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Arte Rinascimento

Il Rinascimento è un'epoca di rinascita culturale e artistica iniziata nel 300, caratterizzata dal ritorno all'arte classica e dall'adozione di metodi scientifici nello studio della natura. Filippo Brunelleschi, figura chiave dell'architettura rinascimentale, ha realizzato opere come lo Spedale degli Innocenti e la Basilica di San Lorenzo, utilizzando proporzioni matematiche e prospettiva. Altri artisti come Donatello e Masaccio hanno contribuito a rinnovare la scultura e la pittura, introducendo un realismo e una profondità emotiva che hanno influenzato le generazioni successive.

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Arte Rinascimento

Il Rinascimento è un'epoca di rinascita culturale e artistica iniziata nel 300, caratterizzata dal ritorno all'arte classica e dall'adozione di metodi scientifici nello studio della natura. Filippo Brunelleschi, figura chiave dell'architettura rinascimentale, ha realizzato opere come lo Spedale degli Innocenti e la Basilica di San Lorenzo, utilizzando proporzioni matematiche e prospettiva. Altri artisti come Donatello e Masaccio hanno contribuito a rinnovare la scultura e la pittura, introducendo un realismo e una profondità emotiva che hanno influenzato le generazioni successive.

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IL RINASCIMENTO

Il termine “Rinascimento” viene usato per indicare l’epoca di rinascita culturale e artistica che si creó nel 300.
I principi base di questa "rinascita", furono il ritorno alle forme classiche dell'arte romana antica, l'adozione di un
metodo "sperimentale" nello studio della natura e la concezione dell'individuo come misura e centro dell'universo.
Pittori, scultori e architetti si avvalsero per la prima volta di ricerche di anatomia, ottica, matematica e geometria. La
più rilevante novità consistette nell'elaborazione della prospettiva matematica (o lineare).
BRUNELLESCHI
Filippo Brunelleschi nato nel 1377 si dedicó all’architettura e alla matematica e allo studio dell’antichità.
Per egli, l’edificio si doveva basare su precisi rapporti proporzionali tra le varie parti.

SPEDALE INNOCENTI —> La prima opera architettonica di Brunelleschi è la costruzione dell'orfanotrofio detto
“Spedale degli Innocenti” commisionatogli nel 1419 dall'Arte della seta. È il primo edificio di impronta classica
costruito dopo la fine dell'età antica, fondato su proporzioni matematiche. Il portico è concepito come un loggiato
classico, con esili colonne corinzie a reggere arcate a tutto sesto, che con la loro ampiezza alleggeriscono e rendono
elegante il prospetto. Le arcate sono sormontate da un doppio cornicione, sopra il quale si susseguono finestre con
timpani triangolari, poste al centro di ciascun arco Ie finestre corrispondenti alle arcate aperte sono quindi nove, cosi
come nove sono gli scalini: Brunelleschi utilizza qui come elemento caratterizzante il multiplo del numero tre
(simbolo della Trinità cristiana). La geometria è alla base di questa facciata: ogni elemento è proporzionale agli altri e
l'unità di misura detta "modulo” è il diametro della colonna, come nei templi antichi.

BASILICA DI SAN LORENZO —> L'architetto creò un interno sontuoso e monumentale. La pianta è a croce latina a tre
navate, con abside piatta, l’interno appare impostato su lince ortogonali, evidenziate dal contrasto tra il grigio della
pietra serena e il bianco dell'interno delle pareti: il risultato è un impianto longitudinale e geometrico.
L'elemento caratterizzante di questo spazio è l'arcata a tutto sesto impostata su colonne, che crea ampie campate e
genera la scansione visiva dell'interno dell'edificio dall'ingresso fino all'abside, accompagnando l'occhio del visitatore
ed esaltando cosi l'impressione di longitudinalità. In questo modo Brunelleschi il percorso che il fedele deve
compiere verso l'altare il luogo dei sacramenti. Il recupero della colonna con capitello corinzio è una novità;
Brunelleschi interpone fra il capitello e l'imposta dell'arco un elemento che per la sua forma chiamato "dado
brunelleschiano" caratterizzato da una porzione di trabeazione classica con architrave, fregio e cornice.

