Storia Economica
Storia Economica
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Classroom bizgvs4a
Introduzione al corso
La SE introduce tematiche economiche che poi saranno approfondite in altri corsi (solo
parzialmente è il nostro caso); rende possibile la piena comprensione del mondo economico
attuale tramite la conoscenza dell’evoluzione dei sistemi economici del passato studiare il
passato: per comprendere appieno il presente e per intuire il futuro.
Definizione di Teo
a. istituzioni, accezione diversa rispetto a quella solita, si intende come “le regole del gioco”;
c. evoluzione demografica;
Istituzioni
Non ci riferiamo a quegli enti o organi formalmente costituiti, ma all'insieme delle “regole del
gioco”, ovvero le regole che determinano le dinamiche e le interazioni del sistema
economico e della società.
Innovazioni
Da questo dipendono la forza lavoro e la produttività a domanda. Tutto ciò che viene
prodotto viene prodotto proprio per soddisfare i bisogni degli uomini che vivono in un certo
posto e in un determinato lasso di tempo. Tutto ciò ha a che fare con la presenza di uomini
che hanno dei bisogni che vanno soddisfatti.
Risorse naturali
A fronte della presenza antropica, ci deve essere la disponibilità di una serie di risorse che
consentano all’uomo di vivere. Queste risorse possono essere classificate in: alimentari,
materie prime trasformabili, fonti energetiche. Energia: aspetto fondamentale del corso.
La storia economica, come definizione parziale, analizza i fatti economici che si sono
manifestati nel corso del tempo. Con fatti economici ci si riferisce ad azioni compiute dagli
uomini per produrre o consumare beni e servizi necessari per soddisfare propri bisogni,dai
più elementare a quelli complessi. Questi bisogni possono tradursi anche in altre azioni
come l’autoproduzione, anche quello è un fatto economico, o in semplice offerta sul
mercato. Si tratta tuttavia di una definizione poco completa.
Infatti le azioni che compiamo per soddisfare i nostri bisogni raramente li compiamo da soli,
come soggetti isolati, questo perché raramente viviamo fuori da società organizzate. Il fatto
che l’uomo viva in una società, una comunità, fa sì che le azioni che compie per soddisfare i
propri bisogni le compie interagendo e cooperando con altri membri della collettività di cui fa
parte.
Nel momento in cui queste regole tendono a diventare stabili e a cristallizzarsi, quello è il
nocciolo duro del sistema economico, un’entità che nasce nel momento in cui, dato
determinano conteso, determinata presenza umana,determinate risorse naturali e
determinato stato della tecnica, dato tutto questo, nel momento in cui gli uomini hanno
regole stabili quella è la nascita di un sistema economico.
A quel punto l'oggetto della storia economica sarebbe riduttivo confinarlo ai semplici fatti
economici, che seguono un processo molto più lungo e complesso, quindi si può dire la che
SE in verità studi i sistemi economici: capisce come funzionano attraverso strumenti di
analisi storica ed economica, quali sono gli elementi fondanti di quel sistema, ne definisce le
caratteristiche e inevitabilmente una parte importante dell’oggetto della SE è percepire il
passaggio da un sistema economico all’altro. Esempio: capiamo che si avverso un sistema
capitalistico quando ci si accorge che qualcosa cambia negli elementi del sistema
economico precedente.
Rapporti sociali di produzione: intercorrono tra soggetti che detengono i fattori della
produzione e tendono, nelle varie fasi storiche, ad adattarsi alle forze produttive presenti nel
sistema economico, ai fattori di produzione e ai loro detentori.
Gli uomini interagiscono nel processo produttivo, ma per partecipare devono essere atti a
farlo, e per esserlo devono essere titolari di uno o più fattori riconducibili a tre categorie
ideali: terra, lavoro, capitale. Tutto ciò che serve per produrre possiamo in qualche modo
ricondurlo a queste categorie. Terra risorsa naturale già data; lavoro; capitale: diverse
configurazioni, e in una prima accezione per esempio potrebbe essere strumentale, quindi
strumenti per produrre, ma non è l’unica definizione; il mercante che compra i prodotti per
rivenderli: quei prodotti sono capitale mercantile; una somma di denaro: capitale potenziale
che può trasformarsi. Se uomini titolari di questi fattori interagiscono per produrre queste
interazioni saranno regolate dai rapporti sociali di produzione che non sono stabili nel tempo
ma cambiano funzione di tutti i fattori precedenti.
Produzione: elemento centrale di un sistema economico, produrre beni che entrano poi nel
processo produttivo. I produttori sono i soggetti che: entrano direttamente o indirettamente
nel processo produttivo, utilizzano o concedono ad altri l’uso dei fattori di produzione di cui
sono titolari: terra (insieme delle risorse naturali), lavoro (forza lavoro fisica o intellettuale), il
capitale (insieme dei beni strumentali).
Distribuzione: Gli uomini interagiscono per produrre e nel processo produttivo inseriscono il
fattore produttivo del quale son [Link] distribuzione riguarda il fatto che questi uomini
mettono nel processo produttivo questa produzione perché (minuto 54). L’apporto dei propri
fattori di produzione viene in cambio di una parte del risultato del processo produttivo, una
remunerazione in senso lato che può essere una parte fisica del prodotto o una
remunerazione in denaro (il salario). È la ripartizione del risultato della produzione tra i
produttori in ragione del contributo dato al processo produttivo: si basa sui rapporti di
distribuzione e genera la formazione del reddito dei produttori oltre che i rapporti di
distribuzione ("l’altra faccia" dei rapporti di produzione) accordi tra i produttori su come
spartirsi il prodotto ottenuto sono condizionati storicamente dall’evoluzione del regime della
proprietà.
★ Questione della proprietà privata > secondo Adam Smith, in una fase originaria
non esisteva ancora la proprietà privata della terra: tale fase precede quella in cui
alcuni soggetti iniziarono ad appropriarsi della terra; precede anche la fase di
accumulazione del capitale: i beni strumentali erano ancora così rudimentali e di
scarso valore da non essere considerati nella distribuzione; l’intero prodotto
appartiene quindi al lavoratore che lavora la terra.
Quando la terra diventa proprietà privata: il proprietario della terra esige parte del
prodotto ottenuto dal lavoratore (spesso la quota maggiore) appare la rendita
fondiaria (quota del prodotto spettante al proprietario fondiario); se il lavoratore non
ha di che sostentarsi fino al raccolto successivo, il proprietario terriero gli anticipa
delle risorse (prelevandole dal suo capitale) che saranno poi detratte dal prodotto
ottenuto dal lavoratore (appare così una prima forma di profitto).
Il reddito di chi partecipa alla produzione, ossia dei produttori, prende il nome di: salario, per
i titolari del fattore lavoro (mezzo di produzione personale); rendita, per i titolari del fattore
terra (mezzo di produzione originario); profitto, per i titolari del fattore capitale (mezzo di
produzione derivato). Il reddito dei produttori può essere destinato: al consumo; al risparmio;
all’investimento; al soddisfacimento di bisogni sociali generali; nel caso ci sia una parziale
redistribuzione del reddito attuata, ad esempio, tramite prelievo fiscale e conseguente spesa
pubblica o beneficenza.
Scambio: atto di cessione incrociata volto ad acquisire beni, merci o moneta. Si presenta su
un mercato offrendo dei beni e ottenendo in cambio qualcosa. Lo schema più ovvio è
semplice e quello di comprare prodotti utilizzando denaro, ma storicamente ci sono anche
situazioni di scambio prodotti x prodotti.
Se ci si presenta sul mercato con un certo potere d'acquisto per acquistare dei beni significa
che non li abbiamo autoprodotti, li compriamo da qualcuno che li ha prodotto per venderli sul
mercato: l’esistenza dello scambio in un sistema economico presuppone una divisione di
ruoli in cui tutti in una comunità producono tutto quello di cui hanno bisogno, alcuni soggetti
si specializzano nel produrre determinate cose non per l'autoconsumo ma per scambiarle
sul mercato dove ci saranno degli acquirenti specializzati per produrre un altro tipo di cose.
Consumo: ha a che fare con il processo di produzione. Esempio: fare colazione ha il valore
di ricostituzione della nostra capacità di compiere un lavoro. Determinati consumi hanno
scopo edonistico, altri hanno che fare o il fatto che quei consumi permettono di ricostituire la
nostra capacità lavorativa e la nostra disponibilità del fattore lavoro, che in questo caso ad
esempio dipende dall'alimentazione. Quindi il consumo ha a che fare con la capacità
produttiva, ma anche l'investimento: questo può essere visto come un consumo indiretto.
L'investimento può essere lordo o netto. Se produco un pezzo di pane ottengo un bene di
consumo diretto, mentre un martello e un bene strumentale di consumo indiretto che entra in
gioco in più cicli produttivi che probabilmente non si concluderanno subito. Prima o poi
anche il martello so romperà; se io in quel momento investo in un nuovo martello, lo
sostituisco, avrò un investimento lordo che non produrrà un investimento netto, cioè non ci
sarà una crescita nella dotazione strumentale di quel sistema produttivo che sarà identica a
prima.
I beni di consumo possono essere: beni di consumo diretto (mezzi sussistenza) tutto
ciò che ricostituisce o migliora l’efficienza fisica/mentale degli uomini e quindi la loro
capacità lavorativa; beni di consumo indiretto: sono i nuovi mezzi di produzione ossia
tutto ciò che consente di produrre; in quanto di beni strumentali, la loro creazione
rappresenta una forma di investimento.
L’investimento può essere: lordo, quando i nuovi beni strumentali prodotti in parte si
aggiungono allo stock preesistente, in parte sostituiscono quelli deperiti dal processo
produttivo (ammortamento); netto se si considerano solo i nuovi beni strumentali
prodotti in aggiunta agli esistenti. Dalle scelte d’investimento dipendono: l’ammontare
del reddito prodotto/distribuito e il risparmio (che a sua volta
condizional’investimento).
Una società statica che si limita a produrre un determinato livello produttivo con le stesse
modalità, presenta al suo interno rapporti di produzione e distribuzione stabili, non ci sono
tensioni riguardo alle regole di questi rapporti di cooperazione economica, non ci sono
grandi tensioni neanche nella distribuzione. Quando però c’è un upgrade a livello produttivo,
se questo deriva ad esempio da un cambiamento del sistema produttivo del modo di
produzione, magari questo cambiamento fa sì che l’importanza che hanno nella produzione i
singoli fattori della produzione, se succede qualcosa di innovativo questa magari cambia.
Esempio: il capitale non era molto importante nel primo periodo della rivoluzione industriale,
non aveva un grande peso perché anche la strumentazione era povera, quindi i fattori
principali erano terra e lavoro. Con le innovazioni a quel punto il capitale diventa sempre più
importante ed ecco che chi lo detiene ne capisce l’importanza definendo la ripartizione del
risultato di produzione in modo diverso, creando tensioni nei rapporti di produzione e
distribuzione.
★ Dalla slide. La riproduzione del sistema economico può essere: semplice; allargata.
Riproduzione semplice: perpetua il ciclo produttivo sulla stessa scala dimensionale; il
livello produttivo resta complessivamente invariato; caratterizza le economie con
domanda e società stazionarie.
Come mi accorgo che un sistema sta cambiando? Uno degli elementi fondamentali è il
modo di produzione. La differenza è un sistema feudale e uno di transizione capitalistico ad
esempio e proprio il modo di produzione.
I modi di produzione sono sintetizzabili in vari modi: può essere formalizzata anche con una
funzione di produzione, quindi ogni sistema há un determinato modo e funzione di
produzione. La differenza tra le varie funzioni di produzione risiede nell’assenza o presenza
di una serie di variabili. Quando si evolve il modo di produzione assistiamo al passaggio da
un sistema economico ad un altro.
Dalla slide: La periodizzazione (suddivisione del tempo in fasi significative) nella storia
economica: non coincide con le periodizzazioni storiche generali (età antica, medioevo, età
moderna, età contemporanea) nessuna delle cesure fondamentali nell’evoluzione
economica di lungo periodo coincide con quelle fasi; consiste invece nella classificazione e
nella collocazione dei sistemi economici nel tempo e nello spazio.
Per collocare nel tempo e nello spazio un sistema economico occorre riconoscerlo. • La
periodizzazione storico-economica, dunque, presuppone anzitutto: l’individuazione di un
sistema economico: riconoscendone gli elementi tipici in una determinata fase storica
(anche se ci sono comunque varianti); proponendo un’ipotesi realistica sul suo
funzionamento; la percezione delle sue dimensioni geografiche (variano nel tempo).
