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FILOSOFIA

Il documento fornisce una panoramica su Arthur Schopenhauer e Søren Kierkegaard, evidenziando le loro biografie, le principali teorie filosofiche e le differenze con Hegel. Schopenhauer si concentra sulla distinzione tra fenomeno e noumeno, la volontà e il pessimismo cosmico, mentre Kierkegaard esplora il concetto di possibilità, la singolarità e i tre stadi dell'esistenza. Inoltre, si discute la divisione tra destra e sinistra hegeliana e le critiche di Ludwig Feuerbach e Karl Marx all'idealismo e alla religione.
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FILOSOFIA

Il documento fornisce una panoramica su Arthur Schopenhauer e Søren Kierkegaard, evidenziando le loro biografie, le principali teorie filosofiche e le differenze con Hegel. Schopenhauer si concentra sulla distinzione tra fenomeno e noumeno, la volontà e il pessimismo cosmico, mentre Kierkegaard esplora il concetto di possibilità, la singolarità e i tre stadi dell'esistenza. Inoltre, si discute la divisione tra destra e sinistra hegeliana e le critiche di Ludwig Feuerbach e Karl Marx all'idealismo e alla religione.
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SCHOPENHAUER

BIOGRAFIA

●​ Arthur Schopenhauer nasce a Danzica (Polonia) nel 1788, in una famiglia borghese
e internazionale.
●​ Il padre, un ricco commerciante, gli trasmette l’interesse per i viaggi e le lingue,
mentre la madre, Johanna, è una scrittrice affermata e tiene un salotto culturale
molto vivace, anche se il rapporto con il figlio è teso e conflittuale.
●​ Dopo la morte del padre, probabilmente suicida, Schopenhauer abbandona gli studi
commerciali e si dedica completamente alla filosofia, laureandosi a Jena nel 1813.

FENOMENO E NOUMENO

●​ Schopenhauer ha una reazione anti-Hegeliana, specialmente nella classificazione


del fenomeno e noumeno
●​ Per Hegel non esiste una vera separazione tra fenomeno e noumeno:
-​ Il fenomeno, cioè ciò che appare, non è un’illusione né una maschera che
nasconde una realtà inaccessibile: è semplicemente una fase del processo
attraverso cui la Ragione si manifesta nel mondo
-​ il noumeno (la realtà profonda) non sta dietro il fenomeno, ma coincide con
esso, purché venga compreso nel suo sviluppo logico.
-​ Da qui deriva la celebre formula hegeliana: «ciò che è reale è razionale, e ciò
che è razionale è reale». Il mondo che vediamo, con la storia, la politica, le
istituzioni e le vicende umane, non è quindi una superficie ingannevole, ma la
progressiva manifestazione dello Spirito. Non esiste nulla di irraggiungibile o
nascosto “oltre” l’apparenza: è il processo storico stesso a costituire la verità.
●​ Per Schopenhauer la realtà si divide in fenomeno e noumeno:
-​ il fenomeno è soltanto apparenza, illusione, il “velo di Maya” che ricopre la
vera natura del mondo
-​ il noumeno è la cosa in sé, la realtà autentica che sfugge ai sensi e
all’intelletto. Da qui la sua famosa affermazione “il mondo è la mia
rappresentazione”, perché ciò che percepiamo non è il mondo reale, ma solo
l’immagine che la nostra mente costruisce.
●​ Nell’opera ‘’Il mondo come volontà e rappresentazione" (1818), Schopenhauer
sostiene che l’uomo, se fosse solo pensiero, non potrebbe mai raggiungere il
noumeno, perché l’intelletto ragiona per categorie proprie del fenomeno: spazio,
tempo, causalità
●​ L’uomo però non è solo mente: dentro di lui agisce anche la volontà, che rappresenta
un frammento della volontà universale e costituisce l’essenza stessa del noumeno.
LA VOLONTA’

●​ La volontà non è razionale né consapevole: è una forza unica, eterna e inconscia,


che si sottrae a ogni legge logica e al principio di individuazione.
●​ È una spinta cieca a vivere, priva di scopo e completamente autonoma; non esiste
un Dio che dirige il mondo, perché l’unico assoluto è la volontà stessa.

IL PESSIMISMO COSMICO

●​ Comprendere la vera natura del mondo conduce al pessimismo cosmico.


●​ Volere significa desiderare, e il desiderio nasce sempre da una mancanza, quindi dal
dolore: quando realizziamo un desiderio, la gioia che proviamo è breve e subito
sostituita da un nuovo bisogno, mentre se non desideriamo nulla proviamo noia.
●​ La vita è dunque un pendolo che oscilla tra dolore e noia, con rari momenti di
piacere.
●​ Al contrario di Hegel, ciò che è reale non è razionale: nel mondo domina
l’irrazionalità della volontà.
●​ Anche l’amore, che sembra elevato e positivo, è un inganno della volontà di vivere,
che si serve degli individui per continuare la specie.
●​ Schopenhauer è considerato il maestro del sospetto perché smaschera le illusioni
dell’ottimismo cosmico, della bontà naturale dell’uomo e della fede nel progresso
storico.
●​ Secondo lui, l’uomo costruisce narrazioni consolatorie per sopportare la durezza
della volontà, ma queste narrazioni sono inganni.

LIBERARSI DALLA VOLONTA’

●​ Per liberarsi dalla volontà occorre spegnerla, come un suicidio


●​ Tuttavia Il suicidio non è una soluzione, perché, secondo il filosofo, è un atto della
volontà stessa: chi si uccide desidera qualcosa, dunque non ha annullato il volere.
●​ Le vie autentiche sono altre:
-​ L’arte: offre una sospensione momentanea del desiderio e permette
un’esperienza catartica di contemplazione pura, ma rimane un sollievo
temporaneo.
-​ La morale: fondata sulla pietà, aiuta a superare l'egoismo, riconoscendo
nell’altro la stessa volontà che agisce in noi, anche se non elimina del tutto il
volere perché rimaniamo nel fenomeno.
-​ L’ascesi: è la via più radicale, che nasce quando l’individuo vede oltre il
fenomeno e decide di non volere più: la castità, il digiuno e la rinuncia ai beni
materiali sono passi per soffocare il desiderio.
-​ La liberazione totale è il nirvana, inteso non come cielo positivo, ma come
nulla: la completa estinzione della volontà e dei desideri, che coincide con la
fine del dolore e con la dissoluzione del mondo fenomenico.
KIERKEGAARD

BIOGRAFIA

●​ Søren Kierkegaard nasce a Copenhagen nel 1813 e studia teologia, formazione che
influenzerà profondamente tutta la sua filosofia.
●​ Vive in un ambiente familiare severo e segnato dalla religiosità, che alimenta in lui un
forte senso di interiorità, conflitto e riflessione personale.
●​ Non avrà una carriera accademica: sceglie una vita intellettuale solitaria, pubblicando
opere che criticano frontalmente la filosofia sistematica di Hegel e il cristianesimo
istituzionale della Danimarca dell’Ottocento.

IL CONCETTO DI POSSIBILITA’

●​ Il cuore della filosofia kierkegaardiana è la possibilità, vista come la condizione


propria dell'esistenza umana.
●​ L’uomo è continuamente posto davanti a scelte alternative: “possibilità sì / possibilità
no”.
●​ Questa apertura infinita genera angoscia, perché l’uomo si scopre libero ma allo
stesso tempo senza garanzie.
●​ La possibilità non è astratta né universale (come vorrebbe Hegel): è soggettiva,
vissuta nel concreto da ciascun individuo.
●​ Secondo Kierkegaard, non ci si salva scegliendo una volta per tutte, ma
riconoscendo la propria indecisione permanente: questa consapevolezza è il primo
passo verso la fede.

