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SOCRATE

Il documento confronta Socrate e i Sofisti, evidenziando che mentre entrambi pongono l'uomo al centro della loro indagine, Socrate si concentra sulla ragione e sulla ricerca della verità, mentre i Sofisti si limitano a opinioni personali e provvisorie. Socrate utilizza il dialogo per far emergere la verità dall'anima degli interlocutori, mentre i Sofisti si rivolgono a un pubblico più ampio con discorsi superficiali. Inoltre, Socrate considera la virtù come conoscenza della verità, mentre i Sofisti la vedono come abilità pratiche per prevalere sugli altri.

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SOCRATE

Il documento confronta Socrate e i Sofisti, evidenziando che mentre entrambi pongono l'uomo al centro della loro indagine, Socrate si concentra sulla ragione e sulla ricerca della verità, mentre i Sofisti si limitano a opinioni personali e provvisorie. Socrate utilizza il dialogo per far emergere la verità dall'anima degli interlocutori, mentre i Sofisti si rivolgono a un pubblico più ampio con discorsi superficiali. Inoltre, Socrate considera la virtù come conoscenza della verità, mentre i Sofisti la vedono come abilità pratiche per prevalere sugli altri.

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CONFRONTO FRA SOCRATE E I SOFISTI

1)Tanto i Sofisti quanto Socrate trascurano la natura e pongono l’uomo al centro della loro
indagine; ma l’uomo, di cui parlano i Sofisti, è essenzialmente fornito di sensibilità; l’uomo, a cui
accenna Socrate, possiede la ragione.

2) L’uomo sensibile dei Sofisti giunge solo all’opinione personale e provvisoria; l’uomo razionale
di Socrate raggiunge la verità, universale e stabilmente valida per tutti.

3) L’uomo sensibile dei Sofisti segue gli istinti e si rivolge al piacere; l’uomo razionale di
Socrate si ispira alla ragione e aspira al Bene.

4) I Sofisti si rivolgono ad un uditorio numeroso e tengono suggestivi discorsi, paghi di


un’adesione superficiale e provvisoria; Socrate predilige il dialogo, la conversazione a due,
perché metodo più adatto a far scaturire la verità dall’anima dell’interlocutore.

5) I Sofisti si dichiarano sapienti; Socrate, invece, afferma di non sapere: la sapienza dei Sofisti è
però falsa e fallace; l’ignoranza di Socrate è il primo gradino e la condizione necessaria per
conquistare la verità.

6) Tanto per i Sofisti quanto per Socrate la virtù può essere insegnata: secondo i Sofisti si tratta di
acquisizione di abilità particolari con le quali l’uomo possa prevalere sugli altri; secondo Socrate,
invece, essa è scienza, cioè conoscenza della verità.

7) I Sofisti forniscono, o credono di fornire, principi saggi e verità già complete; Socrate, invece,
intende far scaturire la verità dall’anima dell’interlocutore.

Socrate si definiva il "tafano di Atene", per la sua inclinazione ad entrare nei discorsi dei passanti,
apparentemente assennati, e smontarli con domande fastidiose e insistenti che inevitabilmente
finivano per sbriciolare ogni certezza. Proprio in forza di questa sua virtù demolitrice ed
elettrizzante, egli era anche accostato alla "torpedine".

MANCA RIFERIMENTO AL DIO SOCRATICO

VOCABOLARIO SOCRATICO

IRONIA (dal gr. eironeia, simulazione-dissimulazione). In filosofia designa l'aspetto critico


demolitorio dell’interrogare socratico, che consisteva nel fingersi ignoranti rispetto
all'interlocutore, onde confutare meglio le sue certezze prefabbricate. Rappresenta il metodo usato
da Socrate per svelare all'uomo la sua ignoranza e per gettarlo in quella situazione di dubbio e
di inquietudine, dalla quale soltanto può nascere la ricerca.

MAIEUTICA dal greco µαιευτικη τεκνη, ovvero arte della levatrice. Designa l’aspetto
positivo-costruttivo del metodo di Socrate, il quale, per mezzo di opportune domande al suo
interlocutore, aiutava questo a “partorire” le verità che quest’ultimo custodiva, in modo latente,
dentro di sé: “l’arte del tirare fuori”.
IL METODO SOCRATICO DELLE DEFINIZIONI, Consiste nel pretendere dall'interlocutore una
risposta breve e precisa intorno all'essenza di ciò di cui si sta parlando per esempio che cos'è la
giustizia o che cos'è la virtù. Per Aristotele tale metodo equivale alla scoperta del ragionamento
induttivo e del concetto.

RAGIONAMENTO INDUTTIVO: si intende il procedimento mentale che, dall’esame di una serie


di casi particolari, risale ad un concetto ed un principio universale.

CONCETTO, nell’accezione socratico platonica aristotelica del termine, si intende ogni contenuto
mentale in grado di fissare in modo universalmente valido le note essenziali di una realtà
qualsiasi.

VIRTÙ (dal gr. aretè) si intende, in generale, una qualsiasi capacità o eccellenza a qualsiasi
ente appartenga. Riferita all'individuo, indica il modo ottimale di essere uomo. Secondo l’idea
tradizionale, di matrice omerica e micenea, la virtù risiedeva soprattutto in valori quali la forza
d’animo, la vigoria fisica e l’onore. In Socrate, la virtù acquista invece una connotazione
marcatamente etica e tende ad identificarsi con quella pratica abituale del bene tramite cui
l’uomo consegue la felicità e la serenità d’animo. La virtù diviene quindi, nella prospettiva
umanistica ed eudemonistica di Socrate, un’arte del ben vivere e del ben comportarsi che
poggia sul sapere, anzi fa tutt’uno con il sapere stesso.