Modi di produzione
La terra: in origine era un semplice elemento naturale (terra nuda), ma in questo stato
spesso non è adatta ad essere utilizzata e quindi è necessario un intervento umano, spesso
un investimento. Nel tempo incorpora sempre più lavoro e capitale che la trasformano
rendendola più produttiva terra dissodata, bonificata, fertilizzata, coltivata, edificata,
industrializzata.
Il capitale: nell’antichità e nel medioevo aveva un ruolo davvero minimo rispetto a terra e
lavoro (non era quindi un fattore davvero autonomo); nelle epoche successive cresce via via
per quantità e qualità; con la rivoluzione industriale assumerà un ruolo centrale nella forma
di strumentazione industriale. Se il capitalista non coincide con l’imprenditore, emerge un
quarto fattore produttivo: l'organizzazione d’impresa (Schumpeter).
Se il capitale assume forma monetaria: può essere definito come capitale potenziale;
potrebbe essere tramutato in beni capitali strumentali attivando un processo [Link]
quel caso, se il capitalista è anche imprenditore (quindi acquista direttamente i mezzi di
produzione e li organizza) allora percepisce una duplice forma di profitto: quella per la
proprietà dei mezzi di produzione; quella per il ruolo imprenditoriale.
Il lavoro: è il fulcro del processo produttivo e può assumere forme diverse: agricolo o
industriale (o nei servizi); manuale o intellettuale; generico o specializzato; esecutivo o
direttivo; autonomo o subordinato. La sua produttività aumenta con l’impiego di capitale
(attrezzi, macchinari etc.).
Importanza relativa dei vari modi di riproduzione. Ogni modo fa riferimento a caratteristiche
di mercato diverse, ma un elemento è fondamentale: se il modo di produzione è diverso,
sono diversi anche i rapporti produzione e distribuzione, cambiano cioè anche le regole su
come i soggetti interagiscono nella produzione e su come vengono ripagati per aver
contribuito a questa.
26 Feb
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Parlare di sviluppo economico moderno ci porta a considerare anche altri cambiamenti che
coinvolgono tutta la vita dell’uomo, andiamo quindi a vedere le economie pre-industriali in
due parti: una prima per il mondo agrario, una seconda per le città intese come il luogo in cui
si manifestavano più che nelle campagne le produzioni manifatturiere, la produzione di beni.
Ci sarà un mondo agrario dedito non esclusivamente ma soprattutto all’agricoltura e
all’allevamento e quello che succede nelle città dove si manifesta la manifattura.
Strumentazione tecnica mai comparabile a quella introdotta dai modi di produzione della
rivoluzione industriale, c’è un prima e un dopo, un passaggio da manifattura a
macchinofattura. La manifattura non scompare del tutto ma diventa sempre più residuale e
occupa spazi interstiziali in una produzione basata prevalentemente sull’uso di macchine.
Gruppi umani
L’uomo appartiene alla specie animale, e tutte le specie hanno due scopi primari:
sopravvivere e perpetuare la specie. Per soddisfare questi scopi primari ha bisogno di
alimentarsi e ripararsi dagli agenti esterni, che siano climatici, predatori eccetera. Lezione
precedente: riferimento alla colazione come introduzione di energia chimica per trasformarla
in lavoro e capacità di elaborare, muoversi e produrre. Le funzioni primarie dell’uomo hanno
bisogno di energia come una qualunque macchina, energia: aspetto importante.
Ma i gruppi umani si distinguono dalle altre specie animali perché nel tempo hanno
raggiunto quegli scopi primari con modalità sempre più complesse e articolate, quindi tra il
modo in cui noi mangiamo adesso e il modo in cui lo facevamo prima c’è una certa
differenza, anche in termini di modalità di ottenimento del cibo. I nostri consumi, inoltre,
compresi quelli alimentari e quelli del riparo dagli agenti esterni, solo all’inizio erano una
risposta alle esigenze primarie, le tecniche si sono evolute e raffinate, ed entra anche in
gioco l’elevato valore simbolico, culturale e di comunicazione di status sociale legato ai
nostri bisogni, cioè non scegliamo modalità di risoluzione dei bisogni primari a caso, ma
anche come manifesto di come vogliamo apparire, proiettiamo un messaggio.
I gruppi più somiglianti a quelli umani si trovano sulla terra a partire da mezzo milione di anni
fa. Per grande parte di questo periodo di tempo l’uomo, onnivoro, si è cibato raccogliendo
quello che in natura spontaneamente cresceva o predando animali che già esistevano liberi
in natura. Rapportato a una giornata di 24h, negli ultimi centesimi di secondo della vita
dell’uomo questo ha iniziato a fare qualcosa di diverso rispetto ad alimentarsi delle cose che
già esistevano in natura, e quando ciò che consumava presente in natura terminava, si
spostava in un’altra area. Comincia quindi ad elaborare una strumentazione oltre la sua
capacità corporea, all’inizio essenziale come una pietra per uccidere un animale, tale che la
sua abilità di soddisfare i suoi bisogni dipenderà sì dalla sua forza fisica ma anche dai suoi
attrezzi.
Punto di svolta fondamentale: 8000-10.000 anni fa. La svolta consiste nel fatto che si
associa alla predazione e alla raccolta anche un’attività di produzione, intesa come
coltivazione e allevamento, quindi diventa da predatore un allevatore: questa è la rivoluzione
agraria del Neolitico (pietra nuova, il Paleolitico è quello in cui l’uomo usa strumenti in
pietra), invenzione di agricoltura e allevamento. Queste saranno in tutti i Paesi del mondo e
fino a poco tempo fa le attività economiche prevalenti (es. Censimento italiano 1950, più
della metà delle persone erano attive nel settore primario, in particolare agrario e
dell’allevamento).
Punto essenziale nell’economia è che da queste attività dipenderà la capacità della specie
umana di sopravvivere e le dinamiche demografiche: dal peso numerico la presenza umana
sulla terra dipenderà dalla sua capacità di coltivare ed allevare. Non si può immaginare cosa
più essenziale e importante di questa. Si inizia ad associare l’attività primaria alla dinamica
demografica.
Queste economie assumevano caratteristiche diverse nelle varie parti della terra ma
avevano in comune due elementi.
a. dominava la scarsità: la produttività era abbastanza bassa al punto che ottenere dei
quantitativi di cibo sufficienti ad assecondare l’incremento della popolazione era
sempre giusto, mai abbondante (solo in condizioni ottimali i livelli produttivi erano
adeguati alla domanda).
★ scarsità legata a due fattori: attitudine a procreare, che salvo crisi di mortalità
ed eventi migratori faceva crescere la densità demografica e la popolazione;
aumento della produzione rispetto alla crescita demografica spesso
insufficiente: le nuove terre da coltivare non bastavano, la produttività del
settore primario era bassa a causa dell’arretratezza delle tecniche agrarie e
delle tecnologie disponibili. Infatti, per aumentare la produttività sarebbero
stati proprio questi due i modi: aumentare la superficie coltivabile o migliorare
le tecniche.
b. in condizioni normali queste attività consentivano di generare una certa crescita
economica. Crescita economica e sviluppo economico sono diversi, la prima fa
riferimento ad un fenomeno quantitativo (produco da 1 a 10 martelli) mentre lo
sviluppo fa riferimento ad un concetto qualitativo.
Questa permise:
➔ di assecondare la dinamica demografica crescente delle comunità umane sulla Terra
consistenza attuale >8 mld di individui;
➔ di superare i vincoli demografici connessi all’attività di raccolta, caccia e pesca se gli
uomini fossero rimasti dediti solo alla predazione e alla raccolta di vegetali spontanei,
la Terra avrebbe potuto fornire alimenti al massimo per 15 mln di individui (stima).
Due ipotesi sui rapporti tra rivoluzione agraria del neolitico e crescita demografica:
➔ tradizionale: la densità demografica stimolò l’invenzione dell’agricoltura/allevamento
si resero disponibili maggiori quantità di alimenti che resero possibile la crescita
demografica.
➔ più recente: le nuove tecniche erano già note ma ritenute svantaggiose rispetto alla
caccia e raccolta in aree con abbondanti risorse; la pressione demografica ne stimolò
l’applicazione.
Immaginiamo che questi gruppi umani sulla terra potessero alimentarsi solo con attività di
raccolta, caccia e pesca. Qual è la consistenza della specie umana sulla terra se questa può
limitarsi a questo sistema? 15 milioni. La cesura fondamentale perché le terre emerse sulla
terra potrebbero dare alimento a 15 milioni di uomini se questi si limitassero ad utilizzare il
vecchio sistema. Si tratta di 15 milioni di fronte a 8 miliardi.
La crescita demografica: superata una certa soglia, spinge l’uomo a diventare sempre più
produttore di alimenti (agricoltura/allevamento) combinando due fattori:
➔ lavoro sempre più abbondante grazie alla crescita demografica (da una certa fase,
venne affiancato anche dal lavoro animale e molto più tardi dalla meccanizzazione);
➔ terra sempre più scarsa a causa della crescita demografica (non tutte le terre
emerse sono utilizzabili).
Cosa usava l’uomo nell’agricoltura? Per migliaia di anni la componente capitale era minima,
quello è il capitale strumentale. Il capitale si basava quindi prevalentemente sulla terra e sul
lavoro, questo sempre più abbondante per la presenza demografica che però a sua volta
causava la scarsità della terra, perché non tutta la terra emersa è utilizzabile.
Le società feudali
Dopo la caduta dell’Impero romano la schiavitù non scompare ma smette di essere il motore
centrale di quel modello produttivo, gli schiavi sono di meno e non sono importanti come
prima, nel tempo a quel modo di produzione subentra il modo di produzione feudale.
Anche il feudalesimo è basato su una forte disuguaglianza e sullo sfruttamento della classe
dominata ma questa non perde la sua natura umana agli occhi della dominante, l’anello più
basso della società feudale sono i servi della gleba, persone costrette a lavorare la terra
feudale considerate persone e titolari di un diritto (diverso dalla schaivitù perché non erano
private della loro condizione di persone), avevano il dovere di coltivare la terra del signore
feudale ma anche il diritto di concessione di un pezzo di terra e anche la protezione del
signore. Rapporto tra dominanti e dominati, il punto di cesura era la protezione.
Più in là quando il denaro inizierà ad acquisire importanza nel sistema economico anche
questo subentrerà in questa relazione, quindi il feudalesimo si evolverà e acquisirà forme
diverse consistendo in una combinazione di denaro, prestazioni d’opera e prodotti.
Le dinamiche demografiche nelle società agrarie preindustriali
Dominò tutte le società preindustriali. Aveva una natalità molto alta (tassi 35-40%) e anche
la mortalità (30-35%). In condizioni normali c’era una piccola differenza della natalità che
portava ad un aumento della popolazione essendo la mortalità leggermente più bassa. La
mortalità era legata soprattutto l'altissima mortalità infantile.
All’inizio del 700, per l’Europa la speranza di vita era di 25 anni, e per 1000 nati vivi 250 non
arrivavano ad 1 anno, altri 250 non arrivavano a 20, 250 morivano prima dei 45 e
superavano i 60 anni 10 su mille.
La mortalità inoltre (consentiva una differenza positiva tra natalità e mortalità e la tendenza
ad aumentare della popolazione) era irregolare nel tempo e si impennava con vari fattori
aleatori, come le epidemie come la peste e poi carestie, catastrofi naturali e guerre, che
portavano mortalità civile dovuta soprattutto agli spostamenti di truppe che razziavano
derrate e bestiame e veicolavano altre epidemie. Le guerre antiche, in proporzione alle
guerre attuali, impegnavano truppe ristrette con capacità di uccidere ristrette, la distruzione
di massa era ancora lontana. Fattori influenzanti:
➔ capacità di produrre risorse e renderle disponibili alla popolazione:
★ nel millennio precedente la Rivoluzione industriale, gran parte dei contadini
erano molto poveri: per le rese agrarie basse e irregolari; ma soprattutto
perché una quota del prodotto (reddito potenziale) gli veniva sottratta:
inizialmente dai signori feudali per soddisfare le proprie esigenze; in seguito
da varie forme di prelievo fiscale.
➔ distribuzione del reddito all’interno delle varie fasce della popolazione.
Sulle nascite c’erano una serie di scelte demografiche, scelte del singolo o imposte dalla
società in cui questi viveva:
➔ controllo volontario delle nascite, non molto frequente;
➔ l’età al matrimonio era un fattore importante per incidere sulla natalità:
la natalità al di fuori del matrimonio esisteva, ma la riproduzione avveniva soprattutto
tra persone sposate.
