E’ uno dei giganti della filosofia dll’ì800 nel cuore della rivoluzione industriale a
30 anni dalla caduto del muro di Berlino le pubblicazioni su Marx si sono
moltiplicate.
Nel nato 1818 morto 1883 ha condotto una vita di rivoluzioni.
La filosofia è globale muove un’analisi globale della società e la storia
comprende aspetti teorici, pratici.
L’uomo deve essere libero per Marx ecco perché Marx è stato definito il filosofo
della libertà che è principio strettamente connesso all’uguaglianza e alla
giustizia molti ritengono che sia il filosofo dei poveri, si può leggere anche così,
ma prevale l’obiettivo principale di Marx che di rendere l’uomo libero, di
affrancarlo dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, per lui è necessario che si
rompano le catene del dominio dell’uomo sull’uomo, tutti gli uomini devono
essere liberi. Quindi è il filosofo della libertà. L’uomo non può ridursi a merce
tra le merci, l’uomo oggi si è ridotto ad uno strumento per realizzare
plusvalore, per realizzare ricchezza conseguentemente l’uomo può e deve
emanciparsi attraverso il lavoro e purtroppo spesso lo sfruttamento si realizza
proprio sul lavoro, in ambito di economico, rapporto di forze economiche dove
esistono un dominante e un dominato, tesi ed antitesi (Hegel). Marx diceva che
la storia è una lotta di classi, tra classi sociali contrapposte, tra patrizi e plebei,
liberi e schiavi, di fatto tra oppressori ed oppressi. Nella lotta tra classi Marx
ritieni che è possibile l’emancipazione dall’oppressione oppure si avrà la rovina
di entrambe. A lotta di classe come fonte di libertà e di emancipazione. Dunque
lui non è il filosofo dell’uguaglianza ma della libertà perché senza di questa non
può esistere l’altra, quindi l’uguaglianza è una condizione della libertà.
L’uguaglianza all’interno della dimensione economica lavorativa, la giustizia è
una condizione per diventare liberi (esempio uguaglianza salariale tra uomini e
donne) . Marx quindi non si riferisce all’uguaglianza di fronte alla legge ma
quella vita reale. Le libertà di stampa, di opinione, di pensiero sono conquiste
delle società liberl borghese (nate dalla rivoluzione americana e francese)
espressamente riconosciute in carte fondamentali ma sono libertà formali .
Infatti tutti i cittadini oggi sono uguali di fronte alla legge, tutti hanno diritto di
voto che propone la presa di coscienza del lavoratore perché solo così potrà
emanciparsi e diventare un uomo libero. La libertà, quindi, che si conquista da
questioni materiali, si costruisce dalla materialità della storia. E’ il teorico, del
materialismo storico dialettico, allievo di Hegel ma soprattutto di Feuerbach e
da loro acquisisce i concetti come il divenire è storico (Hegel) e la storia è
dialettica.
MARX CRITICO DI HEGEL
Marx forma il suo pensiero a contatto e contro la filosofia di Hegel, le idee della
sinistra hegeliana e le opere degli economisti classici è utopia. Il distacco di
Marx dal Hegel è chiaro fin dai suoi primi scritti come “Critica della filosofia del
diritto di Hegel 1844. In sostanza per Marx, Hegel interpreta il mondo in
maniera rovesciata, la sua è un’ideologia perché afferma che tutte le istituzioni
esistenti nascono da necessità razionali e così giustifica l’ordine esistente della
società. La realtà è secondo Marx che Hegel fa diventare verità filosofica quelli
che sono puri fatti storici ed empirici. Pertanto Marx sferra contro Hegel due
accuse principali:
1. Innanzitutto quella di subordinare la società civile allo Stato;
2. Invertire soggetto e predicato, nella sostanza per Marx non è la
costituzione che crea il popolo, ma il popolo che crea la costituzione e
non è la religione che crea l’uomo, ma è l’uomo che crea la religione.
Quindi Hegel crede di descrivere l’essenza dello Stato, ma in effetti sta
legittimando e descrivendo quella realtà esistente che è lo stato prussiano.