RAZIONALISMO MORALE si intende la dottrina filosofica che attribuisce alla ragione e


all’intelligenza la direzione suprema della vita, reputando che per agire correttamente sia
indispensabile la conoscenza e la riflessione.

Il razionalismo morale di Socrate, implicando le equazioni virtù=scienza e vizio=ignoranza, è


stato accusato, attraverso i secoli, di

INTELLETTUALISMO ETICO, intendendo, con tale espressione, quell’indebita sopravvalutazione


dell’intelletto rispetto alla volontà (e alle emozioni) che Socrate avrebbe operato nella sua etica,
affermando che chi conosce il bene lo mette in pratica (mentre chi compie il male non lo attua
per cattiva volontà, ma solo per una reale ignoranza circa il suo vero bene)

EUDEMONISMO
Dottrina che considera naturale per l’uomo la felicità (gr. εὐδαιμονία) e assegna alla vita
umana il compito di raggiungerla; va distinta dall’ edonismo, che pone tale compito nel
conseguimento del piacere immediato. Eudemonistica è la dottrina socratica del
‘bene-attraente’ e dell’identità di virtù e felicità, ed è anche l’ideale di Aristotele, per il quale la
felicità è perfezione individuale, come attuazione delle proprie capacità, il cui culmine si raggiunge
nell’esercizio dell’attività razionale

Socrate E I SOFISTI

Socrate è legato alla sofistica da:


1.​ l'attenzione per l'uomo e il disinteresse intorno al Cosmo
2.​ il cercare nell'uomo e non fuori dall'uomo i criteri di pensiero ed azione
3.​ la mentalità razionalistica anticonformista, antitradizionalistica portata a mettere tutto
in discussione
4.​ l'inclinazione verso la dialettica e il paradosso

Ciò che lo allontana dai sofisti:


1.​ un amore per la verità e il rifiuto di ridurre la filosofia retorica o esibizionismo verbale
2.​ il tentativo di andare oltre il relativismo conoscitivo
3.​ l’immagine a volte poco accurata che da Platone

Socrate INTRODUZIONE

Grazie a lui oggi siamo meno bestie.

Socrate dimostra il vero e profondo significato del filosofare, vissuto come ricerca e fedeltà al bene,
a tutto ciò che conferisce valore alla vita, al di là dei beni materiali, che senza quei valori non
donano serenità all'animo. Inoltre, affronta la morte con serenità.

Platone racconta nel Fedone gli ultimi istanti di vita di Socrate. Egli fu una condannato a morte
nel 399 a.c. con l'accusa di aver corrotto i giovani e propagandato dottrine empie sugli dei,
analogamente a:
1.​ Anassagora di Clazomene
2.​ Protagora di Abdera,

Critone coetaneo discepolo e amico di Socrate propone al suo maestro di fuggire dal
carcere, ma Socrate non vuole disubbidire alla legge della sua città. Le leggi che ora lo
condannavano erano anche quelle leggi che gli avevano permesso di educarsi di diventare
uomo, non era giusto non riconoscerle.

Nel dialogo Lachete, Nicia influente uomo politico di parte aristocratica spiega che Socrate
trascinava gli interlocutori in un ragionamento incessante finché non ci si rendeva conto di
cosa si pensava veramente. Come racconta Socrate al tribunale, chi lo conosceva o lo odiava
o ne rimaneva affascinato. Ma nessuno era indifferente.

Socrata invitava a una ricerca continua, e criticava le opinioni dogmaticamente imposte ed accolte
in maniera acritica.
Socrate invita ciascuno a riflettere criticamente
1.​ su ogni regola sociale e morale basata su una ricerca interiore al soggetto.
2.​ sul diritto vigente, il nome di una giustizia universale riconosciuta vincolante di per sé, e
non perché imposta dall'esterno,
3.​ sulle credenze religiose, il nome di una divinità intima all'uomo.

Senofonte racconta che la figura di Socrate l'essenza stessa del filosofare rappresentata da un
stile di vita in cui la riflessione razionale si traduce coerentemente in una pratica di vita.
Erasmo da Rotterdam 1466-1536 non esiterà ad accostarlo a Gesù. Martire illuminista. Per
Nietzsche inizia la parabola discendente dell’occidente.
BIOGRAFIA
Nasce nel 470 a.C. da Sofronisco scultore e da Fenarete levatrice, aveva già avuto un figlio da
un precedente matrimonio (famiglia di origini aristocratiche)
●​ sposato con Santippe.
●​ brutto come un satiro.
●​ non lavorava
●​ oplita nella battaglia di Potidea.
UN UOMO FUORI DAL COMUNE
Nel Simposio di Platone si dice che Socrate fu decorato per il suo coraggio. Rimase al fianco di
Alcibiade ferito, salvandolo. Dimostrò di essere straordinariamente resistente, marciando in
inverno senza scarpe o mantello.
●​ tollera bene l'alcool.
●​ da giovane nella cerchia di pericle.
Diogene Laerzio riferisce che Socrate avrebbe collaborato con Euripide alla composizione
delle tragedie, ispirando in esse temi profondi di riflessione.
TENSIONI CON LA POLITICA
Nel 406, come membro del Consiglio dei Cinquecento (Bulé), Socrate fece parte della Pritania
quando i generali della battaglia delle Arginuse furono accusati per aver inseguito le navi
spartane di:
●​ non aver soccorso i feriti in mare
●​ non aver seppellito i morti
Nel 404, i Trenta Tiranni ordinarono a Socrate di arrestare il democratico Leone di Salamina
affinché fosse mandato a morte. Socrate si oppose all'ordine «preferendo – secondo la Lettera VII
– correre qualunque rischio al farsi complice di empi misfatti». Nonostante pressioni e
minacce bloccò il procedimento fino alla conclusione del suo mandato quando infine sei
generali tornati ad Atene furono condannati a morte.
IL CASO SOCRATE
LE TESTIMONIANZE CHE PORTARONO AL PROCESSO