LA SINGOLARITA’

●​ Kierkegaard rifiuta completamente la visione hegeliana secondo cui l’individuo è solo


un momento del processo storico universale.
●​ Per lui conta solo la singolarità, cioè il rapporto irripetibile tra il singolo e se stesso, e
tra il singolo e Dio.
●​ La verità non è oggettiva e sistematica: è sempre verità per me.
●​ Per Kierkegaard, non possiamo ridurre una persona a una legge generale, a una
regola universale o a una media statistica: ogni vita è specifica, personale e
irripetibile.
●​ In pratica le scelte, le possibilità e le esperienze di ciascuno non possono essere
giudicate secondo criteri universali.
●​ La singolarità è legata all’esistenza concreta dell’individuo, ai suoi dubbi, alle sue
decisioni e alle sue responsabilità personali.

AUT-AUT: I TRE STADI DELL’ESISTENZA

Nell’opera Aut-Aut, Kierkegaard descrive tre modi di vivere, tre “stadi” dell’esistenza:
1.​ Vita estetica:
-​ Dominata dal piacere, dal desiderio, dall’istante.
-​ ‘’Il Diario di un seduttore’’ ne è l’esempio emblematico: descrive un uomo che
vive per sedurre e provare emozioni, senza impegno e senza responsabilità.
-​ L’esteta è però condannato alla disperazione, perché nessun piacere basta
davvero.
2.​ Vita etica:
-​ L’individuo sceglie sé stesso nella sua continuità.
-​ Accetta i propri limiti e i propri errori.
-​ Nasce il pentimento, che non è sofferenza sterile ma assunzione di
responsabilità: è scegliere di essere se stessi ogni giorno.
3.​ Vita religiosa:
-​ È lo stadio più alto, illustrato dall’esempio di Abramo nel ‘’Timore e tremore’’.
-​ Qui l’uomo entra in rapporto diretto con Dio, un rapporto paradossale e senza
certezze.
-​ La legge divina può contraddire la morale umana (Dio comanda ad Abramo di
sacrificare Isacco).
-​ L’esistenza religiosa è fatta di fede, angoscia e salto nel vuoto.

IL CONCETTO DI ANGOSCIA

Kierkegaard distingue tra angoscia e timore:

●​ Timore: paura di qualcosa di preciso (un oggetto, un evento)


●​ Angoscia:
-​ E’ un sentimento indefinito che nasce dal fatto che tutto è possibile.
-​ È la vertigine della libertà: davanti alle infinite possibilità, l’uomo non ha
appigli.
-​ L’angoscia guarda soprattutto al futuro, a ciò che potremmo diventare o
decidere.

LA MALATTIA MORTALE E LA DISPERAZIONE

●​ Nella ‘’Malattia mortale’’, Kierkegaard descrive la disperazione come la condizione


dell’uomo che non riesce a essere se stesso o che rifiuta il rapporto con Dio.
●​ È una malattia spirituale, non fisica, che solo la fede può guarire.

LA FEDE E IL RAPPORTO CON DIO

●​ Per Kierkegaard, la fede non è una dottrina, ma un atto personale, un “salto”


compiuto in un istante decisivo.
●​ Il rapporto tra uomo e Dio è intimo, diretto, irripetibile, e non può essere mediato
dalla Chiesa o da un sistema filosofico.

L’ESISTENZIALISMO
●​ Il suo pensiero apre la strada all’esistenzialismo del Novecento (Heidegger, Sartre,
Jaspers), per l’attenzione alla soggettività, alla scelta, alla libertà e all’angoscia.
●​ La sua grande eredità è l’idea che l’uomo non sia definito da strutture universali, ma
dal modo in cui vive se stesso, le sue possibilità e il suo rapporto con l’Assoluto.

LA DESTRA E LA SINISTRA HEGELIANA


●​ Alla morte di Hegel, nel 1831, i suoi discepoli si dividono in due principali correnti:
-​ Vecchi: più conservatori e di orientamento politico di destra
-​ Giovani: più rivoluzionari e di sinistra.
●​ Questa divisione nasce soprattutto dalla diversa interpretazione del concetto di
Aufhebung: cardine della filosofia hegeliana, che consiste nel superamento dialettico
di una contraddizione, che annulla e al tempo stesso conserva gli aspetti validi
dell’elemento precedente, elevandolo a un livello superiore.
●​ I conservatori di destra leggono l’Aufhebung come una giustificazione dell’esistente:
lo Stato, le istituzioni e l’ordine sociale vengono visti come manifestazioni necessarie
della ragione, da accettare e sostenere. In ambito politico, quindi, la destra hegeliana
tende a valorizzare la stabilità e la conservazione dell’ordine sociale, considerando la
storia come una realizzazione compiuta della ragione.
●​ Al contrario, i giovani di sinistra interpretano l’Aufhebung come processo dinamico e
aperto, evidenziando la dimensione incompiuta e in divenire della realtà. Per loro, la
filosofia hegeliana diventa uno strumento per criticare le strutture esistenti e per
promuovere il cambiamento sociale e politico.
●​ Nella sinistra emergono figure come Ludwig Feuerbach e soprattutto Karl Marx, che
leggono la filosofia di Hegel come base per una riflessione critica sulla società,
sull’economia e sulle condizioni di sfruttamento.

FEUERBACH

BIOGRAFIA

●​ Ludwig Feuerbach è un filosofo tedesco, esponente dell’ateismo filosofico, nato nel


contesto dell’idealismo tedesco.
●​ Inizialmente si avvicina alla filosofia di Hegel, ma poi se ne distacca, criticando
l’idealismo e sviluppando una visione materialistica e antropocentrica della realtà.
●​ Le sue opere più importanti sono: L’essenza del cristianesimo (1841) e L’essenza
della religione (1845).

CRITICA ALLA RELIGIONE E ALL’IDEALISMO

●​ Feuerbach interpreta la religione come un modo idealistico di rappresentare il


mondo, che produce uno stravolgimento dei rapporti reali tra uomo, natura e Dio.
●​ Secondo lui, la religione non è una manifestazione divina, ma una proiezione delle
qualità umane su un ipotetico essere superiore.
●​ Non è Dio che ha creato l’uomo, ma è l’uomo che ha creato Dio, attribuendogli
qualità ideali che in realtà appartengono a sé stesso.
●​ La teologia, in questo senso, diventa per Feuerbach un’antropologia capovolta: la
religione è la prima, indiretta forma di autocoscienza dell’uomo, ma alienata: l’uomo
proietta parti di sé fuori di sé, identificandole come Dio e sottomettendosi, non
riconoscendole più come parte di sé, producendo così una forte sofferenza
psicologica
●​ Per lui l’alienazione, infatti, è una vera e propria condizione patologica

MATERIALISMO E ANTROPOCENTRISMO

●​ Feuerbach adotta una metodologia materialistica: prima viene la materia, ovvero


l’uomo e la natura, non Dio.
●​ L’uomo è concepito come unità psicofisica: concreto e naturale.
●​ La filosofia deve essere centrata sull’uomo (umanesimo naturalistico): l’uomo è ciò
che è, e ciò che mangia, in quanto essere naturale, con bisogni, desideri e
coscienza.
●​ L’ateismo, in questo contesto, diventa atto di onestà filosofica e dovere morale:
riconoscere l’uomo come soggetto reale e non come subordinato a un’illusione
divina.
●​ La religione, quindi, va compresa come alienazione dell’autocoscienza umana, e
superarla significa riportare l’uomo al centro del pensiero e della vita concreta.
KARL MARX
BIOGRAFIA

●​ Karl Marx nasce nel 1818 a Treviri, nella Germania sud-occidentale.


