Piero della Francesca (ca 1412-1492) PP.
Viene definito pittore e matematico e questa a noi sembra una cosa strana, però all’epoca non era
così strano perché nel ‘400 c’entra una visione olistica (d’insieme) del sapere per cui non è strano
che un pittore fosse anche un matematico. Tant’è vero che Piero della Francesca scrive e pubblica
anche dei trattati sulle proporzioni e sulle figure geometriche. E l’altra cosa importante è che con
Piero allarghiamo un po’ geograficamente la sfera del Rinascimento perché Piero nasce in Toscana,
però poi va fuori dalla Toscana e opererà moltissimo soprattutto nelle Marche. Lui nasce a San
Sepolcro, che è in provincia di Arezzo; quindi, siamo nella parte sud della Toscana ma ben presto
viene chiamato a Urbino dal duca di Urbino, Federico di Montefeltro e la parte più importante della
sua attività artistica si svolgerà proprio nella città marchigiana che è una delle città che più
rivaleggia con Firenze (i Montefeltro, questi duchi che fanno di Urbino, che è un centro molto
piccolo ancora adesso, una città pienamente in grado di rivaleggiare con tutte le principali signorie
italiane).
L’importanza di Piero è soprattutto lo studio della prospettiva. Lui porta a compimento lo studio
della prospettiva che era cominciato con Masaccio, e che Masaccio poi per forza di cose (perché
muore) ha interrotto prematuramente; mentre invece con Piero questo studio si porta avanti.
Pietro era anche importante per lo studio della luce, perché la luce proprio lui la studia - essendo
appunto uno scienziato – in maniera scientifica, in maniera molto avanzata. E l’altra cosa per cui è
importante sono i contenuti, contenuti spesso storici. La pittura di Piero è una pittura molto più
complessa di quella a cui siamo abituati fino a questo momento, sia da un punto di vista tecnico,
sia dal punto di vista dei contenuti.
Battesimo di Cristo Un’opera fatta da Piero più o meno agli inizi della sua carriera, quando
ancora opera ad Arezzo; quindi, siamo appunto ancora nella sua zona di nascita. È un’opera che è
stata fatta per commissione di un’abbazia che si trovava vicino ad un sepolcro. Datata al 1445 che
si trova adesso a Londra, nella National Gallery. È un’opera che raffigura un momento particolare
della vita di Gesù. Gesù viene battezzato da Grande, non esisteva il battesimo dei bambini, e non
solo, il battesimo l’ha inventato San Giovanni Battista, che era cugino di secondo grado di Gesù e
battezzava sulle rive del Giordano. A un certo punto si vede davanti Gesù e gli dice: “Ma io non
sono degno di battezzarti”, e Gesù gli dice “Non fa niente, fallo lo stesso” e mentre Giovanni, come
vediamo in quest’opera, sta versando l’acqua sul capo di Cristo, compare dal cielo una colomba
(nel Vangelo c’è scritto “uno spirito a forma di Colomba”) e si sente una voce: “Questo è il figlio
mio diletto, del quale mi sono compiaciuto”. È una delle primissime volte che si manifesta la natura
divina di Cristo. E, come vediamo, di nuovo troviamo la colomba che rappresenta lo Spirito Santo,
come l’avevamo già visto nella Trinità di Masaccio.