La sua morte chiude un periodo storico.

Accusarono Socrate:
●​ Meleto commediografo,
●​ Licone oratore
●​ Anito artigiano (che aveva guidato il ritorno di Atene alla democrazia).

Socrate è colpevole
●​ di non riconoscere gli della città riconosce e di introdurre nuove divinità
●​ di corrompere i giovani
Pena richiesta la morte.

L’ACCUSA (IMPLICITA) DI ESSERE FILOSPARTANO


Come si legge nell’Apologia di Socrate gli furono collegate figure politiche
●​ Alcibiade di simpatie oligarchiche
●​ Crizia filo spartano

Anche Aristofane, nelle Rane gli Uccelli, accusa Socrate di essere vicino a Sparta, forse per
mettere in ridicolo l'austerità del filosofo.

LA QUESTIONE SOCRATICA
Di Socrate non c’é nulla di scritto. Nel Fedro di Platone si dicve che il filosofare per Socrate
non poteva che essere un con-filosofare, un filosofare svolto attraverso il dialogo. La parola
scritta invece avrebbe ridotto tutto a un testo morto e passivo.

Socrate non voleva creare nuove dottrine, ma suscitare instancabilmente il dialogo. Come
ricorda anche Aristotele il dialogo sarebbe divenuto il genere letterario dei suoi discepoli.

CONTRO LA SCRITTURA: MITO DI THEUTH


Nel Fedro platonico il re egiziano Thamus critica Theuth inventore della scrittura:

●​ Saccenza: tu offri ai discenti l'apparenza della Sapienza perché quando avranno letto tante
cose si sentiranno in possesso di molti cognizioni pur essendo rimasti ignoranti (non avranno la
sapienza ma la presunzione della sapienza).
●​ Poca memoria: un impoverimento della memoria sarebbe stata la prima conseguenza
dell'abbandono dell'oralità a favore della scrittura.

LE FONTI
Proprio per la mancanza di testimonianze scritte si apre la questione socratica, chi era e cosa
pensava Socrate?

AMMIRATORI
PLATONE : IL RISCATTO DELLA MEMORIA DI Socrate
Le fonti di Platone sono i suoi dialoghi e l'apologia. Il primo gruppo di dialoghi giovanili sono
detti socratici perché più vicini a Socrate.
●​ Nell'Apologia e nel Critone Socrate rifiuta di fuggire
●​ Nel Fedone inizia a parlare delle idee platoniche, e riguarda gli ultimi momenti di vita di
Socrate.
●​ Eutifrone, Ione, Carmide, Lachete, Liside presentano Socrate nel pieno della sua attività
filosofica (interroga gli interlocutori sull’etica, il bene, il coraggio, il sapere e la virtù saggezza e
l’amicizia)
●​ Simposio resta il capolavoro sulla personalità di Socrate.

PLATONE: IL CONCETTO DI ANIMA È DI SOCRATE O DI PLATONE?


Un esempio di una questione socratica: chi fra Platone e Socrate teorizza l’anima?
Con anima
1.​ si intende soffio della vita, vita corrisponde i termini greci anemos e a Psychè vita,
soffio vitale.
2.​ si intende coscienza: principio pensante.
3.​ è sede degli affetti principio della coscienza morale religiosa è principio della vita.

Secondo Burnet (1863-1928), Socrate fu di fatto il primo filosofo occidentale a porre in risalto il
carattere personale dell'anima umana.
Per gli Orfici e i Pitagorici l'anima era ancora alla stregua di un demone divino, Socrate la fa
coincidere con l'io, con la coscienza pensante di ognuno.
Per i sofisti sono i sensi a esaurire l'identità di un essere umano per Socrate l'uomo non è corpo,
ma anche ragione, conoscenza intellettiva.
Gabriele Giannantoni Ritiene che la dottrina dell'anima é di Platone.

DIOGENE LAERZIO
Dice:
●​ “Ben presto gli ateniesi stessi se ne sarebbero pentiti innalzando a Socrate una statua
di bronzo di Lisippo condannando all'esilio i suoi accusatori, mentre Meleto fu condannato a
morte.”
●​ “L'esempio di una coerenza ideale tra vita e pensiero.”

SENOFONTE
Discepolo di Socrate, la storiografia ottocentesca lo ha apprezzato, quella novecentesca di
meno soprattutto se confrontate alle opere platoniche. Senofonte scrive: l'apologia di Socrate e
altri 395 e il 390 a C.