SAGRESTIA VECCHIA —> Nel 1422 Giovanni de Medici, affidó a Brunelleschi la costruzione di una cappella funeraria
per sé e per la moglie. Brunelleschi creò un capolavoro di armonia e volumi: alla base di tutta la struttura, ci sono il
modulo proporzionale del quadrato, figura geometrica prediletta dall'architetto, e quello del cerchio inscritto in esso.
Lo spazio della cappella viene inteso come una forma perfetta ed è percepito in tutto il fascino del rapporto
matematico tra le sue parti. Il quadrato, il cubo, il cerchio, la sfera: è il trionfo della nuova razionalità rinascimentale,
che crea una spazialità impostata sulla geometria. La cappella si presenta come un volume cubico, coperto da una
cupola divisa in dodici spicchi da costoloni, che le danno l’aspetto a ombrello, e a sesto rialzato, cioè più alta di una
copertura emisferica, in modo da correggere l'effetto ottico di schiacciamento verso il basso.
Ogni lato è diviso da un fregio con cherubini in terracotta invetriata rossa e blu, impostato su lesene corinzie, che
lungo le pareti. Brunelleschi ha voluto evidenziare in pietra serena sull'intonaco bianco le membrature
architettoniche, in modo da porre in risalto l'impianto strutturale dell'edificio.

BASILICA DI SANTO SPIRITO —> Realizzata tra il 1440-1465, anche se la facciata, non fu mai portata a termine. La
navata centrale misura il doppio in larghezza rispetto a quelle laterali e l'insieme forma un perfetto parallelepipedo.
Imponente e monumentale l'interno è una perfetta realizzazione prospettica, scandita e sottolineata delle robuste
colonne con un ritmo armonioso. La luce contribuisce a definire lo spazio: la navata centrale è molto luminosa,
mentre quelle laterali sono più buie; lo sguardo del visitatore viene convolto verso l'altare maggiore.
CAPPELLA PAZZI —> La costruzione della cappella funeraria realizzata per la famiglia Pazzi, inizió a partire dal 1429
all'interno del chiostro della Chiesa di Santa Croce a Firenze, ma fu ultimata nel 1461.
Nella parete di fondo si apre la scarsella, coperta a sua volta da un'analoga cupola. Lo spazio è ritmato da proporzioni
geometriche e dalla ripetizione di forme che sarebbero presto diventate un modello per tanta architettura fiorentina
(cerchio, quadrato, rettangolo). L'effetto visivo risulta ancora più nitido e scandito rispetto alla Sagrestia Vecchia, con
un'apparenza di spoglia e geometrica semplicità che diviene fondamentale elemento stilistico ed espressivo.

Il realismo di Donatello
Egli elaboró una nuova e complessa visione artistica, fondata sul recupero e l’interpretazione dei modelli antichi, ma
che sarebbe poi approdata a uno stile del tutto personale. Donatello fu scultore di statue a tutto tondo, un suo
capolavoro è convito di Erode.

Il classicismo secondo Donatello e la Cantoria —> Donatello approfondí anche lo studio dell’arte paleocristiana e di
quella romanica, apprezzando la tecnica del mosaico e il vitalismo espressivo della scultura.

‘’Abacuc’’ —> La statua rappresenta un uomo anziano, con la testa calva, vestito con una tunica da cui si vedono le
braccia magre e nervose. La posa è dinamica: il busto è ruotato verso destra, le spalle sono inclinate, il collo è teso e
il capo girato verso sinistra. Lo sguardo fulminante, il naso pronunciato, bocca semiaperta e occhi spalancati
dovevano incutere timore. È un’opera realista, Abacuc non è armonico o elegante, ma ha una carica emotiva, un
espressivitá del tutto personale che lo rendono unico, quasi fosse un ritratto.

‘’David’’ —> Col tempo Donatello diventó sempre piú abile nella scultura in bronzo. Un’opera importante è la statua
di David, un personaggio biblico del primo libro di Samuele, dove si narra di come sconfisse il gigante Golia. La statua
di Donatello raffigura un giovane guerriero, nudo come gli eroi classici. Il bronzo consente una risultanza di luce
delicata, che riflette sulla pelle evidenziando le sue particolaritá.

MASACCIO
Masaccio, riuscì a rinnovare la pittura Fiorentina diventando un modello per le generazioni successive. Nacque a
Valdarno nel 1401. Nelle sue opere entrano pathos e dramma ma soprattutto l’uomo riacquista indegnità classica.
Masolino era un importante esponente della pittura tardo gotica e realizzó opere insieme a Masaccio.

CAPPELLA BRANCACCI —> L’impresa più celebre eseguita da Masolino e Masaccio fu il ciclo di affreschi della Capella
Brancacci nel transetto destro della chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze.

