calda e non abitabile, due estreme coperte di alta neve,
altre due intermedie piacevoli e temperate di caldo e di freddo. Su di
esse stese l’aria e vi collocò le nebbie, le nubi, i tuoni, che colpiscono
6. folgori: fulmini, saette. l’immaginazione degli uomini e ne suscitano i timori, e le folgori6.
Anche ai venti assegnò una stabile sede: l’Èuro fu da lui collocato
in Oriente, lo Zèfiro in Occidente, il Bòrea a settentrione, l’Ostro o
Noto, umido e piovoso, a mezzogiorno.
10
I MITI DELLA CREAZIONE

Era appena compiuto tutto questo lavoro, quando le stelle comincia-


7. plaga: regione, zona. rono a brillare in ogni plaga7 celeste, mentre nelle acque guizzarono i
lucidi pesci, sulla terra si sparsero gli animali e l’aria fu smossa dalle
ali degli uccelli.
Mancava però ancora un animale, migliore, più bello, più forte, più
intelligente degli altri, capace di dominare su tutto il mondo: fu cre-
8. proni: piegati in giù, ato l’uomo a immagine degli dei. E, mentre gli altri animali, proni8
volti verso terra. e rivolti alla terra, guardano sempre in basso, l’uomo ebbe un volto
adatto a mirare il cielo e gli astri. Così quella che fino ad allora era
9. rude: rozza, grosso- stata una massa rude9 e informe, ora divenne l’abitazione degli uomini
lana.
e la culla della loro civiltà. E così dal Chaos, che denota10
10. denota: indica.
mescolanza, confusione e disordine, nacque quello che i
Greci chiamarono «Kósmos» e i Latini «Mundus»,
due parole che indicano l’ordine, la compostezza e,
per conseguenza, la bellezza.
(da N. Terzaghi, Miti e leggende del mondo greco-romano,
G. D’Anna, Firenze, 1986, adatt.)

PROPOSTE DI LAVORO
pl g regione,
7. plaga:
7. regio
gione,, zona.

COMPRENDERE

1. «In principio», prima della creazione, esiste il Chaos. Quali caratteristiche presenta?
2. Dal Chaos si formano diversi elementi. Riferendoti al testo, completa il seguente
schema.
Cielo
Terra

Chaos

Èrebo e Notte
Giorno

3. Perché si rende necessaria l’opera di una divinità?

11
Il Mito

4. Collega ciascun intervento del dio alla corrispondente opera di creazione.


primo intervento Crea l’uomo.

secondo intervento Separa la terra dal cielo, l’acqua dalla terra,


il cielo dall’aria.

terzo intervento Separa e distingue tutte le parti del mondo.

ANALIZZARE

5. Dio crea l’uomo. Rispetto agli altri esseri viventi, quali particolari doti gli attribu-
isce? Di conseguenza, in quale posizione si trova l’uomo rispetto al resto della
creazione?
6. L’opera creatrice del dio avviene: (indica con una crocetta la risposta esatta)
per mezzo di incantesimi e formule magiche
attraverso la parola, il comando
mediante precisi interventi di separazione, distinzione dei vari elementi e di creazione
dei vari esseri viventi
7. «In principio era il Chaos.» L’espressione «in principio» fa riferimento a un tempo
preciso, determinato, oppure vago, impreciso?

INVITO ALLA SCRITTURA

Miti della creazione a confronto


8. Completa la tabella. (L’esercizio è avviato.)

La creazione nella Bibbia La creazione nel mito greco


Creatore .......................................................................... ..........................................................................

.......................................................................... ..........................................................................

Che cosa esiste .......................................................................... ..........................................................................


prima della creazione
.......................................................................... ..........................................................................

Modalità con cui attraverso la parola di Dio


.......................................................................... ..........................................................................
avviene la creazione
.......................................................................... ..........................................................................

Quando avviene .......................................................................... ..........................................................................


la creazione dell’uomo
.......................................................................... ..........................................................................

Scopo per cui viene .......................................................................... ..........................................................................


creato l’uomo
.......................................................................... ..........................................................................

Situazione finale .......................................................................... ..........................................................................

.......................................................................... ..........................................................................

12
IL MITO

COLLEGAMENTI INTERDISCIPLINARI

L A CR E A Z I O N E B I B L I C A
NELL’ARTE

LA CREAZIONE BIBLICA NELL’ARTE


Il pittore senese Giovanni di Paolo
raffigura nel dipinto a lato due episodi
tratti dal libro della Genesi. Nella parte
sinistra, Dio Padre, circondato da dodici
angeli, punta l’indice della mano destra
verso l’universo. Con questo gesto Dio
crea il mondo, a partire dal caos origina-
rio, separando la luce dalle tenebre, le
acque dai cieli e dalle terre emerse. Al
centro dell’universo si trova la terra, cir-
condata da sfere concentriche di diversi
colori che rappresentano gli altri elemen-
ti naturali (acqua, aria e fuoco), i cerchi
dei sette pianeti e quello dello zodiaco,
il più esterno. Nella parte destra, inve-
Giovanni di Paolo, Creazione del mondo e cacciata di
Adamo ed Eva dal Paradiso, 1445 circa, New York, ce, viene rappresentato l’episodio della
The Metropolitan Museum of Art, Robert Lehman cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso
Collection, tempera su tavola, 52,1 x 46,4 cm. terrestre.

Jacopo Tintoretto, grande protagonista


del Rinascimento italiano, fu un pittore ve-
neziano che amò particolarmente gli effetti
di luce e i contrasti tra i chiari e gli scuri.
Nel dipinto a lato raffigura la creazione degli
animali, avvenuta il quinto giorno, secondo
il racconto biblico. Attenendosi con fedeltà
ai passi della Genesi, l’artista mostra come
Dio Padre, con il solo gesto della mano,
crea i pesci che guizzano nelle acque del
mare e gli uccelli che volano nei cieli. Alle
sue spalle e ai suoi piedi vi sono tutti gli ani- J. Tintoretto, Creazione degli animali, 1550 circa, Venezia,
mali terrestri, creati il giorno dopo, il sesto. Gallerie dell’Accademia, tempera su tavola, 258 x 151 cm.

1. Osserva il dipinto di Giovanni di Paolo: l’artista come distingue Dio Padre dagli uomini e dall’angelo
del Paradiso terrestre?
2. In quale delle due opere Dio Padre ti sembra rappresentato in modo più realistico, più vicino alle
creature alle quali ha donato la vita? Motiva la tua scelta.
3. Osserva ed elenca i colori predominanti in ciascuna delle due opere. Quali sensazioni comunicano,
rispettivamente?
4. Secondo te, perché Tintoretto dipinge gli animali terrestri fermi e alle spalle di Dio Padre?
5. Nonostante entrambi gli artisti rappresentino Dio Padre secondo un asse obliquo, perché nell’opera di
Tintoretto la sensazione di movimento, di dinamismo è m maggiore?

13
Il Mito

Mito giavanese
Né con lei né senza di lei
In questo mito, originario dell’isola di Giava, nell’Oceano Pacifico, il
dio Ridjalu ‘l Ghahib completa la sua opera creando l’uomo e la donna.
L’uomo però, fin dall’inizio, dimostra di avere qualche problema
di convivenza con la donna.

1. Ridjalu ‘l Ghahib: Quando Ridjalu ’l Ghahib1 ebbe creato il cielo, il sole, la luna e la
nome del dio creatore terra, decise di provvedere all’esistenza di esseri che vivessero sulla
secondo gli abitanti di
Giava. terra; e così stabilì di creare gli uomini.
2. trinità: divinità for- Prese un po’ di fango e ne impastò una figura umana. Poi chiamò
mata da tre persone. uno degli spiriti da lui creati, perché desse vita alla figura, e lo collocò
3. Accingendosi: Pre-
parandosi.
nella testa. Ma la forma d’argilla era troppo pesante e lo spirito non
4. materia: il fango.
la poteva reggere; essa cadde al suolo e si frantumò in mille pezzi; ma
5. avviticchiarsi: avvol- essendo già stata animata dallo spirito, ogni frammento ebbe vita. I
gersi strettamente a spi- frammenti si sparsero sulla terra e diventarono quei mostruosi spiriti
rale. malvagi, ai quali più tardi gli uomini dettero il nome di diavoli.
6. vincastro: bastoncel-
lo di salice usato dai pa-
Il creatore si mise a riflettere e s’accorse che alla creatura da lui for-
stori per guidare gli ani- mata mancava l’energia vitale necessaria per essere un vero e proprio
mali. uomo. Modellò dunque col fango una nuova figura, migliore della
7. giocondità: gioia,
serenità.
prima, dandole l’aspetto d’un uomo e la energia della trinità2, cioè:
vita e sentimento; volontà e carattere; spirito e anima. Com’ebbe
attribuito tali qualità alla sua creatura, questa fu viva e così ebbe
origine l’uomo.
Poi il creatore riprese a meditare e pensò: «Io dunque ho creato l’uo-
mo, ma egli non può da solo popolare la terra. Gli darò una moglie e
lui sarà contento di possederla». Accingendosi3 dunque il creatore a
fare una figura che doveva essere la donna, notò che tutta la materia4
era stata consumata nella formazione della figura precedente. Ma
dopo lunga riflessione, trovò modo di trarsi d’impaccio e procurare
all’uomo una bella moglie. Prese la rotondità della luna, l’attorcersi
del serpente, l’avviticchiarsi5 della liana, il tremolìo dell’erba, la snel-
lezza del vincastro6, il profumo dei fiori, la lieve mobilità delle foglie,
lo sguardo del capriolo, la benigna giocondità7 del raggio di sole, la
sveltezza del vento, le lacrime delle nubi, la delicatezza delle piume,
la timidezza di un uccello, la dolcezza del miele, la vanità del pavone,

14
I MITI DELLA CREAZIONE

la leggerezza della rondine, la bellezza del diamante e il tubare della


tortora. Mescolò insieme tutte queste qualità e ne formò un essere
femminile, al quale assegnò anche le altre proprietà sopra ricordate.
E quando questa creatura fu viva, superò in grazia e bellezza tutte le
altre. Il creatore la diede in moglie all’uomo, per popolare la terra.
Dopo alcuni giorni l’uomo andò da Ridjalu ’l Ghahib e disse: «Si-
gnore, la donna che mi hai dato mi avvelena la vita. Chiacchiera di
continuo, si prende tutto il mio tempo, si lamenta a ogni più piccola
occasione ed è sempre malata». Allora il creatore, per colpire il marito,
si riprese la donna.
Dopo appena una settimana l’uomo ritornò e disse: «Signore, da
quando mi hai portato via la donna io sono solo. Essa cantava e dan-
zava nella mia casa. Non posso fare a meno di pensar sempre com’ella
sapeva guardarmi e carezzarmi amorevolmente, com’era bella quando
scherzava con me e veniva a rifugiarsi da me». E il creatore gli ridette
la donna.
Non erano passati tre giorni, che l’uomo si presentò di nuovo al cre-
atore a lamentarsi: «Signore» diceva «io non ci capisco nulla; e a
rifletterci sento che la donna mi dà più affanno che gioia. Ti prego,
liberami da lei». Ma il creatore replicò: «Ma puoi vivere senza di lei?».
Allora l’uomo, desolato, disse: «Ahimè! Io non posso vivere con lei e
non posso vivere senza di lei!».
(da R. Pettazzoni, Miti e leggende, UTET, Torino, 1963, rid. e adatt.)

PROPOSTE DI LAVORO
pl g regione,
7. plaga:
7. regio
gione,, zona.

COMPRENDERE

1. Quando Ridjalu ‘l Ghahib decide di creare gli uomini?


2. Il primo tentativo del dio di creare l’uomo fallisce. Perché?
3. La nuova figura modellata col fango dal dio creatore è migliore della precedente.
Infatti, quali sono le qualità che le attribuisce?
4. Perché il dio creatore decide di dare una moglie all’uomo?
5. Esaurito il fango, il dio creatore in che modo forma la donna?
6. Per quali motivi l’uomo afferma di non poter vivere con la donna, ma nello stesso
tempo di non poter vivere senza di lei?

ANALIZZARE

7. Secondo questo mito, qual è l’origine del male sulla terra?


8. Descrivi le qualità della donna interpretando le varie espressioni presenti nel
mito.

15
Il Mito

In quasi tutti i popoli della terra è presen-


I MITI te il ricordo di un diluvio universale che
in tempi remotissimi si abbatté sul gene-
DEL DILUVIO re umano provocando morte e distruzio-
ne. I miti del diluvio, più di quattrocento
in tutto il mondo, sono fra loro molto simili, anche se i popoli che li hanno
elaborati appartengono a epoche e a luoghi diversi.
Ma quali sono gli elementi di somiglianza?

Gli uomini col passare del tempo divennero malvagi, irrispettosi nei confronti
della divinità, abbandonarono la via del bene e scelsero la via del male. Di qui si
resero colpevoli agli occhi della divinità che, in preda all’ira, li punì mandando
sulla terra una terrificante inondazione. Si salvarono solo pochi uomini, quelli
buoni, giusti, pii, scelti dalla divinità per dare origine a un nuovo genere umano.
Per quanto riguarda il problema del significato e dell’origine dei miti del diluvio
universale, oggi è stata del tutto abbandonata dagli studiosi l’ipotesi di una
universalità del diluvio biblico, così come quella della dipendenza da esso de-
gli altri miti. Ogni mito del
diluvio va considerato au-
tonomamente, in relazione
all’ambiente culturale di
appartenenza.
Se anche alla base dei
vari racconti vi possono
essere esperienze stori-
che reali, in particolare di
alluvioni (per il mito bibli-
co e mesopotamico, ad
esempio, tale interpreta-
zione è stata confermata
da ricerche archeologiche
che dimostrarono le trac-
ce del diluvio in depositi
alluvionali a Ur e a Kish),
il diluvio va inserito in
una visione religiosa del
mondo come manifesta-
zione della volontà divina
in relazione a uno stato di
colpa degli uomini.

Jacopo Bassano, L’arca di Noè,


Padova, Museo Civico.
Noè fa salire le coppie di tutte
le specie animali sull’arca, prima
che la terra venga inondata e
sommersa.

16
I MITI DEL DILUVIO

La Bibbia
L’arca di Noè
Il racconto biblico del diluvio si trova nel libro della Genesi:
la terra viene inondata e sommersa totalmente per volontà di Dio,
che così punisce la malvagità degli uomini.
Si salvano Noè e la sua famiglia che hanno preso posto, insieme con
esemplari di ogni specie animale, nell’arca costruita per ordine divino.

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra
1. disegno: intenzione, e che ogni disegno1 concepito dal loro cuore non era altro che male.
proposito. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò
in cuor suo. Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l’uomo che ho
creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo,
2. grazia: comprensione. perché sono pentito d’averli fatti». Ma Noè trovò grazia 2 agli occhi
del Signore.
Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi
3. camminava con Dio: contemporanei e camminava con Dio3.
dimostrava a Dio rispet-
to e obbedienza.
Allora Dio disse a Noè: «È venuta per me la fine di ogni uomo, per-
ché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò
4. arca: imbarcazione insieme con la terra. Fatti un’arca4 di legno di cipresso; dividerai l’arca
coperta a forma di cassa. in scompartimenti e la spalmerai di bitume5 dentro e fuori. Ecco co-
5. bitume: miscela di
catrame. me devi farla: l’arca avrà trecento cubiti6 di lunghezza, cinquanta di
6. cubiti: il cubito è larghezza e trenta di altezza. Farai nell’arca un tetto e a un cubito più
un’antica unità di misu- sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a
ra di lunghezza, corri- piani: inferiore, medio e superiore.
spondente a circa mez-
zo metro. «Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere
7. alito di vita: spirito sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita7, quanto è sulla terra
di vita, forza vitale. perirà. Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e
con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive,
di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli
in vita con te: siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo la loro
specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della
terra secondo la loro specie, due d’ognuna verranno con te, per essere
conservati in vita. Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare
e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro».
Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece.
Il Signore disse a Noè: «Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia,
8. seicento anni: in
perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione».
realtà questi seicento Noè aveva seicento anni8 quando venne il diluvio, cioè le acque sulla
anni si riferiscono alla terra. Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli
durata dell’intera dina-
stia di cui Noè era capo- dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio.
stipite. Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra, nell’anno
17
Il Mito

seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del


9
9. eruppero: straripa- mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del
rono. grande abisso10 e le cateratte del cielo si aprirono11.
10. le sorgenti del gran-
de abisso: le acque del Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e solle-
mare profondo. varono l’arca che si innalzò sulla terra. Le acque divennero poderose
11. le cateratte del cie- e crebbero molto sopra la terra e l’arca galleggiava sulle acque.
lo si aprirono: comin-
ciò a piovere a dirotto. Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e
12
12. brulicano: si muo- fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini.
vono in continuazione. Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli uomini, gli
animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati
dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell’arca.
Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.
Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici
che erano con lui nell’arca. Dio fece passare un vento sulla terra e
le acque si abbassarono. Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo
furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo; le acque andarono
via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni.
Nel settimo mese, il diciassette del mese, l’arca si posò sui monti
13
13. Ararat: monte che dell’Ararat . Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo
si trova nella Turchia mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime
orientale, in una regio-
ne chiamata Armenia. dei monti.
Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell’arca
e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate. Esso
uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra.
Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero
ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta
del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta
la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé
nell’arca. Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba
dall’arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva
nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano
ritirate dalla terra. Aspettò altri sette giorni,
poi lasciò andare la colomba; essa non tornò
più da lui.
L’anno seicentouno della vita di Noè, il pri-
mo mese, il primo giorno del mese, le acque
si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la
copertura dell’arca ed ecco la superficie del
suolo era asciutta. Nel secondo mese, il venti-
sette del mese, tutta la terra fu asciutta.
Dio ordinò a Noè: «Esci dall’arca tu e tua
moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli
con te. Tutti gli animali d’ogni specie che
hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili
Noè fa uscire la colomba dall’arca in un mosaico che strisciano sulla terra, falli uscire con te,
medievale nella chiesa di San Marco, a Venezia. perché possano diffondersi sulla terra, siano
18
I MITI DEL DILUVIO

fecondi e si moltiplichino su di essa».


