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Il documento analizza le vite e le filosofie di Thomas Hobbes, John Locke e David Hume, evidenziando il contesto storico e le influenze che hanno plasmato il loro pensiero. Hobbes sostiene la necessità di un sovrano assoluto per garantire la pace, mentre Locke promuove la libertà e i diritti naturali, proponendo un governo limitato. Hume, infine, cerca di fondare una scienza della natura umana attraverso un approccio empirico, criticando le filosofie astratte e metafisiche.

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Il documento analizza le vite e le filosofie di Thomas Hobbes, John Locke e David Hume, evidenziando il contesto storico e le influenze che hanno plasmato il loro pensiero. Hobbes sostiene la necessità di un sovrano assoluto per garantire la pace, mentre Locke promuove la libertà e i diritti naturali, proponendo un governo limitato. Hume, infine, cerca di fondare una scienza della natura umana attraverso un approccio empirico, criticando le filosofie astratte e metafisiche.

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THOMAS HOBBES​


Il contesto storico e la vita​
Thomas Hobbes (1588-1679) visse in uno dei periodi più tormentati
della storia inglese. Assistette ai tentativi degli Stuart (Giacomo I e
Carlo I) di instaurare una monarchia assoluta, tensione che sfociò
nella prima rivoluzione inglese. Questo conflitto non era solo
politico, tra Corona e Parlamento, ma anche religioso: la struttura
episcopale della Chiesa anglicana era infatti contrastata dai
presbiteriani, sostenitori di un clero più democratico eletto dal
basso.

Sebbene di estrazione piccolo-borghese (nato a Westport da un


pastore di campagna), Hobbes si schierò con il partito realista e la
Chiesa anglicana. Questa scelta derivava in parte dal suo carattere
timoroso e dal profondo orrore per la sedizione, e in parte dai suoi
legami con l'aristocrazia: fu precettore dei Cavendish e insegnò
matematica al futuro Carlo II. La sua dottrina politica riflette questa
biografia: l'unico modo per garantire la pace è la concentrazione del
potere nelle mani di una sola persona.

La formazione europea e il sistema filosofico

La filosofia di Hobbes maturò durante lunghi soggiorni in Europa


(Francia e Italia), dove conobbe figure come Galilei e Gassendi.
Fu l'abate Mersenne a Parigi a coinvolgerlo nel dibattito filosofico,
invitandolo a scrivere le Terze Obiezioni alle Meditazioni di
Cartesio. Hobbes costruì il suo sistema su tre pilastri:

●​ Il modello matematico applicato alla filosofia.


●​ Il razionalismo cartesiano corretto dall'empirismo di
Gassendi.
●​ Una critica razionalistica della religione che sfiorava
l'ateismo.
Egli concepì un'opera sistematica in tre parti, gli Elementa
philosophiae:

1.​De corpore: studio della materia e del movimento (filosofia


naturale).
2.​De homine: gnoseologia ed etica.
3.​De cive: politica e diritto. A causa dell'urgenza della guerra
civile, pubblicò prima il De cive (1642) e successivamente la
sua opera massima, il Leviatano (1651), summa del suo
pensiero.

Gnoseologia e Ragione come Calcolo

Per Hobbes, come per Gassendi, ogni conoscenza deriva dai


sensi. Non esistono idee innate: la sensazione è un movimento
meccanico prodotto dalla pressione degli oggetti esterni sugli organi
di senso, che il cervello trasforma in un "fantasma" (immagine
interna). Il pensiero nasce dalla sedimentazione di questi fantasmi
nella memoria.

Il salto dagli animali all'uomo avviene tramite il linguaggio, definito


"l'invenzione più nobile". I nomi sono segni convenzionali e arbitrari
con due funzioni:

●​ Mnemonica: per ricordare le connessioni tra fantasmi.


●​ Comunicativa: per trasmettere i pensieri agli altri.

