Il Mito
Il Mito
L’ENEIDE 136
La struttura dell’Eneide 136
La vicenda dell’Eneide 137
Il viaggio di Enea 138
I personaggi principali dell’Eneide 140
Gli dei 140
Il linguaggio dell’Eneide 140
Proemio 141
L’inganno del cavallo 143
La maledizione di Didone 146
IN BIBLIOTECA C. Di Giuseppe, Vi racconto l’Eneide 149
APPROFONDIMENTI La pietas di Enea 150
Il duello tra Enea e Turno 151
IN BIBLIOTECA
COLLEGAMENTI L’Eneide nell’arte 153
INTERDISCIPLINARI CINEFORUM
Ulteriori proposte di libri
VERIFICA SOMMATIVA Eurialo e Niso 154 e film
L’EPICA
CAVALLERESCA 158
8
IV
INDICE
V
«Il mito narra una storia sacra; riferisce un avvenimento che ha avuto
luogo nel tempo primordiale, il tempo favoloso delle “origini”.»
(Mircea Eliade)
2
IL MITO
C O N O S C ENZ E
● Le caratteristiche del mito.
● Le caratteristiche dei vari tipi di mito: i miti della creazione e del diluvio,
i miti dei fenomeni naturali, i miti degli uomini e della loro società, i miti
delle metamorfosi, i miti degli dei e degli eroi.
A B I L I TÀ
● Comprendere la vicenda narrata.
● Riconoscere i ruoli dei personaggi.
● Riconoscere le caratteristiche comportamentali e morali del protagonista.
● Riconoscere le caratteristiche dell’ambientazione (tempo e luogo).
● Distinguere gli elementi reali da quelli fantastici.
● Ricavare dal mito informazioni storico-geografiche, sociali, culturali,
religiose relativamente al popolo che lo ha elaborato.
● Riconoscere la funzione del mito, che cosa intende spiegare.
● Riconoscere la funzione educativa dei miti delle metamorfosi.
● Confrontare miti dello stesso tipo e rilevarne somiglianze e differenze.
● Riconoscere le caratteristiche del linguaggio, in particolare le ripetizioni.
● Interiorizzare che il mito, pur presentando elementi fantastici, non è una
narrazione di pura fantasia come la favola e la fiaba, bensì è una narrazio-
ne che anticamente, quando nacque, assunse valore di verità e significa-
to religioso.
● Ascoltare e comprendere un mito.
● Leggere un mito in modo espressivo «a più voci».
● Scrivere un mito seguendo le indicazioni date.
● Analizzare «la creazione biblica» e «il diluvio biblico» nell’arte.
PROPOSTE DI LAVORO
ORA SI ASCOLTA
VERIFICA SOMMATIVA
3
Generi
IL GENERE
IL MITO
La parola mito deriva dal termine greco mythos LE DIVERSE VERSIONI SCRITTE
che significa «racconto». Il mito è una parti- DI UNO STESSO MITO
colare forma di narrazione che, attraverso
contenuti fantastici, cerca di dare una spie- Nel corso dei secoli uno stesso mito può
gazione all’origine del mondo e dell’umani- essere stato trascritto molte volte, subendo
tà e ai diversi aspetti della realtà. variazioni o arricchendosi di dettagli e ag-
Il mito riflette il modo di vivere e di pensare, giunte.
le convinzioni religiose e i valori morali del po- Ecco perché di uno stesso mito si trovano
polo che l’ha prodotto, pertanto non va consi- più versioni anche con finali diversi.
derato come una creazione fantastica, senza Inoltre, di molti miti antichi esistono nume-
rapporti con il mondo reale, in quanto ha una rose versioni, scritte da autori diversi, i quali,
sua «verità» da dire, spesso profonda. pur raccontando la stessa vicenda, l’hanno
personalizzata, cioè l’hanno resa differente
grazie al proprio personale stile narrativo.
LA FUNZIONE DEL MITO
IL MITO
LA STRUTTURA DEL MITO IL MITO, FONTE DI INFORMAZIONI
> La trama di un mito è simile a quella degli Dalla lettura di un mito possiamo ricavare
altri tipi di narrazione e pertanto prevede: molte e interessanti informazioni circa il po-
– una situazione iniziale; polo che lo ha elaborato, creato.
– una parte centrale o svolgimento, in cui Ad esempio, informazioni relative a:
si narrano gli eventi principali e agiscono > tipo di ambiente (favorevole o insidioso,
i vari personaggi; ostile alla vita di quel popolo);
– una situazione finale o conclusione. > tipo di civiltà (pastorale o agricola);
> I personaggi possono essere: > tipo di società (nomade, sedentaria, guer-
– uomini comuni; riera, pacifica, governata da un re...);
– uomini straordinari, eroi dotati di poteri
> tipo di coltivazioni e specie animali;
eccezionali, a volte figli di una divinità e
di una creatura mortale; > religione, usi, costumi, valori e princìpi
morali su cui si basava la civiltà di quel
– esseri soprannaturali, divinità o spiriti
popolo.
potenti con poteri eccezionali;
– creature fantastiche o mostruose, co-
me animali parlanti o giganti dai poteri
fuori dall’ordinario. TIPI DI MITO
> Il tempo è quasi sempre indeterminato,
molto lontano. Tale indeterminatezza tem- I miti possono essere suddivisi in:
porale conferisce alla narrazione un valore > miti che spiegano l’origine del mondo e
perenne, di eternità. degli uomini;
> I luoghi sono quasi sempre aperti e fanta- > miti che spiegano l’origine di fenomeni na-
stici, immaginari. Anche quando sono re- turali, elementi del paesaggio ecc.;
ali e descritti in modo preciso, dettagliato, > miti che spiegano l’origine di determinati
sono immersi in un’atmosfera fantastica. modi di produzione o di determinate istitu-
zioni sociali (matrimonio, pratiche di culto
ecc.);
IL LINGUAGGIO DEL MITO > miti che spiegano i motivi per cui si veri-
ficano determinati fenomeni (morte, alter-
I miti erano racconti fatti più per essere narsi delle stagioni...);
ascoltati che per essere letti; di conseguen- > miti che descrivono la nascita e le imprese
za, chi li narrava doveva ricordarli facilmente di dei ed eroi.
e chi li ascoltava doveva comprenderli senza Per mitologia si intende il complesso, la rac-
difficoltà. Ecco perché il linguaggio del mi- colta più o meno ampia di miti di un determi-
to è caratterizzato da frasi brevi e semplici nato popolo, ma anche lo studio scientifico
con prevalenza di nomi e verbi. Inoltre, è ric- dei miti, nei loro rapporti con le caratteristi-
co di ripetizioni, cioè di parole ed espres- che culturali di un’epoca o di una civiltà.
sioni che si ripetono così da permettere a
chi ascoltava la narrazione di impararla facil- Esistono tante mitologie quanti sono i popoli
mente a memoria. della terra: la mitologia africana, ebraica, rus-
Frequenti sono anche le similitudini che, sa... Quella, però, che ha influenzato mag-
per mezzo di paragoni, chiariscono concetti giormente la civiltà latina e quindi la nostra
complessi. cultura è senza dubbio la mitologia greca.
5
Il Mito
6
I MITI DELLA CREAZIONE
La Bibbia
In principio Dio creò
il cielo e la terra
Bibbia, dal sostantivo greco biblía, significa «libri». L’opera, infatti,
suddivisa in Antico e Nuovo Testamento, risulta composta di settantatré
libri o scritti sacri che trattano diversi argomenti: la creazione, l’alleanza
di Dio con Abramo e il popolo d’Israele, le storie dei profeti, la nuova
alleanza tra Dio e gli uomini per mezzo di Gesù, la vita di Gesù Cristo,
il suo insegnamento. L’Antico Testamento costituisce il fondamento
della religione ebraica, mentre il Nuovo Testamento è il testo sacro
per eccellenza della religione cristiana. La loro composizione
si estende dal XIII secolo a.C. al I secolo d.C.
Il brano che ti presentiamo è tratto dal libro della Genesi (parola greca
che significa «origine»), che costituisce la prima parte della Bibbia, cioè
quella in cui viene raccontata la creazione del cielo, della terra, delle
piante, degli esseri viventi in un ordine crescente di dignità. L’ultimo atto
di creazione, infatti, è l’uomo che Dio crea a sua immagine e somiglianza.
1. informe: priva di una In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe1 e
forma precisa, definita.
deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava2
2. aleggiava: volava,
volteggiava. sulle acque.
Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa
buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le te-
nebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le
acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque, che
sono sotto il firmamento, dalle acque che son sopra il firmamento. E
così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina:
secondo giorno.
Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un solo
luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra
e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. E Dio
disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi
da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo
la sua specie». E così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che
producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che
fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide
che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il
giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per
gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la
terra». E così avvenne: Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore
per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stel-
7
Il Mito
le. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per
regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide
che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
3. brulichino: si riem- Dio disse: «Le acque brulichino3 di esseri viventi e uccelli volino sopra
piano di esseri che si la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri
muovono.
marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque,
secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie.
4. Siate fecondi: Siate E Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: «Siate fecondi4 e
fertili, procreate. moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino
sulla terra». E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie:
bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così
avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il be-
stiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la
loro specie. E Dio vide che era cosa buona.
E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglian-
za, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame,
su tutte le bestie selvatiche e su tutti i
rettili che strisciano sulla terra».
Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.
Dio li benedisse e disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
5. soggiogatela: domi- soggiogatela5 e dominate
natela. sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra».
Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba
che produce seme e che è su tutta la
terra e ogni albero in cui è il frutto, che
produce seme: saranno il vostro cibo. La creazione dell’uomo e della
donna nella pagina di un codice
A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli del XIII secolo.
uccelli del cielo e a tutti gli esseri che
strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba
verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto ed, ecco, era cosa
molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro
6. tutte le loro schie- schiere6. Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che
re: tutti gli elementi che
si trovano nel cielo e nel-
aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Dio bene-
la terra. disse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da
ogni lavoro che egli creando aveva fatto. Queste le origini del cielo e
della terra, quando vennero creati.
(da La Bibbia di Gerusalemme, © per il testo sacro Conferenza Episcopale Italiana, 1974)
8
I MITI DELLA CREAZIONE
PROPOSTE DI LAVORO
COMPRENDERE
ANALIZZARE
LINGUA E STILE
6 Nel testo alcune espressioni si ripetono in modo sistematico, tanto da costituire
delle formule fisse («Dio disse», «e così avvenne»…). Individuale e sottolineale.
Nella sequenza in cui viene narrata la creazione dell’uomo queste «formule fisse»
non appaiono. Quale spiegazione sei in grado di dare a tale cambiamento di lin-
guaggio?