Noè uscì con i figli, la moglie e le
mogli dei figli. Tutti i viventi e tutto
il bestiame e tutti gli uccelli e tutti
i rettili che strisciano sulla terra,
secondo la loro specie, uscirono
dall’arca. Allora Noè edificò un al-
tare al Signore; prese ogni sorta di
14. mondi: puri. animali mondi14 e di uccelli mondi
15. olocausti: nella li- e offrì olocausti15 sull’altare. Il Si-
turgia ebraica antica l’olo-
causto era un sacrificio
gnore ne odorò la soave fragranza e
nel quale la vittima veniva pensò: «Non maledirò più il suolo
completamente arsa. a causa dell’uomo, perché l’istinto
16. è incline al male: è
propenso, tende al male.
del cuore umano è incline al male16
fin dalla adolescenza; né colpirò più
ogni essere vivente come ho fatto.

Finché durerà la terra,


seme e messe,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte
non cesseranno». Lo sbarco dall’arca di Noè
in un codice miniato del XIV secolo.
(da La Bibbia di Gerusalemme, © per il testo
sacro Conferenza Episcopale Italiana, 1974)

PROPOSTE DI LAVORO
pl g regione,
7. plaga:
7. regio
gione,, zona.

COMPRENDERE

1. Dio si pente di aver creato l’uomo. Perché? Di conseguenza, che cosa fa?
2. Dio dà a Noè delle indicazioni ben precise. Quali?
3. Riferendoti al testo, completa le seguenti frasi.
• Noè, quando avviene il diluvio, ha anni.
• Il diluvio dura giorni durante i quali ogni essere vivente .
Si salvano solo e coloro che nell’arca.
• Solo dopo giorni le acque cominciano a calare. Nel
mese l’arca giunge .
4. In che modo Noè comprende che le acque si sono ritirate dalla terra?
5. Cessato il diluvio, Noè esce dall’arca. Che cosa fa immediatamente?
6. Dopo il diluvio, Dio che cosa decide di fare?

19
Il Mito

ANALIZZARE

7. Nella seguente tabella il testo biblico è stato suddiviso in cinque parti o sequenze
narrative e, a ciascuna, è stato attribuito un titolo. Individua le sequenze nel testo
e, di ciascuna, trascrivi le parole di inizio e di fine.

Sequenze Titolo Parole di inizio e di fine

I La corruzione dell’umanità ................................... / camminava con Dio

............................................... / le cateratte del


II Preparativi del diluvio
cielo si aprirono

III L’inondazione ........................................... / ..........................................

IV L’abbassamento delle acque Dio si ricordò di Noè / ...............................

V L’uscita dall’arca ........................................... / ..........................................

8. Il Dio degli ebrei presenta caratteristiche umane. Infatti quali passioni, sentimen-
ti, del tutto simili a quelli degli esseri umani da lui stesso creati, egli prova?
9. Noè dimostra una totale obbedienza a Dio. Individua nel testo e trascrivi i termini
o le espressioni che confermano ciò.
10 Secondo te, il ramoscello d’ulivo che la colomba ha nel becco che cosa simboleg-
gia? Ancor oggi nella liturgia cristiana, l’ulivo di che cosa è simbolo?

LINGUA E STILE

11. Secondo te, il linguaggio di questo testo biblico è caratterizzato da: (indica con
una crocetta le risposte esatte)
frasi molto lunghe e complesse frasi per lo più brevi e semplici
frequenti ripetizioni di termini uso di termini o espressioni sempre nuovi,
o espressioni originali

IN BIBLIOTECA

Bibbia dei ragazzi in 365 racconti


Mary Batchelor, Edizioni Paoline
La conoscenza delle storie narrate dalla Bibbia è un patrimonio prezioso,
a prescindere dalla propria religione di appartenenza. Tramandata e
letta di generazione in generazione, la Bibbia ha lasciato segni indelebili
nella cultura di molte civiltà di tutti i continenti.
Il testo di Mary Batchelor riassume in 365 racconti di facile lettura le più importanti storie
raccolte nella Bibbia: una lettura ogni giorno dell’anno per addentrarsi nelle vicende e conoscere
i personaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento.

20
I MITI DEL DILUVIO

Mito greco
Deucalione e Pirra L’ascolto è disponibile
in Aula Digitale

È questo il mito greco di Deucalione e Pirra, unici superstiti del diluvio


mandato da Zeus, re di tutti gli dei dell’Olimpo, per punire gli uomini
divenuti malvagi e corrotti.

Zeus sentiva ira per gli uomini, i quali non erano più saggi, né pre-
stavano onori agli dei, né si curavano delle cerimonie religiose, né
provavano affetto gli uni per gli altri.
Perciò deliberò di distruggerli e, radunati gli dei nel suo palazzo
celeste, così parlò a essi: «Temo per il mio regno, poiché gli uomini
disprezzano le divinità e sono avidi e violenti. Ora giuro di distrug-
gerli tutti quanti. Lascerò sulla terra, perché la abitino, le divinità dei
fiumi e dei boschi e dei monti; ma è necessario distruggere gli esseri
umani, i quali non ci permettono di vivere sicuri».
Così parlò, e scosse la chioma, e tremarono la terra, il mare e il cielo.
Fremendo, tutti gli dei approvarono le parole di Zeus. Ma si doman-
davano se mai più nessun uomo avrebbe abitato il mondo e quale
sarebbe stata la forma della terra, e chi avrebbe posto incensi sugli
altari e dato onore agli dei. Né si quietarono, finché Zeus non ebbe
promesso che avrebbe procreato una nuova stirpe mortale dandole
una meravigliosa origine.
Il sommo dio pensò un momento. Fu incerto se dovesse bruciare il
mondo con la fiamma del fulmine; ma non gli parve il modo migliore
per ottenere il suo scopo, poiché col mondo avrebbe potuto incen-
diarsi anche il cielo. Meditò quindi un’altra via di distruzione.
Rinchiuse i venti da cui viene rasserenato il cielo e lasciò liberi quelli
che recano nubi e piogge, e specialmente il Noto, il quale spira caldo
e umido da Mezzogiorno. Questi volò via con le umide ali, coperto
nel volto di nera foschia, e recò immense piogge, da cui vennero su-
bito rovinate le messi e distrutto il lavoro degli agricoltori. Poi Zeus
chiamò a sé i fiumi e ordinò loro di inondare i campi.
In breve non vi fu più differenza fra la terra e il mare; tutto era ri-
coperto dall’acqua; gli uomini si rifugiavano sulle cime dei monti e
passavano sulle barche là dove poco prima avevano arato. Le ancore
si posavano talvolta sui prati; le foche nuotavano là dove un tempo
avevano pascolato le capre; i delfini si posavano sui rami degli alberi;
1. Parnàso: monte del-
i lupi nuotavano fra le greggi, insieme con i leoni e le tigri. Tutta la
la Grecia sacro al dio natura pareva dovesse perire; anche coloro i quali riuscivano a salvarsi
Apollo e considerato se- dall’inondazione morivano, perché non trovavano più cibo.
de delle Muse, divinità
protettrici delle arti e Era rimasta scoperta dalle acque la cima del monte Parnàso1 e su di
della scienza. essa si era rifugiato l’uomo più giusto e religioso che fosse in terra,
21
Il Mito

Deucalione, insieme con la sua consorte, Pirra. Quando Zeus ebbe


veduto che tutto il mondo era ormai divenuto un lago e che di tutti
gli uomini era sopravvissuto quello solo, mentre di tutte le donne
rimaneva in vita la sola Pirra, ambedue buoni e pieni di religione,
allora separò le nubi, fece allontanare i venti e abbassare il livello delle
acque. Il mare si calmò e rientrò nei suoi confini; i fiumi tornarono
nei loro letti; i colli mostrarono le loro cime al di sopra delle pianure
e gli alberi le loro chiome verdeggianti in mezzo alla desolazione del
fango che tutto copriva. Deucalione vide allora il mondo deserto e,
rivoltosi a Pirra, piangendo le disse: «O tu, sola superstite fra le don-
ne, ormai noi due siamo il genere umano. Il mare ha inghiottito tutte
le altre creature. Neppure noi possiamo essere ben sicuri di vivere
2. m’incutono: mi su- ancora, giacché le nubi minacciose m’incutono2 grande spavento. Oh!
scitano, mi infondono. Se potessi creare nuovi popoli, formando immagini di creta, dentro le
quali fosse lecito infondere l’anima! Ma ecco, noi due soli rimaniamo:
così vollero gli dei».
Pirra piangeva alle parole di lui. Per avere un aiuto nella loro sventura,
stabilirono di rivolgersi agli dei e si diressero al santuario di Tèmide,
dea della giustizia. Quando vi furono giunti, si gettarono a terra e ba-
ciarono il suolo invocando la protezione della divinità. Alle preghiere
loro così una voce divina rispose: «Uscite da questo santuario e gettate
3. le ossa della Gran- dietro le vostre spalle le ossa della Grande Madre3».
de Madre: le pietre del-
la Terra, come sarà spie-
Deucalione e Pirra rimasero lungo tempo attoniti4 a questo comando,
gato più avanti. e Pirra fu la prima a parlare supplicando la dea di perdonarla, se non
4. attoniti: sbigottiti, le avesse obbedito, perché ella temeva di recare offesa all’ombra di sua
sconcertati. madre, scagliandone le ossa dietro le proprie spalle. Ma Deucalione
5. oracoli: responsi da- la riprese e disse: «O io non intendo bene, o gli oracoli5 sono santi e
ti dagli dei, spesso in non possono suggerire cose empie6. La Grande Madre è la terra e le
forma breve e ambigua,
non chiara. sue ossa sono le pietre, e a noi fu ordinato di gettare le pietre dietro
6. empie: non religio- le nostre spalle».
se, non pie. Sua moglie era incerta; pure convenne che non avrebbe nociuto il
tentare, cosicché ambedue si accinsero a fare quello che, secondo

22
I MITI DEL DILUVIO

l’interpretazione di Deucalione, Tèmide aveva prescritto. Così fecero:


si misero a camminare e, mentre andavano, gettavano le pietre dietro
di loro. Fu vista allora una cosa mirabile: le pietre cessarono di essere
dure e cominciarono a prendere forma umana; quelle parti di esse
che divenivano molli, si cambiarono in carne; quelle che rimanevano
dure si mutarono in ossa; le venature divennero le vene. In breve, per
volontà degli dei, i sassi si trasformarono in uomini e furono maschi
quelli scagliati da Deucalione, femmine quelli lanciati da Pirra.
Poi la terra, quando fu completamente asciugata per opera dei raggi
del sole, generò i nuovi animali, di forme diverse da quelle che aveva-
no avuto prima, e divennero più piccoli e più facili da essere domati,
rendendosi utili nei lavori degli uomini. Non si videro più quelli che
nel dilagare delle acque erano stati sommersi, i bestioni di enorme
altezza, di mole così grande da incutere spavento al solo vederli, di
crudeltà resa feroce da una forza immane. Ma, accanto ad animali
ancora grandi e possenti, ora nacquero quelli più piccoli, che potevano
essere compagni degli uomini e diminuire i loro sforzi per divenire
sempre migliori, in possesso di una sempre più grande civiltà.
(da N. Terzaghi, Miti e leggende del mondo greco-romano,
G. D’Anna, Firenze, 1986, rid. e adatt.)

PROPOSTE DI LAVORO
pl g regione,
7. plaga:
7. regio
eggione,, zona.

COMPRENDERE

1. Zeus decide di distruggere gli uomini. Perché? Di conseguenza, che cosa fa?
2. Quando e perché Zeus fa cessare il diluvio?
3. Deucalione e Pirra si recano al santuario di Tèmide, dea della giustizia. Perché?
Che cosa viene detto loro di fare?
4. Deucalione e Pirra obbediscono al volere divino e avviene una «cosa mirabile».
Che cosa?
5. Infine, la terra completamente asciugata che cosa genera?

ANALIZZARE

6. La potenza di Zeus si manifesta attraverso i suoi comportamenti e le sue parole.


Trascrivi qualche frase del testo che conferma ciò.
7. Perché Deucalione e Pirra si salvano dal diluvio?
8. Il mito dimostra che presso i Greci gli oracoli erano tenuti in grande o in scarsa
considerazione?
9. Individua nel testo la sequenza in cui viene descritto il diluvio. Come definiresti
questa descrizione? Sommaria, approssimativa o particolareggiata?

23
Il Mito

LESSICO

10. Nella seguente frase, tratta dal testo, scrivi in parentesi un sinonimo di ciascun
termine evidenziato:

Non si videro più i bestioni di enorme altezza, di mole ( ) così grande da


incutere ( ) spavento al solo vederli, di crudeltà resa feroce da una forza
immane ( ).

INVITO ALLA SCRITTURA

Miti del diluvio a confronto


11. Completa la tabella.
Il diluvio nella Bibbia Il diluvio nel mito greco

Chi scatena il diluvio .................................................................... ....................................................................

.................................................................... ....................................................................

Causa del diluvio .................................................................... ....................................................................

Chi si salva e in che modo .................................................................... ....................................................................

.................................................................... ....................................................................

Caratteristiche morali .................................................................... ....................................................................


di chi si salva
.................................................................... ....................................................................

Durata del diluvio .................................................................... ....................................................................

Che cosa succede .................................................................... ....................................................................


dopo il diluvio
.................................................................... ....................................................................

IN BIBLIOTECA

Non sarà la fine del mondo


Geraldine McCaughrean, Salani
Timna, figlia di Noè di cui non si parla nella Bibbia, racconta quanto
avvenne all’interno dell’arca dal momento in cui cadde la prima goccia di
pioggia e l’acqua cominciò a salire inarrestabile. Il racconto della ragazzina
è così vivo e toccante che il lettore ha la sensazione di trovarsi davvero all’interno
dell’arca in mezzo ad animali di ogni specie, affamati e impauriti. Che cosa avranno provato i
passeggeri reclusi nella stiva per quaranta giorni, mentre erano in balia dell’ignoto?

24
IL MITO

COLLEGAMENTI INTERDISCIPLINARI

IL DILUVIO BIBLICO
NELL’ARTE

IL DILUVIO BIBLICO NELL’ARTE


Thomas Cole, pittore statunitense ma
di origini inglesi, è ritenuto il fondatore della
Hudson River School, una scuola di paesag-
gisti, pittori che realizzano vedute e paesag-
gi, sviluppatasi verso la metà dell’Ottocento.
Il paesaggio dipinto in questo quadro si ar-
ticola su più piani. In primo piano si vedo-
no pareti rocciose tra le quali defluiscono
le acque accumulatesi durante il diluvio ed
emergono rami spezzati portati dalla cor-
rente. Dalle rocce sulla sinistra scende una
cascata d’acqua, mentre in basso si scorge
un teschio umano, simbolo dell’umanità can-
cellata e «lavata» dal peccato originale grazie
J.M. William Turner, Ombra e buio. La sera del diluvio, al diluvio. La cornice rocciosa digrada verso
1843, Londra, Tate Gallery, olio su tela, 78,1 x 78,7 cm. il centro del quadro lasciando intravedere le
cime aguzze sullo sfondo. Quasi al centro
Il pittore inglese William M. Turner è del dipinto si vede l’arca di Noè, in attesa del
considerato uno dei più grandi esponenti del ritiro completo delle acque.
Romanticismo, quella corrente artistica che
prediligeva gli aspetti spirituali e irrazionali
all’esclusivo uso della ragione. Nel dipinto
in alto Turner raffigura il diluvio universale
come un vortice di acque che dal cielo si
riversa sulla terra. Utilizzando le sfumature
dell’ocra (tutti colori caldi), il pittore crea un-
quadro quasi astratto in cui è difficile riuscire
a distinguere tra loro i diversi elementi: a fa-
tica si possono individuare alcuni animali in
primo piano, uno stormo di uccelli in volo e il
profilo dell’arca al centro del dipinto. L’obiet-
tivo dell’artista era quello di suscitare nel-
lo spettatore il «sublime», quel particolare
sentimento che ci spinge ad ammirare i fe- T. Cole, Le acque decrescenti del diluvio, 1829,
nomeni naturali, anche quelli più minacciosi, Washington DC, Smithsonian American Art Museum,
stregati dalla loro straordinaria potenza. olio su tela, 121,4 x 90,8 cm.

1. I due dipinti appartengono alla stessa epoca e raffigurano lo stesso evento, eppure sono molto diffe-
renti stilisticamente. Quale dei due ti sembra più realistico? Motiva la tua scelta.
2. In che modo Cole rende l’idea di profondità nel suo quadro? E Turner?
3. La luce o la sua assenza è un elemento importante in entrambi i dipinti. Secondo te, che cosa sim-
boleggia la presenza o la mancanza di luce?

25
Il Mito

Moltissimi sono i miti natura-


I MITI listici, quelli cioè che fornisco-
no una spiegazione fantastica
DEI FENOMENI ai fenomeni naturali.

