FILOSOFIA
FILOSOFIA
BIOGRAFIA
● Arthur Schopenhauer nasce a Danzica (Polonia) nel 1788, in una famiglia borghese
e internazionale.
● Il padre, un ricco commerciante, gli trasmette l’interesse per i viaggi e le lingue,
mentre la madre, Johanna, è una scrittrice affermata e tiene un salotto culturale
molto vivace, anche se il rapporto con il figlio è teso e conflittuale.
● Dopo la morte del padre, probabilmente suicida, Schopenhauer abbandona gli studi
commerciali e si dedica completamente alla filosofia, laureandosi a Jena nel 1813.
FENOMENO E NOUMENO
IL PESSIMISMO COSMICO
BIOGRAFIA
● Søren Kierkegaard nasce a Copenhagen nel 1813 e studia teologia, formazione che
influenzerà profondamente tutta la sua filosofia.
● Vive in un ambiente familiare severo e segnato dalla religiosità, che alimenta in lui un
forte senso di interiorità, conflitto e riflessione personale.
● Non avrà una carriera accademica: sceglie una vita intellettuale solitaria, pubblicando
opere che criticano frontalmente la filosofia sistematica di Hegel e il cristianesimo
istituzionale della Danimarca dell’Ottocento.
IL CONCETTO DI POSSIBILITA’
LA SINGOLARITA’
Nell’opera Aut-Aut, Kierkegaard descrive tre modi di vivere, tre “stadi” dell’esistenza:
1. Vita estetica:
- Dominata dal piacere, dal desiderio, dall’istante.
- ‘’Il Diario di un seduttore’’ ne è l’esempio emblematico: descrive un uomo che
vive per sedurre e provare emozioni, senza impegno e senza responsabilità.
- L’esteta è però condannato alla disperazione, perché nessun piacere basta
davvero.
2. Vita etica:
- L’individuo sceglie sé stesso nella sua continuità.
- Accetta i propri limiti e i propri errori.
- Nasce il pentimento, che non è sofferenza sterile ma assunzione di
responsabilità: è scegliere di essere se stessi ogni giorno.
3. Vita religiosa:
- È lo stadio più alto, illustrato dall’esempio di Abramo nel ‘’Timore e tremore’’.
- Qui l’uomo entra in rapporto diretto con Dio, un rapporto paradossale e senza
certezze.
- La legge divina può contraddire la morale umana (Dio comanda ad Abramo di
sacrificare Isacco).
- L’esistenza religiosa è fatta di fede, angoscia e salto nel vuoto.
IL CONCETTO DI ANGOSCIA
L’ESISTENZIALISMO
● Il suo pensiero apre la strada all’esistenzialismo del Novecento (Heidegger, Sartre,
Jaspers), per l’attenzione alla soggettività, alla scelta, alla libertà e all’angoscia.
● La sua grande eredità è l’idea che l’uomo non sia definito da strutture universali, ma
dal modo in cui vive se stesso, le sue possibilità e il suo rapporto con l’Assoluto.
FEUERBACH
BIOGRAFIA
MATERIALISMO E ANTROPOCENTRISMO
● Marx critica il liberalismo e la civiltà borghese: secondo lui, lo Stato, pur essendo
teoricamente garante del bene collettivo, serve in realtà gli interessi delle classi più
ricche.
● La società civile è dominata da interessi individuali e conflitti, mentre lo Stato, invece
di correggere queste disuguaglianze, ne diventa strumento.
● La rivoluzione francese, pur proclamando diritti di proprietà e libertà individuale,
evidenzia ai suoi occhi i limiti del liberalismo, incapace di considerare la collettività e
di eliminare le disuguaglianze sociali.
● Il confronto tra Karl Marx e Ludwig Feuerbach parte dal ruolo della religione.
● Feuerbach sostiene che Dio non esiste come realtà autonoma, ma è una proiezione
delle qualità umane: l’uomo attribuisce a Dio le proprie perfezioni e poi si sottomette
a questa immagine.