ARISTOTELE
Aristotele parla dell'importante contributo di Socrate nel definire il concetto, partendo
dall'analisi delle opinioni diffuse, da ciò che comunemente si dice o si crede.
Socrate sarebbe descritto come virtuoso e morigerato, cittadino modello, timorato degli dei,
instancabile nel predicare la virtù e nell'esortare i giovani all'obbedienza verso i genitori e alle
leggi dello Stato.
Aristotele, tende a esporre il pensiero dei filosofi precedenti interpretandolo secondo il suo
personale punto di vista. Per lui Socrate domandava sempre (ti estì, "che cos'è?"): la definizione
precisa della cosa di cui si stava parlando.
Attribuiva a Socrate la scoperta del metodo della definizione e induzione, che considerava
l'essenza del metodo scientifico, però, Aristotele affermava che tale metodo non fosse adatto
all'etica.
Descrive il rapporto tra Socrate ed Anassagora.
Il Nous è da Socrate inizialmente identificato con il sommo principio del Bene, un principio morale
alla base dell'universo, ma quando invece si accorse che per Anassagora il Nous doveva
invece rappresentare un principio fisico, una forza materiale, ne fu deluso e abbandonò la
sua dottrina.
CICERONE
Riconobbe a Socrate di portare la filosofia dal cielo alla terra.
I CRITICI DI SOCRATE
ARISTOFANE
Nonostante il tono sarcastico e polemico evidenziano comunque il carattere controverso della
filosofia socratica (dagli altri era evidenziato come elemento di valore).

Nelle Nuvole, commedia scritta nel 423. Socrate entra in scena sospeso a una macchina
scenica nell'atto di scrutare e investigare il cielo, e a capo di una setta di giovani filosofi
perduti nelle ricerche naturalistiche più assurde: quanto è lungo il salto della pulce, o di
rendere forte il discorso più debole.

Odiato dai circoli più conservatori, rappresentava l'innovazione culturale voluta da Pericle e
rappresentata dagli stranieri (Anassagora era straniero).

POLICRATE
Policrate, democratico, (Aristofane lo attaccava da destra, lui da sinistra) scrive Accusa contro
Socrate per lui Socrate disprezzava la democrazia e aveva sostenuto gli aristocratici radicali,
ripetendo la accusa di aver corrotto i giovani.

LE CERTEZZE SU Socrate STORICO


Da queste varie fonti antitetiche si possono trarre delle conclusioni comuni a tutte, Socrate:
1.​ i metodi descritti: conosci te stesso e l'ironia (spiegati in seguito)
2.​ Platone ricorda che le altre fonti hanno interpretato Socrate, non travisato, sono differenti
punti di vista.
3.​ prima di Socrate non c'erano dei concetti che troviamo solo dopo Socrate.
4.​ F. Adorno nota l’assonanza in negativo e in positivo di tutte le fonti sul profilo psicologico di
Socrate.
Si può capire, quasi sempre, fin dove arriva Socrate e dove inizia Platone.

LA FILOSOFIA SOCRATICA
Il metodo socratico si sviluppa in varie fasi.
FASE I : sapere di non sapere, la vera saggezza.
Viene spiegata con il racconto dell’oracolo di Delfi e il motto Conosci te stesso.
UNA MISSIONE AFFIDATA DAL DIO DI DELFI APOLLO
Narra l'apologia di Socrate che la Pizia di Delfi avesse dichiarato che nessuno era più sapiente
di Socrate. Colui che aveva chiesto il responso dell'oracolo era Cherefonte, un discepolo di
Socrate al di sopra di ogni sospetto politico, perché di parte democratica - era andato in esilio in
occasione del colpo di stato dei Trenta Tiranni.

Socrate non crede al responso dell'oracolo, cosí cerca di capirne il senso, usando la propria
capacità di indagine. Cominciò a interrogare politici, professionisti e artigiani, per capire chi fosse
piú saggio di lui. Si accorse che tutti costoro fingevano di sapere cose, ma in realtà non
sapevano nulla erano ignoranti.
Socrate capisce che saper di essere limitato e ignorante é la piú grande forma di saggezza.
CONOSCI TE STESSO
Il motto ("Γνῶθι σεαυτόν" - Gnòthi seautòn, «Conosci te stesso»), risale alla tradizione religiosa
di Delfi e dei sette sapienti. Il significato originario: conoscere i propri limiti, «conosci chi sei e
non presumere di essere di più»; non cadere negli eccessi, non offendere la divinità
pretendendo di essere come il dio. Nella tradizione la sophrosyne ("saggezza"), opposta alla
superbia (ὕβρις, Hýbris).
Socrate non prende mai posizione a favore o contro una certa opinione: egli dichiara la sua
ignoranza (ironia socratica).

Platone giudica empi quelli che ritengono di sapere cosa che non sanno perché l'empietà
consiste nel ritenersi simili a dio e pretendere di conoscere tutto.

Non c'è alcuna forma di conoscenza assoluta data una volta per tutte, ma non significa come
vogliono i sofisti di rinunciarci, ma di cercarla.

SOCRATE AGNOSTICO E SCETTICO?