NATURALI I popoli primitivi, infatti, os-


servando il sole che ogni gior-
no illumina e riscalda la terra
e ogni notte scompare; osservando la pioggia o i venti che possono essere
ora benefici ora ostili; osservando i fulmini che squarciano il cielo o le stelle
che brillano in cielo o l’alternarsi delle stagioni, non potevano che rimanere
meravigliati o turbati e porsi quindi delle domande sull’origine e il significato
di tali fenomeni.
Privi dell’aiuto della scienza, che oggi, almeno in parte, fornisce le spiegazioni
dei fenomeni naturali, i popoli primitivi cercarono di dare una spiegazione a
questi loro grandi interrogativi immaginando che tutto avvenisse per la vo-
lontà misteriosa di dei o esseri soprannaturali oppure ricorrendo a interpreta-
zioni fantastiche davvero interessanti e originali.

Ecco, ad esempio, come il popolo africano dei Pigmei spiega l’origine del fe-
nomeno per cui il Sole compare di giorno e la Luna di notte.

Il Sole aveva regalato a sua moglie, la Luna, una veste magnifica.


L’aveva fatta lui stesso, con pezzi di tutte le stelle e il filo l’aveva tratto dal proprio
vestito. Era un manto meraviglioso, di tutti i colori; c’era dell’azzurro, del rosso,
del verde, soprattutto del rosso.
Come l’ebbe finita, chiamò sua moglie e le disse: «Eccoti un dono». La Luna fu
tutta contenta; guardò il mantello piena di gioia e se l’avvolse intorno alla persona.
Ma di lì a qualche giorno il Sole guardò il mantello di sua moglie e lo vide imbrat-
tato di fango nel fondo. Non disse nulla. L’indomani guardò di nuovo e vide che
il mantello era tutto sporco. Non disse nulla. Il giorno dopo guardò di nuovo e il
mantello della Luna aveva dei buchi attraverso i quali si vedevano le stelle. Furi-
bondo e pallido d’ira, disse: «Dove sei stata questa notte?».
«In nessun posto, ho dormito.»
«E com’è che hai del fango sul mantello?»
«Non so, me lo sarò tirato dietro per terra.»
«E come mai è tutto sudicio?»
«L’ho poggiato sopra l’essiccatoio del pesce.»
«E perché è tutto stracciato?»
«L’ho tirato troppo forte nel levarlo. Oh! Madre mia! Tu mi tormenti! Tu non mi
ami più!» E, messasi a piangere, soggiunse: «Me ne andrò al mio villaggio!».
«Vattene dunque, e non tornare mai più.»
La Luna si recò al villaggio di sua madre e da allora il Sole non volle più vederla.
Mai vi accadrà di vedere il Sole la notte. La Luna, sì, vorrebbe riavere il suo posto.
Perciò avviene che spesso, la sera, quando il Sole non è ancora tramontato e al
mattino quando si è già alzato da un pezzo, si vede la Luna che gli corre dietro nel
cielo; ma il Sole non vuole più rivederla.
(da R. Pettazzoni, Miti e leggende, UTET, Torino, 1963, rid. e adatt.)

26
I MITI DEI FENOMENI NATURALI

Mito greco
Demetra e le stagioni
Nella mitologia greca, Demetra è la dea della terra coltivata, protettrice
delle messi e in particolare del grano. La sua figura è strettamente
collegata alle vicende della figlia Persefone rapita da Ade, il dio
degli Inferi, e costretta a diventare sua sposa.
Secondo il mito, Demetra permette alla vegetazione di rifiorire solo
durante i sei mesi dell’anno nei quali la figlia le viene restituita.
Negli altri sei mesi la terra è nuda e spoglia.
La vicenda di Demetra e Persefone è un’evidente spiegazione
dell’origine dell’alternarsi delle stagioni.

Ade era stanco di vedersi respingere dalle creature celesti alle quali
chiedeva di sposarlo. Era un dio ricco e potente, anzi uno dei più
potenti e temuti, dato che era il Signore dell’Oltretomba, il tenebro-
so mondo sotterraneo popolato dalle ombre dei morti. Proprio per
questo, però, ogni fanciulla inorridiva all’idea di diventare sovrana di
un regno in cui il sole non brillava mai e da dove, una volta entrati,
non si poteva più uscire.
Quel giorno Ade era salito sulla terra deciso a non tornare negli Inferi
fino a quando non avesse trovato moglie. Aveva girovagato per monti
e valli ed era fi nito nella Sicilia orientale, in un boschetto lungo il
pendìo di una collina che scendeva fino alla costa.
1. argentine: squillanti. Ebbe l’impressione di udire delle risate argentine1. Tese l’orecchio
e ascoltò meglio, cercando di capire da dove provenissero. Scrutò
verso il torrente che scorreva nella valletta sottostante e scorse un
gruppo di bellissime fanciulle che giocavano nell’acqua cristallina.
Le giovani si lanciavano una palla facendo schizzare l’acqua in alti
spruzzi; si chiamavano, ridevano, si rincorrevano. L’aria era piena di
chiassosa allegria.
A un tratto sulla riva sembrò che un soffio di vento facesse ondeggiare
i rami dei mirti e degli oleandri: era Ade che si era reso invisibile e
scendeva per la ripida china della collinetta.
Il dio degli Inferi si fermò a osservare quelle splendide ragazze. Una lo
attrasse in modo particolare: aveva una grazia così squisita e movimenti
così armoniosi che pensò che fosse senz’altro la figlia di una dea.
Proprio in quell’istante, le fanciulle cessarono di giocare. Si tuffarono
2. ninfe: nella mitolo-
tutte insieme e guizzarono via veloci; poco dopo erano già scomparse.
gia greca, divinità fem- Ade comprese che si trattava di ninfe2 che vivevano nei fiumi e lungo
minili delle fonti, dei le coste di quell’angolo della Sicilia. Una di loro, però, era rimasta: era
fiumi e dei laghi (Naia-
di), delle piante (Driadi) Persefone, proprio quella che aveva attirato la sua attenzione. Ade si
e dei monti (Oreadi). rese conto della splendida occasione che gli si presentava ed escogitò
un piano. Fece spuntare un meraviglioso fiore e rimase in attesa.
27
Il Mito

Persefone si asciugò e si avvolse nel telo di pre-


zioso lino bianco che aveva lasciato sul prato.
Mentre si chinava per allacciarsi i sandali, scorse
tra l’erba un fiore che non aveva notato prima.
Sull’alto stelo spiccava un grappolo di piccoli gi-
gli bianchi; alcune gocce di rugiada brillavano
come diamanti fra i petali stellati e rotolavano
sulle foglie lunghe e sottili. Tese la mano per co-
glierlo. Prese lo stelo fra le dita, tirò e sotto di
lei si spalancò una voragine. Lanciò un grido di
terrore, cercando disperatamente di aggrapparsi
per non precipitare, ma il cratere buio la inghiottì
inesorabilmente in un turbinìo che sembrava sen-
za fine. A poco a poco, la caduta si fece più lenta
e Persefone si sentì afferrare da braccia possenti.
Aprì gli occhi e vide vicinissimo al suo il volto
scuro di Ade. Gridò di nuovo per il terrore.
«Lasciami! Lasciami!» urlava la fanciulla.
«Non posso. Io sono Ade. Ascoltami» disse il
rapitore. «Il Fato3 vuole che io prenda moglie e
3. Fato: entità misterio- il Fato vuole che io scelga te.»
sa che domina il mondo Detto questo, la depositò sul trono e la lasciò. La ninfa comprese che
e gli uomini e al cui vole-
re nessuno può opporsi, non aveva via di scampo e scoppiò in un pianto accorato.
nemmeno gli dei.
Demetra, la madre di Persefone, stava tornando alla sua reggia in
Sicilia. Per tutto il giorno aveva svolto con impegno il suo compito
di rendere le terre ricche di grano e di frumento, perché gli uomini
potessero sfamarsi. Era impaziente di riabbracciare la figliola adorata
e andò a cercarla nel meraviglioso giardino, ma non la trovò.
4. nutrice: donna che «Dov’è?» chiese alla nutrice4.
allatta il proprio bam-
bino o anche i figli altrui.
«È andata al torrente. Probabilmente si è messa a giocare con le ami-
che e non si è accorta che si è fatto tardi.»
Demetra scese al torrente, ma non trovò nessuno. Osservò le rive, scrutò
nei cespugli, si addentrò nel bosco, ma non trovò traccia della figlia.
Tornò quindi al palazzo e convocò i servi, le guardie, le ancelle, le
schiave, i cuochi, i musicanti, i pastori e le tessitrici.
«Persefone è scomparsa. Cercatela dappertutto! Frugate ogni angolo
del palazzo; andate in ogni casa, in ogni villaggio. Perlustrate i boschi
e le montagne; tuffatevi nei fiumi e nei laghi; chiedete a chiunque vi
capiterà di incontrare.»
5. sciamarono: si al- A un suo cenno i servitori sciamarono5 in tutte le direzioni. Demetra,
lontanarono in massa.
rimasta sola, per un istante fu sopraffatta dall’angoscia, ma subito
reagì e spiccò il volo, cercando Persefone in ogni dove.
Di giorno in giorno, Demetra continuò le sue ricerche, attraversando
tutta l’isola, passando da un paese all’altro, e chiedendo inutilmente
a chiunque incontrasse.
28
I MITI DEI FENOMENI NATURALI

Per la verità qualcuno aveva visto Ade aggirarsi nella zona ma, per
timore di incorrere nelle ire del dio dell’Oltretomba, si guardava bene
dal dire ciò che sapeva.
Demetra, tutta presa dalle sue ricerche, aveva completamente dimen-
6. incombenze: com- ticato le sue incombenze6. I rampicanti, non più strappati ogni giorno,
piti, incarichi. soffocarono gli alberi da frutta; le erbacce invasero gli orti; i vènti
leggeri cedettero all’ozio e trascurarono di spargere i semi.
Demetra piangeva, piangeva, piangeva... Le sue lacrime cadevano dal
cielo, scivolando lungo i fianchi delle montagne, e si raccoglievano
nelle valli. Ben presto i torrenti si gonfiarono, le acque uscirono dal
7. greto: parte del letto greto7 e allagarono i prati e i campi. Le terre vennero sommerse; i
di un fiume non ricoper- raccolti marcirono; nessuno trovò più da mangiare. La disperazione
ta dalle acque nella qua-
le abbondano ciottoli e di Demetra generava la disperazione di tutte le creature della terra.
ghiaia. Soltanto molti giorni dopo, sulla cima di una collina che spuntava
come un’isola nella valle allagata, la dea incontrò un pastore che si
era rifugiato lassù. Si chiamava Trittolemo.
«Sì, per la verità qualcosa di strano l’ho visto...» ricordò Trittolemo.
«Una fanciulla si è chinata sul greto del torrente per cogliere un fiore e
a un tratto è scomparsa come se fosse stata inghiottita dalla terra. So-
no subito accorso, ma non c’era alcun segno. Forse avevo sognato.»
Grazie ai suoi poteri, la dea fece materializzare nella sua mente l’im-
magine del fiore che Trittolemo aveva nominato. Era un asfodelo,
il fiore sacro al dio degli Inferi! Dalle sue labbra sfuggì un grido di
rabbia: la madre di Persefone aveva immediatamente intuito l’acca-
duto. Senza neppure ringraziare il pastore, sfrecciò verso l’Olimpo e
irruppe come un ciclone nella reggia degli dei.
«Quale altra nefandezza hai escogitato?» si avventò contro Zeus.
«Perché hai permesso ad Ade di prendersi la mia Persefone?»
«È il Fato che lo ha voluto» replicò il re degli dei.
8. palesemente: chia- Intervenne Era, la moglie di Zeus, palesemente8 irritata.
ramente, evidentemente. «E il Fato» aggiunse «voleva anche che la terra fosse allagata, i raccolti
distrutti, gli uomini ridotti alla fame?»
«Demetra esagera. Non sa controllarsi. Una dea deve sempre essere
consapevole delle sue responsabilità verso i mortali» rispose Zeus.
«È giusto che Ade abbia una moglie, ma bisogna anche capire De-
9. Atena: dea della sag- metra» affermò Atena9, nella sua infinita saggezza. «Che cosa cam-
gezza e protettrice delle
arti e dei mestieri.
bierebbe se dividessimo il male a metà?»
«Quale sarebbe la tua idea?» la sollecitò Era.
«Persefone potrebbe restare sei mesi negli Inferi con il marito e tor-
nare per il resto dell’anno sulla terra con sua madre.»
Zeus rifletté un istante e convenne che era una buona scappatoia.
10. Ermes: con i suoi
«Per te andrebbe bene?» chiese a Demetra.
magici calzari alati svol- «Se non si può avere di più...» sospirò lei. «Piuttosto, Ade accetterà?»
ge il compito di messag- «Non può disobbedire a un mio ordine» affermò Zeus. «Ermes10,
gero degli dei; è anche il
protettore dei viandanti, vai da lui.» Il messaggero degli dei si fissò le ali ai piedi e dalla cima
dei mercanti e dei ladri. dell’Olimpo si tuffò nelle profondità dell’Oltretomba.
29
Il Mito

I raggi del sole fi ltravano fra i rami degli alberi e accarezzavano le


foglie tenere del sottobosco, facendo brillare la rugiada sul soffice
tappeto di muschio e solleticando le ali delle farfalle notturne in cerca
di un po’ d’ombra. A un tratto, una folata vorticosa di vento sollevò
in un turbine di polvere le foglie della radura sotto la grande quercia.
Le foglie si ridepositarono e la polvere si dileguò, lasciando apparire
la splendida Persefone, avvolta in un telo di prezioso lino bianco. Il
bosco venne attraversato da un fremito; le gemme si dischiusero sui
rami in foglie di verde tenero; i fiori sbocciarono mostrando le loro
corolle colorate, gli insetti presero a volare ronzando come ubriacati
dall’intensità dei profumi.
Demetra si accorse immediatamente che i suoni, i profumi, i colori,
all’improvviso erano diventati più vivi e capì. D’istinto si precipitò
verso il bosco e finalmente vide la figlia.
«Persefone!» gridò, scendendo a terra a pochi metri da lei.
La fanciulla si gettò fra le braccia della madre; le due donne si ten-
nero strette a lungo e piansero di gioia. Fu gioia anche per tutte le
creature viventi che vedevano la terra
nuovamente ricca di frutti.
Il ricordo dei momenti tristi andava
quasi scomparendo, ma i mesi passa-
vano inesorabili. Un brutto mattino,
Ermes si presentò a palazzo per riac-
compagnare Persefone dallo sposo,
secondo i patti.
Incapaci di sopportare una vista tan-
to crudele, i fiori si richiusero e ap-
passirono; gli alberi si strapparono le
chiome ingiallite; tassi e marmotte si
nascosero nelle loro tane sotterranee.
Demetra pianse tanto che le sue la-
crime allagarono i campi e, nel gelo
doloroso dei sentimenti, divennero
cristalli di neve; i campi, i prati e i
fiori scomparvero sotto una coltre
bianca. Ma un giorno la neve si sa-
rebbe sciolta, il tappeto che copriva
la terra sarebbe tornato verde e ri-
camato di fiori e le messi sarebbero
tornate d’oro: da allora in poi i tra-
sferimenti di Persefone sopra e sotto
Frederic Leighton, Il ritorno di Persefone, Leeds, Museums la terra avrebbero determinato l’alter-
and Galleries. narsi delle stagioni.
Dopo sei mesi trascorsi con Ade nel regno dell’Oltretomba,
Persefone riabbraccia la madre, preannunciando l’arrivo (da D. Padoan, Miti e leggende del mondo antico,
della primavera. Sansoni per la scuola, Milano, 1996, rid. e adatt.)

30
I MITI DEI FENOMENI NATURALI

PROPOSTE DI LAVORO

COMPRENDERE

1. Chi è Ade? Perché non riesce a sposarsi?


2. Chi è Persefone? In che modo viene rapita da Ade?
3. Demetra, presa dalla ricerca di sua figlia, dimentica «le sue incombenze». Quali?
Di conseguenza, che cosa succede agli alberi, ai campi e alle creature viventi?
4. Demetra come capisce dov’è sua figlia? Di conseguenza, da chi si reca e perché?
5. Come si conclude la vicenda di Demetra e Persefone?

ANALIZZARE

6. In quali luoghi avvengono i fatti narrati?


7. Quali personaggi assumono il ruolo di aiutanti di Demetra?
8. Questo mito che cosa intende spiegare?

INVITO ALLA SCRITTURA

9. Scrivere un mito naturalistico. Ti proponiamo di scrivere un mito che spieghi l’o-


rigine di uno dei seguenti fenomeni della natura: grandine, arcobaleno, eruzione
di un vulcano. Segui le indicazioni.
> Decidi, innanzitutto, quale fenomeno naturale vuole spiegare il mito.
> Stabilisci il motivo, la causa che determina l’origine del fenomeno. Ad esem-
pio, il comportamento superbo, irrispettoso di un personaggio potrebbe scate-
nare l’ira di una divinità che provoca l’eruzione di un vulcano.
> Scegli i personaggi e, di ciascuno, stabilisci il ruolo (protagonista, eventuale
aiutante, eventuale antagonista, eventuali personaggi secondari).
> Stabilisci il tempo e il luogo in cui si svolgono i fatti.
> Scrivi, infine, la trama del tuo mito (situazione iniziale, svolgimento, conclusio-
ne) e ricorda di attribuirgli un titolo adeguato.

IN BIBLIOTECA

Gli dèi e le stelle


Filomena Montella e Franco Ruggieri, Onda Edizioni
Un affascinante viaggio tra mitologia e astronomia, alla ricerca degli
eroi e delle divinità del passato che hanno dato il nome alle principali
costellazioni: Afrodite, Apollo, Callisto...
Seguendo l’appassionante racconto di un nonno, il lettore si immerge nelle antiche
avventure di dei ed eroi e, osservando le tavole delle costellazioni che accompagnano i testi,
va alla scoperta di stelle e pianeti.