● La religione è quindi una forma di alienazione.
● Marx riconosce l’importanza di questa analisi, ma ne individua i limiti: Feuerbach si
ferma a una critica teorica e non considera le condizioni materiali e sociali che
spingono gli uomini verso la religione.
● Per Marx, infatti, la religione è una risposta alla sofferenza reale: nasce
dall’ingiustizia, dalla povertà e dall’oppressione.
● È “il sospiro della creatura oppressa”, un conforto in un mondo difficile.
● La nuova prospettiva di Marx consiste nello spostare l’attenzione dalle idee alla
realtà economica e sociale: non basta criticare la religione, bisogna trasformare le
condizioni che la rendono necessaria.
● Per questo occorre andare oltre la critica della religione e intervenire sulla struttura
della società.
● In conclusione, per Marx il vero obiettivo non è solo smascherare l’illusione religiosa,
ma eliminare le cause della sofferenza attraverso il bisogno di una nuova società, più
giusta e senza sfruttamento, in cui l’uomo non abbia più bisogno di consolazioni
illusorie.
ALIENAZIONE E CRITICA ALL’ECONOMIA BORGHESE
● Nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, Marx critica l’economia borghese, che
considera un’espressione limitata e storicamente contingente della società
capitalistica.
● La borghesia non riconosce le contraddizioni interne al capitalismo: il capitale nasce
dal lavoro salariato del proletariato, e il profitto della classe dominante deriva dallo
sfruttamento del lavoro altrui.
● Marx riprende da Feuerbach il concetto di alienazione, ma lo trasforma: se per
Feuerbach l’alienazione è un problema della coscienza, per Marx è oggettivo e
socio-economico. L’alienazione consiste in:
1. Alienazione del lavoratore rispetto al prodotto del proprio lavoro:
- l’operaio produce un oggetto, ma quell’oggetto non gli appartiene: diventa
proprietà del capitalista.
- più il lavoratore produce, più arricchisce qualcun altro.
- Il prodotto del suo lavoro gli si presenta quindi come qualcosa di estraneo e
persino ostile.
2. Alienazione rispetto all’attività lavorativa stessa:
- il lavoro non è un’attività libera e creativa, ma è imposto dalla necessità di
guadagnare un salario.
- il lavoratore non lavora per realizzarsi, ma per sopravvivere.
- Il lavoro diventa quindi qualcosa di forzato, meccanico e ripetitivo, non
un’espressione della propria personalità.
3. Alienazione rispetto alla propria essenza umana, alla realizzazione personale.
- secondo Marx l’essenza dell’uomo consiste nella capacità di creare
liberamente e consapevolmente.
- se il lavoro è solo fatica imposta, l’uomo non può esprimere la propria natura.
Si sente pienamente sé stesso solo fuori dal lavoro, mentre nel lavoro si
sente “svuotato”.
4. Alienazione rispetto al prossimo, perché i rapporti sociali sono mediati dalla proprietà
e dal denaro:
- nel sistema capitalistico i rapporti tra persone sono mediati dalla proprietà
privata e dal denaro.
- gli individui non si vedono come collaboratori, ma come concorrenti o
strumenti.
- anche le relazioni umane diventano fredde e basate sull’interesse economico.
● Karl Marx si colloca tra Friedrich Hegel e Ludwig Feuerbach, perché riprende
elementi da entrambi ma li supera in modo originale.
● Da Hegel accetta l’idea che la realtà sia storica e in continuo cambiamento, però
rifiuta il suo idealismo, cioè l’idea che siano le idee a determinare la storia.
● Da Feuerbach riprende il materialismo, quindi l’attenzione alla realtà concreta e
sensibile, ma lo critica perché resta troppo teorico e non considera abbastanza
l’attività pratica e sociale degli uomini.
● Proprio per questo Marx critica anche l’errore della storiografia tradizionale, che
spiega la storia attraverso le idee, la religione o le decisioni dei grandi personaggi.