7. Individua nel testo e sottolinea in rosso le espressioni verbali che indicano le
azioni della creazione, in blu le espressioni verbali che indicano delle riflessioni
su ciò che man mano viene creato. Secondo te, queste ultime espressioni dimo-
strano che Dio, nei confronti delle opere create, prova:
indifferenza soddisfazione, compiacimento
insoddisfazione rabbia, ribellione
LESSICO
8. Con le parole cielo e terra si possono formare alcune espressioni figurate o modi
di dire. Collega ciascuna espressione figurata al corrispondente significato.
Essere a terra. Agire tenendo ben presente la realtà.
Restare con i piedi per terra. Si dice di una cosa incredibile, inverosimile.
A ogni costo.
Non stare né in cielo né in terra.
9
Il Mito
Mito greco
In principio era il Chaos
Secondo la cultura greca, la creazione del mondo avviene per opera
di un dio che dal Chaos, ossia dal disordine, dalla confusione, riesce
a far nascere il Kósmos, ossia l’ordine, la compostezza, la bellezza.
1. Chaos: originario sta- In principio era il Chaos1, un’immensa voragine nella quale si trova-
to di disordine della ma- vano incompostamente mescolati fra loro tutti gli elementi, da cui poi
teria, prima della crea-
zione del mondo. dovevano sorgere il mondo e svilupparsi gli uomini.
Dal Chaos prima si formarono la Terra (Gea), vasta sede sicura di
2. il Tàrtaro caligino- tutte le cose, il Tàrtaro caliginoso2, che fu collocato sotto la terra, e
so: la parte inferiore,
buia dell’Oltretomba,
l’Amore, il più bello di tutti gli dei; poi ne uscirono l’Èrebo3 e la Notte
quella destinata ai dan- che, unitisi in matrimonio, generarono l’Aria e il Giorno.
nati. La Terra dette vita al Cielo (Ùrano), che la ricoprì da ogni parte e fu
3. Èrebo: regno sotter- sede eterna di tutti gli dei, e ai Titàni4, fra cui furono i primi e più
raneo dei morti.
4. Titàni: dei giganti figli
importanti Rea e Saturno.
del Cielo e della Terra. Fino ad allora non v’era un dio che illuminasse il mondo con il suo
raggio, né la Luna cambiava forma, né la dea del mare, Anfitríte,
abbracciava la terra con l’umido margine delle sue acque. La terra
era instabile; il mare non era corso da navi; l’aria era priva di luce, né
v’era oggetto che avesse forma costante. Gli elementi freddi andavano
a cozzare contro quelli caldi; gli umidi contro i secchi; i teneri contro
i duri; i pesanti contro i leggeri. Occorreva l’opera di una divinità per
regolare tutto ciò; ed ecco, un dio separò la terra dal cielo, l’acqua
dalla terra, il cielo dall’aria. Così egli poté legare in ferma e concorde
alleanza tutto quanto era stato fino ad allora separato o discorde; così
5. convessa: piegata ad il cielo assunse la sua forma convessa5, ponendosi al di sopra di tutto
arco verso l’esterno. il creato, e vicino a esso venne a collocarsi l’aria, e più giù la terra,
mentre l’acqua circondò il mondo, abbracciandolo con un tenace giro.
Questa fu la prima opera del dio. Ma egli, non contento di quanto
aveva fatto fino ad allora, separò e distinse tutte le parti del mondo.
Anzitutto diede a questo forma rotonda; poi diffuse le acque in mari,
in fonti, in stagni, in laghi, e assegnò le rive ai fiumi, i quali andarono
a finire nel mare. Creò i campi e le vallate, ricoprì le selve di fronde
verdeggianti, innalzò le montagne. Divise il mondo in cinque zone,
una mediana calda e non abitabile, due estreme coperte di alta neve,
altre due intermedie piacevoli e temperate di caldo e di freddo. Su di
esse stese l’aria e vi collocò le nebbie, le nubi, i tuoni, che colpiscono
6. folgori: fulmini, saette. l’immaginazione degli uomini e ne suscitano i timori, e le folgori6.
Anche ai venti assegnò una stabile sede: l’Èuro fu da lui collocato
in Oriente, lo Zèfiro in Occidente, il Bòrea a settentrione, l’Ostro o
Noto, umido e piovoso, a mezzogiorno.
10
I MITI DELLA CREAZIONE
PROPOSTE DI LAVORO
pl g regione,
7. plaga:
7. regio
gione,, zona.
COMPRENDERE
1. «In principio», prima della creazione, esiste il Chaos. Quali caratteristiche presenta?
2. Dal Chaos si formano diversi elementi. Riferendoti al testo, completa il seguente
schema.
Cielo
Terra
Chaos
Èrebo e Notte
Giorno
11
Il Mito
ANALIZZARE
5. Dio crea l’uomo. Rispetto agli altri esseri viventi, quali particolari doti gli attribu-
isce? Di conseguenza, in quale posizione si trova l’uomo rispetto al resto della
creazione?
6. L’opera creatrice del dio avviene: (indica con una crocetta la risposta esatta)
per mezzo di incantesimi e formule magiche
attraverso la parola, il comando
mediante precisi interventi di separazione, distinzione dei vari elementi e di creazione
dei vari esseri viventi
7. «In principio era il Chaos.» L’espressione «in principio» fa riferimento a un tempo
preciso, determinato, oppure vago, impreciso?
.......................................................................... ..........................................................................
.......................................................................... ..........................................................................
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IL MITO
COLLEGAMENTI INTERDISCIPLINARI
L A CR E A Z I O N E B I B L I C A
NELL’ARTE
1. Osserva il dipinto di Giovanni di Paolo: l’artista come distingue Dio Padre dagli uomini e dall’angelo
del Paradiso terrestre?
2. In quale delle due opere Dio Padre ti sembra rappresentato in modo più realistico, più vicino alle
creature alle quali ha donato la vita? Motiva la tua scelta.
3. Osserva ed elenca i colori predominanti in ciascuna delle due opere. Quali sensazioni comunicano,
rispettivamente?
4. Secondo te, perché Tintoretto dipinge gli animali terrestri fermi e alle spalle di Dio Padre?
5. Nonostante entrambi gli artisti rappresentino Dio Padre secondo un asse obliquo, perché nell’opera di
Tintoretto la sensazione di movimento, di dinamismo è m maggiore?
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Il Mito
Mito giavanese
Né con lei né senza di lei
In questo mito, originario dell’isola di Giava, nell’Oceano Pacifico, il
dio Ridjalu ‘l Ghahib completa la sua opera creando l’uomo e la donna.
L’uomo però, fin dall’inizio, dimostra di avere qualche problema
di convivenza con la donna.
1. Ridjalu ‘l Ghahib: Quando Ridjalu ’l Ghahib1 ebbe creato il cielo, il sole, la luna e la
nome del dio creatore terra, decise di provvedere all’esistenza di esseri che vivessero sulla
secondo gli abitanti di
Giava. terra; e così stabilì di creare gli uomini.
2. trinità: divinità for- Prese un po’ di fango e ne impastò una figura umana. Poi chiamò
mata da tre persone. uno degli spiriti da lui creati, perché desse vita alla figura, e lo collocò
3. Accingendosi: Pre-
parandosi.
nella testa. Ma la forma d’argilla era troppo pesante e lo spirito non
4. materia: il fango.
la poteva reggere; essa cadde al suolo e si frantumò in mille pezzi; ma
5. avviticchiarsi: avvol- essendo già stata animata dallo spirito, ogni frammento ebbe vita. I
gersi strettamente a spi- frammenti si sparsero sulla terra e diventarono quei mostruosi spiriti
rale. malvagi, ai quali più tardi gli uomini dettero il nome di diavoli.
6. vincastro: bastoncel-
lo di salice usato dai pa-
Il creatore si mise a riflettere e s’accorse che alla creatura da lui for-
stori per guidare gli ani- mata mancava l’energia vitale necessaria per essere un vero e proprio
mali. uomo. Modellò dunque col fango una nuova figura, migliore della
7. giocondità: gioia,
serenità.
prima, dandole l’aspetto d’un uomo e la energia della trinità2, cioè:
vita e sentimento; volontà e carattere; spirito e anima. Com’ebbe
attribuito tali qualità alla sua creatura, questa fu viva e così ebbe
origine l’uomo.
Poi il creatore riprese a meditare e pensò: «Io dunque ho creato l’uo-
mo, ma egli non può da solo popolare la terra. Gli darò una moglie e
lui sarà contento di possederla». Accingendosi3 dunque il creatore a
fare una figura che doveva essere la donna, notò che tutta la materia4
era stata consumata nella formazione della figura precedente. Ma
dopo lunga riflessione, trovò modo di trarsi d’impaccio e procurare
all’uomo una bella moglie. Prese la rotondità della luna, l’attorcersi
del serpente, l’avviticchiarsi5 della liana, il tremolìo dell’erba, la snel-
lezza del vincastro6, il profumo dei fiori, la lieve mobilità delle foglie,
lo sguardo del capriolo, la benigna giocondità7 del raggio di sole, la
sveltezza del vento, le lacrime delle nubi, la delicatezza delle piume,
la timidezza di un uccello, la dolcezza del miele, la vanità del pavone,
14
I MITI DELLA CREAZIONE
PROPOSTE DI LAVORO
pl g regione,
7. plaga:
7. regio
gione,, zona.
COMPRENDERE
ANALIZZARE
15
Il Mito
Gli uomini col passare del tempo divennero malvagi, irrispettosi nei confronti
della divinità, abbandonarono la via del bene e scelsero la via del male. Di qui si
resero colpevoli agli occhi della divinità che, in preda all’ira, li punì mandando
sulla terra una terrificante inondazione. Si salvarono solo pochi uomini, quelli
buoni, giusti, pii, scelti dalla divinità per dare origine a un nuovo genere umano.
Per quanto riguarda il problema del significato e dell’origine dei miti del diluvio
universale, oggi è stata del tutto abbandonata dagli studiosi l’ipotesi di una
universalità del diluvio biblico, così come quella della dipendenza da esso de-
gli altri miti. Ogni mito del
diluvio va considerato au-
tonomamente, in relazione
all’ambiente culturale di
appartenenza.
Se anche alla base dei
vari racconti vi possono
essere esperienze stori-
che reali, in particolare di
alluvioni (per il mito bibli-
co e mesopotamico, ad
esempio, tale interpreta-
zione è stata confermata
da ricerche archeologiche
che dimostrarono le trac-
ce del diluvio in depositi
alluvionali a Ur e a Kish),
il diluvio va inserito in
una visione religiosa del
mondo come manifesta-
zione della volontà divina
in relazione a uno stato di
colpa degli uomini.
16
I MITI DEL DILUVIO
La Bibbia
L’arca di Noè
Il racconto biblico del diluvio si trova nel libro della Genesi:
la terra viene inondata e sommersa totalmente per volontà di Dio,
che così punisce la malvagità degli uomini.
Si salvano Noè e la sua famiglia che hanno preso posto, insieme con
esemplari di ogni specie animale, nell’arca costruita per ordine divino.
Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra
1. disegno: intenzione, e che ogni disegno1 concepito dal loro cuore non era altro che male.
proposito. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò
in cuor suo. Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l’uomo che ho
creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo,
2. grazia: comprensione. perché sono pentito d’averli fatti». Ma Noè trovò grazia 2 agli occhi
del Signore.
Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi
3. camminava con Dio: contemporanei e camminava con Dio3.
dimostrava a Dio rispet-
to e obbedienza.
Allora Dio disse a Noè: «È venuta per me la fine di ogni uomo, per-
ché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò
4. arca: imbarcazione insieme con la terra. Fatti un’arca4 di legno di cipresso; dividerai l’arca
coperta a forma di cassa. in scompartimenti e la spalmerai di bitume5 dentro e fuori. Ecco co-
5. bitume: miscela di
catrame. me devi farla: l’arca avrà trecento cubiti6 di lunghezza, cinquanta di
6. cubiti: il cubito è larghezza e trenta di altezza. Farai nell’arca un tetto e a un cubito più
un’antica unità di misu- sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a
ra di lunghezza, corri- piani: inferiore, medio e superiore.
spondente a circa mez-
zo metro. «Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere
7. alito di vita: spirito sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita7, quanto è sulla terra
di vita, forza vitale. perirà. Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e
con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive,
di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli
in vita con te: siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo la loro
specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della
terra secondo la loro specie, due d’ognuna verranno con te, per essere
conservati in vita. Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare
e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro».
Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece.
Il Signore disse a Noè: «Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia,
8. seicento anni: in
perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione».
realtà questi seicento Noè aveva seicento anni8 quando venne il diluvio, cioè le acque sulla
anni si riferiscono alla terra. Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli
durata dell’intera dina-
stia di cui Noè era capo- dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio.
stipite. Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra, nell’anno
17
Il Mito
PROPOSTE DI LAVORO
pl g regione,
7. plaga:
7. regio
gione,, zona.
COMPRENDERE
1. Dio si pente di aver creato l’uomo. Perché? Di conseguenza, che cosa fa?
2. Dio dà a Noè delle indicazioni ben precise. Quali?
3. Riferendoti al testo, completa le seguenti frasi.
• Noè, quando avviene il diluvio, ha anni.
• Il diluvio dura giorni durante i quali ogni essere vivente .
Si salvano solo e coloro che nell’arca.
• Solo dopo giorni le acque cominciano a calare. Nel
mese l’arca giunge .
4. In che modo Noè comprende che le acque si sono ritirate dalla terra?
5. Cessato il diluvio, Noè esce dall’arca. Che cosa fa immediatamente?
6. Dopo il diluvio, Dio che cosa decide di fare?
19
Il Mito
ANALIZZARE
7. Nella seguente tabella il testo biblico è stato suddiviso in cinque parti o sequenze
narrative e, a ciascuna, è stato attribuito un titolo. Individua le sequenze nel testo
e, di ciascuna, trascrivi le parole di inizio e di fine.
8. Il Dio degli ebrei presenta caratteristiche umane. Infatti quali passioni, sentimen-
ti, del tutto simili a quelli degli esseri umani da lui stesso creati, egli prova?
9. Noè dimostra una totale obbedienza a Dio. Individua nel testo e trascrivi i termini
o le espressioni che confermano ciò.
10 Secondo te, il ramoscello d’ulivo che la colomba ha nel becco che cosa simboleg-
gia? Ancor oggi nella liturgia cristiana, l’ulivo di che cosa è simbolo?
LINGUA E STILE
11. Secondo te, il linguaggio di questo testo biblico è caratterizzato da: (indica con
una crocetta le risposte esatte)
frasi molto lunghe e complesse frasi per lo più brevi e semplici
frequenti ripetizioni di termini uso di termini o espressioni sempre nuovi,
o espressioni originali
IN BIBLIOTECA
20
I MITI DEL DILUVIO
Mito greco
Deucalione e Pirra L’ascolto è disponibile
in Aula Digitale
Zeus sentiva ira per gli uomini, i quali non erano più saggi, né pre-
stavano onori agli dei, né si curavano delle cerimonie religiose, né
provavano affetto gli uni per gli altri.
Perciò deliberò di distruggerli e, radunati gli dei nel suo palazzo
celeste, così parlò a essi: «Temo per il mio regno, poiché gli uomini
disprezzano le divinità e sono avidi e violenti. Ora giuro di distrug-
gerli tutti quanti. Lascerò sulla terra, perché la abitino, le divinità dei
fiumi e dei boschi e dei monti; ma è necessario distruggere gli esseri
umani, i quali non ci permettono di vivere sicuri».
Così parlò, e scosse la chioma, e tremarono la terra, il mare e il cielo.
Fremendo, tutti gli dei approvarono le parole di Zeus. Ma si doman-
davano se mai più nessun uomo avrebbe abitato il mondo e quale
sarebbe stata la forma della terra, e chi avrebbe posto incensi sugli
altari e dato onore agli dei. Né si quietarono, finché Zeus non ebbe
promesso che avrebbe procreato una nuova stirpe mortale dandole
una meravigliosa origine.
Il sommo dio pensò un momento. Fu incerto se dovesse bruciare il
mondo con la fiamma del fulmine; ma non gli parve il modo migliore
per ottenere il suo scopo, poiché col mondo avrebbe potuto incen-
diarsi anche il cielo. Meditò quindi un’altra via di distruzione.
Rinchiuse i venti da cui viene rasserenato il cielo e lasciò liberi quelli
che recano nubi e piogge, e specialmente il Noto, il quale spira caldo
e umido da Mezzogiorno. Questi volò via con le umide ali, coperto
nel volto di nera foschia, e recò immense piogge, da cui vennero su-
bito rovinate le messi e distrutto il lavoro degli agricoltori. Poi Zeus
chiamò a sé i fiumi e ordinò loro di inondare i campi.
In breve non vi fu più differenza fra la terra e il mare; tutto era ri-
coperto dall’acqua; gli uomini si rifugiavano sulle cime dei monti e
passavano sulle barche là dove poco prima avevano arato. Le ancore
si posavano talvolta sui prati; le foche nuotavano là dove un tempo
avevano pascolato le capre; i delfini si posavano sui rami degli alberi;
1. Parnàso: monte del-
i lupi nuotavano fra le greggi, insieme con i leoni e le tigri. Tutta la
la Grecia sacro al dio natura pareva dovesse perire; anche coloro i quali riuscivano a salvarsi
Apollo e considerato se- dall’inondazione morivano, perché non trovavano più cibo.
de delle Muse, divinità
protettrici delle arti e Era rimasta scoperta dalle acque la cima del monte Parnàso1 e su di
della scienza. essa si era rifugiato l’uomo più giusto e religioso che fosse in terra,
21
Il Mito
22
I MITI DEL DILUVIO
PROPOSTE DI LAVORO
pl g regione,
7. plaga:
7. regio
eggione,, zona.
COMPRENDERE
1. Zeus decide di distruggere gli uomini. Perché? Di conseguenza, che cosa fa?
2. Quando e perché Zeus fa cessare il diluvio?
3. Deucalione e Pirra si recano al santuario di Tèmide, dea della giustizia. Perché?
Che cosa viene detto loro di fare?
4. Deucalione e Pirra obbediscono al volere divino e avviene una «cosa mirabile».
Che cosa?
5. Infine, la terra completamente asciugata che cosa genera?
ANALIZZARE
23
Il Mito
LESSICO
10. Nella seguente frase, tratta dal testo, scrivi in parentesi un sinonimo di ciascun
termine evidenziato:
.................................................................... ....................................................................
.................................................................... ....................................................................
IN BIBLIOTECA
24
IL MITO
COLLEGAMENTI INTERDISCIPLINARI
IL DILUVIO BIBLICO
NELL’ARTE
1. I due dipinti appartengono alla stessa epoca e raffigurano lo stesso evento, eppure sono molto diffe-
renti stilisticamente. Quale dei due ti sembra più realistico? Motiva la tua scelta.
2. In che modo Cole rende l’idea di profondità nel suo quadro? E Turner?
3. La luce o la sua assenza è un elemento importante in entrambi i dipinti. Secondo te, che cosa sim-
boleggia la presenza o la mancanza di luce?
25
Il Mito
Ecco, ad esempio, come il popolo africano dei Pigmei spiega l’origine del fe-
nomeno per cui il Sole compare di giorno e la Luna di notte.
26
I MITI DEI FENOMENI NATURALI
Mito greco
Demetra e le stagioni
Nella mitologia greca, Demetra è la dea della terra coltivata, protettrice
delle messi e in particolare del grano. La sua figura è strettamente
collegata alle vicende della figlia Persefone rapita da Ade, il dio
degli Inferi, e costretta a diventare sua sposa.
Secondo il mito, Demetra permette alla vegetazione di rifiorire solo
durante i sei mesi dell’anno nei quali la figlia le viene restituita.
Negli altri sei mesi la terra è nuda e spoglia.
La vicenda di Demetra e Persefone è un’evidente spiegazione
dell’origine dell’alternarsi delle stagioni.
Ade era stanco di vedersi respingere dalle creature celesti alle quali
chiedeva di sposarlo. Era un dio ricco e potente, anzi uno dei più
potenti e temuti, dato che era il Signore dell’Oltretomba, il tenebro-
so mondo sotterraneo popolato dalle ombre dei morti. Proprio per
questo, però, ogni fanciulla inorridiva all’idea di diventare sovrana di
un regno in cui il sole non brillava mai e da dove, una volta entrati,
non si poteva più uscire.
Quel giorno Ade era salito sulla terra deciso a non tornare negli Inferi
fino a quando non avesse trovato moglie. Aveva girovagato per monti
e valli ed era fi nito nella Sicilia orientale, in un boschetto lungo il
pendìo di una collina che scendeva fino alla costa.
1. argentine: squillanti. Ebbe l’impressione di udire delle risate argentine1. Tese l’orecchio
e ascoltò meglio, cercando di capire da dove provenissero. Scrutò
verso il torrente che scorreva nella valletta sottostante e scorse un
gruppo di bellissime fanciulle che giocavano nell’acqua cristallina.
Le giovani si lanciavano una palla facendo schizzare l’acqua in alti
spruzzi; si chiamavano, ridevano, si rincorrevano. L’aria era piena di
chiassosa allegria.
A un tratto sulla riva sembrò che un soffio di vento facesse ondeggiare
i rami dei mirti e degli oleandri: era Ade che si era reso invisibile e
scendeva per la ripida china della collinetta.
Il dio degli Inferi si fermò a osservare quelle splendide ragazze. Una lo
attrasse in modo particolare: aveva una grazia così squisita e movimenti
così armoniosi che pensò che fosse senz’altro la figlia di una dea.