31
Il Mito

M i t o d e l l ’A m a z z o n i a
La notte
Una creatura mostruosa, dall’aspetto di serpente, chiamata Boiuna,
nemica della natura e degli uomini, tiene nascosta la notte
in una noce di cocco. Il caldo soffocante e la luce ininterrotta
impediscono a tutti, piante, animali e uomini, di riposare.
Come costringere la perfida Boiuna a concedere la notte?

All’inizio del mondo, quando esistevano solo la terra, le rocce e le


piante, nessun animale esisteva. Non c’era la notte. Faceva un caldo
continuo e soffocante e la luce ininterrotta e fortissima impediva di
riposare. Gli uomini erano pochissimi e morivano presto, stremati
dal grande calore e dalla luce ininterrotta. Anche le piante andavano
appassendo e lasciavano cadere le foglie bruciate dal sole.
La notte esisteva, ma era prigioniera in una noce di cocco della pal-
ma Tucuma, nascosta sul fondo del grande fiume, dove la Boiuna la
teneva solo per sé, non permettendo ad alcuno di goderne i benefici
effetti. La Boiuna, oltre che un grande serpente, era anche una strega
potentissima. Essa poteva dormire avvolta in spire attorno al tronco
di qualche grande albero, nonostante il calore e la luce.
Tutta la natura era stanca e si sentiva venir meno per il gran caldo.
1. «castagno del Pa- Un «castagno del Parà»1 si trascinò faticosamente fino al tronco attor-
rà»: albero che può rag-
giungere i cinquanta me-
no a cui la Boiuna dormiva e la pregò: «Grande mamma dell’acqua,
tri di altezza e i quattro Boiuna, dacci la notte. Noi non possiamo più riposare. Moriamo tutti,
metri di diametro. se non ci dai la notte. Abbi pietà di noi!».

Lettura espressiva
«a più voci»
Vi invitiamo a leggere il mito in modo espressivo «a più voci».
• Dividetevi in gruppi di 8, quanti sono i personaggi della vicenda, compreso il
narratore.
• Distribuite le parti all’interno del gruppo, ricordando di affidare a uno di voi la
parte del narratore, cioè di chi leggerà tutte le frasi che non sono state eviden-
ziate in colore.
• Procedete nella lettura stando attenti, naturalmente, alle pause e al tono di
voce da usare.

Narratore Il marito della figlia della Boiuna

«Castagno del Parà» La figlia della Boiuna

Boiuna Tre schiavi in coro

Il grande fiume Uno schiavo

32
I MITI DEI FENOMENI NATURALI

La Boiuna non diede segno di aver sen-


tito e il grande «castagno del Parà» si
avviò per tornare al suo posto, ma cadde
a metà strada con grande fragore.
«Ben gli sta!» brontolò la Boiuna senza
neppure aprire gli occhi. «Poteva restare
al suo posto.»
Un giorno anche il grande fiume, sul cui
fondo stava nascosta la notte, supplicò
la Boiuna, mentre faceva il suo bagno
quotidiano.
«Boiuna, grande mamma delle acque,
dacci la notte. Le mie acque calano per
il grande calore e io fi nirò per seccare
completamente.»
La Boiuna non lo ascoltò e il fiume, per protesta, cessò di scorrere.
L’acqua divenne sempre più calda, cominciò a scottare. La Boiuna si
arrabbiò perché l’acqua scottava e ordinò al fiume di scorrere ancora.
Allora il fiume, che si sentiva morire, riprese a scorrere lentamente.
La Boiuna aveva una figlia bellissima e molto buona che si sposò con
un giovane uomo.
Un giorno il giovane sentendosi morire di caldo e non potendo dor-
mire, disse alla sposa: «Cara, potremmo vivere felici se avessimo la
notte. Ma così, io mi sento morire. Non durerò a lungo accanto a te.
Vorrei andare da tua madre a chiederle il segreto della notte».
«Non andarci» rispose la giovane. «Ne avresti soltanto un rifiuto
sgarbato. Io sola potrei chiederle il grande dono.»
«E allora va’ a chiederglielo» disse il giovane.
«Non posso, se non le porto la cosa che essa desidera più di tutto.»
«Di che cosa si tratta?» chiese il giovane incuriosito.
«Mia madre vorrebbe una collana di pietre verdi. Una collana fatta
2. curupira: essere fan- con i denti del curupira 2. Se tu potessi trovare tali denti, io farei la
tastico, protettore degli collana che piace a mia madre.»
animali della foresta e
delle piante. Ha le sem- Il giovane andò nella foresta. Quando tornò, aveva con sé i denti di
bianze di un ragazzo o un curupira. Erano denti di una straordinaria bellezza verde-smeral-
di un uomo con i capel-
li rossi, il corpo peloso, do-lucente. La moglie preparò la collana, poi chiamò tre schiavi e,
un occhio solo, orecchie consegnandola loro, disse: «Andate in cerca di mia madre, la Boiuna.
lunghe e denti verdi. Ditele che sono io a mandarle questa collana di pietre verdi ma che,
in cambio, voglio la noce di cocco dov’è nascosta la notte».
Gli schiavi andarono. Erano stremati dal caldo, ma continuarono a re-
mare e spingere la canoa finché arrivarono alla dimora della Boiuna.
«Signora Boiuna, mamma delle acque» dissero «tua figlia ti manda
questa collana di pietre verdi, fatta con i denti di un curupira.»
«Che bellezza! Che splendore!» sibilò la Boiuna, vedendo la collana.
«Ringraziate mia figlia e ditele che voglio contraccambiare questo
grande dono.»
33
Il Mito

«Signora Boiuna» dissero gli schiavi «tua figlia chiede che, in cambio,
tu ci consegni la noce di cocco in cui sta rinchiusa la notte. Suo marito
si sente morire per il caldo e per la mancanza di riposo.»
La Boiuna sibilò, protestò, disse che non avrebbe mai fatto un tale
dono, ma gli schiavi furono irremovibili: non le avrebbero consegnato
la collana finché non avesse consegnato la noce della notte.
La Boiuna si rassegnò. Andò in fondo al fiume, prese la noce di cocco
e la consegnò loro dicendo: «Portatela a mia figlia. Lei sa come si deve
usare. Ma guardatevi dall’aprirla: sarebbe la vostra rovina».
I tre schiavi ripresero la via del ritorno con il prezioso tesoro: due re-
mavano, uno lo teneva tra le mani, con cura. Non sapendo che fare, si
mise a guardare la noce attentamente e si accorse che era stata chiusa
con della cera. La accostò all’orecchio e gli parve di sentire venire
dall’interno della noce tante piccole voci: sibili, fischi, trilli...
«Perché non proviamo ad aprirla?» chiese ai compagni.
«No, non farlo; la Boiuna lo ha detto chiaramente: sarebbe la nostra
disgrazia...» dissero i compagni.
La curiosità ebbe il sopravvento. Legarono la canoa a un albero della
riva, scaldarono al sole la noce per sciogliere un po’ la cera e poi fece-
ro un piccolo buco. All’improvviso, da quella apertura balzò fuori
una potenza misteriosa che avvolse il mondo nella tenebra e dalla
tenebra vennero fuori rospi, rane, grilli, gufi e tutti gli animali della
notte.
Gli schiavi si sentirono perduti. Il buio era perfetto. Non vedendo più
nulla, non capivano più da che parte fosse il fiume e non riuscivano
a ritrovare la canoa. Sbattevano contro gli alberi, inciampavano nelle
pietre, si impigliavano nei rami... e sentivano venire sopra di loro l’ira
della Boiuna. Nello stesso istante, lontano da lì, la figlia della Boiuna
vide arrivare le tenebre e disse al marito: «Gli schiavi hanno aperto
la noce di cocco e la notte prende possesso del mondo. Gli schiavi
non torneranno più: si sono persi nella foresta».
«Siamo perduti anche noi!?» chiese il giovane. «Che faremo per sal-
varci dalle tenebre? Forse era meglio quando c’era tanta luce...»
«Non temere» disse sua moglie. «So come fare per porvi rimedio.»
Tagliò un capello dalla sua testa e subito si vide spuntare l’alba, cui fe-
cero seguito l’aurora e il sole, accompagnato da una brezza leggera.
Il marito sospirò: «Siamo salvi!».
Quando venne la sera, la donna tagliò un altro capello e subito il sole
tramontò. Venne il crepuscolo, spuntarono le tenebre, brillarono in
cielo le prime stelle, poi la notte fonda si distese sul mondo.
Il marito diede un bacio alla sua sposa, finalmente soddisfatto, perché
poteva riposare e riprendere le proprie energie. Da allora fu sempre
così: al giorno tiene dietro la notte e alla notte il giorno. Gli uomini
avevano trovato il tempo per lavorare e il tempo per riposare.
(da M. Lanciotti, Il fabbricante di animali e altre favole dell’Amazzonia,
Emi, Bologna, 1968, rid. e adatt.)
34
I MITI DEI FENOMENI NATURALI

PROPOSTE DI LAVORO

COMPRENDERE

1. Ti presentiamo, messi alla rinfusa, i principali fatti che riassumono il mito. Riordi-
nali secondo un esatto ordine di tempo, scrivendo un numero progressivo nelle
caselle.
Un «castagno del Parà» supplica la Boiuna di concedere la notte ma senza
alcun risultato.
La figlia della Boiuna incarica tre schiavi di portare la collana di pietre verdi
alla madre; in cambio, però, vuole la noce di cocco dove è nascosta la notte.
La figlia della Boiuna, tagliandosi due capelli, ottiene l’alternarsi del giorno
e della notte.
Tutta la natura è stanca e si sente venir meno per il gran caldo.
La Boiuna consegna la noce di cocco agli schiavi raccomandando loro di non aprirla.
Il grande fiume supplica la Boiuna di concedere la notte, ma senza alcun risultato.
Gli schiavi, curiosi, fanno un piccolo buco nella noce di cocco e, all’improvviso,
il mondo viene avvolto dalle tenebre.
All’inizio del mondo la notte è tenuta prigioniera dalla Boiuna in una noce di cocco.
Il giovane sposo, venuto a sapere che la Boiuna desidera più di ogni altra cosa
una collana fatta con i denti del curupira, si reca nella foresta e trova questi denti.
La bellissima figlia della Boiuna si sposa con un giovane uomo.

ANALIZZARE

2. Chi è, secondo te, il personaggio principale ossia il protagonista del mito?


3. Secondo te, questo mito che cosa spiega?

LESSICO

4. Rispondendo esattamente alle definizioni, nella colonna verticale blu leggerai


una caratteristica della Boiuna.

Definizioni 1
1. Sinonimo di stremato.
2
2. Sinonimo di cessare.
3
3. Sinonimo di bruciare.
4. Contrario di bellezza. 4

5. Sinonimo di sposa. 5
6. Contrario di mancanza.
6

35
Il Mito

I MITI DEGLI UOMINI


E DELLA LORO SOCIETÀ
Molti miti pongono al centro delle vicende le istituzioni sociali o religiose, le
consuetudini che regolano le relazioni fra gli uomini (rapporto uomo e donna,
matrimonio, leggi); gli ideali e i modi di comportarsi socialmente apprezzati; le
condizioni esistenziali dell’uomo (la morte, la rinascita, la vita eterna).

Ecco, ad esempio, come il popolo africano degli Akamba spiega l’origine della
morte.

E come successe?
È Dio che ha creato gli uomini. E, siccome Dio era pietoso, disse: «Non voglio
che gli uomini muoiano per sempre. Voglio che gli uomini, dopo morti, risusci-
tino». E così creò gli uomini e li mise in un’altra regione. Ma Egli restò a casa.
E allora Dio vide il camaleonte e il fringuello. Dopo aver passato tre giorni col
camaleonte e il fringuello, capì che il fringuello era un gran chiacchierone che
mescolava bugie e verità. Ma le bugie erano molte e le verità poche.
Poi osservò il camaleonte e capì che era molto intelligente. Lui non mentiva. Le
sue parole erano sincere. Così disse al camaleonte: «Camaleonte, va’ in quella
regione dove ho messo gli uomini che ho creato e di’ loro che quando muoiono,
anche se sono proprio morti, tuttavia risusciteranno, che ogni uomo risusciterà
dopo che è morto».
Il camaleonte disse: «Sì, ci andrò». Ma camminava pia-
no, perché è nella sua natura di camminare piano.
Il fringuello era rimasto con Dio.
Il camaleonte fece tutto il viaggio e, quando arrivò a
destinazione, disse: «Mi è stato detto, mi è stato detto,
mi è stato detto...». Ma non diceva che cosa gli era stato
detto.
Il fringuello disse a Dio: «Vorrei uscire un momentino».
E Dio gli disse: «Va’!».
Ma il fringuello, visto che era un uccello, volava svelto
e arrivò dove il camaleonte stava parlando agli uomini
e diceva: «Mi è stato detto...». Si erano radunati tutti ad
ascoltare. Quando il fringuello arrivò, disse: «Che cosa
ci è stato detto? In verità, ci è stato detto che gli uomini,
una volta morti, periranno come le radici dell’aloe».
Allora il camaleonte esclamò: «Ma ci era stato detto, ci era stato detto, ci era stato
detto che gli uomini, una volta morti, risusciteranno».
Allora la gazza intervenne e disse: «Il primo discorso è quello assennato».
E allora tutta la gente se ne andò e tornò a casa.
Ecco come successe.
E così gli uomini diventano vecchi e muoiono; non risuscitano.
(da Fiabe africane, trad. di A. Motti, Einaudi, Torino)

36
I MITI DEGLI UOMINI E DELLA LORO SOCIETÀ

Mito africano
L’origine del matrimonio
Perché a un certo punto uomini e donne si unirono dando così origine
al matrimonio? In questo mito i Boscimani, una popolazione
del Kalahari nell’Africa Meridionale, ce lo spiegano offrendoci
una versione davvero originale e affascinante.

Tanto, tanto tempo fa, sulla terra non c’erano molte donne e molti
uomini. A quel tempo gli uomini e le donne vivevano divisi. Gli uo-
1. pullulavano: erano mini cacciavano gli animali, che allora pullulavano1 in tutto il paese,
molto numerosi.
e le donne raccoglievano i semi dalle erbe. Gli uomini vivevano nelle
caverne delle montagne e le donne vivevano vicino al fiume in casette
d’erba. Gli uomini e le donne non si frequentavano.
Un giorno gli uomini andarono a caccia e, con le loro frecce avvele-
2. antilope: animale nate, uccisero un’antilope2, lasciarono però spegnere il fuoco e perciò
dei paesi caldi, snello e non poterono cuocere l’antilope. Gli uomini non erano come le donne
molto veloce con corna
presenti solo nei maschi. che facevano bene le loro cose e tenevano sempre un po’ di fuoco. Gli
uomini avevano tanta fame che mandarono uno di loro a cercare un
po’ di fuoco dalle donne. Gli uomini, in tutto, erano cinque.
3. giunchi: erbe alte che Così l’uomo scese al fiume, l’attraversò, vide tra i giunchi3 una donna
crescono lungo paludi e che raccoglieva semi d’erba e le chiese un po’ di fuoco. Allora lei
fiumi.
disse: «Vieni al mio villaggio e ti darò un po’ di fuoco». Egli andò
con lei. Quando giunsero alla capanna della donna, ella disse: «Tu
hai molta fame, aspetta e io bollirò questi semi e te li darò». L’uomo
si sedette in attesa. La donna pestò i semi con un pestello di pietra,
li mise in un vaso e fece una polenta. Quando la polenta fu cotta, ne
diede un po’ all’uomo e un poco ne prese anche per sé. L’uomo chiese

37
Il Mito

cos’era e la donna rispose che era polenta. Allora l’uomo disse: «Bene,
io rimarrò con te poiché mi piaci». Egli non tornò dai compagni a
portare il fuoco.
Gli uomini rimasti attesero tanto tempo, ma, avendo sempre più fa-
me, mandarono uno di loro a prendere un po’ di fuoco in prestito al
villaggio delle donne. L’uomo partì e, anche lui, incontrò una donna
che raccoglieva semi d’erba sul fiume; le disse che era venuto per chie-
dere in prestito un po’ di fuoco e la donna lo invitò nella sua capanna
promettendo che gli avrebbe dato un po’ di fuoco. Egli andò con lei,
ma invece di dargli il fuoco essa gli diede della polenta così che egli
la trovò molto buona e disse che sarebbe rimasto con lei. L’uomo non
pensò più di tornare dai compagni col fuoco.
Gli uomini, rimasti in tre, avevano una terribile fame, perciò manda-
rono un altro di loro al villaggio delle donne per chiedere in prestito
un po’ di fuoco. Anche il terzo uomo trovò una donna che raccoglieva
semi d’erba tra i giunchi e le disse che era venuto per chiedere un po’
di fuoco poiché egli e i suoi compagni dovevano arrostire un’antilope
e il loro fuoco si era spento. Egli disse che erano affamati, ma non
parlò degli uomini scomparsi perché aveva paura, molta paura. Anche
questa donna disse: «Se vieni nella mia capanna, io ti darò del fuoco».
Egli andò con lei, essa pestò dei semi, ne fece una polenta e ne dette
all’uomo. L’uomo trovò che era buona e disse di voler restare con lei.
L’uomo dimenticò di portare il fuoco ai compagni.
Gli uomini rimasti, due soltanto, erano terrorizzati e si chiedevano
perché gli altri non fossero ritornati col fuoco. Gettarono in aria gli
4. Gettarono … per il ossi, gli ossi risposero che tutto andava per il meglio4. Ma gli uomini
meglio: si fa qui riferi-
mento a un rito magico.
erano molto atterriti. Allora, tanto tempo fa, c’erano molti spiriti e
Il modo in cui gli ossi gli uomini rimasti pensarono che i compagni fossero stati uccisi. I
lanciati in aria si dispo- due uomini esitarono a lungo, poi decisero che uno di loro sarebbe
nevano sul terreno per-
metteva di prevedere il partito alla ricerca del fuoco. Gettarono in aria gli ossi per vedere
futuro. chi di loro due sarebbe partito e l’uomo rimasto si fece promettere
dal compagno che sarebbe tornato malgrado qualsiasi incidente. E
il quarto uomo partì. Giunse al fiume e trovò una donna che racco-
glieva semi d’erba. Le disse che era venuto in cerca di fuoco ed essa
lo invitò nella sua capanna dove – assicurò – gliene avrebbe dato un
poco. Anche lei però cucinò dei semi d’erba, ne dette all’uomo che
rimase e si dimenticò di tornare dal compagno.
5. putrefarsi: marcire. I giorni trascorrevano e l’antilope cominciava a putrefarsi 5 per il
grande caldo. L’uomo rimasto era tormentato dalla fame e con molta
fatica si tratteneva dal mangiare la carne dell’antilope; malgrado tutto
rimase ancora ad attendere il ritorno del compagno che doveva porta-
re il fuoco. Attese tanto tempo, ma alla fine fu tanto spaventato che,
preso il suo arco e le sue frecce, fuggì lontano e si perse del tutto.
Fu così che ebbe origine il matrimonio tra gli uomini e le donne.
(da E. Maggi, Civiltà africane, Zibetti, Milano, 1958)

38
I MITI DEGLI UOMINI E DELLA LORO SOCIETÀ

PROPOSTE DI LAVORO

COMPRENDERE

1. Il mito inizia col presentarti un’epoca molto lontana in cui gli uomini e le donne
sono molti o pochi? Vivono insieme o divisi?
2. Un giorno, gli uomini vanno a caccia e uccidono un’antilope. Perché non possono
cuocerla? Di conseguenza, che cosa decidono di fare?
3. Parte il primo uomo. Chi incontra? Perché non torna dai compagni?
4. Che cosa succede al secondo e al terzo uomo?
5. I due uomini rimasti, non vedendo tornare i loro compagni, sono terrorizzati. Per-
ché? Che cosa decidono di fare?
6. Che cosa succede al quarto e al quinto uomo?