●​ Inizia gli studi in giurisprudenza, ma si orienta presto verso la filosofia, avvicinandosi
ai giovani hegeliani e laureandosi con una tesi di argomento materialistico.
●​ Nel 1842 diventa direttore della Rheinische Zeitung (Gazzetta Renana), dove
affronta temi sociali concreti e difende le rivendicazioni del ceto operaio.
●​ La chiusura del giornale da parte del governo prussiano lo costringe a trasferirsi a
Parigi. Qui conosce Friedrich Engels, con cui instaura una collaborazione
fondamentale: insieme sviluppano il materialismo storico e scrivono opere come ‘’La
Sacra Famiglia".
●​ In questo periodo Marx redige anche i Manoscritti economico-filosofici del 1844, in
cui elabora il concetto di alienazione.
●​ Dopo un periodo a Bruxelles, i due pubblicano il ‘’Manifesto del Partito Comunista’’
(1848), che afferma il ruolo rivoluzionario del proletariato.
●​ Falliti i moti del 1848, Marx rientra brevemente in Germania ma si stabilisce poi
definitivamente a Londra, dove vive in difficoltà economiche, sostenuto da Engels.
●​ Nel 1864 contribuisce alla fondazione della International Workingmen's Association
(Prima Internazionale).
●​ Nel 1867 pubblica il primo volume de Il Capitale, analisi critica del sistema
capitalistico e del meccanismo del plusvalore.
●​ Muore a Londra nel 1883, lasciando un’eredità destinata a influenzare
profondamente il pensiero politico ed economico moderno.

CARATTERI DEL PENSIERO

●​ Il pensiero di Marx abbraccia filosofia, economia, politica e sociologia, con l’obiettivo


di offrire un’analisi globale della società e della storia, in particolare del mondo
borghese e capitalista.
●​ Centrale è il legame tra teoria e prassi: l’uomo non deve limitarsi a interpretare il
mondo, ma deve trasformarlo, rendendo la realtà razionale.
●​ Le radici del suo pensiero derivano da:
-​ Hegel con l’idealismo
-​ Feuerbach con il materialismo antropologico
-​ Rousseau con il pensiero socialista
-​ Economia politica, unendo critica teorica e progetto di riforma della società su
principi di uguaglianza.
●​ Marx accomuna socialismo e comunismo come strumenti di emancipazione umana.

CRITICA A HEGEL E AL MISTICISMO LOGICO

●​ Marx sviluppa un rapporto critico con Hegel.


●​ Pur riconoscendo il valore del procedimento dialettico (tesi–antitesi–sintesi), contesta
il cosiddetto misticismo logico hegeliano, secondo cui le istituzioni politiche e sociali
sono semplici manifestazioni dello Spirito.
●​ Marx osserva che Hegel capovolge il rapporto tra concreto e astratto: nella realtà, le
istituzioni nascono dai rapporti materiali e sociali, non da uno Spirito trascendente.
●​ La sintesi hegeliana è spesso troppo conciliante; Marx sostiene che bisognerebbe
dare maggiore importanza alle contraddizioni reali e conflittuali della società.

CRITICA ALLA CIVILTA’ E AL LIBERALISMO

●​ Marx critica il liberalismo e la civiltà borghese: secondo lui, lo Stato, pur essendo
teoricamente garante del bene collettivo, serve in realtà gli interessi delle classi più
ricche.
●​ La società civile è dominata da interessi individuali e conflitti, mentre lo Stato, invece
di correggere queste disuguaglianze, ne diventa strumento.
●​ La rivoluzione francese, pur proclamando diritti di proprietà e libertà individuale,
evidenzia ai suoi occhi i limiti del liberalismo, incapace di considerare la collettività e
di eliminare le disuguaglianze sociali.

IDEALE DI SOCIETA’ E COMUNISMO

●​ L’ideale marxiano è una democrazia totale, in cui l’individuo può realizzarsi


pienamente solo all’interno della società.
●​ Per raggiungere questo obiettivo è necessario eliminare le disuguaglianze reali, in
particolare attraverso la scomparsa della proprietà privata e l’emancipazione del
proletariato, classe sociale priva di mezzi di produzione e alienata.
●​ Il comunismo rappresenta la realizzazione dell’essenza sociale dell’uomo,
liberandolo dall’oppressione economica e politica.

CONFRONTO CON FEUERBACH

●​ Il confronto tra Karl Marx e Ludwig Feuerbach parte dal ruolo della religione.
●​ Feuerbach sostiene che Dio non esiste come realtà autonoma, ma è una proiezione
delle qualità umane: l’uomo attribuisce a Dio le proprie perfezioni e poi si sottomette
a questa immagine.
●​ La religione è quindi una forma di alienazione.
●​ Marx riconosce l’importanza di questa analisi, ma ne individua i limiti: Feuerbach si
ferma a una critica teorica e non considera le condizioni materiali e sociali che
spingono gli uomini verso la religione.
●​ Per Marx, infatti, la religione è una risposta alla sofferenza reale: nasce
dall’ingiustizia, dalla povertà e dall’oppressione.
●​ È “il sospiro della creatura oppressa”, un conforto in un mondo difficile.
●​ La nuova prospettiva di Marx consiste nello spostare l’attenzione dalle idee alla
realtà economica e sociale: non basta criticare la religione, bisogna trasformare le
condizioni che la rendono necessaria.
●​ Per questo occorre andare oltre la critica della religione e intervenire sulla struttura
della società.
●​ In conclusione, per Marx il vero obiettivo non è solo smascherare l’illusione religiosa,
ma eliminare le cause della sofferenza attraverso il bisogno di una nuova società, più
giusta e senza sfruttamento, in cui l’uomo non abbia più bisogno di consolazioni
illusorie.
ALIENAZIONE E CRITICA ALL’ECONOMIA BORGHESE

●​ Nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, Marx critica l’economia borghese, che
considera un’espressione limitata e storicamente contingente della società
capitalistica.
●​ La borghesia non riconosce le contraddizioni interne al capitalismo: il capitale nasce
dal lavoro salariato del proletariato, e il profitto della classe dominante deriva dallo
sfruttamento del lavoro altrui.
●​ Marx riprende da Feuerbach il concetto di alienazione, ma lo trasforma: se per
Feuerbach l’alienazione è un problema della coscienza, per Marx è oggettivo e
socio-economico. L’alienazione consiste in:
1.​ Alienazione del lavoratore rispetto al prodotto del proprio lavoro:
-​ l’operaio produce un oggetto, ma quell’oggetto non gli appartiene: diventa
proprietà del capitalista.
-​ più il lavoratore produce, più arricchisce qualcun altro.
-​ Il prodotto del suo lavoro gli si presenta quindi come qualcosa di estraneo e
persino ostile.
2.​ Alienazione rispetto all’attività lavorativa stessa:
-​ il lavoro non è un’attività libera e creativa, ma è imposto dalla necessità di
guadagnare un salario.
-​ il lavoratore non lavora per realizzarsi, ma per sopravvivere.
-​ Il lavoro diventa quindi qualcosa di forzato, meccanico e ripetitivo, non
un’espressione della propria personalità.
3.​ Alienazione rispetto alla propria essenza umana, alla realizzazione personale.
-​ secondo Marx l’essenza dell’uomo consiste nella capacità di creare
liberamente e consapevolmente.
-​ se il lavoro è solo fatica imposta, l’uomo non può esprimere la propria natura.
Si sente pienamente sé stesso solo fuori dal lavoro, mentre nel lavoro si
sente “svuotato”.
4.​ Alienazione rispetto al prossimo, perché i rapporti sociali sono mediati dalla proprietà
e dal denaro:
-​ nel sistema capitalistico i rapporti tra persone sono mediati dalla proprietà
privata e dal denaro.
-​ gli individui non si vedono come collaboratori, ma come concorrenti o
strumenti.
-​ anche le relazioni umane diventano fredde e basate sull’interesse economico.