Vi è un eco dell'agnosticismo metafisico di Protagora e Gorgia e anche di una polemica
contro i filosofi del periodo cosmologico. La consapevolezza dell’ignoranza è stata anche
interpretata come la lettura di un Socrate scettico ed agnostico: non corretta perchè su temi
etici incoraggia sempre alla ricerca che ha un senso e può avere anche un risultato positivo,
atteggiamento che poco si confà allo scetticismo, ma è un invito e uno stimolo a indagare entro
i limiti dell'esperienza i problemi fondamentali dell'uomo.

Una volta raggiunta questa consapevolezza, l’ignoranza, si passa alla FASE II, L’IRONIA!
PARS DESTRUENS

IL DIALOGO SOCRATICO: LA BRACHILOGIA


I sofisti usavano il monologo, Socrate usa un dià-logos: parole tra due interlocutori.
I sofisti usano il macròs-logos, il lungo discorso che non dava spazio a obiezioni, Socrate
invece dialoga con domande e risposte brevi (brachilogia socratica, letteralmente "breve
dialogare") proprio per dare la possibilità di intervenire e obiettare.
LO SVOLGIMENTO DELL’IRONIA
Prima di tutto bisogna rendere consapevoli gli interlocutori della propria ignoranza con la
dissimulazione dell'ironia. Socrate, dopo una teatrale adulazione del sapere dell’interlocutore,
fingendo di non sapere nulla chiede di spiegare meglio le nozioni e il settore in cui è competente.
È irritante in questo, ma anche costruttivo perché stimola alla ricerca del vero.

Questa ironia si attua usando vari metodi”

1.​ LA CONFUTAZIONE
2.​ L’ELENCHOS/REDUCTIO AD ABSURDUM
3.​ IL CONTROESEMPIO
1- LA CONFUTAZIONE: QUANDO SONO I PASSAGGI DEI TUOI RAGIONAMENTI A SMENTIRTI
Confutazione: eliminazione successiva delle ipotesi contraddittorie o infondate. Utilizza
l'arma del dubbio e porta alla luce l'infondatezza delle convinzioni che siamo abituati a
considerare come scontate, ma che sono solo: “opinioni”.
ESEMPIO DI CONFUTAZIONE
1.​ DOMANDA: Socrate domanda a Eutifrone se siano veri i miti che narrano di guerre e
litigi fra gli dei.
2.​ RISPOSTA: Eutifrone conferma.
3.​ NON CONOSCERE I PROPRI LIMITI: Poco dopo, però, Eutifrone si proclama esperto di
santità e afferma che “santo” è ciò che è “caro agli dei”. In sostanza egli sta sostenendo che
esista un sapere intorno a ciò che è “caro agli dei” e che sulla base di tale sapere gli uomini
(guidati da esperti come Eutifrone) possano capire come comportarsi da santi.
4.​ CONFUTAZIONE: A questo punto Socrate fa notare l'incompatibilità tra la credenza nei
miti sul conflitto fra gli dei (se questi sono in conflitto, vuol dire che gradiscono cose diverse) e la
pretesa di conoscere ciò che è caro agli dei come Eutifrone ostenta. Ciò che è caro agli dei
sarà controverso (un dio amerà ciò che un altro odia) e, di conseguenza, sarà impossibile
dichiararsi esperti di questo.

In realtà ci sono tre “soluzioni” che Eutifrone avrebbe potuto trovare:


●​ si lascia cadere la credenza nei miti e si salva la convinzione che si possa avere un
sapere intorno alla divinità. La divinità diventa qualcosa che non può essere descritto con i
racconti tradizionali, ma che è in sé razionale (conoscibile con l'indagine) e coerente. Il santo e
l'empio saranno così derivabili senza rischio di contraddizioni da tale nozione della divinità. Questa
è la soluzione che, senza che lo pronunci qui apertamente (è Eutifrone, e non è lui, che deve
render conto del proprio sapere!), Socrate mostra di preferire> va verso il Monoteismo!!!!!;
●​ si conservano le credenze nel conflitto degli dei e si rinuncia a trovare una regola,
comprensibile all'uomo e da lui applicabile in pratica, attorno a come rendersi graditi agli dei (la
“scienza” del santo e dell'empio). La visione che ne deriva è quella di un universo “tragico”, nel
quale coltivare ciò che è caro a una divinità può metterci in balia dell'odio di un'altra, come
in effetti accade a molti degli eroi epici;
●​ si lasciano cadere entrambe le credenze. Ad es. con una posizione ateistica, oppure con
una tesi simile a quella che sosterrà Epicuro (III secolo a.C.): gli dei, in quanto perfetti, beati e
autosufficienti, sono indifferenti a ciò che fanno gli uomini.
CONCLUSIONE: Come si vede, dalla confutazione di Socrate, non possiamo concludere
quale tesi sia falsa. Sappiamo solo che non si può pretendere di affermarle entrambe. In
questo consiste la “debolezza” di questa modalità di confutazione.

2- L'Elenchos: Quando le Tue Stesse Prese di Posizione Ti Smentiscono

Nelle confutazioni socratiche, non si dimostra la falsità di un’affermazione contrapponendole


direttamente una verità. Come allora è possibile smentire una tesi senza presentarne una
contraria? La risposta sta nell’esame delle conseguenze che derivano dalla tesi stessa,
procedimento noto come elenchos (ἔλεγχος), che nella logica formale è l’argomentazione volta a
rivelare l’errore nell’affermazione dell’interlocutore.

Introduzione​
Socrate inizia chiedendo all’interlocutore di dichiarare chiaramente ciò che considera vero su un
certo tema. Da questa premessa, Socrate deriva delle conseguenze che il suo interlocutore non
aveva inizialmente previsto.