Hobbes sostiene un rigoroso nominalismo: gli universali (come


"uomo") non esistono nella realtà, ma sono solo nomi. La verità non
riguarda le cose, ma la corretta connessione tra i nomi (logica). In
questo contesto, ragionare significa calcolare: ogni operazione
mentale è un'addizione o sottrazione di concetti (es: Uomo = Corpo
+ Animato + Razionale). La filosofia è dunque la "scienza delle
cause generatrici", limitata ai corpi (naturali o civili), escludendo Dio
in quanto ingenerabile.
Filosofia Naturale, Etica e Determinismo​
La realtà è interamente composta da corpi e movimento
(materialismo e meccanicismo). Anche la vita emotiva segue leggi
meccaniche:

●​ Desiderio: movimento verso ciò che asseconda il ciclo


biologico (Bene).
●​ Avversione: movimento lontano da ciò che lo ostacola (Male).

Non esistono Bene e Male assoluti; il valore delle cose è relativo al


desiderio del singolo. Di conseguenza, non esiste il libero
arbitrio: la "deliberazione" è solo il conflitto tra passioni diverse, e
la "volontà" è l'ultimo appetito che prevale nel calcolo meccanico.
La libertà è solo assenza di impedimenti esterni nell'agire, non una
facoltà interna della mente.

La Politica: lo Stato di Natura e il Leviatano

Hobbes si inserisce nel giusnaturalismo moderno, ma con


conclusioni opposte a quelle liberali. Egli ipotizza uno stato di
natura dominato dall'aggressività umana (homo homini lupus) e
dalla scarsità di beni. In questa condizione regna il "bellum omnium
contra omnes" (guerra di tutti contro tutti) e ognuno ha un "diritto su
tutto" (ius in omnia), il che rende la vita breve e brutale.

Per sopravvivere, la ragione detta le leggi di natura, la prima delle


quali è cercare la pace. Per ottenerla, gli uomini stipulano un patto
in cui il pactum unionis (unirsi in società) e il pactum subjectionis
(sottomettersi a un sovrano) coincidono. Gli individui cedono tutti i
loro diritti (tranne la vita) a un sovrano assoluto, il Leviatano.

Il potere del sovrano è:

●​ Irresistibile: garantisce la pace tramite la forza superiore.


●​ Indivisibile: il sovrano controlla il potere militare, legislativo,
giudiziario e persino la Chiesa.
●​ Assoluto: il sovrano è al di sopra della legge e decide cosa
sia giusto o ingiusto.

Hobbes conclude che la Chiesa deve essere parte dello Stato, con
il sovrano come capo della gerarchia ecclesiastica, per evitare
conflitti di potere che porterebbero di nuovo al caos della guerra
civile.​

JOHN LOCKE ​

Biografia e Contesto​
John Locke (1632-1704) nacque a Wrington in una famiglia
puritana. Sebbene sia vissuto nello stesso secolo di Hobbes, la sua
sensibilità politica fu opposta: Locke divenne il teorico della libertà e
della tolleranza. Studiò filosofia e medicina a Oxford e nel 1668
divenne membro della Royal Society.

La sua vita fu segnata dal legame con Lord Ashley Cooper (Conte
di Shaftesbury). Quando il suo protettore cadde in disgrazia, Locke
dovette fuggire in esilio: prima in Francia (1675-1679) e poi in
Olanda (1683-1689). Qui entrò in contatto con l'ambiente liberale di
Guglielmo d'Orange, tornando in Inghilterra dopo la Gloriosa
Rivoluzione. Trascorse gli ultimi anni nel castello di Oates, dove
morì nel 1704. Le sue opere principali sono il Saggio sull’intelletto
umano, i Due trattati sul governo (1690) e l'Epistula de
tolerantia. Il suo stile è semplice e fluido, lontano dall'elitarismo, per
rendere la filosofia accessibile a tutti.

