Arthur Schopenhauer
Il suo pensiero è spesso associato a quello di Leopardi, ma in realtà non c’è
una vera correlazione tra i due.
Le opere: 1819- il mondo come volontà e rappresentazione opera che non
verrà apprezzata dalla gente del tempo, diventerà famoso quando nel 1851
scrisse Parerga e paraligomena (questioni marginali o da poco).
Era un misogino, un uomo che non stimava le donne, perché si sentiva molto in
competizione con la madre, quindi abbiamo un uomo che ha messo la corazza di
superbia per coprire il suo dolore. Influenzato dalle teorie di Kant (idee di
fenomeno/noumeno; forme a priori [per Schopenhauer: spazio, tempo e causa),
di Platone (la teoria delle idee), del Romanticismo (irrazionalismo; importanza
dell’arte; tema del dolore, alla base di tutto la volontà) e infine dalle filosofie
orientali (riferimenti a induismo e buddismo; es. “velo di Maya”, “Nirvana”, tema
della sofferenza inevitabile causata dal desiderio/attaccamento. Le riprende ma
le modella e le integra nel suo pensiero)
Ciò che disse di Hegel Il pensiero di Schopenhauer
🐜
Per lui Hegel era un: Secondo lui la scienza non potrà mai controllare la
accademico mercenario (ciò che volontà dell’uomo. Critica i positivisti, non fa
dice lo dice in cambio di denaro), polemica perchè si è informato. > se noi tagliassimo
un ciarlatano di mente ottusa, Formica Buldog in due comincia una lotta tra
sofista e testa di legno, usa la le due parti; tra testa e coda, finché le due parti
filosofia come mezzo di lucro, non si fermano e non muoiono o non vengono
è il sicario della verità, rende la separate. Il polpo tentacolare appena nato non è
filosofia serva dello Stato. riconoscente della sua natalità perché lotta con il
padre. Mi porta questi esempi recuperati dalla
scienza perché per lui l’essenza di tutto è la
volontà, una forza cieca, irrazionale e senza scopo.
La volontà
Schopenhauer ci dice che la volontà caratterizza
l’essere umano, noi siamo delle marionette nelle sue
mani, e sono possiamo ribellarci alla volontà, per lui
la volontà è un principio irrazionale che guida il
mondo, ma per l’uomo è consapevolezza. Non è ciò
che vogliamo noi, noi non scegliamo il nostro destino,
è la volontà che guida il tutto.
La rappresentazione
Abbiamo un Oggetto Rappresentato e un soggetto
Rappresentante, Schopenhauer pensava che la
nostra mente fosse corredata da 3 forme a priori;
- Spazio, -Tempo, -Causalità (definite come vetri
Fenomeno e Noumeno sfaccettati attraverso cui le cose appaiono
deformate)
Una concezione gnoseologica, secondo
Schopenhauer, esistevano fenomeni e noumeni
(Kant), per lui il FENOMENO e Illusione, è
Animale metafisico
Secondo Schopenhauer l’uomo è un «animale
sogno, è velo di Maya(= le percezioni ci metafisico», non può fare a meno di indagare; a
ingannano, per lui è un impedimento a vedere differenza di altri esseri viventi (non si interrogano)
realmente le cose). Per lui il NUMENO è ciò l’uomo ha difatti più consapevolezza di sé, ed è per
che sta dietro al velo di maya (che si questo che si interroga sull’essenza ultima della
nasconde dietro il fenomeno) ed è, al contrario vita.
di quanto pensava Kant, CONOSCIBILE.
Il velo di maya
Il velo di maya non mi fa vedere, né percepire
la cosa in se, per questo secondo
Schopenhauer bisogna lacerarlo, raggiungendo
così la cosa in se ed esprime; «se fossimo una
testa alata di angelo incorporei non potremmo
lacerare il velo, ma, noi ABBIAMO un CORPO.»
dice quindi che possiamo conoscere
completamente un solo oggetto nell’universo; il
nostro CORPO.
Il corpo
Il nostro corpo è un fenomeno, possiamo Ragionando per analogia:
vederci dal di fuori, percepiamo il nostr stesso l’intero mondo non è altro che
corpo attraverso i sensi. Visto che possiamo la volontà che si manifesta, si
conoscerlo perchè ci viviamo dentro, lo viviamo rende visibile, si oggettiva: la
e lo sentiamo dal di dentro. (Questo è il raggio volontà è la cosa in se
di sole che squarcia il velo di maya) è l’unico dell’universo. La volontà è in
tipo di conoscenza noumenica che posiamo tutto, anche se i gradi di
avere. Capiamo quindi che l’essenza profonda (la consapevolezza sono diversi:
cosa in se) del nostro essere è la… VOLONTÀ.
Volontà intesa come VOLONTÀ DI VIVERE, -materia organica — Inconscia.
quell’impulso che spinge a esistere e ad agire;
più che intelletto o ragione, noi siamo volontà di -Uomo — Consapevolezza.
vivere. Il nostro corpo quindi non è altro che la
manifestazione esteriore della volontà (es:
apparato digerente = ho fame mangio, apparato
riproduttivo = desidero questo lo faccio). Visto da
fuori, il nostro corpo, è un oggetto nel mondo,
come gli altri, rappresentazione; è in realtà
volontà coperta dal velo di Maya. Infatti ogni
nostra azione cosciente o meno, è frutto
immediato della volontà. Il corpo, come tutto,
non è altro che una manifestazione della
volontà.
Il pessimismo e le vie della
liberazione dal dolore
Per Schopenhauer il libero arbitrio non esisteva,
l’uomo non è che una personificazione della
Volontà. Agiamo in balia della cieca volontà.
«a volte un sigaro è solamente un sigaro».
C’è sempre una spiegazione interiore a noi stessi
per ciò che facciamo.
La vita è desiderio infinito (sofferenza infinita)
La vita è una lotta costante per l’affermazione
L’uomo più consapevole soffre di più, il genio è colui
che soffre maggiormente (si rende conto di
soffrire), ma TUTTO SOFFRE.
Noi viviamo per continuare a vivere, forza
irrazionale e incontrollata.
Collegabile con Leopardi
Affermi di volere un altro modo di vivere
L’arte può offrirci una tregua temporanea, placa la
volontà. Ogni forma artistica ci aiuta a distogliere
l’attenzione dalla volontà, perché quando ci
dedichiamo alla creazione, ci disconnettiamo dal
mondo e smettiamo di ascoltarla.
Schopenhauer organizza le forme d’arte in una
piramide in base alla loro accessibilità. Non è
necessario avere un desiderio specifico per
creare musica. Alcune arti hanno il potenziale
per liberare meno volontà, mentre altre ne
liberano di più.
Per Schopenhauer, la base della morale è la
compassione, che si riassume nell’idea che
“gli altri soffrono come me”. Non si tratta
di una conoscenza intellettuale, ma di
un’empatia profonda. L’uomo comprende che
tutti sono soggetti alla volontà e che,
aiutando gli altri, in realtà aiuta se stesso.
Schopenhauer descrive uno stile di vita
caratterizzato da rinunce, in cui gli individui
ignorano i desideri del proprio corpo. Egli
afferma che gli uomini “si spogliavano dei propri
beni per alleviare le sofferenze altrui”, reprimendo
l’attaccamento a se stessi. Il digiuno, come rifiuto
del piacere del cibo e mortificazione del corpo, ne è
un esempio. Anche l’autoflagellazione, ripresa dai
cristiani, rappresenta un’ulteriore forma di tale
pratica.