● Secondo lui, invece, la vera base della storia è l’organizzazione del lavoro, cioè il
modo in cui gli uomini producono i beni necessari per vivere.
● Questo modo di produzione costituisce la base materiale della società e influenza
tutte le altre dimensioni, come la politica, il diritto e la cultura.
● Da qui deriva un’altra idea fondamentale: non è la coscienza a determinare la vita,
ma è la vita materiale a determinare la coscienza.
● Le idee, i valori e le credenze non nascono nel vuoto, ma dalle condizioni concrete in
cui le persone vivono e lavorano.
● Da qui nasce il conflitto tra classi sociali con interessi opposti.
● Nella società moderna la classe dominante è la borghesia capitalista, mentre la
classe sfruttata è il proletariato.
● Marx afferma che “la borghesia capitalista ha creato da sé il suo nemico” perché,
sviluppando l’industria e concentrando i lavoratori nelle fabbriche, ha formato una
classe numerosa, unita dalle stesse condizioni di lavoro e dagli stessi interessi.
● Così il sistema capitalistico, fondato sullo sfruttamento, genera al suo interno la forza
che può metterlo in discussione.
● Il conflitto tra borghesia e proletariato diventa quindi il motore del cambiamento
storico: secondo Marx, proprio questa lotta può portare a una trasformazione radicale
della società e al superamento del capitalismo.
● Nell’analisi della società capitalistica, Karl Marx parte dallo studio de ‘’Il Capitale’’,
dove spiega che la base del sistema è la merce.
● Ogni merce possiede:
1. un valore d’uso, cioè la sua utilità concreta
2. un valore di scambio, cioè il valore che assume nel mercato quando viene
scambiata con altre merci. Il valore di scambio dipende soprattutto dal lavoro
umano necessario per produrla: il fattore lavoro è quindi l’origine del valore.
● Nel capitalismo, però, le merci sembrano avere valore in sé, come se fosse una loro
qualità naturale: questo è il feticismo delle merci, che nasconde i rapporti reali tra le
persone e li trasforma in rapporti tra cose.
● Con l’evoluzione del sistema degli scambi, il denaro diventa capitale quando viene
investito per ottenere altro denaro, con l’obiettivo della massimizzazione del profitto.
● Il profitto nasce dal plusvalore, cioè dalla differenza tra il valore prodotto dal
lavoratore e il salario che riceve: il lavoratore produce più valore di quanto venga
pagato, e questa parte in più viene appropriata dal capitalista.
● Il capitale si divide in capitale costante (macchinari e materie prime) e capitale
variabile (forza lavoro), ma solo il lavoro vivo genera nuovo valore.
LA SOCIETA’ COMUNISTA
IL POSITIVISMO
● Il positivismo nasce nel clima politico e culturale successivo alla Rivoluzione francese
e alle guerre napoleoniche (1789-1815), che distruggono l’Ancien Régime senza
però creare subito un nuovo ordine stabile.
● In Europa, e anche in Italia con le repubbliche giacobine, si diffonde l’idea che i
vecchi regimi assolutistici non possano più tornare pienamente, mentre la borghesia
continua a lottare per istituzioni più liberali.
● In questo contesto alcuni pensatori socialisti ritengono che il problema sia il mancato
trasferimento del potere al popolo; altri, invece, sostengono che la soluzione non stia
nel governo delle masse, ma nella formazione scientifica di chi governa.
● Su questa linea si colloca il filosofo francese Auguste Comte, considerato il padre del
positivismo: egli sostiene che la società possa essere riformata e resa più giusta solo
se la politica si fonda su basi scientifiche.
● Come le scienze naturali utilizzano il metodo sperimentale per comprendere i
fenomeni fisici e biologici, così anche la società deve essere studiata con un metodo
rigoroso: nasce così l’idea di una nuova scienza, la sociologia
● Nella seconda metà dell’Ottocento le idee di Comte si diffondono in Europa e danno
vita al positivismo, un movimento che esalta il sapere “positivo”, cioè fondato su fatti
verificabili.