Proprio in quell’istante, le fanciulle cessarono di giocare. Si tuffarono
2. ninfe: nella mitolo-
tutte insieme e guizzarono via veloci; poco dopo erano già scomparse.
gia greca, divinità fem- Ade comprese che si trattava di ninfe2 che vivevano nei fiumi e lungo
minili delle fonti, dei le coste di quell’angolo della Sicilia. Una di loro, però, era rimasta: era
fiumi e dei laghi (Naia-
di), delle piante (Driadi) Persefone, proprio quella che aveva attirato la sua attenzione. Ade si
e dei monti (Oreadi). rese conto della splendida occasione che gli si presentava ed escogitò
un piano. Fece spuntare un meraviglioso fiore e rimase in attesa.
27
Il Mito
Per la verità qualcuno aveva visto Ade aggirarsi nella zona ma, per
timore di incorrere nelle ire del dio dell’Oltretomba, si guardava bene
dal dire ciò che sapeva.
Demetra, tutta presa dalle sue ricerche, aveva completamente dimen-
6. incombenze: com- ticato le sue incombenze6. I rampicanti, non più strappati ogni giorno,
piti, incarichi. soffocarono gli alberi da frutta; le erbacce invasero gli orti; i vènti
leggeri cedettero all’ozio e trascurarono di spargere i semi.
Demetra piangeva, piangeva, piangeva... Le sue lacrime cadevano dal
cielo, scivolando lungo i fianchi delle montagne, e si raccoglievano
nelle valli. Ben presto i torrenti si gonfiarono, le acque uscirono dal
7. greto: parte del letto greto7 e allagarono i prati e i campi. Le terre vennero sommerse; i
di un fiume non ricoper- raccolti marcirono; nessuno trovò più da mangiare. La disperazione
ta dalle acque nella qua-
le abbondano ciottoli e di Demetra generava la disperazione di tutte le creature della terra.
ghiaia. Soltanto molti giorni dopo, sulla cima di una collina che spuntava
come un’isola nella valle allagata, la dea incontrò un pastore che si
era rifugiato lassù. Si chiamava Trittolemo.
«Sì, per la verità qualcosa di strano l’ho visto...» ricordò Trittolemo.
«Una fanciulla si è chinata sul greto del torrente per cogliere un fiore e
a un tratto è scomparsa come se fosse stata inghiottita dalla terra. So-
no subito accorso, ma non c’era alcun segno. Forse avevo sognato.»
Grazie ai suoi poteri, la dea fece materializzare nella sua mente l’im-
magine del fiore che Trittolemo aveva nominato. Era un asfodelo,
il fiore sacro al dio degli Inferi! Dalle sue labbra sfuggì un grido di
rabbia: la madre di Persefone aveva immediatamente intuito l’acca-
duto. Senza neppure ringraziare il pastore, sfrecciò verso l’Olimpo e
irruppe come un ciclone nella reggia degli dei.
«Quale altra nefandezza hai escogitato?» si avventò contro Zeus.
«Perché hai permesso ad Ade di prendersi la mia Persefone?»
«È il Fato che lo ha voluto» replicò il re degli dei.
8. palesemente: chia- Intervenne Era, la moglie di Zeus, palesemente8 irritata.
ramente, evidentemente. «E il Fato» aggiunse «voleva anche che la terra fosse allagata, i raccolti
distrutti, gli uomini ridotti alla fame?»
«Demetra esagera. Non sa controllarsi. Una dea deve sempre essere
consapevole delle sue responsabilità verso i mortali» rispose Zeus.
«È giusto che Ade abbia una moglie, ma bisogna anche capire De-
9. Atena: dea della sag- metra» affermò Atena9, nella sua infinita saggezza. «Che cosa cam-
gezza e protettrice delle
arti e dei mestieri.
bierebbe se dividessimo il male a metà?»
«Quale sarebbe la tua idea?» la sollecitò Era.
«Persefone potrebbe restare sei mesi negli Inferi con il marito e tor-
nare per il resto dell’anno sulla terra con sua madre.»
Zeus rifletté un istante e convenne che era una buona scappatoia.
10. Ermes: con i suoi
«Per te andrebbe bene?» chiese a Demetra.
magici calzari alati svol- «Se non si può avere di più...» sospirò lei. «Piuttosto, Ade accetterà?»
ge il compito di messag- «Non può disobbedire a un mio ordine» affermò Zeus. «Ermes10,
gero degli dei; è anche il
protettore dei viandanti, vai da lui.» Il messaggero degli dei si fissò le ali ai piedi e dalla cima
dei mercanti e dei ladri. dell’Olimpo si tuffò nelle profondità dell’Oltretomba.
29
Il Mito
30
I MITI DEI FENOMENI NATURALI
PROPOSTE DI LAVORO
COMPRENDERE
ANALIZZARE
IN BIBLIOTECA
31
Il Mito
M i t o d e l l ’A m a z z o n i a
La notte
Una creatura mostruosa, dall’aspetto di serpente, chiamata Boiuna,
nemica della natura e degli uomini, tiene nascosta la notte
in una noce di cocco. Il caldo soffocante e la luce ininterrotta
impediscono a tutti, piante, animali e uomini, di riposare.
Come costringere la perfida Boiuna a concedere la notte?
Lettura espressiva
«a più voci»
Vi invitiamo a leggere il mito in modo espressivo «a più voci».
• Dividetevi in gruppi di 8, quanti sono i personaggi della vicenda, compreso il
narratore.
• Distribuite le parti all’interno del gruppo, ricordando di affidare a uno di voi la
parte del narratore, cioè di chi leggerà tutte le frasi che non sono state eviden-
ziate in colore.
• Procedete nella lettura stando attenti, naturalmente, alle pause e al tono di
voce da usare.
32
I MITI DEI FENOMENI NATURALI
«Signora Boiuna» dissero gli schiavi «tua figlia chiede che, in cambio,
tu ci consegni la noce di cocco in cui sta rinchiusa la notte. Suo marito
si sente morire per il caldo e per la mancanza di riposo.»
La Boiuna sibilò, protestò, disse che non avrebbe mai fatto un tale
dono, ma gli schiavi furono irremovibili: non le avrebbero consegnato
la collana finché non avesse consegnato la noce della notte.
La Boiuna si rassegnò. Andò in fondo al fiume, prese la noce di cocco
e la consegnò loro dicendo: «Portatela a mia figlia. Lei sa come si deve
usare. Ma guardatevi dall’aprirla: sarebbe la vostra rovina».
I tre schiavi ripresero la via del ritorno con il prezioso tesoro: due re-
mavano, uno lo teneva tra le mani, con cura. Non sapendo che fare, si
mise a guardare la noce attentamente e si accorse che era stata chiusa
con della cera. La accostò all’orecchio e gli parve di sentire venire
dall’interno della noce tante piccole voci: sibili, fischi, trilli...
«Perché non proviamo ad aprirla?» chiese ai compagni.
«No, non farlo; la Boiuna lo ha detto chiaramente: sarebbe la nostra
disgrazia...» dissero i compagni.
La curiosità ebbe il sopravvento. Legarono la canoa a un albero della
riva, scaldarono al sole la noce per sciogliere un po’ la cera e poi fece-
ro un piccolo buco. All’improvviso, da quella apertura balzò fuori
una potenza misteriosa che avvolse il mondo nella tenebra e dalla
tenebra vennero fuori rospi, rane, grilli, gufi e tutti gli animali della
notte.
Gli schiavi si sentirono perduti. Il buio era perfetto. Non vedendo più
nulla, non capivano più da che parte fosse il fiume e non riuscivano
a ritrovare la canoa. Sbattevano contro gli alberi, inciampavano nelle
pietre, si impigliavano nei rami... e sentivano venire sopra di loro l’ira
della Boiuna. Nello stesso istante, lontano da lì, la figlia della Boiuna
vide arrivare le tenebre e disse al marito: «Gli schiavi hanno aperto
la noce di cocco e la notte prende possesso del mondo. Gli schiavi
non torneranno più: si sono persi nella foresta».
«Siamo perduti anche noi!?» chiese il giovane. «Che faremo per sal-
varci dalle tenebre? Forse era meglio quando c’era tanta luce...»
«Non temere» disse sua moglie. «So come fare per porvi rimedio.»
Tagliò un capello dalla sua testa e subito si vide spuntare l’alba, cui fe-
cero seguito l’aurora e il sole, accompagnato da una brezza leggera.
Il marito sospirò: «Siamo salvi!».
Quando venne la sera, la donna tagliò un altro capello e subito il sole
tramontò. Venne il crepuscolo, spuntarono le tenebre, brillarono in
cielo le prime stelle, poi la notte fonda si distese sul mondo.
Il marito diede un bacio alla sua sposa, finalmente soddisfatto, perché
poteva riposare e riprendere le proprie energie. Da allora fu sempre
così: al giorno tiene dietro la notte e alla notte il giorno. Gli uomini
avevano trovato il tempo per lavorare e il tempo per riposare.
(da M. Lanciotti, Il fabbricante di animali e altre favole dell’Amazzonia,
Emi, Bologna, 1968, rid. e adatt.)
34
I MITI DEI FENOMENI NATURALI
PROPOSTE DI LAVORO
COMPRENDERE
1. Ti presentiamo, messi alla rinfusa, i principali fatti che riassumono il mito. Riordi-
nali secondo un esatto ordine di tempo, scrivendo un numero progressivo nelle
caselle.
Un «castagno del Parà» supplica la Boiuna di concedere la notte ma senza
alcun risultato.
La figlia della Boiuna incarica tre schiavi di portare la collana di pietre verdi
alla madre; in cambio, però, vuole la noce di cocco dove è nascosta la notte.
La figlia della Boiuna, tagliandosi due capelli, ottiene l’alternarsi del giorno
e della notte.
Tutta la natura è stanca e si sente venir meno per il gran caldo.
La Boiuna consegna la noce di cocco agli schiavi raccomandando loro di non aprirla.
Il grande fiume supplica la Boiuna di concedere la notte, ma senza alcun risultato.
Gli schiavi, curiosi, fanno un piccolo buco nella noce di cocco e, all’improvviso,
il mondo viene avvolto dalle tenebre.
All’inizio del mondo la notte è tenuta prigioniera dalla Boiuna in una noce di cocco.
Il giovane sposo, venuto a sapere che la Boiuna desidera più di ogni altra cosa
una collana fatta con i denti del curupira, si reca nella foresta e trova questi denti.
La bellissima figlia della Boiuna si sposa con un giovane uomo.
ANALIZZARE
LESSICO
Definizioni 1
1. Sinonimo di stremato.
2
2. Sinonimo di cessare.
3
3. Sinonimo di bruciare.
4. Contrario di bellezza. 4
5. Sinonimo di sposa. 5
6. Contrario di mancanza.
6
35
Il Mito
Ecco, ad esempio, come il popolo africano degli Akamba spiega l’origine della
morte.
E come successe?
È Dio che ha creato gli uomini. E, siccome Dio era pietoso, disse: «Non voglio
che gli uomini muoiano per sempre. Voglio che gli uomini, dopo morti, risusci-
tino». E così creò gli uomini e li mise in un’altra regione. Ma Egli restò a casa.