MARX CRITICO NEI CONFRONTI DELLA SINISTRA HEGELIANA
La sinistra hegeliana sono un gruppo di intellettuali molto vivaci e combattivi
d’Europa a differenza della destra hegeliana che cercò di giustificare il
cristianesimo e lo stato esistente trasformo l’idealismo in materialismo, cioè
fece della religione cristiana un fatto puramente umano.
Marx fece di più rispetto alla sinistra hegeliana e quindi nello scritto << La
sacra famiglia>> composto insieme al suo amico Friedrich Engels attaccano
Bruno Bauer e nello scritto <<l’ideologia tedesca>> attacca Feuerbach.
ALIENAZIONE DEL LAVORO
Per Marx gli uomini sono alienati cioè sono espropriati del loro valore di uomini
a causa dell’alienazione del lavoro.( Hegel intendeva per alienazione l’uscire
dello spirito fuori da sé; Feuerbach l’alienazione è l’atto con il quale proietta
fuori di sé una divinità e vi si sottomette; Marx per alienazione intende la
cattiva oggettivazione del lavoro nel mondo capitalistico. In questo senso
l’uomo è estraneo a se stesso non solo perché cede il suo lavoro ma anche
perché cede il prodotto del lavoro. La merce così come intesa nel mondo
capitalistico non è in un rapporto di valore con il lavoratore, nel senso che non
è l’espressione del suo modo di essere e intrepretare il lavoro nè frutto del suo
ingegno o arte ma egli estraneo al lavoro. Infatti il lavoro e la merce sono
forme di alienazione del mondo capitalistico.) L’uomo in passato lavorava per
realizzare se stesso in essa e quindi umanizzare ciò che lavorava, insomma
veniva oggettivizzata la sua umanità negli oggetti che costruiva aveva bisogno
di oggettivizzare le sue idee i suoi progetti.
Dal capitalismo in poi l’uomo lavora per la sua sussistenza, è un lavoro
costrittivo infatti gli è stata sottratta la proprietà delle materie per lavorare,
quindi alienazione dalla proprietà privata; gli sono stati sottratti gli strumenti
per lavorare e quindi parliamo di alienazione dagli strumenti di lavoro; gli viene
sottratto il prodotto del lavoro perché al termine del lavoro il prodotto non sarà
suo ma sarà destinato al mercato; con la ripartizione del lavoro tra più
lavoratori gli viene sottratta la possibilità della creatività e dell’umanizzazione
del prodotto che ha lavorato. E’ questa la l’alienazione del lavoro.
Quindi l’uomo è stato allontanato dal suo bisogno di lavorare per creare per
umanizzare il frutto del suo lavoro e dunque oggi il suo lavoro non è volontario
ma costretto dalla necessità di ottenere i mezzi di sussistenza, è un lavoro
forzato.
La conseguenza dell’alienazione del lavoro è che l’uomo privato dei suoi
bisogni di realizzazione della sua creatività, è disumanizzato cioè l’uomo
diventa merce, la sua dignità è tanto più compromessa quanto è più grande la
quantità che di merce che produce. La vita che egli ha dato all’oggetto gli si
jhcontrappone ostile ed estranea, quindi quanto maggior valore produce tanto
minor valore e minor dignità possiede.
L’alienazione dell’uomo per Marx quindi si ha nel lavoro perché attraverso di
esso non reliazza i suoi bisogni personali di creatività di realizzazione ma
bisogni estranei a se stesso, nella politica perché accetta o subisce ciò che gli
viene predisposto per legge e nella religione perché proietta il proprio essere
in un dio immaginario.
MATERIALISMO STORICO
I materialismo dialettico lo deriva da fuerbarch la storizzazione del
materialismo storico lo deriva da hegel.
