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Filosofia 23

Søren Kierkegaard, filosofo danese, esplora la vita attraverso la sua esperienza personale e i suoi scritti, enfatizzando l'importanza della scelta individuale e della comunicazione esistenziale. Critica l'idealismo e propone tre forme di esistenza: estetica, etica e religiosa, con la religione che richiede una fede personale e una sospensione dell'etica. Arthur Schopenhauer, d'altra parte, si concentra sulla rappresentazione soggettiva della realtà e sulla 'volontà di vivere', considerandola come il motore dell'esistenza umana e della natura.
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Filosofia 23

Søren Kierkegaard, filosofo danese, esplora la vita attraverso la sua esperienza personale e i suoi scritti, enfatizzando l'importanza della scelta individuale e della comunicazione esistenziale. Critica l'idealismo e propone tre forme di esistenza: estetica, etica e religiosa, con la religione che richiede una fede personale e una sospensione dell'etica. Arthur Schopenhauer, d'altra parte, si concentra sulla rappresentazione soggettiva della realtà e sulla 'volontà di vivere', considerandola come il motore dell'esistenza umana e della natura.
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SØREN KIERKEGAARD

Danese di famiglia protestante, pietismo- coloro che volevano replicare la vita umile di Gesù,
padre era molto religioso e quindi studia teologia. A causa dei vari lutti famigliari il padre pensa ad
una punizione divina.
E’ fidanzato con Regina Olsen e va a vivere con la sua famiglia libera e ambiziosa che gli offre un
posto di lavoro fisso. Poco prima di sposarsi la lascia senza spiegazioni, Regina rischia il suicidio
dal quale viene poi salvata; anche quando rivedrà Kierkegaard ci sarà silenzio tra i due. Il filosofo
sentirà per tutta la vita un pungolo nell’anima ma non rivelerà mai il motivo di tale sofferenza.

I SUOI SCRITTI
Vivere e scrivere sono per lui la stessa cosa poiché è convinto che chi scrive debba identificarsi
profondamente nel contenuto che intende trasmettere.
 I papier ossia carte, annotazioni, osservazioni costituite nel suo diario
 Gli scritti di carattere religioso destinati alla comunicazione diretta delle sue idee alla
comunità
 Opere di carattere filosofico che venendo pubblicate sotto diversi pseudonimi sono
destinati alla comunicazione indiretta del suo pensiero. Tra queste ricordiamo Aut Aut e
Timore e Tremore

L’EREDITà SOCRATICA
NO IDEALISMO, per lui la filosofia deve rappresentare qualcosa di reale, chi legge deve scoprire
qualcosa di concreto “i pensieri di un uomo devono essere l’abitazione in cui egli vive”.
Kierkegaard critica i filosofi sistematici come Hegel che sono colpevoli di non saper realizzare
nell’esistenza quotidiana ciò che trasmettono nelle loro opere.
Egli pone il proprio interesse verso il singolo, colui che farà la storia, non l’umanità intera (com’era
per gli idealisti). Parte dalla scoperta di sè stesso, come posso vivere meglio per me stesso (come
Socrate) attraverso IRONIA, atteggiamento di dissimulazione, porre in inganno mostrandosi
ignorante avendo però un atteggiamento di dubbio e ricerca per capire cos’è bene. L’ironia ottiene
così una FUNZIONE MAIEUTICA poiché il fingere di non sapere spinge l’interlocutore ad esporre
le proprie conoscenze e interrogandolo indurre anch’egli ad ammettere la propria ignoranza,
iniziando così il cammino per la RICERCA DELLA VERITà.
La comunicazione filosofica viene intesa come comunicazione esistenziale che si rivolge al
singolo cercando non solo di trasformarlo ma anche di trasmettergli informazioni. Infatti predilige
mezzi più diretti come la lettera o il diario piuttosto che il trattato.
E’ un FILOSOFO PROTO-ESISTENZIALISTA:
 PROTO- della scelta pessimista, per lui nella nostra vita ci poniamo delle scelte che
quando siamo piccoli siamo consigliati ma crescendo diventiamo indipendenti
conducendoci a un bivio.
Di questa condizione ne parla in AUT AUT (o,o) sua opera più importante nella quale tratta
della condizione dell’uomo nella quale spesso non sa scegliere; Kierkegaard stesso non
scelse mai tra l’amore per Regina Olsen e la vita ecclesiastica. Sostiene che la libertà stia
nella scelta
 ESISTENZIALISTA-che tratta dell’esistenza umana, che senso ha la vita
LE POSSIBILITà ESISTENZIALI
Le forme di esistenza che l’uomo può adottare sono tre e vengono analizzate in Aut Aut e Stadi
sul cammino della vita
 VITA ESTETICA- rappresentata da DON GIOVANNI di Mozart. Egli conduce la vita
dell’oggi, è l’uomo del CARPE DIEM che non spreca tempo pensando. Insegue il
godimento immediato senza chiedersi se le sue azioni siano giuste o meno; Kierkegaard
parla quindi di indifferenza estetica, alludendo al fatto che la vita estetica si mantiene
sempre fuori dalla sfera etica.
Il don Giovanni non prende mai una scelta che implica l’assunzione di responsabilità. La
vita estetica non è altro che il ripetersi dell’identico nel diverso generando così noia.
L’esteta manipola però prima di tutti sé stesso non decidendo mai chi essere lasciando gli
eventi esterni condizionare la propria esistenza; la mancanza di identità si trasformerà
quindi in disperazione, incapacità di raggiungere un qualunque fine.
Completamente opposto al Don Giovanni vi è JOANNES, protagonista del ‘Diario di un
seduttore’ che è attratto da ciò che fa per conquistare, usa quindi l’astuzia per sedurre
però quando viene corrisposto lascia perdere poiché la vita di coppia a lungo andare
annoia. Il suo piacere dura fino a quando prevale il desidero, egli è interessato al
pensiero del possesso, quindi quando il possesso inizia a concretizzarsi lascia perdere e
quindi la disperazione stessa lo motiva a scegliere. Joannes usa quindi la ragione,
diversamente dal don Giovanni che non pensa.
La scelta segna il passaggio dalla vita estetica a quella etica.