E allora Dio vide il camaleonte e il fringuello. Dopo aver passato tre giorni col
camaleonte e il fringuello, capì che il fringuello era un gran chiacchierone che
mescolava bugie e verità. Ma le bugie erano molte e le verità poche.
Poi osservò il camaleonte e capì che era molto intelligente. Lui non mentiva. Le
sue parole erano sincere. Così disse al camaleonte: «Camaleonte, va’ in quella
regione dove ho messo gli uomini che ho creato e di’ loro che quando muoiono,
anche se sono proprio morti, tuttavia risusciteranno, che ogni uomo risusciterà
dopo che è morto».
Il camaleonte disse: «Sì, ci andrò». Ma camminava pia-
no, perché è nella sua natura di camminare piano.
Il fringuello era rimasto con Dio.
Il camaleonte fece tutto il viaggio e, quando arrivò a
destinazione, disse: «Mi è stato detto, mi è stato detto,
mi è stato detto...». Ma non diceva che cosa gli era stato
detto.
Il fringuello disse a Dio: «Vorrei uscire un momentino».
E Dio gli disse: «Va’!».
Ma il fringuello, visto che era un uccello, volava svelto
e arrivò dove il camaleonte stava parlando agli uomini
e diceva: «Mi è stato detto...». Si erano radunati tutti ad
ascoltare. Quando il fringuello arrivò, disse: «Che cosa
ci è stato detto? In verità, ci è stato detto che gli uomini,
una volta morti, periranno come le radici dell’aloe».
Allora il camaleonte esclamò: «Ma ci era stato detto, ci era stato detto, ci era stato
detto che gli uomini, una volta morti, risusciteranno».
Allora la gazza intervenne e disse: «Il primo discorso è quello assennato».
E allora tutta la gente se ne andò e tornò a casa.
Ecco come successe.
E così gli uomini diventano vecchi e muoiono; non risuscitano.
(da Fiabe africane, trad. di A. Motti, Einaudi, Torino)
36
I MITI DEGLI UOMINI E DELLA LORO SOCIETÀ
Mito africano
L’origine del matrimonio
Perché a un certo punto uomini e donne si unirono dando così origine
al matrimonio? In questo mito i Boscimani, una popolazione
del Kalahari nell’Africa Meridionale, ce lo spiegano offrendoci
una versione davvero originale e affascinante.
Tanto, tanto tempo fa, sulla terra non c’erano molte donne e molti
uomini. A quel tempo gli uomini e le donne vivevano divisi. Gli uo-
1. pullulavano: erano mini cacciavano gli animali, che allora pullulavano1 in tutto il paese,
molto numerosi.
e le donne raccoglievano i semi dalle erbe. Gli uomini vivevano nelle
caverne delle montagne e le donne vivevano vicino al fiume in casette
d’erba. Gli uomini e le donne non si frequentavano.
Un giorno gli uomini andarono a caccia e, con le loro frecce avvele-
2. antilope: animale nate, uccisero un’antilope2, lasciarono però spegnere il fuoco e perciò
dei paesi caldi, snello e non poterono cuocere l’antilope. Gli uomini non erano come le donne
molto veloce con corna
presenti solo nei maschi. che facevano bene le loro cose e tenevano sempre un po’ di fuoco. Gli
uomini avevano tanta fame che mandarono uno di loro a cercare un
po’ di fuoco dalle donne. Gli uomini, in tutto, erano cinque.
3. giunchi: erbe alte che Così l’uomo scese al fiume, l’attraversò, vide tra i giunchi3 una donna
crescono lungo paludi e che raccoglieva semi d’erba e le chiese un po’ di fuoco. Allora lei
fiumi.
disse: «Vieni al mio villaggio e ti darò un po’ di fuoco». Egli andò
con lei. Quando giunsero alla capanna della donna, ella disse: «Tu
hai molta fame, aspetta e io bollirò questi semi e te li darò». L’uomo
si sedette in attesa. La donna pestò i semi con un pestello di pietra,
li mise in un vaso e fece una polenta. Quando la polenta fu cotta, ne
diede un po’ all’uomo e un poco ne prese anche per sé. L’uomo chiese
37
Il Mito
cos’era e la donna rispose che era polenta. Allora l’uomo disse: «Bene,
io rimarrò con te poiché mi piaci». Egli non tornò dai compagni a
portare il fuoco.
Gli uomini rimasti attesero tanto tempo, ma, avendo sempre più fa-
me, mandarono uno di loro a prendere un po’ di fuoco in prestito al
villaggio delle donne. L’uomo partì e, anche lui, incontrò una donna
che raccoglieva semi d’erba sul fiume; le disse che era venuto per chie-
dere in prestito un po’ di fuoco e la donna lo invitò nella sua capanna
promettendo che gli avrebbe dato un po’ di fuoco. Egli andò con lei,
ma invece di dargli il fuoco essa gli diede della polenta così che egli
la trovò molto buona e disse che sarebbe rimasto con lei. L’uomo non
pensò più di tornare dai compagni col fuoco.
Gli uomini, rimasti in tre, avevano una terribile fame, perciò manda-
rono un altro di loro al villaggio delle donne per chiedere in prestito
un po’ di fuoco. Anche il terzo uomo trovò una donna che raccoglieva
semi d’erba tra i giunchi e le disse che era venuto per chiedere un po’
di fuoco poiché egli e i suoi compagni dovevano arrostire un’antilope
e il loro fuoco si era spento. Egli disse che erano affamati, ma non
parlò degli uomini scomparsi perché aveva paura, molta paura. Anche
questa donna disse: «Se vieni nella mia capanna, io ti darò del fuoco».
Egli andò con lei, essa pestò dei semi, ne fece una polenta e ne dette
all’uomo. L’uomo trovò che era buona e disse di voler restare con lei.
L’uomo dimenticò di portare il fuoco ai compagni.
Gli uomini rimasti, due soltanto, erano terrorizzati e si chiedevano
perché gli altri non fossero ritornati col fuoco. Gettarono in aria gli
4. Gettarono … per il ossi, gli ossi risposero che tutto andava per il meglio4. Ma gli uomini
meglio: si fa qui riferi-
mento a un rito magico.
erano molto atterriti. Allora, tanto tempo fa, c’erano molti spiriti e
Il modo in cui gli ossi gli uomini rimasti pensarono che i compagni fossero stati uccisi. I
lanciati in aria si dispo- due uomini esitarono a lungo, poi decisero che uno di loro sarebbe
nevano sul terreno per-
metteva di prevedere il partito alla ricerca del fuoco. Gettarono in aria gli ossi per vedere
futuro. chi di loro due sarebbe partito e l’uomo rimasto si fece promettere
dal compagno che sarebbe tornato malgrado qualsiasi incidente. E
il quarto uomo partì. Giunse al fiume e trovò una donna che racco-
glieva semi d’erba. Le disse che era venuto in cerca di fuoco ed essa
lo invitò nella sua capanna dove – assicurò – gliene avrebbe dato un
poco. Anche lei però cucinò dei semi d’erba, ne dette all’uomo che
rimase e si dimenticò di tornare dal compagno.
5. putrefarsi: marcire. I giorni trascorrevano e l’antilope cominciava a putrefarsi 5 per il
grande caldo. L’uomo rimasto era tormentato dalla fame e con molta
fatica si tratteneva dal mangiare la carne dell’antilope; malgrado tutto
rimase ancora ad attendere il ritorno del compagno che doveva porta-
re il fuoco. Attese tanto tempo, ma alla fine fu tanto spaventato che,
preso il suo arco e le sue frecce, fuggì lontano e si perse del tutto.
Fu così che ebbe origine il matrimonio tra gli uomini e le donne.
(da E. Maggi, Civiltà africane, Zibetti, Milano, 1958)
38
I MITI DEGLI UOMINI E DELLA LORO SOCIETÀ
PROPOSTE DI LAVORO
COMPRENDERE
1. Il mito inizia col presentarti un’epoca molto lontana in cui gli uomini e le donne
sono molti o pochi? Vivono insieme o divisi?
2. Un giorno, gli uomini vanno a caccia e uccidono un’antilope. Perché non possono
cuocerla? Di conseguenza, che cosa decidono di fare?
3. Parte il primo uomo. Chi incontra? Perché non torna dai compagni?
4. Che cosa succede al secondo e al terzo uomo?
5. I due uomini rimasti, non vedendo tornare i loro compagni, sono terrorizzati. Per-
ché? Che cosa decidono di fare?
6. Che cosa succede al quarto e al quinto uomo?
ANALIZZARE
7. L’iterazione è una tecnica narrativa che consiste nella ripetizione di una parola,
di un’espressione, di un’intera frase o anche di una stessa situazione nel corso
di una narrazione. In questo mito l’iterazione consiste nel riproporre più volte la
stessa situazione. Quale?
8. Sulla base delle espressioni temporali presenti nel mito, qual è la durata com-
plessiva dei fatti narrati? (Indica con una crocetta la risposta esatta)
Un giorno Pochi giorni Tanto tempo Alcune ore
9. Da questo mito si ricavano numerose informazioni circa il modo di vivere e di pen-
sare dei Boscimani. Innanzitutto emerge una differenza sostanziale tra gli uomini
e le donne. Riferendoti al testo, compila la seguente tabella. (L’esercizio è avviato.)
Uomini Donne
Abitano in caverne.
Possiedono il fuoco.
10. Il popolo dei Boscimani attribuisce qualità magiche agli oggetti? Crede nella pre-
senza di spiriti maligni?
39
Il Mito
M i t o d e l l ’A m a z z o n i a
Non si maltrattano i bambini
Guai a maltrattare i bambini! Gli indigeni dell’Amazzonia in questo
mito ce lo dicono chiaramente, anche perché una volta, essendo stata
picchiata una bambina, è successo che…
1. Chaco: regione inter- Capita assai di rado che, tra le tribù del Chaco1, un bambino venga
na dell’America meri- picchiato dai genitori, e molti anzi ritengono che farlo sia un delitto.
dionale compresa tra la
Cordigliera delle Ande Questa storia, narrata dagli indios della tribù Tapui, spiega perché.
e il fiume Paraguay. Una sera al villaggio c’era una grande festa alla quale accorsero tutti
i genitori.
Bambini e bambine erano chiusi al sicuro nelle capanne, ma una di
2. sgattaiolare: uscire loro riuscì a sgattaiolare2 dalla finestra e si accostò al luogo in cui si
di nascosto, senza dare teneva la festa. Stette a spiare nella capanna in cui la gente beveva e
nell’occhio.
ballava allegramente. C’era anche sua madre, che rideva e dondolava
sempre più, continuando a ingurgitare la forte birra di mais.
«Non avrei mai creduto di vedere mia madre in questo stato» si disse
la bambina. «Chissà mai perché dondola così?»