Interpretazione: Dal punto di vista della descrizione abbiamo Giovanni che è molto riconoscibile,
tutto vestito di pelle, sta battezzando Gesù. Tutti gli elementi principali della scena sono allineati
sull’asse centrale del quadro, c’è una disposizione molto rigida perché se noi andiamo a segnare
delle linee la linea azzurra è l’asse; la testa di Cristo è il vertice di un triangolo; le linee rosse (che
sarebbero l’albero e la figura di Giovanni) sono equidistanti dalla figura di Cristo e si crea una
situazione geometrica estremamente precisa. C’è un quadrato, ci sono due triangoli, c’è questo
cerchio in cui il centro del cerchio è costituito dalla colomba, però diciamo la cosa su cui richiamare
la nostra attenzione è proprio la simmetria che c’è all’interno dell’opera. E la presenza dell’albero
serve a equilibrare la presenza di Giovanni, cioè è come se ci fosse una scansione verticale molto
precisa con questi tre elementi verticali di cui la figura di Cristo costituisce il centro. L’albero è un
albero di noce e alle spalle c’è questo paesaggio, che chiaramente non è il paesaggio della Terra
Santa (anche perchè Piero non l’aveva mai visto), ma è il paesaggio a cui lui è abituato, cioè della
Valle del Tevere, siamo nella zona dell’alta valle del Tevere. C’è un altro personaggio che si sta
spogliando, probabilmente per accingersi al battesimo con una veste bianca che simboleggia
appunto la purezza con cui ci si approccia al battesimo. E poi ci sono questi tre personaggi sulla
sinistra che hanno delle caratteristiche comuni, tratti un po’ effemminati, ma in realtà sono tre
angeli (che non sono creature che esistono soltanto nel cristianesimo. Dal greco messaggero, colui
che è annuncia, colui che è messaggero. Gli angeli nascono come intermediazione tra Dio e
l’uomo. Hanno le ali perchè vanno tra cielo e terra) che hanno dei colori ben precisi: il bianco, il
rosso e l’azzurro. Questi tre colori ci fanno capire che questi angeli rappresentano la trinità, sono
un simbolo trinitario. Le loro ali sono sempre tricolori, c’è sempre questa sfumatura rosa, celeste. I
signori di dietro hanno un cappello questi signori, per quanto siano sullo sfondo, sono in realtà
molto importanti; dall’abbigliamento che hanno noi capiamo che sono dei preti ortodossi
(ovviamente com’erano abbigliati nel 400). Ipotesi:? La presenza dei preti ortodossi è stata messa
in relazione a un evento molto drammatico che avviene intorno all’età del 1453: la caduta di
Costantinopoli. Qui siamo poco poco prima, in un momento estremamente difficile e delicato in cui
ancora qualcuno cerca di salvarla Costantinopoli, pochissimi. In realtà gli unici che si mossero in
difesa di Costantinopoli furono i veneziani perché l’Europa non andò a combattere (poi dopo se ne
pentirono amaramente perché i Turchi cominciarono ad avanzare fino a Vienna) però, lì sul
momento, era come se di Costantinopoli non gliene fregasse niente a nessuno. Però prima della
caduta di Costantinopoli ci sono una serie di mosse diplomatiche tra queste mosse diplomatiche
c’è un concilio che viene fatto a Firenze tra preti ortodosssi e preti cattolici (chiesa cattolica). Uno
dei motivi per cui, almeno ufficialmente, l’Europa abbandonò Costantinopoli era quello religioso,
cioè il fatto che i bizantini erano scismatici. C’era stato questo famoso Scisma d’Oriente (1054) in
cui per la famosa faccenda della formula del figlioque, e cioè della gerarchia tra Padre, Figlio e
Spirito Santo. Scisma che si è acuito in una serie di altri passaggi durante tutto il Medioevo. In
pratica, la chiesa bizantina non obbediva al papa, aveva un altro rito, un’altra liturgia. Quando ci fu
la guerra con i Turchi eccetera, in Europa si diceva perchè dobbiamo salvarli a questi che sono
scismatici? (Ma era una scusa ovviamente, a nessuno andava di investire uomini, soldi, tempo per
andare a salvare Costantinopoli.) Perchè tutta questa roba a proposito di questo quadro?
Sicuramente non è un caso che lui metta i preti ortodossi. Piero ci sta dicendo che le chiese
occidentali e orientali si dovrebbbero riunire in nome della figura di Cristo, la cui natura divina si è
manifestata nel momento del battesimo, mettendo sullo stesso piano le tre figure della trinità che
sono rappresentate dai tre angeli. Quindi è come se fosse un’esortazione ai preti ortodossi:
smettetela di essere scismatici, ritorniamo tutti insieme appassionatamente e risolviamo il
problema. E questo è uno dei più semplici di Piero della Francesca, ci sono opere ancora più
complicate.