● Il positivismo rifiuta le spiegazioni teologiche e metafisiche e ripone grande fiducia
nella scienza come strumento di progresso e di miglioramento sociale.
● Per questo si presenta come erede dell’Illuminismo, con la sua fiducia nella ragione e
nel progresso, ma si pone anche in netta opposizione all’idealismo ottocentesco, che
interpreta la realtà come manifestazione dello spirito.
VITA DI COMTE
● Al centro del pensiero di Auguste Comte c’è la legge dei tre stadi, secondo cui
l’umanità, e con essa ogni forma di conoscenza, attraversa tre fasi successive di
sviluppo:
1. stadio teologico
2. stadio metafisico
3. stadio positivo.
● Nel primo stadio, teologico o fittizio, l’uomo spiega i fenomeni ricorrendo
all’immaginazione e a entità soprannaturali. Gli eventi naturali e storici vengono
attribuiti all’azione di dèi, spiriti o forze divine: la realtà è interpretata come effetto
diretto di volontà superiori.
● Nel secondo stadio, metafisico o astratto, le spiegazioni non si basano più sugli dèi,
ma su concetti e sostanze astratte, come “forze”, “essenze” o “nature”. Qui domina
una ragione speculativa che cerca cause profonde e principi ultimi, ma resta ancora
lontana dall’osservazione concreta e dal metodo scientifico.
● Nel terzo stadio, positivo o scientifico, l’uomo rinuncia a cercare cause assolute e si
concentra sull’osservazione dei fatti e sulla scoperta di leggi generali che regolano i
fenomeni. La ragione diventa scientifica: non si domanda più “perché ultimo” delle
cose, ma “come” funzionano, individuando relazioni costanti e verificabili. Questo
stadio rappresenta, per Comte, il punto più maturo dello sviluppo umano e il
fondamento di una società organizzata in modo razionale.
● Nel ‘’Corso di filosofia positiva", Auguste Comte costruisce una vera e propria
enciclopedia delle scienze, cioè una classificazione delle discipline basata sul criterio
della complessità del loro oggetto di studio.
● Secondo Comte, tutte le scienze attraversano i tre stadi (teologico, metafisico e
positivo), ma non nello stesso momento: quelle che studiano fenomeni più semplici
diventano scientifiche prima, mentre quelle che hanno oggetti più complessi
impiegano più tempo.
● L’ordine di sviluppo:
1. parte dall’astronomia, che studia i fenomeni più semplici e generali;
2. seguono fisica e chimica, che si occupano della materia inanimata;
3. poi la biologia (o fisiologia), che analizza gli organismi viventi;
4. infine la sociologia, detta da Comte “fisica sociale”, che studia la realtà più
complessa di tutte, cioè la società umana.
● Questo criterio non è solo storico e logico, ma anche pedagogico: per comprendere
le scienze più complesse bisogna prima conoscere quelle più semplici.
● Nella classificazione, però, non compaiono la matematica e la psicologia: la
matematica perché è il fondamento di tutte le scienze e quindi è presente in ciascuna
di esse; la psicologia perché, secondo Comte, non può diventare una vera scienza,
dato che lo spirito umano non è osservabile direttamente con metodo sperimentale.
● La filosofia, infine, non è per Comte una scienza particolare, ma ha il compito di
coordinare e confrontare le diverse scienze, cogliendone relazioni e sviluppo storico.
● A differenza di Hegel, però, Comte non attribuisce alla filosofia il compito di spiegare
l’essenza della realtà: essa deve limitarsi a descrivere l’evoluzione del pensiero
umano, mentre il ruolo centrale nella comprensione del mondo moderno spetta alla
sociologia.
LA SOCIOLOGIA
La funzione e le caratteristiche
● Anche l’evoluzione sociale segue la legge dei tre stadi, che per Comte vale
contemporaneamente per:
1. l’individuo
2. il sapere
3. l’organizzazione della società.