Proprio in quella la madre la vide, si arrabbiò, corse da lei gridando
3. stizzita: irritata, con- stizzita3: «Perché non sei nella capanna con gli altri bambini?».
trariata. Poi, incapace di sopportare lo sguardo di rimprovero della figlia,
prese a picchiarla, trascinandola a viva forza alla capanna dove i pic-
coli erano rinchiusi. Persuasa che tutto fosse a posto, la donna tornò
barcollando alla festa, imprecando e borbottando.
La ragazzina rimase a piangere nella capanna e spiegò agli altri bam-
bini quel che era accaduto. Non era mai stata picchiata prima e si
4. rancore: forte risen- sentiva piena di rancore4.
timento.
All’improvviso, chissà per quale magia, l’uscio serrato della capanna
si spalancò e i bambini uscirono tutti all’aperto nel chiar di luna e qui,
tenendosi per la vita, formarono una lunga catena, cantando sottovoce
e cominciando a danzare a un ritmo che mai s’era udito prima.
Mentre passavano per il villaggio, altri bambini si unirono a loro,
finché ogni casa fu vuota. E così uscirono dal villaggio, gli occhi fissi
al cielo, con passo che si faceva sempre più leggero, finché quelli che
erano in testa alla fila presero a salire lentamente in aria.
Andarono in alto, sempre più in alto, cantando e danzando, finché
scomparvero nel buio e al loro posto comparvero, sulla volta del cie-
lo, nuove stelle lucenti, alcune isolate, altre raccolte assieme come in
gruppetti familiari.
E i bambini non riapparvero mai più.
Ecco perché non vengono mai maltrattati.
(da Miti dal mondo, a cura di M. Cazzavillan, Einaudi Scuola, Milano, 1993, rid.)
40
I MITI DEGLI UOMINI E DELLA LORO SOCIETÀ
PROPOSTE DI LAVORO
COMPRENDERE
1. Alla grande festa del villaggio partecipano: (indica con una crocetta la risposta esatta)
tutti i genitori con i loro figli i bambini e le bambine
tutti i genitori solo gli anziani
2. Una bambina vede sua madre. In quale stato si trova la donna?
3. Come reagisce la madre vedendo la figlia? Perché?
4. La bambina a chi racconta quello che è accaduto? Di conseguenza, che cosa succede?
ANALIZZARE
LESSICO
IN BIBLIOTECA
41
Il Mito
42
I MITI DELLE METAMORFOSI
Mito greco
Eco e Narciso L’ascolto è disponibile
in Aula Digitale
1. Beozia: regione del- Narciso era nato nella città di Tèspie, in Beozia1, ma si capiva che
la Grecia. non era figlio di comuni mortali: armonico nel corpo e bellissimo in
volto, aveva la pelle morbida e chiara come le limpide acque del padre,
il sacro fiume Cèfiso, mentre i suoi occhi splendevano dell’azzurro
2. ninfe: nella mitolo- intenso della madre Lirìope, la più azzurra fra tutte le ninfe2.
gia greca, divinità fem-
minili delle fonti, dei
Quando ancora il bambino era in fasce, il veggente3 Tirèsia aveva
fiumi e dei laghi (Naia- detto a Lirìope: «Bada soprattutto che non abbia a farsi del male con
di), delle piante (Driadi) le proprie mani. Narciso potrà vivere a lungo, a patto che non conosca
e dei monti (Oreadi).
3. veggente: indovino.
se stesso». Parole sibilline4 che la ninfa aveva ascoltato distrattamente
4. sibilline: di significa- e di cui non aveva inteso il significato nascosto.
to oscuro, misterioso. A sedici anni, Narciso era un giovane libero e indipendente: andava
a caccia con gli amici, suonava il flauto, danzava con garbo e, fino a
notte alta, gironzolava per le strade di Tèspie in cerca di svaghi e di
avventure. Bello com’era, aggraziato e gentile nei modi, in nessun
luogo passava mai inosservato.
Gli uomini dicevano di lui: «Ha il corpo d’atleta e un giorno diventerà
un campione dell’Ellade».
Le donne poi, giovani e meno giovani, se lo divoravano con gli occhi
e sospiravano: «Com’è bello! Non c’è notte che non me lo sogni!».
Tali sussurri e sospiri giungevano spesso all’orecchio di Narciso, che
però non li ascoltava. Qualche volta, infastidito, si diceva: «Io soltanto
deciderò quando sarà giunto il tempo di amare e di essere amato».
Un giorno, mentre si trovava con degli amici nel bosco a tendere reti
per cervi, Narciso udì un rumore di passi leggeri sul fogliame e si in-
5. Acquattato: Acco- curiosì. Acquattato5 dietro un cespo di eriche6, girò attorno lo sguardo
vacciato, rannicchiato.
e, al riparo di un pino, vide una ninfa leggiadra che lo stava spiando.
6. un cespo di eriche:
un cespuglio di eriche, Era Eco, la misera Eco, figlia dell’Aria e della Terra. La ninfa si era
piante con rami fitti e resa colpevole di aver coperto una scappatella del focoso7 Zeus, così
sottili, foglie aghiformi che Era, moglie gelosa e vendicativa, l’aveva punita severamente: da
e fiori piccoli solitamen-
te riuniti in grappoli. quel momento Eco non avrebbe più potuto parlare, se non per ripe-
7. focoso: ardente, ap- tere l’ultima parola pronunciata da altri subito prima.
passionato. Narciso non sapeva del fatto e dunque si stupì quando, chiamando i
8. smozzicandole: ab- compagni, udì la ninfa che ripeteva le sue frasi, smozzicandole8.
breviandole. «Amici, dove vi siete cacciati?»
«... cacciati?»
«Per favore, fatemi un segnale.»
43
Il Mito
«... segnale.»
9. canzonato: deriso. Narciso, credendo di essere canzonato9, sbucò fuori dal suo nascondiglio
10. apostrofò: aggredì e apostrofò10 la ninfa in tono duro: «Perché ti prendi gioco di me?».
a parole.
«... me?»
Ma Eco non aveva lo sguardo canzonatorio. Anche il sorriso che le
11. interdetto: stupito, increspava le labbra era dolce e invitante. Narciso rimase interdetto11,
sconcertato.
poi si strinse nelle spalle e alla fine, rabbonito, sorrise alla ninfa.
Questa, allora, gli si avvicinò e gli tese tremante le braccia.
«Oh no! Ma che fai? Sei impazzita?» esclamò Narciso.
«... impazzita?»
Eco piangeva e lacrime di dolore le solcavano le guance. Ma Narciso
non si commosse. Impietoso, gridò: «Lasciami in pace e va’».
«... va’» ripeté lamentosamente la ninfa. E poiché la fanciulla non si
muoveva e sembrava impietrita, fu lo stesso Narciso a decidersi. Fu-
rioso, si allontanò e scomparve nell’ombra fitta degli alberi.
Eco rimase a lungo lacrimosa nel bosco, fino a notte alta gemendo e
ripetendo: «Narcisooo... Narcisooo...». Poi la ninfa si dissolse al calore
del sole del primo mattino e di lei rimase soltanto la voce: l’eco.
Artemide, la fiera dea della caccia, quando seppe ciò che era accaduto
alla misera Eco e per colpa di chi, giurò di vendicarla e, un passo
dopo l’altro, guidò Narciso a una fonte di acque chiarissime.
John William Faceva caldo e il giovane era stanco e assetato, sicché si piegò sull’ac-
Waterhouse, Eco e
Narciso, Liverpool,
qua trasparente e si mirò e rimirò specchiandosi.
Walker Art Gallery, «Oh, bello!» si disse Narciso, incantato dalla sua immagine.
National Museums. Non credeva ai propri occhi, mentre il cuore gli si inteneriva nel petto.
In questo particolare, «Oh, bello!» ripeté più e più volte incapace di staccarsi dal liquido
Narciso si specchia
nella fonte e rimane
ritratto che le acque della fonte gli rimandavano in mille colori.
incantato dalla sua Ormai egli amava follemente il volto che l’acqua gli rimandava e
immagine riflessa. non poteva più staccarsene. Giorni e giorni Narciso rimase alla fonte
a specchiarsi, senza mangiare e
senza il ristoro del sonno. Fin-
ché, esausto e sfinito, stramazzò
per terra in un flebile e dispera-
to: «Ahimè!».
La profezia del veggente Tirèsia
si era avverata: conoscendo se
stesso, Narciso si era irrimedia-
bilmente perduto. Ma gli dei ge-
nerosi non lo lasciarono solo e
insepolto: dal suo corpo, per or-
dine di Zeus, nacque uno splen-
dido fiore dalla bianca corolla. Il
narciso, appunto.
(da S. Bitossi, Leggende dell’Ellade
Antica, Fabbri Editori,
Milano, 1990, rid. e adatt.)
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I MITI DELLE METAMORFOSI
PROPOSTE DI LAVORO
COMPRENDERE
ANALIZZARE
LESSICO
45
Il Mito
Mito greco
Filèmone e Bàuci
Questo che ti presentiamo è il mito di Filèmone e Bàuci, due vecchietti,
marito e moglie, buoni, umili, rispettosi nei confronti degli dei,
trasformati, per opera di Zeus, in due piante.
Lettura espressiva
«a più voci»
Vi invitiamo a leggere il mito in modo espressivo «a più voci».
• Dividetevi in gruppi di 6, quanti sono i personaggi della vicenda, compreso il
narratore.
• Distribuite le parti all’interno del gruppo, ricordando di affidare a uno di voi la
parte del narratore, cioè di chi leggerà tutte le frasi che non sono state eviden-
ziate in colore.
• Procedete nella lettura stando attenti, naturalmente, alle pause e al tono di
voce da usare.
46
I MITI DELLE METAMORFOSI
Compresero allora che erano giunti al termine della vita, ma non ma-
ledirono il destino, perché avevano vissuto a lungo, sempre insieme e
sempre amandosi teneramente. Così, mentre la trasformazione andava
completandosi, si dissero:
«Addio, mia carissima Bàuci».
«Addio, mio amato Filèmone».
«A primavera, nel vento, avvertirò il profumo intenso dei tuoi fiori e
penserò a te con amore immutato.»
«Io, a ogni stagione, guarderò alla tua chioma sempreverde e ti sentirò
vicino come nelle antiche notti di buio e di pioggia.»
Poi tacquero, perché gli alberi non hanno parole. Ma, a detta degli
abitanti della Frigia, ancora oggi, sul cocuzzolo della collina, moglie
e marito si scambiano messaggi affettuosi, affidandoli al vento e agli
uccelli.
(da S. Bitossi, Leggende dell’Ellade Antica, Fabbri Editori, Milano, 1990, rid. e adatt.)
PROPOSTE DI LAVORO
COMPRENDERE
ANALIZZARE
3. Con quali dei seguenti aggettivi definiresti Filèmone e Bàuci? (Indica con una
crocetta le risposte esatte)
Gentili Superbi Devoti Inospitali Umili
Avidi Ospitali Maleducati Generosi Irrispettosi
4. La metamorfosi, ovvero la trasformazione di Filèmone e Bàuci per opera della
divinità, è da considerarsi una punizione o un premio? Motiva la tua risposta.