Il cerchio in alto, il triangolo e il quadrato riprendono un po’ il fatto che appunto il cerchio è il
simbolo della perfezione, poi il quadrato per antonomasia è simbolo della materia e il triangolo
dell’ascesa e della trinità comunque. È chiaro che c’è tutta questa simbologia. Da Piero in poi
cominceremo a esplorare il mondo rinascimentale che è fatto di tutta questa complessità
simbolica, metaforica, filosofica, esoterica... che a noi sfugge. Cioè nel senso che noi facciamo
veramente molta fatica a entrare in questo mondo perché non ci appartiene più, ma per loro tutto
questo era abbastanza scontato, cioè non dovevano fare tutto quello che facciamo noi. Il simbolo
σύμβολον (sýmbolon), che significa "tenere insieme" è un elemento di linguaggio estremamente
efficace solo però quando si possiede la chiave del simbolo, se noi decontestualizziamo quel
simbolo dal suo contesto semantico quel simbolo perde totalmente significato e facciamo davvero
molta fatica. Per alcuni elementi rinascimentali noi la chiave l’abbiamo persa completamente e
alcune cose non riusciamo a capirle, possiamo fare ipotesi.
Tecnica: La prospettiva c’è. Il fiume ha reso prospettivamente. La profondità e data dai tre piani?
Le qualità di un colore sono acceso e spento, chiaro e scuro, denso e tenue... In arte c’è un valore
fondamentale: la temperatura. I colori sono tendenzialmente chiari, intensi e sono freddi. Le
tonalità sono molto fredde. La luce è fredda. È una luce bianca, è fredda, estremamente
caratterizzante dell’Opera di Piero. Piero si distingue proprio per questa luce così fredda. La
lucentezza del fiume. C’è molta luce nelle opere di Piero, sono molto luminose. E poi questa rigidità
dei personaggi. I personaggi sono immobili, cioè anche se si stanno muovendo non si ha la
percezione del movimento, non è dinamico ma privo di pathos. Sono fermi e sono inespressivi. C’è
differenza rispetto alle opere di Masaccio, in cui c’era pathos, c’era dinamismo, c’erano degli errori
nella prospettiva sicuramente però. Le caratteristiche tecniche dell’arte di Piero della Francesca
una volta capite sono sempre quelle, si riesce a riconoscere l’arte di Piero sempre.
Flagellazione di Cristo La flagellazione è un’opera che è molto piccola, piccolissima (parliamo
di una tavoletta di dimensioni 58,4 x 81,5 cm) che viene realizzata realizzata intorno al 1450. La
datazione in realtà precisa non si sa. Su una tavoletta di queste dimensioni sono stati scritti fiumi
d’inchiostro. Trattati interi, saggi e solo su questo quadro, perché è un quadro molto molto difficile
da comprendere.
Rappresenta la flagellazione di Gesù, nella parte sinistra. Concentriamoci su questa scena, la scena
della flagellazione. Ci troviamo in un ambiente classico, sappiamo dal Vangelo che Gesù viene
flagellato nel palazzo/pretorio di Pilato, e quindi lui fa tutta questa serie di rimandi classici, c’è tutto
questo studio della struttura classica, dell’architettura eccetera. Quello seduto è Pilato. E poi c’è
questa statua che rimanda all’Imperatore sotto cui avviene tutto questo, è un riferimento diciamo
imperiale o comunque a una divinità classica. Dall’altra parte ci sono tre signori che parlano, nobili,
molto ricchi, in primo piano. Sembrano magari anche di etnie diverse? Non è la stessa scena, è un
“fuori” ambientato dopo, nel 1400. Abbiamo due piani, sia geografici, sia temporali, perché nella
parte destra del quadro (che però è alla nostra sinistra) c’è la flagellazione e quindi è un contesto
cronologico (I secolo d.C.), Palestina, eccetera, invece alla nostra destra abbiamo un contesto
completamente diverso: siamo all’esterno dell’edificio, siamo in una strada rinascimentale e lo
capiamo da come sono fatte le case, e quindi siamo nel presente e ci troviamo in Italia, è una città