Esistono due tipi di elenchos: diretto e indiretto. Entrambi fanno uso della reductio ad absurdum,
un metodo utilizzato in matematica e già presente nei pensieri di Parmenide e Zenone di Elea. In
questa tecnica, dalle ipotesi derivano conseguenze che le contraddicono o che si contraddicono
a vicenda, portando così a scartarle. Socrate usa questa modalità nei suoi dialoghi, sebbene non
sia frequente.

Elenchos Diretto​
Nel elenchos diretto, Socrate dimostra l’assurdità o la contraddittorietà delle affermazioni
dell’interlocutore, mostrando come le sue argomentazioni lo portino a contraddirsi.

Elenchos Indiretto​
L’elenchos indiretto è più tipico del dialogo socratico. Qui, Socrate porta l’interlocutore a
contraddizioni tramite una catena logica: se A implica B, e B implica C, ma C e D sono
contraddittorie tra loro o con la tesi iniziale, allora la tesi di partenza è insostenibile. Questa forma
di confutazione, anche senza dimostrare direttamente che una tesi sia falsa, mette in luce
contraddizioni interne: una delle posizioni sostenute non può essere vera, anche se non
sappiamo quale.

Alla fine di questo percorso, gli interlocutori, resi consapevoli delle proprie contraddizioni (aporia
socratica), provano un senso di smarrimento, rivelandosi come presuntuosi ignoranti.

Esempi di Reductio ad Absurdum

1.​ Sorteggio dei politici


○​ L’interlocutore sostiene di preferire che i politici siano eletti tramite sorteggio.
Ammette anche che la politica è l’arte più difficile. Socrate chiede allora se
sceglierebbe un medico con il lancio dei dadi. La risposta, ovviamente, è negativa,
quindi il metodo del sorteggio risulta insostenibile anche per i politici.
2.​ Ippia Minore
○​ Socrate porta l’interlocutore a una tesi paradossale: che chi compie il male
volontariamente sia migliore di chi lo fa involontariamente. Alla fine, la conclusione
è assurda: “Un uomo buono non può fare il male volontariamente”, dimostrando
che chi conosce realmente il bene non sceglierebbe mai il male.

3-IL CONTROESEMPIO: QUANDO SONO I FATTI A SMENTIRMI


La riduzione al falso: rispetto all'ipotesi vengono presentati degli esempi tratti dall'esperienza che
la contraddicono: “controesempi”. L'ipotesi risulta non vera. Questa modalità è di carattere
oggettivo, poiché non si riferisce all'insieme delle credenze che sono nella mente di una
persona e alla loro compatibilità, ma alla verità di ciascuna di esse, a prescindere da chi le
sostenga. Tecnica molto “più forte”: se applicata correttamente. Si noti che la confutazione
socratica differisce da quella zenoniana in questo: non v'è bisogno che le conseguenze
tratte dalle ipotesi siano contraddittorie; in certi casi esse possono essere semplicemente
false.
ESEMPIO
Il caso delle conseguenze “semplicemente false” è esemplificato dai Kneale con un passo del
Menone:
Dall'esame dell'ipotesi dell'insegnabilità della virtù, si arriva alla conclusione che, se la virtù
fosse insegnabile gli uomini più virtuosi l'avrebbero trasmessa ai figli; ma casi di
insuccesso di genitori illustri e virtuosi, Temistocle, Pericle, etc., i cui figli risultano inetti,
falsificano l'ipotesi. Qui l'ipotesi è smentita da un dato di fatto incompatibile con essa.

FASE III LA MAIEUTICA PARS CONSTRUENS

Il termine maieutica viene dal greco maieutiké (sottinteso: téchne). Letteralmente, sta per
"l'arte della levatrice" (o "dell'ostetrica"), ma l'espressione designa il metodo socratico così come è
esposto da Platone nel Teeteto.

Socrate non vuole comunicare dall'esterno una propria dottrina, ma soltanto stimolare
l'ascoltatore a ricercarne una sua propria.

LA SCOPERTA DEL CONCETTO


TI ESTì
Nel dialogo socratico: egli ricerca di una precisa definizione dell'oggetto del dialogo. «Ti estì» "che
cos'è" [quello di cui parli]?.
Esempio «che cos'è la viltà?», l'interlocutore risponde con un elenco di casi di viltà: vile è chi
danneggia gli altri, chi si comporta in modo disonorevole... Socrate, tuttavia, contestando i singoli
esempi, non si accontentava di questo sterile catalogo, bensì sembrava voler ricercare la
definizione della viltà in se stessa tale, una verità indiscutibile (generale e universale). Alla
fine, non riuscendoci, l'interlocutore dichiara la propria ignoranza (il punto a cui Socrate
voleva arrivare).

SI STABILISCE UN PRINCIPIO PEDAGOGICO MODERNO: L'educazione è una autoeducazione


Una volta trovato il concetto di giustizia, con una definizione generale, si può valutare se una
singola azione è o non è giusta.
L’ERRORE DI MENONE: NON CHIARIRE COSA SIA LA VIRTÙ
Nel dialogo menone, Menone stesso chiede a Socrate se la virtù sia insegnabile o frutto
dell'esercizio qual è però l'errore che fa menone è sin dal principio, non chiarisce cosa sia la virtù.
Socrate fa quindi presente che le virtù sono tante.
IL CONCETTO
L'idea universale che cerca Socrate è il concetto che può essere solo pensato. I sofisti si
fermano alla conoscenza sensibile, non affidabile, Socrate dice che ad un concetto universale
si può arrivare per avere terreno omogeneo di dialogo. È una reazione al relativismo
linguistico, conoscitivo e morale dei sofisti
La definizione del concetto era quella tecnica di ricerca maieutica della verità chiamata ti
esti che cos'è?