IL MATERIALISMO STORICO E LA CRITICA ALLE IDEOLOGIE

●​ Karl Marx si colloca tra Friedrich Hegel e Ludwig Feuerbach, perché riprende
elementi da entrambi ma li supera in modo originale.
●​ Da Hegel accetta l’idea che la realtà sia storica e in continuo cambiamento, però
rifiuta il suo idealismo, cioè l’idea che siano le idee a determinare la storia.
●​ Da Feuerbach riprende il materialismo, quindi l’attenzione alla realtà concreta e
sensibile, ma lo critica perché resta troppo teorico e non considera abbastanza
l’attività pratica e sociale degli uomini.
●​ Proprio per questo Marx critica anche l’errore della storiografia tradizionale, che
spiega la storia attraverso le idee, la religione o le decisioni dei grandi personaggi.
●​ Secondo lui, invece, la vera base della storia è l’organizzazione del lavoro, cioè il
modo in cui gli uomini producono i beni necessari per vivere.
●​ Questo modo di produzione costituisce la base materiale della società e influenza
tutte le altre dimensioni, come la politica, il diritto e la cultura.
●​ Da qui deriva un’altra idea fondamentale: non è la coscienza a determinare la vita,
ma è la vita materiale a determinare la coscienza.
●​ Le idee, i valori e le credenze non nascono nel vuoto, ma dalle condizioni concrete in
cui le persone vivono e lavorano.
●​ Da qui nasce il conflitto tra classi sociali con interessi opposti.
●​ Nella società moderna la classe dominante è la borghesia capitalista, mentre la
classe sfruttata è il proletariato.
●​ Marx afferma che “la borghesia capitalista ha creato da sé il suo nemico” perché,
sviluppando l’industria e concentrando i lavoratori nelle fabbriche, ha formato una
classe numerosa, unita dalle stesse condizioni di lavoro e dagli stessi interessi.
●​ Così il sistema capitalistico, fondato sullo sfruttamento, genera al suo interno la forza
che può metterlo in discussione.
●​ Il conflitto tra borghesia e proletariato diventa quindi il motore del cambiamento
storico: secondo Marx, proprio questa lotta può portare a una trasformazione radicale
della società e al superamento del capitalismo.

L’ANALISI DEL CAPITALISMO

●​ Nell’analisi della società capitalistica, Karl Marx parte dallo studio de ‘’Il Capitale’’,
dove spiega che la base del sistema è la merce.
●​ Ogni merce possiede:
1.​ un valore d’uso, cioè la sua utilità concreta
2.​ un valore di scambio, cioè il valore che assume nel mercato quando viene
scambiata con altre merci. Il valore di scambio dipende soprattutto dal lavoro
umano necessario per produrla: il fattore lavoro è quindi l’origine del valore.
●​ Nel capitalismo, però, le merci sembrano avere valore in sé, come se fosse una loro
qualità naturale: questo è il feticismo delle merci, che nasconde i rapporti reali tra le
persone e li trasforma in rapporti tra cose.
●​ Con l’evoluzione del sistema degli scambi, il denaro diventa capitale quando viene
investito per ottenere altro denaro, con l’obiettivo della massimizzazione del profitto.
●​ Il profitto nasce dal plusvalore, cioè dalla differenza tra il valore prodotto dal
lavoratore e il salario che riceve: il lavoratore produce più valore di quanto venga
pagato, e questa parte in più viene appropriata dal capitalista.
●​ Il capitale si divide in capitale costante (macchinari e materie prime) e capitale
variabile (forza lavoro), ma solo il lavoro vivo genera nuovo valore.

LA SOCIETA’ COMUNISTA

●​ Il capitalismo nasce con la separazione dei lavoratori dai mezzi di produzione e si


sviluppa rapidamente, ma porta con sé profonde contraddizioni:
-​ concentra la ricchezza in poche mani
-​ impoverisce molti
-​ genera crisi economiche ricorrenti.
●​ Alla base ci sono le ingiustizie di un sistema fondato sullo sfruttamento e sulla
continua ricerca del massimo profitto.
●​ Proprio queste contraddizioni, secondo Marx, rendono inevitabile la rivoluzione
proletaria, attraverso cui la classe lavoratrice rovescia il dominio della borghesia.
●​ Dopo la rivoluzione si apre una fase di dittatura del proletariato, che non è una
dittatura personale, ma il potere politico esercitato dalla maggioranza lavoratrice per
smantellare le strutture economiche e sociali del capitalismo.
●​ In questa fase di transizione, con l’obiettivo di eliminare le condizioni che generano
sfruttamento, vengono aboliti:
-​ la proprietà privata dei mezzi di produzione
-​ i privilegi della vecchia classe dominante
●​ Il traguardo finale è la società comunista, una società senza classi sociali e senza
Stato inteso come strumento di dominio.
●​ I mezzi di produzione diventano collettivi e il lavoro non è più un mezzo di
sfruttamento ma un’attività libera e cooperativa.
●​ In una prima fase vale il principio “a ciascuno secondo il suo lavoro”; nella fase più
avanzata si realizza invece il principio “da ciascuno secondo le proprie capacità, a
ciascuno secondo i propri bisogni”.
●​ In questo modo si raggiunge un’autentica uguaglianza, non solo formale ma reale,
fondata sulla fine dello sfruttamento e sulla collaborazione tra individui liberi e
associati.
AUGUSTE COMTE

IL POSITIVISMO

●​ Il positivismo nasce nel clima politico e culturale successivo alla Rivoluzione francese
e alle guerre napoleoniche (1789-1815), che distruggono l’Ancien Régime senza
però creare subito un nuovo ordine stabile.
●​ In Europa, e anche in Italia con le repubbliche giacobine, si diffonde l’idea che i
vecchi regimi assolutistici non possano più tornare pienamente, mentre la borghesia
continua a lottare per istituzioni più liberali.
●​ In questo contesto alcuni pensatori socialisti ritengono che il problema sia il mancato
trasferimento del potere al popolo; altri, invece, sostengono che la soluzione non stia
nel governo delle masse, ma nella formazione scientifica di chi governa.
●​ Su questa linea si colloca il filosofo francese Auguste Comte, considerato il padre del
positivismo: egli sostiene che la società possa essere riformata e resa più giusta solo
se la politica si fonda su basi scientifiche.
●​ Come le scienze naturali utilizzano il metodo sperimentale per comprendere i
fenomeni fisici e biologici, così anche la società deve essere studiata con un metodo
rigoroso: nasce così l’idea di una nuova scienza, la sociologia
●​ Nella seconda metà dell’Ottocento le idee di Comte si diffondono in Europa e danno
vita al positivismo, un movimento che esalta il sapere “positivo”, cioè fondato su fatti
verificabili.
●​ Il positivismo rifiuta le spiegazioni teologiche e metafisiche e ripone grande fiducia
nella scienza come strumento di progresso e di miglioramento sociale.
●​ Per questo si presenta come erede dell’Illuminismo, con la sua fiducia nella ragione e
nel progresso, ma si pone anche in netta opposizione all’idealismo ottocentesco, che
interpreta la realtà come manifestazione dello spirito.

