Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
5 visualizzazioni3 pagine

Lectio 44

Il documento esplora la teologia del Prologo del Vangelo di Giovanni, evidenziando la preesistenza del Logos, la sua relazione con Dio e il suo ruolo nella creazione. Sottolinea che il Logos è eterno e divino, non identificabile con il Padre, e funge da mediatore della creazione, conferendo al mondo una struttura cristologica. Infine, si afferma che Cristo è la fonte della vita divina e della luce, rappresentando una comunione profonda con Dio.

Caricato da

Janer Gomez
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
5 visualizzazioni3 pagine

Lectio 44

Il documento esplora la teologia del Prologo del Vangelo di Giovanni, evidenziando la preesistenza del Logos, la sua relazione con Dio e il suo ruolo nella creazione. Sottolinea che il Logos è eterno e divino, non identificabile con il Padre, e funge da mediatore della creazione, conferendo al mondo una struttura cristologica. Infine, si afferma che Cristo è la fonte della vita divina e della luce, rappresentando una comunione profonda con Dio.

Caricato da

Janer Gomez
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd

1.

Teologia della preesistenza del Logos

Il primo grande tema teologico del Prologo è la preesistenza eterna di


Cristo.

Il versetto iniziale:

Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος

richiama deliberatamente Genesi 1,1, ma lo trascende. In Genesi si dice:

“In principio Dio creò il cielo e la terra”.

In Giovanni, invece, l’evangelista afferma che nel principio già esisteva il


Logos. Questo implica una verità teologica fondamentale: il Logos non
appartiene alla creazione ma all’eternità di Dio.

L’imperfetto ἦν (era) indica un’esistenza continua e senza inizio. Non si dice


che il Logos “divenne” (ἐγένετο), ma che “era” già presente.

Secondo Joseph Ratzinger, questo versetto rappresenta una delle più


profonde affermazioni cristologiche del Nuovo Testamento: Gesù non è
semplicemente un inviato di Dio, ma la Parola eterna attraverso cui Dio si
esprime eternamente (Ratzinger, Gesù di Nazaret).

Dal punto di vista teologico, questo significa che:

 Cristo non nasce nella storia, ma entra nella storia.

 l’incarnazione non è l’origine di Cristo, ma la manifestazione storica


del Logos eterno.

(Brown, The Gospel According to John).

2. Teologia trinitaria implicita

Il secondo grande contenuto teologico riguarda la relazione tra il Logos e


Dio.

Il testo dice:

καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν

L’espressione πρὸς τὸν θεόν indica una relazione dinamica e personale. Non
significa semplicemente “con Dio”, ma letteralmente “rivolto verso Dio”.

Questa formula suggerisce:

 comunione

 relazione personale

 distinzione reale.
Il Logos non è identico al Padre, ma vive in relazione eterna con Lui.

Subito dopo, Giovanni aggiunge:

καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος

Qui si trova uno dei punti più delicati della teologia cristiana.

L’evangelista afferma che:

 il Logos è Dio

 ma non è il Padre.

Questo versetto costituisce una delle basi bibliche della dottrina trinitaria,
sviluppata successivamente nei concili di Nicea (325) e Costantinopoli
(381).

Secondo Rudolf Schnackenburg, Giovanni presenta una cristologia in cui il


Figlio è della stessa natura divina del Padre, pur mantenendo la distinzione
personale (Schnackenburg, Il Vangelo di Giovanni).

3. Teologia della creazione cristologica

Il versetto 3 afferma:

πάντα δι’ αὐτοῦ ἐγένετο

“Tutto è stato fatto per mezzo di lui”.

Qui Giovanni introduce una concezione profondamente teologica della


creazione.

Nel pensiero biblico antico, Dio crea mediante la Parola:

“Dio disse: sia la luce” (Gen 1,3).

Giovanni identifica questa Parola creatrice con Cristo stesso.

Questo implica tre conseguenze teologiche fondamentali.

3.1 Cristo è il mediatore della creazione

Il Logos è lo strumento attraverso cui Dio crea il mondo.

Questo concetto appare anche in:

 Colossesi 1,16

 Ebrei 1,2.

Secondo Giuseppe Segalla, il Prologo presenta Cristo come principio


cosmologico della creazione (Segalla, Teologia biblica del Nuovo
Testamento).
3.2 Il mondo è intrinsecamente cristologico

Se tutto è creato attraverso Cristo, significa che l’universo possiede una


struttura cristologica.

La creazione non è neutrale: essa è orientata verso il Logos.

3.3 Cristo è il fondamento dell’intelligibilità del mondo

Il termine λόγος significa anche ragione, senso, principio intelligibile.

Questo implica che il mondo è razionale e ordinato, perché è stato creato


attraverso il Logos.

Secondo la teologia cristiana, questo fonda il rapporto tra fede e ragione


(Ratzinger).

4. Teologia della vita divina

Il versetto 4 afferma:

ἐν αὐτῷ ζωὴ ἦν

“In lui era la vita”.

Nel Vangelo di Giovanni il termine ζωή non indica semplicemente la vita


biologica.

Esso indica:

 la vita divina

 la vita eterna

 la comunione con Dio.

Cristo non solo possiede la vita: è la fonte della vita.

Secondo Ignace de la Potterie, la vita giovannea è partecipazione alla vita


stessa di Dio (de la Potterie, La verità nel Vangelo di Giovanni).

5. Teologia della luce

Potrebbero piacerti anche