del centro Italia che può essere Firenze, può essere Urbino. Quando Piero realizza questo quadro lui
si trova già ad Urbino, si trova alla corte di Urbino alla corte di Montefeltro, quindi è probabile che
lui si stia riferendo ad Urbino. Tutto questo è amplificato dalla prospettiva che è unica, e il centro
prospettico non è al centro ma è decentrato, coincide più o meno con la figura di Cristo. C’è anche
il pavimento a scacchi che ci permette di costruire meglio la prospettiva. Se lui unifica queste due
scene in un’unica scena, se è unificata dalla prospettiva, il rapporto tra i tre e la scena è che i tre
stanno parlando, discutendo, pensando alla situazione della flagellazione. Nella situazione della
flagellazione, l’uomo col turbante che sta di spalle è vestito come un turco. È un turco, che non
c’entra con la flagellazione. L’uomo seduto (Pilato) non è vestito come un Pilato, il cappello più o
meno ricorda un altro cappello, ha i piedi rossi. Gli Imperatori di Bisanzio avevano i calzari rossi, o
color porpora. È Pilato ma è come se fosse l’imperatore di Bisanzio. C’è la firma: “OPUS PETRI DE
BURGO SANCTI SEPULCRI” (Opera di Pietro di Borgo San Sepolcro). In quest’opera si sta parlando
sempre dello stesso tema, cioè della conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi. Il Turco è
come se stesse guardando la flagellazione di Cristo, però non è una parte attiva, è uno spettatore.
È come se Cristo venisse flagellato di nuovo nell’indifferenza dell’Imperatore. Sui tre personaggi
sono state fatte tantissime ipotesi di identificazione. Quella più corrente è che questi tre
personaggi stanno parlando d’ipotesi di una crociata in aiuto di Costantinopoli. Ci fu Papa Pio II
Piccolomini che cercò di lanciare l’idea di una crociata in favore di Costantinopoli e venne
sostenuto da alcuni intellettuali del tempo tra cui Giovanni Bacci che era un intellettuale
veneziano, quello col vestito blu; mentre invece quello col mantello nero e il cappello di porpora è il
Cardinale Bessarione, che era il segretario di Pio II; il personaggio invece al centro che ha i piedi
nudi (in un tipo di simbologia ottocentesca, chi ha i piedi nudi è morto) è morto, e questo sarebbe il
figlio di Federico di Montefeltro (Guidubaldo, che troveremo in un altro quadro) che era morto
giovanissimo di peste. Mentre gli altri due più o meno si guardano, lui guarda il vuoto.
L’interpretazione è che Piero sta dicendo a Federico di Montefeltro di partecipare alla crociata in
favore di Costantinopoli, in memoria di suo figlio morto così giovane, come se fosse una specie di
martire. Questo appunto nel nome di Gesù, nel nome di Cristo che si continua a flagellare nel senso
che la cristianità continua ad essere flagellata dai turchi e dal fatto che i bizantini non si vogliono
riunire ai cattolici. Questa è l’interpretazione più semplice, perchè ci sono altre interpretazioni che
sono molto più complesse di questa. Tipo che c’è dietro un omicidio di un uomo di corte e si sta
denunciando in realtà avvenuto nell’ambiente di Federico da Montefeltro (
Oddantonio) Un’altra ipotesi vede in questo personaggio che noi abbiamo identificato con Giovanni
Bacci lo stesso pittore che quindi in qualche modo partecipa proprio attivamente a quest’idea della
crociata. Ci sono tutt’una serie di varie sfumature di interpretazione. Lo stile rimane sempre quello:
luce fredda, colori chiari, questa grande attenzione alla geometria, alla prospettiva, qui c’è una
struttura geometrica pazzesca. Il rettangolo corrispondente radice quadrata di due, corrispondente
al formato della tavola. Già il formato della tavola è particolare, è un'opera veramente complessa.
Tutti i riferimenti matematici non sono casuali, ogni numero corrisponde a una logica, corrisponde
a una simbologia.