Il Rapporto tra Ragione ed Esperienza​


Locke è il capostipite dell’empirismo inglese moderno. A
differenza di Cartesio, che vedeva la ragione come una facoltà
assoluta e autonoma, Locke sostiene che la ragione non può fare
nulla senza l'esperienza.
●​ Limiti della Ragione: Essa non è illimitata; l'esperienza
fornisce il materiale conoscitivo e funge da verifica finale.
●​ Funzione Critica: Locke estende l'indagine razionale oltre la
matematica, abbracciando l'etica, la politica e la religione.
Questo approccio farà di lui un punto di riferimento per
l'Illuminismo.

La Critica all'Innatismo e l'Origine delle Idee

Nell'introduzione al Saggio, Locke spiega che prima di indagare i


principi morali o religiosi, è necessario esaminare le capacità
dell'intelletto. Nel primo libro attacca duramente l'innatismo:

●​ Contro i principi teorici: Se esistessero verità innate (come il


principio di non-contraddizione), dovrebbero essere note
anche ai bambini o agli idioti, che invece le ignorano.
●​ Contro i principi pratici: La storia e i resoconti di esploratori
dimostrano che non esistono leggi morali universali: pratiche
ritenute abominevoli in una cultura (es. cannibalismo) sono
accettate in altre.

Dunque, la mente è una tabula rasa. Ogni idea deriva


dall'esperienza, che si divide in:

1.​Sensazione: idee provenienti dagli oggetti esterni tramite i


cinque sensi (es. il giallo, il caldo).
2.​Riflessione: idee relative alle operazioni interne della mente
(es. dubitare, volere, provare passione).

Classificazione delle Idee e Critica della Sostanza

Locke divide le idee in:

●​ Idee Semplici: Ricevute passivamente dall'intelletto (es.


colori, odori, movimento). Qui riprende la distinzione tra
qualità primarie (oggettive, come l'estensione) e secondarie
(soggettive, come il sapore).
●​ Idee Complesse: Create attivamente dall'intelletto
combinando idee semplici. Si dividono in:
○​ Modi: Idee non sussistenti di per sé (es. gratitudine,
bellezza, o la dozzina). Anche l'infinito è un modo, nato
dalla somma indefinita di spazi o tempi.
○​ Sostanze: Rappresentazioni di ciò che è percepito come
sussistente di per sé (es. uomo, piombo).
○​ Relazioni: Nascono dal confronto tra idee (es. Causa
ed Effetto, o l'Identità). L'identità personale è spiegata
empiricamente tramite la coscienza e la memoria, non
tramite una sostanza metafisica.

La critica della Sostanza: Locke osserva che noi percepiamo solo


gruppi di idee semplici che si presentano costantemente unite (es. il
colore, il peso e la lucentezza dell'oro). Immaginiamo per errore che
esista un "sostrato" ignoto (la sostanza) che le sostenga. In realtà,
la "vera natura" delle cose ci resta per sempre preclusa.

Il Linguaggio e la Gnoseologia

Per Locke il linguaggio è convenzionale e nominalista. Le parole


sono segni delle idee, non delle cose.

●​ Essenza Nominale: L'insieme delle qualità che usiamo per


classificare gli oggetti (es. l'idea generale di "cavallo" ottenuta
per astrazione).
●​ Essenza Reale: La vera costituzione interna delle cose, che
rimane inconoscibile. L'universale esiste solo nelle idee e nei
nomi, non nella realtà.

La conoscenza consiste nella percezione del legame tra idee e


può essere:

1.​Intuitiva: Immediata e certissima (es. "il bianco non è nero").


2.​Dimostrativa: Avviene tramite idee intermedie chiamate
"prove" (come nei ragionamenti matematici).
3.​Percezione sensibile attuale: Ci dà la certezza delle cose
esterne solo nel momento in cui le percepiamo. Una volta
cessata la percezione, si passa dal campo della certezza a
quello della probabilità.