VITA DI COMTE

●​ Auguste Comte nasce a Montpellier nel 1798 in una famiglia borghese


filomonarchica.
●​ Studia all'Ecole Polytechnique di Parigi, dove matura idee atee e repubblicane, ma
nel 1816 viene espulso.
●​ Nel 1817 diventa segretario di Claude-Henri de Saint-Simon, che propone una
riorganizzazione scientifica della società guidata da una classe industriale
competente: da questa collaborazione nasce in Comte l’idea che la politica debba
fondarsi su basi scientifiche.
●​ Dopo la rottura con Saint-Simon attraversa anni difficili, ma tra il 1830 e il 1842
pubblica ‘’il Corso di filosofia positiva’’, opera in cui elabora il positivismo e fonda la
sociologia come nuova scienza della società.
●​ Secondo Comte, per superare la crisi del suo tempo, diviso tra forze reazionarie e
spinte rivoluzionarie, occorre conciliare ordine e progresso attraverso una razionale
organizzazione scientifica della vita sociale.
●​ Negli ultimi anni il suo pensiero assume toni mistico-umanitari: alla fede religiosa
sostituisce una “religione dell’umanità” fondata sulla scienza.
●​ Muore a Parigi nel 1857, lasciando un sistema filosofico che esercita grande
influenza sulla cultura europea dell’Ottocento.

LA LEGGE DEI TRE STADI

●​ Al centro del pensiero di Auguste Comte c’è la legge dei tre stadi, secondo cui
l’umanità, e con essa ogni forma di conoscenza, attraversa tre fasi successive di
sviluppo:
1.​ stadio teologico
2.​ stadio metafisico
3.​ stadio positivo.
●​ Nel primo stadio, teologico o fittizio, l’uomo spiega i fenomeni ricorrendo
all’immaginazione e a entità soprannaturali. Gli eventi naturali e storici vengono
attribuiti all’azione di dèi, spiriti o forze divine: la realtà è interpretata come effetto
diretto di volontà superiori.
●​ Nel secondo stadio, metafisico o astratto, le spiegazioni non si basano più sugli dèi,
ma su concetti e sostanze astratte, come “forze”, “essenze” o “nature”. Qui domina
una ragione speculativa che cerca cause profonde e principi ultimi, ma resta ancora
lontana dall’osservazione concreta e dal metodo scientifico.
●​ Nel terzo stadio, positivo o scientifico, l’uomo rinuncia a cercare cause assolute e si
concentra sull’osservazione dei fatti e sulla scoperta di leggi generali che regolano i
fenomeni. La ragione diventa scientifica: non si domanda più “perché ultimo” delle
cose, ma “come” funzionano, individuando relazioni costanti e verificabili. Questo
stadio rappresenta, per Comte, il punto più maturo dello sviluppo umano e il
fondamento di una società organizzata in modo razionale.

LA CLASSIFICAZIONE DELLE SCIENZE

●​ Nel ‘’Corso di filosofia positiva", Auguste Comte costruisce una vera e propria
enciclopedia delle scienze, cioè una classificazione delle discipline basata sul criterio
della complessità del loro oggetto di studio.
●​ Secondo Comte, tutte le scienze attraversano i tre stadi (teologico, metafisico e
positivo), ma non nello stesso momento: quelle che studiano fenomeni più semplici
diventano scientifiche prima, mentre quelle che hanno oggetti più complessi
impiegano più tempo.
●​ L’ordine di sviluppo:
1.​ parte dall’astronomia, che studia i fenomeni più semplici e generali;
2.​ seguono fisica e chimica, che si occupano della materia inanimata;
3.​ poi la biologia (o fisiologia), che analizza gli organismi viventi;
4.​ infine la sociologia, detta da Comte “fisica sociale”, che studia la realtà più
complessa di tutte, cioè la società umana.
●​ Questo criterio non è solo storico e logico, ma anche pedagogico: per comprendere
le scienze più complesse bisogna prima conoscere quelle più semplici.
●​ Nella classificazione, però, non compaiono la matematica e la psicologia: la
matematica perché è il fondamento di tutte le scienze e quindi è presente in ciascuna
di esse; la psicologia perché, secondo Comte, non può diventare una vera scienza,
dato che lo spirito umano non è osservabile direttamente con metodo sperimentale.
●​ La filosofia, infine, non è per Comte una scienza particolare, ma ha il compito di
coordinare e confrontare le diverse scienze, cogliendone relazioni e sviluppo storico.
●​ A differenza di Hegel, però, Comte non attribuisce alla filosofia il compito di spiegare
l’essenza della realtà: essa deve limitarsi a descrivere l’evoluzione del pensiero
umano, mentre il ruolo centrale nella comprensione del mondo moderno spetta alla
sociologia.

LA SOCIOLOGIA

La funzione e le caratteristiche

●​ Nel sistema di Auguste Comte la sociologia, chiamata “fisica sociale”, è la scienza


più importante, perché ha il compito di riorganizzare la società su basi scientifiche
prima ancora della politica.
●​ Solo studiando in modo rigoroso i fatti sociali,cioè i fenomeni che riguardano le
relazioni tra gli uomini,essa può garantire insieme ordine e progresso.
●​ La sociologia si divide in:
-​ statica sociale = analizza la struttura e le istituzioni della società
-​ dinamica sociale = studia le leggi del suo sviluppo storico per prevederne
l’evoluzione.

La legge dei tre stadi

●​ Anche l’evoluzione sociale segue la legge dei tre stadi, che per Comte vale
contemporaneamente per:
1.​ l’individuo
2.​ il sapere
3.​ l’organizzazione della società.
●​ Per quanto riguarda lo sviluppo dell’individuo, l’essere umano attraversa tre fasi:
1.​ nell’infanzia prevale l’immaginazione, che porta a spiegare la realtà in modo
fantastico (stadio teologico);
2.​ nell’adolescenza domina il ragionamento astratto e speculativo, che
sostituisce i miti con concetti generali (stadio metafisico);
3.​ nella maturità si afferma invece il pensiero scientifico, fondato
sull’osservazione e sulla ricerca di leggi (stadio positivo).
●​ Lo stesso schema si applica allo sviluppo del sapere:
1.​ nelle epoche antiche e medievali prevale il pensiero teologico;
2.​ nell’età moderna si impone una fase critica e metafisica, che dissolve le
vecchie certezze ma non offre ancora un ordine stabile;
3.​ nell’età contemporanea, il sapere diventa positivo e scientifico, fondato sui
fatti e sulle leggi generali.
●​ Infine, anche l’organizzazione sociale e politica segue questo percorso:
1.​ nelle società antiche il potere politico coincide con quello religioso (teocrazie);
2.​ nel periodo moderno si assiste alla crisi di quell’unità e alla separazione tra
potere spirituale e temporale, con conflitti e instabilità;
3.​ nell’epoca positiva dovrebbe realizzarsi un nuovo ordine razionale, guidato da
scienziati e industriali, capace di unire stabilità e progresso e di garantire il
benessere collettivo.
UNA RELIGIONE DELL’UMANITA’