ANALIZZARE

7. L’iterazione è una tecnica narrativa che consiste nella ripetizione di una parola,
di un’espressione, di un’intera frase o anche di una stessa situazione nel corso
di una narrazione. In questo mito l’iterazione consiste nel riproporre più volte la
stessa situazione. Quale?
8. Sulla base delle espressioni temporali presenti nel mito, qual è la durata com-
plessiva dei fatti narrati? (Indica con una crocetta la risposta esatta)
Un giorno Pochi giorni Tanto tempo Alcune ore
9. Da questo mito si ricavano numerose informazioni circa il modo di vivere e di pen-
sare dei Boscimani. Innanzitutto emerge una differenza sostanziale tra gli uomini
e le donne. Riferendoti al testo, compila la seguente tabella. (L’esercizio è avviato.)

Uomini Donne

Si dedicano alla caccia. X


Si dedicano alla raccolta di semi d’erba.

Vivono vicino al fiume.

Vivono tra le montagne.

Abitano in caverne.

Abitano in casette d’erba.

Possiedono il fuoco.

Sono previdenti e svolgono bene il loro lavoro.

10. Il popolo dei Boscimani attribuisce qualità magiche agli oggetti? Crede nella pre-
senza di spiriti maligni?

39
Il Mito

M i t o d e l l ’A m a z z o n i a
Non si maltrattano i bambini
Guai a maltrattare i bambini! Gli indigeni dell’Amazzonia in questo
mito ce lo dicono chiaramente, anche perché una volta, essendo stata
picchiata una bambina, è successo che…

1. Chaco: regione inter- Capita assai di rado che, tra le tribù del Chaco1, un bambino venga
na dell’America meri- picchiato dai genitori, e molti anzi ritengono che farlo sia un delitto.
dionale compresa tra la
Cordigliera delle Ande Questa storia, narrata dagli indios della tribù Tapui, spiega perché.
e il fiume Paraguay. Una sera al villaggio c’era una grande festa alla quale accorsero tutti
i genitori.
Bambini e bambine erano chiusi al sicuro nelle capanne, ma una di
2. sgattaiolare: uscire loro riuscì a sgattaiolare2 dalla finestra e si accostò al luogo in cui si
di nascosto, senza dare teneva la festa. Stette a spiare nella capanna in cui la gente beveva e
nell’occhio.
ballava allegramente. C’era anche sua madre, che rideva e dondolava
sempre più, continuando a ingurgitare la forte birra di mais.
«Non avrei mai creduto di vedere mia madre in questo stato» si disse
la bambina. «Chissà mai perché dondola così?»
Proprio in quella la madre la vide, si arrabbiò, corse da lei gridando
3. stizzita: irritata, con- stizzita3: «Perché non sei nella capanna con gli altri bambini?».
trariata. Poi, incapace di sopportare lo sguardo di rimprovero della figlia,
prese a picchiarla, trascinandola a viva forza alla capanna dove i pic-
coli erano rinchiusi. Persuasa che tutto fosse a posto, la donna tornò
barcollando alla festa, imprecando e borbottando.
La ragazzina rimase a piangere nella capanna e spiegò agli altri bam-
bini quel che era accaduto. Non era mai stata picchiata prima e si
4. rancore: forte risen- sentiva piena di rancore4.
timento.
All’improvviso, chissà per quale magia, l’uscio serrato della capanna
si spalancò e i bambini uscirono tutti all’aperto nel chiar di luna e qui,
tenendosi per la vita, formarono una lunga catena, cantando sottovoce
e cominciando a danzare a un ritmo che mai s’era udito prima.
Mentre passavano per il villaggio, altri bambini si unirono a loro,
finché ogni casa fu vuota. E così uscirono dal villaggio, gli occhi fissi
al cielo, con passo che si faceva sempre più leggero, finché quelli che
erano in testa alla fila presero a salire lentamente in aria.
Andarono in alto, sempre più in alto, cantando e danzando, finché
scomparvero nel buio e al loro posto comparvero, sulla volta del cie-
lo, nuove stelle lucenti, alcune isolate, altre raccolte assieme come in
gruppetti familiari.
E i bambini non riapparvero mai più.
Ecco perché non vengono mai maltrattati.
(da Miti dal mondo, a cura di M. Cazzavillan, Einaudi Scuola, Milano, 1993, rid.)

40
I MITI DEGLI UOMINI E DELLA LORO SOCIETÀ

PROPOSTE DI LAVORO

COMPRENDERE

1. Alla grande festa del villaggio partecipano: (indica con una crocetta la risposta esatta)
tutti i genitori con i loro figli i bambini e le bambine
tutti i genitori solo gli anziani
2. Una bambina vede sua madre. In quale stato si trova la donna?
3. Come reagisce la madre vedendo la figlia? Perché?
4. La bambina a chi racconta quello che è accaduto? Di conseguenza, che cosa succede?

ANALIZZARE

5. In quale luogo avvengono i fatti narrati?


6. In quale momento del giorno avvengono i fatti narrati?
7. Nel mito, a un certo punto, si verifica un fatto magico. Quale?
8. Con questo mito gli indigeni dell’Amazzonia che cosa hanno voluto spiegare?

LESSICO

9. «... continuando a ingurgitare la forte birra di mais.» Ingurgitare significa:


rigettare sorseggiare mandar giù, ingoiare
10. Spiega il significato dei seguenti termini ed espressioni evidenziati.
• «... trascinandola a viva forza alla capanna...»:
• «... tornò barcollando alla festa, imprecando...»:
• «... l’uscio serrato della capanna si spalancò...»:

IN BIBLIOTECA

Nella notte dei tempi


Angela della Pietra, Loescher
Le storie degli dei e degli eroi della tradizione greca e romana da sempre
affascinano giovani e adulti, sia perché sono alla base della nostra
cultura, sia per la loro capacità di rappresentare sentimenti e storie
universali, proprie di ogni tempo.
Il libro Nella notte dei tempi racconta le storie della mitologia antica, immergendo il lettore in
una realtà fantastica popolata da ninfe e giganti, mostri ed eroi, dee capricciose e dei potenti.
Sono proprio gli dei i protagonisti principali di questo universo antico, con le loro virtù e i
loro difetti, che li rendono così simili agli uomini, immortalità a parte. Il testo è corredato di
un’introduzione sulle origini dei miti e di un dizionario mitologico.

41
Il Mito

Metamorfosi è una parola di


I MITI DELLE origine greca che significa
«trasformazione». Nella mito-
METAMORFOSI logia tale termine indica l’even-
to straordinario in seguito al
quale un essere umano subisce una trasformazione, ossia da uomo diventa
un animale, una pianta, un fiore, un fenomeno naturale.
Nei miti che ti presentiamo il rapporto che lega l’uomo alla divinità assume
un ruolo di primo piano. Ti accorgerai, infatti, che le vicende dei protagonisti
s’intrecciano con quelle degli dei e la loro trasformazione è sempre determi-
nata da un loro preciso comportamento o atteggiamento. Se il protagonista
è rispettoso, buono, pio, la trasformazione, per opera della divinità, assume
il significato di premio; invece, se il protagonista è irrispettoso, arrogante,
superbo, la trasformazione as-
sume il significato di castigo.
I miti delle metamorfosi, pertan-
to, possono essere considerati
racconti «educativi», perché, at-
traverso una narrazione fanta-
stica, educano al rispetto degli
dei e all’assunzione di compor-
tamenti socialmente corretti.

Gian Lorenzo Bernini, nel suo gruppo


scultoreo Apollo e Dafne, rappresenta
una delle metamorfosi più note del
mondo greco: la ninfa Dafne, pur di
sfuggire al dio Apollo, che la ama non
ricambiato, chiede a Zeus di trasformarla
in una pianta di alloro. L’opera risale
al 1623-1625 ed è conservata presso
la Galleria Borghese di Roma.

42
I MITI DELLE METAMORFOSI

Mito greco
Eco e Narciso L’ascolto è disponibile
in Aula Digitale

In questo mito s’intrecciano due storie: la storia della Ninfa Eco,


trasformata nel fenomeno dell’eco, e la storia del bellissimo Narciso,
trasformato nel fiore che da lui prese il nome.

1. Beozia: regione del- Narciso era nato nella città di Tèspie, in Beozia1, ma si capiva che
la Grecia. non era figlio di comuni mortali: armonico nel corpo e bellissimo in
volto, aveva la pelle morbida e chiara come le limpide acque del padre,
il sacro fiume Cèfiso, mentre i suoi occhi splendevano dell’azzurro
2. ninfe: nella mitolo- intenso della madre Lirìope, la più azzurra fra tutte le ninfe2.
gia greca, divinità fem-
minili delle fonti, dei
Quando ancora il bambino era in fasce, il veggente3 Tirèsia aveva
fiumi e dei laghi (Naia- detto a Lirìope: «Bada soprattutto che non abbia a farsi del male con
di), delle piante (Driadi) le proprie mani. Narciso potrà vivere a lungo, a patto che non conosca
e dei monti (Oreadi).
3. veggente: indovino.
se stesso». Parole sibilline4 che la ninfa aveva ascoltato distrattamente
4. sibilline: di significa- e di cui non aveva inteso il significato nascosto.
to oscuro, misterioso. A sedici anni, Narciso era un giovane libero e indipendente: andava
a caccia con gli amici, suonava il flauto, danzava con garbo e, fino a
notte alta, gironzolava per le strade di Tèspie in cerca di svaghi e di
avventure. Bello com’era, aggraziato e gentile nei modi, in nessun
luogo passava mai inosservato.
Gli uomini dicevano di lui: «Ha il corpo d’atleta e un giorno diventerà
un campione dell’Ellade».
Le donne poi, giovani e meno giovani, se lo divoravano con gli occhi
e sospiravano: «Com’è bello! Non c’è notte che non me lo sogni!».
Tali sussurri e sospiri giungevano spesso all’orecchio di Narciso, che
però non li ascoltava. Qualche volta, infastidito, si diceva: «Io soltanto
deciderò quando sarà giunto il tempo di amare e di essere amato».
Un giorno, mentre si trovava con degli amici nel bosco a tendere reti
per cervi, Narciso udì un rumore di passi leggeri sul fogliame e si in-
5. Acquattato: Acco- curiosì. Acquattato5 dietro un cespo di eriche6, girò attorno lo sguardo
vacciato, rannicchiato.
e, al riparo di un pino, vide una ninfa leggiadra che lo stava spiando.
6. un cespo di eriche:
un cespuglio di eriche, Era Eco, la misera Eco, figlia dell’Aria e della Terra. La ninfa si era
piante con rami fitti e resa colpevole di aver coperto una scappatella del focoso7 Zeus, così
sottili, foglie aghiformi che Era, moglie gelosa e vendicativa, l’aveva punita severamente: da
e fiori piccoli solitamen-
te riuniti in grappoli. quel momento Eco non avrebbe più potuto parlare, se non per ripe-
7. focoso: ardente, ap- tere l’ultima parola pronunciata da altri subito prima.
passionato. Narciso non sapeva del fatto e dunque si stupì quando, chiamando i
8. smozzicandole: ab- compagni, udì la ninfa che ripeteva le sue frasi, smozzicandole8.
breviandole. «Amici, dove vi siete cacciati?»
«... cacciati?»
«Per favore, fatemi un segnale.»
43
Il Mito

«... segnale.»
9. canzonato: deriso. Narciso, credendo di essere canzonato9, sbucò fuori dal suo nascondiglio
10. apostrofò: aggredì e apostrofò10 la ninfa in tono duro: «Perché ti prendi gioco di me?».
a parole.
«... me?»
Ma Eco non aveva lo sguardo canzonatorio. Anche il sorriso che le
11. interdetto: stupito, increspava le labbra era dolce e invitante. Narciso rimase interdetto11,
sconcertato.
poi si strinse nelle spalle e alla fine, rabbonito, sorrise alla ninfa.
Questa, allora, gli si avvicinò e gli tese tremante le braccia.
«Oh no! Ma che fai? Sei impazzita?» esclamò Narciso.
«... impazzita?»
Eco piangeva e lacrime di dolore le solcavano le guance. Ma Narciso
non si commosse. Impietoso, gridò: «Lasciami in pace e va’».
«... va’» ripeté lamentosamente la ninfa. E poiché la fanciulla non si
muoveva e sembrava impietrita, fu lo stesso Narciso a decidersi. Fu-
rioso, si allontanò e scomparve nell’ombra fitta degli alberi.
Eco rimase a lungo lacrimosa nel bosco, fino a notte alta gemendo e
ripetendo: «Narcisooo... Narcisooo...». Poi la ninfa si dissolse al calore
del sole del primo mattino e di lei rimase soltanto la voce: l’eco.
Artemide, la fiera dea della caccia, quando seppe ciò che era accaduto
alla misera Eco e per colpa di chi, giurò di vendicarla e, un passo
dopo l’altro, guidò Narciso a una fonte di acque chiarissime.
John William Faceva caldo e il giovane era stanco e assetato, sicché si piegò sull’ac-
Waterhouse, Eco e
Narciso, Liverpool,
qua trasparente e si mirò e rimirò specchiandosi.
Walker Art Gallery, «Oh, bello!» si disse Narciso, incantato dalla sua immagine.
National Museums. Non credeva ai propri occhi, mentre il cuore gli si inteneriva nel petto.
In questo particolare, «Oh, bello!» ripeté più e più volte incapace di staccarsi dal liquido
Narciso si specchia
nella fonte e rimane
ritratto che le acque della fonte gli rimandavano in mille colori.
incantato dalla sua Ormai egli amava follemente il volto che l’acqua gli rimandava e
immagine riflessa. non poteva più staccarsene. Giorni e giorni Narciso rimase alla fonte
a specchiarsi, senza mangiare e
senza il ristoro del sonno. Fin-
ché, esausto e sfinito, stramazzò
per terra in un flebile e dispera-
to: «Ahimè!».
La profezia del veggente Tirèsia
si era avverata: conoscendo se
stesso, Narciso si era irrimedia-
bilmente perduto. Ma gli dei ge-
nerosi non lo lasciarono solo e
insepolto: dal suo corpo, per or-
dine di Zeus, nacque uno splen-
dido fiore dalla bianca corolla. Il
narciso, appunto.
(da S. Bitossi, Leggende dell’Ellade
Antica, Fabbri Editori,
Milano, 1990, rid. e adatt.)

44
I MITI DELLE METAMORFOSI

PROPOSTE DI LAVORO

COMPRENDERE

1. Narciso di chi è figlio?


2. A sedici anni, Narciso che tipo di giovane è?
3. Un giorno Narciso, mentre si trova in un bosco, incontra Eco. Perché il giovane
pensa di essere deriso dalla ninfa?
4. Narciso accetta o rifiuta l’amore di Eco? Di conseguenza, che cosa succede a Eco?
5. Narciso giunge a una fonte di acque chiarissime. Per opera di chi e perché? Che
cosa succede a Narciso?