Il Rinascimento secondo i fiamminghi


I caratteri della nuova pittura.
A partire dal 400, nell’arte fiamminga avvenne un’evoluzione dello stile gotico cortese a una nuova maniera.
Questa nuova pittura fiamminga nacque da una indagine del mondo, attraverso la conoscenza della natura.
Intorno alla metà del secolo, i dipinti divennero noti in Italia grazie ai mercanti che viaggiavano in tutto il continente
europeo. Le caratteristiche erano:
• Una visione fenomenica delle cose; gli oggetti vengono dipinti così come vengono visti a occhio umano, senza
prospettiva, la rappresentazione e lo spazio non è razionale , misurabile e proporzionale a quello del primo
rinascimento.
• Una produzione analitica della realtà; il mondo viene esaminato nei suoi particolari, immagine veritiera e
concreta.
• Una particolare attenzione alla vita quotidiana; soggetti rappresentati con affettuosi richiami familiari in interni
domestici, ricchi di particolari realistici ma anche allegorici.
• Una minuziosa resa della luce; acuta osservazione della luce e tutte le sue manifestazioni.
• La tecnica a olio; più trasparente e luminosa della tempera, crea immagine naturalistica.
La straodinaria macchina del pittore di San Bavone
L’artista più famoso e i portante di questo periodo fu Jan Van Eyck.
Il ritratto e la verità delle cose.
Lo sviluppo economico della borghesia mercantile portò all’incremento nelle commissioni dei ritratti.

BEATO ANGELICO
Tra i primi a raccogliere le novità rinascimentali di Massaccio. L’opera dell’angelico spiega i contenuti della fede:
la sua pittura, chiara e luminosa, risulta meno tesa e drammatica rispetto a quella di Massaccio.
Una delle scene più emozionanti cristo deriso
Una delle scene più emozionanti è quella che raffigura Cristo deriso tra la Madonna e San Domenico. Cristo è
frontale, indossa una veste candida, siede su un seggio rosso e ha alle spalle un drappo verde, è bendato e regge la
canna e il globo che gli sono stati affidati come finto scettro regale del potere universale. Attorno a lui ci sono: una
testa di sgherro che si leva il cappello e sputa, una mano che lo percuote con un bastone, altre che si agitano in gesti
minacciosi appunto la Madonna e San Domenico sono seduti sul giardino della nicchia, tra il soggetto principale e
l'osservatore, costruendo un assetto prospettico all'interno di uno schema piramidale. La Madonna porta una mano
al viso in atto di dolorosa riflessione, mentre il Santo e assorto, e rappresenta un invito alla lettura dei testi sacri con
il libro sulle ginocchia. La Madonna e modellata dalla luce e proietta un'ombra sul pavimento. La nitida e profonda
spazialità della scena dimostra come il pittore sappia padroneggiare le leggi della prospettiva brunelleschiana.

FILIPPO LIPPI —> Non possiede la visione drammatica terrena di Massaccio né il rigore morale di Angelico,
comprende che il problema era la rappresentazione tridimensionale delle forme, riproducendo la plasticità, che
abbandonerà nell’ultima fase della sua attività.

PAOLO UCCELLO —> L’artista più bizzarro del quattrocento, attratto dalle novità brunelleschiane e dai nuovi
fermenti rinascimentali. Dedito agli studi della prospettiva che interpretò non come mezzo per descrivere
realisticamente il mondo, ma con geometria pura. Risultati diversi da quelli di Massaccio.

BENOZZO GOZZOLI —> Ereditò lo stile dolce e i colori raffinati, che applicò soprattutto a una pittura profana. Gozzoli
interpretò le aspirazioni aristocratiche, che si volgevano in modo nostalgico alla perduta età cortese

ANDREA DEL CASTAGNO —> L’artista fu anche il grande interprete in pittura delle idee dell’ultimo, tormentato
Donatello, del quale si sviluppò fino all’esasperazione il linearismo e la ricerca in senso espressivo, supportata
quest’ultima dall’esaltazione del colore

DOMENICO VENEZIANO —> Si formò a Venezia, dove ebbe modo di conoscere la pittura fiamminga. Interpretò in
chiave di razionalità rinascimentale i modi raffinati i colori della pittura

L’eredità di Donatello (Jacopo della Quercia e Nanni di Banco)


Donatello generò da una parte uno stile naturalistico, ricco di virtuosismi e attento al dato reale come Iacopo della
quercia; dall’altra diede vita a un classicismo di imitazione dei modelli antichi come Nanni di Banco.