★ invecchiamento fa diminuire la fertilità della donna fino ad azzerarla;
aumentando o diminuendo l’età al matrimonio si incideva quindi:
sull’ampiezza della finestra temporale nella quale le coppie potevano avere
figli; sul numero dei nati. Caratteristiche delle donne: dalla prima
mestruazione fino alla menopausa la donna è fertile, non nello stesso modo
sempre ma comunque lo è. Se la natalità è soprattutto natalità nel
matrimonio, dal punto di vista del controllo delle nascite fa molta differenza
sposarsi a 14 o a 20 anni: in assenza di sistemi di contraccezione, più si
riduce la finestra durante la quale si è fertili, meno figli si avranno. Gli uomini
quindi usavano l’età al matrimonio in funzione al contesto economico in cui si
trovavano per avere più o meno figli.
➔ frequenza con cui si ricorreva al celibato o al nubilato definitivi;
➔ l’infanticidio;
➔ aborto.
Oggi la procreazione è scissa dalla formazione di una coppia ma in età antica non era così.
Venivano messi al mondo bambini anche allora al di fuori di un legame matrimoniale ma era
un caso di minoranza (dimostrato dai vari casi di istituti, orfanotrofi eccetera), perché la
maggioranza nasceva all’interno di coppie sposate.
Malthus
⧭ Malthus: scrisse a fine 1700 un saggio sulla popolazione, primo ad avere un approccio
scientifico rispetto alla popolazione. Diceva che se si lascia da solo l’istinto riproduttivo dell’uomo
la popolazione cresce esponenzialmente e aritmeticamente, mentre l’evoluzione delle tecniche
agrarie e la crescita del cibo cresce geometricamente, quindi non coerentemente con la prima,
quindi si è destinati a morire di fame. La sottoalimentazione espone a contrarre anche più
malattie, quindi si muore e il volume della popolazione si ridimensiona da solo tornando ad essere
sostenibile.
★ Dalla slide: la tesi di Malthus (I): il numero di persone che possono vivere in una
determinata area geografica ha un limite, il limite è definito dalla quantità di risorse
alimentari disponibili nell’area stessa, il cosiddetto "tetto malthusiano", e la spinta
degli impulsi sessuali fa crescere la popolazione secondo una proporzione
geometrica, così il limite di sostenibilità si avvicina rapidamente. La tesi di Malthus
(II): le risorse alimentari crescono invece con una proporzione aritmetica a causa
della scarsità del fattore terra e della bassa produttività in agricoltura dovuta a
tecniche di coltivazione e attrezzature poco evolute; gran parte della popolazione è
condannata ad un’alimentazione in genere scarsa e talora a crisi alimentari acute,
che aumentano la mortalità fino al ristabilirsi di un equilibrio tra popolazione e risorse
sostenibile.
Critiche a Malthus:
a. scrive a fine 1700 in Inghilterra, dove si attraversava una svolta epocale, la
rivoluzione industriale e la rivoluzione agraria del 1600. Era un mondo in
trasformazione rispetto alla capacità di produrre risorse. Malthus sembra non
rendersi conto che, nell’Inghilterra in cui viveva tra la fine del Settecento e l’inizio
dell’Ottocento, si stavano manifestando la nuova rivoluzione agraria iniziata nel
Seicento, che comportava un forte aumento della produttività agraria, della
produzione di derrate e della disponibilità dei mezzi di sussistenza, e la rivoluzione
industriale.
b. le crisi demografiche, in genere, si manifestano molto prima dell’effettivo
raggiungimento del tetto teorico, e ciò sarebbe dovuto a una distribuzione del reddito
molto diseguale; la disuguaglianza economica sarebbe in molti casi la vera causa
delle crisi di mortalità: una società non aspetta di arrivare a morire di fame (arrivare
al tetto malthusiano, si ferma anche prima) per capire che il numero degli individui
che la compongono è eccessivo rispetto alle risorse, quando inizia a sospettare una
crisi mette in atto dei freni preventivi, che se non bastano entrano in gioco i freni
compulsivi. Il freno preventivo ha a che fare con i comportamenti demografici
analizzati finora. Cosa fa una società per decelerare la crescita demografica?
Modificare l’età del matrimonio, spostandosi più tardi in modo da avere meno figli.
Incentivare il nubilato o il celibato in alcuni casi, per motivi economici, maggiore
attenzione alle pratiche anticoncezionali. Questi sono tutti freni preventivi, mentre
quelli compulsivi agiscono se anche i primi sono insufficienti.
★ Dalla slide: si può quindi affermare che il teorico tetto malthusiano si
allontana se la distribuzione del reddito è meno diseguale e non presenta
concentrazioni particolarmente marcate, oppure se intervengono fattori in
grado di aumentare la capacità di produrre o importare mezzi di sussistenza,
ad esempio l’introduzione di nuove tecniche agrarie. In realtà, le società che
tendono al tetto malthusiano di solito non lo raggiungono comunque; quando
si avvicinano, attivano freni demografici che possono essere di due tipi, freni
preventivi e freni compulsivi, i quali agiscono sulla crescita demografica
determinando una decelerazione e, in alcuni casi, addirittura un arresto. I
freni preventivi sono i primi ad agire e producono il calo del tasso di natalità,
aumentando l’età al matrimonio, prolungando il nubilato o il celibato definitivo,
favorendo un maggiore ricorso a pratiche contraccettive sempre più frequenti
nel tempo e rendendo l’infanticidio una pratica meno sporadica. I freni
compulsivi iniziano ad agire se i freni preventivi si rivelano insufficienti,
causando un’alimentazione sempre più scarsa per la maggior parte della
popolazione, malnutrizione che rende le persone più esposte alle malattie e
un aumento della mortalità che porta a ristabilire un equilibrio sostenibile tra
popolazione e risorse.
⧭Nelle diverse società è il contesto economico e culturale a determinare il prevalere dei freni
preventivi oppure di quelli compulsivi: nelle società a bassa pressione demografica predominano i
freni preventivi, mentre nelle società ad alta pressione demografica predominano i freni
compulsivi.
A partire dalla nascita di Gesù, ci sono voluti più di 1500 anni per raddoppiare la
popolazione presente nell’anno 0. Dopo, per raddoppiare ancora ne bastarono 300, e poi dal
1800 ci volle meno di un secolo.
➔ Slide: riduzione successiva alla caduta dell’Impero Romano, poi crescita che dura
fino a metà 1300, poi popolazione scende ancora, riprende con una pausa e poi c’è
crescita impetuosa. In questa fase il peso dell’Europa cresce, era 17 all’inizio e poi lo
supera arrivando fino al 26 per cento, questo perché in Europa succede qualcosa di
nuovo, la transizione dei regimi demografici.
➔ 1348-1351: peste. Critica a Malthus: l’agente patogeno ha distrutto 1 terzo della
popolazione già indebolita dalla scarsità delle risorse per raggiungimento del tetto
malthusiano. L’epidemia di peste veniva dall’Asia centrale e si muoveva con le merci
seguendo le vie commerciali. Già da fine 1200 si osservavano freni preventivi, ci si
sposa più tardi, si incoraggiava nubilato e celibato definitivi quindi si avvertiva il
rischio del tetto malthusiano.
➔ crescita incostante: dopo la caduta dell’Impero romano, la popolazione si riduce
fortemente a causa di pestilenze e guerre, raggiungendo un minimo intorno al 650
con circa 30 milioni di abitanti; successivamente seguono tre fasi principali di
crescita.
La crescita della popolazione europea fu ininterrotta fino a metà Trecento: nel 1348 la
popolazione era 3,5 volte il minimo del 650, il rapporto terra/popolazione era favorevole
anche se in peggioramento, si registrava un certo miglioramento delle tecniche agrarie e la
densità della popolazione era in crescita, dai 2 abitanti per km² del 650 ai 7 abitanti per km²
del 1348. Tra il 1348 e il 1351 una terribile pandemia di peste sconvolse l’Europa invertendo
il trend, causando la scomparsa di almeno un terzo della popolazione; a lungo si ritenne
fosse stata prodotta da un freno compulsivo malthusiano, dovuto a un aumento di
popolazione e densità non supportate dalla produzione agraria, con conseguente
sottoalimentazione e maggiore vulnerabilità a fattori epidemici, mentre oggi è attribuita a un
fattore esogeno, cioè a una pandemia eccezionalmente virulenta.
La pandemia di metà Trecento scoppiò nell’Asia centrale, raggiunse gran parte dell’Europa
e si estese attraverso le vie di scambio commerciale, ma già prima della pandemia, dalla
fine del Duecento, sembra che la crescita demografica stesse decelerando, forse perché ci
si stava avvicinando al tetto malthusiano e si presume che si fossero già attivati i freni
preventivi.
La seconda fase demografica espansiva inizia dalla fine del Trecento e, nell’ultimo quarto
del Cinquecento, la popolazione torna ai livelli di metà Trecento; un nuovo rallentamento si
manifesta nel corso del Seicento, con la ricomparsa delle epidemie di peste dalla fine del
Cinquecento nell’area mediterranea e un lungo periodo di conflitti che affligge l’Europa
centro-settentrionale, in particolare la guerra dei Trent’anni tra il 1618 e il 1648.
Terza fase
La terza fase di crescita inizia dalla metà del Seicento ed è molto più rapida della
precedente; sembra esaurirsi a fine Settecento, ma in realtà sfocia nell’inizio di un radicale
mutamento qualitativo del regime demografico, con l’inizio della transizione verso il regime
demografico moderno, la caduta della mortalità mentre la natalità rimane ancora elevata per
un po’ e l’accelerazione dell’incremento della popolazione. Su questa nuova fase di crescita
demografica accelerata incidono diversi fattori, tra cui l’avvio di trasformazioni economiche,
la maggiore disponibilità di alimenti e i primi miglioramenti, anche minimi, nell’igiene e nella
prevenzione delle epidemie.
L’agricoltura tradizionale
Il capitale in questo momento è scarso e il raccolto dipende soprattutto dalla quantità di terra
disponibile, dalla quantità di lavoro e dal capitale. La terra coltivabile non era tutta uguale e
la distribuzione non uniforme di terre coltivabili rendeva il tutto più difficile. Fattore lavoro:
disponibile e sempre più disponibile in relazione alle dinamiche demografiche. L’uomo
sull’agricoltura aveva prevalentemente conoscenze empiriche: si era poco inclini al
cambiamento una volta che una tecnica si dimostrava vincente. Slide su conoscenze
empiriche.
➔ capitale: la produzione agricola è scarsa e cresce molto lentamente. Il raccolto
dipende soprattutto dalla terra, dal lavoro e dalle tecniche agrarie, a lungo non molto
avanzate. L’apporto del capitale si riduce a strumenti spesso elementari, poco
bestiame da lavoro, sementi per il nuovo raccolto, generi di sussistenza per i
contadini fino al nuovo raccolto, poco concime e poche infrastrutture.
➔ terra: fattore terra è lo spazio adatto ad essere sfruttato e coltivato; non è più solo
terreno vergine, ma è stato trasformato dall’uomo per renderlo adatto all’agricoltura.
In genere è disponibile in quantità limitata rispetto alle esigenze totali della
popolazione, presenta qualità non omogenee ed è distribuito in modo non uniforme
nello spazio.
➔ lavoro: disponibile in buona quantità e in età preindustriale si combina con
attrezzature non molto avanzate e conoscenze empiriche sulle caratteristiche di
piante e suoli, sulle tecniche di coltivazione e allevamento, sulle tecniche di
conservazione dei prodotti, sulle tecniche per ricostituire le capacità produttive del
suolo e sui sistemi di irrigazione.
Strutture organiche
Le economie preindustriali erano economie organiche: la quasi totalità di ciò che veniva
prodotto veniva dalla terra, ed erano cose vive o piante che crescevano. Fonti di energia: il
legno era la principale, ma comunque anche questo veniva dalla terra. Il legno era fonte
energetica e materia prima fondamentale. L’economia quindi era organica e dipendeva
dall’uso della terra.
Se però voglio aumentare l’alimentazione degli uomini, non ho altro modo che comprimere
una serie di fattori, come fonti di energia, materie prime e alimentazione di animali. Con un
conflitto dei vari utilizzi del suolo, alcuni vanno esclusi, con priorità all’alimentazione degli
uomini. Reazione a catena che comporta scelte, per esempio tra alimentazione umana o
animale. A quel punto se hai pochi animali hai meno forza lavoro, meno concime, meno ciò
e così via.
Se ci sono tecniche che aumentano la produttività della terra è come averne di più, anche se
è la stessa che però produce di più, quindi posso fare una redistribuzione vantaggiosa.
Slide sintesi agricoltura preindustriale. Inizialmente: autoproduzione in loco, come
produzione di piante c’è però magari in una certa zona non funzionano. Se devi coltivare
tutto ciò di cui hai bisogno coltiverai anche cose che non sono adatte per la tua terra o che
non sai coltivare, avendo una produttività bassa.