● Per quanto riguarda lo sviluppo dell’individuo, l’essere umano attraversa tre fasi:
1. nell’infanzia prevale l’immaginazione, che porta a spiegare la realtà in modo
fantastico (stadio teologico);
2. nell’adolescenza domina il ragionamento astratto e speculativo, che
sostituisce i miti con concetti generali (stadio metafisico);
3. nella maturità si afferma invece il pensiero scientifico, fondato
sull’osservazione e sulla ricerca di leggi (stadio positivo).
● Lo stesso schema si applica allo sviluppo del sapere:
1. nelle epoche antiche e medievali prevale il pensiero teologico;
2. nell’età moderna si impone una fase critica e metafisica, che dissolve le
vecchie certezze ma non offre ancora un ordine stabile;
3. nell’età contemporanea, il sapere diventa positivo e scientifico, fondato sui
fatti e sulle leggi generali.
● Infine, anche l’organizzazione sociale e politica segue questo percorso:
1. nelle società antiche il potere politico coincide con quello religioso (teocrazie);
2. nel periodo moderno si assiste alla crisi di quell’unità e alla separazione tra
potere spirituale e temporale, con conflitti e instabilità;
3. nell’epoca positiva dovrebbe realizzarsi un nuovo ordine razionale, guidato da
scienziati e industriali, capace di unire stabilità e progresso e di garantire il
benessere collettivo.
UNA RELIGIONE DELL’UMANITA’
● Negli ultimi anni Auguste Comte sostiene che la riforma della società non debba
avvenire tramite rivoluzioni politiche, ma attraverso una rivoluzione morale e
culturale.
● Il cambiamento nasce da un nuovo “sentimento sociale”, cioè dalla capacità degli
individui di superare l’egoismo e di vivere secondo solidarietà e amore per il
prossimo.
● Solo diffondendo questo atteggiamento, prima tra gli intellettuali e poi in tutta la
società, si possono superare i conflitti sociali e realizzare un ordine fondato su ordine
e progresso.
● Per favorire questa trasformazione, Comte propone una vera e propria religione
dell’umanità: poiché la scienza rende ormai inaccettabile l’idea di un Dio
trascendente, al suo posto deve essere venerata l’Umanità stessa, intesa come
“Grande Essere”, cioè l’insieme di tutti gli uomini passati, presenti e futuri.
● Questa nuova religione laica prevede anche riti, un calendario e una sorta di chiesa
positivista, con lo scopo di rafforzare la coesione sociale e integrare l’individuo nella
comunità, così da garantire il benessere collettivo.
F. W. NIETZSCHE
VITA E OPERE
● Friedrich Nietzsche nasce nel 1844 a Röcken, in una famiglia luterana; rimasto
presto orfano di padre, cresce a Naumburg e studia nel prestigioso collegio di Pforta.
● Inizia gli studi universitari in teologia a Bonn, ma li abbandona per dedicarsi alla
filologia classica, disciplina in cui si distingue sotto la guida di Friedrich Ritschl,
ottenendo nel 1869, a soli ventiquattro anni, la cattedra all’Università di Basilea.
● Decisivi per la sua formazione sono l’incontro con la filosofia di Arthur Schopenhauer,
che lo influenza profondamente, e l’amicizia con il compositore Richard Wagner.
● Nel 1872 pubblica ‘’La nascita della tragedia’’, opera innovativa ma duramente
criticata dagli ambienti accademici.
● A causa dei problemi di salute e del crescente distacco dall’università, nel 1879
lascia definitivamente l’insegnamento.
● Negli anni successivi conduce una vita errabonda tra Svizzera, Italia e Francia,
scrivendo le sue opere principali, tra cui ‘’Umano, troppo umano", "La gaia scienza’’ e
‘’Così parlò Zarathustra’’.
● Nel 1889, a Torino, è colpito da un grave crollo psichico che segna la fine della sua
attività.
● Trascorre gli ultimi anni in stato di infermità mentale, assistito dalla madre e poi dalla
sorella, fino alla morte nel 1900, quando la sua fama inizia a diffondersi in tutta
Europa.