5. Questo mito greco ha una funzione educativa in quanto educa al rispetto di alcu-
ne virtù e condanna certi comportamenti umani. Quali, rispettivamente?
LINGUA E STILE
6. «... il villaggio non c’era più. Scomparso, cancellato, sommerso.» L’uso succes-
sivo di più termini ha la funzione di: (indica con una crocetta la risposta esatta)
descrivere in modo particolareggiato il fatto accaduto
creare un effetto di crescente stupore di fronte al prodigio
50
IL MITO
ORA SI ASCOLTA
Guidaa per l’insegnante
e l’asccolto in Aula Digitale
Mito greco
Accetto la sfida
«In una città dell’Asia viveva una fanciulla...»
PRIMA DELL’ASCOLTO
Leggi le richieste di tutti gli esercizi che dovrai svolgere dopo l’ascolto, in modo da
concentrare meglio la tua attenzione durante l’ascolto.
DOPO L’ASCOLTO
1. Aracne è molto brava soprattutto in un’arte. Quale?
52
I MITI DEGLI DEI E DEGLI EROI
Mito greco
Prometeo e Pandora
Il mito di Prometeo e Pandora è uno dei più significativi di tutta
la mitologia greca. In esso il titano Prometeo, presentato come creatore
e benefattore dell’umanità, non esita a sfidare e ingannare
il potente Zeus che, per vendetta, lo condanna a un supplizio atroce.
Zeus, però, non soddisfatto della sua vendetta, fa plasmare Pandora,
una fanciulla che procurerà grandi sofferenze al genere umano.
I Titani Prometeo
Secondo la mitologia greca, i Titani, sei maschi e Prometeo, figlio del Titano Giapeto e della ninfa
sei femmine, erano i figli di Gea (la Terra) e di Urano Climene, è una delle figure più celebri della mi-
(il Cielo). Il più giovane di essi, Crono, liberò i fratel- tologia greca. Secondo il mito, Prometeo si recò
li che il padre Urano teneva nascosti nelle viscere nell’Olimpo per rubare il fuoco agli dei e donarlo
della terra e lo costrinse a cedergli il dominio del agli uomini. L’eroica impresa, portata a termine
mondo. A sua volta Crono fu spodestato dal figlio grazie all’aiuto di Atena, dea della saggezza, sca-
più giovane, Zeus. Ebbe così luogo la lotta decen- tenò l’ira di Zeus, che fece incatenare Prometeo a
nale fra gli dei, capeggiati da Zeus, e i Titani che una roccia del Caucaso e ordinò che un’aquila gli
vennero sconfitti e imprigionati nel Tartaro, la parte divorasse per l’eternità il fegato.
più profonda degli Inferi, situata agli esatti antipodi Dopo moltissimo tempo, Ercole, uccise l’aquila e
del cielo. liberò lo sfortunato eroe.
53
Il Mito
a farlo diventare un tizzone, che nascose tra gli steli di una pianta di
finocchio e lo portò agli uomini. Da questo primo tizzone gli uomini
ebbero il fuoco e Prometeo insegnò loro come usarlo.
Con l’aiuto di Prometeo, l’uomo fece rapidi progressi. Imparò a mo-
dellare vasi e ciotole, a costruirsi case con blocchi di argilla cotta e
con il tetto di mattoni e imparò a lavorare il metallo per difendersi
e cacciare. Ma una notte Zeus, guardando dal cielo, vide un fuoco
che bruciava sulla terra e capì che era stato ingannato. Mandò allora
a chiamare Prometeo.
«Non ti avevo proibito di far conoscere all’uomo il segreto del fuo-
co?» chiese. «Si dice che tu sia saggio, ma non capisci che con il tuo
aiuto l’uomo un giorno sfiderà gli dei?»
«Non accadrà, se lo amiamo e gli diamo buoni insegnamenti» rispose
Prometeo.
Ma Zeus andò su tutte le furie e non volle ascoltare spiegazioni. Or-
dinò che Prometeo fosse portato sulle montagne dell’est e incatenato
a una roccia. Un’aquila feroce si nutriva ogni giorno del suo fegato,
e il fegato ricresceva durante la notte perché la tortura potesse rico-
minciare.
Zeus comunque non era soddisfatto della sua vendetta e fece soffrire
anche il genere umano. Per suo volere il figlio Efesto,
dio del fuoco e fabbro degli dei, modellò una fanciulla
con un impasto di creta e acqua. Atena, dea della sag-
gezza, le diede il soffio della vita e la istruì nelle arti
femminili del cucito e della cucina; Ermes, il dio alato,
messaggero degli dei, le insegnò l’astuzia e l’inganno
e Afrodite, dea della bellezza e dell’amore, le mostrò
come farsi desiderare da tutti gli uomini. Altre dee la
vestirono d’argento e le cinsero il capo con una ghir-
landa di fiori; poi la portarono davanti a Zeus.
«Prendi questo cofanetto» le disse Zeus, porgendole
una scatola di rame. «È tuo, tienilo sempre con te,
ma non aprirlo per nessuna ragione e sii felice perché
gli dei ti hanno dato ciò che ogni donna desidera.»
Pandora, questo era il nome della fanciulla, sorrise.
Pensava che il cofanetto fosse pieno di gioielli e pietre
preziose.
«Ora dobbiamo trovarti un marito che ti ami e io co-
nosco l’uomo giusto, Epimeteo, che ti farà felice.»
Epimeteo era fratello di Prometeo, ma non era saggio.
Prometeo lo aveva avvertito di non accettare doni da
Dante Charles Gabriel Zeus, ma egli, un po’ lusingato e forse timoroso di rifiutare, accettò
Rossetti, Pandora, Pandora come moglie. Ermes accompagnò la fanciulla dal nuovo
1869, Buscot Park,
Faringdon Collection.
marito nel mondo degli uomini.
Pandora e lo scrigno «Ricorda, buon Epimeteo» gli disse «Pandora ha con sé uno scrigno
donatole da Zeus. che non deve essere aperto per nessuna ragione.»
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I MITI DEGLI DEI E DEGLI EROI
PROPOSTE DI LAVORO
COMPRENDERE
1. Secondo gli antichi Greci, Zeus e Prometeo hanno creato l’uomo. Come, rispetti-
vamente?
2. Perché Prometeo vuole insegnare agli uomini il segreto del fuoco? Perché, inve-
ce, Zeus non vuole?
3. In che modo Prometeo riesce a portare il fuoco agli uomini?
4. Gli uomini, grazie al fuoco e con l’aiuto di Prometeo, fanno rapidi progressi. Quali?
5. In che modo Zeus punisce Prometeo per aver disobbedito ai suoi ordini?
6. Per volere di chi e a quale scopo viene creata Pandora?
7. Perché, per colpa di Pandora, il genere umano viene afflitto da tutti i mali?
8. Grazie a che cosa il genere umano riesce a sopravvivere, pur fra tanti mali?
ANALIZZARE
55
Il Mito
APPROFONDIMENTI
Gli antichi Greci erano politeisti, cioè adoravano molti dei. Questi erano concepiti come
esseri simili agli uomini, ma a loro molto superiori per potenza e qualità fisiche: bellissimi, di
forza immensa, straordinariamente grandi. Tutti gli dei vedono e sentono per estensioni illimi-
tate, superano le distanze in brevissimo tempo, hanno il dono dell’invisibilità e dell’immortali-
tà ma, come i mortali, sono soggetti alle passioni e ai sentimenti. Anch’essi inoltre, come gli
uomini, dormono e mangiano; il loro cibo è il nettare e la loro bevanda è l’ambrosia. Secondo
gli antichi Greci, gli dei vivono insieme sulla vetta, coperta di nubi perenni, dell’Olimpo, un
alto massiccio montuoso della Grecia tra la Tessaglia e la Macedonia.
Zeus Atena
È la massima divinità dell’Olimpo greco, Nata dalla testa di Zeus, armata di elmo,
ordinatore dell’universo, padre degli dei e lancia e scudo, è rappresentata come una
degli uomini. Signore del Cielo e della dea guerriera. Dea della forza regolata
Terra, comanda i tuoni e i fulmini e, quan- dall’intelligenza, insegna agli eroi l’arte per
do scuote l’ègida, il suo scudo, dà origine conseguire la vittoria suggerendo sapienti
a grandi tempeste. Protegge la famiglia e le operazioni e ingegnosi stratagemmi. Privi
istituzioni, è il custode della giustizia, della del suo aiuto, Ercole, Giasone e Perseo non
lealtà dei patti e dell’ospitalità. avrebbero concluso vittoriosamente le loro
È sempre rappresentato con barba folta e imprese e senza la sua protezione Ulisse
chioma abbondante, spesso ornata con una non sarebbe forse tornato in patria.
corona di quercia, albero a lui sacro, e vicino La bellissima figlia di Zeus dagli occhi verde-
gli sono posti l’ègida, lo scettro (simbolo del azzurri, alla quale è sacra la civetta, è anche
potere) e il fulmine. dea della saggezza e protettrice delle arti e
Ha come moglie la sorella Era, ma è famo- dei mestieri, in particolare la tessitura e il ri-
so per i suoi tradimenti. Più di cento sono le camo. È anche la dea protettrice della città
donne, dee o mortali, amate da Zeus, da cui di Atene, che da lei prende il nome.
ha avuto moltissimi figli.
Era
Sorella e moglie di Zeus, è la regina degli
dei e considerata una fra le più belle dee del-
l’Olimpo. Nonostante i numerosi tradimenti
subiti, è l’unica sposa legittima di Zeus da
cui ha avuto quattro figli: Efesto, Ares, Ebe
(coppiera degli dei) e Ilizia (protettrice delle
partorienti).
Il potere di Era è grandissimo: può comanda-
re i fenomeni atmosferici e scatenare tem-
peste, paurose quasi come quelle provocate
da Zeus. Protettrice del matrimonio, dell’a-
more coniugale e del parto, è famosa per la Nascita di Atena dalla testa di Zeus in un’anfora
sua immensa gelosia e per il suo carattere attica del V secolo a.C., conservata presso
vendicativo. il Museo del Louvre, a Parigi.
56
IL MITO
CINEFORUM
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I MITI DEGLI DEI E DEGLI EROI
1. Dan: nome di una tri- Sansone apparteneva alla tribù di Dan1 e i suoi genitori lo avevano
bù di Israele. consacrato al Signore fin da bambino. Per questo non si tagliava mai
i capelli e non beveva vino, né liquori. Divenuto grande diede prova
di una forza straordinaria. Il Signore si serviva di lui per salvare il suo
popolo e per punire i Filistei, infedeli e cattivi.
Se ne andava un giorno con i genitori per la strada, quando dalla
pianura vicina ecco apparire un giovane terribile leone che ruggiva e
avanzava. Ma Sansone gli va contro, senza armarsi neanche di bastone,
lo afferra con le sue mani poderose e lo riduce in pezzi.