★ Dalla slide: diverse possibili utilizzazioni della terra disponibile entrano in conflitto tra
loro: qualunque espansione nell’uso di una delle forme di utilizzazione possibili
comporta necessariamente la contrazione delle altre, e le domande alternative delle
risorse fondamentali, tutte necessariamente tratte dalla terra disponibile,
rappresentano un grosso ostacolo alla crescita economica. Ipotizzando un aumento
della popolazione, diventano necessarie maggiori quantità di derrate alimentari; la
maggiore produzione di derrate per uso umano può essere cercata espandendo la
superficie coltivata o usando tecniche agrarie più evolute che consentano una
maggiore produttività della terra già coltivata. Se nuove terre o tecniche non sono
disponibili, va ridotta la superficie destinata a boschi, con conseguente diminuzione
del legno, prima fonte energetica in epoca preindustriale e materia prima centrale, e
a pascolo, con riduzione della quantità di bestiame che comporta meno alimenti
nobili per l’uomo, meno materie prime animali, meno concime e meno forza motrice
animale per le attività agrarie, manifatturiere e di trasporto. L’agricoltura tradizionale,
di conseguenza, era poco produttiva con rese basse o irregolari, povera dal punto di
vista strumentale, orientata ad ottenere in loco tutti i prodotti necessari alla
popolazione con difficoltà nei trasporti e occasioni di scambio poco frequenti, non
sfruttava le vocazioni produttive locali determinando una minore produttività e
privilegiava l’autoproduzione a causa della scarsa penetrazione del mercato nelle
campagne.
2 mar
Sintesi: legame tra capacità produttiva del settore primario e possibilità di espansione della
consistenza demografica dell’uomo sulla terra. Se la dinamica demografica non può
appoggiarsi su una dinamica produttiva che la rende possibile, si creano dei vuoti. Abbiamo
parlato del numeratore e del denominatore:
Area mediterranea
Nord
Via via che si andava verso il nord c’erano molti più boschi, l’agricoltura era arretrata e di
tipo itinerante, praticata cioè solo su alcune aree più esposte al sole; boschi, attività di
allevamento e agricoltura itinerante erano le attività prevalenti: serviva molta terra ma poca
forza lavoro. Poi, quando la terra smetteva di essere produttiva, ci si spostava: veniva
coltivata per pochi anni con tecniche produttive e poi veniva abbandonata.
Svolta
Durante il Medioevo la popolazione del nord Europa aumentò. All’inizio non ci fu una
risposta adeguata dal punto di vista dell’agricoltura, quindi le popolazioni settentrionali
iniziarono a migrare, ma quello che noi definiamo migrazione può anche essere visto come
un’invasione (barbarica, proveniente dal nord). In particolare i Normanni dal nord dell’Europa
calarono verso il sud.
L’aratro semplice romano era adatto ai terreni mediterranei, semplice da costruire e quasi
tutto in legno. Apriva un solco nella terra e consentiva a quella terra di ricevere i semi e
ossigenarsi tramite processi chimico-fisici. Non richiedeva neanche tanta forza di trazione:
poteva essere trainato anche da uomini o da animali meno potenti come i buoi. Si limitava
ad aprire solchi nella terra senza rivoltarla, consentivano arature poco profonde + trazione.
L’aratro pesante
L’aratro pesante usato nel resto dell’Europa era diverso, più pesante e adatto ad esercitare
una forza maggiore su terreni molto più densi e pesanti, compatti. Non era facile da costruire
(aveva parti in metallo) e serviva una forza di trazione maggiore, esercitata dai cavalli.
Questo nuovo aratro consentiva arature profonde che aprivano ma anche rivoltavano il
terreno con il versoio consentendo l’ossigenazione e i processi chimico-fisici da cui dipende
la fertilità del suolo. Aveva anche più parti in metallo e le ruote cambiavano l’aratro dal punto
di vista del sistema fisico.
Altre innovazioni
X secolo: servivano i cavalli per trainare l’aratro pesante su quei terreni, ma c’era un
problema relativo alla conformazione fisica del cavallo e a come legargli l’aratro.
Un’innovazione fu quindi il collare rigido: quando i cavalli esercitavano trazione la presenza
di un collare rigido faceva sì che la forza venisse scaricata sulle spalle del cavallo senza
limitare la sua capacità di trazione. Questo collare rigido permette di usare con efficacia
l’aratro pesante. Allo stesso modo la ferratura degli zoccoli del cavallo limitava l’usura degli
stessi.
Terza innovazione
Mulini idraulici e a vento. La loro scoperta o riscoperta rese possibile liberare forza lavoro
umana e animale per essere destinata ad altri lavori. Esempio: macina del grano. In alcune
zone d’Europa si diffondono anche i mulini a vento e non ad acqua, alcuni fissi, altri che si
muovono per essere orientati in base al vento.
Nel tempo l’uomo capì che doveva adottare la tecnica della rotazione biennale. Anziché
coltivare un intero pezzo di terra per poi doversi spostare, lo si divideva in due parti
alternando lavoro e riposo della terra. Una delle innovazioni che consentono l’aumento
dell’attività dell’agricoltura e che portano a far sì che la produzione agraria stia dietro a
quell’incremento della popolazione che si manifesta almeno fino alla metà del Trecento è il
passaggio da una rotazione biennale ad una triennale (dapprima in EU centro-settentrionale,
poi anche più a Sud quando il tipo di terreno lo consentiva).
Coltivando un terreno gli sottraiamo sostanze nutritive e, se non le reintegriamo, quel terreno
diventerà sterile. Come ricostituire la fertilità del terreno?
a. riposo, il maggese. Consisteva nel far riposare il terreno, non seminarlo, ma coltivarlo
comunque passando l’aratro e rivoltando la terra, ossigenando le zone che stavano
sotto.
b. concimazione. Le economie preindustriali erano organiche, cioè tutto veniva dalla
terra, e quindi nella terra c’erano usi che confliggevano gli uni con gli altri: bisognava
trarre da questa alimenti per uomo, animali, legno come materia prima e come fonte
energetica eccetera. Bisognava quindi sacrificare uno di questi usi ogni tanto.
Ridurre il cibo per gli animali significava ridurre la quantità di bestiame e quindi la
concimazione.
c. rotazione. Può fare riferimento sia al riposo sia a forme di rotazione che prevedono
alternanza tra distinte specie vegetali.
⧭Dal punto di vista chimico le sostanze importanti per la crescita delle piante sono azoto, fosforo
e potassio. La fertilità del terreno dipende anche dalla presenza di microrganismi, come i
lombrichi e simili, che si nutrono di sostanze nella terra e poi le reintroducono in modo che siano
assimilabili dalle piante.
⧭Rotazione: consente di ricostituire le capacità produttive della terra dal punto di vista chimico e
fisico, riguarda anche l’alternanza tra diversi tipi di colture e, durante il Medioevo, vide il
passaggio dalla rotazione biennale a quella triennale, che nei terreni adatti consente un maggior
prodotto.
Rotazione biennale
I campi coltivabili erano divisi in due parti; ogni anno ne veniva coltivata solo una, mentre
l’altra restava a maggese. La metà di terreno coltivata era seminata con un cereale, di solito
frumento, orzo o segale, e l’anno successivo veniva lasciata a maggese per rigenerare le
sue capacità produttive mentre si coltivava l’altra metà.
Rotazione triennale
La rotazione triennale era adatta ai terreni pesanti e più ricchi di sostanze nutritive, frequenti
nell’Europa centro-settentrionale, dove si diffuse a partire dal Medioevo; nell’area
mediterranea poteva essere utilizzata solo sui terreni di migliore qualità. I campi erano divisi
in tre parti e ogni anno venivano coltivati i due terzi del terreno disponibile, evidenziando un
chiaro vantaggio rispetto alla rotazione biennale.
Ogni singola parte del terreno era seminata nel primo anno con un cereale invernale, come il
grano, seminato in autunno e raccolto in estate; nel secondo anno con un cereale
primaverile, come orzo o avena, seminato in primavera e raccolto in estate; nel terzo anno
veniva lasciata a maggese.
➔ Anno 1: nel campo 1 coltiviamo un cereale invernale, come il grano che si semina in
inverno e si raccoglie in estate. L’anno dopo non lo lasciamo a maggese ma
coltiviamo un cereale primaverile per poi raccoglierlo all’inizio dell’estate. Nel terzo
anno il campo 1 viene coltivato ma non seminato: lo lavoriamo e lo smuoviamo ma
non lo seminiamo. Questa rotazione comporta un aumento della produttività e della
produzione, stando dietro alla popolazione in crescita.
➔ prevede che la terra disponibile venisse divisa in tre parti. Quelle coltivate ogni anno
sono le due terze, la percentuale di terra coltivabile ogni anno è quindi circa il 66-
67%. Si coltiva quindi più terra rispetto alla rotazione biennale.
Quali sono i terreni dove si può adottare questa coltivazione? Quei terreni che è possibile
coltivare grazie agli aratri pesanti, mentre nell’area mediterranea non la si poteva adottare
perché i terreni erano meno ricchi e meno umidi.
Differenze
EU mediterranea
Nord
Nell’Europa più a settentrione era invece frequente l’organizzazione comunitaria del lavoro
agrario nell’ambito dei villaggi contadini, e le terre attorno al villaggio erano spesso
riconducibili a due tipologie gestionali principali: campi comuni (common lands) e campi
aperti (open fields).
Villaggi rurali
I villaggi rurali erano le comunità di base dell’Europa agraria tra Medioevo ed età moderna,
con circa 150-200.000 unità in età moderna, dalla fine del Quattrocento fino alla fine del
Settecento. Le loro dimensioni demografiche erano variabili, ma di solito non superavano i
1.000 abitanti, prevalendo quelli con poche decine di famiglie, le cellule base della società
agraria dell’epoca, e poche centinaia di abitanti. Gli abitanti erano quasi tutti contadini, fatta
eccezione per pochi artigiani.
Common lands
I campi comuni appartengono a tutta la comunità. Non tutte le terre intorno al villaggio erano
campi comuni. Da queste terre di gestione comunitaria dipendeva una parte della
sussistenza delle famiglie del villaggio stesso. Questi campi potevano essere coltivati,
lasciati al pascolo o lasciati a bosco per estrarre materie prime. Siccome questi campi
appartengono a tutto il villaggio è inevitabile che ci sia una gestione comunitaria: è l’intera
comunità di villaggio che decide la suddivisione dei terreni, quali coltivare e quali destinare al
pascolo o al bosco.
La terra da coltivare veniva divisa in due o tre parti. Quando si coltivava un pezzo di terra, la
parte coltivata per un anno veniva suddivisa in porzioni strette e lunghe che venivano
estratte a sorte tra le famiglie del villaggio.
Ogni famiglia che apparteneva al villaggio aveva una serie di diritti: ottenere una porzione
del raccolto, far pascolare il proprio bestiame, raccogliere legna nella parte a bosco e a volte
anche cacciare con alcune limitazioni.
Questa gestione comune dei campi era un modo razionale di ottimizzare la produzione
agraria e la gestione dei pascoli.
Open fields
Open fields, campi aperti: il concetto di proprietà all’epoca era poco definito. Un campo
aperto è composto da numerosi appezzamenti di terra. Non appartiene a tutto il villaggio
bensì ad alcune famiglie. Sono porzioni di terra che appartengono a delle famiglie.
Normalmente ogni famiglia è proprietaria di più porzioni di questi campi e l’elemento da
comprendere è che gli appezzamenti di proprietà della singola famiglia nel campo aperto
non rappresentano un insieme compatto.
Esempio: la mia famiglia ha delle porzioni di questo campo aperto un po’ sparse e
frammentate, non recintate perché sarebbe un processo complesso, soprattutto perché la
terra non sarebbe più utilizzabile. Le divisioni occuperebbero spazio e superficie, da qui il
nome campi aperti, senza recinzione.
I campi aperti hanno dei proprietari ma è comunque necessario ricorrere ad una gestione
comunitaria perché, se uno decide di coltivare e l’altro di mettere a maggese per far
pascolare gli animali e questi due terreni sono adiacenti, si crea un conflitto di interessi.
Quindi, pur avendo proprietari, i campi aperti hanno una gestione simile a quella dei campi
comuni.
Come viene ripartita la terra tra le famiglie? Estrazione a sorte e assegnazione delle
porzioni, che erano strette e lunghe, ogni porzione apparteneva ad una famiglia. Perché
strette e lunghe? Per l’aratro: facendo un solco fino in fondo dovrebbe poi fare manovra e
tornare indietro, mentre così si limita al massimo la manovra.