●​ Negli ultimi anni Auguste Comte sostiene che la riforma della società non debba
avvenire tramite rivoluzioni politiche, ma attraverso una rivoluzione morale e
culturale.
●​ Il cambiamento nasce da un nuovo “sentimento sociale”, cioè dalla capacità degli
individui di superare l’egoismo e di vivere secondo solidarietà e amore per il
prossimo.
●​ Solo diffondendo questo atteggiamento, prima tra gli intellettuali e poi in tutta la
società, si possono superare i conflitti sociali e realizzare un ordine fondato su ordine
e progresso.
●​ Per favorire questa trasformazione, Comte propone una vera e propria religione
dell’umanità: poiché la scienza rende ormai inaccettabile l’idea di un Dio
trascendente, al suo posto deve essere venerata l’Umanità stessa, intesa come
“Grande Essere”, cioè l’insieme di tutti gli uomini passati, presenti e futuri.
●​ Questa nuova religione laica prevede anche riti, un calendario e una sorta di chiesa
positivista, con lo scopo di rafforzare la coesione sociale e integrare l’individuo nella
comunità, così da garantire il benessere collettivo.
F. W. NIETZSCHE

VITA E OPERE

●​ Friedrich Nietzsche nasce nel 1844 a Röcken, in una famiglia luterana; rimasto
presto orfano di padre, cresce a Naumburg e studia nel prestigioso collegio di Pforta.
●​ Inizia gli studi universitari in teologia a Bonn, ma li abbandona per dedicarsi alla
filologia classica, disciplina in cui si distingue sotto la guida di Friedrich Ritschl,
ottenendo nel 1869, a soli ventiquattro anni, la cattedra all’Università di Basilea.
●​ Decisivi per la sua formazione sono l’incontro con la filosofia di Arthur Schopenhauer,
che lo influenza profondamente, e l’amicizia con il compositore Richard Wagner.
●​ Nel 1872 pubblica ‘’La nascita della tragedia’’, opera innovativa ma duramente
criticata dagli ambienti accademici.
●​ A causa dei problemi di salute e del crescente distacco dall’università, nel 1879
lascia definitivamente l’insegnamento.
●​ Negli anni successivi conduce una vita errabonda tra Svizzera, Italia e Francia,
scrivendo le sue opere principali, tra cui ‘’Umano, troppo umano", "La gaia scienza’’ e
‘’Così parlò Zarathustra’’.
●​ Nel 1889, a Torino, è colpito da un grave crollo psichico che segna la fine della sua
attività.
●​ Trascorre gli ultimi anni in stato di infermità mentale, assistito dalla madre e poi dalla
sorella, fino alla morte nel 1900, quando la sua fama inizia a diffondersi in tutta
Europa.

LE FASI DEL PENSIERO

Periodo giovanile (1872-1876)

●​ Comprende opere come ‘’La nascita della tragedia’’, ‘’Le quattro considerazioni
inattuali’’ e alcuni scritti inediti.
●​ Nietzsche unisce l’indagine filologica alla riflessione sulla decadenza della società
occidentale, tema centrale del suo pensiero.

Fase illuministica o filosofia del mattino (1878-1882)

●​ Con ‘’Umano, troppo umano", ‘’Aurora’’ e "La gaia scienza", lo stile diventa aforistico.
●​ L’obiettivo principale è criticare la metafisica e la morale tradizionale, in particolare
quella giudaico-cristiana, smascherando le illusioni che sostengono il pensiero e la
società.

Fase matura o filosofia del meriggio (1883-1885)

●​ Si concentra su ‘’Così parlò Zarathustra’’ e i frammenti postumi.


●​ Qui emergono le idee più originali di Nietzsche: l’eterno ritorno, il superuomo e la
volontà di potenza, sviluppate con uno stile ricco di immagini e simboli.

Ultimi anni o filosofia del tramonto (1886-1889


●​ Nietzsche progetta un’opera sulla volontà di potenza, ma pubblica invece ‘’Al di là del
bene e del male’’, ‘’Genealogia della morale’’, ‘’Il crepuscolo degli idoli’’, ‘’Il caso
Wagner’’, ‘’L’Anticristo’’, ‘’Ecce Homo’’ e ‘’Nietzsche contra Wagner.’’
●​ La critica della morale e della religione cristiana si fa più intensa e polemica.
●​ Tutte le opere saranno successivamente raccolte dalla sorella Elisabeth nell’Archivio
Nietzsche.

IL PERIODO GIOVANILE

Il dionisiaco e l’apollineo

●​ Nel periodo giovanile del pensiero di Friedrich Nietzsche emerge con forza la
denuncia della decadenza dell’Occidente.
●​ Nei suoi primi scritti, come ‘’La nascita della tragedia’’, egli sostiene che la civiltà
occidentale si trovi in uno stato di profondo declino: l’uomo si è allontanato dalla
propria natura più autentica, la cultura si è impoverita e la creatività si è paralizzata.
●​ Questa decadenza riguarda tutta l’Europa, ma secondo Nietzsche è particolarmente
evidente nella Germania del suo tempo, che dopo la vittoria nella guerra
franco-prussiana si illude di essere culturalmente superiore senza accorgersi della
propria crisi.
●​ Nietzsche si presenta così come un pensatore controcorrente, destinato a dire verità
scomode e a non essere compreso.
●​ Nel saggio ‘’La nascita della tragedia’’ (1872), scritto mentre insegna a Basilea,
Nietzsche critica l’immagine tradizionale della Grecia come civiltà dell’equilibrio e
della misura.
●​ Secondo lui questa visione è incompleta, perché trascura un elemento fondamentale:
accanto allo spirito apollineo, legato alla forma, alla misura e alla razionalità, esiste lo
spirito dionisiaco, legato all’istinto, all’ebbrezza, alla vitalità e al caos:
-​ Il dionisiaco, ispirato al culto di Dioniso, rappresenta la forza irrazionale e
vitale della natura;
-​ l’apollineo, legato ad Apollo, rappresenta invece l’ordine, la forma, la
razionalizzazione dell’esperienza.
●​ Anche nell’arte questi due impulsi si manifestano: il dionisiaco soprattutto nella
musica e nel canto corale, l’apollineo nelle arti figurative e nella narrazione ordinata.
●​ La tragedia greca nasce, secondo Nietzsche, dall’unione armonica di questi due
impulsi.
●​ Nelle opere di Eschilo e Sofocle il coro (elemento dionisiaco) e il dialogo razionale
dei personaggi (elemento apollineo) convivono in equilibrio, dando senso al dolore e
al caos della vita.
●​ Tuttavia con Euripide, influenzato dal razionalismo di Socrate, l’elemento apollineo
prende il sopravvento: il coro perde importanza, la spiegazione razionale domina la
scena e la tragedia perde la sua forza originaria.
●​ Per Nietzsche questo è il “suicidio” della tragedia e l’inizio della decadenza culturale
dell’Occidente
●​ Da Socrate in poi, secondo Nietzsche, la cultura occidentale ha esaltato
eccessivamente la ragione, cercando di negare o nascondere la dimensione tragica
e irrazionale dell’esistenza.
●​ Questo processo continua con Platone, con il cristianesimo, con l’Illuminismo e con
la fiducia moderna nel progresso.
●​ Tuttavia la consapevolezza di questa decadenza può aprire la via a un riscatto:
occorre recuperare lo spirito dionisiaco, cioè la forza vitale e creativa rimossa.
●​ Nietzsche vede nella cultura tedesca, in particolare nella filosofia di Kant e
Schopenhauer e soprattutto nella musica di Wagner, la possibilità di una rinascita
capace di ricreare quell’equilibrio originario tra impulso dionisiaco e apollineo che
aveva reso grande la civiltà greca.