La storia per Marx è un processo dialettico che si evolve in continuazione e si
trasforma sotto la spinta di dinamiche economiche sociali, è un’evoluzione di
natura economica e sociale e di forme di produzione, la storia non è una storia
di idee, religiosa, metafisica ma è data da rapporti storici, materiali, economici
e politici, dunque è Dialettica (perché caratterizzata da una tesi e antitesi) cioè
bisogno e soddisfacimento del bisogno e la storia della lotta tra classi sociali
(tra sfruttati e sfruttatori), le rivoluzioni sono il moto della storia non sono idee
astratte e utopismi, ma delle prospettive di cambiamento che nascono nelle
società. La visione di mondo della borghesie è un mondo delle merci è una
classe sociale che ruota intorno al Profitto e alla merceficazione. (produrre
merci per ottenere merci). A proprietà privata che è il modello centrale della
società morgese all’800 in poi con la rivoluzione industriale la prospettiva
dell’uomo, in particolare della borghesia si è spostata l’attenzione dall’individuo
alla merce. Ci sono dei padroni e dei servi, l’impresa è sfruttamento e
prevaricazione .
Le classe sociali sono quelle che prendono il potere e producono ideologia e la
cultura dominante e detteranno le leggi perché dominano l’economia. Marx per
ideologia intende la storpiatura della realtà, la mistificazione dlella realtà. Il
potere dominante racconta la realtà come ad esso serve. Il mondo della
borghesia raccontava il mondo dell’economia, il mondo religioso ti racconta
che ciò che vale è lo spirito. Ogni classe dominante racconta un mondo
attraverso l’arte, il cinema .
. MATERIALISMO STORICO
Dalla teoria dell’alienazione scaturisce anche l’altra teoria di Marx che è quella
del materialismo storico contenuta nella “Prefazione Per la critica
dell’economia politica”.
In essa Marx afferma che il materialismo storico consiste nella tesi che non è la
coscienza degli uomini a determinare il loro essere ma è il contrario, è il loro
essere sociale che determina la coscienza. Ma nella società esistono delle
strutture e delle sovrastrutture. Intendendo per strutture la condizione
economica che vive la società in un determinato momento storico( ed esempio
dal passato fino ai tempi odierni diverse sono le strutture economiche che
hanno accompagnato l’umanità: l’economia agricola dell’agricoltore,
l’economia feudale, l’economia coloniale, l’economia capitalistica e l’economia
globalizzata) . Marx afferma che la struttura economia che vive l’uomo in un
determinato momento storico condiziona il modo di pensare dell’uomo, di
dialogare, di rapportarsi con gli altri, insomma la sua sovrastruttura ideologica
che si manifesta attraverso il linguaggio, la politica, la morale la religione la
filosofia che diventano tutte sovrastrutture.
Il materialismo storico è la teoria secondo la quale la struttura economica di
un’epoca determina la sovrastruttura ideologica( cioè il complesso delle idee
religiose, morali,politiche, giuridiche, estetiche etc) Ma le idee dell’uomo il suo
modo di pensare, le sue sovrastrutture mutano perché mutano le strutture
economiche e queste mutano in forza di una legge dialettica, nel senso che la
storia umana si sviluppa per contrasti, contraddizioni, rivoluzioni (materialismo
dialettico).
STRUTTURA E SOVRASTRUTTURA
La struttura per Marx è la base economia della società la base economia
borghese capitalistivca ad esempio, la sovrastruttura è ciò che deriva dipende
è influenzata dalla base economica, cioè le religioni, le filosofie, le leggi la
cultura, l’arte sono svrastrtture influenzate dalla struttura cioè dalla base
economica. Ogni struttura è data da forza produttive e rapporti di produzioni.
Le forze produttive sono la forza lavoro, il mezzadro, il contadino, la filanda
meccanizzata, l’operaio, i mezzi di produzione le pompe per irrigare, i trattori, i
computer,. I mezzi di produzione cambiano nel corso della storia . Tre punti :
forza lavoro , mezzi di prodizione e conoscenze.
Rapporti di produzione possono essere: statali, ereditari, pubblici, privati .
La sovrastruttura è l’insieme delle filosofie, leggi, culture influenzate ed
esempio la famiglia patriarcale ma oggi la famiglia nel mondo cosmopolita non
regge è superata non è saltata per le idee , la famiglia dei divorziati di oggi non
può essere calata nel passato ciò dimostra come la struttura economica del
proprio tempo non può condizionare sovrastrutture di altri periodi storici.
MATERIALISMO DIALETTICO
Marx e Engels scrivono in L’ideologia tedesca e dicono noi conosciamo soltanto
un’unica scienza : la scienza della storia.