➔ Dalla slide: I campi aperti (open fields) erano composti da numerosi appezzamenti
di terra, ciascuno di proprietà di singoli o di famiglie, anche se il concetto di proprietà
all’epoca era in parte diverso da quello attuale. Spesso le famiglie possedevano più
appezzamenti, che però non costituivano un insieme compatto ma erano sparsi e
distanti tra loro. Ogni singolo appezzamento era una striscia di terreno stretta e lunga
e non aveva siepi o steccati di separazione rispetto a quelli contigui, perché la
mancanza di recinzioni era inevitabile e avrebbe sottratto molto spazio alla
coltivazione, compreso quello necessario per i percorsi di accesso agli appezzamenti
più interni. La mancanza di recinzioni rendeva indispensabile una gestione
comunitaria di queste terre, anche se non si trattava di terre comuni: basti pensare a
cosa sarebbe successo se un proprietario avesse coltivato cereali e quello contiguo
avesse fatto pascolare bestiame senza alcun ostacolo, permettendo alle bestie di
cibarsi delle coltivazioni del vicino. Il frazionamento delle terre private negli open
fields attorno al villaggio rendeva necessaria una rotazione coatta, imposta
obbligatoriamente a tutti i proprietari degli appezzamenti, e la contiguità con altre
proprietà e la mancanza di separazioni fisiche rendevano inevitabile sottrarle al libero
arbitrio di chi ne aveva l’uso esclusivo. I campi aperti, come i campi comuni, erano
divisi in due o tre parti in base al tipo di rotazione adottata, biennale o triennale, e
tutti coloro che possedevano terre ricevevano ogni anno una porzione dei campi
aperti proporzionale alle terre possedute, coltivandola nel modo deciso dalla
maggioranza dei titolari, con cereale invernale o primaverile. La porzione lasciata a
riposo, il maggese, era assoggettata a pratiche comunitarie a favore di tutti gli
abitanti del villaggio, come il pascolo del bestiame e la spigolatura, cioè la raccolta
delle spighe lasciate sul terreno dopo la mietitura dei cereali.
Le società feudali.
Impero romano
Nel latifondo romano veniva utilizzata la manodopera degli schiavi, che si ottenevano
attraverso le guerre. L’espansione di Roma va letta anche come un modo per acquisire varie
cose, tra cui gli schiavi, prede di guerra. Quindi il sistema produttivo soprattutto della Roma
imperiale si basava sulla manodopera degli schiavi e per ottenerli bisognava fare sempre più
guerre di espansione.
Feudalesimo
➔ nuovo modo di produzione che si diffonde in Europa nel corso del Medioevo e
divenne prevalente nell’XI secolo. Non è sempre uguale a se stesso e avrà una
conformazione che si evolverà. Il feudalesimo, in forme cambiate, lo si ritroverà
almeno fino alla fine del Settecento.
1. punto di vista giuridico: il feudalesimo si basa su una forte asimmetria tra chi
compone la società: i signori feudali e la popolazione assoggettata. È un’asimmetria
legata al fatto che la funzione giurisdizionale, cioè giudicare colpe e assegnare
sanzioni, viene di fatto esercitata dal signore feudale, e inoltre era formalizzata
davanti la legge, I singori, in effetti, si appropriavano anche dell’esercizio della
giustizia (titolarità signorile della funzione giurisdizionale).
2. caratteri politici: i signori feudali si appropriano del potere pubblico e delle entrate che
ne derivano. L’origine dei signori feudali può essere varia: molti sono un’evoluzione
dei grandi proprietari fondiari, ma non necessariamente e non solo. Potevano anche
derivare da un sovrano che aveva bisogno di persone che combattessero per lui. Un
modo era fornirsi di cavalieri, ma il cavallo doveva alimentarsi, allora il sovrano
decideva che il cavaliere disponesse di una certa proprietà fondiaria e quindi nel
tempo quel cavaliere diventerà il signore feudale.
★ accenno al re e all’imperatore: con la caduta dell’Impero romano non è
sparita ogni forma di potere centrale in Europa, ma di fatto anche questo
potere centrale ricadeva in un’architettura feudale del potere. Il monarca
aveva potere perché era un signore feudale egli stesso, anche se
sovradimensionato per ovvie ragioni, e il suo potere derivava anche dal fatto
che offriva protezione in cambio di fedeltà e servizi > nasceva il legame
feudale tra signori e altri: uno scambio che aveva a che vedere con la
necessità di essere protetti.
3. caratteri economici.
Caratteri economici
Il feudo è la base del sistema dal punto di vista produttivo. Il signore feudale aveva diritti
sulle terre della signoria feudale, che poteva comporsi di più feudi, anche se in linea di
massima signoria feudale e feudo possono coincidere.I signori feudali detenevano diritti
particolari sulle terre che componevano la signoria feudale, e le sfruttavano con il sistema
della curtis, unità base del sistema produttivo feudale.
In cambio della protezione e dell’uso di parte delle terre della curtis, i signori feudali
esigevano da chi lavorava la loro terra lavoro, prestazioni in natura e denaro che
costituivano la loro rendita, anche se non subito perché questo inizialmente era qualcosa di
molto raro soprattutto nelle campagne. Il signore nel suo feudo ricavava quindi una rendita
che chiameremmo rendita signorile, cioè il reddito che ricava dall’essere titolare del feudo.
Questo assetto feudale a volte si incrociava con gli assetti precedenti (se i villaggi erano
parte di un feudo soggetto ad un signore feudale) complicando le cose: quindi a volte
c’erano villaggi, campi comuni e anche un signore feudale.
Struttura della curtis.
➔ abitanti del feudo: tra cui servi, contadini e altri abitanti del villaggio, erano tenuti a
pagare anche un’altra imposizione feudale, la decima, che in teoria comportava che
un decimo dei raccolti fosse dovuto alle autorità ecclesiastiche. Spesso, però, questa
veniva incassata dai signori feudali e talora le autorità ecclesiastiche erano
rappresentate da membri della stessa famiglia dei signori feudali.
➔ divisa nella pars dominica, la parte del signore, e la pars massaricia, suddivisa in
unità produttive chiamate mansi. La pars dominica spettava al signore: il suo
prodotto andava direttamente a lui. Il prodotto dei mansi invece andava alle famiglie
assegnatarie dei mansi.
➔ queste famiglie ricevevano dal signore un manso, dal quale ricavavano quanto
necessario per sopravvivere. In più il signore però pretendeva a volte una parte dei
prodotti del manso oppure pretendeva, in cambio della concessione del manso, che
queste famiglie fornissero al signore delle prestazioni lavorative gratuite, le corvées,
che andavano effettuate per esempio proprio sulle terre che spettavano al signore.
★ evoluzione della rendita signorile: all’inizio il signore alle famiglie dei mansi
richiedeva soprattutto le corvées, poi iniziò a chiedere parte dei prodotti del
manso e poi, quando iniziò a penetrare il mercato nelle campagne, chiederà
denaro. La consegna al signore di parte dei prodotti ottenuti dalle famiglie
coloniche coltivando il manso era un’altra forma di obbligazione che gravava
su chi aveva avuto in concessione una porzione della pars massaricia.
Questa forma di rendita divenne la quota più consistente della rendita feudale
quando si verificò un parziale aumento della produttività agraria e, nel tempo,
si tramutò nel pagamento di una quota in denaro con la parziale penetrazione
del mercato nelle campagne medievali. Chi lavorava la terra signorile godeva
dei prodotti ottenuti dal manso, detratta la parte spettante al signore, e si
trovava in una situazione molto diversificata in base alla categoria di
appartenenza; il suo grado di dipendenza personale rispetto al signore
presentava molte possibili graduazioni, comprese tra due condizioni limite:
quella dei servi della gleba e quella dei liberi contadini.
⧭La rendita feudale che i signori ricavavano dalla titolarità del feudo era costituita da tutto il
prodotto ottenuto nella pars dominica o nella residenza signorile grazie alle corvée dei servi o
contadini assegnatari dei mansi, prevalente in una prima fase; da parte dei prodotti ottenuti da
servi o contadini nei mansi della pars massaricia, il censo, prevalente in una seconda fase; e da
piccole quantità di denaro, anch’esse prevalenti in una seconda fase.
⧭I mansi non andavano solo a servi della gleba: a volte anche a contadini liberi, che avevano il
diritto di ricavare una sussistenza dal manso che veniva loro assegnato. In altri casi il legame tra
contadino libero e manso era molto meno precario, talmente tanto che nel tempo la concessione
di quel manso diventava stabile e quasi ereditaria di padre in figlio, per cui il contadino iniziava
lentamente a maturare dei diritti. In altri casi invece, il rapporto con la terra diveniva simile ad
una condizione di proprietà, nonostante fossero ancora obbligati a pagare la rendita feudale).
5 mar
Transizione dal regime demografico antico a quello moderno con riduzione della
mortalità e natalità molto elevata, soprattutto in Europa.
Sintesi
Ottica di oggi: innovazioni agrarie come aratro pesante, collare rigido per i cavalli, ferratura
del cavallo e rotazione triennale, oltre all’espansione delle colture soprattutto verso est. Tutto
ciò ha a che fare con una crescita demografica dopo il minimo intorno al 650: la popolazione
aumenta fino alla peste nera di metà Trecento. Ad assecondare questo movimento
demografico sono anche queste innovazioni.
Feudalesimo: fenomeno complesso che coinvolge aspetti giuridici, politici ed economici, con
diffusione non uniforme ma importante per la produzione. All’interno del feudo vi era la
curtis, divisa nella pars dominica e nella pars massaricia, considerando che la pars dominica
andava interamente al signore, mentre la pars massaricia veniva divisa in mansi, ognuno dei
quali veniva affidato a una famiglia colonica. Queste famiglie potevano essere composte da
servi della gleba oppure da servi con legame meno forte.
Questo rapporto si basava su uno scambio. L’altra parte forniva per esempio talvolta le
corvées, cioè manodopera delle varie famiglie obbligate a coltivare una parte del manso in
cambio della possibilità di trarre sostentamento da esso. Le corvées potevano anche essere
effettuate presso la residenza del signore sotto forma di lavori di vario tipo, come la
trasformazione di prodotti agrari.
Il signore feudale otteneva quindi una rendita dall’essere titolare di un feudo. La rendita
signorile diventa man mano una rendita fondiaria. La rendita signorile è ciò che il signore
ottiene dall’essere titolare di un feudo in virtù del fatto che è un feudo. Un feudo prevede un
rapporto di soggezione tra il signore feudale e chi lo abita. Ciò che economicamente arriva al
signore ha come presupposto questa dominazione feudale.
➔ EU occidentale: l’evoluzione del sistema feudale in Europa occidentale nel corso dei
secoli fu lenta ma assai profonda. Riguardò le forme assunte dalla rendita feudale,
poiché prevalsero prima le corvées, poi i prodotti del manso e infine la quota in
denaro, e interessò anche i rapporti dei coltivatori con la terra. Questo processo fu
innescato dalla graduale ripresa degli scambi commerciali a partire dal secolo XI
★ ripresa degli scambi:
a. fece aumentare la circolazione monetaria nei sistemi economici
dell’epoca e in parte coinvolse le campagne nei meccanismi di
mercato. I coltivatori dei mansi iniziarono quindi a vendere sul mercato
parte del raccolto, se questo superava il livello di sussistenza, e a
disporre di denaro con il quale pagare quanto dovuto al signore
feudale e acquistare beni.
b. cambiarono anche i rapporti di molti coltivatori rispetto alla terra che
coltivavano. Essi acquisirono diritti sempre più forti e stabili e nel
tempo riuscirono ad ottenere la piena disponibilità dei terreni a tempo
indeterminato e l’ereditarietà dei diritti che vantavano sui terreni.
c. servi della gleba: incatenati alla terra, con più diritti dei contadini che
invece correvano maggiori rischi.
★ rapporto dei soggetti che coltivavano la terra con la terra
stessa. Vi fu una progressiva acquisizione della libertà da
parte dei servi della gleba, non sempre un vantaggio perché
comportava la perdita del diritto di coltivare la terra e
sostentarsi così. Tuttavia si sviluppa un legame sempre più
stretto tra coltivatori e terra: i contadini iniziano ad avere un
legame giuridico sempre più forte con quella terra, sono i primi
passi verso la proprietà privata della terra stessa e in alcuni
casi i diritti di coltivarla iniziano ad essere anche ereditari.
➔ EU orientale: l’Europa orientale, invece, rappresentò un’eccezione. Non si verificò
un’evoluzione analoga e fino a metà Ottocento rimasero in vigore la servitù della
gleba, che in Russia, ad esempio, fu abolita solo nel 1861, e le prestazioni
obbligatorie al signore feudale.
