CANTO 1
Dopo essere usciti dall’Inferno buio e soffocante, Dante e Virgilio arrivano sulla
spiaggia dell’isola del Purgatorio, dove finalmente vedono il cielo pulito e le stelle del
mattino. È l’alba del giorno di Pasqua, quindi un momento simbolico di rinascita e
speranza: il clima è completamente diverso rispetto all’Inferno, e Dante sente di
essere entrato in un luogo dove è possibile purificarsi e migliorare.
Sulla spiaggia incontrano un uomo anziano dall’aspetto severo e dignitoso: è Catone
l’Uticense, il custode del Purgatorio. Anche se nella vita si è tolto la vita, Dante lo
mette qui perché rappresenta la libertà morale, cioè la capacità di scegliere il bene
anche a costo della propria vita. Per questo è considerato un simbolo della libertà
spirituale che le anime cercano nel Purgatorio. Catone chiede a Dante e Virgilio chi
siano e perché si trovino lì. Virgilio spiega che Dante è ancora vivo e sta cercando la
salvezza, e che lui, Virgilio, è stato mandato da Beatrice per guidarlo.
Catone, allora, permette loro di proseguire, ma prima Dante deve compiere un gesto
di purificazione. Così Virgilio prende della rugiada e lava il volto di Dante, ancora
sporco del fumo e della polvere dell’Inferno, come segno di rinascita. Poi cinge i
fianchi di Dante con un giunco, una pianta sottile e flessibile che cresce sulla
spiaggia. Il giunco rappresenta l’umiltà, qualità indispensabile per iniziare il cammino
nel Purgatorio: per purificarsi, infatti, bisogna essere umili e disposti a riconoscere i
propri errori. Il giunco è anche simbolo di dolcezza e forza interiore: si piega ma non
si spezza.
Mentre tutto questo avviene, Dante nota nel cielo quattro stelle mai viste prima, che
sono il simbolo delle quattro virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e
temperanza): qualità morali fondamentali che gli uomini hanno perduto dopo il
peccato originale. Le stelle illuminano la scena e mostrano che nel Purgatorio
domina la luce della ragione e della moralità.
Alla fine del canto, Dante è pronto per cominciare la salita della montagna. Appena il
giunco viene strappato, ne ricresce subito un altro: questo è un messaggio
importante, perché indica che il Purgatorio è il luogo della rinascita, dove ogni gesto
buono permette di ricominciare e dove nulla viene sprecato. È il primo segno
concreto che qui le anime possono davvero cambiare e avvicinarsi a Dio.
CANTO 2
Dante e Virgilio si trovano ancora sulla spiaggia del Purgatorio. È mattina presto e il
sole sta salendo nel cielo. Improvvisamente, Dante vede un punto luminoso in
lontananza sul mare: all’inizio gli sembra solo una luce, poi capisce che si avvicina
velocemente e pensa che sia qualcosa di miracoloso. Virgilio, vedendolo più
chiaramente, gli dice che si tratta dell’angelo nocchiero, l’angelo che porta le anime
in Purgatorio.
L’angelo arriva su una barca luminosa e bellissima, guidata soltanto dalle sue ali.
Nella barca ci sono molte anime appena arrivate dall’Italia, anime che sono morte in
grazia di Dio e che ora possono iniziare il loro percorso di purificazione. Le anime
cantano il salmo In exitu Israel de Aegypto, che ricorda la liberazione degli Ebrei
dall’Egitto: è un canto che simboleggia la liberazione dal peccato. L’angelo non
parla: compie semplicemente il suo compito e, una volta sbarcate le anime, riparte
velocemente.
Dante nota tra le anime un suo caro amico e poeta: Casella. Casella gli era molto
affezionato e nella vita gli aveva cantato poesie d’amore. Dante lo saluta con grande
emozione e gli chiede come mai ci ha messo così tanto ad arrivare al Purgatorio.
Casella spiega che, per un certo periodo, l’angelo non portava tutte le anime, forse
per ordine divino; solo da poco ha ricominciato a prendere tutti i giusti. Poi Dante
chiede a Casella di cantare qualcosa per lui, e l’amico comincia a intonare
dolcemente una canzone di Dante stesso (Amor che ne la mente mi ragiona). Le
anime, incantate dalla musica, si fermano e si lasciano trasportare dal canto.
Ma questo momento di dolcezza viene interrotto dall’arrivo improvviso e severo di
Catone, il custode del Purgatorio. Catone rimprovera le anime e dice che non sono lì
per perdere tempo, ma per iniziare subito la purificazione. Le invita ad andare verso
la montagna senza indugi. Dante e le altre anime comprendono che non possono
indugiare nei ricordi terreni, per quanto belli: il loro obiettivo è la salvezza. Così tutti
si rimettono in movimento, e il canto di Casella si interrompe.