● Comprende opere come ‘’La nascita della tragedia’’, ‘’Le quattro considerazioni
inattuali’’ e alcuni scritti inediti.
● Nietzsche unisce l’indagine filologica alla riflessione sulla decadenza della società
occidentale, tema centrale del suo pensiero.
● Con ‘’Umano, troppo umano", ‘’Aurora’’ e "La gaia scienza", lo stile diventa aforistico.
● L’obiettivo principale è criticare la metafisica e la morale tradizionale, in particolare
quella giudaico-cristiana, smascherando le illusioni che sostengono il pensiero e la
società.
IL PERIODO GIOVANILE
Il dionisiaco e l’apollineo
● Nel periodo giovanile del pensiero di Friedrich Nietzsche emerge con forza la
denuncia della decadenza dell’Occidente.
● Nei suoi primi scritti, come ‘’La nascita della tragedia’’, egli sostiene che la civiltà
occidentale si trovi in uno stato di profondo declino: l’uomo si è allontanato dalla
propria natura più autentica, la cultura si è impoverita e la creatività si è paralizzata.
● Questa decadenza riguarda tutta l’Europa, ma secondo Nietzsche è particolarmente
evidente nella Germania del suo tempo, che dopo la vittoria nella guerra
franco-prussiana si illude di essere culturalmente superiore senza accorgersi della
propria crisi.
● Nietzsche si presenta così come un pensatore controcorrente, destinato a dire verità
scomode e a non essere compreso.
● Nel saggio ‘’La nascita della tragedia’’ (1872), scritto mentre insegna a Basilea,
Nietzsche critica l’immagine tradizionale della Grecia come civiltà dell’equilibrio e
della misura.
● Secondo lui questa visione è incompleta, perché trascura un elemento fondamentale:
accanto allo spirito apollineo, legato alla forma, alla misura e alla razionalità, esiste lo
spirito dionisiaco, legato all’istinto, all’ebbrezza, alla vitalità e al caos:
- Il dionisiaco, ispirato al culto di Dioniso, rappresenta la forza irrazionale e
vitale della natura;
- l’apollineo, legato ad Apollo, rappresenta invece l’ordine, la forma, la
razionalizzazione dell’esperienza.
● Anche nell’arte questi due impulsi si manifestano: il dionisiaco soprattutto nella
musica e nel canto corale, l’apollineo nelle arti figurative e nella narrazione ordinata.
● La tragedia greca nasce, secondo Nietzsche, dall’unione armonica di questi due
impulsi.
● Nelle opere di Eschilo e Sofocle il coro (elemento dionisiaco) e il dialogo razionale
dei personaggi (elemento apollineo) convivono in equilibrio, dando senso al dolore e
al caos della vita.
● Tuttavia con Euripide, influenzato dal razionalismo di Socrate, l’elemento apollineo
prende il sopravvento: il coro perde importanza, la spiegazione razionale domina la
scena e la tragedia perde la sua forza originaria.
● Per Nietzsche questo è il “suicidio” della tragedia e l’inizio della decadenza culturale
dell’Occidente
● Da Socrate in poi, secondo Nietzsche, la cultura occidentale ha esaltato
eccessivamente la ragione, cercando di negare o nascondere la dimensione tragica
e irrazionale dell’esistenza.
● Questo processo continua con Platone, con il cristianesimo, con l’Illuminismo e con
la fiducia moderna nel progresso.
● Tuttavia la consapevolezza di questa decadenza può aprire la via a un riscatto:
occorre recuperare lo spirito dionisiaco, cioè la forza vitale e creativa rimossa.
● Nietzsche vede nella cultura tedesca, in particolare nella filosofia di Kant e
Schopenhauer e soprattutto nella musica di Wagner, la possibilità di una rinascita
capace di ricreare quell’equilibrio originario tra impulso dionisiaco e apollineo che
aveva reso grande la civiltà greca.