➔ I mutamenti nel regime di possesso delle terre da parte di chi le coltivava ebbero
conseguenze molto profonde sul mondo delle campagne. Per lungo tempo il mondo
contadino era stato piuttosto uniforme per quanto riguarda la stratificazione delle
famiglie da un punto di vista economico e sociale. Successivamente si innescò
invece un processo di differenziazione della condizione economica e sociale delle
singole famiglie contadine.
➔ Il processo di differenziazione della condizione economica e sociale delle famiglie
contadine era legato a diversi fattori, tra cui eventi aleatori e le capacità delle famiglie
contadine. Alcune iniziarono un percorso di ascesa economica e sociale
accumulando terre, mentre per altre la situazione economica peggiorò e furono
costrette prima ad indebitarsi e poi a vendere le terre possedute per ripianare i debiti
insoluti.
★ Il risultato fu una stratificazione sociale ed economica che, in gran parte
dell’Europa occidentale, vedeva la presenza di una fascia elevata composta
da pochi contadini arricchiti. Essi erano diventati grandi proprietari,
possedevano molte terre e tanto bestiame e dominavano la società locale
offrendo lavoro salariato ai braccianti, cioè ai rurali con poca o senza terra, e
concedendo prestiti ai contadini in difficoltà.
★ Accanto a questa fascia esisteva una fascia media, costituita da un numero
non molto consistente di contadini che erano in grado di vivere con quanto
prodotto dalla propria azienda agraria.
★ Infine vi era una fascia inferiore, composta da molti contadini poveri che non
avevano più terra o ne possedevano in quantità insufficiente per
autosostentarsi e che dovevano quindi rivolgersi ai grandi proprietari per
ottenere lavoro come braccianti.
⧭Essere un signore significa essere collocati nella piramide sociale in uno stato elevato. Se mi
posiziono a questo livello avverto l’esigenza di manifestare all’esterno questo posizionamento
elevato, e per farlo ci si rivolgeva al consumo di beni di lusso. Per acquistarli, via via che il
mercato penetra nelle campagne, bisogna avere denaro da spendere, più che grandi quantitativi di
prodotto o di terre. Nella determinazione originaria il signore dalla curtis otteneva prodotti: una
ricchezza diversa da come è concepita oggi, costituita da ammassi di terre e prodotti e consumata
spostandosi di castello in castello. Qui avere denaro inizia a essere un vantaggio, perché il mercato
penetra nell’economia medievale. Gli acquirenti erano i più ricchi, quelli ai vertici della scala
sociale, tra questi c’era il signore che riusciva così a proiettare il proprio elevato status sociale.
Sviluppi conseguenti
Come arrivarono i primi meccanismi di mercato: dopo la fine dell’Impero romano gli scambi
commerciali diventano complicati, costosi e difficili per il decadimento del sistema
infrastrutturale che l’Impero romano aveva garantito per secoli, come la rete stradale. L’altro
elemento era la sicurezza: non c’era un governo centrale forte a controllare la situazione.
L’Alto Medioevo è un periodo in cui tutti combattono contro tutti e l’Europa è percorsa da
soggetti armati che depredano chiunque trovino sulla loro strada. In questo contesto è
difficile fare commercio anche a lunga distanza, quindi il commercio era l’eccezione in un
mondo dominato dall’autoproduzione.
A partire dall’XI secolo, intorno all’anno 1000, la situazione cambia e c’è una ripresa degli
scambi per vari motivi. Gli assetti restano fluidi ma diventano meno anarchici, c’è spazio
anche per un miglioramento dei commerci e questa ripresa degli scambi comporta anche
una ripresa su scala maggiore della moneta, che non era scomparsa del tutto ma si era
ridotta ed era diventata un elemento meno essenziale.
⧭Tutte queste cose accadono nell’Europa occidentale, perché nell’Europa orientale il feudalesimo
permane e in età moderna ci sarà addirittura un ulteriore aggravamento dei diritti feudali nei
confronti della popolazione. Per esempio la servitù della gleba in Russia finisce nel 1861, mentre
in altre aree dell’Europa occidentale era scomparsa vari secoli prima.
Siamo abituati a considerare un mondo economico dominato dal mercato. Il mondo feudale
viene visto da noi come modernizzato dal mercato, ma l’inizio di questo avvicinamento non
fu indolore e privo di conseguenze, perché questo processo ebbe anche conseguenze
negative.
Per molto tempo nelle campagne europee la stratificazione della società dal punto di vista
economico e sociale era relativamente appiattita: la distanza tra i due estremi non era
abissale. Dopo i cambiamenti innescati dalla penetrazione dei meccanismi di mercato
questa situazione cambia e si crea una situazione in cui ci saranno poche persone sempre
più ricche, una fascia media molto esile e una massa sempre più ampia di popolazione in
condizioni di povertà o vulnerabile alla povertà. Si passa da un mondo poco stratificato a un
mondo molto stratificato.
Ciò che poteva portare a finire nello strato più basso erano spesso eventi aleatori e
catastrofici.
Pochi contadini arricchiti, magari divenuti grandi proprietari, possiedono molte terre e
dominano dal punto di vista sociale. Offrono lavoro ai più poveri sulle proprie terre e quando
qualcuno si trova in difficoltà economica può chiedere prestiti in denaro o sacchi di grano per
seminare il nuovo raccolto. Uno dei meccanismi dell’arricchimento presuppone proprio il
fatto che chi chiede un prestito, se non lo restituisce, vedrà le proprie terre sottratte e così il
contadino ricco si arricchisce ulteriormente.
La cappa feudale bloccava in parte tutto questo, ma quando ci sono margini di evoluzione si
presentano queste situazioni.
Affitti
Questi contadini arricchiti avevano quindi molte più terre rispetto a quelle che riuscivano a
coltivare direttamente, magari anche in luoghi distanti, per cui iniziano a pensare che
anziché cercare manodopera e coltivare direttamente con manodopera esterna sia più
conveniente affittare le terre (considerano il sistema classico della curtis come qualcosa di
faticoso che non raggiungeva gli obiettivi migliori dal punto di vista economico), il che
comportava molti meno problemi.
Esempio: la pars dominica, anziché obbligare i concessionari dei mansi a coltivarla tramite
corvées, veniva spesso affittata. Viene così smantellato pezzo per pezzo l’impianto del
feudalesimo classico. Anche la pars massaricia: si tenta di portare le terre dei mansi nella
proprietà esclusiva del signore per poterle poi affittare. Questa è una direzione che prende
questo processo evolutivo e fa sì che per molti signori la rendita feudale, che dipende dal
fatto che ho un dominio sulle terre e sugli abitanti del feudo, si trasformi in rendita fondiaria,
quando si iniziano ad affittare le terre.
⧭Per molti signori feudali, quindi, il reddito ricavato dai feudi derivò sempre meno dalla rendita
feudale, legata a un rapporto di dipendenza personale tra signore e servo tipico del feudalesimo, e
sempre più dalla semplice rendita fondiaria. Quest’ultima non derivava da rapporti di natura
feudale, ma era legata a meccanismi di mercato, cioè alla concessione dell’uso delle terre in
cambio di un corrispettivo.
⧭Il passaggio dal sistema della rendita feudale al prevalere della semplice rendita fondiaria non fu
però immediato e completo. Per un certo periodo vi fu la coesistenza di elementi feudali accanto
a quelli di mercato. Talvolta, anche in presenza di affitto o colonìa, il titolare della terra doveva
continuare a pagare una qualche forma di rendita feudale al signore, perché aveva consolidato il
possesso della terra ma non ne aveva ancora la piena proprietà.
⧭La prevalenza nel tempo della rendita feudale oppure, al contrario, il passaggio alla rendita
fondiaria consente di distinguere in Europa tre zone con caratteri diversi: l’Europa orientale,
l’Europa occidentale e alcune aree dell’Europa occidentale, come l’Inghilterra, l’Andalusia,
Maiorca e l’Italia meridionale. Le campagne medievali nei secoli finali del Medioevo iniziano a
essere campagne in cui ci sono sempre più grandi proprietà fondiarie appartenenti a signori
feudali, contadini arricchiti o famiglie delle città che acquistano terre come opportunità di
investimento (rimangono signori feudali ma anche grandi latifondisti). Nell’EU orientale il
feudalesimo tendeva a rafforzarsi soprattutto per via della crescita del prezzo dei cereali
(conseguenza della crescita della popolazione a Occidente, quindi ci si doveva assicurare grandi
quantitativi di grano da vendere in Occidente facendo pressione sul sistema feudale e sui servi
della gleba (in Russia questi aboliti solo nel 1861).
➔ Nelle campagne del tardo medioevo divennero sempre più presenti grandi proprietà
fondiarie appartenenti a signori feudali, contadini arricchiti, famiglie della borghesia
urbana che acquisivano terre ed enti religiosi che acquisivano terre. Queste proprietà
erano gestite ricorrendo soprattutto a due modalità prevalenti: l’affitto e la colonìa.
★ affitto: il proprietario di un terreno ottiene un canone fisso, era un contratto a
breve o medio termine. L’affittuario utilizzava la terra liberamente e si teneva
l’intero raccolto, mentre in cambio versava un canone monetario fisso al
proprietario. Il proprietario, in questo modo, si sottraeva agli oneri della
coltivazione diretta e al rischio di impresa. Si parlava di contratti a breve o
medio termine, da 3 o 9 anni, che coincidevano con la rotazione triennale. In
questo modo molti grandi proprietari possono dedicarsi ad altre attività
smettendo di coltivare direttamente la terra.
★ colonìa: una specie di società tra chi ha disponibilità di terre e chi ha
disponibilità di forza lavoro con risultato finale diviso a metà (mezzadria); era
una sorta di società temporanea tra proprietario e coltivatore. Il proprietario
forniva la terra e parte del capitale, mentre il colono apportava il lavoro e il
resto del capitale. Proprietario e coltivatore si dividevano poi i frutti della terra.
Se il contratto imponeva al colono di risiedere nel podere e di coltivarlo con
tutta la forza lavoro della propria famiglia, allora si era in presenza di un
rapporto di mezzadria.
➔ Gli stessi signori feudali valutavano diversi fattori per scegliere se continuare a
percepire la rendita feudale perpetuando il sistema curtense oppure optare per la
rendita fondiaria ottenuta sulla pars dominica o massaricia, ricorrendo alla gestione
diretta oppure all’affitto o alla colonìa. Le variabili in base alle quali i signori
effettuavano la loro scelta erano soprattutto la disponibilità di manodopera e i prezzi
di mercato dei prodotti agrari.
★ manodopera era poco disponibile risultava preferibile mantenere la presenza
coatta di manodopera, cioè la servitù. Quando invece la manodopera era
disponibile, risultava più redditizia o meno onerosa la gestione non curtense.
★ andamento dei prezzi influiva sulla scelta: con prezzi crescenti conveniva
avere prodotti da vendere sul mercato, mentre con prezzi decrescenti o stabili
risultava preferibile percepire un canone d’affitto fisso.
⧭Valutazioni: non sempre questa direzione era conveniente. C’erano differenze tra varie aree
europee. In alcuni casi ai signori conveniva mantenere il sistema feudale di curtis e mansi, per
esempio quando non c’erano soggetti a cui affittare o quando la manodopera era scarsa e quindi
era utile mantenere i servi della gleba legati alla terra. Allo stesso tempo ci sono casi in cui
conviene avere una rendita monetaria, che può diventare anche un canone di affitto, e altri casi in
cui conviene avere a disposizione quantità di grano, quando sul mercato c’è una dinamica di
prezzi in crescita. Se vedo che il prezzo del grano cresce negli scambi, anziché affittare con un
canone fisso mi conviene adottare una gestione che mi faccia ottenere grano da vendere anno per
anno a prezzi sempre maggiori, guadagnando di più. Il signore feudale inizia quindi a diventare
un soggetto economicamente razionale che fa scelte in base a ciò che presume essere il suo
maggiore profitto.
Crescita agraria slide crescita agraria
I sistemi agrari esistenti fino a questo momento erano sistemi che in condizioni normali
consentivano una crescita di lungo periodo. La dinamica demografica e quella produttiva si
rincorrono. La popolazione cresce finché c’è possibilità di far crescere la produzione.
All’inizio di questo rapporto la situazione è più vantaggiosa: se non c’è ancora una grande
pressione demografica si scelgono le terre migliori, quindi la resa agraria è buona e c’è
spazio per l’aumento della popolazione, che fornisce anche maggiore forza lavoro da
utilizzare in agricoltura.