Il canto si chiude con la ripresa del viaggio: Dante e Virgilio iniziano finalmente ad
avviarsi verso la montagna del Purgatorio, lasciando dietro di loro la dolce tentazione
di fermarsi.
CANTO 3
Dopo il rimprovero di Catone, Dante e Virgilio cominciano davvero a camminare
lungo la spiaggia per raggiungere la montagna del Purgatorio. Dante, un po’ turbato,
si accorge che Virgilio cammina dietro di lui e non proietta ombra, mentre lui sì:
questo lo spaventa, perché gli ricorda che il maestro è un’anima e non un corpo vivo.
Allora si scusa per aver dubitato e Virgilio gli spiega che in Purgatorio i beati e le
anime purganti hanno un “corpo d’aria”, quindi possono parlare e muoversi, ma non
fanno ombra. Lo invita poi a fidarsi della ragione e a non lasciarsi confondere da
paure inutili: nel cammino spirituale, la razionalità è fondamentale.
Si avvicinano alla montagna e si trovano davanti una parete rocciosa ripidissima,
praticamente impossibile da scalare. Mentre stanno cercando una via più semplice,
vedono un gruppo di anime ferme e un po’ spaventate. Sono anime che si muovono
lentamente e che sembrano incerte sul da farsi. Dante e Virgilio si avvicinano e
Virgilio chiede loro se conoscono un passaggio che permetta di salire.
Queste anime sono gli scomunicati: persone che, nella vita, furono escluse dalla
Chiesa, ma che alla fine si pentirono. Per questo si trovano in Purgatorio, ma devono
aspettare molto prima di iniziare davvero la purificazione: la loro attesa è simbolo del
tempo trascorso lontani dalla comunità cristiana. Una di queste anime riconosce
Dante e gli si avvicina: è Manfredi, figlio dell’imperatore Federico II, re di Sicilia. Era
stato scomunicato e considerato ribelle dalla Chiesa, ma negli ultimi istanti della sua
vita si era pentito sinceramente.
Manfredi racconta a Dante la sua storia: morì in battaglia e il suo corpo, prima
sepolto con onore, fu poi fatto riesumare e gettato fuori dal cimitero per ordine del
vescovo, che lo riteneva dannato. Ma la misericordia di Dio è più grande del giudizio
umano: il pentimento, anche all’ultimo istante, gli ha aperto le porte del Purgatorio.
Manfredi chiede a Dante di riferire ai suoi familiari, soprattutto alla figlia Costanza,
che lui è salvo e che le loro preghiere possono abbreviare il suo tempo di attesa. Nel
Purgatorio, infatti, le preghiere dei vivi aiutano davvero le anime.
Dopo aver ascoltato il racconto, Dante prova molta compassione per Manfredi e per
queste anime che pagano un ritardo spirituale, ma che sono comunque destinate
alla salvezza. Il canto si conclude con Dante e Virgilio che riprendono il cammino,
guidati dalle indicazioni delle anime, pronte a salire verso la montagna dove inizierà
la vera purificazione.
CANTO 4
Dante e Virgilio, seguendo le indicazioni ricevute, cominciano a salire lungo il fianco
della montagna del Purgatorio. La salita è dura e molto ripida: Dante si accorge che
basta fermarsi un attimo per rendersi conto di quanto sia faticoso avanzare. Virgilio
lo incoraggia, spiegandogli che più si sale, più ci si abitua alla fatica: è un simbolo
della crescita spirituale, perché più si progredisce nel bene, più diventa naturale
farlo.
Mentre salgono, Dante si accorge di essere rimasto a lungo immerso nei suoi
pensieri senza rendersi conto del tempo che passa. Virgilio gli spiega che la mente
umana può essere così concentrata su ciò che ama o teme da non accorgersi di
nient’altro, proprio come è appena successo a lui.
Arrivati a un punto meno ripido della salita, Dante e Virgilio trovano un piccolo
ripiano dove possono riposare. Qui incontrano un gruppo di anime distese all’ombra
di una roccia, come fossero appena state sfiorate dal sonno. Sono le anime degli
accidiosi? No: in realtà queste anime non sono pigre, ma appartengono agli ignavi
spirituali, cioè a chi nella vita tardò a pentirsi e si convertì solo all’ultimo. Come gli
scomunicati del canto precedente, anche loro si trovano in un’anticamera del
Purgatorio e devono aspettare prima di iniziare la purificazione vera e propria, come
una forma di “ritardo meritato”.