 VITA ETICA- rappresentata dal giudice Wilhelm che è identificato nell’eticità dal proprio
lavoro che gli dona un ruolo di grande responsabilità verso l’intera collettività.
Egli inoltre è un marito e sostiene che il matrimonio aggiunga impegno etico e
benevolenza divina al già potente sentimento; sostiene però che il sentimento non possa
durare per sempre e si rende quindi necessaria la volontà di perseverare nella scelta
presa precedentemente.
L’interlocutore di Wilhelm è il seduttore Johannes, vuole convincerlo che il vero amore non
è quello che si rivolge a una sola donna ma quello capace di compiere la scelta
quotidiana dell’altro attraverso il rinnovamento della promessa del matrimonio.
La vita etica nella libertà individuale non consiste nel non avere vincoli bensì nella
possibilità di autodeterminarsi, scegliere quindi quotidianamente chi essere e
mantenersi fedele a queste scelte.
Spesso però le scelte di determinati percorsi di vita sono condizionate da pratiche della
collettività (mi sposo perché lo fanno tutti); inoltre l’individuo avverte spesso la tentazione
del peccato ossia il desiderio di sfuggire da le leggi alle quali è costretto a conformarsi.
Quindi anche nella vita etica si apre l’abisso della disperazione che Kierkegaard definisce
come il sentimento che l’individuo prova nel confrontarsi con sé stesso e la propria
finitezza.

 VITA RELIGIOSA- rappresentata da ABRAMO, un profeta che diventa padre di Isacco ad