La malattia storica

●​ Nelle ‘’Considerazioni inattuali’’, e in particolare in "Sull’utilità e il danno della storia


per la vita", Friedrich Nietzsche approfondisce la sua critica alla decadenza
dell’Occidente individuandone una causa nello storicismo dell’Ottocento.
●​ L’eccesso di conoscenza storica, secondo lui, rende gli uomini passivi, incapaci di
creare e di agire: la civiltà diventa un “museo” del passato.
●​ Per reagire a questa “malattia storica” occorre saper dimenticare, cioè usare la storia
solo nella misura in cui serve alla vita.
●​ Nietzsche distingue tre atteggiamenti fondamentali verso la storia:
1.​ La storia monumentale:
-​ guarda ai grandi uomini e alle grandi imprese del passato, come
Alessandro Magno o Napoleone Bonaparte, per offrire modelli di
grandezza a chi vuole agire nel presente;
-​ è utile perché ispira e incoraggia, ma diventa dannosa se porta a
imitare il passato in modo sterile, credendo impossibile superarlo.
2.​ La storia antiquaria:
-​ è l’atteggiamento di chi conserva con amore le tradizioni, le radici e il
patrimonio culturale;
-​ rafforza l’identità e il senso di appartenenza, ma se è eccessiva
trasforma il passato in oggetto di venerazione immobile, impedendo
ogni rinnovamento.
3.​ La storia critica:
-​ mette il passato “sotto processo” = lo analizza, lo giudica e, se
necessario, lo condanna, per liberarsene e costruire qualcosa di
nuovo;
-​ è fondamentale per il progresso, ma se diventa assoluta può generare
distruzione e scetticismo, fino a negare ogni valore alla storia stessa.
●​ Per Nietzsche nessuno di questi atteggiamenti è sbagliato in sé: il problema nasce
quando uno solo prevale sugli altri. Il corretto rapporto con la storia consiste nel
saperli dosare con equilibrio, mettendo sempre il sapere storico al servizio della vita
e della capacità creativa dell’uomo.
LA FILOSOFIA DEL MATTINO

L’illuminismo di Nietzsche

●​ La “filosofia del mattino” è la seconda fase del pensiero di Friedrich Nietzsche e


comprende le opere tra "Umano, troppo umano" (1878-79) e "La gaia scienza"
(1882).
●​ È detta illuministica perché, come gli illuministi, Nietzsche vuole smascherare
superstizioni e pregiudizi nascosti nella cultura occidentale, soprattutto nella morale e
nella metafisica.
●​ Ogni sistema di valori, secondo lui, nasce da una certa visione del mondo e da
interessi umani concreti.
●​ In questo periodo cambia anche lo stile: Nietzsche abbandona il trattato sistematico
e adotta l’aforisma, forma breve e incisiva.
●​ La filosofia diventa antisistematica: non pretende più di spiegare la realtà in modo
definitivo, ma offre spunti di riflessione e interpretazioni.
●​ Nietzsche si distacca inoltre da Arthur Schopenhauer e da Richard Wagner,
abbandonando l’idea che l’arte possa rigenerare la società.
●​ Al centro ora c’è una nuova fiducia nel metodo scientifico, inteso però come
atteggiamento critico e antidogmatico, non come ricerca di verità assolute.
●​ Nasce così il prospettivismo: non esistono fatti oggettivi, ma solo interpretazioni, ogni
verità è legata a un punto di vista storico e a determinati interessi.
●​ Per questo Nietzsche utilizza il metodo storico-genealogico, che ricostruisce l’origine
dei valori per mostrarne il carattere non universale.
●​ Questa fase è quindi un’opera di critica e smascheramento delle false certezze della
tradizione occidentale.

La critica della morale

●​ Nella fase matura del suo pensiero, Friedrich Nietzsche applica il metodo
storico-genealogico alla morale cristiana per mostrarne l’origine umana.
●​ I valori non sono eterni né voluti da Dio: cambiano nel tempo e dipendono dal
contesto storico e dai rapporti di forza.
●​ Bene e male, quindi, non sono assoluti ma interpretazioni nate in determinate
condizioni sociali.
●​ Nella "Genealogia della morale" (1887) Nietzsche distingue due fasi: la morale dei
signori e la morale degli schiavi.
●​ In origine esisteva la morale dei signori, propria delle aristocrazie guerriere:
-​ era “buono” ciò che esprimeva forza, coraggio, potenza;
-​ era “cattivo” ciò che era debole e inferiore.
●​ In seguito si afferma la morale degli schiavi, nata dal risentimento dei deboli e della
casta sacerdotale:
-​ i valori vengono rovesciati, e diventano “buoni” l’umiltà, l’obbedienza e la
rinuncia
-​ la forza e l’orgoglio sono condannati come “male”.
●​ Il cristianesimo rappresenta per Nietzsche il compimento di questo rovesciamento:
una morale che reprime gli istinti vitali e favorisce la debolezza, contribuendo alla
decadenza dell’Occidente.
●​ Da qui deriva la sua prospettiva relativistica: non esistono valori morali assoluti, ma
solo creazioni storiche dell’uomo.

La morte di Dio

●​ Nella fase illuministica e matura del suo pensiero, Friedrich Nietzsche estende la
critica non solo alla morale, ma anche alla metafisica occidentale.
●​ Se ogni sistema di valori nasce da interessi umani, lo stesso vale per le teorie
metafisiche.
●​ In "La gaia scienza" (1882) egli sostiene che anche la ricerca della verità non è
disinteressata: nasce dal bisogno umano di trovare un fondamento stabile che dia
senso alla vita.
●​ Da Platone al cristianesimo, l’Occidente ha collocato questo fondamento in una
realtà trascendente. Per Nietzsche, però, si tratta di un’illusione: un modo per
rendere sopportabile il dolore e la precarietà dell’esistenza.
●​ Il superamento di questa illusione è espresso nell’aforisma 125 della Gaia scienza,
dove compare la figura dell’uomo folle che annuncia: “Dio è morto”.
●​ La morte di Dio non significa un evento religioso, ma il crollo di tutti i valori e delle
certezze della tradizione platonico-cristiana: non esiste un fondamento ultimo della
realtà.
●​ Tuttavia l’umanità non è ancora pronta ad accettarlo: per questo il folle viene deriso e
non compreso.
●​ Da questa situazione nasce il nichilismo, cioè la consapevolezza che mancano un
fine ultimo e valori assoluti.
●​ Nietzsche distingue però due forme:
1.​ il nichilismo passivo, fatto di rassegnazione e disperazione davanti alla
perdita di senso
2.​ il nichilismo attivo, proprio dello “spirito libero”, che accetta la morte di Dio e
trasforma questa crisi in occasione di libertà.
●​ Lo spirito libero vive come un viandante: senza certezze definitive, ma capace di
gioire del cambiamento e della precarietà.
●​ Questa “gaia scienza” è la conoscenza lucida e insieme affermativa di un mondo
senza fondamenti assoluti, e prepara la nascita di un nuovo tipo umano che
Nietzsche delineerà nelle opere successive.

