Testo 3
Il treno non si fermava mai nello stesso posto due volte. Non era una metafora: cambiava
davvero stazione, come se la rete ferroviaria fosse viva e decidesse ogni giorno un nuovo
punto di arrivo. I passeggeri lo sapevano e per questo salivano senza bagagli, portando con
sé solo ciò che potevano ricordare.
Elena prese posto accanto al finestrino, anche se fuori non c’era nulla da vedere, solo una
superficie opaca che rifletteva i volti in modo leggermente ritardato. Il suo riflesso sorrideva
sempre un secondo dopo di lei.
Di fronte sedeva un uomo che sfogliava un giornale senza parole. Le pagine erano piene di
immagini: città vuote, animali che osservavano qualcosa fuori campo, persone ferme a metà
gesto.
“Prima volta?” chiese l’uomo, senza alzare lo sguardo.
Elena annuì.
“Non scendere al primo segnale,” disse lui. “È sempre un errore.”
“Che tipo di errore?”
L’uomo girò pagina. Un’immagine mostrava un treno identico al loro, ma visto dall’esterno,
come se qualcuno lo stesse osservando da molto lontano.
“Quello che si ripete,” rispose.
Il treno rallentò. Un suono acuto attraversò i vagoni, simile a un fischio ma più profondo.
Alcuni passeggeri si alzarono. Nessuno parlava.
Elena sentì una pressione nelle orecchie, come quando si cambia altitudine. Il riflesso nel
vetro si alzò prima di lei.
“Non ancora,” disse l’uomo.
Le porte si aprirono. Fuori, una piattaforma deserta, illuminata da una luce che non
proiettava ombre. Una scritta lampeggiava, ma cambiava continuamente lingua.
Elena fece un passo verso l’uscita. Il suo riflesso era già fuori.
“Se scendi adesso, non torni,” disse l’uomo.
“E se non scendo?”
“Non lo saprai mai.”
Le porte iniziarono a chiudersi.
Elena guardò il suo riflesso, fermo sulla piattaforma. Sembrava aspettarla. Poi guardò
l’uomo.
“Tu sei mai sceso?” chiese.
Lui finalmente alzò lo sguardo. Aveva gli occhi identici ai suoi.
“Una volta,” disse.
Le porte si chiusero. Il treno riprese velocità. Sul vetro, il riflesso di Elena rimase per un
istante, poi svanì.
Al suo posto, comparve un’altra figura, che la osservava da dentro.