Un’altra volta provocò l’incendio del frumento maturo già raccolto
in covoni nei campi di grano dei Filistei, delle viti e degli olivi. Mai
una tempesta aveva fatto tanto danno.
I Filistei furenti si armano e passano a invadere la terra di Sansone.
Domenico Fiasella, Gli Israeliti, per calmare i nemici, deliberano di dare Sansone nelle
Sansone e Dalila,
loro mani e lo pregano di lasciarsi legare. Lo legano con durissime
XVII secolo, Parigi,
Museo del Louvre. funi e lo conducono nell’esercito avversario. Ma qui Sansone si scuo-
Dalila invita a te un poco, si stende e fa cadere spezzate le corde. Era lì vicina una
far silenzio per mascella d’asino. La prende e con questa massacra mille Filistei. Gli
tagliare i capelli
di Sansone, fonte
altri si salvano con la fuga.
dell’eccezionale In seguito venne di nascosto nella città dei Filistei, chiamata Gaza.
forza dell’eroe. Era venuto sul far della sera; ma ci fu chi se ne accorse e la notizia
si diffuse. Si fecero chiudere le porte della
città e si appostarono delle guardie per la
notte. Al mattino lo avrebbero assalito per
ucciderlo. Ma verso la mezzanotte Sansone
si accosta a una porta della città, la stacca
dai muri, se la mette sulle spalle e la porta
sulla cima di un monte non lontano.
Purtroppo, però, il grande eroe si lasciò
prendere dall’amore per una pessima don-
na filistea di nome Dalila; e fu la sua rovina.
Con le sue carezze ella riuscì a strappargli il
59
Il Mito
segreto della sua forza. E quando seppe che la forza Dio l’aveva colloca-
ta sui capelli, d’intesa con i Filistei, mentre l’eroe dormiva, glieli tagliò.
Allora fu cosa facile ai nemici prenderlo, accecarlo, incatenarlo e
chiuderlo in carcere, costringendolo a girare la macina di un mulino.
Qui però i capelli venivano crescendo ancora, senza che i nemici ne
facessero caso. Ora volendo questi, in occasione di una festa in onore
del loro dio Dagone, divertirsi una volta di più alle spalle del disgra-
ziato prigioniero, lo trassero dal carcere e lo condussero nel tempio
di Dagone, al quale attribuivano stoltamente il merito di avere potuto
ridurre all’impotenza quel loro terribile avversario.
Ma nel culmine della festa, mentre tutti si divertivano, Sansone al
fanciullo che lo guidava chiese di essere accostato alle colonne che
reggevano il tempio, quasi avesse voglia di riposare. E fu esaudito.
Allora Sansone invocò ancora una volta il Signore e, abbracciando le
due colonne che sostenevano gran parte della costruzione, le scosse
con violenza al grido: «Muoia Sansone con tutti i Filistei».
Il vasto tempio crollò, seppellendo nelle sue rovine il forte Giudice
d’Israele e insieme i Filistei che erano presenti.
(da La Storia Sacra del Vecchio e del Nuovo Testamento,
Ed. L. Favero, Vicenza, 1952, rid. e adatt.)
PROPOSTE DI LAVORO
COMPRENDERE
1. Sansone non si taglia mai i capelli e non beve né vino né liquori. Perché?
2. Sansone appare come uno strumento di Dio. Perché?
3. Sansone, in più occasioni, dimostra di possedere una grandissima forza. Quando
viene condotto legato nell’esercito dei Filistei, quali gesta straordinarie compie?
4. Sansone conosce Dalila. Chi è? Perché sarà la sua rovina?
5. Sansone alla fine compie un gesto eroico. Quale?
ANALIZZARE
6. Questo racconto biblico intende: (indica con una crocetta le risposte esatte)
raccontare la storia d’amore di Sansone e Dalila
far capire che Sansone, anche senza l’aiuto di Dio, riesce a fare strage dei Filistei
far capire che Dio concede agli eroi doti eccezionali per un fine ben preciso
spiegare che gli eroi, qualora disobbediscano al volere di Dio, perdono le doti
eccezionali che hanno ricevuto in dono
far capire come una donna scaltra riesca a rovinare anche un uomo fortissimo
60
I MITI DEGLI DEI E DEGLI EROI
Un eroe greco
Ercole
Ercole è l’eroe più famoso della mitologia greca. Figlio di Zeus
e della mortale Alcmena, suscita l’ira di Era (moglie di Zeus) che tenta
in tutti i modi di ucciderlo. Implacabile nel suo odio, Era fa impazzire
Ercole e gli fa compiere un’azione terribile: l’uccisione della moglie
Megara e dei figli avuti da lei. Recuperata la ragione, Ercole, per ordine
dell’oracolo di Delfi, si reca da Eurísteo, re di Tirinto, per mettersi
al suo servizio ed espiare così la sua grave colpa. Eurísteo lo obbliga
a compiere dodici imprese, note come «le dodici fatiche di Ercole».
1. Tirinto: città greca Ercole per ordine dell’oracolo si recò a Tirinto1, dove abitava Eurísteo,
dell’Argolide nel Pelo- per sapere da lui quale fosse la prima impresa che doveva compiere. Ed
ponneso.
2. Nèmea: località del-
Eurísteo gli disse: «Rècati a Nèmea2. Là si trova un leone invulnera-
l’Argolide. bile3, mostro ribelle agli dei e spirante fuoco dalle sue cento teste. Di
3. invulnerabile: che questo leone tu devi portarmi la pelle». Ed Ercole si mise in cammino.
non può essere ferito. Dopo essere passato per vari luoghi e città, giunse a Nèmea e ricercò la
4. dardi: frecce. fiera. Prima di tutto tentò di colpirla coi dardi4, ma si accorse subito di
non poterla uccidere e nemmeno ferire. Allora la inseguì armato della
5
5. clava: bastone gros- sola clava . Ma quella fuggì verso una spelonca, che aveva due entrate
so e corto usato come opposte. Ercole ne chiuse una, ed entrato per l’altra assalì l’animale
arma.
e, premendo la mano sul suo collo, tanto lo strinse che finalmente lo
6. Micene: città dell’Ar- soffocò. Quindi se lo gettò sulle spalle e lo recò a Micene6 per offrirlo
golide.
a Eurísteo, che ammirò la grande forza dell’eroe.
Eurísteo poi disse a Ercole: «Tu compiesti già la tua prima fatica. Va’
dunque, e compi la seconda. Nella palude di Lerna
sta un mostro, un’Idra, che esce spesso sulla terra e
rovina i bestiami e le semine. Ha un grande corpo
e nove teste, otto mortali e una immortale. Tu devi
ucciderla».
Ercole obbedì e, salito su un cocchio, si avviò verso
Lerna. Qui scagliò dardi infocati per costringere il
mostro a uscire dal suo nascondiglio; quando ne fu
uscito, tentò di colpirne le teste con la clava. Ma non
poté raggiungere subito il suo scopo, poiché, per
ogni testa che egli troncava, dal corpo enorme della
bestia ne usciva un’altra. Allora ricorse a un’astuzia:
bruciò dei ceppi tolti a una vicina foresta e con il
fuoco impedì alla testa tagliata di rinascere. Tagliò
poi la testa immortale e la depose sotto una grossa
La prima fatica di Eracle in un’anfora
pietra. Così vinse anche l’Idra di Lerna.
attica del VI secolo a.C., conservata Allora Eurísteo gli ordinò di recare viva a Mice-
presso il Museo del Louvre, a Parigi. ne la cerva Cerinítide. Ercole, per non ucciderla, la
61
Il Mito
inseguì per un anno intero, dal momento che essa era velocissima
e nessuno poteva raggiungerla. Ma fi nalmente, stanco di correrle
appresso, la colpì con un dardo del suo arco e, presala in spalla, la
condusse ancora viva a Eurísteo.
Questi non era però ancora contento. Voleva avere vivo il cinghiale che,
7. Erimanto: monte del- sceso dal monte di Erimanto7, faceva strage e rovina nei luoghi vicini. Er-
l’Arcadia, in Grecia. cole partì di nuovo. Riuscì a prendere il cinghiale e a portarlo a Eurísteo.
8. Èlide: regione del Pe- V’era nell’Èlide8 un re, Augèa, che possedeva numerosissime greggi,
loponneso occidentale. le quali, da lungo tempo, avevano insozzato le sue stalle, della cui
pulizia nessuno si prendeva cura. Eurísteo comandò a Ercole di ripu-
lire quelle stalle in un solo giorno. Ercole si recò da Augèa, deviò un
fiume che scorreva lì presso e, facendone passare la corrente attraverso
le stalle, immediatamente le pulì.
9. Stínfalo: città greca Presso la città di Stínfalo9 v’era una palude circondata da boschi densi
dell’Arcadia. di alberi e di ombra. Qui si rifugiavano numerosissimi uccelli, per
evitare i lupi che infestavano i dintorni. Eurísteo ordinò a Ercole di
10. cròtali: specie di scacciare tutti gli uccelli da quel luogo. E l’eroe, servendosi di cròtali10
nacchere che accompa- di bronzo, fece tanto rumore che spaventò gli uccelli e li costrinse a
gnavano canti e danze
di carattere sacro e pro- uscire dai boschi. Quando poi ne vennero fuori, con le frecce li uccise
fano. tutti. Questa era stata la sesta fatica di Ercole.
La settima fu di altro genere. A Creta, isola sacra a Giove, regnava
Minosse, re giusto e saggio, il quale aveva promesso di sacrificare a
Nettuno tutto quanto dal mare venisse a posarsi sulla terra. Nettuno
aveva fatto approdare nell’isola un toro di mirabile bellezza, che Mi-
nosse non volle sacrificare, per l’ammirazione che ne provava. Allora
il dio si vendicò rendendo feroce quel toro. Ercole, inviato da Eurísteo
a domarlo, vi riuscì e anzi poté condurlo vivo in Grecia.
L’ottava fatica fu quella di domare e prendere i feroci cavalli di
Diomède, re della Tracia; e dopo di essa Eurísteo ordinò a Ercole
11. Marte: dio della di recargli la cintura di Ippolita. Essa era regina delle Amàzzoni,
guerra. popolo di donne fortissime, abituate solo alla battaglia, pronte
a salire su veloci cavalli, abili nel maneggiare le armi. Ip-
polita aveva ricevuto in dono da Marte11 una cintura,
come simbolo del suo dominio. Per compiere questa
impresa, Ercole dovette unirsi con alcuni volonte-
rosi compagni e, salpato su di una nave, giunse
presso le Amàzzoni. Qui richiese la cintura alla
regina, ma ella e le sue compagne assalirono la
nave, sicché Ercole, per impossessarsi dell’og-
getto che cercava, fu costretto a combattere e
a uccidere la regina.
Eurísteo comandò allora a Ercole di esegui-
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I MITI DEGLI DEI E DEGLI EROI
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