Quando però la crescita demografica supera una certa soglia si produce un effetto negativo:
quando non posso più scegliere le terre migliori devo coltivare tutte quelle disponibili, anche
quelle meno produttive, e quindi la produttività diminuisce.
Se aumenta la produttività di una terra grazie all’aumento del fattore lavoro, oltre una certa
soglia si verificano rendimenti decrescenti.
Per molto tempo abbiamo quindi fasi alterne nell’agricoltura europea in relazione con i cicli
demografici. Ci sono fasi migliori che assecondano la crescita demografica e in cui si riesce
ad aumentare la produzione anche grazie a innovazioni tecniche, come il passaggio alla
rotazione triennale.
Non ha la stessa portata di quella del Neolitico. Si manifesta per la prima volta nei Paesi
Bassi, nel territorio dell’attuale Olanda, e poi viene portata a un livello ulteriore in Gran
Bretagna. Non è contemporanea alla rivoluzione industriale: la anticipa di circa un secolo,
ma quando inizia la rivoluzione industriale le due evoluzioni procedono affiancate con stimoli
reciproci.
Questo assecondare la dinamica demografica ha a che fare con l’evoluzione delle tecniche
agrarie ma anche con l’introduzione di nuove coltivazioni.
Prima fase, durante il Medioevo: arrivano dall’Oriente arancio, pesco, melone, melanzana,
carciofo e canna da zucchero, quest’ultima molto importante dal punto di vista commerciale.
Seconda fase, in età moderna: arrivano dall’America mais, patata, pomodoro, peperone e
zucchine.
La diffusione così rapida dipende dal fatto che, in proporzione a un chicco di mais piantato,
le rese dopo il raccolto sono tra le più elevate nel mondo dei cereali. In un mondo dominato
dalla sottoalimentazione fu una svolta importante. Tuttavia il mais presenta un problema:
non contiene alcune vitamine e amminoacidi presenti nel grano. Concentrando
l’alimentazione esclusivamente sul mais si può sviluppare la pellagra, quindi non poteva
essere la soluzione definitiva alla fame europea.
Altro prodotto di grande impatto furono le patate. È il tubero che si diffuse subito dopo e
ebbe un impatto forse ancora maggiore del mais. Per unità di superficie è il prodotto
vegetale che fornisce più calorie di qualsiasi altro.
All’inizio veniva usato per alimentare il bestiame, soprattutto i maiali. Cominciò a stabilizzarsi
nella dieta europea in situazioni di carestia, soprattutto tra la fine del Settecento e l’inizio
dell’Ottocento. Diventerà poi un elemento sempre più essenziale, soprattutto nelle aree in
cui rappresentava un vantaggio comparativo, come in Germania e in Irlanda.
I primi esempi di nuove tecniche agrarie erano già stati usati nel corso del Medioevo e non si
trovavano solo nei Paesi Bassi. Per esempio erano presenti anche nell’area padana nel
Cinquecento. Tuttavia iniziano a essere utilizzati su larga scala e in modo sistematico
soprattutto dal Seicento e dal Settecento, e vengono poi adottati anche in Gran Bretagna.
Queste nuove tecniche comportavano specializzazione produttiva e uso più intensivo dei
fattori produttivi come terra, lavoro e capitale. La novità principale riguardava soprattutto il
capitale: prevedevano assetti in cui il capitale veniva impiegato in modo sistematico.
Nell’agricoltura il cibo per uomini e animali non è più in conflitto: agricoltura e allevamento
non sono più in competizione ma diventano complementari, con molti vantaggi.
Passaggio da rotazione biennale a triennale: progressivo diradamento del maggese. Non più
ogni tre anni ma ogni cinque o sei anni, quindi ogni anno si coltivava molta più terra e la
parte lasciata a riposo diventava sempre più piccola. Con ulteriori miglioramenti nel Regno
Unito il maggese in alcuni casi scompare completamente e sulle terre coltivate le rese
diventano più elevate.
Il maggese era stato usato per migliaia di anni per evitare che le terre diventassero sterili. Si
era osservato che dopo aver coltivato un cereale su un pezzo di terra, se l’anno dopo
anziché lasciarlo a riposo si coltivavano alcuni tipi di piante, l’anno successivo la fertilità del
terreno non diminuiva ma addirittura aumentava.
Le piante in questione appartenevano alla famiglia delle leguminose. Dopo queste tecniche
aumenta anche il bestiame e quindi aumenta la possibilità di concimare e rendere più fertili
le terre.
9 mar
Il periodo preindustriale è analizzato sotto l’ottica dei rapporti tra capacità produttiva del
settore primario, cioè agricoltura e allevamento, in relazione alle dinamiche demografiche.
Senza un apporto dell’agricoltura tale da reggere le dinamiche demografiche il sistema non
va avanti.
Ma la svolta dal punto di vista della produttività agraria ce l’abbiamo con la rivoluzione
agraria del Seicento, distinta da quella del Neolitico, che è una cesura fondamentale della
storia umana sulla terra. Si era fatta una stima tale per cui, se l’uomo volesse far dipendere
la propria esistenza solo da quello che la terra produceva spontaneamente, al massimo la
terra avrebbe potuto alimentare 15 milioni di persone.
Prima rivoluzione agraria nei Paesi Bassi, Olanda. Uno dei motivi per cui c’era sempre una
strozzatura nella capacità produttiva del settore agrario era l’arretratezza delle tecniche. Lo
capiamo dal fatto che ancora si ricorreva al maggese, arrivando poi all’osservazione
empirica del fatto che coltivando determinate piante durante quello che doveva essere il
periodo di riposo della terra questa ne usciva addirittura ancora più nutrita e quindi fertile,
tutto ciò per la presenza di un batterio.
Nei Paesi Bassi questa tecnica veniva utilizzata in modo sistematico e divenne poi lo
standard, mentre in altri posti era stata utilizzata meno sistematicamente.
Questo nuovo tipo di agricoltura scombina gli assetti agrari sotto vari punti di vista. Uno di
questi sono gli assetti relativi alla proprietà e alla distribuzione. Un approccio più evoluto
all’agricoltura, che comportava maggiore impiego di lavoro e maggiore disponibilità e
impiego di capitale, poteva funzionare in un’agricoltura con residui di vincoli feudali, campi
con gestione comunitaria, campi aperti in cui i singoli proprietari dovevano ricorrere a una
gestione comunitaria? No. Infatti richiedeva più impiego di lavoro, più impiego di capitale,
terreni alluvionali con buon grado di umidità, e la maggior parte nel Mediterraneo non erano
adatti. Inoltre richiedeva la scomparsa dei vari vincoli signorili o comunitari sulla terra, che
scoraggiavano gli investimenti nella nuova agricoltura, e la mercantilizzazione
dell’agricoltura, che diventa fondamentale. L’autoconsumo non sparisce, ma da prevalente
diventa sempre più residuale.
Io non investo per qualcosa che mi darà un risultato scadente e quasi in linea con gli usi
alternativi di quel capitale.
Risultato: nel resto dell’Europa le rese del grano per unità di seme erano di 1:5, mentre nei
Paesi Bassi con queste nuove tecniche si passa a un raccolto pari a dieci volte la quantità di
seme utilizzata.
È la fine della contrapposizione tra agricoltura e gli altri utilizzi della terra, che costringeva a
rinunciare a qualcosa. Ma questo aumento della produttività è solo una parte dell’effetto
positivo delle nuove tecniche: si entra in una situazione caratterizzata da una maggiore
flessibilità del settore primario. Questo inizia a produrre anche per il mercato, quindi diventa
vulnerabile dal punto di vista dei prezzi. Aumentando la produzione di grano, i prezzi dello
stesso iniziano a calare.
Se i prezzi del grano sono alti, si punta molto sul grano; se sono bassi, si toglie qualche
turno di grano o di cereale aumentando quelli delle erbe per nutrire gli animali, aumentando
la produzione di carne e latticini. È possibile passare da una produzione all’altra, per
esempio cerealicola o prodotti derivanti dall’allevamento, in modo molto semplice nelle
rotazioni, aumentando o diminuendo i turni di coltura delle varie piante a seconda delle
esigenze.
Esempio tipico: Paesi Bassi. Nel Cinquecento a un certo punto arrivò in Olanda il grano
baltico, grano che veniva esportato dai Paesi baltici ma che in realtà non veniva prodotto
tutto da quei Paesi: proveniva da zone come Russia e Polonia e veniva commercializzato
nei porti sul Baltico, e costava poco. In realtà non era un problema perché si intensificavano
le produzioni alternative: si tolgono turni di grano e se ne aggiungono altri di altre piante per
usi diversi.
Si dimostra quanto fossero organiche quelle economie: tutto veniva dalla terra, anche per
esempio i coloranti per le stoffe.
Si aggiunge anche la floricoltura, per esempio la coltura dei tulipani: rappresentavano una
presenza importante nell’economia olandese. Una delle prime bolle speculative della storia
fu proprio riguardo ai bulbi di tulipano.
Altro elemento: questa agricoltura produce profitti che possono essere utilizzati per varie
cose, per esempio finanziare altre attività economiche. L’Olanda diventa un grande centro
economico. Parte dei capitali provenivano proprio dai profitti derivanti da questa nuova
agricoltura.
Inoltre queste disponibilità di capitali venivano utilizzate anche per ottenere terre laddove
c’era il mare, considerando anche le dimensioni ridotte dell’Olanda: attraverso lavori di
drenaggio e dighe si investivano molti soldi per ottenere nuove terre coltivabili.
Con questo sistema dal 1540 al 1600 l’Olanda ottenne 150.000 ettari in più di territorio
disponibile. È come se si aggiungesse al territorio italiano un Molise e mezzo.
Nei Paesi Bassi queste tecniche vengono messe a punto, ma l’area in cui si svilupperanno
in modo molto esteso è la Gran Bretagna, che percepisce la novità e la imita. Quindi si
introducono le tecniche olandesi: all’inizio l’imitazione è prevalente, ma l’applicazione di
queste nuove tecniche avviene in aziende molto più grandi, con un impiego di capitale
maggiore. C’è imitazione ma anche sperimentazione, cioè si va avanti nel trovare le
combinazioni di rotazioni più efficaci che danno i risultati migliori, e il risultato è che il
maggese quasi sparisce.
Le rese produttive aumentano ulteriormente, ancora di più che in Olanda, dove in più la
produttività del lavoro non aveva subito un aumento significativo, mentre in Gran Bretagna
sì.
Erano gli stessi anni durante i quali nel Regno Unito si manifestava anche la transizione
demografica, l’inizio di un cambiamento nel regime demografico antico, quando c’erano
natalità e mortalità molto alte. Nella fase di transizione la mortalità scende, e l’abbassamento
della mortalità comporta un aumento notevole della popolazione, sostenuto dagli sviluppi
dell’agricoltura. In più si poteva vendere all’estero il surplus.
Per definirla venne coniato il termine convertible husbandry: si decide cosa produrre in base
all’andamento dei prezzi del mercato, si produce la cosa che assicura il maggior profitto.
Fase britannica della rivoluzione agraria: sparisce il maggese, le rese crescono e c’è
un’attenzione alla selezione dei semi e delle razze di bestiame. Si fanno i primi incroci. Lo
scopo nel tempo sarà sempre quello di avere la massima produttività possibile, scartando le
variabili meno produttive.
Evoluzione nella struttura della proprietà agraria e degli altri diritti legati alla terra, che
favoriva l’applicazione delle nuove tecniche attraverso le enclosures, le recinzioni, la
chiusura dei campi aperti e la riduzione dei campi comuni.
I nuovi sistemi di coltivazione e allevamento, new husbandry, erano più redditizi se applicati
in grandi aziende agrarie e gestiti con capacità imprenditoriali.
La formazione di grandi proprietà era in atto già da tempo e derivava dalla concentrazione
della proprietà fondiaria nelle mani di esponenti della grande nobiltà, membri delle classi
urbane più elevate (proprietari borghesi che hanno investito), gente della piccola nobiltà
rurale (gentry) e contadini arricchiti (yeomen).
Per portare avanti l’agricoltura su questi livelli più alti bisognava avere la capacità di farlo, le
conoscenze, ma serviva anche la manodopera. I protagonisti dell’agricoltura sono quindi
grandi proprietari fondiari, imprenditori capitalisti e manodopera.
Le enclosures, le recinzioni.
È un processo che dura vari secoli. All’inizio ha una motivazione diversa rispetto alla
rivoluzione agraria in cui lo troviamo a partire dal Seicento. Porta a un’agricoltura sempre più
orientata al mercato e ci si avvicina a un approccio sempre più capitalistico all’agricoltura,
difficile se non si era proprietari assoluti di quel pezzo di terra.