Con queste parole danno inizio alla teoria del materialismo storico ossia le idee
filosofiche, culturali, giuridiche , morali religiose che maturano nella storia
dipendono dalla struttura economica del loro tempo. Le sovrastrutture
( filosofiche, cuturali, religiose etc) mutano in forza di un processo dialettico
che si manifesta nella storia attraverso contraddizioni, lotte tra classi sociali,
rivoluzioni . Tale processo dialettico non è altro che il materialismo dialettico
cioè lo scontro che nasce nella storia tra classi sociali ed ogni realtà storica
porta in sé delle contraddizioni, delle potenziali lotte che necessariamente
portano al suo superamento . Ad esempio la borghesia nasce dall’interno della
società feudale e sarà proprio la borghesia che con la rivoluzione francese
metterà fine alla società feudale così come successivamente la borghesia sarà
sconfitta dal proletariato.
La dialettica dunque possiamo definirla la legge di sviluppo di evoluzione della
realtà storica ed esprime l’inevitabilità del passaggio dalla società capitalistica
a quella comunista.
Il materialismo dialettico di Marx si differenzia dal materialismo dialettico di
Hegel perché è un ragionamento rovesciato. Hegel parte dall’idea dal pensiero
che è in grado di mutare il reale, Marx invece capovolge e afferma che l’idea, il
pensiero( quindi la cultura, la filosofia la religione) è in realtà l’elemento
materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini. Quindi Hegel applicava
il movimento dialettico al processo del pensiero, era il pensiero, l’idea che
condizionava il reale, per Marx invece la storia reale e concreta cioè quella dei
bisogni economici e sociali che determina il pensare dell’uomo. Quindi la
dialettica ( le lotte sociali, le contraddizioni, le rivoluzioni etc) permette di
comprendere il movimento reale della storia e lo stato di cose esistente. Infatti
ogni momento storico genera contraddizioni . Le contraddizioni tra oppressori e
oppressi hanno come esito il superamento dello stato di cose esistente. La
storia di ogni società è sempre storia di lotta fra classi .
La conclusione a cui giunge Marx è dunque che la dialettica :
è legge di sviluppo della realtà storica;
esprime l’inevitabile passaggio dalla società capitalistica alla società
comunista;
vede la fine dello sfruttamento e dell’alienazione.
LA LOTTA TRA CLASSI
Nell’opera il “Manifesto del partito comunista” Marx e Engels scrivono che la
storia è una lotta tra classi. Infatti in ogni società esistita abbiamo avuto liberi e
schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, oppressori e oppressi,
queste contraddizioni conducono ad una lotta tra le classi che sfocerà in una
rivoluzione e in un mutamento radicale della società o alla rovina comune delle
classi in lotta. L’epoca della borghesia moderna non ha eliminato l’antagonismo
tra classi che permane tra due classi la borghesia e il proletariato. Intendendo
oggi per borghesia i capitalisti, i proprietari di produzione e assuntori di
salariati. Per proletariato sono i lavoratori che non sono in grado di produrre
con propri mezzi il lavoro e sono costretti a vendere la loro forza-lavoro per
vivere e che a causa dello sfruttamento diventano i nemici fondamentali della
società industriale, ciò determinerà la nascita di unioni di operai che si
organizzano per determinare il tramonto della borghesia e favorire la vittoria
del proletariato.
Così come nel Medioevo la classe borghese sorge all’interno della società
feudale precisamente nella lotta tra le classi sociali dei baroni e dei servi della
gleba, proprio tra questi si sviluppa la borghesia.
Per Marx così come fu inutile per il Signore feudale difendere i suoi diritti e
privilegi davanti alla borghesia emergente dai servi della gleba così oggi la
borghesia deve cedere il passo alla nuova classe sociale emergente: il
proletariato. Nello scritto il Capitale Marx dimostra l’inevitabile vittoria del
proletariato sulla borghesia.
IL CAPITALE
L’opera il Capitale inizia con l’analisi del concetto di merce. La merce è un bene
che intende soddisfare dei bisogni essa ha un duplice valore : un valore di uso
e un valore di scambio.
La merce ha un valore di uso quando soddisfa direttamente dei bisogni umani
(ad esempio il cibo, l’abito, il caffè etc).