ANALIZZARE

6. Individua nel mito la vicenda di Eco da quando inizia a quando si conclude e


contrassegnala con una linea a margine del testo. Secondo te, la vicenda di Eco,
nell’ambito della narrazione complessiva del mito, si configura come «la storia
principale» oppure come «una storia nella storia di Narciso»?
7. In che senso la morte di Narciso conferma la profezia del veggente Tirèsia?
8. Eco e Narciso presentano caratteristiche simili. Infatti, entrambi: (indica con una
crocetta le risposte esatte)
vengono puniti da una divinità
si trasformano in un fiore
si consumano, muoiono per un amore infelice
sono mortali
9. Questo mito greco ha una funzione educativa in quanto educa al rispetto di alcu-
ne virtù e condanna certi difetti umani. Quali, rispettivamente?
10. I Greci hanno creato questo mito con lo scopo di: (indica con una crocetta la ri-
sposta esatta)
spiegare l’origine della sofferenza
raccontare una storia d’amore tra un giovane e una ninfa
far capire quanto siano vendicativi gli dei
spiegare l’origine del narciso e dell’eco

LESSICO

11. Oggi la parola narcisismo, che deriva appunto da Narciso, significa:


adorazione, amore eccessivo nei confronti di se stessi e delle proprie qualità
insensibilità nei confronti dei problemi altrui
amore smisurato verso il prossimo
scarsa considerazione, disprezzo, nei confronti di se stessi e delle proprie capacità

45
Il Mito

Mito greco
Filèmone e Bàuci
Questo che ti presentiamo è il mito di Filèmone e Bàuci, due vecchietti,
marito e moglie, buoni, umili, rispettosi nei confronti degli dei,
trasformati, per opera di Zeus, in due piante.

Sulla collina che si levava poco oltre un popoloso villaggio della


1. Frigia: regione cen- Frigia1, in una casupola mal ridotta, viveva senza figli una coppia di
trale dell’Asia Minore. poveri contadini, di nome Filèmone il marito, Bàuci la moglie.
Erano entrambi molto vecchi – forse ottanta, forse novant’anni – e
ormai camminavano curvi e a piccoli passi, avevano i capelli bianchi
come fiocchi di neve, la pelle aggrinzita come la buccia di una prugna
secca, il volto solcato da rughe profonde. Ma, a dispetto dell’età e
degli acciacchi, essi erano ancora arzilli, attivi e laboriosi: si alzavano
ogni giorno al primo canto del gallo e, fino al tramonto, coltivavano i
campi, piantavano verdure nell’orto, potavano e zappavano, e racco-
glievano legna per l’inverno.
Accadde un giorno che, infastidito dalle liti che scoppiavano di con-
tinuo fra gli dei, Zeus decidesse di prendersi una breve vacanza e di
2. Ermes: figlio di Zeus, visitare la regione della Frigia in compagnia del figlio Ermes2.
era messaggero degli dei. Assunto l’aspetto dei comuni mortali, i due discesero dalla vetta
dell’Olimpo e, gira di qua, gira di là, sul far della sera si ritrovarono
proprio fra le case del villaggio che si drizzava ai piedi della collina
di Filèmone e Bàuci. Padre e figlio erano stanchi, avevano fame e
desideravano un letto dove sdraiarsi. Cercarono ospitalità per la notte
e bussarono alla porta di un ricco mercante di tappeti.
«Chi è?» domandò una voce rauca e minacciosa di là dell’uscio.
Gli dei non volevano svelare la loro identità e così, con prontezza,

Lettura espressiva
«a più voci»
Vi invitiamo a leggere il mito in modo espressivo «a più voci».
• Dividetevi in gruppi di 6, quanti sono i personaggi della vicenda, compreso il
narratore.
• Distribuite le parti all’interno del gruppo, ricordando di affidare a uno di voi la
parte del narratore, cioè di chi leggerà tutte le frasi che non sono state eviden-
ziate in colore.
• Procedete nella lettura stando attenti, naturalmente, alle pause e al tono di
voce da usare.

Narratore Ermes Bàuci

Mercante Zeus Filèmone

46
I MITI DELLE METAMORFOSI

Ermes rispose: «Siamo due viandanti stanchi e affamati. Per carità,


offriteci una ciotola di brodo e un giaciglio su cui riposare fino all’al-
ba».
Il mercante, attraverso uno spioncino, sbirciò i due e disse in tono
aspro: «Andatevene! Io non vi conosco e non voglio vagabondi in
casa mia».
«Non siamo vagabondi!» ribatté Zeus, sentendosi avvampare d’ira.
«Siamo creature come te e abbiamo fame e sonno.»
«Ho detto no e no vi ripeto. Dunque... sciò, via!»
Zeus, sempre più adirato, avrebbe voluto scagliare uno dei suoi mille
fulmini contro il mercante e incenerirlo, ma Ermes gli fermò in tempo
il braccio e gli disse: «Non ti adirare, padre mio, e non guastarti la
festa. Troveremo vitto e alloggio da qualche altra parte».
Ma chi per un motivo e chi per un altro, nessun abitante di quel po-
poloso villaggio volle offrire un pezzo di pane e un giaciglio di paglia
3. numi: dei. per sollevare i due numi3 dalla fame e dalla stanchezza.
«Ora basta!» tuonò Zeus. «Tanta malvagità offende l’Olimpo e non
può rimanere impunita.»
4. annuendo: approvan- «È vero» gli disse Ermes, annuendo4. «Ma per il momento lascia in
do con un cenno del capo, pace i tuoi fulmini devastatori e cerchiamo piuttosto qualcosa da met-
dimostrandosi d’accordo.
tere sotto i denti. Oltretutto fa freddo e dobbiamo trovare un rifugio
per attendere l’alba senza buscarci un malanno.»
Si guardò in giro e, per caso, in cima alla collina scorse una finestrel-
la illuminata: era la lucerna che brillava nella cucina di Filèmone e
Bàuci. «Arrampichiamoci fin lassù» propose.
«Fin sul cocuzzolo?»
5. a tuo capriccio: a tuo «Tentiamo, padre mio, e dopo deciderai il da farsi a tuo capriccio5.»
piacimento. Si rimisero in cammino e, un passo dopo l’altro, ansimando per lo
sforzo della salita, raggiunsero la casupola dei due contadini.
6. bofonchiò: borbottò, Prima di bussare, Zeus bofonchiò6 : «Aaah! La gente di Frigia è tutta
brontolò a bassa voce. malvagia: questi varranno gli altri».
Ma s’ingannava. Nell’eco delle sue parole, l’uscio si spalancò cigolan-
do e, sulla soglia, comparve Bàuci con in mano una lucerna.
Disse la donna, dopo un attimo di sorpresa: «Buonasera, nobili vian-
danti. Che vi ha spinto a salire fino in cima alla collina? Parlate. Do-
mandate... Noi siamo poveri, ma, se potremo esservi utili, ecco, mio
marito Filèmone e io ci metteremo subito al vostro servizio».
«Brava donna» rispose Zeus, che non voleva credere ai propri orecchi,
«siamo stati sorpresi dal buio nei paraggi e cerchiamo ospitalità per
la notte. Siamo stanchi, affamati e insonnoliti.»
«Questa casa è aperta» fece Bàuci, invitando con la mano i due numi
a entrare, «ma, come potete voi stessi vedere, più che a una casa asso-
7. tugurio: stamberga, ca- miglia a un tugurio7.» Era arrossita, si mostrava confusa, ed esclamò,
sa misera, squallida.
rivolgendosi al marito: «Poveri noi! Come potremo accogliere degna-
mente i viandanti fra quattro pareti annerite dal fumo e screpolate
dal tempo?».
47
Il Mito

La voce di Filèmone, seduto in penombra presso il fuoco, subito la


rassicurò: «Donna mia, perché esitare? Fuori fa freddo e i nobili
signori si adatteranno. Falli entrare».
Ringraziando e con l’animo sollevato, i due numi avanzarono nella
cucina, sedettero e protesero le mani intirizzite verso le braci.
«Finalmente!» disse Zeus soddisfatto.
«Avevo le ossa gelate!» soggiunse Ermes.
8. pignatta: pentola. Filèmone ravvivò la fiamma con frasche secche e dalla pignatta8 sul
9. bacile: grande piatto braciere versò acqua calda in un bacile9 di rame. Poi, umile e premu-
con la parte centrale pro-
fonda, usato per lavarsi.
roso, si inginocchiò dinanzi agli ospiti e lavò a turno i loro piedi do-
lenti e sporchi di polvere. Diceva intanto alla moglie che, frastornata
dall’arrivo improvviso dei forestieri, indugiava in un cantuccio:
«Bàuci mia, apparecchia il tavolo. I nostri ospiti hanno fame: dun-
que, cara, porta latte e miele. Io proverò a staccare qualche fico dalla
pianta. Mi è sembrato di vederne ancora, tra il fogliame».
I due numi avvicinarono gli sgabelli al tavolo e mangiarono di gusto.
Poi, terminata la cena, si alzarono e Zeus disse a Filèmone: «Prendi
la lucerna e seguici all’aperto assieme a tua moglie».
«Volete forse ripartire nel cuore della notte?»
«No, no. Dormiremo nella tua casa ospitale. Ma ora venite con me.»
Nell’alone ondeggiante della lucerna, moglie e marito seguirono obbe-
dienti i loro ospiti e, dopo pochi metri, raggiunsero una balza della col-
lina da cui si potevano distintamente scorgere tutti i tetti del villaggio.
«Guardate» disse Zeus.
«È il nostro villaggio» fece Filèmone, senza capire.
«Già, già...» bofonchiò il signore d’Olimpo. «Ora voltatevi e chiudete
gli occhi. Li riaprirete soltanto quando io stesso ve l’ordinerò.»
Filèmone e Bàuci obbedirono: si voltarono e chiusero gli occhi.
In quella, udirono un boato fragoroso, come di cento fiumi che da
ogni parte rovesciassero acqua nella valle.
Zeus ordinò loro: «Ora volgetevi e guardate».
Filèmone e Bàuci girarono sui tacchi e spinsero lo sguardo nella valle,
restando a bocca aperta: il villaggio non c’era più. Scomparso, can-
cellato, sommerso. Dove prima si drizzavano decine e decine di case
si stendeva ora un immenso lago di acque scintillanti.
«Che è accaduto, signore?» balbettò il vecchio contadino, intimorito
e tremante. Anche Bàuci tremava.
«Non temete» disse Zeus con voce rassicurante. «Altre meravigliose
sorprese vi aspettano. Orsù, volgete lo sguardo alla vostra casupola.»
«Oooh!» esclamarono Filèmone e Bàuci.
Sul cocuzzolo, in un bagliore di luce intensissima, la misera casa dei
due vecchi contadini andava mutando struttura, scomponendosi e
ricomponendosi in un tempio maestoso e ricco di marmi pregiati.
«Oooh!» esclamarono ancora Filèmone e Bàuci.
Allora Zeus si rivelò, presentò il figlio Ermes e chiese ai due vecchi
di esprimere un desiderio.
48
I MITI DELLE METAMORFOSI

«Niente potrà esservi negato, generosi mortali. Come ho punito i


malvagi del villaggio che non vollero offrire a una coppia di viandanti
stanchi e affamati un morso di pane e un misero giaciglio, così ora
voglio premiare voi. Chiedete e tutto vi sarà concesso.»
Filèmone e Bàuci, storditi e intimiditi, parlottarono fra loro. Infine, in
ginocchio e a capo chino, l’uomo disse: «Signore degli dei e di tutti i
mortali, questo noi desideriamo: custodire umilmente il tempio che
hai voluto edificare sulla collina e vivere insieme per insieme morire
10. Mòire: divinità che de- nel giorno stabilito dalle Mòire10».
cidevano il destino de- «È un desiderio pio» commentò Zeus. «E così sarà. Lo prometto.»
gli uomini, in particolare
quello di morte. Altro tempo passò – nessuno sa quanto – e Filèmone e Bàuci da vec-
chi divennero vecchissimi.
Una sera d’estate moglie e marito sedevano sui gradini dell’imponente
scalinata e rievocavano, come spesso accadeva, i fatti lontani di cui
erano stati protagonisti. Parlavano, rievocando, e però le loro voci
avevano perduto il timbro consueto e a poco a poco si mutavano nel
brusìo che fanno le fronde degli alberi percorse dalla brezza.
«Che dici, moglie mia?»
«Che hai detto, marito?»
Infine, Filèmone guardò Bàuci e sussultò: la donna veniva lentamente
cambiandosi in un leggiadro tiglio, che spalancava rami adorni di
foglie e si copriva dovunque di ciocche di fiori gialli e profumati. E
Bàuci vide che il marito si mutava in una quercia: le gambe erano
11. fronzuta: ricca di fron- ormai unite in un solido tronco, le braccia si aprivano in rami nodosi,
de, di rami con foglie. la testa era fronzuta11.
49
Il Mito

Compresero allora che erano giunti al termine della vita, ma non ma-
ledirono il destino, perché avevano vissuto a lungo, sempre insieme e
sempre amandosi teneramente. Così, mentre la trasformazione andava
completandosi, si dissero:
«Addio, mia carissima Bàuci».
«Addio, mio amato Filèmone».
«A primavera, nel vento, avvertirò il profumo intenso dei tuoi fiori e
penserò a te con amore immutato.»
«Io, a ogni stagione, guarderò alla tua chioma sempreverde e ti sentirò
vicino come nelle antiche notti di buio e di pioggia.»
Poi tacquero, perché gli alberi non hanno parole. Ma, a detta degli
abitanti della Frigia, ancora oggi, sul cocuzzolo della collina, moglie
e marito si scambiano messaggi affettuosi, affidandoli al vento e agli
uccelli.
(da S. Bitossi, Leggende dell’Ellade Antica, Fabbri Editori, Milano, 1990, rid. e adatt.)

PROPOSTE DI LAVORO

COMPRENDERE

1. Filèmone e Bàuci dove vivono?


2. Filèmone e Bàuci come si comportano nei confronti dei due numi travestiti da
viandanti? Di conseguenza, che cosa viene loro concesso?

ANALIZZARE

3. Con quali dei seguenti aggettivi definiresti Filèmone e Bàuci? (Indica con una
crocetta le risposte esatte)
Gentili Superbi Devoti Inospitali Umili
Avidi Ospitali Maleducati Generosi Irrispettosi
4. La metamorfosi, ovvero la trasformazione di Filèmone e Bàuci per opera della
divinità, è da considerarsi una punizione o un premio? Motiva la tua risposta.
5. Questo mito greco ha una funzione educativa in quanto educa al rispetto di alcu-
ne virtù e condanna certi comportamenti umani. Quali, rispettivamente?

LINGUA E STILE

6. «... il villaggio non c’era più. Scomparso, cancellato, sommerso.» L’uso succes-
sivo di più termini ha la funzione di: (indica con una crocetta la risposta esatta)
descrivere in modo particolareggiato il fatto accaduto
creare un effetto di crescente stupore di fronte al prodigio

50
IL MITO

ORA SI ASCOLTA cd-1 TRACCIA-18


Il testto è riportato nella

ORA SI ASCOLTA
Guidaa per l’insegnante
e l’asccolto in Aula Digitale

Mito greco

Accetto la sfida
«In una città dell’Asia viveva una fanciulla...»

PRIMA DELL’ASCOLTO
Leggi le richieste di tutti gli esercizi che dovrai svolgere dopo l’ascolto, in modo da
concentrare meglio la tua attenzione durante l’ascolto.

DOPO L’ASCOLTO
1. Aracne è molto brava soprattutto in un’arte. Quale?

2. Superba della sua abilità, Aracne chi intende sfidare?

3. Una vecchia che cosa consiglia ad Aracne e perché?

4. In realtà, chi è la vecchia e quale sfida accetta?

5. Come si conclude la vicenda narrata?

6. La metamorfosi di Aracne avviene perché la ragazza: (indica con una crocetta la


risposta esatta)
si rivela più abile di Atena
è più bella di Atena
si dimostra arrogante e irrispettosa nei confronti degli dei
ha un carattere troppo debole e riservato
7. I Greci hanno creato questo mito soprattutto per: (indica con una crocetta le rispo-
ste esatte)
far capire che chi sfida gli dei non ha scampo
mostrare i poteri della dea Atena
spiegare l’origine del ragno
51
Il Mito

Il mondo mitologico, in parti-


I MITI DEGLI DEI colare i miti classici apparte-
nenti all’antica civiltà greca,
E DEGLI EROI è popolato di uomini e di dei
che spesso intrecciano le loro
esistenze.
La potenza divina sovrasta e governa ogni cosa; è limitata solo dal Fato, una
forza misteriosa e imperscrutabile, al cui volere devono sottostare tutti, anche
il grande Zeus, padre degli dei e degli uomini.
Gli dei celebrati dagli antichi miti vivono nella serena sede dell’Olimpo o nelle
profondità terrestri, marine e fluviali e, se da un lato sono immaginati come
esseri immortali, dotati di poteri straordinari, dall’altro riflettono gli ideali, i sen-
timenti e le passioni degli uomini. Come gli uomini, infatti, anche gli dei ama-
no, soffrono, gioiscono, sperano, sono gelosi, vendicativi. Per l’uomo antico è
estremamente importante essere pio e rispettoso nei confronti della divinità
per ottenerne aiuto e protezione attraverso feste, sacrifici, riti sacri.
Nei confronti di coloro che osano sfidarli o eguagliarli, gli dei, infatti, si dimo-
strano intolleranti e implacabili; non esitano a punirli con morti orribili, supplizi
atroci, metamorfosi crudeli.
Ma accanto agli dei, il mito celebra anche gli eroi, esseri dalle qualità straordi-
narie che compiono imprese eccezionali.
Gli eroi sono forti, coraggiosi, audaci, decisi, intraprendenti. Amano l’avventu-
ra, il rischio, le imprese difficili, piene di ostacoli, che riescono a superare grazie
alla loro forza prodigiosa che li rende superiori a qualsiasi mortale. Spesso gli
eroi sono «semidei», hanno cioè caratteristiche sia umane sia divine: Ercole, ad
esempio, l’eroe più famoso della mitologia greca, è figlio del dio Zeus e della
mortale Alcmena.
Nei miti l’eroe deve spesso affrontare un «mostro», un essere estremamente
pericoloso che incute terrore e ripugnanza. Tuttavia l’eroe, grazie alla sua astu-
zia e abilità, e grazie anche all’intervento della divinità che lo protegge, riesce
a sconfiggerlo. È il caso, ad esempio, del mitico eroe greco Teseo che riesce
a penetrare nel Labirinto di Creta e a uccidere il Minotauro, un mostro dalla
testa taurina e dal corpo umano, cui gli Ateniesi dovevano tutti gli anni offrire
un tributo in vite umane.
Anche gli eroi romani compiono imprese prodigiose, ma dettate sempre dall’a-
mor di patria e da alti valori morali, come l’onestà e la lealtà. Proprio per que-
sto rappresentano dei «modelli» da
imitare. Quale importanza dunque
possiamo attribuire ai miti degli eroi?
Quella, in particolare, di indurre l’uo-
mo comune a vincere le proprie debo-
lezze e fragilità, così da poter affronta-
re e superare le difficili «prove» della
vita con le virtù tipiche degli eroi.