Esempio: Cos’è la giustizia?​


Il ragionamento induttivo suggerisce che chi segue una legge è giusto, quindi chi segue le leggi è
giusto. Tuttavia, queste non sono definizioni ideali ed eterne, ma definizioni temporanee,
assimilabili al criterio dell’Utile di Protagora.

Aristotele vs. Reale: fu Socrate a inventare il concetto?​


Oltre ad attribuire a Socrate il ragionamento induttivo, si ritiene che attraverso ragionamenti
induttivi su casi particolari si giunga alla definizione universale. Secondo Giovanni Reale, tuttavia,
questa testimonianza aristotelica travisa la realtà, poiché fu Platone, e non Socrate, a elaborare
questa idea.

La morale di Socrate

Greci vs. Sofisti e Socrate sulla virtù​


La virtù (areté) è ciò che l'uomo greco concepisce come modello o ideale a cui desidera
conformarsi fin dalla giovinezza. Per i greci, la virtù è l’ottimale realizzazione di qualcosa,
garantita dalla nascita divina. I Sofisti e Socrate, invece, dimostrano che si può giungere alla virtù
tramite sforzo e impegno.

La definizione di virtù in Socrate​


Definizione: per virtù (areté) si intende, in generale, una qualsiasi capacità o eccellenza,
indipendentemente dall’ente a cui appartiene. Riferita all’individuo, indica il modo ottimale di
essere umano. Secondo la tradizione omerica e micenea, la virtù risiedeva in valori come la forza
d'animo e l'onore. In Socrate, invece, la virtù assume una connotazione etica e si identifica con la
pratica abituale del bene, tramite cui l'uomo consegue felicità e serenità d'animo. La virtù, nella
visione umanistica di Socrate, diventa quindi un’arte del buon vivere e del buon comportamento,
fondata sul sapere, anziché coincidere con il sapere stesso.

Socrate sostiene inoltre che la virtù è sempre una forma di sapere, un prodotto della mente: per
essere uomini nel modo migliore, è necessario riflettere, ragionare, fare filosofia e riflettere
criticamente sull'esistenza. Bene e giustizia non sono entità fisiche intoccabili, ma scaturiscono di
volta in volta dal nostro lucido ragionamento.

La virtù si può insegnare!

Il razionalismo morale di Socrate indica la virtù come scienza.


●​ Per Socrate, la virtù si può insegnare; è unica e coincide con la scienza del bene.
●​ Questa scienza comprende altre qualità, come il coraggio e la prudenza, e implica il
comportarsi in modo giusto e coraggioso.
●​ Senza la conoscenza del bene, conoscere le altre scienze è inutile.
●​ Essere uomini ed essere filosofi è, per Socrate, la stessa cosa.
●​ La virtù è unica perché giustizia, coraggio, prudenza e le altre virtù condividono la loro
essenza di virtù.
●​ La virtù è la scienza del bene, e comportarsi in modo giusto e virtuoso significa sapere
come è bene agire.
●​ I valori non risiedono nel denaro o nella bellezza, ma nella conoscenza.
●​ Il virtuoso usa l’intelligenza, mentre chi non riflette abbastanza si abbandona agli istinti,
rendendosi infelice nel lungo periodo.
●​ Essere un uomo politico, secondo Socrate, significa saper vivere con gli altri, ragionare
insieme e cercare la felicità comune.
●​ La virtù coincide con la vita politica, con la capacità di vivere insieme agli altri.

IL CONFRONTO CON DEMOCRITO E PLATONE


Democrito fa coincidere il campo della virtù con i valori dell'integrità della ragione
Platone la chiama l'anima, c’è un dubbio se Socrate realmente intendesse l'anima come la sede
della ragione.

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I PARADOSSI DI CHI ESERCITA LA VIRTÙ

●​ I paradosso: Nessuno pecca volontariamente​


Socrate afferma che nessuno fa il male volontariamente, poiché nessuno compie il male
sapendo davvero di farlo. Chi opera il male è, secondo Socrate, essenzialmente una
persona che ignora quale sia il vero bene.
●​ II paradosso: Chi fa il male lo fa per ignoranza del bene​
Chi agisce, lo fa sempre in base a ciò che ritiene essere il bene. Se, ad esempio, scambia
un vizio o un'intemperanza per un bene, ciò dipende dalla sua ignoranza. Non agisce
bene, inoltre, chi si affida ciecamente a regole imposte dalla tradizione, alle leggi o ai
pregiudizi sociali, senza riflettere. Volere e compiere il male sono quindi soltanto il frutto di
un’ignoranza rispetto a ciò che è veramente bene fare.
●​ III paradosso: È meglio subire un'ingiustizia che commetterla​
Come si desume dall’Ippia Minore di Platone, Socrate ritiene paradossalmente preferibile
essere colui che commette il male volontariamente piuttosto che involontariamente.
Secondo Socrate, però, ciò accade difficilmente, poiché chi conosce il bene agisce di
conseguenza. Solo la virtù e la giustizia rendono infatti l’uomo felice, mentre l’ingiustizia, a
lungo termine, porta inevitabilmente all’infelicità.