Il fenomeno delle recinzioni durò vari secoli: le prime a partire dalla fine del Trecento e
terminerà alla fine dell’Ottocento, quindi un fenomeno lungo cinque secoli con due fasi
diverse.
Prima fase: fine Trecento-1500. La motivazione sta nel fatto che nel Regno Unito si produce
lana, che è di particolare qualità e alimenta gran parte delle manifatture migliori in Europa.
Le stoffe di qualità maggiore prodotte in Europa in quella fase vengono prodotte con lana
inglese. Il prezzo della lana cresce notevolmente e quindi chi può inizia a pensare di togliere
i terreni all’agricoltura e lasciarli al pascolo delle pecore per ricavarne lana, che viene poi
esportata in tutta Europa.
In quella fase, tra tutte le attività manifatturiere, un ruolo fondamentale nel settore
secondario lo aveva proprio la produzione della stoffa di lana inglese.
Sembra indolore dire “sottrarre il terreno alla coltura”, ma si crea una situazione che Thomas
More definì: le pecore mangiano gli uomini.
Seconda fase: motivata dalla volontà dei signori e dei grandi proprietari fondiari di modificare
gli assetti dell’agricoltura e introdurre le nuove tecniche di coltivazione provenienti dai Paesi
Bassi.
Questi decreti parlamentari imponevano questo compattamento, che non era semplice
perché magari non tutti i pezzi di terra erano così simili da essere scambiati.
Alla fine un proprietario negli ex campi aperti avrà un territorio compatto con superficie
uguale alla sommatoria delle terre divise e frammentate che aveva prima, messe tutte
insieme.
Questo cambiamento porta anche degli effetti negativi: le recinzioni e gli enclosure acts
costavano, quindi quando si avevano dei pezzi di terra troppo piccoli spesso si era costretti a
venderli, ricavandoci poco ma dovendo farlo perché spesso era il Parlamento a imporre il
compattamento. Questo porta a una concentrazione della proprietà nelle mani dei grandi
proprietari.
Alcune persone quindi iniziano a perdere parte delle loro terre, che però erano la loro fonte
di sussistenza. Parte di queste persone finiranno per fare i braccianti per sopravvivere.
L’obiettivo di queste recinzioni sono anche i campi comuni, quelli di tutto il villaggio.
Infatti molte famiglie si videro sottrarre una parte della fonte della loro sussistenza. Si parla
di proletarizzazione di questi contadini che diventano braccianti, praticamente costretti.
Tasso di interesse: se è alto potrei investirlo nelle recinzioni e ottenere profitti grazie all’alto
prezzo del grano, ma potrei anche investirlo in titoli pubblici, ottenendo una remunerazione
interessante. Più è alto il prezzo del grano più ci sono le recinzioni; più è alto il tasso di
interesse meno è lo stimolo ad andare verso le recinzioni, anche perché se non ho capitale
per le recinzioni devo prenderlo in prestito.
Le campagne vengono trasformate dagli effetti della rivoluzione agraria. Alcuni fenomeni
erano già in atto nel Medioevo, come la formazione della grande proprietà fondiaria e la
proletarizzazione di alcune famiglie contadine.
Le dinamiche per i piccoli contadini erano pesanti perché iniziavano a perdere vari pezzi di
terra nelle terre aperte comuni. Spesso chiedevano soldi in prestito per problemi finanziari
che non riuscivano a restituire, quindi chi li aveva prestati sottraeva loro ancora più terra.
È una fase di grande trasformazione nelle campagne, soprattutto inglesi. In Gran Bretagna
si raggiunge la massima estensione e diventa, dal punto di vista agrario, il Paese più
avanzato del mondo.
Le campagne cambiano: aumenta la quantità di bestiame, sono più produttive e, tra le altre
cose, anche se all’inizio della rivoluzione agraria non ci fu un risparmio di manodopera
nell’agricoltura, anzi aumentò, in una seconda fase questo aumento fece sì che molta
manodopera impegnata nel settore agrario diventasse superflua.
Blocco 2
Città: luogo in cui si concentravano le attività economiche di altri due settori dell’economia, il
secondario e il terziario, ossia manifattura e commercio. Questi due settori non erano del
tutto assenti nelle campagne ma si concentravano principalmente nelle città.
Settori secondario e terziario esistevano ma dal punto di vista quantitativo erano minoritari.
Erano presenti anche nelle campagne ma tendevano a concentrarsi nelle città.
L’evoluzione delle città visse una tappa importante dopo la caduta dell’Impero romano. I
centri urbani vissero un processo di forte decadenza. Esempio: Roma in età imperiale aveva
stimatamente 1 milione e 200 o 300 mila abitanti, successivamente alla caduta ne faceva
circa 31 mila. Questo è ciò che si intende per decadenza urbana, dovuta sicuramente alla
caduta di un potere centrale forte, alle invasioni barbariche e anche al fatto che la gente si
sposta nelle campagne perché è nelle campagne che si produce il cibo.
In un mondo in cui i collegamenti sono sempre più complicati, stare vicino alla produzione
alimentare può essere una strategia per sopravvivere.
Anche fuori dalla città la vita era difficile: molti centri produttivi agricoli erano costretti a
fortificarsi, e questo dà un’idea dell’ambiente dell’epoca perché le campagne erano molto
esposte e si potevano sottrarre raccolti e altri beni.
Dopo l’anno 1000 inizia una rinascita delle città. Protagoniste di questa rinascita sono città
che erano città romane ma anche nuove città in altre aree d’Europa, anche esterne all’ex
Impero.
A favorire questa rinascita sono la crescita della popolazione, che aveva toccato un minimo
intorno al 650 e poi riprende a crescere, e la crescita lenta delle rese agrarie con
disponibilità di eccedenze soprattutto nelle mani dei signori feudali, che le vendono alle città.
Le città quindi crescono perché possono comprare eccedenze alimentari.
Popolazione urbana in Europa nel 1600: quantità della popolazione urbana rispetto al totale
della popolazione. In Italia, riferito al 1600, gli istogrammi sono più alti: vuol dire che la
quantità di persone che vivevano nelle città era maggiore rispetto agli altri Paesi. Il secondo
Paese era la Francia, ma con una grande differenza.
Simbiosi dal punto di vista demografico ed economico. Le campagne erano dedite quasi
esclusivamente al settore primario e le città agli altri due, quindi c’è una specie di
specializzazione, anche se questa divisione non deve essere considerata troppo netta. Per
esempio anche nella città di Roma, entro le mura, c’erano attività agrarie.
Simbiosi demografica.
Aumenta la consistenza demografica delle città, e quasi tutte queste persone venivano dalle
campagne. La rinascita urbana dipende dall’inurbamento di persone che vengono dalle
campagne, cioè è il saldo migratorio e non quello naturale che fa aumentare la popolazione,
perché in realtà nelle città si muore comunque moltissimo a causa delle condizioni sanitarie
e del progressivo affollamento.
Simbiosi economica.
La città viveva dei prodotti che venivano dalle campagne, sia materie prime trasformate in
prodotti sia cibo. Inoltre le cose che produceva la città venivano vendute sia a coloro che
vivevano nella città sia a coloro che vivevano nelle campagne.
Chi vendeva cose alle città otteneva denaro e poteva usarlo, tra le varie cose, per comprare
beni prodotti dagli artigiani della città.
Questi rapporti tra città e campagna portavano esiti molto positivi quando si innescava un
circolo virtuoso che partiva dall’aumento della produzione delle campagne. A quel punto il
prezzo di quei prodotti diminuiva e quindi, riducendo il prezzo dei prodotti della campagna in
città, ci si approvvigionava di materie prime a un costo inferiore, come stimolo alla
produzione manifatturiera e al commercio. Se questi due aumentano, aumenta la richiesta di
manodopera, anche quella delle campagne.
A quel punto, se si vende di più, i profitti possono aumentare i consumi, i risparmi e gli
investimenti e così via. Crescendo il fattore manifatturiero nelle città c’è una tendenza alla
specializzazione con conseguente aumento della produttività.
L’incontro tra città e campagna avveniva nel mercato, che può essere inteso in vari modi
anche in termini ideali. Il mercato è il luogo ideale dove si incontrano domanda e offerta.
Nelle città però il mercato era anche un luogo fisico dove di fatto si incontravano compratori
e venditori.
All’inizio la cadenza dei mercati era settimanale, poi divenne sempre più frequente fino a
diventare giornaliera nelle città più grandi, dove addirittura c’era una specializzazione dei
mercati: iniziavano ad esserci più mercati specializzati in una certa tipologia di beni.
Nei mercati c’erano contadini e piccoli commercianti, ma non troviamo una categoria
fondamentale per l’economia urbana dell’epoca, ovvero gli artigiani, che trasformano le
materie prime in manufatti. Non li troviamo nei mercati perché aspettano i loro clienti nella
bottega. All’epoca infatti producevano solo su ordinazione.
Se si voleva fare un salto di qualità non ci si poteva limitare a commerciare tra concittadini e
contadini vicini, ma anche con altre città più lontane. Lo scambio con il contado era
fondamentale, ma un’ulteriore crescita fu rappresentata dal commercio a lunga distanza.
Alcune città più che produrre i loro prodotti da mettere sul mercato li compravano da altre
città: gli operatori economici di alcune città si specializzano come intermediari tra luoghi di
produzione di un prodotto e il luogo di consumo dello stesso. Città quindi dal carattere più
mercantile.
Se gli operatori commerciali di una città, piuttosto che vendere prodotti realizzati in altre
città, vendono quelli realizzati nella propria, nella catena del valore i profitti rimangono nella
propria città e quindi il profitto è maggiore.
Fino all’XI secolo, che inizia con l’anno 1000, il commercio si era ridotto molto rispetto al
periodo precedente dell’Impero romano, e soprattutto si era ridotto il commercio a lunga
distanza durante l’alto Medioevo.
Il commercio a lunga distanza era scarso per difficoltà oggettive nel trasporto, che era quindi
irregolare nel tempo. Così il mercato diventava dominato dall’offerta: quando si andava al
mercato arrivavano i mercanti da altre città e chi acquistava comprava quello che i mercanti
avevano a disposizione. L’irregolarità fa sì che si compri quello che si poteva trovare, non
ciò che si intendeva realmente comprare. Questo si intende per mercato dominato
dall’offerta.
Il commercio a lunga distanza dal punto di vista quantitativo aveva un ruolo esile perché
coinvolgeva poche persone, una porzione minima della popolazione, soprattutto perché
pochi avevano il denaro per essere acquirenti a causa della riduzione della circolazione della
moneta dopo la caduta dell’Impero romano.
Nella stessa epoca, confrontando il commercio a lunga distanza in Europa con alcuni mondi
vicini come quello musulmano o asiatico, questi erano molto più avanzati.
Quel poco commercio che toccava l’Europa nell’alto Medioevo vedeva come protagonisti
soprattutto mercanti bizantini e musulmani, mentre gli europei in questa fase erano
soprattutto acquirenti. Comprano beni dai mercanti bizantini e musulmani ma non ci sono
molti prodotti europei che possono essere venduti nei mercati esterni all’Europa, nel senso
che l’Europa non produce cose che possano interessare ai mercanti bizantini e musulmani.
Gli europei normalmente volevano prodotti di lusso d’Oriente come sete, profumi, spezie
(usate per cucinare e anche per cure mediche), cose molto costose che avevano un prezzo
alto in proporzione alla quantità.
Prodotti portati in Oriente dall’Europa: metalli, pelli soprattutto dal nord Europa e schiavi.
Non sono più il centro del motore produttivo ma esistevano ancora e spesso erano slavi.
Si crea quindi un deficit commerciale, coperto soprattutto con moneta d’argento: un deflusso
di moneta d’argento negativo.
Trasporto.
Difficile e costoso, adatto a merci non molto pesanti e di elevato valore unitario. Per esempio
si poteva trasportare un quintale di spezie, non un quintale di grano.
C’erano poche strade in buono stato percorribili da carri, quindi spesso si potevano usare
solo bestie da soma, che però non potevano essere caricate oltre un certo limite e che
inoltre avevano una velocità pari a quella degli uomini al passo.
Inoltre c’era la necessità di caricare e scaricare le merci ogni giorno di viaggio, quindi la
merce doveva essere per forza ridotta in quantità.
Non era libero andare da un luogo all’altro: c’era la frequente imposizione del pagamento di
pedaggi da parte dei signori locali. Inoltre c’erano molti ostacoli naturali oltre a gravi rischi
derivanti da predoni.
Trasporti via acqua: molto meno costosi e con una capacità di carico molto maggiore
rispetto al trasporto via terra. Quindi si poteva usare questo tipo di trasporto anche per merci
con valore unitario basso ma che andavano trasportate in grandi quantità.