La malattia storica
L’illuminismo di Nietzsche
● Nella fase matura del suo pensiero, Friedrich Nietzsche applica il metodo
storico-genealogico alla morale cristiana per mostrarne l’origine umana.
● I valori non sono eterni né voluti da Dio: cambiano nel tempo e dipendono dal
contesto storico e dai rapporti di forza.
● Bene e male, quindi, non sono assoluti ma interpretazioni nate in determinate
condizioni sociali.
● Nella "Genealogia della morale" (1887) Nietzsche distingue due fasi: la morale dei
signori e la morale degli schiavi.
● In origine esisteva la morale dei signori, propria delle aristocrazie guerriere:
- era “buono” ciò che esprimeva forza, coraggio, potenza;
- era “cattivo” ciò che era debole e inferiore.
● In seguito si afferma la morale degli schiavi, nata dal risentimento dei deboli e della
casta sacerdotale:
- i valori vengono rovesciati, e diventano “buoni” l’umiltà, l’obbedienza e la
rinuncia
- la forza e l’orgoglio sono condannati come “male”.
● Il cristianesimo rappresenta per Nietzsche il compimento di questo rovesciamento:
una morale che reprime gli istinti vitali e favorisce la debolezza, contribuendo alla
decadenza dell’Occidente.
● Da qui deriva la sua prospettiva relativistica: non esistono valori morali assoluti, ma
solo creazioni storiche dell’uomo.
La morte di Dio
● Nella fase illuministica e matura del suo pensiero, Friedrich Nietzsche estende la
critica non solo alla morale, ma anche alla metafisica occidentale.
● Se ogni sistema di valori nasce da interessi umani, lo stesso vale per le teorie
metafisiche.
● In "La gaia scienza" (1882) egli sostiene che anche la ricerca della verità non è
disinteressata: nasce dal bisogno umano di trovare un fondamento stabile che dia
senso alla vita.
● Da Platone al cristianesimo, l’Occidente ha collocato questo fondamento in una
realtà trascendente. Per Nietzsche, però, si tratta di un’illusione: un modo per
rendere sopportabile il dolore e la precarietà dell’esistenza.
● Il superamento di questa illusione è espresso nell’aforisma 125 della Gaia scienza,
dove compare la figura dell’uomo folle che annuncia: “Dio è morto”.
● La morte di Dio non significa un evento religioso, ma il crollo di tutti i valori e delle
certezze della tradizione platonico-cristiana: non esiste un fondamento ultimo della
realtà.
● Tuttavia l’umanità non è ancora pronta ad accettarlo: per questo il folle viene deriso e
non compreso.
● Da questa situazione nasce il nichilismo, cioè la consapevolezza che mancano un
fine ultimo e valori assoluti.
● Nietzsche distingue però due forme:
1. il nichilismo passivo, fatto di rassegnazione e disperazione davanti alla
perdita di senso
2. il nichilismo attivo, proprio dello “spirito libero”, che accetta la morte di Dio e
trasforma questa crisi in occasione di libertà.
● Lo spirito libero vive come un viandante: senza certezze definitive, ma capace di
gioire del cambiamento e della precarietà.
● Questa “gaia scienza” è la conoscenza lucida e insieme affermativa di un mondo
senza fondamenti assoluti, e prepara la nascita di un nuovo tipo umano che
Nietzsche delineerà nelle opere successive.
Zarathustra
● Nella fase matura del suo pensiero, detta filosofia del meriggio, Friedrich Nietzsche
sviluppa pienamente le idee annunciate nelle opere precedenti.
● Il testo centrale è ‘’Così parlò Zarathustra’’, scritto tra il 1883 e il 1885.
● Qui lo stile cambia: resta aforistico, ma assume il tono solenne e simbolico dei testi
sacri, in particolare dei Vangeli.
● Nietzsche affida il suo messaggio alla figura profetica di Zarathustra, che insegna
attraverso parabole, visioni e immagini.
Il superuomo o l’oltreuomo
La volontà di potenza
NIETZSCHE E IL NAZISMO