età avanzata come premio da parte di Dio per la sua fedeltà. Successivamente però Dio gli
ordinerà di uccidere Isacco e così si troverà davanti a dover affrontare una scelta: andare
contro i 10 comandamenti e quindi uccidere il figlio oppure non ascoltare l’ordine di Dio
causando così disperazione e angoscia. Abramo non esita, però, poco prima di sferrare il
colpo mortale, viene fermato dall’angelo del signore. Egli non si confiderà con la moglie
Sara, sottolineando il fatto che di fronte alle scelte di vita religiosa siamo da soli,
abbiamo un rapporto personale ed esclusivo del singolo con Dio, abbandono senza riserve
alla volontà divina. Dio sta mettendo alla prova Abramo per capire se ha fede in lui.
Kierkegaard riflette sulla distinzione tra comportamento etico e religioso: Abramo decide di
fare la volontà di Dio anche se è in conflitto con l’etica, compie quindi un atto di fede
fidandosi di Dio. Il filosofo sostiene infatti che l’esistenza religiosa implichi una
sospensione teologica dell’etica.
L’angoscia è un sentimento che deriva dal confronto con le possibilità che il mondo ci
offre; nasce dall’incertezza della scelta che va compiuta senza che vi sia modo di sapere
se essa sia davvero buona. La libertà è data dalla possibilità di peccare dopo una scelta.
Kierkegaard sostiene che Dio non sia una figura già esistente ma figlio di una dura
ricerca.
Kierkegaard inoltre si focalizza su quelle che sono le assurdità della fede cristiana: può
essere contraria alle opinioni comuni creando così scandalo (accettare come salvifico
ciò che è immorale). Sono però queste contraddizioni che costituiscono l’essenza del
cristianesimo. In quanto protestante il filosofo tende a sottolineare gli aspetti più tragici
della dottrina, un cristianesimo più dell’angoscia che della redenzione.
Le possibilità esistenziali sono dunque forme di vita reciprocamente escludentesi ponendo
l’individuo di fronte ad un aut aut dato che si negano tra loro. Non sono tutte tappe necessarie per
lo sviluppo dello spirito ma soltanto forme d’esistenza possibili, può essere che alcuni individui
rimangano intrappolati per sempre in uno stadio; per Kierkegaard sono pochi quelli che trovano
il coraggio per raggiungere l’ultimo salto verso la vita religiosa.

ARTUR SCHOPENAUER
Nasce a Danzica (Germania) da una famiglia ricca e acculturata, la madre era una nobildonna
scrittrice mentre il padre un commerciante borghese. Essi crescono il figlio affinchè diventi
cosmopolita, accompagnandolo nella laurea in filosofia a Gottinga. Il giovane approfondisce il
pensiero romantico/ idealista, nel quale però non ci si ritrova a pieno; per spiegare la propria
posizione scrive “IL MONDO COME VOLONTà E RAPPRESENTAZIONE” nel quale prende
posizione contro il pensiero Hegeliano che al tempo era molto rinomato e non ebbe quindi molto
esito. Egli quindi si dedica allo studio dei DECA indiani, in segno di riconoscenza per Platone,
Kant e Buddah, porta così la filosofia orientale ad occidente.
Egli esegue un vero e proprio bilancio filosofico e decide di rivedere e riscrivere parti de “il mondo
come volontà e rappresentazione” in un linguaggio più semplice, nascono così due importanti
scritti: PARERGA e PARALIPONEMA nei quali scrive per aforismi, frasi piene di significato, per
riassumere l’esistenza creando così lunghi discorsi e riflessioni.
Per il filosofo la fama arriverà più tardi, con il crollo di alcuni ideali borghesi grazie ai quali in
molti iniziano ad indentificarsi nel pensiero di Schopenauer.

IL MONDO COME RAPPRESENTAZIONE


Come mi rapporto con il mondo? Attraverso la conoscenza, tutto è fenomeno e
rappresentazione fenomenica della soggettività, perciò tutto esiste in relazione a come lo
percepiamo. Per Kant io percepisco l’oggetto del quale faccio esperienza per mezzo delle
categorie.
Schopenauer afferma che quando gli esseri umani si elevano capiscono che nessuna realtà si
può conoscere “in sé”, bensì il mondo circostante esiste perché sua rappresentazione. Essa
riguarda la soggettività, quindi come mi rappresento la realtà in base alle categorie: tempo,
spazio e causalità, l’oggetto esiste perché lo rappresentiamo e lo conosciamo, esso che si
configura tale per un soggetto. L’essenza delle cose non esiste, sono i sensi che fanno
l’esperienza. Non esiste altro al di fuori della rappresentazione soggettiva, unicità che è
importante e fondamentale (Kant concepiva l’universale).
Nella rappresentazione vi sono due parti fondamentali:
 OGGETTO, tutto ciò che viene colto dal soggetto attraverso forme di spazio e tempo,
questa collocazione permette di individuarlo e quindi distinguerlo da tutti gli altri.
 SOGGETTO, l’uomo che è parte inconscia e flusso coscienziale, perciò si sottrae dalla
collocazione spazio-temporale rimanendo quindi indiviso. Per avere una rappresentazione
del mondo è necessario anche un solo soggetto, con il venir meno di esso però
svanirebbe il mondo come rappresentazione. Soggetto e oggetto sono interdipendenti
l’uno all’altro: ciascuno esiste solo in funzione dell’altro.
Questa visione si distacca dalla filosofia degli idealisti che vedevano la realtà come
produzione di un’idea.