La merce ha un valore di scambio quando il bene che ha oltre alla funzione
principale di soddisfare il bisogno determinato dell’uomo anche quella di poter
essere scambiato con un altro bene di pari valore. Per maggiore comodità allo
scambio diretto tra beni si è sostituita la monota.
Marx allora si chiede come si può attribuire il valore alla merce per poi
determinare anche lo scambio di merce pari valore. Esso dice che il valore della
merce è dato dalla quantità di lavoro socialmente necessario per produrla. La
realtà è che lo scambio delle merci, non è tanto un rapporto tra cose quanto un
rapporto tra uomini, tra produttori di merci.
Il valore di scambio di una merce è dato dunque dal lavoro necessario per
produrla. Ma anche il lavoro ( forza-lavoro) è merce che sul mercato viene
venduta dal lavoratore (proletariato) ottenendo in cambio danaro ( salario)
dal capitalista ossia il proprietario del capitale.
Il capitale è la ricchezza finanziaria posseduta dall’imprenditore (capitalista)
e Marx lo distingue in capitale variabile che è collegato all’investimento che fa
il capitalista nella forza-lavoro e in capitale costante legato agli investimenti
per l’acquisto dei mezzi di produzione non umani come ad esempio macchinari,
impianti e materie prime.
La forza- lavoro non solo ha un valore in sé perché è merce di scambio ma è in
grado di produrre ulteriore valore. Infatti il capitalista comprando la forza-
lavoro ha potere di obbligare il lavoratore a fare ulteriori ore di lavoro
aumentando la quantità della produzione di merce e ottenendo così si un
plusvalore . Ciò significa che tutto il lavoro che viene compiuto in più rispetto a
quello necessario a coprire il salario del lavoratore rappresenta un valore in più
di cui il capitalista si appropria è il plusvalore.
Il plusvalore è un concetto fondametale dell’economia marxista e un cardine
dell’intera costruzione teorica.
Dopo aver distinto il capitale in capitale costante( macchinari, mezzi di
produzione risorse prime) e in capitale variabile ( forza-lavoro) ne deduce la
formula del processo di produzione capitalistica : D-M-D dove D è il danaro
speso per l’acquisto della merce, dove M sono i mezzi di produzione e D è il
danaro guadagnato sarà maggiore del danaro speso grazie al plusvalore non
pagato dal capitalista.
IL COMUNISMO
Marx afferma : come il feudalesimo ha prodotto la classe opposta l’antitesi,
ossia borghesia così il capitalismo ha generato il proletariato, la classe opposta
l’antitesi che produrra’ inevitabilmente il comunismo. Cioè da una società in cui
prevale la proprietà privata ad una società senza proprietà privata, quindi una
società senza classi sociali, senza divisioni del lavoro e senza Stato.
Per Marx il comunismo è “ il completo, consapevole ritorno dell’uomo a se
stesso, come un uomo sociale, cioè come uomo umano”
Quindi prefigura una nuova società dove il capitalista sarà abbattuto e si
costruirà per gradi dove inizialmente rimarrà una disuguaglianza tra uomini,
poi più tardi scomparirà la divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale e
quando il lavoro sarà diventato un bisogno e non mezzo per poter vivere, allora
la società ( scrive Marx in Per la critica del programma di Gotha) potrà scrivere
sulla propria bandiera : “Da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo
i propri bisogni” questo sarebbe il comunismo autentico che distingueva dal
comunismo rozzo dove all’abolizione della proprietà privata seguiva
l’attribuzione della stessa allo Stato però quest’ultima ridurrebbe tutti gli
uomini a proletari e negherebbe la personalità dell’uomo. Invece, nel
comunismo autentico il potere dello Stato è destinato a ritirarsi gradualmente
fino ( come disse l’amico Engels) ad estinguersi. Sarà dunque una società
diversa quella del comunismo autentico dove non esiteranno più classi sociali
né proprietà privata. Tuttavia questo non si realizzerà subito perché sarà
preceduta dalla dittatura del proletariato che si organizzerà in un’unica classe
dominante e che attuerà il comunismo mediante atti dispotici quali:
espropriazione della proprietà, confische etc.