LA DISCUSSIONE CRITICA SULLA MORALE DI SOCRATE

Socrate viene spesso criticato per attribuire eccessivo protagonismo all’intelletto.


●​ Ad esempio, sembra ignorare la volontà e la forza della componente istintiva ed emotiva
della psiche. In effetti, a volte sappiamo cosa sia il bene, ma agiamo comunque in modo
contrario.

È stato accusato di intellettualismo etico, esagerando il potere della ragione. Affermare che virtù,
scienza e sapienza coincidano non chiarisce il comportamento concreto che ciascuno dovrebbe
seguire.

Socrate propone un metodo generale, ma riceve critiche per un possibile relativismo.

L’imperativo socratico di agire secondo ragione e di far scaturire il bene di volta in volta è
accompagnato dalla convinzione che il bene sia morale solo se rispetta la propria e l’altrui dignità
umana.

IL DEMONE SOCRATICO

CONOSCI TE STESSO

"Conosci te stesso" era inciso sul frontone del Tempio di Apollo a Delfi e rappresenta il principio
che Socrate pone alla base di una vita autenticamente morale.

Questo invito esorta l’uomo ad ascoltarsi, a dialogare con sé stesso e con gli altri, per riuscire a
distinguere ciò che è vero o falso, ciò che è bene o male.

Il Daimon

Socrate descriveva il proprio sé attraverso la metafora di una presenza divina e demoniaca: il


Daimon, una voce interiore capace di parlare e ammonire. Alcuni lo interpretano come un
imperativo socratico, una sorta di regola più che una voce interna.

Prima del Cristianesimo, i demoni erano considerati esseri semidivini, con il compito di mettere in
relazione gli dèi e gli uomini. Socrate fu accusato di empietà, ma il suo dichiararsi fedele
all’oracolo di Apollo smentiva tali accuse.

INTERPRETAZIONI DEL DEMONE


Intendere il demone come un Dio interiore era un errore, era più simile una forma di coscienza
e anche questo demone, era una maniera più intima di vivere il proprio rapporto con la divinità.

Bisognava migliorare integralmente la propria anima, migliorare moralmente la propria


interiorità.

Altri interpretano il demone come un principio morale, religioso o come la coscienza. Socrate
prestava agli dei un ossequio formale in quanto buon cittadino, e, forse,. con demone intendeva
una divinità benevola (sembra anticipare un monoteismo cristiano)

LE SCUOLE SOCRATICHE MINORI


Dopo la morte di Socrate, molti dei suoi discepoli, tra cui anche Platone, fuggirono a Megara
presso Euclide, uno dei suoi seguaci.

Nacquero così le scuole socratiche minori, accomunate dalla convinzione che impegno politico e
saggezza fossero incompatibili, una visione che in parte tradiva gli ideali del maestro. Queste
scuole si basavano sull'isolamento, l’autarchia rispetto al mondo esterno e sulla rinuncia a ogni
forma di partecipazione alla vita sociale.

Euclide e la Scuola Megarica​


Euclide di Megara sosteneva che fosse possibile individuare un discorso autenticamente vero. La
comunicazione tra gli uomini e la collaborazione nella ricerca del bene comune richiedono la
certezza condivisa della validità degli strumenti comunicativi, ovvero delle parole, dei nomi e delle
regole logiche che regolano i discorsi. Tuttavia, secondo Euclide, le parole e i nomi, pur formando
discorsi, non hanno alcun reale riferimento con ciò che si intende designare. L’unica verità
autentica riguarda l’essere stesso, il quale si manifesta nelle sue infinite forme, pur essendo
impensabile nella sua natura infinita. I discorsi, quindi, sono solo ombre dell’essere: ogni discorso
è relativo a ciò di cui parla, proprio come un’ombra rimanda alla luce. Euclide afferma così
l’assoluta incomunicabilità tra gli uomini, in una visione affine a quella espressa da Gorgia.

GLI ERISTICI ED IL GUSTO PER IL PARADOSSO


Appassionati di giochi linguistici: paradosso del mentitore. Il paradosso del mucchio se Considera
un mucchio formato da 10000 Granelli se tolgo un granello, alla volta, quando il mucchio
smetterà di essere tale?

ANTISTENE E I CINICI
Il processo e la condanna Socrate sono la vera lezione: soltanto il gesto (o l’azione) come
indicare un oggetto, possono insegnarci quqalche cosa. L'unica possibile conoscenza è la
percezione delle singole cose. Negano ogni forma di universalità, rinunciano al valore
conoscitivo delle parole a favore del gesto.

L'uomo saggio deve sapersi liberare dalle passioni apatia (alpha privativo+pathos/passione).
Una vita autosufficiente, autarchia, tipiche dei Cinici sono le diatribe.
Diogene di Sinope condanna il lusso, (definito un Socrate impazzito). Avrebbe vissuto in una
botte, andavain giro con una lanterna accesa dicendo: “cerco l'uomo”.

ARISTIPPO E I CIRENAICI

L'unica via per raggiungere la felicità (eudaimonia) è quella di non lasciarsi dominare dal
desiderio, ma vivere nel godimento dell'attimo: Carpe Diem di Orazio.

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