Il momento in cui Teseo uccide il Minotauro


in un frammento di pavimento romano,
conservato presso il Kunsthistorisches
Museum, a Vienna.

52
I MITI DEGLI DEI E DEGLI EROI

Mito greco
Prometeo e Pandora
Il mito di Prometeo e Pandora è uno dei più significativi di tutta
la mitologia greca. In esso il titano Prometeo, presentato come creatore
e benefattore dell’umanità, non esita a sfidare e ingannare
il potente Zeus che, per vendetta, lo condanna a un supplizio atroce.
Zeus, però, non soddisfatto della sua vendetta, fa plasmare Pandora,
una fanciulla che procurerà grandi sofferenze al genere umano.

Secondo i primissimi Greci, i creatori dell’uomo furono Zeus e Pro-


meteo, uno dei Titani. Fu Prometeo che modellò i primi uomini dalla
creta, conferendo loro la posizione eretta perché guardassero verso
gli dei. Zeus diede loro il soffio della vita.
Questi primi uomini erano ancora esseri primitivi che non conosce-
vano il fuoco, cosicché mangiavano la carne cruda e si avvolgevano
in grosse pelli per ripararsi dal freddo. Non erano in grado di fare
vasi o ciotole e non sapevano lavorare i metalli per ricavarne utensili
utili e armi.
Zeus era contento che vivessero in quello stato perché temeva che
qualcuno potesse crescere per rivaleggiare con lui. Ma Prometeo ave-
va imparato ad amare il genere umano e sapeva che con il suo aiuto
gli uomini potevano progredire.
«Dobbiamo insegnare loro il segreto del fuoco» disse a Zeus «altri-
menti resteranno come bambini indifesi.»
«Sono felici di quello che hanno» rispose Zeus. «Perché dovremmo
preoccuparci?»
Prometeo capì che non sarebbe riuscito a convincere Zeus e allora salì
segretamente all’Olimpo, dove il fuoco ardeva giorno e notte, e accese
una fiaccola. Con questa infuocò un pezzo di carbone di legna fino

I Titani Prometeo
Secondo la mitologia greca, i Titani, sei maschi e Prometeo, figlio del Titano Giapeto e della ninfa
sei femmine, erano i figli di Gea (la Terra) e di Urano Climene, è una delle figure più celebri della mi-
(il Cielo). Il più giovane di essi, Crono, liberò i fratel- tologia greca. Secondo il mito, Prometeo si recò
li che il padre Urano teneva nascosti nelle viscere nell’Olimpo per rubare il fuoco agli dei e donarlo
della terra e lo costrinse a cedergli il dominio del agli uomini. L’eroica impresa, portata a termine
mondo. A sua volta Crono fu spodestato dal figlio grazie all’aiuto di Atena, dea della saggezza, sca-
più giovane, Zeus. Ebbe così luogo la lotta decen- tenò l’ira di Zeus, che fece incatenare Prometeo a
nale fra gli dei, capeggiati da Zeus, e i Titani che una roccia del Caucaso e ordinò che un’aquila gli
vennero sconfitti e imprigionati nel Tartaro, la parte divorasse per l’eternità il fegato.
più profonda degli Inferi, situata agli esatti antipodi Dopo moltissimo tempo, Ercole, uccise l’aquila e
del cielo. liberò lo sfortunato eroe.

53
Il Mito

a farlo diventare un tizzone, che nascose tra gli steli di una pianta di
finocchio e lo portò agli uomini. Da questo primo tizzone gli uomini
ebbero il fuoco e Prometeo insegnò loro come usarlo.
Con l’aiuto di Prometeo, l’uomo fece rapidi progressi. Imparò a mo-
dellare vasi e ciotole, a costruirsi case con blocchi di argilla cotta e
con il tetto di mattoni e imparò a lavorare il metallo per difendersi
e cacciare. Ma una notte Zeus, guardando dal cielo, vide un fuoco
che bruciava sulla terra e capì che era stato ingannato. Mandò allora
a chiamare Prometeo.
«Non ti avevo proibito di far conoscere all’uomo il segreto del fuo-
co?» chiese. «Si dice che tu sia saggio, ma non capisci che con il tuo
aiuto l’uomo un giorno sfiderà gli dei?»
«Non accadrà, se lo amiamo e gli diamo buoni insegnamenti» rispose
Prometeo.
Ma Zeus andò su tutte le furie e non volle ascoltare spiegazioni. Or-
dinò che Prometeo fosse portato sulle montagne dell’est e incatenato
a una roccia. Un’aquila feroce si nutriva ogni giorno del suo fegato,
e il fegato ricresceva durante la notte perché la tortura potesse rico-
minciare.
Zeus comunque non era soddisfatto della sua vendetta e fece soffrire
anche il genere umano. Per suo volere il figlio Efesto,
dio del fuoco e fabbro degli dei, modellò una fanciulla
con un impasto di creta e acqua. Atena, dea della sag-
gezza, le diede il soffio della vita e la istruì nelle arti
femminili del cucito e della cucina; Ermes, il dio alato,
messaggero degli dei, le insegnò l’astuzia e l’inganno
e Afrodite, dea della bellezza e dell’amore, le mostrò
come farsi desiderare da tutti gli uomini. Altre dee la
vestirono d’argento e le cinsero il capo con una ghir-
landa di fiori; poi la portarono davanti a Zeus.
«Prendi questo cofanetto» le disse Zeus, porgendole
una scatola di rame. «È tuo, tienilo sempre con te,
ma non aprirlo per nessuna ragione e sii felice perché
gli dei ti hanno dato ciò che ogni donna desidera.»
Pandora, questo era il nome della fanciulla, sorrise.
Pensava che il cofanetto fosse pieno di gioielli e pietre
preziose.
«Ora dobbiamo trovarti un marito che ti ami e io co-
nosco l’uomo giusto, Epimeteo, che ti farà felice.»
Epimeteo era fratello di Prometeo, ma non era saggio.
Prometeo lo aveva avvertito di non accettare doni da
Dante Charles Gabriel Zeus, ma egli, un po’ lusingato e forse timoroso di rifiutare, accettò
Rossetti, Pandora, Pandora come moglie. Ermes accompagnò la fanciulla dal nuovo
1869, Buscot Park,
Faringdon Collection.
marito nel mondo degli uomini.
Pandora e lo scrigno «Ricorda, buon Epimeteo» gli disse «Pandora ha con sé uno scrigno
donatole da Zeus. che non deve essere aperto per nessuna ragione.»
54
I MITI DEGLI DEI E DEGLI EROI

Epimeteo prese lo scrigno e lo mise in un posto sicuro. Dapprima


Pandora fu felice di vivere con lui e si dimenticò dello scrigno, poi
cominciò a essere rosa dalla curiosità. Un giorno, mentre Epimeteo
dormiva, aprì il cofanetto e, veloci come il vento, uscirono tutti i mali
che da allora ci affliggono: la fatica, la povertà, la vecchiaia, la ma-
lattia, la gelosia, il vizio, la passione, il sospetto. Disperata, Pandora
cercò di richiudere il cofanetto, ma era troppo tardi. Il contenuto si
era sparso dappertutto. La vendetta di Zeus si era compiuta: la razza
umana non poteva essere nobile come aveva desiderato Prometeo.
La vita doveva essere una lotta costante contro difficoltà di ogni ge-
nere. C’era poca probabilità ora che l’uomo potesse aspirare al trono
di Zeus.
Ma il trionfo del re degli dei non era completo. Una piccola cosa era
rimasta nel fondo dello scrigno e Pandora riuscì a rinchiuderla. Era
la speranza. Con essa il genere umano aveva trovato il modo per so-
pravvivere in questo mondo ostile. La speranza gli dava una ragione
per continuare a vivere.
(da M. Gibson, Dei ed eroi della mitologia greca, trad. di G. Malesani,
A. Mondadori, Milano, 1981, rid. e adatt.)

PROPOSTE DI LAVORO

COMPRENDERE

1. Secondo gli antichi Greci, Zeus e Prometeo hanno creato l’uomo. Come, rispetti-
vamente?
2. Perché Prometeo vuole insegnare agli uomini il segreto del fuoco? Perché, inve-
ce, Zeus non vuole?
3. In che modo Prometeo riesce a portare il fuoco agli uomini?
4. Gli uomini, grazie al fuoco e con l’aiuto di Prometeo, fanno rapidi progressi. Quali?
5. In che modo Zeus punisce Prometeo per aver disobbedito ai suoi ordini?
6. Per volere di chi e a quale scopo viene creata Pandora?
7. Perché, per colpa di Pandora, il genere umano viene afflitto da tutti i mali?
8. Grazie a che cosa il genere umano riesce a sopravvivere, pur fra tanti mali?

ANALIZZARE

9. Spiega perché nel mito greco Prometeo è un eroe benefattore dell’umanità.


10. Zeus ha poteri divini, ma anche caratteristiche umane. In questo mito, infatti,
quali sentimenti tipicamente umani prova?
11. Secondo te, che cosa intende spiegare questo mito?

55
Il Mito
APPROFONDIMENTI

GLI DEI DELL’OLIMPO

Gli antichi Greci erano politeisti, cioè adoravano molti dei. Questi erano concepiti come
esseri simili agli uomini, ma a loro molto superiori per potenza e qualità fisiche: bellissimi, di
forza immensa, straordinariamente grandi. Tutti gli dei vedono e sentono per estensioni illimi-
tate, superano le distanze in brevissimo tempo, hanno il dono dell’invisibilità e dell’immortali-
tà ma, come i mortali, sono soggetti alle passioni e ai sentimenti. Anch’essi inoltre, come gli
uomini, dormono e mangiano; il loro cibo è il nettare e la loro bevanda è l’ambrosia. Secondo
gli antichi Greci, gli dei vivono insieme sulla vetta, coperta di nubi perenni, dell’Olimpo, un
alto massiccio montuoso della Grecia tra la Tessaglia e la Macedonia.

Zeus Atena
È la massima divinità dell’Olimpo greco, Nata dalla testa di Zeus, armata di elmo,
ordinatore dell’universo, padre degli dei e lancia e scudo, è rappresentata come una
degli uomini. Signore del Cielo e della dea guerriera. Dea della forza regolata
Terra, comanda i tuoni e i fulmini e, quan- dall’intelligenza, insegna agli eroi l’arte per
do scuote l’ègida, il suo scudo, dà origine conseguire la vittoria suggerendo sapienti
a grandi tempeste. Protegge la famiglia e le operazioni e ingegnosi stratagemmi. Privi
istituzioni, è il custode della giustizia, della del suo aiuto, Ercole, Giasone e Perseo non
lealtà dei patti e dell’ospitalità. avrebbero concluso vittoriosamente le loro
È sempre rappresentato con barba folta e imprese e senza la sua protezione Ulisse
chioma abbondante, spesso ornata con una non sarebbe forse tornato in patria.
corona di quercia, albero a lui sacro, e vicino La bellissima figlia di Zeus dagli occhi verde-
gli sono posti l’ègida, lo scettro (simbolo del azzurri, alla quale è sacra la civetta, è anche
potere) e il fulmine. dea della saggezza e protettrice delle arti e
Ha come moglie la sorella Era, ma è famo- dei mestieri, in particolare la tessitura e il ri-
so per i suoi tradimenti. Più di cento sono le camo. È anche la dea protettrice della città
donne, dee o mortali, amate da Zeus, da cui di Atene, che da lei prende il nome.
ha avuto moltissimi figli.
Era
Sorella e moglie di Zeus, è la regina degli
dei e considerata una fra le più belle dee del-
l’Olimpo. Nonostante i numerosi tradimenti
subiti, è l’unica sposa legittima di Zeus da
cui ha avuto quattro figli: Efesto, Ares, Ebe
(coppiera degli dei) e Ilizia (protettrice delle
partorienti).
Il potere di Era è grandissimo: può comanda-
re i fenomeni atmosferici e scatenare tem-
peste, paurose quasi come quelle provocate
da Zeus. Protettrice del matrimonio, dell’a-
more coniugale e del parto, è famosa per la Nascita di Atena dalla testa di Zeus in un’anfora
sua immensa gelosia e per il suo carattere attica del V secolo a.C., conservata presso
vendicativo. il Museo del Louvre, a Parigi.

56
IL MITO

GLI DEI DELL’OLIMPO


Apollo
Figlio di Zeus e di Latona, fratello gemello
di Artemide, Apollo incarna l’ideale greco
della giovinezza e della bellezza. Oltre
che dio del Sole, Apollo è il dio della mu-
sica, delle arti, della poesia, della medi-
cina. Protegge inoltre viandanti e marinai ed
esprime attraverso i suoi oracoli (il più noto
dei quali è quello di Delfi) facoltà divinatorie
e profetiche. È raffigurato bellissimo e splen-
dente su un cocchio dorato che percorre il
Rilievo votivo del V secolo a.C. con Ares e Afrodite,
cielo. Particolarmente celebrata la sua vicen- presso il Museo Archeologico di Venezia.
da amorosa con Dafne, che ha ispirato nu-
merose opere pittoriche e scultoree. Dafne Ares
in greco significa alloro, e proprio in alloro si Figlio di Zeus e di Era, è il dio della guerra.
trasforma questa ninfa per sottrarsi all’inse- Di carattere violento, feroce e sanguinario,
guimento di Apollo. L’alloro da quel momento Ares non partecipa per l’uno o per l’altro
è diventata una pianta sacra al dio, e di alloro combattente. Domina tutti con la sua figura
si incoronavano i poeti, pure a lui sacri. gigantesca e si aggira furioso fra le schiere,
a piedi o su un carro tirato da quattro cavalli:
Artemide
Ardente, Divampante, Strepito, Orrore. Lo
Sorella gemella di Apollo, come lui nata da segue un corteo che incute paura: vi sono la
Zeus e Latona, è la dea della Luna, ma an- Discordia, le Keres, dee della morte violenta,
che della caccia. Armata di arco e frecce, i figli Terrore e Spavento, il Tumulto.
protegge le foreste e gli animali selvatici. La forza puramente brutale di Ares terroriz-
Alla bella dea cacciatrice è sacro il cervo e, du- za gli uomini. Neppure gli dei lo ammirano
rante le feste in suo onore, le vengono offerte né lo rispettano: Atena gli è nemica e Zeus
grosse focacce in forma di cervo. stesso, che ne è il padre, non ama questo
Quando, invece, si vuole onorare nella dea il figlio violento, assetato di sangue.
simbolo della benefica luce lunare, durante il
plenilunio le si offrono grosse focacce tonde Poseidone
circondate da piccole candele accese. Fratello di Zeus, è il dio del mare, dei ma-
remoti e dei terremoti. Per questo viene
Afrodite solitamente rappresentato con il tridente,
Nata dalla spuma del mare, è la dea dell’a- con il quale provoca le onde e i terremoti.
more, della bellezza e della fertilità. Mo- Di corporatura immensa, sempre avvolto in
glie di Efesto, il dio deforme ma abilissimo un largo mantello, con il volto spesso corruc-
nel forgiare il metallo, è però innamorata di ciato, la chioma scura e folta, gli occhi verdi,
Ares da cui ha avuto il figlio Eros (Amore), vive in un maestoso palazzo in fondo al mare.
fanciullo alato e bellissimo, sempre armato Gli sono sacri il cavallo e il toro, la cui violen-
di un piccolo e grazioso arco da cui parto- za ricorda la forza indomabile delle onde del
no frecce infallibili che suscitano l’amore in mare. Poseidone ha molti figli, esseri per lo
chiunque ne sia colpito, mortale o dio. più con strane caratteristiche, come: Arione,
Invece, dall’unione di Afrodite con il mortale cavallo dotato di parola e con le zampe de-
Anchise, principe troiano, è nato Enea, l’eroe stre simili a gambe umane; Pegaso, il cavallo
protagonista dell’Eneide, il celebre poema alato; il Ciclope Polifemo, gigante con un oc-
virgiliano. chio solo in mezzo alla fronte.
57
Il Mito

Ermes riesce a dare un’anima agli oggetti di metallo.