IL VELO DI MAYA E IL SUO SUPERAMENTO


Maya è una divinità che ci inganna ponendo dinnanzi a noi il suo velo per farci vedere solo il
fenomeno e quindi farci vivere solo di apparenze. L’obiettivo dell’uomo è quello di squarciare il
velo per trovare il noumeno, così come per Platone l’uomo uscendo dall’apparenza della
caverna conosce la realtà. Quando l’uomo riesce nel suo intendo comprende che il noumeno,
coscienza, cosa in sé è la VOLONTà DI VIVERE, cioè la brama, l’impulso e motore che spinge a
vivere gli uomini e di conseguenza anche il mondo.
 È l’unico ASSOLUTO che l’uomo concepisce nonostante si rifugi spesso nella religione
 Si sottrae a spazio e tempo, non ha una collocazione
 Costituisce il SOSTRATO METAFISICO dell’intera realtà, né è la caratteristica principale
 Eterna e indistruttibile
 È ingenerata e incausata perché forza libera e cieca, senza causa né scopo
 Istinto alla sopravvivenza e al perpetuare della specie
Schopenauer utilizza l’esempio della FORMICA GIGANTE AUSTRALIANA che diventa il
paradigma della condizione dell’uomo e della natura: “quando la si taglia l’animale comincia una
lotta tra la parte del corpo e della coda: il corpo ghernisce la coda con un morso, mentre quella si
difende con il pungiglione”. Con tale riferimento il filosofo esemplifica la lotta per la
sopravvivenza alla quale, per la volontà di vivere, tendiamo; tutta la natura è in lotta, lo sono
anche gli uomini, si può indentificare come LOTTA NATURALE TRA LE COSE.
La volontà di vivere si oggettiva in un sistema di forme immobili, aspaziali e immutabili, ossia le
IDEE PLATONICHE. Inoltre si oggettiva negli individui che sono una moltiplicazione delle idee,
facendoci desiderare così la riproduzione.

CHE COS’è LA STORIA?


Il filosofo la considera come continua violenza e contraddizione essendo la ripetizione di una
medesima situazione, diversi protagonisti ma diverso copione. “la storia è il fatale ripetersi di un
medesimo drama; il destino dell’uomo è nascere, soffrire e morire. In questo percorso c’è
guerra e l’amore come illusione. Il compito della storia è dare all’uomo la coscienza di cosa
sia autentico. La storia è il destino dell’uomo”.

CHE COS’è L’AMORE?


Platone identifica l’amore come lo scopo della vita per arrivare al sommo bene. Per
Schopenauer invece è una potenza ingannevole che si trova nelle mani della volontà di vivere
al fine di perpetuare la specie, infatti i sentimenti di due persone sono solo illusioni, perché per
l’uomo l’unico scopo della volontà di vivere è continuare a vivere e quindi esso è semplicemente
un burattino nelle mani della voglia di vivere. Per continuare a vivere è necessario che le persone
vivano e perciò in sintesi L’AMORE è solo un ILLUSIONE volta alla PROCREAZIONE, perciò
tutto è un inganno.

COME SI “SCONFIGGE” LA VOLONTà DI VIVERE?


Noi non realizziamo mai tutti i nostri sogni, ciò provoca infelicità. D’altro canto quei pochi che
riusciamo a realizzare portano a lungo andare NOIA: “la vita di noi uomini è come un pendolo
che oscilla tra dolore e noia”, perciò quando ho un bisogno e lo soddisfo esso porta anche noia
e quindi mi dispero e non trovo più una soluzione per andare avanti. Schopenauer però non
contempla il suicidio dato che la volontà di vivere che ci controlla non la si può spegnere.
Il filosofo sostiene che per sconfiggerla bisogni intraprendere un percorso tra tre tappe
 VIA DELL’ARTE- vita estetica- per eliminare la volontà di vivere non devo pensare al mio
dolore, bensì quando entro in relazione con PEZZI D’ARTE, momento nel quale mi perdo e
entro in un altro universo, senza pensieri. L’arte più potente è la MUSICA CLASSICA,
perché è una forma pura, insieme di regole matematiche
 VIA DELLA PIETAS -vita etica- compatire, mettersi nei panni dell’altro e aiutarlo
 VIA DELLA SCESI -Nirvana- prettamente nessuno ci arriva, segna la rinuncia ai bisogni
fisici e primari come mangiare e bere. Essa comanda sulla Volontà di Vivere
rendendomi completamente autonomo e libero da essa.

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