Il Pensiero Politico: il Fondatore del Liberalismo

Nei Due trattati sul governo, Locke confuta prima le tesi di Filmer
(che sosteneva il potere divino dei re) e poi espone la sua visione:

●​ Stato di Natura: A differenza di Hobbes, per Locke è uno


stato di pace guidato dalla ragione. Gli uomini hanno diritti
naturali inalienabili: Vita, Libertà e Proprietà.
●​ Il Contratto: Lo Stato nasce non per annullare i diritti, ma per
garantirli meglio, poiché nello stato di natura manca un giudice
imparziale. Gli individui rinunciano solo al diritto di farsi
giustizia da sé.
●​ Potere Limitato e Separato: Il potere del sovrano non è
assoluto. Se il sovrano viola i diritti, i cittadini hanno il diritto
di resistenza (rivoluzione). Locke teorizza la separazione tra:
1.​Potere Legislativo (il più importante, esprime la
maggioranza).
2.​Potere Esecutivo (applicare le leggi).
3.​Potere Federativo (politica estera).

Tolleranza e Religione

Locke sancisce la netta separazione tra Stato (che si occupa dei


beni civili) e Chiesa (che si occupa della salvezza dell'anima).

●​ La Tolleranza: La fede non può essere imposta con la forza.


Una Chiesa può scomunicare un membro, ma questi non
deve perdere i suoi diritti civili.
●​ Esclusioni: Locke nega la tolleranza ai Cattolici (perché
fedeli a un sovrano straniero, il Papa) e agli Atei (perché i loro
giuramenti non hanno fondamento sacro).
●​ Ragionevolezza del Cristianesimo: Locke propone un
"deismo" moderato: il cristianesimo è ragionevole perché i
suoi precetti morali coincidono con quelli della ragione. La
rivelazione aiuta la ragione umana, che è limitata, a superare
il fanatismo.​

DAVID HUME​

Biografia e Opere: la "nuova scena del pensiero"
David Hume (1711-1776), nato a Edimburgo, è il principale
esponente dell'illuminismo scozzese. Dopo studi interrotti in
Giurisprudenza, si trasferì in Francia a La Flèche, dove scrisse il
suo capolavoro, il Trattato sulla natura umana. L'insuccesso
iniziale dell'opera lo spinse a riscriverne i temi in una forma più
agile: i Saggi. Tra le sue opere principali figurano la Ricerca
sull'intelletto umano (1748), la Ricerca sui principi della morale
(1751) e la monumentale Storia d'Inghilterra.

Hume visse tra la Scozia, Londra e Parigi, dove frequentò


l'ambiente illuminista (Diderot, D'Alembert) e strinse amicizia con
Rousseau. Morì serenamente a Edimburgo nel 1776, dopo aver
riordinato i suoi scritti postumi, come i Dialoghi sulla religione
naturale.



Il Progetto: la Scienza della Natura Umana​
Hume intende costruire una "scienza dell'uomo" basata sul
metodo sperimentale di Newton. Egli critica due tipi di filosofia:

●​ Quella "facile e ovvia", puramente retorica e persuasiva.


●​ Quella "rigorosa e profonda", che però è spesso scaduta in
astrazioni metafisiche.
La nuova filosofia deve studiare empiricamente i fenomeni in cui la
natura umana si manifesta, senza mai trascendere i limiti
dell'esperienza. Hume radicalizza l'empirismo di Locke: se un libro
di metafisica o teologia non contiene ragionamenti matematici o
sperimentali su questioni di fatto, va "gettato nel fuoco" poiché
contiene solo inganni.

Impressioni e Idee: le fonti della conoscenza

Per Hume, l'unica fonte della conoscenza è la percezione, che si


divide in:

●​ Impressioni: Percezioni attuali, dotate di massimo vigore e


vivacità (es. il dolore o il colore che sento ora).
●​ Idee: Immagini illanguidite delle impressioni, conservate nella
memoria (es. il ricordo del dolore).

Non esistono idee innate né idee astratte: noi abbiamo solo


percezioni di singoli individui particolari. L'idea generale è solo un
nome che usiamo per indicare una somiglianza tra idee particolari.
Per valutare se un'idea ha senso, bisogna risalire all'impressione
corrispondente; se questa manca (come per molti concetti
metafisici), l'idea è priva di significato.