Tra loro c’è Belacqua, un amico di Dante noto per la sua natura pigra e ironica.
Dante lo riconosce seduto con le ginocchia raccolte sotto il mento, completamente
rilassato. Con il suo solito tono scherzoso e un po’ cinico, Belacqua spiega che lui e
gli altri devono restare lì per un tempo molto lungo, pari al tempo in cui nella loro vita
rinviarono pentimento e conversione. La sua attesa è quindi una conseguenza della
sua stessa pigrizia spirituale. Racconta a Dante che non può ancora salire perché
non ha ancora il “permesso” divino: deve solo aspettare, senza lamentarsi.
Belacqua poi cerca di tranquillizzare Dante riguardo alla salita: quando arriverà il
momento, la montagna non sarà sempre così difficile da scalare. La difficoltà
maggiore è solo all’inizio, proprio come quando si comincia a fare il bene dopo una
vita tiepida o confusa.
Il canto si chiude con Dante e Virgilio che lasciano Belacqua e riprendono la salita,
mentre le anime continuano la loro paziente attesa. Il tono è insieme grave e
leggero: da un lato c’è la serietà del viaggio spirituale, dall’altro la figura ironica di
Belacqua, che per un momento porta un po’ di umanità e sorrisi nel cammino di
Dante.
CANTO 5
Dante e Virgilio continuano a salire la montagna del Purgatorio. Mentre camminano,
Dante nota che molte anime li osservano con stupore. Non capiscono come sia
possibile che un uomo vivo cammini con loro, finché non vedono che Dante fa
ombra, mentre loro no. Questo dettaglio le convince che Dante è davvero vivo, e la
sua presenza suscita molta meraviglia e curiosità.
Tra queste anime ce n’è una che si avvicina e si rivolge direttamente a Dante: è una
donna che si chiama La Pia, anche se la sua storia vera verrà raccontata soltanto
brevemente. Ma prima di lei, si avvicinano tre anime che attirano l’attenzione del
poeta.
Queste anime appartengono alla schiera di coloro che si pentirono solo in punto di
morte, cioè pochissimo prima di morire. Per questo sono destinate alla salvezza, ma
devono attendere fuori dal vero Purgatorio un certo tempo. Sono anime che
morirono violentemente e che ebbero appena il tempo di rivolgersi a Dio prima di
esalare l’ultimo respiro.
La prima anima che parla è Jacopo del Cassero, un politico di Fano, ucciso in modo
crudele durante una fuga. Racconta di essere stato trafitto da frecce e di essere
morto dissanguato tra le paludi, invocando la misericordia di Dio nell’ultimo istante.
Chiede a Dante, se mai passerà da Fano, di ricordarlo e di sollecitare le preghiere
dei suoi concittadini, che possono abbreviare la sua attesa.
La seconda anima è Buonconte da Montefeltro, figlio di Guido da Montefeltro (che
Dante ha incontrato nell’Inferno). Buonconte era morto nella battaglia di Campaldino,
battaglia a cui anche Dante aveva assistito. Racconta un dettaglio commovente:
dopo essere stato ferito alla gola, ebbe il tempo di pentirsi e invocare la Vergine
Maria, e per questo Dio lo salvò. Subito dopo la sua morte, però, arrivò un demonio
che voleva la sua anima, sostenendo che Buonconte aveva vissuto una vita piena di
peccati. Ma un angelo lo difese, ricordando il suo ultimo atto di fede. Il demonio
allora si vendicò scatenando una tempesta che portò via il corpo di Buonconte e lo
fece sparire in un torrente: ecco perché nessuno lo trovò più dopo la battaglia.
La terza anima è La Pia, una donna senese su cui Dante non si dilunga, ma il suo
breve intervento è molto intenso. Dice soltanto che fu uccisa dal marito,
probabilmente per gelosia o per liberarsi di lei. Non accusa, non se la prende con
nessuno: chiede semplicemente a Dante di ricordarla quando tornerà nel mondo dei
vivi. La sua figura è delicata, umile e piena di dignità, e proprio questo la rende una
delle apparizioni più toccanti del canto.
Il Canto V si chiude con Dante che ascolta queste storie dolorose ma piene di
speranza. Tutte e tre le anime mostrano un punto fondamentale del Purgatorio:
anche chi ha avuto una vita confusa o peccaminosa può essere salvato se,
nell’ultimo istante, riconosce sinceramente Dio. E grazie alle preghiere dei vivi, la
loro attesa può essere abbreviata. Dante prova compassione e rispetto per queste
anime ferite dalla vita ma illuminate dal pentimento finale.