Figlio di Zeus e della ninfa Maia, è il messag- Modella per sé due statue d’oro e poi infon-
gero degli dei. Indossa calzari alati e porta de loro la vita perché lo sorreggano nel suo
sempre con sé il caduceo, un bastone d’oro procedere zoppicante. Per Alcinoo, re dei Fe-
con due serpenti intrecciati e due ali alla som- aci, fabbrica cani d’oro e d’argento, abili e at-
mità, che diventa il suo simbolo. tenti custodi della reggia. Anche le splendide
armi di Achille sono opera di Efesto.
Con il suo carattere vivace e allegro, Ermes
si attira la simpatia di tutti gli dei, i quali si Dioniso
rivolgono a lui per qualsiasi cosa abbiano bi- Figlio di Zeus e di Sèmele, è il dio della na-
sogno. Non ha un attimo di riposo: di giorno tura, della vegetazione, della vite e so-
porta i messaggi degli dei, di notte porta i prattutto dell’ebbrezza causata dal vino.
sogni agli uomini o accompagna nell’Ade i È solitamente rappresentato alla testa di un
morti e, a volte, i vivi, quando ricercano una corteo festante, allietato da cori, musica e
persona morta. Ermes è anche il dio dell’elo- danze. Il dio, coronato di tralci d’uva, spesso
quenza e protettore dei viandanti, dei mer- è mascherato e impugna il tirso, un bastone
canti e dei ladri. avvolto di edera. Dioniso è quindi anche il dio
Agile, velocissimo, è anche il dio protettore del divertimento, della festa, intesa come
delle palestre, degli stadi, degli ambienti evasione, degli spettacoli.
dove si curano l’agilità e la destrezza fisica.
Ade
Efesto Fratello di Zeus e di Poseidone, è il dio degli
Figlio di Zeus e di Era, è il dio del fuoco e Inferi, dell’oltretomba. Gli antichi lo immagi-
fabbro degli dei. Zoppo e deforme, è tutta- nano come un dio cupo e triste, sempre chiu-
via abilissimo nell’arte di fondere e forgiare so nei suoi oscuri regni dai quali è uscito solo
i metalli. La sua officina è situata dentro il per rapire Persefone, la bella figlia di Deme-
vulcano Etna e i Ciclopi sono i suoi aiutanti. tra, divenuta poi sua sposa.
Realizza delle vere e proprie opere d’arte, Gli uomini lo detestano ed evitano di nomi-
come l’ègida e lo scettro di Zeus, il Carro narlo. Gli antichi Greci, infatti, preferiscono
del sole, il tridente di Poseidone, lo scudo di chiamarlo con il nome di Plutone (il ricco)
Atena. Perfeziona talmente la sua abilità che alludendo alle ricchezze del sottosuolo.

CINEFORUM

Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo - Il ladro


di fulmini
Regia di Chris Columbus, USA/Canada, 2010, 118 min.
Il film è tratto dal romanzo Il ladro di fulmini, primo romanzo
della saga Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo di Rick Riordan. La storia prende a prestito
divinità e miti della tradizione classica per inserirli in un contesto contemporaneo e in una
trama di genere fantasy. Percy è un ragazzo solitario e triste, che vive con la madre e non ha
mai conosciuto suo padre. A scuola Percy ha molti problemi: affetto da dislessia e da difficoltà
di concentrazione, non riesce a conseguire buoni risultati. Tutto cambia quando, durante una
gita a un museo di storia greca, la sua professoressa di matematica si trasforma in una strana
creatura alata, una Furia, e lo minaccia di morte se non le rivelerà il nascondiglio del fulmine
di Zeus. Percy scopre così di essere un semidio, figlio di Poseidone e di una donna mortale, di
possedere straordinari poteri e di dover compiere una missione davvero speciale.

58
I MITI DEGLI DEI E DEGLI EROI

Un eroe della Bibbia


Sansone
Sansone, il cui nome in ebraico significa «piccolo sole», fu Giudice
degli ebrei per vent’anni (XII secolo a.C.).
La storia di Sansone è raccontata nella Bibbia, nel Libro dei Giudici.
I Giudici sono «eroi liberatori»: hanno ricevuto una grazia speciale,
sono stati scelti direttamente da Dio per una missione di salvezza.
A Sansone, infatti, Dio affidò il compito di salvare il popolo
degli ebrei dai Filistei, antica popolazione della costa palestinese,
tradizionalmente nemica degli ebrei stessi, sottomessa dal re David.

1. Dan: nome di una tri- Sansone apparteneva alla tribù di Dan1 e i suoi genitori lo avevano
bù di Israele. consacrato al Signore fin da bambino. Per questo non si tagliava mai
i capelli e non beveva vino, né liquori. Divenuto grande diede prova
di una forza straordinaria. Il Signore si serviva di lui per salvare il suo
popolo e per punire i Filistei, infedeli e cattivi.
Se ne andava un giorno con i genitori per la strada, quando dalla
pianura vicina ecco apparire un giovane terribile leone che ruggiva e
avanzava. Ma Sansone gli va contro, senza armarsi neanche di bastone,
lo afferra con le sue mani poderose e lo riduce in pezzi.
Un’altra volta provocò l’incendio del frumento maturo già raccolto
in covoni nei campi di grano dei Filistei, delle viti e degli olivi. Mai
una tempesta aveva fatto tanto danno.
I Filistei furenti si armano e passano a invadere la terra di Sansone.
Domenico Fiasella, Gli Israeliti, per calmare i nemici, deliberano di dare Sansone nelle
Sansone e Dalila,
loro mani e lo pregano di lasciarsi legare. Lo legano con durissime
XVII secolo, Parigi,
Museo del Louvre. funi e lo conducono nell’esercito avversario. Ma qui Sansone si scuo-
Dalila invita a te un poco, si stende e fa cadere spezzate le corde. Era lì vicina una
far silenzio per mascella d’asino. La prende e con questa massacra mille Filistei. Gli
tagliare i capelli
di Sansone, fonte
altri si salvano con la fuga.
dell’eccezionale In seguito venne di nascosto nella città dei Filistei, chiamata Gaza.
forza dell’eroe. Era venuto sul far della sera; ma ci fu chi se ne accorse e la notizia
si diffuse. Si fecero chiudere le porte della
città e si appostarono delle guardie per la
notte. Al mattino lo avrebbero assalito per
ucciderlo. Ma verso la mezzanotte Sansone
si accosta a una porta della città, la stacca
dai muri, se la mette sulle spalle e la porta
sulla cima di un monte non lontano.
Purtroppo, però, il grande eroe si lasciò
prendere dall’amore per una pessima don-
na filistea di nome Dalila; e fu la sua rovina.
Con le sue carezze ella riuscì a strappargli il
59
Il Mito

segreto della sua forza. E quando seppe che la forza Dio l’aveva colloca-
ta sui capelli, d’intesa con i Filistei, mentre l’eroe dormiva, glieli tagliò.
Allora fu cosa facile ai nemici prenderlo, accecarlo, incatenarlo e
chiuderlo in carcere, costringendolo a girare la macina di un mulino.
Qui però i capelli venivano crescendo ancora, senza che i nemici ne
facessero caso. Ora volendo questi, in occasione di una festa in onore
del loro dio Dagone, divertirsi una volta di più alle spalle del disgra-
ziato prigioniero, lo trassero dal carcere e lo condussero nel tempio
di Dagone, al quale attribuivano stoltamente il merito di avere potuto
ridurre all’impotenza quel loro terribile avversario.
Ma nel culmine della festa, mentre tutti si divertivano, Sansone al
fanciullo che lo guidava chiese di essere accostato alle colonne che
reggevano il tempio, quasi avesse voglia di riposare. E fu esaudito.
Allora Sansone invocò ancora una volta il Signore e, abbracciando le
due colonne che sostenevano gran parte della costruzione, le scosse
con violenza al grido: «Muoia Sansone con tutti i Filistei».
Il vasto tempio crollò, seppellendo nelle sue rovine il forte Giudice
d’Israele e insieme i Filistei che erano presenti.
(da La Storia Sacra del Vecchio e del Nuovo Testamento,
Ed. L. Favero, Vicenza, 1952, rid. e adatt.)

PROPOSTE DI LAVORO

COMPRENDERE

1. Sansone non si taglia mai i capelli e non beve né vino né liquori. Perché?
2. Sansone appare come uno strumento di Dio. Perché?
3. Sansone, in più occasioni, dimostra di possedere una grandissima forza. Quando
viene condotto legato nell’esercito dei Filistei, quali gesta straordinarie compie?
4. Sansone conosce Dalila. Chi è? Perché sarà la sua rovina?
5. Sansone alla fine compie un gesto eroico. Quale?

ANALIZZARE

6. Questo racconto biblico intende: (indica con una crocetta le risposte esatte)
raccontare la storia d’amore di Sansone e Dalila
far capire che Sansone, anche senza l’aiuto di Dio, riesce a fare strage dei Filistei
far capire che Dio concede agli eroi doti eccezionali per un fine ben preciso
spiegare che gli eroi, qualora disobbediscano al volere di Dio, perdono le doti
eccezionali che hanno ricevuto in dono
far capire come una donna scaltra riesca a rovinare anche un uomo fortissimo

60
I MITI DEGLI DEI E DEGLI EROI

Un eroe greco
Ercole
Ercole è l’eroe più famoso della mitologia greca. Figlio di Zeus
e della mortale Alcmena, suscita l’ira di Era (moglie di Zeus) che tenta
in tutti i modi di ucciderlo. Implacabile nel suo odio, Era fa impazzire
Ercole e gli fa compiere un’azione terribile: l’uccisione della moglie
Megara e dei figli avuti da lei. Recuperata la ragione, Ercole, per ordine
dell’oracolo di Delfi, si reca da Eurísteo, re di Tirinto, per mettersi
al suo servizio ed espiare così la sua grave colpa. Eurísteo lo obbliga
a compiere dodici imprese, note come «le dodici fatiche di Ercole».

1. Tirinto: città greca Ercole per ordine dell’oracolo si recò a Tirinto1, dove abitava Eurísteo,
dell’Argolide nel Pelo- per sapere da lui quale fosse la prima impresa che doveva compiere. Ed
ponneso.
2. Nèmea: località del-
Eurísteo gli disse: «Rècati a Nèmea2. Là si trova un leone invulnera-
l’Argolide. bile3, mostro ribelle agli dei e spirante fuoco dalle sue cento teste. Di
3. invulnerabile: che questo leone tu devi portarmi la pelle». Ed Ercole si mise in cammino.
non può essere ferito. Dopo essere passato per vari luoghi e città, giunse a Nèmea e ricercò la
4. dardi: frecce. fiera. Prima di tutto tentò di colpirla coi dardi4, ma si accorse subito di
non poterla uccidere e nemmeno ferire. Allora la inseguì armato della
5
5. clava: bastone gros- sola clava . Ma quella fuggì verso una spelonca, che aveva due entrate
so e corto usato come opposte. Ercole ne chiuse una, ed entrato per l’altra assalì l’animale
arma.
e, premendo la mano sul suo collo, tanto lo strinse che finalmente lo
6. Micene: città dell’Ar- soffocò. Quindi se lo gettò sulle spalle e lo recò a Micene6 per offrirlo
golide.
a Eurísteo, che ammirò la grande forza dell’eroe.
Eurísteo poi disse a Ercole: «Tu compiesti già la tua prima fatica. Va’
dunque, e compi la seconda. Nella palude di Lerna
sta un mostro, un’Idra, che esce spesso sulla terra e
rovina i bestiami e le semine. Ha un grande corpo
e nove teste, otto mortali e una immortale. Tu devi
ucciderla».
Ercole obbedì e, salito su un cocchio, si avviò verso
Lerna. Qui scagliò dardi infocati per costringere il
mostro a uscire dal suo nascondiglio; quando ne fu
uscito, tentò di colpirne le teste con la clava. Ma non
poté raggiungere subito il suo scopo, poiché, per
ogni testa che egli troncava, dal corpo enorme della
bestia ne usciva un’altra. Allora ricorse a un’astuzia:
bruciò dei ceppi tolti a una vicina foresta e con il
fuoco impedì alla testa tagliata di rinascere. Tagliò
poi la testa immortale e la depose sotto una grossa
La prima fatica di Eracle in un’anfora
pietra. Così vinse anche l’Idra di Lerna.
attica del VI secolo a.C., conservata Allora Eurísteo gli ordinò di recare viva a Mice-
presso il Museo del Louvre, a Parigi. ne la cerva Cerinítide. Ercole, per non ucciderla, la
61
Il Mito

inseguì per un anno intero, dal momento che essa era velocissima
e nessuno poteva raggiungerla. Ma fi nalmente, stanco di correrle
appresso, la colpì con un dardo del suo arco e, presala in spalla, la
condusse ancora viva a Eurísteo.
Questi non era però ancora contento. Voleva avere vivo il cinghiale che,
7. Erimanto: monte del- sceso dal monte di Erimanto7, faceva strage e rovina nei luoghi vicini. Er-
l’Arcadia, in Grecia. cole partì di nuovo. Riuscì a prendere il cinghiale e a portarlo a Eurísteo.
8. Èlide: regione del Pe- V’era nell’Èlide8 un re, Augèa, che possedeva numerosissime greggi,
loponneso occidentale. le quali, da lungo tempo, avevano insozzato le sue stalle, della cui
pulizia nessuno si prendeva cura. Eurísteo comandò a Ercole di ripu-
lire quelle stalle in un solo giorno. Ercole si recò da Augèa, deviò un
fiume che scorreva lì presso e, facendone passare la corrente attraverso
le stalle, immediatamente le pulì.
9. Stínfalo: città greca Presso la città di Stínfalo9 v’era una palude circondata da boschi densi
dell’Arcadia. di alberi e di ombra. Qui si rifugiavano numerosissimi uccelli, per
evitare i lupi che infestavano i dintorni. Eurísteo ordinò a Ercole di
10. cròtali: specie di scacciare tutti gli uccelli da quel luogo. E l’eroe, servendosi di cròtali10
nacchere che accompa- di bronzo, fece tanto rumore che spaventò gli uccelli e li costrinse a
gnavano canti e danze
di carattere sacro e pro- uscire dai boschi. Quando poi ne vennero fuori, con le frecce li uccise
fano. tutti. Questa era stata la sesta fatica di Ercole.
La settima fu di altro genere. A Creta, isola sacra a Giove, regnava
Minosse, re giusto e saggio, il quale aveva promesso di sacrificare a
Nettuno tutto quanto dal mare venisse a posarsi sulla terra. Nettuno
aveva fatto approdare nell’isola un toro di mirabile bellezza, che Mi-
nosse non volle sacrificare, per l’ammirazione che ne provava. Allora
il dio si vendicò rendendo feroce quel toro. Ercole, inviato da Eurísteo
a domarlo, vi riuscì e anzi poté condurlo vivo in Grecia.
L’ottava fatica fu quella di domare e prendere i feroci cavalli di
Diomède, re della Tracia; e dopo di essa Eurísteo ordinò a Ercole
11. Marte: dio della di recargli la cintura di Ippolita. Essa era regina delle Amàzzoni,
guerra. popolo di donne fortissime, abituate solo alla battaglia, pronte
a salire su veloci cavalli, abili nel maneggiare le armi. Ip-
polita aveva ricevuto in dono da Marte11 una cintura,
come simbolo del suo dominio. Per compiere questa
impresa, Ercole dovette unirsi con alcuni volonte-
rosi compagni e, salpato su di una nave, giunse
presso le Amàzzoni. Qui richiese la cintura alla
regina, ma ella e le sue compagne assalirono la
nave, sicché Ercole, per impossessarsi dell’og-
getto che cercava, fu costretto a combattere e
a uccidere la regina.
Eurísteo comandò allora a Ercole di esegui-

Eracle in un sigillo d’oro: sulla sua testa porta la pelle


del leone di Nèmea, simbolo della vittoria nella prima fatica
impostagli dal re Eurìsteo.

62
I MITI DEGLI DEI E DEGLI EROI

A lato, la sesta fatica di Eracle, che combatte


contro gli uccelli presso la città di Stínfalo.
Sopra, l’eroe combatte contro Cerbero, il cane
a tre teste, custode del mondo dei morti.
Entrambe le imprese sono rappresentate su
due anfore del VI secolo a.C., conservate
presso il Museo del Louvre di Parigi.

re una nuova fatica. In un’isola presso l’Oceano abitava il feroce e


violento Geríone, il cui corpo mostruoso era composto di tre corpi
umani riuniti insieme. Egli possedeva una mandria di rossi buoi,
custoditi da un cane a due teste; Ercole ricevette l’ordine di condurli
in Grecia. L’eroe partì e dovette girare a lungo prima di giungere alla
meta. Come vi giunse, riuscì nel suo intento dopo aver combattuto e
vinto Geríone.
Eurísteo, non ancora soddisfatto, comandò che Ercole gli recasse
12. Espèridi: erano tre i pomi delle Espèridi12. Nell’estremo confi ne del mondo, presso il
ninfe figlie della Notte, popolo degli Iperbòrei, in un vasto e fiorente giardino si trovavano
dette anche «ninfe del
tramonto». La parola E- questi aurei pomi, custoditi da un serpente fornito di cento teste.
spèridi, infatti, nel gre- Dopo varie avventure finalmente Ercole giunse presso gli Iperbòrei,
co antico, significa «oc-
cidente». e vi trovò Atlante13, fratello di Prometeo14, costretto dagli altri dei a
13. Atlante: uno dei reggere il mondo sulle spalle. Ercole pregò Atlante di prendere i pomi
Titani, fratello di Pro- delle Espèridi e, avendo questi accolto la preghiera, Ercole stesso resse
meteo. Lottò contro il mondo per breve tempo. Quando poi Atlante tornò dal fiorito giar-
Zeus e fu condannato
a reggere il cielo. dino, recando tre pomi, l’eroe li prese e li portò a Eurísteo.
14. Prometeo: uno dei Da lui gli venne imposta l’ultima fatica, quella di recare sulla terra
Titani, benevolo agli uo- Cèrbero, cane con tre teste, feroce animale, cui era affidata la custo-
mini ai quali dette in do-
no il fuoco. dia del mondo dei morti. Il suo aspetto era spaventoso poiché, oltre
alla mostruosità delle teste, aveva la coda di drago e sulle spalle gli si
muovevano infinite teste di serpenti velenosi. Ercole giunse alle porte
del mondo sotterraneo e qui, senza armi, con la sola forza delle sue
mani, strinse fortemente la gola del cane. Questo rimase senza respiro
e senza possibilità di fare resistenza, cadendo così in potere dell’eroe,
che lo trascinò nel mondo dei vivi e poté mostrarlo a Eurísteo.
(da N. Terzaghi, Miti e leggende del mondo greco-romano, G. D’Anna,
Firenze, 1986, rid. e adatt.)

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