L'Associazione delle Idee e i due tipi di Conoscenza​
Le idee tendono ad associarsi tra loro secondo tre principi simili alla
forza di gravità newtoniana: somiglianza, contiguità (spaziale e
temporale) e causalità. Hume distingue poi due generi di
conoscenza:

1.​Relazioni tra idee: Proposizioni matematiche e logiche (es.


2+2=4). Sono certezze a priori, necessarie perché il loro
contrario implica contraddizione.
2.​Materie di fatto: Conoscenze basate sull'esperienza (es. "il
sole sorgerà domani"). Il loro contrario è sempre possibile e
non implica contraddizione logica.

La Critica al Principio di Causalità

È il contributo più originale di Hume. Egli analizza l'esempio delle


palle da biliardo: noi diciamo che l'urto della palla A "causa" il
movimento della palla B. In realtà, l'esperienza ci mostra solo:

1.​Contiguità spaziale.
2.​Successione temporale (prima A, poi B).
3.​Connessione costante (è sempre successo così).

L'esperienza non ci mostra mai un nesso necessario. Noi


crediamo che B si muoverà solo per abitudine. L'abitudine genera
una credenza (istinto naturale) nell'uniformità della natura, ma non
è una certezza razionale. La causalità è dunque un'aspettativa
soggettiva, essenziale per la vita pratica ma non dimostrabile
teoricamente.

La Critica della Sostanza (Materiale e Spirituale)

Hume applica lo stesso scetticismo all'idea di sostanza:

●​ Sostanza Materiale (Oggetti): Noi percepiamo solo singole


qualità (colore, odore, ecc.). L'abitudine a vederle insieme ci
fa credere nell'esistenza di un oggetto reale ("oro", "mela")
che le sostiene, ma è solo una credenza.
●​ Sostanza Spirituale (Io): Noi non abbiamo mai
un'impressione del nostro "Io" come soggetto unitario.
Percepiamo solo un flusso continuo di sensazioni, passioni e
pensieri. L'Io è un "fascio di percezioni" e la sua unità è solo
una credenza basata sulla memoria.
Questo porta a uno scetticismo moderato: razionalmente non
possiamo provare nulla, ma l'istinto e la natura ci permettono di
vivere e agire nel mondo.

Morale, Estetica e "Antirazionalismo"

Hume sostiene l'antirazionalismo etico: la ragione non può


muovere l'azione né frenare le passioni. "La ragione è schiava delle
passioni".

●​ Le Passioni: Sono impressioni di riflessione, dati di fatto che


non possono essere né veri né falsi.
●​ Sentimento Morale e Simpatia: La distinzione tra virtù e vizio
non nasce dalla ragione, ma da un sentimento di
piacere/dispiacere disinteressato. Alla base c'è la simpatia
(empatia), che ci permette di condividere i sentimenti altrui e
promuovere l'utilità pubblica.
●​ Estetica: Anche la bellezza non è nelle cose, ma nel
sentimento di piacere che esse suscitano.

Politica e Religione

●​ Politica: Hume rifiuta il giusnaturalismo. La società non nasce


da un contratto razionale, ma da impulsi naturali (sessualità,
famiglia) e convenzioni artificiali (giustizia, proprietà) create
storicamente per utilità.
●​ Religione: Hume demolisce le prove razionali di Dio.
○​ Critica la prova ontologica: l'esistenza è una materia di
fatto, non si può dedurre logicamente.
○​ Critica la prova cosmologica (ordine del mondo):
l'analogia tra il mondo e una macchina è impropria e la
causalità non si può applicare fuori dal mondo
fenomenico.

La religione nasce dal timore e dalla speranza dell'uomo di fronte


alla natura. Il monoteismo, pur essendo più elevato del politeismo,
porta spesso al fanatismo e all'intolleranza. Per Hume, la religione
resta un enigma inesplicabile di fronte al quale il filosofo preferisce
il silenzio scettico.

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