LA FILOSOFIA DEL MERIGGIO

Zarathustra

●​ Nella fase matura del suo pensiero, detta filosofia del meriggio, Friedrich Nietzsche
sviluppa pienamente le idee annunciate nelle opere precedenti.
●​ Il testo centrale è ‘’Così parlò Zarathustra’’, scritto tra il 1883 e il 1885.
●​ Qui lo stile cambia: resta aforistico, ma assume il tono solenne e simbolico dei testi
sacri, in particolare dei Vangeli.
●​ Nietzsche affida il suo messaggio alla figura profetica di Zarathustra, che insegna
attraverso parabole, visioni e immagini.

Le tre metamorfosi dello spirito

●​ Zarathustra descrive il cammino dello spirito umano in tre trasformazioni:


1.​ Cammello: simbolo dell’uomo che sopporta il peso della tradizione e dei valori
imposti (“tu devi”).
2.​ Leone: rappresenta la ribellione e la libertà; distrugge i vecchi valori e afferma
“io voglio”, ma non sa ancora crearne di nuovi.
3.​ Fanciullo: simbolo di innocenza e creatività; è lo stadio in cui diventa possibile
dare origine a nuovi valori.
●​ Questa parabola allude alla crisi della civiltà occidentale: con la secolarizzazione
crollano i vecchi fondamenti e compare l’“ultimo uomo”, figura dell’uomo moderno,
mediocre e appagato, incapace di slancio creativo.

Il superuomo o l’oltreuomo

●​ Il superamento dell’ultimo uomo avviene con l’Übermensch (tradotto “superuomo” o


meglio “oltreuomo”).
●​ Non è un eroe potenziato, ma un essere umano nuovo, capace di andare oltre la
morale tradizionale cristiana.
●​ Vive “al di là del bene e del male”, non perché rifiuti ogni criterio, ma perché non
dipende più da valori imposti dall’esterno.
●​ L’oltreuomo è un affermatore della vita:
-​ dice sì all’esistenza in tutti i suoi aspetti, anche tragici
-​ accetta la morte di Dio
-​ resta fedele alla terra, senza rifugiarsi in illusioni trascendenti.
●​ Non sostituisce un sistema di valori con un altro assoluto: la sua forza sta nel vivere
senza fondamenti ultimi, trasformando la libertà nata dalla crisi in creazione e gioia.

L’eterno ritorno dell’uguale

●​ La dottrina dell’eterno ritorno dell’uguale rappresenta il nucleo più profondo della


riflessione di Friedrich Nietzsche ed è strettamente legata alla figura del superuomo.
●​ L’idea nasce nel 1881,Nietzsche immagina che ogni istante della nostra vita sia
destinato a ripetersi identico infinite volte: ogni gioia, ogni dolore, ogni pensiero
ritorneranno eternamente nella stessa identica successione.
●​ Con questa immagine egli propone una concezione ciclica del tempo, opposta a
quella lineare cristiana che vede la storia orientata verso un fine ultimo.
●​ Se tutto ritorna, allora il mondo non ha uno scopo, né un fondamento metafisico, né
una meta finale: è un eterno divenire senza direzione.
●​ In questo modo Nietzsche nega ogni visione finalistica e ogni illusione teologica.
●​ L’eterno ritorno può essere letto sia come ipotesi cosmologica sia, più
profondamente, come prova etica: vivere sapendo che ogni attimo tornerà significa
doverlo accettare pienamente.
●​ In una concezione ciclica, infatti, ogni istante vale in sé e non in vista di un futuro o di
un aldilà.
●​ Per questo l’eterno ritorno esprime la massima affermazione della vita: solo chi sa
dire un “sì” totale all’esistenza, desiderando che essa si ripeta in eterno, incarna
davvero l’ideale dell’oltreuomo.

La volontà di potenza

●​ La volontà di potenza indica un semplice istinto di sopravvivenza, come la “volontà di


vivere” di Schopenhauer, ma una forza espansiva propria di ogni essere vivente: un
impulso all’autoaffermazione, alla crescita e al potenziamento della vita stessa.
●​ Nel superuomo la volontà di potenza si manifesta come capacità di creare valori
propri e di affermare la propria prospettiva sul mondo, soprattutto dopo la morte di
Dio.
●​ Essa si esprime anche nell’amor fati, l’amore del destino: di fronte all’eterno ritorno,
che sembra negare ogni libertà perché tutto si ripete necessariamente, l’uomo
comune prova angoscia, mentre il superuomo vuole ciò che accade e trasforma ogni
“così fu” in “così volli che fosse”.
●​ In questo modo egli afferma la vita anche nella necessità.
●​ Negli ultimi scritti Nietzsche rivaluta anche l’arte, vista non come ricerca della verità
ma come forza creatrice di forme e illusioni che potenziano la vita: proprio per questo
l’arte diventa un’espressione privilegiata della volontà di potenza.
●​ Tuttavia, in quanto impulso all’affermazione, essa può tradursi anche in volontà di
dominio: negli spiriti forti si manifesta apertamente, mentre in quelli deboli si
maschera dietro morali egualitarie.
●​ Da qui deriva l’aspetto antidemocratico del suo pensiero, che immagina una società
guidata da individui superiori capaci di creare nuovi valori.

NIETZSCHE E IL NAZISMO

●​ Il rapporto tra Friedrich Nietzsche e il nazismo è complesso e non riducibile a una


semplice identificazione.
●​ Con l’ascesa del regime hitleriano, il suo pensiero fu assunto come parte
dell’ideologia ufficiale.
●​ A lungo si è attribuita la responsabilità di questa “nazificazione” alla sorella, Elisabeth
Förster-Nietzsche, che dopo la malattia mentale del fratello fondò a Weimar l’Archivio
Nietzsche e curò la pubblicazione degli inediti, tra cui la controversa raccolta
intitolata ‘’La volontà di potenza’’, in realtà composta assemblando appunti sparsi.
●​ Pur avendo commesso errori editoriali e forzature interpretative, non ci sono prove
solide che abbia inserito consapevolmente dottrine naziste nei testi; inoltre, quando
operò, il nazismo non era ancora affermato.
●​ Va anche ricordato che i nazisti si basarono soprattutto sulle opere pubblicate in vita
da Nietzsche, come ‘’Genealogia della morale’’, e non solo sugli inediti.
●​ Nietzsche non fu nazista né antisemita in senso politico; anzi, criticò spesso
l’antisemitismo e prese le distanze dagli ambienti nazionalisti tedeschi.
●​ Tuttavia alcuni nuclei del suo pensiero (l’antidemocratismo, l’idea di una società
guidata da un’élite, la volontà di potenza interpretata come dominio, l’immagine della
“bestia bionda”) si prestarono a letture ideologiche distorte.
●​ In sintesi, la strumentalizzazione nazista non può essere attribuita solo alla sorella,
ma neppure è del tutto scollegata da aspetti ambigui e radicali della filosofia
nietzscheana, che, pur lontana dal razzismo biologico e dal totalitarismo, conteneva
elementi facilmente deformabili in senso autoritario.

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