LORENZO GHIBERTI —> Ghiberti fu orafo, sculture architetto e pittore di vetrate e pur rimanendo legato ai modelli
della scultura gotica, seppe poi aggiornarsi sulle novità rinascimentali.
PORTA DEL PARADISO (513)
L’arte di Calimala commissionò a Ghiberti l’ultima porta mancante. Chiamata porta del paradiso, simbolo del potere
e della fioritura economica della città. Anche in questo caso la realizzazione, con la tecnica della fusione a cera persa
e le successive delicate operazioni di doratura e finitura, fu complessa
Lo schema iconografico era stato ideato nel 1424, aveva previsto 28 formelle come per le altre porte. Però appare
diversa: Ghiberti avvertì la necessità di una rappresentazione delle scene e degli sfondi più libera. I tempi erano
radicalmente cambiati, la cultura umanistica era ormai imperante. Fu quindi abbandonata la tardogotica cornice
polilobata delle formelle delle prime due porte, troppo limitante per le nuove idee di rappresentazione. Lungo i
profili dei due battenti furono scolpiti personaggi biblici a figura intera.
Vi sono delle novità: la forma quadrata permette di cerare scene più ampie e calibrate con un maggiore respiro
paesaggistico, mentre le figure sono scalate nello spazio ed emergono con spessori diversi.

LEON BATTISTA ALBERTI —> Fu una delle principali figure di intellettuale. Introno al 1452 completò la sua opera più
importante, il DERE aedificatoria, un trattato di architettura scritto in latino. Nel trattato l’arte del costruire è
studiata in ogni sua implicazione alla luce della nuova sensibilità e delle riflessioni dell’umanesimo. Per Alberti
l’essenza dell’architettura è racchiusa nella fase progettuale, legata alla riflessione estetica e filosofica e non nella
fase più operativa.
Alberti non lavorò per istituzioni cittadine bensì per ricchi committenti privati.

Sant’Andrea a Mantova —> Il marchese Ludovico Gonzaga era impegnato a rinnovare Mantova rendendola una
piccola capitale. Promosse la costruzione di un grande santuario.
Sant’Andrea presentava un così forte insieme di novità formali e strutturali che venne considerato un modello
fondamentale per le chiese rinascimentali. È l’opera che meglio esprime le tecniche dell’architetto come
monumentum e animal: monumentum punta a recuperare la classicità nella sua dimensione eroica.; come animal è
considerato un organismo vivente. Questo risultato è stato ottenuto da un sistema di relazioni geometriche e
proporzionali ai suoi elementi costituivi.

CITAZIONI CLASSICHE DELLA FACCIATA —> L’arco monumentale, impostato su lesene corinzie scanalate, è
inquadrato da quattro paraste su alti plinti che reggono la trabeazione decorata da un fregio con teste di cherubini e,
al di sopra, un ampio frontone classico.
Dietro le paraste, scorre un’altra trabeazione con un fregio a motivi vegetali, dove la volta a botte a lacunari, derivata
dalle basiliche romane, richiama quelle interne della navata e delle cappelle maggiori.
La facciata, era forse impreziosita dalla policromia, come lasciano supporre residui pittorici rinvenuti in diversi punti.
Il nicchione ad arco posto sul frontone e corrispondente al culmine della navata resta tutt’oggi un mistero: si tratta di
un complesso sistema escogitato per l’illuminazione interna.

MODELLI ANTICHI DELLA PIANTA —> Per la planimetria l’architetto si ispirò al modello del tempio etrusco: una
grande aula su cui si aprono cappelle absidate sacelli che si susseguono alternandosi.
Un’altra fonte di ispirazione classica, utilizzata qui per la prima volta e alla base di tutta l’architettura del
Rinascimento, sono le terme romane. L’esito finale è una pianta a croce latina dalle proporzioni maestose.

LA MONUMENTALITÀ DELL’INTERNO —> L’interno è grandioso: la navata unica con volta a botte, la prima così
ampia dalla fine dell’antichità. Alla volta fanno da contrafforti i sacelli, disposti lungo le pareti laterali che replicano in
serie la struttura della facciata. Gli ordini architettonici hanno una funzione di sostegno e fanno visivamente parte
dei muri. L’omogenea penombra, quasi mistica, che regna all’interno è una caratteristica da preferire, secondo
Alberti, alla luminosità radente e abbondante. La volta a cassettoni, realizzata nell’ottocento, si ispira al progetto
albertiano. Alberti raccomandava tavole e sculture al posto degli affreschi.

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